Oggetto: Commento alla relazione di Daniela Campoli sulla riunione
dell'11 luglio
Da: "francescamartinelli" XXXXXXXXXXX
Data: Mar, 15 Luglio 2008 1:28 pm
A: "'Ida Gasparretti'" <ida.gasparretti@...>
Priorità: Normale
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Cara Ida,
ho letto il resoconto sulla riunione svoltasi a Roma lo scorso 11 luglio
scritto da Daniela Campoli e desidero aggiungere qualche considerazione,
dopo essermi confrontata con Santina Tremori, presidente del Circolo del
buon governo di Arezzo "Scuola in circolo".
Il sistema scuola deve essere rivisto, nel suo complesso: credo che su
questo punto siamo tutti d'accordo. Ci sembra tuttavia che in questa fase
sia innanzitutto necessario porsi con un atteggiamento moderato e
soprattutto costruttivo, se vogliamo che le nostre problematiche vengano
prese in esame.
In riferimento al problema degli insegnanti che non sono ancora abilitati,
categoria alla quale appartengo, ci tengo a sottolineare che nessuno
di noi
desidera togliere i diritti acquisiti agli altri colleghi nel portare
avanti
le nostre esigenze. Ma credo che questo nostro problema non vada
necessariamente collegato al numero di cattedre disponibili o al numero
elevato di docenti presenti nelle graduatorie permanenti. Stiamo infatti
parlando di poter vedere riconosciuto semplicemente un "diritto",
quello di
potersi abilitare, per chi lo desidera, anche nella piena
consapevolezza che
la propria condizione di precario potrà continuare. Dai nostri confronti
sono emerse alcune proposte concrete su possibili nuovi percorsi
abilitanti:
1. Ripristino dei Corsi Abilitanti riservati a chi abbia maturato 360
gg. di
attività didattica, per accedere ai quali dovrebbe essere prevista una
sommatoria dei giorni dell'attività lavorativa, indipendentemente dalle
classi di concorso, ma rimanendo sempre nell'ambito della stessa area
formativa. Per esempio, ad un docente di Lettere dovrebbe essere
consentita
la sommatoria dei giorni lavorativi nella A050, A051 e A043.
2. A chi invece non ha ancora maturato i 360 gg. lavorativi dovrebbe
essere
concesso il conseguimento dell'abilitazione con due percorsi che
potrebbero
contribuire a "sostentare" le nostre Università:
a)possibilità di conseguire la seconda laurea abilitante, prevedendo un
raccordo fra gli esami già sostenuti per il conseguimento della prima
laurea
ed il nuovo percorso di studio che darà al docente l'abilitazione.
L'aspirante pagherà quindi solo le tasse universitarie per gli esami
mancanti.
b) revisione integrale delle attuali SSIS, rivolte esclusivamente a
chi non
ha svolto alcuna attività didattica o ai neolaureati. Il nuovo percorso
dovrebbe avere un costo "decente" (ad es. sui 1000 euro), essere fondato
essenzialmente sullo studio di tecniche didattiche e dinamiche relazionali
riducendo sostanzialmente il numero di ore della parte da svolgere nelle
sedi universitarie, alla quale dovrebbe invece affiancarsi un numero
maggiore di ore da svolgere "sul campo", cioè in aula all'interno degli
istituti scolastici, con il supporto di più insegnanti. Alla fine del
corso
il candidato dovrebbe ricevere una doppia valutazione, sia da parte
dell'università che da parte della scuola presso la quale ha svolto il suo
tirocinio, valutazioni che assegneranno il punteggio del candidato.
Dalla riunione di Roma è inoltre emersa da più parti una decisa critica
all'ipotesi avanzata dall'Onorevole Aprea, e ripresa dal Ministro Gelmini,
circa la possibilità di riconoscere il merito ai docenti, proposta che
ritengo invece molto importante. Perché tanta indignazione? C'è forse
qualcuno che ha paura di veder valutato il proprio operato, cosa che
accade
regolarmente per la maggior parte delle altre attività lavorative?
Perché i
docenti dovrebbero esserne esentati? E perché un bravo insegnante non
dovrebbe veder riconosciuto il proprio lavoro sia in termini economici che
d'incarico? La critica avanzata è stata collegata all'intenzione di
ampliare
l'autorità dei Presidi , che potrebbero, secondo l'opinione di molti,
gestire questo nuovo potere in modo "nepotistico". Ma se così fosse, anche
il loro operato dovrebbe essere ovviamente sottoposto alle stesse
valutazioni riservate ai docenti, proprio per evitare simili problemi.
La scuola ha necessità di essere riorganizzata in funzione di un
sistema di
"qualità" e di "eccellenza", ed in questa struttura, già diffusa a livello
degli altri sistemi scolastici europei, il monitoraggio qualitativo è
fondamentale. La maggior parte delle categorie dei lavoratori è tenuta
ormai
ad aggiornarsi costantemente, perché coloro che operano nel mondo della
scuola devono fare eccezione?
Il lavoro da fare non è certo facile, ma credo che la condizione
fondamentale per svolgerlo sia quella di affrontarlo nel rispetto
reciproco
delle parti, evitando per prima cosa i contrasti e le polemiche, che hanno
come solo risultato quello di farci perdere tempo prezioso.