Nell'ambito del Corso su Trasformazione nonviolenta dei conflitti sociali
organizzato nel progetto "Interventi Civili di Pace"
(www.interventicivilidipace.org) che si tiene a Genova dal 6 al 10 luglio,
si svolgerà una simulazione teatrale di una situazione di conflitto. Stiamo
cercando persone esterne al corso che vengano per la simulazione per
ricoprire il ruolo di poliziotti. Chi è disponibile a presentarsi giovedì
mattina alle 9 nella sede del corso che è in centro città con casco da moto,
occhiali da sole e manganello di cartone ce lo faccia sapere al più presto e
se sapete di altre persone che potrebbero essere disponibili vi pregheremmo
di estendere l'invito.
Cordialmente
i tutor del corso
Carlo Schenone
Angelica Romano
vico del fieno 5/7
16123 Genova
t:+390102476295
c:+393472294722
schenone@...
www.schenone.net
skype:schenone
----- Original Message -----
From: "Carlo Schenone" <schenone@...>
To: "Norma Bertullacelli" <norma.b@...>
Sent: Sunday, July 05, 2009 2:18 PM
Subject: Cerco poliziotti
Sto cercando dei poliziotti con casco, occhiali da sole e manganello di
cartone per fare la
simulazione giovedì mattina. Ne hai mica voglia di venire a fare qualcosa?
Puoi mica far girare voce? Stasera alle 21 ci rivediamo col gruppo per
preparare, non è che non avendo cori o manifesttazioni hai voglia di venire?
Ciao
Carlo Schenone
vico del fieno 5/7
16123 Genova
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Siccome è breve ma intenso...ve lo ricopio tutto. Sta su Fuori Registro.
Doriana
GI-OTTO GENOVA 2001 - L'AQUILA 2009
Piccì - 04-07-2009
G 8 GENOVA 2001
Mi appare vagamente stravagante questo GI OTTO abruzzese da celebrarsi
presso i ruderi del terremoto, Dal 2001 al 2009, da Genova a L'Aquila.
Mi chiedo come lo prendano gli aquilani questo meeting internazionale
nell'attesa della ricostruzione, inevitabilmente di là da venire: il
Friuli non si è ricostruito in un anno!
Avendo conosciuto il terremoto del Friuli del 1976, credo che gli allora
terremotati col loro migliaio di morti e le loro tendopoli e baraccopoli
non avrebbero particolarmente gradito una simile kermesse di ospiti
ingombranti.
Come la vedono oggi gli abruzzesi?
Riposano da circa 8 anni nel mio PC alcune note legate G 8 di Genova. Mi
sembravano un po' troppo "pesanti". Forse è il momento di
recuperarle. Dato anche quanto sentenziato in sede giudiziaria.
CONTROLLARE LE FIORIERE
Durante uno dei miei lunghi e noiosi viaggi in treno dalla Capitale ai
Confini dell'Impero mi è capitato di essere incolpevole compagno di
viaggio di un giovane carabiniere in divisa, che parlava con alcuni
coetanei in borghese, sbracato e nel vestire e nel dire. Non nascondeva
le sue idee politiche di destra estrema e - mancava circa un mese al G 8
- raccontando come "trattare" il manganello perché potesse essere
maggiormente offensivo, nel suo "dialogo" già pregustava quel che
sarebbe successo.
Non so bene, dopo il macello di Genova, come interpretare questa specie
di "episodio premonitore".
Mi chiedo in che regime siamo, e che ruolo debba svolgere nella scuola
della Repubblica un insegnante che faccia il suo dovere in siffatto
contesto.
Forse controllare le fioriere?
VERSO LO STATO DI POLIZIA?
Quando questa nota verrà pubblicata, saranno passati alcuni mesi dai
terribili giorni del G 8. Ritengo tuttavia che sia opportuno recuperare
alcune notizie e riprendere alcune riflessioni, anche non solo nostre.
Infatti che un delinquente delinqua è cosa del tutto normale. Appare meno
normale che forze dell'ordine violino crudelmente le regole in orge di
sangue contro persone impossibilitate a reagire
Anche a prescindere da tutto il resto, come giustificare infatti la notte
in caserma dopo le "ispezioni" nelle scuole, in cui testimoni
coinvolti nell'arresto, comunque inermi o resi inermi, a volte
colpevoli di fare il mestiere del giornalista o del fotografo,
raccontano di celerini che, nell'effettuare un macello alla cilena,
cantavano un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli
ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove?
"In uno Stato di diritto una delle grandi funzioni delle leggi è quella
di stabilire come deve essere usato il monopolio della forza legittima
che lo Stato detiene. In una società dispotica non c'è nessuna regola
........ Nello Stato di diritto il diritto deve regolare l'uso della
forza di cui lo Stato dispone, in modo che sia una forza non arbitraria
(Norberto Bobbio, in: N. Bobbio, M. Viroli, Dialogo intorno alla
repubblica, Laterza, 2001; grassetto nostro)".
In che tipo di Stato siamo? Quanto dobbiamo temere un potere arbitrario?
E quale ruolo una società dispotica o tendente ad essere tale solleciterà
nei confronti della deontologia professionale di un insegnante che
voglia sviluppare negli studenti spirito critico, tollerante,
democratico ed anche, se necessario, pronto all'obiezione di coscienza?
Come potrà esercitare la sua fedeltà alla Repubblica?
Mi permetto anche io Giacomo di rispondere (ancora non mi sono
stancata...) quanto sto da oggi a fare.
"Vergine santissima sto ricopiando da stamattina, da quando ho letto
questa Annunciaziò sulla mia posta… e su
http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=14167
e allora ricopio anche quì, tanto per dire la mia…
”Il Fiume IgnazioMarinoPd ha travolto anche me, è arrivato il suo
messaggio dall’Ombra in una bottiglia, alle 15,49, di un sabato 4 luglio
qualunque in cui non succedeva Niente, dilagante di Democrazia fremente,
in cui altro non si aspettava che trovare un approdo…Presto! Prima,
primariamente”Entro l’11 luglio iscriviamoci tutti al PD E tra una
settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso. Di
speranza e fiducia”.
Per molte e molti, naufragare gli è dolce in questo mare…Buon viaggio!
Doriana Goracci
Ho appiccicato anche lo stesso, per conoscenza, dato il tema, su Domani
Arcoiris, mutando il cappello in parte, perchè l’articolo lì è
indirizzato alle “Nuove Generazioni ne’ inventate ne’ rappresentate per
simboli” da Pier Luigi Bersani.
Manfrine?
Saluti a tutte e tutti, Pietro compreso s'intende, che ci legge, almeno
si spera.
Doriana
In data 5/7/2009, "Giacomo Casarino"
<Giacomo.Casarino@...> ha scritto:
>
>
>Mi permetto di girare alle suddette liste il contributo di Pietro Ancona, che
>condivido totalmente. La lettura è particolarmente indicata per chi va
>cianciando di costruzione di un "nuovo centrosinistra".
>
>Giacomo Casarino
>
>Da: fori-sociali@yahoogroups.com [mailto:fori-sociali@yahoogroups.com] Per
>conto di pietro_ancona36
>Inviato: domenica 5 luglio 2009 10.35
>A: fori-sociali@yahoogroups.com
>Oggetto: [fori-sociali] la scandalosa manfrina del PD
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>Subject: Scandalosa manfrina del PD
>
>SCANDALOSA MANFRINA DEL PD
>
>=======================
>
>"questa legge ha per titolo la sicurezza ma in realtà accresce
>l'insicurezza: nessuna risorsa in più è destinata alle forze di polizia
>mentre passano provvedimenti sbagliati, inutili e dannosi». Questa la
>dichiarazione del Segretario del PD sulla legge approvata oramai
>definitivamente dal Parlamento e che
>viene commentata dai giuristi come peggiorativa delle leggi razziali emanate
>dal fascismo dal momento che, come osserva Domenico Gallo, attacca
>l'integrità della famiglia e la frantuma. E' vero che il PD ha votato contro
>la legge al Senato ma il suo commento è ambiguo ed accetta una fondamentale
>falsità costituita da una necessità di sicurezza legata alla presenza di
>immigrati in Italia. Franceschini non commenta nel merito la legge si limita
>a dire che accresce l'insicurezza e che non destina nessuna risorsa alle
>forze di polizia. Insomma, una presa di posizione debolissima che discute la
>validità della legge soltanto sul versante della sicurezza ignorando i
>diritti delle persone e l'enorme vulnus arrecato ai principi della
>Costituzione ed a milioni di persone che lavorano nel nostro Paese e che da
>oggi saranno oggetto di una vera e propria persecuzione legale ed allo
>smembramento
>delle loro famiglie. A questa inadeguata reazione del PD si adegua la CGIL
>che sostiene più o meno gli stessi concetti con un comunicato che si limita
>ad esprimere un giudizio negativo ma non annunzia alcuna iniziativa di
>protesta, nessuna mobilitazione.
>Colpisce il fatto che dopo la dichiarazione di Franceschini nessuno del PD è
>tornato sull'argomento
>come si si volesse seppellire in fretta la questione fonte più di
>perplessità ed incertezze che di una ragione per la difesa della
>Costituzione da un governo che abusa la sua maggioranza. Insomma,
>all'indomani dell'atto più significativo e distruttivo dello Stato di
>Diritto i gruppi dirigenti del PD hanno fretta di ritornare alla giostra per
>la elezione del Segretario, una occupazione che li rapisce dallo scenario
>politico e sociale nazionale per dedicarli al personalismo che oramai è
>l'ideologia delle nomenclature delle oligarchie. Bisogna purtroppo
>aggiungere che numerosi amministratori del PD si accingono a varare le
>ronde, questa sorta di milizia per ora non armata, che vorrebbe chiudere i
>cittadini in una enorme gabbia di spionaggio, delazioni, segnalazioni di
>quanti vengono sospettati di
>essere irregolari oppure chiedono l'elemosina oppure non hanno fissa dimora.
>Insomma i più poveri
>e derelitti diventano soggetti di una persecuzione legalizzata. Mi domando
>se la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale punibile
>con tre anni di carcere non serva per provocare arresti a quanti dovessero
>rifiutarsi o resistere al controllo delle ronde. I rondisti nominati con
>provvedimento prefettizio sono o no pubblici ufficiali?
>La legge razziale non fa, naturalmente, alcun riferimento al reato di abuso
>di potere anzi incoraggia comportamenti autoritari e violenti come abbiamo
>purtroppo constatato in tante occasioni. Non esiste un problema di sicurezza
>legato alla immigrazione se non nel laboratorio di menzogne della destra
>italiana.
>Il Presidente della Repubblica che si è mobilitato per la legge sulle
>intercettazioni convocando il ministro Alfano ed invitandolo a rivedere le
>sue proposte non risulta che si sia impegnato più di tanto per la legge
>sulla "sicurezza" e dubito che la rimanderà alle Camere. C'è forse qualcuno
>che chiede questo? Soltanto i comunisti e l'Arci hanno annunziato la
>disobbedienza civile e con loro numerose organizzazioni di volontariato. Ma
>il Partito che ambisce ad essere alternativo al Popolo della Libertà
>sembra più preoccupato di tranquillizzare i razzisti benpensanti che a
>difendere principi di libertà e di giustizia sociale che ci riguardano
>tutti.
>Pietro Ancona
>http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
>www.spazioamico.it
>
>
>Note
>tp://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88682
><tp://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88682&idCat=54>
>&idCat=54
>
>http://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_ufficiale
Mi permetto di girare alle suddette liste il contributo di Pietro Ancona, che
condivido totalmente. La lettura è particolarmente indicata per chi va
cianciando di costruzione di un "nuovo centrosinistra".
Giacomo Casarino
Da: fori-sociali@yahoogroups.com [mailto:fori-sociali@yahoogroups.com] Per
conto di pietro_ancona36
Inviato: domenica 5 luglio 2009 10.35
A: fori-sociali@yahoogroups.com
Oggetto: [fori-sociali] la scandalosa manfrina del PD
Subject: Scandalosa manfrina del PD
SCANDALOSA MANFRINA DEL PD
=======================
"questa legge ha per titolo la sicurezza ma in realtà accresce
l'insicurezza: nessuna risorsa in più è destinata alle forze di polizia
mentre passano provvedimenti sbagliati, inutili e dannosi». Questa la
dichiarazione del Segretario del PD sulla legge approvata oramai
definitivamente dal Parlamento e che
viene commentata dai giuristi come peggiorativa delle leggi razziali emanate
dal fascismo dal momento che, come osserva Domenico Gallo, attacca
l'integrità della famiglia e la frantuma. E' vero che il PD ha votato contro
la legge al Senato ma il suo commento è ambiguo ed accetta una fondamentale
falsità costituita da una necessità di sicurezza legata alla presenza di
immigrati in Italia. Franceschini non commenta nel merito la legge si limita
a dire che accresce l'insicurezza e che non destina nessuna risorsa alle
forze di polizia. Insomma, una presa di posizione debolissima che discute la
validità della legge soltanto sul versante della sicurezza ignorando i
diritti delle persone e l'enorme vulnus arrecato ai principi della
Costituzione ed a milioni di persone che lavorano nel nostro Paese e che da
oggi saranno oggetto di una vera e propria persecuzione legale ed allo
smembramento
delle loro famiglie. A questa inadeguata reazione del PD si adegua la CGIL
che sostiene più o meno gli stessi concetti con un comunicato che si limita
ad esprimere un giudizio negativo ma non annunzia alcuna iniziativa di
protesta, nessuna mobilitazione.
Colpisce il fatto che dopo la dichiarazione di Franceschini nessuno del PD è
tornato sull'argomento
come si si volesse seppellire in fretta la questione fonte più di
perplessità ed incertezze che di una ragione per la difesa della
Costituzione da un governo che abusa la sua maggioranza. Insomma,
all'indomani dell'atto più significativo e distruttivo dello Stato di
Diritto i gruppi dirigenti del PD hanno fretta di ritornare alla giostra per
la elezione del Segretario, una occupazione che li rapisce dallo scenario
politico e sociale nazionale per dedicarli al personalismo che oramai è
l'ideologia delle nomenclature delle oligarchie. Bisogna purtroppo
aggiungere che numerosi amministratori del PD si accingono a varare le
ronde, questa sorta di milizia per ora non armata, che vorrebbe chiudere i
cittadini in una enorme gabbia di spionaggio, delazioni, segnalazioni di
quanti vengono sospettati di
essere irregolari oppure chiedono l'elemosina oppure non hanno fissa dimora.
Insomma i più poveri
e derelitti diventano soggetti di una persecuzione legalizzata. Mi domando
se la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale punibile
con tre anni di carcere non serva per provocare arresti a quanti dovessero
rifiutarsi o resistere al controllo delle ronde. I rondisti nominati con
provvedimento prefettizio sono o no pubblici ufficiali?
La legge razziale non fa, naturalmente, alcun riferimento al reato di abuso
di potere anzi incoraggia comportamenti autoritari e violenti come abbiamo
purtroppo constatato in tante occasioni. Non esiste un problema di sicurezza
legato alla immigrazione se non nel laboratorio di menzogne della destra
italiana.
Il Presidente della Repubblica che si è mobilitato per la legge sulle
intercettazioni convocando il ministro Alfano ed invitandolo a rivedere le
sue proposte non risulta che si sia impegnato più di tanto per la legge
sulla "sicurezza" e dubito che la rimanderà alle Camere. C'è forse qualcuno
che chiede questo? Soltanto i comunisti e l'Arci hanno annunziato la
disobbedienza civile e con loro numerose organizzazioni di volontariato. Ma
il Partito che ambisce ad essere alternativo al Popolo della Libertà
sembra più preoccupato di tranquillizzare i razzisti benpensanti che a
difendere principi di libertà e di giustizia sociale che ci riguardano
tutti.
Pietro Ancona
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Note
tp://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88682
<tp://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88682&idCat=54>
&idCat=54
http://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_ufficiale
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Da chi prendere le distanze, senza timori e con fermezza e rimanere
umani...
Doriana
Estrema destra manifesta a Budapest
Contro scioglimento, dispersi da polizia e 200 tra fermi e feriti
(ANSA) - BUDAPEST, 5 LUG -Oltre 200 persone sono state fermate a Budapest
dopo che la polizia ha disperso una manifestazione non autorizzata
dell'estrema destra.Dopo gli scontri 17 persone sono rimaste ferite in
modo lieve.I manifestanti, centinaia di nazionalisti fra cui 200 membri
della guardia ungherese - l'ala paramilitare del partito di estrema
destra Jobbik che ha ottenuto il 15% alle elezioni europee -
manifestavano contro il suo scioglimento decretato alcuni giorni fa
dalla Corte d'appello di Budapest.
Sono ancora aperte fino a fine luglio presso l'Università di Genova le
iscrizioni al Master di II livello per
Esperto in gestione e trasformazione dei conflitti nella società globalizzata.
Percorsi e tecniche innovative per la prevenzione, la mediazione, l'inclusione e
la cooperazione internazionale.
Il master è gratuito e ai disoccupati verrà anche data una borsa di studio.
Serve avere una laurea di vecchio ordinamento o quinquennale. Per alcune lauree
più tecniche viene richiesta una esperienza di alcuni anni nel settore.
Per maggiori informazioni si può visitare l'indirizzo
http://www.master.perform.unige.it/it/mediazione-dei-conflitti-nella-societa-glo\
balizzata
Cordialmente
Carlo Schenone
vico del fieno 5/7
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
http://www.cittadigenova.com/Cultura-e-Spettacolo/Genova/-G8anni-dopo-i-fatti-di\
-Genova-al-8986.aspx
"G8anni dopo", i fatti di Genova al Rototom Sunsplash
Otto anni dopo il G8 di Genova è ancora un tema di stretta attualità,
continua a riempire le pagine dei quotidiani e rendere ancora più nitidi i
ricordi di una città ferita dalle violenze e dai molti silenzi che ne
hanno caratterizzato i fatti principali. Dal 2001 ad oggi si sono
susseguite pubblicazioni e dibattiti che hanno ricostruito più o meno
dettagliatamente quei giorni attraverso le parole dei protagonisti
diretti; un esercizio di memoria storica che ieri ha aperto la serie degli
incontri nell'area No-Profit del Rototom Sunsplash di Osoppo, con il
dibattito "G8anni dopo". Luogo ideale, per tranquillità e interesse alle
tematiche sociali del suo pubblico, per ricostruire e ricordare quei
giorni attraverso le parole di Giuliano Giuliani, Beppe Cremagnani, Franco
Corleone e Furio Colombo. Un lungo pomeriggio arrivato a pochi giorni del
G8 dell'Aquila ed iniziato con la proiezione del film realizzato da
Cremagnani ed Enrico Deaglio: "G8 2001, come fare un golpe e farla
franca", documento che ricostruisce gli eventi di quel luglio grazie alle
testimonianze fra gli altri dell'ex ministro Scajola, il giornalista Mark
Covell e l'ex sindaco Pericu. Immagini durissime, e parole sulle quali
riflettere, amare come quelle pronunciate nel successivo dibattito. "Per
molti - ha iniziato Cremagnani- quello di Genova è un tema sorpassato, ma
per quanto mi riguarda continua a vivere nella nostra quotidianità. I
fatti del 2001 hanno segnato l'inizio della crisi cittadino-autorità e la
tesi del film è proprio quella che tutto quello che avvenne non fu
casuale. Credo che la richiesta fatta dai Pm nei confronti di De Gennaro e
Mortola rappresenti un fatto nuovo, per la prima volta si toccano i
vertici della Polizia. Tutto il mondo ci chiede ancora conto di quei
giorni nei quali poteva verificarsi il più grande raduno pacifista, ancora
più numeroso e sentito rispetto a quello di Seattle. Deve far riflettere
-ha concluso Cremagnani- come tutti i protagonisti delle vicende più
discusse siano stati promossi. Se stiamo ancora parlando di quei giorni è
perchè ci sono migliaia di testimonianze foto e video, altrimenti la
verità ufficiale sarebbe stata diversa". Un intervento tanto amaro quanto
lucido, supportato dalle sequenze del film e dagli interventi degli altri
ospiti che per oltre due ore hanno catalizzato l'attenzione dei giovani
interlocutori nella platea.
"Ricordando Genova -ha aggiunto Franco Corleone, ex deputato europeo e da
sempre legato ai temi della giustizia e dei diritti - non va dimenticato
quanto avvenne a Bolzaneto, carcere improvvisato nel quale anche le donne
subirono violenze. In tema di carceri vorrei sottolineare quanto sia
critica la situazione nel nostro paese con oltre 63 mila detenuti. Un
contesto caldissimo che potrebbe esplodere da un momento all'altro
soprattutto in questi mesi estivi, non mi stupirei se ci fossero rivolte".
Non ha potuto essere presente nell'affascinante scenario del Parco del
Rivellino, ma ha comunque tenuto ad esserci in diretta telefonica Furio
Colombo, direttore dell'Unità durante il G8. "Quello di Genova e del 2001
-ha detto- fu il primo episodio di una lunga serie di violazioni dei
diritti, doveva essere ed è stato un evento drammatico. Ma quella potrebbe
non essere stata un'eccezione, l'Italia si è incattivita, il pacchetto
sicurezza appena varato contiene norme denigratorie nei confronti degli
stranieri; allo stesso modo i respingimenti al largo delle nostre coste
rappresentano un'offesa alla nostra dignità. Per quanto mi riguarda però
un altro mondo è possibile e lo dimostra l'elezione di Barak Obama, la sua
storia dev'essere un punto di partenza per tutti". Un mondo diverso, come
quello ipotizzato da Giuliano Giuliani nel suo duro e sentito intervento;
un mondo che nella Genova del 2001 si manifestò nella sua veste peggiore e
che ieri ha riempito i dubbi ed i pensieri di un festival che ha
dimostrato di essere sempre legato saldamente non solo alla musica ma
anche alle tematiche sociali.
Foto Luca Sgamellotti per Rototom Sunsplash
04/07/2009 14:00:39
Benedetto Marchese
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
http://versose.altervista.org/
Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
Repubblica Nazionale
Aggredito un congolese "Così abbiamo fatto la volontà del governo"
L´agguato a Roma: è un rifugiato politico
CECILIA GENTILE
ROMA - «Sporco negro, tornatene a casa. Noi facciamo la volontà del
governo. Gli immigrati se ne devono andare». E giù botte, calci e spinte.
Sangue sul pianerottolo e per le scale. In tre contro uno, mentre lui
chiede aiuto e nessuno interviene per difenderlo.
Villi Luluà, congolese, in Italia come richiedente asilo dal 2004,
rifugiato politico dal 2008, ha il viso ancora dolorante, tappezzato di
bende e cerotti, ma è soprattutto il suo cuore che sta molto male. «Quando
mi hanno dato lo status di rifugiato politico - racconta - mi hanno detto
che su di me c´era la protezione internazionale, ma adesso so che non ho
nessuna protezione».
Villi è stato inseguito, aggredito e pestato da tre uomini italiani fra i
30 e i 50 anni intorno alle 14 di giovedì scorso a Monteverde Nuovo, un
quartiere semicentrale della capitale, dove case eleganti e palazzoni
popolari convivono in un disordinato mix ad alta densità abitativa.
Sono le 14 quando Villi suona al citofono del civico 56 di via di Donna
Olimpia, la strada che taglia in due il quartiere e porta dritti fino a
Villa Pamphili, il polmone verde più grande di Roma. Chiede che gli aprano
il portone per infilare nelle buche delle lettere i volantini della
pubblicità di una pizzeria. Una signora apre. Il congolese si avvicina
alle cassette della posta, ma vede piovere dall´alto una busta di plastica
piena di bottiglie. Gliel´ha lanciata addosso uno degli inquilini che, non
soddisfatto, scende di corsa le scale verso di lui. Villi scappa. Comincia
a correre. Cerca aiuto. Quell´uomo continua ad inseguirlo, anzi, lungo la
strada guadagna altri due uomini alla sua causa. Gli inseguitori diventano
tre.
«Ho trovato un portone aperto al civico 86 e mi sono infilato - ricorda
Villi - Ma anche loro sono riusciti a entrare. Hanno suonato e qualcuno ha
aperto. Ho corso fino al quinto piano e loro dietro, uno in ascensore, gli
altri due a piedi. Avevano un coltello da cucina e bottiglie di vetro Mi
sono venuti addosso. "Cosa volete da me?", ho chiesto. E loro: "Facciamo
la volontà del governo. Tornatene a casa tua". Mi hanno spinto più volte,
sono caduto per le scale fino al secondo piano. Si sentivano le urla, io
chiedevo aiuto, ma nessuno ha aperto la porta. Mi hanno lasciato solo».
Ancora Villi: «Mentre fuggivo con il mio cellulare ho chiamato polizia e
carabinieri. La polizia mi ha detto di non uscire dal palazzo fino al loro
arrivo. Ma inutilmente, perché gli aggressori mi hanno raggiunto».
A un certo punto Villi riesce a divincolarsi, a fuggire, a uscire dal
palazzo. I tre italiani lo inseguono ancora, ma sentono le sirene della
polizia che sta arrivando e si dileguano. La polizia redige il verbale e
chiama l´ambulanza per l´aggredito. Villi viene portato all´ospedale San
Camillo. Il referto parla di trauma cranico e di escoriazioni sopra il
sopracciglio sinistro. La prognosi è di cinque giorni. «Ora ho paura -
confessa Villi - quando mi vedo davanti i bianchi penso che potrebbero
aggredirmi. A mia figlia non ho saputo dare spiegazioni. "Papà ti ha fatto
male della gente cattiva?", mi ha chiesto. Io e mia moglie l´abbiamo
educata al rispetto e alla pace. Non ho trovato le parole per risponderle».
Piena solidarietà alla vittima arriva dal sindaco Gianni Alemanno, che
chiede «agli inquirenti un´indagine approfondita per individuare e punire
i responsabili dell´aggressione razzista». «Fa davvero impressione il
montare dell´ondata xenofoba in una città storicamente aperta e pacifica
come Roma - dichiara il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo -
Ora è importante che tutti retrocedano dalla tentazione di alimentare
ancora campagne fondate sulla paura e sulla criminalizzazione degli
stranieri. Il governo per primo dia il buon esempio». «Ormai Roma è
diventata una città pericolosa per gli stranieri e, dopo la brutta legge
razzista approvata dal governo, rischia di esserlo ancor di più», accusa
l´assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri. «È inaccettabile che si
colpisca qualcuno soltanto per il diverso colore della pelle», si indigna
il presidente della Provincia Nicola Zingaretti. E Giovanna Melandri,
deputata Pd: «Il pacchetto sicurezza, introducendo fattispecie abominevoli
quali il reato di clandestinità o le ronde, non fa altro che soffiare sul
fuoco. Queste misure rischiano di far aumentare, anziché contrastarlo,
l´uso della violenza privata».
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
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Repubblica Nazionale
Vicenza, scontri al corteo anti Usa "In tredicimila contro la base"
Cariche e lacrimogeni. Alla manifestazione centri sociali e famiglie
Tensione nel pomeriggio I comitati: Obama dimostri di essere diverso da
Bush
ENRICO BONERANDI
DAL NOSTRO INVIATO
VICENZA - Elicotteri che sorvolano il corteo a bassa quota coprendo col
frastuono delle pale le voci al megafono, mezzi blindati e uomini
schierati a centinaia lungo le recinzioni del Dal Molin - che per ora
racchiudono il nulla - e laggiù, lo stretto ponte del Marchese dove stanno
in assetto di guerra reparti di celere e di carabinieri. Un imbuto, dove
dovrebbero passare migliaia di manifestanti («13 mila», dicono gli
organizzatori), quasi tutti tranquilli, anche se non è un mistero che
qualche decina di ragazzi, vestiti rigorosamente di nero, sono pronti alla
battaglia. Black bloc? Centri sociali duri di sicuro, rigorosamente
italiani, anche se non vicentini. Con biglie, sassi, bastoni, maschere
antigas, fazzoletti per coprire i volti.
È questo lo snodo attorno a cui gira la manifestazione di ieri dei
comitati che si oppongono alla costruzione della base americana più grande
d´Europa nell´immediata periferia di Vicenza. Un corteo nel giorno
dell´Indipendenza Usa e il primo assaggio di quello che accadrà attorno al
G8 dell´Aquila. Ci sono giovani pacifisti, cattolici di base, famiglie e
anziani, uniti da una lotta che dura da tre anni e che non ha mai avuto
una sponda nei partiti, a destra e a sinistra, nonostante il sindaco pd di
Vicenza, Achille Variati, si sia spesso schierato al loro fianco. Sono
quasi le 5 del pomeriggio, ed è evidente che su quel ponte verrà dato
fuoco alla miccia che potrebbe trasformare il corteo in guerriglia. Cinzia
Bottene, la leader dei comitati, ex casalinga ora mediatrice fra le
diverse anime del movimento, si sgola al microfono: «Rimanete tranquilli,
non succederà niente. Io non mi sento di prendermi la responsabilità di
mandarvi al macello. C´è chi si farà picchiare per voi». Un servizio
d´ordine "bianco", la maglietta con la scritta No Dal Molin addosso, sta
per fronteggiare lo sbarramento di carabinieri e poliziotti.
Scudi di plastica con la faccia di Obama (è il presidente americano
l´interlocutore dei comitati: «Mostra che sei diverso da Bush»), caschi e
poco più. Ma a loro si aggiungono subito i "neri", quelli che vogliono
combattere. Cinzia Bottene urla ancora al microfono del vicino presidio:
«Quelli senza maglietta bianca si ritirino, buttino via i sassi». C´è
qualche parapiglia tra bianchi e neri, finché quello che succede è una via
di mezzo. Da una parte volano biglie contro la polizia, si lanciano
fumogeni e petardi, dall´altra i carabinieri rispondono con i manganelli e
i lacrimogeni. Dura poco, però. Dal ponte è ormai chiaro che non si passa.
Mentre un commando "creativo", un chilometro più in là, cerca di penetrare
nell´area recintata attraverso un ponticello che attraversa il fossato,
per piantare come promesso le proprie bandiere (ma l´arrivo di 200
poliziotti fa svanire il progetto), al presidio la situazione è di stallo.
Discorsi infuocati contro la militarizzazione della città, sulla questura
che si sarebbe rimangiata la promessa di tenere gli uomini all´interno del
Dal Molin, e non lungo il percorso del corteo. Ci vuole un´altra ora
perché si arrivi a un accordo. I "neri" se ne vanno, per niente
soddisfatti di come è stata apprezzata la loro presenza. La polizia
"libera" il ponte e allenta un po´ la morsa. E il corteo può finalmente
muoversi dal presidio e compiere il percorso previsto. Alla fine, al di là
delle dichiarazioni, tutti, o quasi, sono soddisfatti. I comitati volevano
dimostrare di essere ancora capaci di portare in piazza la stremata gente
di Vicenza, e ci sono riusciti. Avevano anche l´intenzione di far capire
che non sono disposti a cedere, costi quel che costi. La contenuta
battaglia con la polizia ha fatto notizia, ma non danni gravi. Dal punto
di vista dell´ordine pubblico, la prova di forza, impressionante, ha avuto
i suoi effetti. Finché un potentissimo acquazzone, a sera, ha mandato a
casa tutti
La giornata dei mille poliziotti schierati per il maxi presidio: avevamo
l´ordine di non far passare chi aveva il volto mascherato
Blindati, scudi e manganelli "Ma alla fine nessuno si è ferito"
In borghese e in divisa, mescolati ai manifestanti Gli agenti arrivati da
tutta Italia
PIERO COLAPRICO
DAL NOSTRO INVIATO
VICENZA - «Quarto uno a Quarto due, Poli non riferisce». «Poli» è
l´elicottero, che volteggia sulla manifestazione e i vari Quarti sono i
responsabili dei settori che, come se fossero le caselle di una
scacchiera, suddividono Vicenza, la futura base americana, quella attuale,
l´ex aeroporto civile. Mai vista, in una città così piccola, una simile
massa di divise per contrastare una manifestazione popolare. «La nostra
parola d´ordine - spiega uno dei Quarti - è "dissuasione"».
Per fare in modo che i "No Dal Molin" non facciano alcun danno, nemmeno
all´immagine italiana pre G8, sono arrivati carabinieri, poliziotti e
finanzieri da varie regioni italiane, alcuni anche dalla Sardegna. Interi
hotel un po´ fuori mano sono per tre quarti occupati da militari. Mille in
tutto, viene detto. Ma, a occhio, osservati dall´alto, sembrano almeno
cinquecento di più. Non pochi sono in borghese: mischiati ai manifestanti,
o in alcune postazioni strategiche, come la torre del prestigioso circolo
tennis Vicenza, chiuso ai quattrocento soci e riempito di agenti
antisommossa.
Ci sono due "notizie" che hanno messo in agitazione gli apparati. La prima
è stata una rapina in un´armeria in Slovenia, con qualche elemento
nell´attacco (quale non viene rivelato) che ha messo in allarme i servizi
segreti. La seconda riguardava Padova con il sospetto che qualche gruppo
di autonomi fosse deciso ad esagerare, arrivando a Vicenza non in treno,
ma in statale. Sono stati organizzati dei posti di controllo: la Digos ha
fermato tra le altre l´auto di alcuni ragazzi reduci dalla festa di Radio
Sherwood, e dentro c´erano dei sacchetti con biglie e bulloni d´acciaio.
Quindi, grande attenzione a Vicenza: non solo per difendere le reti, ma
anche perché tra i manifestanti ci sono molte famiglie, bambini, mamme in
bici, un bel gruppone di pensionati. E tra loro, però, anche qualcuno
deciso a mostrare i muscoli.
I sopralluoghi fatti dal "movimento" lungo il percorso non erano passati
inosservati. Ma avevano mostrato che non c´era metro quadro - e non si
esagera - che non fosse presidiato.
Che fare? Tra questura e manifestanti c´era stata qualche intesa informale
del tipo: «Voi potete passare se non portate armi, se non siete
mascherati, se non tentate l´invasione». Forse l´idea di piazzare qualche
bandiera oltre la rete, nella zona delle piante, sarebbe stata anche
accettata. Ma l´ala dura e giovane ha tentato la sortita, ha mollato
all´improvviso il grosso della manifestazione "per famiglie" e ha
intravisto un unico punto possibile d´attacco: il Ponte del Marchese,
all´inizio del percorso, ben lontano dall´ingresso di viale Ferrarin ma
presidiato da pochi carabinieri.
«Attenzione, a tutte le unità. Avanzano duecento con i caschi e gli scudi.
Il corteo s´è diviso in due tronconi», dice la radio. Poli, l´elicottero,
segnala la presenza di «Ragazzi vestiti di nero, ma sono rimasti in
fondo». Alcuni blindati si spostano, rombano i motori dei bus dotati di
rostro, il parafango sporgente. Nel frattempo l´attacco, con fumogeni ed
estintori, e qualche sasso, si spegne di fronte ad appena dieci
carabinieri. Il numero è esatto: basta contare chi ha la divisa sporca di
bianco, i residui degli schiumogeni degli estintori. Il capitano racconta:
«Mi sono visto un attimo in difficoltà, ma sono rimasto fermo, i miei sono
venuti avanti, due lacrimogeni, qualche manganellata sugli scudi, non ci
siamo fatti male né noi, né loro, e così è finita. Avevo l´ordine di non
far passare nessuno mascherato, loro lo sapevano...». Un altro attacco viene
segnalato via fiume: «Stanno scaricando un camion di bancali», dice la
radio. «Fanno una passerella», si sente dire. «Quarto due, li tenete voi».
E infatti anche questo attacco, più simbolico che altro, si spegne. La
radio annuncia l´incendio di una casa, ma in realtà bruciano sterpaglie.
Il questore, in uno spiazzo dell´aeroporto civile in collegamento criptato
con i suoi, a metà pomeriggio se ne va. È finita, poi arriverà
l´acquazzone.
Nessuno dei manifestanti, se non munito di deltaplano, avrebbe mai potuto
arrivare alla base, che si staglia lontana dalla strada, piena di macerie,
occupata da molte ruspe e scavatrici: non poche sono delle cooperative
rosse
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Repubblica Nazionale
I desaparecidos di Teheran
VANNA VANNUCCINI
Fin dal primo giorno dopo le elezioni sono cominciati gli arresti. Ogni
giorno nuovi nomi. I desaparecidos sono ormai quasi tremila. Accademici,
giornalisti, intellettuali: Khamenei è evidentemente deciso a estirpare
dalle radici il movimento riformista.
Iran, torture e false confessioni la vendetta di Ahmadinejad
Centinaia di oppositori rinchiusi nei covi dei servizi segreti
Interrogatori duri e waterboarding La denuncia di Human Rights Watch
I basij hanno fatto irruzione nelle case dei consiglieri di Moussavi e li
hanno arrestati
Non a caso ha affidato le indagini a Said Mortazavi, chiamato "il
macellaio della stampa" dopo che la giornalista canadese Zahra Kazemi morì
in prigione in conseguenza delle torture.
Venti giorni dopo l´inizio delle proteste popolari contro il golpe che ha
attribuito la vittoria delle elezioni al presidente in carica Mahmud
Ahmadinejad negandola al vero vincitore, Mir Hossein Moussavi, l´intero
gruppo dirigente riformatore è in prigione. Di notte, gli agenti dei
servizi segreti e i picchiatori basij hanno fatto irruzione nelle case di
ex deputati, ex ministri, giornalisti, e li hanno arrestati. La
televisione di Stato ha accusato «i principali organizzatori delle
manifestazioni di protesta di essere in possesso di armi e di
esplositivi». Chi ha osato chiedere agli agenti se fossero in possesso di
regolare mandato di arresto ha ricevuto subito un assaggio del trattamento
che gli sarebbe stato poi riservato in carcere. Si sa di condizioni di
detenzione brutali, con i prigionieri obbligati a restare per ore in piedi
con le mani legate dietro la schiena, di interrogatori estenuanti, di
torture, di waterboarding, tutto allo scopo di estrarre false confessioni.
I metodi sono ben conosciuti fin da quando, all´inizio della presidenza
Khatami, la polizia segreta colpì scrittori e intellettuali dissidenti. Ne
furono uccisi otto in due mesi. Poi fu la volta degli aderenti al
Movimento Nazionale per la Libertà. Ora è arrivato il turno dei
riformatori, che non sono mai stati contro il regime islamico e sono stati
giovanissimi rivoluzionari ai tempi di Khomeini.
Della maggior parte degli arrestati, il cui elenco completo è pubblicato
nel sito di Human Rights Watch, non si sa dove siano. Di alcuni si sa che
dal carcere di Evin sono stati trasferiti in un famigerato covo dei
servizi segreti nelle vicinanze di Karaj. I primi ad essere arrestati sono
stati i dirigenti di Mosharekat, il maggior gruppo riformatore: l´ex
ministro dell´Interno Mostafa Tajzadeh, parlamentari come Behzad Nabavi e
Mohsen Mirdamadi, portato via insieme alla moglie; l´economista Said
Leylaz, l´ex vicepresidente Ali Abtahi, stretto collaboratore di Khatami;
Mohammea Ghuchani, caporedattore del giornale di Karroubi. Due giorni fa è
stato bloccato all´aeroporto un economista di fama internazionale, Bijan
Khajepour, che veniva da Londra e non aveva partecipato alle
manifestazioni. Anche di lui non si hanno più notizie.
Gli arresti hanno due obiettivi: da una parte togliere all´opposizione le
teste migliori, dall´altra impedire ai media internazionali di parlare con
interlocutori conosciuti e autorevoli: è l´ultimo anello di una censura
senza precedenti che ha colpito la stampa internazionale fin dall´inizio
delle proteste con il pretesto che i media avrebbero complottato insieme
ai paesi occidentali per destabilizzare la Repubblica islamica. «Alcuni
dei nostri nemici in diverse parti del mondo cercano di presentare come
dubbia questa chiara e assoluta vittoria elettorale», aveva detto Khamenei
nell´ormai celebre preghiera del Venerdì quando mise tutto il suo peso a
sostegno di Ahmadinejad.
--
Carlo
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Repubblica Nazionale
Il ministro della Giustizia Alfano: "Il ddl non è blindato, ma andremo
avanti". Il cardinale Tettamanzi attacca il pacchetto sicurezza
Intercettazioni, cambia la legge
Il governo fa dietrofront dopo le modifiche chieste da Napolitano
ROMA - «La legge sulle intercettazioni non è immodificabile. Andremo
avanti ma non è nostra intenzione porre la fiducia sul provvedimento». Lo
ha detto ieri il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il dietrofront
del governo è arrivato dopo le obiezioni al testo in discussione avanzate
dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il cardinale di Milano
Dionigi Tettamanzi intanto attacca nuovamente il pacchetto sicurezza: «Le
sofferenze dei migranti sono causate anche da leggi discutibili».
Alfano: "Si può modificare la legge sulle intercettazioni"
Il ministro apre dopo l´incontro con Napolitano
Franceschini: "Il governo si fermi". Soddisfatto Palamara, presidente Anm
FRANCESCO BEI
ROMA - Intercettazioni, si cambia. Dopo lo stop imposto (riservatamente)
da Giorgio Napolitano nel suo incontro con il Guardasigilli al Quirinale,
è lo stesso Angelino Alfano a confermare che il governo è stato costretto
a "sblindare" il disegno di legge all´esame del Senato. In una intervista
all´Ansa, il ministro della Giustizia prima si dice «sorpreso»
dall´articolo di Repubblica che parlava di «stop o di blocchi improvvisi»
del ddl sulle intercettazioni», poi di fatto ammette: «Nessuno aveva mai
parlato di porre la fiducia al Senato e nessuno aveva mai parlato di
immodificabilità del ddl».
Non ci sarà dunque la prevista accelerazione del ddl
blocca-intercettazioni: «Per quanto ci riguarda - spiega ancora il
Guardasigilli - il governo sarà presente martedì al Senato a sostenere un
ddl nel quale crede e che confida possa essere approvato in tempi rapidi e
al contempo compatibili con le esigenze di approfondimento che la
commissione Giustizia e l´Aula del Senato riterranno opportune dopo che il
testo è stato per un anno alla valutazione della Camera». Niente di nuovo,
afferma Alfano, visto che l´iter era stato «già concordato e stabilito» e
«nessuno aveva annunciato un percorso a rotta di collo» e quindi «non c´è
alcun ripensamento».
Ma Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione giustizia al Senato,
spiega invece che la situazione, prima dell´intervento del Colle, era
molto diversa, «visto che fino alla settimana scorsa il messaggio che ci
arrivava soprattutto dal governo ma anche dalla maggioranza era di
chiusura assoluta». Tanto è vero, ricorda l´ex magistrato, che «c´erano
state delle manovre per accelerare al massimo l´esame del ddl senza
nemmeno convocare l´ufficio di presidenza, al di là di qualsiasi accordo
in commissione giustizia». E plaude all´intervento discreto ma fermo del
capo dello Stato anche Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del Pd,
che fa notare come Napolitano abbia «sempre esercitato le proprie
prerogative nel pieno esercizio delle sue funzioni».
Un ripensamento radicale di quella che i giornalisti definiscono
legge-bavaglio lo chiede ora Antonio Di Pietro. Il leader dell´Idv si
augura che il ministro della Giustizia e il governo Berlusconi, che finora
«sono stati sordi alle istanze dell´opposizione, ai pareri dei giuristi,
alle suppliche dei magistrati e alle proteste dei giornalisti, ascoltino
l´ultima parola del garante della Costituzione che è il presidente della
Repubblica». L´invito è quello a ritirare il ddl, «perché non basta
cambiare qualche aggettivo per modificarne la sostanza».
Il governo eviti «forzature», intima invece Dario Franceschini. «Se la
legge sulle intercettazioni divenisse realmente operativa - osserva il
segretario del Pd - i danni per la lotta ai fenomeni criminali, come anche
ai grandi reati finanziari o addirittura al terrorismo nazionale e
internazionale, ne verrebbe indebolita se non resa sostanzialmente
inefficace». Dunque il governo «si fermi e accetti di rivedere il testo in
Senato».
Plaude al «ruolo di garante istituzionale» di Napolitano anche il
presidente dell´associazione nazionale magistrati, Luca Palamara.
D´altronde lo stop imposto dal Quirinale conferma i pericoli paventati
dall´Anm in tutte le sedi: «Tutto quello che dovevamo dire sulle
intercettazioni lo abbiamo detto - ricorda Palamara - perché l´Anm ha il
dovere di segnalare le ricadute, in questo caso gravi, delle leggi sul
sistema».
Una sfida al Colle durata mesi poi i "falchi" costretti alla resa
Ecco i punti che la maggioranza dovrà riscrivere
La norma transitoria, pensata per evitare che il ddl incida sui processi
in corso, è assolutamente rigorosa
Il testo è condiviso da tutti, alla Camera nel voto segreto ha ottenuto 20
voti in più dall´opposizione
Al Senato le grandi manovre per incastrare i voti su sicurezza e
intercettazioni
Il 20 maggio in una riunione del Pdl Alfano anticipa la fiducia: il testo
resterà lo stesso
LIANA MILELLA
ROMA - «Testo blindato». «Non si cambia». «Come esce dalla Camera lo deve
votare il Senato». Parla il Guardasigilli Alfano. I dubbi del Colle,
veicolati in tutti i modi possibili, non fanno capolino nelle sue parole.
Neppure un accenno. Mercoledì 20 maggio, riunione d´esordio della Consulta
per la giustizia del Pdl. Nuovo organismo dal nome altisonante, nuova
teoria parlamentare del Guardasigilli Alfano applicata alla legge sulle
intercettazioni. Il ministro della Giustizia va allo sbaraglio incurante
dei tanti segnali che pure il Quirinale gli ha inviato e gli invia sotto
forma di moral suasion. Vuole portare a casa il ddl sugli ascolti a tutti
i costi prima della pausa estiva. A colpi di fiducia e testo inemendabile.
Lo teorizza così: «Nel corso dell´ultimo anno ci sono stati molti scontri
al nostro interno sulle intercettazioni. Ma ora, finalmente, abbiamo
raggiunto una sintesi politica che ci soddisfa. Siamo tutti d´accordo
no?». Silenzio tombale. Lui prosegue: «Alla Camera approveremo la legge
con la fiducia, altrettanto faremo al Senato. Il testo resterà esattamente
lo stesso perché se riapriamo i giochi è la fine, non ne usciamo più». Tra
i presenti c´è vivo imbarazzo. Poi ecco la teoria di Alfano su quella che
suona come un´indicazione sulla via della monocameralità di fatto:
«Quando, al nostro interno e in una sede come questa, abbiamo raggiunto
un´intesa su un testo, e l´accordo ha avuto il lasciapassare di una
Camera, l´altra si deve adeguare». E ai senatori: «Stavolta le
intercettazioni sono state delibate alla Camera, voi prenderete il testo
così com´è, senza fare modifiche. In cambio, quando avrete messo a punto
il ddl sul processo penale (quello che toglie ai pm il controllo della
polizia giudiziaria, ndr.) e avrete raggiunto la sintesi politica, la
Camera non dovrà fare modifiche». In spiccioli è la teoria berlusconiana
che non bisogna perdere tempo.
È con questo spirito che Angelino Alfano, e per lui il sottosegretario
Giacomo Caliendo, stava gestendo il passaggio del ddl sugli ascolti dalla
Camera al Senato. Indifferente agli spifferi freddi che arrivavamo dal
Colle. La lente d´ingrandimento puntata dal 3 giugno 2008 su quel
benedetto ddl, l´invito a raggiungere un´intesa tra maggioranza e
opposizione, riservatamente i continui segnali degli esperti giuridici sui
punti più scottanti. Gli «evidenti indizi di colpevolezza» e il danno alle
indagini sulla mafia e per i delitti contro ignoti; il bavaglio e il
carcere per la stampa; il guazzabuglio della norma transitoria per cui la
legge si approva ma poi non si applica. Ma ecco che l´11 giugno il ddl
supera il traguardo della Camera con tanto di fiducia. E si avvia, per
bocca di Alfano, a restare identico al Senato.
Al Quirinale la preoccupazione tocca l´apice. Napolitano è a Napoli e
quando i giornalisti glielo chiedono non si sottrae dal dare una risposta
che fa riflettere tutti. Presidente, che farà con le intercettazioni? Lui:
«Prenderò la decisione che mi compete». Gli esegeti del Colle spiegano che
il presidente ha parlato appositamente in una fase di interregno, mentre
il ddl non è né alla Camera né al Senato, ma ha fatto intendere che
eserciterà a pieno i poteri che la Costituzione gli assegna. E cioè non
firmare una legge e rinviarla alle Camere. A buon intenditor... Ma Alfano
ignora e insiste: «Il testo non cambia».
Al Senato cominciano le grandi manovre per incastrare i voti finali su
sicurezza e intercettazioni. In commissione parte la grande accelerazione,
il relatore Roberto Centaro cerca di anticipare i tempi, il presidente
della commissione Giustizia Berselli, il 24 giugno, annuncia che «il testo
potrebbe andare in aula il 14 luglio». Modifiche? Neanche a parlarne. Fino
all´ultimo, inevitabile atto: Napolitano convoca Alfano al Quirinale e gli
spiega che così la legge non va. A questo punto il dietro-front è
inevitabile. E Alfano risponde: «Obbedisco».
Ghedini: " Napolitano invita maggioranza e opposizione ad approfondire un
testo che solleva molte critiche"
"Ma non c´è nulla di incostituzionale è giusto mettere un freno alla
stampa"
ROMA - On. Ghedini che dice di Napolitano?
«Se è un invito a una maggiore riflessione sul testo la mia condivisione è
massima. Se invece, ma così non è, fosse intervenuto su singole norme,
saremmo su un altro piano».
E cioè?
«Il capo dello Stato non deve mai discutere su singoli norme o singole
modifiche perché travalica le sue funzioni. Ma non mi consta che ciò sia
mai stato fatto».
E se l´indicazione di palesi incostituzionalità nella legge è arrivata dai
giuristi del Quirinale?
«Che arrivino indicazioni tecniche dai suoi consiglieri fa parte della
normalità delle cose».
Lo ammetta: per voi la frenata del Colle non è una bella cosa.
«Non ci trovo nulla di strano. Il presidente interviene in un momento di
grande tensione e dice che lo scontro non giova al cammino istituzionale.
Invita maggioranza e opposizione ad approfondire un testo che solleva
molte critiche. Fa ottimamente il suo lavoro».
Si dice così quando il Quirinale dice che non firmerà?
«Questo non è più il ddl del governo, è stato discusso in commissione per
molti mesi, ma non ci sono stati scontri tra falchi, cioè io, e le
colombe, cioè la Bongiorno. C´è assoluta consonanza di idee, tant´è che la
stessa Bongiorno, in un´intervista al Corriere, si è detta molto
soddisfatta».
La presidente della commissione Giustizia sponsor di questo ddl? La
cronaca dice il contrario tant´è che Berlusconi disse "questa toglietemela
dalle scatole".
«Quella era un´infelice invenzione della Stampa. Giulia ha partecipato a
tutti gli incontri e non ha mai preso posizioni diverse dalla maggioranza.
Ne fa fede l´intervista».
Scusi, ma bisogna essere onesti. Alfano la cita, lei fa lo stesso, ma
negli atti ufficiali ci sono le sue contrarietà, tant´è che Alfano disse
che il ddl andava portato via dalla Camera. Non se ne ricorda?
«C´è rimasto un anno, e non è più quello del governo, tant´è che
all´inizio erano richiesti i "gravi indizi di reato" e non gli "evidenti
indizi di colpevolezza"».
E non fu frutto della mediazione con Lega e An per aver tolto il tetto dei
10 anni e l´esclusione della corruzione?
«Il testo adesso è condiviso da tutti, tant´è che la votazione segreta
alla Camera, giustamente concessa da Fini, s´è chiusa con 20 voti in più
dell´opposizione».
Ma ora il testo non va bene a Napolitano.
«Non è vero. Non mi risulta alcuna richiesta di modifica».
Pensate di lasciarlo com´è?
«Un miglioramento al Senato è fisiologico. Nessuno ha mai detto che
dev´essere approvato nei prossimi giorni».
Non porrete la fiducia e non lo voterete entro luglio?
«Non mi risulta né l´uno né l´altro, non c´è alcuna urgenza. Se il Senato
ha spazio bene, sennò si aspetterà».
Se non c´era fretta perché la fiducia alla Camera?
«Solo per via di una marea di emendamenti».
Le possibili modifiche?
«La norma transitoria, pensata per evitare che il ddl potesse incidere sui
processi in corso, di Berlusconi o di altri, è quanto di più rigoroso ci
possa essere. Non è incostituzionale. Si può cambiare, vedrà il Senato se
allargare le maglie del rigore».
Se dagli «evidenti indizi di colpevolezza» si passasse ad «evidenti indizi
di reato»?
«Ritorneremo alla legge attuale, ai "gravi indizi di reato", e non
cambierebbe niente. Così serve per evitare abusi e consentire le
intercettazioni solo per i soggetti sospettabili. Se il Senato troverà una
dizione diversa il governo la prenderà in considerazione».
Alfano non presenterà emendamenti?
«Vedrà come va al Senato, se ci saranno audizioni, quali saranno gli
emendamenti, poi farà la sua parte».
Stampa. Cosa può cambiare per carcere, multe agli editori, intercettazioni
segrete?
«Spero che quest´ultima sia approvata in fretta e com´è contro l´uso
indecente di questi anni, altrettanto per le multe agli editori, perché
sono giuste sanzioni pecuniarie per chi pubblica atti processuali segreti.
Il carcere di fatto non c´è più perché l´accesso alle sanzioni alternative
fa scattare la pena pecuniaria».
Ma allora va tutto bene?
«Io l´ho votato, è un buon ddl, ma se ci sono idee migliori ben vengano.
Non ci sono blindature, sennò avremmo messo la fiducia su quello del
governo».
E né An né Lega l´avrebbero votato.
«Bugia, l´avrebbero fatto senz´altro».
(l.mi.)
E contro il provvedimento il 14 protestano anche i blog
ROMA - Anche la Rete in sciopero contro la legge sulle intercettazioni.
Per la prima volta, il 14 luglio, assieme alla carta stampata, i blog
osserveranno una giornata di silenzio. Al posto dei consueti post, quel
giorno solo un banner di protesta contro il provvedimento. «Una protesta
della Rete italiana contro un provvedimento che avrà l´effetto di
disincentivare l´uso dei blog», scrivono in una nota i promotori
dell´iniziativa, il giornalista Alessandro Gilioli e il docente Guido
Scorza.
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
“E mo’ cantammo sta nova canzone,
tutta la ggente se l’à dda ‘mparà”.
Al grido di: “Terremotate il G8! La vostra crisi siamo noi!” si chiedeva
a Berlino per il 4 Luglio, “sostegno per la mobilitazione in Italia,
facendo appello alla costruzione, attraverso mobilitazioni
internazionali, di una lotta transnazionale alle “architetture
securitarie”, non importa se queste vengano ordite dalla Nato, dal G8 o
dall’ UE”.
Dieci anni dopo Seattle, il gruppo “Diggers 2.0” invita alla “solidarietá
dalle macerie del capitalismo”.
Cinzia Bottene, leader del Comitato ‘No Dal Molin’, ha sottolineato la
“grande pazienza che il popolo dei No-base ha mantenuto nel corso della
lunga attesa. C’erano persone anziane disponibili a marciare loro stesse
contro i reparti del Tuscania”.
Si, avete letto bene, gli stessi reparti usati in Afghanistan. Credo sia
il caso di rinfrescare la memoria, la storia di questo Reparto, perchè
“SOLDATO SI NASCE SI DIVENTA,VIVE NELLA PAURA PERCHE’ L’AFFRONTA“.
Dunque il 10 luglio 1940, viene ufficialmente creata la Repubblica di
Vichy sotto la guida del maresciallo Philippe Petain: il nuovo regime
proclamò il ritorno ai valori tradizionali: famiglia, patria e lavoro.
La società fu riorganizzata. I francesi considerati ostili al potere,
cioè i comunisti, i sindacalisti e gli ebrei, furono internati.
Il 10 luglio del 1940 ” furono concentrati in Roma, presso la Caserma
Podgora, ventidue Ufficiali, cinquanta Sottufficiali e trecentoventi tra
Appuntati e Carabinieri volontari: nasceva così il leggendario
Battaglione Carabinieri Paracadutisti, i “parà del Tuscania, esperti
contro il terrorismo e in operazioni umanitarie”.
Era il 30 dicembre 2001 e la cronaca registrava con disappunto che
venivano messi a disposizione solo “Duecentottanta militari impiegati a
Kabul e dintorni con compiti di sicurezza, umanitari e logistici, ed un
aereo da trasporto C-130: ormai raggiunto l’ accordo sulla composizione
della Forza di pace Onu in Afghanistan si delinea, in modo piu’ o meno
chiaro, il contributo delle forze armate italiane”.
Si sono visti sfilare quelli del Reparto Tuscania, per il 2 giugno 2009,
Festa della Repubblica: presenti all’estero in Kosovo, Libano,
Afghanistan, Cisgiordania, e nelle sedi diplomatiche di Baghdad (Iraq),
Kabul (Afghanistan), Abidjan (Costa D’Avorio), Riad e Gedda (Arabia
Saudita), Beirut (Libano).
Oggi erano presenti a Vicenza, perchè come dice il Ministero della
Difesa, ” il Reparto svolge occupazione preventiva e difesa di
posizioni, interdizione e controinterdizione d’area, guerriglia e
controguerriglia etc, supporto alle azioni delle Forze Speciali ed ai
contingenti di Forza Armata in operazioni “fuori area”..compiti di
polizia, supportando l’Arma territoriale in particolari attività a
tutela della sicurezza pubblica, ed addestrativi a favore sia di
militari dell’Arma destinati a Reparti speciali, sia di unità
appartenenti a FF.AA. estere“.
Scendono le Forze Armate in difesa dei potenti del mondo, contro il
popolo che vive e risiede in Italia. L’ hanno fatto e lo faranno domani,
Vicenza, l’Aquila…Ero a Genova nel 2001 e poi dopo…non scordo.
La cronaca di questa giornata, il 4 luglio 2009, la potete trovare sulla
stampa, cartacea e on line e in questo video: “Dal 6 luglio L’Aquila
sarà attraversata dal più cinico Summit G8 che la storia ricordi” si
legge il 1 luglio su Indymedia Abruzzo.
Dunque andando un po’ indietro nella storia dell’Arma, apprendiamo che
nascono il 13 luglio del 1814 i Carabinieri Reali, per assicurare il
controllo del territorio contro le influenze interne, per la sicurezza
pubblica, la lotta al brigantaggio… Niente di nuovo: Brigante se more ,
era il 1920 quando Antonio Gramsci scrisse sull’esercito e la
repressione che « Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha
messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole,
squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori
salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. »
Io so che stasera sto scrivendo anche per farvi sapere la storia di una
bambina afghana, Maryam, schiacciata sotto uno scatolone da venti chili
pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato
da tremila piedi di altezza, che le ha causato una grave frattura
pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra .
Potete giurarci, noi siamo la vostra crisi, questi, dovunque voi siate e
per chiunque combattete, sono crimini di guerra: la storia la
raccontiamo noi.
Doriana Goracci
“E mo’ cantammo sta nova canzone,
tutta la ggente se l’à dda ‘mparà”.
VIDEO E LINK SU
http://snipurl.com/ls9bp
________________________________________________________________________________\
_____________
Maryam ha 5 anni.
E’ nata a Taywara, nella provincia centrale di Ghowr. Ma poi la sua
famiglia, nella speranza di fuggire dalla miseria, è emigrata nella
provincia meridionale di Helmand, finendo a vivere nel campo profughi di
Mahajor, alle porte di Lashkargah. La casa di Maryam è una baracca, dove
abita assieme ai suoi genitori, Mohammed Tahir e Qamar Gull, al nonno,
allo zio, ai suoi quattro fratelli e alle sue due sorelle. Alle tre di
mattina del 27 giugno, tutti sono stati svegliati dalle urla della
piccola Maryam, schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di
volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da
tremila piedi di altezza. Normalmente questi contenitori si aprono
durante la caduta lasciando piovere il loro contenuto. Ma questa
scatola, evidentemente, era difettosa. Verso le cinque di mattina,
Maryam, accompagnata dal padre, è arrivata nell’ ospedale di Emergency,
a Lashkargah.
“Era in stato di shock, con un trauma da schiacciamento della regione
addominale e una vastissima ferita dei tessuti molli di tutta l’area
genitale”, riferiscono fonti mediche dell’ospedale di Emergency.
Immediatamente assistita e operata, le hanno trovato una grave frattura
pelvica, vagina, retto e ano distrutti e danni all’uretra. “Viene
operata di laparotomia, le viene fatta una colostomia (per defecare
dalla pancia, ndr) e diverse trasfusioni visto che aveva perso
moltissimo sangue. Oggi, tre giorni dopo, è stata riportata in sala
operatoria per un’ulteriore pulizia delle ferite. Il 3 luglio dovrebbe
subire un ulteriore intervento, e la storia credo si ripeterà per
parecchi giorni a venire”, aggiunge la fonte medica. Maryam ha ripreso
conoscenza il secondo giorno di degenza. Da allora brontola
continuamente perché vuole l’acqua da bere. Il suo viso è perennemente
crucciato in una smorfia di rabbia. In effetti non è piacevole
svegliarsi di botto alle 3 di mattina con un pacco da venti chili che ti
piomba addosso e ti apre l’addome spaccandoti le ossa… Quale futuro avrà
questa bimba senza più organi genitali in un Paese come l’Afghanistan?
Enrico Piovesana , inviato di Peacereporter
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8132084.stm
Italy adopts law to curb migrants
Critics accuse the new National Guard of echoing Mussolini's Fascists
Italy's parliament has given final approval to a law criminalising illegal
immigration and allowing citizens' patrols to help the police keep order.
The new measures have been strongly criticised by human rights groups and
the Vatican.
Illegal immigration will be punishable by a hefty fine and those who
knowingly house illegal migrants will face up to three years in prison.
The law also extends detention periods for illegal migrants to six months.
It was passed in the Senate (upper house) on Thursday, with 157 in favour
and 124 against. The lower house passed it in May.
Citizens' patrols
The unarmed citizens' patrols are among the most controversial measures.
FROM BBC WORLD SERVICE
More from BBC World Service
A right-wing uniformed group called the Italian National Guard was set up
last month, likened by some to Benito Mussolini's Fascists. It vowed to
start patrolling the streets.
But Interior Minister Roberto Maroni said the group, which sports beige
uniforms and black military-style hats, would not be allowed to mount
street patrols.
Mr Maroni, a member of the anti-immigration Northern League, has steered
the legislation through parliament.
The party is a key ally of Italy's right-wing Prime Minister Silvio
Berlusconi, and made tougher measures against immigration a condition of
its support for his re-election last year.
The new law makes illegal immigration punishable by a fine of 5,000 to
10,000 euros (£4,276 - £8,553).
It also requires parents registering a birth to present documents proving
that they are legal residents.
Opposition senators held signs calling the government "the real
clandestines"
Italy has just introduced a policy of returning boatloads of migrants to
Libya before they can claim asylum.
The government says it faces an unmanageable flood of immigrants, many
arriving on outlying islands which do not have the means to cope.
More than 36,000 migrants landed on the shores of Italy last year - an
increase of about 75% on the year before.
Critics say the government is targeting especially immigrants and Roma
(Gypsies).
The Vatican said the new law was "focusing on crime and leaving
integration completely out of the picture".
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
http://versose.altervista.org/
Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
Aspettando Donne altrettanto di ” strada creativa”… inoltro con un video
dei Due uomini del Si-Yes quanto Stephanie Westbrook,US citizens for
Peace and Justice, ha inviato in Rete: la sua “traduzione di una lettera
bellissima degli Yes Men, noti attivisti che vanno in giro facendo finta
di essere personaggi di importanti organizzazioni (come WTO,
Halliburton, McDonalds, ecc) per farsi invitare a grandi conferenze in
cui fanno presentazioni che prendono in giro le organizzazioni che
dovrebbero rappresentare. Hanno ritirato il loro nuovo documentario dal
film festival di Gerusalemme a sostegno della campagna BDS.L’originale
in inglese si trova qui: http://www.commondreams.org/view/2009/07/01-13“
Accettate il loro tragicomico “Acceptable Risk“, fare arte pura…
Doriana Goracci
Cari amici al Film Festival di Gerusalemme,
Ci dispiace dover dire che abbiamo preso la difficile decisione di
ritirare il nostro film ” Gli Yes Men sistemano il mondo”, dal Festival
del Cinema di Gerusalemme in solidarietà con la campagna Boicottaggio,
Disinvestimento e Sanzioni (http://www.bdsmovement.net).
Questa decisione non è stata facile, in quanto ci rendiamo conto che il
festival stesso si oppone alle politiche dello Stato di Israele, e non
abbiamo alcun desiderio di punire i progressisti che deplorano la
violenza sponsorizzata dallo stato e commessa in loro nome.
Questa decisione non è stata facile, perché ci sentiamo una forte
affinità con molte persone in Israele, condividendo con loro le nostre
radici ebraiche, così come il trauma della Shoah, in cui i nostri nonni
sono morti. Andy ha vissuto a Gerusalemme per un anno tempo fa, ancora
riesce a farsi capire in ebraico, e conta numerosi amici lì. E Mike ha
sempre voluto entrare in contatto con le radici della sua cultura.
Ma nonostante tutti i nostri sentimenti, non possiamo abbandonare la
nostra missione da attivisti. Nel 1980, un appello rivolto ad artisti e
ad altri dalla gente del Sud Africa chideva di boicottare tale regime,
ha aiutato a porre fine all’apartheid. Oggi, vi è un chiaro invito a
boicottare Israele dalla società civile palestinese. Seguire questo
invito è la nostra unica speranza, come registi e attivisti, di
contribuire a fare pressione sul governo israeliano affichè rispetti il
diritto internazionale.
È doloroso farlo. Ma è ancor più doloroso sentire le politiche israeliane
descritte come “fasciste” – non solo dai malinformati e dai poco
intelligenti, non solo dai soliti idioti antisemiti, ma da ben informati
attivisti ebraici all’interno di Israele. Sanno quello di cui stanno
parlando, ed è doloroso pensare che potrebbero avere ragione.
Come sicuramente sapete e deplorate, il governo israeliano ha
recentemente autorizzato la costruzione di nuove unità in un avamposto
illegale in Cisgiordania – uno che è illegale anche in base alla legge
israeliana. Lunedi, nove palestinesi sono stati feriti mentre le
autorità israeliane hanno demolito la loro casa di Gerusalemme est.
Martedì, la marina militare israeliana ha fermato una nave che portava
medicine, giocattoli e altri aiuti umanitari a Gaza, e hanno fermato più
di venti attivisti stranieri, tra cui un premio Nobel per la pace. Nel
frattempo, una commissione delle Nazioni Unite è stata a Gaza per
indagare sugli abusi ancora peggiori commessi all’inizio di quest’anno.
Qualunque siano le parole utilizzate per descrivere tali azioni, i nostri
film non devono contribuire a dare un’aura di normalità a uno stato che
prende queste decisioni. Questa è la nostra posizione.
Vi è sicuramente un altro modo di fare le cose in Israele / Palestina, ed
è per questo che dobbiamo lottare per quanto siano deboli i nostri
mezzi. In merito al nostro film, vi è un altro modo per vederlo in
Israele … e in Palestina, in modo che le persone più bisognose di
ridere, che non sarebbero mai stato in grado di vederlo al Film Festival
di Gerusalemme, comunque saranno in grado di vederlo. Entro i prossimi
mesi, faremo sì che questo accada.
Per coloro che vogliono vedere i nostri film, savlanut e sabir
(pazienza)! E per tutti noi in giro per il mondo, per piacere, un po’
meno di pazienza!
L’shanah haba’ah beyerushalayim,
Andy e Mike
The Yes Men
http://www.theyesmen.org
VIDEO E LINK SU
http://www.reset-italia.net/2009/07/04/oh-si-gli-yes-men/
http://www.primocanale.it/news.php?id=51485
G8: Bolzaneto, 20 ottobre processo d'appello
03/07/2009 18:01 » Commenta la News
Il 20 ottobre inizierà il processo di secondo grado sui fatti e le
violenze avvenute durante il G8 del luglio 2001, a Genova Bolzaneto. La
sentenza di primo grado aveva condannato 15 imputati a 23 anni e nove mesi
totali di carcere, assolvendone 30. Le sentenze appaiono in totale
contrasto con le richieste dei pm Patrizia Petruzziello e Ranieri
Vittorio Miniati, ovvero l'assoluzione di un solo imputato e 76 anni di
carcere complessivi per gli altri 44. Il processo era a carico di
poliziotti, agenti di polizia penitenziaria, carabinieri, medici. Per
quanto riguarda il processo d'appello per l'irruzione nella scuola Diaz,
non si conosce ancora la data con precisione ma è possibile che anch'esso
si svolga in ottobre.
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
http://www.apcom.net/newspolitica/20090704_073100_455e601_65475.html
A Vicenza oggi corteo no global, si temono scontri
07:31 - POLITICA- 04 LUG 2009
Prove generali in vista dell'Aquila, la protesta contro base Usa
Roma, 4 lug. (Apcom) - A quattro giorni dal G8, oggi Vicenza vivrà quelle
che diversi collettivi 'no global' hanno definito "le prove generali"
delle proteste contro il meeting internazionale dell'Aquila: nella città
dove ha sede la base militare statunitense 'Dal Molin' della 173esima
Brigata Aerotrasportata, nel giorno in cui gli Usa festeggiano
l'Indipendence Day si svolgerà una manifestazione nazionale organizzata
dal movimento locale antagonista 'No Dal Molin' che con diverse altre
associazioni manifestà contro gli Stati Uniti e contro il governo italiano
che ha dato in concessione l'area. Già lo scorso 6 giugno un gruppo di No
Dal Molin aveva organizzato un blitz nel cantiere dove sorgeranno le
palazzine per i militari, piantando simbolicamente nel terreno una
bandiera del movimento: "Domani vogliamo piantare migliaia di bandiere,
per ribadire che quel territorio è di chi lo vive", spiegano ora i No Dal
Molin, "quell'area è dei vicentini, vogliamo dire a Obama che
l'amministrazione USA non può permettersi di sottrarcela". Secondo i
manifestanti l'iniziativa vuole "far notare le enormi contraddizioni tra
le parole di Obama e l'atteggiamento arrogante che l'amministrazione a
stelle e strisce tiene a Vicenza: Obama, infatti, ha più volte parlato di
partecipazione popolare e democrazia, ma a Vicenza gli statunitensi hanno
preteso che il proprio progetto andasse avanti senza il consenso
dell'amministrazione comunale e della cittadinanza, a cui è stato impedito
di esprimersi. Obama parla di green economy e rispetto dei beni naturali,
ma a Vicenza i suoi collaboratori impongono una struttura che devasterà la
più grande falda acquifera del nord Italia e l'ultimo territorio verde
della città". No dal Molin? Yes we can", sarà questo lo slogan
provocatoriamente stampato su migliaia di magliette bianche che riportano
la caricatura di Obama con una cesoia in spalla, "pronto a tagliare le
recinzioni del cantiere statunitense che impediscono ai cittadini di
vivere il proprio territorio". Al corteo sono attesi partecipanti da tutta
Italia e di come organizzarla si è discusso nelle scorse settimane anche
all'Aquila: a Vicenza, infatti, si recheranno diverse realtà abruzzesi
(quelle legate al movimento Epicentro Solidale) e molti collettivi di
Roma, compresi gli universitari vicini all'Onda. Durante la manifestazione
potrebbero esserci momenti di tensione e scontri con le forze dell'ordine:
i 'no global' vogliono infatti svolgere il corteo intorno all'area del
cantiere (partenza da Via Maria Teresa di Calcutta alle 15.30) e quindi
'sfondare' la recinzione e compiere il blitz. La Questura ha vietato
quest'ultima parte del percorso, perchè prevede l'attraversamento in una
zona militare, e agenti in assetto antisommossa presidieranno la zona. I
movimenti sono però decisi ad andare avanti.
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Secolo xix
"Voi G8, noi G(s)OTTO"il controvertice
via napoli
OGGI alle 20.30, nei Giardini di via Napoli, angolo via Vesuvio, si
svolgerà l'incontro dal titolo "Voi G8, noi G(s)OTTO: voci dal basso per
un'economia di giustizia". L'iniziativa rappresenta il controvertice della
società civile al G8 2009 che si svolgerà in Sardegna. Otto anni dopo il
G8 genovese si discuterà di crisi della globalizzazione, diritti e
prospettive di cambiamento. Introduce Deborah Lucchetti, con Francesco
Gesualdi, Pietro Raitano. Modera Laura Guglielmi. A seguire, a partire
dalle 22, serata di musica e danze popolari con i Romenian Gipsy Band.
--
Carlo
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Repubblica Genova
In un anno controllati circa ventimila extracomunitari, poco meno di
quattromila sono stati espulsi
Ponente sudamericano, caruggi africani uno straniero su tre non è in regola
Molti ecuadoriani hanno raggiunto i familiari e si sono integrati nel
tessuto sociale
STEFANO ORIGONE
Uno straniero su tre è clandestino. È il dato che emerge dal rapporto
dell´Ufficio immigrazione della Questura. In pratica a Genova gli
extracomunitari non sono 50 mila, come risulta anche all´anagrafe del
Comune alla fine del 2008, bensì quasi 70 mila. «Il primo dato riguarda
quelli con permesso di soggiorno, ma bisogna aggiungere ancora gli
irregolari, che sono oltre 20 mila: in totale tocchiamo quota 70 mila»,
sottolinea Nicola Parisi, dirigente dell´ufficio. Il maggior numero di
clandestini da quale paese arriva? «Dall´Ecuador, ma è normale perché la
popolazione è radicata da tempo in città». Seguono i nord africani
("tunisini, marocchini, senegalesi"), poi i peruviani e i boliviani.
«Circa i due terzi dei 20 mila irregolari sono comunque ecuadoriani».
Da maggio dell´anno scorso ad aprile di quest´anno sono stati circa
ventimila gli extracomunitari controllati da polizia e carabinieri.
«Abbiamo espulso quasi 3700 persone, mentre 36 sono state accompagnate
alla frontiera e 23 nei centri di accoglienza», ha spiegato il questore
Salvatore Presenti in occasione della festa della polizia. Gli stranieri
arrestati nell´ultimo anno sono stati più di 3000 mila e anche in questo
caso per la maggior parte sono nord africani e latinoamericani.
Lo studio della Questura ha permesso anche di identificare i quartieri in
cui vivono gli irregolari. Cornigliano, Sampierdarena, Rivarolo e Cestosa
sono le zone ecuadoriane, mentre il centro storico è popolato dai nord
africani. «Nel caso degli ecuadoriani, la scelta del ponente non cade a
caso perché lì vivono i loro familiari che sono arrivati in Italia anni fa
e si sono integrati nel tessuto sociale».
La ragazza aggredita e insultata ora ha ancora più paura: non so come fare
a resistere
Joy, assalita dal branco razzista "Io, irregolare, chiedo giustizia"
DONATELLA ALFONSO
SONO dolci e scuri nel viso ambrato gli occhi di Joy. Ma quando racconta
quella assurda notte d´aprile, si vuotano di ogni altra espressione,
lasciando solo quella della paura. «Mi avevano chiesto se avevo freddo -
racconta a fatica - sono entrata nell´auto, perché uno di quei ragazzi lo
conoscevo, era venuto altre volte. E poi...». E poi la corsa folle della
macchina, le botte, le minacce, quell´accendino che le si avvicina ai
capelli, le urla sconnesse dei giovani: «Ti brucio viva, brutta negra di
merda, mi fate schifo, vi faccio mandare via dall´Italia, vi faccio
sparire da questo mondo». E poi la nuvola bianca dell´estintore, la
sensazione di soffocare: «Ti facciamo diventare bianca». E finalmente
qualcuno che arriva, la guardia giurata che la soccorre, i suoi aggressori
che fuggono. Arrestati poco dopo, adesso i due, 25 e 31 anni, genovesi e
incensurati, sono in attesa del processo per aggressione e lesioni
aggravate dal razzismo.
Ma Joy ha paura. Si nasconde perché ha paura di incontrare altri uomini
violenti. E perché «ogni volta che esce, ha paura di attraversare la
strada, non avendo i documenti. Ma lei deve poter avere giustizia» dice Nk
Kecy, ex campionessa di atletica vissuta tra Biafra e Stati Uniti,
fondatrice e animatrice dell´associazione "Nk-fit for life" che sviluppa
progetti di solidarietà verso l´Africa, in particolare alcune zone
particolarmente svantaggiate della Nigeria. E a Genova, dov´è attiva da
anni, Nk («si pronuncia "en-key", significa dono» sorride lei) cerca di
dare una mano a ragazze come Joy. Che sulla strada, è chiaro, non è
tornata più: e aspetta di poter ricominciare a vivere con il progetto
Sunrise, che la Provincia porta avanti da anni con la collaborazione di
associazioni e volontari, e che permetterà anche a lei, come a tante altre
ragazze vittime della tratta, di uscire dalla prostituzione, di vivere una
vita vera.
Ma adesso, racconta Nk raccogliendo le parole pronunciate con un filo di
voce da Joy, «lei non sa più come andare avanti: i pochi soldi che aveva
li ha finiti». E si è fidata di chi le ha suggerito di accettare l´offerta
dei due persecutori: cinquemila euro, e l´impegno a non chiedere nulla di
più, per dimenticare quella notte di terrore. Ora qualcuno vuole farlo per
lei; perché, oltre a un risarcimento vero, ci sia la giustizia per Joy e
le altre ragazze come lei. «Abbiamo chiesto che sia la nostra associazione
a potersi costituire parte civile e stiamo aspettando che dal magistrato
ci arrivi una risposta, speriamo positiva - dice ancora Nk - Non è giusto
che queste ragazze, oltre a tutto il resto, non possano neanche avere la
giustizia che meritano».
Tante storie diverse, quelle delle ragazze seguite dall´associazione, e in
parte approdate al progetto Sunrise. Che, tra l´altro, ha garantito ad
alcune di loro, insieme ad un alloggio e ad una formazione professionale,
anche l´agognato permesso di soggiorno. «Tante storie una diversa
dall´altra - raccontano Nk e Maurizio Dasara, volontario nell´associazione
- ragazze picchiate e ferite dalla mama, altre che vengono portate in
Italia perché devono restituire un prestito di poche decine di euro a
qualche boss locale. Sono persone dolcissime, molto ingenue. E spesso
diventano vere e proprie schiave». Joy si lega un grande foulard intorno
ai capelli racchiusi in treccine: per ora è meglio nascondersi. Attendendo
giustizia, e una vita finalmente libera.
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
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Repubblica Genova
Un grido di allarme e di dolore dalla Caritas e dalle associazioni.
Montaldo: "I medici devono assistere, non denunciare"
I volontari e i fuorilegge
Immigrati, il mondo della solidarietà si schiera contro il reato di
clandestinità
Anche il mondo del volontariato genovese, cattolico e laico, si ribella
alla criminalizzazione degli immigrati clandestini. «Vogliamo esprimere la
più viva preoccupazione - dichiarano tutte le organizzazioni cattoliche
che si occupano dell´assistenza ai più deboli - per le gravissime
conseguenze personali e sociali del previsto reato di clandestinità su
alcuni diritti fondamentali di ogni persona». Il Comune e la Regione
cercheranno di capire nei prossimi giorni quali conseguenze pratiche
comporti la legge. «Ciò che è certo - afferma l´assessore regionale alla
Sanità Claudio Montaldo - è che i medici non dovranno denunciare i
pazienti clandestini, ma curarli». E la questura di Genova calcola che
quasi un immigrato su tre - circa 20.000 rispetto ai 50.000 regolari - sia
clandestino. In questa situazione sono soprattutto ecuadoriani e
nordafricani.
Immigrati, la rivolta dei volontari "Questa legge non ci appartiene"
No al reato di clandestinità: "Restiamo dalla parte degli ultimi"
COSTANTINO MALATTO
La voce di monsignor Marino Poggi, direttore della Caritas di Genova e
Vicario episcopale alla Carità, giunge da migliaia di chilometri di
distanza. Il sacerdote ha ricevuto in Israele la notizia che la legge
sulla sicurezza è stata appena approvata e non nasconde la sua
contrarietà. «Da Israele, insieme a tanti pellegrini, figli di Dio in
ricerca qui da tutto il mondo, con il contrasto di un muro che divide,
sembra impossibile che si costruiscano altri muri!» afferma monsignor
Poggi. Gli fa eco il gesuita padre Alberto Remondini, presidente
dell´associazione S. Marcellino: «Questa legge non è un incidente di
percorso, ma esprime un´idea di convivenza civile dalla quale ci sentiamo
estranei. Da parte nostra continueremo con convinzione il nostro lavoro
perché stiamo dalla parte dei più deboli e siamo consapevoli che ci sono
moltissimi italiani che hanno una visione comune alla nostra».
Le stesse perplessità e preoccupazioni Poggi e Remondini le hanno espresse
pochi giorni fa, in un documento approvato al termine di un convegno e
sottoscritto da Acli Liguria, Agesci Liguria, Associazione S. Marcellino,
Caritas diocesana, Cimi Coordinamento giustizia e pace, Clmc Comunità
laici missionari cattolici, Movimento Focolari Genova, Movimento ragazzi,
Rinascita cristiana Genova, Ufficio Diocesano per la Pastorale
Missionaria. «Vogliamo esprimere la più viva preoccupazione - hanno
dichiarato - per le gravissime conseguenze personali e sociali del
previsto reato di clandestinità su alcuni diritti fondamentali di ogni
persona».
Maurizio Raineri, presidente della Fondazione diocesana ComunitàServizi di
Savona, usa parole dirette: «Siamo nettamente contrari al decreto
sicurezza. I pubblici ufficiali hanno l´obbligo di denunciare i
clandestini, ma nelle nostre strutture non siamo tenuti a questo onere, e
quindi non denunceremo nessuno. La Caritas si baserà invece sull´articolo
12 della legge Bossi-Fini per accogliere comunque le persone "per motivi
umanitari"».
Certo è che la legge sulla sicurezza apre interrogativi inquietanti anche
per le amministrazioni pubbliche. Tant´è che l´assessore comunale Roberta
Papi annuncia: «Ho chiesto all´avvocatura del Comune uno studio per fare
chiarezza su ciò che accade nel momento in cui un dipendente comunale
dovesse entrare in contatto con un immigrato senza permesso di soggiorno».
Fra le questioni sollevate dal provvedimento nei comportamenti comuni ci
sono la possibilità di frequentare la scuola, a partire da quella
dell´infanzia, il diritto alle cure mediche e la prima accoglienza.
Per quel che riguarda l´allarmante prospettiva che i medici debbano
trovarsi costretti a denunciare pazienti immigrati clandestini,
l´assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo non mostra dubbi: «Come
già abbiamo detto, penso che non si debbano denunciare ma si debbano
assistere le persone che si rivolgono alle strutture sanitarie, a meno che
non ci siano palesi sospetti di reato. E a Morgillo del Pdl, il quale ha
sostenuto che "se la clandestinità è un reato allora io devo denunciare i
clandestini", rispondo che medici e infermieri devono fare il loro
mestiere e non si può affidare loro la politica di controllo
dell´immigrazione».
Anche Gabriele Taddeo, presidente di Arci Genova, non nasconde i suoi
timori: «La grande preoccupazione è che il governo non ottenga i risultati
che si prefigge, ma rischi di gettare in una situazione di clandestinità,
e dunque di reato alla luce della legge appena approvata, gli immigrati
regolari che dovessero perdere temporaneamente il posto di lavoro. Con la
conseguenza che queste norme facciano crollare la fiducia degli immigrati
nelle nostre istituzioni».
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
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Repubblica Nazionale
Il capo dello Stato convoca Alfano al Quirinale: senza modifiche niente
firma. Esclusa la fiducia
Legge sulle intercettazioni arriva lo stop di Napolitano
ROMA
Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini,
foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio.
La legge sulle intercettazioni, così com´è, non va. Napolitano poteva
rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto
che «gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati» (almeno fin dove
è possibile), il capo dello Stato l´ha fermata prima del suo ultimo
passaggio al Senato.
Napolitano convoca Alfano stop al ddl sulle intercettazioni
Il capo dello Stato: "Se non cambia non lo firmerò"
Un´ora di colloquio, il presidente preoccupato per i rischi di
incostituzionalità
I rilievi sui criteri troppo rigidi per permettere gli ascolti e sul
diritto di cronaca
LIANA MILELLA
Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera.
Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta
Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo
definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva
lesto lesto.
Poco meno di un´ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un
esordio che non consente spiragli di trattativa: «Sono molto preoccupato e
turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e
della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se
dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi
costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito». Il
ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle,
non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge
non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con
gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla,
soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole
scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano
prosegue: «È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?». Alfano si
allarga in uno dei suoi sorrisi da bravo ragazzo: «Assolutamente no,
presidente, il governo non pensa di farlo. Tutt´altro. Il testo non è
blindato, siamo pronti a far tesoro del lavoro della commissione
Giustizia. Certo, dopo che è rimasto un anno alla Camera, ci auguriamo che
non succeda lo stesso al Senato». Il ghiaccio è rotto, si può pure
ragionare dei dettagli e mettere sul tavolo i palesi dubbi di
costituzionalità. Non uno, ma numerosi.
A cominciare da quella che il Quirinale considera una pessima,
irragionevole, incostituzionale, norma transitoria, forse la buccia di
banana più platealmente inaccettabile su cui scivola il ddl. «Le
disposizioni della presente legge non si applicano ai procedimenti
pendenti alla data della sua entrata in vigore». Doveva servire, è
servita, per far dire all´avvocato del premier Niccolò Ghedini (e ora
anche presidente della Consulta del Pdl sulla giustizia, sempre per tenere
ben vivo il conflitto d´interessi) che «questa non è una legge ad
personam, visto che non si applica ai processi in corso». E in effetti è
così, ma con il rischio di un tal guazzabuglio tra chi godrà di norme più
favorevoli e chi no, di giornalisti in galera e altri fuori, di
intercettazioni pubblicate ed altre censurate, che l´incostituzionalità è
manifesta. Dunque la norma va cambiata. Ma non solo. Il Colle punta il
dito sugli «evidenti indizi di colpevolezza» necessari per ottenere un
ascolto. Che ne sarà delle indagini contro gli ignoti (autori anche di
omicidi), di quelle sui reati che poi portano a scoprire la mafia (usura,
racket, rapine e tanti altri)? Giusto nelle stesse ore in cui Alfano è
seduto di fronte a Napolitano, al Csm protestano i più noti procuratori
antimafia.
Alle orecchie di Alfano risuonano le tante insistenze di Giulia Bongiorno,
la presidente della commissione Giustizia della Camera e alter ego di Fini
per la giustizia, che si è battuta nella sua maggioranza per "limitare i
danni". Ma anche lei, di fronte ai falchi ghediniani e alfaniani che
insistevano, ha dovuto piegare la testa sugli «evidenti indizi di
colpevolezza» che adesso diventeranno «evidenti indizi di reato». E infine
il capitolo sulla stampa, dal carcere (fino a un anno) per i giornalisti
che pubblicano intercettazioni da distruggere e che fano protestare anche
il Garante della privacy Pizzetti, alle supermulte contro gli editori, ai
testi delle telefonate che non si potranno pubblicare neppure per
riassunto, creando così una marchiana e irragionevole differenza tra una
prova, gli ascolti, e un´altra, una lettera, un verbale d´interrogatorio
che invece, quelli sì per riassunto, potranno essere pubblicati.
Non prende appunti Alfano, ma il terremoto che si abbatte sul suo ddl è
intensissimo. Non di modifiche formali si tratta, ma di cambiamenti
sostanziali. A Napolitano non era affatto piaciuto il grido dell´Anm,
«sarà la morte della giustizia», ma i suoi rilievi sono la riprova che la
legge stoppa indagini e cronaca giudiziaria. Il Guardasigilli se ne va
tranquillizzando il presidente: «Non abbiamo fretta, seguiremo i lavori
del Senato». Alfano sa che Berlusconi non vuole spingere l´acceleratore
sulla giustizia. La decisione della Consulta sul lodo Alfano è alle viste,
le procure incombono, il premier continua ad avere il dubbio che il
Bari-gate sia esploso a ridosso del voto della Camera giusto sulle
intercettazioni. Questo ddl e la famosa riforma costituzionale della
giustizia possono aspettare. Alfano l´ha detto al presidente preoccupato
di uno scontro estivo con le toghe: «I prossimi consigli dei ministri
saranno dedicati all´economia. Io sono soddisfatto del mio lavoro. Domani
(oggi, ndr.) entra in vigore la riforma del processo civile, in cui ho
profondamente creduto ed è legge la sicurezza con le norme antimafia più
forti da quando è morto Falcone. Che senso avrebbe una riforma
costituzionale a metà luglio?». C´è tempo. Magari quando si saprà se la
Consulta conferma o boccia il lodo Alfano.
Per gli esperti il provvedimento d´espulsione colpirà tutti gli
irregolari, compresi i calciatori extracomunitari
I giuristi smentiscono il ministro "A rischio l´esercito delle badanti"
VLADIMIRO POLCHI
ROMA - «Tra le 500mila badanti irregolari è scattato il panico: temono di
essere arrestate ed espulse». Andrea Olivero, presidente nazionale delle
Acli, lancia l´allarme. Sul tavolo degli imputati il nuovo reato
d´immigrazione clandestina, pronto a colpire tutti i migranti senza
permesso di soggiorno. Il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, però
rassicura: «Nessuna colf e badante, anche se entrata irregolarmente, sarà
espulsa». Il reato infatti non è retroattivo. «Il ministro sbaglia -
replicano in coro i giuristi - la legge punisce anche il soggiorno
illegale e dunque colpirà tutti gli irregolari già in Italia. Senza
distinzioni». Calciatori extracomunitari compresi.
Un passo indietro. Come ha funzionato finora la legge? L´attuale
disciplina configura come reato l´ingiustificato trattenimento nel
territorio dello Stato dello straniero, in violazione dell´ordine di
allontanamento del questore. Ora invece si incrimina l´ingresso e la
semplice presenza illegale, indipendentemente dall´intervento del
questore. Si applica a chi è già in Italia irregolarmente? Secondo Maroni,
no. «Qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza - sostiene il
responsabile del Viminale - sa bene che la legge penale non ha effetto
retroattivo. Pertanto, il reato di immigrazione clandestina non si può
applicare a chi è già entrato in Italia anche se irregolarmente».
Chiaro? Non proprio. «Per quanto riguarda l´ingresso il ministro ha
ragione - spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze - peccato
che si dimentichi che il reato colpisce anche il soggiorno illegale e
dunque riguarda tutti gli irregolari che sono già qui in Italia». La nuova
norma infatti si occupa dell´«ingresso e soggiorno illegale nel territorio
dello Stato» e punisce con l´ammenda da 5mila a 10mila euro «lo straniero
che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in
violazione delle disposizioni del presente testo unico». Dunque a
prescindere dall´ordine del questore. «In una prima versione si colpiva
solo l´ingresso - precisa Renzo Orlandi, ordinario di procedura penale a
Bologna - poi si è deciso di comprendere anche il soggiorno, dunque una
condotta già in essere quando viene applicata la legge. Quello che
sostiene il ministro non ha fondamento. Oltretutto, come fai a dimostrare
se l´ingresso è avvenuto prima o dopo l´entrata in vigore del nuovo
reato?». Sulla stessa linea, l´avvocato Marco Paggi dell´Associazione
studi giuridici sull´immigrazione: «Non c´è nessuno dubbio. E´ un reato a
condotta permanente, dunque riguarda anche chi sta già qui, badanti o
muratori». Calciatori compresi.
La legge vale anche per loro: un giovane calciatore extracomunitario deve
infatti avere un permesso di soggiorno, legato al suo settore giovanile,
oltre al lavoro o allo studio. E superati i 19 anni, gli serve il
contratto da professionista. Solo sessanta stranieri mai tesserati nel
loro Paese finora ce l´hanno fatta: oggi giocano nei club dalla A alla C.
Per tutti gli altri, si sta per aprire una terra di nessuno.
Annuncio di Borghezio. Il coordinatore Bastoni recluta ex guardie giurate.
"Le pagliacciate le lasciamo ai balilla"
Ronde, pronti mille volontari leghisti
"Puntiamo sui giovani, pattugliamenti nei quartieri degli immigrati"
ANDREA MONTANARI
MILANO - Oltre mille volontari leghisti sono già pronti a partecipare alle
ronde introdotte dal ddl sicurezza appena approvato definitivamente dal
Senato. L´annuncio è dell´europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio,
che nel 1998 fondò i Volontari verdi, nati dopo lo scioglimento delle
Camicie verdi, volute da Umberto Bossi come struttura parallela alla Lega
Nord. «Le prime ronde inizieranno da settembre a Milano, dove la sicurezza
è ancora un problema», conferma il coordinatore nazionale Max Bastoni. Lo
stesso che fece scandalo nel 2001 quando per candidarsi alle elezioni
comunali usò lo slogan: «Bastoni contro gli immigrati». Adesivi con la
scritta: «Difendi i tuoi diritti con Bastoni» e foto in cui compariva con
un mucchio di mazze da baseball in bella vista. Già allora il suo
programma prevedeva la chiusura dei campi rom, della moschea di viale
Jenner e dei centri sociali. Si definisce un «preveggente», ora che la
clandestinità è un reato. «Cinquanta dei nostri volontari pattuglieranno
soprattutto le zone della città a più alta densità di immigrati - aggiunge
- Ma prima di entrare in azione aspettiamo la pubblicazione dei decreti
attuativi. Vogliamo fare le cose in regola. Le pagliacciate le lasciamo ai
balilla». Un chiaro riferimento alle ronde "nere" promosse dall´ex missino
Gaetano Saya. «Noi puntiamo sui giovani, ma stiamo reclutando anche molte
ex guardie giurate». Dopo il tradizionale raduno di Pontida - confermano i
dirigenti dell´associazione - le adesioni sono arrivate in massa. Dalla
Lombardia come dal Veneto, soprattutto dalla zona di San Donà di Piave.
Perfino dalla Toscana. I volontari "verdi" si potranno riconoscere solo
dalla fascia verde al braccio con la doppia v. Unica "arma" in dotazione,
il telefono cellulare. Per chiedere l´intervento delle forze dell´ordine
in caso di necessità. Saranno divisi in gruppi da cinque a dieci persone.
«Il nostro è un autentico esercito di pace e democrazia - tiene a
precisare il leghista Mario Borghezio - Ho già provveduto perché preparino
le liste dei volontari da sottoporre alle prefetture in tutte le città e i
paesi dove sono già operative. Sono patrioti padani che daranno prova di
civismo impegnandosi per la sicurezza di tutti, compresi gli stranieri
regolari e nell´aiuto doveroso alle nostre forse armate e dell´ordine». Il
coordinatore nazionale Bastoni, però, insiste: «Esercito e blue berets non
bastano. Non ce l´abbiamo con gli immigrati, ma se queste persone sono qui
non è certo perché li abbiamo voluti noi. Lo diremmo anche degli svedesi
se avessero invaso interi quartieri di Milano. La nostra è un´associazione
pacifica, ma basta girare la città per vedere che la gravità della
situazione».
Sicurezza, la Lega attacca la Chiesa La Cei: "Non basta l´ordine pubblico"
Ma il Vaticano: "Nessuna critica al ddl del governo"
Maroni: solita liturgia. Bossi: nella Santa Sede i clandestini non
entrano...
ALBERTO CUSTODERO
ROMA - È ancora scontro fra governo da una parte, gerarchie ecclesiastiche
e opposizione dall´altra, sul ddl sicurezza approvato definitivamente
l´altro ieri dal Senato la cui firma del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano pare non arrivi prima della conclusione del G8
dell´Aquila. Alle accuse di monsignor Agostino Marchetto - segretario del
Pontifico consiglio dei migranti - secondo cui il pacchetto «porterà solo
dolore», il ministro dell´Interno Roberto Maroni replica dicendo «è la
solita liturgia». Quest´espressione provoca la reazione di Rosy Bindi:
«Vuol dire che il ministro non sa di cosa parla». In serata Maroni a
Repubblica dice: «Ma io ho detto litania».
«In ogni modo chi ha criticato il pacchetto - aggiunge il titolare del
Viminale - o non ha letto queste norme oppure dovrebbe ripensare alle sue
critiche». A dar mano forte al ministro interviene Umberto Bossi: ««Il
Vaticano ha i suoi problemi e in Vaticano è vietato far entrare i
clandestini. E Marchetto è solo un prete, uno dei tanti». Al coro di
critiche sollevate dal suo giudizio sulla legge anti-clandestini,
monsignor Marchetto risponde secco: «Un arcivescovo quando pensa di aver
fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano
dietro».
Sul caso interviene pure il portavoce della Santa Sede, padre Federico
Lombardi, per chiarire che «dal Vaticano in quanto tale non c´è stata
alcuna presa di posizione ufficiale sull´argomento». Sulla precisazione di
padre Lombardi, il centrodestra esulta. Parte il ministro della Difesa
Ignazio La Russa, secondo cui «scambiare monsignor Marchetto per il
Vaticano è un peccato da confessare in chiesa». Lo segue il ministro per
le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi: «Ora - dice - sono smentiti quanti
hanno cercato di strumentalizzare il Vaticano a fini meramente politici,
attraverso false ricostruzioni».
Ma quando ormai fra esecutivo e gerarchie ecclesiastiche sembrava pace
fatta, a riaccendere la tensione è la Conferenza episcopale italiana,
scesa in campo con un´altra dura critica al ddl sicurezza. Per il
direttore dell´Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei,
don Domenico Pompili, «di fronte al fenomeno complesso dell´immigrazione,
è evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico
- che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti
e doveri - risulta insufficiente».
Mentre la maggioranza di governo si schiera compatta per difendere il
ministro dell´Interno dalle critiche delle gerarchie ecclesiastiche («Non
c´è nulla di cristiano nel lasciare la gente sotto i ponti o a vendere
droga», dice Maurizio Gasparri, presidente senatori pdl), i cattolici
impegnati nelle organizzazioni di solidarietà verso gli immigrati, dai
salesiani ai gesuiti, sono tutti indignati. L´organizzazione cattolica
"Pax Christi", definendo il ddl sicurezza «una bestemmie civile e
cristiana», esorta, in una nota, ad una «insurrezione non violenta». Don
Domenico Ricca, presidente della Federazione "Scs-Cnos-Salesiani per il
sociale", sostiene che il ddl provoca un «danno simbolico perché si vanno
a rinsaldare le paure e le fobie che tanti hanno sugli stranieri. E un
danno reale quando si scopriranno tutte le implicanze pratiche e gli
ostacoli di natura burocratica».
Contro il ddl sicurezza si schiera ancora l´opposizione. Leoluca Orlando,
dell´Idv, parla di «legge inumana e anticristiana». Il vicepresidente del
gruppo pd alla Camera, Gianclaudio Bressa, lamenta che «ponendo la fiducia
ci è stato impedito di votare a favore delle parti che condividevamo e
contro quelle che consideriamo xenofobe, pericolose e inutili come quelle
sugli immigrati e sul reato di clandestinità». Al centrosinistra ribatte
ancora il titolare del Viminale. Maroni: «Dispiace solo che per motivi
politici e di pregiudizio ideologico l´opposizione abbia criticato il
pacchetto e deciso di contrastarlo».
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
http://versose.altervista.org/
Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
video e link su
http://www.reset-italia.net/2009/07/03/il-respiro-della-terra-e-il-rutto-del-g8/
Il Respiro della Terra e il Rutto del G8
Sabato 4 luglio 2009, è notte bianca in molte città italiane, compreso
il paese in cui risiedo: saranno in molte e molti a Vicenza ” migliaia
di donne e uomini che abbandonano il divano, spengono il televisore e si
ritrovano sotto un tendone…la comunità dei pazzi NoDalMolin torna in
piazza”
Notizia attuale anche quella che per un’altra forte scossa a L’Aquila,
la gente è scesa in strada, esasperata e disperata.
L’altra news è che salgono a 22 le vittime a Viareggio. L’ultima è una
donna a cui erano morti già i suoi due bambini. Intanto la GATX Rail
Europe, società del Gruppo statunitense GATX Corporation che noleggia
carri cisterna ferroviari tra i quali quelli coinvolti nel disastro di
Viareggio, si è vista di fatto sospendere l’ utilizzo dei suoi vagoni
in Italia: “Anche se riteniamo non ci siano elementi che giustifichino
tale misura, con spirito di cooperazione lavoreremo con FS”.
Visitando il sito ufficiale del G8 2009 si legge: “Presentando il
programma del G8 in una conferenza stampa sulla Nave Fantasia, insieme
al Commissario Delegato per il G8 Guido Bertolaso, il Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ha sottolineato lo storico coinvolgimento
dei Paesi emergenti..dovete avere fiducia…Nel corso della conferenza
stampa il Presidente del Consiglio si è soffermato anche sul programma
delle first lady che accompagneranno all’Aquila i leader del mondo. Dopo
la visita “romana” al Campidoglio e ai Musei Capitolini, le first lady
andranno nel centro dell’Aquila colpito dal terremoto e incontreranno la
popolazione abruzzese, per concludere il programma a Roma con la
partecipazione ad un convegno della Fao…In chiusura il Presidente del
Consiglio ha illustrato i lavori di ampliamento dell’Aeroporto dei
Parchi di Preturo, dove atterreranno i leader del G8 e quelli realizzati
all’interno della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza di Coppito,
dove si svolgerà il Vertice. Il Commissario Delegato per il G8, Guido
Bertolaso, ha annunciato che le strutture dove alloggeranno le
delegazioni dopo il Summit saranno destinate a ospitare temporaneamente
le persone che hanno perso la casa a causa del terremoto”.
Commenti? Uno tra tanti :il G8 low coast, “costa più dell’intero
bilancio che l’Italia dedica alla lotta contro la povertà” – denuncia
Flavio Lotti – quest’anno dal governo italiano per lottare contro la
morte per fame e la miseria nel mondo, 400 milioni di euro contro i
miseri 321,8 milioni stanziati quest’anno dal governo italiano per
lottare contro la morte per fame e la miseria nel mondo.
La tragedia di certi incontri, su luoghi di sciagure terrestri ed umane,
ad opera di altrettante mani reali , mi porta una volta ancora a dare
voce a una “signora nessuno”.
E’ il diario di una domenica di giugno all’ Aquila, Margherita da
Taranto, ce lo consegna: staffetta per il respiro della Terra.
Tra una settimana esatta il 10 luglio 2009, ci attendono a partire dalle
ore 14 alla stazione di Paganica. Chiedono la partecipazione delle
donne, degli uomini… cominciamo almeno a diffondere, affinchè le parole
viaggino, nomadi e senza confine, come la Videoinchiesta sul terremoto
in Abruzzo, contro la speculazione, per la ricostruzione, contro il G8,
auto-organizzata che invio alla vostra attenzione.
La Terra trema e respira…non c’è nessuna Nave Fantasia che tenga e
trattenga.
Vi saluto come farà il 4 luglio a Capranica la Fantomatik Orchestra ,
sulla strada…
Doriana Goracci
p.s.IL GSOTT8 E’ ONLINE
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Domenica 14 giugno a L’Aquila… Sembra di entrare in una zona di guerra
perché subito la città appare
ipercontrollata. La presenza dei militari fa impressione al pari delle
distruzioni e dei crolli. Ci sono militari di ogni genere e tipo, dagli
alpini, alla Guardia di finanza, all’esercito, ai poliziotti, ecc. Tanti
posti di blocco/presidi
ad incroci di strade, che non hanno una loro giustificazione. Gli unici
che lavorano sono i vigili del fuoco. Gli altri, anche per il fatto che
non fanno niente, se non imporre la loro inaccettabile presenza
asfissiante, esagerata, non si capisce perchè stanno lì per ore a
presidiare i campi, le strade, se non per il fatto stesso di mostrare
una presenza dello Stato solo militare/repressiva, di mostrare il potere
dello Stato sulla gente. A fronte del dramma della gente lo Stato deve
imporre il suo “Ordine”. Un giovane con cui abbiamo parlato, diceva come
ci si sente controllati/spiati anche quando stai parlando, come se già
il fatto di parlare in più persone diventa di per sé sospetto. In tutta
la zona interessata dal terremoto, ci sono attualmente almeno 170 campi
“ufficiali”. Poi ce ne sono tanti altri mini che sono sorti
spontaneamente vicino alla proprie abitazioni crollate o danneggiate.
Chiaramente non tutti i campi sono uguali. Per esempio: L’Italtel è il
terzo campo per grandezza, ma anche uno dei peggiori. Qui si sono
verificati gli episodi della carne avariata e del tizio che andava
tranquillamente in giro con la svastica.
Il campo di S. Stefano raccoglie prevalentemente gente della piccola/
media borghesia; a Coppito c’è un campo gestito dalla Cgil e qui vi è
più libertà e un clima più tranquillo e aperto. Qui abbiamo mangiato
alla mensa del campo senza problemi, anzi uno dei giovani che stava
all’ingresso del campo ci ha invitato a restare a mangiare; in altri
campi non si può entrare o uscire senza tessera.
Poggio Picenze è invece gestito dai fascisti di Casa Pound. Ecc. Per come
sono dislocati i campi la gente se non ha la macchina può difficilmente
muoversi, potrebbe chiamare un numero verde per far arrivare un bus, ma
si dice che è meglio non averne bisogno. Questo chiaramente aumenta il
peso della situazione da ‘campi di concentramento’ che si vive nella
maggiorparte dei campi. Per fare qualcosa di diverso, una famiglia, che
abbiamo incontrato, si stava
facendo un giro in macchina nella zona in cui stanno costruendo le nuove
strade per il G8, “per far vedere un pò ai bambini…”. L’inchiesta che ha
iniziato Luigia (per una rete di soccorso popolare) attraverso il
questionario, è partita durante la manifestazione nel centro storico. Vi
stanno rispondendo giovani, donne, lavoratori, disoccupati. Finora, in
poco tempo e in situazioni non certo tranquille, sono stati riempiti
decine di questionari, un risultato molto buono, tenuto conto anche,
come è inevitabile, che il questionario non viene riempito semplicemente
lasciandolo alle persone, ma compilandolo insieme. Aspetti positivi sono
che la maggiorparte di chi lo ha compilato ha lasciato dei riferimenti
per essere rintracciabile e ha dichiarato la propria disponibilità ad
impegnarsi. Per il G8 vengono già imposte direttive. Per la gente dei
campi della “zona rossa” nei tre giorni del vertice sarà impossibile
anche
andare a lavorare se non dopo controlli in entrata e uscita e le persone
dovrebbero andare in giro anche con dei ‘braccialetti’ identificativi.
Ad abitanti di una casa che per sua sventura si trova proprio nella
‘zona rossa’, non potendo essere “spostata” è stato già detto che o si
trasferiscono nei tre giorni o dovranno stare con le finestre chiuse e
avere sul proprio tetto fissi due cecchini. Si parla di sicurezza, di
abitazioni pericolanti, ma i tanti voli degli aerei che sorvoleranno
L’Aquila durante il G8 rischiano con le loro vibrazioni di aumentare
ulteriormente i danni di abitazioni.
In fretta e furia stanno facendo eseguire i lavori per il G8 di
ampliamento dell’aeroporto e di allargamento o costruzione ex novo di
strade dall’Aeroporto di Preturo alla Scuola della Guardia di Finanza in
Coppito, dove si terrà il vertice, imponendo espropri di terreni
agricoli. Si tratta di una violenza del territorio, una violazione
inaccettabile per una zona che ha già subito un trasfigurazione della
propria struttura. L’aeroporto finora era un piccolo spazio per aerei di
piccole dimensioni o elicotteri, ora dovrà, invece, essere forzatamente
allargato per l’atterraggio e il decollo di grandi aerei. Le strade
erano strade di campagna o di frazione, ora dovranno forzatamente
diventare lunghe e grandi strade per il passaggio di mega macchine,
blindati, ecc., portando ad uno stravolgimento anche futuro del
territorio.
I lavori vengono fatti da ditte fuori de L’Aquila e con lavoratori
portati anch’essi da fuori (il G8 non sta rappresentando neanche
possibilità di ripresa del lavoro per operai forzatamente disoccupati
per il terremoto). Le condizioni di lavoro degli operai impegnati nei
lavori del G8 sono all’insegna del massimo lavoro nel minor tempo
possibile e col minimo costo. Gli operai edili con cui abbiamo parlato,
da quando hanno iniziato i lavori di ampliamento stradale non hanno mai
fatto un riposo settimanale, fanno ogni giorno 12 o più ore di lavoro,
vi lavorano anche degli immigrati (che qui vanno bene, perché vuol dire
riduzione dei costi del lavoro). Mentre per la ricostruzione i tempi si
allungano giorno dopo giorno, per il G8 i lavori si fanno in poche
settimane. E mentre questi lavori vengono assunti direttamente dallo
Stato, per la ricostruzione delle case dei terremotati -come si capisce
chiaramente dal decreto del governo- lo Stato se ne laverà le mani,
privatizzando e parcellizzando la ricostruzione. La linea prevalente
sarà infatti l’assegnazione di fondi (pochi e legati fondamentalmente
alla speranza di lotterie, bonus) direttamente a chi ha avuto
distruzioni dal terremoto per la prima casa, e queste persone dovranno
provvedere da sé a trovare la ditta e a fare i lavori.
Una linea scellerata e assurda: in questa maniera non c’è un piano
organico di ricostruzione; dati i pochi soldi assegnati vi sarà una
naturale tendenza a ridurre i costi, con una concorrenza tra le ditte
che poi scaricheranno il massimo ribasso sui loro operai; si attuerà una
disparità tra chi ha le possibilità economiche di integrare i fondi
del governo e chi no. Parlando con un dirigente della Cgil de L’Aquila, è
venuto fuori che questa linea non viene realmente contrastata dal
sindacato, anzi. A fronte della domanda se il sindacato sta ponendo il
problema
dell’impiego retribuito degli operai edili attualmente senza lavoro nella
ricostruzione, o se piuttosto c’è il rischio che questi lavori passino
sulla testa dei lavoratori aquilani, il dirigente della Cgil ha risposto
che, grazie al fatto che ogni famiglia potrà chiamarsi direttamente la
ditta per fare i lavori nella propria abitazione, questo inevitabilmente
favorirà le ditte abruzzesi che occuperanno, a loro volta, operai
abruzzesi… Della serie che la speranza di lavoro è
legata a quando e se le famiglie potranno ricostruire/riparare le loro
abitazioni.
Alla fine della giornata di domenica, siamo andati dove vive Carla (a cui
è morta la madre e la sorella per il terremoto). Ora Carla vive in una
roulotte che sta sul terreno antistante la casa in cui abitava in
affitto. Il suo compagno mi ha fatto entrare in questa casa. Al di là di
lesioni rilevanti nei muri, erano soprattutto impressionante i soffitti
delle stanze. Era come se fossero stati tagliati di netto per tutto il
loro perimetro e come se fossero solo appoggiati sulle pareti (come dei
coperchi)! All’interno era stato lasciato tutto come quella notte del 6
aprile, in cui erano scappati dalle finestre: mobili spostati, caduti,
tutti gli oggetti per terra, rotti. Tra questi… un orologio a cui
cadendo è saltata la pila e che segna esattamente le 3,32…
Margherita MFPR Taranto
http://www.reset-italia.net/2009/07/03/il-diritto-di-leggere-ed-esistere-a-gaza/
video e link
Una lettera, un comunicato e un appello, il tema è lo stesso,
drammaticamente da decenni, ma peggiora, anche per chi esprime e si
attiva con la solidarietà: Gaza.
La lettera è stata inviata al Manifesto e Repubblica, non so se
l’abbiano pubblicata, nella stessa Luisa di Gaetano proponeva di
“inondare le redazioni dei giornali di lettere analoghe per reclamare
trasparenza di notizie”.
Poi segue il comunicato stampa e la petizione di Ship to Gaza, tradotto
da Mariano Mingarelli, da cui si apprende che “Martedí la flotta
israeliana,senza aver ricevuto la minima provocazione ed in modo
totalmente illegale , utilizzando una nave cannoniera, ha minacciato ed
abbordato una nave civile sulle acque internazionali che era diretta
verso Gaza con aiuti e 21 passeggeri di 11 paesi diversi. A bordo
c’erano tra gli altri il premio Nobel per la Pace Maired Maguire e l Ex
membro del Congresso Cynthia Mc Kinney, ambedue degli Stati Uniti”.
Infine “un atto di solidarietà e di resistenza al blocco israeliano a
Gaza che nega l’istruzione ai palestinesi. Secondo l’UNWRA, l’assedio
impedisce che l’inchiostro, la carta e altri materiali per
l’apprendimento entrino in Gaza”.
Se ce l’avrete fatta fino in fondo, troverete l’ultimo post di Vittorio
Arrigoni con un video “How To Kill A Dead Man (Israel as a Terrorist
State)”, e nella sua conclusione, come solito “Tifate per i miei
compagni, per i diritti umani, per Restare Umani.
Posso solo aggiungere per il diritto di leggere ed esistere, anche a
Gaza. Siamo ostinati.
Doriana Goracci
*Mentre la Spirit, nave de movimento Free Gaza, navigava in acque
internazionali destinazione il porto di Gaza è stata circondata da navi
da guerra israeliane, disabilitati i sistemi di navigazione. A 40 miglia
dalla costa è stata obbligata a dirigersi verso un porto
israeliano.Tutto l’equipaggio è stato sequestrato. La nave portava
farmaci e giocattoli.La nave non ha mai navigato in acque territoriali
israeliane. Il comportamento dell’esercito israeliano è fuori legge. Se
le navi da guerra dell’Iran agissero come quelle di Israele, quanti
articoli a titoli cubitali verrebbero scritti? Non è polemica ma
semplice constatazione. Distinti Saluti, luisa di gaetano*
Comunicato stampa 2009-06-30
DaShip to Gaza
www.shiptogaza.se
Israele si dedica alla pirateria
Dov’è la UE? Dov’è l’ONU? Perché tace il ministro degli Esteri Carl Bildt?
Martedí la flotta israeliana,senza aver ricevuto la minima provocazione
ed in modo totalmente illegale , utilizzando una nave cannoniera, ha
minacciato ed abbordato una nave civile sulle acque internazionali che
era diretta verso Gaza con aiuti e 21 passeggeri di 11 paesi diversi. A
bordo c’erano tra gli altri il premio Nobel per la Pace Maired Maguire e
l
Ex membro del Congresso Cynthia Mc Kinney, ambedue degli Stati Uniti. La
nave era salpata dalla città portuale di Cipro Larnaca con aiuto
umanitario sotto forma di medicine, giocattoli, materiale di costruzione
e alberi di ulivo. Prima della partenza la nave era stata ispezionata ed
era stato dato il consenso dalle autorità cipriote. Malgrado questo la
nave è stata abbordata ed i passeggeri sequestrati benché non fossero
diretti né stessero traversando il territorio israeliano. Si tratta di
una chiara infrazione contro il diritto internazionale.
”Questo è assolutamente inaccettabile e si deve considerare un atto di
pirateria”, dichiara Dror Feiler, presidente dell’associazione European
Jews for a just peace e attivo nell’associazione Ship to Gaza. Ship to
Gaza sta pianificando, con l’aiuto dei movimenti popolari svedesi,
un’azione analoga con una nave di maggiori dimensioni che consegnerà
aiuti alla popolazione isolata e bisognosa di aiuto di Gaza. Martedï
alcuni dei rappresentanti dell’associazione, tra i quali il professor
Mattias Gardell dell’Università di Uppsala e Dror Feiler avevano
presentato questo progetto al congiunto di politici riuniti a Visby
durante la settimana di Almedalen.
Noi di Ship to Gaza chiediamo che il governo svedese agisca in modo
vigoroso nella UE e nell’ONU per garantire che Israele rispetti il
diritto internazionale e smetta la sua attività di pirateria. La crisi
acuta di Gaza è stata creata per motivi politici. Mediante il suo blocco
illegale Israele ostacola l’aiuto della comunità internazionale.
Persone di contatto per Ship to Gaza: Dror Feiler Dr Stellan Vinthagen
dror@...stellan.vinthagen@...
Domanda il rilascio di Cynthia McKinney, dello Spirito di Umanità, di
tutti gli operatori ausiliari e degli approvvigionamenti, ORA! La notte
scorsa, le Forze di Occupazione Israeliane hanno attaccato e poi sono
saliti a bordo della imbarcazione del Movimento di Gaza Libera, lo
“Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti per i diritti umani
provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel Mairead Maguire e
l’ex parlamentare del Congresso U.S. Cynthia McKinney. I passeggeri e
l’equipaggio sono stati trascinati a forza in Israele. La confisca delle
forniture umanitarie e il trasferimento forzato degli operatori per i
diritti umani è un ATTO DI PIRATERIA, un crimine, secondo la legge
internazionale. Quando l’imbarcazione è stata attaccata, essa non si
trovava in acque israeliane e stava svolgendo una missione di carattere
umanitario per Gaza. L’attacco israeliano, deliberato e premeditato, di
un battello disarmato in acque internazionali è una lampante violazione
del diritto internazionale.
Il governo U.S. e la corporazione dei mezzi di informazione hanno
ampiamente ignorato o nascosto questo fatto a causa del razzismo nei
confronti di Cynthia McKinney e del popolo palestinese. Spetta a noi
farci sentire.
Secondo un comunicato rilasciato ieri dal Comitato Internazionale della
Croce Rossa, i palestinesi che vivono a Gaza sono “prigionieri della
disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui case furono distrutte
nel passato durante il massacro israeliano di dicembre/gennaio sono
ancora senza riparo nonostante le promesse di aiuti per quasi 4,5
miliardi di dollari, perché Israele si rifiuta di permettere l’ingresso
nella Striscia di Gaza di cemento e di altro materiale per le
costruzioni. Il rapporto fa notare anche che gli ospedali hanno
difficoltà nel soddisfare le necessità dei loro pazienti per
l’interruzione delle forniture sanitarie da parte di Israele.
Questa azione terroristica messa in atto dall’esercito di occupazione
israeliano nei confronti di un’imbarcazione disarmata è un evidente
tentativo di far rifuggire la gente dalla possibilità di dimostrare
solidarietà al popolo di Gaza. Dobbiamo agire ora! Si riporta qui come
si può essere di aiuto:
1) Sottoscrivi la petizione via internet -
http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
2) Fatti sentire – invia questo messaggio nelle tue mailing list,
inoltralo via Facebook&Myspace, etc……
3) Scendi in strada! Organizza delle proteste locali di emergenza in
solidarietà con il popolo di Gaza e per richiedere il rilascio di tutti
quelli che sono stati rapiti dalle forze di occupazione israeliane
4) Sostieni la carovana in aiuto di Gaza! Oltre all’attuale progetto di
Free Gaza , un’altra carovana di aiuti ,Viva Palestina, partirà dagli
U.S. il prossimo 4 luglio guidata dal parlamentare britannico Gorge
Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam, Ron Kovic, costituita
da centinaia di persone provenienti dagli Stati Uniti.
5) Telefona ai mezzi di informazione. La corporazione dei mezzi di
informazione degli U.S. ha completamente ignorato o tenuto nascosto
quanto accaduto a causa del razzismo nei confronti di Cynthia McKinney e
del popolo palestinese. Telefona ai mezzi di informazione – insisti
perché non occultino questo atto criminale compiuto dall’esercito di
occupazione israeliano.
Petizione: [la versione originale è ovviamente in inglese. Sotto viene
riportata la traduzione in italiano]
Sottoscrivila via internet all’indirizzo:
http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
Al Presidente, Barak Obama, alla Segretaria di Stato, Hillary Clinton, al
Vice-Presidente, Joe Biden, ai leader del Congresso, al Presidente
dell’Assemblea Generale delle U.N. d’Escoto-Brockman, al Segretario
Generale delle U.N. Ban, ai membri del Consigli di Sicurezza delle U.N.,
al Presidente, Primo Ministro, ai leader del Consiglio dei Ministri e
dell’Opposizione di Israele.
cc: ai Rappresentanti dei mezzi di informazione principali, alla Croce
Rossa Internazionale
CHE VENGA RILASCIATO IMMEDIATAMENTE LO “SPIRIT OF HUMANITY” CON TUTTI I
SUOI PASSEGGERI E SIA PERMESSO LORO DI PORTARE A TERMINE LA MISSIONE
UMANITARIA A GAZA! CHE CESSI SUBITO L’ASSEDIO DI GAZA!
Sono indignato per le azioni compiute dall’esercito di occupazione
israeliano in quanto ha assalito ed ha abbordato l’imbarcazione del
“Free Gaza Movement”, lo “Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti
per i diritti umani provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel
Mairead Maguire e l’ex deputato al Congresso degli U.S. Cynthia
McKinney, trascinando passeggeri ed equipaggio a forza in Israele. Oltre
a ciò sono indignato del fatto che Israele abbia sequestrato tonnellate
di medicine, così come giocattoli ed alberi di ulivo che erano
sull’imbarcazione.
Richiedo che l’imbarcazione, i passeggeri e l’equipaggio siano
immediatamente rilasciati e che sia permesso loro di proseguire per
portare a termine la loro missione di aiuto umanitario a Gaza. Come ha
detto l’ex rappresentante al Congresso U.S. e Candidata Presidenziale
nel 2008 Cynthia McKinney, “Ciò che è avvenuto è una violazione
oltraggiosa del diritto internazionale. La nostra imbarcazione non era
nelle acque israeliane e noi eravamo una missione di diritto umanitario
che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza . Il Presidente Barak
Obama aveva appena detto ad Israele di fare entrare materiale di tipo
umanitario e per la ricostruzione, e proprio questo era ciò che noi
cercavamo di fare. Noi chiediamo alla comunità internazionale di
richiedere il nostro rilascio in modo tale da poter riprendere il nostro
viaggio.” Secondo una relazione del Comitato Internazionale della Croce
Rossa rilasciata il 29 giugno, i palestinesi residenti a Gaza sono
“prigionieri della disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui
case vennero distrutte tempo fa durante il massacro israeliano di
dicembre/gennaio se ne stanno ancora senza alcun riparo nonostante le
promesse di aiuti per quasi 4,5 miliardi di dollari, perché Israele si
rifiuta di far entrare nella Striscia di Gaza cemento e altro materiale
da costruzione. Il comunicato riferisce anche che gli ospedali hanno
difficoltà a soddisfare le necessità dei loro pazienti a causa
dell’interruzione da parte di Israele dei rifornimenti sanitari. “Il
materiale che stavamo portando rappresenta un simbolo di speranza per il
popolo di Gaza, speranza che la via marittima possa venire aperta per
loro e che loro possano trasportare i loro stessi materiali per
cominciare a ricostruire scuole, ospedali e le migliaia di case che sono
state distrutte durante l’offensiva “Piombo fuso”. la nostra missione è
un segno rivolto al popolo di Gaza per dire che noi ci sentiamo vicini a
loro e che loro non sono soli” ha detto la compagna di viaggio Mairead
Maguire, vincitrice del Premio Nobel per la Pace per il lavoro da lei
fatto nell’Irlanda del Nord. Poco prima di essere sequestrati dagli
israeliani, Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza Movement e
co-coordinatore della delegazione in questo viaggio, aveva precisato
che: “Nessuno avrebbe la possibilità di credere che il nostro piccolo
battello costituisca una minaccia per Israele. Noi trasportiamo
materiale sanitario e per la ricostruzione e giocattoli per bambini. I
nostri passeggeri comprendono un premio Nobel per la Pace e un ex
rappresentante del Congresso U.S.. Il nostro battello era stato
ispezionato e aveva ottenuto un’ autorizzazione per la sicurezza da
parte delle Autorità del porto cipriota dal quale siamo partiti e mai in
nessun momento noi ci siamo avvicinati alle acque israeliane.” Arraf ha
proseguito,”L’attacco israeliano deliberato e premeditato al nostro
battello disarmato è una evidente violazione del diritto internazionale
e noi chiediamo il nostro rilascio immediato ed incondizionato.”
Io richiedo che l’Amministrazione Obama agisca immediatamente per
protestare contro la violazione del diritto internazionale, per ottenere
il rilascio dell’imbarcazione e di coloro che sono stati sequestrati, la
cui lista è riportata in fondo, per garantire l’accesso a Gaza di
missioni di sostegno umanitario come quella dello “Spirit of Humanity” e
della missione di aiuto umanitario “Viva Palestina” in arrivo guidata
dal parlamentare britannico Gorge Galloway e dal veterano della guerra
del Viet Nam Ron Kovic alla quale partecipano centinaia di cittadini
provenienti dagli Stati Uniti. La missione Viva Palestina è in programma
che il 4 luglio parta da New York City diretta a Gaza. Inoltre chiedo
all’Amministrazione Obama che operi immediatamente per far finire
immediatamente il brutale assedio, il blocco e l’occupazione di Gaza.
Vengano rilasciati ORA lo Spirit of Humanity , tutti i seguenti
attivisti per i diritti umani e l’equipaggio: [SEGUE L'ELENCO DELLE
PERSONE SEQUESTRATE]
(traduzione di mariano mingarelli)
________________________________________________________________________________\
_____________
“L’istruzione è un diritto. Eppure, nel corso della storia, le società
hanno usato l’accesso all’istruzione come arma di oppressione. Noi ci
rifiutiamo di lasciare che Israele blocchi il desiderio di sapere dei
nostri studenti.
Accogliamo l’opportunità di lavorare con Free Gaza e altri per rompere
l’assedio contro la più grande risorsa del nostro popolo”. — Dr. Haidar
Eid, professore presso l’Università di Al-Aqsa
Informazioni sulla campagna
In collaborazione con l’Università di Al-Aqsa, il Free Gaza Movement
lancia la campagna “Il diritto di leggere” che si avvarrà delle navi
Free Gaza per fornire libri e altri materiali fomativi alle università
in tutta la Striscia di Gaza occupata.
Questa non è un azione di carità. Piuttosto si tratta di un atto di
solidarietà e di resistenza al blocco israeliano a Gaza che nega
l’istruzione ai palestinesi. Secondo l’UNWRA, l’assedio impedisce che
l’inchiostro, la carta e altri materiali per l’apprendimento entrino in
Gaza.
La nostra prima spedizione sarà inviata con la flotta Free Gaza ‘Summer
of Hope’ diretto a Gaza a luglio.
Come aiutarci
La nostra campagna invita tutti ad unirsi a noi in questa azione ‘persona
a persona’, contribuendo uno o più libri alla nostra spedizione, come
un’espressione di resistenza contro il blocco. Inoltre, questa campagna
consente alle istituzioni in tutto il mondo di sostenere il ‘diritto
all’istruzione’ dei palestinesi donando copie dei libri universitari,
nuovi o usati, da consegnare tramite il Free Gaza Movement alle
università nella Striscia di Gaza.
È anche possibile dare un contributo economico per l’acquisto dei libri e
per le spese di spedizione a Cipro oppure è possibile inviare libri
nuovi o usati da spedire a Gaza con il prossimo viaggio della nave.
Inoltre, le istituzioni accademiche che sono disposte a dare accesso alla
propria biblioteca online alle università di Gaza, sono pregate di
segnalarcelo.
Contributi economici
http://www.freegaza.org/en/join-in/donate
Donazioni per la campagna ‘Il diritto di leggere’ verranno utilizzati per
acquistare i libri e per coprire le spese di spedizione per i libri che
sono pervenuti al Free Gaza da siti diversi da Cipro. Si prega di
indicare “Right to Read” nel campo commento al fine di garantire che i
fondi vengano utilizzati per questa campagna.
Invio dei libri
La campagna ‘Il diritto di leggere’ accetta tutti i libri nuovi o usati
per la spedizione. Per ordinare i libri (tramite Amazon), si prega di
far riferimento alle liste compilate dalle università di Gaza:
* da Amazon nel Regno Unito: http://tinyurl.com/ktpowg
* da Amazon negli Stati Uniti: http://tinyurl.com/n5t2j4
Per la spedizione, basta indicare nell’ordine l’indirizzo di seguito del
centro di raccolta Free Gaza più vicino:
Cipro:
Free Gaza Movement
Digenthios and Avgousta Court
Nigrid Street 6018 Apt. 203
Larnaca, CYPRUS
Stati Uniti:
Free Gaza US Collection Site
PO Box 5772
Rockville, MD 20855
Per maggiori informazioni
Per ulteriori informazioni riguardanti la campagna ‘Il diritto di
leggere’,
si prega di contattare uno dei seguenti coordinatori:
Dina Kennedy: dkennedy [at] freegaza.org
Darlene Wallach: Darlene [a] freegaza.org
Dal blog di Vittorio Arrigoni
Oggi un edificio danneggiato dai bombardamenti israeliani dello scorso
gennaio, è collassato a Est di Gaza, seppellendo sotto 4 persone, una
delle quali è morta.
Sono 21000 gli edifici distrutti e danneggiati dall’offensiva israeliana
“piombo fuso”, e ancora non si vede ombra di ricostruzione.
Questo per volontà criminale d’Israele che non permette il passaggio di
materiali fondamentali per la ricostruzione come cemento, ferro e vetro.
I miei amici del FGM stanno navigando verso di con alcuni di questi
materiali, oltre a molti attivisti per diritti umani, profughi
palestinesi, un premio nobel per la Pace e parlamentari. Domani li
aspetteremo alle 14 al porto di Gaza city.
Sperando che nella nottata la marina israeliana non si macchi di
pirateria, come quotidianamente fa assalendo i rudimentali pescherecci
palestinesi e impedendo ai pescatori di sopravvivere nel loro legittimo
spazio marino.
Tifate per i miei compagni,
per i diritti umani,
per Restare Umani.
Vittorio Arrigoni
blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/ (Come attivisti per i diritti
umani dell’ISM non percepiamo alcuno stipendio, resistiamo a Gaza grazie
alla generosità di chi ci sostiene e ritiene determinante la nostra
presenza in queste lande insanguinate. Se potete, donate :
GUERRILLAINGAZA@... )
http://www.asca.it/news-G8__IL_GSOTT8_E__ONLINE__CENTINAIA_IN_PIAZZA_IN_SOLIDARI\
ETA__CON_ABRUZZO-843089-ATT-.html
G8: IL GSOTT8 E' ONLINE. CENTINAIA IN PIAZZA IN SOLIDARIETA' CON ABRUZZO
(ASCA) - Roma, 3 lug - ''Siamo qui al Gsott8 perche' ne abbiamo bisogno
noi in Abruzzo. Abbiamo bisogno di raccontare, dal basso, che cosa
succede davvero nei campi, come il G8 ci sta impattando, come le scelte
politiche e di investimenti che sono state prese in questi anni dai
Grandi nei Paesi piu' poveri, seguono le stesse logiche che si stanno
applicando da noi e che ci stanno creando piu' problemi che soluzioni.
Vogliamo capire dai nostri amici di tutto il mondo, che hanno subito le
stesse cose, come le hanno affrontate e superate''. Alfredo Fegatelli,
della Fiom-Cgil de l'Aquila, ha aperto ieri sera a Carbonia in piazza,
nel cuore della Sardegna, con l'applauso commosso di centinaia di
persone, il Gsott8.
Questo evento internazionale, ad una settimana dal G8 abruzzese, ha
portato nella regione mineraria del Sulcis iglesiente oltre 100 esperti
di 70 organizzazioni di circa 40 paesi dei 4 continenti a discutere di
come uscire dalla crisi in una cornice di spettacoli, laboratori,
concerti e degustazioni di prodotti di tutto il mondo. L'iniziativa e'
co-promossa, oltre che da ong, associazioni e sindacati tra cui Mais,
Fair, Arci, Legambiente, Fiom-cgil, e le reti internazionali Friends of
the Earth, Via Campesina, Focus on the Global South, dalle due province
di Carbonia-Iglesias e del Medio Campidano e da tutti i comuni dell'area.
Da un'ora i delegati sono di nuovo al lavoro nella miniera di Monteponi
a confronto su crisi energetica e sostenibilita' ambientale, e via web,
al sito www.gsotto.org e' aperto il canale in diretta dal quale seguire
i lavori, anticipati da un TG online, da una radio-diretta e da piccoli
video che verranno rimbalzati in tutto il mondo da Eurovisione e dal
canale satellitare Taxi channel.
--
Carlo
Forum Sinistra Europea Genova
http://versose.altervista.org/
Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocità
http://notavgenova.altervista.org/
http://www.osservatoriorepressione.org/2009/07/genova-g8-bolzaneto-nessun-risarc\
imento.html
Genova G8: Bolzaneto, Nessun risarcimento ai torturati. La denuncia
degli avvocati
Ai ministri di Giustizia e degli Interni.
Vi scriviamo in qualità di avvocati di parte civile nel processo per i
fatti avvenuti a Genova, nella caserma di Bolzaneto, nelle giornate del
20, 21 e 22 luglio 2001. Con sentenza emessa in data 14 luglio 2008, il
Tribunale di Genova ha condannato 15 imputati, appartenenti alla Polizia
di Stato e all'Amministrazione penitenziaria, a pene tra i cinque mesi e
i cinque anni di reclusione, nonché al risarcimento dei danni in favore
delle costituite parti civili, in solido con i ministeri che voi
rappresentate, liquidando delle provvisionali immediatamente esecutive,
che variano da 2.500 fino ad un massimo di 15.000 euro a seconda della
gravità dei danni subiti. Il Tribunale ha riconosciuto che a Bolzaneto
fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che
vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, individuando tali
trattamenti in molteplici condotte poste in essere dalle forze
dell'ordine contro gli arrestati (dalle posizioni vessatorie che essi
sono stati obbligati ad assumere nel corso della loro permanenza nella
caserma alle ripetute percosse, agli insulti, alle minacce subiti; dallo
spruzzo di sostanze urticanti o irritanti nelle celle alla costrizione a
pronunciare frasi lesive della propria dignità personale o frasi ed inni
al fascismo e al nazismo; dal taglio forzato dei capelli alla
marchiatura sulla guancia con pennarelli colorati). Si tratta di fatti
gravissimi, indegni di uno Stato di diritto, che, non a caso, alcuni
osservatori internazionali hanno definito come una delle più gravi
violazioni dei diritti democratici avvenuta in Europa occidentale dopo
il secondo conflitto mondiale.Ebbene, nonostante tale pronuncia
giudiziaria, i due ministeri condannati si sono rifiutati sinora di
adempiere spontaneamente a quanto deciso dal Tribunale.Tale
incomprensibile atteggiamento di chiusura obbligherà le parti civili ad
intraprendere la faticosa e lunga strada delle procedure esecutive, che
determinerà costi aggiuntivi e conseguenti esborsi economici, dilaterà a
dismisura i tempi nei quali la loro legittima pretesa di ottenere almeno
una parte del risarcimento del danno subìto verrà soddisfatta,
comporterà un ulteriore danno per l'Erario, che si troverà alla fine a
dover sopportare i costi di tali procedure.Poiché pensiamo che le
decisioni giudiziarie vadano sempre e comunque rispettate, tanto più se
riguardano attori istituzionali, che non esistano nell'ordinamento
democratico soggetti che possano permettersi di ignorare una statuizione
penale ad esecutività immediata, vi chiediamo, nell'interesse dei nostri
assistiti, di voler provvedere all'adempimento immediato di quanto
disposto dalla sentenza del Tribunale genovese.
--
Carlo
Forum Sinistra Europea Genova
http://versose.altervista.org/
Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocità
http://notavgenova.altervista.org/
http://www.reset-italia.net/2009/07/02/eccovi-il-pacchetto-sicurezza-perche-parl\
arne-male/
video e link
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Eccovi il Pacchetto Sicurezza: perchè parlarne male?
L’Aula del Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, da
oggi legge dello Stato: si dà il via alla tranquilla e ordinata Estate
Italiana, ordinatamente Mediterranea.
Sia chiaro, a prescindere dal voto, la mano a far passare questa legge,
l’hanno data tutte tutti, anche la cosiddetta opposizione di sinistra e
ci hanno lutamente mangiato sulle disgrazie altrui, Chiesa compresa, da
secoli: inutile presagire dolore, il dolore c’è e profondo,magari poco
cristiano.
Da tempo immemorabile, facciamo passare quello che farebbe schifo anche
alle bestie, senza ribellione alcuna come se succedesse tutto altrove,
da dove siamo.
Ho trascorso l’intera giornata con un amico di 25 anni, Nur, afghano. Lo
conosco grazie a mia figlia e a certe sue frequentazioni, dal 2004,
quando era arrivato in Italia, oggi è un rifugiato politico e chiederà
la cittadinanza tra un anno, a questo accogliente Paese.
Ha ripercorso oggi la sua storia, tra l’Afghanistan, l’Iran, la Turchia,
la Grecia e poi quì: lo voleva fare. E’ solo da quando aveva 10 anni, ha
attraversato montagne e deserti, mari e fiumi, carceri e torture, lavori
di tutti i tipi e oggi non ce l’ha. Ricorda solo la mano di suo padre,
morto ammazzato, ci appoggiò, su quel catafalco di fango, il viso: aveva
4 anni. Fu poi lo sterminio di tutta la famiglia, rivendicazioni
tribali,talebane, disumane…la madre non la ricorda, venne data in sposa
di nuovo, non poteva vivere sola ma rammenta il suo burka.
Potrei raccontarvi anche la storia di Fatma, una curda, vi basti sapere
che perse il suo primo figlio a quasi 9 mesi per la fatica di far
mangiare 12 persone, e lavare e stirare, su e giù per tre piani tenendo
stretti la sera in un pugno del pane e nell’altro delle olive, quante ne
entrano a mano serrata.
E ancora Marcelline, dalla Guinea che finalmente l’ha avuto il coraggio
di dirmi la paura della maledizione per chi non invia denaro al proprio
Paese, anche se c’è arrivata quì con un diploma e un permesso attestato
e infiocchettato dalle suore francesi del suo paese. Anche lei
disoccupata, l’albergo romano ha meno turisti quest’anno e a nulla sono
valse le “visite” alla Regione Lazio, le promesse, le attese, i
chilometri a piedi dalle stazioni alle case dove sollevare dagli affanni
le nostre famiglie.
Campeggiava ieri sullo schermo dell’Aula di Ortopedia alla Sapienza, il
1 luglio 2009, la scritta Tutto succede Altrove, forse un rigo di una
poesia, mi è rimasto impresso. E’ stato un pomeriggio di alluvione
romano con studenti professori e autori, pubblico quasi inesistente per
Mediterranea, Festival Intercontinentale della Letteratura e delle Arti
che presentava Cittadina Poesia, laboratorio di interpretazione del
testo, poesia civile in quello che oggi viene chiamato reading e
Altrove, perchè gli ovini stiano al loro posto, mica siamo caprette
saltellanti.
E allora sappiamo tutto di tutti, attraverso la maledizione della
comunicazione in diretta, che ci trafigge il cuore e stimola i sensi
senza fare un passo. Quattro ore per tornare da Roma a Capranica,50
chilometri, i treni si fermano se piove a Roma…già è tanto che non
prendano fuoco. Non prende più fuoco nenanche la nostra indignazione sul
disservizio totale di ciò che è primario, la casa, la scuola,la sanità,
il lavoro…Ci intrattengono i decoder.
Continua e continua il mio racconto se volete, da tante parti del mondo,
non c’è da volare, da fotografare, da riportare…si può trovare tutto
quello che manca all’informazione, dove siamo, senza spostarci neanche
di pochi metri. Stanno sopra e sotto le nostre abitazioni, fuori e
dentro a farci paura, a seminare terrorismo e disgrazie, rapine e
violenze. Ditemi infine a che servirebbero queste “testimonianze”: a
non far ri-sollevare il morale, a portare storie forti o lacrimevoli?
Beh allora vi dico, che non piangono loro, sono come noi, lo fanno a
tratti e anche se conoscono il “dolore” come tante e tanti nel mondo,
ridono anche e a volte sguaiatamente, fanno sesso, mangiano e dormono,
quando possono. Avranno sempre meno ragioni per farlo domani, loro, ma
credetemi anche noi, che non solo non ci riconosciamo nell’altro ma
neanche vogliamo più conoscere noi stessi, tanto siamo altrove, fuori
dall’ essere umani, malgrado l’amore per l’etnico…
“Perchè parlarne male perchè parlarne?”
Doriana Goracci
Firma l'appello di Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo,
Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio contro il ritorno
delle leggi razziali in Europa.
http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=39\
1094
hasta siempre
Ugo Beiso
Non potendo rafforzare la giustizia si è giustificata la forza B. Pascal
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Ricevo ed inoltro
Doriana Goracci
Dall’Honduras:
cari amici, qui in Honduras non sappiamo come andranno le cose, non
possiamo
comunicare da domenica 28 giugno, hanno interrotto i segnali radio,
Internet,
il telefono, la televisione e l’energia elettrica. Possiamo solo guardare
canali internazionali di film e non di notizie, Cnn e telesur sono
oscurati
come tutti i canali nazionali. Hanno sequestrato sia i ministri e i
governatori
dei dipartimenti, sia i proprietari di televisioni e radio indipendenti.
Siamo
sotto coprifuoco dalle 9 della notte alle 6 della mattina. Il problema è
che
nei notiziari non viene detta tutta la verità. Ci sono parecchie cose non
rivelate. più di ventimila persone si sono trovate sotto il palazzo
presidenziale sperando che la situazione si potesse risolvere, per poter
tornare ad avere l’ ordine costituzionale che c’era in precedenza,
stavamo manifestando pacificamente. Pero lunedì, verso le 14, i militari
e la
polizia ci hanno sgomberato con la forza picchiando e uccidendo molti di
noi.
Io sono salvo per miracolo perchè sono riuscito a convincere i militari e
la
polizia che senza ragione si stavano scagliando contro di noi con i
manganelli
che ero solo di passaggio, ma molti dei miei compagni di lotta sono finiti
all’ospedale di Tegucigalpa. Dopo questo fatto, i manifestanti hanno
iniziato
a saccheggiare vari negozi della capitale.
I manifestanti, donne, bambini, anziani, giovani sono stati trattati come
delinquenti, picchiati e ammazzati come traditori della patria. Io
all’inizio non ero d’accordo con la proposta del presidente per molti
motivi, pero mai avrei immaginato che il popolo non venisse consultato né
informato. È fonte di indignazione per ogni abitante dell’Honduras
prelevare il presidente da casa con la forza e portarlo in un altro
paese,
sequestrare la sua famiglia e altre persone, censurare radio e
televisione
(dove solo si sentono notizie che parlano bene del nuovo governo
illegale), far
comandare un presidente che il popolo non ha scelto, distruggere ciò che
ci ha
messo tanto tempo ad attuarsi e retrocedere di più di 30 anni, e la voce
della
popolazione non ha peso sulle barbarie che si stanno facendo. C’è una
parte della popolazione che è d’accordo con ciò che si sta verificando ma
sono altresì sicuro che queste persone non sono convinte davvero di ciò,
sono
persone non informate che non si rendono conto della gravità degli
avvenimenti
perché in televisione vengono intervistati solo membri dell’oligarchia
dell’Honduras. La nostra speranza si basa su quegli uomini e quelle
donne dell’Honduras che giorno dopo giorno costruiscono la nazione, e
speriamo che tutto si risolva al più presto per tornare alla nostra vita
normale, ma con una visione diversa perché ci siamo resi conto che vedono
L’Honduras come una loro fattoria e noi siamo gli animali che ci vivono
dentro.
NESTOR
MORENO
Ps:
se possibile traducete e diffondete questo messaggio con ogni mezzo,
avete la
mia autorizzazione e usate pure il mio nome perché si sappia che è reale
tutto
ciò che sto vivendo.
(ORIGINALE)
Desde Honduras:
Queridos amigos aquí en Honduras las cosas no sabemos
para donde
van, hemos estado incomunicados desde el domingo 28 de junio, han
cortado las señales de radio, Internet, teléfono, televicion, y la
energía eléctrica. Solo podemos ver canales internacionales de
películas y no de noticias, CNN, y telesur esta cortados, al igual
todas los canales nacionales están intervenidos, han secuestrado a
los ministros y gobernadores de los departamentos, así como dueños
de televisoras independientes y de radios independientes.
También nos tienen en toque de queda de 9 de la noche
a 6 de la
mañana. El problema es que en esos noticieros no dicen toda la
verdad. Hay muchas cosas escondidas. Desde ayer estamos mas de 20
mil personas enfrente de Casa presidencial para que se solucione el
problema y volvamos a un orden constitucional que antes teníamos, y
nos estábamos manifestando de manera pacifica. Pero hoy lunes
alrededor de las 2 de la tarde los militares y policías nos
desalojaron a la fuerza golpeando y matando a muchos de nosotros. Yo
me salve de milagro, porque logre convencer a los militares y
policías que sin ninguna justificación nos golpearon con sus toletes
y , de que solo estaba de pasada, pero muchos de mis compañeros de
lucha han llenando las bartolinas y hospitales de tegucigalpa. Cosa
que hizo que la manifestación ya no fuese pacifica y muchos de los y
las manifestantes saquearon varios negocios de la capital.
Los manifestantes, mujeres, niños, ansianos, jóvenes,
fueron
tratados como delincuentes, golpeados y muertos, como traidores de
la patria. Yo desde el principio no estaba de acuerdo con la
propuesta del presidente, de la tal consulta al pueblo, por muchas
razones, pero nunca porque no pensara que no se le debe de consultar
al pueblo, sino porque no se le informa nada al pueblo. Pero el
hecho de sacar al presidente a la fuerza de su casa, mandarlo a otro
país, secuestrar a su familia y a otras personas, intervenir la
radio y la televicion, (donde solo se pasan noticias que hablen bien
del nuevo e ilegal gobierno), poner un presidente que el pueblo no
ha elegido, desbaratar todo lo que nos ha costado tanto tiempo, y
retroceder mas de 30 años, eso es indignan te para cualquier
hondureño y la consulta al pueblo queda insignificante para la
barbarie que se esta cometiendo.
Existe un poco de la población que esta de acuerdo con
lo que esta
pasando, pero no creo que sean personas que estén cien por ciento de
convencidas; son personas desinformadas y que no se dan cuenta o no
se quieren dar cuenta de la magnitud de lo que esta pasando, ya que
en los medios de comunicación solo se entrevistan a personas de la
oligarquía de Honduras.
Pero nuestra fe esta basada en las personas que son
los verdaderos y
verdaderas hondureñas y hondureños que construyen día a día esta
nación, por eso tenemos esperanza de que todo esto nosotros lo
podemos arreglar y volver a nuestras vidas normales, vidas con una
mirada diferente, porque nos dimos cuenta que tienen a nuestra
Honduras como su finca y nosotros somos los animales de ella.
Nèstor Moreno.
PD, si pueden publiquen esto por todos los medios que
puedan, tienen
mi permiso y usen mi nombre para que sepan que es algo real que vive
un amigo de honduras.
Repubblica Genova
"La Diaz? Non un colpo di testa"
Giuliani e Agnoletto tornano all´attacco "Spiegateci perché chi ha
sbagliato ha fatto carriera"
L´ex portavoce del Genoa Social Forum: il processo porta sul banco degli
imputati anche Scajola
L´interrogativo di Agnoletto e Giuliani "Perché oggi è capo dei servizi
segreti?"
"Non è possibile che, alla Diaz, un centinaio di agenti abbia commesso
reati in serie senza avere le spalle coperte"
Il padre di Carlo: "So bene che in galera non andrà mai nessuno ma è
importante essere arrivati a una richiesta di condanna"
WANDA VALLI
Uno, Vittorio Agnoletto, nel 2001 era eurodeputato di Rifondazione e è
stato il portavoce del Genoa Social Forum, il protagonista politico del G8
dei manifestanti, che ha vissuto la Diaz, i pestaggi di Bolzaneto, e,
prima ancora, i fatti di piazza Alimonda. L´altro Giuliano Giuliani, ex
sindacalista Cgil si è ritrovato in primo piano per la tragedia che lo ha
colpito: la morte, a vent´anni, di suo figlio Carlo, ucciso venerdì
pomeriggio 20 luglio, in piazza Alimonda. Da allora entrambi hanno seguito
tutte le vicende legate al G8, i processi (ma per Carlo non c´è stato),
adesso commentano la richiesta da parte dell´Accusa, in un procedimento
che è una costola di quello della Diaz, di una condanna a due anni, per
istigazione alla falsa testimonianza per l´ex capo della polizia ora al
vertice dei servizi segreti, il prefetto Gianni De Gennaro. E se Giuliano
Giuliani sottolinea che è comunque importante l´essere arrivati a un punto
simile, anche se De Gennaro come gli altri «hanno solo avuto benefici di
carriera», Vittorio Agnoletto, ritiene che l´attuale direttore del Dis, il
Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, proprio per il ruolo che
ricopre «di garante della Costituzione, come capo dei servizi segreti»,
doveva fare un passo indietro. Per lasciare più libero chi deve
giudicarlo. E poi ricorda: per la delicatezza delle questioni che si
incrociano, dal blitz alla Diaz al ruolo operativo degli imputati, il
processo «avrebbe dovuto essere pubblico e non a porte chiuse, con il rito
abbreviato». Mentre ritorna in primo piano il ruolo del governo di allora.
Il ragionamento di Vittorio Agnoletto riparte da quella notte alla Diaz:
«avevamo sempre pensato che non era possibile che, di colpo, un centinaio
di poliziotti commettessero reati di vario tipo, senza una catena di
comando alle loro spalle». Non poteva essere perché il blitz alla Diaz è
avvenuto nella notte, quindi « a freddo», non durante scontri di piazza.
In più per quel blitz, Amnesty International sentenzia che in Italia è
avvenuta «la sospensione della Costituzione, dunque «il processo doveva
essere pubblico per questo e perché ha come imputato una delle maggiori
autorità dello Stato». Agnoletto aggiunge: «Il mio non è un giudizio di
merito sulla persona, su Gianni De Gennaro, che nella sua carriera è stato
protagonista di diverse importanti vicende, il mio è un giudizio su un
fatto storico, il G8 e su un episodio, il blitz alla Diaz». Un giudizio
del tutto negativo per almeno tre ragioni: quei 100 e più poliziotti che
hanno fatto irruzione, pestato e malmenato i ragazzi che dormivano,
portato dentro prove false, «o avevano alle spalle la catena di comando
che li proteggeva, o erano stati garantiti nell´impunità». Perché, se così
non fosse stato «dovremmo pensare che di colpo, sempre quei poliziotti,
siano impazziti». L´altro tassello fondamentale per capire sono le
intercettazioni: «al di là di quella che sarà la decisione del gip, quelle
conversazioni al telefono mettono in evidenza elementi inquietanti,
tolgono ulteriore credibilità all´ex capo della Polizia, lui avrebbe
dovuto fare un passo indietro, proprio perché garante dalla Costituzione
nel suo ruolo attuale e lasciare più liberi i magistrati che devono
giudicare». Infine, questo processo in particolare, ragiona Agnoletto,
«porta sul banco degli imputati l´esecutivo di allora, con il ministro
dell´Interno Scajola che, nella commissione di indagine parlamentare dice
"io non ne sapevo nulla"». E, infine, c´è una constatazione: «tutti quelli
che ora sono imputati, sono stati promossi, quindi hanno il consenso, la
fiducia, della politica». Giuliano Giuliani, intanto, sottolinea
l´importanza di essere arrivati «a una richiesta di condanna, qualunque
sia, per chi è ritenuto uno dei principali responsabili di quanto
accaduto. Non mi interessano gli anni di carcere, né lui né gli altri
andranno mai in galera, resta un interrogativo inquietante: De Gennaro è
il capo dei servizi segreti unificati, è il custode della democrazia
italiana che, da questa vicenda, sembra uscire con nuovi problemi».
Non è certo un capo della Polizia forte quello che deve chiedere a un suo
sottoposto di riferire il falso, ragiona Giuliani, poi allarga il discorso
e arriva all´ex questore di Genova, Francesco Colucci: « se ha mentito,
come sembra, per dar retta al capo, non si capisce perché - o meglio si
capisce benissimo - come mai si è ritrovato a essere uno tra i prefetti
più importanti d´Italia, il numero sette fra tutti, tanto da avere
suscitato le proteste perfino dall´Associazione dei Prefetti che non mi
pare sia esattamente vicina al movimento no global».
--
Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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Coordinamento Genovese contro l'Alta Velocita'
http://notavgenova.altervista.org/
Repubblica genova
Otto anni dopo, il ritorno dei no global sabato dibattito ai giardini di
via Napoli
Otto anni dopo, quali segni ha lasciato il G8 di Genova, oltre alle ferite
della repressione? Il dibattito è aperto. Il movimento no global ha già
convocato il suo "controvertice" nel Sulcis, in Sardegna. E il dibattito,
inevitabilmente, raggiunge anche Genova. Sabato 4 luglio, alle 20.30, ai
giardini di Via Napoli, angolo Via Vesuvio si parlerà di "Crisi della
globalizzazione, diritti e prospettive di cambiamento", con Deborah
Lucchetti, di Fair, Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo
Modello di Sviluppo, Pietro Raitano, direttore della Rivista Altreconomia.
Modererà Laura Guglielmi, direttore di Mentelocale. A seguire musica e
danze popolari con i Romenian Gipsy Band.
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Carlo
Forum per la Sinistra Europea Genova
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