TERAPIA CHELANTE e AVVELENAMENTO DA METALLI PESANTI
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La terapia chelante utilizza delle sostanze chimiche (soprattutto
EDTA) per "chelare", cioè togliere andando a raccogliere all'interno
dell'organismo per mezzo del sangue, le tossine accumulate nelle vene
e nelle arterie (esempio calcio e grassi).
Un ottimo prodotto ad uso orale per la chelazione è Oral Drain di
International Biolife.
La chelazione è un processo che si incontra frequentemente in natura,
durante il quale i metalli inorganici come il ferro, per esempio,
formano complessi con la materia organica.
Negli Stati Uniti è largamente utilizzata. Da oltre 40 anni i medici
vi ricorrono per curare i disturbi cardiovascolari.
E' un un drenaggio forzato dell'organismo. E' una tecnica praticata e
conosciuta nei paesi anglosassoni e in America, in Italia ancora poco
conosciuta.
Risulta molto utile per prevenire ed evitare sopra tutto ictus,
bypass, infarti e malattie arteriosclerotiche.
Sostanza varie, soprattutto EDTA, veicolate dal sangue staccano e
sciolgono i depositi delle sostanze tossiche accumulate in tutto il
corpo per alimentazione e altri comportamenti errati.
Questa terapia si effettua per per fusione venosa lenta, da 1 a 3
volte la settimana e con dosaggi variabili in rapporto alle
caratteristiche della malattia e della normalità o meno della
funzione del rene, dato che il chelato (edta stesso + il metallo
legato all'edta) viene eliminato per il 95-98% attraverso il rene. Il
miglioramento dei disturbi inizia dopo 3-5 perfusioni; si concreta
durante il ciclo di cura 20-30 perfusioni) ed è massimo dopo 3-6 mesi
dalla fine della cura. Il risultato è migliore nei diabetici e quando
il malato ottimizza il proprio stile di vita eliminando i noti
fattori di rischio (obesità, ipertensione, ipercolesterolo e
trigliceridi, abolizione del tabacco, ecc.).
La terapia chelante consiste in un ciclo da venti a trenta fleboclisi
somministrate a giorni alterni o meno frequentemente. Ciascuna
fleboclisi ha una durata media di tre ore e si effettua
ambulatoriamente.Il primo ciclo di terapia può essere seguito
successivamente da cicli meno intensivi.
E' pericolosa? La terapia chelante, se eseguita secondo il
protocollo, non comporta problemi degni di nota. Le gravi
complicazioni renali osservate agli inizi, dovute ai dosaggi non
razionali dell'edta (5 -10 gr al giorno per 15 giorni), hanno ormai
solo valore storico. Dopo 5 anni dalla fine della cura, la mortalità,
negli 800 casi Italiani, è stata del 3,2% per l'aggravamento della
malattia perla quale fu eseguita la terapia chelante.
La terapia chelante se ben eseguita non presenta contro indicazioni
specifiche, ma essendo il prodotto eliminato per via renale
completamente nelle 24 ore, la sua pratica richiede una efficiente
funzionalità renale. E' quindi controindicata nei casi di grave
insufficienza renale, ed anche di quella epatica.
Avvelenamento da metalli pesanti
I metalli pesanti sono i composti più pericolosi e dannosi tra le
sostanze inquinanti. Infatti, penetrano in maniera insidiosa nel
nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, abiti e
trasporti, bloccando l'attività di numerosi complessi enzimatici.
L'assorbimento dei metalli pesanti a livello gastrointestinale varia
a seconda delle condizioni dell'ospite, della composizione
(inorganica od organica) e dello stato di valenza del metallo. Il
sangue è il principale mezzo di trasporto dei metalli. Le principali
vie di escrezione dei metalli sono quella renale e quella
gastrointestinale. In minima parte l'eliminazione può avvenire per
salivazione, traspirazione, esalazione, allattamento, esfoliazione
della pelle e perdita di unghie e capelli. Alcuni organi (ossa,
fegato e rene) sequestrano determinati metalli in concentrazione
relativamente elevate e per anni.
La quantità di piombo contenuto nel nostro corpo è 500 volte
superiore rispetto a quella presente 100 anni fa. Il piombo
interagisce con il glutatione, la glutatione perossidasi e con il
selenio bloccando quindi uno dei meccanismi chiave della nostra
difesa antiossidante. Viene ingerito con l'acqua potabile
(contaminata dalle condutture in piombo), i cibi in scatola, le
tinture, i gas e l' inquinamento atmosferico.
I sintomi da intossicazione da piombo comprendono : cefalea,
depressione, insonnia, affaticabilità, irritabilità, ansia,
debolezza, algie muscolari, mancanza di appettito, calo ponderale,
ipertensione, ridotta funzionalità renale e surrenalica, infertilità
nell'uomo e aborti spontanei nella donna, gotta saturnina,anemia da
deficienza di ferro, pigmentazione blu nerastra alla base delle
gengive.
Sorgenti di piombo sono : atmosfera, gas di scarico delle auto,
fonderie, acqua potabile, verdura coltivata in prossimità di vie
trafficate e/o in terreni contaminati, frutta e succhi in barattolo,
latte proveniente da animali allevati in pascoli contaminati, carni
(soprattutto fegato di animali contaminati), dentifrici, batterie di
auto, quotidiani, tabacco e cenere di sigaretta, tinture per capelli.
Il mercurio è un veleno mortale per tutti gli esseri viventi. Il
pesce lo accumula in grande quantità. La sintomatologia da
avvelenamento da mercurio comprende : insonnia, nervosismo, perdita
di memoria, ansia, depressione, perdita di peso e di appetito,
tremori, allucinazioni, parestesie alle labbra ed ai piedi, debolezza
muscolare, amaurosi, sordità, disturbi della parola e coordinazione,
ridotta funzionalità renale.
Il mercurio è presente in svariate sostanze quali : pasta per
otturazione dei denti, termometri e barometri, cereali trattati con
funghicidi, pesci e mammiferi marini, cloruro di mercurio usato nei
laboratori di istologia, talco, cosmetici, coloranti, diuretici,
supposte antiemorroidi, detergenti per pavimenti, filtri dei
condizionatori d'aria, conservanti per il legno, lassativi, adesivi,
pomate antipsoriasi e tatuaggi.
L'alluminio è il minerale più diffuso sulla superficie terrestre, ma
non svolge alcuna funzione utile per il corpo umano. E' stata
dimostrata la costante associazione di accumuli di alluminio in
patologie caratterizzate da disturbi mentali quali: Alzheimer,
Parkinson e Down. L'accumulo nell'uomo avviene con grande lentezza
probabilmente in misura di pochi nanogrammi al di, per cui all'età di
60 anni la quantità di alluminio può raggiungere quantità
significative. I disturbi comprendono: pneumoconiosi, sequestro di
fosfati dal tratto gastrointestinale con osteoporosi e rachitismo,
reazioni cutanee, nefrite, epatopatie, coliti, ipereattività nei
bambini, Alzheimer. Prodotti che contengono alluminio sono: vasi per
la cottura di alimenti, antiacidi, deodoranti, materiali di
costruzione, utensili, cavi e materiali da isolamento, materiale da
imballaggio, lattine per bibite, acqua potabile, birra, cibi in
scatola, spray nasali, dentifrici, ceramica, amalgame per denti,
filtri per sigarette, tabacco, gas auto, pesticidi, addittivi, sale
da tavola e condimenti, formaggi, medicamenti contenenti caolino,
suture, nicotinato di alluminio.
Ogni sigaretta comporta l'assunzione di 1,4 mcg di cadmio ed un
pacchetto di sigarette aumenta i depositi del cadmio di 4 mcg,
impegnando e sottraendo capacità antiossidante a tutto l'organismo.
Il cadmio può aumentare lo spessore della membrana basale dei piccoli
vasi e dei capillari riducendo la circolazione. Nelle donne viene
interessata anche la circolazione uterina con conseguente possibile
prematurità o deformità del feto. La sintomatologia comprende:
affaticabilità, ipertensione, anemia ferro-priva, enfisema polmonare,
osteoporosi in donne del 3° mondo con gravi deficit alimentari,
epatopatie, anosmie, colorazione giallastra dei denti, coliche
renali, ipercalciuria, sindrome del lattaio (linee di pseudofrattura
alla scapola, femore ed ileo), ipofosfatemia, artrite reumatoide,
ridotta produzione di Vit D, insufficenza polmonare, proteinuria,
aminoaciduria, cancro prostatico. Il cadmio è presente in: acqua
potabile, farina di grano raffinata, cibi processati, ostriche, rene,
fegato, riso, fumo di sigaretta, tabacco, fertilizzanti, protesi
dentarie, ceramiche, coloranti, materiale elettrico, sostanze
antiruggine, polivinile, funghicidi, pesticidi, raffinerie, prodotti
di scarto delle gomme, combusti di olio.
Altre sostanze chelanti impiegate oltre a EDTA sono:
Dimercaptopropanolo (dimercaprolo), indicato come agente chelante
per l'avvelenamento da arsenico, oro, mercurio e piombo
Penicillamina, nelle intossicazioni da metalli pesanti
Deferoxamina mesilato (deferoxamina), trattamento indicato
nell'avvelenamento acuto da ferro
Acido dimercaptosuccinico (DMSA), indicato nelle intossicazioni da
piombo
Trientina, chela il rame ed il ferro e ne riduce l'assorbimento a
livello intestinale
Queste sostanze sono comunque meno frequentemente impiegate e con
qualche effetto collaterale.
Il dimercaptopropanolo nella intossicazione acuta da mercurio risulta
massimamente efficace se iniziato 1-2 ore dopo l'ingestione e non è
più efficace dopo circa 6 ore dalla stessa. Nell'avvelenamento acuto
e cronico da piombo può essere somministrato in associazione con il
calcio EDTA, perché opera una più veloce rimozione del piombo dagli
eritrociti, dal sistema nervoso centrale, dal tessuto osseo,
potenziando l'escrezione fecale del piombo. Non trova indicazione
nell'avvelenamento da ferro, cadmio, selenio, argento e uranio,
perché in questi casi forma complessi che sono più tossici dello
stesso metallo, specialmente a livello renale. Non è indicato
nell'intossicazione di composti alchil-organici del mercurio, perché
ne aumenta la distribuzione nel cervello; è controindicato inoltre
nell'avvelenamento da gas arsenicali (AsH3) Dopo la seconda-terza
somministrazione può subentrare febbre, che può anche persistere
durante tutto il trattamento, più frequentemente nei bambini. Viene
somministrato per iniezione intramuscolare profonda con frequenza mai
inferiore alle 4 ore. I sintomi di un sovradosaggio del dimercaprolo
consistono in convulsioni, sonnolenza e vomito severi e possono
comparire per dosi superiori ai 5 mg/kg di peso corporeo ed entro 30
minuti dalla somministrazione, per poi calare nelle 6 ore seguenti.
Durante il trattamento il pH urinario deve essere mantenuto a valori
alcalini per diminuire il rischio di nefrotossicità, perché il
complesso metallo – dimercaprolo può dissociarsi a pH acido.
La penicillamina, trova indicazione nella malattia di Wilson, artrite
reumatoide, cistinuria, intossicazione da metalli pesanti: piombo,
mercurio. Chela mercurio, piombo, rame, ferro, per formare complessi
stabili e idrosolubili, che vengono escreti per via renale.
L'eliminazione avviene per via renale e fecale. Il miglioramento
della sintomatologia si manifesta dopo alcune settimane di
trattamento. La penicillamina può avere effetto leucopenico e
trombocitopenico, in parte responsabili di un aumento dell'incidenza
delle infezioni microbiche, e della comparsa di sanguinamento
gengivale e ulcerazioni orali. Viene controindicata in gravidanza.
Negli anziani aumenta il rischio di tossicità ematologica e di
scompenso renale. Viene controindicata la contemporanea
somministrazione di fenilbutazone per aumento del rischio ematico e
renale. Occorre associare sistematicamente piridossina perché la
penicillamina ne aumenta l'escrezione. I più frequenti effetti
collaterali comprendono: reazioni allergiche; stomatite; diarrea;
perdita del gusto; perdita dell'appetito,nausea,vomito, gastralgie,
meno frequentemente: agranulocitosi, anemia aplastica;
glomerulopatia; anemia emolitica; leucopenia, trombocitopenia. La
terapia con penicillamina avviene per via orale con dosaggi
giornalieri. La posologia non deve superare i 2 gr/die e viene
raccomandata l'assunzione a stomaco vuoto. Nei pazienti affetti da
Wilson occorre rispettare una dieta a basso contenuto di rame; in
questi casi vanno esclusi: cioccolato, nocciole, molluschi, funghi,
fegato, broccoli e cereali arricchiti con rame.
Il trattamento con deferoxamina è indicato nell'avvelenamento acuto
da ferro nel contesto di un approccio aggressivo che comprende:
induzione di vomito, lavanda gastrica, irrigazione gastroenterica,
trattamento dello shock, correzione della acidosi metabolica.
L'efficacia del trattamento con defexoramina è legato soprattutto
alla tempestività dello stesso. La deferoxamina è indicata anche
nell'intossicazione da alluminio, compresi i pazienti in emodialisi.
Viene eliminata per via renale. Teoricamente 100 mg di deferoxamina
chelano 8.5 mg di ferro ferrico. Viene somministrata per via
parenterale, perché il suo assorbimento a livello gastroenterico è
molto basso. Rapidamente metabolizzata viene eliminata per via
renale nell'arco di 6 ore: 2/3 per via renale ed 1/3 con la bile. La
somministrazione di deferoxamina non è controindicata in gravidanza e
nei bambini.Tra gli effetti collaterali vengono menzionati:
orticaria, rash cutaneo, ipotensione, sindrome da stress
respiratorio, disturbi uditivi. Dopo un trattamento da intossicazione
acuta il paziente deve essere controllato a distanza di 24 ore
(controllo dello shock) e dopo 2 settimane (prevenzione di
complicanze gastrointestinali).
Il trattamento con DMSA viene indicato nella intossicazione da
piombo, in combinazione con calcio disodio EDTA.Tra gli effetti
collaterali vengono ricordati: neutropenia, rash cutaneo, disturbi
gastrointestinali, odore sgradevole nell'urina, sudore e feci. Il
trattamento consiste nella somministrazione orale di 10mg/kg di peso
ogni 8 ore, per 5 giorni.
La trientina viene indicata nella malattia di Wilson; chela il rame
ed il ferro e ne riduce l'assorbimento a livello intestinale.
L'eliminazione dei composti è prevalentemente renale. Effetti
collaterali: anemia sideroblastica nei bambini, febbre, reazioni
allergiche.
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