
L'aspetta nell'atrio con un coltello: "I tuoi cani abbaiano tutto il giorno"
DAVIDE FEDERICI
RICCIONE www.lastampa.it
Ieri sera, quando Tamara Monti è rientrata a casa, Alessandro Doto la aspettava nell’androne con un coltello di trenta centimetri, di quelli che si usano in cucina per tagliare il pane. Forse i cani avevano dato fastidio più del solito, forse gli anziani genitori di Doto, che abitano con il figlio al piano di sopra, erano stati male per quei latrati nei timpani. Forse, come a Erba, è stata semplicemente l’ultima goccia di un vaso già pieno di odio: quella ragazza venuta dal Comasco per addestrare i delfini, che da un po’ di tempo era andata a vivere col fidanzato, lo aveva esasperato. Lui un lavoro non ce l’aveva, a 35 anni viveva ancora con mamma e papà, e l’invidia, prima o poi, si trasforma sempre in odio.
Di certo, in questa storia, ci sono soltanto le coltellate, così tante che solo il medico legale sarà in grado di contarle tutte. Tamara è rientrata con la borsa della spesa in mano, i cani «sentivano» il suo ritorno e abbaiavano più forte di prima. Nell’androne la donna ha visto il suo assassino e ha urlato. I vicini - gli altri - l’hanno sentita e hanno chiamato i carabinieri. Ma i colpi sul volto, a cercare la gola, erano troppi per non morire in un lago di sangue.
Tamara Monti aveva 37 anni. E’ l’ultima vita delle guerre di pianerottolo che la strage di Erba ha portato sulle prime pagine ma che poliziotti e criminologi conoscono da anni: i piccoli contrasti che il tempo e la vicinanza trasformano in montagne di astio sono il più comune movente degli omicidi.
Questa volta, almeno, non c’è il giallo. Alessandro Doto non è Olindo Romano: non ha cercato di scappare, di cancellare le tracce, di trovare qualcun altro cui buttare addosso la colpa. Non ha fatto piani. Ha preso il coltello, ha atteso la causa della sua rabbia e ha colpito senza pensare al dopo. E’ rimasto lì, inebetito: i carabinieri lo hanno trovato con l’arma in mano e i vestiti sporchi di sangue.
Alessandro, però, è un ragazzo normale, «non è mai stato in cura per disturbi psichici», dicono quelli che lo hanno arrestato. Davanti alla tv che parlava di Erba anche lui si sarà stupito per quella strage a colpi di mazza e di lama. Però anche lui aveva dei problemi con vicini privi di rispetto: si lamentava per i cani, del rumore che passava pavimenti e pareti. Chissà se nella sua testa è scattato qualcosa.
Tamara Monti era nata a Cantù. A Riccione viveva con il fidanzato, anche lui addestratore di delfini, anche lui ingaggiato dal parco Oltremare, la fabbrica del divertimento dove d’estate i bambini vanno a vedere gli animali da vicino.
ti scrivo forse perchè proprio adesso ho bisogno di uno sfogo, ho finito tutte le lacrime, e nella mia mente rimbomba una domanda senza risposta...... PERCHE' è SUCCESSO?
Lavorando come volontaria a Rimini ho avuto la possibilità di conoscere tantissime persone splendide, perchè è proprio vero che chi ama gli animali come noi ha una marcia in più.. e fra queste persone c'era anche TAMARA, dolcissima....
Non è GIUSTO che se ne sia andata così... un giorno prima di trasferirsi, per motivi così futili, non è giusto CAZZO!
Nessuno ha il diritto di prendersi la vita e i sogni degli altri
BASTARDO!
Elisabetta xox