21 novembre 2007 - Peggiora invece di migliorare, la sorte delle
balene del Pacifico. Domenica una flotta baleniera giapponese e'
salpata per quella che potrebbe diventare la caccia piu' vasta degli
ultimi 20 anni, con un obiettivo di oltre mille grandi cetacei, tra i
quali per la prima volta figurano anche le megattere, a rischio di
estinzione secondo gli ambientalisti, e particolarmente amate dai
whales watchers per i loro caratteristici salti acrobatici fuori
dall'acqua.
La mossa dei giapponesi ha suscitato le ire della Nuova Zelanda e
dell'Australia, che hanno presentato formale protesta attraverso i
propri ambasciatori a Tokyo. 'L'Australia e' contro ogni forma di
caccia delle balene, chiediamo formalmente al Giappone di
riconsiderare le proprie decisioni', ha detto il ministro degli
Esteri australiano Alexander Downer.
Altri in Australia sono stati meno diplomatici. Da Canberra il
ministro ombra per gli Affari esteri, Robert McClelland, ha invocato
l'uso della marina militare come deterrente contro le baleniere
giapponesi, che spesso pescano anche dentro i confini delle aree
protette, soprattutto nei mari antartici.
La premier neozelandese Helen Clark ha usato parole durissime: 'I
pescherecci giapponesi avrebbero fatto meglio a restarsene a casa
loro, invece di venire qui nascondendosi sotto l'imbroglio di una
missione scientifica, quando vogliono semplicemente uccidere mille
balene'. Il Giappone aveva ufficialmente abbandonato la caccia
commerciale alle balene nel 1986, ubbidendo alla moratoria
internazionale, per passare dall'anno successivo a quello che
continua a chiamare caccia per scopi di ricerca scientifica.
Il portavoce di Greenpeace, Steve Shallhorn, ha sottolineato oggi che
i biologi marini d'Australia e altri paesi del Pacifico hanno piu'
volte sostenuto che le informazioni scientifiche sulle balene si
possono ottenere senza uccidere gli animali.
Greenpeace ha promesso di tallonare le sei navi peschereccio con la
loro nave ammiraglia Esperanza, gia' posizionata al largo delle coste
giapponesi. Per quattro mesi - tanto durera' la stagione -
l'organizzazione ambientalista cerchera' di ostacolare i giapponesi,
chiedendo la sospensione della caccia e impegnandosi in azioni di
lotta non violenta, come ha gia' fatto in passato.
'Questa non e' scienza, e' un business mascherato da scienza. Le
balene sono animali protetti e noi vogliamo che la legge sia
rispettata', ha detto oggi dalla Esperanza il capo della spedizione
Karli Thomas, all'agenzia di stampa australiana Aap. La piccola
flotta che ha lasciato il porto di Shimonoseki setaccera' per quattro
mesi le acque dei mari del sud del Pacifico fino all'Antartide, e si
teme che sconfinera' nella zona che l'Australia ha dichiarato parco
marino dedicato proprio ai cetacei. L'obiettivo e' la pesca di 935
balenottere dal rostro, 50 balenottere azzurre e 50 megattere, queste
ultime fino ad ora mai cacciate.
Il passaggio delle megattere lungo le coste dell'Australia e' uno
degli appuntamenti piu' attesi da turisti e animalisti, per i salti
spettacolari fuori dall'acqua, e per la docilita' dei grandi cetacei,
che si lasciano avvicinare dalle barche e, in alcuni casi, persino
dai surfisti. Quattro anni fa una di queste balene era entrata nella
baia di Sydney, nuotando tra i traghetti e le barche fino all'Opera
House. Ora la nuova stagione delle baleniere giapponesi mette a
rischio di sopravvivenza, oltre alle balene stesse, anche l'industria
australiana del whale-watching, che ha un giro d'affari di 180
milioni di euro l'anno.
Sono migliaia le persone che ogni anno arrivano sulle coste orientali
del continente per osservare il passaggio delle megattere che
dall'Antartide risalgono le coste per partorire nelle acque piu'
calde della barriera corallina, ridiscendendo poi alla fine
dell'estate accompagnate dai piccoli. (ANSA)