Non appena uno accenna a rifiutare l'ideologia dominante del moderno ambientalismo verde, c'è sempre qualcuno che tenta, attaccandolo, di farlo arruolare in modo forzoso ad altre ideologie opposte. Quelli che sono schiavi del dogma prevalente, fanno molta fatica a concepire che possano esistere prospettive alternative.
Questo nuova mailing list tenta di riassumere e dibattere i concetti chiave dell'ambientalismo razionale come alternativa al dogma verde.
Fra i due estremi, le principali aree discriminanti sono:
- la convinzione che il capitalismo del libero mercato fornisca le soluzioni ai problemi ambientali anzichè causarli;
- che i limiti alla crescita siano un costrutto ideologico e non una realtà fisica;
- una enfasi sulla globalizzazione sostenibile piuttosto che sulla sostenibilità globale;
- che l'isterismo e la scienza politicizzata siano espedienti per mettere in ombra e dissuadere la diffusione di un dibattito pubblico sulle opzioni politiche;
- che il riscaldamento globale sia un mito che devia l'attenzione dai reali problemi, e
- che non ci siano problemi ambientali che sono al di fuori della nostra capacità di risolverli.
Rifiutare il dogma prevalente non è un atto immorale o insensibile. Dissentire dal dogma non preclude la possibilità che una persona sia un ambientalista attivo e appassionato. Ciò richiede, comunque, una grande fermezza e maggiore responsabilità personale, aggiunte ad una buona volontà di pensare e agire in modo indipendente dalla massa.
L'Ambientalismo razionale prende le distanze dai "cattivi maestri" dell'ambientalismo verde: Gregory Bateson, Lester Brown, Rachel Carson, Noam Chomsky, Barry Commoner, Al Gore, Amory Lovins, Ralph Nader, Maurice Strong e, in Italia, Alessandro Ghigi, Aurelio Peccei, Adriano Buzzati-Traverso, Fulco Pratesi, Gianfranco Bologna.
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