Gent.ma sig.ra Rocchi,
la nostra associazione, nata nel 1988 e iscritta al registro
regionale del volontariato dal 1993, è fra le associazioni
che “deportano” cani all’estero. Ovvero che effettua
adozioni internazionali nell’Europa unita, avvalendosi di
alcuni gemellaggi con associazioni di comprovata serietà
in Germania e Svizzera, alle quali ci legano anche rapporti
di amicizia.
Da anni in Italia alcuni gruppi di animalisti si battono –
senza mai essere andati a fondo della cosa- contro le
adozioni internazionali che loro definiscono esportazioni,
commercio, ecc. coinvolgendo, nel loro gridare “al lupo al
lupo”, anche cittadini ignari, che comprensibilmente
rimangono sconcertati da queste accuse.
Mai però era successo che un’ente serio come l’Enpa si
aggregasse a queste voci infondate, prendendo addirittura
iniziative come quella di una petizione popolare. A meno che
Enpa non sia in possesso di prove reali e concrete, nel qual
caso le denunce dovrebbero essere mirate e colpire
durissimamente chi agisce in malafede. Saremmo i primi ad
unirci a tali denunce.
In caso contrario però è giusto dare la possibilità di
trovare una famiglia adottiva (anche se in “terra
straniera”) a tanti cani che in Italia (terra matrigna)
non la troverebbero mai.
Poiché se è vero che le leggi per la tutela degli
animali da noi sono all’avanguardia, non cosi è la
realtà, che specialmente al sud ci pone a livello
terzomondista. Non ha mai visitato, sig.ra Rocchi alcuni
quartieri o associazioni o canili di Sicilia, Campania,
Calabria, Puglia, ecc, canili pubblici dati in appalto a
persone senza scrupoli ? Ha mai visto la miseranda vita /
morte di quei poveri esseri senza futuro ? ! Noi
associazioni del Nord siamo bombardati da appelli disperati.
Come può l’Enpa ignorarli ?
I canili al Nord hanno una facciata migliore, ma molti hanno
a loro carico denunce per maltrattamento, sparizioni cani,
sostituzioni, ecc. Per non parlare degli allevamenti
privati.
Nelle Nazioni del Nord la realtà per quanto riguarda gli
animali domestici è ben diversa dalla nostra, la loro
cultura e sensibilizzazione al riguardo molto più
progredita. La sterilizzazione è la norma e le leggi
contro il randagismo vengono applicate rigorosamente. Il
cane o il gatto sono a tutti gli effetti un componente della
famiglia.
La “tassa di protezione” (Schutzgebuehr) che viene
richiesta a chi adotta un cane in Germania ha due scopi:
1) smontare le adozioni facili, “tanto il cane è
gratis” (come avviene qui !)
2) coprire le spese, alte, per rimettere in sesto i cani
conciati provenienti dall’estero, spesso affetti da
dermatiti, tumori, otiti, ecc.
Le spese veterinarie superano di gran lunga la cifra
richiesta che qui fa gridare “al commercio”. Sappiamo
per esperienza diretta, noi che ritiriamo cani da canili
schifosi, quanto ci costano in veterinari.
Infine alle dogane i controlli sono severissimi e la
documentazione richiesta deve essere molto dettagliata e
trasparente: ben difficile che “milioni di cani passino i
confini”
Molto meno severa e scrupolosa è invece l’Italia nel
controllo e nell’importazione di cuccioli dall’Est:
questo si orrendo commercio che causa la morte di moltissimi
cuccioli
Perché non concentrare maggiormente l’impegno su questo
tema reale ?
Mi auguro che l’Enpa approfondisca l’oggetto della
petizione e che dia motivazioni e risposte documentate.
In attesa, cordialmente
Alba Perrone Meyer
Presidente ass.ne onlus
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