Troppi vitelli tir multato Sanzione da tremila euro Imperia Un verbale da oltre tremila euro e l'obbligo di ritornare verso la Francia. È quanto è accaduto ad un camionista spagnolo, lunedì alle 13.30, sull'Autofiori, all'altezza del casello di Imperia Ovest. L'uomo, a bordo di un autoarticolato, era entrato dalla frontiera di Ventimiglia e doveva consegnare in una città del centro Italia un carico di bovini. Fermato da una pattuglia della Stradale, il camionista è risultato non essere in regola con le disposizioni sul carico massimo del suo mezzo. Stava infatti trasportando una dozzina di capi di bestiame in più rispetto al limite consentito (precisamente 42 invece che 35). I poliziotti, avendo notato che gli animali erano particolarmente stipati dentro al tir, hanno fatto arrivare due medici dell'Ufficio igiene della Asl, anche per verificare lo stato di salute dei bovini. Il bestiame non era particolarmente deperito, ma l'eccessivo numero di capi rispetto al carico massimo ha fatto comunque scattare una salata sanzione amministrativa. Gli agenti lo hanno quindi multato per circa tremila euro, oltre ad obbligarlo a tornare nel luogo dove era partito (in Francia) per regolarizzare il carico. I controlli sulla regolarità del trasporto di animali vivi sono proseguiti questa notte. Con un'operazione interforze, polizia stradale e carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni hanno verificato la regolarità dei carichi dei tir in entrata all'autoporto di Ventimiglia. S. Sch.
Il Dna dirà chi è il padre dei cuccioli Finisce davanti al giudice di pace la storia di Laila, splendido esemplare di labrador, e del setter Toby Vado Ligure Toccherà ad una perizia scientifica chiarire una volta per tutte chi è il padre dei cuccioli di Laila, splendido esemplare di labrador che ha appena compiuto tre anni e da qualche settimana è in dolce attesa. I suoi padroni non hanno dubbi: il papà è Toby, setter di sette anni, che vive a Vado e sovente in passato è sfuggito a qualsiasi controllo, entrando di straforo nel giardino dove la femmina vive. Ne sono così convinti che ora hanno chiamato in causa (presentando una denuncia formale al giudice di pace) i padroni di Toby per chiedere un appropriato risarcimento dei danni morali e materiali causati dalla gravidanza indesiderata. «Perché far partorire una femmina costa denaro e soprattutto sarà un grosso problema piazzare i cuccioli - afferma Antonella S. - Per carità, non è una questione di purezza della razza, né di pedigrée. Pure meticci, sono convinta che saranno esemplari bellissimi. Però darli via con un minimo di coscienza, sapendo a chi affidarli, comporterà un impegno di tempo e di energie che non avevamo alcuna voglia di prenderci in questo momento. E poi quel cane da caccia è sempre libero e nel nostro giardino ha già combinato un sacco di danni. Siamo certi: è entrato nei giorni in cui Laila era in calore e non c'è praticamente alcun dubbio che sia lui il responsabile». I padroni di Toby, però, non ci stanno. Contestano le accuse, anzi rilanciano e si affidano a un colpo di scena giudiziario. Nell'udienza davanti al giudice di pace hanno avanzato una proposta choc: «Se è così, se siete sicuri, facciamo il test del Dna sui nascituri - sono state le parole dei coniugi Bernasconi, che abitano ad Asti ma che d'inverno trascorrono lunghi periodi di tempo a Vado Ligure - Così vedremo se sono figli del nostro Toby oppure no. Se risulterà di sì, faremo fronte alle spese del parto e della gravidanza. In caso contrario chiederemo noi i danni morali di questa vicenda e delle precedenti: è la terza volta che questa famiglia ci contesta presunti danni causati dal nostro cane. Una volta i vasi rotti, un'altra la biancheria sporcata, adesso la gravidanza indesiderata. Tutto ciò che succede in quel giardino è colpa del povero Toby. È vero che è spesso libero, ma anche che non ha mai fatto male a nessuno». Per il responsabile del servizio veterinario dell'Asl 2, Salvatore Piacenza, la verifica del Dna dei cuccioli non sarà comunque facile. «È un esame complesso e sugli animali si può fare a livello universitario - spiega il decano dei veterinari savonesi - In ogni caso, sono certo che sarebbe più costoso questo test che non affrontare le spese della gravidanza. E poi, per capire di chi sono i cuccioli potrebbero bastare alcuni esami mirati del sangue o alcuni particolari del corpo». Dario Freccero
La storia Adottano alcuni "bamby" e scacciano i cacciatori Stella A loro guai parlare del capriolo come un animale selvatico, da cacciare. «Se viene di nuovo un cacciatore nel mio terreno non chiamerò la polizia, prenderò il fucile», dice Giovanni C, proprietario di un terreno tra Stella Santa Giustina e Pontinvrea dove da qualche mese, con puntualità impressionante, un gruppetto di caprioli si presenta per lo spuntino del mattino. «Vengono da noi presto, praticamente all'alba, si avvicinano alla casa e piluccano quel che trovano - racconta - per i miei figli è stata una sorpresa ed un'emozione scoprirli in lontananza le prime volte, oggi sono mascotte e ci siamo affezionati. Gli facciamo trovare qualcosa, non è vero che devastano tutto il coltivato. Purtroppo la voce è girata e due domeniche fa ho trovato i cacciatori appostati poco lontani per attenderli. Allora ho mandato fuori i cani perché facessero caos e spaventassero i caprioli e poi sono andato a litigare con quei tre cacciatori che non volevano fare neppure la fatica di andarsele a cercare nel bosco le prede. Sono stato cacciatore anch'io, ho il porto d'armi da quand'ero ragazzino, ma quando nel cacciatore vedo l'insensibilità così marcata mi viene voglia di buttare il fucile nel fiume».
Troppi caprioli nei boschi: «Sono un vero flagello» Sul territorio savonese stimata la presenza di oltre quattromila capi. Il 18 per cento in più rispetto allo scorso anno Aumentano le richieste di risarcimento danni dei contadini. E' fallita la caccia di selezione Dieci per cento in meno di cinghiali abbattuti, più o meno la stessa quota di caprioli. Il bilancio delle prime sedici giornate di caccia segna il "meno" sul fronte catture. Ma c'è un però: mentre la popolazione di ungulati è leggermente calata rispetto all'anno scorso, e quindi il calo degli abbattimenti è in parte fisiologico, quella dei caprioli è in aumento. E soprattutto sono in aumento i casi di danni proprio dei caprioli denunciati dagli agricoltori nelle ultime settimane. Un'emergenza che ritorna dopo che per alcuni mesi la situazione era stata (leggermente) più tranquilla e sembrava in parte risolta. «Effettivamente siamo di nuovo stressati dai danni - conferma Luigi Cameirano, presidente dell'Atc Sav1, l'ambito savonese di caccia che va da Varazze a Noli - segnalazioni ne arrivano di nuove tante e tanti contadini rinunciano a tagliare il bosco perché sanno che facendolo rischiano di trovarselo poi rovinato dai caprioli. È un problema serio che va affrontato senza strumentalizzazioni né demagogia. Basti pensare che ogni anno, al di la dei discorsi, non si arriva quasi mai a raggiungere la quota di abbattimento dei caprioli fissata, e che in certe zone della nostra provincia, come la Val Bormida, in questa stagione sono stati conteggiati fino a 70 esemplari per chilometro quadrato, che significa il doppio della media provinciale, ovvero un numero impressionante che non si registra da nessun'altra parte, fino a qualche anno fa impensabile». I caprioli, insomma, sono in aumento. E lo conferma un dato matematico: la crescita percentuale della specie è del 25 per cento annuo, quella fissata dai piani d'abbattimento dell'8, quindi significa che anno dopo anno i boschi savonesi hanno un aumento di circa il 18 per cento nella popolazione dei "bamby". Nell'ambito savonese, in particolare, gli ultimi censimenti ne hanno conteggiati un numero oscillante tra 35 ed i 40 per chilometro quadrato, quindi tra i 3500 e i 4 mila. E dall'inizio della stagione venatoria ne sono stati abbattuti appena una sessantina, leggermente meno dello stesso periodo dell'anno scorso (tra i 70 e gli 80). «Ma c'è da tenere conto che finora si potevano abbattere solo i maschi adulti mentre con dicembre e gennaio si potrà estendere anche alle femmine», spiegano all'Atc savonese. D. Frec.
Lettere UOMINI E TOPI Desidererei che le varie Associazioni di Animalisti e le Autorità preposte mi spiegassero perché i topi vanno eliminati ed i piccioni protetti. Concordo sul fatto che i grossi topi di fogna debbano essere combattuti, ma ritengo che i danni provocati dai piccioni, anche perché più numerosi ed in grado di colpire sia a terra che in volo, siano di gran lunga superiori. Dermatiti, panni stesi sporcati, abiti rovinati così come i monumenti ed edifici appena ripuliti, strade indecenti il tutto con costi che poi ricadono e sui singoli e sulla collettività (sanità/beni culturali). Franca Cecchetti Genova
IL CAGNOLINO DEL SIGNORE Facendo riferimento alla lettera "la bimba in chiesa", può essere, a mio avviso, che il parroco, quel giorno, fosse un tantino nervoso: d'altronde, anche lui è un uomo. Si dà il caso, però, che da qualche anno a questa parte la religione è meno sentita per taluni, sia per se stessi, che di rispetto nei confronti di altri. Allora, succede che in chiesa, qualche volta, specie nella consacrazione, che il silenzio religioso venga rotto da pianti corse e grida dei più piccoli, con il beneplacito dei genitori, tanto da sembrare di essere al mercato. Il padre della signora Forti, evidentemente, era una persona saggia, se la teneva in braccio pronto a guadagnare il sagrato, per timore di disturbare. Io in chiesa ci vado in accompagnamento (mea culpa, mea culpa), solo quando mi tira per le orecchie mia moglie: ricordo, allora, un aneddoto divertente avvenuto durante una funzione. Un lieve brusio di fedeli si levava alle spalle del sacerdote intento nella sua funzione. Girandosi, vide un cane barboncino che girava in mezzo ai fedeli. Disse allora bonariamente: non fateci caso, almeno lui alla Santa Messa ci viene. Giovanni Bonanno Arcola (SP)
L' APPELLO I cinghiali sono un flagello Cari amici ambientalisti e animalisti, permettetemi di toccare un argomento grave, che non soltanto intacca l'incolumità dell'ambiente del Monte di Portofino, ma getta, oltretutto, un'ombra di discredito su quanti si battono per l'ambiente. Chi vi scrive è un'appassionata ambientalista, che su questo fronte si batte tenacemente sin dal 1960, con sacrificio fisico e morale. Penso dunque, cari amici, di aver le carte in regola per dirvi quanto penso di alcuni vostri atteggiamenti che pur sembrando esternamente ineccepibili, in realtà ledono alquanto l'immagine di Verdi seri, animalisti seri e ambientalisti seri. Mi riferisco alla vostra difesa ad oltranza dei cinghiali, che in certe zone d'Italia hanno portato all'abbandono dell'agricoltura, abbandono che pesa gravemente sul nostro ambiente e sulla sua salvaguardia. I cinghiali a San Fruttuoso sono un disastro. Sistematicamente distruggono i muretti che con fatica ricostruiamo ogni anno con soldi pubblici ma anche privati. Ed accanto al problema dei cinghiali si è ora aggiunto quello delle capre, pare una cinquantina, che brucano i germogli e le pianticelle seminate con fatica sui preselli dal gruppo dei giovani della Cooperativa "Giardino del Borgo". Vorrei inoltre ricordarvi che i cinghiali nel Parco, a memoria d'uomo, non sono mai esistiti; quelli ora presenti sono semplici porcastri, importati tempo fa dall'Europa dell'Est, che ogni anno producono numerosissima prole alterando pesantemente il delicato ecosistema del Monte di Portofino. Per queste ragioni mi appello a voi affinché, mettendo da parte ogni eccesso, possiate consapevolmente riportare questo povero Parco a un suo equilibrio, equilibrio difficile a raggiungersi se, con i vostri continui ricorsi al Tar, bloccate i provvedimenti amministrativi dell'Ente Monte per l'abbattimento del numero in eccesso di questi porcastri. Sovente volendo salvare tutto e tutti si finisce per distruggere tutto! Mi permetto chiedervi una matura e saggia riflessione in merito, unendovi al lavoro fatto dal Fai, che ha riportato i preselli, i muretti, gli oliveti di sua proprietà all'aspetto antico, ma che per mantenerli ha bisogno della vostra saggia collaborazione. *presidente del Fai Fondo per l'Ambiente Italiano GIULIA MARIA CRESPI*
QUATTRO ZAMPE Telesoccorso e party per furetti: gli animali hanno chi pensa a loro di MARINA VERDENELLI
TELESOCCORSO anche per gli animali. Pensato sulla linea di quello rivolto alle persone anziane, il servizio è operativo da questa settimana nel capoluogo dorico ed è rivolto a cani, gatti, criceti, furetti, uccelli e tutti gli animali d'affezione che tanto riempiono la vita delle famiglie. Famiglie sempre più desiderose di compagni tutto pelo al punto di organizzare, per domenica prossima, un furetto-party aperto a tutti i possessori del quattro zampe della famiglia dei mustelidi (la stessa della comunissima puzzola). Telesoccorso. Il servizio è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno ed è gestito dalla Croce Blu che opera attraverso una postazione centrale in piazza Salvo D'Acquisto (utilizzata già per il servizio alle persone) dove è sempre presente personale qualificato pronto a dare assistenza in caso di necessita. Per gli animali niente telecomando da attivare ma un numero telefonico al quale i proprietari potranno rivolgersi e chiedere aiuto senza bisogno di associarsi. Una novità per la città di Ancona. Ideatore dell'iniziativa uno dei membri del Telesoccorso operativo già nel capoluogo, Giuseppe Schiavoni , che insieme alla responsabile del servizio Milica Bokicevic hanno messo in piedi il tutto. «L'idea - spiega Schiavoni - è nata pensando al numero sempre crescente di persone che hanno in casa un animale. Purtroppo non è sempre facile prendersi cura di queste bestiole, soprattutto per chi è anziano». Diverse le prestazioni garantite dal servizio accessibile al numero di telefono 071.2900343. Munito di un automezzo attrezzato al trasporto degli animali (presente anche un'apposita barella) il personale potrà essere chiamato per il servizio taxi trasportando l'animale da un luogo all'altro della città, per il servizio veterinario nel caso in cui la bestiola stia male, o per il servizio di consulenza. La chiamata è gratuita. Il pagamento è previsto solo per il trasporto (a partire da 6 euro) che opera in tutta Ancona. Lo stesso numero telefonico sarà in grado di reperire dog sitter per i padroni di cani che ne avessero bisogno. Furetto party. Organizzato dalla sezione marchigiana dell'Associazione Italiana Furetti inizierà alle ore 15.30, ad Agugliano, in località Borgo Ruffini, nei locali dell'azienda agraria Pasquale Rosati . Qui sarà allestito un recinto dove gli animali potranno interagire tra loro mentre ai proprietari (è invitato anche chi non possiede il furetto) verranno fornite informazioni sull'animale e sul triste fenomeno dell'abbandono. Info 330.522192. Cerco casa. Si segnalano un cucciolo di cane meticcio, pelo nero, in cerca di famiglia (340.2207327, nella foto) e un maltese femmina di un anno e mezzo, pelo biaco (339.1491770).
GRUMO NEVANO Adotti un cane? Il Comune ti dà un contributo ROSALBA AVITABILE Grumo Nevano. Adotta un cane per amico: entro 30 giorni a partire da oggi sarà possibile prendere in affidamento un randagio al momento custodito presso il canile convenzionato. La famiglia che deciderà di adottare un cane avrà dal Comune un contributo di un euro al giorno. I primi che decideranno di aderire all'iniziativa avranno la possibilità di scegliere tra le 50 fototografie dell'album depositati presso il locale comando di polizia municipale. Il comune corrisponderà a titolo di contributo spese di mantenimento di 365 euro all'anno proprio «al fine di incentivare le adozioni», come scrive il sindaco Angelo Di Lorenzo nell'avviso pubblico. La domanda di adozione va indirizzata proprio al primo cittadino e chi avrà in affido il cane, dovrà «assoggettarsi alle condizioni di mantenimento previste nel progetto» approvato dalla giunta che ha stabilito anche alcune condizioni, a garanzia proprio degli ANIMALI che al momento vivono nel canile convenzionato. Tra queste lo spazio dove sarà sistemato il cane preso in affido. Qualora dovessero pervenire un numero di richieste superiori a quello dei cani da adottare, si procederà seguendo l'ordine cronologico della presentazione delle domande.
L'unione Sarda, Martedi' 16 Novembre Pag 45 Caccia Grossa ESCOVEDU record Inizio di caccia grossa col boom per la squadra "Esalgosi",nome che testimonia la composizione del gruppo di doppiette formato da quaranta cacciatori dei comuni di Escovedu,Albagiara,Gonnosno' e Sini. La squdra,diretta dal capocaccia Leandro Demontis di Gonnosno', ha freddato Domenica ben nove cinghiali nei boschi del monte Arci.
Questo e' quanto scrive il giornale.E' disgustoso il tono trionfalistico con cui il giornale da' la notizia, seppure si chiama notizia....la notizia dell'uccisione di 9 poveri animali e' motimo di soddisfazione anche per il giornale. Se ce la facciamo scriviamo al giornale dicendo che siamo indignati, e che un giornale non dovrebbe contribuire a diffondere la barbarie e l'incivilta'. ecco l'indirizzo :unione@... buona attivita' a tutti.
AVEZZANO - Una splendida lupa di circa due anni è stata rinvenuta morta ieri mattina nei pressi dell'abitato di Collelongo. Subito sul posto è giunto il veterinario Asl, nonché ex sindaco Nicola Pisegna Orlando, che ha potuto constatare di persona che l'animale era stato ucciso. «Si notano sulla carcassa - ha dichiarato lo stesso Pisegna - un foro di entrata e uno di uscita, quindi la bestia è stata sicuramente uccisa da un colpo d'arma da fuoco». Immediatamente il veterinario ha allertato la Forestale, che, con gli uomini del comando stazione di Collelongo, ha provveduto agli accertamenti di rito. Un deprecabile atto di bracconaggio ai danni della fauna protetta, avvenuto nella fascia esterna del Parco nazionale. Secondo il parere del vice questore aggiunto della Forestale, Guido Conti, il colpo è stato sparato da una carabina di precisione, dall'alto di una collinetta.
COMUNE DI ROMA VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO UFFICIO DIRITTI ANIMALI ON. MONICA CIRINNA'
Roma, 19 Novembre 2004
COMUNICATO STAMPA
MOSTRA CUCCIOLO: CIRINNA', NECESSARIA MASSIMA VIGILANZA
"Questa mattina ho ricevuto una comunicazione dal Palalottomatica che ha scelto di ospitare comunque la mostra del Cucciolo, nonostante le forti pressioni ricevute anche dalle associazioni animaliste. L'unica autorizzazione amministrativa che poteva fermare la mostra è quella del servizio veterinario della Asl, che invece è stata rilasciata. Ribadisco che un'Amministrazione comunale come quella di Roma, che da anni si batte per i diritti degli animali e che mantiene nelle sue strutture oltre 2000 cani in cerca di una casa non può certo accettare che imprenditori senza scrupoli promuovano e ospitino mostre nelle quali i cani sono considerati pura e semplice merce". E' quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del Comune di Roma per i Diritti degli Animali. "Ho sollecitato la Asl veterinaria - prosegue Cirinnà - che ha ritenuto di concedere il nulla osta ai Vigili Urbani e alla Guardia di Finanza, di attivare ogni possibile controllo fuori e dentro il luogo della mostra non solo a tutela degli animali, ma anche dei cittadini che, come è accaduto lo scorso anno, acquistano illecitamente animali spesso malati e di provenienza sconosciuta. E se le associazioni animaliste organizzeranno un presidio di protesta davanti al Palalottomatica sarò certamente con loro".
Un calendario con storie da cani CITTA' DI CASTELLO - Calendario a "4 zampe" 2005: in posa i cani abbandonati lungo la superstrada, legati al cancello del canile, vittime di maltrattamenti. Dodici storie commoventi, con foto struggenti. Da "Libero" bastardino di un anno abbandonato in estate con due fili di ferro sotto pelle sul collo, a "Brenda", cagnolina di 4 anni, trovata legata in supestrada, da "Wandy" bastardina scaricata all'ingresso del canile, fino ad "Arturo" cane senza padrone che odia la catena e il guinzaglio. Il calendario a "4 zampe" realizzato dall'Enpa (Ente nazionale protezione animali) in collaborazione con la Comunità Montana Alto Tevere e la Asl n°1, è in uscita in questi giorni. Nel canile di Mezzavia di Lerchi sono ospitati 125 cani, 118 gatti. L'Enpa assieme riesce a farne adottare circa 90 ogni anno. «Con una parte del ricavato della vendita dei calendari - ha detto Mario Casacci, delegato Enpa - acquisteremo delle lampade e coperte per riscaldare i box del canile nelle giornate invernali più fredde». G.Gal.
Ragusa, 13:58 Anziano deceduto in casa, cane lo veglia fino alla morte
E' stato ritrovato riverso a terra, morto, con accanto il cadavere della sua cagnetta, Giulia. Calogero Gioia, 85 anni, secondo i primi accertamenti, sarebbe morto una settimana fa nel suo appartamento, a Ispica, in piazza Sant'Antonio Abate. L'uomo, operatore ecologico in pensione e padre di sette figli, è stato vegliato fino all'ultimo dalla bastardina marrone che condivideva con lui le giornate, fino a che non è morta anche lei. I vicini, non vedendolo da alcuni giorni, hanno richiesto l'intervento dei carabinieri. Al loro ingresso hanno trovato il cadavere dell'uomo a terra e, poco distante, quello del cane.
cane soccorso dai pompieri Imperia L'allarme è stato dato da alcuni passanti, intorno alle 18.30 di martedì. Un cane era rinchiuso in un'autovettura parcheggiata in via Mazzini, e da diverse ore non smetteva di abbaiare. I suoi continui latrati hanno così spinto un cittadino ad allertare un poliziotto di quartiere, in pattuglia a piedi poco distante. L'agente, raccogliendo le prime testimonianze, ha compreso che l'animale era stato lasciato sull'auto da più di quattro ore, ed ha deciso di chiamare i Vigili del fuoco per liberarlo. Con un particolare strumento i pompieri hanno aperto senza romperlo il finestrino (da uno spiraglio del quale il povero cane riceveva un po' d'aria). L'intervento è stato notato anche dalla responsabile del ricovero per animali "La cuccia", che ha riconosciuto il cane come uno di quelli che la sua struttura aveva da poco tempo affidato ad una donna imperiese. Ora la polizia sta effettuando le necessarie verifiche per capire come l'animale sia finito in quella macchina (che non è intestata alla padrona del cane). Inevitabilmente scatterà la denuncia per maltrattamento di animali e forse anche l'affidamento del cane ad altro padrone. S. Sch.
Savona A spasso con il roditore Prima si nota la ragazza, poi il sottile guinzaglio rosa, infine il topo. Un topolino grigio, dalla lunga coda, per nulla spaventato dal rumore di piazza Sisto IV a Savona. Ieri mattina Italia, 16 anni, di Pietra Ligure, era lì con il suo topo. «Ce l'ho da sei mesi, l'ho avuto da un'amica. In Francia, qualche tempo fa erano di moda. Anche se spero che nessuno mi imiti» Italia è preoccupata. Ama il suo topo, e teme l'effetto-furetto, o l'effetto-dalmata. «È necessario sapere che questi animali hanno bisogno di tante cure. Un mio amico voleva prenderne uno, così mi ha chiesto cosa comporta accudirlo. Quando lo ha saputo ha cambiato idea». Il topolino di Italia è socievole, si avvicina ai ragazzi, si lascia accarezzare. Vive praticamente addosso alla sua padroncina. S'infila sotto la sua maglietta, si accuccia sotto la sciarpa, passeggia sul suo braccio. «In realtà lo porto sempre così - avverte - ma ho voluto provare col guinzaglio». Il topolino di Italia è ormai una piccola celebrità, in piazza Sisto IV. Frequenta abitualmente il bar Haiti, scorrazza sulle piattaforme di pietra che costituiscono il "muretto" dei giovani savonesi. L'animale di Italia è un ratto campagnolo, un autentico topo rurale. Ma con tutte le carte in regola, a partire dal vaccino. Ma non è solo, in città. Stefania Vigorita del centro Fortesan di via Leopardi lo conferma: «Effettivamente le vendite di ratti sono cresciute, negli ultimi tempi. Si tratta di animali socievoli e pulitissimi, al contrario di quanto si crede. Quanto costano? Non più di dieci euro». E sono, come avvertiva Italia, assai esigenti. «Vogliono vivere in un ambiente pulito, prima di tutto. Cosa mangiano? Semi, frutta e verdura» aggiunge Vigorita. Eccellente il loro rapporto con l'uomo: «In effetti dimostrano una straordinaria intelligenza. Nascono selvatici eppure si affezionano rapidamente al proprio padrone, gli vanno addosso, non lo lasciano più». Ferdinando Molteni
Lombardia Adotti un randagio? Bonus di 200 euro dal Comune GUANZATE (Como) - Non sanno ancora che la buona azion e di ieri mattina, oltre che una comprensibile soddisfazione e la gioia dei bambini, può portare anche 200 euro. Spettano, in base alla delibera votata l'altra sera dal Comune di Guanzate, alla famiglia di Saronno che ha portato a casa Pepe, cagnolino di razza indefinita ma con qualche antenato tra i volpini, da agosto ospite dell'allevamento Mirasole, che custodisce i randagi in carico a diverse amministrazioni della zona. E' stato proprio quel «carico» - spese per un migliaio di euro all'anno per ciascun quattrozampe - a spingere Ivano Bernasconi, sindaco di Guanzate, a capo di una giunta «civica» riconfermata a giugno dopo la sua prima legislatura, a cercare un modo di risparmiare, ma certo non sulla pelle dei randagi. «Figurarsi - dice il sindaco -. Io stesso ho in casa Flipper, lupetto di 15 anni». Il punto è un altro: «I nostri randagi sono una decina, che vuol dire 10 mila euro all'anno. Una voce di spesa in continuo aumento. E' una situazione anche paradossale: a fine anno, quando presentano i loro bilanci, sono appena due le associazioni del nostro paese che ricevono un contributo maggiore». A Guanzate, insomma, vogliono bene ai quattrozampe: ma spendere per loro più che per le filodrammatiche, il coro, le associazioni sportive non sembra molto giusto. «E, insomma, anche alla Caritas non riusciamo a dare più di 1000 euro. Mi viene qualche scrupolo», dice il sindaco. Ed ecco quella che potrebbe essere una soluzione: che si porta a casa un randagio di Guanzate, ottiene un bonus di 200 euro dal Comune, il quale, con l'Asl, in cambio chiede garanzie e si riserva la possibilità di controllare la buona salute dell'ex randagio. Se tutti i cani trovassero casa, il Comune sborserebbe 2 mila euro di bonus avendone risparmiato 8 mila sulla spesa di canile. Tutti contenti, insomma, o almeno ci si prova: con buona pace di chi ironizza sul bonus promesso dal governo per ogni neonato. 031.35.27.111 è il numero del Comune di Guanzate; 031.35.20.184 quello dell'allevamento Mirasole. Laura Guardini lguardini@...
Via libera alla caccia ai cervi SONDRIO -Entro il 15 dicembre, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i cacciatori sono autorizzati ad abbattere altri 435 cervi, dopo che a 55 avevano già sparato tra il 16 e il 26 ottobre, giorno in cui il Tar di Bolzano, su richiesta del Wwf che la ritiene illegittima, aveva sospeso l'autorizzazione all'abbattimento rilasciata dal presidente dello Stelvio Ferruccio Tomasi. E' stato lo stesso tar di Bolzano, ieri, a non confermare la decisione che aveva preso poco più di 2 settimane fa. La soppressione degli animali ha acceso una disputa tra il nuovo presidente dello Stelvio (è in carica dall'estate scorsa) e gli ambientalisti. Secondo il primo gli animali sono dannosi per i boschi e, permettendo ai cacciatori di abbatterli, si previene il bracconaggio. Secondo il Wwf, i danni causati dai cervi all'abete bianco non sono dimostrati, mentre la legge nazionale prevede che, eventualmente, ad ucciderli, siano in prima istanza i guardiacaccia. «Perciò - dice Enzo Venini, del Wwf - ricorreremo al Consiglio di Stato».
« In Valcedra e Valparma trovate tracce di due branchi » Ezechiele cerca ancora la sua terra, gli uomini hanno già trovato una verità. « Per la prima volta, si dimostra che è possibilissimo che un lupo partito dall'Appennino arrivi alle Alpi. In barba a tutte le polemiche di chi aveva diffuso le voci di ripopolamenti » . Parli di lupi, e al veterinario Mario Andreani vengono in mente camminate in cerca di tracce, notti d'estate spese a diffondere ululati registrati, per incontrare almeno la voce dell'obiettivo dei suoi studi . « Pi ù facile che a rispondere siano i pi ù piccoli, meno smaliziati: cosí capiamo se ci sono cucciolate » dice Andreani, uno dei nove esperti che hanno lavorato al progetto regionale Life, coordinato da Willy Reggioni, del Parco del Gigante, e che ha visto l'impegno del Servizio risorse naturali della nostra Provincia. Andreani ha partecipato alle ricerche avviate nel marzo del 2001 e concluse tre anni dopo ( poco dopo la liberazione di Ezechiele). Ora, il ricercatore può parlare della presenza di « due branchi nel Parco dei Cento laghi: uno pi ù nutrito, di cinque o sei esemplari, che si spostano spesso nel Parco del Gigante. L'altro è formato da una coppia, che sta pi ù a occidente » . Cosí, della cinquantina ( la cifra è ipotetica) di lupi tra Modena e Parma, si può dire che almeno sette/ otto esemplari vivano nel Parmense. « Senza contare quelli di passaggio » . Quelli come Ezechiele, appunto: ancora in cerca di una zona propria o « di compagnia per formare un branco nuovo: l'ipotesi pi ù plausibile è questa » . Nel progetto Life, al veterinario di Corniglio spettava verificare soprattutto Alta Valparma e Alta Valcedra. « Per stabilire se e quanti lupi ci fossero, facendoli ululare, appunto, e raccogliendo le loro feci per poi farle analizzare per studiare sia la dieta che il dna degli esemplari » . Il secondo punto chiave del progetto, riguardava il mondo delle prede. « Si è lavorato molto, per cercare di capire quanto pesasse la presenza di lupi sulle popolazioni di ungulati. E non si tratta di dati preoccupanti: anche perchè i lupi si accontentano spesso di ripulire carcasse di animali già morti » . Infine, si è cercato di fare opera di sensibilizzazione tra le popolazioni delle montagne che forniscono l'habitat a Ezechiele e ai suoi fratelli. « E superare i pregiudizi non è stato facile » . Anche se, fortunatamente, le frasi dedicate al « lupo cattivo » sembrano in via d'estinzione. Anche il lupo lo era, ma forse il peggio è passato. Nella neve la sua storia Ezechiele? Bazzica tra Italia e Francia, dopo mille chilometri di pellegrinaggio in 250 giorni. « Ora - dice il veterinario Mario Andreani - sul territorio lo seguono altri gruppi di studio. La sua posizione viene inviata con un sms ogni dodici ore, quando si accende l'apparecchio. Ma non sempre ci sono i segnali. Ci è anche capitato di andare a cercarlo con la radio: non si sapeva pi ù niente » . La batteria durerà fino alla prossima estate. E intanto « con la neve, sarà pi ù facile seguire le tracce e scoprire se Ezechiele finalmente ha trovato compagnia » . Il lupo che « saluta » via sms Tanti saluti da Ezechiele. Lui non lo sa ( e in effetti è troppo impegnato a macinar chilometri, per « pensare » a chi segue trepidamente il suo peregrinare), ma manda continui messaggi e informazioni dalle Alpi Marittime. Esplora le montagne e al tempo stesso ( grazie al radiocollare satellitare, collegato alla rete gsm, che gli è stato applicato) permette ai ricercatori di esplorare le zone buie del mondo dei suoi simili, i lupi. E' il primo caso di ricerca di questo tipo in Europa. Ed è la nostra città la base di partenza. Il progetto, che ha coinvolto il Corpo forestale, la Polizia provinciale, il Parco dei Cento laghi, i tecnici del progetto Life, i Centri recupero animali selvatici provinciali e l'università romana della Sapienza, è coordinato dalla nostra Provincia. Lui, Ezechiele, esemplare maschio di un anno e mezzo, è il protagonista di questa lunga marcia. Liberato dal marzo nelle neve del Parco dei Cento laghi, dapprima ha puntato verso la Toscana, per poi tornare verso nord. Sopra La Spezia, per quattro giorni ha viaggiato verso la pianura, ma poi deve essergli tornata in mente la brutta esperienza invernale. Cosí, ha preso a inseguire l'occidente senza pi ù ripensarci. L'estate, l'ha passata nell'entroterra della Liguria di levante. Poi, s'è rimesso in moto. I suoi giorni e le sue notti sono trascorsi tra i monti e le foreste, cercando come rifugio tane naturali con ottima visibilità e sempre fornite di vie di fuga. Che Ezechiele fosse un errante non è mai stato un mistero. La tangenziale ( Nord, per di pi ù ) non è certo luogo da lupi. Lo era invece il tempo che il nostro selvatico eroe a quattro zampe aveva « scelto » per presentarsi. C'era proprio un tempo da lupi - pioveva a dirotto - il pomeriggio del 24 febbraio, quando Ezechiele fece la sua comparsa. A segnalare la sua presenza fu un automobilista. « Ho investito un cane in tangenziale. Per favore, aiutatelo » disse al cellulare. La prima ad avere dei sospetti su quel « cane » fu Patrizia Pizzorni che, con Timbuct ù , allora gestiva il canile municipale. « Lo trovai in un campo lungo la tangenziale. Si fingeva morto, ma i suoi occhi gialli erano vigili. Dopo 700 recuperi era la prima volta che vedevo qualcosa del genere » . Mancava solo la conferma, che sarebbe poi venuta dai test genetici: era un lupo, un lupo vero. E quell'incidente - potrà sembrare assurdo, ma è proprio cosí - fu la sua salvezza. « Era allo stremo delle forze _ ricorda Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna selvatica _. A ridurlo cosí non è stato l'incidente. Anzi, bisogna dire che i principali ematomi li aveva riportati nell'acqua, probabilmente attraversando dei fiumi. L'animale era in stato di ipotermia, a digiuno da almeno dieci giorni. Era morto, ma con una grande fortuna: sarebbe tornato a vivere » . Consulente della Provincia per il parco del Monte Fuso e per il Servizio risorse naturali di piazza della Pace, Pisani era al primo lupo ( e ben pochi in questa vicenda possono vantare altri incontri tanto ravvicinati) della sua carriera. Ma non ebbe difficoltà a trovare la via giusta per rimetterlo in forze. « Il recupero è stato brillante » . Non solo dal punto di vista fisico: si trattava, infatti, di tutelare la natura selvatica dell'animale. Di rispettarlo. Per questo, il lupo venne tenuto per una ventina di giorni in un luogo segreto, il pi ù possibile alla larga dall'uomo. « Le manipolazioni su di lui hanno avuto il solo scopo di capire le sue condizioni _ ricorda il veterinario _. E' un animale fiero, di una bellezza esagerata. A lui dell'uomo non importa nulla » . Il 13 marzo, Ezechiele è stato riportato sui « suoi » monti ( non troppo lontani dall'Appennino modenese dove sembra sia nato). « Ho aspettato di vedere l'occhio del lupo, per aprire la gabbia - racconta Pisani -. Com'è? E' un occhio che va oltre la pelle, che ti fa provare certe sensazioni nel midollo osseo » . Uno sguardo in grado di riportare l'uomo al mondo perduto, che un tempo fu anche suo. Roberto Longoni
Animalisti in piazza per salvare i beagle SAN POLO D'ENZA - Gli animalisti sono pronti a una nuova « invasione » del centro di San Polo d'Enza per manifestare contro la ditta « Stefano Morini sas » , che alleva cani beagle destinati ai laboratori come cavie. Da tempo il movimento animalista, che dal 2002 punta alla chiusura dell'allevamento, ha indetto una manifestazione internazionale per sabato 20 novembre. Alle 14 i gruppi provenienti da tutta Italia ( qualcuno anche dalla Svizzera e altri Stati) convergeranno in piazza IV novembre, fra la chiesa parrocchiale e la sede del Comune. Sono previsti pullman da Milano, Varese, Torino, Bologna, Forlí, Pisa e dalla Liguria, oltre a una staffetta fra il paese della Val d'Enza e la stazione ferroviaria di Reggio. Lo scenario si preannuncia simile a quello dell'anno scorso, quando il corteo contro la ditta Morini fu accolto da una San Polo d'Enza blindata: poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, polizia municipale a presidiare i blocchi stradali e le deviazioni, negozi chiusi e lezioni scolastiche terminate in anticipo. Intanto il caso Morini continua a movimentare il dibattito politico. Nei giorni scorsi Alleanza Nazionale, per conto del presidente provinciale reggiano del partito Marco Eboli, ha chiesto che le autorità vietino per motivi di ordine pubblico manifestazioni come quella in programma a San Polo. Martedí scorso, invece, i gruppi Ds, Margherita e Pdci in provincia a Reggio hanno presentato una mozione che chiede l'impegno della Provincia affinchè si adoperi « presso le autorità di pubblica sicurezza per riportare a una situazione di normalità la vita quotidiana nel Comune di San Polo e perchè cessino le azioni contro l'azienda Morini » . Firmatari della mozione sono i tre capigruppo Maino Marchi, Luigi Fioroni e William Marastoni. « Tutti i controlli che dal 2002 sono stati svolti in modo continuo e ripetuto hanno portato a risultati favorevoli all'azienda - dicono i consiglieri nel documento - . Dal 2002 ci sono continui presidi davanti ai cancelli dell'azienda, continue telefonate ( giorno e notte), lettere, fax con minacce di morte, ingiurie e quant'altro » . Nell'ordine del giorno, i tre gruppi consiliari ricordano che « l'azienda Morini è sorta a San Polo d'Enza circa 50 anni fa: con gli anni si è allargata inserendosi nel paese come realtà importante nell'offerta di posti di lavoro e divenendo una delle maggiori nel settore dell'allevamento degli animali per la ricerca » .
Palette per cani in regalo multe a chi non pulisce COGOLETO Oggi al mercato consegna del kit usa e getta Cogoleto. Niente scuse, se avete un cane, il Comune vi regala la paletta. Ed è un simpatico cucciolone anche il testimonial dell'iniziativa "Te la do io la paletta!", la prima campagna di sensibilizzazione contro le deiezioni canine promossa a Cogoleto. Oggi e giovedì 2 dicembre, durante il mercato settimanale, un camioncino distribuirà, sul lungomare dalle 9 alle 12, oltre tremila palette usa e getta insieme a volantini informativisui regolamenti comunali in materia e sull'utilizzo della paletta. L'iniziativa organizzata dal comune di Cogoleto e la Sater S.p.A., società mista a maggioranza comunale che gestisce la raccolta della spazzatura nella cittadina. La distribuzione continuerà, nel pomeriggio, in Piazza Giusti. Roberto Pansolin, assessore all'ambiente e alla tutela del territorio, annuncia l'inizio di un'offensiva in nome della città pulita: «Questa è soltanto la prima di una serie di iniziative che l'assessorato intende affrontare per migliorare l'immagine di Cogoleto: sappiamo che le deiezioni riducono il benessere di tutti i cittadini e producono conseguenze sull'igiene e sulla salute pubblica». L'inizio della campagna segnerà un più intenso e rigoroso controllo da parte dei vigili cogoletesi. Sono state date disposizioni precise per un controllo serrato dei giardini, soprattutto quelli frequentati dai bambini, i parchi, ma anche vie centrali come via Mazzini e via Recagno. «Noi forniamo ai cittadini i mezzi perché i cani non lascino tracce nelle strade del nostro comune - aggiunge Pansolin - chi ama il suo cane deve rispettare anche la città dove vive. A questo punto i trasgressori saranno puniti con sanzioni di 50 euro. I sacchetti potranno essere gettati nei cassonetti e nei bidoni sparsi per le vie. Per noi l'importante che le strade siano pulite, anche perché sembra quasi un paradosso, ma le vie del centro sono molto più sporche delle zone periferiche». Se qualcuno perdesse l'appuntamento con la distribuzione delle palette al mercato, nessun problema, l'assessorato ha destinato tre punti in città, dove trovare i kit: in comune, il lunedì dalle 15 alle 17.30 e il giovedì dalle 9 alle 12.30, negli uffici della polizia municipale di Piazza Maggetti, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, negli uffici Sater in via Benefizio il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12. C. Lu.
Enpa rimborserà padrone multato La Sezione dell'Enpa di Genova ha deciso di farsi carico del pagamento delle multe ricevute da due genovesi per avere gettato nei cassonetti le deiezioni dei loro cani prima dell'orario consentito. Secondo Rosanna Zanardi dell'Enpa si tratta di una situazione paradossale. «Stiamo facendo sforzi notevoli per educare i cittadini a trattar bene i propri animali e a rispettare l'ambiente e i nostri sforzi rischiano di essere annullati». L'Enpa chiederà al Comune di Genova di rivedere i regolamenti.
La casa di riposo adotta cagnolini per gli anziani OVADA Per una nuova terapia contro la depressione Ovada Il problema anziani continua a essere in primo piano. Così la casa di riposo "Lercaro" ha deciso di adottare cagnolini per combattere la depresisone. Le diverse strutture pubbliche e private stanno cercando, su tutto il territorio ovadese, di trovare soluzioni per evitare, soprattutto, che la solitudine continui ad essere la strada maestra che porta alla depressione. Così, come per i bambini, è stato accertato che anche gli anziani vivono momenti felici se in compagnia di un animale. Al "Lercaro", casa per anziani di Ovada si stanno attrezzando e oltre all'organizzazione di incontri fuori dalla struttura, hanno deciso di adottare cani da affidare ai singoli vecchietti. E la "Pet terapy", una formula che già in altri Paesi ha dato ottimi risultati. «L'idea è del direttore, Vittorio Barretto, che con la collaborazione del canile comunale sta sperimentando l'azione che il migliore amico dell'uomo può avere sull'anziano». Maurizio Tammaro, vice presidente del consiglio di amministrazione della casa di riposo è soddisfatto e annuncia che l'idea sembra essere vincente tanto da indurre l'organizzazione sanitaria ad interessarsi utleriormente della terapia per diffonderla sul territorio.«Proporrò al consiglio altre iniziative - aggiunge Tammaro - sempre legate a progetti finalizzati, come "Colmangiando", che prevede la possibilità, per i nostri anziani, di essere accompagnati a fare colazione al bar e, una volta al mese tutti insieme, in pizzeria». Il progetto è "Solo non sono", risultato della collaborazione con il Consorzio Servizi Sociali dell'Ovadese, finanziato dalla Regione, sinergia che ha permesso la realizzazione all'interno del Lercaro di campi da bocce, di un'ampia area destinata all'orticoltura e floricoltura, l'installazione di un maxi schermo Tv, di un grande acquario, di gazebo e piante ornamentali. Bruno Mattana
Oggetto: Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra
IL MESSAGGERO
ABRUZZO
Giovedì 18 Novembre 2004
PROVINCIA/2
Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra
I gruppi di minoranza di centro destra alla Provincia hanno presentato una mozione finalizzata alla redazione del Piano Territoriale provinciale per la prevenzione del randagismo. L'ha illustrata il consigliere di An Filippo Andreacola partendo da un dato complessivo nazionale che vede ogni anno in Italia l'abbandono di 200 mila gatti e di 150 mila cani mentre il business dei canili privati fa registrare un giro di 300 milioni di euro. Una dozzina gli interventi ipotizzati nella proposta e tra questi la verifica sullo stato di attuazione della legge 281 del '91 e della legge regionale 15 del '92, la realizzazione di nuovi canili sanitari e nuovi rifugi, la verifica dell'attuazione delle convenzioni stipulate tra Comuni e canili gestiti da ditte private, l'incentivazione di una politica delle adozioni con contributi comunali e la defiscalizzazione sugli acquisti e le spese specifiche per chi adotta un randagio.
Corteo degli animalisti: oggi paese blindato SAN POLO D'ENZA - Pullman e gruppi di animalisti arriveranno oggi a San Polo d'Enza da tutta Italia ( con rappresentanze di associazioni di altri paesi) per la manifestazione internazionale contro la vivisezione e l'allevamento « Stefano Morini Sas » . Sono previsti nel paese della Val d'Enza migliaia di manifestanti, chiamati a raccolta dal « Coordinamento per chiudere Morini » . Il raduno è previsto alle ore 14 in piazza 4 Novembre, di fronte alla sede del Comune. Il corteo si snoderà per il centro del paese, per terminare poi in via San Giovanni Bosco, sede della ditta contestata. La manifestazione, che sarà presidiata da polizia e carabinieri, comporterà anche alcune modifiche alla viabilità. L'ordinanza 116/ 2004 del sindaco Milena Mancini dispone il divieto di transito e parcheggio nella zona compresa fra il ponte sull'Enza, via San Giovanni Bosco, la zona della stazione ferroviaria e il tratto di via Gramsci fra il passaggio a livello e l'incrocio a raso con la provinciale 513. Dalle 13 alle 20, i veicoli da Traversetolo, Montecchio e Reggio Emilia diretti verso Canossa saranno deviati su via Matilde di Canossa ( la provinciale per Grassano) attraverso via Rampognana, che porta alla rotatoria di Pontenovo. Per chi invece è diretto verso Traversetolo, il ponte sarà praticabile. Gli uffici comunali oggi saranno aperti fino alle ore 13, come di consueto. Questi i numeri utili messi a disposizione dal Comune di San Polo d'Enza per qualsiasi evenienza e per segnalazioni: 0522- 873143 ( carabinieri) e 329- 3191926 ( pattuglia della polizia municipale).
Spara e uccide pastore tedesco per salvare il suo cane da caccia Condannato a 300 euro di multa nembrotto sessantenne di Bolano
Ha sparato ed ucciso a bruciapelo con il fucile da caccia un pastore tedesco per "proteggere" il suo cane. Per quel grave episodio, ieri mattina in Tribunale a Sarzana, L. T. di 63 anni abitante a Ceparana è stato condannato dal giudice onorario, l'avvocato Giovanni Silvestre, a trecento euro di multa e al pagamento di altri 2500 euro di spese e risarcimento. L'episodio che ha portato il cacciatore sul banco degli imputati risale all'ottobre del 2000. Uno studente di Ceparana aveva deciso di portare il suo pastore tedesco in un luogo isolato per poterlo lasciare libero e farlo divertire. Il caso ha voluto che nella stessa zona si trovasse l'imputato con il suo cane da caccia. Tra i due animali si è scatenata all'improvviso una feroce baruffa e L.T. temendo che il suo cane soccombesse è corso alla macchina e per difenderlo non ha esitato ad imbracciare il fucile. Lo ha quindi puntato contro il pastore tedesco ed ha premuto il grilletto nonostante che lo studente avesse tentato di impedirglielo. Il colpo - sparato da due metri di distanza - è andato a segno ed ha ucciso il pastore tedesco dello studente che nell'occasione rimase anche leggermente ferito.
Oasi in difesa dei germani STURLA Accordo tra Comune, Aster, animalisti sulle aree protette Via ai lavori nel torrente. Ma senza sfrattare la fauna
I germani reali del torrente Sturla e tutti gli altri volatili che popolano il greto del corso d'acqua non correranno più rischi, per buona pace degli ambientalisti ed animalisti genovesi. E, al tempo stesso. i lavori di pulizia dell'alveo, e quelli futuri di definitiva messa in sicurezza idraulica del fiume, potranno iniziare con tutta tranquillità. Dopo un sopralluogo condotto pochi giorni fa dai tecnici dell'Aster, dai responsabili degli uffici che fanno capo all'assessore per le Politiche ambientali Luca Dallorto e da rappresentanti della Lipu e della Lav, sono state individuate, lungo il corso dello Sturla, diverse aree protette che verranno lasciate inalterate per permettere ai germani di conservare parte del loro habitat. In particolare, ogni cinquanta metri ci sarà una piccola oasi che non verrà toccata dai lavori, permettendo così agli uccelli di trovare non solo un rifugio sicuro, ma anche un luogo dove deporre, nel periodo della nidificazione, le uova senza pericolo di perdere l'intera covata. Gli spazi verdi in corrispondenza dei canneti saranno quelli maggiormente presi in considerazione, in quanto offrono una protezione particolare. «Avvisato del problema - spiega Dallorto, che è un esponente dei Verdi - ho preso a cuore la questione, anche perché so che lungo lo Sturla i germani reali presenti sono parecchie decine. È vero che, in caso di pericolo o fastidio, sono uccelli in grado di volare e spostarsi, ma era un peccato disperdere esemplari simili. Meglio preservarli dove sono, anche per proteggere un'area in via di bonifica dove, in un prossimo futuro, la sicurezza ambientale potrà unirsi così alla conservazione di una specie animale. In questo senso, ringrazio anche l'Aster per la collaborazione offerta». Come si ricorda, il caso dei germani esplose già prima del Salone Nautico, quando iniziarono i lavori di pulizia dell'alveo dello Sturla. In previsione del riordino totale del greto e dei prossimi lavori cantieristici, era scattato l'allarme per gli uccelli stanziali del fiume. Ora, una soluzione che ha messo d'accordo esigenze pratiche e diritti degli animali. «Una soluzione unica che spero sia adottata per altri corsi d'acqua e che dimostra che il dialogo fra istituzioni ed associazioni funziona benissimo quando viene realizzato - osserva Daniela Filippi, responsabile della Lav, presente al sopralluogo insieme ai colleghi della Lipu -. Con questa idea delle piccole oasi protette sul fiume, si crea un precedente ottimo, che permette anche agli animali domestici, come le oche, di trovare un futuro riparo per loro ed i piccoli. Insomma, una specie di progetto-pilota di cui tutti andiamo orgogliosi». Giuseppe D'Amico
Salvata una cavalla appello per un'asina LANCIANO - Stamane, Marisol una cavalla di 8 anni di razza point, avrebbe dovuto incontrare il suo carnefice, ma l'amore di Simona e l'interessamento degli Animalisti Italiani e della Lav, l'hanno sottratta ad un destino crudele. "La cavalla sta bene, assicura la ragazza - è nel mio recinto e gioca con i cani". Il costo dell'operazione, servita a riscattare l'animale destinato al macello, è stato di 1.200 euro. "A Lanciano, mediamente, viene macellato un cavallo ogni 15 giorni - continua - in altre città c'è più richiesta di carne equina e il numero aumenta. Purtroppo non c'è una legge che lo vieti." Intanto, gli Animalisti si stanno occupando anche di un'altra triste storia che vede protagonista un'asinella di 30 anni, tenuta in pessime condizioni a Chieti. Si cerca un posto dove ospitarla e la somma per il trasferimento e per l'acquisto dal proprietario. Eli. Gae.
Guerra alla caccia con bande chiodate Bucate le gomme alle auto dei cinghialari. E tre cani avvelenati di WALTER RONDONI UMBERTIDE - Boschi come il Bronx tra furti, dispetti e ritorsioni. Evidentemente, l'affollamento delle ultime settimane (quando si sono ritrovati gomito a gomito fungaroli, tartufai, cacciatori) ha fatto schizzare in alto il nervosismo ed alimentato un'atmosfera da tutti contro tutti in un'area circoscritta e ben evidenziata: da Montacuto, a Montecorona, fino a Santa Giuliana. Qui, nei giorni scorsi, qualcuno ha messo a segno un colpo per lo meno singolare. Ha rubato un canestro di funghi dall'interno di una macchina, mentre il proprietario si era allontanato per proseguire la ricerca. Oltre al valore del ghiotto bottino, il danno della rottura di un vetro dell'auto. Intanto, prosegue senza esclusione di colpi la guerra per il controllo del territorio. Sempre nella stessa zona avrebbero fatto la propria comparsa delle bande chiodate che nell'artigianalità della struttura (punte d'acciaio infilate in una stecca di legno) raggiungono il risultato di bucare le gomme delle vetture in transito se messe di traverso sul sentiero. In ambienti venatori si mormora di almeno un paio di fuoristrada danneggiati. Ma come sempre sono i cani le vittime di questa lotta barbara e senza quartiere. Nell'ultimo fine settimana una squadra di cinghialari ha lamentato l'uccisione di tre meticci, di età tra i sei ed i nove anni. «Uno era un vero campione, abilissimo durante la battuta e nel recupero di animali eventualmente feriti», lamenta il proprietario. Le bestiole sono decedute dopo un'atroce agonia lunga giorni per l'ingestione di bocconi avvelenati, nonostante la corsa fino allo studio di un veterinario che ha fatto l'impossibile nel tentativo di salvarle. Probabilmente, le polpette letali erano intrise di una miscela di antilumaca, diserbante ed un qualche acido. Ed il tam tam che in frangenti del genere fa sentire con maggiore insistenza la sua voce aggiorna il numero delle morti: almeno venti nelle ultime settimane, la maggioranza delle quali nelle vicinanze di una riserva e di alcune abitazioni con intuibile, grave pericolo per chi vi risiede. Buio pesto, invece, sui protagonisti e sulle cause di quello che appare un botta e risposta incivile, senza spiegazioni logiche. «Per scoprire i colpevoli basta pensare a chi giova una situazione del genere», consiglia una "doppietta" che si chiama fuori, insieme a quelle come lei, per il semplice motivo di andare a lepre e di non avere alcun guadagno in quanto accade. Troppo poco per circoscrivere il ventaglio delle ipotesi, comprendente oggi più di prima, cavatori di tartufi, cacciatori e cercatori di funghi, ciascuno portatore di interessi, anche economici, forti. Intanto sullo sfondo si profilano una possibile lotta contro i nocivi (volpi, faine) e l'ombra del "maniaco". Un individuo, in apparenza fuori dalla mischia, insofferente della tanta gente tra i piedi, che reagisce prendendosela con gli animali, l'anello più debole ed indifeso della catena.
20/11/04 Il Mattino Serino, gli opifici dell'orrore
Serino. Cani a pranzo al posto dell'agnello, serpenti a cena in sostituzione del capitone e lavoro nero anche di notte illuminato solo da flebili lampadine. Questi ed altri scenari raccapriccianti si sono prospettatati agli occhi dei carabinieri del comando stazione di Avellino che nella notte di ieri hanno fatto irruzione in cinque opifici della valle del Sabato dislocati tra Serino, San Michele, Santa Lucia e Santo Stefano del Sole. Quindici i cinesi, tutti di giovanissima età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che sono stati fermati ed espulsi dal terrtorio italiano perchè risultati clandestini. Pietose le condizioni igieniche riscontrate dai militari dell'Arma che alle tre del mattino hanno prima circondato e poi fatto irruzione in opifici strutturati tutti allo stesso modo: il piano terra adibito a laboratorio e quello superiore a dormitorio super affollato. Qui, tra un letto e l'altro, era collocato un refettorio dove, alla luce delle tracce riscontrate, sarebbero spesso state consumate anche pietanze a base di CANI e serpenti. Ma questi sono solo aspetti marginali di una vicenda che, secondo i militari dell'Arma di Avellino che hanno operato unitamente a quelli della stazione di Serino, potrebbe condurre a risvolti inquietanti. I quindici clandestini, infatti, dall'alba al tramonto lavoravano pelli a conto terzi per concerie solofrane. Ma non solo. In alcuni casi i prodotti in pelle, con borse e giubotti in prima linea, venivano persino rifiniti. Sull'intera vicenda grava il sospetto che i quindici clandestini potrebbero essere stati introdotti in Italia tramite una regia occulta legata alla mafia cinese. Non a caso tra le persone espulse figura proprio un cinese con reiterati precedenti legati al traffico clandestino ed al riciclagio. Indagini, comunque, sono in corso proprio per accertare eventuali collegamenti con la malavita. Con l'accusa di favoreggiamento sono inoltre stati denunciati i cinque proprietari degli opifici nei quali hanno fatto irruzione i carabinieri. Nel frattempo, alla luce delle pessime condizioni igienico sanitarie riscontrate al momento dell'operazione, i militari dell'Arma hanno chiesto l'immediato intervento dell'Asl Av2 ed informato i sindaci dei rispettivi paesi. Marco Ingino
Oggetto: BEAGLE:SCONTRI ANIMALISTI-FORZE DELL'ORDINE, DIVERSI CONTUSI
----- Original Message ----- From: "Niseema" <niseema@t...>
> BEAGLE:SCONTRI ANIMALISTI-FORZE DELL'ORDINE, DIVERSI CONTUSI > NEL REGGIANO DURANTE PROTESTA CONTRO ALLEVAMENTO MORINI > (ANSA) - REGGIO EMILIA, 20 NOV - Una ventina di manifestanti > sono rimasti feriti o contusi durante alcune cariche di > alleggerimento fatte dalle forze dell'ordine nel tardo > pomeriggio a San Polo d'Enza, nel reggiano, durante la periodica > manifestazione internazionale contro l'azienda Morini che alleva > animali, cani beagle in particolare. Perlopiu' aderenti a gruppi > estremi di animalisti, alcuni di loro sono stati medicati > all'ospedale di Montecchio e dimessi. > Alla manifestazione, che ancora una volta ha paralizzato il > paese, hanno partecipato circa 1.500 simpatizzanti delle frange > piu' dure degli animalisti, giunti da diverse regioni e anche > dall'estero, che sono transitati in corteo dalla piazza del > Municipio fino all'allevamento di cui e' titolare Giovanna > Soprani. Diversi commercianti, dopo l'esito di precedenti > appuntamenti di questo tipo, hanno prudenzialmente abbassato le > serrande. Il corteo e' sfilato con urla e slogan tra cordoni di > polizia e carabinieri (circa 300 gli uomini impiegati nel > servizio d' ordine). Al momento dello scioglimento, un gruppo ha > inveito lanciando pietre e bottiglie contro le forze > dell'ordine, che in assetto antisommossa hanno effettuato alcune > cariche di alleggerimento utilizzando manganelli. In quella > circostanza alcuni manifestanti sono rimasti feriti. Scritte > ingiuriose sono state tracciate sui muri con vernice spray, e > nei confronti dei carabinieri sono stati uditi ancora una volta > slogan inneggianti a Nassiriya. > La manifestazione era stata indetta contro l'allevamento che > e' nel mirino degli animalisti da quando, a fine maggio 2002, 56 > cani beagle inviati dall'allevamento reggiano ad un laboratorio > tedesco per sperimentazioni furono intercettati su un Tir al > Brennero. Attualmente l'azienda non alleva per la > sperimentazione. Durante il corteo di protesta il sindaco di San > Polo d'Enza, Milena Mancini, e' stato invitato a non rilasciare > nuove autorizzazioni per commercio e sperimentazione, attivita' > che potrebbe essere ripresa dopo che la Corte costituzionale ha > bocciato la legge della Regione Emilia-Romagna (approvata > all'unanimita') contro l'allevamento a fini di sperimentazione, > riconoscendo la competenza statale sulla ricerca scientifica. > I due consiglieri regionali (Antonio Nervegna di Forza Italia > e Daniela Guerra dei Verdi) che avevano firmato la prima legge > dell'Emilia-Romagna, l'hanno anche ripresentata tale e quale > dopo la bocciatura, ma il presidente Vasco Errani ha gia' > precisato, pur dispiaciuto, che ''non possiamo ripresentare la > legge cosi' com'e'. Si puo' invece pensare a una iniziativa > legislativa di cinque Regioni che propongano al Governo una > legge nazionale, ma in questa legislatura che finisce a > primavera i tempi non ci sono, perche' le Regioni devono > approvare prima''. In ogni modo l'impegno assunto dalla Regione > Emilia-Romagna con quella prima legge ''va portato avanti fino > in fondo''. (ANSA). > > C01-GIO/SCS
Beagle, incidenti e feriti SAN POLO D'ENZA - Sono una trentina le persone sono rimaste ferite ieri pomeriggio a San Polo d'Enza durante la manifestazione internazionale di protesta contro la ditta « Stefano Morini sas » , che alleva cani di razza beagle destinati alle sperimentazioni in laboratorio. Almeno un migliaio di persone hanno sfilato per le vie del paese gridando slogan contro la ditta, la vivisezione e le forze dell'ordine. Bersagliati da petardi, pietre e bottiglie, polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno caricato pi ù volte il corteo, che si è sciolto entro le 18. La manifestazione è terminata nella violenza ma nel corso del pomeriggio sembrava che l'esito potesse essere come nelle precedenti edizioni: confusione in strada e invettive contro gli « assassini di animali » , ma senza gravi disordini. I gruppi di manifestanti si arrivati a San Polo con una decina di pullman, oltre a camper, auto private e attraverso la linea ferroviaria Reggio Emilia- Ciano d'Enza. Piazza IV novembre inizialmente prevista come punto di partenza del corteo, è stata chiusa: il ritrovo è stato spostato pochi metri pi ù sotto, nel parcheggio di fronte alla pizzeria « La Grotta » . Gli animalisti provenivano da diverse regioni italiane ( Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio) e dalla Svizzera. L'associazione elvetica Ag Stg- Comunità « Antivivisezionisti Svizzeri » ha distribuito volantini sulla vivisezione. Lo stesso ha fatto il Circolo Prometeo di Parma, con materiale contro i maltrattamenti agli animali. Fra i manifestanti c'erano persone di tutte le età, anche se perlopi ù si trattava di giovani chiamati in Val d'Enza dal « Coordinamento Chiudere Morini » . Circolavano anche i volantini per l'appuntamento di fine giornata: un concerto in un locale in provincia di Modena. Gli abitanti - divisi fra la condivisione dell'ideale animalista e la condanna di azioni violente e provocatorie - hanno osservato le colonne di furgoni di carabinieri e polizia schierati per presidiare il corteo lungo tutto il percorso per le vie del centro. Diversi negozi che l'anno scorso erano chiusi hanno deciso di non barricarsi. Qualcuno aveva lanciato l'idea che i sanpolesi facessero la torta fritta in piazza, « per far capire che non vogliamo un paese blindato, anzi nonostante le proteste dobbiamo riappropriarci della normalità » . L'idea è stata bocciata dalla Questura di Reggio. Fra le 14 e le 16, mentre gli animalisti continuavano il raduno, c'erano in piazza anche rappresentanti del Comune ( come l'assessore all'Ambiente Virginia Ferrarini) e il segretario dei Ds di San Polo Lorenzo Belardinelli. « Il Comune deve ripristinare le condizioni di legalità - ha detto -. Il problema ora è: come mai queste manifestazioni avvengono solo a San Polo? L'allevamento di animali per certi scopi viene praticato in diversi Paesi » . Alcuni manifestanti, effettivamente, mostravano cartelli con liste di aziende da loro contestate. Il corteo si è messo in marcia alle 16, dopo due ore di preparazione, snodandosi in via Allende e passando di fronte alla stazione, per poi confluire in via San Giovanni Bosco, sede della « Stefano Morini sas » . Diversi gruppi dietro quello di testa si limitavano a fare rumore e ripetere gli slogan dettati dall'altoparlante. Per circa un'ora gli animalisti hanno gridato contro la titolare Giovanna Soprani, tra l'altro minacciandola di morte. Sui muri sono comparse scritte contro l'azienda, con il simbolo degli anarchici, e una frase coniata dal corteo 2003: « Dieci, cento, mille Nassiriya » . Un'aperta sfida alle forze dell'ordine che presidiavano il paese. Alle 17,10 il corteo si è fermato di fronte alla ditta Morini, difesa da un cordone di agenti in tenuta antisommossa. Agli insulti si sono aggiunti lanci di bottiglie, petardi e sassi raccolti per strada da qualche manifestante. A quel punto la situazione è degenerata: la polizia ha compiuto diverse cariche. In via Gramsci il corteo è stato spezzato in due tronconi, scortati velocemente verso il piazzale di partenza. Secondo la Cri sono almeno una trentina i contusi per le manganellate ( fra cui chi scrive, mischiato ai manifestanti). Sono intervenute tre ambulanze della Croce Rossa di Canossa e l'automedica dell'ospedale Franchini di Montecchio. Quattro persone sono state portate al pronto soccorso. Sono rimasti colpiti dalle decine di persone che arretravano di fronte alla carica anche alcuni abitanti tenutisi ai margini del corteo per osservare. Fra i manifestanti in fuga, alcuni hanno schiacciato la rete di un vicino cantiere, mentre altri sono scappati invadendo i cortili delle case vicine dietro cui passa la ferrovia. Entro le 18 in via San Giovanni Bosco sono rimasti solo cocci di bottiglie e berretti persi nella ressa, mentre i volontari medicavano gli ultimi contusi. Le forze dell'ordine hanno continuato a presidiare le strade del paese in serata. Andrea Violi
Oggetto: CACCIA ALLE NUTRIE, MA SOLO DOPO CORSO SPECIALIZZATO
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> > KBXP > ZCZC0216/SXA > WPP70145 > R POL S0A QBXB > ANIMALI:CACCIA ALLE NUTRIE, MA SOLO DOPO CORSO SPECIALIZZATO > OK COMMISSIONE CAMERA A PROVVEDIMENTO PER CATTURA E ABBATTIMENTO > (ANSA) - ROMA, 19 NOV - Si' alla caccia alle nutrie ma da > parte di personale specializzato, con l'ok dell'Istituto > nazionale per la fauna selvatica, e soltanto in particolari > condizioni: quando il livello delle nascite supera una certa > soglia. E' quanto prevede una proposta di legge approvata dalla > commissione Agricoltura della Camera e che approdera' presto in > Aula. > In un primo momento anche i gabbiani e i cormorani facevano > parte dell'elenco di animali. Nel corso dell'esame in > commissione sono dapprima scomparsi i gabbiani, poi i cormorani > perche' la loro sorte e' gia' disciplinata da una direttiva. > Il progetto di legge e' cosi' teso a combattere soltanto le > nutrie, roditori particolarmente dannosi non soltanto per > l'ambiente ma anche per l'uomo e che si caratterizzano per la > loro incontrollata riproduzione. > Il provvedimento autorizza le regioni, sentito l'Istituto > nazionale per la fauna selvatica, a predisporre lo studio e la > realizzazione di piani di bonifica, nonche' la cattura e > l'abbattimento delle specie in sovrannumero anche nei parchi > naturali e nelle aree protette. Il personale addetto deve pero' > aver seguito un corso specializzato. (ANSA). > > TS > 21-NOV-04 18:05 NNNN > >
Gazzetta di Parma «I provocatori non sono stati picchiati»
San Polo d'Enza - Nella guerriglia scoppiata a San Polo d'Enza tra forze di polizia e ambientalisti, che sabato hanno manifestato davanti all'allevamento Morini, sono rimasti coinvolti quattro parmigiani. « Eravamo circa a metà corteo, in via Gramsci - spiega, a nome dei quattro, Manuela - quando la polizia ha caricato. Nel momento in cui il corteo si è spezzato noi siamo riusciti a uscire e a metterci in salvo. Cosí altre persone che hanno rotto la rete di un cantiere o sono entrate nei cortili delle case vicine. Ci trovavamo dietro il muro di poliziotti che stava caricando: ho visto passare ragazzi e ragazze con la testa insanguinata, altri che letteralmente si trascinavano in salvo, gente che gridava e piangeva » . « Per noi - ricorda Manuela - è stato inevitabile commentare: «ma cosa state facendo? ». A quel punto un poliziotto che aveva sentito le nostre grida si è avvicinato e ha sferrato un pugno a Luca ( nome di fantasia) invitandoci a farci gli affari nostri. Una scena che ha zittito perfino alcuni carabinieri che stavano presidiando quella zona » . Maria Luisa, la ragazza di Luca, ricorda: « Abbiamo cercato in tre di fermarlo, mentre Luca era a terra intontito. Io gli ero praticamente avvinghiata. Dopo essere andato via, sembrava volesse ritornare, quando un suo collega lo ha strattonato urlandogli di smetterla » . Per Luca è arrivato l'esito del necessario ricovero al Pronto Soccorso, dove è stato sottoposto a una radiografia: « Frattura all'angolo della mandibola, trenta giorni di prognosi: oggi faranno la Tac - spiega Manuela - e, probabilmente, come ci avevano già anticipato sabato sera, dovrà essere operato. Non riesce mangiare e parla a monosillabi » . « Era la prima volta che manifestavamo, credevamo nel significato di questo corteo: non siamo delle bestieÖ dei delinquenti. Che senso ha picchiare gente in questo modo? » Maria Luisa si sofferma su un'altra questione: « Le mele marce ci sono. Sono quelli che insultavano e lanciavano le bottiglie, ma non erano ambientalisti: non si sa chi fossero e, soprattutto, non sono stati loro ad essere bastonati » . Sui fatti di sabato a San Polo d'Enza è intervenuto anche il deputato verde Paolo Cento, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, che ha annunciato la presentazione di una interpellanza al ministro dell'Interno, sull'intervento delle forze dell'ordine. « Il ministro - ha dichiarato - deve chiarire in Parlamento le ragioni dello sproporzionato intervento delle forze dell'ordine al termine della manifestazione animalista » .
Critiche dell'Enpa al Comune di Bormida per la costruzione, ormai ultimata, di un nuovo lago per la pesca facilitata. «Sembra che per molti amministratori pubblici - scrive la Protezione animali in una nota - non ci sia niente di meglio da fare, in Valbormida, che uccidere animali per divertimento».
Un calendario fatto in casa, anzi in cortile. Il set improvvisato fra il salotto, il giardino e il laghetto vicono al paese. Dodici scatti per le volontarie dell'associazione Amici di Gighen di Tempio Pausania (Sassari) che hanno deciso di posare accanto a cani e gatti randagi accolti nella loro struttura. "L'idea è nata a ottobre e lo scopo, almeno inizialmente, era raccogliere i soldi per costruire le recinzioni e comprare le cucce ai cani" spiega Nietta Secci, responsabile dell'associazione che ha ripreso le colleghe con la sua fotocamera digitale. Ora invece le 30 volontarie dell'associazione stanno lottando con un'altra emergenza: "Nei giorni scorsi sul nostro terreno è stato sparso veleno per topi e gli animali stanno morendo tutti. Abbiamo anticipato la vendita del calendario e i soldi che stiamo guadagnando li utilizziamo per comprare le medicine necessarie per salvare la vita ai 60 cani ospiti del centro". E la fase della vendita è quella più difficile del progetto. L'Associazione, riconosciuta ufficialmente come onlus, non può organizzare vendite a scopo di lucro e così il calendario viene distribuito in cambio di un'offerta minima di 5 euro. "La nostra presidente ha un'erboristeria e quindi qualche copia la vende nel suo negozio, ma c'è anche chi organizza banchetti nei centri commerciali e chi porta qualche copia all'amico edicolante o libraio" aggiunge Secci. "La fortuna è che abbiamo molta gente che ci sostiene e crede nel nostro lavoro". L'associazione, nata nel 1999, non ha una sede ufficiale, solo un piccolo appezzamento di terreno che un privato ha messo a disposizione a titolo di cortesia. "Ora, dopo tanti anni, abbiamo bisogno di una struttura stabile, anche perché i cani continuano a essere abbandonati e lo spazio si riduce notevolmente". A fronte dei 200 cani cui ogni anno i volontari riescono a trovare casa, e quelli che riescono a mantenere grazie alle adozioni a distanza, ce ne sono tanti altri che giornalmente vengono portati al centro dagli operatori ecologici del paese: "Abbiamo un accordo informale per cui quando trovano dei cuccioli dentro i cassonetti li portano da noi" continua la responsabile. "Alcuni riusciamo a tenerli nel recinto fatiscente ma le cucce sono davvero poche e così portiamo i più piccoli nelle nostre case e facciamo i turni per svezzarli". Un sacrificio, ma l'amore per gli animali supera anche il più alto degli ostacoli. "La soluzione più semplice sarebbe chiudere i battenti e affidare tutti i nostri ospiti a un canile, però c'è il rischio che vadano a finire tra le mani di gente poco raccomandabile e che non ricevano le cure necessarie". Una realtà triste che conferma però le segnalazioni dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali): la Sardegna è ai primi posti in Italia per i maltrattamenti agli animali. Fabio Fogu
Oggetto: CIRCHI: IV MUNICIPIO, OFF LIMITS SPETTACOLI CON ANIMALI
> ----- Original Message ----- > From: "Niseema" <niseema@t...> > > > > CIRCHI: IV MUNICIPIO, OFF LIMITS SPETTACOLI CON ANIMALI > > (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Circhi con animali off limits in IV > municipio: su iniziativa del capogruppo dei Verdi Antonio Comito > e dell'assessore all'Ambiente Sefano Proietti, la giunta del IV > municipio Roma-Montesacro ha deliberato il divieto di far > svolgere nel proprio territorio Montesacro-Valmelaina-Talenti > attivita' circensi con limpiego di animali sia domestici sia > selvaggi. > In un nota congiunta il deputato Verde Paolo Cento e il > capogruppo Antonio Comito sottolineano come ''il IV municipio di > Roma diventa territorio off-limits per lo sfruttamento di > animali''. > ''Questa decisione del municipio fortemente voluta dagli > ecologisti e animalisti della zona, rappresenta un ulteriore > passo per concretizzare quell'impegno già assunto dall'Ufficio > Diritti degli Animali di vietare su territorio della città ogni > attività che prevede l'impiego e lo sfruttamento di animali > -prosegue la nota- Dalta parte il benessere animale e' ormai un > obiettivo largamente condiviso dallopinione pubblica che deve > spingere anche i circhi a convertire i propri spettacoli > eliminando luso e labuso degli animali''.(ANSA). > > TZ > 22-NOV-04 15:57 NNNN > OMR0000 4 POL TXT > > (Omni) - CIRCHI, CENTO (VERDI): "DIVIETO NEL MUNICIPIO IV" > > (OMNIROMA) Roma, 22 nov - "Su iniziativa del capogruppo dei > Verdi Antonio Comito e dell'assessore all'Ambiente, la giunta > del IV municipio Roma-Montesacro ha deliberato il divieto di far > svolgere nel proprio territorio Montesacro-Valmelaina-Talenti > attività circensi con l'impiego di animali sia domestici sia > selvaggi". > In un nota congiunta il deputato Verde Paolo Cento e il > capogruppo Antonio Comito hanno dichiarato: "Il IV municipio di > Roma diventa territorio off-limits per lo sfruttamento di > animali e questa decisione del municipio fortemente voluta dagli > ecologisti e animalisti della zona, rappresenta un ulteriore > passo per concretizzare quell'impegno già assunto dall'Ufficio > Diritti degli Animali di vietare su territorio della città ogni > attività che prevede l'impiego e lo sfruttamento di animali. > D'alta parte il benessere animale è ormai un obiettivo > largamente condiviso dall'opinione pubblica che deve spingere > anche i circhi a convertire i propri spettacoli eliminando > l'uso e l'abuso degli animali". > red > > > >
Oggetto: MORSO DA UN MACACO DURANTE UN ESPERIMENTO
----- Original Message ----- > From: "Niseema" <niseema@t...> > > > > ANIMALI: MORSO DA UN MACACO, GLI AMPUTANO IL DITO = > E' SUCCESSO AL NERVIANO MEDICAL CENTER DURANTE UN ESPERIMENTO > > Roma, 22 nov (Adnkronos) - Nei giorni scorsi un uomo sordomuto, > con moglie e una figlia, è stato morsicato alla mano da un macaco > sotto sperimentazione all'interno del Nerviano Medical Center, ex > Pharmacia. Pare che all'uomo, addetto alle pulizie dello stabulario, > fosse stato chiesto dai tecnici di tenere fermo l'animale mentre gli > veniva praticata un'iniezione senza anestesia. E' quanto denuncia > l'Organizzazione Internazionale per la protezione degli animali. In > seguito all'incidente all'uomo è stato amputato un dito. Sono ancora > poco chiari i rischi di eventuali infezioni o patologie a cui possono > andare incontro l'uomo e la sua famiglia direttamente derivanti dal > tipo di esperimenti a cui sono sottoposti i macachi del centro (non si > conoscono le sostanze iniettate all'animale). > > In seguito a questo ''gravissimo incidente'' l'Oipa ha deciso di > sollecitare un'interrogazione parlamentare per ''far chiarezza sulle > condizioni in cui lavorano i dipendenti del Nerviano Medical Center e > per verificare l'idoneità alle mansioni svolte dei lavoratori assunti, > nonché il rispetto dei diritti sindacali. Si vuole inoltre fare > chiarezza -precisa l'organizzazione- sul tipo di esperimenti svolti > all'interno dell'Istituto e sulla loro reale utilità e validità > scientifica oltre che sulle condizioni di stabulazione degli animali > utilizzati''. (segue) > (Sin/Col/Adnkronos) > 22-NOV-04 14:04 > > NNNN > ZCZC > ADN0512 5 CRO 0 RTX CRO NAZ > > ANIMALI: MORSO DA UN MACACO, GLI AMPUTANO IL DITO (2) = > ESPOSTO ANCHE A PROCURA DI MILANO > > (Adnkronos) - L'Oipa presenterà anche un esposto presso la > Procura della Repubblica al Tribunale di Milano per chiedere che ''in > seguito a ispezione vengano verificate le autorizzazioni alla > sperimentazione del Nerviano Medical Center, soprattutto > l'autorizzazione a svolgere procedure sperimentali in assenza di > anestesia, e in generale il totale rispetto delle norme sancite dalla > legge 116/92 in materia di sperimentazione animale''. > > La legge, conclude l'Organizzazione per la protezione degli > animali, ''sancisce fra l'altro l'obbligo di utilizzo degli animali > solo da parte di personale specializzato ed è deprecabile che un > addetto alle pulizie sia stato messo in condizione di avvicinarsi ad > un animale sotto sperimentazione e di conseguenza sottoposto ad un > rischio così elevato per sé e forse per la sua famiglia''. > (Sin/Col/Adnkronos) > 22-NOV-04 14:04 > > >
Oggetto: ENPA,IN MOSTRA CUCCIOLO A ROMA VEDITA ILLEGALE CANI
> ----- Original Message ----- > From: "Niseema" <niseema@t...> > > > > > ANIMALI: ENPA,IN MOSTRA CUCCIOLO A ROMA VEDITA ILLEGALE CANI > > GUARDIA FINANZA IDENTIFICA DECINE DI ACQUIRENTI E VENDITORI > > (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Domenica sera movimentata, all'ombra > > del Palalottomatica, durante la mostra del Cucciolo a Roma. > > Secondo quanto ha reso noto l'Ente Nazionale Protezione > > Animali (Enpa) nel corso della manifestazione canina, infatti, > > alcuni commercianti hanno tentato di vendere illegalmente dei > > cuccioli, prendendo accordi con i visitatori per la cessione dei > > cani in mostra. Questi venditori sono stati pero' intercettati e > > allontanati dalle Guardie Zoofile dell'Enpa. I visitatori della > > mostra, per bloccare la vendita, davano un acconto ai venditori > > i quali appuntavano i numeri di telefono dei potenziali > > acquirenti, dando loro appuntamento al termine della > > manifestazione, all'esterno del Palalottomatica. Il primo > > episodio - secondo quanto ha fatto sapere l'Enpa - si e' > > verificato domenica pomeriggio, quando le Guardie Zoofile hanno > > sorpreso all'esterno del complesso due venditori abusivi e hanno > > immediatamente chiesto l'intervento del XII Gruppo della Polizia > > Municipale, i quali hanno sanzionato i venditori per vendita > > ambulante di animali e sono stati allontanati. > > Un altro episodio si e' verificato nel corso della serata > > quando molti visitatori, che avevano preso accordi con i > > venditori di cuccioli, si sono riuniti all'esterno del > > Palalottomatica per concretizzare la compravendita degli > > animali, ma le Guardie Zoofile hanno sventato nuovamente i loro > > piani. I venditori sono stati costretti cosi' a dare un primo > > appuntamento all'Eur e poi a Pomezia, cioe' nel territorio di un > > comune diverso da Roma. A quel punto e' stato chiesto > > l'intervento della Finanza che ha identificato decine di persone > > tra acquirenti e venditori.(ANSA). > > > > > >
Oggetto: PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI SARANNO BRACCONIERI
----- Original Message ----- > From: "Niseema" <niseema@t...> > > > > =PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI > SARANNO BRACCONIERI > > Roma, 22 nov. - (Adnkronos) - ''Mai piu' turisti a Ponza fino a > che durera' l'attivita' venatoria ed il bracconaggio: o i cacciatori o > i turisti''. Questa la protesta portata avanti dalla campagna ''Caccia > il cacciatore'' che con l'iniziativa ''Ponza senz'armi'' prosegue la > sua ttivita' informativa e di boigottaggio turistico verso l'isola di > Ponza, regno di cacciatori e bracconieri, che ogni anno uccidono un > numero enorme di animali, inquinano l'isola coi pallini di piombo, e > mettono in pericolo la tranquillita' e la sicurezza dei tanti turisti. > > In un comunicato gli attivisti del 'Caccia il cacciatore' hanno > riferito che a Peastum, in occasione della Borsa Mediterranea del > Turismo Archeologico, tenutasi dal 18 al 21 novembre scorso, sono > stati distribuiti volantini informativi dell'iniziativa 'Ponza > senz'armi' in tutti gli stand e al pubblico. Ponza, spiegano gli > attivisti dell'organizzazione, e' una delle zone di sosta piu' > importanti del Mediterraneo: sull'isola, giungono diverse specie di > uccelli per riposare, dopo un lungo ritorno dai quartieri di > svernamento in Africa, diretti verso le aree di nidificazione europee. > Ed è lì che agiscono numerosi cacciatori e bracconieri: una vera > "specie infestante" per l'isola. (segue) > (Giz/Gs/Adnkronos) > 22-NOV-04 12:44 > > NNNN > ZCZC > ADN0376 5 CRO 0 RTX CRO RCA > > PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI > SARANNO BRACCONIERI (2) = > > (Adnkronos) - E' recente la notizia della confisca, da parte dei > carabinieri di Ponza, di fucili utilizzati per il bracconaggio ed è > stato sequestrato anche altro materiale come le trappole e le reti che > erano già state sistemate tra i cespugli in attesa di braccare gli > uccelli durante la migrazione. > > "L'iniziativa 'Ponza senz'Armi' - dichiarano i promotori di > Caccia il Cacciatore - è tesa a bloccare la situazione di estrema > illegalità e pericolo che oggi esiste sull'isola di Ponza. Lo fa > informando i tour operator in occasione delle Borse del Turismo agendo > così sulla risorsa piu' importante dell'isola, che e' appunto > l'industria del Turismo. Mai piu' turisti a Ponza finche' l'attivita' > venatoria e di bracconaggio non verra' eradicata. O i cacciatori, o i > turisti!". E la protesta diventa internazionale con migliaia di > associazioni, gruppi ambientalisti, animalisti, di difesa dei > consumatori che saranno informati della campagna e diffinderanno ai > propri soci l'invito a ''non'' visitare Ponza come turisti e a > scrivere alla pro-loco e all'Enit per protestare. > (Giz/Gs/Adnkronos)
Due i fermati per gli scontri SAN POLO D'ENZA - Due persone, fra cui un giovane parmigiano, sarebbero state fermate dai carabinieri in seguito agli scontri di San Polo d'Enza durante la manifestazione di protesta contro l'allevamento « Morini » . Per altri sette animalisti c'è una denuncia per minacce contro la titolare Giovanna Soprani: denuncia che si aggiunge ad altre analoghe ricevute tempo fa. Si tratta di quindi di « volti noti » alle forze dell'ordine. A quanto emerge da indiscrezioni è questo il primo bilancio delle indagini portate avanti dagli inquirenti di Reggio Emilia contro i manifestanti coinvolti negli scontri con la polizia sabato 20 novembre. La Questura reggiana, che aveva coordinato il massiccio presidio di San Polo da parte di polizia e carabinieri, non prende una posizione ufficiale. Ma alcune fonti riferiscono che due dimostranti sono stati fermati già sabato a San Polo d'Enza: fra loro un giovane residente a Parma. Nella serata di ieri è emerso che si tratterebbe di un tesserato Lipu. Dalla sede nazionale il portavoce Andrea Mazza smentisce che si tratti di una persona conosciuta ai vertici o comunque impegnata attivamente nell'associazione. « Abbiamo un migliaio di tesserati nel Parmense - dicono i responsabili Lipu - ma sicuramente il giovane ha partecipato al corteo a titolo personale » . Subito dopo la manifestazione di sabato e gli scontri con gli animalisti, le forze dell'ordine hanno esaminato fotografie e filmati fatti a San Polo d'Enza. Oltre ai due dimostranti fermati sul posto, hanno riscontrato la presenza di altre sette persone già loro note: sono già stati oggetto di denunce per minacce contro la titolare della ditta « Stefano Morini sas » ( il processo presso il giudice di pace di Montecchio sarà celebrato il 15 dicembre). A tali denunce se ne aggiungono altre per lo stesso capo d'imputazione in seguito al corteo. Durante la sfilata per le vie del paese infatti, gli animalisti dai megafoni si erano scagliati violentemente contro l'attività della ditta Morini, come di consueto. Qualcuno dalla folla aveva urlato, ad esempio, minacce indirizzate a Giovanna Soprani come « Verremo al tuo funerale » e aveva tacciato chi è coinvolto nella vivisezione di essere un assassino. E a Parma stanno meditando di fare una controdenuncia per « il modo violento con cui è stata gestita la reazione delle forze dell'ordine » i membri dell'associazione « Assemblea aperta » . Un gruppo con sede a Parma ma con legami con gruppi animalisti di Nordamerica, Germania, Spagna e Portogallo. « Assemblea aperta » si batte contro la vivisezione, pur dissociandosi apertamente dai metodi del « Coordinamento Chiudere Morini » , che il corteo l'ha organizzato. I responsabili del gruppo si riuniranno in questi giorni per decidere se fare un esposto per la reazione della polizia alle provocazioni, che giudicano eccessiva. Due ragazze associate, dice un esponente di « Assemblea aperta » , sono rimaste ferite nella fuga dalle manganellate delle cariche degli agenti.
I cinghiali fanno paura LERICI Ungulati tra le case della Serra e di Tellaro. Gli abitanti non sono più tranquilli e chiedono di porre fine alle scorrerie degli animali Quartieri stasera in assemblea con la Provincia
Scavano, cercano cibo, si spingono sempre più sul mare, fino alle abitazioni, a picco sulle spiagge e sulle scogliere: dove distruggono tutto, con le zampe possenti e la mole massiccia. Sono tornati a colpire i cinghiali, calati sulle spiagge dalla collina del Parco: e le comunità di Tellaro e della Serra non vivono più sonni tranquilli, tanto da aver richiesto un incontro urgente alla Provincia, al Parco, al Comune, per stabilire insieme un nuovo percorso che ponga fine alle scorrerie pericolose degli ungulati. Il vertice si terrà questa sera, alla presenza delle due delegazioni dei quartieri: perché le battute concordate con cacciatori volontari, che hanno abbattuto soprattutto cuccioli, per convincere le madri a ritornare sulle colline, non sono purtroppo bastate. «Io stesso ho un orto, e non posso più piantarci niente - testimonia il presidente del quartiere di Tellaro, Alberto Varese - faccio il mio esempio, come potrei citare quello dei mie vicini. I cinghiali non trovano cibo a monte, calano giù, e distruggono quello che incontrano. E' chiaro che non hanno alcuna colpa. E' il loro istinto di sopravvivenza, a muoverli. Oltretutto, qui alla Rocchetta non ci sono nati: sono stati immessi in passato, e alla luce dei fatti è stato un errore. Non so di chi sia la colpa, mi limito a osservare l'effetto. Abbiamo porcastri, perché di questo si tratta, che cercano di sopravvivere disperatamente, e non ce la fanno. Allora ci vengono sotto casa». Gli animali, non trovano nella macchia il necessario per alimentarsi. E' un dato di fatto, che spiega le frequenti incursioni fra i muretti a secco, con notevoli danni per gli orti e i terrazzamenti: per scoraggiarli, le guarde della Provincia da mesi attuano battute di caccia, finalizzate a far capire agli ungulati di non scendere. Ma la fame prevale perfino sull'istinto materno delle madri, che devono pur nutrire i cuccioli. «Nonostante gli sforzi fatti dalla Provincia e dall'ente Parco di Montemarcello Magra, permane una situazione di non tranquillità, sulle colline di Lerici - conferma il sindaco Emanuele Fresco - c'è piena disponibilità da parte delle istituzioni, ad aiutare la popolazione: purtroppo c'è bisogno di un intervento ulteriore a difesa delle abitazioni, che subiscono danni nelle infrastrutture, e mi riferisco soprattutto ai terreni, agli orti, alle recinzioni e ai sistemi di muretti a secco. Vedremo quali proposte ci verranno fatte, e come potremo coadiuvare gli enti nell'operazione». Il problema, conferma Fresco, interessa soprattutto le due comunità più alte, quelle della Serra e di Tellaro, immerse nel Parco: «Come Comune abbiamo fatto un monitoraggio sul territorio - spiega - è emersa una situazione di disagio notevole. Le famiglie hanno paura dei danni alle cose, ma anche alle persone, perché trovarsi un cinghiale davanti di sera, mentre si rientra a casa, non è cosa da poco. Bisogna riuscire a trovare una soluzione, perché così non si può più andare avanti». Sondra Coggio
IL CALENDARIO Gli infermieri del Pronto: «Chiamateci cani» Chi ha detto che dare del "cane" significa offendere? Al personale del pronto soccorso di Savona il paragone con gli animali lusinga. E per questo hanno deciso di usare proprio gli animali (ciascuno il proprio) per stampare uno splendido calendario - ricavato ad "Emergency" - in cui cani, gatti, tartarughe, persino un serpente sono ripresi in abiti medici. «Lo presenteremo il 6 dicembre in Comune - spiegano - lo scopo è fare beneficenza ma anche sdrammatizzare».
LA DENUNCIA DELLA LEGA S. Giorgio, colpi di fucile contro i cani
La storia di Turbo, un cane di grossa taglia bianco e nero, è di quella che confermano che sicuramente l'uomo non è il miglior amico del cane. Turbo, giunto circa due anni fa nel comune di S. Nazzaro, adottato da una famiglia, era abituato ad una vita di coccole e di moine. Poi, cacciato di casa per difficoltà della famiglia adottiva, legato a catena senza cibo né acqua, è stato abbandonato al suo destino e salvato dall'intervento di una guardia cinofila. Da allora Turbo, seguito dalla Lega per la difesa del cane di San Giorgio del Sannio, ha provato l'amarezza della strada, finchè un giorno non ha fatto più ritorno alla cuccia procuratagli dalla Lega. Solo pochi giorni fa alcuni ragazzi hanno trovato Turbo ferito e sanguinante perché colpito al volto con un fucile caricato a sale o con qualche liquido devastante (acido, collante). Turbo, ormai cieco, non può più vivere in strada, né in un canile ma aspetta la carezza di un padrone che possa accoglierlo in casa, regalandogli affetto. La sezione di San Giorgio della Lega nazionale per la difesa del cane ha sporto denunzia contro ignoti per l'accecamento di Turbo, con la richiesta di un sopralluogo dei Carabinieri ed una visita veterinaria da parte dell'Asl. Inoltre la Lega ha denunziato anche un tentativo di avvelenamento di cuccioli meticci e di altri CANI con padrone alla frazione Audisoli. Chi vuole aiutare Turbo può contattare la Lega (tel 0824/49089).
AMATRICE Abbattuto gigantesco cinghiale: pesava 220 chili! Da oltre venti anni non veniva avvistato un esemplare di tale stazza nei boschi dell'alto Velino Un cinghiale maschio di enorme peso (220 chili!) è stato abbattuto nei giorni scorsi nelle foreste dell'Amatriciano, esattamente nella zona compresa tra le frazioni di Pinaco e Nommici. A memoria, secondo i componenti della squadra di cacciatori che ha condotto l'operazione e gli esperti di questo specifico tipo di caccia, un cinghiale di tal fatta non si vedeva da oltre venti anni. Ma gli anziani del posto assicurano addirittura che si tratta di un esemplare unico, mai rintracciato non solo nell'alto Velino, ma in tutta la provincia reatina. Ma vediamo come si è svolta l'operazione, portata a termine dal team "Solengo 1" di Amatrice, nel racconto di, Giuseppe Alessandrini, detto "Peppe Zeppa", colui che ha materialmente abbattuto il mastodontico e pericoloso suino. «Eravamo sui monti fra Pinaco e Nommici - spiega Alessandrini - sulle tracce di un folto branco di cinghiali. Sul far del giorno, era il 13 novembre scorso, ci siamo messi al lavoro seguendo le indicazioni dei cani. Ma, come tavolta avviene, cercando una cosa ne abbiamo scoperto una ancora più interessante. Ed è stato il caso di questo gigantesco cinghiale, avvistato intorno alle 9. Ce n'è voluto di lavoro per avvicinarlo, circoscrivere la zona d'azione e infine abbatterlo: abbiamo impiegato almeno un paio d'ore. Il merito? Io ne ho pochi, l'ho soltanto abbattuto. Se l'operazione è andata a buon fine, il merito è tutto di Giovanni Aureli, detto "Lupo", che ha coordinato perfettamente la squadra». A proposito: la "Solengo 1" di Amatrice è formata da 25 cacciatori, ma nell'occasione della caccia grossa del 13 novembre scorso al lavoro ve ne erano soltanto 18. «Ma sono stati sufficienti per fare le cose nel modo giusto - aggiunge Alessandrini - Stanare un simile esemplare è stata una meraviglia anche per noi, che pure siamo cacciatori di una certa esperienza e non ci spaventiamo facilmente. Questo cinghiale, in particolare, era il capo indiscusso del branco di 15 animali (in gran parte femmine), che ha finito fatalmente per metterci sulle tracce della grossa preda». Chiusura con una puntualizzazione sui sistemi di controllo del territorio e della fauna selvatica. «Noi siamo d'accordo - specifica Giuseppe Alessandrini - con le disposizioni che prevedono le gabbie di cattura (hanno una circonferenza di 10 metri ndr) per animali particolarmente pericolosi, purché vengano messe in zone vicine ai centri abitati o comunque vicine ad abitazioni. Non ha molto senso posizionarle in aree di piena montagna, dove non c'è rischio alcuno per la popolazione».
ORVIETO Colture rovinate dai cinghiali grossi danni agli agricoltori ORVIETO - Danni ingenti alle colture dell'Orvietano causati da animali selvatici, soprattutto cinghiali. La denuncia arriva dall'Unione Agricoltori che fa un bilancio della situazione al termine della stagione delle raccolte. «Gli strumenti posti in essere dagli enti competenti - dice il presidente, Luigi Barberani - si sono rivelati del tutto fallimentari. Il risarcimento dei danni non può essere considerato la soluzione del problema in quanto non consente all'agricoltore di raggiungere i livelli di produzione abituali». I rimedi, secondo Barberani potrebbero contenere, per esempio, un'apertura della caccia al cinghiale da anticipare a settembre. «La soluzione auspicata da Confagricoltura - continua Barberani - consiste nell'autorizzare gli agricoltori a cacciare i cinghiali all'interno delle proprie aziende». G.La.
VELINO SIRENTE Cinghiali, accuse al Parco: «Pericolo continuo» Terreni agricoli trasformati in veri e propri... campi di concentramento ed un comprensorio ridotto a trappola per gli automobilisti. Non si placa la polemica dei residenti dei Comuni della Valle Subequana, soprattutto di Fagnano Alto e Fontecchio, sull'annosa questione dei cinghiali. «Il parco Sirente-Velino - dice Primo Benedetti, assessore al Comune di Fontecchio - doveva essere per noi una speranza. Invece non ha fatto altro che peggiorare la situazione, che prima era tenuta sotto controllo dai cacciatori del posto i quali, in collaborazione con le guardie venatorie, erano riusciti a mantenere a tutti gli effetti l'equilibrio venatorio». Nessuno dunque si sarebbe immaginato che la questione precipitasse al punto da spingere i sindaci del comprensorio a parlare di situazione di pericolo. «Il Parco non è riuscito a risolvere il problema - ha continuato Benedetti - nonostante la presenza di normative. In base alla legge quadro sulle aree protette, la 334 del 1991, l'abbattimento deve essere effettuato dai cacciatori del posto muniti di regolare porto d'armi. Chi viene in queste zone trova moltissimi terreni recintati con il filo elettrico che non sempre si rivela efficace contro gli attacchi dei cinghiali: comunque un vero pugno nello stomaco anche dal punto di vista paesaggistico. La mia proposta è quella di rientrare nel modello delle aziende agricole collegate con guardie forestali e guardacaccia, aziende in cui i residenti volta per volta comunicano i giorni in cui abbattere i cinghiali». Intanto sabato sera tra Fontecchio e Pedicciano c'è stato l'ennesimo incidente stradale in cui una "Mazda" è stata distrutta da una famiglia di cinghiali, per gli occupanti soltanto molto spavento. «Attendiamo il tavolo tecnico che è stato convocato per oggi a Pescara - ha detto Dino Rossi, responsabile del Cospa - prima di stabilire nuove iniziative di protesta. Prima di agire, vediamo l'efficacia del documento che ci verrà proposto dall'assessorato regionale all'Agricoltura e dalle 4 Province abruzzesi che prendono parte all'incontro. Per ora lasciamo che gli addetti ai lavori operino in tranquillità per la risoluzione di un problema che da anni andiamo sollevando». Marcello Ianni
ABRUZZO LE SANZIONI Caccia al cinghiale fuori zona, la polizia multa sette persone Cacciavano il cinghiale in un giorno non consentito e in una zona al di fuori dei comprensori provinciali. Fermati dalla polizia sono stati sanzionati con una multa di 160 euro. Protagonisti dell'episodio, avvenuto a Castel Castagna, sette cacciatori, colpevoli di non rispettare il regolamento adottato dall'amministrazione provinciale in tema di prelievo venatorio del cinghiale. La normativa, infatti, prevede la suddivisione del territorio provinciale in quattro comprensori, l'iscrizione delle squadre di cacciatori in un apposito registro, l'affidamento a ciascuna di esse di uno specifico territorio, l'obbligo di adottare sistemi di sicurezza per l'incolumità pubblica. «E' un fatto increscioso - commenta l'assessore all'ambiente e all'attività venatoria, Antonio Assogna -. Tuttavia dimostra l'efficacia del piano sul prelievo venatorio del cinghiale adottato dalla Provincia». «Il regolamento - conclude Assogna - va rispettato dai cacciatori e va fatto rispettare dagli organi di vigilanza».
Dottarelli denuncia «La Provincia dimentica i pescatori del lago di Bolsena» La pesca professionale sul lago di Bolsena ha un fatturato di diversi milioni di euro (compreso l'indotto) e impegna 150 unità lavorative. E sono migliaia gli appassionati di pesca sportiva che scelgono questo specchio lacustre per le loro performance. Ma per mantenere vitale il settore sono necessari numerosi interventi (gestione razionale degli ambienti, semina di avannotti e novellame, interventi di fecondazione artificiale, gestione diretta dell'incubatoio di Bolsena) che, invece, da qualche anno a questa parte sono notevolmente ridotti a causa della mancata attuazione del decentramento da parte della Regione, con personale non trasferito e risorse semplicemente tagliate. E la Provincia ci mette anche del suo. «Se si confrontano le risorse complessive destinate al servizio caccia e pesca nelle acque interne dell'ultimo triennio - dice il capogruppo Ds di Palazzo Gentili, Luciano Dottarelli - si vede che per l'acquisto di beni di consumo e di materie prime si passa da 419 mila euro del 2003 a 363 mila del 2005 (-14 per cento); per le prestazioni di servizi da 466 mila a 242 mila (-49); per i trasferimenti da 724 mila a 696 (-4); per le spese di investimento, comunque minime, si va da 70 mila a 35 mila (-50)> . Non si parla più del nuovo incubatoio ittico, nonostante l'inadeguatezza di quello attuale, rimane in stato di abbandono il complesso della Valle del Pesce. «L'inerzia della Provincia - insiste Dottarelli - ha già fatto perdere due concrete opportunità di finanziamento: la prima prevista dal protocollo d'intesa tra la presidenza del consiglio di ministri e le centrali cooperative; la seconda prevista dal piano d'azione locale del programma leader II dell'Alta Tuscia per un investimento di un miliardo di lire». Abi M.
Oggetto: Chieti - Randagismo, stanziati 40 mila euro
23/11/04 Il Centro Chieti Randagismo, stanziati 40 mila euro
Chieti. Lady ha otto anni, pelo rossiccio e una storia triste alle spalle ma oggi è con chi le vuole bene. Sono 105mila 870 i cani che vivono nelle famiglie abruzzesi, mentre 42mila 710 sono i randagi: 15mila solo nel Chietino. Così la Provincia ha deciso di prevedere nel bilancio 2005 una spesa di 40mila euro che andà a finanziare una campagna di sensibilizzazione contro l'abbandono degli animali e l'istituzione di un servizio provinciale di tutela degli animali. C'era anche Lady, ieri, alla conferenza stampa di presentazione del progetto. "Ho tre cani e una, in particolare, mi è molto affezionata". ha detto il presidente della provincia Tommaso Coletti, "inseriremo senz'altro nel bilancio 2005 uno stanziamento di 40mila euro per la realizzazione della campagna per la tutela degli animali". Ieri hanno partecipato all'incontro anche l'assessore provinciale all'ambiente, Nicola Petta, ed esponenti delle associazioni animaliste teatine come l'Asada, la Lega antivivisezione e la Lega nazionale per la difesa del cane. "Realizzeremo", ha continuato Walter Caporale, presidente provinciale dei Verdi, "un libro con gli indirizzi degli alberghi e degli agriturismi della provincia che accolgono cani e gatti, oltre a notizie utili suu come viaggiare con gli animali". Il progetto prevede anche la realizzazione di uno spot radiofonico e di uno televisivo, oltre alla stampa di manifesti che verranno affissi in scuole e sedi universitarie oltre che negli uffici pubblici. L'iniziativa persegue lo scopo, inoltre, di realizzare una prima indagine conoscitiva del fenomeno randagismo su tutto il territorio provinciale, attraverso la somministrazione di un questionario in Comuni, comunità montane e Asl. "Queste realtà", ha concluso Alex Caporale, presidente della commissione agricoltura alla Provincia, "verranno coinvolte anche nella sensibilizzazione per l'adozione consapevole, la sterilizzazione e contro l'abbandono degli animali". (s.b.)
Di razza o no, tutti cani da sfilata « Madre » di ben venticinque cuccioli e grandissima amante degli amici a quattro zampe, non poteva che essere Carmen Russo la madrina della sfilata di cani di razza a favore degli « orfani » del canile municipale di Parma. La manifestazione si è svolta ieri pomeriggio in piazzale Bodoni, nell'ambito della terza e ultima domenica ecologica organizzata dal Comune e dedicata al rapporto uomoanimali. « Questa è un'occasione significativa - sottolinea l'assessore alla Mobilità e Ambiente Pietro Vignali - per ricordare che l'amicizia e il rispetto verso questi esseri viventi non sono meno importanti di quelli che abbiamo nei confronti di una persona. A Parma lo sappiamo bene, è per questo che colgo l'occasione per confermare l'ultimazione del nuovo parco canile per questa estate, affinchè gli animali abbandonati trovino nella loro nuova casa dignità e agio » . Già, perchè l'affetto, quello, non manca: tanti sono stati i volontari che nella giornata di ieri si sono preoccupati di adottare per qualche ora un cucciolo e farlo bello, perchè anche loro potessero fare passerella sul tappeto blu e farsi vedere davanti al folto numero di parmigiani accorsi, un po' per amore degli animali e un po' della bella e disponibile Carmen, sperando, magari, che qualche famiglia li accogliesse. Ad aprire la strada ai protagonisti « nobili » , nel freddo pomeriggio dicembrino, è stato Energy, il cagnolino della Russo e di suo marito Enzo Paolo Turchi, che lo ha condotto lungo la pedana. Via quindi alle presentazioni dell'ex partecipante all' « Isola dei famosi » : si comincia con i due volpini italiani Vasco e Nelson, due batuffolini di pelo bianco: compagni fedeli dei carrettieri sono entrati in seguito nelle grazie delle signore- bene delle grandi città e detti anche « volpini di Michelangelo o del Quirinale » . E poi la famiglia dei tre carlini, Pedro, Bessy e Beauty: cagnolini compatti, muscolosi e con la testa larga; il musetto ricorda la maschera di Arlecchino ed è originario della Cina, dove erano gli animali prediletti a corte. E ancora un charles cavalier king, due splendidi siberian husky, una jack russel con figlioletta al seguito e quattro barboni, acconciati per la festa, « che sono l'incarnazione dell'intelligenza e della voglia di vivere - spiega il veterinario dell'Ausl Giorgio Mezzatesta -. Il bar- bone è un ottimo nuotatore e ha un fiuto finissimo, ma bisogna educarlo, altrimenti diventa difficile gestire il suo entusiasmo » . Che il barbone ami la vita a tutti i costi lo ha dimostrato anche Richy, che si è presentato alla sfilata con le due zampette posteriori posizionate su una carrozzella, senza la quale non riuscirebbe a camminare, suscitando l'emozione del pubblico e la commozione della sensibile show girl. E' invece Roberta Tagliati, veterinaria del settore ambiente del Comune, a introdurre i piccoli ospiti della canile municipale di via Del Taglio: « I nostri cani sono tutti in attesa di farsi adottare, sono vaccinati e in buona salute: questa sfilata è l'occasione giusta per vederli pi ù da vicino e per innamorarvi di loro. Solo una cosa viene richiesta: il senso di responsabilità, affinchè quello che potrebbe essere un regalo di Natale non si trasformi in un abbandono estivo » . All'appello si unisce anche la giornalista Claudia Magnani, che ha affiancato Carmen Russo nella presentazione. « La dolce Nuvola, il saggio Gegè, il timido Tommy e tanti altri hanno attraversato la passerella umilmente, quasi vergognosi di reati che non sono però loro, ma di chi li ha cacciati via. Non hanno nessuna colpa per essere in un canile, quindi restituite loro una corsa libera verso la vita » . Questa l'ultima esortazione con cui l'artista ha salutato Parma. Antonella Del Gesso
Aveva 30 anni, era stata protagonista di molti documentari La carcassa rinvenuta su una spiaggia con una ferita al ventre Uccisa Holly, la delfina attrice L'hanno tradita i sub che amava Era incuriosita dagli abitanti di Nuweiba, molti sordomuti di ALESSANDRA RETICO
ROMA - Il corpo grigio scuro di Holly sta fermo, fisso sui sassi. Due metri e mezzo di carne lucida sulla battigia. Ad Haifa, sul Mar Rosso, Holly non è una "cosa" morta ma la passionale delfina che per amore degli uomini dieci anni fa abbandonò con sdegno il suo branco per prendere casa nelle acque vicino a Nuweiba Mezeina, piccolo villaggio di beduini sulla costa del Sinai.
Accolta per un decennio con la discrezione che lei chiedeva, i pescatori devono ora rassegnarsi a dirle addio: forse un sub con una ferita al ventre, forse un incidente che solo l'autopsia potrà chiarire, l'hanno uccisa e tolta dalla magica quotidianità del luogo. Fatta di mare e pesca, di nuotatori forti e pelli scure di sole, di gesti al posto di parole. Perché molti degli abitanti di Nuweiba, che da sempre si sposano e mischiano sangue tra parenti, soffrono di una sordità genetica che ha portato a sviluppare una particolare linguaggio a segni.
Quelli che hanno incuriosito "la delfina solitaria che, come arrivando da nessun luogo, entrò nella mia vita nel giugno del '94, arricchendo la scienza" racconta Oz Goffman, uno degli studiosi che hanno preso a cuore il caso di Holly, direttore del "Progetto delfini" dell'Istituto israeliano per la ricerca sui mammiferi marini (Immrac).
Appartenente alla specie Tursiops aduncas, la trentenne (pare) Holly è diventata protagonista di molti documentari. Sul suo corpo gli scienziati avevano attaccato un apparecchio elettronico di alcuni grammi per seguire a distanza i suoi spostamenti e conoscere meglio le sue abitudini. Ma più di tutti la conoscevano Muhammad, completamente sordo, e Abdullah, che sordo è solo da un orecchio.
Erano i suoi uomini, i suo maschi anzi, le piacevano - secondo Goffman - perché parlavano con le mani, e in un senso anche molto letterale: da loro due si faceva toccare, accarezzare, "un'abitudine comune tra delfine mamme e figli, ma con umani no" ha ammesso Goffman. Una forma di condivisione e di vicinanza con i due, che si esprimeva anche con giochi nell'acqua e vigorose nuotate. Se passavano branchi di delfini, lei li ignorava.
Agli umani si adattava, per esempio accompagnando le bracciate più corte o lunghe, forti o lente di colui con il quale si trovava in quel momento in mare. "Avranno nuotato assieme a lei, nel corso degli anni, oltre centomila persone", stima Goffman contando locali, scienziati, turisti. Mentre sul sito dell'Immrac come ogni defunto che si rispetti è stata accesa una candela, al largo di Eilat, sempre nel Mar Rosso, si sente in questi giorni un lamento. Quello della figlia di Holly, Mabsuta, l'unica dei quattro suoi eredi finora sopravvissuti e che lei aveva tentato di allevare tra gli esseri umani. Forse è ferita, anche lei da un sub. Forse ha capito che è successo. (20 dicembre 2004)
SOS CANILE Una cuccia calda per Ringo rimasto solo Ringo non è più giovanissimo e il destino non gli è stato favorevole. Era abituato ad essere molto coccolato dal suo padrone che si trova ora ricoverato in un istituto dove il cane non può entrare. Così, Ringo è finito al canile. Era abituato a dormire al calduccio di una poltrona, deve ora vivere al freddo in gabbia. Ma, nonostante il suo nome da duro, non ha più il fisico per sopravvivere a una tale prova. La sua minuscola corporatura certo non l'aiuta e un inverno passato in canile potrebbe essergli fatale. C'è bisogno di qualcuno che voglia occuparsi di lui. Chi lo volesse conoscere può rivolgersi al canile di Sestri, sul monte Gazzo. Telefono 010-8312830 oppure 347-2534147. Insieme a lui, nel canile di Sestri, come in quello di via Adamoli, ci sono tanti altri cani che aspettano un padrone che si voglia occupare di loro, pronti a dare in cambio tanto affetto e compagnia.
La storia Forse ucciso da un sub il delfino amico dei sordomuti Haifa «Holly è morta». La conferma definitiva è giunta dall'Istituto di studi marini di Haifa (Immrac) dopo aver esaminato al computer una fotografia scattata giovedì scorso sulla sponda egiziana del Mar Rosso da un turista israeliano. Il suo corpo grigio scuro (240 centimetri) è abbandonato sui sassi a pochi metri dal mare. Il petto è bianco, con chiazze grigie più chiare. Alla sua vista Oz Goffman, il direttore del "Progetto delfini" nell'Immrac, ha avuto un tuffo al cuore. «L'ho studiata per sette anni, - dice - abbiamo nuotato assieme sott'acqua per 160 giorni». In base a questa esperienza Goffman ha pubblicato una ricerca scientifica, che ha poi ispirato documentari. Secondo la radio militare è possibile che Holly sia stata uccisa da un sub con un colpo al ventre, ma per ora Goffman resta molto scettico. Alcuni suoi collaboratori sono partiti per il Sinai nella speranza di poter esaminare il corpo. «In questa zona - rileva - l'uccisione deliberata di un delfino sarebbe senza precedenti. Finché non sarà stata effettuato l'esame necroscopico, non potremo stabilire le cause della sua morte. Forse nemmeno la sapremo mai». Nel frattempo al largo di Eilat (mar Rosso) è stata avvistata la figlia di Holly, Mabsuta. «E' ferita, forse è stata attaccata da un pescecane», precisa lo studioso. Nella sua voce si sente il dolore. Per i turisti del Mar Rosso, Holly era da anni una figura di famiglia. «Era la ambasciatrice dei delfini fra gli esseri umani», dice Goffman. Tagliando il dente di un delfino ed esaminando la stratificazione del calcio è possibile stabilirne la età. A quanto pare, Holly aveva una trentina di anni, dieci dei quali trascorsi in compagnia di esseri umani: un periodo record, fra i relativamente pochi "delfini solitari". Non solo: Holly aveva cercato di allevare i suoi quattro figli (tre dei quali morti nel frattempo) fra esseri umani. E anche questo, secondo Goffman, era molto insolito. Era il 1994 quando attraversando il Mar Rosso Holly notò per la prima volta il villaggio di pescatori beduini di Nuweiba Mezeina. Per settimane rimase al largo, diffidente. Quando si sentì piu sicura, cominciò a fare larghi giri attorno ai pescatori. Ma era ancora timida, e non si lasciava toccare. Poi prese in simpatia due di loro, Muhammad (totalmente sordo) e Abdullah (sordo da un orecchio). Forse l'aveva incuriosita il fatto che i due si parlavano a gesti. Quando entravano in acqua, lei li accoglieva con grandi balzi di gioia: da loro - e in quel periodo solo da loro - accettava di farsi toccare, perfino nelle parti intime. E se per caso nelle vicinanze passavano branchi di delfini, lei ormai li ignorava. Si era assuefatta agli esseri umani. Potendo scegliere preferiva gli uomini, alle donne o ai bambini. Chi l'ha conosciuta dice che aveva molta fantasia nell'inventare giochi sempre nuovi e che era speciale nell'adattare la propria velocità di nuoto a quella dei suoi occasionali compagni. «Avranno nuotato assieme a lei, nel corso degli anni, oltre centomila persone», stima Goffman. Aldo Baquis
Predisposto un ufficio per la tutela degli animali TERAMO - È stato siglato un protocollo d'intesa tra il Comune di Teramo e lo Zooprofilattico per l'istituzione e la disciplina dell'Ufficio tutela animali. L'accordo, sottoscritto dal sindaco Chiodi e dal Commissario dell'Istituto Zooprofilattico Verticelli prevede l'instaurazione di una corretta convivenza tra esseri umani ed animali che garantisca la tutela della salute pubblica, dell'ambiente e degli animali stessi. L'Ufficio offrirà servizi di orientamento rispetto a tematiche riguardanti il maltrattamento, la prevenzione dei comportamenti aggressivi, la prevenzione dell'abbandono, la promozione di servizi di adozione. Inoltre, darà vita a una banca dati rispetto ai cani inseriti nell'anagrafe canina, fornirà informazioni su microchip e passaporto europeo per animali d'affezione e provvederà a redigere un elenco di veterinari presenti sul territorio, strutture di accoglienza, pensioni, aree verdi attrezzate, canili privati e gattili, cimiteri, oltre a divulgare materiale informativo e didattico riguardante gli animali domestici e selvatici sul territorio, organizzare eventi, manifestazioni e corsi di formazione.
PESCARA - Incostituzionale e illegittima: così Verdi, Animalisti italiani e Lega nazionale per la difesa ...
... del cane definiscono un'ordinanza con cui il sindaco di Penne (Pescara), Paolo Fornarola, ha vietato a una sua concittadina di custodire più di due cani in casa. Al sindaco si chiede quindi il ritiro immediato del provvedimento, pena il ricorso alle vie legali. «Abbiamo appreso con vivo stupore e grande disappunto - dichiara il presidente provinciale dei Verdi, Walter Caporale - dell'ordinanza n. 30/04 con la quale il sindaco di Penne ordina a una signora residente nel suo Comune, di portare a due il numero dei suoi cani, ossia di liberarsi degli altri due e di delimitare l'area in cui stazionano i quattro cani con idonee recinzionì, nonostante l'area esterna sia provvista di recinzione e di cancelli». Il contenuto dell'ordinanza, secondo il consigliere nazionale della Lega del cane Lina Bufarale, «viola palesemente i basilari principi costituzionali in tema di libertà dell'individuo e uguaglianza, posto che non si comprende il motivo per cui un privato cittadino non possa tenere nella propria abitazione, o nelle pertinenze di sua esclusiva proprietà, un numero di animali superiore a due». L'ordinanza fa riferimento al regolamento comunale di igiene, sanità pubblica e veterinaria di Penne, adottato con una delibera del Consiglio comunale il 28 ottobre 2003: l'articolo 130, nello specifico, impedisce ai cittadini che abitano in un centro abitato di tenere più di due cani. «La signora in questione - conclude Caporale scrivendo al sindaco - è proprietaria di quattro cani, tutti regolarmente iscritti all'anagrafe e sottratti a situazioni di disagio, che avrebbero dovuto al contrario essere motivo di orgoglio e di plauso da parte della sua amministrazione comunale». Dalle polemiche alla storia a lieto fine. In Umbria un cagnolino trovatello, Willie, trascorrerà le festività con la sua famiglia adottiva. Passerà le feste con la sua nuova famiglia in tutta tranquillità. Willie è un cagnolino a pelo raso nero di circa 5 mesi, che è stato trovato nei primi giorni di dicembre, abbandonato nei pressi del percorso verde di Perugia, nei dintorni della strada che va verso la Facoltà di Ingegneria. Dormiva in uno scatolone con i suoi giochi, una palla, un pupazzo ed una cordicella. Ad occuparsi di Willie, subito dopo il suo ritrovamento, è stata Francesca Zurlini, medico veterinario di San Marco la quale ha provveduto subito ad inviare foto e notizie del cagnolino allo Sportello a 4 Zampe della Provincia di Perugia. Pochi giorni dopo Willie è stato adottato e lo Sportello ha ricevuto una lettera di ringraziamento da parte della dottoressa Francesca Zurlini la quale ha voluto sottolineare l'opportunità avuta attraverso lo Sportello di poter «conoscere tantissime persone amanti degli animali».
TELETHON, TERAPIA GENICA PER ANIMALI 20-12-2004 09:29 In arrivo la terapia genica per gli animali. Da sempre un aiuto indispensabile per la sperimentazione clinica, per la prima volta gli animali potranno dividere con l'uomo i vantaggi di terapie all'avanguardia, come quelle che utilizzano i geni come farmaci. E' l'obiettivo del progetto reso possibile grazie al finanziamento di tre milioni di euro annunciato oggi nella maratona Telethon dal ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno. Le nuove strategie per rendere piu' efficace e sicura la terapia genica saranno messe a punto presso l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (TIGEM) di Napoli, ha detto il direttore del TIGEM, Andrea Ballabio, mentre della possibilita' di utilizzarle per la cura degli animali da allevamento saranno incaricati gli Istituti zootecnici he fanno capo al ministero delle Politiche Agricole. ''L'obiettivo del Tigem - ha detto Ballabio - e' arrivare presto alla cura di alcune malattie genetiche umane, come alcune malattie che colpiscono l'occhio e il metabolismo''. Ma e' anche vero, ha aggiunto, che ''per la prima volta gli animali non saranno solo un modello per curare l'uomo, ed e' giusto che anche gli animali possano avere i benefici della scienza''. ''E' importante trovare metodi piu' efficaci e sicuri per introdurre nelle cellule i geni sani'', ha osservato Ballabio. Le particolari navette utilizzate per trasportare i geni, ha aggiunto, sono virus di tipo diverso a causa della loro eccezionale capacita' di penetrare nelle cellule. Prima di utilizzarli e' quindi necessario renderli inoffensivi e nello stesso tempo fare in modo che conservino la capacita' di entrare nelle cellule. Le navette che il TIGEM si prepara a studiare nel progetto sono virus parenti di quello del raffreddore (virus adeno-associati), gia' utilizzati in sperimentazioni cliniche. All'interno di questa famiglia di virus, i ricercatori del TIGEM selezioneranno quelli piu' attivi in particolari tessuti e i piu' sicuri, in modo da ottenere il massimo di efficacia e da azzerare gli effetti collaterali. ''Abbiamo riflettuto molto sul progetto - ha detto ancora Ballabio - e riteniamo giusto che anche gli animali debbano essere oggetto dei benefici della scienza: si possono usare le stesse tecnologie per curare o prevenire le malattie degli animali''. Il TIGEM, ha rilevato il direttore dell'istituto, ''continuerà a lavorare esclusivamente per le malattie umane, ma tramite il ministro delle Politiche Agricole avviera' una collaborazione con gli Istituti zootecnici. Saranno questi ultimi a individuare le malattie animali sulle quale sperimentare le tecniche di terapia genica messe a punto dal TIGEM. ''Il ministro Alemanno - ha concluso Ballabio - e' stato fra i primi ad interessarsi a questa doppia valenza della terapia genica per l'uomo e gli animali. Adesso auspichiamo la partecipazione al progetto anche da parte del ministero della Salute e del ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca''. (ANSA) WWW.TIGEM.IT
"CASO LIBERO", REAZIONI ALL'INCHIESTA 20-12-2004 13:01 L'articolo sulla malasanità veterinaria pubblicata dal quotidiano Libero il 16 dicembre fa discutere i medici veterinari, divisi sui contenuti e sul significato dell'inchiesta. L'ANMVI ha inviato una lettera al quotidiano di Feltri a cui è seguita anche una nota ufficiale della FNOVI. Entrambe le sigle veterinarie stigmatizzano le generalizzazioni ed informazioni errate contenute nell'articolo, " tali da renderlo- scrive la Federazione- completamente fuorviante dalla situazione reale della professione veterinaria nel nostro Paese". "L'autore dell'articolo- prosegue la nota della FNOVI- ha dimostrato di ignorare tutte le normative che regolamentano l'esercizio della professione veterinaria, che, al pari di quella medica, soggiace ad una complessa serie di obblighi di legge. I casi di "malasanità" denunciati nell'articolo, per quanto riprovevoli qualora ne fosse accertata la veridicità dagli organi competenti, non possono certo offuscare il grandissimo ed apprezzato ruolo svolto dalle decine di migliaia di medici veterinari che ogni giorno nel nostro Paese garantiscono la salute ed il benessere animale, oltre che a tutelare indirettamente la salute umana". La lettera dell'ANMVI ha ritenuto di rettificare le conclusioni dell'articolo che, partendo dalla sola testimonianza raccolta dalla curatrice dell'inchiesta, arrivavano a definire l'intera professione veterinaria da "Far West". Il quotidiano Libero non ha dato corso alla pubblicazione di replica alcuna, ma ha preso contatti per una intervista con il dottor Stefano Candotti, responsabile per l'ANMVI delle Buone Pratiche Veterinarie e componente del gruppo di lavoro europeo (UEVP e FVE) che le ha elaborate. LA LETTERA DELL'ANMVI A LIBERO: http://www.anmvi.it/anmvioggi/archivio_pdf/lettera_libero.pdf LIBERO DENUNCIA MALASANITA' ANIMALE: 16-12-2004 13:51 E' giunta alla quarta puntata l'inchiesta di Libero sul "business a quattro zampe". Dopo gli alimenti, il farmaco e il commercio di animali, il quotidiano di Feltri si occupa oggi di malasanità veterinaria: "omissione di soccorso e negligenza" in "centinaia casi di cani e gatti deceduti per colpa dei veterinari". L'inchiesta, firmata dalla giornalista Alba Piazza, parte dalla testimonianza di Daniela Ballestra, una proprietaria animalista che attribuisce il decesso della sua cagnolina Panna a negligenze veterinarie. L'inchiesta parla di diagnosi frettolose o superficiali, reperibilità 24 ore su 24 che di fatto non esiste, ritardi e cure rifiutate: "lei non è mia cliente, mi spiace non posso far nulla". Si legge nell'articolo che "l'inquietante scenario" è fatto " di veterinari che godono di enorme autotutela. Molti addirittura esercitano senza specializzazione nè obblighi di legge alcuno. Non contempla l'esistenza di pronti soccorso per animali nè di centri attrezzati a dovere, tantomeno la collaborazione tra veterinari, una chimera". Daniela Ballestra è fondatrice di Arca 2000, un' associazione italiana che si occupa di malasanità animale." Mi sono resa conto- spiega Ballestra- che per omissione e per negligenza troppi veterinari- non si può fare di tutte le erbe un fascio- non sono all'altezza di molte situazioni. La maggior parte,una volta fuori dall'università, apre ambulatori come se fossero negozi: basta una firma del sindaco e un permesso dell'ASL. Il dramma è che non esistono leggi che li obblighino a stilare referti, a tenere cartelle cliniche. Per avere indietro le analisi di Panna quelle ematiche e una radiografia, mi è toccato procedere per vie legali. Ho persino sporto denuncia all'Ordine dei veterinari. Tutto inutile: quegli esami non sono più saltati fuori". E' un Far West, scrive Alba Piazza, non esiste una legge che obblighi gli specialisti a restituirli e il possesso di documentazione clinica è lasciato alla discrezione personale. Nella sua testimonianza, pubblicata accanto all'inchiesta odierna, Grazioli difende i veterinari che " non vogliono finire in quel fascio d'erba", parla di Buone Pratiche Veterinarie e punta il dito contro le università che laureano migliaia di laureati " che spalano cacca per anni nelle gabbie di cliniche affermate, in attesa di un tavolo chirurgico che all'università neanche hanno visto". ( fonte Libero, 16 dicembre 2004)
COMUNE DI ROMA VICEPRESIDENTE VICARIO DEL CONSIGLIO UFFICIO DIRITTI ANIMALI ON. MONICA CIRINNA´
Roma, 22 Dicembre 2004
COMUNICATO STAMPA
ORFEI: CIRINNA´, RISPETTATA ORDINANZA SINDACO, MA VIGILANZA PROSEGUE
"Premesso che la mia non è una guerra contro gli Orfei, ma contro tutti i circi che facciano uso di animali per far divertire gli uomini, dal sopralluogo odierno risulta che il circo attualmente allestito a Roma ha eliminato dallo spettacolo, e quindi dai recinti, sia le antilopi che le zebre, per far più spazio ai cammelli e agli altri animali. E´ stata ampliata anche l´area per le tigri. Il risultato ottenuto, frutto della commissione prefettizia alla quale ha preso parte anche un rappresentante Cites, non può che darmi grande soddisfazione". E´ quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del sindaco per i Diritti degli Animali. "Non solo gli Orfei, per restare a Roma - prosegue Cirinnà - sono stati costretti ad adeguarsi all´ordinanza del sindaco, grazie all'impegno del Campidoglio e degli altri enti coinvolti, primi fra tutti Corpo forestale dello Stato, Prefettura e i Polizia Municipale. Ma l´auspicio è che il Comune di Roma faccia da volano per indurre tutte le altre amministrazioni locali che ospitino spettacoli viaggianti a esigere il massimo rispetto di queste norme nazionali a tutela della dignità e del benessere degli animali. Noi non abbasseremo mai la guardia e continueremo a controllare la struttura per tutto il tempo che resterà sul nostro territorio di competenza".
Oggetto: Maremoto: soppressi in India i cani randagi
06 gen 08:13 Maremoto: soppressi in India i cani randagi
NAGAPATTINAM (India) - Le autorita' indiane hanno comunicato di aver avviato la soppressione dei branchi di cani randagi che assalgono isopravvissuti dello tsunami nell'India meridionale. Almeno trenta cani sono stati uccisi ieri nella citta' costiera di Nagapattinam, nello Stato di Tamil Nadu, dopo che gli animali hanno assalito la gente, soprattutto i bambini, nei rifugi. Lo ha reso noto un responsabile governativo, che ha voluto restare anonimo. (Agr)
CENGIO Cane muore avvelenato Due cani sono stati avvelenati nei giorni scorsi nei pressi del campo sportivo in località Isola. Uno è morto, l'altro è stato salvato in tempo. In entrambi i casi gli animali avevano ingerito bocconi con stricnina. I cani sono stati trasportati allo studio veterinario Pollero-Poggio di Millesimo.
La Befana degli animali Si svolge oggi dalle 8 alle 19 all'incrocio tra via Paleocapa e corso Italia il tradizionale appuntamento con la Befana degli Animali. La manifestazione dell'Enpa avrà lo scopo di raccogliere cibo e offerte per cani e gatti randagi. Tutte le persone interessate potranno portare il proprio contributo sotto forma di pasta, riso, scatolette di carne, crocchette ed altri generi alimentari oppure consegnare offerte in denaro che saranno impiegate per l'acquisto di altri alimenti.
«Troppi serpenti in casa» Accusa dell'Enpa La storia pur a lieto fine del pitone albino, dimenticato da un domatore di circo, sulla spiaggia di Albenga, non è piaciuta all'Enpa. Che, dopo aver accertato che il proprietario lo ha avuto in dietro dai carabinieri e che sebbene infreddolito, il serpente sta bene, è partita all'attacco. «I pitoni tenuti in casa dai savonesi sono almeno 50 - ha scritto in un documento - magari anche coccolati dai proprietari ma prigionieri in una gabbia e in un ambiente che non è il loro». Per questo l'ente di protezione degli animali lancia un appello: non acquistare mai esemplari esotici. Il traffico di questi animali, secondo l'Enpa, è per volumi di affari terzo al mondo dopo quello di armi e droga. «Per ogni esemplare che arriva nei negozi, almeno nove sono morti per i traumi della cattura, del trasporto e della detenzione». Tra le specie esotiche l'ente inserisce anche furetti, iguana e pappagalli. Ma secondo i dati forniti dal servizio veterinario dell'Asl e del Corpo forestale dello Stato Savona è terra di approdo di molte specie protette che finiscono nelle abitazioni. Secondo la Forestale oltre ad una trentina di pitoni e boa, nelle case dei savonesi ci sono anche una quindicina di rettili velenosi, quattro scorpioni. Ma l'anno scorso qualcuno si era portato a casa anche un orso tibetano. I più numerosi però - perché anche i più facili da accudire e da acquistare - sono i pappagalli e le tartarughe. Ad Albissola in estate è arrivato persino un tucano come ha ricordato il veterinario dell'Asl 2 De Felice che non smette di mettere in risalto come si possa incorrere in multe, da 80 a 3000 euro, in caso di mancata denuncia dell'acquisto di un animale esotico. Di problema gravi, anche con i rettili più pericolosi, non ne sono mai stati segnalati. Per la Forestale e la stessa Asl ciòè dovuto al fatto che chi se li mette in casa e quasi sempre persona esperta oltre che appassionata. Unico inconveniente rammentato con un'iguana: nessuna aggressione, ma una fuga imprevista con generale spavento. M. Mon.
Gli animalisti: una taglia sul barbone che picchia il suo cane Chiavari Una taglia per il clochard. Una ricompensa per rintracciare colui che la notte di San Silvestro ha violentemente colpito con diversi pugni al capo il proprio cane. Per fare in modo che il povero animale possa essergli sequestrato. A questo stanno meditando alcuni animalisti attivi nel Tigullio. È solo un'ipotesi, e il contributi di certo non supererebbe i 100 euro. Ma tutto sarebbe finalizzato a mettere al sicuro il cane indifeso. «C'è una denuncia ai carabinieri, molti conoscono quell'uomo di origine tedesca che gira con cane e coniglietto: è incredibile che non si possa togliergli il cane - afferma una attivista del fronte animalista attivo su questa vicenda, che comprende anche associazioni di carattere nazionale - Bisogna sensibilizzare i sindaci affinché vietino ti utilizzare gli animali per impietosire per raccogliere l'elemosina. A Sestri Levante c'è ad esempio un clochard ceko con una bassethound incinta. Lo teniamo d'occhio, ma siamo noi ad occuparci del veterinario». Argomento scivoloso. Perché una ricompensa anche se promessa in buona fede può sempre accendere appetiti troppo voraci. E perché la legge che protegge gli animali dai maltrattamenti presenta comunque lacune tali che se le forze dell'ordine non assistono alla scena, difficilmente possono agire in assenza di lesioni esterne. Anche se internamente i danni fossero gravi. Ma sulla ricerca del clochard a tutti i costi, il fronte animalista non è compatto: Ayusya si dissocia. «È un episodio che fa riflettere, soprattutto se l'umano in questione fa una vita da migrante, sia obbligata o meno. Ma nell'entroterra esistono realtà animali terribili: cani con la catena corta, costretti in recinzioni anguste e maleodoranti, nutriti con un tozzo di pane raffermo e pochi avanzi. Cani percossi sistematicamente o uccisi perché troppo vecchi, feriti, malati. Nei centri urbani gli animali vivono in modo assurdo, a volte percossi perché non riescono a trattenere i bisogni corporali nelle ore, a volte fino a 78, nelle quali il padrone è fuori. Ciò viene accettato perché non sconvolge la sensibilità umana in modo diretto. Condanniamo qualsiasi azione lesiva degli animali, ma anche l'ipocrisia: non bisogna rispondere con la vendetta ma con il miglioramento delle situazioni». G. Gn.
La storia C'è un presepe dentro un tronco cavo Prima era la casetta di due ghiri Cicagna Se visitate il presepe nella canonica di San Bartolomeo, nella frazione cicagnese di Serra, ricavato nel tronco di un faggio, non potrete non chiedervi che cosa ci fa un ghiro di peluche vicino ai Re Magi, a pochi centimetri dal Bambinello. È il "sosia" dell'ultimo inquilino di quel tronco, che alla Sacra Famiglia ha lasciato la propria tana, costruita con pazienza per difendersi dal freddo durante il letargo. La vicenda ha inizio in una mattina fredda del novembre del 2003. Franco Malatesta, 33 anni, di professione spacchino, esce a fare legna per l'inverno. Sale fino al passo del Portello e inizia a manovrare la motosega. Un faggio si taglia con particolare facilità. Dentro è quasi del tutto cavo: due ghiri stanno dormendo in quella che ha tutto l'aspetto di essere la loro casetta per la stagione fredda. Infatti non manca nulla: una buca per le ghiande e una piccola scorta d'acqua. C'è tutto: «Ho tagliato la parte di sotto, ho tappato con due cuscini le estremità e l'ho portato a casa - spiega Franco - non me la sentivo di scacciare le due bestiole». Malatesta sistema il tronco in modo che i ghiri possano proseguire il loro letargo, qualche noce e altra acqua. Passa l'inverno, i due ghiri ogni tanto, senza farsi vedere, bevono e consumano qualche noce. «A marzo - prosegue lo spacchino - ho riportato il tronco nel bosco vicino a casa mia. Dopo qualche giorno i ghiri non c'erano più». Malatesta ha la passione per i presepi. Ogni anno elabora quello della parrocchia di Serra, ogni anno un tema diverso: «Ho pensato di creare un presepe in quel tronco», racconta. Aveva tenuto caldo ai ghiri, poteva tenere caldo anche a Gesù, Giuseppe e Maria. E oggi, nella canonica di San Bartolomeo, assieme alla Famiglia e ai Re Magi, in quel tronco di faggio largo neanche mezzo metro e alto poco più di uno, c'è anche un gruzzolo di ghiande e un peluche. «E' quasi un quarto Re Magio». I bambini chiedono di sapere la storia di quel presepe, i più grandicelli la possono anche leggere nella favola che ha scritto Carla Soracco, la fidanzata dello stesso Franco Malatesta, immaginandosi le sensazioni del ghiro. «Ho ricostruito una piccola carboninna - conclude - il falò ricoperto di terra che si usava un tempo per fare carbone. Ai bambini piace perché rende vivo il presepe. Anche i vecchi di qui hanno apprezzato». Alberto Rigoni
Frosinone VEROLI Volpi affamate assaltano cassonetti e discariche, strage sulla via Verolana di SARA CAPOCCITTI Volpi morte sulla Verolana: tra lunedì e ieri sono state investite sulla strada principale che conduce al centro di Veroli 4 esemplari di questa specie che di selvatico mantiene solo l'immagine. Sempre più spesso infatti questi animali, soprattutto i cuccioli, vengono attirati dai cassonetti stracolmi di rifiuti e attraversano improvvisamente la strada finendo uccise sotto le auto. «Anche questa mattina (ieri, ndr) è in giro per il territorio verolano la Pattuglia Ambientale - ha detto il comandante dei Vigili Urbani Vincenzo Ruggero Parrino - con l'incarico di individuare le zone di maggior concentrazione di rifiuti non solo solidi ma anche di risulta e di capire chi sia il resaposabile delle discariche abusive». A Veroli la raccolta differenziata e le attrezzature per il compostaggio sono poco diffuse e quindi i cassonetti sono sempre colmi. E le volpi si "civilizzano" e diventano parte del sistema urbano. Ma per le volpi si può parlare di civilizzazione? Sicuramente sì e concorda con questa teoria il dottor Mario Fiorini medico veterinario della Asl di Frosinone. «Naturalmente. Questi animali vivono fra noi dalla calata del sole fino all'alba e vengono investiti in quei particolari momenti dell'anno quando cominciano a passare sulla strada gli esemplari più giovani e inesperti». Fra le motivazioni principali, quindi, ci sono l'attrazione verso i cassonetti di immondizia pieni e i pollai. Tuttavia «questi ultimi si trovano sempre meno, perché pur andando ad abitare in campagna le persone non si dedicano più all'allevamento come prima». La campagna e la vegetazione di Veroli hanno sempre facilitato la riproduzione di questi animali che con gli anni si sono sempre più avvicinate al centro ed alla strada, in particolare la Verolana, notoriamente percorsa ad un'alta velocità dai veicoli.
Ancona Cuccioli abbandonati in cerca di casa Hanno 3 mesi e li ha salvati un ragazzo Sono stati trovati l'altro ieri mattina, verso le ore 13, lungo via del Verziere due cuccioli di cane abbandonati. Di colore nero, razza meticcia e di circa tre mesi di vita, i due cuccioli vagavano ai bordi della strada quando un ragazzo, resosi conto del pericolo che stavano correndo per il passaggio dei veicoli, li ha trattenuti e ha chiamato la polizia municipale. Una pattuglia dei vigili urbani è intervenuta sul posto, prelevando gli animali che sono stati portati al canile. I cuccioli erano spaventati, sporchi e malnutriti, ma in buone condizioni generali. Chi volesse adottarli può rivolgersi al canile sanitario (tel. 0731.619178) aperto tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 10.30 alle 12.30. Dal canto suo la polizia municipale sta effettuando indagini per risalire agli autori del deprecabile gesto. In base alle nuove disposizioni di legge chi abbandona un animali rischia un processo penale.
Pesaro Al canile di Pesaro tanti Fido in attesa di qualcuno che li adotti PESARO - Il calore di una casa quando fuori è freddo. L'affetto di un abbraccio di chi ci vuole bene. Per molti di noi paiono aspetti scontati e legati alla quotidianità. Una routine alla quale spesso non facciamo quasi più caso. Per molti, ma non per tutti. Per tanti nostri amici a "quattro zampe" ad esempio non è così. Sono infatti numerosi i cani abbandonati o lasciati sopravvivere nei canili di molte città. Attenzione per quello che per definizione è il migliore amico dell'uomo, ce ne dovrebbe essere durante tutto l'anno. Inevitabilmente però i periodi più difficili sono quello estivo e invernale. Caldo torrido e freddo pungente, uniti all'incuria, alla necessità di cibo e all'indifferenza mietono più vittime di quanto si creda. Molti cani cedono a quello che diventa un inevitabile destino e spesso si lasciano letteralmente morire. Un padrone amorevole e affettuoso in questi casi può molto più di ogni altra cosa. Le festività sono ormai arrivate al capolinea, il tempo dei regali è finito, ma non per chi si sente di voler adottare uno dei tanti "quattro zampe" ospitati ad esempio nel canile municipale di Pesaro (0721/282552). M.D.F.
Ancona I Verdi: «Noi a fianco degli agricoltori per risolvere l'emergenza cinghiali» di CLAUDIO MARI * Poiché c'è qualche finto tonto che, quando si parla di danni da cinghiali, cerca di tirare in ballo i Verdi, è opportuno ribadire alcune idee. Il cinghiale che scorrazza per il nostro territorio è stato introdotto recentemente dai cacciatori cinghialai incrociando il cinghiale ungherese con il maiale. La varietà così ottenuta ha una prolificità e una dimensione tale da distruggere o quasi ogni forma di vita vegetale e animale. Non era così il cinghialino maremmano, piccolo e poco prolifico, che abitava l'Appennino prima di essere sterminato dalla pratica venatoria. La nostra provincia è stata ridotta ad allevamento a cielo aperto di cui ne fanno le spese gli agricoltori. Noi Verdi, a differenza di tutte le altre forze politiche che non si schierano, siamo dalla parte degli agricoltori contro i cinghialai con una serie di proposte: - Ruotare nelle varie zone le squadre di cinghialai, affinchè non vi sia più un interesse diretto ad allevare e nutrire i cinghiali di quella zona. - Permettere a tutti gli agricoltori l'uso di trappole sul proprio territorio per la cattura dell'ungulato. - Studiare scientificamente l'eradicazione del cinghiale-maiale ed eventualmente sostituirlo nelle zone non agricole con il piccolo maremmano. * Consigliere provinciale Verdi
In Abruzzo 105mila famiglie vivono con un cane, ma crescono gli abbandoni L'allarme degli animalisti: oltre 42mila randagi
LANCIANO - Sono 105.870 le famiglie residenti in Abruzzo che vivono con un cane. Ma se tanti hanno con sè un amico a quattro zampe, resta altissimo il numero dei cani randagi: ben 42.710 nel 2004, secondo dati del Ministero della Salute che pongono l'Abruzzo al sesto posto tra le regioni italiane per numero di animali abbandonati. Lo hanno annunciato ieri i Verdi, gli Animalisti Italiani e il Movimento Una nel corso di una particolarissima festa dell'Epifania tenuta nel canile-rifugio Villa Martelli di Lanciano. Walter Caporale, presidente provinciale dei Verdi di Chieti e presidente nazionale degli Animalisti Italiani: «Abbiamo organizzato questa iniziativa per adeguarci al clima festivo della giornata della Befana. Ma non abbiamo alcuna intenzione di sminuire il problema del randagismo e della precarietà di molte delle strutture adibite al ricovero di animali, strutture dove il lavoro più grande viene svolto dai volontari. E' evidente come sia sempre più indispensabile la modifica della legge regionale 86/99 sul randagismo, un progetto al quale stiamo già lavorando insieme a tutte le associazioni animaliste abruzzesi». Obiettivo dell'iniziativa di ieri, hanno dichiarato la vice-presidente degli Animalisti Italiani, Elisabetta Cerrone, e Anna Maddestra, delegata del Movimento Una, «è anche quello di promuovere l'adozione responsabile degli animali, ricordando che il canile è un luogo dove il cane dovrebbe rimanere temporaneamente e non certo a vita».
Cervo adulto ucciso dai bracconieri PESCASSEROLI - Trovato ieri mattina, nelle prime ore dell'alba, dalle guardie del Pnalm un cervo adulto, braccato e poi ucciso a colpi d'arma da fuoco. Il povero animale giaceva ai piedi del fiume Sangro nei pressi della Camosciara in località "Femmina morta", nel comune di Civitella Alfedena, sul corpo erano evidenti cinque fori causati dai proiettili. Qualcuno ha tentato di asportare la parte posteriore, rinvenuta in seguito a pochi passi dal luogo. Ci sono indagini in corso da parte dei carabinieri di Castel di Sangro «molto vicini - come dichiara il direttore Aldo Di Benedetto - ai responsabili. Stiamo ricostruendo la vicenda, abbiamo indizi utili, si tratta di trafficanti di carne clandestina destinata a qualche ristoratore della zona». La carcassa è stata in seguito trasportata a Pescasseroli presso il centro studi del Pnalm. Recuperati anche due caprioli morti per cause naturali. So. Pa.
Lanciano. Animalisti travestiti da befana donano biscotti ai 350 "amici" ospiti del canile LANCIANO - Ieri la Befana non è arrivata solo per i bambini ma anche per i 350 cani del canile rifugio municipale di Lanciano. Verdi, Animalisti Italiani e Movimento UNA hanno regalato ai numerosi Fido 3.000 biscotti biologici per animali e poi tante coccole. Decine i partecipanti, con i volontari Acif vestiti da Befana. "La manifestazione, riuscitissima, si è proposta di lanciare un messaggio a favore dell' adozione dei cani -ha detto Walter Caporale, presidente nazionale degli Animalisti Italiani e dei Verdi provinciali-. Diamo una casa a questi cani, senza lasciarli all'abbandono. Ecco perchè è meglio adottarli che comprarne uno". (W.B.)
L'animale, uno yorkshire, fu portato via 5 mesi fa ad Alicante dal camper di una coppia di Lodi Pedro, cane rapito, ritrovato in Spagna grazie al microchip
SOMAGLIA (Lodi) - In estate avevano perso il loro cagnolino, uno Yorkshire di due anni di nome Pedro, sparito insieme ad abiti e oggetti di valore dal camper parcheggiato su una spiaggia di Alicante, in Spagna. Ma pochi giorni fa, quando ormai Pedro era solo una fotografia su cui versare qualche lacrima nostalgica, un veterinario di Madrid li ha contattati. Pedro era vivo, sano e salvo e li aspettava in un paesino sulla Costa Brava, dove era stato riconosciuto grazie al microchip che i padroni gli avevano fatto applicare in ossequio alla legge sull'anagrafe canina. È una storia a lieto fine quella di Laura Grasso, assistente sanitaria di Somaglia, e di suo marito Antonio, privati per cinque mesi di Pedro che teneva loro compagnia insieme a Susy a casa e in vacanza. «Quest'anno ci siamo diretti in Spagna ma il 12 agosto Pedro è stato rapito - racconta Laura -. Io e mio marito su una spiaggia di Alicante avevamo chiuso il camper, dotato di antifurto, ma quando dopo dieci minuti siamo tornati erano passati i ladri. Con abiti e oggetti preziosi era sparito anche Pedro, vittima di una banda, secondo gli inquirenti, di romeni rom specializzati in commercio di cani di razza. «Abbiamo fatto denuncia - ricorda la padrona - e per quindici giorni abbiamo spedito per tutta la Spagna email , foto e richieste di aiuto, senza ottenere nulla». Alla fine Antonio ha regalato a sua moglie, che era inconsolabile, un altro cucciolo, che è stato chiamato Pablito. «Di Pedro non abbiamo più parlato fino al 23 dicembre, quando è arrivata da Madrid la telefonata del veterinario. Ci spiegava di averlo ritrovato grazie al suo microchip», racconta Laura. Il cucciolotto Pedro era passato di mano in mano fino ad arrivare ad un anziano signore che vive sulla costa tra Valencia e Taragona. Questi, che intendeva regalarlo ai suoi nipotini, l'ha portato dal veterinario per un controllo e il medico ha scoperto il microchip e la storia del furto e delle strane acquisizioni. «Arrivare a noi dal chip è stato un gioco da ragazzi e a fine anno siamo partiti, con Susy, Pablito e il solito camper per andare a riprenderlo. Abbiamo fatto Capodanno in Spagna tutti insieme». Senza mai perdere di vista il camper. Caterina Belloni
Lunedì 17, ore 11, Sala Carroccio, Campidoglio, con Monica Cirinnà e Lucio Dalla
LIBERTA' CONDIZIONATA: UN LIBRO CONTRO GLI ABBANDONI
"Ogni anno, in Italia, vengono abbandonati o si smarriscono circa 150mila cani. Solo il 15 per cento di loro sopravvive e trova ricovero in un canile. Alcuni vengono adottati o ritrovano il padrone, altri vi restano per tutta la vita. Solo nelle strutture del Comune di Roma vi sono oltre 2000 cani alla disperata ricerca di una casa e di una nuova vita". A parlare è la consigliera delegata ai Diritti degli Animali Monica Cirinnà che lunedì 17 gennaio, alle 11.00, in Campidoglio (Palazzo Senatorio, Sala del Carroccio) presenterà il libro fotografico contro gli abbandoni degli animali "Libertà Condizionata", insieme al noto cantautore bolognese Lucio Dalla, il quale nel suo racconto-prefazione cerca di dare una risposta dolce e struggente a cosa pensa un cane smarrito o abbandonato.
Il libro documenta, con foto artistiche e testi, la vita nei canili e, nei casi più fortunati, con il nuovo padrone, in un percorso ideale che va dalla disperazione della solitudine al ricostruito rapporto con l'uomo... in cui è l'uomo a non poter fare a meno del cane. Parte del ricavato servirà ad aiutare con cibo, medicine e attrezzature i cani meno fortunati. L'elenco degli aiuti e relativi importi saranno documentati su www.mondowilly.it per rispetto e trasparenza.
Alla presentazione del libro parteciperanno anche il fotografo Raffaello Raimondi, il giornalista Alvise Sapori, che ha curato i testi e Cristina Bedini, responsabile del canile di Muratella.
Salsomaggiore Gatto torturato, è salvo Ancora un gesto di crudeltà nei confronti degli animali. Un gatto di proprietà di una famiglia residente in via Bottego, nel popoloso quartiere Sant'Antonio, è riuscito a trascinarsi sino a casa, con lacci di acciaio conficcati nella pancia e in altre parti del corpo. La povera bestia è rimasta lontano da casa per due giorni e poi, fra atroci sofferenze, è riuscita a tornare a casa. I suoi padroni quando hanno visto ritornare il micio in queste condizioni sono rimasti allibiti. « Possibile hanno detto - che nessuno riesca a fermare questi delinquenti? » .
Non si trova il cane sottratto al clochard Si complica a colpi di denunce la vicenda di Toxi, l'animale che sarebbe stato picchiato dal padrone I due punk "giustizieri" si difendono: «Non abbiamo minacciato nessuno»
Genova. Toxi, il cane nero fantasia del clochard Dieter Roos detto Guitar, sembra scomparso nel nulla. La vicenda commovente della bestiola che sarebbe stata picchiata dal padrone, poi rapita da due punk "giustizieri" e portata a Chiavari, si complica sempre più e prosegue a colpi di denunce. Mentre attorno al caso, inizialmente affrontato dai carabinieri, si stanno mobilitando più forze dell'ordine. Ieri, una pattuglia dei vigili urbani genovesi della sezione Ambiente ha accertato le condizioni dell'altro compagno di avventura del clochard "Guitar", un coniglietto nano multicolore, attestando una salute più che buona, pelo splendente e appetito vorace. In una parola: sembra un coniglio trattato da amico a quattrozampe, non la vittima di un padrone picchiatore. Il passaggio successivo avrebbe dovuto essere la visita di un veterinario al cane Toxi, per accertare se le botte e le violenze ci sono state o no. Ma Toxi è scomparso. Dieter Roos, davanti ai vigili, non ha potuto fare altro che ripetere il suo racconto di un'aggressione subita: «Mi hanno puntato il coltello alla gola e hanno portato via Toxi». Questa volta, però, i cantuné dell'Ambiente lo hanno ascoltato con attenzione. Poi, accompagnato alla squadra giudiziaria della polizia municipale, il clochard ha presentato una denuncia formale. La spedizione dei giustizieri non sarebbe solo una bravata. «Siamo di fronte al racconto di una rapina ed è nostro dovere verbalizzarlo e svolgere indagini su quanto è accaduto», dicono alla polizia municipale. Servono prima di tutto testimoni di quanto è accaduto, nel pieno del pomeriggio di mercoledì, in via Cesarea in mezzo alla gente. Poi tutti gli atti saranno trasmessi alla procura di Chiavari. Fino a questo punto, le versioni dei fatti sono infatti così divergenti da disegnare due scenari inconciliabili in cui è difficile distinguere vittime e colpevoli. «Non abbiamo minacciato nessuno con il coltello, siamo anzi stati rincorsi con una lama», replicano i due senza fissa dimora chiavaresi che hanno prelevato a Genova Toxi, ribattezzandolo Topsy, a loro dire senza ricorrere ad alcuna violenza. Dicono di non sapere ormai più dove si trova il cane: lo hanno affidato ad una persona fidata affinché gli cercasse un nuovo padrone. Per salvarlo da chi ritengono lo percuotesse e dai canili della Asl 4 Chiavarese. Ma sono inconsapevoli, i due clochard, delle reazioni che ha destato il loro gesto. L'associazione animalista Ayusya, molto forte in Riviera, sta meditando di sporgere denuncia per furto nei loro confronti. «E anche altre associazioni ci stanno pensando, mentre c'è chi è disposto a pagare un avvocato per sostenere il vagabondo al quale è stato tolto il cane», rincara Ayusya. Mentre si moltiplicano i racconti sia delle violenze delle quali si sarebbe reso colpevole "Guitar", o Dieter, sia di chi lo difende raccontando dell'affetto che legava padrone e animale. «Conosco quel clochard - dice Rita Parma, che lavora sul mercato di piazza Mazzini a Chiavari - è una persona buona, che curava cane e coniglietto. Aveva le ricevute del veterinario, lo nutriva. A volte beveva e poteva avere scatti di nervosismo, ma erano legatissimi». Di tenore opposto, altri racconti di violenze inaudite. Mentre coloro che avevano promosso un premio a chi avesse "salvato" Topsy insistono: «Non è possibile doversi fare giustizia da soli, la legge dovrebbe prevedere una figura simile al difensore civico contro il maltrattamento degli animali. E i sindaci devono impedire l'accattonaggio con animali». Un argomento delicato, quest'ultimo, su cui si sono già attivati l'Enpa e la Lega nazionale per la difesa del cane. Bruno Viani Giuliano Gnecco
Diario di MAURIZIO COSTANZO MI HA commosso ed emozionato la storia di Juna, una femmina meticcia di quindici anni, e del suo padrone Giovanni di sessantasette. Sempre insieme, il cane e Giovanni, finché Giovanni si ammala d'asma. Dopo qualche giorno si ammala anche Juna. Pare che il veterinario le somministrasse le stesse cure che il dottore dava al padrone. Poi Giovanni va in ospedale e Juna scappa per andarlo a trovare. Poi Giovanni non mangia più e così Juna. Domenica Giovanni muore, a distanza di qualche ora muore Juna. Tutto questo a Terni, mentre nel mondo altre notizie ingolfano le prime pagine. Ho provato a chiedere: una situazione come quella descritta, è più frequente di quel che si potrebbe immaginare. Sono contento di amare gli animali.
Atina Azienda faunistica sotto accusa: fagiani maltrattati? Otto fagiani sequestrati e un'indagine dei carabinieri e dell'Asl per stabilire se si configura il reato di maltrattamenti di animali. Nei giorni scorsi i carabinieri di Atina e quelli di Picinisco, insieme ad alcuni veterinari dell'Asl, hanno effettuato un blitz all'interno di un'azienda faunistica sita in comune della Valle di Comino che ricade nella fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Secondo quanto riferito dai militari, sono stati trovati e sequestrati otto fagiani, destinati a ripopolare l'area dell'azienda all'interno della quale, dietro permesso, è consentita la caccia. L'indagine riguarda due aspetti: il primo relativo al ripopolamento delle zone riservate all'attività venatoria consentito solo fino al 31 agosto, l'altro, invece, relativo al presunto maltrattamento dei volatili, in quanto appunto custoditi in gabbie strette. Le indagini per accertare eventuali violazioni amministrative e penali sono seguite dai carabinieri di Cassino.
Pescara Carota protesta a nome del quartiere De Blasio annuncia il canile e ai Colli fioccano polemiche Il nuovo canile sorgerà in via Prati, alle spalle della vecchia discarica. Lo prevede il progetto da 1 milione e 200mila euro che sarà presentato a breve dall'assessore Edoardo De Blasio. Previsti 200 box per ricovero dei cani con un'area che sarà destinata a cimitero degli animali da affezione; i lavori, dovrebbero partire a giugno. «Siamo ancora all'oscuro di tutto - dice il presidente del quartiere Colli, Francesco Carota -. Siamo stati sul posto con la commissione consiliare ed abbiamo visto che già c'è un'area recintata con una decina di cani ed un paio di cucce. Nessuno ci ha comunicato niente». Per il momento il canile sarà realizzato in base ai primi fondi disponibili. «Dopo il Sert e le case famiglia, ora anche il canile - aggiunge Carota -. Credo che per questo quartiere sia davvero troppo, magari potrebbero aprire il parco in via Rigopiano pronto già da sei mesi ed ancora misteriosamente chiuso». Ma De Blasio smonta ogni polemica. «Il quartiere è stato coinvolto - dice -. Una volta realizzato il canile, che andrà in gestione a cooperative ed associazioni, scatteranno i lavori per il parco dell'ex discarica. Stiamo accelerando i tempi per liberare l'area dell'ex inceneritore e far partire i lavori di Urban 2». Dei 200 box, 50 saranno a disposizione, pagando un piccolo fitto, dei proprietari che non possono lasciare il proprio cane solo durante le vacanze. Anche il servizio cimiteriale per animali produrrà utili e sarà a costo zero per le casse comunali. Il 2006 sarà invece l'anno della sistemazione del verde. «Altri 600mila euro - aggiunge De Blasio - saranno utilizzati per la piantumazione di decine di alberi». L. Tr.
Centinaia gli abbandoni nel 2004 della Riviera Chiavari Trecentocinquantadue i cani abbandonati nel Tigullio per il 2004. Meno comunque dei gatti, che sono stati cinquecentouno. E poi cinque canarini, quattro tortore bianche, sette criceti e persino due capre. Questi i dati registrati dalle associazioni animaliste del Tigullio, per bestiole passate attraverso le loro strutture. Poi ci sono quelle passate direttamente da una famiglia all'altra, dopo che il padrone ha deciso di rinunciare al possesso. Troppi cani sono stati inviati a Genova, al canile di Monte Gazzo: quelli rinvenuti attraverso il 118, che non abbiano trovato accoglienza immediata presso una nuova famiglia. Troppi in ogni caso i cani abbandonati nel Levante: 93 quelli trovati da Ayusya, 131 dalla Lega Amici del Cane del Tigullio, 75 dalla Lega Amici degli Animali, 120 dalla Lega Nazionale a Difesa del Cane. Dati impressionanti, che stridono con l'attenzione carica d'affetto e apprensione che è stata destata dalla storia delle violenze e dei maltrattamenti che avrebbe subito Toxi, o Topsy. Una storia che ha colpito molte persone, colpendo nel profondo il loro spirito animalista. Eppure nel Tigullio quello degli abbandoni è un flagello che continua a colpire, anche a dispetto delle recenti norme che puniscono severamente chi maltratta gli animali. Contrariamente a quanto avviene altrove, nel Levante il fenomeno non si concentra nei mesi estivi, ma è costante nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il canile di Genova non è più in grado di accogliere animali. Per questo il Comune di Rapallo ha stanziato 200 mila euro per la costruzione di un nuovo canile; i Comuni di Chiavari e Leivi hanno stretto un patto per allestirne uno comprensoriale per le località a ponente dell'Entella. Sull'altra sponda, invece, da Lavagna a Moneglia dovranno studiare soluzioni alternative. G. Gn.
Elemosine con i randagi gli animalisti si dividono sull'ordinanza di divieto Perplessi i sindaci del Tigullio Chiavari "Guitar"è tornato a Chiavari. Ieri mattina era in stazione con alcuni altri clochard per cercare i senza tetto che gli hanno sottratto il cane. Voleva soprattutto recuperare Toxi, o Topsy (così ribattezzato dai suoi "salvatori" per cancellare ogni possibile riferimento al mondo della droga). Ma non è riuscito a realizzare nessuno dei due obiettivi: i senza fissa dimora hanno ormai abbandonato il Tigullio, e il cane è stato lasciato ad una persona fidata perché trovi una sistemazione sicura per la bestiola. Fa intanto discutere la proposta di coloro che avevano istituito un premio per togliere Topsy al suo padrone, di promuovere una raccolta di firme per chiedere ai sindaci di emanare un'ordinanza per vietare l'accattonaggio con animali. Una proposta che ha diviso il mondo animalista: sono contrari Ayusya, A. U. D. A., Lega Amici del Cane Tigullio, la sezione del Tigullio della Lena Nazionale per la Difesa del Cane, il Wwf Tigullio. Favorevole la Lega Amici degli Animali di Rapallo, mentre l'Enpa e la sezione di Genova della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, in contrasto con la sezione del Tigullio, hanno lanciato un appello ai sindaci dei novanta Comuni della Provincia di Genova affinché emanino l'ordinanza. «A livello teorico sono d'accordo, ma bisogna verificare se sarebbe legittimo - osserva Sergio Poggi, sindaco di Chiavari - C'è qualche difficoltà, la legge è molto permissiva. In termini di principio, amando gli animali ed essendo cattolico, sono favorevole, ma ho dubbi sulla percorribilità di questa strada: rischia di essere l'ennesima raccolta di firme che non porta a nulla». È favorevole invece Ezio Capurro, primo cittadino di Rapallo: «È una proposta che valuteremo, io sono d'accordo. La nostra è una amministrazione molto sensibile ai problemi degli animali: per la prima volta nella storia di Rapallo abbiamo finanziato 200 mila euro per un canile. Quando arriverà la proposta, la porteremo in Giunta, però personalmente sono favorevole». È al contrario perplesso Andrea Lavarello, sindaco di Sestri Levante: «Non vedo l'equazione accattone uguale maltrattamento di animali. Ci sono senza tetto che hanno enorme rispetto degli animali e laureati che li abbandonano in autostrada. Sarebbe un provvedimento da meditare e soppesare bene. È inutile generalizzare, e la legge provvede già provvedimenti nei confronti di coloro che maltrattano gli animali». Giuliano Gnecco
Pelli di volpe, denunciato MOLARE Perquisizioni a raffica e quattro persone nei guai in un'operazione anti bracconaggio condotta dal Noe di Alessandria Trappole e cartucce incastrano un agricoltore Molare In cascina c'erano trenta pelli di volpe conciate, oltre a trappole, gabbie con coppie di lepri, tortore anellate e altri volatili protetti che possono essere detenuti solo su autorizzazione. Li hanno scoperti i carabinieri del Noe di Alessandria durante alcune perquisizioni compiute in collaborazione con i colleghi della stazione di Molare e agli agenti del Nucleo vigilanza faunistica della Provincia nell'ambito di un'operazione antibracconaggio. Al proprietario del cascinale, V. O., un agricoltore di quarant'anni, in passato era già stata sospesa la licenza di caccia. Ora dovrà rispondere di una serie di violazioni penali e amministrative, ad iniziare dal reato di furto "venatorio" o ricettazione. La selvaggina, infatti, fa parte del patrimonio dello Stato che lo tutela nell'interesse di tutta la comunità. Una delle trappole per l'uccellagione era posizionata in un campo di girasole, l'altra riposta in un locale della cascina. Nelle gabbie, una ventina di animali tra lepri, tortore orientali dal collare, cardellini, verdoni, lucherini e fringuelli. Per la detenzione di quest'ultima specie di volatili è scattata la denuncia penale, essendo in numero superiore a cinque. Nel controllo i carabinieri hanno trovato anche numerose cartucce che l'agricoltore non poteva detenere. Per quanto riguarda le pelli di volpe, si è giustificato dicendo di averle da parecchio tempo. Ma la conciatura è recente, come hanno accertato i militari. Alcuni selvatici sono stati catturati con le trappole, altri uccisi a fucilate: sono stati riscontrati i fori dei pallini. Durante l'operazione sono state eseguite altre due perquisizioni in case isolate, sempre del territorio di Molare. In quella di E. P., 54 anni, i carabinieri hanno trovato quattro trappole per la cattura di corvidi e mustelidi, oltre ad una carabina di caccia, di proprietà di un amico, A. P., di 59 anni. Entrambi sono stati segnalati per violazione alla legge sulle armi. È finito nei guai anche F. Z., 79 anni: aveva in casa una carabina non denunciata e una cinquantina di cartucce di vario calibro. Risponderà di detenzione abusiva. Le indagini sono partite da alcune segnalazioni di bracconaggio. Un mese fa la Forestale di Asti, nella zona a cavallo con l'Acquese, aveva scoperto e denunciato diversi bracconieri. Silvana Fossati
Oggetto: Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia
Il Gazzettino 16 gennaio 2005
TEZZE Contestata iniziativa del comune, che ha promosso due giornate didattiche per 300 scolari delle elementari: assisteranno alla trasformazione della carne in insaccati e salsicce Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia «Azione nefanda e barbara». Ma il sindaco Lago si difende: «Vogliamo far conoscere ai bambini le tradizioni di una volta»
Tezze sul Brenta (L.Lor.)Una valanga di e-mail, che il comune di Tezze non riceve forse neanche in un anno. In due giorni ne sono arrivate centinaia, tanto che la casella di posta è bloccata. Tutto merito (o colpa) di due innocenti maiali, che per ora grugniscono ignari nel loro porcile, che il comune ha deciso di sacrificare sull'altare della cultura. Il 12 e il 19 febbraio le due scrofe verranno infatti utilizzate per una lezione dimostrativa destinata a 300 bambini delle scuole elementari: la carne, già divisa e pulita, verrà lavorata per farne salami, insaccati e salsicce. Un modo, secondo il sindaco Luciano Lago, per far riscoprire le tradizioni dei nonni, «che negli anni passati vivevano anche e soprattutto del bestiame che allevavano». Un intento che nelle sue intenzioni voleva essere educativo ma che invece sta scatenando un can-can, dalle Alpi alla Sicilia. Centinaia di lettere di protesta stanno infatti bersagliando la casella di posta del comune, contro quella che viene definita «un'iniziativa barbara e volgare», indegna di una pubblica amministrazione «che dovrebbe impegnarsi per educare i cittadini al rispetto per la vita di tutti e che invece sostiene l'uccisione e la trasformazione in salami e salsicce di animali senzienti e sensibili». Il sindaco si definisce sbalordito da una reazione che di sicuro non si aspettava: «Io volevo solo far conoscere ai bambini i mestieri di una volta - dice - . Più avanti faremo vedere come lavora un ciabattino un impagliatore di sedie. Stavolta invece abbiamo pensato di recuperare un vecchio rito della civiltà contadina, cioé l'uccisione di un maiale, che dava da mangiare a tutta la famiglia. Però ai bambini non facciamo vedere lo sgozzamento: vedranno solo la trasformazione della carne in insaccati».
____________________________________________________________________________ _____ «Graziate quei due condannati a morte» Bassano Centinaia di e-mail di protesta, dalla Sicilia al Piemonte ma perfino dalla Svizzera. Stanno inondando la casella del comune e quella dei giornali. Eccone alcune. Eliana Ricci Santhià, Vercelli: «Mi unisco alla protesta per la programmata macellazione di due maiali dal vivo in presenza dei ragazzi delle scuole. Se volete far vedere ai ragazzi la realtà, fategli vedere la macellazione, e fate decidere a loro se è una attività da rispettare». Marco Bellini: «Graziate quei due poveri condannati a morte». Maria Rosa Furbelli: «Se avessi un figlio frequentante quella scuola, sicuramente non lo manderei quei giorni. Nessuno vuole rinnegare il passato contadino della zona ma questi non sono più tempi di "di grandi ristrettezze economiche». J. Veronelli, Lugano: «Anche in Ticino si è sparsa la notizia secondo la quale siete intenzionati ad ammazzare due maiali e mostrare ai ragazzi delle elementari ciò che si fa con le loro carni. Perché allora non mostrare loro come vilmente vengono uccisi due animali innocenti? Le urla che lanciano e il sangue che cola a fiotti». Anna Lisa Valdisserri, Pistoia: «Mi congratulo per l'iniziativa della macellazione dei due maiali col taglio delle varie parti in presenza dei ragazzi delle scuole. Vorrei però che fosse fatta veder per intera: sono certa che molti di loro diventerebbero vegetariani». Matteo Cappellini, Pistoia: «I bambini hanno bisogno di conoscere e imparare cose ben diverse da queste dal momento che si apprestano ad affrontare il mondo, non certo tali inutili crudeltà». Roberto Duria: «Per la rinascita economica dei paesi colpiti dallo tsunami, invece di mandar loro gli aiuti umanitari mandiamogli i turisti, che sono molto più proteici, a cominciare da Lago e Tessarollo. Cannibali e maiali ringraziano». Marco Fornasiero, Preganziol: «I bimbetti paffutelli immagineranno che il maiale si concede volontariamente e felicemente al sacrificio, ringraziando il benefico carnefice e magari benedicendolo?»
____________________________________________________________________________ ________ Il Giornale di Vicenza 16 Gennaio 2005
Tezze . Per il primo cittadino è più dannosa la violenza in tv Macellazione dei maiali? Il sindaco dopo le proteste «Non ci saranno uccisioni»
(m. b.) La notizia che l'Amministrazione comunale di Tezze intende far rivivere il vecchio rito legato alla civiltà contadina del taglio delle varie parti del maiale, e del procedimento di insaccatura, ha sollevato un vero e proprio vespaio. Proteste di animalisti e di altre persone sono giunte, via e-mail nel Comune di Tezze, da Pesaro, Treviso, oltre che dal Vicentino. Fra l'altro, si chiede che "i due maiali condannati a morte vengano graziati" e si definisce "barbara la dimostrazione in diretta della macellazione dei maiali". «Si è fatto un gran polverone per nulla - risponde il sindaco di Tezze, Luciano Lago. - Prima di tutto, va detto che i ragazzi non assisteranno alla scena dell'uccisione, ma solo alla macellazione ed al confezionamento. È la stessa scena che si presenta in tutte le macellerie. Stando a certe prese di posizione, bisognerebbe chiudere anche le rivendite di carne sul nostro territorio. In secondo luogo, la mia generazione ha avuto modo di assistere in casa alla pratica dell'uccisione e della successiva macellazione del maiale, che rappresentava un'importante fonte di sopravvivenza nella vita legata ai campi ed alla civiltà contadina. Non mi risulta che nessuno di noi sia rimasto sconvolto. A chi si ostina, poi, a difendere a tutti i costi la vita di animali allevati proprio a scopo di alimentazione umana, pratica prevista dalla normativa vigente, vorrei chiedere se ci mettono lo stesso impegno per ostacolare l'aborto. Anche in questo caso, si tratta di vita e vita umana. Non credo - aggiunge il primo cittadino di Tezze - che certe scene di violenza che i ragazzi possono vedere tutti i giorni nel corso di molti programmi televisivi siano meno dannose della pratica della macellazione in diretta. L'iniziativa della macellazione e del confezionamento della carne di maiale in insaccati, alla presenza degli alunni, viene confermata. Si tratta di un aspetto della nostra tradizione locale che va fatta conoscere agli alunni delle scuole. Nel rispetto delle idee e delle convinzioni di tutti, non possiamo condannare chi si alimenta anche con carni. Non c'è alcuna istigazione alla violenza in questa iniziativa, ma solo la riscoperta di una tradizione consolidata nel tempo».
16/01/05 Repubblica Roma Addio Giuggiolo cane-istituzione di quartiere
"Questo posto senza di t non sembra più lo stesso..." è scritto malinconicamente su un foglio appeso lungo via Giovanni Botero, all'Appio Latino. Steso su quel marciapiede, passava le sue giornate Giuggiolo, un cagnone che parevva un incrocio tra un maremmano e un sofà, così peloso, buono e disponibile. Non l'ho conosciuto nelle sue stagioni migliori, quand'era giovane e scorrazzava fiero per le strade del quartiere, ma l'ho visto quasi ogni giorno in questi ultimi anni, prima di chiudermi a scrivere le mie isole in una cameretta vicino a via Botero. Lo vedevo alzarsi a stento, arrancare fino a un giardinetto lì vicino, e a volte addirittura fino al parco della Caffarella dove, così racconta la leggenda, venne trovato cucciolo più di quindici anni fa. Per il quartiere quel cane era un'istituzione, un riferimento, un amico, la gente gli portava da bere e da mangiare. e d'inverno una coperta contro il freddo. I bambini lo carezzavano e lui, grande e grosso, sembrava proteggerli da ogni pericolo. I pensionati gli parlavano e lui ascoltava paziente tutti i loro guai. Credevo fosse eterno, così ha detto qualcuno, ma a questo mondo nulla è per sempre e la morte se l'è portato via la notte del 26 dicembre. Il nostro giornale già l'ha ricordato, ma mi sembra giusto tornare su quel marciapiede dove ora si accumulano fiori e poesie che lo ricordano. Noi che spesso pensiamo a quanto si sia inaridita la vita in città, a come tutti corrano via indifferenti, restiamo colpiti da questi omaggi affettuosi. Ci sono poesie di Rilke in francese, disegni, fotografie, saluti, c'è tanta riconoscenza per quel cagnone gentile, angelo a quattro zampe. E allora, in onore del Grande Giuggiolo, voglio riportare almeno una di queste poesie: "Dicono che tornando a passo lento/ a un'ora che doveva essere di festa/ lo sguardo affaticato si sia spento/ e il leona ha chinato la sua testa./ Dicono - ma è così? Io non ci credo/ sembra solo una fiaba natalizia,/ un film lacrimoso che non vedo/ o una storia di Striscia la Notizia./ Giuggiolo invece corre in Caffarella/ e tacendo ci dice che non muore/ se ci ha lasciato una memoria bella/ un piccolo segno dentro al cuore...". Marco Lodoli
Calano i cinghiali abbattuti Stop alla caccia agli ungulati. Domenica hanno riposto i fucili quasi duemila persone divise in 66 squadre Scesi da 2.158 a 1.750 i capi uccisi: il più grosso pesava 149 chili Stop alla caccia al cinghiale. Con la battuta di domenica scorsa, limitata al comprensorio di Lerici, Arcola e Ameglia, si è chiusa l'attività venatoria a squadre che in questa stagione venatoria ha fatto registrare un calo nel numero di capi abbattuti. Dai 2158 cinghiali dell'anno scorso, infatti, il contingente è sceso a 1750. Il dato emerge dai dati raccolti dall'ufficio caccia diretto dall'assessore Milo Campagni con la collaborazione del centro elaborazione dati della Provincia. Diciamo subito che il risultato complessivo di capi abbattuti resta comunque ragguardevole ed è stato conseguito da ben 1965 cacciatori, suddivisi in 66 squadre, che dal 19 ottobre hanno battuto tutti i boschi dello Spezzino. Per spiegare il calo della presenza di cinghiali è in corso uno studio della sezione faunistica della Provincia che sta raffrontando i dati biometrici sui capi abbattuti con quelli dell'anno scorso. Pare certo, comunque, che la grave siccità del 2003 abbia determinato uno sfasamento sulla riproduzione degli animali. E' un fatto eccezionale, infatti, come ha fatto osservare Filippo Pittiglio, funzionario dell'ufficio caccia, che sull'utero delle femmine catturate a novembre siano stati trovati feti già ben sviluppati. Dai dati forniti da Dante Bertieri, analista programmatore della Provincia, il comprensorio dove sono stati uccisi più cinghiali è quello di Varese Ligure e Maissana con 423 capi seguito dalla Riviera (Levanto, Bonassola, Framura e Deiva) con 305. Forte pressione venatoria anche a Sesta Godano con 179 catture; 161 tra Riccò e Porto Venere; 149 tra Carrodano, Pignone e Borghetto e 128 sia a Carro che nel comprensorio di Calice, Bolano e Follo. Tra le curiosità rilevate dalle segnalazioni dei cacciatori da evidenziare la cattura di un cinghiale da 149 chili che dall'analisi delle difese (zanne) si può attribuirgli un'età approssimativa di 10 anni. L'animale è stato abbattuto tra Torza e Tavarone dalla squadra di Angelo Cerisola e si è rivelato un cinghiale particolarmente astuto considerato che è riuscito a sfuggire per lungo tempo alla forte pressione venatoria che si riscontra sul nostro territorio. La squadra che ha catturato più cinghiali (75) è quella della riviera di Angelo Taddei, mentre quella di Rinaldo Gotelli ha catturato un capo in località Lupo Morto, a Varese Ligure, che dalle analisi successive è risultato con una sessualità ermafrodita. Dalle schede tecniche raccolte, è risultato che molte femmine abbattute avevano i capezzoli tirati a testimonianza che nei boschi circola una buona percentuale di animali giovani. Alcuni capi abbattuti, inoltre, sono stati trovati con pallettoni ormai cistizzati in organi non vitali, mentre uno catturato a Montemarcello aveva una freccia da balestra conficcata in una zampa. Infine si registra un leggero aumento del numero dei cani uccisi dai cinghiali nel corso dei combattimenti (una decina circa) e anche quello dei feriti. Paolo Ardito
Le nostre arche di Noè Li coccolano, si prendono cura di loro come se fossero membri della famiglia. Bambini o adulti non importa, non c'è età per amare incondizionatamente gli amici a quattro zampe, che oggi, giorno di Sant'Antonio abate patrono degli animali, vivono 24 ore di gloria. Che posto occupano cani e gatti ma anche pesciolini, tartarughe, cavalli e specie esotiche nei cuori dei parmigiani? Sara Sanò , 12 anni, ha una cagnolina di nome Lalla, presa al canile e una tartaruga che si chiama Rita. « Adoro i miei animali, non saprei come fare a vivere senza di loro. Lalla, un meticcio di piccola taglia, è «umana». Con lei mi confido, scherzo, rido e piango. Regala enormi soddisfazioni a me e alla mia famigliaÖ spero che andrà d'accordo anche con il fratellino o sorellina che è ancora nella pancia di mamma » . Anche Valentina De Simone adora gli animali domestici: « Ho un cane di nome Spak, splendido incrocio fra un setter e un rottweiller e una gatta un po' capricciosa che si chiama Agata. Io e Spak siamo cresciuti insieme, forse per questo lo adoro. Me ne prendo cura quotidianamente anche se il papà mi dà una mano quando sono a scuola. Gli animali sono favolosi e credo che abbiano un'anima. Sono felice che esista un santo tutto per loro » . Elisabetta Di Pietro , invece, non ha amici a quattro zampe, ma un acquario colmo di pesciolini di vario tipo: « Macchia, Arancione e Blue sono solo alcuni dei nomi dei miei pesci. Sono una padroncina un po' sbadata e qualche volta mi dimentico di dar loro il cibo. Quando succede vengo assalita dai sensi di colpa e mi rimetto in «regola». Voglio bene ai miei pesci ma il mio sogno è avere prima o poi un cagnolino » . Paola Bianchedi adora gli animali, ma ha una venerazione per i cani. « Da quando sono bambina ho avuto per casa animali. Ho vissuto anche con gatti molto indipendenti, ma i cani occupano nel mio cuore un posto speciale. Io e il mio Tobia viviamo un rapporto simbiotico, siamo inseparabili. Gli animali sanno regalare amore a volontà, non potrei mai stare senza di loro » . Anche Melissa Pessina ama i cani: « Miki di 9 anni e Igor di 2 hanno caratteri completamente diversi ma sono adorabili entrambi. Il grande è bisbetico, mentre il piccolo è dolcissimo e io li apprezzo proprio per queste sfumature di carattere: non riuscirei a concepire la mia vita senza di loro. Quando sto male, Miki e Igor capiscono e mi vengono vicino; sembra che vogliano leccarmi via dal viso le lacrimeÖ riescono a captare il mio umore e si adeguano di conseguenza. Amo tutti gli animali, ma credo che non riuscirei a vivere con quelli tropicali: mi fanno un po' senso » . Carlo Caputo ha due tartarughe, Cip e Ciop: « Ci sono molto affezionato; chi dice che si possono amare solo cani e gatti sbaglia. Le mie tartarughe sono viziate come bimbe, mi piace occuparmene e ho comperato tutti gli accessori per costruire loro un habitat adeguato. Sono simpaticissime e mattacchione: mi aspetto che da un momento all'altro si mettano a parlare » . Isabella Spagnoli
Animali buffi nell'obiettivo Animal House, l'associazione che gestisce il canile municipale, organizza il concorso fotografico « Buffi a quattro zampe » . L'iscrizione costa sei euro; in palio, una fotocamera digitale da 3 milioni di pixel con zoom ottico 3x ( primo premio); secondo premio un buono sconto da 120 euro alla Carrozzeria Silvano di stradello Rasori; terzo premio, una levigatrice offerta da ferramenta Giacopelli di via Toscana. Saranno premiate anche le foto pi ù simpatiche inviate dai pi ù piccoli. Informazioni al 3384266876.
Cani e gatti da adottare Non è necessario portarsi a casa un animale del canile, per fargli del bene. Animal House ricorda ai parmigiani la possibilità di un'adozione part time, « che consente ai bambini e agli amanti degli animali a quattro zampe, che per vari motivi non possono portarseli a casa, di venire al canile ( negli orari di apertura al pubblico: tutti i pomeriggi dalle 13,30 alle 17,30, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30, tranne il lunedí che è chiuso tutto il giorno) per portarli a passeggio, coccolarli e prendersi cura di loro » . Animal House ricorda inoltre la possibilità dell'adozione a distanza ( a 5 euro al mese) per chi non può andare spesso al canile.
Il maschio di sette mesi trovato nel parco dei Castelli Lo zoologo: "Un risultato eccezionale per la biodiversità" Dopo 70 anni il lupo torna a Roma esemplare morto a Rocca di Papa Aumenta la sorveglianza, nessun pericolo per le persone di VALERIO GUALERZI e CRISTINA NADOTTI
ROMA - Un lupo alle porte di Roma, a 17 chilometri da Anagnina, in carne e ossa, anzi, come spesso succede a questi poveri animali, già carcassa. A distanza di circa 70 anni il canis lupus ricompare alle porte della capitale, a dimostrazione che la campagna per salvare il lupo italiano sta dando dei frutti. A trovare il maschio di circa sette mesi sul ciglio della strada, a Vivaro, una località del comune di Rocca di Papa, è stato il 12 gennaio scorso il personale dell'Ente parco regionale dei Castelli Romani. Ai guardiaparco e al responsabile dell'Ufficio tutela ambientale, lo zoologo Daniele Badaloni, non è sfuggita l'importanza del ritrovamento.
"Gli esami fatti dall'Istituto zooprofilattico d'Abruzzo e Molise a Teramo hanno confermato che è un esemplare di lupo giovane, di circa sette mesi - spiega il dottor Badaloni - purtroppo vittima di un investimento avvenuto presumibilmente durante le prime ore del giorno. Forse si trattava di un animale in fase di dispersione, che si è spinto fino al parco a partire dai vicini Monti Lepini, cercando un nuovo assestamento sociale".
I lupi vivono in famiglie con una gerarchia molto rigida, capita che i giovani maschi si spingano fuori dal branco per cercare di formare nuovi gruppi. Badaloni non esclude però che possa trattarsi del membro di una famiglia già stabilita nel parco dei Castelli. "Nei monti Lepini, sui Prenestini, Lucretili e Simbruini è ormai assodato che il lupo italiano è ritornato in pianta stabile. Trovare un esemplare nella nostra zona è un successo eccezionale delle campagne di conservazione italiane e locali". I lupi sono una specie strettamente protetta sia a livello nazionale sia regionale, ma questo non evita che molti esemplari vengano uccisi. "L'Ente Parco sta avviando tutte le procedure necessarie per verificare, ed eventualmente quantificare, la presenza di questa specie nel territorio dei Castelli Romani - dice Badaloni - per affrontare il problema anche da un punto di vista più strettamente gestionale, adottando tutte le misure necessarie per evitare possibili conflitti con gli allevatori locali".
Nonostante le campagne di sensibilizzazione il lupo è visto ancora come un nemico. "Capisco che gli allevatori, non più abituati alla presenza dei lupi, possano allarmarsi - ammette lo zoologo - ma in realtà i danni che possono fare sono molto minori di quelli che in realtà fanno i cani randagi molto più spesso di quanto non si immagini".
Del tutto escluso, poi, che i lupi siano pericolosi per l'uomo. "E' stato pubblicato di recente uno studio fatto da un autorevole istituto norvegese - riferisce Badaloni - che ha decisamente ridimensionato il numero di attacchi a esseri umani. Anche in questo caso, come purtroppo dimostra la cronaca, i più pericolosi sono i cani domestici, ai quali si deve in larga misura la diffusione della rabbia".
C'è quindi da preoccuparsi per l'incolumità dei lupi, con occhio attento alle esigenze degli allevatori. "Abbiamo aumentato la sorveglianza nella zona del ritrovamento - informa Badaloni - per accertare se ci sono altri esemplari. L'Amministrazione, con il direttore e il presidente del Parco, hanno già dato la disponibilità ad avviare tutte le iniziative per favorire il ritorno in pianta stabile del lupo, senza dimenticare gli interessi degli allevatori della zona".
CRONACHE Trovato in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della Tuscolana Lupo investito e ucciso alle porte di Roma L'animale, un maschio di sette mesi, travolto da un'auto pirata. E' il primo avvistato nella zona dagli anni '30 Il lupo investito e ucciso alle porte di Roma (Ansa)
ROMA - Un lupo maschio di 7 mesi, investito e ucciso da un'auto pirata, è stato trovato dai guardaparco del Parco dei Castelli Romani in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della via Tuscolana, alle porte di Roma. La scoperta è stata fatta mercoledì scorso, ma si è appresa solo domenica perché il corpo dell'animale è stato inviato per una serie di esami, che ne hanno accertato età e cause della morte, all' Istituto zooprofilattico di Teramo. Il lupo, ha riferito un guardaparco, Daniele Badaloni, era stato investito da un'auto che non si è fermata, lasciandolo immobile in mezzo alla strada, ma poi era stato spostato sul ciglio della carreggiata da un altro automobilista. Secondo Badaloni è il primo lupo avvistato nella zona, fortemente inurbata, dagli anni 30, e probabilmente proviene dai monti Simbruini, ai confini del Lazio con l'Abruzzo. 16 gennaio 2005
Adottato vicino a Pavia il cane abbandonato e ferito due settimane fa nella sotterranea di Milano Una famiglia e un amico labrador per il lupo travolto dal metrò
MILANO - Metro ha trovato casa. Sono stati numerosi i lombardi che hanno chiesto di adottare il pastore tedesco abbandonato nella metropolitana. L'animale, spaventato, aveva tentato di seguire la carrozza dove si presume fosse salito il suo proprietario e correndo tra i binari era stato urtato da un convoglio. Aveva riportato gravissime ferite e lesioni a una zampa. Soccorso dal dottor Massimo Rocco, veterinario della Asl, il cane era stato operato nella clinica Gran Sasso. Purtroppo si era resa necessaria l'amputazione della zampa anteriore destra. La triste storia di Metro e il suo dolcissimo sguardo hanno commosso centinaia di lettori che in questi giorni si sono rivolti al canile per avere sue notizie. Una lenta ripresa, fino alla guarigione. L’altro giorno, a meno di due settimane dall'intervento, gli sono stati tolti gli ultimi punti di sutura. Ora Metro è in buone condizioni. La scelta per l'adozione è caduta su Benigno Cantoni, residente a Zeccone (Pavia). «Nel mio grande giardino - spiega Cantoni mentre accarezza Metro - ha trovato Bjron, un labrador di otto anni. Spero che stiano bene insieme. È stata mia figlia Raffaella, dopo aver letto la notizia, a innamorarsi subito di lui. Come restare insensibili e non offrire affetto e coccole a chi, come Metro, ha tanto sofferto? Sono sicuro che i due animali diventeranno ben presto amici e inseparabili compagni di gioco e di vita».
Bologna - "L'animale non ha diritti", in virtù della superiorità dell'uomo. Lo ha affermato ieri l'arcivescovo di Bologna mons. Caffara. - Ciò non signifia - ha aggiunto - che il dominio/uso che l'uomo ha sull'animale non abbia limiti obiettivi. I limiti sono fondati sulla natura ragionevole dell'uomo; comportamenti di obiettiva crudeltà, non sono indegni dell'animale (che non ha dignità), ma dell'uomo che li pone in essere.-
Roma TUTTI GLI OSPITI E nei parchi nutrie e salamandre Fine del censimento: pronto il primo Atlante dei mammiferi capitolini di MARIA GRAZIA FILIPPI Anche loro sono romani. Magari acquisiti dal Sud America o dalla Siberia, o semplicemente autoctoni. Mangiano, non pagano le tasse, abitano i nostri parchi e le nostre riserve naturali, figliano come mamma natura insegna e, a volte, producono con la loro presenza insolita trasformazioni nell'ecosistema cittadino di cui non sempre ci accorgiamo. Sono gli animali romani. Per conoscerli meglio ecco in arrivo il primo Atlante dei Mammiferi di Roma, un gigantesco e certosino lavoro di ricerca e di catalogazione della fauna romana al quale l'assessorato all'Ambiente del Comune di Roma sta lavorando già da anni. Uno studio pazzesco, che ha suddiviso la capitale in 360 quadranti da 1 km quadro e ha sguinzagliato una cinquantina tra ricercatori e volontari alla ricerca di tutto ciò che ha la forma di vertebrato terrestre entro il confine del Gra. Tra qualche mese questa fotografia del territorio sarà pronta. Bruno Cignini, zoologo del Comune di Roma e gran maestro della fauna concittadina e della sua evoluzione, anticipa: «Era necessario fare il punto sull'evoluzione della presenza animale in città. Lo studio al quale stiamo lavorando ha confermato che nuove specie arrivate negli ultimi decenni hanno ormai consolidato la loro presenza in città e alcune di queste, è il caso ad esempio della testuggine d'acqua americana , è destinata a soppiantare la sua sorella italiana, l' emys , molto meno resistente. A Roma non stanno bene solo gli umani ma anche gli animali che trovano temperature calde, cibo in abbondanza e soprattutto aree protette, raddoppiate negli ultimi 10 anni». E così tra i "clandestini" che non se ne vogliono più andare, oltre alla testuggine d'acqua americana presente da Villa Borghese all'Eur, si scopre che anche le nutrie , enormi roditori dai lunghi peli che abitavano in abbondanza Villa Pamphili fino a qualche tempo fa, arrivarono a Roma negli anni '30 per l'ansia di avere una pelliccia di castorino condivisa da molte signore romane e che, passata la moda, si erano diffuse dove potevano invadendo la villa e proliferando a più non posso fino ad un drastico intervento di contenimento. «Il principe assoluto di Villa Ada, invece, è il tamia - continua Cignini - lo scoiattolino siberiano riconoscibile dalla striatura sul dorso che si ritrova solo sulla via Salaria che ospita però anche il coniglio selvatico , probabile popolazione relitta del tempo in cui la villa era riserva di caccia, e la volpe , che da carnivora si è trasformata in onnivora e che abita anche Monte Mario, Villa Borghese e il Gianicolo». Molte le presenze insospettabili, soprattutto tra gli anfibi. Tra queste il rospo smeraldino , molto più raro di quello comune, con lucenti macchie verdi sul dorso a caratterizzarlo, che si riproduce nelle zone umide di Villa Borghese, oltre al parco di Monte Mario, a villa Pamphili e nel Parco dell'Appia antica, e la raganella , la minuscola rana che si arrampica sulle foglie grazie alle ventose sotto le zampette e che è diffusissima nel parco dell'Appia, nell'area della Magliana Vecchia e alla Cervelletta. Ma la vera star rimane la salamandrina dagli occhiali . E' lei, italianissima al cento per cento, ma mai trovata prima a Roma, a costituire un unicum con la sua presenza ormai attestata nel parco dell'Insugherata.
Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita ... Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita degli istrici, i roditori famosi per la più legittima forma di autodifesa che esista: drizzare gli aculei e rendersi inavvicinabili. Eppure è ormai certo che l'aumentare del loro presenza sia un fenomeno incontrovertibile. Roma e dintorni, poi, tengono testa al resto della penisola, registrando un sonoro 30% in più nell'arco degli ultimi 10 anni. «Ricercatori, guardaparchi, responsabili delle riserve sono tutti d'accordo nel registrare questo aumento - spiega l'esperto di fauna cittadina, zoologo del Comune di Roma, Bruno Cignini - l'istrice è un animale di cui si riescono a individuare le tracce con relativa facilità e quindi ad individuarne la presenza che è molto diffusa, all'interno del Raccordo Anulare, nelle grandi riserve naturali protette, nelle aree agricole, e nelle ville storiche della città. Villa Ada, villa Borghese e villa Pamphili, ad esempio, registrano molto spesso la presenza di questi roditori». E dalla loro presenza nelle aree agricole della città che si ha un'ulteriore conferma dell'aumentare degli esemplari. «Infatti negli ultimi 10 anni è aumentato del 30% circa anche il numero delle richieste di risarcimenti per danni causati dagli istrici alle colture» aggiunge Cignini. Ma quello che ci insegna la buona salute degli istrici sembrerebbe essere soprattutto il buon andazzo della tutela ambientale cittadina. «Le 19 riserve naturali che circondano la città sono cresciute negli ultimi 10 anni - conclude Cignini - 40 mila ettari che hanno aumentato le possibilità di vita di questi animali». M.G.F.
In provincia di Roma, da ... di MARCELLA SMOCOVICH
In provincia di Roma, da Artena ad Albano e nei comuni intorno al parco dei Castelli Romani, è aperta la caccia ai lupi: per salvarli da bracconieri e pastori. Un cucciolo di Canis Lupo di sette mesi, di 22 chili, è stato travolto e ucciso da un'auto. Il suo corpo è stato trovato sul ciglio della strada in località Vivaro a Rocca di Papa da uno stradino e l'autopsia dice che non mangiava da tre giorni. Ora si cercano i fratelli o il resto del branco, che come lui sono probabilemente scesi dai vicini Monti Lepini. «Il Canis Lupus appartiene ad una specie protetta e non deve spaventare, sono molti più pericolosi i cani domestici inselvatichiti», spiega Daniele Badaloni del Parco regionale dei Caselli Romani. E il presidente Franco Magrelli aggiunge: «In questi giorni intensificherò i controlli al Vivaro e nelle zone limotrofe, per evitare che qualche malintenzionato faccia strage degli altri lupi. Inoltre i nostri guardiaparchi stanno studiando tutte le tracce che abbiamo trovato». E sono sei le pattuglie a caccia. Per impedire che vengano uccisi prima di fare quelle stragi di pecore che un esemplare affamato è in grado di compiere. Ad Artena l'hanno detto chiaramente: «Se li troviamo li uccidiamo». Anche se la Regione paga i danni ai pastori, un lupo affamato è veramente capace di uccide molti animali. Il lupo è un animale sociale: normalmente vive in piccoli gruppi di sei o sette individui, in una società gerarchizzata dominata da un capo branco che ha una compagna, dominante anch'essa. Il lupo non compariva nella zona dei Colli Albani da 70 anni. Mangia Cappuccetto Rosso è vero, ma è anche un animale perseguitato e simbolo della natura selvaggia e incontaminata. Ha salvato Romolo e Remo e un branco di lupi hanno allevato Mowgli secondo il "Libro della jungla". E piace ai bambini. Gli animali selvatici tornano nelle città? Sembrerebbe di si se sul lago Albano hanno preso il volo, l'estate scorsa, due nidiate di falchi pellegrini. Nel parco dei Castelli sono tornati anche scoiattoli rossi (meno dannosi e più selvatici dei grigi) e la salamandrina "terdigitata", un rettile endemico italiano che si credeva estinto. Gli animali selvatici stanno assediando le aree urbane? Sicuramente trovano cibo in abbondanza nelle discariche, nei rifiuti e il clima mite contribuisce all'aumento dei nuovi clandestini. Si va delle vipere alle volpi fino all'istrice, al coniglio selvatico e perfino di un raro trampoliere, il "cavaliere d'italia", che ha scelto di vivere vicino all'aeroporto di Firenze. «C'è una volpe - dicono al Wwf - che tutte le mattine arriva fino alla soglia di un bar sperando di rimediare i resti di un cornetto». Un gabbiano reale che fa il bagno in una fontana in centro e 136 tipi di uccelli che hanno scelto di vivere nella Capitale. Ci sono poi animali che vengono a svernare nel clima più caldo delle città. A parte gli storni, che con un esercito di 10.000 capi arrivano con i primi freddi sugli alberi cittadini, ci sono le anatre, gli svassi, le folaghe. Senza parlare di quelli nelle case dei collezionisti.
Pesaro UNA CIOTOLA DI SOLIDARIETA' Colletta alimentare, ma questa volta è per gli animali L'iniziativa parte dalle Giacche verdi di Fermignano e coinvolge i supermercati della provincia. I prodotti saranno destinati a canili e gattili di SAMUELE SABATINI FERMIGNANO "Aiuta a vivere anche noi". E' il titolo dell'iniziativa promossa da Pro Loco e Giacche verdi di Fermignano a favore degli animali meno "fortunati". Da oggi e per tutta la settimana, nei supermercati Conad, Eurospin, Sisa e A&O della provincia, verranno raccolti alimenti che andranno devoluti ai canili e gattili. «Chiunque lo vorrà - spiega Fabio Vitaletti, presidente Pro Loco Fermignano - potrà lasciare, negli appositi spazi e contenitori, allestiti nei diversi supermercati della zona che hanno aderito alla raccolta, alimenti per cani e gatti. Domenica 23 avrà luogo la consegna di tali prodotti. Prima fra tutti, ad usufruirne, sarà il canile comprensoriale di Cà Lucio di Urbino, ma anche tutti gli altri presenti in provincia». Hanno aderito supermercati di Pesaro, Fano, Urbino, Urbania, Fermignano, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro, Fossombrone, Calcinelli, Montecchio, Pergola, Mondolfo e Mondavio. La singolare raccolta a favore degli amici a quattro zampe si sposa con la manifestazione in programma a Fermignano il 22 e 23 gennaio 2005: la tradizionale benedizione degli animali in occasione della festa di Sant'Antonio Abate. Per l'occasione è stato stilato un ricco calendario di avvenimenti per l'intero week-end. «Una manifestazione giunta alla sua quinta edizione - precisa Vitaletti - quest'anno abbiamo voluto arricchire ulteriormente la manifestazione, allungandola a due giorni e inserendo una serie di eventi di livello come le numerose esibizioni, gare e dimostrazioni cinofile in piazza da parte delle unità cinofile di Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Croce rossa, Vigili del fuoco e Carabinieri». A Pesaro, invece, le manifestazioni in occasione della festa di Sant'Antonio Abate si sono svolte ieri: la benedizione degli animali nella chiesa di San Giacomo e l'esibizione delle Giacche Verdi a Baia Flaminia.
Umbria Adozioni a distanza per gli animali apparsi alla trasmissione tv di GIORGIO GALVANI
Via libera alle adozioni a distanza per i cani senza padrone, dopo l'apparizione in televisione (nel programma di Raidue, "Mattina in famiglia", condotto da Adriana Volpe e Livia Azzariti) di due "bastardini" immortalati nel calendario a "4zampe" realizzato dall'Enpa di Città di Castello. "Libero" e "Reddy" accompagnati dal delegato Enpa, Mario Casacci, sono riusciti a far breccia nei cuori di alcuni telespettatori. Una signora di Brescia, dopo aver visto il programma in Tv, ha telefonato a Casacci per chiedere di poter adottare a "distanza" il piccolo "Reddy", il simpatico meticcio abbandonato qualche mese proprio davanti l'ingresso del canile di Mezzavia di Lerchi. La signora garantirà all'Enpa la cifra necessaria per mantenere "Reddy", in attesa di poterlo venire a prendere in Alto Tevere. «Quando ho visto in Tv quel cane, ha confidato la signora di Brescia al delegato Enpa di Città di Castello, mi è subito balzata in mente l'immagine del mio cane scomparso di recente e non ho esitato a contattarvi per dare piena disponibilità all'adozione a distanza». Il calendario a "4zampe" si sta rivelando un ottimo veicolo di sensibilizzazione per l'adozione e tutela degli animali. L'iniziativa dell'Enpa serve a tenere sempre alta l'attenzione su questioni relative al randagismo e maltrattamento di cani e gatti. «Grazie alla collaborazione di enti e strutture sanitarie abbiamo organizzato diverse iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica - ha concluso Casacci - ed anche per il futuro altri progetti interessanti su questo versante sono in cantiere».
Oggetto: appello dal Paraguay per i diritti degli Indios Ñu Verâ intossicati
WWW.APERTISVERBIS.ORG petizioniav@... ---------------------------------------- Noi ci preoccupiamo degli animali ma anche di quegli umani che come animali vengono trattati
Dal Paraguay Molte colture di soia transgenica utilizzano erbicidi molto tossici che stanno causando gravi problemi di intossicazioni a bambini giovani e ad adulti. Le intossicazioni più gravi le hanno avute le famiglie della comunità indigena di Ñu Verâ (sei persone sono state mandate al centro di salute di Paso Jova) Le piantagioni violano i limiti stabiliti dalla legge per le coltivazioni, sostituendo e distruggendo le sostanze alimentari delle famiglie contadine e dei coltivatori del luogo. Scriviamo alle Autorità dicendo un chiaro NO al piano di sterminio degli agricoltori che usa erbicidi nocivi per la loro salute
Hago un llamado a las autoridades correspondientes solicitando su apoyo solidario con las comunidades del Departamento de Guairá. Diciendo no al plan de exterminio de seres humanos progresivamente a través de los agrotóxicos y herbicidas y otros medios utilizados. Atentamente,
Roma Come la trovatella di Monica Cirinnà, delegata per i diritti degli animali, sono tanti i cani con storie di abbandono Lilla e i mille senza padrone: vite di cuccioli dagli occhi tristi
Storia di «Lilla» e di altri fedeli amici dell'uomo. Lilla è un cane che - per sua fortuna - hanno abbandonato nel giardino del vicepresidente del consiglio comunale, nonché delegata del sindaco per i diritti degli animali, Monica Cirinnà: «Sta con me da un anno - racconta - ma i suoi occhi sono ancora tristi. Perché probabilmente viveva in una famiglia con dei bambini, e quando sente dei piccoli giocare si mette a piangere. L'ho trovata a marzo - aggiunge - forse era stato un regalo di Natale: è cresciuta, non l'hanno voluta più». La storia di Lilla è risuonata ieri in Campidoglio per la presentazione del libro «Libertà condizionata», con la prefazione di Lucio Dalla, i testi di Alvise Sapori e le fotografie di Raffaello Raimondi. «Il ricavato - ha spiegato la Cirinnà - sarà destinato ai canili pubblici. E ad aiutare con cibo, medicine ed attrezzature i cani meno fortunati. Perché - ha aggiunto - come scrive Lucio Dalla, che non è potuto arrivare a Roma per lo sciopero dei treni, i cani abbandonati hanno gli occhi diversi, sembrano specchi rotti». «È un libro di immagini - ha spiegato Alvise Sapori - che tutti noi avremmo voluto più ottimiste. Anche se i cani che via appaiono sono in realtà salvati, almeno dall'abbandono totale». Monica Cirinnà ha poi ricordato che nelle strutture comunali, «oltre a provvedere al nutrimento, è presente un'équipe di supporto psicologico all'animale». Ma non basta: hanno tutti bisogno di una famiglia. E proprio grazie alle campagne di sensibilizzazione, i volontari dei canili ieri hanno sottolineato che è in aumento il numero delle adozioni. A Roma oggi vivono più animali domestici che nelle altre città europee: 150 mila cani e 300 mila gatti. I cani ospitati nelle strutture comunali sono 2.300 ed ognuno di loro costa all'amministrazione 5 euro al giorno. E sono circa mille i cani che vengono adottati in un anno. Ma finché sono nel canile, anche se «senza famiglia» sono curati al top. «È una scelta dell'amministrazione - spiega Monica Cirinnà - perché il dolore è eguale per tutti. E il principio dell'accoglienza vale anche per i fedeli amici dell'uomo». Lilli Garrone
LETTERE IL CLOCHARD E IL CANE Il mio intento è quello di sottoporre alla vostra redazione il caso del clochard cui è stato sottratto il cane, di cui avete ampliamente trattato. In passato, ho avuto modo, mentre passeggiavo per il centro di Chiavari, di incontrare questo signore della strada, e non saprei definirlo in altra maniera se non con l'appellativo signore, perché la sua presenza non mi è mai parsa ingombrante e il suo atteggiamento è sempre stato anonimo così come il modo con cui svolgeva il suo "lavoro": con umiltà, al contrario di altri questuanti talvolta un po' arroganti. Ricordo ancora con piacere il suo dire gentilmente "grazie" con quello spiccato accento di origine tedesca e con quella voce resa rauca dal troppo fumare. Posso comprendere che abbia sbagliato e con i suoi modi non propriamente ortodossi di trattare il proprio cane abbia giustamente sensibilizzato l'attenzione di chi in quel momento lo abbia sorpreso, ma non credo che questa persona non voglia bene ai propri animali. Io stesso adoro e rispetto gli animali, non vorrei però che si finisse con il giudicare duramente chi ha commesso un errore, ma può essere incolpato più facilmente perché la sua vita è la strada. Inviterei tutti a riflettere perché credo tutti ne siamo capaci. Chi guarda l'evidenza e reagisce è naturalmente degno di lode, ma a volte occorre scavare e andare più a fondo nelle cose. Certo fermarsi alla superficie è comodo, ma la verità non è lì. Lo sappiamo. E' facile nascondersi dietro la maschera di perbenisti e condannare chi ha sbagliato, ma non accorgersi che chi ha sbagliato è una vittima dello stessa ipocrisia sociale è molto più difficile. Facile fare finta che non sia successo niente se un cittadino dei nostri fastosi centri brandisce un giornale arrotolato dinanzi al proprio cane, più facile condannare se chi commette lo stesso vile gesto non è un cittadino ma un "signore della strada" e per giunta non ostenta un benessere vero o presunto tale. Facile essere oggetto di indifferenza se si conduce una vita al margine della società, ancora più facile divenire oggetto di una sorta di caccia alle streghe per chi è già in un angolo e commette un errore. Ed è facile, infine, gettare benzina sul fuoco soprattutto quando a bruciare è qualcuno che è già stato bruciato quindi non più fertile. Meno comodo è fermarsi e riflettere. Andrea Chiavari (GE)
Alla ricerca del gatto perduto nel rudere volontarie in campo per trasferire gli ospiti «Demolire l'ex oleificio Gaslini? Non è possibile. Almeno per ora: dentro ci sono ancora parecchi gatti, molti dei quali piccoli, appena nati. Se l'edificio venisse raso al suolo non avrebbero scampo: verrebbero seppelliti vivi sotto le macerie». L'allarme lo lancia Maria Trocchia, storica gattara da più di vent'anni impegnata nella salvaguardia e sterilizzazione dei randagi. «Quattro mesi fa la società Ecoge ipotizzò che prima dell'inizio dei lavori sarebbero trascorsi almeno un anno o due - prosegue - ora scopriamo che lunedì prossimo iniziano a demolire. E' da mesi che perlustriamo in lungo e in largo la fabbrica: ogni piano, ogni anfratto. Ma scovare le tane dei cuccioli è impresa ardua. Ci vorrà del tempo». Da agosto ad oggi Maria, insieme ad un agguerrito manipolo di volontarie, è riuscita a portare in salvo una cinquantina di randagi, trasferiti al gattile di Quarto. «Ma dentro rimangono almeno altre cinque gatte con i loro piccoli - avverte - Trovarli non è facile: l'ideale sarebbe portare fuori le mamme e seguire i miagolii dei piccoli». In effetti cercare una bestiola di appena una ventina di centimetri in un gigantesco complesso industriale con centinaia di sale ed ambienti non è impresa da poco. «Prima di cominciare a demolire faremo un altro giro di ispezione - assicura Gino Mamone - Io personalmente ho scorto solo altri tre gatti: ma non escludo possano essercene altri, nascosti chissà dove». L'abbattimento del complesso non avverrà, come paventato dalle gattare, per deflagrazione, ma meccanicamente, edificio per edificio. «Così qualunque bestia avrà modo di scappare - prosegue Mamone - Il polverone e il fracasso delle ruspe saranno un buon deterrente». Ma le volontarie restano dubbiose. «In pochi danno veramente retta ai nostri allarmi e alle nostre segnalazioni - lamenta Trocchia - Non godiamo di sufficiente considerazione: né da parte delle autorità, né dei cittadini. Il Comune non ci sovvenziona e la gente se può ci ostacola: solo perché consideriamo gli animali come cristiani». Per ottenere più credito e rispetto, soprattutto agli occhi dell'amministrazione, alcune gattare hanno deciso di costituire l'associazione "Gattofila genovese". «Stiamo aspettano solo la consegna dello statuto da parte del notaio - sorride Maria - E' questione di giorni». All'interno della nuova associazione, solo volontari. Gli obiettivi principali prefissi dai membri fondatori sono l'istituzione delle oasi feline in ogni circoscrizione, l'ottenimento di un minimo rimborso spese da parte del Comune, la collaborazione con altri enti ed associazioni per il raggiungimento di obiettivi condivisi. «Vogliamo eliminare il randagismo, creare delle oasi lontane dal traffico, portare avanti una campagna di sterilizzazione che ci consenta un controllo sulla proliferazione dei randagi - annuncia Trocchia - Le idee e l'impegno ci sono: speriamo che il nostro appello non resti inascoltato». F. Am.
Campomorone Coniglio nello scooter proprietario nei guai «Quando il coniglio è saltato fuori dal motorino abbiamo pensato: e che cos'è? Un circo?». Ci scherza su il carabiniere di Campomorone che ieri pomeriggio ha fermato un ragazzo di 21 anni che abita in zona e che viaggiava in compagnia di un bel coniglio (bianco, pelo soffice e folto, circa un chilo e mezzo di peso) incastrato nel sottosella del suo scooter, posizione non certo delle più comode. «Stavamo controllando i documenti del giovane quando da sotto il sellino abbiamo sentito grattare. Gli abbiamo fatto aprire la sella e sotto c'era quel coniglietto sofferente, mezzo soffocato e tutto rintronato», hanno spiegato i militi dell'Arma. Il ragazzo si è difeso dicendo che lo stava portando da un amico, ma tenere un coniglio sotto la sella del proprio scooter non è certo un'idea geniale, perché rischia di finire "lessato". Certo, sarebbe potuta finire con una ramanzina ma il carabiniere che ha fermato il giovane è un noto animalista, già premiato in passato dall'associazione amici del Cane per averne salvato alcuni e la ramanzina è diventata una denuncia per maltrattamento di animali. Il coniglio, con l'autorizzazione del magistrato di turno, è stato invece sequestrato dai militari e ora saltella nella caserma dei carabinieri di Campomorone, in attesa di essere dato in affidamento. An. Car.
Addio all'amica dei cani Cordoglio in provincia per la scomparsa di Mariuccia Balzaretti Imperia E' morta nei giorni scorsi all'ospedale di Vercelli Mariuccia Balzaretti, 74 anni, residente a Diano Marina, consigliere nazionale della Lega per la difesa del cane e sino a due anni fa presidente della sezione imperiese della stessa associazione. Fondatrice del canile "La Cuccia" di via Nazionale, Mariuccia Balzaretti si è schierata dalla parte degli "amici a quattro zampe" sin dagli anni '70 quando l'allora sindaco Pippo Vassallo inviò le ruspe nel greto del torrente radendo al suolo un ricovero per cani. «Lascia un vuoto immenso», dice Maria Luisa Novaro Mascarello, che ne ha raccolto l'eredità alla guida della Lega del Cane. «Una donna straordinaria», aggiunge Gabriella Badano, il consigliere comunale verde che con la Balzaretti ha condiviso molte battaglie in favore degli animali.
Oggetto: Aggiornamento: Canili comunali di Campobasso immersi nell'acqua
Quotidiano del Molise
18 Gennaio 2005
A 5 mesi dal sequestro nessuna soluzione definitiva per le tre strutture di Tappino, Santo Stefano e via Garibaldi.
Canili comunali immersi nell'acqua
Le fogne non spurgano. Anna Mazziotti: "Totale immobilismo sulla questione"
di Antonella Iammarino Situazione di stallo a cinque mesi dal sequestro dei canili comunali. Le tre strutture di Tappino, Santo Stefano e dell'ex mattatoio rimangono al centro di una matassa che non si riesce sbrogliare, tra gli interventi non ancora risolutivi dell'amministrazione comunale di Campobasso e la rabbia della Lega per difesa del cane che ha sporto denuncia per maltrattamenti di animali alla Procura della Repubblica. "La situazione è peggiorata - afferma la dottoressa Anna Mazziotti, presidente dell’associazione - nessuna soluzione per le fogne che non spurgano, i cani sono letteralmente immersi nell'acqua. Perché non creano un altro sistema di rete fognante invece di mandare di tanto in tanto qualcuno a spurgare? Dal 29 dicembre al 6 gennaio c’è stato il completo allagamento perché mancava l'autista dell'autospurgatore comunale". Dal momento del sequestro i cani sono diminuiti, perché in parte sono morti ed in parte, i cuccioli, sono stati dati in adozione. Per i randagi il comune ha effettuato una convenzione con l'accalappiacani, quindi vengono sterilizzati ed immessi sul territorio.
"Quelli nei canili invece vengono completamente ignorati - aggiunge la Mazziotti - non c'è la voglia, la sensibilità di affrontare il problema, nonostante un'inchiesta penale in corso. A Santo Stefano per 8 box c'è un solo allaccio dell'acqua, che ristagna perché non ci sono le adeguate pendenze e in alcuni punti neanche il pozzetto. Inoltre il custode l'ho visto due volte in 5 mesi. Oggi, tra l'altro, non c'è più neanche un interlocutore. Chi ha la delega al momento? I pochi operai si vedono per qualche ora. Il lavoro più grosso viene portato avanti dai volontari. Se il Comune non trova il modo di gestire questa emergenza, lo faccia fare a noi, ma ci metta in condizione di sostenere le spese necessarie". In effetti il Comune ha fatto una proposta economica all'associazione per la gestione delle strutture, ma è stata rifiutata perché ritenuta non sufficiente. "Non chiediamo certo soldi per noi - conclude la presidente - ma solo quelli che il Comune avrebbe dovuto spendere per dare a queste bestie qualcosa di decente!". Agli infiniti problemi si aggiunge il fatto che a marzo la struttura di Tappino andrà svuotata. Dove finiranno tutte quelle bestie?
____________________________________ Nota: Forse è il caso di dire che non è vero che i cani per strada vengono accalappiati e sterilizzati, piuttosto continuano a diminuire, semplicemente spariscono.
Per il resto, non ho parole per esprimere tutto quello che vorrei dire; mi chiedo solo chi siano le bestie
Oggetto: Animali: Tar Lazio, no a vivisezione - BasilicataNews: LA CORSA DEI CAVALLI...
Animali: Tar Lazio, no a vivisezione ROMA,17 GEN- Il Tar del Lazio accoglie il ricorso della Lega anti vivisezione che contesta l'uso di animali vivi per esperimenti nella chirurgia robotica. 'Non esistono ragioni scientifiche tali da giustificare, con sufficiente ragionevolezza, l'uso di animali vivi per esperimenti a scopo didattico su nuove tecnologie in chirurgia mininvasiva robotica'. Questa la motivazione con cui il TAR ha accolto il ricorso, rivolto contro l'azienda Asl di Grosseto e il locale Ospedale della Misericordia. _________________________________________ BasilicataNews 17 gennaio 2005
LA CORSA DEI CAVALLI A S. Antonio Abate, il santo protettore di tutti gli animali "da fattoria" è dedicata la celebre corsa dei cavalli. Pignola
Oggi 17 gennaio ricorre la festa di S. Antonio Abate, il santo protettore di tutti gli animali "da fattoria" cioè quegli animali di cui l'uomo si è sempre servito come aiuto nel lavoro e come sostentamento. A questo santo è dedicata la tradizionale e antichissima manifestazione della corsa dei cavalli organizzata dal Comitato Festa Sant'Antonio Abate. Si è svolta nella tarda mattinata a Pignola e vi hanno partecipato 3 asini, 10 cavalli e 15 muli, che hanno gareggiato in diverse categorie,ma sullo stesso percorso all'interno del paese. Il percorso prevedeva 3 giri per un totale di circa 800 metri. Tra i vincitori Gianluigi Petilli della scuderia Postiglione. Grande partecipazione del pubblico presente che nonostante il freddo pungente ha tifato animatamente. Dedicate al Santo anche la Benedizione dei Falò ,che si è svolta ieri sera, e la benedizione degli animali . Giovanna Colangelo _____________________________________ La Gazzetta del Mezzogiorno 17 gennaio 2005
Corse degli asini a Pignola, ferite due ragazze
La corsa degli animali, asini e cavalli, è tradizione in occasione della festa di Sant'Antonio Abate. Le due giovani, sorelle di 18 e 19 anni, colpite da un quadrupede che ha rotto uno steccato
PIGNOLA (POTENZA) - Si sono verificati incidenti oggi, fortunatamente senza gravi conseguenze, durante la tradizionale corsa di cavalli per le vie di Pignola, alle porte di Potenza. Uno degli animali, durante una fase della corsa, ha rotto una delle protezioni che separa il pubblico dalla strada ed è finito tra la folla. Con una testata il cavallo ha colpito al petto una ragazza di 18 anni che è caduta per terra, riportando una contusione lombo-sacrale.
Si è quindi creato un fuggi-fuggi con la folla nel panico che scappava da una parte e dall'altra per allontanarsi dal luogo in cui il cavallo aveva rotto lo steccato divisorio. La folla ha travolto una ragazza di 19 anni, la sorella della ragazza precedentemente contusa, che ha riportato una distorsione alla caviglia. Le due giovani sono state trasportate all' ospedale San Carlo di Potenza con l'automobile di alcuni conoscenti. Per la ragazza contusa gli accertamenti neurologici hanno escluso più serie conseguenze. Per entrambe sono in corso ulteriori accertamenti ma la prognosi sarà solo di qualche giorno. La paura è stata però molto forte.
A Pignola, piccolo Comune a 9 chilometri da Potenza, era in corso la tradizionale corsa dei cavalli di Sant'Antonio Abate durante la quale cavalli, muli ed asini, cavalcati da fantini, percorrono in corsa le vie del paese. Una tradizione fortemente contestata dagli animalisti che sulla scorta di questo episodio potranno ribadire la loro contrarietà.
La Lav, alla vigilia della corsa, ne ha chiesto l'annullamento. Per l' associazione animalista, i cavalli e gli equini vengono lanciati al galoppo su strade asfaltate dove nessun animale può sopportare le sollecitazioni ai tendini.
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18 gennaio NOTIZIE FLASH: 1/A EDIZIONE - LA CRONACA Roma. Un giovane esemplare di lupo di sette mesi e 22 chili, e' stato trovato ucciso da un' auto, sul ciglio della strada in localita' Vivaro a Rocca di Papa, in provincia di Roma. Dall'autopsia e' emerso che non mangiava da tre giorni ed e' subito scattato l'allarme. Ora si cerca il resto del branco. Ma Legambiente ridimensiona l'emergenza. ''E' una forzatura. Un lupo che non mangia da tre giorni, non e' pericoloso. Questi animali -ha dichiarato all'ADNKRONOS Nino Morabito, responsabile Fauna dell'Associazione- non mangiano tutti i giorni e puo' anche capitare che una volta mangino di piu' e un'altra poco o niente''. ''Il problema reale - spiega Morabito - non sono tanto i lupi quanto i cani randagi o incustoditi, che sono oltre 1 milione in Italia, mentre i lupi sono soltanto 400 o 500. Questi cani vagano in cerca di cibo e spesso attaccano i greggi o altri piccoli animali domestici. Spesso nelle montagne dell'Appennino capita che quando vengono trovate uccise delle pecore si accusano i lupi, quando magari e' stato il cane del vicino. La responsabilita' di questi cani lasciati in balia di loro stessi e' totalmente nostra e su questo bisogna intervenire''.''Diversi branchi di lupi - continua Morabito - si trovano nei pressi di Roma per mangiare i rifiuti della citta', come fanno molti altri animali, attratti dalla facilita' di reperire il cibo e, in certi casi, dal clima mite. Questo probabilmente era un piccolo branco che ha scelto di insediarsi in quella zona''. ''In ogni caso - conclude Morabito - le cause per le quali gli animali si stanno sempre piu' avvicinando alle nostre citta', dipendono dalla capacita' di alcuni di questi di riuscire a convivere con gli esseri umani, dalla presenza dei rifiuti, e dal fatto che le citta' sono in continua espansione, invadendo in un certo senso il loro territorio''. (Pab/Opr/Adnkronos)
19/01/05 Il Tempo Abruzzo Il caso del signor Raffaele di Lucoli
Il caso del signor Raffaele di Lucoli amico dei cani e dei gatti che aveva in numero elevato nella propria abitazione e che non può più accudire perché malato, lo ha preso a cuore, come sempre, la Lega per la difesa del cane. Dopo che il sindaco di Lucoli ha sposato un atteggiamento da Ponzio Pilato, la sezione aquilana della Lega si è impegnata con la solita volontà per risolvere nel migliore dei modi la situazione di quei cani e gatti ormai senza più padrone, dunque senza cibo, senza affetto. La Lega, dopo aver fatto un censimento sugli animali presenti e averli accuditi, fornendo mangime e quant’altro per cani e gatti, ha intrapreso una campagna massiccia volta a favorire le adozioni. Molti cani sono stati affidati fuori regione. Per mancanza di fondi non è stato possibile trovare persone disponibili ad accudire gli animali. E allora per dare diritto di vita a cani e gatti rimasti senza cure e padroni, la Lega lancia un appello per un qualsiasi tipo di aiuto e sostegno: chiunque abbia intenzione di aiutare la Lega può chiamare il 329/9064859 o inviare un contributo sul ccp 14046676.
> ANIMALI: TAR LAZIO, NO VIVISEZIONE PER CHIRURGIA ROBOTICA > ACCOLTO RICORSO LAV CONTRO MINISTERO SALUTE > > (ANSA) - ROMA, 17 GEN - Non esistono ''ragioni scientifiche > tali da giustificare, con sufficiente ragionevolezza, l'uso > necessitato di animali vivi per esperimenti a scopo didattico su > nuove tecnologie in chirurgia mininvasiva robotica''. > Con questa motivazione il Tar del Lazio ha accolto (ordinanza > n.6755/2004 della terza sezione) il ricorso della Lega anti > vivisezione (Lav) contro il decreto del ministero della salute > del giugno 2004 che autorizzava un professore della Scuola > Nazionale di Chirurgia Robotica ad eseguire, a scopo didattico, > un esperimento di valutazione/sperimentazione di nuove > tecnologie con l'utilizzo di un massimo di trenta suini per ogni > anno. > Il ricorso, giudicato in sede di sospensiva e rivolto anche > contro l'azienda Asl di Grosseto e il locale Ospedale della > Misericordia, e' stato accolto ''ai fini di un riesame alla luce > dei motivi e della letteratura scientifica indicati''.(ANSA).
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Oggetto: il secolo xix 19/01
Quando lo zoo è sul pianerottolo L'Asl intensifica i controlli tra i privati e le rivendite. Il veterinario: «Troppa gente si dimentica di presentare la denuncia» Animali esotici e proibiti nelle case dei savonesi Migliaia di esemplari: serpenti velenosi, orsetti, iguane Pitoni, iguane, ragni velenosi, maialini vietnamiti, ricci albini, cani della prateria (marmotte), tartarughe russe, scorpioni, tarantole, camaleonti, puzzole, persino orsetti tibetani. C'è di tutto nascosto in case e giardini savonesi. Animali esotici, qualche volta anche di specie quasi in via di estinzione (ma quando lo sono scattano i divieti assoluti di commercio), fanno compagnia a cani, gatti, pesci rossi e gli altri animali cosìddetti domestici, da compagnia. Che ci sia un vero e proprio boom lo confermano i titolari dei negozi di animali cui arrivano richieste di ogni genere. «Qualche volta anche di animali assolutamente proibiti da tenere - spiegano - Spesso gli acquirenti sono persone normalissime cui piace l'idea di averli in casa perché affascinanti o che magari li comprano per esorcizzare la paura, come nel caso dei rettili». Dire esattamente quanti ce ne sono in provincia di Savona è però difficile perché non tutti i proprietari li denunciano all'ufficio veterinario dell'Asl come prevede la regola. Per ignoranza o calcolo, tanti li tengono in sordina, clandestinamente. E questo fa sì che tra i numeri ufficiali e quelli reali ci sia una differenza sempre più grande, con i reali molto più numerosi. «Per impedire che ciò succeda abbiamo ribadito ai negozi l'importanza di ricordare a chi li compra il dovere di denunciarli ai nostri uffici - spiega Bruno De Felice, dell'ufficio veterinario dell'Asl - vale per tutti quelli esotici, in particolare quando prevedono la "Cites", ovvero l'iscrizione nelle categorie di quelli più tutelati, non ancora in via di estinzione ma comunque a rischio. Il perchéè semplice: c'eravamo accorti che tanti li ospitavano senza denunciarli e così falsando sempre di più i numeri. Ora i negozi stanno attenti ma è comunque un dovere di chi li compera denunciarceli». Dopo la denuncia il personale dell'Asl organizza controlli ad hoc per verificare le condizioni in cui questi animali vengono tenuti. «E nel caso di anomalie, prescriviamo gli adeguamenti necessari per non farli vivere in modo troppo contrario alla loro natura - conclude De Felice - Controlli ne facciamo tutti i giorni e soprattutto da questi capiamo che tipo di animali abbiamo nel savonese. La fetta principale degli esotici è rappresentata da tartarughe anche molto rare, poi volatili, quindi rettili, serpenti ma anche iguane e camaleonti, infine aracnidi. Per fortuna, a differenza di altre, siamo una provincia senza grossi mammiferi. Al di la delle voci non ci sono riscontri ufficiali della loro presenza e onestamente è un bene». Dario Freccero
La moda «Molti chiedono la pogona drago barbuto e preistorico» Hanno nomi mai sentiti e spesso illeggibili, provengono da paesi lontanissimi, a sentirne parlare viene da chiedere come faccia certa gente che li compera a sapere della loro esistenza. «Spesso chiedono animali perché ne hanno sentito parlare da altri, o hanno visto un servizio in televisione o sui giornali - spiega Stefania Vigorita, titolare del Centro Fortesan di via Leopardi - Per esempio il maialino vietnamita qualche mese fa andava di gran moda perché si era saputo che l'aveva comprato anche George Clooney e cosìè diventato un simbolo, uno status symbol. Lo stesso certi rettili. Per i serpenti l'iter è in genere questo: la gente ne sente parlare e viene in negozio a chiedere. I profani prendono per primo il pitone reale, grosso e non troppo impegnativo; i più esperti si buttano su serpenti meno noti; ma tanti si appassionano anche a iguane, camaleonti e simili. Sotto Natale per esempio andava di gran moda la pogona, detto anche drago barbuto, che con la sua corazza a punte sembra uscita da un cartone animato e ha un aspetto fortemente preistorico. Cresce poco, massimo 40 centimetri, l'hanno richiesta in diversi». «Prima andava tantissimo il merlo indiano ma da tre anni ne hanno vietato il commercio - aggiungono Luigi Pesce e Monica Manunta dell'Uccelleria Savonese di via Orefici - In questo periodo chiedono pappagallini anche rari e tartarughe russe che, a differenza delle italiane, sono vendibili. A seconda dei periodi viene sempre fuori qualche animale nuovo che chiediamo agli importatori per vedere se ne hanno disponibili. Tempo fa era il momento dei cani della prateria, simili a marmotte e spesso in piedi sulle zampette posteriori; poi del riccio albino, che è come il nostro ma bianco e con gli occhi rossi». D. Frec.
La storia «Senza pensione per le finte nozze del mio ex marito» In tv la chiavarese che dà rifugio a quaranta cani Chiavari. «Non lo dico io, ma la Cassazione: anche se divorziata, una donna in stato di necessità ha diritto alla pensione di reversibilità del marito». Fiorella Ricci parla della vicenda che ieri sera è stata proposta da "Bye bye baby", il programma in onda a tarda ora su Raidue, adesso condotto - dopo le dimissioni di Monica Setta - da Giancarlo Magalli. Durante ogni puntata, un messaggio in sovraimpressione invita il pubblico a segnalare casi e vicende. Dal suo alloggio di Maxena, dove vive con e "per" i quaranta cani randagi cui dà rifugio e che ogni giorno riesce a sfamare (talvolta, saltando lei i pasti), la chiavarese Fiorella Ricci ha preso carta e penna e ha raccontato un pezzo della sua vita. Che non è stata fortunata. ll matrimonio - a 17 anni - con un ammiraglio, da cui nacquero tre figli. La separazione, il divorzio (1975: fu uno dei primi in Italia), una serie di vicissitudini che in età avanzata l'hanno portata a vivere - lei, un tempo bellissima e frequentatrice della "buona società" cittadina - con una misera pensione. E il sostegno di qualche amico che l'aiuta a non far mancare il vitto agli amati animali. A "Bye bye baby" Fiorella Ricci ha però raccontato, soprattutto, di un atto di matrimonio del quale contesta la legittimità. A esibirlo otto anni fa, un paio di mesi dopo la morte dell'ex marito, fu una signora che rivendicò (e ottenne) la pensione. «Un atto rilasciato per procura a Chihuahua, in Messico - dice la chiavarese - curato da un notaio francese e datato 14 luglio, giorno che in Francia è festa nazionale, con tutti gli uffici chiusi. Ma non basta. Quando il mio ex marito stava per morire, quella donna chiese di sposarlo in extremis. I medici si opposero, ma io mi chiedo: se loro erano già sposati, perché quella richiesta? L'unica vera moglie, sia pure ex, sono io». Fiorella Ricci provò a far sentire le proprie ragioni, ma non trovò un legale disposto ad assecondarla. Ora è arrivata Raidue. «Quando ci ha scritto, abbiamo voluto leggere tutte le carte - spiega Erika Santalucia, regista dei filmati esterni - . La signora Ricci aveva con sé ampia documentazione. Così abbiamo deciso di occuparci di lei».
Wolf, quattrozampe con la laurea ARENZANO I "cagnoni" sono ormai diventati la passione di grandi e piccoli In arrivo nuovi brevetti per i Terranova, bagnini aggiunti con la coda L a star del gruppo si chiama Wolf ed è un bel maschio di Terranova che ha ottenuto il 4 grado operativo insieme a Duilio Cavalli, suo proprietario oltre che conduttore-bagnino ed ha lavorato, qualche estate fa, in uno stabilimento balneare di Corso Italia. Duilio è il presidente del Gruppo Terranova Genova che ogni primo martedì e ogni ultimo lunedì del mese, a cominciare già da questo gennaio, si incontra per addestrare a terra i propri giganti buoni in piazza della Vittoria a Genova. Sono 35 gli appassionati, con oltre 20 "cagnoni", provenienti da tutta la Liguria, che in più, ogni domenica si incontrano per l'addestramento in mare nella sede di Marina Grande nella Pineta di Arenzano. La passione per questi cani dalle caratteristiche peculiari per l'avventura in mare e nei fiumi, come le zampe rotonde e robuste adatte al nuoto e un doppio pelo resistente all'acqua, riunisce interi gruppi familiari nella sede arenzanese, che con esemplari di maschi e femmine, girano l'Italia e l'Europa per partecipare a raduni e dimostrazioni di nuoto di cani e padroni, che in questa veste diventano conduttori. Lo scopo di tanta fatica per allenare questi cani, al garrese alti in media 68 centimetri e che svettano oltre i 70 chili di peso, è ottenere i vari livelli di brevetto di nuoto, che sono 4 e hanno vari gradi di difficoltà con differenziazioni europee. Salvatore Timinieri, genovese, uno degli istruttori nel Gruppo Terrranova, proprietario di Annie, che ha il 1 brevetto italiano, francese e spagnolo, e Airisha, che possiede il 1 grado italiano, mentre la moglie Simona sta addestrando Vicky, la "piccola" di casa, un anno e due mesi, per il primo brevetto, spiega entusiasta: «Ho trasmesso questa passione anche a mia moglie e la mia bambina sogna già un cane tutto suo da addestrare. Ma avere un Terranova è un'esperienza assolutamente unica. Nell'ambiente non si dice ho un cane, ma ho un Terranova. Testimonianza che è un cane con un carattere buono e affidabile con i bambini, ma in fondo tutto particolare. Ho visto, infatti, molti conduttori vanificare l'addestramento di mesi nel giorno di brevetto solo perché lui, o lei, non aveva voglia di tuffarsi. Ma lavorare con il proprio Terranova che si impegna in acqua è creare con lui un legame unico». Claudia Lupi
LA STORIA/1 Perdono la tarantola in casa «Non l'hanno mai più trovata» Ha pensato che una teca aperta, senza "soffitto", bastasse come habitat per la sua nuova tarantola. Sbagliava. Il pericoloso esemplare di ragno è infatti riuscito a fuggire e da allora è"uccel di bosco" in un alloggio dell'Oltreletimbro. Alloggio dove madre e figlio, che l'aveva comprata per passione, per giorni non hanno potuto dormire tranquillamente a causa di quella presenza-minaccia. «La madre è addirittura traslocata per alcuni giorni - racconta la titolare del negozio che quella tarantola l'ha venduta - il figlio è rimasto e gli ha dato la caccia ma senza esito. Sono passati giorni e non l'hanno mai più trovata, neppure morta. Si sarà cacciata in qualche anfratto o magari è riuscita ad uscire, tutto è possibile. Comunque non era così pericolosa: sì velenosa, ma l'eventuale morso avrebbe al massimo procurato qualche mal di pancia. Nnon era abbastanza tossica per nuocere all'uomo».
Trovati ad Arenzano i resti di un raro grifone «E rano cinquant'anni che non si vedeva un grifone a Genova», ammette un agente della guardia forestale. Ne hanno trovato uno ad Arenzano, l'altra sera. Morto. Proprio così. E la delusione degli addetti ai lavori è grande. Un esemplare di oltre due metri di apertura alare di avvoltoio grifone senza vita è stato scoperto in zona Lupara, a monte del campeggio di Vesima. Non si conoscono le cause della morte dell'uccello predatore, al quale si richiamano i simboli della città di Genova e della squadra di calcio del Genoa. Non ci sono segni evidenti di spari, segno che non si tratta di un abbattimento dovuto alla crudeltà di un cacciatore. Solo nei prossimi giorni, dopo l'esame della carcassa a opera di un veterinario, si potrà saperne di più. Di certo gli esperti ritengono questo un fatto scientificamente eccezionale ma non del tutto sorprendente, essendo Genova una delle città italiane con più specie di volatili. Specialmente il ponente genovese è un luogo di approdo privilegiato dagli uccelli migratori.
Il caso Forza Italia sul canile «Fatelo a cava Zanacchi» Spunta un'ipotesi alternativa per la costruzione del nuovo canile. L'ha presentata ieri Roberto Garbarino, consigliere comunale di Forza Italia, che in consiglio comunale ha duramente polemizzato con l'assessore all'ambiente, Luca Dallorto («Incompetente e arrogante»). La proposta di Garbarino punta su Cava Zanacchi: «E' chiusa da dieci anni, dotata di strada e servizi, in passato erano già stata avanzate ipotesi di possibile riconversione». La soluzione costerebbe meno dell'impianto previsto sulle alture di Sestri, la cui ultima elaborazione è stata fortemente criticata da Garbarino e dall'architetto Maurizio Bonamico, autore del progetto preliminare («Ma poi è diventato un'altra cosa»), per il numero esiguo di gabbie, per la presenza di barriere architettoniche, perché ha perduto ogni caratteristica di centro didattico a servizio del parco. Dallorto ha respinto le accuse su tutta la linea: «I lavori sono stati consegnati all'impresa il 28 dicembre e quindi stanno per partire. Avanzare una proposta alternativa ora è assolutamente fuori luogo. L'impianto risponderà a tutti i moderni criteri di bioedilizia e bioarchitettura, senza barriere». Per finanziare gli interventi di sistemazione del verde si utilizzeranno i risparmi ottenuti con il ribasso della gara d'appalto, ha aggiunto Dallorto, che ha ricordato la modifica del progetto perché il Comune è passato dalla formula del project financing pagato da privati a quella finanziata da fondi pubblici. A. Pl.
Pappagalli, scimmie, iguane, tartarughe: 35 piccole vittime nell'oasi del ricercatore Antonio De Marco Fiamme all'alba, brucia il paradiso degli animali sulla Salaria
La notte di gelo e poi il caldo, troppo caldo. Il fuoco li ha sorpresi di primo mattino mentre si stavano godendo il tepore delle lampade messe lì per assicurare loro la sopravvivenza. Un incendio le cui cause sono da accertare (l'ipotesi più probabile è quella del corto circuito) ha distrutto la tranquillità del Parco faunistico dell'Abatino, l'oasi sulla via Salaria a metà strada tra Roma e Rieti, alla quale Antonio De Marco, ricercatore del Cnr e studioso dell'evoluzione della specie, ha dedicato la propria vita. In quell'angolo di paradiso dove gli animali vivono in simbiosi con l'uomo, da anni vengono ricoverati i rapaci feriti, le specie esotiche sequestrate negli aeroporti di mezza Italia, gli esemplari più strani bisognosi di cure. Ne aveva circa trecento De Marco, fino a ieri mattina, alle fiamme che hanno devastato la zona riservata a quegli animali che non resistono al freddo: tartarughe di tutti i tipi, iguane, scimmie, bradipi, pappagalli. Delle sei Saimiri (scimmiette scoiattolo) quattro sono riuscite a scappare indenni, ma due sono morte di stress nelle braccia del loro protettore, il gruppo dei venti Ceibi dai cornetti, altro tipo di primati, ha trovato il modo di fuggire dall'inferno, ma una mamma col piccolo è rimasta immobile per difendere il cucciolo. Tentativo vano, entrambi sono morti carbonizzati. Non sono riusciti a mettersi in salvo le cinque iguane, le diciotto tartarughe di tutte le età e di tutte le dimensioni, i due pappagalli. Ieri sera l'abitazione di De Marco era stata trasformata in un ospedale da campo: scimmie con le flebo, bradipi spalmati di creme antidolorifiche, pappagalli ricoverati in cucina. Il proprietario dell'oasi non vuole pensare ad un dispetto, anche se la mente corre a due anni fa quando un bel lama ospite del rifugio fu ucciso dal piombo dei cacciatori. «Il danno irreparabile - dice sconsolato De Marco - è per le tartarughe. Erano mesi che avevo chiesto all'Enel di adeguare la fornitura di energia elettrica perché avevo notato degli strani sbalzi di tensione. Tanti anni di passione sono andati in fumo». Valerio Vecchiarelli
UNA femmina di tre anni di lupo appenninico è stata trovata morta, ieri mattina, in prossimità dell'abitato ... ... di Castelnuovo di San Pio delle Camere. A rinvenire il corpo senza vita dell'animale, che presentava numerose ferite, sono stati gli agenti del Corpo Foretale dello Stato, su segnalazione dei Carabinieri della Stazione di Barisciano. La carcassa dell'animale è stata trovata in prossimità della strada statale 17, circostanza questa che, unita alle numerose ferite riscontrate, lascia pensare che la morte della lupa sia avvenuta a causa di un investimento da parte di un'autovettura. Sul posto è intervenuto anche il personale del Servizio veterinario della Asl che ha preso in consegna la carcassa del lupo per il successivo trasporto all'Istituto Zooprofilattico di Teramo per le analisi e gli accertamenti del caso. A.Bag.
L'Apas contro la vivisezione SAN MARINO - L'Associazione protezione animali in prima fila contro la vivisezione, con l'organizzazione di una conferenza pubblica dal titolo "LD50 - Dose letale che uccide il 50% degli animali", che si terrà giovedì prossimo, 20 gennaio alle ore 21 presso il teatro Titano di San Marino Città. In qualità di relatori interverranno Massimo Tettamanti, chimico ambientale di Milano, e Sara D'Angelo, presidente dell'Associazione "vitadacani" che si occupa di riscattare i cani beagle dai laboratori di vivisezione.Durante la serata verranno trattati temi riguardanti la tossicologia, i metodi sostitutivi, l'aspetto etico e scientifico dell' antivivisezionismo. L'Apas assicura che durante la conferenza non verranno proiettate immagini che possono "disturbare la sensibilità degli intervenuti, ma per coloro che vogliono conoscere la crudele sofferenza degli animali nei laboratori sarà allestita in una sala attigua dello stesso teatro una mostra fotografica tematica che riprende alcuni momenti della sperimentazione".
Oggetto: L'Amministrazione BUSH contrasta l'adozione UE del Regolamento REACH.
L’Amministrazione BUSH pressata dalle lobbie della chimica USA, contrasta l’adozione UE del Regolamento REACH.
L’Amministrazione BUSH pressata dalle lobbie della chimica USA, contrasta l’adozione UE del Regolamento REACH. Amministrazione BUSH, ispirata dalle lobbie della industria chimica USA, ha sviluppato una iniziativa di contrasto molto robusta contro l'adozione da parte della Unione Europea del Regolamento REACH. Un documento ricostruisce tutte le azioni e iniziative di pressione contro la UE per impedire la Proposta di Regolamento delle Sostanza Chimiche REACH Fonte: Diario Prevenzione http://www.diario-prevenzione.it http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=457 L'Amministrazione BUSH, ispirato dalle lobbie della industria chimica USA, ha sviluppato una iniziativa di contrasto molto robusta contro l'adozione da parte della Unione Europea del Regolamento REACH. Cosa è REACH ? REACH è la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 ottobre 2003, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'agenzia europea delle sostanze chimiche e modifica la direttiva 1999/45/CE e il regolamento (CE) {sugli inquinanti organici persistenti} Il regolamento oggetto della proposta introduce il sistema REACH, un sistema integrato unico di registrazione, di valutazione e di autorizzazione dei prodotti chimici, e istituisce un'agenzia europea delle sostanze chimiche. Il sistema REACH impegnerebbe le imprese che fabbricano e importano sostanze chimiche a valutare i rischi derivanti dal loro uso ed a prendere le misure necessarie per gestire qualsiasi rischio venga individuato. L'onere della prova relativo alla sicurezza dei prodotti commercializzati verrebbe rovesciato e trasferito dalle autorità pubbliche all'industria. Le informazioni su REACH sono disponibili IN ITALIANO sul sito EU.INT Proposta di introduzione di un nuovo quadro normativo per le sostanze chimiche (REACH) Abbiamo già affrontato questo argomento in un recente articolo su questo sito Il Progetto di Regolamento REACH ( Registration, Evaluation, and Authorisation of Chemicals) ha fatto un passo avanti molto importante. In questo articolo è contenuta una ampia documentazione bibliografica. Ora mettiamo a disposizione dei lettori questo Documento : " US INTERVENTION IN EU CHEMICAL POLICY JOSEPH DIGANGI, PHD, ENVIRONMENTAL HEALTH FUND SEPTEMBER 2003 " Il documento esibisce le prove delle pressioni di varia natura esercitate dalla Amministrazione USA verso le istituzioni europee per affondare la proposta di regolamento REACH. Un documento da leggere , studiare e diffondere per fare conoscere lo stile elegante e "democratico" della lobbie dei petrolieri che si è impadronita della Amministrazione degli USA.. Molto belle e sentite le prese di posizione di scienziati USA che intervengono per chiedere a Bush di cambiare politica e di non contrastare REACH in Europa , fanno tenerezza ... Per leggere il documento: http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/doc/USIntervention-reach.pdf
Oggetto: E' in corso la distruzione delle foreste bosniache.
E’ in corso la distruzione delle foreste bosniache. Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni.
E’ in corso la distruzione delle foreste bosniache. Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni. Fonte: Osservatorio sui Balcani http://www.osservatoriobalcani.org La deforestazione illegale sta spogliando il paese di una preziosa risorsa naturale e provoca erosione del suolo, frane, impoverimento del territorio. Il complesso quadro legale della Bosnia di Dayton non sembra favorire la situazione. Chi è responsabile della tutela ambientale? Alcune voci di ecologisti e funzionari locali. Di Ilda Zornic*, da Kiseljak, per IWPR, 24.12.04 Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall’Asta Nei villaggi intorno alla cittadina di Kiseljak, nella Bosnia centrale, un tempo nulla disturbava la cintura di fitta, accogliente foresta che per secoli aveva dato rifugio ad uccelli, orsi ed innumerevoli altri animali selvatici. Ma di questi tempi sono in corso dei cambiamenti nei boschi che prima ricoprivano questa terra montagnosa, e pochi porteranno benefici. Perfino un visitatore casuale, che segua le strade fangose che portano attraverso la foresta vicino Kiseljak, può notare evidenti segni di erosione del suolo. Proseguendo il cammino, la vista di alberi abbattuti diventa comune, mentre la quiete della campagna è rotta dall’assordante rumore di motoseghe in azione. Gli alberi scompaiono gradualmente e lasciano il posto ad acri di terra sterile e rocce, segno sicuro che la foresta, la più grande risorsa naturale della Bosnia, sta venendo depredata. In un villaggio, IWPR si è imbattuto in un barbuto abitante del posto che aveva appena finito di caricare la sua legna su un carro. L’uomo ha fatto un gesto con la mano, a significare che non voleva discutere di quanto stava facendo. Ma il suo carro, carico di alte pile di massicci tronchi d’albero, diceva tutto. I disboscamenti intorno a Kiseljak sono solo uno dei molti esempi di deforestazione illegale in Bosnia, che sta creando le condizioni per una futura crisi ambientale ed ecologica. L’ecologista Nijaz Abazdic dice che l’incontrollato sfruttamento delle risorse naturali bosniache potrebbe essere responsabile per molti recenti disastri, come la enorme frana che ha coperto parte dell’autostrada vicino a Kiseljak, o un’altra che ha cambiato il corso del fiume Bosna. “Dobbiamo smetterla di chiudere gli occhi di fronte a questa allarmante situazione,” ha detto a IWPR. Lo sfruttamento illegale dei boschi è la principale causa di erosione del suolo, anche se gli incendi diffusi e la guerra del 1992-95 hanno avuto anch’essi il loro ruolo, quando gli alberi venivano abbattuti per necessità militari, per servire come combustibile e per l’esportazione illegale. Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni. Eppure, la mancanza di regolamenti governativi uniformi che regolino lo sfruttamento degli alberi, in particolare di querce, pini e faggi, ha reso purtroppo facile depredare per profitto questa preziosa risorsa naturale. Le foreste non ricadono sotto la competenza del debole governo statale bosniaco, ma sono gestite dalle due entità – la Federazione e la Repubblica Srpska, RS. La Federazione, a sua volta, ha devoluto il compito a ciascuno dei suoi dieci cantoni, che hanno reso la situazione ancor più complessa rigirando la competenza a società locali. Gli sfruttatori si avvantaggiano di queste pastoie burocratiche. Secondo Adid Saric, ministro dell’economia e delle foreste del Cantone di Sarajevo, la parte del cantone che confina con la RS ha sofferto il maggior danno. “È difficile reagire perché non è chiaro quali autorità ne detengano la responsabilità,” ha detto Saric a IWPR. Ha aggiunto che arrestare gli sfruttatori, anche se presi sul fatto, è difficile. Se le guardie forestali localizzano dei ladri, devono prima riferirlo alle autorità. Questo dà alla maggior parte dei colpevoli tutto il tempo per fuggire. Inoltre, gli sfruttatori sono spesso armati, ha continuato Saric, ed esperti nel contrabbando. Smail Karovic, direttore tecnico della società Sarajevo Sume (foreste), cui sono affidati i boschi del Cantone di Sarajevo, ha detto che alla sua ditta mancano le risorse per fornire alle guardie un adeguato equipaggiamento difensivo. “Sul campo, non hanno né armi da fuoco né telefoni cellulari,” ha detto. Ha aggiunto che la società destina il 15 per cento delle sue entrate annuali alla riforestazione, alla riparazione delle strade che attraversano le foreste e ad altre forme di assistenza, che ammontano solo quest’anno a 22,500 marchi bosniaci (circa 11.000 euro). Depredare le foreste è un fenomeno diffuso nel relativamente piccolo Cantone di Sarajevo, dove sono state stilate più di 100 denunce. Karovic ha detto che la buona cooperazione della Sarajevo Sume con le autorità serbo bosniache ha fruttato diversi importanti arresti. Ma Karovic ha lamentato che pochi degli imputati hanno avuto a soffrire per le sanzioni. Nel corso di quelli che sono spesso stati lunghi processi, le guardie forestali a volte hanno cambiato le loro deposizioni. Per lo più i colpevoli se la sono cavata con multe relativamente piccole, dai 500 ai 3.000 marchi bosniaci (approssimativamente da 250 a 1.500 euro), mentre le pene detentive sono state rare. Molti degli sfruttatori possiedono segherie, di solito site nelle periferie delle città o in zone rurali. Alcuni sono assolutamente privi di vergogna riguardo alle loro attività di abbattimento illegale. “Su tutto questo non ci sono tasse,” ha confidato uno di questi proprietari a IWPR, con un largo sorriso. Un altro uomo d’affari, proprietario di una segheria a Gracanica, nella Bosnia centrale, ha puntualizzato che nessuno ha mai controllato se le forniture di legname provenienti dalla RS alla Federazione fossero state ricavate legalmente. “La sola cosa che importa è che il legname che viene dall’entità serbo bosniaca è più a buon mercato,” ha detto. La Eko Gorani, una associazione bosniaca per la protezione ambientale, sostiene che benché avessero fatto pressione su tutti e dieci i cantoni della Federazione perché arrestassero la deforestazione incontrollata, i loro avvertimenti non sono stati ascoltati. “Finora non abbiamo ancora ricevuto una risposta”, ha detto Izudin Hadzic, capo dell’associazione. Il cantone di Sarajevo sostiene di contrastare le attività dei disboscatori illegali ripristinando le foreste danneggiate, spendendo 1,2 milioni di marchi bosniaci solo quest’anno in attività come la riforestazione. Hadzic ha lodato questi sforzi, ma ha espresso dubbi sul loro beneficio a lungo termine. “Il riforestare da solo non basta a contrastare lo sfruttamento illegale,” ha detto. “Ci vuole molto più tempo perché crescano degli alberi appena piantati, di quanto ci vuole a tagliarli.” Intanto, le foreste intorno a Kiseljak continuano a scomparire. “Noi siamo povera gente. La nostra sola opportunità di sopravvivere all’inverno è recuperare legname gratuitamente” ha detto a IWPR una donna di un villaggio vicino, che stava ammucchiando legna tagliata contro il muro della propria casa. “A nessuno importa davvero di questi boschi,” ha aggiunto, “perché se così fosse, se ne prenderebbero cura.” *Ilda Zornic è una giornalista bosniaca praticante presso IWPR
SAN SECONDO- Nella Bassa, ed a San Secondo in particolare, è sempre pi ù allarme per la presenza di bocconi « killer » sparsi sul territorio. Un allarme che tutti gli anni, sistematicamente nel periodo compreso fra gennaio e febbraio, torna a manifestarsi e che in questo 2005 si sta facendo particolarmente pesante. Le vittime sono già numerose, si tratta di cani in particolare che, portati a spasso dai loro padroni ingeriscono i bocconi di carne, apparentemente molto « appetitosi » per poi andare incontro ad una fine terribile. Non sono soltanto i cani, però, a farne le spese ma anche gatti e animali selvatici come rapaci, tassi ed altro ancora. E nel frattempo aumentano anche gli interventi praticati dai veterinari della zona su cani e gatti in fin di vita e, secondo quanto viene riferito da pi ù parti, i casi segnalati non sono che una minima parte rispetto a quanti realmente si verificano. E' pressochè fuori di dubbio, infatti, che numerose persone che trovano i loro fedeli amici ormai privi di vita non effettuano segnalazioni limitandosi a seppellire le loro bestiole con tanta rabbia nei confronti degli incivili che disseminano sul territorio queste sostanze velenose, ma anche con una comprensibile rassegnazione. Il fenomeno, quanto mai allarmante, riguarda un po' tutto il territorio della Bassa e San Secondo al momento sembra essere il centro pi ù interessato da questa situazione: qui anche una poiana è rimasta vittima dei bocconi « killer » . Nella borgata rossiana, nell'arco di appena un paio di giorni, le Guardie ecologiche volontarie hanno trovato circa sessanta bocconi avvelenati, posizionati in zone ben precise del territorio, in particolare lungo gli argini del torrente Rovacchia, che segna il confine fra i comuni di San Secondo e di Soragna. Al fine di prevenire il dilagare del problema, l'Amministrazione comunale ha emesso in tutto il territorio sansecondino un volantino a firma dell'assessore all'ambiente Ulderico Mantovani. « Si avvisano i possessori di cani - si legge nel manifesto - che sono stati ritrovati, in varie zone della nostra campagna, numerosi bocconi avvelenati. Pertanto si ricorda la necessità di accompagnare i propri animali durante la passeggiata con il guinzaglio e la museruola. Qualora si ritrovassero dei bocconi, si raccomanda di non toccarli e di segnalare subito la loro presenza al Servizio veterinario Ausl al numero 0521872691 o 3389004040 » . Ieri, martedí 18 gennaio, si è recata ad effettuare un sopralluogo a San Secondo anche l'assessore provinciale alla salvaguardia e sviluppo del patrimonio paesaggistico, aree protette, riserve, parchi e tutela delle biodiversità Gabriella Meo che oltre a complimentarsi con l'Amministrazione comunale per gli avvisi esposti sul territorio ha fatto il punto della situazione ricordando i numerosi bocconi che, soprattutto lungo la Rovacchia, sono stati trovati dalle Guardie ecologiche volontarie. L'assessore provinciale ha evidenziato che: « occorre fare, come Provincia, una campagna di informazione a tappeto perchè la gente non è sufficientemente a conoscenza del problema. Allo stesso tempo intendo anche effettuare una precisa raccolta di dati per avere una conoscenza ancora pi ù concreta del fenomeno. Da parte delle Guardie ecologiche volontarie - ha proseguito - è già in corso un pattugliamento straordinario del territorio ed i controlli saranno ulteriormente intensificati già in questi giorni. Gennaio e febbraio sono sistematicamente i mesi pi ù drammatici per questo fenomeno, quindi l'appello che si rivolge alla cittadinanza è quello di fare molta attenzione, accompagnando i cani durante la passeggiata con guinzaglio e museruola. Almeno i cani - ha detto - si possono controllare ma il resto della fauna no. Occorre - ha detto ancora - una campagna fondamentale su questo problema che è illegale sotto tutti i punti di vista oltre che pericoloso anche per l'uomo essendoci veleni mortali sparsi sul territorio » . L'assessore Meo, che ha garantito il « pugno di ferro » contro coloro che dovessero essere ritenuti responsabili di questi fatti, ha già convocato, in Provincia, per i prossimi giorni un tavolo istituzionale con le forze dell'ordine, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e venatorie e le Guardie ecologiche volontarie. Nel frattempo si fa anche appello all'intera cittadinanza a segnalare con la massima tempestività la presenza di bocconi sul territorio e, ancora di pi ù , di persone sospette ritenute probabilmente responsabili di quanto si sta verificando. Nel frattempo diverse attività investigative sono già state messe in campo ed a giorni potrebbero esserci importanti e clamorosi sviluppi. Di non poco conto il fatto che i bocconi ritrovati sono tutti identici fra di loro: il che fa pensare ad un unico produttore. Paolo Panni
Roma L'ombra del lupo nell'eden dei Castelli Antiche torri, strani animali e i resti del mito nel parco dove è stato investito "Wolf" dal nostro inviato FABIO ISMAN
ROCCA DI PAPA - Wolf fa riaffiorare un Eden sconosciuto ai più. Fatto di mitologia e natura; di archeologia e animali che si credevano estinti; di piante che risalgono a quando l'Urbe, in piena crisi, contava su appena 17 mila anime, e di boschi rimasti com'erano; d'un prato, giustamente detto "pratone", lungo una dozzina di chilometri, e panorami così lunghi da far perdere lo sguardo, con scorci parenti delle campagne inglesi, o delle Prealpi del Nord. «Ma chi sta a Roma, non li conosce; al massimo, li frequenta per qualche gita "fuori porta": 1 maggio, Pasquetta», spiega il capo di chi qui fa di tutto perché tutto resti com'era. Wolf non si chiama così, e chissà anche come si chiamava: è il lupo di sette mesi investito giorni fa sulla strada, ai Pratoni del Vivaro. Forse, non era solo: da certi recenti avvistamenti, potevano esserci anche la mamma e un fratello; ma questo lo vedremo dopo. E l'Eden che Wolf riesuma sono i Castelli romani: quella campagna tanto cara ai viaggiatori del Sette e Ottocento, da cui la città oggi compare con una cappa di smog che la sovrasta; qui non c'è nemmeno il problema delle "polveri sottili". «Da quando esiste il Parco regionale che raggruppa 15 Comuni, la fauna è aumentata», spiega Daniele Badaloni, figlio di Piero, 29 anni, biologo del Parco. E racconta della «salamandrina, un anfibio che esiste solo in Italia, animale remotissimo qui creduto estinto, e invece è stato ritrovato»; dei cinghiali; della più grossa colonia laziale di rana dalmatica; di tritoni e falchi pellegrini: «Li monitoriamo nei nidi con delle telecamere, dei piccoli hanno rifatto il nido nelle stesse zone dei genitori»; e Carlo Grillo, responsabile del servizio di vigilanza, si congeda da due guardie a cavallo: si va al Cerquone, «bosco in buona parte primordiale, con querce antiche di mezzo millennio, questa è legna di una che aveva 600 anni, morta nel 2000». Sei secoli: nel '300 l'Urbe, lasciata dai Papi, è al minimo storico; molti notabili si trasferiscono proprio da queste parti, gli Annibaldi, i Frangipane, i Borghese, i Savelli, i Borgia, i Colonna, e uno, qui attorno, darà poi asilo a Caravaggio, assassino in fuga. Resta l'eco dei loro palazzi, ville o castelli: Savelli a Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Rocca Priora; Annibaldi a Montecompatri e Rocca di Papa; Orsini a Marino; Colonna a Nemi e Genzano; e questa quercia che fu: se avesse avuto voce, chissà che avrebbe saputo raccontare. Attorno, alcune delle 44 torri che ancora esistono, latrati di cani lontani. E poco più in là, echi ancor più remoti: a Tuscolo, scavano gli spagnoli; nell'anfiteatro, piccolo ma delizioso, 12 gradoni, la scorsa estate ha recitato Giorgio Albertazzi; una lapide ricorda Maria Cristina, la vedova di Carlo Felice re di Sardegna: v'aveva una villa, dove ospita Gregorio XVI Cappellari («profuse a pochi quel che tolse a cento», diceva un'antica "pasquinata"; e Belli lo invitava ad agire: « Svejete da dormì Papa poltrone »). La mitica Alba Longa, da cui l'Urbe come da tradizione deriva, era forse Castel Gandolfo: sotto il palazzo dei Papi, c'è la villa di Domiziano; Labicum, spiega Dionigi d'Alicarnasso, è fondata da Glauco, figlio di Minosse di Creta; e a Monte Cavo, c'è ancora la Via Sacra, due chilometri di basolato romano che conduceva al tempio di Giove: «Ma vede, ormai è invasa solo da antenne»; ci vivevano i Latini, tra i primi sconfitti da Roma, 2.500 anni fa: contro Tarquinio il Superbo, il genero Ottavio Mamilio. Poi, le ville di Cicerone, Catullo, Silla, Catone, Nerone, Commodo, Tiberio. «Però, la storia comincia assai prima», dice Badaloni: il vulcano, attivo da 700.000 a 20 mila anni fa, lascia in eredità i laghi e il clima. In pellegrinaggio, dove è stato trovato Wolf. Vicino, il centro d'equitazione del Coni (le Olimpiadi del '60, tanti campionati mondiali), 240 box per gli equini, le "vecchie glorie" tenute a pensione per non abbatterle, i giovani con le loro diete: Maomax, polacco del '94, tre volte al giorno quattro chili di fieno, e uno e mezzo di mangime. La strada mostra tutte le pecche del mondo moderno. «Da due anni, è ripreso anche l'abusivismo». Prostitute dell'Est: «Fenomeno combattuto con le multe ai clienti; si appartano dove non è consentito l'accesso: ieri, tre contravvenzioni», dice un guardia-parco. Troppi rifiuti, gettati là. Fanida, anziana marocchina, ogni giorno stende su teli di plastica 40 dei suoi tappeti: «Ne vendo tre al mese; d'estate, a Rimini»; è cittadina onesta, e lo spiega con una litania di tasse, per indicare che le paga: «Iva, Irap, Invim, Irpef, scontrino». Se Wolf non era solo, «vogliamo trovare chi era con lui, ad evitargli la stessa fine», dice Badaloni; «ma, per carità, niente allarmismi: con il lupo si può convivere», aggiunge Grillo. Dieci anni fa, un esemplare visto ad Artena. Forse Wolf veniva dai Lepini: «Un mio collega di Parma segue un lupo che ha percorso mille chilometri in tre mesi», spiega il biologo. Altri 20, e Wolf avrebbe preso la metro. Il tram, invece no; tra i primi in funzione, nel 1906; nel '20 trasporta quasi cinque milioni di passeggeri: ora è morto. Come Wolf, non si vede nemmeno più sul ciglio della strada.
Rieti Poggio San Lorenzo. Nel Giardino faunistico dei De Marco improvvisato un pronto soccorso per le tante bestie ferite Incendio all'alba, strage di animali Le fiamme uccidono oltre trenta fra scimmie, iguane, tartarughe e pipistrelli In passato erano state le carabine o i bocconi avvelenati ad uccidere gli animali del Giardino faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo. Ieri mattina l'attacco massiccio è venuto da incendio divampato all'alba sulle cui cause sono in corso le indagini di carabinieri e pompieri. Le fiamme hanno causato una strage di animali esotici: almeno trenta (dei trecento ospitati) quelli morti per il fumo, il fuoco e la paura. Ad avere la peggio quattro scimmiette, venti tartarughe, quattro iguane e quattro pipistrelli egiziani. Per molti altri ferite e terrore che non sarà facilmente cancellato. Tutto è accaduto ieri mattina poco dopo le sette. I coniugi Antonio e Laura De Marco, titolari del Giardino faunistico, in un attimo si sono resi conto della tragedia: è bastato vedere il fumo uscire dal padiglione di legno accanto alla loro abitazione per capire che là dentro i loro animali erano in pericolo. Così, senza pensarci due volte, si sono lanciati verso l'edificio e hanno rotto i vetri delle finestre per aprire agli animali una via di fuga. Poi, in attesa dei vigili del fuoco, hanno messo mano ai secchi dell'acqua che purtroppo era gelata nella tubazioni.
IL GIARDINO FAUNISTICO Antonio e Laura legati dalla stessa passione Antonio e Laura De Marco, lui primo ricercatore al Cnr e docente universitario, lei dirigente all'Istituto Superiore di sanità, hanno trasmesso ai due figli Arianna (una laurea in Scienze naturali con 110 e lode) e Lorenzo (laureando in Veterinaria) la loro stessa passione per gli animali. Al momento dell'incendio i coniugi erano soli nella casa di Piano dell'Abatino, immersa nel verde dei Monti Sabini. Lì, in quell'oasi di natura incontaminata, vent'anni fa è nato il progetto: costruire un rifugio per animali in difficoltà, feriti o maltrattati ma soprattutto studiare alcune specie significative dal punto di vista dell'evoluzione. Il progetto è cresciuto e attualmente il Giardino faunistico accoglie oltre trecento esemplari nei dodici ettari di bosco che circondano l'abitazione della famiglia De Marco e i ricoveri in legno per gli animali. Il Giardino è spesso meta di visite guidate da parte dei bambini delle scuole. M.Ger.
L'incendio è divampato all'alba nel grande padiglione di legno Trenta animali esotici muoiono nel rogo Poggio San Lorenzo, inchiesta di carabinieri e pompieri sulle cause del disastro di MARISA GERVASI
Forse un colpo di coda dell'iguana, forse uno sbalzo di tensione, forse semplicemente un caso maligno. Sta di fatto che ieri mattina nel Giardino faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, in passato preso di mira dalle carabine dei cacciatori, oltre trenta animali esotici hanno trovato la morte a causa di un incendio. Una morte vestita probabilmente da corto circuito che in attimo, come raccontano Antonio e Laura De Marco, titolari del Centro che raccoglie anche animali feriti o maltrattati, ha bruciato il padiglione di legno che li proteggeva dal freddo. Nel casotto era in pieno funzionamento l'impianto di riscaldamento e numerose lampade a infrarossi. Da quei fili è partito il guizzo mortale che ha decimato i poveri animali: nell'incendio sono morti quattro scimmie, venti tartarughe, quattro iguane e quattro pipistrelli egiziani. «Le iguane, abituate a vivere al caldo, sono le più esposte al freddo di queste notti - spiega Antonio De Marco, ricercatore al Cnr e docente universitario di ecologia ambientale - Per questo avevamo aggiunto altre lampade a infrarossi nel tentativo di scaldare meglio la casetta di legno». Il dottor De Marco tace, ha i capelli bruciacchiati, sua moglie Laura è ferita alle mani. Entrambi hanno fatto di tutto per salvare gli animali intrappolati tra le fiamme: quando ieri mattina poco dopo le sette si sono resi conto della tragedia (nel rogo che ha ucciso gli animali sono andati in fumo anche anni e anni di lavoro) si sono precipitati nel padiglione di legno per mettere in salvo scimmie, iguane e bradipi. Hanno rotto i vetri delle finestre e gran parte delle povere bestie sono riuscite a fuggire. Qualcuna, in preda al panico, non ha fatto ancora ritorno alla base preferendo rintanarsi nel bosco. «Ed è proprio questo che ci preoccupa di più - spiega Antonio De Marco - Perchè molti dei nostri animali hanno bisogno di cibo, acqua e calore. Con queste temperature basse e la neve in arrivo non ce la faranno a passare le notti all'addiaccio». Entriamo in casa dove vive la famiglia De Marco: nel saloncino è stata allestita una piccola unità di crisi, una specie di ospedaletto da campo per curare gli animali feriti e spaventati. Lorenzo, il figlio ormai vicino alla laurea in Veterinaria, ha provveduto a mettere una flebo all'iguana sopravvissuta alla fiamme. Due bradipi sono stati spalmati di pomata contro le ustioni e bendati, forse ce la faranno. Un piccolo coati tremante di paura sta in braccio ad un giovane volontario accorso per portare aiuto ai De Marco. Fuori i vigili del fuoco, tra i primi ad accorrere ieri mattina a Piano dell'Abatino, continuano a spegnere gli ultimi focolai dell'incendio e cominciano a fare un inventario dei danni. Da una prima stima sommaria per ricostruire il padiglione di legno occorreranno almeno 40mila euro. Per questo la famiglia De Marco lancia un appello a chi volesse dare un aiuto: ecco i numeri di telefono 0765-448872 oppure 349-2360510. Si possono fare versamenti direttamente sul conto corrente Cariri 100766, intestato all'Associazione Giardino faunistico Piano dell'Abatino. Antonio De Marco ha i capelli bruciacchiati e sua moglie Laura le mani ferite. «Però li abbiamo salvati» dicono guardandosi. Siamo sicuri che ricominceranno da capo e a primavera il padiglione di legno, bruciato dal corto circuito, sarà nuovamente al suo posto. Esattamente come prima. UN ALTRO GIORNO NERO NEL 2000 Il lama Felipe ucciso a fucilate Vittima dei cacciatori che erano stati invitati ad allontanarsi «Quando ho cominciato a gridare che gli animali si spaventavano e che nella stessa zona ci sono molte case abitate tutto l'anno, per tutta risposta mi è arrivata addosso una pioggia di pallini». Alla fine del 2002 così Antonio De Marco riviveva un altro giorno di dolore: a colpi di doppietta i cacciatori gli avevano appena un lama, Felipe, simbolo del Parco faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, l'oasi di pace di circa 12 ettari di bosco, collinette e ruscelli, dove vivono ben custoditi circa 300 animali. Quel giorno De Marco, constatato che i cacciatori si erano nuovamente avvicinati troppo ai suoi animali e alle abitazioni, li aveva invitati ad allontanarsi: poco dopo la vigliacca rappresaglia. Il lama non venne trovato subito: era andato a morire lontano dal suo recinto. Le indagini non portarono a nulla, se non che alla conferma che l'attività di un amante degli animali come De Marco non era ben vista da alcuni dei cacciatori della zona.
Pescara Il volo del cigno da parco d'Avalos al porto Qualcuno l'ha visto e ha pensato di sognare: un cigno nel Pescara non si è mai visto. Eppure era proprio un cigno: collo dritto e lungo, testa allungata e coda immersa nell'acqua, piumaggio bianco, becco nero. Dopo un primo attimo di sconcerto c'è chi ha chiamato la Capitaneria, chi i giornali, chi i vigili, chi le guardie zoofile, chi finalmente ha capito che gli interlocutori giusti erano gli uomini del Corpo Forestale. E' infatti è andato un veterinario della Forestale, Luca Brugnola, ha visto che il cigno stava bene e ha deciso allora di aspettare un giorno per vedere che cosa accadeva. Bisognava capire. Si era fermato sulle acque del fiume perchè malato o aveva solo bisogno di riposarsi mentre viaggiava verso qualche lontana destinazione? Con il trascorrere delle ore è rimasto lì dov'era, monitorato a distanza dal veterinario e dagli uomini della Capitaneria. A procurarsi il cibo era capace da solo e in ogni caso ha gradito le attenzioni dei pescatori. E' stata proprio la fiducia mostrata verso di loro a chiarire che era animale avvezzo alla presenza degli esseri umani e dunque di origine domestica. E infatti si è scoperto che veniva dal laghetto di parco d'Avalos. Con le sue ali ha raggiunto il fiume e deve essersi trovato bene visto che non di è mosso di lì. Stamattina il veterinario salirà su un gommone e cercherà di catturarlo per riportarlo nel suo abituale luogo di residenza. Non deve stupire che il cigno abbia volato: è un uccello, possiede ali che possono raggiungere i due metri e mezzo, è di natura un eccellente migratore. Resta da capire perchè si sia allontanato dal parco: forse la noia, forse la curiosità, forse la rabbia di vivere in un posto dorato che sempre prigione è. O forse l'amore: gennaio e febbraio sono i mesi degli accoppiamenti. E' senz'altro banale ma piace pensare che non abbia saputo o potuto resistere ai richiami di una femmina che lo invitava a usare le ali per volare sotto un altro cielo. R.Cian.
L'Aquila Denunciato un 42enne di Pianola, ex guardia venatoria. Ha detto che stava facendo tiro a segno Spari sui giocatori, giallo risolto Tra omertà e reticenze la polizia ha scoperto chi ha usato la pistola di MARCELLO IANNI Per ben quattro volte aveva premuto il grilletto della sua "Bernardelli" calibro 9 per 21 in direzione del rettangolo di gioco di Pianola dove, nel dicembre scorso, si stava svolgendo la partita di terza categoria San Francesco- Coppito. Aveva ferito lievemente un giocatore e costretto l'arbitro a sospendere la partita e gli incontri successivi ed i poliziotti a nascondersi tra la vegetazione temendo che l'episodio potesse verificarsi di nuovo. Ieri la fine di quello che per gli investigatori è stato un vero e proprio rompicapo. F.I., 42 anni, di Pianola, ex guardia venatoria e oggi idraulico, sposato, è stato denunciato dagli agenti della Squadra mobile della Questura (l'ispettore Antonio Zoccheddu, sovrintendente Bellimpio Della Costa, e gli assistenti Ruggero Pesce, Rocco Macculi e Michele Durante) diretti dal vice questore aggiunto, Cesare Ciammaichella, e quelli del Nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato (Nipaf) coordinati da Luigi Margarita. Le accuse sono quelle di aver portato fuori casa una pistola che invece doveva obbligatoriamente detenere in casa; di aver esploso colpi in un luogo non autorizzato e di aver cagionato delle lesioni; escluso invece il tentato omicidio. Le indagini, sono state rese difficoltose dall'omertà di alcuni residenti di Pianola che avrebbero visto l'uomo sparare e non avrebbero detto nulla agli inquirenti. La macchina investigativa è andata comunque avanti ed ha dato i suoi frutti. La svolta è stata data dai sopralluoghi fatti all'interno del rettangolo di gioco (dove sono state rinvenute 4 ogive, ovvero le parti anteriori dei proiettili) e dagli agenti della Scientifica di Roma che sono riusciti a risalire al calibro della pistola e quindi ai relativi possessori. Il cerchio si è subito ristretto attorno all'idraulico che avrebbe riferito di aver sparato per fare tiro assegno alle pigne di un albero. L'uomo ha anche cercato di disfarsi dell'arma e dei proiettili esplosi ad una distanza di 718 e a 600 metri di dislivello rispetto al campo di calcio. Una buona mira che avrebbe potuto cagionare seri problemi del povero giocatore che è stato sfiorato ad un fianco.
Avezzano «Sirente, serve una soluzione per non ridurre i confini» AVEZZANO - «Aree contigue per il Parco Sirente Velino, occorre trovare una soluzione per evitare di ridurre i confini della Riserva naturale». All'indomani delle roventi polemiche che stanno travolgendo la proposta, da parte della Regione, di riperimetrare il Parco Sirente Velino, proposta poi bocciata in aula consiliare, scende in campo il vice presidente del Parco stesso, Gianfranco Tedeschi che, in merito alla questione, chiede appunto la costituzione di aree contigue per l'area protetta. «In tal modo - scrive Tedeschi in una nota - le attività di caccia e pesca nelle zone limitrofe al territorio possono essere pianificate e programmate dalla Regione in accordo con gli Enti locali interessati sempre con l'obiettivo della tutela ambientale». Secondo Tedeschi, sindaco peraltro di cerchio , la costituzione di queste aree dovrà essere definita mediante uno studio scientifico di esperti e dopo una seria concertazione degli Atc locali. «La proposta - spiega ancora nella nota Tedeschi - fa parte del programma di sviluppo del Parco per l'anno 2005 sperando che le Istituzioni regionali, presenti e future, possano recepire nel miglior modo possibile il progetto nell'interesse del Parco stesso e dei cacciatori che rappresentano una risorsa fondamentale per la tutela delle aree protette. I cacciatori - aggiunge Tedeschi - devono avere in pratica la funzione di sorveglianza e vigilanza del territorio protetto». Jo. Ma.
Lanciano Cani abbandonati Abbandonati davanti all'ambulatorio di Ugo Di Donato 5 cuccioli di taglia piccola: appello per adottarli contattando lo stesso veterinario.
Oggetto: Approvato finanziamento per un'indagine Eurobarometro sul benessere degli animali
18/1/2005 Approvato finanziamento per un'indagine Eurobarometro sul benessere degli animali La Commissione approva la realizzazione di uno studio specifico Eurobarometro finanziato dalla Comunità europea per l'attuazione di una politica di informazione nel settore della protezione degli animali. In GU L 389 del 30.12.2004 la Commissione europea ha pubblicato la Decisione relativa al contributo finanziario che la Comunità europea intende fornire per la realizzazione di un'indagine Eurobarometro destinata a valutare l'atteggiamento dei consumatori nei riguardi del benessere degli animali d'allevamento.
Il contributo finanziario fornito dalla Comunità, fissato fino ad un importo massimo di 200.000 EUR, è destinato all'attuazione di una politica di informazione per la realizzazione di studi efficaci necessari per lo sviluppo della normativa nel settore della protezione degli animali.
Lo studio specifico Eurobarometro attraverso il quale verrà realizzata l'indagine destinata a valutare l'atteggiamento dei consumatori nei riguardi del benessere degli animali d'allevamento, verrà condotto nell'ambito del contratto quadro concluso tra la Comunità Europea, rappresentata dalla Commissione europea, e TNS Opinion and Survey, un consorzio costituito da Taylor Nelson Sofres plc e Eos Gallup Europe, rappresentato dal centro di coordinamento European Omnibus Survey "EOS Gallup Europe". Ricordiamo che la Decisione in questione è reperibile sul sito Internet dell'UE http://europa.eu.int/eur-lex/lex/LexUriServ/site/it/oj/2004/l_389/l_38920041230it00330033.pdf Fonte: Coopération Bancaire pour l'Europe GEIE
Oggetto: La Francia cerca di annullare la direttiva sui test animali
La Francia cerca di annullare la direttiva sui test animali
[Data: 2005-01-18]
Il gruppo Eurogroup for Animal Welfare si è detto 'sconvolto' per la sfida francese alla direttiva dell'UE sui cosmetici, che vieta i test su animali.
Nel 2003, i membri del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri avevano adottato il settimo emendamento alla direttiva sui prodotti cosmetici, che bandiva sperimentazione su animali e commercializzazione di cosmetici sperimentati su animali. La direttiva doveva essere recepita nelle legislazioni nazionali entro il mese di settembre 2004.
La Francia si è però rivolta alla Corte europea di giustizia per chiedere l'annullamento dei divieti di sperimentazione e commercializzazione. La causa sarà discussa il 18 gennaio, e la sentenza è attesa entro l'estate.
'In caso di vittoria del governo francese, gli animali continueranno ad essere torturati e uccisi per creare nuovi prodotti cosmetici', afferma una dichiarazione del gruppo.
La direttiva sui cosmetici prevede il bando immediato dei nuovi cosmetici testati su animali quando nell'UE saranno stati validati e adottati metodi alternativi, il divieto di commercializzazione dei cosmetici testati su animali a partire dal 2009, e il bando completo di tutti i test cosmetici nell'UE dal 2009.
I miagolii di «Spillo» hanno dato l'allarme e permesso la fuga di padre, madre e figlia
Dei gatti, si sa, si dicono tante cose. Che hanno sette vite, innanzitutto; che attirano le negatività su se stessi, liberando chi vive con loro. C'è chi li ama e chi non li può sopportare. Ma non è da tutti i giorni un gatto che si comporti come un cane da guardia, che lanci l'allarme quando qualcosa in casa non va per il verso giusto. Nel novembre scorso, per fare un esempio, un gattino salvò un'intera famiglia da una fuga di gas, in via Pianell 45. Se non ci fosse stato lui sarebbe stata una tragedia. E l'altra sera un altro giovane gatto ha salvato papà, mamma e figlia da un incendio lanciando l'allarme con i suoi miagolii. «Spillo» è un siamese dal muso nero e dal manto color champagne. Ha due splendidi occhi azzurri. È il coccolo di casa Valenti. Di papà Antonio, 62 anni, della moglie Giuseppa ma soprattutto di Romina, la figlia disabile. L'altra sera, dopo una serata in casa davanti alla televisione, tutta la famiglia Valenti è andata a letto. Alle 2,30, però, è successo qualcosa di strano. Papà Antonio è stato disturbato nel sonno dagli inusuali miagolii di Spillo. Miagolii tanto insistenti da convincere l'uomo ad alzarsi e ad andare a controllare cosa stesse succedendo. La sorpresa di Antonio Valenti è stata grande: la porta blindata dell'appartamento era avvolta dalle fiamme e il fumo acre e nero stava invadendo l'appartamento. Immediatamente l'uomo ha svegliato la moglie e la figlia e approfittando del fatto che le l'incendio era di dimensioni contenute ha fatto uscire tutti dall'appartamento lanciando l'allarme. Sul posto sono intervenuti gli equipaggi dei vigili del fuoco e anche gli agenti della volante. I pompieri hanno subito spento il principio d'incendio e non hanno trovato tracce che possano far dire con certezza che si sia trattato di un incendio doloso. Certo è che una porta - da sola - non prende fuoco. Antonio Valenti è stato sentito anche dai poliziotti ma ha confermato di non aver mai ricevuto minacce e di non avere nemici. Sull'episodio indagheranno gli agenti del commissariato di zona. Alberto Berticelli
«No alle restrizioni per i cani» MAGENTA - Da tutta Italia hanno aderito all'azione di protesta dell'associazione animalista Aidaa contro l'ordinanza firmata dal sindaco di Magenta Luca Del Gobbo dopo l'aggressione a Maria Cislaghi, 68 anni, uccisa dal suo dobermann il 23 dicembre. Il provvedimento rende ancora più rigidi i limiti della normativa nazionale che prevede l'utilizzo o della museruola o del guinzaglio. A Magenta, invece, i cani di media e grande taglia potranno girare per strada solo se dotati di entrambi. L'associazione animalista ha raccolto oltre 320 firme: «Le adesioni alla richiesta di ritirare l'ordinanza sono state tutte presentate al sindaco», ha spiega Lorenzo Croce, presidente dell'Aidaa.
Il Ticino «sorvegliato speciale» dalla Ue Progetto finanziato dall'Europa per monitorare tutte le forme di vita che si spostano lungo il percorso fluviale dalla Svizzera alla confluenza con il Po MAGENTA - Dal primo rivolo, che nasce dai nevai sul massiccio del San Gottardo e scorre fra ciuffi di anemoni e astri alpini, fino al grande fiume che al ponte della Becca, vicino a Pavia, si getta nelle acque del Po. Adesso il Ticino è un «sorvegliato speciale». Entro tre anni, infatti, una ricerca, caldeggiata dall'Unesco e cofinanziata dall'Unione Europea, dovrà far luce sul ruolo del Fiume Azzurro come «corridoio biologico» fra le Alpi e il mare. Il Ticino, infatti, grazie alla ricchezza del suo habitat fluviale, funziona come «autostrada», utilizzata ogni anno da milioni di animali e forme viventi. Mammiferi e uccelli, insetti, funghi e spore si spostano in acqua, sulle sponde o nei boschi attorno al fiume, verso le Alpi o verso il Po e da lì al mare Adriatico, alla ricerca del clima a loro più favorevole. A svolgere l'indagine saranno gli esperti del Parco del Ticino, del Carrefour Europeo Lombardia, del Parco Riserve Naturali del Lago Maggiore e dell'associazione «FaunaViva». «La novità - spiega il direttore del Parco Ticino, Dario Furlanetto - è però il fatto che alla ricerca parteciperanno anche enti del Canton Ticino. Così, per la prima volta, il fiume e il suo ecosistema saranno analizzati nella loro interezza, proprio come l'Unesco ci aveva invitato a fare, dopo averci concesso il titolo di Riserva della biosfera». Il progetto europeo, intitolato «Interreg III A» prevede un investimento di 500 mila euro: trecentomila dalla Ue, il resto suddiviso tra Parco Ticino e enti svizzeri. La ricerca non servirà solo a valutare il ruolo del fiume come corridoio per le specie viventi, ma anche a studiare metodi per renderlo ancora più efficiente. Lungo il fiume si alternano infatti aree incontaminate, utilizzate dagli animali come aree di sosta durante la migrazione, e zone degradate, magari per l'utilizzo di tecniche agricole troppo intensive. Proprio in questi luoghi, in collaborazione con le associazioni degli agricoltori, il parco e gli altri enti cercheranno di intervenire per ricreare l'ambiente originario. La raccolta e l'analisi dei dati è già partita e si concluderà nel dicembre del 2006. Diversi esemplari di uccelli e altri animali, infatti, saranno catturati e dotati di speciali dispositivi, come bracciali o sensori, per poterne seguire a distanza i movimenti e scoprirne, così, i luoghi prediletti. Inoltre il Parco del Ticino creerà delle oasi sperimentali e, per far questo, ha già acquistato alberi da frutta ed altre essenze per decine di migliaia di euro. Giovanna Maria Fagnani
Roma la cittàDEGLI ANIMALI Lo scricciolo, re di villa Borghese di FULCO PRATESI
«Esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine gli scriccioli o reattini come spesso li citano i poeti... » (E. Montale) Colui che in questi ultimi giorni di gennaio passeggerà nella Valle dei Cani a Villa Borghese per godere dell'incredibile fioritura di crochi selvatici rosa e violetti che si svolge nel settore più prossimo all'Uccelliera, avrà la possibilità di osservare un re. Non il fantasma di Umberto I° al quale la villa è dedicata, ma un piccolissimo uccello (il più piccolo della fauna europea dopo il microscopico regolo). Lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), chiamato anche re di macchia, re d'uccelli o reattino, frequenta infatti questa zona del parco ove in aprile costruirà il suo nido, nascosto in un cespuglio o in una siepe, un ambiente questo sempre più in pericolo nelle campagne (come sottolinea Eugenio Montale nei versi che aprono questa rubrica). Il nido è una formazione sferica - fatta di foglie secche, erba, licheni, radichette, muschio, con un'apertura rotonda - che il maschio costruisce in 15 giorni di lavoro. Vederlo non è facile: sgattaiola quasi sempre indaffarato tra i cespi d'erba e gli arbusti come un topolino timido ed elusivo dal piumaggio rossiccio («figlio della ruggine» lo definisce il Premio Nobel del 1975). Ma se vederlo è piuttosto difficile, non è assolutamente possibile ignorare il suo canto (un «canto sorprendentemente potente per un uccello così piccolo» lo ha definito l'ornitologo Francesco Mezzatesta) fatto di trilli con un gorgheggio finale inconfondibile. Si nutre di ragni, d'insetti e delle loro larve, rendendo un servizio utile a giardinieri e agricoltori. Nella nostra città lo scricciolo nidifica, oltre che a Villa Borghese anche a Villa Ada e Villa Glori e sicuramente in altre aree verdi che i miei lettori saranno così cortesi da segnalarmi. f.pratesi@...
La sfida della prima associazione italiana per le certificazioni "E' ora di fare chiarezza e di ridurre i prezzi dei prodotti" Nasce il negozio a marchio Aiab Il bio integrale per tutte le tasche Il presidente Vizioli: "Troppe deroghe, il consumatore è confuso" di CRISTINA NADOTTI
ROMA - Biologico per tutti, ma soprattutto biologico vero, integrale e italiano. L'Associazione italiana agricoltura biologica, Aiab, una tra le prime in Italia ad operare come organismo di controllo delle produzioni biologiche, mette il dito nella piaga e lancia la sfida. Ci sono ancora troppi dubbi sui prodotti biologici, c'è troppa confusione su ciò che si compra davvero quando si sceglie un alimento a marchio bio e, soprattutto, le tasche risentono della scelta.
L'Aiab propone perciò un marchio che garantisca il "biologico più biologico", grazie a una rete di negozi che, oltre a vendere prodotti certificati, espongano il sigillo Aiab. Secondo il presidente dell'associazione, Vincenzo Vizioli, "i punti vendita che si riconosceranno nel marchio si impegneranno a rispettare rigidamente tutti i disciplinari sul biologico e ad informare in modo più approfondito i consumatori".
Un esempio: "Chi compra carne certificata biologica non sa che la legge consente agli allevatori di utilizzare nell'arco dell'anno il 10 per cento di mangimi non biologici - spiega Vizioli -, noi dell'Aiab non aderiamo a questa deroga, perciò i consumatori che sceglieranno il nostro marchio saranno sicuri di avere prodotti a biologico integrale, provenienti da aziende che non alternano la coltivazione o l'allevamento con quello tradizionale, ma sono interamente votate al biologico".
Aiab guarda avanti: "Al momento il marchio bio implica l'assenza di organismi geneticamente modificati - sottolinea il presidente - ma ci sono già discussioni su possibili deroghe e si sa che alcuni produttori utilizzano le stesse macchine per trattare prodotti senza ogm e prodotti con ogm, il che non garantisce la purezza del lavorato. Noi siamo contro gli ogm, in modo radicale, il nostro marchio lo garantisce".
L'altro punto fermo della "filosofia Aiab" è quello della tipicità. "Il marchio indicherà prodotti italiani. Non vogliamo suggerire che il biologico è fatto bene solo in Italia - osserva Vizioli - però ci sembra più corretto che il consumatore sappia se, per esempio, l'olio biologico che sta comprando è fatto con olive che provengono dalla Grecia o dalla Spagna. Inoltre da tempo sosteniamo che l'agricoltura è uno dei sistemi per la salvaguardia del territorio, perciò è importante promuovere e sostenere la produzione italiana".
Il marchio Aiab si proporrà anche come garanzia di comportamento etico. "Ci interessa il benessere degli animali, ma vogliamo riportare l'accento sul problema dello sfruttamento dei lavoratori - afferma Vizioli - Il sigillo Aiab garantirà che le aziende rispettano in modo rigido i contratti di lavoro, che non impiegano manodopera clandestina o non sfruttano il lavoro minorile".
Tutto bello, ma uno dei problemi maggiori della diffusione del biologico in Italia è il costo. "E' vero - ammette il presidente dell'Aiab - il piccolo negozio del biologico non può competere con i prezzi della grande distribuzione, più bassi grazie allo stoccaggio di grosse quantità. Per questo l'affiliazione al marchio Aiab consentirà di aderire a gruppi di acquisto e di ridurre i passaggi. L'iniziativa ha avuto come primo scopo quello di accorciare la filiera: i prodotti saranno acquistati come gruppo direttamente dalle aziende e distribuiti subito ai negozi, diminuiremo i passaggi e con questi i costi".
Il 14 gennaio, a Cangelasio, è stato ritrovato un cane di razza setter maschio, taglia media, pelo lungo, colore bianco con macchie nere, collare con campanello, con un numero di microchip estero: 968000002718087. Il proprietario è pregato di contattare Giovanna Uni all'Ufficio tecnico ( 0524- 580252) o la Polizia Municipale ( 0524- 570111).
Il caso Tre falchi "archeologi" per proteggere gli scavi di Ercolano dai piccioni
Ercolano (Napoli)Tre falchi "archeologi" al lavoro per combattere i gravi danni causati a Ercolano da una nutrita colonia di piccioni. Si chiamano Airon, Gari e Miura e si sono librati in volo per la prima volta ieri mattina, guidati da esperti falconieri. E' una operazione che la Soprintendenza Archeologica di Pompei svolge nell'ambito dell'Herculaneum Conservation Project, importante progetto in collaborazione con "The Packard Humanities Institute" e "The British School at Rome" per la salvaguardia e la valorizzazione dell'antica città di Ercolano. Nidificando negli angoli più tranquilli del sito, i piccioni creano problemi molto seri per la conservazione: l'acidità del guano danneggia infatti gravemente le strutture e le superfici decorate antiche; gli uccelli inoltre beccano continuamente gli architravi e gli infissi di legno carbonizzato che rischiano così a poco a poco di scomparire. Maria Paola Guidobaldi, direttrice degli scavi di Ercolano, ha pensato di combattere il problema dei piccioni con l'aiuto dei falconieri Gianclaudio Amalfitano e Mario Ciuffi che hanno portato a Ercolano i tre falchi. I rapaci, che riescono ad avvistare i piccioni anche da 4.500 metri, per metterli in fuga seguiranno vari percorsi all'interno del sito. E' necessario infatti cambiare continuamente l'orario e il percorso dei voli, perché i volatili tendono ad abituarsi alla situazione di pericolo e potrebbero nascondersi per uscire solamente quando la situazione è tranquilla. Secondo gli esperti il lavoro sarà impegnativo e durerà oltre un anno. L'obiettivo è spaventare i piccioni affinché essi non ritornino più nel sito e, contestualmente, ripulire le zone in cui essi hanno nidificato, infine chiudere con reti tutte le aperture attraverso le quali potrebbero rientrare nelle abitazioni antiche. Previsto in seguito un programma di "manutenzione" di voli occasionali, per evitare l'insediamento di nuove comunità di piccioni. L'operazione di volo si basa sul sottile equilibrio del peso dei falchi e richiede la massima attenzione da parte del falconiere: se infatti il falco è molto affamato potrebbe non ubbidire facilmente al richiamo del falconiere (ma occorre evitare che i falchi mangino un piccione, dal momento che questi ultimi sono una fonte di infezioni); d'altra parte, se il falco è troppo sazio, potrebbe non essere molto interessato alla caccia. La conservazione di Ercolano, con la presenza di case fino ai piani alti e materiali organici quali il legno, tessuti e papiri è particolarmente difficile. L'Herculaneum Conservation Project fu concepito nell'estate del 2000, durante una visita a Pompei ed Ercolano di David W. Packard, Presidente del "Packard Humanities Institute", un importante ente filantropico con sede in Los Altos, California. Con il Soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo fu concordata la possibilità di un progetto di collaborazione per la conservazione del sito di Ercolano.
Il caso Ha commosso Fiorella in tv tre legali le offrono assistenza Chiavari. Ha fatto centro l'appello lanciato dalla chiavarese Fiorella Ricci nell'ultima puntata di Bye Bye Baby, la trasmissione di Raidue su storie di divorziati condotta da Giancarlo Magalli. Tre avvocati si sono fatti avanti nella giornata di ieri con i responsabili del programma, dichiarandosi disposti a offrire all'anziana di Maxena la loro consulenza gratuita per assisterla nel tentativo di contestare la legittimità dell'atto di matrimonio tra l'ex marito (deceduto anni fa) e la donna con cui conviveva, e alla quale è stato riconosciuto il diritto a percepire la pensione di reversibilità. «Sin dalla mattinata abbiamo ricevuto le prime email - spiega Erika Santalucia, la regista che ha curato i filmati esterni della trasmissione - . La storia di Fiorella Ricci ha suscitato interesse nel mondo forense. Ora c'è una possibilità che la signora possa essere aiutata nel tentativo di far sentire le proprie ragioni». Gli avvocati che hanno offerto il patrocinio gratuito sono Benedetta Flocchini e Giada Corte del foro di Genova e Vincenzo Toscano del foro di Milano. La prima ha specificato nell'email di collaborare con l'associazione (nata a Bologna) degli "avvocati di strada", che fornisce assistenza a persone in stato di necessità. Da parte sua, Fiorella Ricci conferma l'intenzione di andare fino in fondo. Chiede che le sia riconosciuto il diritto a percepire non solo la pensione di reversibilità dell'ex marito («Varie sentenze della Cassazione hanno stabilito che, nonostante il divorzio, l'ex coniuge in stato di necessità ne abbia titolo»), ma anche gli arretrati. La donna, oggi sessantottenne, vive a Maxena dando rifugio a quaranta cani.
L'ALLARME Brucia monolocale a Chiavari, morti due tartarughe e un coniglio Passi per la casa completamente distrutta dalle fiamme partite da un corto circuito di una ciabatta elettrica. Passi dover tornare a casa dai genitori. Ma il dolore più grande, per la ragazza poco più che ventenne a cui ieri è andata a fuoco la casa in via Sambuceti 22, è stato per il coniglietto domestico e per la coppia di tartarughe d'acqua che sono morte nel rogo dell'appartamento. I vigili del fuoco sono arrivati intorno alle 17, quando ormai il fumo proveniente dall'appartamento aveva invaso il palazzo fino all'ultimo piano. Non essendoci finestre fino al tetto dello stabile, i vigili del fuoco, oltre a preoccuparsi di spegnere le fiamme, hanno dovuto areare tutti gli appartamenti facendo uscire parte degli abitanti del palazzo. Fra cui un padre e suo figlio residenti al primo piano proprio sotto al monolocale della ragazza, e una signora di ottant'anni residente al terzo piano con la figlia. Proprio sopra il monolocale bruciato, ha sede anche l'Unione italiana dei ciechi di Chiavari. L'intervento dei vigili, fra bonifiche e aereazione, è durato fino alle 19.30, oltre due ore.
Legge sul randagismo gli animalisti chiedono modifiche PESCARA - Non piace agli animalisti la legge regionale sul randagismo né l'intenzione della Giunta regionale di procedere a una sua revisione, ma, ancora una volta, senza consultare le associazioni che degli animali si occupano tutti i giorni, come già avvenne nel 1999. Animalisti italiani, Lega antivivisezione, Lega nazionale per la difesa del cane e Movimento Una ieri hanno presentato una proposta di modifica della legge regionale vigente, che - tra l'altro - intende incentivare la sterilizzazione dei cani, rendere effettiva l'anagrafe canina e l'inoculazione dei microchip, vietare l'uso degli animali negli spettacoli e promuovere i circhi che non li usano, ampliare la dimensione minima dei canili. In Abruzzo, secondo un'indagine del Ministero della Salute, i cani randagi sono 42.710, dato che pone la regione al sesto posto in Italia. Quelli di proprietà sono 105.870. La proposta di modifica sarà inviata a Giovanni Pace, a tutti i consiglieri regionali e ai candidati alle prossime elezioni.
SARÀ anche bellissimo, come tradizione vuole, ma è comunque un "evaso" e come tale va ricercato e catturato. Più che mai se lontano da casa rischia di non riuscire a cavarsela. Storia di uccelli, quelli veri, con becco e piume, quella che vi raccontiamo: il cigno che molti pescaresi hanno notato da qualche giorno in mare, nella zona del porto-canale, è uno degli ospiti del laghetto del parco d'Avalos. Non si sa né come né esattamente quando, ma si è spostato dalle placide acque del lago (quelle "giuste" per un cigno) a un Adriatico in questi giorni sin troppo spesso tempestoso. Rischia di non farcela, anche perché è a tutti gli effetti un animale domestico, abituato a ricevere cibo dagli inservienti e non certo a darsi da fare per trovarselo da solo. Capita però che tra i tanti che l'hanno osservato, qualcuno si è anche preoccupato di chiamare la Forestale. Ed è scattata lamacchina del soccorso. Il dottor Nevio Savini, funzionario del servizio Cites, e il veterinario Luca Brugnola, che opera nello stesso settore, hanno preso a cuore la vicenda ed è iniziata l'operazione recupero. Se ne occupa direttamente Brugnola, con l'appoggio della Capitaneria di porto. Il cigno è confidente e si lascia abbastanza avvicinare, ma serve comunque un gommone per arrivare dalle sue parti e una certa abilità per prenderlo senza spaventarlo troppo. Tornerà a casa, questo è certo: una attrattiva persa per i tanti cittadini pescaresi incuriositi in questi giorni dall'insolita presenza in mare e sulla spiaggia, una soluzione indubbiamente migliore per il diretto interessato.
Bracconaggio operazione dentro il Parco TERAMO - Seconda operazione antibracconaggio del corpo forestale dello stato, dall'inizio dell'anno, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga. Un bracconiere a caccia di cinghiali è stato infatti denunciato dopo essere stato sorpreso con un fucile semiautomatico calibro 12 in un bosco all'interno dell'area protetta nel versante teramano. All'uomo, che è stato denunciato all'autorità giudiziaria per i reati di esercizio venatorio in un Parco Nazionale e porto abusivo di arma da fuoco, sono stati sequestrati fucile e cartucce ed è stata elevata anche una sanzione amministrativa. A condurre l'operazione, gli uomini della Forestale di Crognaleto, dipendenti dal Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Cfs di Assergi. Come già detto, l'operazione in questione è la seconda dall'inizio dell'anno. Nei giorni scorsi, infatti, gli agenti del Corpo Forestale di Isola Del Gran Sasso avevano sorpreso tre uomini a bordo di un pick-up rimasto impantanato su una stradina di campagna nei pressi di Colle Scarpone - Selva degli Abeti, all'interno del Parco. A bordo del mezzo erano stati trovati una carabina con cartucce, ben nascosta, ed un cane da caccia. Entrambe le operazioni hanno ricevuto il plauso del Presidente del Parco Walter Mazzitti che ha sottolineato l'impegno profuso dal Corpo forestale per la tutela del territorio.
L'AQUILA - L'assessore regionale Francesco Sciarretta, sulla proposta di costituzione di aree contigue ... ... per il Parco Velino Sirente, avanzata dal vice presidente dell'Ente Gianfranco Tedeschi, resta sconcertato ma non sorpreso dall'uscita dello stesso, definendola «come manovra elettoralistica, visto che Tedeschi vuole candidarsi alla Regione e cerca di tenersi buoni i cacciatori». «Sconcertano - dice ancora Sciarretta - l'evidente confusione e la misconoscenza della materia dimostrati da chi è amministratore di un Parco. La riperimetrazione dei confini, che è prevista dalle leggi dello Stato e della nostra Regione, e l'istituzione delle aree contigue, non sono in antitesi, anzi sono complementari e conseguenziali: laddove si riduce il Parco si istituisce una misura di tutela più attenuata». Sciarretta ricorda ancora che il Piano di sviluppo 2005 per legge deve riguardare solo e soltanto l'area protetta. «Va ricordato a Tedeschi che per istituire un'area contigua ci vuole una legge regionale. Non può istituirsi con un atto interno dell'Ente Parco. L'improvvisato difensore dei cacciatori si riveda la legislazione in materia».
Rieti IL ROGO DI POGGIO SAN LORENZO La storia di Kuta che non è ancora tornata L'esemplare di macaco femmina è scomparso martedì quando è scoppiato l'incendio di MARISA GERVASI
«I piccoli urlavano, le madri hanno perso la testa e sono morte insieme a loro. Ieri sera Kuta, il giovane macaco femmina che viveva con noi da quattro anni, non è rientrata e neppure la piccola che lei aveva adottato ha dato segni di vita. Penso che siano morte nel rogo che ha distrutto il padiglione dove passavano l'inverno ma i corpicini non li abbiamo ancora ritrovati». Laura Toti De Marco, biologa e contitolare, con il marito Antonio, del Giardino Faunistico di Poggio San Lorenzo, non nasconde il dolore per quanto accaduto martedì mattina ad un passo da casa. Una casa ospitale, la sua, aperta a colleghi (spesso ricercatori del Cnr o studenti) e agli amici, una casa dove è facile incontrare giovani laureati appassionati di natura o personaggi in vista del mondo scientifico romano e non solo. «Questa mattina presto sono uscita come al solito per accudire gli animali - prosegue Laura De Marco, nella vita dirigente all'Istituto Superiore di Sanità - Ho sentito urlare i cebi e ho pensato: è tornata Kuta, invece ancora niente, chissà dove sarà. Forse è già morta. Ricordo che quando stava male mi abbracciava e che per non farla sentire sola le avevamo preso due piccolini senza madre. All'inizio Kuta si è stressata, è caduta in una specie di depressione ansiosa, poi ha reagito ed ha adottato la femmina, con la quale è scomparsa da martedì mattina. E' terribile ma è la realtà». Kuta era stata sequestrata in un mercato di Bali ed era arrivata a Poggio San Lorenzo quattro anni fa. Era molto affezionata alla dottoressa De Marco con la quale aveva stabilito un feeling molto speciale. Loro due stavano sempre insieme. Con Kuta mancano all'appelllo anche due cebi, Pilar e Raya; Nino, piccola scimmia saimiri; venti tartarughe, un bradipo, cinque iguane e quattro pipistrelli. Tutti morti nel rogo provocato dal corto circuito.
«Siamo disperati, l'incendio ha distrutto il lavoro di una vita» di MARISA GERVASI
«Erano mesi che chiedevamo all'Enel di adeguare la fornitura elettrica perchè avevamo notato troppi sbalzi di tensione. Purtroppo adesso siamo qui a contare i danni: serviranno almeno 40mila euro per ricostruire il padiglione, rifare i recinti e sostuire i paletti di legno bruciati dall'incendio. Ma la spesa maggiore bisognerà affrontarla per ripristinare l'impianto di riscaldamento centrale, andato completamente distrutto». Il giorno dopo la tragedia, scatenata con ogni probabilità da un corto circuito, Antonio De Marco, titolare del Giardino Faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, completa l'inventario dei danni e soprattutto provvede insieme al figlio Lorenzo, studente di Veterinaria e ormai vicino alla laurea, a sistemare gli animali superstiti nell'abitazione dove vive con la sua famiglia. Da martedì la cucina è completamente occupata dalle bestiole ferite o stressate dal colpo di calore. Così, nonostante il fluimucil e l'antibiotico, i due bradipi scampati alla strage respirano male: hanno le zampette fasciate e Lorenzo, prima di bendarli, ha provveduto a medicare con la pomata antiustioni i piccoli arti bruciati dalle fiamme. Anche una delle iguane sopravvissute è piuttosto grave «ma forse - dice Lorenzo - ce la faranno, l'importante è che tutti gli esemplari feriti o stressati dal rogo di martedì mattina siano stati sistemati al caldo». Oggi intanto i coniugi De Marco si recheranno alla stazione dei Carabinieri di Poggio San Lorenzo per sporgere denuncia dell'accaduto, mentre ieri hanno predisposto l'elenco degli animali morti da recapitare alla Forestale. Ma i due sono inconsolabili: Pilar e la piccola Raya, due scimmiette appartenenti ai Cebi dai cornetti, sono morte nel rogo. Kuta e la piccolina di Macaco femmina sono introvaili. «Pilar era una scimmietta Cebo, aveva vent'anni e da quattro viveva nel nostro parco - spiega Arianna De Marco, che di Cebi dai cornetti sa tutto visto che sono stati argomento della sua tesi di laurea - Pilar è tornata indietro per salvare la piccola Raya, ma il fumo le ha soffocate entrambe. Nino, il piccolo Saimiri, è morto per stress da calore in braccio a mia madre. E' troppo brutto, mia madre li ha visti morire tra le fiamme uno ad uno. Per noi è un dolore grandissimo». Arianna De Marco, giovane dottoressa in Scienze naturali, ha vinto una borsa di studio ed è in partenza per Strasburgo dove resterà per un anno ad approfondire i suoi studi sugli amatissimi Cebi dai cornetti. Di Pilar e Raya conosceva ogni segreto perchè le ha seguite per mesi e disegnate a mano libera per le tavole allegate alla tesi: adesso le restano solo i disegni, bellissimi e già pubblicati su varie riviste, e i ricordi delle due scimmiette scomparse. Di Kuta, il giovane esemplare di macaco femmina, non si hanno tracce da martedì. Idem per la piccolina che aveva adottato (proprio come fanno gli umani) né sono stati ritrovati i due corpicini. «Kuta era talmente affezionata a noi e al posto dove viveva da anni che sarebbe già tornata - dice sconsolata Laura De Marco - Purtroppo credo che sia morta nell'incendio insieme alla piccola che non aveva ancora un nome. Quando stava male mi abbracciava e si accoccolava per cercare calore e affetto, aveva avuto una brutta depressione ma l'aveva superata benissimo insieme alla sua piccolina. Sento che non le rivedremo però, chissà». Già la speranza è l'ultima a morire e i macachi sono anche vegetariani. Kuta potrebbe essere fuggita nel bosco dove ci sono bacche e radici, potrebbe essere terrorizzata e magari, una volta passata la grande paura, potrebbe anche tornare a casa. Lassù, tra i boschi di Piano dell'Abatino dove i bambini delle scuole, in visita didattica, avevano imparato a giocare con lei.
Umbria UN PROBLEMA ... RISOLTO Piccioni, la metà è scomparsa Almeno quattromila volatili non vivono più nel centro storico di RENZO BERTI
Da un paio d'anni a questa parte ne sono stati "sfrattati" almeno quattromila. Tanto che il numero dei piccioni selvatici si è più che dimezzato passando dalla cifra record di novemila esemplari che venne stimata dieci anni fa dalla prima indagine fatta eseguire dal Comune ai poco più che tremila di oggi. Insomma, gli "inquilini" indesiderati hanno abbandonato il centro storico. La conferma arriva da una stima effettuata dall'ufficio veterinario della Asl, che ha tenuto sotto controllo la riproduzione dei volatili negli ultimi tre anni per conto dell'ufficio ambiente del Comune. Qualche esempio? In Piazza Duomo continuano a nidificare solo tra le fessure della torre campanaria. Prima, i pertugi preferiti erano quelli ricavati nel sottotetto del Caio Melisso o sui muri della chiesa della Manna d'oro. Ma da quando sui davanzali del Teatro sono stati installati i dissuasori, i volatili hanno sloggiato. E lo stesso sembrano aver fatto anche quelli che avevano trovato una comoda sistemazione nella zona di Piazza del Mercato, dove i residenti lamentavano una convivenza impossibile. Gli unici esemplari continuano a stazionare sopra la fontana dell'orologio, ma si possono contare davvero sulla punta delle dita. E la presenza del cantiere, seppur bloccato da tre mesi, ha fatto cambiare aria anche a quelli che si erano rifugiati nel sottotetto di Palazzo Comunale. Cosa è accaduto? «Semplice - dicono gli esperti della Asl . - La chiusura delle fessure dei muri o quelle dei finestroni, dove i colombi torraioli solitamente nidificano, ha portato alla distruzione delle uova che erano in fase di cova e privato gli animali di luoghi riparati dove poter crescere i loro cuccioli. In questo modo, i colombi si sono spostati di qualche chilometro dalla cinta urbana». Ma la loro probabilità di sopravvivenza è stata dimezzata dall'attività venatoria. Insomma, a tre anni di distanza dall'ordinanza emanata dalla precedente amministrazione comunale che consentiva anche l'abbattimento venatorio, i risultati concreti si sono visti. «La situazione - sostiene la dottoressa Maria Teresa Ferretti - è migliorata notevolmente anche dal punto di vista igienico-sanitario».
Nelle scuole di giornalismo continuano a insegnare una vecchia norma, che è questa: un cane che morde un uomo non è una notizia, un uomo che morde un cane lo è. Forse andrebbe aggiornata così: un cinghiale cheuccide un uomo non fa notizia, il contrario sì. Settimane fa a Ceva, in provincia di Cuneo, una macchina ha fatto un frontale contro un cinghiale e due ragazze sono morte nello scontro. Una si chiamava Nicoletta e aveva 21 anni, l'altra Barbara e ne avena 19. La loro morte è finita nelle pagine regionali, racchiusa in due smilze colonnine. Come se due vite spezzate nel fiore degli anni non meritassero qualcosa di più, come se l'incidente non avesse qualcosa di intollerabile. E invece, con un po' di ricerca negli archivi, scopriamo che questi incidenti provocati dai cinghiali sono frequenti, troppo frequenti. E' successo che la proliferazione dei cinghiali è diventata un problema drammatico che non si può più affrontare come una rissa fra "buoni" (ambientalisti) e "cattivi" (cacciatori). Per uno di quegli scarti che la natura riserva a chi si prende troppa confidenza, il ripopolamento dei cinghiali è sfuggito di mano all'uomo. Anni fa sono state inserite razze provenienti dai Balcani che hanno una maggiore capacità riproduttiva rispetto a quelle locali e adesso la popolazione è fuori controllo: passi per i danni alle colture, pur incalcolabili, passi per lo squilibrio ecologico, pur devastante per altre specie, ma Nicoletta e Barbara cosa c'entrano? In un primo tempo si pensava che i foraggiamenti artificiali nei boschi fossero espedienti sufficienti per allontanare i cinghiali dalle aree coltivate. Così non è stato. In un secondo tempo si è persino ricorso a impianti di recinzione elettrificati da utilizzare solo nel corso delle stagioni di maturazione delle colture. Ma sono serviti a poco. I cinghiali hanno continuato a moltiplicarsi, a invadere il territorio, ad attraversare le strade. Due povere ragazze morte per un cinghiale non fanno più notizia ma se qualcuno osasse uccidere un cinghiale verrebbe impallinato dai media e da quanti, giustamente, si prendono cura degli animali. Ma se si vuole evitare altre stragi bisogna uscire da questa logica dettata da sensibilità oltremodo esasperate. Aldo Grasso.
Oggetto: RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO
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RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO
(OMNIROMA) Rieti, 20 gen - "E' ancora poco chiara la situazione del canile di Castelfranco". A dichiararlo è il responsabile reatino di Codici che ha presentato in merito un esposto alla Procura della Repubblica di Rieti per chiedere l'accesso agli atti. "La semplice denuncia delle indigenti condizioni del canile di Castelfranco - spiega Claudio Infussi di Codici - non sembra aver sortito effetti. L'inconcludenza dell'amministrazione comunale di Rieti e della Asl, nonché la facile tendenza al lassismo nelle modalità di tenuta e cura degli animali, dovrebbe forse permettere di asserire che le aberranti condizioni igienico-sanitarie del canile in questione siano elementi non sufficienti per gridare al bisogno e all'urgenza dell'intervento? Quanto ancora dovrà peggiorare la situazione - prosegue il segretario provinciale di Codici - prima che s'intuisca che tollerarla significa violare dei diritti? Perché negare ai cani, essere viventi come noi, la sussistenza e le condizioni minime di decenza?". "Il Codici non ha mai conosciuto rassegnazione - continua Ivano Giacomelli, segretario nazionale dello stesso Comitato - di fronte a situazioni evidentemente lesive della dignità umana, e per questo procederemo con tutti i mezzi a nostra disposizione per portare la vicenda a debite conclusioni, ci impegneremo affinché il canile di Castelfranco divenga una struttura valida e, soprattutto, a norma di legge per garantire una decorosa accoglienza ai cani".
Lombardia Lav e Carroccio uniti: animali maltrattati. Il sindaco (FI): tutto secondo le disposizioni «No alla macellazione islamica» Varese, esposti in Procura per le uccisioni rituali della festa del Sacrificio
LUINO (Varese) - Gli scontri e le tensioni di piazza - diversamente dal 2004 - non ci sono stati, ma il rito della macellazione islamica, per la festa musulmana del Sacrificio, rischia di finire davanti alla magistratura. Animalisti ed esponenti della Lega Nord annunciano esposti alla Procura contro chi ha autorizzato ieri al macello civico di Luino l'uccisione di una quarantina di pecore secondo il metodo previsto dal Corano: colpo secco di coltello alla gola e morte della bestia per dissanguamento. «Pur comprendendo i motivi religiosi non capiamo perché ai musulmani debba essere concesso ciò che ai cittadini italiani è vietato dalla legge», sostengono tanto gli esponenti della Lav quanto quelli del Carroccio. Per il sindaco Ercole Mentasti (FI), invece, è tutto in regola: «Abbiamo agito sulla base di precise indicazioni del servizio veterinario regionale». Ieri mattina davanti al macello si temeva il bis di quanto accadde un anno fa, quando gli attivisti della Lav cercarono con ogni mezzo, compresi blocchi stradali, di fermare i camion che conducevano gli ovini al loro destino. Volarono insulti e si arrivò a un passo dallo scontro fisico. Fin dalla notte tra mercoledì e ieri il macello luinese è stato presidiato dalle forze dell'ordine, in mattinata si sono mobilitati decine di poliziotti e carabinieri ma per fortuna la giornata è trascorsa senza incidenti. Primo perché il furgone che trasportava gli animali è stato fatto entrare nell'edificio già alle 5 del mattino; secondo perché gli animalisti hanno alla fine disertato l'appuntamento. «Abbiamo detto ai nostri di rimanere a casa - spiega Mauro Bottigelli della Lav - perché rischiavano di passare per provocatori. Ma non rinunciamo alla battaglia: chiediamo alla magistratura di indagare sul reato di maltrattamento degli animali e di accertare se la struttura di Luino ha i requisiti per le macellazioni rituali». Sulla stessa linea Alessandro Vedani, della segreteria provinciale della Lega Nord. L'uccisione di agnelli e montoni per la festa del Sacrificio si è potuta svolgere a Luino e in un centinaio di altri centri lombardi, grazie a una deroga firmata dal servizio sanitario della Regione Lombardia e recepita dai sindaci. C. Del.
Lo Sportello dei diritti degli animali «I più maltrattati? Gatti e... gattare» Sanremo Sono soprattutto i gatti a dover subire l'intolleranza dei cittadini, che spesso non esitano a ricorrere alla violenza o, nei casi più estremi, al veleno. E a rimetterci sono anche le "gattare", insultate, minacciate e, è accaduto alla Foce, anche picchiate. E' un quadro sconcertante quello che emerge dal bilancio dei primi tre mesi di attività dello Sportello per i diritti degli animali, istituito dall'amministrazione comunale a Palazzo Bellevue per raccogliere le segnalazioni di maltrattamenti, abbandoni e altre problematiche che riguardano cani, gatti e così via. Lo sportello, creato su spinta del consigliere Dario Daniele, in collaborazione con l'assessore all'Ambiente Gianni Salesi, si avvale dell'opera di tre assistenti, Davide Daniele, Romano Ferri e Annamaria Fontò. Gli episodi più frequenti, come detto, riguardano l'intolleranza verso le colonie feline presenti sul territorio cittadino. Che, va ricordato, sono tutelate da una legge regionale. Purtroppo molte persone si dimostrano incivili o addirittura crudeli, ricorrendo ad ogni metodo per allontanare i mici o contrastare l'opera delle gattare. Non se la passano meglio i cani. Una decina i "migliori amici dell'uomo" legati a catene non adatte o troppo corte. In un caso particolarmente grave il personale dello sportello si è trovato davanti ad un cane anziano che aveva passato la maggior parte della sua vita alla catena: con le zampe, a furia di andare avanti e indietro nello stesso posto, aveva scavato una sorta di trincea attorno alla cuccia. Altri interventi hanno coinvolto volatili: sono stati soccorsi un gabbiano e un cormorano rimasti impigliati in reti da pesca abbandonate sul lungomare Calvino, uno sparviero intossicato da un'esca avvelenata e una tortorella appena nata e caduta dal nido, finita sulla strada e sottratta alle ruote delle auto. Il lavoro dello Sportello è destinato ad aumentare. Nelle prossime settimane dovrebbe essere varato un nuovo regolamento comunale relativo alle norme di custodia degli animali d'affezione, che consentiranno agli operatori di effettuare controlli più puntuali e, in caso di violazione, emettere multe salate. P.I.
L'Anffas punta sulla pet theraphy Un appuntamento destinato a figure professionali sanitarie Comincia lunedì presso il Centro servizi volontariato un seminario TERAMO - Si svolgerà nei giorni di lunedì 24 e martedì 25 gennaio, presso il Centro Servizi per il Volontariato di Teramo, a Piano d'Accio, la prima edizione del seminario su "Attività e terapie assistite dagli animali", organizzato dal Centro Studi e Ricerche Metodiche Riabilitative della Disabilità dell'Anffas in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale". Il seminario, gratuito, è rivolto a medici-chirurghi, fisioterapisti, educatori professionali, logopedisti, psicologi e prevede la partecipazione di 27 medici ed operatori. L'obiettivo dell'evento formativo è quello di esaminare in maniera approfondita la "Pet therapy" (la terapia assistita dagli animali) e, quindi, i principali disturbi trattabili con tale metodo e gli strumenti di interazione con i pazienti. Il seminario, la cui seconda edizione è prevista il 28 febbraio ed il 1° marzo 2005, è una delle attività previste nell'ambito del Progetto Obiettivo promosso dalla ASL di Teramo e attuato dall'Anffas di Teramo in collaborazione con l'Università degli Studi "D'Annunzio", che ha come finalità la ricerca, lo studio e la sperimentazione di nuove metodiche riabilitative. Si tratta del secondo appuntamento con gli eventi formativi del Centro Studi e Ricerche dell'Anffas, avviati nel mese di dicembre del 2004 con il corso sull'innovativa terapia della riabilitazione in acqua.
Dalla Provincia un programma di interventi contro il randagismo IL RANDAGISMO non è solo una piaga delle città, ma si sta rivelando un'emergenza anche nelle zone di ripopolamento per la fauna selvatica, dove i cani vaganti fanno strage della selvaggina pronta da trasferire nelle aree di caccia. Senza contare le problematiche ecologiche e sanitarie legate alla circolazione incontrollata di cani abbandonati e non padronali, come gli attacchi alle persone, gli incidenti stradali, le trasmissioni di zoonosi all'uomo e ad altri animali e i danni agli allevamenti. Prima che la situazione diventi irrecuperabile, l'assessorato provinciale alla Sanità e il Servizio Tutela e Valorizzazione del Territorio hanno messo a punto un programma di interventi mirati per la lotta al randagismo nei tre Istituti di protezione faunistica del Pescarese (Penne, Loreto, Brittoli-Pietranico) e nel centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica di Torre de' Passeri, tutti gestiti dalla Provincia. Il piano, la cui redazione è prevista nel protocollo d'intesa sottoscritto il 15 marzo 2001 dall'amministrazione provinciale e dall'Ufficio di Sanità Animale della Ausl di Pescara, è stato elaborato su iniziativa del presidente De Dominicis, che detiene la delega alla Caccia, e prevede da febbraio a luglio la sperimentazione di una serie di azioni di prevenzione e controllo del fenomeno, attuate con la collaborazione della Polizia Provinciale e dell'Enpa di Pescara. La Provincia tenterà di coinvolgere nel progetto anche i sindaci dei Comuni interessati, ai quali invierà copia del programma per incentivare l'attivazione di iniziative analoghe. Per quanto riguarda i cani padronali non controllati, un veterinario convenzionato, Marcello Palombo, e un tecnico faunistico della Provincia, Antonello Zanghi, si recheranno casa per casa per effettuare gratuitamente la registrazione (obbligatoria) del cane all'anagrafe regionale, dotandolo di microchip e consegnando al padrone la carta d'identità canina. La Provincia ha anche stanziato 6 mila euro per sterilizzare gratis le cagne di proprietà. In una seconda fase entrerà in azione la Polizia Provinciale, che effettuerà controlli a tappeto, mentre l'Enpa sarà d'appoggio per i randagi, che una volta catturati e sterilizzati, verranno dati in adozione o mantenuti sul territorio con l'aiuto dei residenti.
Tra le emozioni di questa estate occorre annoverare gli episodi di aggressione da parte dei cani. La domanda è inevitabile. Perché una persona acquista un cane di grosse dimensioni, perché lo addestra al combattimento, perché lo abbandona? Solo insicurezza compensatoria, aggressività trasferita, irresponsabilità?
No. Non è così. Non si può negare quanto sia positivo l’atteggiamento assunto dalla nostra cultura verso gli animali. Nella società della fatica e della penuria, quando anche la vita dell’uomo si presentava incerta, il rispetto per l’animale era quasi inesistente. Uno scrittore della prima metà del secolo descriveva scandalizzato l’accanimento con cui i membri della famiglia si gettavano sul maiale per immobilizzarlo di fronte alla lama del macellatore, dopo averlo per mesi allevato con cura. Oggi, un comportamento del genere produrrebbe disagio, disapprovazione. I maltrattamenti contro cani e gatti fanno cronaca. Le foto della vivisezione creano turbamento e sdegno. Un numero sempre maggiore di persone non comprerebbe una pelliccia o una borsa di pelle. Si tratta di una crescita di sensibilità, di un autentico elevamento valoriale. Ma c’è chi sostiene, e probabilmente non sbaglia, che l’uomo, al contrario dell’animale, sta perdendo terreno nella mappa della considerazione. Lasciar libero un cane che potrebbe rivelarsi pericoloso tradisce un sottile disprezzo verso la persona, una caduta di stima nei riguardi dell’uomo. E allora, è cresciuto l’amore per gli animali? Forse sarebbe più appropriato parlare di fuga emozionale dell’uomo verso i livelli inferiori della scala biologica. La cultura del nostro tempo, come testimoniano molteplici trasmissioni televisive, propone l’animale quale oggetto mentale privilegiato, addirittura ne fa un modello di saggezza. Il comportamento animale, mai tanto attentamente studiato, è divenuto il parametro della bontà naturale. E dal momento che ci avvertiamo sempre più come porzione di un’unica linea ascendente, tale modello non ci lascia indifferenti. Nella visione evoluzionista l’uomo tende a smontare dal podio. Colui che un tempo era considerato dai filosofi centro e fine del cosmo, il demarcatore fra natura e spirito, oggi è guardato come uno fra i tanti ospiti del pianeta. Dov’è finito l’abisso invalicabile che la cultura del passato, con la sua forte convergenza antropocentrica, poneva fra l’uomo e l’animale? Cosa cerca l’uomo di oggi nell’animale? Forse la semplicità di un essere stabilmente ancorato all’istinto, più rassicurante dell’uomo, il quale si rivela spesso imprevedibile e sconcertante, capace sia di evoluzione che di atrocità. Forse, negli animali cerchiamo la relazione scontata e senza rischi, dei compagni che si sottomettono e non contraddicono. E’ stato osservato che un cane dimena sempre la coda al suo padrone, si tratti di Napoleone o di un deficiente. “Gli animali sono amici così simpatici; – osserva Eliot – non fanno domande, non muovono critiche”. Oppure, guardiamo al di sotto di noi perché ci manca il coraggio di fissare lo sguardo oltre l’uomo? Forse è la stessa logica dell’evoluzione ad incuterci il timore di poter incontrare qualcuno a noi superiore, dotato unicamente di pensiero e privo di animalità.
Corsi online di diploma per la cooperazione e lo sviluppo
Corsi di diploma online per specializzarsi in Sviluppo, Cooperazione e Diritti umani.
Il Centro di Formazione Online allo Sviluppo, promosso dal VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) organizza per l'anno 2004 - 2005 l’ottava edizione dei corsi di specializzazione online in cooperazione internazionale e sviluppo, con la finalità di diffondere una cultura della cooperazione e della solidarietà verso il Sud del mondo e di fornire competenza professionale a chi si occupa di tematiche internazionali.
I corsi di diploma attivati nella presente edizione sono:
CORSO DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
CORSO DI ECONOMIA DELLO SVILUPPO
CORSO IN DIRITTI UMANI E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
CORSO DI GLOBALIZZAZIONE E INTERCULTURA
Sono stati inoltre attivati moduli avanzati sulle seguenti materie:
VOLONTARIATO INTERNAZIONALE, EDUCARE AI DIRITTI UMANI, CONSUMO CRITICO, EDUCAZIONE ALLA PACE, IMMIGRAZIONE, PROGETTAZIONE PER LO SVILUPPO
I corsi proposti dal Centro di Formazione Online allo Sviluppo adottano la metodologia innovativa della formazione online, che consente agli studenti di seguire i corsi in qualsiasi luogo (è sufficiente l'accesso a Internet) e in qualsiasi momento (con scadenze temporali fissate dal docente), utilizzando Internet e la posta elettronica.
Per informazioni si prega di consultare il sito www.volint.it
Per iscriversi inviare alla Segreteria del Centro (corsionline@...) curriculum vitae e lettera di motivazioni.
Per ulteriori informazioni: 06 51.629.312
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Oggetto: il messaggero 21/01
La strage di animali a Poggio San Lorenzo: veterinari pronti a partire per aiutare i coniugi De Marco Rogo, arrivano volontari da tutta Italia Mobilitata anche la Rai: Licia Colò e Geo&Geo inviano troupe di MARISA GERVASI
La strage di animali esotici nel Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo, dopo la tappa in Parlamento con l'interrogazione della deputata Carla Rocchi, approda in Tv nel programma "Animali, animali" condotto da Licia Colò ( nella foto ) su Rai Tre alle 9.55. Questa mattina una troupe sbarcherà in mezzo ai boschi di Piano dell'Abatino per girare le riprese mentre martedì prossimo lo stesso dottor Antonio De Marco, titolare del parco dove all'alba di martedì si è sviluppato un violento incendio, sarà ospite della popolare conduttrice, storica sostenitrice della causa animalista. «C'è stata una mobilitazione generale - spiega De Marco - che denota una sensibilità notevole verso il mondo animale. Ci hanno chiamati da tante città, Milano, Firenze, Modena, Bologna per sapere come possono aiutarci a ricostruire il padiglione distrutto dalle fiamme. Ci hanno telefonato anche vari gruppi di veterinari di numerose regioni italiane offrendo gratis il loro lavoro per curare gli animali sopravvissuti all'incendio. Eppoi tante associazioni animaliste e ambientaliste e tanti privati cittadini che vogliono partecipare alla raccolta di denaro. Senza dimenticare che a distanza di poche ore dal disastro, decine di volontari sono arrivati nel nostro Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo per dare una mano». Ma la mobilitazione scattata intorno alla strage di animali esotici vede schierate anche le istituzioni. A cominciare dal consigliere provinciale Vincenzo Lodovisi (Margherita) che ha presentato un ordine del giorno per impegnare la giunta Melilli nell'opera di ricostruzione del centro faunistico di Poggio San Lorenzo.
Licia Colò in aiuto agli animali feriti La strage a Poggio S. Lorenzo mobilita pure le troupe della Rai Per aiutare la ricostruzione del Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo, danneggiato pesantemente da un incendio scoppiato martedì all'alba probabilmente per un corto circuito, oltre ai mezzi di informazione scritta e televisiva, scendono in campo le istituzioni. Dopo l'interrogazione parlamentare della deputata Carla Rocchi ( Margherita ) che due giorni fa ha parlato di danno enorme per tutta la comunità e annunciato che denuncerà l'Enel qualora venisse accertato che gli sbalzi di tensione sono alla base del disastro, adesso è la Provincia a schierarsi a fianco della famiglia De Marco, che gestisce il centro faunistico di Piano dell'Abatino. «L'incendio di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, oltre alla strage di animali - scrive il consigliere Vincenzo Lodovisi ( Margherita ) nell'ordine del giorno presentato al Consiglio provinciale - ha causato gravi danni alla struttura, quantificati sommariamente in circa 40 mila euro e messo a rischio la permanenza in vita del centro faunistico che vive grazie all'impegno gratuito dei coniugi De Marco, convinti naturalisti. La struttura rappresenta un singolare esempio di iniziativa no profit che è stata in grado, da sola, di caratterizzare l'intero comprensorio crescendo di anno in anno grazie alla credibilità ed all'autorevolezza dei conduttori. Da parte nostra è doveroso intervenire con un sostegno economico per il ripristino delle strutture andate distrutte». Lodovisi sollecita dunque la giunta Melilli ad avviare un'opera di sensibilizzazione nei confronti di Regione e Ministero per l'ambiente affinchè siano disposte a favore del centro misure idonee a consentire un ricovero adeguato alla molteplici specie animali che vengono continuamente assegnate alle cure del dottor De Marco. Perchè a Poggio San Lorenzo, oltre alla funzione didattica incentrata sui temi della selezione naturale e degli adattamenti, si cerca pure di curare e rimettere in piedi animali sequestrati negli aeroporti o feriti da cacciatori senza scrupoli che sparano a qualsiasi oggetto animato. Per questo negli anni il Giardino faunistico dei De Marco è diventato un importante punto di riferimento anche per la Forestale che indirizza in quell'oasi tra i boschi bestiole ferite o in difficoltà. E tutte, a casa De Marco, sono state sempre accolte e curate amorevolmente, senza badare alle inevitabili spese per l'ospitalità. Marisa Gervasi
Canile di Castelfranco: "Codici" invia un esposto alla Procura Un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare le condizioni igienico-sanitarie del canile di Castelfranco. A presentarlo l'associazione "Codici" che denuncia «l'inconcludenza dell'amministrazione comunale e dell'Asl Rieti nonché la tendenza al lassismo nella cura degli animali». «Quanto dovrà peggiorare la situazione - dichiara Claudio Infussi, segretario provinciale di "Codici" - prima che s'intuisca che tollerarla significa violare i diritti degli animali? Perché negare ai cani, essere viventi come noi, la sussistenza e le condizioni minime di decenza?» «La nostra associazione non ha mai conosciuto rassegnazione - continua Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici - Per questo ci impegneremo affinchè il canile di Castelfranco divenga una struttura efficente e, soprattutto, a norma di legge». "Codici" ha chiesto al sindaco di Rieti l'accesso agli atti, con l'intento di avere la documentazione necessaria per far luce su alcuni punti come autorizzazione, affidamento e gestione del canile. Nonchè sui relativi controlli amministrativi e sanitari e su eventuali provvedimenti adottati.
Oggetto: Traffico di rifiuti pericolosi, cinque arresti
Avrebbero gestito un traffico illecito di rifiuti liquidi pericolosi (prevalentemente emulsioni oleose, oli minerali esausti e percolato di discarica, che avrebbero miscelato, contravvenendo alle disposizioni di legge), stoccandoli in maniera abusiva e addirittura inquinando la falda acquifera. Queste le accuse con le quali gli investigatori del Nucleo operativo ecologico del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, insieme ai colleghi del Comando provinciale di Bari, hanno arrestato cinque persone. Si tratta di Italo Forina, 63 anni, di Canosa di Puglia, e Felice Rosito, 38 anni, di Corato, rispettivamente legale rappresentante e responsabile tecnico della società di smaltimento di rifiuti «Solvic», che ha sede a Canosa, Nicola Veronico, 55 anni, di Bari, titolare della ditta di trasporti «Veronico» e due chimici, Cosimo Marino, 60 anni, di Giovinazzo e Pietro Abbaticchio, 64, di Bitonto.
I medici degli animali si misurano con tradizioni produttive consolidate che "cosificano" gli animali ma anche con nuove norme e con l'aumento di consapevolezza da parte dell'opinione pubblica
Mesi fa, sul New York Times varie associazioni animaliste e l'Associazione statunitense dei veterinari per i diritti animali accusavano: «Nessuno ha tradito più animali dell'Associazione medica veterinaria di questo paese». Si riferivano al sostegno offerto dalla categoria professionale a pratiche di allevamento decisamente produttivistiche e contrarie al benessere degli allevati, anche se pienamente legali.
Poco tempo dopo, la American veterinary medical association ha deciso di non sostenere più alcune delle modalità incriminate. La vicenda illustra un concetto: non è scontato che i veterinari tutelino i diritti dei loro assistiti a non soffrire e a soddisfare le proprie esigenze etologiche. Quasi tutti gli animali non selvatici hanno rilevanza economica e così i loro diritti di esseri viventi passano attraversano strettoie obbligate: allevamenti intensivi, trasporti, macelli, stabulari. Molti veterinari vivono un ruolo ambivalente: tutelano più che altro la salute pubblica (timbrando la carne nei macelli e controllando gli allevamenti) o - bene che vada - le esigenze spesso un po' egoistiche di proprietari di cani e gatti. Lo stesso codice deontologico della categoria, in Italia non accenna al benessere degli animali, e anzi pone fra gli obiettivi, per esempio, l'incremento della produzione.
Insomma, «prevalgono altri interessi, ed ecco perché anche in Italia abbiamo dato vita all'Avda, Associazione veterinari per i diritti degli animali, che si rivolge a quei professionisti i quali non vogliono solamente applicare le norme esistenti ma stimolare un quadro normativo più attento e offrire le proprie competenze al volontariato animalista, ai singoli, agli organi di polizia e giudiziari», spiega il veterinario torinese Enrico Moriconi che della neonata associazione http://www.avda.it/ è presidente.
I medici degli animali si misurano con tradizioni produttive consolidate che cosificano gli animali ma anche con nuove norme (le direttive europee sul benessere animale e la legge 189 sui maltrattamenti approvata lo scorso luglio) e con l'aumento di consapevolezza da parte dell'opinione pubblica: a seguire la nuova sensibilità popolare, la caccia sarebbe abolita da tempo in tanti paesi; invece, parlamenti e lobby contribuiscono a tenerla in vita. (Intervenendo ieri a un convegno dell'Avda, il presidente dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio si è impegnato a far inserire «l'abolizione della caccia e della vivisezione» fra le proposte elettorali della Gad). A seconda delle aree geografiche i veterinari si trovano di fronte a sfide diverse. In Giordania, come in Pakistan o in India o in Egitto, veterinari «animalisti» si impegnano a rendere meno dura la vita degli animali da soma sensibilizzando i proprietari e offrendo cure gratis o a basso prezzo agli equini.
Nei paesi musulmani si fanno timidamente avanti le prime associazioni - non solo di veterinari - che sostengono la compatibilità fra i dettami del Corano e lo stordimento degli animali prima dello sgozzamento rituale, affinché non soffrano. E' un problema approdato in Europa fra le polemiche: il rito islamico e quello ebraico della macellazione è esentato dall'obbligo normativo dello stordimento in tutti i paesi Ue (in Svizzera invece no). A Trento hanno risolto la cosa in modo consensuale: l'anno scorso, un veterinario del macello aveva fatto obiezione, rifiutandosi di controllare una macellazione di agnelli fatta senza stordimento. Alla fine, scegliendo il dialogo e il rispetto reciproci, si è creato un felice precedente dal possibile impatto «internazionale»: l'imam ha accettato lo stordimento.
Beethoven si è smarrito nel Nocetano NOCETO - « Beethoven » , un cagnolino di sette mesi, incrocio fra pincher e chiuaua, si è smarrito in località Bardiana di Noceto, in aperta campagna. Il cagnetto ha il mantello di colore bianco e marrone chiaro. Chiunque avesse notizie può mettersi in contatto con Nicole, ai numeri 349- 3405200 o 0524- 523389.
Ritrovato un « cocker » a Polesine
POLESINE - Uno splendido esemplare di cocker è stato ritrovato giovedí mentre vagava nel centro di Santa Croce di Polesine. Si tratta di un cocker di pura razza, dell'età di circa due anni, che indossa un collare verde ed è privo di microchip. Chi lo avesse smarrito può mettersi in contatto con il numero 3334141174 per provvedere quindi a riprenderselo.
Oggetto: Così torturano gli animali per far contento Allah
Anmvi - LiberOscar Così torturano gli animali per far contento Allah
(dal quotidiano Libero del 21 Gennaio 2005) - "Ci sarà anche la deroga, ci saranno anche norme particolari, ma non si può continuare a vedere spettacoli simili. Si deve fare qualcosa". Così si esprime, ad un certo punto del filmato messo in onda da TeleColor, Gianni Leani, che è andato a riprendere quello che è successo ieri in uno dei tanti macelli che hanno prestato le loro camere della morte alla "festa del sacrificio" onorata dai musulmani. Leani era chiaramente sconcertato dalle risposte che il veterinario addetto all'ispezione degli alimenti nel macello di Manerbio (Brescia) gli aveva appena fornito. "Una volta l'anno - ha dichiarato il sanitario - viene concessa, per motivi religiosi, la macellazione senza stordimento degli animali. Non solo, ma le deroghe alla macellazione usuale comprendono anche la possibilità di trasportare gli animali in modi inconsueti". Altro che inconsueti, caro dottore. Abbiamo visto decine di pecore e montoni dentro bauli di macchine sgangherate, legati per le zampe e tirati giù, senza tanti complimenti, per le orecchie. Sbattuti per terra aspettavano, impediti ad alzarsi da corde e fil di ferro, che arrivasse il loro turno a liberarli da un'agonia che durava ore. "Modi inconsueti". Già, come è inconsueto che un animale, prima di essere macellato, debba aspettare , con le zampe legate con il filo di ferro, ore e ore sulla terra. Alla faccia del benessere e delle norme comunitarie! Come è inconsueto che venga trasportato al macello nel baule di una macchina e non in un automezzo autorizzato. Come è inconsueto che, alla fine della mattanza, i fedeli entrino con il carrello del supermercato ed escano con una mezza pecora ancora fumante di sangue che spunta da un sacchetto giallo. Ma era un macello o la giostra degli orrori al Luna Park? "Metodi inconsueti". Più che inconsueti, illegali. E bene ha fatto l'emittente cremonese a presentare un esposto alla magistratura per maltrattamento. Possibile che nel 2005, in un Paese che pretende di essere considerato civile, si debbano vedere decine di animali che scalciano sul terreno gelato in attesa di finire appesi per i piedi, dopo essere stati sgozzati senza stordimento? E tutto questo per festeggiare un Dio buono che ha sottratto Ismaele al coltello di Abramo, sostituendolo con il montone? E tutto questo perché i peccati risiedono nel sangue che deve sgorgare dall'animale vivo affinché siano espiati? Dobbiamo far assistere i nostri bambini alle immagini delle pecore che sbavano nel gelo, tenute ferme con il filo di ferro per ore? Dobbiamo fargli vedere il sangue che fuma mentre esce copioso, pompato da un cuore che batte in un animale appeso per le zampe ancora vivo? Poi, cosa andiamo a raccontargli e a menargliela di benessere animale, di pet theraphy e di non tirare la coda a Fufi che ha i suoi diritti e una sua dignità? Ma smettiamola, proprio per quel Dio buono, di permettere questi riti tribali, altro che religiosi. Anche a questo portano gli insegnamenti di chi sentenzia, come monsignor Caffarra, che gli animali non siano degni di alcun diritto. Chissà come la pensa sul taglio delle mani per i ladri e l'infibulazione. La Rai e i principali network non hanno neanche avuto il coraggio di farle vedere, queste scene trasmesse da TeleColor e messe a loro disposizione. "Troppo forti, troppo dure". I bambini vanno protetti. Concordo. Allora fatele vedere in orari protetti e con le consuete avvertenze. Che almeno gli adulti sappiano, vedano, giudichino. Hanno visto lo scannatoio di Bagdad. Avete paura di fargli vedere un montone legato con il filo di ferro scannato e appeso al gancio mentre piange? Sì, avete paura. Siete dei codardi, perché sapete che, se la gente vedesse questo spettacolo, le deroghe per le macellazioni religiose tornerebbero in discussione, e si riaprirebbe un vulnus con le comunità islamiche ed ebraiche. E allora, meglio che il vulnus si apra nella gola del montone, perché lui difficilmente potrà entrare in una cabina elettorale. Oscar Grazioli
Oggetto: Protezionisti del Veneto in corsa per le prossime elezioni regionali
Comunicato di sabato 22 gennaio 2005
AMBIENTALISTI ED ANIMALISTI DEL VENETO CORRERANNO COME INDIPENDENTI NELLE LISTE DEI VERDI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO. INIZIATIVA E CANDIDATI VERRANNO PRESENTATI DALL'ETOLOGO GIORGIO CELLI E DAL PROSINDACO DI VENEZIA GIANFRANCO BETTIN MERCOLEDI' 26 GENNAIO A TREVISO ALLE 11.30 IN UNA CONFERENZA STAMPA.
Il Consiglio regionale e la Giunta regionale del Veneto negli ultimi dieci anni hanno approvato una serie interminabile di leggi, leggine e delibere che hanno aggredito pesantemente la fauna selvatica e penalizzato gli ambienti naturali della nostra regione portando il Veneto ad avere anche il primato di regione d'Europa con il maggior numero di specie di uccelli cacciabili per legge. Recentemente sono state approvate delle norme che hanno consentito la caccia a specie protette, il condono edilizio anche in aree vincolate e protette, gravi deroghe sul divieto generale di effettuare nuovi pozzi d'acqua per le sole aziende che la imbottigliano a scopo di lucro, la destinazione di milioni di metri quadrati a nuove cave di ghiaia e di pietra che aprono ferite non rimarginabili, la distruzione d'intere campagne, l'esecuzione di lavori che hanno comportato degli scempi ambientali in territori di pregio tutelati anche dalla Comunità Europea. Stanchi di tutto questo, alcuni militanti di varie associazioni di volontariato del Veneto, forti delle loro esperienze e lotte decennali, legali e sul campo, in difesa dell'ambiente e degli animali, hanno deciso di mettersi attivamente in gioco per le prossime elezioni di rinnovo del Consiglio regionale e Presidente della Giunta del Veneto del 3 e 4 aprile 2005. Ogni cittadino di ciascuna delle sette province del Veneto potrà votare un candidato, di chiara ed indiscussa matrice ambientalista, in qualità di candidato indipendente nella lista dei Verdi per un impegno comune nella difesa dell'ambiente, della salute e della qualità della vita. In una conferenza che si terrà a Treviso presso la sala stampa (piano terra) della palazzina delle associazioni di volontariato di via Isonzo 10, mercoledì 26 gennaio 2005 alle ore 11.30, tale iniziativa, che non annovera precedenti nella nostra regione, verrà illustrata dal noto etologo Giorgio Celli, dal prosindaco di Venezia Gianfranco Bettin e dal musicista Bepi De Marzi dei Crodaioli, occasione nel corso della quale saranno presenti i sette candidati ambientalisti (uno per provincia). Renzo Rizzi del Coordinamento Protezionista ha dichiarato: "Auguriamo a questi nostri amici che da anni combattono a spada tratta per una migliore qualità della vita, la difesa dell'ambiente, degli animali e quindi dell'uomo, di raggiungere l'obiettivo di entrare nelle stanze dei bottoni dove da troppo tempo vengono prese decisioni a danno della salute di noi tutti, dell'ambiente e degli animali"
Coordinamento regionale dei candidati protezionisti.
BRESCELLO - Intervento in forze di carabinieri e polizia municipale in via Molino Caselle, a Brescello, dove si sono ritrovati diversi nuclei familiari di religione musulmana per celebrare la festa del sacrificio di Abramo che prevede l'uccisione rituale di un caprone, la cui carne viene poi mangiata per un terzo dai componenti della famiglia, per un terzo viene donata ad amici e vicini di casa, mentre l'ultimo terzo viene offerta ai pi ù poveri. La strada che da Coenzo conduce a Brescello l'altra mattina risultava completamente bloccata da auto e famiglie, con circa 500 persone che, alla presenza degli Imam della moschea di Reggio Emilia, celebravano la macellazione rituale legata alla festa religiosa; diversi anche i parmigiani di religione musulmana che si erano uniti alla macellazione celebrativa. Ad ospitare il rito, tre allevamenti di proprietà di pastori di origine siciliana, i quali avevano preparato per la vendita qualcosa come 320 caproni. L'intervento di una decina di carabinieri del nucleso antisofisticazioni alimentari, i Nas di Parma, una quindicina di carabinieri delle stazioni reggiane, tutti gli operatori della polizia municipale brescellese e 4 veterinari dell'Ausl reggiana ha bloccato la festa, in quanto di fatto era in corso una macellazione clandestina, priva di qualsiasi tipo di autorizzazione sanitaria. Le forze dell'ordine hanno provveduto a identificare almeno un centinaio di persone, con una cinquantina di verbali che sono stati redatti ad altrettanti cittadini trovati in possesso di parti di animali già macellati; per loro è scattata una sanzione amministrativa che potrebbe arrivare a costare loro 6mila euro a testa. Colpiti dal provvedimento amministrativo anche i pastori, che avevano provveduto a mettere a disposizione il luogo per la macellazione. Tutto è iniziato intorno alle 9: sulle rive dell'Enza le famiglie arrivavano seguendo una cartina predisposta dalla moschea di Reggio Emilia. L'itinerario terminava direttamente nei cortili degli allevamenti individuati dagli Iman reggiani. Qui il pastore offriva, per cifre pare comprese tra i 200 ed i 250 euro, gli animali ai fedeli; dopo aver ottenuto il capo ovino, gli uomini della famiglia raggiungevano il luogo dove tre religiosi vestiti di bianco sgozzavano i capi secondo i dettami del rito musulmano. Alcuni invece si allontanavano con il capo vivo, per raggiungere i centri di macellazione che sono rimasti aperti tutto il giorno per permettere la celebrazione del rito. Tre i macelli in provincia di Reggio disponibili ad operare nel pieno rispetto della legge. Il sindaco di Brescello, Giuseppe Vezzani, ha dovuto sottoscrivere un'ordinanza per permettere alle forze dell'ordine di distruggere i capi già macellati; 13 le carcasse ancora intere poste sotto sequestro, con un'altra ventina di capi che erano già stati macellati. « Abbiamo dovuto agire per far rispettare le normative sulla macellazione, che tra l'altro avveniva in precarie condizioni igienico e sanitarie - spiega il sindaco brescellese - ma da parte nostra vogliamo ribadire il massimo rispetto per la ricorrenza religiosa musulmana che si stava celebrando. Certamente si doveva pensare di effettuare tutte le operazioni nel pieno rispetto delle regole; purtroppo cosí non è stato » . Le carcasse poste sotto sequestro sono state caricate su un automezzo arrivato appositamente a Brescello e inviate ad un centro di distruzione.
Bocconi avvelenati nel cortile di casa
SORAGNA- Ancora bocconi avvelenati sul territorio di Soragna. Già nei mesi scorsi erano stati rinvenuti avanzi di carne intrisi di veleni e di anticrittogamici nella zona di Carzeto, verso San Secondo, e questo aveva non poco allarmato i possessori di cani delle campagne circostanti. Ugualmente, da pochi giorni, è stata la volta della zona vicina agli argini del torrente Rovacchia, sia verso Soragna che verso Fontanellato, dove sembrerebbe che un animale sia anche morto avvelenato, mentre altri sarebbero riusciti a sopravvivere con un'energica lavanda gastrica. Ieri è stata la volta di Asa, un bellissimo esemplare femminile di pastore tedesco, tre anni d'età, di proprietà del soragnese Luciano Ajolfi. Una mano ignota ha gettato nel cortile della villetta, posta a due passi dall'edificio scolastico, un grosso involucro di carne, preparato come un sandwich legato con filo di spago, contenente all'interno uno strato di sostanza pesticida. Già Asa ne stava addentando la parte esterna, quando il provvidenziale intervento della sua proprietaria ha posto fine a questo pasto che avrebbe potuto avere anche conseguenze letali per l'animale, al quale già in passato erano già stati gettati bocconi contenenti frammenti di vetri taglienti. Dell'accaduto sono stati informati i carabinieri e il servizio veterinario Ausl.
Emilio Nessi, le signore degli animali
Dieci donne coraggiose, dieci angeli che senza tanto clamore, giorno dopo giorno, svolgono la « missione » che si sono prefisse. La giovane guatemalteca che ha scelto il deserto del Sinai per prendersi cura delle cicogne; la signora inglese che dal nulla ha creato un ospedale per i ricci; la donna tedesca che negli anni Settanta ha lasciato tutto per stabilirsi nella foresta amazzonica - una povera palafitta per abitazione - per vivere una straordinaria amicizia con i bradipi; la biondissima ragazza sudafricana che ha fatto della tutela e dello studio dei pinguini di Halifax il suo lavoro; l'italiana che correndo pesanti rischi personali combatte quotidianamente la sua battaglia contro i bracconieri cercando di proteggere i falchi migratori nei loro « passaggi » sullo stretto di Messina. E poi ancora la signora dei cigni ( inglese), la signora delle tartarughe ( greca), la signora degli oranghi ( canadese), la signora delle foche ( olandese), la signora dei randagi ( italiana). Precise scelte di vita. Storie, di vita. Le racconta Emilio Nessi, giornalista e scrittore da sempre amico della natura e degli animali, in un volume, « L'Arca di Nessi » ( Panorama Editore), i cui proventi saranno devoluti alla Lipu ( a sostegno delle campagne antibracconaggio). « Le ho cercate, inseguite, conosciute in ogni angolo della Terra. Su spiagge deserte, nelle foreste, in montagna, nel ventre di un fiume o di un lago. Per incontrarle ho viaggiato a ogni latitudine e con ogni mezzo, in aereo e in canoa, in compagnia e in solitudine » , dice l'autore nella presentazione, dove con pochi tratti disegna davvero mirabilmente le sue protagoniste: « Personaggi che non sono personaggi. Donne semplici, ma tenaci. Dure, ma tenerissime. Sole. Motivate. Lontane anni luce dalle sirene della carta stampata, delle foto patinate, insensibili al fascino della tv. Un unico pensiero. Una missione: aiutare gli animali, piccoli e grandi. Del cielo e del mare, delle foreste e dei deserti. Pronte a tutto, anche a pagare lo scotto delle loro scelte: delusioni, sacrifici, sofferenze, lacrime » . Un bel libro davvero. Perchè nei suoi dieci ritratti, delineati girando mezzo mondo e incontrando ripetutamente queste « donne meravigliose » , l'autore sa far emergere tutta la loro forza: la forza di una scelta straordinaria - in senso etimologico - dettata dall'amore prima ancora che dall'interesse scientifico. Quelli di Nessi sono « profili » vivi, vitali, belli ( su tutti quello di Heidi Mosbacher, la « signora dei bradipi » vissuta per decenni - prima che il cancro la portasse via - in una casa- baracca nella foresta amazzonica): sono profili capaci di parlare. Di raccontare la meraviglia della natura ma anche quanto ( parecchio, è bene ribadirlo) gli uomini stiano facendo per distruggerla: dalle interminabili e « infernali » discariche a cielo aperto del Sinai, dove s'ammassano i rifiuti dei turisti del Mar Rosso e dove Annalise Castello Garrido va a « raccogliere » le sue cicogne ( lí in cerca di cibo), agli incendi tutt'altro che casuali delle foreste del Borneo e dell'Indonesia. Di fronte a tutto ciò, contro tutto ciò, queste figurine di donne vere ( non di plastica) e coraggiose, splendidamente tenaci, offrono una lezione di vita non comune. Chapeau.
Nuovo oggi Molise Isernia-provincia 23 gennaio 2005
Morti anche molti randagi. Denuncia ai carabinieri e una raccolta di firme per il comune Strage di cani, tutti avvelenati Nel giro di due giorni a Pozzilli ne sono stati uccisi quindici I padroni disperati: «Usato cibo mischiato a qualche pesticida»
POZZILLI - Una strage di cani. Quindici morti nel giro di due giorni. Avvelenati senza motivo apparente, con l'inganno di qualche succulento boccone. I loro padroni disperati ed increduli, ora cercano i responsabili e vogliono giustizia dopo essersi già rivolti ai carabinieri e aver spedito una raccolta di firme alle autorità. E' accaduto tra venerdì e sabato, in diverse zone di Pozzilli. A contattare Nuovo Molise è stata ieri sera Donatella Berlingieri, una della padrone delle povere bestiole eliminate senza pietà. Antonella ieri ha visto la propria Sissy, una pechinese di cinque anni, morirle tra le braccia, senza poter fare nulla. «Ci. siamo rivolti ai carabinieri e abbiamo già preparato una raccolta di firme da inviare innanzitutto al comune per protestare contro il fenomeno del randagismo - ci racconta tra le lacrime -. Non abbiamo idea di chi sia stato. Il veterinario ha detto che probabilmente per avvelenare i cani gli autori si sono serviti di una qualche sostanza pesticida usata in agricoltura mischiata a degli alimenti. Sono disperata. Sissy l'avevamo trovata mia figlia ed io e allevata con tanto amore». Una macabra e inquietante vicenda che ha origine già dalla scorsa estate quando si verificò il primo caso di avvelenamento di ben cinque cani, sempre a Pozzilli. Ad essere eliminati anche molti randagi, probabilmente da qualcuno che è assurdamente convinto che il problema dei cani senza un padrone possa essere risolto con lo sterminio. Nei prossimi giorni i proprietari dei 'fido' rimasti vittime dell'avvelenamento - cui fra l'altro verrà effettuata l'autopsia - si rivolgeranno all'istituto zooprofilattico di Isernia per avere risposte certe sulla morte assurda dei loro amici a 4 zampe.
Nuovo oggi Molise Campobasso 12 gennaio 2005
E' accaduto nelle campagne di Guardialfiera Uccisi cani «segugio» Il killer colpisce ancora Avvelenati durante una battuta
ANCORA cani avvelenati con bocconi killer. Un fatto che assume proporzioni sempre più grandi e preoccupanti. Dopo la morte per avvelenamento di circa dieci segugi avvenuta durante una battuta di caccia nelle campagne tra Campolieto e Morrone, domenica scorsa si è verificato un nuovo episodio. Dopo una battuta di caccia al cinghiale tra Guardialfera e Castelmauro, un cacciatore ha fatto rientro a casa con i suoi due esemplari. Che la mattina successiva ha trovato morti nella loro cuccia. Presumibilmente morte da avvelenamento. I due cani avrebbero mangiato durante la battuta alcuni bocconi di carne intrinsechi di sostanze nocive. Il proprietario dei due esemplari oltre ad aver chiesto un'analisi accurata sulle carcasse dei due cani da parte dei tecnici del settore affinchè accertino la morte per avvelenamento e chiariscano quale sostanza letale ne ha provocato il decesso, ha anche fatto formale denuncia dell'accaduto alle autorità competenti. Episodi di questo genere, tuttavia, stanno diventando un vero e proprio fenomeno nella realtà delle campagne molisane. Gli amanti degli animali e i proprietari degli stessi non escludono pesanti forme di protesta per chiedere interventi che tutelino le bestiole. Inoltre non sono escluse proposte per ottenere il rinforzo dei controlli nelle campagne finora oggetto degli attacchi verso gli amici «a quattro zampe». Riscontri potranno rivelarsi nei prossimi giorni. redeb
Savona No agli animali esotici adottate un randagio Invitiamo tutti coloro che desiderano un animale ad adottare un cane (o un gatto) randagio e non acquistare mai soggetti esotici, ricordando che il traffico di questi animali è, per volume d'affari, terzo al mondo dopo quello di armi e droga. E per ogni esemplare che arriva nei negozi di animali europei, almeno nove sono morti per i traumi della cattura, del trasporto e della detenzione. Il discorso vale anche per le specie esotiche allevate per scopi commerciali, come le iguana, o i furetti (che vengono mutilati delle maleodoranti ghiandole paranali, malgrado si tratti di un'operazione che li indebolisce e ne riduce il periodo di vita). Passata la moda o la voglia, l'animale finisce nei boschi, a morire per le condizioni climatiche sfavorevoli (come il pitone di sei metri abbandonato due anni fa a Cadibona) o a riprodursi e a diventare un problema (come lo scoiattolo americano e la tartaruga acquatica). Abbiamo recentemente proposto ai sindaci savonesi un regolamento organico sulla tutela degli animali, in cui viene decisamente scoraggiato il commercio e l'acquisto di questi animali. Enpa Savona
La curiosità Nel parco i cinghiali mettono l'"orecchino"
Lerma La vita del guardiaparco sembra tranquilla. Lunghe passeggiate e splendidi panorami. Invece c'è chi si cerca le grane. «Abbiamo "marcato" il primo cinghiale a luglio dello scorso anno e proseguiremo fino al 2006. L'obiettivo è identificare almeno un centinaio di esemplari all'anno, per fotografare con precisione la popolazione presente nell'area protetta». A raccontarlo è Gabriele Panizza, guardiaparco alle Capanne di Marcarolo, responsabile di un programma di studio che nei prossimi anni potrà far luce su un animale ancora misterioso. Un progetto pilota, che conta sull'avallo dell'autorevole Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. «Abbiamo un'idea molto vaga circa abitudini, consistenza numerica e grado di mobilità di questi ungulati - spiega Panizza - In caso di ricattura la "marca" ci fornirà informazioni precise circa lo sviluppo dell'animale». Un accordo con i cacciatori della zona prevede che gli esemplari abbattti e dotati dell'apposita borchia vengano tempestivamente segnalati all'Ente Parco. Questo potrà dare agli uomini delle Capanne un'idea chiara degli spostamenti. L'operazione di marcatura consiste nell'apporre sull'orecchio di ogni animale una borchia di plastica. Particolarissima e indolore per gli animali la tecnica di cattura. Vengono posizionate gabbie contenenti mais in luoghi "strategici". Il cinghiale ne va ghiotto e, attirato dal cibo, entra nella gabbia restando automaticamente intrappolato. «Il bello viene da questo momento in poi - spiega Panizza - perché per apporre la marca il cinghiale deve essere immobilizzato». Una bella iniezione di sonnifero? Sarebbe troppo facile: la soluzione proposta è un'altra. «L'anestetico potrebbe creargli problemi - dettaglia Panizza - Una volta in gabbia il suo tasso di adrenalina è altissimo. Si rischia di sbagliare il dosaggio». Così si deve farne a meno. Alle Capanne si sono inventati una gabbia speciale, dotata di parete mobile, che viene posizionata di fronte a quella in cui è rimasto intrappolato il cinghiale. All'apertura di questa, l'animale si slancia nella seconda. Facendo leva sulla parete mobile gli uomini del parco riescono poi a spingere il cinghiale contro la parete opposta, immobilizzandolo. In quella posizione, finalmente, può essere marcato. «Una bella esperienza, se ti trovi a dover affrontare un bestione di 142 chili, come è capitato qualche mese fa - conclude il guardiaparco - Una vera tigre. Un animale splendido, ma decisamente un po' troppo vivace». Raffaella Romagnolo
la festa islamica Il sindaco annuncia una lettera di protesta ai parlamentari Sacrificati al macello una trentina di agnelli
(c. cat.) Una trentina di capi sacrificati ieri, e almeno altrettanti che lo saranno oggi. E' questo il bilancio della festa del sacrificio - ossia una delle più importanti festività islamiche - nel macello della città del mobile. Ieri, infatti, come vuole la tradizione islamica, e come regolano le nostre leggi - visto che chi si è recato al macello comunale lo ha fatto nel rispetto di tutte le normative - sono stati macellati una trentina di agnelloni (animali di circa un anno di vita) grazie al lavoro di cinque macellai «esperti», come spiegano gli operatori del macello, che dalla mattinata sino alle 16 di ieri si sono alternati nella macellazione rituale degli animali. Una macellazione che però non ha mancato di sollevare polemiche, in città, in provincia e nel resto d'Italia, visto che il metodo che i fedeli dell'islam utilizzano per il sacrificio rituale è un taglio netto, con un coltello ben affilato, alla gola dell'animale: una procedura diversa da quella utilizzata nelle nostre macellerie, che prevede lo stordimento prima dell'uccisione vera e propria. Così nei giorni scorsi le associazioni animaliste si sono rivolte ai musulmani per chiedere, come spiegava il presidente provinciale dell'Enpa, Marco Marelli, «di dare prova di lungimiranza e apertura, stordendo gli animali prima della macellazione per ridurre le loro sofferenze, tanto più che il farlo non contrasta con i principi della macellazione rituale». Da parte sua il sindaco Tiziana Sala, dopo aver accertato che non può negare l'uso del macello canturino, ha annunciato che nella giornata di oggi si rivolgerà con una lettera ad alcuni parlamentari per chiedere che si vieti per legge questo tipo di macellazione.
cani, gatti & co. I nostri amici torturati per testare uno shampoo
di Michela V. Brambilla
Quello sull'opportunità e i limiti della sperimentazione animale è uno dei dibattiti più accesi e intramontabili della bioetica. Tradizionalmente alimentato dalla contrapposizione tra gli argomenti razionali degli scienziati da un lato e le rivendicazioni morali degli animalisti dall'altro, si è da qualche tempo spostato su un piano diverso. Così, anche in seno alla comunità scientifica dei ricercatori, c'è chi sta cominciando a sollevare qualche perplessità sul ricorso alla vivisezione e si comincia a sentire parlare del diritto degli animali alla vita e al benessere. Recentemente, persino dalle pagine del «British Medical Journal» è arrivata una valutazione di merito sulla sperimentazione animale che lancia una sfida alla fiducia della sua attendibilità e utilità tout court e offre una conferma alle perplessità sollevate dalle ormai numerose associazioni, nazionali e internazionali, di medici e ricercatori scettici. Le conclusioni sono molto chiare: il modello sperimentale animale è troppo diverso da quello umano e, pertanto, utilizzare come assoluti i risultati della vivisezione potrebbe addirittura essere fuorviante per la ricerca. Intanto, sono oltre un milione gli animali che vengono torturati ogni anno dall'industria dei cosmetici e da quella farmaceutica. Lo ha reso noto, nei giorni scorsi, il ministero della Salute in un rapporto sulle bestiole che in Italia vengono utilizzati per fini scientifici o sperimentali. Sorpresi e indignati, gli animalisti hanno invano lanciato accuse e proteste contro quella che hanno definito essere «una barbarie legalizzata». In particolare i dati resi noti dal ministero della Salute, parlano di 923.594 animali utilizzati nel 2001, 924.889 nel 2002 e 886.559 nel 2003. Diverse le specie adoperate, tra cui soprattutto topi, ratti e porcellini d'India ma non mancano cani, gatti, conigli, cavalli, asini, suini e persino uccelli, rettili, anfibi e pesci. Il decreto legislativo che regola gli esperimenti sugli animali è quasi una farsa: al controllo sono possibili troppe deroghe. E' sufficiente che i cosiddetti stabilimenti utilizzatori, una volta ottenuta l'autorizzazione generica, inviino una semplice comunicazione al Ministero per evitare il successivo controllo. Risulta poi anacronistico il fatto che sia proprio agli utilizzatori stessi la responsabilità dei controlli, in un ambito delicato come quello della vivisezione e della sofferenza animale, quando è logico ritenere che essi dovrebbero essere compiuti da un'autorità superiore ed estranea. Ma come vengono utilizzati gli animali cavia? Dai dati forniti dal Ministero risulta che 167.287 animali sono stati adoperati per testare prodotti o apparecchi per medicina umana, odontoiatria e veterinaria; 9.577 testati per sostanze utilizzate nell'industria e 4.372 per prodotti d'uso domestico; 18.619 per testare additivi alimentari. I numeri sono impressionanti e non tengono conto dei numerosi esperimenti che vengono condotti senza essere opportunamente dichiarati, al contrario di quanto prevede la normativa. Quello che sorprende e amareggia amanti degli animali e non solo, è anche l'alto numero di bestiole torturate non certo in nome della scienza ma di uno shampoo o di un detersivo. In tutti questi casi risulta davvero impossibile tollerare la sperimentazione. Anche in Italia, intanto, si lavora allo studio di metodi alternativi alla vivisezione, ambiti dai ricercatori anche perché implicherebbero una riduzione di costi. All'Università «La Sapienza» di Roma, ad esempio, si lavora da tempo su un brevetto mirato a sostituire la sperimentazione animale con test in provetta su colture di cellule rese immortali. La tecnica permetterebbe di valutare la nocività delle sostanze chimiche utilizzando solo cellule epatiche modificate geneticamente che, una volta giunte a maturazione, non muoiono.
SCRIVETE A "CANI, GATTI & CO." LA PROVINCIA DI LECCO - VIA RAFFAELLO 21, 23900, LECCO
Ogni volta mi dico che deve esistere un limite all'umana cattiveria nei confronti degli animali e ogni volta il limite si sposta, sempre più in basso. La storia di Mosè, il pastore maremmano così chiamato per essere stato salvato dai pompieri nelle acque del Redefossi a Milano, fa gridare allo scandolo, alla vergogna, all'obbrobrio dell'arroganza di chi si sente forte con i deboli solo perchè ha i galloni. Era divenuto da otto anni non solo la mascotte della caserma milanese di piazzale Cuoco, ma un vero e proprio collega che faceva la guardia quando la squadra usciva per un'emergenza. Ligio al dovere si prendeva un'unica licenza. Durante la ricreazione del confinante asilo si lasciava accarezzare dai bambini che si mettevano in fila tutte le mattine. Poi tornava il pompiere Mosè, rispettato e amato dai suoi 48 "colleghi". Fino a quella maledetta notte, quando Mosè ha osato annusare un intruso che non aveva mai fiutato e tentava di entrare in caserma. Vista l'insistenza Mosè l'ha anche tirato per una manica. Non poteva sapere, il povero testone peloso, che il forestiero era in nuovo comandante e non poteva immaginare che fosse talmente perfido da spolverare i regolamenti e trasferirlo in un canile della provincia. Perchè non sentiva più "la squilla"? Perchè doveva fare la guardia a gabbie piene di cani da guardia abbandonati? E dov'erano gli amici pompieri, dove i bambini con le loro manine? Disorientato e depresso Mosè è stato portato presso un privato ma continua a non capire. Ringrazia chi lo ospita ma non capisce. Tutti i suoi "colleghi" lo vogliono un caserma ma il comandante no. Sappia, signor comandante, che i pastori maremmani vivono mediamente 8-9 anni. Mosè è vecchio e soffre di artrosi come tutti i bravi vecchi. La sua vita volge al confine. Se la sente proprio di negare al pompiere Mosè di dormire al calduccio e di salire gli ultimi rapidi gradini della vita, in mezzo al conforto di amici grandi e piccini? Nella vana ricerca di parlare di persona, ci è parso ieri che la risposta potrebbe essere - Sì, me la sento. Mosè alla caserma non ci torna. Il suo posto è al canile..- Se è così noi non abbiamo l'autorità di "reinserire" questo vecchio pompiere peloso nei suoi ranghi, ma abbiamo la libertà di dedicare, ogni giorno uno spazio sul giornale interpellando il sindaco, il prefetto, l'assessore la giunta e se non basta il ministero della Difesa, fino al Premier e al Presidente della repubblica. Chiameremo a raccolta tutti gli animalisti per un bel girotondo attorno alla caserma. Se ne fanno per ogni menata in Italia. Per un caso come quello di Mosè facciamone cento. Ne vale la pena, signor comandante, perchè quello che lei sta offrendo è un vero pezzo di perfidia e scelleratezza offerto con il piglio di chi vuole ostentare palle e stivali. E' una piccola carognata insomma, nei confronti di un vecchio e buon cane e dei suoi "commilitoni". Quella caserma non sarà la Terra Promessa da Javeh a Mosè e il nostro Mosè non è capace di fare miracoli nè di inviare le piaghe contro il faraone. Quella caserma è la sua casa da quando è nato e lì deve poter vivere quanto gli rimane della sua vita in pace. Lei mostri regolamenti e galloni. Noi faremo la nostra parte. Ne stia certo.
Oggetto: Panorama: Ma è una tigre o un codice a barre?
Ma è una tigre o un codice a barre? di Roberto Verrastro 21/1/2005
Su un numero di specie viventi stimato fra 10 e 100 milioni, solo 1 milione 700 mila sono state formalmente descritte. Un ricercatore svedese ha avuto perciò un'idea. Copiandola dal supermercato, con l'aiuto di internet.
Si fa presto a dire tigre, o sogliola. Una tale approssimazione nel definire le specie animali non farebbe felice Paul Hebert, ricercatore presso il dipartimento di zoologia dell'Università canadese di Guelph, nell'Ontario. Come avrebbe indisposto Linneo, il naturalista svedese che circa due secoli e mezzo fa pose le basi della moderna classificazione delle specie viventi. C'è però una differenza tra i due: Hebert sa cos'è un supermercato e, in particolare, il bip che risuona alla cassa accompagnando lo scorrere dei prodotti acquistati. Il codice a barre che li identifica ha suggerito a Hebert che un analogo sistema di riconoscimento possa esistere in natura per classificare le specie animali, compito tutt'altro che semplice, se si considera che su un numero di specie viventi sul nostro pianeta stimato fra 10 e 100 milioni fino a oggi solo 1 milione 700 mila sono state formalmente descritte (comunque troppe per la nostra mente, che è ritenuta in grado di riconoscerne non più di mille).
CARTA DI IDENTITÀ NELLE CELLULE La tecnica proposta da Hebert si chiama Dna Barcoding, o codice a barre genetico, la carta di identità dell'animale rintracciabile nei mitocondri. Questi ultimi, composti da due membrane concentriche, sono il serbatoio di energia delle cellule, perché in essi hanno luogo le reazioni della catena respiratoria. Più precisamente, il codice a barre genetico si trova nel gene mitocondriale COI (Citocromo C Ossidasi I), caratterizzato da una sequenza di basi chimiche (adenina, timina, guanina e citosina) che è identica negli esemplari di una stessa specie, proprio come avviene al supermercato per il codice a barre stampato sulle diverse confezioni dello stesso prodotto.
FARFALLA IN COSTA RICA Il codice a barre genetico serve soprattutto a classificare nuove specie animali: insieme ad alcuni colleghi statunitensi, Hebert ha per esempio condotto uno studio su 484 esemplari di Astraptes fulgerator della Costa Rica, una farfalla descritta per la prima volta nel 1775, scoprendo grazie a questa tecnica che in realtà ne esistono dieci specie diverse, a cui sono state attribuite nomi come trigo, loncho, fabov, sennov e byttner, che di certo non faciliteranno il loro riconoscimento a vista. Poco male, visto che l'obiettivo di Paul Hebert è ipertecnologico, e lo persegue con determinazione, incurante dei dubbi sollevati da altri scienziati, non del tutto convinti che la sequenza identificativa di una specie si trovi proprio nel gene mitocondriale COI, o comunque scettici sul fatto che la stessa sequenza, pur all'interno della stessa specie, non ammetta mai variazioni individuali.
TOCCO DI MODERNITÀ Per dare al nuovo sistema di classificazione un tocco di modernità in più, Hebert è infatti convinto che non si possa fare a meno di internet e ritiene che entro vent'anni potrebbero essere raccolti e messi a disposizione in rete i codici a barre genetici di circa 10 milioni di specie, assecondando così il desiderio dei biologi di disporre di una classificazione completa degli esseri viventi. Nel frattempo Hebert ritiene realizzabile un obiettivo di medio periodo, in un arco di tempo ipotizzabile tra cinque e dieci anni: la creazione di un pratico apparecchio delle dimensioni di un telefonino che, collegato a un database contenente tutti i codici a barre genetici conosciuti, permetterebbe di eseguire in pochi minuti il riconoscimento della specie animale a cui appartiene l'esemplare che ci si trova di fronte.
PRESTIGIOSA CORNICE Su queste e altre interessanti prospettive del Dna Barcoding, come le sue possibili applicazioni in agricoltura e nella tutela dell'ambiente, farà il punto il primo convegno internazionale dedicato a questa tecnica, che si terrà a Londra dal 7 al 9 febbraio prossimi, nella prestigiosa cornice del Museo di storia naturale.
Niente fondi: a rischio la sorte di oltre settecento cavallini Dal nostro inviato Lucio Salis TuiliL'uomo che sussurra ai cavallini vuole un parco. Mentre mezza Sardegna contesta quelle che definisce riserve indiane, Raffaele Sanna, presidente della Comunità montana Sa Giara, è convinto che il parco rappresenti per i cavallini l'unica possibilità di salvezza: «Abbiamo già tutti i vincoli, ci possono arrivare solo vantaggi, ma in Regione neppure ci ascoltano». La Comunità montana, formata da tre paesi, Gesturi, Setzu e Tuili, ha una superficie di 7209 ettari e una popolazione di 2781abitanti. Sarebbe addirittura la più piccola se a questa gara al contrario non partecipasse la Comunità del Mulargia Flumendosa, con due soli centri abitati: Mandas e Siurgus Donigala. Sa Jiara annovera anche uno dei villaggi meno popolati della Sardegna: Setzu, appena 166 abitanti, rivendica tuttavia il merito storico di aver ospitato, una ventina di anni fa, la prima assemblea delle Comunità montane delle Sardegna. E scusate se è poco. Medaglie a parte, Sanna non si preoccupa delle dimensioni del suo ente, perché possiede una ricchezza assolutamente unica, i cavallini, cui dedica buona parte delle risorse del bilancio. Tutto questo però, non basta ad assicurare sonni tranquilli a lui e ai suoi colleghi di giunta: Antonina Marongiu, Vanduccio Mura e Marco Mura (Gesturi), (Giovanni Cotza (Setzu) e Pietro Cera (Tuili). Perché è vero che i cavallini sono una sorta di reperto archeologico vivente, unica speranza di sviluppo per la zona, ma custodirli e curarli costa troppo. Soprattutto in un ambiente umano vivace come quello della Giara. In soldoni, Sanna e compagni si trovano nella scomoda posizione di quei nobili decaduti, titolari di un castello, senza le risorse per mantenerlo. «Ormai siamo allo stremo, se la Regione non ci aiuta, saremo costretti a cedere i cavallini a qualche associazione ambientalista». Su una situazione già abbastanza grave, incombe ora la Legge Finanziaria della Regione, che ridurrà drasticamente il numero delle Comunità montane, cancellando soprattutto i presunti paesi montani fronte mare. «Sotto questo profilo, Sa Giara non ha da preoccuparsi, perché abbiamo ben 4500 ettari a 600 metri sul livello del mare, cioè oltre i 400 metri previsti dalla Regione. Il vero problema è la popolazione, che nei nostri paesi non raggiunge i 5000 abitanti, come prevedono le nuove norme». Pazienza, il presidente non ne fa un dramma «vuol dire che la nostra comunità sarà assorbita da quella di Isili, che sembra avere tutte le carte in regola». Anche perché sarà vero che piccolo è bello, ma è anche scomodo. L'ente, tra contributi statali (75 per cento) e regionali (25), vivacchia infatti con circa 360 mila euro all'anno. Il 60 per cento se ne va per le spese correnti (4 impiegati, uffici ecc.) il 40 per le attività istituzionali. Il presidente incide per 1100 euro al mese, gli assessori 130 ciascuno. Con queste cifre è dura tirare avanti. Soprattutto quando bisogna badare a un numero sempre maggiore di cavalli. In seguito al crescente disimpegno dei proprietari, nel '97 la Comunità ne ha acquistato 180. Tre anni fa altri 300, con 400 milioni stanziati dalla Regione. Da allora, le mandrie sono cresciute sino a contare gli attuali 700 capi. «Un risultato raggiunto grazie al nostro impegno, ma non è stato facile assicurare l'acqua con le autobotti d'estate e le cure veterinarie. Gli animali vengono seguiti dalla Asl di Sanluri, che li ha catalogati tramite microchip, operazione abbastanza onerosa che ha sostituito la marchiatura». La custodia è assicurata dalla passione di quattro soci della cooperativa "La Sughereta" che si accontentano di uno stipendio di 500 euro al mese «ma grossi problemi nascono dalla convivenza con bovini e ovini che i proprietari lasciano a pascolo brado. Nei casi di violazione dei vincoli, i sindaci devono intervenire, e non è facile». Non è facile perché devono trasformarsi in sceriffi, scatenando tensioni che a volte sfociano in rappresaglie contro i cavallini. Quando proprio va bene, devono lottare contro la burocrazia: «L'anno scorso la Regione ci aveva concesso un contributo di 50 milioni. Ma non siamo riusciti a riscuoterlo perché, alla fine, gli uffici hanno scoperto che i nostri cavallini non potevano essere considerati fauna selvatica. Così non si può andare avanti». Ha voglia di alzare bandiera bianca, Sanna, e oggi conta di distribuire in Consiglio regionale una sorta di dichiarazione di resa, «eppure non siamo rimasti con le mani in mano: oltre a curare i cavalli, abbiamo collaborato col Comune per portare l'acqua sulla Giara, sostenuto la Compagnia barracellare, realizzato una fototeca con le immagini storiche del territorio e pubblicato alcuni libri. Perché è importante il futuro, ma non bisogna trascurare la memoria».
Caserta, l'area destinata al bracconaggio diventerà oasi ecologica. Indagava il carabiniere che catturò Riina «Ultimo» contro la camorra: sequestrata la riserva di caccia dei boss
NAPOLI - Si chiama operazione «Volo libero» l'indagine sul bracconaggio condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e affidata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) che ha portato ieri al sequestro in territorio casertano di 20 ettari di terreno sui quali erano stati formati dei laghi artificiali, e di una cinquantina di bunker costruiti abusivamente per favorire l'illecita attività dei cacciatori, oltre alla denuncia di 11 persone accusate di disastro ambientale, furto di acqua, e violazione delle norme sulla caccia. Al lavoro di indagine, durato 4 anni e ancora non del tutto concluso, ha preso parte con un ruolo rilevante anche l'ufficiale dei carabinieri divenuto famoso con il soprannome di Ultimo, il militare che con i gradi di capitano guidava la squadra che catturò a Palermo Salvatore Riina. Oggi Ultimo è un ufficiale superiore dei carabinieri in servizio al Noe, e in questa indagine, sia pure indirettamente, si è trovato a indagare sulla criminalità organizzata. Perché la zona in cui sono stati scoperti bunker e laghetti abusivi, a ridosso della statale Domiziana, è fortemente controllata dalla camorra, e quindi gli investigatori sono portati a ritenere che in gioco ci siano gli interessi dei clan. Il giro d'affari che ruotava intorno al bracconaggio era ingente. I bunker venivano affittati a cifre oscillanti tra i 7.500 e i quindicimila euro al mese. Le specie di uccelli rimaste vittime dei bracconieri sono molto rare e preziose: aironi, fenicotteri, falchi di palude e cavalieri d'Italia. Un solo esemplare di questi uccelli, tra i collezionisti di animali imbalsamati, vale migliaia di euro. Molte migliaia sarebbero i volatili uccisi in questi anni nell'entroterra casertano. Al massacro avrebbero preso parte insospettabili professionisti, che secondo i magistrati, affittavano i bunker sapendo di agire in violazione delle leggi sulla caccia. A far partire le indagini furono le denunce delle associazioni di ambientalisti. In quattro anni i militari hanno controllato quasi metro per metro la boscaglia sopravvissuta alla speculazione edilizia nel territorio domiziano, scoprendo, oltre ai bunker, i laghi e gli acquitrini artificiali, creati deviando corsi d'acqua, che potrebbero essere serviti come discariche per i traffici della camorra. «Oggi restituiamo allo Stato una fetta di territorio», ha detto il pm Donato Ceglie, che ha coordinato l'inchiesta. Mentre il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Marino Maffei, ha sottolineato che per troppo tempo in quella zona «sono mancati i necessari controlli». Entusiasta il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: «Hanno vinto la legalità e l'ambiente» ha detto annunciando il recupero delle aree sequestrate. «Là dove la camorra esercitava attività che hanno degradato il territorio e messo in pericolo specie protette, sarà istituita una riserva naturale. Simbolo della recuperata legalità». F. B.
Roma Quando il gattino diventa un cavallo di Troia di MARGHERITA D'AMICO
Ogni Natale un dentista romano porta in vacanza a Cortina la moglie Annamaria, la figlia Ilaria e le nipotine Margherita e Maria Cristina. Cinque inverni fa la prima ha quattro anni e mezzo, la seconda tre. È una giornata incantevole e la famiglia ha prenotato un giro nel bosco a bordo di una carrozza-slitta trainata da un grande cavallo. Ilaria decide di godersi da terra il quadro rimanendo a prendere il sole, mentre nonni e bambine salgono a bordo. Il postiglione chiacchiera giù accanto alla vettura, quando due cani s'infilano fra le gambe dell'equino e lo mordono. L'uomo non fa in tempo a trattenere le briglie che il cavallo, spaventato, parte al galoppo in mezzo agli alberi. La carrozza con i passeggeri abbandonati e sbalzati da tutte le parti urta fra i tronchi, caracolla e sbanda senza direzione. Ilaria guarda pietrificata senza nemmeno riuscire a urlare, l'idillio muta in tragedia. L'unico a non perdersi d'animo è il dottore. Acciuffa la nipote più piccola, poco più di un fagottino imbacuccato che vola da un sedile all'altro, e la lancia all'indietro dentro un cumulo di neve. Quindi si appresta a fare altrettanto con la maggiore quando la carrozza s'inclina di lato e sua moglie viene sbalzata fuori, rimanendo incastrata con un piede e trascinata. Al momento del ribaltamento, quando il cavallo frena di fronte a una staccionata, egli riesce solo a far scudo alla bimba con il proprio corpo. Riemergendo trova Annamaria in una pozza di sangue e Ilaria che finalmente grida. La signora si rianima, anche se ha tagli e muscoli lacerati, mentre Margherita viene ripresa in fuga nel bosco. Da allora, se in vicinanza di Ilaria la parola «cane» non è gradita, «cavallo» è proprio al bando. Margherita e Maria Cristina, innamorate di tutti gli animali, protestano. C'erano loro, in definitiva, su quella slitta! Ma hanno di recente conquistato un compromesso; almeno l'ingresso in casa di una gatta: Lisa.
FIDENZA - Doveva allietare la mensa del pranzo natalizio e invece l'oca Guendalina adesso vive felice e contenta all'Oasi Angels di Ponte Taro. Due coniugi della zona l'avevano acquistata per mangiarla a Natale, ma il figlio si è perdutamente innamorato di questa bella oca bianca e quando è stato il momento di tirarle il collo, l'ha rapita e nascosta. Finite le feste con la sua Guendy si è recato all'Oasi chiedendo ai volontari se potevano ospitarla. E cosí l'oca è stata accolta in questo piccolo angolo di paradiso per gli amici a quattro e due zampe. Subito ha familiarizzato con altre due oche maschio, « Ginger » e « Fred » e i tre sono diventati indivisibili. Ma anche la maialina « Claretta » è scampata a morte sicura, dopo che due ragazze, due anni fa, l'avevano trovata piccola che vagava in un campo nel genovese. L'avevano portata a casa e allevata insieme ai loro cani. Macresciuta, la maialina, era diventata ingestibile. Cosí trovata su Internet l'Oasi di Ponte Taro, le ragazze avevano noleggiato un furgone per portare Claretta al sicuro. Da allora vive lí con tutti gli altri animali. E che dire del montone « Spartaco » scampato al rito della pasqua islamica. Semi sgozzato il povero animale era riuscito a scappare e grazie alla segnalazione di alcuni volontari era stato messo al sicuro all'Oasi. « Spartaco » vive praticamente in simbiosi con la dolce cavallina « Milly » , già prenotata per la macellazione dopo vent'anni di inferno. Storie malinconiche e struggenti che si intrecciano e che sembrano favole a lieto fine. Come quella di un altro coraggioso ospite, il pastore belga Wolf, che durante una paurosa alluvione aveva portato in salvo tutti i micetti cuccioli.
A distanze di un mese dalla morte di due pastori tedeschi, sabato anche una decina di gatti sono stati trovati uccisi da un veleno mortale in numerose proprietà private nelle zone alte del comune lacchese
Genni Ferrandino | Forio - Pare si tratti di una cattiva azione compiuta di proposito da un vicino di casa. Questo il primo punto accertato dai carabinieri a seguito delle testimonianze e le indagini del caso. Per gli amanti degli animali di sicuro è stato un colpo, soprattutto per i più piccoli. La notte fra venerdì e sabato nel terreno di proprietà di Mario Buono, 48 anni, residente nei pressi del Fango, sono stati trovati una decina di gatti di razza, con tanto di pedigree e collare, uccisi. I felini erano sistemati in un capannone non molto distante dall'abitazione del Buono. La scoperta è stata fatta dalla nipotina del signor Mario che ogni giorno, quando esce da scuola, la prima cosa che desidera fare è quella di andare a salutare quei gattini. Una terribile scoperta per una bambina di nove anni che ha trovato davanti a se una scena che difficilmente scorderà. I felini erano distesi al suolo con un liquido schiumoso che fuoriusciva dalla bocca: erano stati barbaramente uccisi con un veleno mortale. La storia inizia un pò di tempo fa, quando il vicino di casa del Buono aveva più volte urlato dalla finestra della sua abitazione che i quei gatti lo infastidivano ed entravano continuamente nella sua proprietà, danneggiando le colture. Una baggianata bella e buona, perché i felini, secondo quanto ci ha raccontato la nostra interlocutrice, non si spostano mai dal loro territor io, anche perché, essendo di razza, sono abituati a non allontanarsi. E dopo le accuse, ecco che si aggiungevano anche le minacce, del tipo "se non te ne vai con questi gatti schifosi te li ammazzo". Solo un mese fa al Buono furono uccisi anche due bei esemplari di pastori tedeschi e sempre con il veleno. Chissà per mano di chi! una questione questa ancora da scoprire. A questo punto il Buono senza pensarci su due volte, ha denunciato i fatti ai carabinieri e tutelarsi dalle manie di chiunque.
Da:"mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...> Data: Mar 25 Gen 2005 10:48am Oggetto: BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA
COMUNE DI ROMA VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO UFFICIO DIRITTI ANIMALI ON. MONICA CIRINNA'
Roma, 25 Gennaio 2005
COMUNICATO STAMPA
BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA
"Con l'approvazione del bilancio comunale durante la scorsa notte sono stati assegnati anche 165mila euro per cani e gatti: nello specifico 100mila euro sul piano investimenti per le strutture di accoglienza (ristrutturazioni di manufatti adibiti a ricovero di cani e gatti) e altri 65mila euro di spesa corrente per le oasi feline comunali". E' quanto precisa la consigliera delegata ai Diritti degli Animali del Campidoglio Monica Cirinnà, che ricorda anche le misure anti-freddo già adottate dal Comune: "Abbiamo spostato i cani anziani e a pelo raso nel canile di Muratella che ha una parte di gabbie riscaldate e abbiamo attrezzato con lampade infrarossi l'oasi felina di Porta Portese che ospita circa 80 gatti vittime di incidenti d'auto. L'Alitalia, infine, ci ha donato le coperte utilizzate in aereo e poi dimesse, che sono già state distribuite nelle strutture di Muratella, Porta Portese, Casa Luca e il Poverello".
I vigili di piazzale Cuoco: il pastore maremmano è il nostro portafortuna, non potevamo perderlo Mosè, la mascotte dei pompieri, è tornato in caserma Otto anni «di servizio», poi la «condanna» Gara di solidarietà tra i milanesi per salvarlo L'abbraccio dei «colleghi»: resterà sempre con noi
E alla fine Mosè è stato salvato di nuovo. Il pastore maremmano che un regolamento di ferro aveva cacciato dalla caserma dei pompieri di Piazzale Cuoco, destinandolo al canile, alla fine è tornato a casa. L'avventura di Mosè ha inizio ben otto anni fa, quando, ancora cucciolotto era stato strappato dalle acque del canale Redefossi. Un salvataggio vero e proprio. Nonostante la brutta stagione, un paio di pompieri si erano buttati per strapparlo alla corrente. Bagnato e tremante, il piccolo «palla di neve», questo il primo nome affibbiatogli per via della sua pelliccia, era stato portato in caserma. E qui, immediatamente, ribattezzato Mosè: eletto seduta stante dai suoi salvatori come la mascotte di Piazzale Cuoco. Per otto anni il quattrozampe ha fatto la guardia alla sede di servizio. Coccolato con affetto. Anche i bambini di una vicina scuola elementare si fermavano spesso a giocare con lui. Mosè li aspettava al cancello e, quando li vedeva arrivare, cominciava a scodinzolare. Mai uno scatto d'ira, mai una palese insofferenza. Con gioia amava ricevere le carezze dei suoi piccoli fan. Tutto bene sino ad una decina di giorni or sono, quando nella sede di servizio si era recato per un sopralluogo il nuovo vicecomandante dei vigili del fuoco di Milano Giuseppe Maria Mancini. Per Mosè è un estraneo. E dopo aver ringhiato strattona la manica della sua giacca. Immediata scatta la sua condanna. Il cane - ordina con fare perentorio lo stesso vice comandante - non può stare in caserma. «Il suo posto è al canile», dice. A nulla valgono gli appelli degli stessi pompieri. Così una mattina, con una campagnola, il maremmano viene portato via. Mosè non la prende bene, smette di mangiare. Dopo tre giorni di digiuno viene soccorso e trasferito presso un maneggio di cavalli. E qui, a contatto con i suoi amici pompieri che trascorrono il tempo libero con lui, ricomincia almeno a spizzicare qualcosa. Ma la notizia del suo allontanamento, nel frattempo, fa scattare una gara di solidarietà da parte dei cittadini milanesi che di persona, ma anche con fax e telefonate, sollecitano il comando a riprendere l'animale. Finché ieri è arrivata la svolta. E verso le tre del pomeriggio Mosé, su un mezzo simile a quello che l'aveva portato via, ha fatto ritorno in caserma: accolto non solo dai vigli del fuoco di turno ma anche da diversi loro colleghi fuori servizio, venuti apposta, e da una piccola folla dei cittadini che in questi giorni avevano tifato per lui. È lo stesso comandante Leonardo Denaro, in conclusione, a buttare...acqua sul fuoco: «È stato tutto un equivoco, noi gli animali siamo abituati a salvarli, figuriamoci se ci faceva piacere mandarne uno al canile... No, la mascotte di piazzale Cuoco resterà con i vigili». Mosè si guarda intorno, ispeziona il grande cortile. Alcuni pompieri, nel frattempo stanno lavorando per costruire una nuova cuccia. Emilio Nessi
Scelti due "trovatelli" per il musical "Chitty Chitty Bang Bang" Dopo i provini sono stati "promossi" un segugio e un collie Broadway, attori a 4 zampe Un casting per cani randagi E dopo il palcoscenico, vivranno in una fattoria nel Connecticut di MATTEO TONELLI
NEW YORK - Mai come questa volta la frase "recita da cani" può essere azzeccata. Sul palco di Broadway sono nate due 'stelle': Fred e Argyle. Il primo è un bastardino di otto mesi con tratti da segugio, l'altro un collie di dieci mesi con un muso lungo e appuntito. Sono loro ad aver vinto l'audizione per partecipare al musical tratto dal film "Chitty Chitty Bang Bang". E, cosa ancora più importante, un futuro non più da randagi o in un canile ma in una confortevole e accogliente fattoria del Connecticut. Il cui proprietario è quel Bill Berloni che si è occupato dell'insolito casting a quattro zampe. Berloni si è trovato davanti una ventina di cani, tutti rigorosamente provenienti da canili. Doveva selezionarne un paio adatti a calcare le scene del musical. L'audizione, aperta a cani di ogni razza e non, si è svolta venerdì a New York. Sul palco, tra gli altri, sono sfilati Winks, un pastore tedesco di 18 mesi; Aida, un terrier di sette anni; Tasha, un mastino di 18 mesi color crema. Berloni però li ha scartati: "Sentivo che non gli avrebbe fatto bene partecipare allo show". Chi invece ha colpito la fantasia del selezionatore sono stati Fred e Argyle. Con loro Berloni ha giocato, ha dato loro biscottti, saggiato reazioni e comportamenti. Li ha studiati mentre interagivano con Bart, Harriet, Patches, Barney e Lady Guinevere, gli altri componenti del cast a quattro zampe. E, alla fine, li ha scelti. "I randagi sono più veloci nell'apprendimento e più generosi nei confronti del padrone, a causa del loro sfortunato passato - spiega Berloni che lavora con i trovatelli da anni - Ho 15 cani che hanno recitato in tv e al cinema, e tutti vengono da canili". L'anteprima di "Chitty Chitty Bang Bang" è prevista il 27 marzo a Broadway. Ma, più che la celebrità, per Fred e Argyle, si sono aperte le porte di una vita lontana dai canili e dai disagi.
PIETRA Due pitbull in adozione Potrebbero avere presto nuovi padroni i due cuccioli di pitbull che dieci giorni fa avevano "spaventato" gli inquilini di un condominio di via Sauro a Pietra. I due animali sono tutt'ora custoditi nel canile di Franco Brunelli a Tovo San Giacomo dopo l'intervento di Asl e polizia municipale. Si tratta di animali di circa cinque mesi, molto impauriti e tutt'altro che aggressivi. Si erano allontanati dalla casa in cui erano custoditi finendo in un altro condominio. I cani sono affidati al Comune che a giorni potrebbe far scattare l'adozione.
Addio pesciolino rosso del luna park Il Comune di Genova sta per varare il nuovo regolamento sugli spettacoli itineranti Nessun animale potrà più essere usato come premio o attrazione Genova Non si vinceranno più i pesciolini rossi, né altri animali al luna park: lo stabilisce il nuovo regolamento del Comune per l'occupazione di spazi pubblici riservati alle attività dello spettacolo viaggiante, che oggi verrà esaminato dal consiglio comunale. Gli animali, specifica l'articolo 22, non potranno essere utilizzati né come attrazione né come premio. «Si chiude un'epoca, ma già ci eravamo incamminati su questa strada», commenta Ferdinando Uga, amministratore del luna park genovese. Il Comune lo vuole portare da 150 a 120 attrazioni, riducendone la concentrazione, ma ci vorranno anni. Plebe e un commento di Rosa Matteucci a pagina 22 Luna park, addio al pesce rosso LA NOVITA' Lo stabilisce il regolamento comunale: unica eccezione il circo. Nasce l'idea di trasferire il parco divertimenti alla Fiera Gli animali non potranno più essere usati come premi e attrazioni Il pesciolino vinto ai baracconi, lanciando una pallina da ping pong tra le bocce di vetro e portato a casa nel sacchetto di plastica trasparente pieno d'acqua, viene consegnato definitivamente ai ricordi di chi è stato bambino. Quelli di oggi non avranno più la possibilità di aggiudicarsi un animale - pesciolino, cagnolino o uccellino che sia - come premio di un gioco. Lo sancisce il nuovo regolamento per l'occupazione di aree pubbliche da parte di attività di spettacolo viaggiante, che il consiglio comunale discuterà oggi. Recita infatti l'articolo 22, quarto comma: "Gli animali non possono essere utilizzati come attrazione e/o premio". Commenta Ferdinando Uga, amministratore del Luna Park genovese: «Negli ultimi anni ci eravamo già avviati lungo questa strada, quindi immagino che non ci saranno grossi problemi. Si chiude un'epoca». I tempi cambiano, la sensibilità verso gli animali aumenta. Nessuna restrizione ulteriore, invece, per i circhi, anche se Comune e Asl vigileranno sul rispetto delle varie norme in vigore. Continua inoltre ad essere possibile vendere gli animali, secondo le leggi statali e in spazi idonei per ogni singola specie: le disposizioni in materia di commercio su aree pubbliche infatti lo consentono, spiegano in Comunei, e se un venditore ambulante con regolare autorizzazione dovesse presentare domanda, non potrebbe essere escluso. Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi, annuncia così la prossima battaglia: «Anche Genova dovrà adeguarsi, modificando il suo regolamento per la tutela degli animali, alle città che sono all'avanguardia in questo campo, su questo e altri punti: Modena ha di fatto impedito la presenza di animali nei circhi che ospita». Il nuovo regolamento ridisegna anche il futuro del Luna Park, puntando alla riduzione del numerodi attrazioni di piazzale Kennedy: la composizione dovrà infatti «tendere» ad un "parco ottimale" composto da 120 attrazioni (più dieci banchi dolci e gastronomici) in inverno e 67 attrazioni (più tre complementari) in estate. Come arrivarci? Pur convinta che l'organizzazione funzionerebbe meglio, per gli operatori e per il pubblico, con una minore concentrazione, l'amministrazione comunale non ha voluto assumere provvedimenti drastici, che avrebbero sollevato la rivolta dei titolari delle attività. Così si è stabilito di escludere chi non si presenta per due anni consecutivi, senza giustificazione. In ogni caso, tempi molto lunghi. «Il Luna Park di Genova resterà il più grande d'Europa», assicura Uga, che si dice invece favorevole all'eliminazione delle attrazioni doppie o triple, per rinnovare e modernizzare il parco divertimenti. Piazzale Kennedy potrà essere utilizzato in due periodi: tra dicembre e gennaio l'edizione invernale, da fine maggio ai primi di luglio quella estiva, quest'ultima subordinata però allla classificazione acustica approvata tempo addietro dal consiglio comunale, che limita a 60 giorni la presenza complessiva di attrazioni rumorose: dunque un circo all'anno (è prossimo l'arrivo di Embell Riva dei fratelli Bellucci, dal 3 al 20 febbraio) e un Luna Park invernale, più eventuali altre manifestazioni. Per il Luna Park si ipotizza in futuro la possibilità di trasferimento nell'area fieristica, prospettiva che entusiasma Uga («Si potrebbe creare un "Happy Village" sfruttando anche le strutture della Fiera»), ma, dice, «siamo ai primi approcci». In tutta Genova, solo piazzale Kennedy può ospitare grandi circhi (80 dipendenti, tendone di 44 metri di diametro). Gli spettacoli viaggianti minori, giostre e autoscontri potranno trovare altri spazi al parco dell'Acquasola, ai giardini Baltimora (sotto la Regione), Villa Gruber (solo primavera-estate), ai giardini Calcagno (parco del Peralto), Villa Scassi, Giardini Pavanello, piazza Martinez, piazza Ferraris, Giardini Falco a Molassana, Giardini Doria e Chiappella a Struppa, piazza Livraghi, piazza Partigiani caduti per la libertà, via Linneo (anche piccoli circhi), piazzale Guerra, Piazza Petrella, piazza Tazzoli, Villa Rossi, Giardini Melis, piazza Odicini, via ai cantieri di Voltri (anche piccoli circhi), piazza Bignami, giardini Dapelo, Fascia di rispetto di Pra', giardini Govi, piazza Palermo, piazzale Rusca. Andrea Plebe
LA SENTENZA Prato è stata la prima città nel 2001 A fare da battistrada nel vietare l'uso di animali come premi al Luna Park è stato il Comune di Prato. La disposizione è stata confermata con una recente sentenza dal Consiglio di Stato, che ha così offertoad altri Comuni la possibilità di adottare analoghi provvedimenti. La sentenza 6317 ha infatti dato definitivamente torto alla titolare di uno spettacolo viaggiante, che aveva impugnato la delibera del Comune di Prato. La donna si era già vista respingere il ricorso dal Tar della Toscana.
Groenlandia: caccia all'orso anche per turisti CopenaghenLa Groenlandia, isola autonoma nell'ambito della monarchia danese, ha deciso di aprire a settembre, per turisti in cerca di trofei, la caccia all'orso polare. In tempi in cui la protezione verso gli animali sta diventando coscienza comune, l'iniziativa è stata accolta con poco entusiasmo. Prima di tutti la regina danese Marghrete II, insieme a Brigitte Bardot, avevano già lanciato un appello per fermare "il massacro di questo mitico simbolo delle terre ghiacciate". Ma le autorità della gigantesca isola le hanno ignorate.
Polli vietati, nuovi sequestri EMERGENZA Sono 62 le tonnellate di prodotti entrati in Italia violando l'embargo sanitario per il Sud Est asiatico La Finanza blocca al Vte altri due carichi dalla Thailandia Due nuovi container sono finiti nella rete della dogana e della guardia di finanza. Altri due carichi di polli thailandesi di contrabbando sono stati intercettati e sequestrati nei giorni scorsi. Non era un caso isolato quello emerso due settimane fa al terminal Vte di Voltri e rivelato dal Secolo XIX. A quelle ventidue tonnellate, risultate contaminate dal batterio della salmonella, se ne sono aggiunte altre quaranta. Un'enormità se si considera che da mesi in tutta Europa vige l'embargo sanitario per il pollame proveniente da dieci paesi del sud est asiatico: Thailandia, Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Pakistan, Cina, Corea del Sud, Vietnam e Malesia. Uno stop alle importazioni, non solo di carni di pollo, ma anche di uova, piume non trattate, oltre che uccelli da voliera. L'obiettivo è di porre un freno alla diffusione dell'influenza aviaria, virus responsabile di numerose morti in tutto il mondo, al centro dell'emergenza seguita a quella della Sars. Esiste un mercato clandestino e sotterraneo che movimenta decine e decine di tonnellate di prodotti alimentari in barba ai controlli alle dogane. Le oltre sessanta tonnellate sequestrate dalla seconda sezione del primo nucleo operativo del Gruppo Genova della finanza lo dimostrano. Anche i due ultimi stock di contrabbando avevano carichi di copertura: in un caso nuovamente fave di soia, nell'altro spinaci. Si tratta sempre di prodotti congelati che hanno bisogno di container refrigerati. Contenitori che, in base alla documentazione di accompagnamento non avrebbero dovuto subire ispezioni: n. c., nessun controllo, è il codice assegnato a questi carichi. Solo l'attività investigativa della finanza ha permesso di individuare i contenitori sospetti e andare oltre l'apparenza. È bastato superare la barriera di tre strati di scatoloni per arrivare al carico di contrabbando: tonnellate e tonnellate di pollo proveniente dalla Thailandia. Anche questi polli saranno sottoposti ad analisi dai tecnici della Sanità marittima. Solo nei prossimi giorni si saprà se sono infetti. Sul caso il sostituto procuratore Biagio Mazzeo ha aperto un'inchiesta, per ora contro ignoti. Lo scopo degli inquirenti è quello di individuare a chi esattamente fossero destinati i tre container. Per ora è stato accertato che le oltre sessanta tonnellate sequestrate provenivano dallo stesso porto ma non è chiaro se l'azienda che li aspettava fosse la stessa. Per ora, ovviamente, nessuno si è fatto avanti per rivendicare i carichi e gli investigatori stanno lavorando a pieno ritmo per stabilire ai responsabili. L'ipotesi di reato che potrebbe scattare nelle prossime ore è quella di attentato alla salute pubblica. Il destino dei polli thailandesi è segnato: una volta completate le analisi di laboratorio saranno distrutti. Graziano Cetara
MEDESANO - Alla strage di cani avvelenati dai bocconi si aggiunge, purtroppo, un nuovo caso. Toby, un segugio maschio di due anni, è morto ieri sera dopo aver lottato in clinica per alcune ore contro un micidiale cocktail di veleni. Il grave fatto è accaduto ieri in strada Rettori 25, nella pianura del Taro, a un chilometro dal capoluogo. Nando Terenzini, pensionato, verso mezzogiorno ha preso dall'abitazione il pasto per il suo cane Toby e si è portato nel recinto adiacente alla fattoria. Il cane, com'è solito, gli ha fatto festa e mentre Nando gli sistemava il cibo nella ciotola, è uscito dal recinto scappando. Sono bastati pochi minuti e Toby è sparito dietro casa. Nando lo ha richiamato ma vedendolo correre nell'aia lo ha lasciato stare. Dopo dieci minuti lo ha visto ritornare nel recinto barcollante e stramazzare al suolo con bava alla bocca e tremori per tutto il corpo. Si è immediatamente reso conto che il suo cane era stato avvelenato e lo ha caricato sull'automobile e portato velocemente in una vicina clinica. Vista la gravità di Toby i veterinari gli hanno praticato alcune iniezioni e lo hanno sottoposto a fleboclisi. Nonostante le premurose cure dei veterinari, però, ieri sera poco dopo le diciotto il cane è deceduto. « E' una vergogna uccidere cosí gli animali - ci dice amareggiato Nando Terenzini - il boccone è stato sicuramente raccolto nel cortile di casa dove noi viviamo. Ora abbiamo paura a mangiare le verdure dell'orto. Chi è stato è un delinquente. Già altre volte mi sono morti dei gatti trovando attorno a casa delle strane crocchette che penso siano state la causa. Tempo fa in un portico, nella campagna vicino alla mia abitazione, fra i balloni di fieno ho trovato bocconi avvelenati. Bastava che una mucca mangiasse quel fieno e moriva con gravi danni all'agricoltore » . Un anno fa un altro cane di Terenzini, Kira, si è salvata dall'avvelenamento per aver rimesso e per essere stata curata tempestivamente mentre altri quattro gatti sono morti avvelenati. Cani avvelenati ci sono stati nell'ultimo anno anche nelle aziende agricole limitrofe. I PRECEDENTI MEDESANO - La strage di cani e gatti uccisi dai bocconi avvelenati continua da tempo: nel febbraio del 2003 a Miano muore « Winni » , un bastardino di tre anni. In giugno, a morire avvelenati a Case Baratta, alle spalle di Medesan, sono « Birba » e « Lea » , due cani da caccia. In settembre il veleno si porta via in strada Ghiaie nel capoluogo « Lea » e « Regina » , due cani da caccia e nelle aziende limitrofe della bassa del Taro ne muoiono un'altra decina. Sempre nelle Ghiaie alla famiglia di Primo Tanzi nel giro di un anno sono deceduti sette cani da guardia e alcuni gatti, l'ultimo dieci giorni fa. Nel maggio del 2004 a Varano Marchesi è « Pluto » a morire dopo una passeggiata verso Ca' Colombara e Ca' Castelli. Alla fine di agosto nelle Ghiaie sono Banana, « Jepò » e alcuni gatti a lasciarci la vita. Nella lunga lista c'è anche una mucca, morta per sospetto avvelemento da un boccone mescolato al fieno.
Qualcuno ne ha avvelenati almeno sei Nuova strage di gatti a Blera L'Enpa: «Intervenga la procura»
Fare del male agli animali porta jella. E' il motto dell'Ente protezione animali e la presidente della sezione di Viterbo, Elvia Viglino, lo ripete con convinzione. «E' vero, io ne sono certa. Anche se in questa provincia, dove non esiste una vera cultura di rispetto degli animali, ci sono tante persone che fanno del male alle bestie e la passano liscia, almeno con la giustizia». Questa volta la denuncia - che arriverà entro breve, non appena ci sarà la risposta dell'esame autoptico richiesto dall'azienda sanitaria viterbese all'istituto zooprofilattico di Roma - riguarda la strage di sei gatti di Blera che la "gattara" della situazione ha trovato stecchiti nelle vicinanze del suo negozio in piazza Papa Giovanni. Già un altro felino della stessa colonia (che dovrebbe essere guardata come una vera salvaguardia dalle invasioni di ratti che privilegiano le aree più vecchie degli insediamenti urbani) era stato avvelenato a dicembre. «Non sappiamo se vengano usati diserbanti o stricnina per preparare i bocconi - continua la Viglino - ma la cosa grave è che un avvelenamento di massa di questo genere avviene nel centro storico di un paese. E se un bambino schiaccia una di queste polpette avvelenate, poi magari si tocca la scarpa e dopo si mette le mani in bocca, perché non sempre una madre può prevenire atteggiamenti poco igienici, davvero scoppia una tragedia. Sembra però che questo gravissimo rischio non venga mai nemmeno considerato. Come Enpa, comunque, ci riserviamo di presentare un esposto alla procura e di chiedere l'apertura di un'inchiesta. Per quello che può valere, visto il risultato delle precedenti denunce». Abi M.
OSIMO Spara a due cani, denunciato quattro volte I carabinieri: porto illegale d'arma, esplosioni in luogo pubblico, pericolo per la gente e maltrattamenti di MARIA PAOLA CANCELLIERI
SI poteva resistere a tutto salvo che ai due cani della vicina che continuavano ad abbaiare mentre lui voleva schiacciare il solito pisolino pomeridiano. Così, esasperato e arrabbiato, ha imbracciato la doppietta, l'ha caricata, è uscito dalla sua casa di Campocavallo, ha preso la mira e si è fatto giustizia da solo. Ha impallinato gli animali rompiscatole, innocui per qualcuno, non certo per lui. Uno dei due è rimasto ferito davanti all'abitazione della proprietaria, l'altro è andato a morire lontano. La vendetta dell'agricoltore osimano, 61 anni, si è spenta sotto la pioggia ghiacciata di quattro denunce presentate dai carabinieri della caserma di via Saffi. La padrona delle bestiole, sconcertata dal gesto, ha chiesto aiuto ai militari dell'Arma tratteggiando l'identikit del cacciatore. I carabinieri hanno suonato ad una delle porte che costellano quest'angolino di città chiedendo all'uomo di esibire la licenza di caccia e detenzione di armi. Il 61enne, con i documenti, ha mostrato due fucili regolarmente denunciati e mai usati. I carabinieri, però, non hanno mangiato la foglia e poco dopo si sono visti consegnare dal coltivatore mortificato il "corpo del reato", la doppietta calibro 16 ancora fumante. Fucile detenuto illegalmente perché non denunciato e quindi sequestrato insieme agli altri due a titolo cautelativo. Nonostante il rimorso e il pentimento per gli spari ai bastardini, l'uomo disarmato è stato anche denunciato all'autorità giudiziaria per aver portato in luogo pubblico un'arma da sparo e per avervi esploso colpi da fuoco, per aver maltrattato animali e per aver omesso di denunciare all'autorità di Pubblica sicurezza la stessa arma.
Perugia La denuncia dei commercianti dell'acropoli: centro storico insozzato ogni giorno e la paletta rimane un arnese sconosciuto Quando i cani sporcano sono i padroni sotto accusa di BRUNO DI PILLA
«Siamo stanchi di disinfettare energicamente ogni sera i locali dei nostri negozi. Candeggina ed altri solventi speciali spesso non bastano per rimuovere le incrostazioni lasciate dagli escrementi dei cani, i cui padroni più sfacciati entrano con i loro inseparabili amici senza neanche chiedere il permesso». Parla senza remore, tra l'altro rendendosi interprete del pensiero degli esercenti di Corso Vannucci e dintorni, la dottoressa Laura Lemmi, figlia del dottor Guido, titolare dell'omonima farmacia in Piazza della Repubblica. A darle manforte accorrono Alberto Bianchi, per gli amici Bertino, da decenni proprietario di un'agenzia immobiliare e Mario Ceccucci, storico personaggio dell'acropoli, il cui traumatico addio al commercio ed alla bottega d'arte più frequentata dai perugini doc ha creato non pochi malumori e rimpianti, ancor oggi duri a morire fra i residenti. Dice Alberto Bianchi: «Nessuno di noi riesce a capire perché i vigili urbani, con severe ammende, non facciano rispettare la legge. Tutti sanno che i cani vanno tenuti al guinzaglio, con la museruola e con palette raccoglitrici di cui ogni proprietario dovrebbe far uso, subito dopo le evacuazioni. Quando i quadrupedi (alcuni dei quali, tra l'altro, sono considerati dalla legge aggressivi e pericolosi per l'incolumità del prossimo) lasciano in strada "souvenir", sa cosa succede? Adulti e soprattutto bambini li pestano senza neanche accorgersene, poi entrano nei nostri locali e vi lasciano tracce maleodoranti, nonché microbi e scorie di varia natura. Si può andare avanti così?». Furibondo è anche Mario Ceccucci: «Sotto questo profilo - dice - mi considero fortunato di non avere più bottega in Corso Vannucci. Come commerciante, infatti, anch'io ero stufo di mettermi ogni sera a pulire il pavimento con solventi e ramazza, tanto che m'è venuto un tremendo mal di schiena a forza di strofinare a... quattro zampe, proprio come un cane, per ripristinare ordine e pulizia. E pensare che io stesso, come del resto l'amico Alberto Bianchi, a casa ho un paio di cani cui voglio un gran bene ma che non mi sognerei neanche di portare a spasso quassù, senza il rispetto delle norme. Qui si viene per dialogare con gli amici, per respirare aria buona, ammirare monumenti ed immergersi nella magica atmosfera dell'augusta città. Che c'entrano i cani?». Eppure, alcuni ragazzi di oggi sembrano infischiarsene delle tradizioni dei padri. Tra schiamazzi a voce alta con i cellulari ed ostentazione di pitbull ed alani (già, poiché i docili cagnolini sono passati di moda), non hanno più la sana abitudine di farsi qualche "vasca" chiacchierando e scherzando fra loro. Però, se è vero che i tempi sono decisamente cambiati, la legge è sempre la stessa e sarebbe auspicabile che il Comune pretendesse più adeguati comportamenti dai suoi cittadini: guinzagli, museruole e palette (o buste di plastica, fa lo stesso), atte alla raccolta dei rifiuti disseminati per strada. Altrimenti, multe salate, sulla falsariga di quanto è stato disposto, ad esempio, per chi fuma dove non può. E gli esercenti di Corso Vannucci, in molti casi preoccupatissimi per il rischio di subire multe per colpa dio qualche distratto fumatore, invocano l'intervento severo dei vigili urbani, per difendersi da pittbull e alani. Dura lex, sed lex.
Cagliari/Protesta il rabbino Testo antisemita all'università Il preside si scusa
ROMA - «Il cosiddetto tempio ebraico era in realtà un grande mattatoio, dove i cosiddetti sacerdoti cospargevano continuamente l'altare del sangue di animali ancora vivi. In considerazione di ciò è giusto dichiararsi antisemiti nei riguardi degli ebrei credenti, né ci si può dolere del fatto che questi siano finiti nelle camere a gas naziste». A pensarla così non è un fanatico naziskin. Ma è Pietro Melis, professore universitario dell'Ateneo di Cagliari, facoltà di Scienze della Formazione, docente di Storia della Filosofia. Il passo è tratto dal suo saggio «Scontro fra culture e metacultura scientifica. L'occidente e il diritto naturale», (pag.13) adottato per il corso di quest'anno. A denunciare il caso è il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, a una settimana dalla "Giornata della Memoria". «Qualche giorno fa - spiega - ho ricevuto un plico anonimo nel quale era contenuto il testo del professor Melis accompagnato da una lettera, anch'essa anonima, che iniziava con " Maledetti ebrei..." e citava "le righe incriminate" accompagnate da insulti antisemiti». «Sono saltato sulla sedia - continua Di Segni - quando ho letto quelle offese e quelle assurdità. Ho scritto immediatamente una lettera di protesta al Rettore dell'università di Cagliari dove esprimevo stupore drammatico, per il fatto che l'apologia delle camere a gas venisse pubblicata sul testo di una facoltà, screditando clamorosamente il prestigio dell'università, e chiedendo al rettore di intervenire. Aspetto una sua risposta». Nel frattempo la vicenda è approdata in parlamento con un'interrogazione del senatore di An, Gianfranco Anedda. E il rettore dell'ateneo cagliaritano, Pasquale Mistretta, eprime «il rammarico e il dispiacere fortissimo per aver creato ed arrecato dei danni alla comunità ebraica, che, vede l'Università di Cagliari da parecchi anni in prima linea tra le università italiane nel percorrere un filo didattico e formativo sulla Shoah nel condannare le persecuzioni, i rastrellamenti, e quant'altro ha sopportato il popolo ebraico. Tra le migliaia di pubblicazioni in un università di 39 mila studenti, 10 facoltà, 1200 docenti, seguire riga per riga le vaste estese produzioni editoriali è impossibile». Comunque è già pronta una lettera di scuse del preside Alberto Granese.
Oggetto: Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a Venezia
L'«allevamento» è di Emidio Ferretti Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a Venezia
Formiche ascolane superstar. Grazie all'«allevatore» Emidio Ferretti una nutrita pattuglia della specie "Componoto sciupalegno" è stata utilizzata per le riprese del film "I giorni dell'Abbandono" girato in gran parte a Venezia e che uscirà nelle sale cinematografiche tra breve. Un noto fornitore di animali per l'azienda Rai al quale era giunta la singolare richiesta da parte del regista interessato ad una partita di formiche, si è rivolto a Emidio Ferretti che è l'unico al mondo ad avere un allevamento del genere. Le formiche sono state consegnate e utilizzate come da...copione. E a quanto pare avrebbero anche fatto una gran bella figura. Ora per Ferretti che nel 2003 partecipò anche ad una trasmissione nello studio Rai Uno Mattina con le sue formiche, rimane un solo problema: insegnare alle sue formiche a firmare autografi, dato che sono diventate delle vere ...star.
BIELLA - Si terrà giovedì~ 3 febbraio, alle 17.30, all'assessorato comunale all'Ambiente di via Tripoli, l'incontro con i responsabili delle í colonie feline cittadine, con le associazioni animaliste Abda, Lav, Leal e Lipu e con i medici veterinari. Ai "gattari" e alle "gattare"individuati sulla base della loro disponibilità a occuparsi dei gatti randagi verrà rilasciato l'apposito tesserino, contemplato dal Regolamento comunale per la tutela e il benessere degli animali in città: un piccolo riconoscimento di collaborazione aperta con le istituzioni. Si ricorda peraltro che all'assessorato Ambiente possono essere rivolte ulteriori richieste di rilascio del documento da parte delle persone interessate, essendo appunto sempre possibile che si creino nuove colonie di gatti. Il loro censimento e la tenuta sotto controllo della fertilità dovrebbero arginare il fenomeno del randagismo.
Approvata la legge, nessun termine alla moratoria delle Regioni. Alemanno: evitato il caos
ROMA - Nelle campagne italiane si potranno coltivare semi biotec. Ma con molti limiti, pesanti sanzioni anche penali per gli agricoltori che non rispettano le regole e non prima che le singole Regioni abbiano approvato i rispettivi piani locali. Col voto del Senato, il Parlamento ha licenziato ieri sera il decreto sulla coesistenza tra coltivazioni tradizionali, transgeniche e biologiche. Si parla di piante per la produzione, non di alimenti già confezionati o finiti (ad esempio le farine di soia), già in commercio.
PRIMA LEGGE - Il provvedimento conquista così sul filo di lana la sofferta conversione in legge dello Stato. La prima in materia. Ma passerà del tempo, forse anni, prima che le piante della discordia possano davvero germogliare sui terreni della Penisola. Il testo infatti è passato tale e quale lo aveva modificato la settimana scorsa la Camera ed è molto rigoroso. Non è previsto un termine per la moratoria anti Ogm (il voto dei deputati aveva fatto saltare quello del 31 dicembre 2005) che in teoria potrebbe continuare ad oltranza. L'unico vincolo è un ordine del giorno proposto da Maurizio Ronconi, Udc, presidente commissione Agricoltura del Senato, che impegna il governo a sostituirsi alle Regioni se entro quest'anno non prepareranno piani tecnici.
REGIONI OGM FREE - Sono scontate altre battaglie. Basti pensare che ben 14 governi regionali si sono dichiarati «Ogm free», sia pur in contraddizione con la normativa Ue, che non prevede l'esistenza di isole all'interno di uno stesso Paese. La via si allunga dal Piemonte alla Sicilia. Appare illogico aspettarsi un accordo in tempi brevi. Per il momento dunque le varietà di soia e mais modificato restano fuori dalla porta.
ALEMANNO - La legge si ispira a principi di prudenza sempre rivendicati dal ministro dell'Agricoltura, Gianni Alemanno, che anche ieri, nella dichiarazione di voto, ha lanciato l'allarme: «Non votare il provvedimento sarebbe come gettare le campagne italiane nel caos perché non verrebbero garantite la libertà di scelta degli imprenditori e la netta separazione tra i diversi tipi di semina». E poi: «Sarà il mercato a decidere il futuro dei prodotti agricoli transgenici, ma il governo garantirà la separazione delle filiere a tutela dell'agricoltura tradizionale».
COESISTENZA - Gli Ogm non potranno essere utilizzati se le Regioni non si saranno dotate dei piani di coesistenza, con separazione netta tra i tre tipi di semina: transgeniche, tradizionali e biologiche. La Camera, rispetto al testo originario varato dal governo due mesi e mezzo fa, ha inasprito le sanzioni a carico degli agricoltori che non rispettano le norme. Raddoppiata la pena pecuniaria da 2.500-25.000 euro a 5.000-50.000. Si rischia di finire in carcere uno o due anni.
COMMENTI - «C'è amarezza e dispiacere perché non abbiamo avuto tempo per il dibattito», commenta Ronconi. Dall'opposizione si alza la voce di Loredana De Petris, dei Verdi, che hanno dichiarato voto contrario: «Non interrompiamo la battaglia per difendere le ragioni di tanti consumatori e agricoltori che pretendono un'Italia libera da Ogm. La coesistenza sarebbe un danno irreparabile». Profonda insoddisfazione in Assobiotec, l'associazione delle aziende biotecnologiche: «Legge oscurantista. Introduce una moratoria a tempo indeterminato per prodotti sicuri e autorizzati al commercio in tutta Europa da anni», critica il presidente Roberto Gradnik. Favore dal mondo agricolo. Per Giuseppe Politi, presidente della confederazione Cia, «finalmente si chiude la prima partita. Mi auguro che le Regioni rispettino gli adempimenti. La libertà degli imprenditori che scelgono la tradizione e la qualità va tutelata». Paolo Bedoni, leader di Coldiretti, è sulla stessa linea: «Un atto di responsabilità del Parlamento nei confronti di imprese e cittadini». Margherita De Bac
Appello dell'Enpa per il freddo «Date da mangiare agli animali» I selvatici rischiano la vita: ecco alcuni consigli per aiutarli «D ate da mangiare agli animali randagi e ai selvatici: questo freddo mette a rischio i più deboli...». È un appello drammatico quello che i volontari dell'Ente protezione animali di Savona hanno lanciato ieri con un comunicato stampa alla cittadinanza. «Di fronte all'eccezionale maltempo di queste ore - c'è scritto - è indispensabile che tutti gli animalisti e le persone sensibili si attivino per creare nidi artificiali e mangiatoie per soccorrere le specie in difficoltà. La nostra associazione ne mette eventualmente a disposizione per gli interessati». In particolare per aiutare gli animali (volatili) dei boschi l'Enpa propone ai cittadini di distribuire cibo sui davanzali delle finestre e nei giardini privati e condominiali in modo che uccellini e altri animali in cerca di cibo possano sfamarsi. «Ma ai più arditi e intrepidi chiediamo di recarsi fin dentro i boschi per depositare ortaggi e sale, prodotti fondamentali per il sostentamento di cinghiali, daini e caprioli». E perché l'impegno non sia inutile sempre la protezione animali ha elencato un vero e proprio "menù" consigliato per le varie specie di volatili, un modo per orientare i cittadini desiderosi di attivarsi ma privi di nozioni e incerti sui prodotti da offrire. «Ogni uccellino mangia cose diverse - chiariscono gli animalisti - le cinciallegre le arachidi, i picchi la carna cruda, passeri e merli il pane secco e le piccole granaglie, merli e pettirossi le croste di formaggio, torni e storni la frutta fresca, fringuelli e capineri i semi di girasole e fiocchi di cereali, colombe e tortore granaglie e riso».
Tre teste mozzate di uccelli su una rete Ayusya: «Oltraggio all'Oasi dell'Entella» La Polizia provinciale respinge la denuncia: sono specie cacciabili ed è periodo di caccia. Gli animalisti: bravata o avvertimento Lavagna. Le teste di tre uccelli appese sulla recinzione di un orto lungo la riva est del Fiume Entella. Li hanno trovati, e segnalati alla Polizia provinciale, i volontari dell'associazione Ayusya Onluss. «La bravata di qualcuno, un avvertimento per il padrone dell'orto, un rito propiziatorio? E ancora un trofeo dello stesso padrone della recinzione?» si arrovella sull'origine dello spettacolo Eugenia Rebecchi, anima dell'associazione avvisata da un istruttore cinofilo di Lavagna della presenza delle tre teste mozzate sull'Entella, all'altezza del ponte della Maddalena, poco più a monte. «Il fatto è particolarmente grave perchè ci troviamo in un'oasi avifaunistica», dice la Rebecchi. Ma la Polizia provinciale, a cui l'associazione ha denunciato il fatto, risponde: «Sono tutti resti di specie cacciabili (due beccacce un fagiano maschio) in periodo di caccia. Se qualcuno ha messo le teste lì, non è mica un reato». «Una signora che ha transitato per la pista ciclabile lato Lavagna alla vista dei tre capi mozzati si è anche sentita male alla vista dello spettacolo decisamente truce - continua la Rebecchi -. Dalla testa di ciascun animale pendeva una porzione di collo che con il vento assumeva posizioni varie. La visione non era sicuramente tra le più appaganti. È difficile stabilire da quanto tempo fossero presenti i tre "trofei" e da quanto fossero morti gli animali. Certo è che tre teste mozzate appese sul culmine della recinzione di un orto non danno un'immagine particolarmente attraente al paesaggio. In considerazione del fatto che il fatto è all'interno di un'Oasi faunistica provinciale abbiamo provveduto ad informare anche l'area 11, gli ambiti di caccia e pesca della Provincia di Genova. Abbiamo ribadito loro che l'immagine di un'Oasi potenzialmente così ricca ma in concreto così alla mercé di tutti non arricchisce la zona. Un'Oasi in cui sono presenti quintali di rifiuti urbani, dove sovente la fogna finisce direttamente in alveo, dove i cani vengono lasciati liberi di scorrazzare ed "allenarsi" tra gli anatidi selvatici e domestici che l'alveo ospita, e dove sovente i pescatori dimenticano gli ami».
Oggetto: «Clonerò dei super bovini immuni da mucca pazza»
Lombardia «Clonerò dei super bovini immuni da mucca pazza»
Il nuovo progetto di Cesare Galli, «papà» del toro Galileo
CREMONA - Al numero 7 di una polverosa strada di campagna c'è una porta che dà sul futuro. E' in legno, non blindata, che introduce un breve corridoio dove sono esposte foto di animali e formule incomprensibili a chi non è uno specialista del settore. Qui, poco fuori Cremona, c'è il laboratorio del professor Cesare Galli, uno dei maggiori esperti a livello mondiale di genetica e di clonazione. Il «Laboratorio di tecnologie della riproduzione» è nato solo 14 anni fa, ma già nel 1999 è diventato un punto di riferimento mondiale con la nascita di Galileo, primo clone di un toro. Cesare Galli è impegnato su molti fronti, ma tre sono quelli che probabilmente rivoluzioneranno la biomedicina nei prossimi anni. Innanzitutto - in collaborazione con l'Istituto neurologico Besta e con il finanziamento dalla Fondazione Cariplo - si sta cercando di far nascere il primo bovino al mondo immune dal morbo della mucca pazza. «L'animale verrà creato senza il gene del prione - spiega Galli - Dunque rischio zero di contatti con altri prioni e di sviluppare la malattia». L'eccezionalità della ricerca non è solo nel progetto, ma nelle sue innumerevoli applicazioni in campo biomedico. «Oggi per i trapianti di tessuto da animale a uomo si utilizzano capi di bestiame provenienti dalla Nuova Zelanda, perché si pensa che non abbiano la malattia - continua il direttore del Laboratorio - Con questo progetto si avrà la certezza che il bovino sia immune». Una grande speranza per la medicina. Il secondo progetto, sempre con applicazione biomedica, è finanziato dall'Istituto superiore di sanità. Galli sta creando un suino sul quale verrà verificata l'efficacia del trapianto di cellule staminali. «Introdurremo nell'animale delle lesioni artificiali - precisa il veterinario cremonese - e poi eseguiremo dei trapianti di cellule neurali e del miocardio». Si dovrà in particolare verificare l'eventuale efficacia delle cellule staminali, che nel nostro Paese sono al centro del dibattito sull'etica della scienza. Il terzo settore ha un'applicazione esclusivamente scientifica ed è stato promosso grazie ai finanziamenti dell'Unione europea. E' il lavoro più vicino alla conclusione. «Perchè continuare a usare gli animali come cavie da laboratorio? - si chiede il professor Galli -. Tra breve tempo potremo verificare l'efficacia dei farmaci direttamente su embrioni e gameti creati in vitro, senza uccidere inutilmente dei poveri animali». Nel Laboratorio di tecnologie della riproduzione lavorano dodici persone, tra ricercatori e tecnici, e proprio la ricerca è sempre stato il settore nel quale si sono investiti tempo e fondi. Tuttavia, è ancora un centro privato (di proprietà dell'Associazione italiana allevatori, un ente morale) e vive dei fondi, pubblici e privati, offerti da chi decide di finanziare un determinato progetto. Il procedimento, denominato fund raising , ha però un grosso handicap: deve essere lo stesso Galli a proporre di continuo progetti, per ricevere finanziamenti ad hoc. Negli ambienti scientifici si considera un'anomalia che un Centro di fama mondiale come questo non sia statale. Sulla base di questa esigenza è nata l'iniziativa del presidente della Provincia, Giuseppe Torchio: «Nei prossimi giorni chiederemo al ministero dell'Agricoltura di realizzare un progetto per coinvolgere il Laboratorio in una più ampia sperimentazione e ricerca italiana. Il polo di Cesare Galli potrebbe così diventare uno dei più grandi centri italiani per la ricerca sulla zootecnia». Nel 1999 il toro Galileo, nel 2003 Prometea, la prima cavalla clonata al mondo. Pochi mesi fa è nato un vitellino, figlio di un clone. E' il primo caso in Italia. Questi gli ultimi successi di Cesare Galli e del suo staff. E i progetti in corso di realizzazione sono ancora più ambiziosi, a cominciare dal primo bovino immune alla Bse. La biomedicina aspetta con impazienza, gli specialisti internazionali includono Cesare Galli tra i massimi esperti di clonazione del pianeta. Dalla riproduzione della pecora Dolly di strada se ne è percorsa parecchia. Un percorso difficile, cominciato in Scozia nel 1996, ma che passa senza dubbio per quella porta in legno al numero 7. Là dove inizia il futuro. Andrea Silla GLI ESPERIMENTI Nella cascina laboratorio di Cesare Galli i lavori in corso riguardano, oltre alle ricerche sulla clonazione (qualche settimana fa è nato il primo vitellino figlio di clone), l'ambito della genetica applicata alla medicina e l'ambito della sperimentazione scientifica 1- Trapianto di staminali su un suino «fotocopia» Il laboratorio di Cesare Galli sta clonando un suino sul quale verrà verificata l'efficacia del trapianto di cellule staminali. Nell'animale verranno create lesioni artificiali, per eseguire, in un secondo momento, dei trapianti di cellule neurali e del miocardio. Con questo progetto si cercherà di verificare l'efficacia delle cellule staminali 2- Bovini immuni dal morbo della mucca pazza Un'altra ricerca è legata ai trapianti di tessuti bovini sull'uomo. L'operazione è adesso troppo rischiosa, in quanto gli animali possono essere infetti dal morbo di mucca pazza. Galli sta creando in laboratorio un bovino che non possiede il gene del prione, dunque non ha il rischio di contrarre la malattia. Il trapianto su esseri umani sarebbe sicuro al cento per cento 3- Sperimentazione dei farmaci su embrioni e gameti in vitro L'Unione Europea ha finanziato un progetto di Galli che mira a testare l'efficacia dei medicinali su embrioni e gameti prodotti in vitro, rendendo inutile la sperimentazione su cavie animali. E' il progetto più a breve termine, che potrà essere utilizzato in tutti i laboratori, portando vantaggi alla sperimentazione scientifica, rimuovendo le obiezioni degli animalisti sull'utilizzo di cavie 4- La gravidanza di 3 mucche e una cavalla clonate Dopo la nascita di Galileo, primo toro clonato al mondo, e di Prometea, la prima cavalla, l'équipe continuerà la ricerca sulla clonazione. Quello di Galli è ancora l'unico centro in Italia nel quale un equino clonato è sopravvissuto. Qualche settimana fa è nato il primo vitellino figlio di clone; nella stalla ci sono altre tre mucche e una cavalla clonate gravide
Uno studio rivela che tra i primati esiste il senso di giustizia membri dello stesso gruppo tollerano disparità di trattamento Lo scimpanzè sfruttato sopporta se la paga migliore va all'amico Una scoperta importante per studiare la nascita della cooperazione sociale tra esseri umani di CRISTINA NADOTTI ROMA - Gli scimpanzè sopportano le ingiustizie, ma solo se ad essere trattato meglio è qualcuno con il quale hanno stretti rapporti sociali. Lo studio di un gruppo di scienziati americani ha dimostrato, per la prima volta, che anche al di fuori della razza umana ci sono comportamenti che presuppongono un senso della giustizia. La scoperta è fondamentale per l'osservazione della struttura sociale dei primati, ma è importante anche per fare ipotesi sul modo in cui potrebbero essersi sviluppati nella società umana concetti quali "ingiustizia" e "cooperazione". "In strutture sociali basate sull'aiuto reciproco, quali quella umana e quella degli scimpanzè - osserva Frans de Waal, uno dei responsabili della scoperta - gli individui devono calibrare i propri sforzi e le ricompense che ottengono paragonandoli con quelli degli altri, per evitare di essere sfruttati". E' proprio quel che hanno fatto i ricercatori, mettere gli animali di fronte a palesi differenze nelle ricompense per piccoli compiti loro assegnati. Sarah Brosnman e Frans de Waal, primatologi dell'Università Emory ad Atlanta, hanno compiuto le loro ricerche dando agli scimpanzè dei pezzi di plastica e premiandoli quando li restituivano. Se a una delle scimmie veniva data una ricompensa di poco conto, come una fettina di cetriolo o un pezzetto di sedano, e vedeva premiare un'altra con un grappolo d'uva, la vittima dell'ingiustizia smetteva di collaborare. Gli scienziati hanno però osservato che le reazioni all'evidente ingiustizia dipendevano dalla relazione sociale tra lo scimpanzè "sottopagato" e quello privilegiato. Le scimmie che avevano una storia di coabitazione e interazione sociale di oltre 30 anni ignoravano le differenze di trattamento tra membri del gruppo. Al contrario, in gruppi o coppie formati da meno di otto anni, le reazioni erano evidenti e determinate. Secondo la ricerca, che è stata pubblicata sui "Proceedings of the Royal Society", gli scimpanzè si comportano insomma proprio come gli esseri umani. "Le persone che hanno relazioni sociali molto strette, come per esempio i coniugi - osserva de Waal - collaborano sulla base della fiducia reciproca, non tengono un resoconto di ogni piccolo favore che fanno l'uno all'altro, mentre questo succede tra individui che non hanno rapporti stretti".
L'odissea dei germani scomparsi dall'alveo Una vera e propria odissea. Così si potrebbero riassumere gli ultimi mesi dei germani che vivono lungo lo Sturla, la cui tranquillità ha incominciato a essere un ricordo sin da quando, in pieno autunno, i lavori di pulizia dell'alveo del torrente arrivarono, per poi fermarsi, nella zona sottostante via Torricelli a Borgoratti. Sin dall'inizio, infatti, si pose all'Aster il problema di come lavorare senza infastidire troppo o compromettere in modo grave la vita degli uccelli, che sono un vero e proprio patrimonio faunistico dell'area. Sia l'assessore comunale alle Politiche delle Acque Valter Seggi, sia i tecnici dell'Aster, anche in rispetto di un protocollo regionale riguardante la tutela della fauna, decisero di preservare alcune aree verdi per permettere ai germani di continuare a rimanere sul greto, garantendo anche la futura nidificazione. In seguito a molteplici segnalazioni dei residenti, riguardanti lo stato di precarietà e di rischio in cui vivevano i germani, intervenne l'assessore comunale alle Politiche Ambientali, Luca Dallorto. Contattò Aster e le varie associazioni animaliste, il progetto delle oasi faunistiche lungo lo Sturla divenne operativo, sotto la supervisione dell'assessorato. Secondo alcuni residenti, però, la situazione è precipitata negli ultimi tempi, in concomitanza con il termine degli interventi di pulizia dell'alveo. Molti abitanti di Sturla hanno segnalato la scomparsa di diversi esemplari, tra cui due aironi, descrivendo scene di germani in fuga da ruspe e falciatrici. «In effetti - racconta Claudio Porcini, pensionato di Sturla - da quando sono finiti i lavori, i germani, che prima erano decine, sono ridotti a poche unità, mentre dei nidi non c'è più traccia, come non c'è più l'ombra di un pesce». A tranquillizzare gli animi, è intervenuto lo stesso assessore Dallorto. «Sino a oggi - dice Dallorto - non mi risultano segnalazioni di animali morti o maltrattati. Anzi, sono a conoscenza del fatto che le oasi faunistiche sono state create in tratti precisi del corso d'acqua. Comunque, vigilerò sulla situazione». Stesse rassicurazioni vengono da Daniela Filippi, responsabile della Lav Liguria. «Anche io - spiega - non sono a conoscenza di decessi di animali e so che le oasi sono operative. La mancanza di alcuni esemplari, direi che possa essere imputata al fatto che, spaventati dal rumore, sono migrati in altri siti. Niente di cui preoccuparsi». G. D'A.
Pescara Un canile tuffato nel verde Grande area parco collegata con piste pedonali e ciclabili Nuova filosofia dei servizi al cittadino: al via il progetto per Fosso Grande di PATRIZIA PENNELLA LO CHIAMANO già il «parco canile» e, tra poco più di due anni, se l'amministrazione comunale riuscirà a mantenere la promessa, sarà uno dei gioielli della città di Pescara. Una struttura di grande valenza urbanistica e sociale, visto che va a recuperare l'ex-discarica di Fosso Grande, fino ad oggi angolo reietto della periferia, creando una struttura multimodulare, un canile concettualmente inteso più come un piccolo hotel inserito nel verde che come un luogo di raccolta di animali da tenere nelle gabbie a tempo indeterminato. «La nostra scelta - spiega l'assessore Edoardo De Blasio - punta proprio in direzione di un cambiamento radicale nell'approccio con l'animale. Intanto i cani saranno alloggiati in spazi di 22 metri quadrati a coppia, accanto ad ogni box ci sarà una pianta, intorno spazio per la sgambatura, perché i pani possano essere fatti uscire avere, prudentemente, contatti anche con i visitatori». Perché la matrice informativa del progetto è proprio quella di creare, contatto tra famiglie e animali, per facilitare le adozioni: «Oggi al canile di via Raiale non va nessuno, per le condizioni in cui è ridotto, l'idea di inserire i box in un parco vuole proprio arrivare a cambiare questa abitudine. Intorno ci sarà una struttura verde dotata di percorsi olfattivi, che attraverso un percorso ciclabile e pedionale che arriverà fino al parco fluviale. Mentre in un'area riservata sarà collocato un piccolo cimitero, dove i cittadini potranno seppellire i loro animali. Un'area accoglienza e servizi faciliterà accesso e informazione, ma sarà anche utilizzabile per mostre e attività. Perché proprio contando sull'offerta di servizi (dog distting, dog beauty) il canile potrà autofinanziarsi. Attualmente la struttura di via Raiale viene faticosamente gestita dalla Lega del Cane, associazione alla quale si deve anche l'idea informativa del parco canile. La speranza, naturalmente, è che possano essere loro a continuare in questa attività. I lavori di realizzazione dovrebbero partire nella prossima estate: il progetto sarà finanziato con due annualità da seicentomila euro, ed è già stato inserito nel piano triennale delle opere pubbliche. Insomma, entro l'anno, prevdibilmente, Pescara avrà il canile. Per il parco ci vorrà più tempo: sarà realizzato con la seconda tranche di finanziamenti e le opere partiranno prevedibilmente a metà 2006. «Anche per il verde ci sono grandi idee - spiega l'assessore Rudy D'Amico - stiamo pensando anche ad un centro di ippoterapia da inserire nel parco».
L'Aquila Sfamate cani e gatti Il sindaco Biagio Tempesta rivolge un invito a tutti gli ... ... aquilani affinché, in questo periodo di freddo intenso, aiutino i cani ed i gatti randagi, dando loro da mangiare. Il gesto di solidarietà sarebbe, dice il primo cittadino, anche un modo concreto di dare un contributo agli sforzi compiuti dalle associazioni animaliste che si prendono cura dei randagi.
L'appello di Tempesta: «Date cibo agli animali» L'AQUILA - «Date da mangiare a cani e gatti randagi». E' l'appello del sindaco Biagio Tempesta ai cittadini dell'Aquila dove in questi giorni anche le temperature massime non sono salite mai sopra lo zero. In tal modo, ha detto il sindaco, è possibile «alleviare le sofferenze di questi nostri piccoli amici, già provati dall'esecrabile comportamento di chi continua ad abbandonarli». Per il primo cittadino sfamare cani e gatti senza padrone è «un modo concreto di dare un contributo al lodevole sforzo delle associazioni animaliste, che, con tanti sacrifici, si adoperano per curare questi animali, sia quelli ospitati nei rifugi sia cani e gatti di quartiere, e che devono spesso scontrarsi con difficoltà di vario genere». Se da una parte la neve ha dato ieri una tregua le temperature nell'Aquilano sono state molto rigide. Nella notte di ieri l'altro, la minima registrata all'Aquila è stata di -2 gradi ed anche in mattinata la temperatura si è mantenuta costantemente sotto lo zero. Sul Gran Sasso il termometro nella notte è sceso a -15 gradi e nella mattinata la temperatura era di -10 gradi. Gli impianti scioviari sono rimasti chiusi a causa di una bufera di vento e neve. Il vento superava i 100 chilometri orari. Per quanto riguarda la circolazione stradale non sono stati segnalati particolari disagi. M.I.
AMICI A QUATTROZAMPE Un "grand hotel" per cani nel parco di Fosso Grande
Da discarica a grand hotel per gli amici a quattrozampe. L'assessore Edoardo De Blasio ha illustrato ieri il canile municipale che sorgerà a Fosso Grande. I lavori in due tranche iniziano l'estate prossima per un importo totale di un milione e 200 mila euro. «Il primo lotto è già finanziato in bilancio per 600mila euro e identico importo è previsto per il 2006» ha detto il dirigente dei lavori pubblici Giampiero Leombroni. Per De Blasio è una scommessa da vincere: «Ci auguriamo che andrà tutto secondo le previsioni, anzi ne sono certo: il canile si farà». E che canile: la struttura di Fosso Grande è stata progettata dagli architetti D'Alonzo, Troilo e Taricani su una decina di ettari a ridosso della collina verde che si affaccia su Fosso Grande. «Una zona fino a ieri degradata che restituiremo alla collettività, dal momento che oltre al canile ospiterà un bellissimo parco aperto a tutti, soprattutto ai bambini - ha precisato l'assessore all'Ambiente Rudy D'Amico -. E pensare che la precedente amministrazione aveva previsto là palazzoni con alto rischio di smottamento». De Blasio ha presentato nel dettaglio il futuro canile dotato di box per 230 ospiti più 50 riservati al servizio di dog sitter; con ingresso visitatori e ingresso di servizio. «Ci sarà anche un ambulatorio veterinario e, più a monte, anche il cimitero per gli animali domestici nei presi del quale sarà anche realizzato un gattile» ha detto De Blasio, assicurando una adeguata "distanza di sicurezza" tra cani e gatti. Per il Comune di Pescara è un segnale di civiltà importante, perché fondamentale è l'educazione al rispetto per gli animali e questa struttura guarda, tra le altre cose, anche a questo obiettivo. «Con D'Alfonso sindaco il Comune ha mostrato una sensibilità e un'attenzione maggiore rispetto agli anni passati - ha commentato con soddisfazione Sandra Santavenere, volontaria della Lega per la difesa del cane e prima sostenitrice del progetto del nuovo canile. L'importante è assegnarne la gestione a una squadra di esperti e i volontari della Lega del cane, dopo i tanti sacrifici affrontati finora, non possono restare alla finestra.
Duecentosei comuni monitorati negli anni tra il 1994 e il 2001. Trattamento dei rifiuti e impatto sulla salute umana in Campania, un'incognita che scotta. Ma ora uno studio ufficiale c'è. E la zona rossa è risultata essere quella sud-orientale della provincia di Caserta insieme a quella nord-occidentale della provincia di Napoli, dove si registrano aumenti inquietanti di alcuni tumori e di malformazioni congenite. Proprio le aree, insomma, dove più il ciclo dei rifiuti è inquinato da tanti fattori, primo fra tutti quello dell'illegalità degli sversatoi, ma anche delle fabbriche non a norma e del lavoro in nero che costringe tante persone al contatto con sostanze nocive e fuori controllo persino in casa propria. «È come se avessimo fotografato gli ultimi dodici anni dello smaltimento dei rifiuti, nelle province di Napoli e Caserta, quando la gestione dei rifiuti non era corretta. Questo serve a impostare un'attività più sicura, più trasparente, più pulita. Vogliamo andare avanti su questa strada», ha dichiarato Guido Bertolaso. È la sintesi dello studio commissionato dal dipartimento della Protezione Civile, sull'impatto sanitario, appunto, del trattamento dei rifiuti in Campania. «Emerge l'indicazione di un'area critica, che corrisponde ad alcune zone della provincia di Caserta e di Napoli - ha spiegato Pietro Comba, direttore del reparto di epidemiologia ambientale dell'Istituto superiore della Sanità - dov'è stata riscontrata un'incidenza superiore di patologie tumorali e malformazioni congenite, proprio dove in passato sono state impiantate delle discariche che non erano controllate. Ma un nesso ancora non è stato confermato. C'è una grande probabilità, la prudenza è d'obbligo». «Uno scenario, però, preoccupante», ha osservato Anna Savarese, di Legambiente. Uno studio, quello presentato ieri a Napoli, elaborato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Cnr e dall'assessorato alla Sanità della Regione Campania. La zona che scotta comprende i comuni di Aversa, Casagiove, Casal di Principe, Caserta, Castel Volturno, Marcianise, Santa Maria Capua Vetere e Villa Literno. Più colpita, però, risulta la parte "napoletana", con i comuni di Afragola, Arzano, Acerra, Caivano, Casoria, Frattamaggiore, Giugliano, Marano, Marigliano, Melito, Mugnano, Pomigliano D'Arco e Volla. La mortalità è risultata in eccesso, per gli uomini, del 19% nei comuni casertani e del 43% nei comuni della provincia di Napoli. Per le donne del 23% in provincia di Caserta e del 47% in quella di Napoli. «È la prima volta - ha continuato Cambi - che si rende disponibile agli addetti ai lavori un'analisi del genere. C'è una correlazione tra siti inquinati e le zone in cui sono state riscontrate le maggiori mortalità per tumori e malformazioni, ma a monte esiste una multifattorialità, tra cui anche la deprivazione socio-economica, infezioni diffuse per epatiti B e C, l'alimentazione sbagliata, e soprattutto un'industria fuori delle regole». «Si può parlare solo di una correlazione geografica, attenzione - confermano sia Massimo Menegozzo, docente di medicina del lavoro alla Federico II di Napoli, che il responsabile dell'Osservatorio epidemiologico regionale della Campania, Renato Pizzuti, che hanno partecipato allo studio - Intanto affronteremo la questione rifiuti nella sua globalità e con scientificità. L'incenerimento dei rifiuti finora è avvenuto in modo incontrollato, e questo ha contato. La strada è quella della bonifica, anche delle industrie e dei siti di lavoro in genere delle aree in osservazione». Intanto lo studio scientifico sulle aree dell'emergenza rifiuti continuerà: prossimamente verranno monitorati i livelli di diossina nel latte delle donne primipare e degli animali da allevamento. Verrà seguita tutta la "filiera della diossina. c.d.n.
"Giornate di freddo e gelo: aiutate cani e gatti abbandonati" L'appello ai cittadini del sindaco Biagio Tempesta
L'Aquila - Il primo cittadino, Biagio Tempesta, evidenziando ancora una volta la sua lodevole vena animalista, esorta i cittadini del capoluogo e delle frazioni, in queste giornate di freddo intenso, a non dimenticarsi delle esigenze dei piccoli amici a quattro zampe, in special modo di quelli che non hanno la fortuna di avere il calore di un tetto e di una famiglia. "Come lo scorso anno - scrive Tempesta - esorto tutti, in questo periodo dii freddo intenso, a compiere un gesto di solidarietà nei confronti dei cani e dei gatti abbandonati nel territorio, dando loro da mangiare. Alleviare in tale modo le sofferenze di questi nostri piccoli amici, già provati dall'esecrabile comportamento di chi continua ad abbandonarli, sarebbe davvero molto bello. Sarebbe un modo concreto di dare un contributo allo sforzo delle associazioni animaliste che si adoperano per curare questi animali, sia quelli ospitati nei rifugi che i cani e i gatti "di quartiere", e che devono spesso scontrarsi con difficoltà di vario genere". S. F.
Ne uccide più la gola che la spada: questo antichissimo proverbio mi viene quasi automaticamente alla memoria quando si affronta il problema di come ci troviamo a vivere. Perché tutti siamo convinti che la minaccia maggiore alla nostra salute arrivi da ciò che respiriamo, ma questo è vero solo in minima parte. Siamo tutti in psicosi da smog e da effetto-serra (due situazioni che non sono certo da sottovalutare), ma pochi sanno che è l'alimentazione il più grande determinante della salute. La salute dipende molto più da ciò che mangiamo che da ciò che respiriamo. E questo vale soprattutto in campo oncologico. Se fumiamo, la nicotina, il catrame e le altre sostanze nocive sviluppate dalla combustione del tabacco possono procurarci il carcinoma del polmone e altri tumori, ma anche un'alimentazione non sana può essere cancerogena. Basta ricordare che i tumori dello stomaco sono diventati sempre più rari da quando è stato inventato il frigorifero, e io sono convintissimo di un ragionamento che ripeto spesso: si sarebbe dovuto conferire un premio a chi ha inventato il frigorifero e la lavatrice. Sono due strumenti che hanno accompagnato lo sviluppo di oltre la metà del mondo, e che hanno migliorato la salute. Il frigorifero ha portato praticamente a zero le intossicazioni alimentari e ha ridotto al minimo i tumori dello stomaco; la lavatrice ha liberato le donne dal peso del bucato ( risparmiandone le forze, e quindi la salute) e ha permesso di arrivare a un'igiene del vestire che i secoli precedenti non avevano mai conosciuto. Il cibo è necessario per vivere, come a tutti gli esseri viventi, ma la quantità, la qualità e la natura di questo cibo sono come l'antiva statua di Giano bifronte, che aveva un volto per la guerra e un altro per la pace. L'alimentazione ci può aiutare a conservare la salute, oppure al contrario può comprometterla, perché il cibo può diventare un veicolo di sostanze nocive, tossiche per l'apparato cardiocircolatorio e per il sistema digerente, e talvolta potenzialmente in grado di provocare tumori. Il filosofo Ludwig Feuerbach, che criticò la filosofia hegeliana, aveva postulato che l'uomo dovesse avere l'obiettivo di passare dalla religione (l'uomo che pone al di là di sé l'amore, il senso d'infinito e la perfezione) all'antropologia, riconoscendo l'origine naturale della religione nelle aspirazioni dell'uomo stesso.. Nello sviluppare questa filosofia che correla strettamente gli uomini fra di loro, nel 1850 Feuerbach recensì favorevolemte uno scritto del fisiologo Jakob Moleschott sull'alimentazione, interpretata come la base che rende possibile il costituirsi e perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare migliorando l'alimentazione. Nel 1862, Feuerbach scrisse il saggio: "Il mistero del sacrificio o l'omo è ciò che mangia". Il filosofo tedesco sosteneva che esiste un'identificazione dell'anima con la psiche, e che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio. Ora, io credo che una buona alimentazione faccia una buona salute, ivi compreso il buon funzionamento del cervello. Nella buona aliemntazione, caposaldo della prevenzione, devono entrare molti vegetali e poca o nulla carne. Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (Non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche più che accertate. Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall'atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull'erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne. Una sostanza tossica è più pericolosa se viene ingerita piuttosto che se viene respirata. Io porto sempre l'esempio del gatto, che è l'animale più colpito dal cancro. I ricercatori che hanno indagato su questo fatto, hanno scoperto una ragione che ci deve trovare molto attenti: il gatto infatti ha per sua abitudine quella di lavarsi leccandosi il pelo, che è impregnato di sostanze tossiche e cancerogene cadute sul terreno. Con il suo continuo leccarsi, il povero micio introduce queste sostanze nel suo organismo, rimanendone vittima. L'inquinamento ambientale è un rischio soprattutto per le sue conseguenze sulla catena alimentare, e ogni tanto ci sono notizie alle quali bisognerebbe prestare molta più attenzione. Una recentissima, viene dal Dipartimento di alimentazione umana dell'Università di Pavia: in una ricerca su 230 puerpere, è stato trovato che nell'80 per cento dei casi il latte conteneva l'ochratoxina A, che è un possibile agente tossico, e che nel latte di una di queste mamme, intenzionata ad allattare la sua creatura, c'era addirittura l'aflatossina, la potentissima sostanza cancerogena che si trova a volte anche nel mais. Non posso qui non ricordare che il mais geneticamente modificato riesce a difendersi dal parassita piralide e dalle microtossine prodotte dalle muffe che si insediano dove la piralide scava i suoi buchi, e una delle quali è la temibile aflatossina. A novembre 2004, quando ho presentato il "Manifesto biotech", 18 società scientifiche l'hanno sottoscritto, affermando: "Non ci sono prove di danni in chi consuma prodotti derivati da coltivazioni geneticamente modificate". Si sono levate molte contestazioni, e tuttavia io sono convinto che l'agricoltura tecnologica contribuirà a risolvere il problema della fame nel mondo, che riguarda 800 milioni di persone. Siamo già sei miliardi di individui, nel 2020 saremo otto miliardi. Procediamo con cautela, ma procediamo. Non penso che sia utile, umano e intelligente opporsi alla ricerca. Le grandi questioni dell'umanità e del nostro futuro non si risolveranno con meno ricerca, ma con più ricerca, più conoscenza e cultura. Inun mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco economico enorme, e l'ascoltato economista e sociologo Jeremy Rifkin ne ha dato una dimostrazione in cifre: se nel mondo ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame è perché gran parte del terreno coltivabile viene dedicato a farvi nascere foraggio e cibo per animali da carne. Ogni anno sono destinati a bovini, suini e polli circa 150 milioni di tonnellate di cereali. Con uno spreco finale enorme, perché se facciamo un bilancio tra quanto nutrimento s'impiega per allevare un animale da carne e quanta resa se ne ha ai fini dell'alimentazione umana, vediamo che il conto non torna. E' molto più conveniente impiegare direttamente nell'alimentazione umana un chilo di cereali (può nutrire più persone in un giorno, e non ha sprechi) che impiegarne la stessa quantità per nutrire un animale da macello. Non è vero che la carne è necessaria al nostro sostentamento. Non solo i vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita, ma in essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quanto la gente crede. Del resto, in termini evoluzionistici l'uomo discende dalla scimmia, è un primate. Proprio la recentissima mappatura del genoma ci ha permesso la prova scientifica dell'intuizione di Darwin. Il 99 per cento del nostro Dna è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo. Abbiamo in più il gene del linguaggio, e questo ci differenzia. Senza linguaggio non c'è civiltà, come senza la scrittura non ci sarebbe la storia del genere umano. Per il resto, il nostro metabolismo è quello dei primati, che non sono carnivori e che si nutrono di bacche, cereali, legumi , frutti. Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi di vita quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe ben, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. Solo tre anni fa, il Rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanità sulla salute nel mondo attribuiva a un insufficiente consumo di frutta e legumi quasi tre milioni di decessi. Umberto Veronesi
www.cercopitecodisperatamente.it È internet la nuova frontiera del commercio illegale. Per ogni specie esotica, spesso in via di estinzione, si trova una chat room dove trafficanti e clienti si contattano. Il giro d'affari di questo mercato mondiale ha intanto raggiunto dimensioni record: tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l'anno.
L'annuncio su un mercatino online sudamericano segnala semplicemente una vendita «de animales exoticos» e un indirizzo email da contattare. Basta un messaggio, qualche giorno di attesa e, in risposta, arriva la lista. In questo caso si tratta di scimmie (l'interlocutore si dichiara «amante de estos animales»): il pezzo forte è un saimiri, la scimmia scoiattolo, fra i primati a più alto rischio di estinzione del Centro America. Prezzo: 4.500 euro. Con la stessa cifra ci si può far spedire un kinkajou, mammifero della famiglia dei procioni, anch'esso a rischio. Oppure, per 2 mila euro, un tamarino di Edipo, piccola e minacciata scimmietta. Nei successivi scambi di email si riesce a sapere che il pagamento avviene tramite bonifico, ma non c'è risposta sulla nazione di provenienza degli animali. Il venditore informa però che sarebbero nati in cattività, mentre sui dettagli del trasporto mette le mani avanti: «Hombre, ya seria mas dificil». È sul web il nuovo paradiso del commercio illecito di animali. Siti pirata, mercatini online, chat e forum hanno moltiplicato le occasioni di scambio. «Difficile fare stime, ma negli ultimi anni si è assistito a un moltiplicarsi di annunci sul web. Un vero boom del traffico illegale online, confermato anche dall'aumento dell'uso del canale postale per la spedizione degli animali stessi, segno di una trattativa che è avvenuta per via diretta, proprio su internet» sostiene Massimiliano Rocco, responsabile per il Wwf Italia della Traffic, rete di monitoraggio internazionale di questo fenomeno finanziata da Wwf e Iucn, Unione mondiale per la conservazione. E John Webb, alto funzionario del dipartimento di Giustizia americano, aggiunge: «Si può trovare una chat praticamente per qualunque specie animale o vegetale. Sono spazi virtuali dove le persone si incontrano, per trasferirsi altrove online e accordarsi su attività illegali». Un traffico illecito con un giro d'affari fra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l'anno secondo stime Traffic (secondo solo a quello di droga), che impoverisce l'ambiente e mette in pericolo decine di specie: temi di cui si parlerà durante la conferenza internazionale sulla biodiversità, che l'Unesco ha organizzato a Parigi dal 24 al 28 gennaio. «Su internet domanda e offerta viaggiano velocemente. Spesso gli animali vengono presentati, ma è falso, come nati in cattività» afferma Rocco. «Basta poco e ti arrivano per email proposte di animali in estinzione. Centinaia di euro per i pappagalli grigi o per un'amazzone dalla fronte azzurra, decine di migliaia di euro per i più rari cacatua delle palme o per amazzoni dalle isole caraibiche o, ancora, per la rarissima ara di Lear». Il listino prezzi è lungo. E in questo mercato nero si può trovare veramente di tutto, vivo o morto: delfini a 40 mila euro, cistifellee di orso per la medicina tradizionale cinese a 2.500, il protetto girifalco a 15 mila, un boa del Madagascar a 1.500. Anche le specie vegetali sono interessate: rari e protetti cactus sono scambiati illegalmente a centinaia di euro. Per l'importazione di animali dal Nord Africa (soprattutto testuggini e altri rettili) canali e rotte sono spesso gli stessi dell'immigrazione clandestina. Ma una porta per l'Europa si è spalancata a est, con l'allargamento dell'Unione. Scimmie, pappagalli, rettili e anfibi entrano dalle frontiere polacche, ceche, slovacche o ungheresi, dove le autorità doganali non sono attrezzate a farvi fronte. Qui un tir che trasporti animali illegali può passare con relativa facilità e raggiungere indisturbato gli altri paesi Ue. I clandestini viaggiano in doppi fondi di casse che contengono animali regolari, oppure nascosti tra altre merci. «Talvolta» racconta Rocco «gli animali protetti vengono mescolati insieme a quelli importati legalmente. Spesso nessuno si prende la briga di andare a contare e verificare». Il mezzo che questo traffico usa sempre di più è però la posta, dove i controlli sono minori. Animali a basso metabolismo, rettili e anfibi in particolare, che sporcano poco o fanno poco rumore, vengono impacchettati e spediti in scatole di cartone o plastica. Creando non pochi rischi a chi maneggia questi pacchi. «Tempo fa fummo chiamati a Firenze da polizia e vigili del fuoco perché al terminal delle poste c'era un container "con strani rettili". A Padova ne era uscita una temibile vipera di Russell e nessuno aveva il coraggio di aprirlo» racconta Gilberto Tozzi, direttore del Centro di scienze naturali di Galceti, Prato, specializzato nel recupero della fauna selvatica. «In una notte abbiamo aperto i pacchi uno per uno, 45 quintali di posta, finché non abbiamo trovato una scatola che tintinnava. Dentro c'erano quattro crotali e altrettanti cobra: il pacco era schiacciato e alcuni animali erano morti. A casa del destinatario, a Livorno, la polizia trovò decine di questi rettili». A volte il viaggio avviene in condizioni ancora peggiori. È il caso degli animali che escono dal Brasile, tra i maggiori esportatori illegali. Uccelli, scimmie, serpenti: 38 milioni di animali lasciano ogni anno il paese sudamericano. Passano da porti o aeroporti, o raggiungono via terra Argentina, Paraguay o Bolivia. Qui ricevono documenti falsi e vengono esportati come «nati in cattività». In pochi, forse soltanto 1 su 10, sopravvivono alla cattura e al trasporto. «Gli animali soffrono ogni tipo di maltrattamento durante questo processo» assicura Dener Giovanini, coordinatore della Renctas, rete brasiliana contro i traffici di specie. «Vengono sedati, nascosti in valigie e passano ore senza acqua o cibo. Se viaggiano in nave la situazione è ancora peggiore». Nella spedizione, tanto per fare un esempio, i pappagalli, narcotizzati, ali e becco chiusi con nastro isolante, sono inseriti nei tubi da disegno. Giovanini indica nell'Italia uno dei paesi che importano di più: «Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di animali brasiliani di origine non regolare venduti in negozi italiani». A livello internazionale il commercio di animali e piante è regolato dalla convenzione Cites, siglata a Washington nel 1973. Le specie a rischio, oltre 30 mila, sono state divise in più liste. Nella prima si trovano quelle minacciate di estinzione, dal leopardo delle nevi al rinoceronte, all'orso in certi paesi il cui commercio è vietato. Nella seconda le specie la cui vendita deve sottostare a severe regole. Gli ultimi ingressi in questa categoria, come stabilito dalla recente conferenza Cites a Bangkok, sono lo squalo bianco, il pesce napoleone e il dattero di mare. In Italia l'applicazione della convenzione è affidata al Corpo forestale dello Stato che solo lo scorso anno ha effettuato più di 6 mila sequestri, 1.800 di animali vivi, il resto di prodotti derivati da animali e piante. «Oltre ai collezionisti bisogna tener presente il problema della medicina cinese, del traffico di avorio o di caviale» sottolinea Elisabetta Morgante, commissario capo dell'ufficio centrale Cites diretto da Ugo Mereu. «In Italia rispetto a una ventina di anni fa c'è una maggiore organizzazione nella repressione. Abbiamo 19 nuclei operativi nelle principali dogane e altri 25 uffici che svolgono attività di controllo». Per chi importa animali proibiti per uso personale c'è una sanzione da mille a 9 mila euro. In caso di trafficanti veri e propri si va nel penale con l'arresto da tre mesi a un anno o un'ammenda da 10 mila a 100 mila euro. In futuro la lotta potrebbe essere intensificata con controlli con i cani o con raggi X anche su pacchi postali. «Qui si vedono le cose più incredibili» racconta Domenico Tedesco, comandante del nucleo Cites dell'aeroporto di Fiumicino. «Come le decine di farfalle indonesiane che abbiamo sequestrato a gennaio; o come il diplomatico che arrivava dal Congo con una ventina di aquile e falchi non in regola con le certificazioni». Suona il telefono. «Mi scusi, devo andare al terminal 9. Hanno trovato tre iguane sotto la scaletta di un Boeing arrivato dagli Usa. È sempre così. E ormai le iguane non le vuole più nemmeno lo zoo». Damiano Fedeli UN PO' DI COSE DA SAPERE Cifre, multe, sequestri. E consigli per fare viaggi rispettosi della natura Nel 2003 i Nuclei operativi Cites (corpo forestale dello Stato) hanno effettuato oltre 6 mila sequestri di animali esotici e selvatici (1.800 vivi) soprattutto negli aeroporti di Fiumicino (1.700 esemplari) e Malpensa (379) e nel porto di Genova (982). Per il 2004 i dati non sono ancora definitivi, ma secondo le stime il numero di sequestri sembra raddoppiato rispetto al 2003. Chi esporta illegalmente fauna o flora in pericolo di estinzione rischia l'arresto da tre mesi a un anno, con multe da 10 mila a 100 mila euro. Ogni anno in Brasile sono catturati 38 milioni di animali selvatici per l'esportazione. Souvenir da evitare nei paesi esotici: prodotti di alligatore o coccodrillo, valigie, cinture, scarpe in serpente o lucertola, prodotti ricavati da zanne e pelle di elefante, sciarpe di shahtoosh, pelli di leopardo, articoli in tartaruga. L'ARCA DI NOÈ? CERCATE IN MAREMMA Qui vengono ospitati e poi rimessi in libertà gli esemplari sequestrati alle dogane Dal Perù, dalla Bolivia, dalle Molucche: sono pappagalli rari che ora vivono a Semproniano, provincia di Grosseto. È qui che si trova il Crase, centro di recupero del Wwf, che dal 2000 accoglie animali sequestrati: sottratti al contrabbando, in via d'estinzione e tutelati dal Cites. «In Italia non esistevano strutture adatte a riceverli» ricorda Massimiliano Rocco dell'ufficio Traffic del Wwf. «Così abbiamo creato programmi di conservazione, riproduzione e reinserimento nei loro habitat». Il Crase si è specializzato negli psittaciformi (nome scientifico dei pappagalli), raccogliendone oltre 400: un grande patrimonio biologico ed economico, visto che molti valgono migliaia di euro. Insieme a essi vivono piccoli primati, orsetti lavatori e presto anche grandi felini. Il prossimo passo è aprire il centro ai visitatori per sensibilizzarli. Molti pappagalli appartengono a specie bandiera delle campagne di conservazione: la bianca cacatua delle Molucche, in via d'estinzione in Indonesia; l'azzurra ara glaucogularis, la cui popolazione è scesa a poche centinaia di esemplari a causa della deforestazione in Bolivia; la verde amazona brasiliensis, simbolo delle foreste atlantiche brasiliane. Gli uccelli più rari facevano parte della collezione privata del farmacista e ornitologo Sergio Martinat, una delle maggiori d'Europa; gli altri sono stati sequestrati nelle case abitazioni di impiegati, commercianti, piccoli imprenditori, operai. «Alcune persone hanno la mania dei pappagalli» dice il veterinario Marco Aloisi del Crase. C'è chi è disposto a infrangere la legge, a pagare migliaia di dollari per un cacatua, un'ara glaucogularis, un'ara giacinto. Significative le storie degli animali di Semproniano. Simba, leone in arrivo dallo zoo di Napoli, è stato trovato nel giardino della villa di Raffaele Brancaccio, esponente di punta del clan Contini. «I camorristi amano allevare animali feroci» sostiene Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio zoomafia della Lav. «Vincenzo Mazzarella, in guerra con i Contini, aveva un leopardo femmina. Come il grifone delle antiche casate, le fiere rappresentano l'araldica del potere». Una calytrix, scimmietta piccola quanto una mano, è stata ritrovata sulla Cassia, mentre si nascondeva tra i pini. Un turista l'aveva comprata in Brasile. Alla dogana l'ha nascosta in valigia e quando si è stufato l'ha abbandonata. Per fortuna, a Semproniano, le calytrix sono parecchie e si fanno compagnia: tutte abbandonate o sequestrate nelle tasche del turista di turno. Angelo Sica NATURA MESSA IN MOSTRA A Roma un'esposizione su animali e piante sequestrati Animali e piante illegali sequestrati, oggetti in avorio, medicinali ottenuti da specie a rischio. Il mondo sommerso del traffico di animali è in mostra al Bioparco di Roma fino a ottobre 2005. L'esposizione Furti di natura ricostruisce gli habitat delle specie sequestrate dalle autorità italiane negli ultimi 20 anni (iguane, coccodrilli, serpenti, tartarughe, pappagalli). C'è anche una farmacia tradizionale orientale (dove i prodotti sono ottenuti da derivati di specie protette). Si finisce nella Casa del turista inconsapevole che con il suo comportamento mette a rischio l'ambiente.
Iguana caduta da furgone salvata in piazza Giusti «L'ho visto cadere da un'Ape Piaggio, che stava percorrendo piazza Giusti». A parlare è Sergio G., giovane manovale che l'altra sera ha salvato un'iguana in piazza Giusti. Fortunatamente (per l'iguana) Sergio è anche un esperto di animali esotici. Sa bene che l'animale, appartenente all'ordine dei Sauri, è tanto spaventoso alla vista quanto innocuo. «Il nostro amico è stato molto abile nel prenderlo e, con tranquillità, riporlo in una coperta - racconta Rosanna Zanardi, responsabile dell'Enpa genovese (ente nazionale protezione animali) - stava quasi morendo di freddo, con la temperatura di questi giorni. Adesso è qui da noi, nella nuova sede di via Bernardo Castello (tel. 010/5531696); ci appelliamo alla persona che l'ha perduto, affinché venga a riprendere l'animale». L'episodio è già stato segnalato al Cites, l'organismo del corpo forestale che si occupa di animali esotici e protetti, come appunto è l'iguana.
Cinghiali? Ok alle adozioni ANIMALI Un tecnico Asl vince la querelle giudiziaria contro la Provincia. «A Bavari stanno bene» Trovò nove cuccioli al San Martino: potrà tenerli Bavari Wiwi e Damon, Pippo e Tommasino, non sanno di essere stati al centro di una querelle giudiziaria durata sei mesi. E nemmeno della sentenza che li ha visti vincitori in una causa quanto meno originale: quella tra Marco Napoli, il tecnico della Asl 3 che l'estate scorsa ha letteralmente adottato nove cuccioli di cinghiale rimasti orfani e trovati all'interno dei giardini dell'ospedale San Martino, e la Provincia, che avrebbe voluto la consegna degli animali, in quanto selvatici. Wiwi, Damon, Pippo e Tommasino sono quattro di quei piccoli, che oggi i realtà sono bestioni da settanta chili. Il giudice ha stabilito che, essendo passati più di sette mesi dalla loro adozione e dal loro mantenimento in cattività, non sono più"animali selvatici" e, in quanto tali, ne ha sottratto la competenza all'ente pubblico. La decisione, che verrà chiarita meglio quando si conosceranno le motivazioni, non è la prima nel suo genere. Un altro caso simile si era verificato in Toscana. «Sono ovviamente soddisfatto, ma solamente perché i cinghiali possono restare a Bavari, dove ho allestito un ricovero per loro e dove sono diventati le mascotte dei bambini del paese - racconta Marco Napoli - con la Provincia non avevo alcun senso di rivalsa; anzi, in attesa che vengano rese note le motivazioni della sentenza, spero che proprio dalla Provincia possa arrivare la collaborazione che mi serve, per mantenere gli animali e dare seguito al mio progetto di creare una struttura per ospitare gli animali con scopo didattico. Vorrei far venire qua le scuole genovesi, per visite guidate. Vorrei avere altri animali da mantenere, oltre i cinghiali». Un sogno nel cassetto, dunque. Al di là della soddisfazione di aver salvato dalla probabile soppressione i nove cinghialini. «E' molto probabile che, senza la sentenza a mio favore, gli animali sarebbero stati soppressi e macellati, o al massimo utilizzati per i centri addestramenti dei cani da caccia». Le bestiole erano state trovate, in diversi momenti, all'interno dei viali ospedalieri, alle spalle del padiglione Maragliano e del pronto soccorso. I cuccioli erano rimasti soli, dopo che la madre era morta, dopo essere rimasta stritolata in un laccio. Per qualche settimana erano stati sfamati dai dipendenti del San Martino, poi, quando erano arrivate le prime proteste per la presenza inconsueta degli ungulati, Napoli li aveva caricati sulla jeep e portati a Bavari. Il caso del tecnico animalista non è, comunque, l'unico di questo genere. Altri piccoli di cinghiale sono sfamati sulle alture del promontorio di Portofino e un altro dalle parti di Polanesi, a Recco. Edoardo Meoli
28/01/05 Anmvi - LiberOscar Nuova legge sulla caccia: stagione più lunga e reati depenalizzati
(dal quotidiano Libero del 27 gennaio 2005)Leggo sul sito dell'AIDDA (Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente) un grido di aiuto da parte degli animalisti. Pur essendo contrario all'attività venatoria, per motivi etici, confesso che, con il passare dei sacri furori giovanili, sono diventato un po' più malleabile. Sia chiaro. Facessero mille referendum contro la caccia li andrei a votare tutti, ma devo ammettere che una cosa è andare a cercare una beccaccia che s'invola rapida e zigzagante nel folto del bosco, e tutt'altra è mettersi seduti in un capanno a sparacchiare, attirandoli con mezzi odiosi, ad anatre, trampolieri o piccoli uccelli migratori che hanno volato per migliaia di chilometri e si posano davanti al fucile fiduciosi di alleviare la fatica. Torniamo al grido "Fermiamo la nuova proposta di legge sulla caccia". Mentre scrivo mi arriva la comunicazione che l'On. Giulio Schmidt, vecchia e ben voluta conoscenza per le sue meritorie iniziative a favore degli animali, proprio ieri ha promosso nella Sala di Montecitorio una conferenza stampa intitolata "Caccia: e ora si spara anche sulla legge". Schmidt peraltro è affiancato da diversi altri parlamentari di quasi tutti i partiti, come è tradizione per questa materia trasversale. Vado a leggere con attenzione cosa sta succedendo. Ebbene il succo è che, dalla Commissione Agricoltura della Camera, sta per passare in aula un testo unificato che vorrebbe apportare cambiamenti assurdi alla legge attuale. Prima di tutto allungare la stagione di caccia: da agosto a febbraio, anziché da settembre a gennaio. Due mesi in più non sono, come sul dirsi, "una paglia". Poi, estendere le specie cacciabili, quasi non fossero già abbastanza. Ancora, depenalizzare buona parte dei reati venatori attualmente previsti, come la caccia di frodo in aree protette, l'uccellagione, l'abbattimento di specie protette e la loro detenzione illegale, l'impiego di richiami vivi, lo sparo da autoveicoli/natanti/aeromobili, il commercio di fauna protetta e la caccia nei giorni di silenzio venatorio. Infine dare un potere sempre maggiori alle regioni in materia di caccia, potere che verrebbe usato per compiacere ulteriormente i cacciatori. Se effettivamente le richieste della lobby filovenatoria sono queste (e guarda caso siamo alla vigilia delle regionali) mi associo al grido di aiuto. Oggi c'è la riunione dei capigruppo con il Presidente della Camera per calendarizzare la nuova proposta. Onorevole Casini, si ricordi che i cacciatori in Italia sono più o meno l'1%. Gli altri sono contro. Faccia un po' lei. Oscar Grazioli
Via Martinella: abbandonati nove cuccioli in un cartone
Nove dolci, piccoli, vivaci, batuffoli di pelo sono arrivati ieri mattina al canile di via Martinella. « Questa mattina - racconta il signor Giuseppe, volontario per passione dal 1996 - quando sono arrivato, ho trovato davanti al cancello un cartone dal quale spuntava un musino bianco. Ho aperto e dentro ho trovato nove infreddoliti cuccioli. E ho trovato un posto adatto a loro » . La contessa Del Bono, da diciannove anni presidentessa della Lega Nazionale per la Difesa del cane, non appena appresa la notizia, si è precipitata al canile per verificare le condizioni dei cuccioli, che per fortuna godono di ottima salute. Ma non esita a definire incivile il comportamento di chi, ancora oggi, abbandona gli animali: « Abbandonare dei cuccioli in un cartone è veramente crudele. L'articolo 672 del codice penale prevede sanzioni amministrative severe per chi non custodisce i propri cani. Il nostro canile è aperto tutti i giorni compreso il week- end. Se qualcuno vuole portarci dei cani può suonare e lasciarli ai nostri volontari, che sapranno di certo prendersi cura di loro. Accogliamo tutti i cani che arrivano e non facciamo mancare loro niente. Cibo, acqua, cure e coccole da noi sono garantite. Anche lo spazio per fortuna non ci manca: abbiamo recinti di 45 metri quadrati occupati al massimo da tre cani. Attualmente nella nostra struttura sono presenti 473 cani. Inutile dire che il costo del vitto per pi ù di quattrocento esemplari è molto costoso. Se qualcuno vorrà sostenerci con offerte o pacchi di crocchette avrà la nostra pi ù viva riconoscenza. Per fortuna, grazie alle campagne contro il randagismo gli abbandoni sono diminuiti ma da continuano ad arrivare tanti cani » . I nove cuccioli, meticci di taglia medio piccola, stanno bene. Rimarranno al canile qualche settimana, il tempo necessario per la sverminatura, le vaccinazioni e le operazioni di microcippatura; poi saranno disponibili par l'adozione: « L'anno scorso abbiamo dato in adozione 150 cani. Ovviamente siamo molto lieti che i nostri amici possano trovare una casa, tuttavia cerchiamo di accertarci che la famiglia richiedente sia consapevole della responsabilità a cui va incontro e abbia la volontà di accogliere nel migliore dei modi il nuovo membro della famiglia. Poi, a distanza di un mese, effettuiamo a sorpresa dei controlli per verificare la buona salute dell'animale. Purtroppo, spesso, chi prende un cane non si rende conto dell'impegno affettivo e materiale che comporta. Tyson, per esempio, un bellissimo dobermann di 14 mesi ci è stato lasciato dai proprietari perchè faceva troppa confusione. In realtà è un cane buonissimo, evidentemente era disturbato dalla situazione familiare in cui si trovava. Gli animali sono una ricchezza, una risorsa infinita. Anche i bambini possono imparare tanto dall'amicizia con un animale » . Raffaella Agresti
Un ospedale per gli animali px_trasp (1K) px_trasp (1K) C'era una gran nuvola di gente, ieri mattina, in fondo alla strada principale di quella articolata cittadella che è la facoltà di Veterinaria di via del Taglio. Studenti, professori e autorità varie: tutti lí all'ingresso del nuovissimo ospedale degli animali, ad aspettare che il rettore Gino Ferretti impugnasse le forbici e finalmente tagliasse quel nastro, con un gesto atteso da anni annorum. « Una gioia che è proporzionale alla lunga attesa » , chiosa non a caso il preside di Veterinaria, Cesidio Filippo Flammini. I motivi delle lungaggini, sempre gli stessi: finanziamenti sospirati, burocrazia tiranna. Comunque il nuovo ospedale veterinario universitario didattico adesso c'è, ed è una realtà di cui è pi ù che legittimo andar fieri. Struttura spaziosa e avveniristica che rappresenta un salto di qualità a favore dei frequentatori di Veterinaria ( studenti, tirocinanti, laureati e dottorandi), che potranno assistere e prendere parte alle attività diagnostiche e terapeutiche. Non solo: l'ospedale - che è operativo dal 3 gennaio tutte le mattine dalle 8,30 alle 12,30 - vuole aprirsi alla città, offrire un servizio clinico assistenziale di alta qualità al pubblico. La nuova struttura è fondamentale anche per un altro obiettivo: far sí che la Veterinaria parmigiana - che ammucchia ben 160 anni di « anzianità » - ottenga il riconoscimento di « facoltà rispondente agli standard europei » . Anche di questo ha parlato il preside Flammini, primo a prendere la parola nell'affollata cerimonia inaugurale: a fianco dell'orgoglio e della soddisfazione ha messo gli sforzi che la nuova struttura richiederà ai camici bianchi di Veterinaria, anche perchè « la Commissione europea chiede che l'ospedale sia attivo 24 ore su 24 e che sia anche presente un pronto soccorso per le sole emergenze. Vogliamo diventare un centro altamente qualificato anche per l'utenza cittadina » . La gestione dell'ospedale spetterà al Dipartimento di salute animale, come ha spiegato il suo direttore, Paolo Martinelli, che poi ha fatto da cicerone nella visita guidata tra ambulatori e sale operatorie. Gli sforzi che sta compiendo l'Ateneo in questi anni per Veterinaria li ha ricordati il rettore, insistendo sul fatto che l'ospedale degli animali non è un unicum ma si inserisce in un processo di interventi. Ospedale che è costato 2 milioni e 502mila euro, « ed ha avuto una gestazione molto lunga. Quando divenni rettore nel Duemila erano stati accantonati circa 750mila euro » . Di lí in poi, l'accelerazione con la progettazione e gli investimenti: « Per il plesso del Cornocchio sono stati investiti 4 milioni e 510mila euro pi ù 500mila di attrezzature » . La strada non è stata priva di curve, in qualche caso veri e propri tornanti: Ferretti ha ricordato l'anno pi ù amaro, sempre il Duemila, quando in via Del Taglio arrivarono i Nas a chiudere chirurgia e radiologia perchè inadeguati. Una bella tegola, lui era rettore da pochi mesi. « Per continuare l'attività didattica acquistarono strutture gommate tipo quelle che utilizza la protezione civile e siamo andati avanti per un po' cosí » . Un momento critico superato alla grande, se è vero che « quello di oggi è il miglior reparto operatorio e la radiologia è di assoluto rilievo » . L'ottima salute di cui gode Veterinaria è dimostrata non solo dal trend positivo delle iscrizioni, ma anche dal fatto che negli ultimi tre anni di blocco di assunzioni di personale tecnico e amministrativo, « Veterinaria è l'unica ad avere avuto un incremento di personale: nove unità negli ultimi tre anni » . Anche sull'accreditamento europeo a cui aspira la facoltà, Ferretti parla chiaro: « Dobbiamo essere certi di essere in condizione di poterlo avere: non è accettabile che non si ottenga a fronte di investimenti cosí alti » . Per non fallire l'obiettivo, è in arrivo in via del Taglio un pool di docenti esperti di accreditamento che offriranno attività di consulenza dando le indicazioni giuste su quali investimenti necessari per ottenere la sospirata « patente » europea. Ci sono tre anni per prepararsi all'esame di ammissione: nel 2008 arriverà una commissione cui spetterà il verdetto. l. f. Aperto al pubblico tutte le mattine Ma come funziona l'ospedale degli animali? Innanzitutto è bene specificare che è aperto al pubblico tutte le mattine. Esempio pratico: se ho un cane che sta male posso portarlo in via del Taglio? La risposta è senz'altro sí, « ma non vogliamo fare concorrenza agli ambulatori veterinari, bensí porci in un'ottica di collaborazione per offrire un servizio pi ù specialistico in collaborazione con i colleghi » , tiene a precisare il professor Martelli. I pazienti che entrano nell'ospedale vengono registrati alla reception ed indirizzati alle Unità operative specialistiche ( Chirurgia, Malattie infettive, Medicina, Morfopatologia, Ostetricia e ginecologia, Radiologia e diagnostica per immagini) in funzione del caso clinico. A questo punto i docenti della facoltà, attraverso un lavoro in team con altri medici veterinari collaboratori inquadrati nell'organico ( dottorandi, borsisti e laureati frequentatori) e gli studenti tirocinanti, svolgono attività didattica pratica sui pazienti che convergono sulla struttura per trovare risposte a una domanda di assistenza veterinaria sempre pi ù diversificata, qualificata e specialistica, rivolta soprattutto agli animali da compagnia, senza escludere le esigenze dei grandi animali utilizzati sia a scopo di sport e svago ma anche come fornitori di alimenti destinati al consumo umano. Una mappa del servizio ospedaliero si compone di 9 sale per la visita di animali d'affezione, 3 per la visita di grandi animali, 3 sale chirurgiche per piccoli animali e una sala per grandi animali dotata di una apposita area di risveglio con guide telescopiche per la loro movimentazione quando anestetizzati, locali per la preparazione del paziente e suo risveglio post- anestesia, per la preparazione dei chirurghi oltre ai locali di servizio dedicati. Sono presenti anche tre sale radiologiche per piccoli e grandi animali, laboratori specialistici di anatomia patologica, malattie infettive e medicina. Per i privati che si rivolgono all'ospedale veterinario, tutte le prestazioni sono a pagamento e si attengono a un tariffario interno, approvato dal consiglio d'amministrazione dell'ateneo.
Convenzione per catturare i randagi
COLLECCHIO - Fra comune di Collecchio e la Federazione Italiana della Caccia è stata stipulata una convenzione per la cattura dei cani randagi. Inoltre la stessa Fidc assicura mediante operatori la vigilanza sul territorio comunale al fine di prevenire e segnalare i casi di abbandono o mancata custodia dei cani, i casi di maltrattamento degli animali o comunque di mancato rispetto del loro benessere, le situazioni nelle quali la presenza dei cani randagi o vaganti è di rischio per l'incolumità dell'uomo, della fauna selvatica e per l'igiene pubblica. L'espletamento di tale servizio al comune di Collecchio, cui verrà anche fornito il riepilogo annuale dei cani provenienti dal territorio comunale, verrà a costare 1.239,48 euro l'anno.
Bocconi « killer » , è emergenza
SAN SECONDO - Nel territorio della Bassa, ed a San Secondo in particolare, continua l'allarme per la presenza di bocconi « killer » sparsi sul territorio. Le vittime, purtroppo, sono già parecchie; si tratta di cani ma anche gatti e parecchi animali selvatici ( fra cui, lo ricordiamo, nei giorni scorsi anche una poiana) e sono anche in aumento gli interventi praticati dai veterinari della zona su bestiole in fin di vita. Allo stesso tempo, non pochi commercianti hanno fatto sapere che è sensibilmente aumentata la vendita di museruole e guinzagli, vale a dire i pochi mezzi che le persone hanno a disposizione per salvare i loro fedeli amici da una fine assurda. Alcuni giorni fa le Guardie ecologiche volontarie hanno trovato circa sessanta bocconi avvelenati, posizionati in zone ben precise del territorio, in particolare lungo gli argini del torrente Rovacchia, che segna il confine fra i comuni di San Secondo e di Soragna. Inoltre, come già segnalato, l'amministrazione comunale ha emesso in tutto il territorio sansecondino un volantino a firma dell'assessore all'ambiente, Ulderico Mantovani, con il quale si avvisano i possessori di cani « che sono stati ritrovati, in varie zone della nostra campagna, numerosi bocconi avvelenati. Pertanto si ricorda la necessità di accompagnare i propri animali durante la passeggiata con il guinzaglio e la museruola » . Qualora si ritrovassero dei bocconi, si raccomanda di non toccarli e di segnalare subito la loro presenza al Servizio veterinario Ausl al numero 0521/ 872691 o 338/ 9004040 . Nel frattempo, proseguono a ritmo serrato, da parte dei carabinieri e di tutti gli organi preposti, le indagini volte a smascherare gli autori di questi fatti inqualificabili, persone prive di qualsiasi forma di civiltà e che agiscono nella pi ù totale illegalità. Al momento, sull'attività investigativa in corso non trapela alcuna indiscrezione; sembra tuttavia che le indagini si siano concentrate in particolare su un ristrettissimo numero di persone. Per cui, da un momento all'altro, potrebbero arrivare significativi sviluppi. Un particolare che può essere utile, al fine di arrivare a scoprire gli autori di questi gesti, è dato dal contenuto dei bocconi. In molti di questi è stato infatti rinvenuto metamedofos, un vecchio antiparassitario che un tempo si usava sul mais. In altri sono stati ritrovati generi diversi di antiparassitari oppure liquido antigelo per auto. Altro aspetto interessante è dato dal fatto che molti bocconi, ritrovati in varie zone della provincia, per dimensioni e forma sono identici fra loro e questo fa indubbiamente pensare ad un unico produttore di questi veleni che, a sua volta, potrebbe avere un buon giro di « clienti » . Paolo Panni
Roma Calchi e fotografie sulla neve per trovare la "famigliola" di LUIGI JOVINO Nella tormenta che da tre giorni imperversa nei Castelli, dieci guardiaparco vanno alla ricerca delle orme dei lupi. La neve che ha portato un carico enorme di disagi per migliaia di automobilisti e di cittadini castellani, ha avuto il merito di mettere a nudo le impronte dei lupi, ormai di casa nei boschi del Vivaro del Tuscolo e del monte Artemisio. I guardiaparco del Parco regionale dei Castelli Romani, guidati dal comandante Carlo Grillo e dal biologo Daniele Badaloni, non hanno trascurato il minimo particolare. Sulla neve fresca hanno fatto calchi, scattato centinaia di fotografie e seguito, passo passo, anche il segno più insignificante. Tanto lavoro non è stato vano: sul manto imbiancato del Vivaro è stata identificata l'impronta di un lupacchiotto anche se c'è bisogno di altri elementi per avere certezze assolute. «La sicurezza - ha affermato Carlo Grillo - l'avremo solo quando riusciremo ad avvistare il branco, individuandone la provenienza». I guardiaparco si sono subito mobilitati dopo la scoperta del lupacchiotto morto sotto le ruote di un'auto proprio al Vivaro, per cercare di salvare il resto del branco. Intanto, l'autopsia sul lupo investito avrebbe rivelato che era forse un po' più grande dei sette mesi che gli erano stati attribuiti e che le unghie erano poco consumate. Forse, e questo complicherebbe la storia, era stato tenuto in cattività. E poi? Era riuscito a fuggire? O era stato abbandonato? In attesa di risposte, la ricognizione dei guardiaparco alla ricerca delle orme del lupo ha riservato altre sorprese. «La coltre imbiancata - ha aggiunto Grillo - ci ha rivelato la presenza di lepri, conigli selvatici e cinghiali: segno di una comunità faunistica attiva che nonostante tutto si riproduce». Nei prossimi giorni la task-force naturalistica tornerà al lavoro, sperando magari in condizioni metereologiche più favorevoli. Gli uomini del parco regionale dei Castelli, comunque, in questi giorni di "passione" per i cittadini bloccati dal ghiaccio si sono occupati anche di loro. «Va bene il lupo - ha concluso Carlo Grillo - ma in piena emergenza ci siamo dati da fare per distribuire il sale ai Comuni sprovvisti e per aiutare decine di automobilisti rimasti in panne».
Rischiano l'esodo i cani di Casa Luca «Alcuni comuni minacciano di riprendersi i cani di loro competenza e di trasferirli fuori città, in altre strutture private. Un imprenditore proprietario di un canile fatiscente anche se in via di ristrutturazione si reca a Casa Luca con l'intento di prendersi i cani dei comuni che hanno stipulato la convenzione. Per i 340 cani ancora ospiti di Casa Luca non c'è ancora pace. Sono ancora sotto minaccia». L'allarme viene da un comunicato diffuso dall'Associazione volontari del canile di Porta Portese . «A tre mesi dal successo del Comuneche, a conclusione del sequestro giudiziario, è riuscito il 28 ottobre a farsi nominare affidatario di tutti i cani, non è stato raggiunto accordo con il proprietario della struttura per l'affitto delle gabbie e con i comuni proprietari degli animali per il passaggio della convenzione.
Abruzzo Fido sporcaccione Sassate e pugni al padrone distratto Porta a spasso il cane e rimedia botte e sassi. E' accaduto ad un signore che, con il suo pastore abruzzese, il 25 giugno dello scorso anno ebbe la malaugurata idea di andare a passeggiare vicino al terreno di proprietà di M.P., 45 anni di Canosa Sannita. Quest'ultimo, vedendo il cane entrare nel suo terreno e "depositare" escrementi vari, iniziò, anche giustamente, ad inveire contro il proprietario. Ma andò troppo oltre e dalle parole passò ai fatti prendendo a sassate tutti e due per poi sferrare un pugno all'uomo. Davanti al Gup l'imputato, accusato di lesioni personali, ha patteggiato un mese e 10 giorni di reclusione convertiti in una multa di 1.500 euro.
La guerra ai veleni. Continuano le analisi sugli scarichi del sansificio di Scafa. Già inflitte multe per 50mila euro, ed è solo l'inizio L'elicottero a caccia dei pirati dell'ambiente La maxi inchiesta del corpo forestale. Altre due imprese denunciate per inquinamento di BRUNELLA FRATINI Un bomba ecologica sulle sponde del fiume: polveri di marmo, fanghi ed olii pericolosi, rottami di auto nascosti dietro un capannone o sotto uno strato di terra, chiazze d'olio lunghe qualche chilometro di provenienza misteriosa. Sono le immagini delle due sponde del fiume Pescara. Due lembi di terra fotografati dagli uomini del corpo forestale di Pescara nei quali trovano posto tutti quegli oggetti ingombranti che le piccole e grandi industrie della zona non sanno dove buttare. Così appaiono il fiume e la città visti dagli elicotteri impiegati dalla forestale, che da due settimane effettua delle ricognizioni su tutta l'area industriale di Pescara a caccia di chi scarica rifiuti pericolosi. Con l'operazione Falco verde, quindici giorni fa, è iniziata la caccia ai depositi di rifiuti inquinanti e pericolosi di cui l'interland pescarese sembra essere pieno: «Si tratta di un fenomeno esteso che coinvolge sia grandi imprese sia piccoli artigiani che privati, i quali scaricano rifiuti pericolosi lungo le sponde del fiume spesso senza rendersi conto dell'enorme danno all'ambiente », spiega il comandante Guido Conti. Fino ad ora sono 40 i blitz fatti dagli uomini della forestale e 40 i siti controllati zona Villaraspa, nelle campagne o lungo le sponde del fiume Pescara, ma anche Spoltore, Villanova e Cerratina. Per qualcuno sono scattate anche delle sanzioni amministrative, cinque e diecimila euro per due imprese nei pressi del cementificio che smaltivano abusivamente materiale ferroso. Controlli anche al sansificio di Scafa nel quale sono intervenuti anche i tecnici dell'Arta per esaminare la presenza di liquami nel fiume. Conti: «Nel caso di Scafa abbiamo accertato la presenza di una sostanza oleosa e schiumogena proveniente dal sansificio e riteniamo che questo provochi un danno notevole all'ambiente, basta pensare che per diluire un litro di olio è necessario un milione di litri d'acqua. Otre a questa abbiamo rilevato alcune situazioni molto serie che riguardano olii, bruciati metalli pesanti, e i residui dei prodotti che utilizzano le lavanderie industriali, dispersi liberamente nell'ambiente. Tutte sostanze che potrebbero andare a finire direttamente nei nostri rubinetti». Quello dello smaltimento illegale di materiale inquinante è un fenomeno diffuso perché smaltire i rifiuti costa. Serve una ditta specializzata e autorizzata al rilascio delle certificazioni previste dalla legge, un business che visto dal di fuori sembra un far west: «Ci sono ditte che si spacciano per autorizzate ma non lo sono e quindi raccolgono e poi scaricano un qualche sito abusivo. Ci sono poi i rifiuti che passano da una ditta all'altra e poi spariscono», sottolinea Conti.
BLUE TONGUE Il Ministero blocca il vaccino Tenuto conto delle problematiche riscontrate a seguito dell'impiego del vaccino sulla Blue Tongue, il ministero della Salute ha disposto il non utilizzo del sierotipo 16. Secondo Dino Rossi, coordinatore regionale del Cospa, il Ministero vuole correre ai ripari quando ormai i «buoi sono scappati e quelli vaccinati li si lascia liberi di circolare e trasportare l'infezione ovunque».
La pesca selvaggia che mette i paesi poveri in un mare di guai
La denuncia più feroce è in una vecchia campagna del Wwf. Un pesciolino microscopico smarrito su un piatto enorme e lo slogan: "Probabilmente i politici vi diranno che i piatti sono diventati più grandi". Invece, argomentano gli ambientalisti, sono i pesci sulla nostra tavola a diventare sempre più piccoli. E soprattutto, sempre più rari. Dopo che gli allarmi delle organizzazioni naturalistiche sono rimasti inascoltati, adesso tocca alla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione, segnalare il pericolo che il mare diventi ogni giorno più vuoto. Il primo colpevole, dicono gli esperti, è il supersfruttamento da parte delle flotte industriali. Ora, poi, si è aggiunto l'effetto dello tsunami, che ha devastato interi ecosistemi lungo le coste del Sudest asiatico, per non parlare della distruzione arrecata in quell'area alle flotte pescherecce più "povere", e quindi più rispettose dell'ambiente. Secondo la Fao, nello Sri Lanka l'ottanta per cento delle barche è andato distrutto, in Indonesia quasi altrettanto. In Thailandia i danni al settore della pesca sono già stati stimati 16,6 milioni di dollari, più altri 33 per le attrezzature di acquacoltura, tutte fuori uso. Ma al di là dell'evento eccezionale rappresentato dal maremoto di un mese fa, il patrimonio ittico del Pianeta è in continuo declino dappertutto. A rischio di svuotamento sono soprattutto le acque internazionali, che le flotte pescherecce, dopo aver utilizzato quelle costiere, stanno sfruttando sempre più a fondo. Già nel 2002, al Vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, 188 nazioni avevano firmato un accordo per creare riserve sottomarine a partire dal 2012. In gioco c'è un patrimonio di biodiversità ineguagliabile, come ricordava qualche settimana fa la rivista Nature: "Un solo bicchiere di acqua del Mar dei Sargassi, vicino a Bermuda, ha svelato 1.800 specie di microbi mai classificate, con oltre un milione di geni sconosciuti". I danni maggiori vengono dalla pesca a strascico, che usa reti gigantesche, lunghe fino a due chilometri e capaci di cancellare ogni forma di vita- Proprio per risparmiare alcuni "santuari" naturalistici da queste "spazzatutto" dei fondali c'è chi ha proposto la creazione, entro il 2008, dei primi parchi delle profondità marine. Inoltre, si è costituita la Coalizione per la protezione del mare profondo, un cartello di associazioni ambientaliste che sta facendo pressioni sull'Onu per la messa la bando delle reti a strascico. La misura, naturalmente, è avversata con forza dall'industria della pesca. Questa attività è la risorsa fondamentale per 200 milioni di persone, soprattutto nei Paesi poveri. Secondo la Fao, nel mondo una persona su cinque dipendeper la sua alimentazione dalle proteine del pesce. Ma ormai gli oceani, metafora dell'immensità, sono diventati troppo piccoli rispetto all'avidità dei pescherecci industriali supertecnologici. Per l'agenzia dell'Onu lo sfruttamento eccessivo (overfishing) cirrisponde a quel livello di prelievo che impedisce il ricambio e - già nel medio termine - porta a una riduzione del patrimonio complessivo. In altre parole, si parla di sovrasfruttamento quando di una specie rimangono troppo pochi individui per garantire una riproduzione regolare. Al prelievo eccessivo, dicono alla Fao, si aggiunge la pesca illegale, che finisce di impoverire il patrimonio ittico mondiale e rischia addirittura di ridurre alla fame intere popolazioni dell'Africa. Più del 70 per cento delle specie sono ipersfruttate o addirittura in rapida diminuzione. La prima introduzione di "quote" per il pescato risale al 1995, quando l'Organizzazione per la pesca nel Nord Atlantico cercò di imporre dei limiti di prelievo dell'halibut nelle acque della Groenlandia. Ma per l'allora Comunità economica europea la "fetta" prevista per i suoi Paesi era troppo piccola: la Cee fece ricorso e in attesa dell'appello fissò per i propri pescatori quote sei volte maggiori, scatenando un'interminabile controversia internazionale. Adesso però l'allarme è globale, perché i segni di un progressivo impoverimento dei banchi arrivano dappertutto, mei mari chiusi come negli oceani. Nella primavera scorsa una commissione federale Usa ha chiesto al presidente Bush misure urgenti per evitare il declino delle acque costiere americane, definite "in seria difficoltà". I segnali peggiori sono arrivati dalla zona Asia-Pacifico, la più ricca del mondo, dove pescano cinque fra i dieci Paesi più "produttivi". Secondo la Fao, da queste acque viene il 48 per cento del pesce di tutto il pianeta (quasi 45 milioni di tonnllate nel 2002). Ma i dati degli ultimi anni dimostrano che anche questa miniera sta per esaurirsi. In certe aree, secondo uno studio del Wordfish Centre, i banchi sono diminuiti di un terzo. E le reti dei pescherecci cinesi, indonesiani, taiwanesi sono sempre più piene di pesci d'alto mare, di bassa qualità, mentre le specie che abitano vicino alla costa, di qualità superiore, sono in forte diminuzione. Nelle celle frigorifere della navi, insomma, finisce soltanto quello che gli esperti chiamano trash fish, cioè pesce di scarto. L'ultima notizia, preoccupante, viene dalle pagine di Science: i pescatori che tornano con le reti vuote, scrive la rivista, spesso cercano prede altrove. Per esempio, andando a caccia di specie protette. E' quello che succede alle popolazioni delle coste del Ghana, segnala Justin Brashares, dell'Università di Berkeley: "Se il pesce è poco, i prezzi salgono. E chi non può ricavare le proteine dal pesce, troppo caro, per sopravvivere si rivolge alla caccia di frodo sulla terraferma. Ma un prelievo del genere è insostenibile per molte specie minacciate, che stanno già sparendo nelle riserve naturali". Visto che nei mari dell'Africa occidentale il pesce è diminuito del 76 per cento, il rischio è che a finire sulle tavole dei più poveri sarà sempre più spesso la cosiddetta bushmeat, cioè "carne di selva": scimmie, cervi, persino grandi carnivori. Ancora una volta la colpa, dice la Fao, è delle flotte pescherecce europee, che sfruttano accordi fin troppo favorevoli per la pesca nelle acque africane, stipulati da posizioni di forza con Paesi poveri. Ma soprattutto, le flotte europee godono di enormi sussidi finanziari. Se nel 1981 i contributi arrivavano appena all'equivalente di 4 milioni di euro, nel 2001 hanno sfiorato i 300 milioni. Insomma, è come se le famiglie europee pagassero il pesce due volte, ottenendo anche il risultato collaterale di affamare i popoli delle coste africane. Giampaolo Cadalanu
Bracconieri, ladri di natura Il reato verrà considerato come un furto ai danni dello Stato
CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Bracconieri ladri di natura. Uno dei sogni degli animalisti è diventato realtà: il comandante del Corpo forestale dello Stato ha inviato ieri una circolare a tutti i comandi territoriali in cui si invita a considerare il bracconaggio come furto ai danni dello Stato, con conseguente aumento delle pene per i trasgressori. Lo ha annunciato il vicequestore del Corpo forestale, Isidoro Furlan, tra i responsabili del Nucleo operativo antibracconaggio (Noa). La circolare richiama una recente sentenza della Cassazione. Da bracconieri un furto ai danni dello Stato - «La direttiva _ ha spiegato Furlan _ è un risultato molto importante, che soddisfa chi, come noi, agisce sul territorio contro il bracconaggio, finora considerato una violazione minore». «Per il bracconiere colto sul fatto scattava _ ricorda Nisticò _, nel 90% dei casi, una denuncia a piede libero per caccia con mezzi non consentiti: la pena prevista è di tre mesi, condonabile dietro pagamento di una sanzione di circa 520 euro. Ma ora _ ha sottolineato _ la pena aumenta fino a sei mesi e non è condonabile dietro pagamento di una sanzione; è invece previsto il ricorso al patteggiamento». Italia: terra di svernamento uccelli - A contribuire allo sviluppo dell'attività di bracconaggio, ha proseguito l'esponente del Corpo forestale, «anche il mutamento climatico, che ha fatto diventare l'Italia, da territorio di transizione per gli uccelli migratori che dal Nord Europa scendevano a svernare in Africa, in terra di svernamento per molte specie. L'innalzamento della temperatura ha portato diverse specie a fermarsi in Italia invece di scendere fino in Africa: ciò ha moltiplicato le possibilità per i bracconieri». Le grandi migrazioni europei di uccelli verso terre più calde hanno tre corridoi: lo stretto di Gibilterra, lo stretto di Messina e il Bosforo. L'Italia si trova quindi su una delle direttrici principali. Le valli bresciane e lo Stretto di Messina tra le aree più critiche - Per questo motivo, ha osservato Furlan, «uno dei punti più critici per l'attività antibracconaggio si trova nelle valli bresciane (Val Trompia e Val Sabbia), dove cacciatori di frodo puntano ai piccoli passeriformi, che arrivano spesso sui men ù dei ristoranti locali sotto forma del tipico piatto di "polenta e osei"». Proprio per salvaguardare quest'area, da 14 anni il Cfs attua tra ottobre e novembre l'«Operazione pettirosso», con un apposito contingente di forestali dedicato giorno e notte al contrasto dei bracconieri: in questi anni sono stati sequestrati nelle valli bresciane ben 85 mila tra archetti, trappole e lacci per la cattura degli uccelli, 1.200 reti, 655 fucili, 138 richiami acustici elettronici, quasi 12 mila volatili. Altra zona calda del bracconaggio è quella dello Stretto di Messina, uno dei principali punti di concentrazione per numerose specie di rapaci. Nel mirino dei bracconieri soprattutto il falco pecchiaiolo, specie protetta. Da 16 anni anche in quest'area una taskforce di forestali scende periodicamente in Calabria per contrastare il fenomeno.
Rottweiler « rapito » dal canile municipale Sulle pagine del giornale aveva già « debuttato » il 4 giugno scorso quando aveva aggredito due bambini al parco Ducale. « Quel rottweiler senza museruola e senza guinzaglio ha morsicato i miei bambini e solo a fatica sono riuscita a strapparla alle sue fauci » , aveva raccontato con terrore la madre che era anche stata minacciata dal padrone del cane, fuggito prima dell'arrivo della polizia Poi, 15 giorni dopo, l'animale, taglia grossa e aria feroce, era stato avvistato dagli agenti della polizia municipale al parco Pellegrini mentre gironzolava ancora libero e senza museruola. Anche in quel caso il padrone, un giovane nordafricano molto alto e magro, era riuscito a scomparire con il cane grazie all'aiuto di un gruppo di giovani che lo avevano spalleggiato aggredendo i vigili. Poi era stato uno stillicidio di denunce e avvistamenti e, in alcuni casi, morsicature, fortunatamente non gravi, fino ad una decina di giorni fa quando, infine, la « latitanza » del cane si è interrotta. L'animale era infatti stato pizzicato nell'ennesimo parco cittadino, il padrone vista la mala parata lo aveva lasciato, e una siringa di anestetico sparata dai responsabili del servizio veterinario del Comune aveva placato la furia dell'animale. Che, forse un po' per indole di razza e probabilmente anche per il tipo di addestramento subito, di farsi prendere non ne voleva proprio sapere. Il rottweiler era cosí finito in una gabbia singola del canile municipale dove i tecnici del canile lo avevano rinchiuso e dove era stato sottoposto a controlli. Visite che avevano evidenziato, oltre alla proverbiale « sana e robusta costituzione » , anche una completa seria di vaccinazioni da cui i responsabili del canile, che nel frattempo avevano anche inserito un microchip sotto la pelle del molosso, contavano di risalire al padrone. Di cui però non si sono trovate tracce visto che il cane, ormai entrato nella parte della « primula rossa a quattro zampe » , è scomparso. « Rapito » da qualcuno che è entrato in azione con il buio, aprendo a colpo sicuro la gabbia in cui era rinchiuso il cane e scomparendo poi con un balzo oltre la recinzione. « Al mattino arrivando al canile abbiamo trovato la gabbia aperta » , hanno dichiarato i volontari del canile che hanno rinvenuto le tracce del passaggio del misterioso visitatore notturno. Un rapitore che sembrerebbe facile identificare con il padrone del rottweiler che difficilmente, visti i precedenti, avrebbe accettato, senza usare i denti, di seguire un perfetto sconosciuto. « Stiamo proseguendo le indagini - spiegano alla polizia municipale - per risalire dai registri delle vaccinazioni e da altri riscontri al proprietario dell'animale » . Che ancora una volta sembra scomparso. Come quel cane dal morso facile sempre pi ù simile ad un personaggio da film.
Le macellerie islamiche e la legge occidentale
Signor direttore, nel servizio, fatto a pagina 23 della Gazzetta di martedí 18 gennaio, che riguardava la comunità islamica e le macellerie islamiche di Fidenza, viene segnalato il fatto che questa carne macellata con questo rito religioso viene venduta anche a borghigiani. Desidero modestamente far notare che la vendita di carne macellata con rito religioso islamico a persone non di tale religione è contraria alla legge. Infatti, è palese che, pur essendo gli abbattimenti rituali consentiti grazie a una deroga della legislazione vigente basata sulla tutela delle minoranze, questi abbattimenti avvengono in violazione della vigente normativa quando il prodotto finale della macellazione viene destinato ad un pubblico indistinto, che acquista la carne degli animali macellati con questi riti, per motivi diversi da quelli che hanno giustificato la deroga citata. La macellazione rituale nel nostro paese avviene in base al DM 11/ 06/ 80 che, nelle premesse, pone come motivazione la necessità delle comunità ebraiche e mussulmane di poter consumare carne proveniente da animali macellati secondo la rispettiva religione e per poter dar corso ad esportazione della stessa verso paesi di confessione islamica che non sarebbero dotati di impianti idonei. All'articolo 1 delDMcitato viene indicato che, in deroga quindi alla normativa vigente che prevede il preventivo stordimento degli animali, è consentito eseguire la macellazione senza preventivo stordimento eseguita secondo i riti ebraico ed islamico da parte delle rispettive comunità. Questo significa che il legislatore ha inteso porre una deroga solo e soltanto per gli aderenti alle citate confessioni religiose e non certamente liberalizzare una forma di macellazione assolutamente irrispettosa dei diritti degli animali. E' evidente quindi che la deroga alla legislazione vigente, che permette a persone facenti parte di queste comunità religiose di uccidere senza preventivo stordimento mammiferi indifesi, nonostante l? immaginabile aumento del grado di sofferenza di questi animali, intende unicamente permettere a queste comunità di poter rispettare alcune loro tradizioni religiose anche se oscurantiste e crudeli, quindi il prodotto ottenuto da queste macellazioni deve essere destinato solo ai componenti di queste comunità. A parte che le sofferenze inflitte a questi animali durante la macellazione per sgozzamento sono inaccettabili nel XXI secolo da qualsiasi società civile, se si volesse intendere questa legge in modo diverso da quello di voler concedere una deroga soltanto per gli adepti delle due confessioni religiose, si verrebbe a creare una situazione di violazione della libera concorrenza commerciale, visto che chi non appartiene alle citate comunità non può effettuare macellazioni usufruendo della deroga e, conseguentemente, se volesse procedere alla mattazione di animali senza stordimento, incorrerebbe nella violazione dell'articolo 727 C. P. e delle normative in merito alla protezione degli animali durante la macellazione ( D. L. 333 del 01/ 09/ 98). Fernando Rastelli Noceto, 26 gennaio
A Varano Melegari maiale protagonista VARANO MELEGARI - ( V. Stra.) L'antico rito della « maialatura » , fulcro dell'economia che contornava la vita rurale di un tempo, torna a rivivere questa mattina a Varano Melegari nella rassegna « Sua maestà il maiale » . Dopo l'uccisione dell'animale, la carne sarà trasformata nel giro di poche ore, grazie ad abili esperti, in pietanze. La rassegna, promossa dalla Pro loco diVarano, coniuga spettacoli musicali, riscoperta del folclore, iniziative enogastronomiche e valorizzazione dei prodotti tipici. Nonostante le contestazioni avanzate alla vigilia della rassegna dalla Lega antivivisezione, che ne ha chiesto l'annullamento perchè ritenuta un'iniziativa cruenta e diseducativa, gli organizzatori si sono preparati a far fronte al « tutto esaurito » . La Pro loco, in collaborazione con l'Associazione per la tutela delle antiche razze suine parmensi, oggi proporrà anche la lavorazione delle carni del maiale nero, una razza recentemente reintrodotta in Valceno. Ma ecco il programma di oggi. Nel parco Cordani, dalle 6 del mattino, Porky's amarcord, una rievocazione dell'antico rito della maialatura, mentre dalle 14 i prodotti confezionati saranno venduti al pubblico. Faranno da cornice alla manifestazione l'iniziativa Valceno in Tavola e una mostra mercato dei prodotti tipici della Valceno. La giornata sarà allietata dal gruppo Millelitri.
Parto record: tredici cuccioli a Cavi Per allattarli mamma Lilly non basta
Lavagna Lei Lilly, un incrocio fra un collie e uno schitzu. Lui Leo, un mezzo segugio bianco e nero di taglia media. Loro, di Leo e di Lilly: 12 cuccioli nati lo scorso 26 gennaio che nel giro di alcune settimane avranno bisogno di una casa. Il tredicesimo cucciolo, putroppo se ne andato nei primi giorni, come spesso accade in natura alle cucciolate così numerose. «Tredici cuccioli in una volta sono un fatto davvero fuori della norma - spiega l'animalista Eugenia Rebecchi dell'associazione Ayusya -, e la mamma, che normalmente ha soltanto 9 o 11 mammelle da latte, deve essere aiutata in questi casi a dare da mangiare ai cuccioli altrimenti rischia di vederne morire qualcuno». È stato così, putroppo, per Lilly che ha perso il tredicesimo cagnolino nei primi giorni di vita, nonostante sia stata (e sia ancora) aiutata ad allattare da tutti i componenti della famiglia di Cavi benedetta dall'eccezionale parto canino: Tea Fontana, suo marito e i suoi due figli, un maschio e una femmina di 16 e 14 anni. «Il primo giorno dopo il parto, che è avvenuto nella notte fra il 25 e il 26, non ho mandato i miei figli a scuola tanta era la confusione in casa per la nascita dei cuccioli, e poi bisognava stare sempre attenti che tutti riuscissero a prendere il latte dalla mamma», racconta la donna. «Ora i cuccioli devono restare con la mamma ancora trenta o quaranta giorni dopo di che saranno pronti per essere adottati. Li regalo - chiude Tea - ma solo a persone che amano gli animali, meglio se referenziate». Per tutti gli interessati il numero da chiamare è il 338.2667881.
Dalla vasca spuntano le tartarughe
La maggior parte delle tartarughe lacustri del laghetto dei Parchi di Nervi è già"in vacanza" in Sardegna, protetta e tutelata in apposite strutture. Le altre, forse sei, rimaste ancora a Nervi, non viste perché in letargo tra il fango del fondale, verranno prese e riunite alle loro compagne. Senza traumi. Infatti, in occasione di un intervento di manutenzione straordinaria da effettuarsi sulle tubature del parco, la vasca delle ninfee verrà svuotata. Il che permetterà, senza troppi problemi, di prelevare i rettili e di portarli dove, senza dubbio, fa più caldo. Bellezza del luogo a parte, infatti, per chi ha il sangue freddo come le tartarughe, gli zero gradi di questo periodo non sono certo l'ideale. Di sicuro, in questi giorni di pulizie, le tartarughe sono diventate le beniamine assolute. Alcuni membri dell'Associazione amici dei parchi, nell'opera di pulizia del laghetto, si sono premurati di prelevare le tartarughe dall'acqua, tenendole in mano. E ci è scappato anche un tête-à-tête tra Giuseppe Mannino, pensionato alle prese con le foglie cadute nell'acqua, ed un piccolo esemplare, che dal suo guscio ha fatto capolino verso il viso del divertito lavoratore. La più in apprensione, Cristina Morelli capogruppo dei Verdi in Comune, presente anche lei ieri mattina e subito preoccupata per lo stato di salute dei piccoli animali. «Ma so che l'assessore Dallorto mi aiuterà nel trasferimento degli esemplari», ha detto Morelli. G. D'A.
imperia Smarrita cagnetta a Borgo d'Oneglia È stata smarrita nei giorni scorsi una cagnetta lupa di colore nero e stazza abbondante nella zona di Borgo d'Oneglia. L'animale risponde al nome di Susy ed è tatuata. Chi la trovasse è pregato di chiamare il numero 347 8535442. È stato invece trovato un altro cane, un dobermann non vedente, che è stato preso in consegna dalla pensione Ulivi di Chiusavecchia. Il padrone dell'animale può mettersi in contatto con la pensione.
Lupo Ezechiele ha trovato una compagna
Chiusa Pesio (Cuneo)Ezechiele, il lupo giramondo investito sulla tangenziale di Parma il 24 febbraio dell'anno scorso, curato e rimesso in libertà con un radiocollare che informa gli studiosi della sua posizione, ha trovato compagnia. Dopo aver attraversato tutto l'Appennino ligure si è stabilito in valle Pesio, nelle Alpi Marittime, diventato terreno di caccia di un branco ormai da sei anni. I ricercatori hanno trovato sue tracce insieme a quelle di una femmina.
GATTI SALVATI I vigili del fuoco del distaccamento di Gradoli, ieri pomeriggio, hanno salvato sette gatti rimasti isolati a causa della neve in un casolare in località Montione, nel comune di Latera. A chiedere il loro intervento è stato un anziano pensionato che da alcuni giorni non riusciva a portare cibo ai suoi gatti. L'uomo, dopo aver chiamato il 115, ha consegnato un grosso pacco di crocchette ai vigili del fuoco dicendo loro di essere molto preoccupato per la sorte dei gatti che custodisce nel suo podere. Gli stessi vigili del fuoco hanno avuto grosse difficoltà a raggiungere la località ma, appena arrivati, sono stati circondati dai gatti affamati che si sono tuffati sul cibo. I vigili del fuoco, prima di rientrare, hanno lasciato un'abbondante scorta di crocchette a loro disposizione, anche perchè nella zona, in serta è ripreso anche a nevicare. Questi gattini sono stati fortunati, ma il grande gelo di questi giorni si è rivelato fatale per altre bestiole che non hanno avuto la fortuna di ricevere il soccorso di qualcuno. Quegli animali che sono riusciti a trovare un riparo hanno dovuto combattere con la fame, molti persone hanno lasciato qua e là del cibo soprattutto in campagna per poter aiutare gli animali soli.
Cani seviziati tolti al padrone per ordine della Procura Sei meticci tenuti a catena, senza acqua e alle intemperie. La denuncia dell'Enpa che fa intervenire la Magistratura di ANNA BELLA MORELLI Il sostituto procuratore Renzo Petroselli ha disposto - su segnalazione di Elvia Viglino, presidente dell'Enpa di Viterbo - il sequestro di sei cani meticci tenuti dal proprietario, T.P., pastore di Tuscania, in località Poggio della Ginestra, in condizioni di vere e proprie sevizie. Erano infatti legati a catena corta, senza un riparo sia pure minimo, sotto la tempesta di neve che ha martellato il Viterbese in questi giorni. Il sequestro è stato effettuato giovedì con la collaborazione del maresciallo Tabacchi dei carabinieri di Tuscania. E per T.P. scatteranno tutti i meccanismi previsti dalla legge contro chi maltratta gli animali. Da tempo quei cani legati a un muretto di recinzione con una catena di qualche decimetro erano stati notati. In piena estate sotto il sole cocente non avevano nemmeno una ciotola d'acqua per lenire la loro sete e tante volte le giovani collaboratrici del fiduciariato Enpa di Tuscania erano andate, su segnalazione di alcuni vicini mossi a compassione dalla visibile sofferenza delle bestie, a portargliela con le taniche. E si erano domandate chi fosse il proprietario di quelle bestie così maltrattate, ma non potevano intervenire direttamente non avendone l'autorità. Hanno chiesto quindi l'intervento del veterinario dell'Azienda sanitaria di Tarquinia ma non ci sono stati grossi risultati se è vero che il pastore ha continuato ad infierire sugli animali, tanto che anche nei giorni scorsi quando ha piovuto moltissimo le bestie, bloccate dalla catena, stavano immerse nell'acqua e poi sotto la tempesta di neve, ridotte quasi a blocchi di ghiaccio. Ma hanno cominciato a ululare, come a chiedere aiuto, e alla fine non è stato più possibile fingere di non vedere e sentire. Così il capogruppo delle guardie zoofile ha chiesto all'Enpa di sollecitare con urgenza l'intervento della magistratura. «Grazie al sostituto procuratore Petroselli - dice Elvia Viglino - siamo arrivati alla conclusione di questa storia che andava avanti da troppo tempo».
Canile, generosa risposta all'appello dei volontari La situazione dell'impianto è migliorata, ma mancano sempre un veterinario e il laboratorio «Grazie, grazie a tutti». A circa un mese dall'appello lanciato ai civitavecchiesi, le volontarie del canile delle Molacce (sono sei) ringraziano i tanti concittadini che hanno raggiunto la struttura per portare coperte, ciotole, medicinale, prodotti alimentari. «Mai avremmo pensato di ricevere una risposta così tempestiva, estesa e generosa - affermano -. Il sindaco in primo luogo, alcuni imprenditori e tantissima gente hanno dimostrasto una straordinaria sensibilità verso il problema, sensibilità che è propria di un grande cuore. Netta è stata la sensazione che la nostra opera di volontariato, assolutamente insufficiente se non supportata adeguatamente, finalmente non fosse più sola. Decine e decine sono stati i cittadini che si sono fatti avanti con aiuti concreti di ogni genere, mentre le istitutzioni hanno assicurato l'effettuazione di quegli interventi strutturali che sicuramente renderanno il canile più accogliente e vivibile». «Ci auguriamo - concludono - che continui l'opera di sostegno di chi ha dimostrato la sua disponibilità e che, anche passate le feste, ci siano interventi per offrire momenti migliori a questi piccoli amici dell'uomo soli e abbandonati». Se le volontarie del canile sono contente e grate a tutti per gli aiuti ricevuti nelle ultime settimane, sono molte le cose che mancano per rendere adeguata la struttura e per poter assicurare la necessaria assistenza ai 150 cani. L'amministrazione comunale ha assicurato che a breve verrà realizzata la strada, sarà portata l'acqua potabile e incrementata l'illuminazione. Ma alle Molacce c'è anche un disperaro bisogno di un veterinario e di un laboratorio veterinario. Attualmente i cani malati vengono presi dalle volontarie e portati negli studi priovati, e spesso sono loro a pagare le visite. I cani malati sono circa cinquanta, cioè un terzo della popolazione presente. Poi servono altri volontari. Le sei, sette persone che dedicano il loro tempo ai cani abbandonati sono divise su due turni, ma capita che per malattie od altro ci sia soltanto una persona ad accudire ai bisogni giornalieri degli animali ospiti: un lavoro impossibile se si pensa che solo la distrubuzione delle medicine ai 50 malati richiede un paio d'ore. Intanto, il tentativo, da parte dell'amministrazione, di agevolare la situazione cercando di ridurre il numero dei cani ospiti sembra destinato al fallimento. L'incentivo di 200 euro a chi adotta un cane, nonostante sia stato ben pubblicizzato, non ha dato risultati e nessuno si è presentato per adottare un animale. Tra i tanti problemi c'è dunque anche quello del numero degli ospiti delle Molacce che, secondo diversi parametri, non dovrebbero essere più di centotrenta.
Don, abbandonato il beniamimo dei bambini L'odissea del meticcio passato da un padrone all'altro prima di essere adottato da una giovane coppia di PIETRO BIZZONI Cosa accade a un cane che ha perso grinta da cacciatore e lucidità da perfetto animale da compagnia? Di solito, il destino gli riserva tre possibilità: al macello per farne bistecche da dare in pasto ai cavalli, una potente iniziezione di anestetico per una morte veloce e sbrigativa o, al più, abbandonato per finire i suoi giorni lungo la strada o nei recinti dei canili. Una storia di questo genere, per alcuni versi triste, ma con un bel lieto fine, ha per protagonista Don, un meticcio, mezzo cane lupo e mezzo cane pastore dal pelo color rosso-marrone, con una grande affinità ed amore verso i bambini, verso le scorribande in giro per i boschi, le lunghe passeggiate a fianco degli anziani, gli ossi di manzo belli grossi come pure per le processioni, le messe della domenica mattina e la banda musicale! Proprio così: Don, per circa dieci anni è stato la mascotte, fiera e scodinzolante, della città di Amatrice e di tutte le manifestazioni e i festeggiamenti possibili svolti nella località montana. Un brutto giorno di qualche anno fa, Don viene accalappiato e liberato per il buon cuore di qualche cittadino amatriciano. Una seconda cattura un mese fa, a fine dicembre. Portato prima in un canile-lager nel Reatino e poi in uno nel Ternano, Don nostro eroe, ha finito per intenerire con la sua grande simpatia e fame di carezze una coppia di giovani fidanzati che gestisce a proprie spese un rifugio di nuova concezione nelle campagne della Toscana, tra boschi e prati a perdita d'occhio, tanto cibo e tenere cure. Proprio questi giovani cinofili, visitando accuratamente il nostro Don, si sono accorti della presenza di un regolamentare tatuaggio di riconoscimento che lo fa appartenere ad un prete, residente nell'Amatriciano. «Ci siamo stupiti dell'ignavia dimostrata dal padrone - conferma la ragazza che ha raccolto Don nel canile - per giorni interi abbiamo lasciato messaggi sulla sua segreteria telefonica e tentato di parlare del ritorno di Don a casa sua; tutto inutile, l'argomento non sembra interessare il prelato. Così - prosegue la ragazza - Natalino (questo il nuovo nome dato a Don nel rifugio ndr), rimane con noi, con gli altri amici cani, a smaltire la delusione per l'abbandono da parte del suo padrone e l'affronto di aver subito una cattura senza che nessun compaesano abbia alzato un dito per lui». Quanti volessero avere notizie del nostro eroe-cane, possono trovarle sul sito www.ulmino.it, curato dall'associazione onlus "Rifugio del Prick e dell'Ulmo". Intanto, il Comune di Amatrice prova a dire stop al randagismo. Con un avviso ai cittadini, l'Amministrazione detta l'obbligo di iscrizione al registro regionale allevatori per i possessori di un numero di cani, in età da riproduzione, uguale o superiore alle cinque unità. Il termine massimo entro il quale sarà obbligatoria la segnalazione tramite la Asl provinciale è il 9 maggio prossimo, scaduto il quale scatteranno su tutto il territorio comunale amatriciano i controlli da parte dei Vigili urbani con relative multe salate ai trasgressori. Un tentativo lodevole, portato avanti ad Amatrice dalla vecchia Giunta, guidata da Antonio Fontanella, fu quello di elargire un contributo di 800 euro in due anni per i residenti nel comune montano che avessero scelto di adottare uno dei cani raccolti nel territorio di Amatrice ed ospiti del canile "Bamby" di Rieti. L'iniziativa, vantaggiosa anche dal punto di vista economico per le casse comunali, portò apprezzamenti fra gli appassionati di animali, ma causò un enorme abbandono nel corso dell'estate successiva (era il 2002). I padroni dei cani, stanchi di avere il proprio quattrozampe fra i piedi, con l'iniziativa promossa dal sindaco si sentirono autorizzati a mollare a cuor leggero i loro "amici" in un comune che ne avrebbe preso sicuramente poi cura!
CANTALICE Sultano, il paziente Maremmano Sultano, storia di un salvataggio riuscito. «Maremmano dal manto di neve e dagli occhi d'esistenza», lo definisce Laura Fabbri, la volontaria che ha scovato Sultano nel canile di Castelfranco, abbandonato e soprattutto malato. La Fabbri ha chiesto e ottenuto di portare via il pastore maremmano per farlo curare. «Sultano ha un tumore alle ossa, le cure sono tuttora in corso - racconta la donna - e devo dire che il cane sta reagendo bene, anche se i veterinari della struttura reatina che se ne stanno occupando non gli danno più che pochi mesi di vita. Ma questa - conclude Laura Fabbri - è comunque una storia positiva tra le tante di segno opposto, maltrattamenti su tutte, che la cronaca quotidiana ci propina. Spero davvero che Sultano possa avere ancora vita lunga».
Canile, raccolta di viveri e coperte Freddo terribile e condizioni igieniche precarie al canile di Cantalice. Un assist arriva dal Centro giovanile del Comune di Rieti che ha organizzato una raccolta di coperte usate per dare un po' di conforto agli oltre mille cani ospitati. Insieme alle coperte, la raccolta riguarda anche prodotti alimentari per la sussistenza dei cani. «Un'iniziativa doverosa - spiegano dal Centro giovanile - viste le condizioni di assoluta precarietà in cui si trova il canile». Per aderire alla raccolta ci si può rivolgere alla sede di piazzarel Angelucci 5 o a quella di viale Maraini (ex Piaggio), tel. 0746/297828-293276.
Cani e gatti sporcano il centro storico: cittadini in rivolta di ANDREA MARINANGELI Circa venti tra cani e gatti sotto casa: i cittadini di Forano, residenti nelle vicinanze dell'anello di via Goito, sono esasperati. Da più o meno un anno è sorto in un terreno privato adiacente alle abitazioni un vero e proprio ricovero per animali domestici. La struttura, realizzata alla buona con legno e lamiera, si trova a non più di dieci metri di distanza dalle case e crea non pochi disagi alle persone che vi abitano. «D'estate - dicono alcuni cittadini - la situazione raggiunge il limite della sopportabilità, non è possibile convivere con il cattivo odore proveniente dalla gabbia. Abbiamo chiesto sia ai proprietari del terreno sia al Comune di prendere provvedimenti, che risolvano in maniera definitiva questa faccenda, ma le nostre proteste finora sono rimaste inascoltate». Oltre al cattivo odore, la presenza degli animali in pieno centro ha ripercussioni negative sull'igiene ed il decoro urbano della zona. Cani e gatti randagi, infatti, sono attirati nei pressi del gabbiotto dall'abbondanza di cibo. Le piccole vie e le numerose scalette, caratteristiche di questa parte del paese, ne risultano costantemente imbrattate e di conseguenza invivibili per la popolazione. «Non ne possiamo più - continuano i cittadini di Forano - non è possibile uscire di casa senza imbattersi lungo la strada in escrementi e residui di cibo. L'Amministrazione comunale non fa nulla per mantenere quest'area pulita. Qui gli operatori ecologici non vengono mai». Con ogni probabilità, chi ha realizzato la gabbia, lo ha fatto per prendersi cura degli animali. I cittadini di via Goito, però, hanno il diritto di vivere in un ambiente decoroso. Urge, quindi, che gli enti competenti prendano dei provvedimenti: magari trovando una nuova sistemazione a questi cani e gatti, lontano dalle abitazioni. Intanto a Fara Sabina scattano nuove norme per chi possiede un cane. Con un'ordinanza ad effetto immediato del sindaco Tersilio Leggio, il Comune ha emanato le regole cui dovranno attenersi chi possiede un cane, pena multe salate. L'ordinanza prevede che i proprietari debbano evitare che gli animali creino condizioni pregiudizievoli per l'igiene pubblica e li obbligati a dotarsi di un'attrezzatura idonea alla pulizia degli escrementi, che dovranno essere immessi in appositi contenitori e gettati nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Paletta e raccoglitore, inoltre, devono essere in dotazione a chi conduce un animale già al momento dell'uscita dall'abitazione. Il provvedimento del Comune concerne anche la sicurezza per le persone esposte alla presenza di un cane: nei luoghi pubblici, infatti, è vietato portare un quattrozampe senza guinzaglio e munito di museruola. Chi verrà meno a queste regole sarà punito con una sanzione pecuniaria, che va da un minimo di 25 ad un massimo di 154 euro. Al controllo per il rispetto delle nuove norme sono stati incaricati i Vigili urbani e gli agenti della Forze dell'ordine.
Con i soldi del calendario lampade per riscaldare i cani di GIORGIO GALVANI CITTA' DI CASTELLO. Canile "hi-tech" per sopravvivere ai rigori dell'inverno. Il freddo pungente, le temperature polari di questi ultimi giorni mettono a dura prova anche gli animali ed in particolare i cani dal pelo corto. Via libera dunque all'utilizzo di lampade e coperte per riscaldare i box del canile comprensoriale a Mezzavia di Lerchi. In ogni dimora a "quattrozampe" il gestore della struttura, Mario Casacci, ha infatti posizionato speciali impianti per rendere piu' vivibile l'ambiente, soprattutto nelle ore in cui la colonnina di mercurio scende anche ben al di sotto dello zero. Gli oltre 130 ospiti del canile comprensoriale (dove Comunita' Montana, Asl numero 1 e otto comuni dell'altotevere, da tempo operano in sinergia) hanno a disposizione anche diverse coperte utilizzate all'occorrenza per garantire il tepore necsarrio a superare questa fase, a dir poco difficile, della stagione invernale. Sia le lampade, che le coperte sono state acquistate grazie alla generosita' di quanti hanno contribuito, in particolare durante le festivita' natalizie, alla diffusione del calendario a "quattrozampe" realizzato dall'Enpa altotiberino. "Come sempre gli Umbri e le persone che hanno a cuore la sorte degli animali, ha detto Casacci, hanno dimostrato una straordinaria generosita', oltre all'acquisto del calendario qualcuno e' venuto direttamente al canile a portare le coperte ed altri generi di prima necessita' per la sopravvivenza degli animali". "Intere famiglie, spinte soprattutto dall'amore dei bambini per cani e gatti hanno deciso di devolvere qualche euro per una nobile causa". "Tulipano", "Libero", "Lillo" e gli altri colleghi a "4 zampe" che hanno posato per il calendario sono dunque diventati dei veri e propri testimonial della lotta contro l'abbandono e il maltrattamento degli animali. "Il canile sta diventando sempre di piu' un luogo di incontro ed un vero e proprio laboratorio dei diritti degli animali", ha concluso con un pizzico d'orgoglio, il delegato Enpa, Mario Casacci. E si allunga così il già lungo elenco delle iniziative dell'Enpa altoberina che si è segnalata per cercare di dare una svolta al rapporto con gli animali, troppo spesso maltrattati, anche da persone e da famiglie che all'inizio tirano su cuccioli, amorevolmente, ma poi finiscono per stanacarsi.
Chiude la caccia animalisti in festa LANCIANO - Manifestazione-spettacolo degli animalisti italiani mascherati da cacciatori e animali alle ore 11.30 in piazza Plebiscito. In collaborazione con la lega per il cane, l'associazione di Walter Caporale intende così festeggiare la chiusura della stagione venatoria e la salvezza degli animali.
Paura per due pittbul feroci Cerveteri: fuggiti da una villa, hanno dilaniato altri due cani di GIANNI PALMIERI Pit bull ancora protagonisti della cronaca nera sul litorale: momenti di vero terrore nella frazione delle Due Casette, nelle campagne di Cerveteri. Due pit bull, usciti da una villa sfuggendo alla sorveglianza del proprietario, che aveva lasciato il cancello del giardino aperto, hanno seminato lo scompiglio, sbranando un cane e riducendone in fin di vita un altro. La movimentata vicenda è iniziata attorno alle 20,30 quando i due cani si sono lanciati come forsennati fuori della villa. Prima hanno iniziato a girovagare nella strada, in quel momento deserta vista l'ora tarda e il maltempo, poi hanno trovato un cancello aperto e sono entrati nel giardino di una casa rurale confinante. Una meticcia di sei mesi, scodinzolando, è andata incontro ai pit pull. Dopo pochi istanti, sotto gli occhi sgomenti dei padroni richiamati alla finestra dai guati di dolore della cucciola, i pit bull hanno assalito e tempestato di morsi la cagnolina, tentando di sbranarla viva. Con la forza della disperazione i due figli dei proprietari si sono lanciati contro i cani, riuscendo a colpi di bastone a salvare la bestiola dalla loro furiosa aggressione. Sono stati momenti di grande paura: i due grossi cani hanno iniziato infatti a ringhiare minacciosamente contro i giovani, come se si preparassero ad aggredirli. Poi sono fuggiti fuori dalla villa. Ma l'incubo alle Due Casette non era ancora finito. I pit bull, dopo pochi minuti, si sono introdotti nel sentiero che conduce ad una vicina struttura agrituristica. Qui hanno aggredito un bastardino di appena un anno, azzannandolo alla gola in pochi istanti. Prima che accadessero conseguenze ancora peggiori, il proprietario dei cani è riuscito a bloccarli proprio mentre minacciavano di assalire alcuni clienti della struttura. La meticcia, operata a tarda notte in uno studio veterinario di Cerveteri, versa ora in gravi condizioni. Nulla da fare, invece, per l'altro cagnolino a causa delle gravi lesioni provocate dai morsi. Il padrone dei cani si è dichiarato pronto a risarcire tutti i danni provocati dai suoi animali. Nella zona delle Due Casette non è la prima volta che i pit bull fuggiti dalle abitazioni provocano seri guai. Nei giorni scorsi un altro esemplare di questa feroce razza aveva aggredito e sbranato due cani dopo essere fuggito da una casa rurale. Più volte gli abitanti della frazione hanno invitato i proprietari dei pit bull ad avere maggiore attenzione, ma le aggressioni sembrano essere senza soluzione di continuità.
INDAGINE DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO Nato ai Castelli il lupo del Vivaro E' la conferma che nel Parco vive un piccolo branco autoctono di LUIGI JOVINO Non ci sono tracce di cattività. Il lupo morto sotto le ruote di un'automobile ai pratoni del Vivaro potrebbe essere addirittura nato nei Castelli Romani. La conferma arriva dall'Istituto zooprofilattico di Teramo che ha eseguito l'esame autoptico dell'animale selvatico. Nei giorni scorsi si erano diffuse notizie secondo cui l'animale trovato al Vivaro presentava una stazza più consistente dell'età e le unghie poco consumate. Queste caratteristiche avevano fatto presupporre che il lupo potesse essere stato tenuto in cattività e poi liberato. «Invece - afferma Ercole Di Girolamo, il pastore veterinario proprietario di un prezioso gregge di pecore sopravvissane - il dotto Fico dello Zooprofilattico di Teramo mi ha confermato che l'animale non è stato tenuto in cattività. Infatti è stato ben nutrito dalla madre e conservava ancora integre le unghie perché probabilmente nato in zona, e quindi costretto a nessuna migrazione forzata». Il lupacchiotto analizzato, comunque, risulta molto simile agli animali trovati morti lungo i binari della strada ferrata in Abruzzo. Intanto è singolare che a preoccuparsi delle conseguenze della presenza di un branco di lupi nei Castelli Romani sia un allevatore, impegnato sul fronte scientifico. Di Girolamo, infatti, possiede l'ultimo gregge di pecore autoctone del centro Italia ed è giustamente preoccupato delle notizie dell'arrivo dei lupi anche perché dalle autorità del Parco dei Castelli Romani non ha ricevuto nessuna rassicurazioni nel merito. La vicenda dell'allevatore castellano che conserva uno straordinario pool genetico, rimettendoci di tasca propria, è stata ripresa dai maggiori network nazionali ed ha interessato moltissimi cittadini ed esperti del settore, ma dai dirigenti del Parco neanche una telefonata. E' pur vero, però, che i guardiaparco stanno mettendo tutto l'impegno possibile per individuare il branco e per proteggere adeguatamente gli eventuali esemplari selvatici presenti. La presenza di un lupo in un parco regionale, minacciato dal cemento e soggetto ad attacchi di ogni tipo darebbe un nuovo impulso a quelle forze che richiedono a gran voce di salvare un patrimonio naturalistico di indubbio valore.
Dal Comune un decalogo per salvare gli animali: «Non fate gelare le cucce e date briciole agli uccellini» JESI È emergenza neve anche per gli animali. Non si preoccupa solo dei suoi cittadini l'amministrazione comunale di Jesi e, dopo quattro giorni di nevicate scese implacabilmente sulla città di Federico e dintorni, il suo pensiero va alle specie di animali messe più in difficoltà dal freddo. Per aiutarle a sopravvivere, l'amministrazione jesina ha creato una sorta di unità operativa e si è rivolta ai cittadini, stilando un decalogo di aiuti immediati. Il nuovo piano di intervento pratico-teorico è scattato ieri mattina dopo un summit tra le guardie zoofile volontarie di Legambiente e la polizia municipale. Destinatari dei soccorsi saranno soprattutto i volatili, ma anche gli animali domestici, in primo luogo cani. E ai proprietari di questi ultimi si raccomanda di lasciare all'animale «sufficienti scorte di cibo, di controllare che la ciotola dell'acqua non sia gelata e che la cuccia sia isolata dalla neve e dal gelo previsto per le prossime ore». Poi, un pensiero alla collettività ricordando che «con la neve i cani vanno tenuti rigorosamente al guinzaglio in quanto possono essere più facilmente causa di incidenti stradali, visto che le corsie sono più ristrette, senza contare che - aggiungono gli esperti dell'amministrazione - se dovessero sfuggire al controllo, avrebbero maggiori difficoltà a ritrovare la propria abitazione in quanto la neve riduce le capacità olfattive e di orientamento». Ma veniamo ai volatili. Già ieri le guardie zoofile hanno iniziato a posizionare delle mangiatoie per uccelli nei parchi urbani e in altri punti della città. Fin qui Legambiente. Ma anche i cittadini possono fare qualcosa e a questo scopo l'amministrazione si fa dispensatrice di consigli, invitando «a deporre sulle aree più riparate di terrazze, balconi, davanzali, giardini privati un contenitore per l'acqua e sementi vari». Per informazioni e segnalazioni è possibile contattare le guardie zoofile al numero 3476491767. L.Rom.
EMERGENZA ANIMALI PESARO E' emergenza anche per gli animali selvatici. Il Servizio conservazione, tutela e gestione della fauna selvatica della Provincia ha intensificato il controllo su tutto il territorio, anche attraverso gli operatori dell'Osservatorio epidemiologico per la fauna selvatica, dei veterinari dell'Asur e del Cras, Centro per il recupero degli aninali selvatici. Martedì alle 12 al Centro di Protezione civile di Villa Fastiggi ci sarà un incontro per organizzare la distribuzione di mangine per la fauna selvatica. La Provincia inoltre invita a segnalare casi di animali in difficoltà ai seguenti numeri: 0721/359265, 0721/301926, 0721/5369850 e 0721/283501.
«Aiutateci o liberiamo le nostre tigri siberiane» E i soccorsi arrivano anche al Circo Ringland PERGOLA Ruggiti di ringraziamento. Barriti e nitriti di gioia. Così le tigri siberiane, gli elefanti, i cavalli e pure l'ippopotamo - a suo modo - del circo Ringland hanno accolto gli uomini del Comune di Pergola e i vigili del fuoco di Cagli prontamente accorsi per strapparli ad una gelida morte. Non altrettanto grato il signor Polacchini, titolare del circo, che dai suoi simili si è invece sentito abbandonato. Sorpreso dalla copiosa nevicata che ha messo in crisi, tra le altre cose, anche il circo, il titolare racconta di essersi trovato in serie difficoltà per ottenere aiuto. Anche perchè, evidentemente, tutti i mezzi e gli uomini disponibili erano dirottati su altre emergenze. Ma lui, abituato a trattare con le belve, non si è certo intimorito. Anzi, ha minacciato di liberare le tigri siberiane - tra l'altro ben felici del clima glaciale - per ricevere aiuto. Una volta giunti sul posto, i soccorritori, su esempio del buon Noè, si sono premurati solo dello stato di salute degli animali. Poi hanno traslocato tendoni, gabbie e umani, cioè Polacchini e famiglia, nella zona industriale di Pergola, non di certo sgombra da neve, nella quale ancora si trovano. E da lì, intrappolato con i suoi animali, lancia il suo appello alle autorità pergolesi che gli consentano di fare almeno uno spettacolo per le scuole. Ribadendo la propria dignità di uomo nomade, che ha diritto di essere rispettato dai suoi simili in quanto uomo, o come minimo alla stregua dei suoi animali. E.R.
Milano Cagnolino trovato morto dopo il bagno in un negozio Un cagnolino è morto sabato durante una toelettatura nel negozio «Atlantide» di via Procaccini. Il cane, un volpino di nome Ariel, sarebbe stato sottoposto a un normale lavaggio: messo in una vasca, era poi stato legato con una catenella. L'addetta, vista l'insofferenza del cane, si è allontanata per prendere un asciugamani, quando è tornata il volpino era già morto. La proprietaria del cane potrebbe presentare denuncia per maltrattamento di animali.
Roma Sulla spiaggia d'inverno, il coraggio di una dog-sitter di MARGHERITA D'AMICO Dog-sitter esperta, a Capodanno Marta ha alcuni cani in custodia fra cui Lulù - che ha la padrona in viaggio a Londra - e il barboncino Tancredi nel quale i petardi generano panico assoluto. Su raccomandazione del proprietario, a lui la notte del 31 viene anche somministrato un tranquillante omeopatico. Un paio di giorni dopo Marta va a trovare i parenti a Ladispoli e passeggia sulla spiaggia. I cani corrono e giocano, lei riflette in positivo sul futuro, quando una cricca di ragazzini spara un botto tardivo. Lulù scappa verso il parcheggio, Tancredi si tuffa in mare. Marta calma lo richiama, pensando sia solo un impulso del momento. Il barboncino invece non l'ascolta e punta verso il largo. Nel frattempo squilla il cellulare; è la padrona di Lulù da Londra, dice che la cagnolina si è persa. Ma no, obietta Marta: Lulù è con lei. Non è vero, la contraddice la signora, giacché è stata ritrovata a Ladispoli e hanno chiamato subito il suo numero, evinto dalla medaglietta. Marta tralascia di spiegarle che intanto Tancredi sta oltrepassando le boe. Accantonata Lulù che attende in buone mani, per un po' Marta omette di rispondere al telefono che insiste dall'Inghilterra, e corre lungo la battigia in cerca di un'imbarcazione. La testa del barboncino è un puntino tra i flutti. Naturale che gli stabilimenti siano chiusi, però in lontananza la dog-sitter scorge un pedalò in secco con un bambino seduto sopra. Questi risponde all'appello dell'avventura e non solo l'aiuta a spingere in acqua il natante, ma le pedala accanto con vigore. «Resisti, Tancredi!» grida Marta risalendo la costa. Quando miracolosamente lo trovano, il barboncino è allo stremo e gira sfinito su se stesso. Recuperati Lulù e gli altri, in auto Marta accende al massimo il riscaldamento e si precipita a casa a lavare e asciugare il nuotatore. I botti di Capodanno sono finiti, nei giorni a seguire Tancredi non darà nemmeno un colpo di tosse.
SOS CANILE Lo scatenato Gorky cerca un padrone Gorky, che ha circa un anno, ha vissuto una bruttissima avventura: girovagando nei boschi è incappato in una trappola. E' riuscito a liberarsi ma è rimasto con una zampa ferita in modo grave. Quando è stato trasportato in canile si temeva di dovergliela amputare, ma con le cure, la zampa è stata salvata e ora lui sta benone, talmente bene che ha tanta voglia di correre e di scatenare così la sua esuberanza. Cose che in gabbia non può proprio fare. Gorky ha bisogno di un padrone che ami le passeggiate e possibilmente che abbia una casa con giardino. Chi lo volesse conoscere può rivolgersi al canile di Sestri, sul Monte Gazzo ecco i numeri di telefono: 010-831.2830, oppure 347.253.4147. Insieme a Gorky, nel canile di Monte Gazzo come in quello comunale di via Adamoli, ci sono tanti cani che aspettano di essere adottati: di tutte le taglie e di tutte le razze o "simil-razze".
Non è più solitario, non è più giramondo. Alla fine, anche il lupo Ezechiele ha trovato la propria valle: ai pro e ai contro della libertà assoluta sembra che ora preferisca la « tranquillità familiare » . Insomma, fatti i debiti rapporti con la vita umana, il lupo investito da un'auto sulla tangenziale di Parma quasi un anno fa ha deciso di « mettere su casa » . Da tempo i suoi segnali arrivano dalla stessa zona, dalla valle Pesio, sulle Alpi Marittime cuneesi, al confine con Liguria e Francia. E' da quando è stato liberato nel Parco dei Cento Laghi, che Ezechiele ( il primo lupo europeo a essere dotato di radiocollare satellitare collegato alla rete Gsm) che invia « messaggi » sui computer dei docenti universitari Luigi Boitani ( un' « autorità » accademica, in fatto di lupi) e Paolo Ciucci, della Sapienza. Messaggi che, hanno segnato le tappe di una lunga marcia iniziata il 13 marzo, nella neve del nostro crinale, dopo una ventina di giorni di cure a Parma, dove aveva fatto la sua sfortunata comparsa il 24 febbraio. Quella sera, stremato da un lungo digiuno, infreddolito e travolto da un'auto, il nostro lupo rischiò di morire. A salvarlo, la telefonata dell'automobilista - che se l'era trovato davanti all'improvviso, senza potere far nulla per evitarlo - e l'intervento di Patrizia Pizzorni di Timbuct ù , che allora gestiva il canile municipale. Ben presto si scoprí che quel « cane » in realtà era un lupo. Chi lo soccorse lo chiamò Ezechiele. Poi, a Roma, gli diedero il nome scientifico M15 e - facendo un po' di confusione tra Parma e Reggio - il nomignolo Ligabue, reggiano sia come pittore che come cantante. Intanto, prima della liberazione nella neve delle nostre montagne, per una ventina di giorni si prese cura di lui la Provincia, con Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna selvatica e consulente di piazza della Pace per il parco del Monte Fuso e per il Servizio risorse naturali. Poco dopo che Pisani aprí la gabbia, Ezechiele puntò verso la Toscana, poi sopra La Spezia e verso la pianura. Ma a questo punto, dev'essere entrata in scena la memoria. In qualche modo, a Ezechiele sarà tornata in mente la disavventura del 24 febbraio. Cosí, da qui in avanti ha fatto rotta verso occidente, lungo l'alta via dei monti liguri. Dopo l'estate nell'entroterra del Levante, ha ripreso il suo cammino ( attraversando strade e autostrade) per la Francia. Intanto, a Roma, continuavano ad arrivare i suoi messaggi. Negli ultimi tempi, sempre dall'alto Cuneese. A questo punto, le informazioni sono state girate ai ricercatori piemontesi guidati da Francesca Marucco, 30 anni, una naturalista torinese che undici anni fa andò a vivere in Montana, negli Stati Uniti, per consacrare la propria vita allo studio dei lupi. Con il suo braccio destro Luca Orlando ( 25enne veterinario di Agliè, vicino a Ivrea), Francesca Marucco ha guidato la « caccia » sul terreno. Una ricerca basata sullo studio degli escrementi e delle orme ( « La falcata di un lupo è pi ù ampia di quella di un cane » spiega ad esempio Orlando). E presto si è scoperto che Ezechiele non solo ha smesso di essere un errante, ma ha anche trovato un gruppo, forse anche una compagna . « Pi ù volte era con una femmina » . Come lo si è capito? Le femmine hanno un diverso modo di urinare. Dopo tanto peregrinare, il lupo ripartito da Parma ( dopo essere nato con ogni probabilità sull'Appennino modenese) ha cosí trovato la propria terra promessa: poco popolata dall'uomo e ricca di prede. Ezechiele s'è unito a un branco che, spiega Orlando, « si muove tra le valli Pesio, Vermegna ed Ellero. In inverno preda soprattutto caprioli e cinghiali, meno abili dei camosci sulla neve, mentre d'estate nella dieta sale l'importanza del camoscio e di pecore e capre » . Il paradiso dei lupi. Se l'uomo non ci mette lo zampino.
Varano, il salame nasce nel Parco Riuscita la festa VARANO MELEGARI - Nella famiglia contadina, l'uccisione tradizionale del maiale e la lavorazione delle carni era un vero e proprio rito, che mischiava festa, fatica e convivio, in un momento collettivo in cui ciascuno aveva il suo ruolo e i suoi compiti. Quello che è rimasto radicato nel territorio è un diffuso modello culturale che, se ha perso la valenza rituale e utilitaristica ne ha seguito la rapida trasformazione per approdare ad una moderna e vitale realtà industriale. Questa realtà, un tempo cosí comune per le campagne, è stata rievocata ieri a Varano Melegari nell'undicesima edizione di « Sua maestà il maiale » , organizzata dalla Pro Loco di Varano, nell'ambito della rassegna di Valceno in Tavola. L'edizione di ieri è stata caratterizzata dalle proteste della Lega Antivivisezione che, pochi giorni fa, ha chiesto l'annullamento della festa, perchè ritenuta cruenta e diseducativa, anticipando l'istanza al Commissario Prefettizio di Varano, al Servizio Veterinario dell'Asl di Borgotaro e all'Assessorato regionale alla Sanità dell'Emilia Romagna. Davvero notevole, nonostante le temperature polari, il flusso di visitatori, che hanno seguito la lavorazione delle carni sin dalle prime ore della mattina e gremito gli stand dei prodotti tipici dell'Appennino tosco- emiliano. Nella bella cornice del Parco Cordani, con gli intermezzi musicali del Gruppo Millelitri, la Pro Loco, in collaborazione con l'Associazione per la tutela delle antiche razze suine parmensi, ha proposto la lavorazione delle carni del maiale nero, ucciso, poco prima, in un altro luogo. Questa razza suina è stata reintrodotta nella Valceno, su progetto proposto dall'assessorato provinciale alle attività Produttive della Provincia di Parma, per sostenere le zone « svantaggiate » del nostro territorio e creare nuovi stimoli per l'agricoltura di Parma. V. Stra.
Mutamento climatico: un rapporto mette in guardia sul pericolo per il mondo di raggiungere il punto di non ritorno in 10 anni, con conseguenze catastrofiche quali siccità, crisi dell'agricoltura e scarsità d'acqua!
Un rapporto internazionale pubblicato il 25 gennaio mette in luce chiaramente per la prima volta il punto di non ritorno del riscaldamento globale, e la cattiva notizia è che il mondo ha quasi già raggiunto questa soglia di pericolo.
Una task force internazionale di politici, business leaders e ricercatori spiega molto dettagliatamente che il conto alla rovescia prima di arrivare ad una catastrofe mondiale dovuta al cambiamento climatico è notevolmente breve. La loro relazione indica che il punto di non ritorno del riscaldamento globale potrà essere raggiunto in soli 10 anni, o persino meno.
Il rapporto, dal titolo Meeting The Climate Challenge ("Affrontare la sfida del clima", NdT), è rivolto a policymakers di tutti i paesi, a cominciare dai leaders nazionali, ed è stato calcolato in modo da coincidere con le promesse del primo ministro britannico Tony Blair, il quale, in qualità di presidente di turno del G8 e dell'Unione Europea, dovrà impegnarsi ad avviare, nel corso del 2005, azioni efficaci per far fronte al problema del cambiamento climatico.
È la prima volta che in un documento di così alto livello vengono analizzate importanti scoperte sul pericolo di questo punto di non ritorno del riscaldamento globale, ossia l'aumento della temperatura oltre la quale i danni per il mondo sarebbero irreparabilmente disastrosi. Questi potrebbero comprendere: danni di vaste proporzioni all'agricoltura, scarsità d'acqua e gravi siccità, aumento di malattie, innalzamento del livello del mare e scomparsa delle foreste, con l'ulteriore possibilità di bruschi eventi catastrofici, come per esempio, riscaldamento globale "incontrollato", scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, o blocco della corrente del Golfo.
Il rapporto afferma che questo punto di non ritorno si trova a 2°C sopra la temperatura media prevalente nel 1750, prima della Rivoluzione Industriale, quando, cioè, le attività umane per prime cominciarono ad avere effetti sul clima, in particolar modo la produzione di gas a effetto serra, come il biossido di carbonio (CO2), il quale trattiene il calore del sole nell'atmosfera. Tuttavia, lo studio mette in evidenza che da allora la temperatura globale media è già aumentata di 0.8 gradi, con aumenti maggiori in corso: quindi, il pianeta ha poco più che un singolo grado di temperatura prima di raggiungere il punto cruciale.
La relazione, inoltre, stima che la concentrazione di biossido di carbonio nell'atmosfera, oltrepassata la quale l'aumento di 2°C diventerebbe inevitabile, è di 400 ppm (parti per milione) di volume. Il livello attuale di CO2 nell'atmosfera è di 379 ppm, ma tale valore aumenta al ritmo di più di 2 ppm all'anno, quindi, è probabile che la soglia di 400 ppm venga oltrepassata in soli 10 anni, o persino meno (sebbene l'aumento di 2°C della temperatura possa richiedere più tempo).
"Per l'ecologia si tratta di una bomba ad orologeria che sta per scoppiare", ha detto Stephen Byers, l'ex ministro dei trasporti britannico, il quale è stato co-direttore della task force che ha elaborato il rapporto assieme al senatore repubblicano degli Stati Uniti Olympia Snowe. Lo studio è stato condotto dall'Institute for Public Policy Research britannico, dal Centre for American Progress americano e dal The Australian Institute. Consulente scientifico del gruppo di lavoro è il Dr. Rajendra K. Pachauri, presidente dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite.
Amazzonia: Ogni anno vanno perduti 20 mila chilometri di foresta
È un enorme filtro per l'atmosfera, è l'ecosistema più ricco del pianeta, è un manto verde di 5 milioni di chilometri quadrati. Ed è, fin dai tempi dei conquistadores, una fonte inesauribile di ricchezze da rubare. La storia della foresta amazzonica sembra continuare come era iniziata
È un enorme filtro per l'atmosfera, è l'ecosistema più ricco del pianeta, è un manto verde di 5 milioni di chilometri quadrati. Ed è, fin dai tempi dei conquistadores, una fonte inesauribile di ricchezze da rubare. La storia della foresta amazzonica sembra continuare come era iniziata. Le immagini satellitari diffuse annualmente dall'Istituto di Ricerca Spaziale del governo brasiliano ("nazionalità" del 70% della foresta), confermano che gli alberi scompaiono a una velocità allarmante. Tra il 2002 e il 2003 sono spariti 24 mila chilometri quadrati di giungla, superficie pari alla Sardegna. Il disboscamento annuo è ormai costantemente sopra i 20 mila, e tende a salire. A dicembre sono state diffuse le cifre preliminari ufficiose - quelle ufficiali si avranno a marzo - sulla deforestazione tra l'agosto 2003 e quello del 2004. Anche stavolta, l'area coinvolta sarà tra i 23.100 e i 24.400 chilometri quadrati. Presto giungeranno anche i risultati -che si annunciano clamorosi - di una ricerca dell'Istituto Brasiliano dell'Ambiente e dell'Uomo dell'Amazzonia (Imazon). Mostrerebbero come quasi metà della foresta sia invasa dall'uomo e dalle strade, considerate l'elemento di maggior rischio per l'ecosistema. Non basta ancora: "L'hamburger connection alimenta la distruzione dell'Amazzonia" è l'allerta lanciata da un altro studio, diffuso qualche mese fa dal Centre for International Forestry Research (Cifor). Il testo individua gli allevamenti di bovini tra i fattori responsabili della perdita di zone di giungla. La superficie del suolo è sottile e fragile; dopo pochi anni il pascolo diventa sterile, rendendo necessario il passaggio altrove. «Abbiamo raccolto e analizzato dati per cinque anni», spiega da Belém, città sull'estuario del Rio, Sven Wunder, economista danese. Il suo team di scienziati ha esteso anche all'Amazzonia la definizione coniata nei primi anni '80 da Norman Myers, analista ambientale e tra i massimi esperti di biodiversità: hamburger connection. Due parole per indicare, nell'accrescimento rapidissimo delle esportazioni di carne dal Centro America agli Usa, una delle cause della deforestazione. «Ai tempi di Myers, l'espressione hamburger connection non era applicabile al Brasile», continua Wunder, «ma oggi abbiamo rilevato un legame tra la massiccia crescita della popolazione bovina e la sparizione sempre più accelerata di aree verdi». In tutto il Brasile, il numero di capi presenta un incremento altissimo, e si stima che il Paese sia il primo esportatore mondiale di carne bovina, con un fatturato triplicato dal 1995. La crescita più ragguardevole - dai 26 milioni di animali del 1990 ai 57 del 2002 - è nell'Amazônia Legal, territorio composto da nove Stati, che abbraccia la più vasta porzione di biodiversità della Terra. Molti capi pascolano nel Mato Grosso, in Parà e in Rondonia, dove le foto satellitari indicano la maggiore emorragia di alberi.
CHIUSURA DI STAGIONE Bilancio tragico per la caccia: quaranta morti e 82 feriti
ROMA - La fine della stagione della caccia, che si chiuderà ufficialmente oggi, può essere accolta con festeggiamenti ma anche con molta tristezza. È quanto sottolineano in una nota gli Animalisti italiani ed il movimento "Una", secondo i quali oggi saranno in molti che festeggeranno la salvezza di milioni di animali portando semi, biscotti e pane agli uccelli stremati dalla caccia e dalla neve. Tuttavia, afferma il presidente degli Animalisti Italiani Walter Caporale, è anche vero che oggi «si conclude finalmente la lunga stagione 2004-2005, iniziata a settembre e ancora una volta con un tragico bilancio: 40 morti e 82 feriti tra le persone e circa 150 milioni tra gli animali». Del resto, aggiunge Caporale, «come non ricordare il cacciatore che ha ucciso per errore e poi si è suicidato, il sedicenne che ha ucciso la madre mentre giocava col fucile da caccia del padre o il trentenne colpito dai pallini durante una gita tra i boschi?». «La maggioranza degli italiani - afferma da par suo il presidente del movimento "Una", Ebe Dalle Fabbriche - chiede l'abolizione totale della caccia, attività che fattura 3 miliardi di euro e che provoca anche la dispersione nell'ambiente di 700 milioni di cartucce per 25 mila tonnellate di piombo che si disperdono nell'ambiente, inquinando e provocando la morte di altre migliaia di animali». E il presidente nazionale dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio commenta: «Altro che aumentare le specie cacciabili e allungare la stagione venatoria come vorrebbero alcuni estremisti in Parlamento con l'appoggio del Governo. Servirebbero al contrario regole più rigide». È venuto per lui il momento di «accelerare per l'abolizione definitiva della caccia».
Cucciolo cerca un padrone «Sono una cucciola di due mesi e mezzo. La mia mamma è un boxer, il mio papà probabilmente uno spinone tutto bianco. Sono molto buona e abituata a stare con i bambini, i mei fratellini hanno già trovato una nuova casa, io sono ancora in cerca di un padrone. Certo diventerò abbastanza grande, ma sicuramente sarò buona. Spero tanto di trovare qualcuno amante degli animali che mi accolga e mi tratti bene». Se ci fosse qualcuno interessato a questa cucciolina nata il 12 dicembre può chiamare il 339/2116638.
Piombo, ddt e altre sostanze tossiche nelle vene di star, parlamentari, giornalisti
ROMA - La politica avvelena il sangue? Certo. E lo fa in modo massiccio. Tanto che nelle arterie dei parlamentari sono stati trovati fiumi di sostanze tossiche: fino a 65. Questo almeno secondo i dati delle analisi condotte dal Wwf che, per la prima volta in Italia, ha realizzato la massima prova di trasparenza: controllare persino il sangue dei nostri parlamentari. Molti hanno offerto il braccio alla siringa, seguendo regole degne della par condicio: destra e sinistra ugualmente rappresentate in laboratorio. In coda per il test si sono messi Antonio Guidi, Willer Bordon, Enrico Gasbarra, Giulio Schmidt, Paolo Russo, Fabrizio Vigni, Giovanna Melandri, Anna Donati, Valerio Calzolaio, Vittorio Sgarbi. Nessuno si sarebbe dimostrato immune da veleni. Inutile domandare dati specifici, invocare classifiche per partito o per schieramento: la privacy sui dati medici ha tutelato maggioranza e opposizione. Anche se pare che quanto a sangue amaro tra i due poli non ci siano poi grandi differenze. E così nelle vene dei nostri parlamentari si scoprono tracce di pesticidi, incluso il Ddt vietato da un paio di decenni. Ci sono quindi i metalli pesanti: dal piombo al cadmio, al mercurio. Infine, quasi per contrappasso, i ftalati: gli ammorbidenti chimici che circondano la nostra vita sin dalle tettarelle dei biberon.
LO STUDIO - Ci sarebbe di che sorridere e alimentare ironie parlamentari. Ma la realtà della ricerca condotta dal Wwf e dall'Università di Siena invece è altamente drammatica. Fotografa il bombardamento di sostanze dannose che colpisce tutti gli italiani, ogni giorno, e penetra nella vita di ognuno fino a inquinarne il sangue. Perché i risultati sui politici sono simili a quelli riscontrati sui giornalisti, sugli attori, sui registi: nessuno sfugge alla grande contaminazione. Massimo Wertmuller, Serena Rossi, Margot Sikaboni, protagonista di un «Medico in famiglia», sono entrati assieme agli esponenti dei partiti nel camper piazzato davanti alla sede Rai per i prelievi. Con loro anche una coppia di giornalisti, Donatella Bianchi e Giovanni Anversa. E hanno rivelato condizioni simili. Tutti presentavano tracce di metalli pesanti, specie il piombo, il 94,4% il Pcb (policlorobifenili, classificati come probabili cancerogeni), il 91% tracce di pesticidi clorurati, il 72% idrocarburi policiclici aromatici, il 66% diossine. Ognuno di loro ha ricevuto la risposta, coperta da segreto, come vuole la legge sulla privacy.
IL CONFRONTO - «Non vogliamo fare terrorismo - premette Silvano Focardi, preside della facoltà di scienze fisiche, matematiche e naturali all'ateneo senese -. Il campione è modesto e i dati non possono avere un valore scientifico. Questo però conferma che le indagini vanno approfondite con studi più ampi per valutare se e in che misura queste sostanze sono dannose per la salute». Anche Bordon non ha nessuna voglia di scherzare: «I risultati del test non mi stupiscono affatto sia da ex ministro dell'Ambiente, ma soprattutto da privato cittadino. Di recente mi sono sottoposto ad una sofisticata serie di esami clinici che mi hanno confermato quello che già sapevo: nessuna persona è immune da questi inquinanti; non ci sono luoghi senza fonti di inquinamento, compreso il mio posto di lavoro, il Senato». In Italia, poi, potremmo stare peggio della media europea. Un anno fa i test su 14 ministri Ue a Bruxelles aveva scoperto solo 55 sostanze pericolose, mentre a Roma ne sono spuntate dieci di più.
L'ASSORBIMENTO - Come arrivano i veleni nel sangue? Soprattutto attraverso il cibo: mangiamo piatti con particelle tossiche. Poi c'è il respiro e persino la pelle. Con effetti che si sospettano micidiali. Secondo Donatella Caserta, del centro di riproduzione medicalmente assistita dell'Aquila, alcuni di questi componenti chimici potrebbero avere una responsabilità nell'origine di problemi legati, in primo luogo, alla sterilità maschile e femminile. «I dati appaiono incontrovertibili - commenta Alberto Mantovani, dell'Istituto superiore di Sanità -. All'aumento dei livelli di inquinanti corrisponde un maggiore rischio di patologie. Manca, però, il nesso causale e occorre chiarire quali altri fattori concorrano». Il Wwf non intende fermarsi ai risultati choc di questa inchiesta. Vuole partire con una campagna in tutta Italia, sostenuta dall'azienda Aboca. Il Wwf infatti - spiega Mariagrazia Midulla - fa notare come i volontari fossero persone che non appartengono a «categorie a rischio» di avvelenamento. Per questo il Wwf avvisa gli italiani: «Tutti sono esposti alla contaminazione». «Occorre affrontare con serietà e velocemente il problema - conclude Willer Bordon -. Per fare un esempio: forse non tutti sanno che la presenza di piombo nell'organismo è provocato anche dalle vecchie otturazioni dei denti. Basterebbe questo elemento per comprendere la gravità della situazione». Margherita De Bac
Norme sulla caccia Centotrenta denunce Sono 130 le persone denunciate in Lombardia per violazioni, nell'ultimo anno, delle norme sulla caccia. Il dato emerge dal rapporto delle Guardie Venatorie del Wwf. In particolare sono state elevate contravvenzioni per 30 mila euro e sequestrati, a cacciatori e negozianti, 250 animali vivi, destinati ad essere messi in commercio illegalmente, mentre altri 450 sono stati abbattuti clandestinamente.
Roma Freddo, coperte e maglioni cercasi per gli ospiti del canile Il grande freddo colpisce duro: e a soffrirne sono anche gli ospiti del canile dell'ex Cinodromo. I volontari che li seguono rivolgono perciò un appello ai cinofili. C'è bisogno di coperte, vecchi maglioni, stracci di lana «e in generale tutto ciò che può servire a tenere al caldo i nostri amici», spiega la nota dell'Associazione. Il materiale va lasciato alla sede del canile (l.gotevere Dante 500) oppure chiamando il 347.7980572 si può chiedere ai volontari di passarlo a ritirare.
Tra Burano e Orbetello per vedere l'ibis che non migra Da domani a domenica le oasi naturalistiche della Toscana del sud sono in festa per la Giornata mondiale delle zone umide. Sono previste aperture straordinarie, visite nelle oasi gestite dal Wwf a Burano e Orbetello, nello splendido scenario della Diaccia Botrona di Castiglione della Pescaia e infine, più a Nord, nel polmone verde di Bolgheri, non lontano dal viale di cipressi caro al Carducci. A Orbetello, davanti allo scenario della laguna, suggestivo nelle giornate fredde perché il mare ha colori unici, si può visitare la riserva naturale statale (9.30-13.30). E informarsi sul progetto Ibis Eremita , dedicato a questi straordinari uccelli migratori a rischio estinzione. Il progetto, firmato da un'équipe di ricercatori del Konrad Lorenz Institute di Vienna, cerca di far tornare la specie alle antiche abitudini: le migrazioni dall'Austria alla Maremma, purtroppo interrotte per motivi climatici e biologici. Domenica alle 10.30 nel Casale Wwf della Giannella presentazione e gita per vedere gli ibis. ( Marco Gasperetti )
Troppi piccioni nel centro abitato Busalla lancia le oasi sullo Scrivia
Un'oasi lungo lo Scrivia per distogliere le colonie dei piccioni dal centro di Busalla, controllando le nascite con la distribuzione di mangime contenente sostanze anticoncezionali. Il comune formula la proposta e corre ai ripari per arginare il boom demografico dei volatili che nel giro di un biennio hanno triplicato la popolazione residente nella cittadina dell'entroterra e adesso rischiano di costituire un pesante elemento di disagio. Ma si preparano anche novità per il ricovero di cani e gatti randagi, in un'altra area fluviale è già individuata una struttura per ospitare un centro di accoglienza. Inoltri i piccoli animali spariranno dalle lotterie e dalle sagre che ne fanno oggetto premio. Ora l'amministrazione va a caccia di volontari e di consensi a sostegno delle varie iniziative che stanno per concretizzarsi e convergere nell'approvazione del regolamento di tutela degli animali che convivono nel centro urbano. Il documento sta per essere approvato dalla giunta e poi resterà esposto quindici giorni all'albo pretorio per ricevere le osservazioni degli abitanti. «Ci aspettiamo risposte ed eventuali suggerimenti - dice Maria Lina Repetto, assessore comunale - perché sotto diversi aspetti la convivenza urbana con gli animali sta creando problemi simili alle grandi città. In particolare le colonie dei piccioni hanno assunto dimensioni preoccupanti e quindi intendiamo limitare le nascite e allontanarli dal centro». Secondo l'ultimo censimento che risale al 2001 si stimava una presenza di seicento volatili sul territorio comunale. «Oggi - prosegue Repetto - stimiamo che la popolazione dei piccioni sia salita almeno a duemila unità. A questo punto si crea un problema di contenimento demografico e controllo delle nascite». Lungo il corso del torrente Seminella, affluente della Scrivia, è individuata invece un'area di protezione per animali randagi, soprattutto per i gatti, che attualmente sono presenti in diverse colonie feline ai margini dell'abitato di Sarissola e area industriale. Anche la presenza dei gatti randagi sta suscitando le solite polemiche. «Penso che questi interventi - conclude Maria Lina Repetto - possano contibuire ad abbattere proteste ed elementi di disagio per la presenza degli animali. Ma in una cittadina delle nostre dimensioni è indispensabile il ricorso al volontariato per concretizzarli, perché non possiamo costituire un organico di dipendenti specializzati. Quindi intendiamo avviare anche una campagna per sensibilizzare chi ama gli animali alla partecipazione». Le norme per il trattamento, la detenzione e la commercializzazione, determineranno anche la scomparsa dalle varie fiere dei giochi e delle lotterie dei piccoli animali, come deciso anche a Genova. Lodovico Prati
Ma quanto ha bevuto il veterinario Proietti? 01-02-2005
(dal quotidiano Libero del 01 Febbraio 2005) - Per fortuna il progetto, dello stesso Gigi Proietti, di fare una lunga serie televisiva su un veterinario è andata a finire da un'altra parte, come racconta il famoso ex maresciallo. "L'idea di partenza è mia. Avevo voglia di raccontare qualcosa legato al mondo degli animali", spiega l'attore, "e avevo pensato alla lunga serialità per questo tema, volevo fare vedere che esistono animali come mucche, galline. alcuni bambini non li hanno mai visti, ma il progetto ha preso poi una piega diversa". Dopo averne discusso con gli autori, Salvatore Basile, Paolo Lanzillotto e Andrea Oliva, la lunga serie è diventata una miniserie. Peccato non ne abbiamo discusso un po' più a lungo. Magari decidevano di lasciar perdere con grande beneficio per tutti, ma soprattutto per i veterinari che un destino cinico e bieco sembra volere relegare obbligatoriamente in un quadretto agiografico che ricorda S. Francesco mentre parla agli uccellini. Ma cosa avranno mai fatto i veterinari per meritarsi gli spot di un noto amaro in cui smiracolavano cavalli mezzi morti ricevendo come parcella una pacca sulla spalla e un bicchierino di liquore? Quale peccato originale li perseguita, se nel 2005 gli tocca vedere in TV un veterinario che passa dall'ispezione degli alimenti di origine animale alla cura di cani, gatti, scimpanzé, conigli nani, scoiattoli che non riescono a partorire, in una sorta di baraccone che non starebbe in piedi neanche al luna park di paese? D'accordo che si tratta di una fiction, come oggi si usa dire, ma questa del veterinario Proietti potremmo meglio definirla science-fiction (fantascienza), aggiungendoci un bel "trash" (spazzatura), aggettivo che va molto di moda e mai tanto azzeccato come in questo caso. Sia chiaro, nulla da dire su Gigi Proietti attore, che ho ragione di credere sia molto amato dagli spettatori, tanto più che mi risulta possedere numerosi animali nel suo casale, ma mi permetterà di criticare duramente il Proietti ideatore e sceneggiatore di figure professionali già fin troppo deformate nell'immaginario collettivo. Fare il veterinario (chi scrive lo fa da 30 anni ormai) è un lavoro duro, pieno di sacrifici a cui oggi è sempre più difficile accostarsi, vuoi per il lungo e accidentato percorso di studi, vuoi perché una scriteriata politica di sistemazione dei docenti ha permesso la crescita di 14 facoltà (contro una media europea di 3) che sfornano, ogni anno, centinaia di laureati con il miraggio del camice bianco che si trasforma spesso in una più concreta divisa da cameriere. Questo pamphlet in video è un orgia di banalità, di cliché lontani anni luce dalla realtà che comunque, anche in una commedia, andrebbe un minimo rispettata, per non cadere nel grottesco. Ma come hanno fatto ad immaginare che un giornalista, venuta a sapere della morte di qualche gatto per tossinfezione, spari in prima pagina contro una ditta che produrrebbe bocconcini mortali? Provate a sfiorare una di queste ditte, ad insinuare qualcosa che non sia più che provato e vi mangiano la rotativa, i computer e le gambe della seggiola dove poggia le chiappe il direttore. E che dire dei carabinieri? Sulla scorta del monumentale lavoro giornalistico effettuato dalla Galliena si precipitano, giubbotto antiproiettile e mitraglietta, ad arrestare l'ignaro professionista. Ma va là. Dove dà il peggio di sé, questa storia scombinata, è nella figura professionale del veterinario, esattamente l'opposto di quanto accade nella realtà. Bastava che Proietti perdesse una giornata in un ambulatorio dei veri veterinari. Avrebbe visto altro. Altro che il gatto mezzo morto nel giardino. Portato dalla dottoressa esce dalla sale visite, miracolato in pochi minuti. E passi. La dottoressa oltre a essere carina evidentemente è anche brava. Tanto brava da ricoverare un gatto, appena scampato ad un gravissimo stato di shock tossiemico, senza neanche un agocannula in vena attaccato ad una sacca da flebo, strumenti che oggi non sono presenti solo nell'ospedale volante dell'Air Force One di Bush, ma figurano nel quotidiano di qualunque veterinario si dedichi alla cura degli animali d'affezione. E che dire della coda di clochards che attendono di entrare nell'ospedale roulotte del Dr. Kildare, chi con un cane, chi con un montone, chi con un pappagallo, neanche il veterinario fosse Mandrake? Naturalmente l'onorario viene saldato con una scatoletta di tonno da dividere con i compagni barboni, uno dei quali ha un amico che dal retro del ristorante gli fornisce il menu del giorno: mazzancolle, pollo alla diavola o astice? Andatelo a chiedere ai barboni che crepano di freddo coperti di cartone vicino alle stazioni. Caro Proietti, fare il veterinario non è science-fiction. È dura realtà, fatta di sacrifici, aggiornamento costante, notti insonni in sala operatoria, una burocrazia che ti massacra, continui investimenti e onorari magri, non dico da barbone, ma neanche paragonabili alla qualità del lavoro che svolgiamo. E se ci capita il padrone di un animale che non ha i soldi per pagare le cure, ma ha l'ultimo modello di cellulare-video e il Rolex al polso, non abbiamo il fegato di sbattere in strada chi sta male, ma non ha voce per difendere i propri diritti. Ma non confondiamo la nostra onestà morale con il già troppo inflazionato veterinario che, nell'immaginario collettivo, deve curare gli animaletti che stanno tanto male gratis et amore dei. Teniamo famiglia anche noi e non abbiamo camerieri che ci passano le mazzancolle dal retro dei ristoranti. A meno che non siano veterinari. OSCAR GRAZIOLI
LA CURIOSITA' LONDRA - Ha la forma di un osso ed è fissato sul collare il nuovo cellulare per cani, un dispositivo che consente ai padroni più ansiosi di comunicare in ogni istante con i propri amati animali. Lo ha scritto ieri il tabloid The Sun. Secondo l'inventore dell'apparecchio, PetsCell non solo è pensato per sicurezza per gli stessi quadrupedi, ma consente alle forze dell'ordine e alle squadre di soccorso di guidare gli animali con maggior tempismo nelle operazioni più delicate, visto che possono ascoltare gli ordini dei padroni attraverso il PetsCell. Il cellulare, che risponde al primo squillo, una cui versione sofisticata monta anche una microtelecamera, sarà messo in commercio dalla prossima estate negli Stati Uniti, ma presto arriverà anche in Europa. I padroni potranno sentire il proprio cane abbaiare, mugolare, ringhiare, capendo così se l'animale si trova in pericolo, o se ha bisogno di qualcosa. «Uno dei primi prototipi è stato dato ad un gruppo di cacciatori che utilizzano i terrier nella caccia alla volpe» ha spiegato Robb. «Volevano non solo sentire il cane abbaiare, ma anche vedere dove si trovava».
Oggetto: RAPINATORE DROGA PIT-BULL CON COCA ED EROINA
----- Original Message ----- > From: "Niseema" <niseema@...> > > > > Omniroma-PRENESTINO, RAPINATORE DROGA PIT-BULL CON COCA ED EROINA > > > (OMNIROMA) Roma, 01 feb - Rapinatore incallito esce di carcere e > riprende immediatamente a delinquere fin quando la polizia non > riesce ad ottenere un'ordinanza di custodia cautelare dal > giudice che dovrebbe farlo rientrare in prigione. E' la storia > di Gino P., 32 anni, arrestato dagli agenti del Commissariato > Prenestino in quanto ritenuto responsabile di almeno due rapine > e fortemente sospettato per altri episodi analoghi ai danni di > farmacie del Tuscolano. Il pregiudicato è uscito di carcere ad > ottobre, quindi all'inizio di dicembre prima rapina del > cellulare un minore a bordo di un autobus puntandogli contro > l'addome un coltello; pochi giorni dopo, teatro questa volta un > parco pubblico di Viale Togliatti, minaccia sempre con un'arma > da taglio un giovane impossessandosi del cellulare e di un > pit-bull di un anno. La squadra investigativa del Commissariato > Prenestino lo segue molto attentamente, raccoglie elementi di > prova e ottiene il provvedimento restrittivo: il 32enne viene > sorpreso e ammanettato per rapina aggravata mentre esce dal > palazzo in cui vive in via Morandi a Tor Sapienza con il cane al > guinzaglio. Quest'ultimo viene portato dal veterinario: è stato > drogato con un mix di coca ed eroina sentenzia lo specialista. > Intanto il cellulare rapinato al minore viene ritrovato a Parma: > l'ignaro possessore lo aveva acquistato in un negozio della > capitale. > anp >
Milano Linate, lepri in pista catturate da 30 agenti Con le loro scorribande sulle piste, disturbavano l'aeroporto di Linate, mandando in tilt il sistema di controllo. Così è scattata la caccia alla lepre. La Polizia provinciale è intervenuta su richiesta della Sea, la società che gestisce gli scali milanesi. In tre notti, circa trenta agenti hanno catturato diversi esemplari ma, soprattutto, li hanno subito rilasciati nelle zone di ripopolamento e nelle oasi di rifugio per la selvaggina della Provincia di Milano.
LEGGE Vivian Lamarque e i diritti degli animali In Italia è in vigore la legge 189, che per la prima volta tutela gli animali, punendo anche con il carcere, chi li maltratta. Animali, non bestie (Ambiente ed.) è il titolo del libro, a cura di Gianluca Felicetti, con il quale la Lav spiega la legge e offre gli strumenti per farla applicare. Lo presenta alle 18 alla Feltrinelli di c.so Buenos Aires 33 la poetessa Vivian Lamarque.
RIETI Duecento quintali di trote per ripopolare i fiumi Duecento quintali di trote, da domani fino al 10 febbraio, saranno immessi per ripopolare la fauna ittica nei fiumi della provincia di Rieti: 18 quintali di pesce saranno riservati alle gare. Lo ha deciso ieri l'assessore provinciale alla Pesca, Giacomo Marchioni. Prevista a breve anche l'immissione di 5 mila temoli nel Velino. La Provincia di Rieti ha invitato gli appassionati ad assistere alle operazioni delle guardie provinciali. Appuntamento domani davanti alla sede dell'ente locale in via Sacchetti Sassetti (informazioni www.provincia.rieti.it)
ShoppinDog GIOVANNI Giovanni è un maschio tipo collie di circa due anni. Ritrovato presso Baganzola il 10 gennaio, è un cagnone molto buono... anche se appena vede un varco tenta di fuggire! CORCO Corco è stato ritrovato a Corcagnano. E' un bracco italiano vivacissimo, un po' pauroso ma molto affettuoso. Ideale per chi vuole un compagno inseparabile. Comune di Parma - Recupero cani vaganti 24 ore su 24 tutto l'anno TEL. 338- 4266876 LUCKY Lukcy è un meticcio maschio, di circa tre anni, ritrovato il 4 gennaio in via Emilia Ovest, zona Fraore. E' un cane molto affettuoso e socievole con tutti gli altri cani. Bill è un meticcio maschio dolcissimo che ha bisogno urgente di una famiglia che lo coccoli. Non è più giovanissimo, perciò è adatto a padroni di tutte le età desiderosi di un compagno fedele. PAZ Paz è stato trovato in via Burla, in un fosso, lasciato lí dopo essere stato investito, probabilmente da un'automobile. E' stato operato ed ora sta bene. Nonostante ciò che ha passato ha completa fiducia nell'uomo e gli dimostra una dolcezza sconvolgente. E' un meticcio tipo pastore di pochi anni. BILL SUPERMERCATI PER ANIMALI A PARMA in VIA E. LEPIDO 45/ A TEL. 0521.462624 e in VIA ZANARDELLI, 4 TEL. 0521.942656 ANIMAL HOUSE Via del Taglio - Parma Tel. 338.4266876
La « strage » non si ferma SAN SECONDO - A San Secondo si è rischiata una vera e propria strage di cani, tutti di razza. Uno è morto ed altri sette sono stati male: quattro di loro sono particolarmente gravi. Questo è, in ordine cronologico, l'ultimo dei drammatici effetti provocati dai soliti bocconi « killer » che, soprattutto nel centro della Bassa, già da diverse settimane sono stati disseminati nelle campagne e lungo i corsi d'acqua. Una « piaga » che quest'anno sta assumendo, pi ù ancora delle annate precedenti, proporzioni tanto vaste quanto preoccupanti. Questa volta a fare le spese degli effetti provocati dalle sostanze velenose contenute nei bocconi incriminati sono stati i cani di Gabriella Allegri, operaia alle dipendenze di un noto salumificio, da tempo caratterizzata da una straordinaria passione per i cani. Ne possiede in tutto 26 di cui la gran parte da allevamento ed altri da gara. Per la maggior parte si tratta di barboncini, ma ci sono anche un pastore tedesco e un barbone. Tutti vivono all'interno dei recinti o nella casa in cui la donna vive con la sua famiglia, lungo la strada provinciale che conduce a Carzeto di Soragna. Lunedí mattina ha fatto uscire, per una breve passeggiata, otto cani che tiene abitualmente fra le mura della sua abitazione e dopo circa 30 minuti è iniziato il « calvario » : il pastore tedesco, un magnifico esemplare di femmina, è rientrato in condizioni preoccupanti. A quel punto la donna lo ha affidato alle cure del marito che si è subito precipitato alla volta della pi ù vicina clinica veterinaria. L'uomo però, mentre era ancora in strada, è stato richiamato dalla moglie che lo avvertiva di altri due cani che presentavano sintomi allarmanti e che a loro volta sono finiti dal veterinario. Pochi minuti pi ù tardi la stessa sorte è toccata ad altre cinque bestiole; tutte presentavano nausea, vomito e tremolio. Alle 13.30 un barboncino è di colore nero purtroppo è spirato mentre per gli altri sette il veterinario ha fatto l'impossibile al fine di salvarli. Quattro di loro ieri stavano ancora molto male ed uno è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Stando a quanto riferito dal veterinario che in questa occasione ha fatto veramente gli straordinari, quattro cani avranno danni neurologici permanenti. Per gli altri il destino, invece, dovrebbe essere meno pesante. Dalle analisi di laboratorio effettuate sui bocconi avvelenati, del tutto simili a salamini, trovati nelle vicinanze dell'abitazione della signora Allegri, è emerso che gli stessi erano imbottiti di sostanze tossiche e velenose. Un cocktail pesantissimo, dagli effetti mortali. Il responso definitivo delle analisi, che permetterà di stabilire l'esatta composizione della sostanza velenosa, comunque, arriverà nei prossimi giorni. Gabriella Allegri, comprensibilmente addolorata per quanto accaduto, ha ricordato che uno dei barboncini avvelenati non molto tempo fa ha vinto un titolo italiano ed anche gli altri che hanno avuto gravi conseguenze si erano guadagnati premi importanti in occasione di gare di rilievo. Inoltre del barboncino che purtroppo non ce l'ha fatta si è perso anche il patrimonio genetico dato che non ha avuto figli maschi e che il padre dello stesso è morto da alcuni anni. Gabriella Allegri, per quanto accaduto, ha subito presentato denuncia ai carabinieri ed ha anche segnalato l'accaduto all'Amministrazione comunale. Intanto proseguono le indagini, già iniziate da qualche settimana, al fine di individuare i delinquenti responsabili di questi inqualificabili gesti. Diversi indizi sono già nelle mani delle forze dell'ordine e, benchè non trapeli nulla, sembra che i sospetti stiano ricadendo su un ben ristretto e preciso drappello di persone. Da un momento all'altro potrebbero giungere significativi sviluppi grazie anche alle testimonianze della gente invitata con forza a segnalare con la massima tempestività qualsiasi movimento o persona sospetta. Paolo Panni
Caro Signor Gervaso, ha letto e sentito di quel cane morto con il padrone? Lei, una meticcia di quindici anni, Juna, se ne è andata alle otto e quindici del mattino, lui, il padrone, alle 10, nemmeno due ore dopo. La cosa mi ha commosso, ma la circostanza che la cagnolina e il suo padrone siano morti entrambi di una vecchia asma, mi ha fatto piangere. «Qualche anno fa - leggo su un giornale - il padrone, gestore di un bar a Terni, fu ricoverato all'ospedale della sua città. Quando arrivava l'orario delle visite Juna si metteva fuori dalla porta e aspettava che il padrone uscisse. A volte riusciva a eludere i controlli e si accucciava sotto il letto. Prendeva, su prescrizione del veterinario, le stesse medicine del padrone». Non ho parole, solo lacrime. Assunta Ferro - Napoli Non ha parole lei, e non le ho io. Ha solo lacrime lei, e non ho che lacrime io. Sì, anch'io ho pianto, assieme a mia moglie Vittoria, quando al Tg5 ho visto il "servizio" su Juna e il suo padrone. Se lei mi legge, saprà che ho un cane, il burino Poldo, un palinsesto di razze, con quella setter dominante. Lo raccogliemmo con Vittoria una mezza dozzina di anni fa a Reggio Calabria, vicino a una discarica. Ne avevamo un altro, di gran razza e di aspetto regale, il dogo Vaniglia, che a tredici anni, nell'ottobre del 2003, ci ha lasciato per sempre. Non immagina, o immagina benissimo, il nostro dolore. Quella perdita, per noi, è stata un lutto nazionale. La storia di Juna, l'amore per il padrone, il bisogno di stargli vicino ovunque, anche in ospedale, cosa dimostra? Dimostra (non me ne vogliano i gesuiti) che anche gli animali hanno un'anima, come, del resto, denuncia l'etimo della parola. Un'anima, se vuole collettiva, non individuale, ma che importa? Siamo tutti parti, particelle infinitesimali di un cosmo di cui ignoriamo gli arcani, non so se più affascinanti o più inquietanti. Il cane è il più domestico degli animali e questo spiega perché nelle loro case gli italiani, quelli che li amano, e li amano davvero, ne ospitano sette milioni. Io ne avevo due, ma ho amici che ne hanno tre, quattro e, se vivono in campagna, anche dieci. Quale amico è più amico di un cane? Quale donna, o quale uomo, più fedele? Quando, cinque anni fa, fui operato di un tumore alla prostata, durante la lunga convalescenza nella mia casa romana, Poldo e Vaniglia mi stavano sempre vicino. Se mi alzavo, si alzavano con me. Se andavo in cucina o in bagno, mi seguivano. Li ho sempre amati, Poldo e Vaniglia, ma mai come in quei mesi capii quanto anche loro mi amassero. Poldo è ormai vecchietto, avrà dodici-tredici anni e parecchi acciacchi. Si regge male sulle zampe posteriori, respira a fatica, ci sente poco e anche la vista gli fa difetto. Dorme molte ore al giorno, e russa, ma dorme e russa sulla sua cuccia accanto alla mia scrivania (ho messo la sordina al telefono per attutirne lo squillo e non svegliarlo). Vorrei che lo vedesse, lei, il mio burino, con quegli occhi miopi e un po' cisposi che, intercettando con un sesto senso un mio stato d'animo, anticipando un mio sguardo, volge il suo verso di me quasi volesse confermare, con quel gesto, il suo grande affetto e la sua totale dedizione. Come non si possono amare gli animali? Come li si può maltrattare, sfruttare? Come si può offenderne la dignità (sì, la dignità, ché anche loro hanno una dignità)? Come si può? E come si possono abbandonare lungo le autostrade in aperta campagna, dimenticando gli anni passati con loro, le lunghe passeggiate fatte insieme, le visite dal veterinario quando stavano male? Come si può? Con che animo? Con che cuore? Nel solo 2004 più di duecentomila italiani si sono sbarazzati dei loro cani. Tutti, temo, l'hanno fatta franca, e questo rende ancora più caparbia la nostra rabbia, più focoso il nostro sdegno, più profondo il nostro disprezzo. Le leggi si sono fatte più dure, ma noi, e con noi milioni d'italiani, quelli che amano le umanissime bestie e le amano davvero, vorremmo vedere questi criminali (ché di criminali si tratta) braccati, arrestati, processati, condannati, incarcerati. E non per un giorno, e neppure per un mese. Per gli anni dei loro cani al momento dell'abbandono. Nessuna pietà per chi sbaglia? Per chi sbaglia, sì. Ma non per chi fa scendere con la forza dall'auto il proprio quattrozampe, lo trascina verso il guard-rail, lo lega con uno spago alla ringhierina e lì lo lascia, senza una carezza o un saluto, senza nemmeno voltarsi indietro, mentre la bestiola guaiola disperata. Io, questi criminali (ché di criminali si tratta), li vorrei vedere, prima che in galera, in una pubblica piazza, alla pubblica gogna. Non meritano altro. atupertu@...
Roma CANI/1 Contro i trasgressori un corpo di vigilanza Premesso che sono proprietario di un cane, vorrei proporre al Comune di Roma di istituire un corpo di vigilanza, sulla falsariga degli "ausiliari del traffico", che si occupasse di controllare che le norme sulla raccolta delle deiezioni canine da parte dei proprietari sia effettuata regolarmente. Abito alla Balduina, tra via Massimi e via Festo Avieno, e già più di una volta ho dovuto discutere con persone tanto arroganti quanto ignoranti che, pur girando armate di paletta e bustine, non si curano di raccogliere le feci dei loro cani. Le strade di questo "elegante" quartiere sono disseminate di escrementi canini e nessuno fa nulla per evitarlo. Se esistono delle leggi, sarebbe opportuno rispettarle e se i vigili urbani (che tra l'altro qui non si vedono mai) non si vogliono dedicare a questo umile incarico, che organizzi un gruppo apposito (magarim ingaggiando pensionati o disoccupati) autorizzato a multare i trasgressori. Marco Mastarna CANI/2 Fido nel cassonetto salvato dall'Ama Sono amante degli animali e vorrei urlare tutta la mia rabbia non solo a chi abbandona i cani d'estate, ma anche a chi li getta via in un cassonetto, vivi, come se fossero spazzatura. Sabato 29 gennaio, alle 7.30, a Tivole Terme ho assistito al salvataggio di un bellissimo cagnolino, dentro un cassonetto. Vorrei congratularmi con l'addetto del camion dell'Ama che, fortunatamente, ha visto in tempo quell'adorabile creatura. Ivana Di Muri
L'Aquila Trovato per strada e salvato un istrice Un istrice maschio è stato rinvenuto ferito ed infreddolito ieri da alcuni agenti del Corpo forestale dello Stato lungo la provinciale 615 che collega Pianola a Roio. L'animale è stato affidato al responsabile del servizio veterinario igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, Massimo Ciuffetelli, per le cure del caso.
Teramo Sul sito web aziendale informazioni sulla macellazione La Asl informa che sul sito web aziendale www.aslteramo.it, tra le news della home page, ci sono notizie utili per gli allevatori e gli esercenti degli impianti di macellazione. E' pubblicata, infatti, la procedura operativa standard predisposta ed approvata dal direttore del servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale, Leonardo Ricotti, per la corretta ed uniforme applicazione della legge regionale. La procedura relativa alla macellazione di animali per uso privato è entrata in vigore ieri.
PARCO NAZIONALE Liberati quattro orsi con il "collare" «Così li proteggeremo». Cambio al vertice della task force antibracconaggio di STEFANO DE ANGELIS Sulle montagne del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise scatta l'operazione "Salva-orso". Quattro orsi bruni sono stati messi in libertà muniti di collare elettronico, grazie al quale gli esperti possono seguire gli spostamenti dei plantigradi, comprendere meglio le loro abitudini di vita nelle varie stagioni e conoscere gli habitat ideali preferiti dall'animale. In più, un uomo della Forestale, l'ingegner Cavaioli, guiderà la task-force messa in piedi per prevenire atti di bracconaggio contro la fauna protetta. E' quanto ha annunciato il direttore dell'Ente, Aldo Di Benedetto, che ha sottolineato come la priorità sia quella di "contrastare il pericolo di estinzione dell'orso». «Bisogna seguire da vicino gli orsi - spiega - per mettere a punto adeguate strategie tese a far sì che l'animale resti sulle nostre montagne". "L'aver dotato di collare elettronico quattro orsi, ci consentirà di capire anche da cosa sono spaventati e perché preferiscono alcune zone ad altre. Importante - prosegue - sarà anche una continua azione antibracconaggio: da quando il controllo sull'area protetta è aumentato, non si sono più registrate uccisioni di animali». Intanto il geologo nonché esperto e studioso dell'orso bruno, Giorgio Boscagli, intervenuto alla presentazione del libro di Ciro Castellucci "Tata-Urze", ha spiegato che "nel Parco si è ancora in tempo per evitare l'estinzione dell'orso, ma non si può più attendere. Non sarà facile, ci vorrà un piano a lungo termine. In primo luogo è necessario restituire tranquillità agli animali, riducendo e meglio canalizzando il flusso turistico, e non permettere la collocazione di impianti di disturbo, ad esempio quelli eolici».
QUATTROZAMPE Torna l'Enpa, un'ondata di speranza per gli animali vittime delle crudeltà di MARINA VERDENELLI Ancona DOPO anni di assenza torna l'Enpa, l'associazione nazionale protezione animali, che a fine mese vedrà ricostituire il direttivo e un servizio attivo per Ancona e provincia. Una ondata di speranza in più per gli amici a quattro zampe, sempre più vittime della crudeltà umana. E' di queste settimane il ritrovamento, ad Abbadia di Osimo, di decine e decine di gatti di una colonia felina morti avvelenati per mano di un anziano che continua ad agire indisturbato inserendo esche topicida tra i bocconcini di carne che volontari della zona preparano amorevolmente. Ma andiamo per ordine. L'ENPA. In via di costituzione l'associazione locale che ha già individuato una sede nuova in via del Commercio n°10. Per decisione del presidente nazionale, Paolo Manzi, l'Enpa territoriale è stata commissariata nominando Aldo Violet, comportamentista cinofilo, come primo referente e prossimo alla presidenza locale. Già pronto un primo programma di intervento che l'ente vorrà subito realizzare. ««Cercheremo - anticipa Violet - di intervenire presso le istituzioni affinché le leggi che tutelano gli animali siano rispettate. Visiteremo i canili e i gattili della zona per testare la situazione e ci spenderemo per risolvere i problemi di maltrattamento e degli abbandoni. Al momento cerchiamo volontari che possano contribuire ad aiutare l'ente. E' nostra intenzione indire anche dei corsi per formare guardie zoofile abilitate ai controlli per il rispetto degli animali »». In programma anche un censimento, il primo se verrà realizzato, che possa stabilire l'esatto numero di cani e gatti presenti nel territorio provinciale e la disponibilità a contribuire al problema delle sterilizzazioni. Due, al momento, i numeri di telefono (aperta la sede ci sarà anche un numero fisso, ndr) ai quali rivolgersi per informazioni e collaborazioni con l'ente che ha già aperto anche le iscrizioni: 338/5757356 347/8552250. GATTI AVVELENATI. A denunciare il fatto l'associazione "Amici Animali" di Osimo che sta tappezzando la frazione di volantini per avvertire la cittadinanza. ««Premesso che avvelenare i gatti è un reato - spiega Manuela Pallotta, membro dell'associazione - è bene precisare che le esche topicida sono un rischio anche per cani e gatti che hanno un padrone e passeggiano nella zona. Il pericolo si estende fino ai bambini che potrebbero venirne a contatto. Per tanto preghiamo tutti coloro che sono a conoscenza di notizie utili a smascherare l'autore dei gesti di mettersi in contatto con noi, anche anonimamente, al numero 340/4765548».
Scatta il piano ... di STEFANO MASCIONI PESARO - Scatta il piano di aiuti per la fauna selvatica. La straordinaria ondata di gelo infatti, ha messo in difficoltà anche gli animali, alle prese con una impenetrabile coltre di ghiaccio e neve che ne rende particolarmente difficile l'alimentazione. Così, la Provincia di Pesaro ha deciso di rispondere anche a questa emergenza coinvolgendo cacciatori, pescatori, tartufai e fungai, volontari che conoscono bene sia il territorio sia le abitudini degli animali che popolano i nostri boschi e le nostre aree verdi. «La protezione degli animali - spiega il presidente Ucchielli - rientra tra i compiti di questa amministrazione provinciale e abbiamo pensato di coinvolgere i volontari per completare meglio e più in fretta la distribuzione del mangime. Inoltre, un'operazione del genere aiuta a coinvolgere tutti nella tutela ambientale del nostro territorio». E ieri mattina, hanno risposto in più di 100 all'appello di Ucchielli, formando una lunga fila di jeep, camion e pick-up nel piazzale della Protezione Civile di Villa Fastiggi. In poco tempo, sono stati distribuiti 80 quintali di fieno, 110 quintali di granturco e 50 quintali di orzo messi a disposizione da viale Gramsci. Una vera manna per cinghiali, caprioli e lepri ormai stremati dal freddo. E in questo modo, oltre a salvare l'equilibrio ambientale e faunistico della zona, viene messa al sicuro ... anche la prossima stagione di caccia.
Roma la cittàDEGLI ANIMALI Avvistare dall'aereo rari aironi bianchi di FULCO PRATESI Atterravo, il 28 gennaio scorso, a Fiumicino venendo da Milano. Ero seduto vicino al finestrino per controllare dal cielo le Oasi WWF lungo la costa. E, come faccio sempre, soprattutto quando l'aereo è in decollo o in atterraggio, scrutavo i prati circostanti in cerca di uccelli. Spesso ne vedo. Oltre alle solite cornacchie e agli onnipresenti gabbiani, questi verdi e intatti prati ospitano infatti gheppi, poiane, allodole e d'inverno, quando la pioggia forma delle pozze nelle bassure, anche uccelli acquatici come pavoncelle, pivieri dorati, garzette. Il tempo era buono e i prati splendevano al sole. E, tra le piste, ho visto numerose macchie bianche. I soliti sacchetti di plastica, ho pensato. Poi però, tirato fuori il binocolo, ho scoperto che si trattava di aironi. Non dei soliti e ormai comunissimi aironi cenerini presenti anche in piena città. Ma dei grandi e bellissimi aironi bianchi maggiori (Egretta alba), ardeidi un tempo assai rari in Italia e oggi in fase di espansione grazie alla riduzione del periodo di caccia e del numero dei cacciatori. Ed è stato un piacere, oltre che una sorpresa, vedere come uccelli di questa rarità e questa bellezza potessero sostare - forse durante un lungo viaggio di migrazione verso le aree dell'Europa orientale e settentrionale ove in genere nidificano - tra le piste percorse da immensi volatili di alluminio e cherosene. E così, dopo il pellicano bianco, sorpreso sul Tevere ai primi di gennaio di cui ho parlato su queste pagine, ecco un altro inaspettato "clandestino" che entra a far parte di diritto della fauna romana. f.pratesi@...
La scrittrice miliardaria grazie alla saga del mago con gli occhiali raccoglie l'invito degli esperti e combatte la mania dei suoi fan Tutti vogliono la civetta di Potter L'autrice si schiera: "E' sbagliato" di CRISTINA NADOTTI
ROMA - Troppe civette tenute in gabbia per emulare Harry Potter, la creatrice del maghetto con gli occhiali scende in campo per difendere gli animali. Joanne Rowling ha diffuso un comunicato stampa sul suo sito, per chiedere ai fan del personaggio culto di milioni di ragazzi in tutto il mondo di non copiare le sue gesta e non tenere in gabbia le civette.
Da qualche tempo, infatti, nel Regno Unito si registra un deciso incremento di vendite di gufi e civette, animali che nei gusti dei bambini hanno sostituito, grazie al ruolo che ricoprono nella serie di Harry Potter, i più comuni canarini, porcellini d'India e simili animali da compagnia.
Tutti vogliono una Edvige, la civetta che fa da messaggero (e compagna) nelle avventure di Harry Potter. Peccato che l'animale che ha reso miliardaria Joanne Rowling, grazie alla sua parte nelle gesta di Harry, Ronnie ed Ermione, sia magico, mentre le civette che i ragazzini inglesi chiudono in gabbia sono povere bestiole costrette in spazi angusti, difficilmente alimentate come si deve.
"Se qualcuno, dopo aver letto i miei libri, ha pensato che un animale può essere felice se lo si chiude in una piccola gabbia e lo si tiene in casa, voglio allora approfittare della mia popolarità per dire a chiare lettere che è sbagliato!" ha dichiarato con decisione Joanne Rowling.
"Le civette e i gufi di cui si legge nei libri di Harry Potter - continua l'autrice - non rispecchiano i reali comportamenti e le preferenze degli animali in carne e ossa. Se davvero si vuole dare espressione al proprio gradimento per questi animali, allora molto meglio sostenere gufi e civette facendo donazioni alle oasi protette in cui vivono. Solo andando a vederli nel loro ambiente si può essere sicuri di assicurare loro una vita felice e sana".
Joanne Rowlings ha pubblicato il comunicato sul suo sito, dopo che esperti di conservazione animale le hanno chiesto aiuto, vista la crescente richiesta di civette che proveniva dai negozi di animali. Nel Regno Unito bastano poco più di 20 euro per portarsi a casa legalmente una civetta, ma sullo sfondo di questo mercato ci sono il bracconaggio, la caccia di frodo e la morte di altre specie di uccelli.
"Alcuni gufi vivono per oltre 30 anni in libertà - ha osservato Gay Christie, del centro di recupero animali selvatici di Beith, nell' Ayrshire - un periodo molto più lungo di quello che di solito serve a un bambino per stancarsi di loro. Non sono adatti come animali da compagnia, per una civetta o un gufo una vita in gabbia è terribile e prendersi cura di loro in modo adeguato è quasi impossibile per un ragazzino".
Non è la prima volta che un film scatena la mania degli animali da compagnia: è accaduto con i dalmata dopo "La carica dei 101" e con i pesci tropicali dopo "Nemo". Ora tocca alle civette, ma la Rowling non ha perso tempo. Questa volta la "Owl mail" , la "posta della civetta", che ha una sezione speciale sul sito dell'autrice, ha recapitato il messaggio più importante per Edvige, quello per la sua stessa sopravvivenza.
Oggetto: CACCIA: DUE DENUNCE DEL CORPO FORESTALE IN CALABRIA
CATANZARO - Durante un servizio di controllo del territorio gli uomini del comando stazione forestale di Cropalati hanno denunciato all'autorita' competente due uomini che esercitavano illegalmente l'attivita' venatoria. In particolare in occasione della chiusura dell'annata venatoria, il Comando Stazione Forestale di Cropalati, ha bloccato due persone. Le due persone denunciate N.L., che si dava alla fuga alla vista degli agenti forestali, e F.G, entrambi residenti a Longobucco, dovranno rispondere del reato di porto abusivo e concorso nel porto abusivo di fucile. Infatti l'arma ritrovata ai due cacciatori era detenuta illegalmente ------------------------------------------------------------------------- PROCURA BLOCCA IMPIANTI CDR CAMPANIA DAL 22 FEBBRAIO NAPOLI - La procura della repubblica di Napoli ha disposto il sequestro dei sette impianti di cdr (combustibile da rifiuti) della Campania a partire dal 22 febbraio. Secondo indiscrezioni il provvedimento sarebbe stato emesso a seguito dell'accertamento di mancati adeguamenti delle strutture alle norme di tutela dell'ambiente. -------------------------------------------------------------------------
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Nell'oasi naturale, seguendo un progetto dell'Università di Vienna In volo col popolo migratore Con il deltaplano sopra Orbetello: per seguire gli ibis
Uomini e ibis, sopra la laguna, nel silenzio del volo naturale e di quello a vela. Sembra di ripercorrere le sequenze magiche de «Il popolo migratore», il film documentario di Jacques Perrin, nel quale operatori cinematografici e scienziati seguono in volo stormi di migratori. Uno spettacolo da ammirare dal vivo, stavolta, durante questo fine settimana, a Orbetello e a due passi dall'Argentario nelle oasi naturali, in festa e aperte alle visite, guidate e non. Gli ibis eremita sono trampolieri dal lungo becco rosso, animali orgogliosi, solitari e in via di estinzione. Stanno scomparendo, gli ibis, perché hanno perso l'orientamento e la bussola biologica della migrazione. Partono per svernare, ma non raggiungono più il Sud, si perdono e muoiono. Così un gruppo di scienziati del Konrad Lorenz Research Istitute di Vienna, si sono trasformati in uccelli-guida: hanno imparato a volare con i deltaplani e hanno accompagnato i trampolieri dall'Austria alla Maremma, guidandoli come fanno i capi storno. Adesso gli ibis e i loro amici umani, vivono nelle oasi maremmane, in osmosi. «Gli ibis sono una ventina, resteranno qui sino a marzo - spiega Massimiliano Rocco, responsabile programma specie del Wwf Italia - poi torneranno in Austria. E si spera che il prossimo anno sapranno migrare da soli e non perderanno più la strada». Ogni giorno ricercatori e ambientalisti austriaci e italiani addestrano gli ibis a volare nella direzione giusta e ad acquisire quelle conoscenza «nautiche» e «cartografiche» che la genetica imprime nei migratori, ma che qualche genio postmoderno ha improvvisamente cancellato in questa specie. I ricercatori si alzano con i deltaplani e i trampolieri li seguono, come i pulcini seguono una chioccia. Lo spettacolo è unico: scienza, natura e poesia si uniscono in un mix unico, indimenticabile. Visitando la laguna di Orbetello, ma anche l'oasi di Burano del Wwf, quasi ogni giorno è possibile vedere i trampolieri volare accanto a uomini su aerei minileggeri o deltaplani. Durante questo fine settimana, poi, lo spettacolo è doppio. C'è la festa delle zone umide e il programma è ricco di appuntamenti: visite guidate a Burano, Orbetello, alla Diaccia Botrona di Castiglione della Pescaia e infine, un po' più a nord, nel polmone verde di Bolgheri, non lontano dal viale dei cipressi del Carducci. A Orbetello, davanti allo scenario della laguna, suggestivo nelle giornata fredde perché il mare ha una colorazione particolare, si può visitare la riserva naturale statale (dalle 9.30 alle 13.30). E domenica, alle 10.30, assistere nella sala conferenze del Casale Wwf della Giannella all'illustrazione del progetto. Unico al mondo. Oltre agli ibis, le oasi sono uno scrigno per il birdwatching, soprattutto davanti al lago di Burano (comune di Capalbio) o a Bosco Rocconi (sulle colline dell'Albegna, tra i comuni di Roccalbegna e Semprioniano): entrambe ospitano specie molto rare, come il falco lanario, un uccello che si riproduce sugli orridi di pietra. (prenotazioni e info: Wwf Italia, Unità Oasi, 06.84497394). Da ammirare anche la Diaccia Botrona, zona umida gestita dalla provincia di Grosseto a due passi da Castiglione della Pescaia, l'oasi di Vulci, sul fiume Fiora (comune di Manciano) e il Parco Naturale dell' Uccellina (0564.407111). Marco Gasperetti
Morbo vescicolare Russia: stop alla carne suina proveniente dall'Abruzzo TERAMO - La Russia non vuole più i maiali che arrivano dall'Abruzzo. Il servizio veterinario federale russo presso il ministero della Sanità ha sospeso l'arrivo di carne suina e di maiali vivi dall'Abruzzo dopo la rilevazione di alcuni casi di capi infetti. Lo riferisce l'agenzia Itar Tass. Il provvedimento ha natura "temporanea" e non riguarda la carne prodotta in Abruzzo sottoposta a "trattamento termico". Le autorità sanitarie russe ricordano che i casi di infezione registrati in Abruzzo riguardano il morbo vescicolare, patologia che colpisce i maiali e che l'Ufficio epizootico internazionale ha inserito nella lista delle infezioni animali pericolose. «La nostra regione -afferma il direttore dell'istituto Zooprofilattico di Teramo, Vincenzo Caporale- non può "esportare" maiali in altre regioni o in altre nazioni sin da giugno. E' in "buona" compagnia, con Calabria, Sicilia e Campania». Perchè? «I servizi veterinari abruzzesi non funzionano». Un'accusa dura e diretta...«Il problema delle malattie infettive è vecchio. L'Abruzzo ha sempre avuto problemi, anche se ha continuato a dichiararsi "libero". Quando, invece, ha dovuto arrendersi di fronte alla realtà di situazioni precarie sotto il punto di vista igienico, ha notificato all'Unione europea la decisione di bloccare l'esportazione di maiali vivi». C'è una zona in particolare in cui la situazione è precaria? «Nel Vastese c'è un commerciante che continua a contravvenire alle norme». La presenza dell'eventuale infezione è rischiosa per l'uomo? «Assolutamente no». Il responsabile del servizio Veterinario della Regione, Giuseppe Bucciarelli: «Sì, sono Vastese e Lancianese le aree interessate, ma il fenomeno è circoscritto e non nocivo per l'uomo». C.Faz.
Chieti Riapre lunedì il canile sanitario ma Franco Di Pasquale contesta Sarà riaperto lunedì e l'Asl metterà in atto tutte le misure possibili (funzionali, operative, tecniche e giuridiche), per continuare ad utilizzare pienamente il canile sanitario di Bucchianico, chiuso il 23 novembre su disposizione del Tribunale di Chieti, per inquinamento acustico, sentenza sospesa ora dalla Corte d'Appello. È quanto emerso dall'incontro tra associazioni animaliste e direzione sanitaria della Asl svoltosi ieri. I fondi a disposizione della Asl per l'adeguamento della struttura (secondo il bilancio di previsione, 50.000 euro per l'anno 2005 e 160.000 euro per il 2006) saranno utilizzati non appena il bilancio preventivo sarà approvato dalla Regione. Le associazioni animaliste si sono dette soddisfatte, ma hanno ribadito l'intenzione di seguire la vicenda per monitorare l'attuazione degli impegni assunti. Aperto nel 1998, il canile di Bucchianico durante il 2004 ha sterilizzato 443 cani, su una massa circolante di 777. La gestione del cani le è stata duramente contestata dall'ex delegato comunale Franco Di Pasquale, che ha denunciato la mancanza di attrezzature per interventi su animali feriti.
Civitavecchia Canile, fallita la campagna adozioni Soltanto dieci i cuccioli affidati, però ne sono arrivati altrettanti di VALENTINA CERRONE A quanto pare poco o niente è cambiato al canile municipale delle Molacce. Nonostante la campagna adozioni promossa dal Comune e l'incentivo dei 200 euro offerti a tutti i residenti al fine di smaltire il numero elevato delle bestiole ospitate dalla struttura, tutto, stando ai numeri, rimane come prima. E' vero che il cuore di qualcuno si è mosso e almeno una decina di cani ha avuto la fortuna di trovare un nuovo padrone che lo ha accolto, ma è pur vero che altri dieci cuccioli sono stati lasciati davanti all'impianto, andando subito a rimpiazzare le uscite. «Sono stati affidati una decina di cani da ottobre - conferma Simona Chiesa, volontaria del canile da più di dieci anni - ma in novanta giorni circa abbiamo accolto altrettanti cuccioli abbandonati». Non è proprio cambiato nulla dunque da tre mesi a questa parte, da quando cioè è partita l'opera di sensibilizzazione dell'ufficio adozioni di Villa Albani attraverso locandine e slogan. Anzi, forse un piccolo spiraglio di luce c'è: se è vero che il numero dei cani rimane sempre alto, circa 140, è pur vero che in questi mesi tante persone si sono recate nella struttura e hanno beneficiato gli ospiti con poderosi sacconi di crocchette, cibo in scatola, coperte e ciotole. Segnale questo che lascia intendere che un occhio di riguardo in più per gli sfortunati animali c'è stato, qualcosa nelle coscienze si è cominciato a muovere. Ed è importane che i cani abbiano ricevuto questo gradito e opportuno regalo in un inverno con un freddo da record come quello di quest'anno. Per fortuna sembra che nessun cane sia morto di freddo e che l'unico problema sia stata l'acqua gelata della piccola cisterna. Neanche i topi che continuano ad uscire dal bagno della nuova struttura chiusa hanno avuto problemi di freddo ed esuberanti e indisturbati continuano a prosperare. C'è anche da dire che l'ennesima donazione elargita da Mafalda Molinari ha portato alla copertura di tutto quello che c'era di "copribile" nel canile, fattore non trascurabile visto che così facendo tutti i "fido" hanno avuto un ambiente più raccolto e meno esposto ai venti rigidi dei giorni passati. Sembra che l'altro obiettivo della senatrice sia la ricompattazione del terreno antistante le gabbie (tramite una gettata di breccola e lapino) reso un pantano dopo i recenti lavori finanziati dalla Provincia. Grazie anche al lavoro incessante delle volontarie - sono otto - i cani continuano a fare una vita se non altro dignitosa; sarebbe un trionfo se chi decide di avere un quadrupede in casa pensasse di andare a prenderlo al canile. La procedura è sempre la stessa; dopo aver scelto il proprio cane basta recarsi all'ufficio ambiente di Villa Albani, compilare un modulo, e specificare il nome dell'animale prescelto, per poi tornare nella struttura municipale e prelevare definitivamente il nuovo amico.
Umbria DIBATTITO L'associazione Uomo Natura Animali propone l'alimentazione vegetariana Sabato alle 16.30 presso la Sala della Corte del Palazzo Comunale, in Piazza della Repubblica, si terrà una conferenza dibattito dal tema: "Benefici e vantaggi della alimentazione vegetariana". Promotrice dell´iniziativa è l´associazione Uomo -Natura -Animali, in collaborazione con l´Associazione vegetariana animalista. Relatori della conferenza saranno il professor Bruno Fedi, primario patologo dell´ospedale di Terni e docente di Chirurgia urologica presso l´Università La Sapienza di Roma; il dottor Franco Libero Manco, studioso di antropologia morale e presidente della Associazione vegetariana animalista; la dottoressa Leila Nicoletti, biologa. Moderatore, il dottor Ulisse Di Gilio, sociologo. Oggetto della conferenza è un approfondimento dei modelli alimentari, con particolare attenzione al vegetarianesimo e ai danni prodotti dall´eccessivo consumo di carni.Al termine dell'incontro, è previsto un cocktail, con degustazione di prodotti biologici.
(dal quotidiano Libero del 03 Febbraio 2005) - Volentieri riprendo uno dei tanti "aiuto, aiuto" che compaiono sui siti animalisti, in questo caso animalieanimali.it. Valentina Raffa ci racconta la storia di Tequila, conosciuta sul lungo mare di Marina di Modica, piccola località balneare vicino a Modica (Ragusa). La cagnetta, una segugina con un lungo muso furbo e un comportamento affettuoso, si muove a fatica, è pelle e ossa e, nonostante questo, segue Valentina nelle sue peregrinazioni alla ricerca di un veterinario. Trovato il medico Tequila si rimette in pochi giorni e Valentina comincia la sua odissea alla ricerca di un padrone che la voglia adottare. La fortuna è dalla sua e un bravo signore con una bella villetta è disposto ad accoglierla. Prima, però deve finire le cure cui il veterinario la sta sottoponendo. La fortuna è una strana dea, molto volubile, e decide di voltare la faccia a Valentina e Tequila. Infatti la cagnetta finisce sotto una macchina e Valentina si precipita a Marina. Vedendo il cane a terra sospetta subito quello che poi il veterinario confermerà. Rottura della spina dorsale e paralisi delle zampe posteriori. Nonostante tutto Tequila si riprende benissimo, pur rimanendo paralizzata e incontinente. La menomazione non le impedisce di vivere felice. È meravigliosa, simpatica, molto affettuosa e Valentina non se la sente di farla sopprimere. Lei vive contenta anche così, e una come Valentina, che da anni si occupa di cani randagi, lo sa. Le trova una stanza in un piccolo appartamento e mette la plastica sul pavimento per evitare escoriazioni alle zampette. È un ricovero di fortuna. Non c'è la luce, né il riscaldamento e Valentina va avanti e indietro, rubando tutti quel che può al tempo di chi studia e lavora contemporaneamente. Ora è disperata. Non ce la fa più e chiede aiuto. "Per favore" chiede con dignità e fermezza "aiutate la mia amica Tequila, piccolo angelo peloso". Allora, popolo di Libero, lettori miei cari, forza, diamoci da fare tutti (io stesso). Vediamo di trovare una degna sistemazione per questa segugina di circa tre anni cui la dea fortuna sembra avere voltato le spalle. Dimostriamo alla dea volubile che stavolta la freghiamo e a quell'altra, con in mano la forbice per tagliare il filo della vita, che con Tequila dovrà aspettare anni. Se non sarà molto lontana, io ci metto le cure veterinarie possibili e un tentativo di riabilitazione fisioterapica. Qualcuno ci mette una cuccia? La e mail di Valentina è valentina.raffa@.... Il suo numero di telefono 333.34.777.63. OSCAR GRAZIOLI
Simone, il bimbo salvato dai suoi cani «Mi hanno scaldato per tutta la notte» DAL NOSTRO INVIATO MARINA DI CAMEROTA (Salerno) - E' una notte che gli resterà incollata addosso per sempre. Come un brutto ricordo. O come un'avventura di quelle che si leggono sui libri. Perché la storia di Simone, che a quattro anni si perde nel bosco e viene salvato dai suoi cani, sembra davvero una fiaba con il lieto fine. Lui adesso ci sorride sopra e al massimo confessa d'aver sentito la mancanza di mamma e papà prima d'addormentarsi. Ma per i suoi genitori è stata una notte d'inferno. Lo spettro della tragedia è balenato quando i soccorritori hanno ritrovato il maglioncino di Simone impigliato nel filo spinato, a pochi metri dal casolare di zia Rosalba, dove il bimbo era stato visto per l'ultima volta. Un paio d'ore dopo, però, l'epilogo da favola: il piccolo è spuntato fuori dal bosco, in compagnia dei tre cani che con i loro corpi l'avevano tenuto al riparo dal gelo della notte. Adesso la gente di Marina di Camerota, il piccolo paese della costa cilentana teatro di questa vicenda, può finalmente tirare un sospiro di sollievo. In questo borgo che d'estate si trasforma in luogo di vacanza per migliaia e migliaia di persone, in tanti hanno partecipato alle ricerche con i vigili del fuoco e i carabinieri. La sequenza dei fatti comincia alle quattro del pomeriggio, quando le tracce di Simone e dei tre cani si perdono al limitare della boscaglia che copre il vallone accanto all'abitazione di Rosalba Orazzo, la zia del piccolo, una signora che della passione per gli animali ha fatto la sua ragione di vita. Nina, Paloma e Lolita sono soltanto tre dei sei «bastardini» che la donna ospita (assieme a gatti, serpenti e scorpioni). Ma è a quei tre meticci che Simone è molto affezionato: appena può, corre a giocare con loro. Lo fa pure giovedì. Ed è inseguendo i tre cani che s'inoltra nel bosco. «Ho provato a tornare indietro - racconta adesso con la faccia e le braccia segnate dai graffi dei rovi -, ma più camminavo e più mi allontanavo. Quando mi sono addormentato, i cani si sono accucciati intorno a me per tenermi al caldo. Poi, al mattino, mi hanno risvegliato con le zampe: li ho seguiti». E. d'Er.
Milano Blitz animalista in banca americana Protesta animalista nel cortile di una banca statunitense, ritenuta dai manifestanti finanziatrice della Huntingdon Life Science, società inglese che si occupa di sperimentazione animale. L'episodio è avvenuto giovedì pomeriggio: secondo la polizia un gruppo di una dozzina di animalisti si è introdotto nel cortile della State Street Bank, in via Turati 16, distribuendo volantini e esponendo uno striscione di contestazione. La protesta si è comunque conclusa senza incidenti.
Lombardia Uccelli con le ali tarpate nelle oasi naturali Wwf licenzia consulente Gli animali venivano usati per attirare nelle aree protette altri esemplari di passaggio MILANO - Uccelli con le ali tagliate nelle oasi del Wwf del Nord Italia per richiamarvi altri esemplari di passaggio e farne dei «rifugi» sempre più frequentati. Li avrebbe introdotti grazie a un importatore non in regola S.P., un operatore che sino al 2003 collaborava alla gestione delle oasi della Lombardi. L'uomo, in seguito, era diventato consulente del Wwf ricerche e progetti. Una vicenda delicata per un'associazione che fa della difesa della natura la sua bandiera. «In questi giorni è stato risolto il rapporto di consulenza e disposto l'allontanamento di questo collaboratore» conferma Michele Candotti, segretario generale Wwf. Le indagini dovranno appurare se e da quanto tempo fosse in vigore questo «rito» della tarpatura. L'operatore, da oltre 20 anni in servizio nel Wwf, in passato era già stato sanzionato, con richiamo scritto. Gli uccelli menomati sarebbero serviti per attirare nelle oasi altri esemplari. Per assicurare la presenza costante di determinate specie nel Nord Italia, S.P. avrebbe acquistato morette, fischioni, alzavole con le ali tagliate per poter dimostrare che le zone a lui affidate si trasformavano in centri di sosta per migliaia di uccelli migratori. E così far crescere le oasi. «I progetti di conservazione della fauna - si giustifica l'ex consulente del Wwf - un tempo prevedevano l'acquisto anche di animali con le ali tagliate. Ma sono anni che non comperiamo più uccelli con queste caratteristiche». Eppure, è solo di alcuni giorni fa l'ultimo acquisto da un grosso importatore di uccelli: morette, fischioni, alzavole con ali tarpate, a 30 euro l'uno, pagamento in contanti, nessun riscontro fiscale. Dove erano destinati ad essere mandati gli uccelli con le ali tarpate? «Non certo alle nostre oasi - spiegano dal Wwf -. Non acquistiamo mai in contanti ma con regolari fatture. E, poi, uccelli con tali menomazioni non rientrano in alcuno dei nostri progetti di conservazione delle specie». Emilio Nessi
La struttura è nata per iniziativa dell'università di Liverpool "L'obesità è causa di molte malattie degli animali domestici" Cani e felini troppo grassi Ecco la clinica dietetica di DAVIDE VARI' Se credete di vedere il vostro cane o il vostro gatto un po' più appesantito del solito, pigro o semplicemente fuori forma, non disperate, è nata la prima clinica dietetica per animali: la Royal Canin Weight Management Clinic. Il gatto Clarence è il primo paziente della clinica inaugurata ieri all'Università di Liverpool (http://www.liv.ac.uk) Clarence avrà un rigido piano dietetico da seguire ed un programma di attività motorie fatto su misura. Il primario della clinica, il dottor Alex German, non ha dubbi: "l'obesità è una fonte di preoccupazione e di possibili problemi di salute per le persone come per gli animali". In effetti i rischi legati allo stile di vita sedentario cui sono sottoposti cani e gatti di casa, la superalimentazione e la mancanza quasi assoluta di stimoli esterni ha portato a problemi di salute del tutto nuovi per il mondo animale domestico: il diabete, l'artrite, fino ad arrivare alla depressione, sarebbero dirette conseguenze dello stile di vita sedentario e del conseguente ingrassamento dell'animale. Per questo motivo, secondo i medici-veterinari inglesi, è importante agire con accuratezza e tempestività. Pima di procedere a qualsiasi tipo di trattamento le bestioline domestiche saranno sottoposte ad una serie di esami volti a determinare in modo scientifico il grado di obesità e di tessuto adiposo in eccedenza grazie ad uno strumento a raggi X ad altissima tecnologia. Una volta effettuati gli esami si passerà al programma di dimagrimento. Il dottor German non dubita dell'utilità della nuova clinica medica-veterinaria: "Come veterinari, contrariamente ai nostri colleghi medici che si occupano di esseri umani, noi abbiamo poche informazioni circa la vastità del problema dell'obesità nei gatti e nei cani. Per questo non sappiamo bene quali trattamenti adottare. La nuova clinica darà un contributo fondamentale per la comprensione ed il trattamento di molte malattie di molti animali domestici". I ricercatori di scienze cliniche veterinarie che seguono il progetto potranno inoltre avvalersi del contributo degli endocrinologi dell'Università di Liverpool guidati dal professor Paul Trayhurn. Sarà compito di quest'ultimi esaminare i "segnali chimici" prodotti dal tessuto adiposo e la loro capacità di determinare le malattie legate all'obesità dei migliori amici dell'uomo D'altra parte i dati parlano chiaro: circa il 40% dei cani e dei gatti di Sua maestà la regina d'Inghilterra sarebbero ben oltre i limiti stabiliti dalle tabelle peso-forma. Nel frattempo Clarence, il primo felino ospite fa grandi progressi: dagli otto chili che aveva all'entrata in clinica è passato a 6 chili e 200 grammi. "Clarence - ha affermato la sua padroncina - aveva sempre molto appetito e non faceva mai nessun tipo di attività fisica. Negli ultimi tempi era diventato triste e apatico. Ora sta molto meglio". In effetti le ultime analisi del sangue del felino domestico vanno sono molto rassicuranti ed il tessuto adiposo in eccedenza è in netta diminuzione. Gli è tornato l'appetito e presto potrà tornare a dominare il divano, guardare la televisione, mangiare e, perché no, fare un po' di Jogging.
Meticci e trovatelli allevati dalla zia del piccolo Simone Così hanno salvato il bambino perduto nei boschi Storie di Nina, Lolita e Paloma tre bastardini diventati eroi Lo hanno protetto dal freddo e lo hanno riportato a casa MARINA DI CAMEROTA (SALERNO) - "Mi hanno aiutato i cani, ho dormito abbracciato a loro", ha detto il piccolo Simone appena ritrovato. Si chiamano Nina, Lolita e Paloma, i nuovi eroi di Marina di Camerota e sono i tre meticci che hanno trascorso la notte assieme al bambino, riparandolo dal freddo nelle ore in cui la temperatura era più rigida, per poi guidarlo verso la salvezza con il loro fiuto. Sono i cani della zia del piccolo, che ieri pomeriggio per prima ha denunciato la scomparsa del nipotino di 5 anni, quando da poco erano trascorse le 18. Alle spalle dei tre cani, storie da raccontare. "Nina e Lolita sono due trovatelli - dice la zia del piccolo Simone - li ho raccolti per strada che non avevano più pelo addosso. Li ho curati e ed ora vivono con me, da quando mi sono preso cura di loro. Paloma invece è una bastardina che mi è stata regalata da una famiglia tedesca". Nina è la più anziana. Di età imprecisata, è stata trovata dalla signora Rosalba in un cassonetto della spazzatura due anni fa. Da allora vive nel giardino di casa della zia di Simone "con il permesso di entrare in casa quando vuole" - sottolinea la zia del bambino, da anni presidente di un'associazione, l'Adda (Associazione dei diritti degli animali) nata per la difesa dei diritti degli animali e in prima linea contro il fenomeno del randagismo. Lolita, al contrario di Nina, non ama gli umani ma solo perchè in passato ne è stata traumatizzata, e così quando li vede scappa. "E' stata maltrattata prima di essere abbandonata davanti alla mia abitazione - continua la zia di Simone - In paese tutti sanno che mi occupo attivamente di animali abbandonati. E la storia di Lolita deve essere stata particolarmente crudele, visto la diffidenza che riserva a noi umani". Poi c'è Paloma, una femmina di grossa taglia, del trio quella che incute più soggezione. "Paloma è l'unica a non essere una trovatella - dice ancora la donna - Mi è stata regalata da una famiglia tedesca che, dopo aver trascorso le vacanze qui a Marina di Camerota, è tornata in Germania lasciandomela in regalo. E' una cagna meravigliosa, il vero leader del gruppo: cerca continuamente il contatto con gli uomini e si fa rispettare da tutti". La zia di Simone è certa che proprio Paloma abbia vegliato sul bambino durante la notte trascorsa all'addiaccio. "E' lei che si è presa cura di Simone, guidandolo attraverso il bosco e proteggendolo". E coprendolo con il suo mantello bianco quando la temperatura era scesa ben sotto lo zero. "Ho parlato con mio nipote e mi ha spiegato che i cani lo hanno protetto dal freddo accucciandosi attorno al suo corpicino". All'alba, poi, i tre meticci si sono rimessi in marcia e Simone li ha seguiti, camminando tra rovi e cespugli, ferendosi ripetutamente al volto, alle braccia e alle gambe, ma correndo spedito verso la salvezza. "Quando è stato ritrovato - conclude la donna - era in compagnia dei miei cani, in località Sinna. Grazie a Dio tutto è finito bene, ma senza il loro aiuto sarebbe potuta finire diversamente". E Simone ha ereditato dalla zia la stessa passione per gli animali: il piccolo, infatti, non perde occasione per recarsi dalla zia per vivere alcune ore in campagna a diretto contatto con la natura. Proprio l'attrazione per gli animali, incomparabili compagni di gioco, sembra abbia spinto ieri Simone a recarsi dalla zia per trascorrere alcune ore all'aria aperta: una gita spensierata che si è trasformata in una movimentata avventura, per fortuna a lieto fine.
Cani avvelenati, emergenza Bocconi avvelenati. L'ultimo caso si è registrato ieri mattina a Ugozzolo. La vittima è un affettuoso meticcio di taglia medio- piccola. Si chiama Giulio, e ieri notte era ancora in prognosi riservata nell'ambulatorio della veterinaria Paola Faccini. « Gli altri miei due cani - racconta Salvatore Pizzuti, 52 anni, artigiano - mi guardavano abbaiando con insistenza come per dirmi di seguirli. Cosí ho fatto. Dietro una siepe vicina ai campi c'era il mio cagnolino, agonizzante a causa di una polpetta o altro cibo letale. Chi ha commesso un simile atto è una persona ripugnante. Spero che il colpevole venga individuato e severamente punito. Ma soprattutto spero che il mio Giulio sopravviva » . La strage di cani prosegue sia in città sia in provincia, e l'emergenza non accenna a rientrare. « Anzi, come sempre, il fenomeno si intensifica proprio nel periodo che va da gennaio alla fine di aprile - dice l'ex presidente dell'Enpa Giorgio Mezzatesta, veterinario -. Sarà un caso che nel primo quadrimestre dell'anno le aziende venatorie vengano ripopolate di fagiani, starne e altre specie cacciabili, che ovviamente volpi e altri animali selvatici potrebbero insidiare? Sarà un caso che anche questo cane sia stato avvelenato nelle vicinanze di una zona di ripopolamento e cattura? » . Mezzatesta, però, non vuole accusare i caccciatori: « Quelli corretti, che sicuramente sono la stragrande maggioranza, non commettono simili reati. Tutto fa pensare, però, a persone legate al mondo venatorio, che, pericolosamente anche per i bambini, disseminano polpette impastate con antigelo o pesticidi allo scopo di sopprimere, come dicevo, le volpi, i rapaci e gli altri animali che si nutrono di piccola selvaggina » . L'ex presidente dell'Enpa ha giustamente parlato di reati: « Non dimentichiamo che la nuova legge sul divieto di uccisione di animali prevede il carcere per chi ammazza un cane o un altro animale da affezione: la pena va dai tre ai diciotto mesi. Chi li maltratta o li ferisce rischia invece da tre mesi a un anno o una multa da 3mila a 15mila euro » . Ma, nonostante il sacrosanto inasprimento delle pene, il fenomeno, nel nostro territorio come nelle altre regioni, sembra non conoscere ridimensionamenti. Nel gennaio di quest'anno, tra i Comuni di Parma e della provincia si sono registrati numerosissimi episodi a danno di cani ( 42), gatti ( 14 casi), poiane ( 4), aironi ( 1), ricci ( 1). L'assessore provinciale ai Parchi Gabriella Meo è perciò sceso sul piede di guerra, dando vita a un tavolo per gestire l'emergenza dal quale è emerso che « il maltrattamento e l'uccisione di cani sono reati penali e come tali vanno perseguiti » . Il tavolo è composto da associazioni venatorie, agricole, di protezione ambientale, di protezione animale, dalle guardie ecologiche volontarie di Legambiente, dal Corpo guardie ecologiche giurate volontarie, dal Corpo forestale dello Stato, dalla Polizia provinciale, dai Nas, dai servizi veterinari Ausl di Parma e Fidenza, dall'Ordine dei medici veterinari, dall'Enci, dall'Ente produttori di selvaggina, dagli Ambiti territoriali di caccia, dal Servizio parchi e tutela biodiversità della Provincia, dal servizio Risorse naturali, fauna selvatica ed ittica della Provincia. La Meo ha parlato di « situazione a rischio, che nel caso non venisse affrontata e risolta nel breve periodo, costituirebbe un grave pericolo anche sul fronte della salute pubblica e della sicurezza sociale » . La Provincia lancerà presto una campagna di informazione sul tema con un sito web ( oltre al telefono verde 800305662) per chi intenda fornire segnalazioni. Verrà inoltre definito un protocollo di intesa con Comuni, Ausl, Università, Ordine dei medici veterinari, Veterinaria, Istituto zooprofilattico, organi di vigilanza istituzionali e volontari. Obiettivo: « riportare la legalità » , ha concluso la Meo. Sul problema dei bocconi avvelenati è intervenuta anche la presidente dell'Enpa Lella Gialdi, la quale ha dichiarato: « A maggio abbiamo scritto ai sindaci dei territori infestati dai bocconi avvelenati, richiamandoli alle loro responsabilità, perchè il sindaco è la prima autorità sanitaria di un comune. Non avendo ottenuto risposta da nessuno di loro, abbiamo chiesto alla Procura della Repubblica se da parte dei primi cittadini ci sia stata omissione di atti di ufficio. Inoltre il nostro legale sta studiando se i Comuni dove cani e gatti sono stati avvelenati possano risarcire economicamente i proprietari degli stessi per le spese veterinarie sostenute nonchè per i danni morali ».
« Chiudiamo le zone infestate » Sul tema dei bocconi avvelenati a danno di cani, gatti e qualsiasi altro animale sono intervenuti anche i cacciatori dell'Atc Pr2, inviando una lettera alla Gazzetta nella quale viene riferito che « l'assemblea dei cacciatori dell'Atc Pr2 tenutasi il 29 gennaio, all'unanimità, ha condannato l'opera di quelle persone che seminano bocconi avvelenati, considerandoli dei veri e propri atti commessi da squilibrati. Le località in cui sono sparse queste esche sono le pi ù svariate, ma prevalentemente vicino a strade, case od addirittura dentro a recinti dove sono custoditi i cani. E' evidente - prosegue la lettera - che queste persone agiscono non per fini di protezione della fauna ma per odio verso gli animali, i cani in particolare, che sono gli amici pi ù fedeli dell'uomo. I soci dell'Atc Pr2 si dichiarano pi ù che disponibili a collaborare con le autorità per la vigilanza, affinchè questi atti non abbiano pi ù a ripetersi. A dimostrazione della volontà di salvaguardare la vita degli animali domestici i cacciatori hanno deliberato di chiudere le Zone di ripopolamento oggetto degli avvelenamenti ad ogni forma di attività faunistica, quali ripopolamento e catture di ogni tipo di fauna selvatica, trasformando queste zone in vere e proprie oasi » . « Il perdurare in modi cosí eclatanti e clamorosi di questi fatti - concludono i cacciatori - lascia presupporre che ci sia la volontà di qualcuno di infangare l'immagine dei cacciatori dell'Atc Pr2, il cui operato ha avuto per altro ampi riconoscimenti anche a livello nazionale » .
Nutrie, « rimedi pi ù efficaci » COLORNO - Ritorna d'attualità l'emergenza nutrie in molti comuni della Bassa Parmense. Per tentare un rimedio gli assessori all'ambiente dei comuni di Colorno, Mezzani, Sissa, Torrile e Trecasali si sono rivolti all'assessore alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della Provincia. « Il sistema di cattura predisposto negli anni passati - scrivono in una lettera i responsabili dell'ambiente dei cinque comuni - che prevede la presenza di volontari abilitati alla cattura degli animali con il sistema predisposto dalla normativa regionale e dalle direttive della giunta provinciale, non ha prodotto risultati significativi. L'intervento dei volontari, infatti, è stato sporadico e saltuario, e neppure l'integrazione della cifra messa a disposizione dalla Provincia ha offerto lo stimolo per attivare interventi sistematici e duraturi » . « I buchi che questi animali provocano negli argini dei corsi d'acqua minori, mettendone a rischio la stabilità, i danni alle coltivazioni segnalati dagli imprenditori agricoli, la presenza di nutrie anche nei quartieri residenziali all'interno degli orti delle case pi ù vicine al centro del paese - scrivono gli assessori - sono elementi di grande preoccupazione, che ci spingono a ricercare altre modalità d'intervento, tali da integrare il sistema delle gabbiette finora seguito per catturare questi animali » . In settembre gli assessori all'ambiente dei cinque comuni, confrontando le modalità operative e i risultati ottenuti finora, hanno convenuto che « affidarsi esclusivamente all'azione dei volontari, benchè inseriti in un apposito sistema operativo, significa non affrontare in modo adeguato la complessità del problema » . In previsione della stesura della nuova convenzione fra la Provincia e i comuni, per ottenere un effettivo contenimento del numero di questi animali, hanno ritenuto opportuno chiedere all'assessore provinciale di « individuare e coordinare nuove modalità operative di cattura delle nutrie, da sperimentare su un ampio territorio, che possano portare al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla delibera della Giunta Provinciale » . Ma cosa sono le nutrie? Il loro nome scientifico è « Myocastor coypus » , ma in realtà tutti le conoscono come nutrie, o anche come castorino. Le famigerate divoratrici degli argini sono numerosissime anche nel territorio del comune di Colorno, particolarmente ricco di canali. Ma facciamo un passo indietro. Tutto comincia una ventina d'anni fa, quando questo roditore era praticamente sconosciuto nelle nostre zone. Sembra siano stati alcuni allevatori a importarne una grossa quantità dal centro e dal sud America, per trasformarle in pellicce, e che successivamente le abbiano liberate, o comunque siano state loro a fuggire dagli allevamenti, trovando lungo i torrenti italiani un habitat favorevole. Da alcuni anni le nutrie sono un vero problema, manifestatosi in particolare durante la piena del fiume, quando si è scoperto che i lunghi cunicoli scavati dalle nutrie per costruire le loro tane avevano indebolito gli argini, aumentando il pericolo dei « fontanazzi » , pericolosissime infiltrazioni d'acqua che, se non arginate, possono portare alla rottura dell'argine stesso. Cosi enti e amministrazioni locali hanno dovuto fare i conti anche con questi temibili castorini, che non hanno predatori, inserendoli tra gli animali nocivi. Superate le polemiche tra i cacciatori, che vorrebbero contenerle, e gli animalisti, che vogliono garantire la loro salvezza, si sono adottati piani di abbattimento con il fucile e piani di cattura e uccisione. Piani che però, secondo quanto sostenuto dagli stessi amministratori locali, non avrebbero finora prodotto risultati apprezzabili.
Lettere CANI RANDAGI E DENUNCE I veterinari Asl e la Forestale si stanno specializzando nell'accanirsi, è il caso di dirlo, contro chi salva e cura i cani randagi ? L'anno scorso è toccato al rifugio di Leca d'Albenga ed oggi a quello di Castelsantagata. Orbene, chiediamo pubblicamente: 1) I nomi e cognomi dei valorosi funzionari pubblici che hanno firmato gli atti. 2) Se in quindici anni di vigore delle leggi sul randagismo, essi hanno mai avviato come devono, indagini e denunzie a carico dei numerosi sindaci della provincia inadempienti in materia. 3) Se hanno usato lo stesso rigore nei controlli di allevamenti e pensioni private per animali, che ricevono parecchi euro al giorno dai comuni per ricoverare cani randagi. 4) Se hanno accertato se, in tali strutture, i cani siano portati a spasso o abbiano la possibilità di sgranchirsi ogni giorno fuori dai recinti; e se sia consentito l'accesso al pubblico per eventualmente adottare uno dei cani presenti, ovvero quanti di essi siano stati collocati, con conseguente risparmio per le casse comunali. Attendiamo dal direttore Asl una esauriente e sollecita risposta. Moana Rivoli
Caro direttore, vince la lobby biotech... e la Regione Abruzzo si allinea. È una brutta giornata. Le cose sono andate male, come prevedevamo. La Conferenza Stato Regioni ha ceduto alle pressioni del Governo. Il Governo ha ottenuto il ripristino di una data improrogabile entro la quale le Regioni dovranno approvare i piani di coesistenza tra culture Ogm, biologiche e convenzionali. Questo obbligo era stato cancellato dal Parlamento. Ricordiamo che l'articolo 4 del decreto legge n. 279 del 2004 prevedeva che le Regioni adottassero, con proprio provvedimento entro il 31 dicembre 2005, il piano di coesistenza tra culture transgeniche, biologiche e convenzionali in coerenza con il decreto di cui all'art. 3 del predetto decreto legge. La Camera dei Deputati aveva emendato l'art. 4 sopprimendo il termine del 31 dicembre 2005. Quindi fino ad oggi le Regioni non erano obbligate a consentire il proliferare dell'agricoltura Ogm. Rifondazione Comunista aveva invitato pubblicamente il Presidente della Regione a non stipulare alcuna intesa con il Governo che aggirasse la decisione del Parlamento che sostanziava una moratoria di fatto al dilagare degli Ogm. Purtroppo ci tocca comunicare ai cittadini, alle organizzazioni del mondo agricolo e alle associazioni ambientaliste che la Regione Abruzzo si è allineata alla volontà del Governo. Giovanni Pace e la sua giunta non sono stati capaci di difendere l'agricoltura tipica della regione verde d'Europa. Maurizio Acerbo segretario regionale Prc
AVEZZANO - Uno splendido esemplare di lupo di circa un anno è stato trovato morto ieri a Pescasseroli. I rilievi della Forestale hanno accertato che l'animale è stato ucciso da una fucilata. Indagini in corso. Giovane lupo ucciso da una fucilata nel Pna CLAUDIA SETTE PESCASSEROLI - Un altro efferato episodio ha colpito uno degli esemplari più rappresentativi della fauna del Parco nazionale d'Abruzzo. Un giovane lupo di circa un anno è stato infatti trovato morto da un passante ieri mattina a Pescasseroli lungo una strada che collega il paese con gli impianti di risalita. Dopo l'allarme alle forze dell'ordine, sul posto sono intervenuti gli agenti della Forestale del Cta e le guardie del Parco che hanno potuto rilevare come il giovane lupo sia morto in seguito ad un colpo di arma da fuoco, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, che ha dilaniato il corpo dell'animale. La carcassa, dopo i primi rilievi, è stata trasferita presso l'Istituto Zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti del caso. In base alla prima ricostruzione, sembra che alcuni bracconieri stessero seguendo le tracce di alcuni cinghiali e, dopo aver aperto il fuoco, hanno provocato la morte del lupo che probabilmente non apparteneva ad alcun branco, ma si era spinto in prossimità della periferia del paese in cerca di cibo, viste anche le abbondanti nevicate degli ultimi giorni. Sempre nella giornata di ieri dalla Forestale sono state ascoltate alcune persone per cercare di ricavare indizi utili all'individuazione dei responsabili; in base alle notizie raccolte sembra ci siano elementi sufficienti per poter arrivare in tempi rapidi agli autori del gesto. Non è la prima volta che un evento simile si verifica a Pescasseroli; lo scorso anno, infatti, un esemplare di lupo era stato trovato morto per avvelenamento causato da un boccone contaminato con pesticidi.
Cavalli nutriti via elicottero Non riescono a tornare a casa, soccorsi dai Vigili del Fuoco che lanciano fieno di ANGELA PIZZI SCAPPATI durante la bufera di neve hanno trovato rifugio vicino le sponde del fiume. Ma poi, circondati da oltre un metro e mezzo di neve, non hanno saputo come tornare a casa né come cibarsi. In loro aiuto sono arrivati allora i vigili del fuoco che da un elicottero hanno lanciato loro viveri e fieno. Protagonisti della singolare vicenda sono circa trenta cavalli di proprietà allontanatisi dalle scuderie dei rispettivi padroni residenti tra Caramanico e Sant'Eufemia e ora non sanno più come tornare a casa. Probabilmente il maltempo della scorsa settimana deve averli spaventati a tal punto da farli scappare dalla stalla alla ricerca di un posto più sicuro. In realtà il loro viaggio si è fermato lungo le sponde del fiume che costeggia le campagne e adesso da lì non sanno più far ritorno. I rispettivi proprietari, dopo aver cercato a lungo di ritrovare i propri cavalli, si sono rivolti ai vigili del fuoco: questi dall'alto di un elicottero sono riusciti a individuarli, ma la zona impervia e ancora sepolta sotto la neve non rende possibile il raggiungere da terra gli animali. Allora l'unica soluzione per aiutarli e portar loro del cibo è quella di lanciarglielo dall'alto. Così per tutta la giornata di ieri un elicottero del Comando provinciale dei vigili del fuoco ha sorvolato la zona del fiume e, una volta avvistati i cavalli, ha gettato verso di loro cinque balle da quattro quintali l'una di fieno affinché potessero alimentarsi. E non appena la neve si sarà sciolta sarà necessario andare a recuperare gli animali prima che l'eccessivo freddo abbia la meglio su di loro. Nonostante sia passata già quasi una settimana dall'improvvisa nevicata che ha messo in ginocchio tutta la regione, sono ancora tante le zone che lamentano disagi dovuti alla viabilità, a cornicioni pericolanti, alla mancanza di corrente elettrica e alberi che ostruiscono qualche passaggio. Insomma, persone, animali e cose sono stati in questi ultimi giorni accomunati da un medesimo destino di... ghiaccio.
NELLA lotta al randagismo, "promossa" Francavilla al Mare e "bocciata" Fossacesia: è il giudizio dei Verdi della provincia di Chieti, che rilevano come il nuovo regolamento del Comune di Fossacesia (appena approvato) vieti l'ingresso dei cani in parchi, aree verdi, bar e ristoranti, mentre a Francavilla sono state individuate anche aree per le famiglie che vogliono recarsi al mare con il loro quattrozampe. Per risolvere il problema del randagismo, scrive il presidente provinciale dei Verdi, Walter Caporale, «occorrono scelte e politiche che promuovano l'adozione di animali, le sterilizzazioni, l'utilizzo del microchip, l'anagrafe canina, ma anche l'individuazione di aree per cani in città e al mare. Purtroppo il Comune di Fossacesia ha fatto una scelta opposta». I divieti, secondo i Verdi, sono «un ottimo modo per incentivare l'abbandono degli animali, che stigmatizziamo e condanniamo decisamente». Si tratta di un danno alla collettività, non solo per gli animali, «che ci auguriamo - prosegue - possa essere rivisto dall'Amministrazione comunale e che sia stato solo frutto di una "svista" e non di una scelta ponderata». La scelta dell'altro Comune rivierasco, Francavilla al Mare, è definita coraggiosa in quanto «piccolo-grande gesto che aiuterà concretamente a combattere il fenomeno del randagismo e dell'abbandono di animali e che contribuirà anche ad aumentare il numero di turisti nella città balneare». La città di Francavilla, annuncia Caporale, avrà quindi una menzione speciale nel Libro-Vademecum che i Verdi si apprestano a realizzare con la Provincia di Chieti, per promuovere e segnalare Comuni, ristoranti, alberghi e agriturismo che accolgono animali.
DALL'INVIATO «Nina» come Lassie. «Nina» come Rex, come il cane di un film di avventura. «Nina», invece, stavolta è nella realtà di un salvataggio, insieme ad altri due cani fuggiti dopo aver riportato a casa, sano e salvo, Simone, cinque anni. «Nina», il bastardino che ha fatto compagnia a Simone per tutta la notte, sembra voler salire sull'Alfa dei carabinieri dove prende posto il suo padroncino appena salvo. Simone va a Vallo, nel reparto di pediatria per una serie di controlli dopo la notte all'adiaccio. L'auto dei carabinieri si allontana e «Nina» abbaia, quasi in senso di disapprovazione. A mezzogiorno, sulla sabbia del cantiere per la nuova caserma dei carabinieri di Camerota, sembra che «Nina» aspetti Simone per festeggiarlo. Quel bastardino a macchie beige e marrone è accucciato, tranquillo. Scodinzolerà, come fanno i cani quando vogliono esprimere felicità, non appena intravede Simone uscire dalla caserma in braccio al papà Catello. Guaisce, per attirare la sua attenzione. E Simone, stretto tra l'affetto dei genitori e la protezione dei carabinieri, raggiunge «Nina». L'accarezza, la stringe a sé e poi la bacia. E lei, riconoscente, alza le zampe quasi come se volesse ricambiare con un gesto di affettuosità. «Nina» è uno dei tre cani che hanno fatto compagnia a Simone nella lunga notte del dramma. Lo hanno protetto, lo hanno riscaldato sotto il masso quando lui esausto si è messo a dormire. «Nina», «Balena» un maremmano bianco e «Lolita», un meticcio di pelo bianco, tre cani quasi in scala per la loro grandezza, hanno salvato Simone. Gli hanno fatto compagnia, hanno scansato e attraversato macchie di rovi, probabilmente gli hanno perfino indicato una strada che non avesse pericoli di improvvisi dirupi. E se a Simone i tre cani hanno fatto apparire la brutta avventura come un fantastico gioco, per i genitori sono stati gli angeli custodi di un bambino di appena cinque anni, solo in una notte gelida. I tre fantastici ANIMALI appartengono alla zia del bambino, Rosalba Orazzo, 60 anni, dalla cui abitazione il piccolo si è allontanato giovedì pomeriggio. «Nina» a tarda sera è ancora nei dintorni della caserma dei carabinieri, di «Balena» e «Lolita», non si hanno notizie. Sono scappati quando i due carpentieri hanno ritrovato Simone e lo hanno accompagnato a casa. Tutti e tre i cani, in mattinata, erano stati descritti ai carabinieri. Di loro non si avevano più tracce, altro elemento di preoccupazione per gli investigatori. Ma i tre ANIMALI erano a proteggere Simone. «E ora andiamo a trovare Balena e Lolita, riportiamoli a casa di zia Rosalba» dice Simone poco prima di entrare nell'Alfa dei carabinieri. Lui è pronto per iniziare una nuova, fantastica avventura. a. m.
Guardie zoofile contro il randagismo CARLO TARALLO Portici. Dal primo febbraio è operativo l'ufficio per i diritti degli ANIMALI presso il canile municipale e gestito da personale dell'ente nazionale protezione animali. L'ufficio è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 12 escluso il sabato, ma per le emergenze c'è a disposizione un fax sempre attivo allo 081.7862334 per segnalare eventuali episodi di maltrattamenti. L'iniziativa rientra in una convenzione più ampia, stipulata dall'amministrazione comunale e dall'Enpa, promossa dall'assessore all'ambiente Aldo Agnello. Perno dell'accordo: l'istituzione del nucleo delle guardie zoofile. I volontari del nucleo provinciale della Protezione ANIMALI svolgeranno a titolo gratuito un servizio di prevenzione e repressione delle infrazioni delle leggi relative alla protezione e al trasporto degli ANIMALI con particolare attenzione al controllo del randagismo. «Il compito delle guardie zoofile - commenta il responsabile territoriale dell'Enpa, Pasquale Valentino - come si è già verificato in altri comuni vesuviani è soprattutto quello di sensibilizzare i cittadini sul rapporto uomo-animale. Ancora oggi sono infatti molti i detentori di ANIMALI che non conoscono le norme previste, non dichiarano il proprio cane all'anagrafe cosa che è del resto totalmente gratuita, e più in generale non rispettano le leggi incorrendo così in eventuali sanzioni sia di carattere amministrativo che penale». Soddisfatto dell'avvio delle attività il portavoce cittadino dei Verdi Franco Santomartino. «L'ufficio salute e benessere ANIMALI - sottolinea - opera a tutto campo in un settore delicato. I volontari si occuperanno quindi di sensibilizzare la cittadinanza e interverranno sul territorio per quel che riguarda ad esempio il randagismo. Raccoglieranno denunce sui maltrattamenti, forniranno informazioni di qualsiasi genere e promuoveranno l'adozione degli animali». Dunque, un'azione a tutto campo: in prospettiva, però, ci potrebbe essere una novità intrigante. Si pensa infatti a un bonus di 500 euro all'anno per chi adotta un cane randagio: calcolati i costi per la collettività del randagismo, l'idea potrebbe essere vantaggiosa per l'intera comunità anche dal punto di vista economico.
Meglio di una favola che dona la speranza
Paolo Apolito Questa è una storia vera, anche se comincia e finisce come se fosse una favola. Il suo inizio ci porta a Cappuccetto Rosso, che va a trovare la nonna, lì nel bosco, e incontra il lupo. Ma la cattiveria del lupo di Cappuccetto Rosso è quella profonda che noi esseri umani ci portiamo «dentro» (come ci ha insegnato la psicanalisi) e che impariamo a tenere sotto controllo, proprio grazie alle favole, ai racconti, all'arte, alla fantasia. Il lupo di questa storia vera invece non è cattivo. E' un lupo rappresentato dai due CANI che salutano Simone, il Cappuccetto Rosso della nostra storia, appena lo vedono, mentre sta arrivando alla casa della zia, nel bosco. I due CANI hanno nel sangue, da millenni (cioè da quando uomini preistorici chiesero loro di diventare amici) il piacere del benvenuto e la tristezza dell'addio agli esseri umani. E quando stanno con bambini ancora di più. Così, quando Simone li incontra (forse, segretamente, è andato dalla zia proprio per loro), subito apre un dialogo stretto con loro, fatto di mani, di zampe, di lingue, di odori, di pelle, di urla e guaiti. E di corpi che cadono al suolo e si rialzano per saggiare il miracolo della vita. E della terra, del verde, della gioia, dello stare insieme. Che con una parola impegnativa potremmo chiamare amore. I bambini come Simone, hanno da millenni (cioè da quando i CANI preistorici accettarono la proposta degli uomini) il piacere del riconoscimento di una natura che non si limita a quella umana e che abbraccia l'intero esistente (che i credenti se vogliono possono chiamare "creato"). E hanno la tristezza della separazione, quando le regole sociali impongono che il cane torni (quanto presto!) nella cuccia, dopo aver partecipato al corpo di festa con il bambino. Che nel gioco ripeteva l'estasi del suo corpo fuso in quello della mamma, prima che le regole imponessero a lui di tornare nella culla, alla mamma alle sue faccende. Il bimbo, Simone, incontrando festoso i due CANI richiama senza saperlo un atto felice della storia dell'umanità. E al tempo stesso gioca, reinventandola, con la sua storia profonda. Non c'è da stupirsi se il tempo si ferma per lui ed i suoi amici. Se non è preso dall'ansia di prendere riparo nella casa della zia. Se il loro gioco continua, continua, continua. In una spirale che attraversa le ore del pomeriggio e del crepuscolo e della sera. Ed entra nel tempo della notte. E poi, il bosco è così accogliente e sereno e odoroso e soffice e pieno di spiriti leggeri dei sogni felici delle persone che sono liete di vivere. E i bambini sono lieti di vivere quando sono con i cani. Che per parte loro sono lieti della gioia degli uomini. Com'è facile distrarsi e perdersi, nel tempo del bosco, del verde, del sogno di un mondo che respira l'aria pulita che il buon Dio ha messo a cerchio intorno alla Terra. Ma poi, non sapete? Ogni salto di un cane è seguito da quello dell'altro cane, e questa gara è infinita, è fuori del tempo. Come lo è ogni ripresa del gioco di Simone. Non sapete? Tutti i bambini all'infinito riprendono il gioco e vorrebbero che all'infinito andasse avanti. Ma il tempo della notte è un tempo spietato. Nel buio vengono fuori i lupi. Da "dentro". E comincia la paura e l'assenza del corpo caldo della mamma e il sospetto di essere colpevoli del suo abbandono. E il freddo, intenso, totale, che non risparmia un millimetro di pelle del corpo che prima pulsava caldo nella festa del gioco. Allora i cani. Non parlano ma dicono. E a Simone dicono che non c'è da aver paura. Che loro sono il sostituto del corpo caldo della mamma. Che loro son caldi da sempre e da sempre sono amici degli uomini e dei papà e delle mamme. E di Simone. Che loro si farebbero ammazzare per Simone, semmai Simone fosse attaccato da lupi esterni. E che allora lui deve governare solo i lupi interni, quelli più subdoli. Quella è faccenda sua. Faccenda degli esseri umani. (Che se vogliono possono usare anche i CANI per imparare a farlo. La chiamano "pet-therapy".) E così la notte passa, al caldo della mangiatoia provvisoria provvista dal buon Dio della natura quando essa è buona. Con Simone che dorme, ormai stanco, riscaldato dal bue e dall'asinello del presepe e nella luce di un prodigio. Quello di una storia vera, lasciata raccontare da un bambino e dai suoi due cani, che hanno vinto la nostra paura del lupo cattivo. Quella che temevano stesse tornando, quella cioè di un adulto che per il suo "dentro", rovinato da un'infanzia senza favole e corpo caldo della mamma e CANI che la sostituissero, andasse a sporcare per sempre un altro "dentro", di un bambino incantato dal bosco e dal gioco e dalla gioia di stare al mondo con i suoi due cani. Questa è una storia vera. E per noi è come una favola. E' meglio di una favola, ci mette in contatto con l'assoluto della speranza. Paolo Apolito
Salvato dai suoi cani Sembra quasi un favola dei fratelli Grimm, di un bambino sperduto nel bosco, ma per fortuna la favola è a lieto fine. Una storia curiosa, dove, se un bambino è il protagonista, due cani sono stati gli equivalenti degli angeli ausiliatori e l'hanno salvato. E pensare che negli ultimi anni il tradizionale amico dell'uomo è stato accusato di infanticidio più volte: valga questa storia alla sua riabilitazione! Ma vengo ai fatti: un bambino di Marina di Camerota, Simone, è in visita alla zia e gioca con due cani sull'aia. Durante le peripezie dell'inseguimento, il terzetto si allontana un po' troppo e il bimbo, entrato nel folto del bosco con i cani, non riesce più a ritrovare la via di casa. Nel frattempo, scende la notte e fa un gran freddo, mentre, vista la scomparsa, si sta cercando affannosamente in giro e, quando si trova il pullover del bambino impigliato a un cespuglio, si teme il peggio. Invece, il giorno dopo, dall'altra parte del bosco, sbuca bel bello il terzetto, con il bambino infreddolito, ma incolume. Due operai, che lo incontrano, lo riportano felicemente a casa. Che cosa è successo? Nella notte, Simone, come si può supporre accadesse per Romolo e Remo con la lupa, si è addormentato della grossa tra i due cani che l'hanno protetto dal freddo con il calore del loro corpo. In un certo senso, quei due animali dovevano averlo adottato, perché non siamo solo noi che proiettiamo l'uomo nel cane, ma, viceversa, il cane proietta se stesso nell'uomo, e quel bambino sperduto era per loro semplicemente un cucciolo. Tanto più che, come si sa, i lupi, da cui il cane deriva, sono molto protettivi nei riguardi dei piccoli. Ci si stupisce che i cani non abbiano ricondotto Simone a casa? Chissà che non avessero deciso, come molti cani rinselvatichiti, di scegliere la libertà... con un bambino come mascotte! Giorgio Celli
«I cani mi hanno scaldato , ma mi mancava la mamma» Salerno - Come Mowgli nel "Libro della giungla". «Mi hanno aiutato i cani, sono stati sempre con me e quando è diventato buio li ho abbracciati», Simone ha ancora freddo dopo la notte trascorsa nei boschi, lontano da casa, lui solo con i cani. Non fosse stato per quei tre bastardini, che non l'hanno abbandonato un istante e si sono accucciati accanto a lui per riscaldarlo, forse il bambino di 5 anni non ce l'avrebbe fatta a passare tutte quelle ore fredde sulle colline, «non ho mai avuto paura, anche se mi mancavano mamma e papà». E' finito iei mattina alle 10 l'incubo di Marina di Camerota, centro turistico del Salento. Il bambino scomparso giovedì pomeriggio è stato ritrovato da due operai della vicina Centola di Palinuro sulla collina "Sinna", di fronte al promontorio Marco, un chilometro dalla villa della zia, animalista convinta che ospita in giardino decine di animali domestici. E che era stata l'ultima a vederlo, alle 15,30 di giovedì. Simone, dopo una notte all'addiaccio nei boschi di Marina di Camerota, è ricoverato all'ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove i sanitari stanno effettuando una serie di accertamenti di rito. Le sue condizioni sono buone. «Non so come ho fatto a perdermi - dice Simone - a un certo punto mi sono ritrovato in mezzo alla boscaglia. Ho provato a ritornare a casa di zia, ma più camminavo più mi allontanavo. Quando mi sono addormentato - ricorda lucido - i cani si sono accucciati intorno a me e così ho sentito più caldo. Avevo i piedi che mi facevano male e durante la notte ho fatto anche un brutto sogno, ma non me lo ricordo». Ma non dimentica invece l'aiuto ricevuto dai suoi amati cani, «mi hanno svegliato loro con le zampe e poi ci siamo rimessi in marcia, i cani davanti ed io dietro fino alla Sinna, dove due signori mi hanno trovato e mi hanno riportato a casa». Una famiglia benestante, quella di Simone. Il padre, Catello Scarpato, è un noto ristoratore della cittadina balneare. Il bambino giovedì è a casa della zia, che è andato a prenderlo a scuola, e gioca con i cani. «Sono uscita sul cortile - racconta Rosalba Orazzo, la zia di Simone - e non c'erano più nè Simone, nè Nina, Lolita e Paloma, le mie tre cagnette. Non ho mai pensato a un rapimento, conosco i miei cani e so che non avrebbero fatto avvicinare nessuno al bambino». E per un pomeriggio e una notte si è temuto che Simone potesse aver condiviso il destino della piccola Angela Celentano, inghiottita otto anni dai sentieri del monte Faito e mai più ritrovata. Simone viene ritrovato al termine di una lunga notte di ricerche che vede impegnate forze dell'ordine, vigili del fuoco, volontari della protezione civile. Pochi minuti prima, su un filo spinato a pochi metri da casa della zia, era stato ritrovato il maglioncino. Tutt'altro che preoccupanti, le condizioni del bambino. Appena il tempo di qualche battuta con il procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, e viene trasportato per accertamenti al vicino ospedale di Vallo della Lucania, ma soltanto per motivi precauzionali. I graffi sul viso sono il solo ricordo di una notte da brividi. Marina di Camerota e Palinuro tirano un sospiro di sollievo. E per i tre cagnolini sono anche le prime parole di Catello Scarpato: «Questi cani, io non li abbandonerò mai. Rimarranno sempre con la mia famiglia. E' grazie a loro se ho potuto riabbracciare mio figlio. Per noi, è una gioia immensa. E' come se fossimo venuti al mondo un'altra volta». «I cani non hanno salvato solo lui, ma anche me - dice la zia - non avrei sopravvissuto senza Simone». Simone si è allontanato da casa della zia insieme con i tre bastardini, Nina e Lolita sono due trovatelle e Paloma, «la leader del gruppo - dice la zia - una cagna meravigliosa», apparteneva a una famiglia tedesca. Sorpreso dal buio lungo il sentiero dove si è incamminato, perde l'orientamento. Sono i genitori i primi ad avviare le ricerche. Denunciano la scomparsa al 118 e al centralino dei carabinieri di Sapri. Torce elettriche in pugno, un esercito di oltre duecento volontari s'inerpica sulle collina di Marina di Camerota. Tutto sembra però inutile. Alle 10 del mattino, la fine dell'incubo. La mamma di Simone: «Adesso so cosa è la felicità». Roberto Gianfreda (ha collaborato Maurizio Troccoli)
«I mammiferi per istinto salvano i piccoli» Roma - «Un comportamento forse non proprio comunissimo, ma comunque neanche raro. I mammiferi adulti in fin dei conti sono programmati per proteggere i piccoli, a qualsiasi specie appartengano». A parlare così è Enrico Alleva, etologo dell'Istituto superiore di Sanità di Roma, che non si mostra sorpreso dalla storia del piccolo Simone, perdutosi in un bosco e riscaldato e protetto da due cani della zia. Professor Alleva, perché i mammiferi adulti tendono a proteggere i piccoli anche di altra specie? «E' una sorta di programmazione naturale, che riguarda comunque anche gli uccelli e non solo i mammiferi. Di fronte a un piccolo in difficoltà, l'istinto è di proteggerlo e magari nutrirlo». Come si innesca questo istinto? «Anzitutto, i piccoli di ogni specie hanno delle caratteristiche che possono essere facilmente individuate dagli adulti e che li differenziano da animali di età superiore. Queste caratteristiche sono la testa tonda, molto grande rispetto al corpo e particolarmente morbida, direi serica. Poi gli adulti si accorgono se il piccolo è in difficoltà. Capiscono se ha freddo e quindi si stringono a lui cercando di scaldarlo, oppure se ha fame. Gli uccelli se vedono un piccolo di una specie di dimensioni simili con la bocca spalancata lo nutrono. Ancora cercano di tenere le vie respiratorie pervie». Che cosa significa? «E' un termine tecnico che vuol dire che cercano di fare in modo che respiri. Un delfino cercherà di far tenere la testa di un bambino fuori dall'acqua. O un cane vedendo un piccolo disteso a pancia in giù su un prato cercherà di ribaltarlo per farlo respirare meglio». Sono fenomeni comuni? «Di storie di cani che hanno salvato qualcuno ne è piena la cronaca. A Marina di Massa tre cani hanno salvato qualche tempo fa due bambini tedeschi che stavano facendo il bagno. Anche i casi dei delfini sono piuttosto noti. Solo qualche mese fa è successo in Nuova Zelanda, dove alcuni delfini hanno protetto dei bagnanti dagli squali. Non dimenticherei poi il caso per eccellenza e cioè l'adozione di Mowgli, il personaggio del Libro della Giungla di Rudyard Kipling, da parte di una lupa nella foresta. Senza dimenticare la lupa di Romolo e Remo. E casi reali di adozioni simili sono stati segnalati in India o in Africa. Ed è abbastanza comune che un gatto adulto adotti un cucciolo di cane o viceversa. Qualche tempo fa ha fatto scalpore il caso di una leonessa in Africa che aveva adottato un cucciolo di antilope. Generalmente si tratta di femmine che non hanno prole e che sentono quindi un istinto di maternità». I cani in questo caso si distinguono in modo particolare? «Dipende dalla storia dell'animale. Se un cane ha un'esperienza di vita in famiglia è normale che si affezioni ai membri umani della famiglia che li aiuti quando sono in difficoltà. Diventa più difficile quando si tratta di animali selvatici, come i lupi. Anche se non è impossibile». Federico Ungaro
IL BLITZ Il personale della sezione investigativa "Cites" del Corpo Forestale dello Stato che vigila sul traffico internazionale di specie animali e vegetali protette, al termine di una lunga serie di indagini partite nel 1998, ha confiscato oltre 4.000 oggetti in avorio, a un importatore e commerciante di antichità, preziosi e avorio, un cinese di 77 anni, operante a Roma. I pezzi, tutti di pregevole fattura, che vanno da piccole statuine portafortuna, a grandi velieri ottenuti lavorando finemente zanne intere, hanno un valore commerciale complessivo stimato intorno ai 2 milioni di euro. Tra gli oggetti confiscati, spiccano gruppi di sculture di medie e grandi dimensioni e 8 velieri (intorno al metro di lunghezza per 50 centimetri di larghezza) del valore di circa 30.000 euro l'uno. Il grossista che riforniva antiquari e negozianti in tutta Italia con oggetti provenienti dall'Oriente, in particolare dalla Cina, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per la violazione della legge 150/92 che punisce severamente l'importazione e la vendita illegali di oggetti appartenenti all'appendice 1 della Convenzione internazionale di Washington, che regola il commercio di specie animali e vegetali in via di estinzione. Tra le confische condotte dal servizio Cites, questa S la più rilevante degli ultimi dieci anni.
PESCASSEROLI Lupo ucciso a pallettoni da un bracconiere Vicini all'identificazione dell'autore del terribile gesto: forse era a caccia di cinghiali di SONIA PAGLIA PESCASSEROLI - E'stato un cittadino di Pescasseroli ad avvisare nelle prime ore dell'alba di ieri, il servizio sorveglianza dell'Ente Parco Nazionale d'Abruzzo del ritrovamento di una carcassa di lupo appenninico. Il giovane esemplare, un maschio di circa un anno, ormai privo di vita era adagiato sul manto nevoso al bordo della strada che conduce agli impianti di risalita monte Coste delle Vitelle. Un colpo di fucile calibro 12, caricato a pallettoni lo ha ucciso raggiungendolo all'altezza del petto in prossimità della zampa anteriore destra. Il giovane carnivoro è stato trasportato immediatamente presso l'Isituto Zooprofilatico di Teramo per gli esami autoptici del caso. Ci sono delle indagini in corso da parte delle guardie del parco e forestale del CTA coordinate dall'ingegner Cavaioli. Nel pomeriggio alcune persone informate sui fatti sono state ascoltate dagli agenti di polizia giudiziaria, ed è emerso che esistono elementi a sufficienza che permetterebbero l'identificazione dell'autore del gesto. Secondo alcune indiscrezioni l'uomo che ha compiuto il crudele atto si trovava in piena attività di bracconaggio, a caccia di cinghiali. Il lupo ucciso, non faceva parte di nessun branco, è stato spinto in prossimità del centro abitato alla ricerca di cibo a causa delle abbondanti nevicate occorse negli ultimi giorni. Un duro colpo per l'ente pnalm. Il direttore Aldo di Benedetto replica l'importanza del lupo nell'ecosistema attestando che "un ambiente capace di produrre un lupo è un ambiente sano, perfetto, quindi va tutelato". Tuttavia considera l'episodio " un atto sconsiderato inserito in una logica perversa. Credo che il delinquente che ha ucciso l'aniamle sia incapace di distinguere un lupo da un cinghiale".
Caramanico. Un elicottero dei vigili del fuoco salva dal gelo e dalla fame sessanta cavalli CARAMANICO - Erano immersi nella neve alta due metri, non lontano dalla frazione di San Vittorino, e senza cibo da giorni. Quando l'elicottero dei vigili del fuoco li ha raggiunti per depositare grosse balle di fieno, i sessanta cavalli erano ormai allo stremo delle forze. L'operazione salvataggio, organizzata dai vigili del fuoco del distaccamento di Alanno era scattata dopo la segnalazione del proprietario che non riusciva a raggiungerli da giorni. «I cavalli erano impantanati nella neve e circondati da cinghiali - riferisce il caposquadra Eugenio Di Pasquale. Abbiamo trasportato diversi quintali di fieno e oggi effettueremo un altro intervento».
I voti dei Verdi Randagismo: Fossacesia ko, promossa Francavilla Nella lotta al randagismo, promossa Francavilla al Mare e bocciata Fossacesia: i Verdi della provincia di Chieti rilevano come il nuovo regolamento del Comune di Fossacesia vieti l'ingresso dei cani in parchi, aree verdi, bar e ristoranti, mentre a Francavilla sono state individuate anche aree per le famiglie che vogliono recarsi al mare con il loro quattrozampe. Per risolvere il problema del randagismo, sostiene il presidente provinciale dei Verdi Walter Caporale, «occorrono scelte e politiche che promuovano l'adozione di animali, le sterilizzazioni, l'utilizzo del microchip, l'anagrafe canina, ma anche l'individuazione di aree per cani in città e al mare. Purtroppo il Comune di Fossacesia ha fatto una scelta opposta». I divieti, secondo i Verdi, sono un ottimo modo per incentivare l'abbandono degli animali. Si tratta di un danno alla collettività, non solo per gli animali. La scelta di Francavilla è definita coraggiosa in quanto «piccolo-grande gesto che aiuterà concretamente a combattere il fenomeno del randagismo e dell'abbandono di animali e che contribuirà anche ad aumentare il numero di turisti nella città balneare». La città di Francavilla, annuncia Caporale, avrà quindi una menzione speciale nel Libro-Vademecum che i Verdi si apprestano a realizzare con la Provincia di Chieti, per promuovere e segnalare Comuni, ristoranti, alberghi e agriturismo che accolgono animali.
«Orsi, lupi, camosci: così rinascerà la Valcomino» «Credo che in passato il Parco abbia sbagliato laddove ha attuato una politica di difesa della natura e considerato l'uomo solo come elemento di disturbo da emarginare. Ma credo che abbia altrettanto sbagliato chi si è contrapposto al Parco in nome di uno sviluppo improponibile che si traduceva nella tutela degli interessi e dei profitti di pochi a danno di un patrimonio che è di tutti». Con queste parole il direttore del Parco Nazionale, Aldo Di Benedetto, ieri ad Alvito ha aperto l'incontro di presentazione del piano di rilancio del versante ciociaro dell'area protetta. Di Benedetto ha chiesto ai comuni del comprensorio (Alvito, Campoli, Picinisco, San Biagio, San Donato, Settefrati, Pescosolido e Vallerotonda) di «costruire insieme il futuro del Parco». Di Benedetto ha poi sottolineato la necessità di allestire un «sistema integrato che coinvolga tutti gli enti del versante laziale, ma anche la Regione, al fine di potenziare la competitività sul mercato turistico della qualità». Il tutto compatibilmente con la salvaguardia della fauna. All'incontro era presente anche il senatore Oreste Tofani: «Ora, dopo aver risanato il bilancio del Parco - ha commentato - e scongiurato il licenziamento di parte del personale, ci si attende un vero rilancio dell'area laziale del Parco. Non si può sbagliare, servono progetti e risultati concreti». Ieri Di Benedetto ha illustrato una proposta programmatica che prevede un investimento complessivo di 12 milioni di euro. Alcuni progetti sono già stati finanziati, per altri è stato richiesto il contributo. Tra gli obiettivi figura la realizzazione di una nuova segnaletica, di nuove guide del Parco e carte turistiche dei sentieri e di un marchio del Parco. In più sono stati attivati progetti tesi alla riqualificazione delle risorse alimentari per l'orso e alla promozione di una campagna alimentare a favore degli agricoltori proprietari di coltivi e frutteti frequentati dai plantigradi. Per ciascun comune si intende riqualificare tutti i sentieri montani e in più sono previsti altri interventi. Ecco quali sono i progetti più importanti per il rilancio dell'area: ad Alvito un museo della flora appenninica, un centro informazione e promozione, punti di avvistamento di animali, un rifugio in "Valle Lattara"; a Campoli un "centro orso" e annessa area faunistica, un centro servizi del Parco; a Picinisco un'area polifunzionale, un'area attrezzata con annesso parco faunistico; a San Biagio un centro servizi del Parco e un'area faunistica del camoscio; a San Donato un centro naturalistico con area faunistica del lupo appenninico, una stazione da sci di fondo; a Settefrati un centro rapaci e annessa area faunistica, un invaso artificiale destinato alla zootecnica e alla fauna selvatica; a Vallerotonda un centro servizi e percorsi escursionistici e altri integrati.
Bacino del Congo: stop al disastro I leader africani si incontrano per definire un piano di conservazione. Allarme per la deforestazione indiscriminata Lotta ai cacciatori di frodo, sotto controllo l'industria del legno Appello al presidente Chirac: servono fondi dall'Occidente Djembe (Camerun) Mentre continuano a perlustrare, a bordo di una barca di legno, le sponde dalla vegetazione fitta e intricata dell'ampio fiume Sangha, le quattro guardie ecologiche hanno qualcosa da mostrare a dimostrazione dei loro sforzi nell'affrontare i cacciatori di frodo in questa fetta di Africa centrale. Una guardia regge la pelliccia nera e marrone di un sitatunga, un tipo di antilope, confiscata in un campo di cacciatori di frodo. Ma Alfred Voumia, un'altra delle guardie in uniforme verde, afferma che la caccia di frodo è meno comune di questi tempi. «E' diminuita per via della nostra presenza», sostiene. Le guardie della foresta del Camerun e del Congo iniziarono controlli congiunti in quest'area di confine nel Duemila nell'ambito di un ampio spettro di direttive promosse dai leader regionali per proteggere il Bacino del Congo, la seconda più vasta foresta tropicale dopo quella dell'Amazzonia. I capi di Stato dell'Africa centrale si sono incontrati nel weekend a Brazzaville, la capitale della repubblica del Congo, per valutare i progressi dopo il loro ultimo incontro in Camerun nel 1999 e per impegnarsi in azioni per salvare le loro foreste. Gli ambientalisti si aspettano che i leader africani si impegnino ad intensificare i loro sforzi e, vista la presenza del presidente francese Jacques Chirac, sperano anche che l'occidente fornisca parte dei finanziamenti necessari. Allungandosi attraverso 190 milioni di ettari e sei Stati, il bacino forestale del Congo ospita la metà degli animali selvaggi del continente, compresi gorilla, scimpanzé ed elefanti della foresta, oltre a più di diecimila specie di piante. Ma la deforestazione procede e, di questo passo, circa il 70 per cento della foresta potrebbe essere sparita entro il 2040, almeno così sostiene il gruppo di conservazione globale del Wwf. «I tentativi di salvare la foresta del Bacino del Congo riusciranno solo se saranno sostenuti da finanziamenti adeguati», afferma il direttore generale del Wwf, Claude Martin. Un pezzo del Camerun sudorientale, con strade accidentate di terra rossa tagliate attarverso le foreste, è stato territorio di prova per molte iniziative sin da quando i leader africani, nel 1999, si impegnarono per la prima volta a proteggere il Bacino del Congo ed è stato un punto di partenza per progetti futuri. Il progetto del Wwf battezzato "Jengi" dal nome che i pigmei attribuiscono allo spirito della foresta, ha suddiviso l'area in zone che comprendono tre parchi nazionali. La gente locale e gli altri possono esercitare il loro limitato diritto di caccia in altre zone. I giudici hanno usato la mano sempre più dura con i cacciatori di frodo, il Wwf ha lavorato con le ditte di taglio e trasporto del legname su un progetto di conservazione della foresta e gli amministratori pubblici hanno incoraggiato gli abitanti del posto a modificare la loro alimentazione utilizzando frutta e pesce al posto della carne di selvaggina. I controlli incrociati lungo il Sangha, il maestoso fiume che delimita Camerun, Africa centrale e Repubblica del Congo, sono riusciti a limitare la caccia di frodo ad animali quali le entilopi e le piccole scimmie, ma le guardie dicono di aver bisogno di maggiori attrezzature. «Abbiamo solo un motore e talvolta si rompe», dice Voumia, 26 anni una delle guardie. Mentre i congolesi sono dotati di fucili, le guardie del Camerun hanno solo pistole a gas lacrimogeno da usare contro i cacciatori di frodo. «Loro sono armati e noi siamo così come ci vedete», aggiunge Voumia mostrando le mani vuote. (traduzione Isabella Villa) Andrew Gray
Bocconi avvelenati anche a Vicofertile Dai tre ai 18 mesi di carcere rischia chi ha messo il boccone avvelenato a Ugozzolo. Perchè se Giulio non dovesse farcela, sarebbero guai per il responsabile della sua morte. Giulio, un affettuoso meticcio, è stato trovato l'altro ieri agonizzante dal suo padrone, che fortunatamente lo ha subito portato dal veterinario. E ieri, il piccolo amico a quattro zampe, stava meglio ma ancora non era fuori pericolo: « Le sue condizioni sono migliorate - ha spiegato l'ex presidente dell'Enpa, il veterinario Giorgio Mezzatesta -, ma il veleno ha danneggiato gli organi interni e quindi non mangia e non si regge in piedi. E' molto debilitato e beve tanto. Per cui, non possiamo dire che sia fuori pericolo » . Quello dei cani avvelenati è diventata davvero un'emergenza nel nostro territorio: « Si tratta di criminali autentici contro i quali combattiamo da anni e anni - ha continuato Mezzatesta -. Usano cocktail di pesticidi che sono fatali anche per l'uomo: quello che capita a una cane può capitare anche a un bambino. Ecco perchè serve con urgenza una mappa di questi casi di avvelenamento e una battaglia sempre pi ù concreta » . Un fenomeno molto sviluppato in provincia, ma anche nella periferia della città. Oltre a Ugozzolo, diversi bocconi avvelenati sono stati trovati in questi giorni a Vicofertile. La signora Anna Codelluppi è molto preoccupata per il suo meticcio femmina. « Ho tanta paura per lei e sto pensando di metterle la museruola - ha confessato la signora Codeluppi -. Soffrirà un po' ma sarà per il suo bene » . A Vicofertile, il primo caso è accaduto nel giugno scorso: « Mia figlia ha visto che il suo cane stava masticando qualcosa - ha proseguito la signora Codeluppi -: era un pezzo di pancetta. E per terra, nascosti dalle foglie c'erano altri bocconi con la pancetta. Addirittura, nel cortile di casa sua. Per cui, è stata fatta una denuncia contro ignoti » . A novembre dell'anno scorso il secondo caso. E sempre in un cortile privato. Ma fortunatamente il cane lupo non ha ingoiato il boccone e non è successo niente: « Poi tre giorni fa in una carraia, stradello Villani, che sbuca sulla strada di Madregolo, hanno trovato tre gazze morte. Dopodichè venerdí, un altro cane ha mangiato il boccone: ha iniziato a vomitare e a stare male. L'hanno portato dal veterinario: se avessero aspettato mezz'ora non ci sarebbe stato pi ù niente da fare ».
Anmvioggi Una guerra va fermata: quella delle arance 07-02-2005
(dal quotidiano Libero del 06 Febbraio 2005) - "A l'è torna carlevè", dicono a Ivrea. In questi giorni, ogni rione della cittadina piemontese rivive l'atmosfera di un carnevale vecchio di due secoli. Il suono dei pifferi si mescola al romantico calpestio degli zoccoli che tirano i carri. Una marcia diversa per ogni rione, una colonna sonora diversa per immagine che passa davanti agli occhi. Uno squarcio di poesia, vissuto tra giovani cavalieri e pudiche castellane. Oggi si raggiunge uno dei momenti più esaltanti e coinvolgenti, almeno per il Consorzio del Carnevale di Ivrea. Uno dei più inquietanti di cui mi sia pervenuta contezza. State bene a sentire che succede. Lasciamo perdere i dettagli storici dell'evento. Servirebbero solo ad illuminarci, una volta di più, su quanto a lungo può durare l'umana stoltaggine. Dunque, poco dopo le 14, nelle piazze del centro urbano si scatena lo scontro tra pariglie, quadriglie e le squadre degli aranceti a piedi, costituite da centinaia di tiratori. L'amore dei cittadini per questa tradizione fa sopportare il costo di 3600 quintali di agrumi. Chiedo venia, forse non mi sono spiegato bene. Cittadini e forestieri ( che nei giorni di battaglia diventano eporediesi per adozione) si scagliano addosso quintali di arance, questo per ricordare la liberazione da un marchese prepotente che il popolo aveva preso a sassate. Duecento anni fa provarono la rievocazione con le toste mele valdostane. Bilancio, tremila feriti. Sono passati alle arance, più morbide. Eravamo rimasti al fatto che migliaia di aranceri a piedi scagliano a cavalieri su pariglie e quadriglie succose arance e viceversa. Qualcuno sta pensando che ricevere una bella Tarocco o una Washington in piena faccia può far male? Già, era la mia stessa preoccupazione, specie se c'è qualcuno che fa il furbo e ne mette una dozzina nel congelatore. È garantito che se centrano bene l'orbita fanno tremare la retina. Scherzo? Un par di balle. Leggo su un quotidiano locale che, nel febbraio del 2001, sono finite in ospedale 175 persone di cui 30 con lesioni gravi agli occhi e 20, ancora più furbe, per avere fatto indigestione d'arance. Avevano capito che si faceva a gara nel mangiarle e non nel tirarle. Verrebbe da sganasciarsi se solo non si leggesse il comunicato serio del Consorzio che, nel 2003, esulta perché i feriti sono stati solo 550, meno dell'anno prima. Il comunicato sprezzante era indirizzato al Codacons che aveva inviato un esposto alla magistratura sottolineando che questi atti violenti e diseducativi potevano configurare il reato d'istigazione a delinquere. Poveri ignoranti anche loro. Non sanno, come sostiene il Consorzio, quali profonde motivazioni storico-didattiche sottende questa battaglia. Adesso ci si sono messi anche gli animalisti a rompere le . arance. Voci di corridoio parlano di un cavallo imbizzarrito che, nei giorni scorsi, ci avrebbe lasciato le penne. Non so. Certo è noto che i cavalli sono terrorizzati dai movimenti rapidi e lo scatenarsi di soggetti esaltati tutt'attorno, accompagnato dal continuo bersagliamento di arance, provoca nei cavalli un autentico stato di terrore. Questo sostiene a ragione la LAV che chiede al sindaco di ritirare i cavalli e sostituirli con trattori e figuranti. Se uno vuole andare a farsi spappolare un occhio se la sceglie. I cavalli no. Sarà che in questi giorni vado a fare la spesa perché mia moglie ha la febbre, sarà che ho pagato 4 arance e 8 clementine 16.000 delle vecchie lire, ma io m'incazzo e non poco a vederne sprecate migliaia di quintali, assieme a tende da campo, militari, infermieri, ospedali pieni di orbi bendati e l'elicottero dei carabinieri che sorvola la piazza per analizzare i punti più critici della battaglia. Ma sem matt? OSCAR GRAZIOLI
Ticket per sterilizzare i cani a prezzi accessibili per tutti Savona. Proposta degli animalisti dopo l'abbandono di cucciolate nei cassonetti Savona «Un ticket per consentire la sterilizzazione dei cani a prezzi economici». È quanto chiede la Lega per la difesa del cane di Savona e Valbormida per far fronte alla preoccupante esplosione di abbandoni di cucciolate registrata nel savonese negli ultimi giorni. Ben dodici cuccioli sono stati infatti ritrovati la settimana scorsa in due episodi: otto erano in un cassonetto dei rifiuti di piazzale Moroni a Savona, quattro in una scatola di cartone lasciata ad Altare, in Val Bormida. Miracolosamente tutti i cani sono stati salvati e poi accolti nei canili di Savona e Cairo (gli otto "savonesi", tra l'altro, sono già stati tutti adottati grazie ad una prova di sensibilità che ha visto protagoniste tante famiglie toccate dalla loro storia triste). Ma l'emergenza abbandoni resta altissima. E il motivo dell'escalation, secondo la Lega del cane, riguarda gravidanze e cucciolate indesiderate frutto dei costi troppo elevati che si devono sostenere per sterilizzare le femmine dai veterinari privati. Da qui la proposta: una campagna di sterilizzazione affidata ai servizi veterinari dell'Asl dietro il pagamento di un ticket. «Ormai la situazione abbandoni ha passato il limite - hanno scritto le portavoci savonesi della Lega per la difesa del cane, Loretta Moretti e Simonetta Sarcinella - è chiaro che avanti così non si può andare per un problema di numeri e di costi. I canili sono sempre più colmi di cuccioli e mantenere loro più tutti gli altri cani costa migliaia di euro ogni anno. Il problema a nostro avviso riguarda il fatto che tanti proprietari non hanno la possibilità di sostenere i costi della sterilizzazione e quindi manca un serio controllo delle nascite. Sterilizzare un cane da un veterinario privato costa centinaia di euro perché significa sottoporlo ad un'operazione chirurgica. Non tutti hanno la possibilità di spendere questi soldi. Secondo noi potrebbero provvedere le Asl: visto che il loro servizio veterinario dispone di un nucleo preposto alla prevenzione del randagismo con veterinari stipendiati con soldi pubblici, e visto che per prevenzione non si può intendere solo il recupero dei randagi per strada che si fa oggi ma anche controllo del territorio e soprattutto sterilizzazione delle femmine, quello che noi proponiamo è di introdurre un ticket simbolico per mettere tutti i padroni in condizione di far sterilizzare gli animali domestici spendendo poco e presentandosi all'Asl». «Il vantaggio sarebbe generale - conclude la Lega del cane - perché più cani ci sono nei canili più deve spendere soldi pubblici un Comune per mantenerli. Ed avere canili sempre pieni di cuccioli, tra l'altro, equivale a condannare ad invecchiare in gabbia tutti quei randagi che cuccioli non sono e che quindi hanno sempre meno possibilità di essere adottati da una famiglia. Perchéè chiaro che quando vengono per prendere un cane tra un cucciolo di pochi mesi e un adulto anche solo di uno, due anni, praticamente tutti preferiscono il cucciolo». Dario Freccero
SOS CANILE Gli occhi d'oro di Forino il supertimido E' un cane giovane, dal mantello maculato e dagli splendidi occhi chiari pieni di pagliuzze dorate. Forino è stato un regalo di Natale: la notte del 21 dicembre scorso è stato legato al cancello del canile di via Adamoli. Forse i suoi padroni dovevano partire per le vacanze e hanno deciso di liberarsi di lui. Evidentemente era abituato alla sua casa, al suo ambiente, alla sua famiglia: l'abbandono lo ha choccato. Per parecchi giorni è rimasto spaventato e tremante in un angolo della gabbia. Poi piano piano ha iniziato a socializzare con le persone che lo avvicinavano, soprattutto volontari, e con gli altri cani. E' stato allora messo in una cella più grande con altri compagni di sventura dal carattere docile come il suo. Così piano piano sta vincendo la sua timidezza. Forino ha però tanto bisogno di muoversi, di correre. Aspetta un nuovo padrone al quale saprà dare tanto affetto in cambio di qualche bella passeggiata nel verde. Chi lo volesse conoscere si può rivolgere al canile di via Adamoli, telefono 010-8380.012.
Denunciato per bracconaggio di ANTONIO MANCINI SULMONA - Gli uomini della Guardia Forestale di Goriano hanno individuato un bracconiere che aveva ucciso due cinghiali a confine con il Parco Sirente Velino. A mettere in allarme i Forestali è stato il ritrovamento di due pelli e altri resti, come le interiora, di due cinghiali sotto un ponte nei pressi della strada. Fatti i rilievi di legge è stato inviato un campione di sangue all'Istituto Zooprofilattico di Teramo pere la individuazione del DNA dell'animale. E questo è stato più che sufficiente per avere un'idea più precisa di come indirizzare le indagini. I Forestali, evidentemente, avevano in programma di ricercare qualche auto con tracce di sangue e confrontare i due per chiudere il cerchio degli accertamenti. In paese le indagini si sono indirizzate verso personaggi che in passato avevano qualche precedente specifico. Gente che, a quanto sembra, quando si presentava l'occasione non si facevano scrupolo di cacciare di frodo. Le loro ricerche non sono durate tanto: l'auto di A.D.B. aveva evidenti tracce di sangue, tanto che per Forestali non è stato difficile ottenere l'ammissione di responsabilità da parte di A.D.B., tanto che l'uomo sarà denunciato alla Magistratura. E' certamente la prima volta che esami sofisticati come quella del DNA viene espletata per reati attinenti animali; d'altro canto non si vede perché con la diffusione di mezzi diagnostici, attendibili, facilmente eseguibili e poco costosi, non si debba ricorrere a loro per ottenere dati certi per scoprire responsabili anche di reati minori e soprattutto per scoraggiare nuovi episodi di bracconaggio.
Milano BILANCIO 2004 Enpa, un anno di lavoro: quasi 1.500 animali salvati Quasi 1.500 animali salvati nel 2004, di cui 695 selvatici, 47 cani randagi e 470 gatti: è questo il bilancio dell'Enpa di Milano, che anche l'anno scorso ha proseguito il suo impegno per la tutela degli animali. In totale sono stati 40 gli operatori volontari in servizio, suddivisi in tre turni per coprire l'intera giornata, mentre 818 sono stati gli interventi di soccorso. Tra le operazioni principali del 2004 va ricordato il blitz in dicembre in alcuni negozi di Milano e provincia per il sequestro dei collari elettrici (usati per l'addestramento dei cani) che emettono scariche automatiche o con comando a distanza.
Roma Singolare iniziativa di due professioniste: in studio o a casa le migliori pose di cani e gatti Un'agenzia fotografica per gli amici a quattro zampe Chi non vorrebbe avere una foto artistica di Fufi accoccolata sulla sua poltrona preferita o uno scatto in still life di Pussie Pussie, sdraiata sui cuscini a fiori di mammà? Oggi è possibile avere un book fotografico degli amici a quattro zampe, da mostrare con orgoglio agli ospiti. Cani e gatti possono trasformarsi in attori per un giorno, diventare vere star per farsi immortalare tra flash e luci diffuse, in scatti d'autore. È la proposta di due fotografe, Franca Zacchei fotoreporter e Marina Di Marco artista dello still life . Neanche a dirlo, due proprietarie affezionatissime di cani che passeggiando insieme sulla spiaggia con Etzy e Soia hanno deciso di mettere le loro diverse esperienze professionali a servizio di chi vorrebbe immortalare in un click gli occhi furbetti del compagno più fedele che c'è. Da una semplice idea, è nato un vero studio fotografico che ha realizzato in sede un set con fondali colorati e illuminazione appropriata per ritrarre animali domestici e padroni. (www.bauclickstudios.com) Chi vuole, può apparire a fianco del proprio beniamino. Si tratta, di un vero book con 15 scatti 18x24 più un poster 50x50. Costo: 300 euro. A volte però cani e gatti sono restii a lasciare le mura domestiche, non sono disinvolti e soprattutto rifanno davanti all'obiettivo quegli sguardi amati che squagliano il cuore dei loro padroni. Così Franca e Marina vanno anche a casa delle «star» e allestiscono sul posto un set completo di tutto, cercando di caratterizzare la foto con gli oggetti preferiti del cane/gatto. Per chi ha visto il film «Calendary Girl», l'idea è quella non solo di fotografare, ma di fermare sulla carta l'espressione più tipica, l'atteggiamento più birbante o affettuoso che assumono gli animali quando sono a completo agio nell'intimità. Credenze, fiori, cuscini e stoviglie fanno da sfondo al ritratto. Le fotografie possono venire anche stampate su magliette, felpe, coperte e cuscini. Oppure cani e gatti possono essere dipinti su tazze e stoffe, da Ilse Picard, ottantenne artista del pennello. Silvia Testa
Silenziosamente sta per essere autorizzata una strage senza precedenti. Con tempi velocissimi, il Parlamento sta affrontando la riforma dell'attuale legge sulla caccia.
Dodici le proposte di legge di riforma della caccia (dieci presentate dalla maggioranza di centrodestra, due dal centrosinistra), tutte unificate in un unico testo, i cui contenuti rappresentano un attacco terribile alla natura e alla fauna selvatica. Il testo unificato riporta indietro l'Italia di oltre dieci anni e, con il falso pretesto di allineare la legislazione italiana a quella europea, dà il via libera alla doppietta selvaggia.
La proposta di legge di riforma del settore venatorio, in sostanza, allunga i tempi della stagione di caccia portandola fino alla fine di febbraio, quando molte specie di volatili sono nella fase della riproduzione. Oltre ai fucili, se dovesse essere approvata la nuova legge, i cacciatori potranno usare come strumenti di caccia anche l'arco e il falco.
Aumenta inoltre il numero degli uccelli utilizzati come richiami vivi: poveri uccelli detenuti in gabbia con la funzione di trappola. Ma lo scandalo maggiore - oltre all'estensione del calendario venatorio - è rappresentato dall'ampliamento delle specie cacciabili. Entrano nella lista degli animali che si possono uccidere durante le battute di caccia, anche numerose specie di uccelli che l'Unione Europea considera protette o a forte declino.
Contemporaneamente, in molte Regioni sono in discussione leggi regionali che vanno nella stessa direzione. Eppure i cacciatori sono una minoranza della popolazione: rappresentano solo l'1,3% della popolazione italiana e il loro numero negli ultimi dieci anni si è dimezzato. La maggioranza degli italiani, invece, è contro la caccia: lo dimostrano tutti i sondaggi realizzati negli ultimi anni.
NO ALLA CACCIA NO AL PIOMBO
Aiutaci a bloccare questa terribile proposta di legge. Firma la petizione ai banchetti Enpa, sostieni la nostra campagna contro il piombo. Invia le cartoline che l'Enpa sta distribuendo in tutto il Paese oppure invia una cartolina elettronica. Dirai no alla caccia, darai una speranza di vita a centinaia di specie animali, ci supporterai in questa dura battaglia. Le cartoline, al termine della campagna, saranno consegnate al leader della maggioranza di Governo, Silvio Berlusconi. -------------------------------------------------------------------------
VENTIRIGHE Divieto di lifting Sembra ormai evidente che la chirurgia plastica ha sempre meno a che fare con la salute e sempre più con un un mito dell'eterna giovinezza che si impone in ogni strato sociale. Trionfa l'idea di un corpo-macchina, dotato di pezzi di ricambio e meccanici pronti ad adattarlo al canone prevalente Gioventù-Bellezza. Sul tema sono stati anche realizzati diversi reality show, ambientati in studi medici e sale chirurgiche. Los Angeles, e in particolare Hollywood, è naturalmente il laboratorio di questo fenomemo sociale ed è proprio lì che ci si interroga su tutte le sue possibili conseguenze, anche etiche, senza escludere forme di regolamentazione. Il comune di West Hollywood ha così deciso di mettere al bando qualsiasi tipo di chirurgia estetica: almeno per gli animali. Il divieto riguarda una lunga lista di interventi effettuati su cani e gatti: il taglio delle orecchie e della coda, la rimozione delle unghie, la soppressione della voce, il lifting. L'assessore John Duran ha così difeso l'impopolare decisione: «Gli esseri umani possono decidere da soli gli animali non hanno questo potere». ventirighe@...
Convenzione per il canile Novi Ligure Sono trenta le amministrazioni comunali della zona aderiscono alla convenzione con il Comune di Novi per la gestione del canile sanitario e dell'annesso rifugio. Ogni municipalità corrisponde una quota annua calcolata sul numero degli abitanti.
Oggetto: SCHMIDT: FALSE E STRUMENTALI LE DICHIARAZIONI DI FACE ITALIA
"Considero le dichiarazioni rilasciate dalla sezione italiana della Associazione FACE un atto gravissimo che avvalora i sospetti che dietro questa riforma della legge 157 ci sia un disegno politico ben più ampio". Così si è espresso l'on. Giulio Schmidt intervenendo in Commissione agricoltura denunciando la falsità e la strumentalizzazione delle dichiarazioni di Face Italia sull'accordo siglato a Bruxelles tra Birdlife international e la stessa Face sulla Direttiva uccelli.
"L'accordo di Bruxelles parla di fermare il declino delle biodiversità entro il 2010, di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di controllo, della dismissione dell'uso dei pallini di piombo per la caccia nelle zone umide in tutta la UE non oltre il 2009", ammonisce l'on. Scmhidt agitando il testo dell'accordo.
"Si mente sapendo di mentire. Non si può affrontare la riforma di una legge così importante a colpi di menzogne. Mi auguro che qualcuno finalmente comprenda quale grave errore sia di mandare il testo Onnis in Aula e se sia stato tenuto in conto il rischio che si corre di riaprire un grande scontro sociale".
"E' veramente deludente", conclude l'on. Schmidt, "vedere come alcune associazioni si prestino a questo gioco per convenienza mettendo a rischio l'accordo stesso pensando di ottenerne qualche beneficio. Adesso qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di queste dichiarazioni". -------------------------------------------------------------------------
Oggetto: ARCICACCIA: FERMATE QUEL DISEGNO DI LEGGE!
Audizione dell'Arcicaccia in Commissione Agricoltura della Camera
Fermate quel disegno di legge, è improponibile: così si è spressa l'ARCI CACCIA nel corso dell'Audizione svolta quest'oggi davanti alla Commissione Agricoltura della Camera in ordine alla proposta di controriforma della legge sulla caccia, il cui testo base è stato acquisito nei giorni scorsi, solo con il voto del centrodestra, dalla stessa Commissione.
Per l'ARCI CACCIA l'impianto della proposta appare inemendabile poiché le norme in essa contenute confliggono con la previsione costituzionale della tutela dell'ecosistema e della fauna che ne è elemento costitutivo essenziale. Di fatto le proposte avanzate - azzeramento della programmazione faunistico-venatoria, svuotamento dei poteri degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei Comprensori Alpini, introduzione del nomadismo venatorio, depotenziamento del ruolo dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, allungamento dei tempi e delle specie cacciabili in contrasto con le indicazioni della scienza e dell'Unione Europea, depenalizzazione del bracconaggio - producono il capovolgimento della "ratio" legislativa che presiede la normativa in vigore finalizzata a stabilire l'appartenenza della fauna selvatica al patrimonio indisponibile dello Stato e la priorità della tutela faunistica e delle produzioni agricole. Le nuove norme, sostenute dal centrodestra ma avversate dalla maggioranza dell'opinione pubblica, tendono ad annullare un sistema venatorio compatibile per introdurre tipologie di caccia imperniate su un prelievo consumistico e senza regole. Inoltre, in forza della violazione delle Direttive comunitarie, qualora il disegno di legge fosse approvato dal Parlamento, si profilerebbe un procedimento di infrazione dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia. Queste considerazioni di ordine generale contenute in una Memoria che l'ARCI CACCIA ha consegnato alla Presidenza della Commissione Agricoltura hanno prodotto il giudizio negativo dell'Associazione sul disegno di legge tale da giustificare la richiesta del suo ritiro anche alla luce di una linea di politica legislativa rivolta alla tutela dei temi naturali, degli animali e della biodiversità che il Parlamento ha avviato in questi ultimi tempi ben diversa da quella che, oggi, si propone sul tema caccia. Una tutela che l'ARCI CACCIA ritiene valida come precondizione per l'esercizio di una caccia responsabile, unica via per la salvaguardia di una tradizione e di un uso razionale delle risorse naturali di cui i cacciatori dell'Associazione si considerano anzitutto custodi e principali difensori.
«Liberate la Rocchetta dai cinghiali» LERICI Denunciato nel corso di un'assemblea il fallimento delle operazioni di "scaccio" degli ungulati Gli abitanti sono in prima linea nel chiedere la deportazione degli animali «L o scaccio non funziona: portate via i cinghiali dalla Rocchetta. Non ci sono nati, non riescono a viverci, e fanno danno pesanti su parecchi fronti. Sono un errore compiuto dall'uomo, che adesso deve rimediare, a buona pace dei cacciatori». Gli abitanti della Serra sono compatti in proposito: le scorrerie dei porcastri, immessi anni fa con una scelta miope e incomprensibile, sono diventati un tormento per tutta la comunità. Una presenza ingombrante di cui disfarsi al più presto. Per questo, riuniti in assemblea, i cittadini hanno chiesto al Comune di spingere presso la Provincia, per una soluzione che sia drastica: «Questi animali non appartengono al nostro tessuto - è l'accusa - sono stati immessi, per favorire la caccia. Si stanno mangiando tutto quello che trovano: con gli zoccoli devastano i terreni, per fame ingoiano tutto quel che trovano. E' una follia». Il presidente della maggioranza consigliare di Lerici, Brunello Bertella, ha promesso che porterà la richiesta che sta venendo avanti da più parti in consiglio comunale: «Francamente condivido le richieste degli abitanti - ammette - ho il massimo rispetto per i cacciatori, ma se il cinghiale alla Rocchetta non c'è nato, una ragione c'è. Non so come si possa fare, a prendere tutti i cinghiali e portarli altrove, ma dovremo arrivare a farlo: lo scaccio, ormai è noto a tutti non funziona. Le battute per spaventare gli ungulati creano solo terrore nelle cucciolate, cacciate da Ameglia verso Lerici, e poi da Tellaro verso Ameglia. Questo è il territorio: non è grande, è sempre lo stesso. Il cinghiale scappa di qua, è respinto di là. E il problema resta inalterato. Oltretutto ci rimettono le specie vegetale e animale autoctone, costrette a perire nella disperata ricerca di cibo dei cinghiali...». Una grande retata è quindi strada da intraprendere. Secondo i residenti della Serra, che sulla questione sono ovviamente mobilitati, sarebbe l'unica soluzione possibile: acchiappare i cinghiali, e portarli altrove, in parchi pubblici o privati in cui ci sia lo spazio per accoglierli. Come? Con battute organizzate, per spostare i cinghiali da una parte, e catturarli: meglio se vivi, spiegano, magari trovando il modo di addormentarli... «I cacciatori che non intendano rinunciare alla caccia, potranno dedicarsi ad altri tipi di selvaggina, qui, e spostarsi altrove per cacciare il cinghiale - spiega Bertella - i serresi non hanno niente di personale nei confronti di chi ama la caccia: solo, la gente è stanca di trovare i muretti a secco divelti, gli orti devastati, e di convivere con la paura. E' tutta colpa dell'uomo, se ora vivono male sia i cinghiali che gli uomini. Certi errori si pagano: perché la natura ha le sue regole e fa le cose per bene, ma queste regole non bisogna tradirle e forzarle».
Parte la campagna anti piccioni AMBIENTE Il Comune vara, in collaborazione con l'Enpa, un piano dI sterilizzazione per ridurre la presenza dei volatili in città Si comincia alla Foce, poi Staglieno e Carignano Alla Foce i piccioni hanno le ore contate. Subito dopo toccherà a quelli di Staglieno, quindi alle colonie di Carignano. L'amministrazione comunale dichiara guerra all'esplosione demografica dei colombi in città. Non sarà un'operazione cruenta. Tursi ha pianificato una serie di interventi mirati, da un lato, a contenere la proliferazione selvaggia dei piccioni e, dall'altro, a sensibilizzare la popolazione sul perché sia giusto ridimensionare il fenomeno, in primo luogo smettendo di dare loro da mangiare cibo improprio, dannoso cioé per il sistema sanitario cittadino e per gli stessi volatili. Il piano d'azione è stato redatto dall'assessorato all'Edilizia privata, con il supporto di un esperto in materia, Paolo Albonetti, in collaborazione con l'Enpa Liguria, l'ente nazionale per la protezione animale. Prevede il controllo farmacologico della fertilità attraverso la somministrazione di grano medicato, interventi tesi a controllare i luoghi di nidificazione e la distruzione di quelli esistenti che portano i maggiori problemi, l'installazione di sistemi di allontanamento fisico come reti e dissuasori ad aghi nelle zone di maggiore pregio artistico e turistico. L'effetto dei mangimi medicati dura sei/otto mesi e quindi la loro somministrazione va ripetuta più volte. Reti e dissuasori ad aghi vengono installati da Amiu Bonifiche, sulla falsa riga di quelli già presenti in Galleria Mazzini e Sottoripa. Il budget stanziato per l'anno in corso è di 50 mila euro. Uno studio del 1998 stimava in città la presenza (per difetto) di quindicimila colombi. Negli ultimi tempi si è balzati a quota ventimila. Colpa dell'assenza di animali predataori e degli edifici fatiscenti che favoriscono lo stanziamento delle colonie. Ma anche, a sorpresa, dei ritmi frenetici della città. «La presenza di luce ventiquattrore al giorno - rivela Albonetti - eccita gli animali e fa sì che si nutrano e si riproducano più di frequente». Nell'anno una coppia genera dieci piccoli nati e viventi. Quest'anno le stime parlano di ventimila colombi. I denari stanziati dal Comune serviranno a fronteggiare solo l'emergenza. Cioé le colonie che creano scompiglio alla Foce, a Carignano e a Staglieno. «Ci sono persone - spiega Roberta Morgano, assessore all'Edilizia privata - che ai piccioni danno da mangiare pensando di sfamare esseri bisognosi. Ma così facendo favoriscono il proliferare di animali malsani e incapaci di procacciarsi cibo». Pane e pasta favoriscono l'esplosione demografica, ma compromettono la salute dell'animale. «In condizioni naturali - spiega Rosanna Zanardi, responsabile di Enpa Liguria - un colombo vive anche oltre i vent'anni. Quelli di città, che nascono e vivono in cattività, vivono due o tre anni al massimo». La tabella di marcia del Comune elenca quattro fasi. Quella iniziale, di overview, monitoraggio della popolazione colombacea su diverse aree urbane. Quindi si procederà con il controllo sanitario degli individui. L'adozione di sistemi di contenimento numerico incruenti e compatibili tra loro sarà la terza fase, da concordare con l'Enpa e con istituti di ricerca. Alla luce dei risultati delle analisi epidemiologiche seguirà infine una diffusa informazione della cittadinanza. Con l'Enpa il Comune attiverà anche il Columbus day, progetto curato a titolo gratuito dall'ente che prevede la somministrazione di mangimi medicati, la cattura di esemplari vivi da sottoporre alle analisi dell'Istituto zooprofilattico sperimentale e reinserire nelle zone di provenienza. Sarà preso in considerazione l'inserimento in ambiente di predatori naturali come rapaci diurni e notturni. Insomma, un'azione a 360 gradi. Perché i colombi comportano rischi sanitari (trasmissioni infezioni, infestazioni e allergie), danni (disgregazione lapidea e inquinamento fecale) e fastidi (incidenti automobilistici, rumore e degrado), che alla collettività costano. Pulizia strade, piazze, edifici? Dai 7,75 e i 10,50 euro l'anno a colombo. Restauro monumenti? Tra i 16 e i 29 euro l'anno a colombo. Senza contare i 275 euro a paziente affetto da salmonella. Meno di cinquemila piccioni concentrati in un chilometro quadrato del centro storico costano all'amministrazione (cioé ai cittadini) tra i 70 mila e i 103 mila euro l'anno. Gilda Ferrari
L' iniziativa Animali, questi sconosciuti corso per bimbi in 14 scuole Riscoprire e valorizzare l'importanza del rapporto tra bambino e animale e attraverso questo rieducare i bambini al rapporto interpersonale. Non è un complicato percorso pedagogico, ma un corso di zooantropologia (studio della relazione tra l'uomo e l'animale) applicata alla didattica nelle scuole di Genova che l'assessorato alle Politiche ambientali ha voluto promuovere insieme ad altri enti e associazioni per portare all'attenzione dei bambini l'importanza e l'assoluta necessità di instaurare un corretto ed equilibrato rapporto con gli animali. Roberto Marchesini, docente di Etologia e Zooantropologia all'Università di Milano, ha tenuto ieri pomeriggio all'auditorium della Buonarroti Firpo di via Canevari a Marassi un seminario per gli insegnanti delle quattordici scuole, dalle materne alle medie, che hanno voluto partecipare a questo progetto. «Il rapporto tra uomo e animale - ha introdotto Luca DallOrto, assessore alle Politiche ambientali - ha un ruolo essenziale nella nostra società, che deve essere riscoperto e valorizzato proprio partendo dalle scuole». Dalla fine di febbraio, negli istituti che hanno aderito al progetto, si terranno cinque incontri bisettimanali, a ognuno dei quali presenzierà un operatore zooantropologico che insegnerà ai bambini il corretto rapporto da instaurare con gli amici animali. «Oggigiorno i bambini conoscono poco il mondo animale - spiega Marchesini - se si chiede loro di elencare qualche animale, cominciano a snocciolare razze inesistenti, tipo i Pokemon, o estinte da qualche tempo, come i velociraptor. Del classico cane e gatto se ne parla ormai poco. E quei pochi che magari vogliono un cuccioletto in carne e ossa adottano cani di cui conoscono poco o nulla. Ad esempio il celebre cane di una nota marca telefonica è un tipico cane da branco, abituato per centinaia di anni a mietere chilometri e a radunare pecore. A causa di quello spot, ne sono stati adottati molti, ma pochi padroni hanno saputo allevarli: non si può pensare di chiudere una razza simile in un appartamento senza conseguenze». Marchesini prende spunto da questa posizione per introdurre l'importanza dell'educazione dei bambini al rapporto con gli animali, e attraverso il rapporto con gli animali. Un metodo che può sembrar centrare poco con l'educazione dei bambini, ma che in realtà ha prodotto grandi risultati: «In passato ho avuto a che fare con classi elementari difficili - continua l'esperto - dove l'interazione tra i bambini era difficoltosa e a volte nulla. Venivano spesso alle mani, o si chiudevano in se stessi. Attraverso l'insegnamento di zooantropologia, con giochi ma anche con cure vere e proprie verso gli animali, molti si aprivano, altri rispettavano di più il compagno, o semplicemente se stessi». La paura di essere giudicati, o il senso di superiorità che tanti bambini provano sui propri coetanei, possono essere superati attraverso il rapporto con l'animale: «Questa relazione diventa il filtro essenziale che trasforma e migliora la capacità e la qualità di interrelazione tra i bambini». Durante questi corsi, oltre alla prova della cura dell'animale, si può tentare con le drammatizzazioni: scenette teatrali dove si simula un approccio tra uno sconosciuto e un cane. «È importante che i bambini sappiano che il cane non conosce il loro linguaggio: un bimbo appena vede un cane gli va incontro e lo abbraccia, pensando di fare una cosa gradita. Ma il cane interpreta questo gesto, se non lo ha mai sperimentato prima, come un'aggressione. L'uomo e l'animale devono imparare a comunicare, a conoscere i codici l'uno dell'altro». E allora durante le lezioni si spiegherà il famoso "codice canino": se le orecchie sono rilassate il cane è sereno, se la coda ondeggia vuol dire che si sta interessando a qualcosa, se abbassa la testa vuol dire che si sta annoiando o che è triste, e così via. Sono piccoli ma fondamentali segnali che aiutano a instaurare un rapporto, segnali che sono sempre esistiti, ma che vanno riscoperti. Attraverso il mutuo rispetto di questi codici i bambini vivono sereni col proprio animaletto, e migliorano le relazioni con gli altri. È un invito sussurrato, quello di Marchesini, al ritorno alla mentalità rurale, quando gli animali non erano un lusso o un passatempo, ma fedeli e insostituibili compagni di vita. Angelica Giambelluca
Nuova legge sulla caccia a tappe forzate con Forza Italia ostaggio elettorale di AN e Lega
Sorda a tutti gli appelli di ricondurre il dibattito sulla nuova legge venatoria ad elementi di ordine giuridico (soprattutto relativi all' ordinamento dell'Unione Europea) e scientifico, la maggioranza procede a tappe forzate coi lavori di Commissione per portare in Aula già la prossima settimana la modifica della normativa sulla caccia che nel '92 aveva visto una sorta di patto storico tra ambientalisti, agricoltori e cacciatori. Il tentativo chiaro è quello di presentarsi alla campagna elettorale sulle elezioni amministrative con la nuova legge sulla caccia approvata da almeno un ramo del Parlamento. AN e Lega intendono in questo modo rispettare gli impegni assunti con il mondo venatorio che, come noto, da tempo chiede una la stagione di caccia più estesa, più specie cacciabili, più libertà di movimento sul territorio nazionale per cacciare anche al di fuori dell'ambito venatorio assegnato a ciascun cacciatore. Nel frattempo si è aperto un importante dibattito all'interno di Forza Italia che è consapevole di quanto il tema riguardi un'estrema minoranza di elettori e che, nei termini in cui è posto, rischia di riaprire una serie infinita di contenziosi e di accuse di scarsa sensibilità ambientale. Ciò nonostante Forza Italia è stretta dai propri alleati di governo AN e Lega che esplicitamente hanno chiesto un voto del Polo proprio in funzione elettoralistica.
Il WWF auspica che ancora una volta prevalga il buon senso e che Forza Italia, su una questione quale la caccia, già regolamentata con equilibrio dal legislatore, non ceda al ricatto di chi esprime interessi contrapposti alla conservazione della natura e al sentimento generale degli italiani che certamente non è filovenatorio. L'appello è rivolto in particolar modo al Presidente del Gruppo di Forza Italia, on. Elio Vito al quale non mancano nè gli elementi nè gli argomenti per non portare il voto in aula.
"Niente di più falso -dichiara Gaetano Benedetto, vicesegretario aggiunto del WWF- che con gli ambientalisti non si possa parlare. A prova di questo è la legge 157/92 basata su un ampio accordo e su una condivisione di obiettivi e di metodi. Il fatto è che una parte del mondo venatorio ha giocato al rilancio, avanzando richieste di modifica che travalicano ogni evidenza scientifica e ogni considerazione giuridica. Per un mero interesse elettorale una parte del mondo politico ha ascoltato questa minoranza e si sta preparando ad una forzatura non indifferente. Gli ambientalisti stanno ancora aspettando la presentazione di un documento che dimostri scientificamente la necessità della riforma auspicata mentre, nel frattempo, siamo sicuri che ogni immissione in natura di specie bersaglio viene fatta ancora oggi senza una valutazione scientifica e in assenza di dati certi sull'attività venatoria in Italia."
Roma SULL'APPIA ANTICA Il rifugio degli animali Iguane, macachi, pappagalli salvati dal contrabbando o dai circhi Gigantesche iguane sudamericane, felini asiatici e gufi africani d'ora in poi sapranno dove andare. Per la fauna esotica sequestrata e confiscata appartenente a specie protette, il Wwf Italia ha realizzato con i finanziamenti della Provincia di Roma il Centro di Recupero Animali Selvatici ed Esotici «Appia Antica» (wwf 06.844971). E' un'oasi di 7 ettari con una clinica veterinaria attrezzata per ospitare qualsiasi tipo di animale, anche in isolamento sanitario. Qui si accoglie anche la fauna selvatica ferita accidentalmente nei parchi o colpita dai bracconieri come daini, istrici e volpi. Di centri così in Italia ce n'è solo un altro, a Semproniano. Nei grandi recinti all'aperto vivono Cip e Ciop, due bertucce africane sequestrate all'aeroporto di Fiumicino. «Sono arrivate sotto shock, sottratte ancora lattanti alla madre - racconta Umberto Cara direttore sanitario del Crase - Avevano il guinzaglietto al collo, pronte per essere vendute. Hanno trascorso intere giornate abbracciate per farsi coraggio. Per ricreare il loro habitat, gli abbiamo messo vicino un maschio e una femmina adulti. Ora Cip e Ciop possono sentire anche il richiamo delle aquile come accade in Africa e in più avvertono la presenza del serval, un felino che loro percepiscono come un pericolo e che li spinge a dormire sugli alberi, un comportamento corretto». Molto più difficile invece rieducare un macaco asiatico, Pucho, che è stato troppo tempo a contatto con l'uomo da cui ha assorbito le abitudini, soffrendo nel rinunciare alla regole sociali della sua specie. Anche per Ciro, la bertuccia che proviene dallo zoo di Napoli posto sotto sequestro, la strada è tutta in salita. «La lunga vicinanza con l'uomo e l'assenza di un branco in cui inserirsi lo ha reso aggressivo - spiega il direttore sanitario - Ha atteggiamenti autolesionisti e tic nervosi che tentiamo di curare evitando finché si può, il ricorso ai tranquillanti». Il serval invece è un felino sequestrato in una casa di due tedeschi dove viveva in cattività. Ora si cerca di evitare contatti umani e gli si dà carne animale che risveglia in lui sensazioni e atteggiamenti tipiche del predatore. A centro ci sono anche aquile pescatrici, nibbi e avvoltoi sequestrati. Sono arrivati con le ali spezzate ed i cappucci calati sul capo, due stratagemmi di chi voleva venderli illegalmente, per impedire loro di fuggire. Qui hanno curato i graffi che si erano fatti attaccandosi l'un l'altro. Al centro in una grande gabbia ci sono anche diversi esemplari di ara-ararauna, i colorati e giganteschi pappagalli sudamericani. «Sono animali intelligentissimi che interagiscono continuamente tra loro - spiega Umberto Cara - quando sono costretti alla solitudine osservano l'uomo e lo imitano per compiacerlo, imparando anche a parlare. Ma è una costrizione che li fa soffrire». Tra gli ospiti del Crase c'è anche un orsetto lavatore nordamericano, anche lui proviene dallo zoo di Napoli. «E' stato costretto alla solitudine in una gabbia ed ora deve apprendere i comportamenti corretti del branco. Solo allora potremo inserirlo tra i suoi simili». Silvia Testa
Corriere.it C'è la volpe domestica: è amica dell'uomo Si comporta come un cane: si fa accarezzare e lecca affettuosamente le mani del padrone ROMA - La volpe è cambiata: scodinzola, cerca un contatto visivo con l'uomo per capire come comportarsi, si fa accarezzare e lecca affettuosamente le mani, spesso del primo che incontra. Si comporta come un cane ma è la volpe domestica, ottenuta da una selezione genetica durata 45 anni e quasi altrettante generazioni. La notizia è pubblicata sul quotidiano britannico The Independent che annuncia un lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology. NATA IN SIBERIA - La volpe domestica è nata in un allevamento in Siberia che, dal 1959, seleziona geneticamente volpi dal carattere particolarmente mite. Il progetto era stato inizialmente concepito dal genetista russo Dmitri Belyaev per ottenere esemplari non aggressivi destinati ad essere allevati per la pelliccia. Ma i tempi sono cambiati e, come suggeriscono anche gli autori dello studio, Brian Hare di Harvard e Lyudmilla Trut dell'Accademia russa delle scienze, ora la docile disposizione delle volpi domestiche potrebbe spingere a una richiesta diversa: non volpi da allevamento, bensì da compagnia. La selezione di quella che sembra destinata a diventare la migliore amica dell'uomo, ha portato a un differenziamento non solo nel carattere, ma anche dell'aspetto. La volpe domestica ha infatti un muso meno pronunciato rispetto alla cugina selvatica e che la fa somigliare a un cucciolo. In alcuni esemplari le orecchie sono afflosciate e la coda arrotolata.
«Mutazioni nei pesci di Sestri» INQUINAMENTO Carabinieri e tecnici del ministero dell'Ambiente alla foce del Chiaravagna. Ordinanza per deviare i liquami di Scarpino Analisi dell'Icram: cefali avvelenati dal percolato «Questi pesci sono malati, veri e propri mutanti e non c'è bisogno di uno scienziato per capire che qui c'è un evidente caso di inquinamento ambientale». Parole, per quanto informali, di scienziato. Parole che tradotte dal linguaggio degli specialisti dell'Icram, l'Istituto centrale per la ricerca scientifica ambientale applicata al mare, incaricato di eseguire i rilievi lì dove sfociano i liquami prodotti dalla discarica di Scarpino, suonano più o meno così: il porticciolo di Sestri è una vera fogna a cielo aperto ed è pericoloso per la cittadinanza, visto che i pesci alla fine, in un modo o nell'altro, finiscono in tavola. L'inchiesta sulle presunte irregolarità commesse da Genova Acque (due avvisi di garanzia ai suoi uomini di vertice) e dall'amministrazione comunale (il sindaco Giuseppe Pericu è stato denunciato dal nucleo ecologico dei carabinieri) avanza molto velocemente. L'oggetto delle indagini è lo smaltimento del percolato prodotto dai rifiuti, che oggi viene gettato in mare dopo un inutile passaggio nel depuratore di Sestri. Inutile perché come tutti gli altri impianti presenti a Genova, anche quello sestrse non è in grado di depurare il percolato, ricco di ammoniaca. Ieri mattina, in contemporanea, gli specialisti coordinati dal maggiore dei carabinieri Francesco Schilardi, dal maresciallo Gian Antonio Chiella e dal maresciallo del Noe Antonio Sgrò, "padri" dell'inchiesta, hanno lavorato tutta la mattina sia nel tratto di mare dove sfocia il percolato sia nella discarica di Scarpino, dove sono stati effettuati diversi campionamenti. I risultati verranno poi comunicati a breve al sostituto procuratore Sergio Merlo, che si sta occupando del filone ambientale di una vicenda che sta facendo tremare le fondamenta di palazzo Tursi che si è difeso in passato sostenendo di «avere agito per limitare i danni». I tecnici dell'Icram, almeno una dozzina, giunti da Roma, hanno iniziato a lavorare due notti fa, buttando in mare con l'aiuto di alcuni pescatori le reti, con lo scopo di catturare esemplari di pesci che frequentano l'area così da poterli studiare e analizzare il giorno successivo. Ieri mattina, appena passate le nove, sembrava di essere sul set di Csi, o dell'italiano Ris: c'erano la motovedetta dei carabinieri e i sommozzatori dell'Arma, che si orientavano nella acque melmosa grazie a fotografie scattate da un satellite, che hanno evidenziato la presenza sul fondale di una vera e propria montagna di sedimenti. E poi c'era uno stuolo di uomini e donne in camice bianco impegnato febbrilmente in autopsie, rilievi ed esami del sangue. I loro "pazienti" erano pesci di ogni tipo, dai saraghi ai branzini, passando dalle meno nobili sarpe ai cefali, che affollano l'area antistante alla foce del Chiaravagna. Gli specialisti dell'Icram, la cui opera è stata richiesta come condizione essenziale per la salvaguardia dell'inchiesta da parte dei carabinieri che hanno ritenuto opportuno escludere gli enti locali che normalmente si occupano di inquinamento ambientale, hanno creato un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: una serie di tavoli su cui operare, bisturi, siringhe e provette in abbondanza e decine di pesci da analizzare. «Sono malati, sono proprio malati e non c'è bisogno di aspettare l'esito degli esami per capirlo», ha sospirato tra i denti una delle biologhe marine impegnate a sezionare l'intestino di un branzino che esalava un ordore nauseabondo. Alcuni pesci sono stati lasciati in vita: «Certi enzimi che dobbiamo controllare possono essere individuati solo se l'animale è ancora vivo. Poi dobbiamo prelevare il sangue ed esaminarlo. Solo alla fine eseguiamo una vera e propria autopsia». Intanto il sindaco Giuseppe Pericu ( denunciato dal Noe perché avrebbe autorizzato a convogliare il percolato nel depuratore di Sestri nonostante il depuratore non fosse adatto) ha firmato un'ordinanza che entro alcuni giorni avrà l'effetto di deviare i liquami nel torrente Rio Secco, che sfocia a poche centinaia di metri dal depuratore di Sestri, in attesa che il depuratore di Cornigliano sia attrezzato per smaltire la pericolosa sostanza. Una misura temporanea e certamente insufficiente, che però secondo il Comune allontanerà il pericolo dalla foce del Chiaravagna. Prima che le analisi dell'Icram siano consegnate ci vorranno almeno due settimane. Ma già lo scorso gennaio erano stati depositati alcuni esami "sonda" dai quali era emersa una presenza spropositata di sostanze nocive nei pesci: «Così elevate - si leggeva nel rapporto giunto alla magistratura - da risultare non valutabili con precisione». Esami che evidenziavano anche le mutazioni dei cefali definite come "gravissime alterazioni della struttura e della morfologia dei loro organi". Vabbé dira qualcuno, tanto i cefali non li mangia nessuno. Magari i cefali no, ma i branzini e le ricciole, che di cefali sono ghiotti, sono tra le pietanze più vendute dai ristoratori e dalle pescherie genovesi. Due più due: et voilà, il percolato è servito, attraverso la catena alimentare. Andrea Carugati
Il protocollo di Kyoto diventa legge Italia in ritardo, manca il sì al piano Pronta la «Borsa dello smog»: chi inquina può acquistare quote di energia pulita
Negli Stati Uniti se ne parla come di un dead man walking , un condannato che si avvia a morte sicura. In Europa, invece, come di un neonato scampato all'aborto e ora destinato a una lunga vita. Le metafore sono entrambe riferite al protocollo di Kyoto, il trattato climatico che George Bush, all'indomani della sua prima elezione (2001), definì «assolutamente costoso e inefficace», tanto da ritirare l'adesione data dal suo predecessore Bill Clinton. E che l'Unione Europea indica, invece, come il miglior rimedio per curare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici. I PERICOLI Ebbene, questo protocollo dato per spacciato innumerevoli volte, a partire dal quel 1997 in cui fu concepito a Kyoto, e ogni volta risorto, fra poche ore darà il suo primo segno di vitalità. A partire da questa sera a mezzanotte, con un contorno di festeggiamenti in varie città del mondo, entrerà ufficialmente in vigore nei Paesi che l'hanno sottoscritto: 141 finora, di cui 39 industrializzati. Con la sua rinascita prenderanno l'avvio i complessi meccanismi finalizzati alla riduzione dei 6 gas prodotti dall'uomo che surriscaldano l'atmosfera e alterano il clima, rischiando di provocare uragani e inondazioni: anidride carbonica, metano, protossido d'azoto, fluoroclorocarburi, perfluorocarburi e esafluoruro di zolfo. Di questi gas serra, sparsi nell'aria da ciminiere e tubi di scappamento, da terreni agricoli e da allevamenti zootecnici, si cita prevalentemente l'anidride carbonica (CO2) in quanto relativamente più abbondante; ma anche perché è invalso l'uso di esprimere tutti gli altri cinque in termini di CO2 equivalente. LO SVILUPPO AMICO «L'entrata in vigore del protocollo comporta obblighi e offre efficaci strumenti per far fronte alla riduzione dei gas - spiega Joke Waller Hunter, segretaria generale della Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite -. Governi, aziende e consumatori hanno finalmente la possibilità di costruire uno sviluppo economico compatibile col clima». Quali sono, in pratica, gli obblighi e gli strumenti operativi previsti dal protocollo? Innanzitutto i 39 Paesi industrializzati dovranno abbassare le emissioni dei gas serra entro il 2012, sotto i livelli del 1990, di quote percentuali variabili la cui media è il 5,2%. I Paesi non industrializzati sono esentati, per ora, da obblighi di riduzione, pur potendo partecipare agli altri meccanismi del protocollo. Alle riduzioni si arriva attraverso «azioni domestiche strutturali»: miglioramento dell'efficienza delle centrali elettriche e dei motori, risparmio energetico, sostituzione di idrocarburi con fonti rinnovabili, incremento delle superfici forestali che assorbono CO2. Per dare una mano a chi si trovasse in difficoltà, il protocollo offre delle alternative che, sulle prime, furono bollate dagli ecologisti come scappatoie, e che ora vengono accettate purché il sistema delle riduzioni si metta finalmente in moto. Con i clean development mechanism si realizzano opere in campo energetico e ambientale presso Paesi in via di sviluppo, ottenendo sconti sulle proprie quote di riduzione. Così i generici «aiuti allo sviluppo» possono prendere la più sicura strada della sostenibilità ambientale. Analoghi meriti si acquisiscono mettendosi in compartecipazione con altri Paesi industrializzati per realizzare progetti di comune vantaggio, come previsto dal capitolo joint implementation . Male che vada si ricorre alla borsa delle emissioni. Entro il 2012, alla resa dei conti, chi non ha raggiunto gli obiettivi di riduzione concordati e si presenta quindi con un debito di CO2, può comprare quote di questo gas da chi è stato tanto bravo da accumulare crediti. Si apre così quella che qualcuno ha scherzosamente chiamato la «borsa dell'aria calda». Ma c'è poco da scherzare dato che oggi, all'apertura del mercato, una tonnellata di CO2 è quotata 10-12 euro; e si prevede che già fra tre o quattro anni il valore triplicherà. Risanare il bilancio acquistando crediti costerà molto caro. In questa specie di Monopoli della CO2, l'Italia ha perso qualche giro. Si era impegnata a ridurre del 6,5% e oggi, avendo aumentato di altrettanto le sue emissioni, si ritrova a dover tagliare di circa il 13%. «Secondo il piano nazionale per la riduzione delle emissioni approvato dal Cipe, dovremo tagliare oltre 100 milioni di tonnellate di CO2», specifica il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. LA SFIDA DA VINCERE In che modo? «Con l'ammodernamento del parco veicolare, eliminando entro il 2009 le auto immatricolate prima del 1996 che emettono più di 160 grammi di CO2 per chilometro; con la diffusione delle minicentrali a cogenerazione di elettricità e calore; con la produzione di energia dai rifiuti; con l'incremento di efficienza degli impianti e con l'aumento delle superfici forestali». Non basterà: ci dovremo impegnare anche con progetti nei Paesi in via di sviluppo, in gran parte già iniziati e programmati. Altrimenti dovremo sborsare svariati milioni di euro in multe o riscatto di crediti. «La sfida è molto impegnativa, ma è possibile vincerla», incoraggia Matteoli. Siamo anche partiti col piede sbagliato: il piano nazionale che assegna un tetto di emissioni a ciascuno dei nostri 1.300 impianti soggetti alla normativa non è piaciuto ai severi commissari europei e ci è stato rimandato indietro. «Non potevamo scendere nei dettagli richiesti per gli impianti elettrici dato che molti di essi sono in fase di ristrutturazione e modifica - precisa il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini -. Ma entro questo mese completeremo la revisione e, con un ritardo di qualche giorno, anche noi potremo entrare nei meccanismi del protocollo». UN FUTURO INCERTO I festeggiamenti per il via ufficiale al trattato climatico non fanno dimenticare però le preoccupazioni che gravano sul suo futuro e che sono state evidenziate all'ultimo vertice di Buenos Aires. Cosa succederà dopo il 2012 se gli Stati Uniti continueranno a restare fuori dal sistema dei vincoli e i grandi Paesi in via di sviluppo come Cina e India ci staranno dentro solo come spettatori non paganti? Franco Foresta Martin
«Sviluppo? Meno petrolio e carbone L'aria pura può rivelarsi un affare» I controlli a Favore ROMA - «Il protocollo di Kyoto interferisce con l'economia mondiale, ma solo in senso positivo. Infatti promuove scelte energetiche innovative che si riveleranno un affare, un ottimo investimento per governi e aziende». Vincenzo Ferrara, responsabile del Clima Globale all'Enea e rappresentante italiano dell'Ipcc (il gruppo di esperti Onu sui cambiamenti climatici), scommette sul successo del discusso trattato climatico. Costoso e inefficace, come dice Bush? «Costoso sì. Una stima effettuata da alcuni istituti economici valuta che costerà 150 miliardi di dollari l'anno, cioè qualche percento del Pil dei Paesi industrializzati. E tutto questo per ottenere solo 0,15 gradi di riduzione della temperatura. Ma, a dispetto di queste cifre, inefficace assolutamente no». E in cosa consiste allora la sua utilità? «Lo vediamo anche dall'emergenza ormai quotidiana dello smog nelle città: è urgente che lo sviluppo possa svincolarsi dalla dipendenza del petrolio e dei combustibili fossili. Bisogna impegnarsi nella ricerca per rendere disponibili nuovi modi di produrre energia. E a questo non si arriva senza uno choc come il protocollo di Kyoto che impone una svolta, costringe a cambiamenti strutturali». Se il protocollo sarà rispettato, risulterà davvero così infimo il calo delle temperature? «Sì, saranno circa quindici centesimi di grado, almeno in questa prima fase di riduzioni dei gas serra. Ma non è detto che questo rappresenti un valore irrisorio perché molti processi climatici potrebbero non essere lineari ma a soglia, come la Corrente del Golfo, e quindi reagire anche a piccole variazioni della temperatura». Come si potrà evitare che i costi del protocollo si abbattano sui consumatori? «I meccanismi del protocollo diventeranno un peso per l'economia solo se si vorrà difendere a oltranza l'attuale modello di sviluppo socio-economico basato sui combustibili fossili. Ma se si avrà il coraggio di investire in tecnologie e ricerca di alternative energetiche che ci affranchino a poco a poco dall'economia del petrolio, allora il protocollo si trasformerà in un'opportunità di nuovo benessere per tutti: governi, società e ambiente». I Paesi in via di sviluppo dovranno aggregarsi al più presto? «Sì, ma quelli industrializzati devono dare il buon esempio. Grandi Paesi come gli Stati Uniti e l'Australia non possono restare fuori, bisogna convincerli a rientrare nell'accordo». NEL MONDO Un sistema di controlli verrà definito solo a fine 2005, nel vertice canadese IN EUROPA Nei Paesi Ue i governi comunicano alle imprese i limiti per le emissioni di Co2. I controlli sono affidati a ispettori europei F. F. M.
«Senza gli Usa è già un fallimento,puntiamo su tecnologie anti-sprechi» Contro ROMA - «Quell'accordo è fallito miseramente nel momento in cui gli Stati Uniti lo hanno rifiutato. A questo punto il meccanismo non potrà più funzionare e si ridurrà a un cumulo di oneri e di vincoli insostenibili per le nostre economie». Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), mostra il pollice verso nei confronti del trattato climatico. Sta anche lei dalla parte di coloro che negano il surriscaldamento globale? «Niente affatto. Dagli anni '80 a questa parte abbiamo raccolto indiscutibili segnali di cambiamento climatico. E ci sono pure forti indizi che le emissioni dei gas serra prodotti dall'uomo abbiano la loro responsabilità. Anche se non è ancora chiaro quanta parte di questi cambiamenti sia ascrivibile a oscillazioni naturali e quanta alla civiltà industrializzata». Allora ce l'ha col protocollo per come è concepito. «Diciamo che per come è stato concepito non si può permettere di lasciare fuori dagli obblighi di riduzione dei gas serra un Paese come gli Stati Uniti che oggi rappresenta oltre il 35% delle emissioni mondiali e Paesi come la Cina e l'India le cui emissioni sono in veloce ascesa e fra pochi anni raggiungeranno anche esse percentuali altrettanto rilevanti». L'avvio del protocollo potrebbe convincere gli indecisi ad accettare la strada delle riduzioni concordate. «Ne dubito. Anzi, temo che di qui alla scadenza del 2012 molti dei Paesi industrializzati che sono entrati nel sistema degli obblighi si renderanno conto degli enormi costi necessari per raggiungere i tagli e della situazione di vantaggio degli Stati Uniti. E tutto questo per arrivare a una percentuale di riduzione minima, assolutamente insufficiente a garantire un qualche effetto positivo sul sistema climatico. Insomma, un protocollo davvero inutile, costoso e sotto certi aspetti immorale». In che senso immorale? «Le sembra giusto che un Paese può permettersi di continuare a inquinare e a sprecare e poi comprarsi a suon di euro i crediti per risultare formalmente a posto? Questo permettono i commerci di anidride carbonica». Ha delle alternative da proporre? «Penso che si potrebbe ottenere lo stesso ordine di grandezza di riduzione di gas serra semplicemente eliminando gli enormi, inaccettabili sprechi energetici oggi esistenti in tutti i settori: elettricità, condizionamento dell'aria, trasporti, eccetera. Dovremmo più efficacemente lanciare un progetto culturale e tecnologico contro gli sprechi energetici». F. F. M.
Milano Monza, parte la conta delle colonie feline. Agevolazioni per chi gestisce «gattare» Nasce la città dei gatti: festa e censimento «Vogliamo sensibilizzare la cittadinanza sui mici in libertà per una corretta convivenza» MONZA - Quanti sono i gatti del sindaco di Monza Michele Faglia? Secondo le stime della sezione cittadina dell'Enpa, almeno ottocento. Sono tutti «amici coi baffi» che vivono nelle colonie feline della città e che per legge sono sotto la tutela del primo cittadino. «Ammetto di preferire i cani - scherza Faglia - ma sono curioso comunque di sapere quanti mici sono sotto la mia tutela». La risposta arriverà presto, visto che l'Enpa, in collaborazione con l'assessorato all'Ambiente, farà partire da giovedì, festa nazionale del gatto, il primo censimento cittadino delle colonie feline. In serata, alle 21, la nuova sede dell'Enpa di via Lecco 164 ospiterà l'incontro sul tema «Tutti matti per i gatti». «Vogliamo informare e sensibilizzare la cittadinanza sull'esistenza delle colonie di gatti che vivono in libertà - spiega il presidente dell'Enpa Giorgio Riva - sulla loro salvaguardia per una corretta e serena convivenza urbana. Il primo compito che ci siamo dati è una mappatura delle colonie feline». Già da giovedì saranno distribuiti appositi moduli che dovranno essere compilati dai «gattari» e dalle «gattare» di Monza: si dovranno indicare i luoghi dove si ritrovano le colonie e il numero di gatti di ogni colonia, divisi tra maschi e femmine. «I moduli saranno inviati anche ai cittadini con il prossimo numero dell'informatore comunale - spiega Anna Ida Riboldi, referente per i diritti degli animali all'assessorato all'Ambiente - dovranno essere compilati e consegnati alla sede dell'Enpa, il nostro assessorato o il canile di via Buonarroti». Una volta terminato il lavoro, il Comune avrà a disposizione una vera banca dati che sarà informatizzata e continuamente aggiornata. Le novità non sono tutte qui: le aree di ritrovo delle colonie feline saranno segnalate da appositi cartelli con tanto di gatti stilizzati e ogni gattaro riceverà un tesserino di riconoscimento per poter operare in tranquillità, ma anche per rivolgersi alle mense scolastiche per recuperare gli avanzi di cibo. Una novità che piace a Sergio Banfi, 43 anni, gattaro da dieci: «Ogni giorno mi occupo di accudire cinque colonie - spiega -. Lo faccio con passione come tutti i gattari e non ho mai chiesto nulla, ma un riconoscimento del nostro lavoro non può che fare piacere. Ho ereditato cinque colonie di gatti nel centro storico da un'anziana gattara. Si concentrano in zona San Gerardo, lungo il Lambro e dietro il tribunale». La festa dei gatti proseguirà anche sabato con uno stand dell'Enpa in via Italia per la raccolta di cibo in scatola da portare in canile, mentre alcune volontarie, abili truccatrici, trasformeranno i bambini in «gatti per un giorno». Rosella Redaelli
L'INIZIATIVA Elio e le scimmie di Kafka al «Darwin Day» Il naturalista inglese Charles Robert Darwin pubblica nel 1871 «La discendenza dell'uomo» in cui affronta l'origine umana proveniente da specie inferiori, e l'Inghilterra conservatrice gli si scaglia contro. Vero è che già nella «Origine della specie», 1859, lo scienziato si era «permesso» di ribaltare la teoria della fissità della specie. Insomma, recidivo. Ma il tempo gli ha dato ragione se oggi, a meno di quattro anni dal bicentenario della nascita, l'intero mondo accademico gli tributa il «Darwin Day». Così il Museo di Storia naturale (corso Venezia 55) , che oggi e domani ospita il convegno «L'evoluzione umana», cui partecipano paleoantropologi, genetisti, biologi e filosofi della scienza. Ma c'è anche un pizzico di humour: oltre alle conferenze - oggi, dalle 15 alle 21 - di Richard Dawkins, Giorgio Manzi e Telmo Pievani, moderate da Giulio Giorello, c'è spazio - domani alle 21 - per Elio delle Storie Tese che legge «Relazione sulla mia vita di scimmia» da Kafka. Per informazioni, tel. 02.88.46.33.17. (Peppe Aquaro)
ANIMALI La polizia provinciale fa lezione ai ragazzi Daini che giocano con le volpi, cornacchie più inventive di un Archimede Pitagorico, pipistrelli assolutamente innocui ma che riescono comunque a seminare il panico, cinghiali che danno un po' troppa confidenza. Sono alcuni dei racconti, ispirati ad episodi realmente accaduti durante il lavoro, che la Polizia Provinciale di Genova ha scritto e pubblicato nel volumetto "Il cinghiale volante" che verrà presentato agli studenti delle scuole elementari e medie dei distretti scolastici compresi nel territorio dei Parchi regionali del Beigua, dell'Antola, dell'Aveto e di Portofino. La pubblicazione raccoglie alcune delle storie più significative, realmente accadute, che riguardano gli animali selvatici «fonte inesauribile di sorprese - dicono alla Polizia Provinciale - come si può leggere e come spesso è difficile immaginare per chi vive e lavora in città». Tra le pagine del "Cinghiale Volante", che nelle presentazioni sarà accompagnato da un audiovisivo preparato sempre dalla Polizia Provinciale, accanto ai racconti vissuti, alle fotografie, alle schede sulle specie faunistiche, ci sono anche leggende riscoperte e riaffiorate dal territorio su animali fantastici. «L'incontro tra la Polizia Provinciale e i ragazzi - dice l'assessore Marina Dondero - vuol essere un modo nuovo, diretto e vivace per presentare e far conoscere la ricchezza naturalistica e ambientale del nostro territorio e far capire l'importanza di rispettare e tutelare gli animali, le piante e i loro habitat». Il primo appuntamento il 17 febbraio alle 9.30 nel Teatro di Masone per le scuole del Parco del Beigua. Seguiranno gli incontri per le scuole del Parco di Portofino (18 febbraio, a Santa Margherita), per quelle del Parco dell'Aveto (24 febbraio, a Borzonasca) e del Parco dell'Antola (5 marzo, a Torriglia). "Il Cinghiale Volante" sarà poi presentato anche alle biblioteche della provincia.
(dal quotidiano Libero del 10 Febbraio 2005) - Quando si parla di vegetarismo molti pensano essenzialmente alla carne, ben pochi ai pesci e quasi nessuno ai vari crostacei, dall'ostrica al gamberetto. Poi, viene tutta una serie di gradazioni, talvolta anche discutibili. C'è chi si rifiuti di mangiare la carne di cavallo, ma non esita davanti a polli, maiali e caprioli. C'è chi non mangia carne di coniglio perché in casa ha un coniglietto nano, mentre mangia il filetto di cavallo che fa buon sangue (tutte balle!). Ho un'amica vegetariana che si concede a malapena latte e uova, però di fronte a un rombo con le patate o ai gamberoni alla catalana cede dolcemente alla tentazione. Io stesso, quando ero in Norvegia, mi rimpinzavo di salmone e halibut e rifiutavo categoricamente, carpacci di balene e affini. Ho un amico che mangia carne e pesce, ma non il tonno. Ha visto il macello di una tonnara e gli è bastato per escluderlo dalla propria alimentazione. Altri amici non vogliono vedere il cameriere che mostra i pesci più freschi da scegliere, nemmeno defunti, figuriamoci se vivi e sgambettanti, come è comune per astici e aragoste nei loro provvisori acquari. È evidente che più scendiamo nella cosiddetta "gerarchia" zoologica, più diventa difficile farsi cogliere da forti sentimenti. Il cucciolo di un capriolo o di un cinghiale suscita emozioni diverse, rispetto ad un pesce nato da poco o ad un lombrico. Ora è uscito un manuale, a cura della Società Britannica di Conservazione Ittica, che restituisce al pesce tutta la sua dignità di organismo vivente. L'opuscolo infatti invita i consumatori a fare scelte ben precise quando si recano nelle pescherie per acquisti. Il pesce va mangiato secondo principi ecologici che sottendono implicazioni etiche di non poco conto. Tralasciando il pesce che può essere allevato come il pollame, non basta più conoscere le antiche regole dei mesi con e senza la "R". Secondo la società britannica non si dovrebbe mangiare pesce che misuri meno di una spanna, meglio se è stato catturato con la lenza. Assolutamente vietato farsi un pagello arrosto in marzo e aprile o mangiarsi certi molluschi bivalvi da maggio ad agosto. È la loro stagione produttiva. Non vorrete cacciarli in padella mentre i loro fratelli, insidiati da mille pericoli, esauriscono le loro residue energie accoppiandosi e partorendo migliaia di uova? Vi sono poi i pesci talmente gettonati dai buongustai da subire un'eccessiva pressione da parte dei pescatori. I merluzzi, l'halibut, l'eglefino, la passera di mare, il rombo e il nobile branzino sono banditi dalle tavole del corretto mangiatore di pesce. Molto meglio indirizzarsi verso pesci come la gallinella o la platessa. Meglio ancora l'hoki e il mahi, mahi che abbondano e non rischiano la depauperazione. Anche certi molluschi come le cozze o le ostriche si possono mangiare, a patto che non siano stati pescati con sistemi draganti. Fin qui nulla da dire. Anche i pesci hanno i loro diritti. Il problema più grosso nasce quando ci si reca in pescheria a cercare un mahi mahi, o a cercare di capire se quello è un halibut o un eglefino o magari se si compra un pesce "ecologico" ma che fa schifo e finisce dritto nella ciotola del gatto, snobbato anche da quello. Non so gli inglesi, ma temo che gli italiani (e non solo), pur di farsi un rombo fresco con le patate, potrebbero seriamente diventare l'ultima generazione a mangiare pesce fresco marino. OSCAR GRAZIOLI
Femmine per i pinguini gay: bufera su uno zoo tedesco
Berlino - La libertà sessuale in Germania è una cosa seria. Più che mai è preso sul serio il diritto a vivere la sessualità come si vuole. La storia che narriamo è cominciata a Bremerhaven, la prospera, civilissima città-porto a nord di Brema. O meglio nel suo zoo. E poi è continuata in rete, nel mondo virtuale internettiano dove proteste e mobilitazione non hanno frontiere. La contestatrice involontaria della "political correctness" è la signora Heike Kueck, direttrice dello zoo. Affrontava un problema grave. Lo zoo possedeva dieci rari pinguini di Humboldt, di cui solo quattro femmine e sei maschi. Vuoi per non litigarsi le poche femmine, vuoi per propensione naturale, i sei pinguini maschi si sono scoperti gay. Hanno formato tre coppie, si coccolano affettuosamente tubando, covano pietre come surrogato delle uova che non possono deporre. Risultato: la sopravvivenza della specie protetta è minacciata. Frau Kueck si è rivolta ai colleghi di Stoccolma: per vedere se i sei sono davvero gay o solo delusi dalle compagne, ha pensato di "importare" a Bremerhaven sei seducenti "svedesine". Splendide pinguine di Humboldt in possesso degli zoo del regno delle tre corone. "Non lo avessi mai fatto", dice ora la povera Frau Kueck sconsolata. Le organizzazioni gay tedesche, austriache, australiane, di tutto il mondo tempestano da giorni lo zoo di telefonate, fax e e-mail di protesta. "Vergognatevi, violate i diritti di soggetti giuridicamente incapaci di difendersi da soli", denuncia un attivista austriaco. "Vergogna", tuonano le influenti associazioni gay tedesche, "volete turbare la quiete ormonale e l'autodeterminazione sessuale dei poveri sei, facendoli adescare a forza da sei femmine affittate". Il tentativo di far procreare le rare bestie diventa un Gulag erotico per animali gay. In Germania i gay sono forti: uno di loro è sindaco di Berlino, un altro guida Amburgo, un terzo diverrebbe vicecancelliere in caso di svolta a destra. E Internet veicola la solidarietà internazionale. Morale: niente svedesine. Almeno fino alla prossima stagione degli amori i sei pinguini omosex di Bremerhaven verranno lasciati in pace. Di eventuali incontri con le bionde si parlerà l'anno prossimo, proteste permettendo. Andrea Tarquini
Nel 1913 Sigmund Freud diede alle stampe un saggio già apparso sulla rivista «Imago»: «Totem e tabù». Il totem, spiegava il padre della psicoanalisi, rappresenta la virtù assoluta di una comunità, il tabù il suo male assoluto. I nostri antenati primitivi celebravano il totem ed esorcizzavano il tabù. E poca strada sembriamo avere fatto noi eredi se, anche davanti alle scelte più drammatiche, ci scattano identici riflessi ancestrali. Il Protocollo di Kyoto, che debutta oggi a tutela dell'ambiente e contro le emissioni nocive, è celebrato dai 140 Paesi che lo hanno sottoscritto, dall'Unione Europea alla Russia, come un totem capace di fermare l'effetto serra, che ha surriscaldato l'atmosfera di 0,8 gradi Celsius (fonte Thomas Lovejoy, Heinz Center for Science ). Per gli Stati Uniti del presidente Bush, che non l'hanno invece ratificato, come per i detrattori del Trattato, si tratta di un tabù malefico, che costerebbe cinque milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari. Lo studioso Bjorn Lomborg, «ecologista scettico», urla al tabù: «Se tutto il mondo applicasse alla lettera il Protocollo per l'intero XXI secolo, gli effetti sarebbero insignificanti». Difende il totem, smentendo la Casa Bianca, l'Epa, agenzia ufficiale del governo Usa per l'ambiente: «Il surriscaldamento dell'atmosfera può distruggere foreste, diffondere deserti, innalzare il livello del mare, rovinare raccolti e falde acquifere». Chi ha ragione? I paladini di Kyoto o gli scettici? Vale più un totem o un tabù? Chi ha davvero a cuore la difesa della Terra deve uscire, subito, da questa logica primitiva e provare a superare l'impasse che oppone gli Usa all'Europa. Il Protocollo è uno strumento imperfetto, non prende in considerazione l'inquinamento prodotto dalla Cina e dai Paesi in via di sviluppo, ignora la voce degli scienziati che ancora non vedono prova dell'effetto serra. E quanto sia duro seguire la dieta di Kyoto, lo provano i Paesi firmatari ma inadempienti, prima fra tutti l'Italia che ancora non ha ricevuto da Bruxelles l'approvazione per i tagli allo smog, garantiti dalla «borsa dell'anidride carbonica». La Gran Bretagna del premier Blair, sponsor del Protocollo, potrebbe essere denunciata dalla Commissione europea perché non riduce lo smog come promesso e il Canada, che aveva giurato di cancellare dal cielo il 6% di gas inquinanti, li vede aumentare dell'1,5. Washington deve però riconoscere che se non c'è consenso tra gli esperti, la maggioranza degli scienziati, inclusa la storica National Academy of Sciences Usa, concorda sull'effetto serra, e del resto un quarto dei gas nocivi del mondo (23,5%) sono made in Usa . Avvelenati dalla rissa tra «Totem verde» e «Tabù grigio» si fa però poca pulizia e l'aria, non solo la discussione, si riscalda. Meglio quindi per tutti, a partire dal G8 di luglio a Gleneagles in Scozia, lavorare sulla mediazione dei senatori repubblicani americani McCain e Hagel che, pur senza firmare Kyoto, propongono un piano ecologico comune, come quello che dal 2002 limita i gas nocivi in California, promuovendo anche le auto a motore ibrido. Kyoto non è panacea contro l'inquinamento, ma è un cartello che indica la strada giusta, la ricchezza può crescere senza sfigurare il pianeta, non c'è contraddizione tra sviluppo e ambiente. Basta non farne un nuovo caso per dividersi e ragionare insieme su come accogliere la critiche al Protocollo. Salvare cieli azzurri, boschi verdi e acque limpide è impegno sacro. griotta@...
Milano ANIMALI Festa del gatto in libreria La libreria Mursia, via Galvani 24, t. 02.67.37.85.30 celebra la festa nazionale del gatto (domani) con l'iniziativa «Tutti matti per i gatti». Si comincia oggi alle 18 con un incontro dal titolo «La città dei gatti e la città degli uomini». Con l'etologo Giorgio Celli, l'assessore Pietro Mezzi e il responsabile dei diritti degli animali Edgar Meyer. Domani è la volta di letture gattofile sul «Sofà delle fusa». Venerdì «Miaomerenda» per i bimbi.
Pallare Caccia ai cani randagi Si è scatenata la caccia ai randagi in paese. Il Comune con la polizia municipale, il servizio veterinario dell'Asl e la sezione valbormidese della Lega nazionale per la protezione del cane si sono mobilitati, unendo le forze, per catturare in particolare due maremmani, femmine di grossa taglia, che terrorizzano i ciclisti di passaggio. Numerose le segnalazioni di protesta arrivate in merito alla polizia muncipale che ha subito allertato le associazioni animaliste.
La presidente della sezione provinciale Enpa di Parma, Angela Pia Mori Gialdi, interviene sul problema dei cosiddetti bocconi avvelenati e risponde alle recenti dichiarazioni dei rappresentanti degli Atc. Egregio direttore, desidero innanzitutto ringraziare la « Gazzetta » per il risalto dato al tragico fenomeno dei bocconi avvelenati, crimine, pi ù che fenomeno, che oggi assume carattere di assoluta emergenza, con implicazioni tali da farne un problema sociale, oltre che di tutela animale e ambientale. Mai come quest'anno si è assistito ad una recrudescenza di tale portata, quasi una sfida a quanti da anni si battono contro di esso, in primis le associazioni protezioniste. Precisando che l'Enpa ha dato mandato al proprio avvocato affinchè ricorra a tutte le strategie legali possibili al fine di denunciare eventuali omissioni, oltre che colpe, mi sia concesso esprimere doverose precisazioni, rispondendo ad alcune affermazioni del signor Bardini, presidente dell'Atc 2, e del signor Galvani, presidente dell'Atc 4. Personalmente non credo molto all'autobeatificazione delle Atc, ciononostante ritengo che l'input d'arresto debba partire proprio da queste sedi. Non si illude infatti nessuno affermando la presenza, al loro interno, di qualche isolata « mela marcia » : la dimensione del fenomeno è troppo vasta per far credere a una tale ipotesi. La realtà è ben altra ed è ormai da tutti intuita: siamo da sempre in presenza di un piano programmato e ben organizzato, realizzato a tappeto, in un periodo determinato che ogni anno si ripropone, guarda caso, nel periodo del ripopolamento e della cattura. E, altra « singolare » determinazione, la maggior parte dei bocconi viene ritrovato proprio nelle zone a ciò destinate. Una strage che se con difficoltà si può calcolare per difetto per gli animali domestici, costituisce una vera ecatombe per la fauna selvatica già ridotta ai minimi storici anche per una serie di altri fattori che in questa sede non è il caso di esaminare. Ma veniamo alle richieste espresse dai due presidenti delle Atc: affidare loro il recupero dei cani vaganti ( le Atc a mio avviso risultano poco affidabili nella gestione del territorio, se è vero che non riescono a isolare al loro interno quelle che loro stessi definiscono « mele marce » ) , ossia un servizio che la Regione Emilia Romagna nella legge regionale 27/ 2000 demanda, per competenza, ai comuni, che possono organizzarlo in modo autonomo o convenzionandosi con associazioni zoofile o animaliste, categorie nelle quali non si possono identificare le organizzazione o associazione a carattere venatorio. E a chiarire ogni eventuale fallace interpretazione, a precisa richiesta dell'Enpa, la Regione Emilia Romagna ha emesso un parere scritto incontestabile, definendo queste categorie, proprio in virt ù del loro statuto, non rientranti in quelle definite zoofile o animaliste, avallando cosí quello che già la logica porterebbe a considerare. Per questo l'Enpa diffida i comuni cui è stata formulata tale richiesta dal porla in atto, perchè si porrebbero in aperto contrasto con quanto prescritto dalla normativa. In quanto poi al quadro da terzo, anzi, da quarto mondo presentato dal signor Galvani relativamente alla presenza di cani vaganti, non vale nemmeno la pena di rispondere: saremmo, secondo lui, accerchiati da branchi di cani pericolosi come leoni, che mettono a repentaglio l'incolumità di chi si avventuri in una « scampagnata » . Ritengo invece che sia ben pi ù pericoloso per tutti passeggiare nelle nostre campagne con o senza cani ( pensiamo ai cercatori di funghi o tartufi o semplicemente ai raccoglitori di asprelle o alle famiglie che fanno picnic con bimbi in tenera età) con il rischio di incappare in qualche famigerata polpetta. Al di là delle polemiche, ritengo che allo stato attuale si debba identificare questa emergenza come calamità, per il cui superamento occorre avere il coraggio di predisporre azioni forti, quali il divieto sui territori coinvolti, per un periodo di almeno un anno, di ogni attività venatoria o ad essa collegata. A mali estremi, estremi rimedi. Decisioni da assumere come forma di salvaguardia e perchè contro chi è stato colpito negli affetti e nel portafoglio non debba ritorcersi la definizione di colpevolezza per non avere adeguatamente custodito i propri animali.
> > >BRESCIAOGGI > > Giovedì 10 Febbraio 2005 > > > PALAZZOLO. L?appello lanciato dai volontari > > «L?illegalità si vince con un nuovo canile» > > Prosegue l?inchiesta sugli animali trasportati in Germania > > Palazzolo (BS) > > Un ricovero per animali da gestire a Palazzolo. Lo chiede l?associazione >«Gli amici dell?arca». Un appello che giunge nel pieno dell?indagine su un >presunto traffico di animali ospitati in canili del bresciano e venduti come >cavie a laboratori tedeschi. Un inchiesta che ha gettato pesanti ombre su >alcune strutture di Garda, Franciacorta e Bassa. canile da gestire direttamente. >Il sodalizio di Palazzolo che si occupa di animali abbandonati è nato nel >febbraio del 2004: a un anno di distanza conta già 317 soci. Nel primo anno >di attività, l?associazione si è occupata del sostegno di 14 colonie feline >del paese accudendo 254 gatti, dieci cani, quattro conigli nani ed alcuni >volatili. I suoi volontari si sono curati di mantenere in salute gli animali >fornendo un?alimentazione giornaliera pulendo periodicamente i rifugi, controllando >le condizioni di salute dei felini. L?associazione ha fatto eseguire 127 >sterilizzazioni, 24 curate dall?Asl, il resto fatte eseguire a proprie spese >da veterinari privati. L?associazione ha curato 30 gatti abbandonati, riuscendo >per molti a trovare un?adozione, ma purtroppo ha dovuto anche denunciare >otto casi di avvelenamento. I casi più gravi si sono verificate nelle colonia >di via Matteotti sterminata da esche avvelenate sparse a fine anno anche >in via Galignani. Impegnati contro i casi di maltrattamento «Gli amici dell?arca» >hanno recentemente organizzato nella sede del Wwf un?affollata assemblea >per chiedere chiarezza sull?ambiguo fenomeno delle adozioni internazionali >dei cani che - è il sospetto dei volontari ma anche della Procura di Brescia >- sembrano in alcuni casi essere utilizzate per fornire animali alle aziende >tedesche che praticano la vivisezione, consentita in quel Paese solo per >animali provenienti dall?estero. > La presidente Mina Tagli e la segreataria Maria Lancini hanno denunciato: >«C?è un commercio di cani e gatti che dall?Italia raggiungono altri paesi >europei. Purtroppo la piaga ha coinvolto anche la nostra provincia». Emblematiche >a questo proposito le testimonianze raccolte dall?associazione: «A Adro esisteva >un rifugio per cani, tollerato e mantenuto in vario modo dai residenti che >fornivano cibo e contributi - ha raccontato una volontaria -. A ottobre la >responsabile ha presentato il risultato di un viaggio di sei volontari che >avevano seguito i cani portati ad un canile tedesco». > Ma proprio mentre la manifestazione era in corso una pattuglia dei >Nas fermava due furgoni con a bordo trenta cani in pessime condizioni, privi >della documentazione di accompagnamento. La vettura che faceva da staffetta >ai due furgoni riusciva a fuggire ma i carabinieri avrebbero già identificato >la conducente una donna conosciuta nel mondo dei canili. La documentazione >irregolare ha fatto aprire un?inchiesta per capire come si sviluppasse il >commercio verso la Germania ammesso dai conducenti dei due furgoni sequestrati. >«Quei cani - hanno spiegato i volontari di Palazzolo -, che provenivano dal >rifugio di Orzinuovi, sono poi stati portati a Brescia. A questo punto non >ci fidiamo più nemmeno delle strutture istituzionali» hanno proseguito gli >Amici dell?Arca che hanno chiesto chiarimenti alla Asl. «Ci hanno risposto >che, pur comprendendo la nostra preoccupazione, non possono dir nulla fino >al termine del procedimento penale». Che a quanto pare potrebbe portare a >sviluppi clamorosi nelle prossime settimane. > «Chiediamo maggiori garanzie - spiegano i dirigenti dell?associazione >-, anche perché l?Asl non ci ha ancora comunicato gli esiti dell?autopsia >sui gatti avvelenati. Per noi è urgente l?istituzione di un canile che si >possa controllare a Palazzolo: svolgiamo un servizio utile alla città occupandoci >gratuitamente di animali abbandonati ma le istituzioni cui risolviamo questo >problema non ci hanno ancora fornito una stanza per la nostra sede». > Giancarlo Chiari
Abruzzo Lupa di due anni uccisa con una corda di acciaio di MANLIO BIANCONE CARSOLI- Una lupa di circa due anni è stata trovata morta nei boschi di Rocca di Botte, una frazione di Carsoli. L'animale è stato ucciso da un laccio preparato da bracconieri. E' stata rinvenuta, ieri mattina, dagli uomini del corpo forestale, ma era morta da almeno quattro giorni per una emorragia interna provocata dal laccio che l'ha stritolata a metè del tronco. «La corda di acciaio- ha precisato Luigi De Propis, responsabile del distretto forestale di Avezzano- aveva una spessore di mezzo centimetro.Il laccio che ha ucciso l'esemplare di giovane lupo era destinato, nell'intento dei bracconieri, alla cattura dei cinghiali. La carcassa recuperata è stata depositata per adesso ad Avezzano , ma sarà subito inviata all'Istituto Zooprofilattico di Teramo dove sarannoo eseguiti gli esami necessari per appurare le cause della morte». La forestale è anche convinta che chi ha sistemato la trappola potrebbe essere tonato sul posto per impadronirsi della preda e aver trovato l'animale in agonia, per poi lasciarlo morire. Il giovane lupo si trovava in quei boschi del Carsolano, località Colle castagno, per caso. Infatti non è il suo habitat naturale. Si sospetta che sia arrivato dal Parco Regionale dei Monti Siombruini del Lazio, le montagne abzuzzesi confinano proprio con l'area protetta. Non si esclude però che l'annimale possa essere arrivato dall'area protetta del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Viterbo Si è lasciato morire il pitbull aggressivo: disposta l'autopsia di ANNABELLA MORELLI E' morto il pitbull mordace salito agli onori della cronaca agli inizi di gennaio. Ma non è stato soppresso dalla Asl, come avrebbe voluto il proprietario preoccupato dall'aggressività del cane: è stato trovato morto nel box della pensione Fontana dove, dopo il sequestro e i dieci giorni di osservazione, era stato ricoverato proprio su ordine dell'azienda sanitaria. A un primo esame i veterinari hanno rilevato delle escoriazioni alle zampe che hanno fatto pensare a un caso di autolesionismo, ma per essere più sicuri delle cause del decesso bisogna aspettare le analisi dell'istituto zooprofilattico che però non ha ancora fornito le risultanze degli accertamenti. «Era un cane aggressivo - dice il dirigente del servizio randigismo della Asl, dottor Delocu - che ultimamente rifiutava il cibo e si gettava con violenza contro la rete del box. Quando lo abbiamo trovato morto s'è pensato a una forma di autolesionismo, ma dobbiamo aspettare gli esiti della necroscopia: può essersi ammalato di solitudine e morso o avere avuto un tumore al cervello. Di certo non aveva la rabbia e il proprietario più volte contattato ha rifiutato non ha voluto di riprenderlo e nemmeno saldare il conto della pensione Fontana». Un conto in sospeso e tanta amarezza e rabbia da parte di chi quel cane avrebbe voluto salvarlo. «Per noi - dice Nicola Carosi, proprietario della pensione per cani La Quercia Rossa, che s'era proposto di prendersi cura della bestia - il pitbull era recuperabile. E bastava solo che il proprietario ci avesse coadiuvato nelle spese». La presidente dell'Enpa, Elvia Viglino, ricorda che quasi due anni fa, lo stesso cane fu trovato in giro come un randagio, accalappiato e portato al rifugio di Bagnaia e lì non aveva dato segni di tanta aggressività. Ritrovarono il padrone dopo due mesi di annunci e tante foto attaccate in giro da una volontaria. «Quando il proprietario venne a riprenderselo, un nostro volontario prese in braccio il cane e lo mise in macchina dove c'era un manganello di ferro». Ma l'aggressivo non era il cane?
Ancona QUATTRO ZAMPE di MARINA VERDENELLI IN FESTA il mondo felino. Domani si celebrerà la giornata mondiale del gatto, un appuntamento con i baffi che si ripete da 15 anni sempre nello stesso mese. Febbraio è stato infatti scelto perché è posto sotto il segno dell'Acquario e dominato da Urano, pianeta degli spiriti liberi, intuitivi e anticonformisti come i gatti sanno esserlo. In occasione della celebrazione dell'orgoglio felino anche il capoluogo dorico, con la collaborazione del Coordinamento Animalista e dell'assessorato alla sanità, ha organizzato la sua festa posticipandola al prossimo sabato. In piazza Roma per l'occasione, dalle ore 9 alle ore 14, verranno allestiti stand informativi e spazi di ascolto per saperne di più sull'amico gatto. Chi vorrà potrà portare con sé e consegnare agli organizzatori la foto del proprio amico tutto pelo. Tutte le foto concorreranno all'estrazione di simpatici premi messi a disposizione dai negozi di animali della città. Un veterinario comportamentista sarà a disposizione per consigli e curiosità. Verrà allestito anche un punto di raccolta cibo per i gatti meno fortunati. Presenzierà all'evento l'assessore comunale alla sanità Paolo Pascucci, da sempre "gattofilo" convinto. La giornata dedicata al gatto sarà utile anche per venire a conoscenza di storie incredibili come quella raccontata al Messaggero dalla signora Mariella Frullini, 65 anni, di Chiaravalle. «Quattro anni fa - rivela Mariella - ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e crisi d'ansia che mi hanno costretta a cure mediche. Nonostante la terapia la malattia non è mai passata. Poi, due anni e mezzo fa, nella mia vita è entrato Tom, un gatto bianco con gli occhi celesti in cerca di famiglia. Un angelo grazie al quale sono guarita completamente. Tom mi ha dato pace, serenità e restituito il sorriso. Lo accarezzo e sono felice». E infine una buona notizia. Tequila, la cagnolina Husky dal pelo rossiccio, smarrita ad Agugliano, è stata ritrovata a Camerano dai proprietari avvisati da alcuni residenti.
Uccisa come Chico Mendes la religiosa che si opponeva ai mercanti di legname e ai poteri forti Sei spari a Dorothy, la suora che difendeva l'Amazzonia RIO DE JANEIRO - Aveva 74 anni e in Amazzonia si batteva per la difesa della foresta e dei poveri. Due sicari l'hanno uccisa. Così, nello Stato del Pará, è morta Dorothy Stang, suora che aveva messo in conto di poter essere eliminata da coloro ai quali la sua opera dava fastidio: i mercanti di legname, elemento chiave di una catena di poteri forti. Per il Brasile è il delitto più grave da quello di Chico Mendes, il simbolo della lotta per la preservazione dell'Amazzonia, nel 1988. In imbarazzo il presidente Lula.
Dorothy, americana, aveva creato una zona protetta nella foresta vergine contro i taglialegna e gli speculatori
RIO DE JANEIRO - Sei colpi al petto e in faccia, sparati da due metri contro una suora di 74 anni. La morte di una missionaria americana, arrivata dall'Ohio in Amazzonia trent'anni fa per difendere i poveri e la foresta, sta scuotendo il Brasile come non avveniva da tempo. C'è tutto nel sacrificio di Dorothy Stang, che ha accolto i suoi assassini sabato scorso leggendo loro brani della Bibbia: il sangue versato dai più deboli, l'impunità, lo strapotere dei fazendeiros , la devastazione della foresta amazzonica, l'incapacità del governo Lula di modificare rapporti di potere fermi all'epoca del colonialismo. E c'è la miseria e l'ignoranza, che porta due uomini, subito identificati, ad uccidere su commissione, forse senza nemmeno sapere perché, per quattro soldi. Anapu, una cittadina di 7.000 anime ricavata nella foresta, stato del Parà. La nostra striscia di Gaza, l'hanno definita i commentatori brasiliani, per i livelli di violenza e la guerra infinita attorno alla terra, ambita da tutti. Una foto del satellite mostra questo angolo di Amazzonia come una macchia verde scura pettinata da strisce più chiare, giallognole. È dove le motoseghe e il fuoco hanno già colpito. Ad ogni nuova strada che si apre nella foresta, la situazione peggiora. Non lontano da Anapu, a Tucuruì, lavora la cooperazione italiana, in un progetto per combattere gli incendi. «La violenza scaturisce dal meccanismo economico e dagli appetiti su queste terre - spiega il responsabile del progetto, Franco Perlotto -. Mani forti si impossessano di grandi aree falsificando documenti, poi arrivano gli incendi e la sottrazione di legname pregiato, in seguito la terra disboscata diventa pascolo e, alla fine del ciclo, viene rivenduta ai coltivatori di soia». La soia, in questo momento, è il maggior business del Brasile, di tutta l'America Latina. Il fatto che, in ultima analisi, diventi causa di morti a catena fa venire in mente l'altra ricchezza del continente, quella della coca. Secondo uno studio della Pastorale della Terra, un'entità della Chiesa brasiliana, lo Stato del Parà è in testa con 521 morti in 18 anni alla classifica degli omicidi per questioni legate al possesso di terra. Solo una manciata i casi risolti. Suor Dorothy sapeva bene che il suo lavoro dava fastidio a tanti, in questa catena di interessi forti. Nel «Progetto di sviluppo sostenibile Esperança», che aveva messo in piedi dieci anni fa ad Anapu, l'obiettivo era l'armonia tra la foresta vergine e le necessità economiche della popolazione. Solo 400 famiglie, in un'area gigantesca di 1.400 chilometri quadrati, vivevano di agricoltura a bassa intensità e prodotti della foresta. Una piccola utopia. Estranea, lontana dalle direttive guida della politica nazionale, che punta sul grande agrobusiness indirizzato alle esportazioni di cereali e di carne ed è favorevole all'apertura di nuove strade. E soprattutto in netto contrasto con gli appetiti locali. Le terre custodite da suor Dorothy erano difficilmente accessibili alle squadre di taglialegna e alle chiatte che trasportano a valle i preziosi tronchi di mogano, il più pregiato legname dell'Amazzonia. Pochi giorni fa, il governo Lula ha dovuto cedere alle violente proteste dei madereiros , i commercianti di legname, che minacciavano di bruciare tutto e inquinare i fiumi con sostanze chimiche se non fosse stato ritirato un decreto di forte limitazione dell'uso della terra. In una intervista, tre anni fa, la missionaria aveva parlato per la prima volta di minacce di morte e puntato l'indice sulle grandi imprese del legname. «Se riceverò una pallottola, già sapete da dove è partita», aveva detto. Poi aveva denunciato la non collaborazione della polizia locale, che anzi la vedeva come una pericolosa agitprop. Pochi giorni prima di morire, infine, aveva incontrato Nilmario Miranda, il sottosegretario ai diritti umani del governo. Da Brasilia, si fa notare oggi che alla religiosa era stato proposto uno schema di protezione, che lei ha rifiutato. Nel 1988, l'assassinio di Chico Mendes, il simbolo della preservazione dell'Amazzonia e dei raccoglitori di caucciù, aveva scosso il mondo e aperto una nuova era in Brasile nella questione ambientale. Oggi al ministero dell'Ambiente c'è Marina Silva, che di Mendes è considerata la pupilla e l'erede. La Silva, che poco ha potuto in questi due anni di governo contro l'ala dominante del governo Lula, ha riconosciuto che l'omicidio di suor Dorothy è l'episodio più grave da allora. Per Lula non sono giornate facili. Raggiunto dalla notizia mentre era impegnato nell'ennesimo viaggio all'estero, ha spedito nel Parà due ministri e duemila soldati e chiesto una indagine rigorosa e severa. Ma è stato criticato per non aver partecipato ai funerali dell'ultima vittima dei poteri forti del Brasile, sulla lotta ai quali ha costruito la sua fortuna politica. Rocco Cotroneo
Roma la cittàDEGLI ANIMALI Vacanza in Maremma per il pellicano bianco di FULCO PRATESI Anche gli uccelli esotici sanno che la miglior maniera di passare il fine settimana è quella di fare una scappata in Maremma, all'Argentario o ad Ansedonia. Il pellicano bianco che l'11 gennaio scorso e nelle giornate successive ha fatto bella mostra di sé sulle rive del Tevere, poco a monte della confluenza con l'Aniene, e che si è offerto docilmente all'obiettivo di Stefano Foschi, che con Eugenio Martuscelli remava su una barca del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, ha pensato che trascorrere il fine settimana fuori città, lontano dal traffico e dall'inquinamento ormai quotidiani, fosse una buona idea. E così si è messo sulle sue grandi ali bianche orlate di nero e, con un volo di più di centotrenta chilometri, è andato a passare il sabato 22 e la domenica 23 gennaio nelle calme e pescose acque dell'Oasi Wwf del Lago di Burano, che si trova nel territorio di Capalbio. E Fabio Cianchi, la guardia della riserva, ha potuto scattare stupende foto di questo grande uccello acquatico posato e in volo. Con la ripresa del lavoro, il lunedì successivo, il pellicano ha fatto ritorno a casa, sul Tevere entro Roma, dove continua a soggiornare tranquillo. Come il pellicano - che in Europa vive soltanto sul Delta del Danubio e nei laghi di Mikri Prespa in Grecia - sia arrivato a stabilirsi nella Capitale, ancora non è chiaro. Anche se segnalazioni nelle paludi costiere del Tirreno e dell'Adriatico non sono infrequenti, pure la docilità e fiducia mostrate da questo splendido esemplare (la cui foto è stata pubblicata su queste pagine il 12 gennaio scorso) fa pensare che si tratti di un esemplare sfuggito alla cattività e desideroso di tornare in natura. Attendiamo conferma dall'eventuale proprietario.
CERIALE Allevamento in una discarica, scatta la denuncia Ceriale Allevava capre, maiali e cani in mezzo a rottami e rifiuti di ogni genere accatastati in un vasto appezzamento di terreno lungo la strada panoramica di Peagna, peraltro in una zona di pregio sottoposta a vincolo ambientalistico. Così ieri mattina si è presentato ai cancelli della sua discarica-fattoria (messa precedentemente sotto sequestro) un vasto schieramento di vigili del fuoco, agenti della polizia municipale, funzionari dell'Asl, del servizio veterinario e dell'ufficio tecnico del Comune (nella foto), e si è addirittura alzato l'elicottero dei carabinieri per un sopralluogo dall'alto. F. M., pensionato invalido che aveva ottenuto il terreno in comodato gratuito da un conoscente ormai molti anni fa, ne aveva fatto una discarica di ogni genere di rottame o rifiuto, ma negli anni aveva anche cominciato a far sorgere qua e là diverse baracche, tanto in lamiera quanto in muratura, adibite a ricovero per i suoi animali (tra cui due gigantesche scrofe del peso di diversi quintali). Fabbricati piccoli, ma ovviamente tutti fuori norma e senza le necessarie autorizzazioni. La cosa sembrerebbe avere indispettito dapprima il proprietario del terreno che da quattro anni ha intrapreso una vera e propria battaglia per riappropriarsene, poi ha suscitato l'interesse delle forze dell'ordine e della Procura. L'area è finita e rimane sotto sequestro, e al pensionato cerialese è stato ordinato di abbattere i fabbricati abusivi, di rimuovere i rifiuti e i rottami accatastati e soprattutto di spostare gli animali altrove dove possano trovare condizioni di vita più adeguate. E per giunta sarà denunciato per diverse bombole del gas conservate senza precauzione e pericolosamente esposte alle intemperie. L. R.
Fagiano su un tetto mobilita Rapallo e poi fugge Rapallo. Un fagiano ieri mattina è arrivato - decisamente sperduto - in via Marsala a Rapallo. Prima su un tetto, poi proprio in strada, fra la preoccupazione dei passanti di fronte a una creatura tanto fuori dal suo habitat naturale. A dare l'allarme ai vigili del fuoco prima, poi alle associazioni animaliste e persino alle pubbliche assistenze, sono stati alcuni dipendenti del ristorante Miramare di Rapallo. Che prima hanno tentato di far intervenire i pompieri, per far scendere il fagiano dal tetto. I vigili di Rapallo, però, ieri mattina erano impegnati negli interventi a San Quirico, oltre al fatto che il recupero dei fagiani non rientra esattamente nelle loro competenze. E così, dopo varie accorate telefonate agli enti di protezione degli animali, Villa e compagni che si erano inteneriti per il volatile, sono riusciti a fare arrivare alcuni tecnici del Comune. Ma proprio quando gli operai, pure con fare esperto, si sono avvicinati al pennuto, lo stesso ha spiccato nuovamente il volo. E probabilmente è tornato da dove se ne era venuto. Racconta Villa, cuoco del Miramare: «Sulle prime non riuscivamo a farlo scendere dal tetto perchè era molto spaventato, non capivamo nemmeno perchè non volasse, ma non era ferito, probabilmente sotto choc per l'incendio. Poi non trovavamo chi lo venisse a prendere. Simpatico lui, che quando abbiamo trovato chi se ne prendesse cura, se n'è volato via». F. For.
La caccia alla volpe finisce fuori legge NOSTRO SERVIZIO LONDRA - Ormai per gli appassionati della caccia alla volpe non c'è pi ù speranza. La Corte d'Appello inglese, alla quale la loro associazione, la Countryside Alliance, aveva presentato ricorso, ha respinto anche l'ultimo tentativo di opporsi all'ineluttabile. Da domani è bandita, sia in Inghilterra sia nel Galles, gli ultimi due baluardi del Regno Unito dove essa si esercitava. Non è bastato il favore a questo antico ma crudele sport del principe Carlo e della sua fidanzata, Camilla. Non è bastato che la House of Lords si sia opposta alla sua abolizione. La legge, voluta dai laburisti ed appoggiata da Tony Blair, era rimbalzata pi ù volte tra i due rami del parlamento, con i Comuni che approvavano e i Lord, dove forte è la presenza della nobiltà di campagna, che respingevano. Alla fine il governo è ricorso ad una legge del 1949 che gli consentiva di fare entrare comunque in vigore il provvedimento. Invano il difensore della Countryside Alliance, Sir Sydney Kentridge, ha opposto che quella legge non poteva essere applicata in questo caso. I tre giudici dell'Alta Corte, il Master of Rolls, Lord Phillips, e il Lord Justice May, sotto la guida del Lord Chief Justice, Lord Woolf, pur ammettendo che il provvedimento « non era consueto » , oltre che alquanto datato ( il « 1949 Act » si richiama ad un precedente del 1911 e serve a tagliare i tempi a disposizione della camera Alta per bloccare l'approvazione di una legge), hanno ritenuto che fosse comunque valido. Si sta studiando tuttavia una soluzione che eviterebbe la disoccupazione di allevatori e stallieri: fare correre cavalli, cavalieri e cani dietro ad una volpe finta. L'esperimento è stato fatto ieri, nella contea di Duram. Con soddisfazione degli amici degli animali. E delle volpi. Neri Paoloni
Roma Buon compleanno gatti! Per loro oggi tour, mostre d'arte e premi di MARIA SERENA PATRIARCA I nostri piccoli felini domestici (e non) si preparano a fare le fusa: si festeggia oggi, puntuale come da tradizione, la Giornata Mondiale del Gatto, ed è un po' come un compleanno. In città è tutto un pullulare di iniziative mirate a valorizzare i mici. Si inizia questo pomeriggio con il Gattotour , organizzato dall'Ufficio Diritti Animali del Comune, che permetterà di visitare le colonie feline di Porta Portese e Villa Flora. A seguire appuntamento al circolo "Follyk" in vicolo della Fontana, per l'inaugurazione della mostra dedicata ai gatti in tutte le loro sfaccettature. Fra gli artisti che espongono? Alessandra Giovannoni, Rossana Bartolozzi, Monica Meyer, Francesco Ferlisi, Massimo Franchi, Carla Papandrea . Durante la serata sarà assegnato anche il "Premio Felis" che il Club del Gatto quest'anno ha conferito a Giuliana Montagnoli , per aver introdotto la Festa del Gatto a Perugia, con tutte le manifestazioni connesse.
Rieti CASTELFRANCO Cani uccisi a fucilate nella notte di STEFANO MARIANTONI Spari nella notte. Un fucile vigliacco e decine di cani colpiti, dentro e fuori il canile. A Castelfranco, dove sono ospitati circa 700 cani, è successo anche questo. A testimoniarlo sono i volontari che prestano la loro opera nella struttura privata al confine con il comune di Cantalice. L'ultima "esecuzione" risale ad una quindicina di giorni fa: ad accorgersene sono stati gli operai addetti alla pulizia dei box, che hanno nuovamente ritrovato i cani uccisi: evidenti le ferite causate da armi da fuoco, per lo più doppiette e carabine. Una catena di atrocità sempre più frequente negli ultimi mesi: episodi di spari a cui - precisano i volontari - sono seguite una serie di denunce della proprietà che a quanto pare non hanno portato alcun effetto. Qualcuno continua a sparare ai cani liberi ed ultimamente è riuscito ad entrare anche in canile, mietendo vittime anche dentro alle gabbie. Così, se da un lato si tira un sospiro di sollievo per l'esito dei lavori di ristrutturazione - ancora parziale - che garantiscono un miglioramento delle condizioni di vita a buona parte degli animali ospitati, resta alta l'attenzione degli animalisti nei confronti del ricovero a due passi dal santuario di San Felice. Sotto accusa resta «la sistemazione inadeguata di circa 150 esemplari, rimasti nei vecchi box ed in qualche caso costretti a delle pericolose convivenze per mancanza di spazi». Questo - ricordano i volontari - è causa di frequenti sbranamenti senza dimenticare che, accanto ai già citati ritrovamenti di esemplari fucilati, si aggiungono i cani annegati tra i liquami. Gli stessi volontari continuano ad auspicare un potenziamento della manodopera, considerando del tutto insufficienti i due operai che attualmente accudiscono i 700 animali presenti. I 60 giorni di tempo concessi dal comune di Rieti per ultimare la ristrutturazione, divenuti poi 85 grazie ad una proroga motivata dal maltempo, sono quindi giudicati insufficienti per sanare del tutto una condizione di grave arretratezza. Per i volontari, nonostante i passi in avanti, siamo ancora nel bel mezzo di un'emergenza.
Pescara Un "carlino" cerca casa L'ha trovato in piazza Unione che litigava con un rivale molto più grosso e l'ha portato al Consiglio provinciale, salvandolo certo da una brutta situazione. Carmelita Bellini, guardia zoofila dell'Enpa, cerca ora il padrone del bell'esemplare di "carlino", cagnolino di razza purtroppo privo di microchip. «Il cane ha una tracheite e va curato, ma è bellissimo».
Chieti Tra i multati chi coltivava "per finta" o usava diserbanti Agricoltura biologica nel mirino del Corpo Forestale. Su 39 aziende agricole ecocompatibili ispezionate nel corso del 2004 ben 25 imprese non erano in regola con le norme comunitarie: avevano cioè ottenuto gli aiuti Feoga (Fondo europeo di orientamento e garanzia) per milioni di euro, ma in realtà non avevano eseguito alla lettera le disposizioni in materia di agricoltura biologica. In particolare uno dei 25 agricoltori è stato anche denunciato alla magistratura e sanzionato di oltre 7 mila euro per aver usato concimi non ammessi. Per gli altri i reati individuati sono vari: c'è chi aveva denunciato più terreni ad agricoltura biologica di quanti realmente ne possedeva o chi aveva indicato come aree biologiche laghi o foreste per nulla adatte alle coltivazioni ecocompatibili. A tutti complessivamente sono state elevate oltre 53 mila euro di multa. Dicono al Corpo Forestale: «Il dato è allarmante: il campione è limitatissimo in quanto sono quasi un migliaio le aziende che hanno ottenuto gli aiuti nel corso del 2003 per la produzione biologica. Gli agricoltori si erano impegnati ad applicare per 5 anni metodi di produzione agricola ecocompatibile, codificati in diverse misure, tra le quali l'agricoltura biologica ed i pascoli e/o prati- pascoli. Ebbene ne abbiano controlllate solo 39, e su queste addirittura 25 non erano in regola. E la situazione è peggiorata: nel precedente controllo effettuato nell'anno passato non erano in regola in 15». I beneficiari contravvenzionati dovranno ora restituire i soldi avuti al Feoga facendole pervenire all'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura - Agea di Roma. Dice il comandante Provinciale: «A breve ripartiranno i controlli del 2005 che riguarderanno gli aiuti percepiti negli anni 2004 e precedenti».
Festa. La giornata del gatto tra gadget e libri Napoli gattara, ma in silenzio. Nella placida quanto genetica indifferenza dei più diretti interessati, si festeggia oggi la giornata mondiale del gatto. La ricorrenza a Napoli non vedrà celebrazioni pubbliche come invece capita a Roma, dove le colonie feline sono parte integrante del paesaggio urbano, ma ciò nonostante la città dimostra nelle cifre d'essere altrettanto gattofila. Intanto alla libreria Colonnese di San Pietro a Majella, per l'occasione (e fino a sabato) saranno in vetrina duecento libri e gadget legati al mondo dei felini. Irresistibile richiamo per gli indagatori del mistero gatto, della sua componente magica alla quale la scelta del diciassette febbraio come giornata dedicatagli si richiama di proposito. L'anagramma del diciassette in cifre romane si legge infatti «VIXI», ovvero, «vissi», che è come dire che solo il gatto che ha vissuto sette vite può affermare d'aver già vissuto. Gattofili in festa dunque, quelli senza nome e i tanti nomi noti che perpetuano così la storia che vuole anche tra gli umani illustri innumerevoli gattari. Lo era Hemingway, che nella sua villa di Cuba viveva assieme a 57 bestiole pelose. Anche Eduardo amava i felini, e si racconta che scrivesse con la gatta accoccolata sulla pagina sinistra. Tre mici, oggi, bazzicano lo studio di Gianni Pisani, si tratta di mamma Quasi Quasi e dei pasciuti pargoli Singo e Sisto, soriani tendenti all'obeso che sono soliti assistere al lavoro del pittore: «Singo è un gatto artista - confessa il maestro - è lui che ho coinvolto innumerevoli volte nei miei racconti di pittore e che ho ritratto appeso alle vesti della Madonna della Sanità nell'atto di salire verso le stelle». Anche i gatti vanno in paradiso? «Tutti gli animali ci vanno - prosegue - anche se Singo ha davvero un brutto vizio, è pazzo per i gamberoni, così quando li mangio crede che la metà gli spetti di diritto». All'architetto Paola Pozzi, meriti letterari le hanno conquistato fama di grande esperta di gatti. La storia è cominciata nel 1987, con la pubblicazione del suo libro «Gatti, amore e astrologia», è proseguita poi dalle pagine di un mensile specializzato, dove la professionista teneva una rubrica di astrologia felina: «A quel punto la nomea di esperta non mi si è più staccata di dosso. Ci sono persone che mi telefonano addirittura per chiedermi consigli veterinari. Sono rassegnata». Una casa, la sua, dove fino a qualche tempo fa era ingombra da tremila immagini e statuine di ogni genere. Mici inanimati, dunque mai in competizione con le due soriane che dividono l'abitazione con l'architetto «però il mio amore per i gatti non è di tipo maniacale - precisa - non sono di quelle persone che ne parlano come figli. Li amo perché con loro vivo praticamente da sempre». Il vomerese Domenico Colliani è il presidente dell'Anfi Campania, l'associazione nazionale che riunisce gli amanti dei gatti da esposizione (ma non solo). È proprietario di due giganti, due esemplari di Maine coon, tra le razze più grandi in assoluto: «Perché si diventa gattofili? Perché il rapporto col gatto è una conquista, sono animali che non si vendono per una ciotola di cibo, ma che una volta conquistati sanno dimostrare un affetto vero». ANTONELLA DURAZZO
La volpe è salva, la caccia è finita Ma i ribelli sfidano già il divieto La Gran Bretagna ha detto addio (tra le polemiche) a una tradizione che durava da 4 secoli DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Quando leggerete queste righe, sarà già tutto finito. Non stupiscano parole così gravi, perché in Inghilterra si chiude un'epoca storica. Dalla mezzanotte, la caccia alla volpe con i cani è vietata. Un rito che risale ai Seicento, una necessità umana come vivere e respirare per i cacciatori in giacca rossa, una crudeltà per i deputati ai Comuni che a maggioranza votarono il bando, un'anacronismo che Oscar Wilde definì «l'indicibile all'inseguimento dell'immangiabile», cioè l'aristocrazia equestre che fa sbranare una bestiola neppure commestibile, da oggi è illegale. Il dibattito è aperto sulle ragioni del bando: finalmente nella lunga lotta di classe in Inghilterra (e in Galles) i sudditi a piedi battono quelli in sella, oppure per una volta Tony Blair s'è ricordato d'essere socialista. L'ironia, cioè lo humour degli inglesi che tempera la rabbia, oggi è vitale. Basti questo: la caccia alla volpe è bandita, ora comincia la caccia al cacciatore fuorilegge. Non bisognerebbe mai sorridere degli usi altrui, siano la corrida spagnola o il burqa afghano. Ma la passione con cui l'Inghilterra ha vissuto la fine della caccia alla volpe, dal voto ai Comuni all'estremo ricorso della Countryside Alliance all'Alta Corte, alle minacce di trasgredire la legge nel nome di principi superiori, ha incuriosito persino gli inglesi, stupiti della propria originalità. Roger Scruton, un filosofo affermato, ha osato invocare la disobbedienza civile del Mahatma Gandhi per giustificare il rifiuto di una legge che, dice, è «arbitraria». La Bbc stessa s'interroga su tanta animosità, che nasce nelle scuderie e nei canili di campagna, ma s'imbeve di mitica dei ceti urbani: forse il vero senso, come per la corrida e il burqa, sfugge a chi non è di casa. Prendiamo, tra il serio e il faceto, una delle ultime cacce legali che si sono tenute prima di mezzanotte, a Sedgefield, collegio elettorale del premier. Ottanta cacciatori hanno battuto in lungo e in largo un bosco alle spalle del villaggio alla ricerca d'una immaginaria «volpe di Tony Blair». Ne hanno uccisa una, già zoppa per l'investimento di un'auto, ma non si sono accontentati: «Stavolta l'inseguiamo fino alla fine. Chiudiamo tutte le uscite, perché non scappi», ha detto Mark Shotton, capo della missione, un ex laburista diventato «d'estrema destra» quando il premier ha permesso il voto contro la caccia. Contro Blair, a Sedgefield, ironia e rabbia si sono alleate per creare un caso politico. L'entrata in vigore del divieto, così, non conclude la battaglia. Per domani, sabato, 268 battute sono previste da sud a nord, dalla Cornovaglia al Nurthumberland. Non saranno vere cacce, naturalmente, ma serviranno a sgranchire le gambe ai cavalli e a far correre i cani, dicono gli organizzatori. E se poi i segugi troveranno una traccia di volpe, chi potrà fermarli? «A tutti coloro che saranno in campagna, le battute sembreranno vere battute di caccia, suoni e odori compresi», dice allusivo Tim Bonner, della Countryside Alliance. La legge, quindi, entra in vigore con un margine di ambiguità. Se le cifre sono attendibili, almeno cinquantamila persone a cavallo sfideranno il divieto. Chi potrà fermarle? Le diverse polizie inglesi, in quella che sembra una politica nazionale, non hanno voglia di raccogliere una sfida altamente impopolare: «I miei agenti saranno pronti a raccogliere prove d'ogni violazione, ma non distrarrò risorse da altre priorità, come i furti, i crimini violenti e i comportamenti asociali, secondo le indicazioni del governo», dice Paul Kerneghan, capo della polizia dello Hampshire. Così le prove potranno essere portate direttamente alla magistratura dai militanti dei gruppi che hanno combattuto la caccia alla volpe. La Lega contro gli Sport Crudeli promette di mandare i suoi attivisti nelle campagne, armati di videocamere e macchine fotografiche, per registrare i comportamenti dei cacciatori illegali. Se poi scopriranno che Roger Scruton, solo per fare un esempio, ha mandato i cani all'inseguimento di una volpe, dovranno fidarsi della sua parola: «Credevo che fosse un topo», dirà il filosofo al giudice. Disobbedienza civile, alla Gandhi, nel nome dell'immangiabile volpe? Indicibile, alla Wilde. Alessio Altichieri
Caccia alla volpe addio a rischio migliaia di cani Cavalieri scatenati nei boschi della Gran Bretagna. Anche Carlo, Camilla, Harry e Anna partecipano all'ultima battuta, vietata da mezzanotte
Londra Carlo, Camilla, la principessa Anna e il principino Harry hanno partecipato a quella che doveva essere ieri l'ultima battuta di caccia alla volpe. In sella c'erano alcune decine di migliaia di personaggi di tutte le categorie sociali che vestivano la tradizionale giacca rossa con berretto nero. E' stata una vera e propria sfida al governo di Tony Blair, responsabile di avere reso illegale uno dei più antichi e tradizionali sport della Gran Bretagna. Sono molti i cavalieri e le cavallerizze che sembrano decisi a continuare a impegnarsi nelle loro attività di campagna inglese. Parlamento e tribunali hanno dato loro torto, ma pensano di poter rendere impossibile l'applicazione della nuova legge che impedirà di inseguire le volpi dietro ai velocissimi cani. Il loro allevamento era diventato leggendario. Gli whipper e gli hounds sono specialisti nell'essere impegnati in questa tanto disputata attività. Molti degli whippers e degli hounds si salveranno perché saranno trasferiti all'estero. Soprattutto in Francia e in America, dove la caccia alla volpe continuerà. Lo stilista Henry Origny di Hermess ha definito "fascista" il provvedimento del capo del governo laburista e ha invitato i "migliori inglesi" a venire ad esercitare nel suo Paese i loro sport. Ma migliaia e migliaia di cani rischiano di dover essere eliminati. Gli animalisti sono divisi al proposito. Si rendono conto che ambedue queste razze non possono essere convertite in cani da compagnia. La loro natura che si è andata sviluppando in decine e decine di anni è quella che li porta non soltanto alla corsa più veloce, ma anche ad alternare la preda. Al tempo stesso la guerra alla caccia alla volpe aveva impegnato per anni buona parte dei personaggi che si autodefiniscono "protettori degli animali". Blair si rende perfettamente conto dell'ira che surriscalda le campagne inglesi. In teoria, il numero degli addetti alla caccia alla volpe è di poche migliaia, ma a questi si devono aggiungere coloro che lavorano negli alberghi, nei ristoranti, gli allevatori di cavalli e di cani e una serie di altre categorie che indirettamente beneficiano da questo sport nelle loro zone. Secondo la Country Side Alliance, il numero delle persone che potrebbero risentire dell'abolizione di questo sport salirebbe a quasi un milione. Per questa ragione le norme del ministero degli Interni per far applicare il provvedimento sono ancora vaghe. Persino il giudice Lord Scott di Foscote si rifiuta di occuparsi di casi relativi alla caccia alla volpe. Ma lo sport è stato definito "illegale" e sono migliaia i casi in Scozia di arresti contro i cavalieri della caccia alla volpe, che sono stati però rilasciati perché il "correre dietro agli astuti animali" non costituisce di per sé reato. Devono essere sorpresi mentre tagliano la coda alla volpe o quanto meno quando questa è assalita dai cani. E' un'impresa particolarmente difficile. In questo sport si saltano le siepi e ogni tipo di ostacolo. I poliziotti non possono correre dietro ai cavalieri in bicicletta o in automobile. Blair se ne rende conto. Per questa ragione si prevede un atteggiamento benevolo da parte delle forze dell'ordine. Ma c'è il pericolo che, con l'impegno di tanti personaggi ricchi e famosi, la pubblicità finisca con il danneggiare l'immagine di fermezza degli uomini di Blair. E' infatti impensabile che la polizia possa arrestare Camilla o uno qualsiasi dei suoi parenti acquisiti perché vanno a caccia alla volpe. Ma la futura consorte di Carlo non fa mistero del fatto che non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo sport favorito con il quale è cresciuta da quattro decadi. Paolo Filo della Torre
LA DENUNCIA L'Enpa:«Migliaia gli animali morti» Genova «Il fuoco che ha distrutto 1700 ettari di vegetazione in tutta la Liguria ha anche ucciso moltissimi insetti, rettili, uccelli, mammiferi; animali morti asfissiati o ancora peggio bruciati vivi». Lo denuncia l'Enpa, l'Ente nazionale della protezione animali della provincia di Savona che ha seguito l'evolversi della situazione degli incendi boschivi che hanno devastato i boschi di Genova, Savona e Imperia. L'Enpa invita le persone che frequentano i boschi a depositarvi cibo per gli animali sopravvissuti e sollecita alla vigilanza tutti coloro che li amano: «Un incendio non minaccia soltanto la vita umana ma è anche e sempre un'autentica mattanza di animali».
Un dog-sitter al supermercato Il nuovo servizio sperimentato con successo ad Alassio. I cani vengono rifocillati e fatti passeggiare Clienti entusiasti: «Fido non dovrà più restare a casa» Alassio Vai al supermercato e prima di fare la spesa trovi il dog-sitter che si occupa del tuo cane: si prende cura di lui dandogli una ciotola d'acqua o di cibo e, all'occorrenza, lo porta anche a spasso durante l'ora di shopping. In alcuni centri commerciali tedeschi e inglesi è un servizio molto diffuso, in provincia di Savona lo sta sperimentando con successo Giuseppe Vullo, direttore dell'Ok Market di via Neghelli ad Alassio. E' un servizio nel servizio, compreso nel prezzo della spesa, che si ottiene senza sborsare un centesimo in più. Le massaie possono lasciare il loro cane all'ingresso per poi riprenderlo alla fine dello shopping. All'amico fido viene fornita una ciotola d'acqua e di cibo o anche una mini passeggiata nella zona per tutta la durata dello shopping e l'idea sta avendo molto successo. Il dog sitter al supermercato è davvero una bella trovata a detta delle stesse clienti dell'Ok Market. «Effettivamente per chi non può lasciare il cane a casa da solo e preferisce portarlo con sé tutto il giorno, anche a far la spesa come in questo caso, lasciarlo in custodia ad un "guardiano temporaneo" può essere davvero d'aiuto - dice Vincenzina Galli - Il dog sitter è anche molto gentile perché si preoccupa di dare da bere o da mangiare al cane e all'occorrenza gli fa fare anche pipì, mentre spingi il carrello della spesa tra uno scaffale e l'altro. In questo modo puoi fare la spesa senza tanti pensieri e soprattutto con tutta calma». Anche Roberta Gennaro è abituata a portare a spasso il suo cane «sempre e ovunque - dice - anche se molti commercianti, quando ti avvicini solo alla vetrina, ti costringono a lasciarlo fuori dalla porta. Al supermercato di Giuseppe, che conosco da anni, almeno vieni accolta in un altro modo. Tutti, anche gli altri dipendenti sono davvero molto gentili e nessuno ti fa pesare il fatto che vai a fare la spesa con il tuo cagnolino. Così dovrebbe essere ovunque e non solo in questo centro commerciale». Giò Barbera
Commedia dialettale per Animal house Domenica 27 febbraio alle 21 alla polisportiva Il castelletto di via Zarotto si terrà una commedia dialettale della compagnia « I pramzan arios » . L'incasso sarà devoluto ad Animal house attuale gestore del canile comunale ( il biglietto costa 5 euro e la prevendita è nella struttura di via del taglio 7/ a).
Multata per eccesso di velocità mentre trasportava un cane ferito: il giudice di pace accoglie il ricorso BORGOTARO - Non può essere multata per eccesso di velocità una guardia zoofila nell'esercizio delle sue funzioni. Il giudice di pace di Parma, Simonetta Mazza, ha accolto il ricorso presentato da Annalisa De Bei, guardia zoofila dell'Enpa di Borgotaro. La guardia, lo scorsa estate, mentre era in servizio, aveva notato, ai margini della strada, un cane ferito. Annalisa De Bei si è immediatamente fermata, ha prestato le prime cure all'animale ma il cane, probabilmente vittima di un investimento, doveva necessariamente essere curato da un veterinario: era in corso una pericolosa emorragia interna. Cosí la guardia zoofila ha caricato a bordo della sua vettura il cane e nel frattempo ha allertato una veterinaria. Ma nel tragitto, Annalisa De Bei ha superato i limiti di velocità: l'autovelox ha riscontrato una velocità di 72 chilometri orari in un tratto in cui il limite è di 50. Multata, ha presentato un ricorso all'Ufficio territoriale del Governo di Parma, ma la Prefettura ha rigettato l'istanza. Cosí Annalisa De Bei, assistita dall'avvocato Daniele Carra, ha presentato un ricorso al Giudice di pace. E Simonetta Mazza ha accolto il ricorso: « La signora De Bei - ha scritto il giudice nella sentenza - ha fornito prova di avere superato i limiti di velocità al fine di adempiere al proprio dovere di guardia zoofila. Nell'esercizio dei propri compiti, le guardie zoofile sono da considerarsi a tutti gli effetti agenti di polizia giudiziaria. La ratio della scriminante di cui all'articolo 51 del Codice penale va individuata, nel caso di specie, nel fatto che la signora De Bei abbia agito in adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica, in quanto i compiti assegnati alle guardie zoofile derivano da disposizione normativa, il dpr 31/ 3/ 1979 e il d. lgs 532/ 92. Inoltre, come è stato documentato dalla ricorrente, il comportamento della signora De Bei è ricollegabile alla necessità di sottoporre il cane sofferente alla cure del caso, non potendo operare altrimenti. Nessun rimprovero può essere mosso alla ricorrente e, pertanto, l'ordinanza- ingiunzione emessa dalla Prefettura di Parma merita di essere annullata poichè il fatto è stato commesso nell'adempimento di un dovere » . La soddisfazione maggiore per la guardia zoofila dell'Enpa di Borgotaro sta nel fatto che, oltre ad essere riuscita a riaffermare un principio importante, il cane, grazie alle tempestive cure, si è salvato.
«Venite da noi, in Italia non è vietata» ROMA - La caccia alla volpe? In Italia non esiste. «Non è regolamentata, non c'è nessuna norma che la contempli», spiega Gianserio Sanfelice di Monteforte, presidente della società romana caccia alla volpe che conta 110 iscritti. Fino a una quindicina di anni fa la caccia alla volpe era autorizzata, «oggi c'è un buco legislativo, nel calendario venatorio non si fa alcun riferimento a noi. Si può dare la caccia alla volpe con fucile, ma non è esplicitamente detto che è consentito inseguirla con i cavalli e i cani». Nell'incertezza, comunque, gli appassionati italiani praticano questa attività. C'è la possilità che i cavalieri inglesi si riversino nelle nostre campagne per cacciare le volpi? «Già avviene - risponde il presidente - sono sempre venuti, alla spicciolata, e trovano bellissima la campagna romana. Una volta chiarito l'aspetto normativo, sì, potrebbero venire a cacciare da noi. Ma è impensabile che il business che in Inghilterra ruota intorno a questo sport si trasferisca in Italia. Qui non ci sono le strutture, non c'è quella cultura e quella tradizione. Potremmo ospitare un piccolo gruppo di cavalieri per volta, ma già se si presentassero in venti non avremmo cavalli per loro». In Inghilterra si contano ben 16mila cavalli allenati a inseguire le volpi, 20mila cani addestrati e 250 società di caccia. «L'impatto economico e sociale del divieto sulle campagne inglesi sarà enorme. E sinceramente è un divieto che non condividiamo, dai risvolti politico e sociali più che ambientalistici, una sorta di rivincita nei confronti della classe che pratica questo sport. Si considera un'attività per ricchi e invece non è così, tutti possono partecipare alle battute. Ma quello che non riusciamo a capire è come mai si continua a consentire la caccia alla volpe col fucile, mentre si vieta quella con i cani e i cavalli pensando erroneamente che sia più cruenta per l'animale. Allora, tanto vale, abolire del tutto la caccia». S.I.
Roma Atac: bus "felini"per festeggiare i mici romani Gatti in giro per la città: nella seconda edizione del Gatto Tour, su due autobus messi a disposizione da Trambus, con tappa al gattile comunale di Porta Portese, inaugurato ieri, che ospita, in casette riscaldate, 87 gatti e a villa Flora. Durante il Gatto Tour, nella giornata mondiale del felino, è stato premiato l'attore Gigi Proietti: «Un gattaro romano doc», ha detto Monica Cirinnà, delegata del sindaco Walter veltroni ai diritti degli animali, il giornalista Jean-Jacques Bozonnet di "Le Monde", i carabinieri di Trastevere, che hanno salvato il gatto Pupone, l'emittente "Romauno" e i due vigili del fuoco che circa un mese fa hanno salvato dall'alluvione due gattini rifugiatisi sul tetto di una baracca.
Pescara UN PONY NEL FURGONE Dentro il furgone c'era un pony, per fortuna in buona salute anche se infreddolito e sicuramente affamato. Lo hanno ritrovato gli agenti della Volante, ieri pomeriggio intorno alle 18, impegnati in un servizio di vigilanza nella zona di Rancitelli. Il furgone era privo di targa, privo di assicurazione, ed era fermo lì davanti alla sede della "Gtm", in via Aterno, da diverse ore. Constatato che il veicolo era in stato di abbandono, constatato che mancava di tutti i contrassegni di legge, gli agenti hanno avviato la pratica di sequestro amministrativo. Grande e ovvia è stata la sorpresa quando si sono accorti che nel furgone c'era un cavallino pony, per fortuna l'animale era in buone condizioni anche se evidentemente aveva sofferto per la fame e il freddo. Il pony è stato affidato al centro ippico di Pianella. Continuano le indagini per sapere se è stato rubato o comunque chi sia il suo proprietario.
Bracconiere sorpreso nel Parco di SONIA PAGLIA BARREA - Bracconiere sorpreso in tarda serata mentre abbatteva due cinghiali nel Parco nazionale d'Abruzzo. L'uomo, già noto all'autorità giudiziaria, si trovava in atteggiamento di caccia in località Valle Salice nel comune di Barrea, area ad alto valore naturalistico chiamata comunemente zona delle stalle. D.B.R. di 29 anni, originario del Molise e residente a Barrea, è stato denunciato per porto abusivo di armi e per caccia in area protetta. Al giovane è stato sequestrato un fucile da caccia, cartucce e coltelli. I due cinghiali abbattutti, anch'essi sequestrati, sono stati inviati all'Istituto zooprofilatico di Teramo per gli esami autoptici del caso. D.B.R. precedentemente era già stato denunciato da Guardie forestali e Guardie Parco per fatti analoghi e per aver effettuato attività di pesca di frodo. Il direttore dell'ente Pnalm Aldo Di Benedetto si ritiene soddisfatto della brillante operazione antibracconaggio, tuttavia ha posto l'attenzione «sull'importanza di perseguire intensamente lo spregevole fenomeno, in un territorio particolarmente pregiato dal punto di vista faunistico, dove la piena sinergia tra Carabinieri, Servizio di sorveglianza dell'Ente e Corpo forestale dello Stato può garantire grande efficacia nelle azioni di repressione di simili atti criminosi, al fine di salvaguardare le importanti entità faunistiche del nostro territorio che sempre più spesso vengono minacciate dai trafficanti di carne clandestina per poi destinarla a qualche ristoratore della zona».
Sette volpini appena nati gettati in un cassonetto Li hanno sentiti guaire alcuni operai e li hanno salvati. Sono nel canile di Cortaccione, in attesa di essere adottati di RENZO BERTI SPOLETO - Erano sette: quattro femmine e tre maschi. Sette cuccioli di razza volpino gettati come rifiuti dentro un cassonetto della spazzatura. A trovarli, proprio di fronte allo stabilimento della Minerva a Santo Chiodo, sono stati alcuni operai che stavano effettuando alcuni lavori lungo la sede stradale. Uno di loro ha udito distintamente i guaiti provenire dal contenitore della spazzatura e lo ha aperto trovando le povere bestiole chiuse dentro un sacco di plastica. Soffrivano perchè non riuscivano a respirare bene e i loro occhi si sono illuminati quando hanno notato la presenza degli operai. Insomma, era la salvezza per quelle povere bestioline. Anche se, come succede in queti casi, per loro sarebbe cominciata una vita di stenti alla ricerca di una casa e di un padrone come tanti altri cani. Gli operai, dopo averli tratte in salvo, hanno avvertito la polizia veterinaria della Asl, che li ha consegnati alla Lega nazionale per la difesa del cane. Ora i sette volpini, nati presumibilmente una quarantina di giorni fa, sono ospiti del canile-rifugio dell'associazione a Cortaccione. Per ora sono allegri e felici, circondati da attenzioni e da tanti altri cani con i quali cercano di giocare dalla mattina alla sera. «Purtroppo la crudeltà umana non conosce limiti. Se non fosse stata la casuale presenza degli operai nelle vicinanze del cassonetto, i cuccioli sarebbero rimasti stritolati dentro il compattatore del Csa - dice la responsabile della Lega, Anna Lisa Armeni - Ora i cani stanno bene e sono pronti per essere adottati: li abbiamo fatti vaccinare e "sverminare"». Un appello per l'adozione degli animali che la Lega rinnova anche stavolta insieme a quello di non disfarsi dei cuccioli in modo barbaro. «Chi non può o non vuole allevare una cucciolata - porsegue Anna Lisa Armeni - può chiamarci prima della nascita o subito dopo (388- 7414944 è il numero della Lega ndr). Poi penseremo noi a prelevare gli animali e ad ospitarli nel nostro canile sino al momento dell'affido». Purtroppo, però, nonostante gli sforzi della Lega, c'è chi continua a rimanere sordo ed insensibile al messaggio animalista.
Giostra dopata, altri 7 nei guai I Nas denunciano un veterinario ed i responsabili delle scuderie SAN GEMINI - Altre sette persone sono stete denunciate Perugia per le sostanze ritenute dopanti che erano state somministrate a cinque degli otto cavalli che il 10 ottobre scorso avevano disputato la storica Giostra dell'arme di San Gemini. Sono stati segnalati alla procura della repubblica presso il tribunale di Terni anche un veterinario e sei responsabili della manifestazione e delle scuderie. Nel dicembre scorso erano già stati denunciati due priori ed altri due proprietari delle scuderie. Sono tutti accusati di avere, in concorso tra loro, prescritto e somministrato ai cavalli sostanze dopanti, tali da alterare lo svolgimento della competizione ippica. Il sangue prelevato ai cavalli era stato sottoposto alle analisi tossicologiche nel laboratorio Unire di Settimo Milanese ed i campioni di cinque animali erano risultati positivi al fenilbutazone ed all' ossifenilbutazone. Si tratta di farmaci usati nel trattamento di contusioni, ematomi, stiramenti, dolori muscolari e delle articolazioni. Farmaci che alleviano il dolore e che quindi - secondo il Nas - permetterebbero ai cavalli di sottoporsi a sforzi superiori al normale, alterando quindi i risultati della gara.
«Assistenza per gli animali» Oltre 300 firme e centinaia di telefonate: è il bilancio della prima settimana di attività dell'iniziativa avviata a Casalpalocco da un'appassionata di animali, Diana Martino, decisa a chiedere l'istituzione dell'assistenza sanitaria pubblica anche per i cani. L'idea, promossa per la prima volta domenica scorsa al centro commerciale "Le terrazze", scaturisce dall'esigenza di aiutare chi possiede cani o gatti.
Il sacrificio di suor Dorothy spinge Lula a fare i parchi Svolta in Amazzonia dopo 2 anni di sostegno ai coltivatori RIO DE JANEIRO - Il governo brasiliano ha deciso di delimitare vaste aree dell'Amazzonia, nella speranza di sottrarle all'attacco della deforestazione selvaggia e ridurre la violenza nella regione. La decisione del presidente Lula arriva in risposta all'ondata di sdegno per l'assassinio della missionaria americana Dorothy Stang, avvenuto la scorsa settimana, che ha avuto ampia risonanza internazionale. È un pacchetto «verde» anticrisi, approvato dal consiglio dei ministri, al cui centro c'è la creazione di 5 aree protette in Amazzonia. Le due più importanti si trovano nel Parà, lo Stato più esplosivo della regione (oltre alla suora, ci sono stati altri 4 assassinii negli ultimi giorni): sono il Parco Nazionale Serra do Pardo e la stazione ecologica Terra do Meio, riserve di svariati milioni di ettari già funestate da incendi, una porzione modesta della maggior foresta della Terra, ma comunque di dimensioni superiori a intere regioni italiane. Oltre alle aree intoccabili per l'eternità, il governo ha fissato divieti temporanei (6 mesi) per l'abbattimento di alberi in aree del Parà limitrofe alla Transamazzonica Br-163, la strada che è la chiave di volta della questione. Inoltre, Lula ha deciso di creare una task force per investigare sugli omicidi, fermare la corsa all'occupazione abusiva di terre e raffreddare i conflitti tra fazendeiros e contadini senza terra. L'intervento in Amazzonia del governo Lula (accusato di scarsa incisività su questioni che sono state battaglie prioritarie della sinistra) è visto da più parti come un segno di svolta. Sulla questione ambientale, il bilancio di due anni di governo non è esaltante. La distruzione della foresta è proceduta ai ritmi di sempre, anzi, con una tendenza all'accelerazione. L'illegalità dilaga e gli appetiti economici hanno preso il sopravvento. A suscitare polemiche è soprattutto il progetto di asfaltare la Br-163, che unisce le città di Cuiabà e Santarem, tagliando in due l'Amazzonia da Sud a Nord. È un percorso di quasi duemila chilometri, aperto negli anni Settanta, oggi per più di metà solo un sentiero di fango e buche. Il boom economico nelle regioni del Mato Grosso e del Parà ha spinto Lula ad approvare il rifacimento della strada, tra l'entusiasmo degli imprenditori e l'indignazione degli ambientalisti. I primi vedono realizzato il sogno di imbarcare soia, grano e carne su camion, per arrivare rapidamente ai terminal fluviali nel Rio delle Amazzoni; i secondi ricordano che la distruzione della foresta arriva sempre dopo le colate di asfalto e che la 163 può rappresentare il colpo di grazia. A poco sono servite finora le rassicurazioni del ministro dell'Ambiente Marina Silva, prima contraria e poi piegatasi alla ragion di Stato. La stessa Silva ha precisato che il pacchetto anticrisi «è frutto di una lunga gestazione e oggi lo dedichiamo alla memoria di suor Dorothy». Mai come in questa vicenda, le diverse anime del governo Lula rischiano di entrare in conflitto. Il buon andamento dell'economia deve molto alla grande agricoltura, esplosa in aree che un tempo erano foresta e oggi si spingono sempre di più verso il cuore dell'Amazzonia. È grazie al sacrificio di milioni di ettari di foresta che il Brasile è diventato il primo esportatore mondiale di soia e carne bovina. Tra i protagonisti del boom, imprenditori come il governatore del Mato Grosso Blairo Maggi, tre i maggiori coltivatori di soia del mondo, ovviamente favorevole a nuove strade. In una intervista al Corriere , un anno fa, Maggi sostenne che «l'Amazzonia dovrebbe ridursi ad un unico parco nazionale, delle dimensioni ridotte rispetto a quelle attuali», per dar spazio alle ambizioni dell'economia. E ribadì la storica diffidenza dei brasiliani per la pressante attenzione internazionale sulla grande foresta. Da quando è arrivato al governo, Lula non ha mai negato di vedere al centro del suo modello di sviluppo il grande agrobusiness. Una revisione rispetto al passato, che gli è costato il distacco da alleati storici, come il movimento dei senza terra e molti gruppi ambientalisti. I sem ter ra , proprio come suor Dorothy, difendono la piccola agricoltura familiare e rispettosa dell'ambiente come soluzione alla miseria e si oppongono alle multinazionali. Lula sostiene che non esiste incompatibilità tra grandi e piccoli e che anche il rispetto dell'ambiente può convivere con il progresso. Ieri ha sostenuto anzi che l'omicidio della missionaria è stato una risposta ai programmi del governo contro l'occupazione abusiva di terre e a favore della preservazione dell'ambiente. Rocco Cotroneo
Milano VIA OLGETTINA Rubate le caprette del San Raffaele Sequestrate e probabilmente ferite. O addirittura uccise. È mistero sulla sorte delle due capre dell'«Oasi San Raffaele», un piccolo zoo allestito nei giardini dell'ospedale di via Olgettina. Ieri mattina il custode, Francesco C., 45 anni, mentre stava portando del cibo ha trovato la gabbia vuota. All'interno c'erano solo tracce di sangue: con ogni probabilità i due animali sono stati aggrediti per procacciarsi del cibo. Le caprette erano la mascotte dei piccoli pazienti, ai quali tenevano compagnia durante la degenza.
Cinghiali, revocata l'ordinanza « Troppi bocconi, cani in pericolo » MEDESANO - ( r. c.) L'ordinanza numero 5 del 2 febbraio emanata dal sindaco di Medesano Roberto Bianchi, avente come oggetto « Interventi straordinari per la gestione dei cinghiali sul territorio comunale » , è stata sospesa dal sindaco per la presenza di bocconi avvelenati. A decretare lo stato di emergenza per la situazione dei cinghiali, il sindaco era giunto dopo aver sentito le numerose lamentele e le motivate proteste pervenute dai singoli cittadini, nonchè dagli agricoltori del comune per i danni subiti. Con l'ordinanza, il sindaco aveva stabilito che sul territorio comunale venissero attuati interventi straordinari per limitare i disagi provocati dagli ungulati. Per motivi organizzativi e di sicurezza, tali interventi straordinari dovevano avvenire secondo le modalità previste dalle normative vigenti in materia faunistico- venatoria e dall'ultimo calendario venatorio provinciale, con l'utilizzo delle squadre organizzate per la caccia al cinghiale autorizzate dalla Provincia, operanti nelle aree di battuta loro assegnate, per un periodo di 30 giorni dalla data del 2 febbraio. Nei giorni successivi all'uscita dell'ordinanza, i cacciatori, attraverso le loro associazioni venatorie, avevano fatto presente al primo cittadino che per effettuare fruttuose battute occorreva affiancare ai cacciatori anche diversi cani e che loro non li avrebbero utilizzati in quanto in grave pericolo per la presenza di bocconi avvelenati. Nelle campagne medesanesi, dalla bassa alle colline, negli ultimi mesi si sono verificati diversi casi di avvelenamenti di cani, gatti e animali selvatici. Gli ultimi casi sono di una decina di giorni fa. Il pi ù grave è accaduto quando Giacomo Consigli, un artigiano di Medesano, nel portare il suo cane avvelenato in auto, è rimasto intossicato. Alla luce di questi fatti, per il momento non vi saranno battute per ridimensionare la popolazione dei cinghiali e tutto sarà rimandato a quando la campagna medesanese sarà ritenuta indenne dai bocconi avvelenati.
Abruzzo Trovato lupo morto investito sulla statale Tornimparte Un esemplare femmina di lupo appenninico di due anni è stato trovato morto ieri dagli agenti del Corpo forzatele dello Stato della stazione di Tornimparte. L'animale si trovava sul ciglio della statale 17 nei pressi del bivio del ristorante "Casale Signorini". Stando ad una prima valutazione del veterinario della Asl Massimo Ciuffetelli, il lupo sarebbe stato investito da un'auto. La carcassa dell'animale è stata inviata all'Istituto Zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti. Con l'episodio di ieri, salgono a tre dall'inizio dell'anno i casi di lupi travolti da macchine o treni. A spingerli fino ad arrivare a due passi dai centri abitati è con molta probabilità la neve, che rende loro difficile il procurarsi il cibo.
A caccia nel Parco altri due bracconieri di SONIA PAGLIA OPI - Sorpresi due bracconieri mentre scuoiavano un cinghiale di grosse dimensioni. Le guardie del Pnalm insieme ai carabinieri di Pescasseroli guidati dal comandante Patriarca hanno fatto irruzione in un casolare in località "La Pagliara" nel comune di Opi. Due uomini, F.D. di 45 anni, operaio, e B.D. di 50 anni, dipendente delle Ferrovie dello Stato, residente a Tivoli, erano intenti a scuoiare un cinghiale femmina di circa 40 chilogrammi, appena abbattuto. L'animale riportava una ferita causata da un colpo esploso da una carabina calibro 30x0.6 che, entrato dalla spalla destra, è fuoriuscito dal petto, in zona ascellare sinistra. La carabina risultava regolarmente denunciata e detenuta da F.D. ed è stata consegnata spontaneamente dallo stesso alle Forze dell'ordine. I due sono stati deferiti all'Autorità giudiziaria. Sequestrati e repertati sia la carabina, munita di un potente cannocchiale, che i coltelli utilizzati per pulire le carni. L'animale, anch'esso sequestrato, verrà inviato all'Istituto zooprofilatico di Teramo. Anche questa volta le guardie del Pnalm hanno dimostrato di essere agenti di Pg insostituibili vista la vigilanza costante del territorio; infatti sono stati loro ad allertare le autorità competenti invitandole ad intervenire per cogliere in flagrante i due bracconieri.
Frosinone Trovato un altro cagnolino morto, era in una busta in un cassonetto di CLAUDIA IORIO Ancora un ignobile caso di maltrattamento di animali a Frosinone. È stato intorno alle 19 di venerdì che due signore, che lavorano nella zona di Piazza Paleario, hanno sentito dei lamenti provenire dalla strada. Si sono avvicinate e si sono rese conto che i lamenti provenivano da una busta della spazzatura, appoggiata su una scala di cemento all'angolo della piazza, contenente il corpo di un cagnolino di piccola taglia, che poco dopo è morto. Inutile l'intervento dei carabinieri, che hanno potuto solo contattare il servizio animale dell'Asl per lo smaltimento della carcassa. Dopo l'avvelenamento dei sei cuccioli nel quartiere di Corso Lazio dunque, avvenuto nella notte fra il 9 e il 10 febbraio scorso all'interno di un condominio della zona, un altro cagnolino è stato lasciato barbaramente morire dentro una busta di plastica. Ma una buona notizia arriva proprio da quel cucciolo sopravvissuto all'avvelenamento. Il cagnolino è stato adottato da una signora di Veroli, consegnatogli dall'Enpa, che del cucciolo si era presa cura durante questa settimana. Inoltre, grazie sempre alla mobilitazione dell'Enpa, le due cagne madri dei cuccioli avvelenati, per le quali si temeva la sorte dopo il tragico fatto, sono state dichiarate "cani di quartiere", e quindi legittime e intoccabili abitanti della zona di Corso Lazio. L'invito dell'Enpa è di adottare i tanti altri cani in cerca di padrone, contattando la loro associazione al numero 3398963305. «Fino ad ora - spiega Nives Campanelli, presidente dell'Enpa - siamo riusciti a dare una famiglia a circa 400 cani. Invito tutti coloro che desiderano adottarne uno di contattarci».
Marche Operativo il nucleo che tutela gli animali FALCONARA Inaugurata ieri al "Raffaello Sanzio" la nuova sede del Cites, nucleo operativo del Corpo Forestale dello Stato, impegnato dal 1995 nel controllo di importazioni ed esportazioni di animali e vegetali a rischio di estinzione e dei prodotti realizzati con tali specie. Attività che si aggiunge ai controlli effettuati sul turismo venatorio e su conchiglie, coralli e altri souvenir realizzati con specie protette, a volte acquistati incautamente dal turista all'estero. «Con questa struttura - spiega il vice questore aggiunto Fabrizio Mari, responsabile Cfs e Cites per le Marche - abbiamo voluto rispondere alle crescenti richieste degli operatori commerciali». Nell'ultimo quadriennio il lavoro del nucleo è passato dai 476 controlli effettuati nel 2001 ai 2.423 del 2004. Le.La.
CARPEGNA Operazione salvataggio starne nel Parco CARPEGNA - L'Ente Parco del Sasso Simone e Simoncello si mobilita per salvare le starne. Le abbondanti precipitazioni delle settimane scorse e il ritorno della neve in questi ultimi giorni, hanno fatto scattare il piano "salva starne" all'interno dell'area protetta situata nel cuore del Montefeltro. «Le guardie Parco -spiega il presidente dell'Ente, Mauro Baldacci- sono intervenute per nutrire la specie animale con mangiatoie e granaglie. La distribuzione è avvenuta in zone precise all'interno del Parco, dove sappiamo dell'esistenza delle starne». L'animale è al centro, da alcuni anni, di un ambizioso progetto di reinserimento della specie all'interno del Parco. Negli ultimi decenni è stata notata una forte diminuzione delle presenze di starne, così un progetto ad hoc ha favorito, soprattutto in alcune aree del Parco, il ritorno e ripopolamento del "pennuto". «Le abbondanti nevicate di questi mesi -prosegue Baldacci- non hanno permesso agli animali di reperire il necessario sostentamento in alimenti per sopravvivere. Per questo, con il rischio di vedere vanificati gli sforzi e iniziative a favore del reinserimento della starna, siamo intervenuti al fine di limitare i danni e salvare questa specie animale ritornata a vivere nel Parco».
Le nuove regole per gli zoo DANIELA LIMONCELLI Roma. Check up contro lo stress, recinti ben arredati con rami intrecciati o piante, sale parto per le femmine in attesa, e la dieta? Equilibrata, a misura di specie. Cambiano look gli zoo italiani nel segno del benessere degli ANIMALI selvatici che vi risiedono. Il consiglio dei ministri ha, infatti, approvato il decreto legislativo del ministero dell'Ambiente sulla custodia degli ANIMALI selvatici nei giardini zoologici che prevede norme rigorose e requisiti severi per garantire la tutela della fauna e la salvaguardia della biodiversità. Addio a quei lager indecorosi in cui esporre animali, specie in via estinzione comprese, a scopi commerciali, largo a eco-zoo di lusso a misura di animali. «Il grado di civiltà di un paese si misura anche con l'attenzione che viene posta nei confronti degli ANIMALI - sottolinea il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli -. Da oggi abbiamo una disciplina organica in materia di giardini zoologici. Il provvedimento tiene conto da una parte di una corretta gestione degli zoo e dall'altra fissa standard e regole che assicurino la cura degli animali, il loro benessere, la loro salute. Al ministero spetterà controllare che standard e regole siano rispettate». A iniziare dalla licenza. Per poter gestire gli zoo, stando al decreto, occorrerà avere una licenza che sarà o meno concessa dal ministero dell'Ambiente in base al riconoscimento che le strutture siano in possesso di qualificanti requisiti che assicurino il benessere degli animali. Ma per evitare che in caso di chiusura dello zoo, gli ANIMALI ospitati siano poi abbandonati, il provvedimento prevede l'obbligo per il titolare della licenza di avere una convenzione che assicuri il mantenimento degli ANIMALI o il loro trasferimento ad altra struttura adeguata. Presso il ministero dell'Ambiente, poi, il registro dei giardini zoologici titolari della licenza. Il decreto prende quindi in esame tutte le esigenze degli animali, fissa regole e standard obbligatori con l'obiettivo di innalzare il comfort abitativo. Sarà, per esempio, obbligatorio per ogni animale un check-up veterinario per accertare le situazioni di stress mentre sarà rigorosamente vietato far assumere agli ANIMALI quegli atteggiamenti innaturali a totale beneficio del pubblico. E non solo. Vietato fumare allo staff dello zoo in prossimità degli ANIMALI o mentre prepara il cibo. Recinti e vasche, stando al provvedimento, dovranno essere ampi, ben areati, puliti e arredati in modo da realizzare un habitat quanto più gradevole possibile con rami intrecciati, tane, nidi o piante e garantire a ogni esemplare un adeguato movimento, un adeguato esercizio fisico. Dovranno essere allestiti, poi, vasche e recinti ad hoc per le femmine in attesa, sale parto e nursery per allevare i piccoli evitando ogni situazione di stress o di sofferenza. Sarà poi obbligatorio prevedere una dieta equilibrata per ogni singola specie con cibi e bevande ad hoc sia dal punto di vista nutritivo che quantitativo. Le norme tengono conto anche della sicurezza degli ANIMALI che di chi li visita stabilendo regole per barriere e recinzioni. «Speriamo non sia un'occasione persa per porre fine all'indecorosa prigionia degli ANIMALI negli zoo a fini espositivi e commerciali» commenta Giovanna Guadagna, responsabile Lav del settore zoo. «Ci vogliono - dice la Lav - dai tempi certi di chiusura delle istruttorie per l'autorizzazione delle strutture altrimenti illimitate al vincolo di contributo concreto alla salvaguardia delle specie in estinzione al posto dell'attuale alibi usato per meri fini commerciali».
In trappola finisce il gatto Bracconiere denunciato a Castellaro per maltrattamenti agli animali Castellaro I suoi miagolii disperati sono stati avvertiti a un centinaio di metri di distanza, e alla fine per un gatto di circa 3 anni è arrivata la salvezza: una guardia zoofila lo ha liberato dalla gabbia per selvaggina nella quale era rimasto intrappolato, nei giorni scorsi. E' avvenuto a Castellaro, in una campagna nei pressi del torrente. Il soccorso si deve a Daniela Novella, una delle guardie zoofile in forza alla Provincia di Imperia. La donna è stata avvisata intorno alle 15.30 da una residente della zona, che aveva appunto avvertito i lamenti del felino. Per liberarlo sono intervenuti i carabinieri di Sanremo, intorno alle 16. Quindi, alle 18.30, è arrivata una pattuglia della Forestale, che ha stilato un verbale. L'uomo che ha posizionato la trappola è stato denunciato a piede libero - oltretutto la gabbia, in acciaio, si trovava in un terreno demaniale - mentre la guardia zoofila ha interessato della vicenda la Lega del Gatto, che a sua volta denuncerà il proprietario della trappola per i maltrattamenti inflitti all'animale. Non è stato chiarito a che cosa servisse la trappola. Forse a catturare una volpe. Per attirare la preda erano stati messi all'interno dei bocconi di carne: una volta entrato l'animale, avrebbe fatto scattare un meccanismo e la trappola si sarebbe richiusa dietro di lui. Ma è stato catturato solo il povero gatto. P.I.
PALLARE Mobilitato anche il sindaco per catturare i randagi Pallare Hanno mobilitato anche il sindaco per riuscire a catturare i cani randagi che da settimane seminano il terrore per il paese inseguendo i ciclisti e tagliando la strada all'improvviso alle auto. Nei giorni scorsi i volontari animalisti, dopo aver allertato anche il sindaco Sergio Colombo insieme al servizio veterinario dell'Asl e alla polizia municipale di Pallare, sono riusciti a catturare uno dei tre cani, tipo maremmani di grossa taglia (una mamma con due figli). E' stata chiusa una via centrale del paese e uno dei tre è stato "colpito" da un anestetico. "Leone", cosìè stato chiamato dai volontari animalisti, è stato portato al canile di Cairo, in località Camponuovo, gestito dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane. «Ha solo 9 mesi, è pronto per essere adottato»è l'appello partito dai volontari. Per gli altri due esemplari la caccia è ancora aperta. L'ultimo avvistamento arrivato alla Lega del Cane risale a ieri mattina. «Non sono cani aggressivi ma solo un po' selvatici, che magari possono anche far paura per via della loro mole - spiega Simonetta Sarcinella, responsabile valbormidese dell'associazione - una signora ci ha chiamato dicendoci che sono ritornati a scorazzare per Pallare soprattutto di sera e al mattino presto».
Camogli, tutti mobilitati per salvare lo squalo volpe Un esemplare di circa due metri è stato notato da alcuni abitanti nelle acque vicino alla scogliera Raggiunto da un gommone della Capitaneria è stato legato per la coda e trainato al largo Camogli I primi ad avvistarlo nella tarda mattinata di ieri dal poggio di Lazza, a picco sull'avamporto, sono stati alcuni passanti. Affacciandosi alla ringhiera sopra il cantiere navale hanno notato vicino agli scogli, nei pressi del distributore di carburante, il grosso pesce in difficoltà, in acque profonde soltanto pochi metri. Il capannello di gente si è fatto sempre più numeroso, curioso e preoccupato. «Girava, girava rasente gli scogli, ogni tanto emergeva la pinna dorsale - riferiscono coloro che hanno assistito alla scena e al successivo salvataggio -. Perciò, appena abbiamo visto una barca uscire dal porto abbiamo richiamato l'attenzione della persona che era a bordo. Ci ha sentito, ha capito ed è andato a vedere, poi è rientrato in porto per avvisare il personale del Locamare». L'allarme-squalo ha subito attirato l'attenzione di chi in quel momento si trovava sui moli del porticciolo. Molti sono accorsi per cercare di vedere l'esemplare in difficoltà nelle acque antistanti la scogliera. Nel frattempo, però, gli uomini della delegazione della capitaneria si erano già allertati e sono usciti col il mezzo navale. Le condizioni del grosso pesce, presumibilmente uno squalo volpe d'una lunghezza di poco inferiore ai due metri, corpo tozzo color nocciola, coda piuttosto lunga, erano sempre più precarie, si muoveva poco, sembrava aver perso completamente il senso dell'orientamento e dell'equilibrio. Qualcuno ipotizzava che fosse morto. I marinai accostatisi con il gommone sono riusciti, dopo alcuni tentativi, a legarlo per la coda e l'hanno trascinato al largo, a circa un miglio fuori dal molo, dove la profonditàè già notevole e l'hanno liberato. Lo squalo si è inabissato, sparendo. Per tutto il pomeriggio c'è stato chi ha guardato il mare temendo un nuovo ritorno verso la scogliera, o un suo affioramento in superficie, ma lo squalo non si è più rivisto. Il mezzo della Guardia costiera dopo essere rimasto per qualche tempo a perlustrare la zona, ha fatto ritorno in porto. La presenza dello squalo volpe non è rara lungo la costa del Mar Ligure. Più volte nella tonnara, che viene calata nei pressi di Punta Chiappa da aprile a settembre ne sono finiti alcuni esemplari della stessa grandezza ed anche di maggiori dimensioni rispetto a quello avvistato ieri mattina a Camogli. In genere però gli avvistamenti e le catture sono tipici dei mesi primaverili. Probabilmente l'esemplare di ieri aveva perso l'orientamento finendo nelle acque vicino alla scogliera all'esterno del porticciolo. Tina Leali Rizzi
IL SOCCORSO Otto cavalli salvati da una squadra di operai Luceto Sette cavalli e un pony se la sono vista bruttissima. Il loro maneggio è infatti in località Buraxe proprio ai piedi del monte che ha preso fuoco ieri. La titolare Michela Camboni ha ricevuto la telefonata dell'allarme poco prima delle 11. È corsa sul posto e una volta a Luceto ha cercato aiuto per mettere in salvo le bestie. «Nel maneggio c'era solo la ragazza, ovviamente molto spaventata - racconta - grazie al cielo ci hanno dato una mano in tanti compresi gli operai che stavano lavorando nella piscina in costruzione a Luceto e sono intervenuti. Proprio nel loro cantiere abbiamo portato i cavalli e il piccolo pony. I soccorritori ci hanno consigliato di lasciarli qui anche di notte per evitare rischi in caso di ripresa del fuoco ma vedremo un po' il da farsi: di notte la temperatura scende molto, preferisco farli tornare nella stalle al caldo e restare a vigilare sulla situazione».
Divieto di caccia alla volpe Nel primo giorno 4 arresti LONDRA - Quattro persone arrestate e poi rilasciate su cauzione: è il bilancio del primo giorno di divieto della caccia alla volpe ( foto ) con i cani in Inghilterra e Galles. Una prima giornata caratterizzata dalla prova di forza dei migliaia di cacciatori - fino a 250.000, secondo Countryside Alliance - che hanno preso parte alle 250 battute organizzate in aperta sfida al bando alla «fox hunting» approvata dai Comuni a novembre. Le volpi uccise sono state 91. Gli arresti sono stati effettuati nella Contea del Wiltshire, in Inghilterra occidentale: i quattro, tutti uomini, sono stati sorpresi con quattro cani e la carcassa di una lepre.
Solo 3000 orsi polari nel mare di Barents Non sono 5000, come si pensava, ma solo 3000 gli orsi polari che vivono nella regione del mare di Barents. Si tratta del più grande censimento mai condotto sugli orsi bianchi polari dell'Artico europeo, effettuato dagli studiosi dell'Università scozzese di St. Andrew e dell' Istituto polare norvegese. Inquinanti organici e cambiamenti climatici sembrano essere all'origine del problema.
Farfalle monarche in calo nel Messico Meno 75%. E' il decremento di presenza di farfalle monarche osservato quest'anno in alcune aree del Messico centrale, dove gli insetti passano solitamente l'inverno. Secondo il governo del Paese, la marcata diminuzione di questi insetti sarebbe dovuta alle fredde temperature e alle pratiche di agricoltura intensiva, compreso l'utilizzo di Ogm, verificatesi negli Usa e in Canada.
Roma Lettere Sos per i cuccioli usati per la questua Voglio sottoporre alla vostra attenzione un fenomeno che purtroppo a Roma sta diventando dilagante, in centro come in periferia: quello dell'accattonaggio con cuccioli di cane. Sui marciapiedi della nostra città sostano tra l'assoluta indifferenza di tutti e sempre più in questi ultimi tempi, uomini, donne a volte bambini, che sovente utilizzano cuccioli di cane (tenuti a terra senza acqua né cibo per ore ed ore, a volte anche con le zampette legate da un fil di ferro per evitare che scappino) per smuovere la pietà e la compassione dei passanti e racimolare così qualche euro in più. I cani sono sempre diversi, quando iniziano a crescere si sa non son più buoni per la questua, sicché vengono periodicamente rimpiazzati con nuovi piccoli esserini. Venuta a sapere circa la delibera comunale del luglio '97 n° 372 che vieta l'accattonaggio con cani ho iniziato a contattare diversi uffici: Ufficio diritti animali del Comune di Roma, vigili urbani, varie associazioni animaliste, ma nessuno si è mosso. La risposta sovente era: i canili son pieni noi non possiamo far nulla. Mi domando: ma togliere dei cuccioli così piccoli dalla propria mamma, tenerli per strada al freddo e al caldo senza vaccinazioni, senza cibo al solo scopo di lucro, disfarsene una volta che sono cresciuti aumentando così il doloroso fenomeno del randagismo, non rientra forse nella sfera dei maltrattamenti e degli abusi sugli animali? Ed è giusto che una legge, quella in materia di maltrattamenti su animali, approvata e divulgata con grande enfasi quest'estate e salutata come grande segno di civiltà rimanga così lettera morta? "Il grado di civiltà di una nazione ed il suo progresso morale si misurano anche dal modo in cui vengono trattati gli animali", sono parole mutuate da Gandhi che mi auguro qualcuno preposto a far rispettare le leggi faccia proprie. Carla De Matteis
Una critica al mondo antropocentrico di FABIANA MENDIA Una critica al mondo antropocentrico, che assegna all'uomo il ruolo privilegiato di unico protagonista si leva da una mostra "Canum Orbis", alla galleria Abraxas, in cui i soggetti ritratti sono dei cani. Le razze scelte sono: buldog, dalmata, levriero russo, weimaraner , coker spaniel, dalmata, yorkshire terrier. Attraverso una ventina di tavole Tomsa desidera raccontare le storie di incontri tra la coppia uomo-cane e alla loro vita in comune in un tempo sospeso. La relazione uomo-cane fa emergere alcuni tratti dell'essere umano che richiamano la storia evolutiva della nostra specie. Nell'indagine psicologica e nella sua trasposizione sulla tavola, l'artista romeno, da molti anni attivo a Roma, fa emergere uno degli aspetti più analizzati dagli studiosi della storia della scienza, l'opera di reciproco modellamento naturalculturale. Nella sua galleria di ritratti di cani non al guinzaglio, emerge chiaramente la volontà di volere affermare che in questa esposizione l'uomo nel "mondo dei cani" (sarebbe riduttivo chiamarli in altro modo: amico dell'uomo, "quattro zampe", "fido", eccetera) non può controllare e assoggettare la natura. Nelle immagini proposte nella cultura popolare e nella cronaca emergono numerosi stereotipi che trasformano il cane in assassino, eroe, figlio, giullare, lottatore clandestino, attore o, il più delle volte è semplicemente la vittima delle nostre nevrosi. Nei soggetti mitologici è attributo di Diana, nelle allegorie della "Fedeltà" e compare accanto ai santi Domenico con la torcia in bocca, a Margherita da Cortona e a Rocco, santo pellegrino al quale porta il pane nel deserto. Nelle opere di Tomsa i cani sono convincenti interpreti del corazziere in "Canum presidentum", dell'ammiraglio Nelson in divisa e decorazioni in "Trafalgar", del giocatore di scacchi in "The strategist", del pensatore con scialle a scacchiera in "L'ombrello in prestito", del pescatore in maglietta a righe che esibisce due trote in "Lybra", del giornalista in "The pink world", del cavaliere in "Caccia al tesoro". Le sue interpreti sono, invece, la sognatrice di "Side car lady", la chiromante di "Up side down world", la principessa, la sposa di "Con-tratto", la giocatrice di poker in "La puntualità è la virtù anche degli annoiati"(esposti anche una decina di acquerelli della collezione del Principe Paolo Boncompagni Ludovisi). Metamorfosi e simbiosi fra cani e uomini, più individui che animali i protagonisti delle opere di Tomsa, descritti con i loro malumori, attese e grattacapi. Perfetti compagni di viaggio per chi sceglie la loro compagnia, solitari e dignitosi osservatori del mondo degli umani quando qualcuno li abbandona. (via di Tor Margana 17,tutti i giorni dalle 16.00 alle 21.00)
Volpi, zebre e cappellini: "cafon-chic" con ironia dal nostro inviato PAOLA PISA MILANO - Una torta per cappello e borse a forma di coni gelato per il gourmet-trend. Giacche-copertone, sottane flambè, scarpe con pom pon di volpe rosa, oro e diamanti a miniere per le overdressed. Il poltrona-style eccede in passamanerie e broccati da tende ma è la pelliccia verde e o viola mammola a trasformare tutte in neo Crudelie. La sobrietà pare non essere di casa a Milano Collezioni dove impazzano le stranezze. Di normale abbiamo già fatto tutto, sembrano dire certi stilisti, ora sbizzarritevi. Giocate con l'ironia, gettatevi in questo creativissimo cafon-chic, osate le barocco-mise. Ma, per le eccezioni che confermano la regola, ecco Ballantyne e allora vorresti essere una neo Jackie col pull-charms decorato da rombi, bassotti e teiere. O una dandy-girl in gonne di taffetas e cappottini tipo bebè ad Hyde Park. Le Cucinelli-fans già inseguono i sublimi cardigan in cashmere dall'aria folk peruviana, però li abbinano a cinture-ciondolo da cui pendono berretto e sciarpa. Il visone fuoco e fiamme, a vampate rossastre, pare disegnato da Belzebù. E' per una diavolessa in vena di ostentazione, e quando esce sulla passerella di Angelo Marani, tra soffioni e vapori dell'Ade, è un boato di approvazioni. Sarà che lei è perfida, vive tra pece e bollori infernali, ma secondo lo stilista porterà tanta pelliccia fantasiosa, bicolore, arricciolata, anche di sapientissima lavorazione. «La mia donna è angelo e mefisto, passando per il purgatorio», dichiara Marani autore di una moda per ragazze che amano darsi in pasto ai fotografi come quelle in prima fila. Aida Jespica, Vanessa Kelly e Manuela Arcuri, porteranno bustier di pizzo, guepiere maculate, cappe di piume di quaglia, sottane fiammate, stole di volpe. Dovranno avere pazienza gli animalisti, in scena è un crescendo di bestie diventate colli, polsi, giacche, stole, boleri. Ci prova Frankie Morello, griffe prodotta da Gerani e formata da due fratelli spiritosissimi, a fare la stola di volpe in tweed con testa che morde la coda, ma poi eccoli a sfornare cappe di visone bordeaux rasatissimo da portare su minigonne a frange. Ma lo sai che questi due sono proprio bravissimi nelle mise tappezzeria, nel vestito di broccato con frange da tenda di quelle a cui si attaccava Theda Bara e cinture fatte con cordoni di seta. Gli Anni 20 illanguidiscono, mettono in testa velette, addosso montoni a ruota, giacche con schiena nuda, divini pantaloni Greta Garbo tutti plissè. Neo magra, il bebè Achille ha già quattro mesi, Martina Colombari sfila da Clips inguainata in nero con scollo generoso alla fine di una sfilata ricca di gonne godet. Thes&Thes incanta con zibellini da zarina, volpi colorate, stole, pelliccia irresistibile. Agatha Ruiz de la Prada inneggia al Messico, al colore, alla sartorialità. Un fotografo sviene, subito dopo tocca a De Benedetti che sforna ragazze-Corto Maltese con pantaloncioni dai mega-fiocchi. Simonetta Ravizza promette pellicce vintage stinte-ritinte, mentre Monica Rindi ricama su astrakan e cincillà.
VINCENZO AMMALIATO Castelvolturno. È alta poco più di venti centimetri, è molto vispa, allegra e con occhioni dolci e profondi. Adesso sta in piena salute, ma la piccola Trina (nella foto) poco più di un mese fa se l'è vista davvero brutta. La cagnolina fu portata alla Lega Pro ANIMALI il giorno di San Silvestro (da qui la scelta, con diminutivo, del nome), da un gruppo di operai di una fabbrica della provincia di Benevento. La bestiolina a quattro zampe con una buffa barba era una randagia che viveva nei pressi del loro stabilimento da quasi un anno. Ogni giorno gli operai le portavano da mangiare e proprio il 31 dicembre notarono che stava molto male. Trina era in pieno travaglio: era necessario cercare subito per lei un veterinario nei paraggi. Purtroppo, a causa delle festività del periodo, gli ambulatori erano tutti chiusi. Prima di essere presi dallo sconforto, per fortuna, a uno di loro venne in mente della Lega Pro ANIMALI di Castelvolturno. Iniziò così la corsa in auto verso il litorale domiziano. Quando giunsero alla clinica specialistica diretta da Dorotea Friz, i medici del centro operarono (in maniera gratuita, come fanno per tutti i randagi) la cagnolina e le salvarono la vita. E ha impiegato circa un mese Trina per ricominciare a camminare: adesso ha recuperato completamente lo stato di salute. È in perfetta forma, dicono i veterinari, e non aspetta altro che una famiglia che l'adotti. «Trina sta bene nel nostro centro - sottolinea la direttrice della Lega - ma per una casa calda andrebbe volentieri via. Sono convinta - ha continuato Dorotea Friz - che sarebbe disposta anche a farsi cambiare nome dai nuovi padroni; in cambio ha un bagaglio enorme d'affetto da offrire».
Rapporto Ue: le emissioni fuori controllo vanificano lo sforzo europeo. Accuse anche a Spagna, Portogallo e Danimarca «Kyoto, obiettivi a rischio per colpa dell'Italia» ROMA - Italia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono stati individuati come il fianco debole dell'Europa sul fronte della battaglia contro l'intossicazione dell'atmosfera. Mentre tutti gli altri Paesi dell'Unione si stanno dando da fare per ridurre le famigerate emissioni di gas serra, in linea con gli impegni del Protocollo di Kyoto, i quattro sotto accusa si stanno comportando da cicale e, finora, spargono fumi a pieno ritmo, facendo correre a tutto il continente il rischio di sforare l'obiettivo comune dell'8% di riduzione media entro il 2012 (prendendo come base le emissioni del 1990). Il giudizio negativo è contenuto nell'ultimo rapporto «Emissioni di gas serra in Europa, tendenze e proiezioni» reso noto dall'Agenzia ambientale europea, con sede a Copenhagen. Fra tanti dati soddisfacenti evidenziati graficamente da «faccine» che ridono, l'unica smorfia di dolore è riservata ai quattro stati «fuori controllo» di cui si dice testualmente: «Danimarca, Italia, Portogallo e Spagna non erano sulla buona strada nel 2002 (ultimo anno di cui si hanno le stime, ndr ) e non sono proiettati a raggiungere i loro obiettivi con una combinazione di interventi domestici e di meccanismi aggiuntivi». In parole semplici, stando così le cose, non basteranno né le misure di risparmio, di efficienza energetica e di promozione delle energie rinnovabili previste in campo nazionale, né gli investimenti ecologici a favore dei Paesi in via sviluppo. Il divario, infatti, sta diventando troppo grande. All'Italia, in particolare, era stato assegnato un obiettivo di riduzione del 6,5%; ma oggi, secondo il rapporto, c'è un aumento del 13%. Sommando i due dati dovremmo tagliare, nei prossimi sette anni, il 19,5% di gas serra, una quota che appare irraggiungibile, a meno di miracoli. C'è chi sta peggio: la Danimarca ha un obiettivo di riduzione del 21% e già oggi si trova a »12%. Spagna e Portogallo, invece, a causa della loro particolare situazione economica, hanno ottenuto il permesso di inquinare, cioè di far crescere le emissioni rispettivamente del 15% e del 27%, ma hanno già consumato il loro vantaggio e si trovano con aumenti del 30% e del 25%. Le cause? La richiesta di energia cresce, i trasporti pure, e tutto continua «business as usual», con i soliti sprechi e senza le innovazioni tecnologiche che dovrebbero limitare l'uso degli idrocarburi e quindi le emissioni. Così non è per i Paesi che hanno affrontato di petto la ristrutturazione del proprio sistema energetico, sostituendo gli impianti più vecchi ed energivori, come Germania, Inghilterra, Svezia e Francia, tutti già molto vicini agli obiettivi di Kyoto. Se continuerà questa deriva, non basterà che gli altri Paesi più virtuosi facciano del loro meglio per compensare gli inadempienti: l'Europa potrebbe arrivare alla scadenza del 2012 con riduzioni di uno o due punti meno del previsto. Una scappatoia potrebbe consistere nel più massiccio ricorso ai meccanismi flessibili del protocollo, cioè commerci di emissioni e foreste come aspiratori di gas serra (anidride carbonica). Ma sarebbe un segnale di resa rispetto al più impegnativo processo di rinnovamento dei processi produttivi. Questa settimana l'Italia affronta un altro difficile passo lungo la strada di Kyoto: gli «esami di riparazione» per il suo piano di attribuzione dei limiti di emissione relativi a circa 1.300 impianti, davanti alla Commissione europea. Alla prima sessione di esami, lo scorso dicembre, il giudizio è stato decisamente negativo. Franco Foresta Marti
Roma Luna e Sole, se l'amor canino bussa alla porta di MARGHERITA D'AMICO A venti giorni di vita Luna viene abbandonata, quindi raccolta da Sonia in un campo vicino Fiumicino. La meticcia entra così a far parte del nucleo domestico della signora, di cui è peraltro l'unico rappresentante canino; gli altri occupanti della casa sono tre gatti. Luna cresce serena, ha ottimo carattere, ma a un anno e mezzo non ha ancora mai abbaiato, né dato segno di voler tentare la guardia. Poco male, si dice Sonia, che ogni pomeriggio rientrando dal lavoro dedica un'ora a una passeggiata sportiva in compagnia della quadrupede senza guinzaglio. La zona in cui abita ha grandi spazi verdi. Pur silenziosa, Luna socializza con i cani dei vicini e sulla via del rientro precede la padrona con una gran corsa, facendosi trovare scodinzolante sulla porta di casa. Una volta Sonia arriva all'ingresso e Luna non è lì. Un po' preoccupata si guarda intorno, la chiama, finché non la vede giungere al galoppo separandosi da un cagnolino mai incontrato prima, il quale si mantiene a distanza. L'indomani durante la consueta escursione Luna è irrequieta, evidentemente alla ricerca di qualcosa, tant'è che a un certo punto si allontana di fretta e ogni fischio o grido è inutile. Sonia allora torna rapida sui suoi passi, indietro al proprio ingresso. Luna in effetti è lì sullo zerbino; accanto a lei siede compito l'amico del giorno prima. È maschio, alto quanto un cocker ma non altrettanto identificabile, non ha collare né tatuaggio. Sonia lo accoglie e tenta in un primo momento la ricerca di un proprietario, vana. Quindi telefona agli amici per trovare al randagio adeguata sistemazione. È appunto intenta in una conversazione finalizzata allo scopo, quando suona il campanello e Luna, imitata dall'ospite, si slancia verso la porta abbaiando in orgogliosa difesa del territorio. Sole è stato vaccinato, ha il microchip ed è amabile con i gatti, benché abbia chiarito a Luna le differenze della specie.
Cucina vegana Domani alle 20 alla trattoria Da Romeo ( al Botteghino) si svolgerà il « vegadinner » , incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana proposto dall'associazione culturale Operaprima ( per informazioni, tel. 333/ 7363604).
« Indagine sui bocconi avvelenati » « La strage di animali selvatici e da affezione, in particolare cani e gatti, a causa di bocconi avvelenati in provincia di Parma non si ferma. Bisogna assolutamente attivare serie iniziative per individuare i colpevoli e per fare attività di prevenzione » . E' quello che chiede Luigi Giuseppe Villani, presidente del Gruppo Forza Italia in Consiglio regionale, in un'interrogazione alla Giunta regionale in cui si evidenzia l'urgenza di « porre fine allo stillicidio di decessi di animali a causa della crudeltà o della follia di individui che stanno imperversando sul territorio provinciale senza che si ponga un freno alle loro turpi azioni » . Villani, riferendosi alle cronache quotidiane che da gennaio riportano episodi accaduti in particolare nelle zone di Medesano, della Bassa ( San Secondo), di Uguzzolo, vuole sapere a quali conclusioni sia giunto il « tavolo » che avrebbe predisposto la Provincia di Parma per fronteggiare questa emergenza. « E' indispensabile - dice Villani - individuare cause e colpevoli di simili efferati episodi per ridare tranquillità non solo ai proprietari di animali, ma a tutte le persone che frequentano le aree colpite » .
Gli animali? L'anima della natura COLLECCHIO - Il Parco dei Boschi di Carrega, nell'ambito del coordinamento dei parchi e delle riserve della provincia di Parma e Piacenza, ha presentato nella sala Savani della Provincia di Parma il documentario: « Il giardino segreto » . Il documentario è stato trasmesso di recente da « Geo & Geo » su Rai 3 nel programma di natura, popoli scienza condotto da Sveva Sagramola, per la regia di Anne Wollrath. La produzione si situa all'interno di una rassegna denominata « animalità » che ha tentato di rispondere al quesito: « gli animali hanno l'anima? » , attraverso varie puntate realizzate con persone che vivono quotidianamente in stretto contatto con la fauna selvatica ed in luoghi particolari. La conferenza stampa ha costituito l'occasione per trattare del tema del rapporto uomo - animali alla presenza di esperti e personalità del settore. Il documentario è stato girato interamente al Parco dei Boschi di Carrega ed al Centro recupero animali selvatici - realizzato in collaborazione con il servizio risorse naturali della Provincia - e mostra un'atmosfera di grande empatia tra luoghi, persone ed animali protagonisti, in particolare con i caprioli gli abitanti pi ù conosciuti dei Boschi, affascinanti e misteriosi. Essi connotano con la loro presenza spazi naturali e concorrono a costituire « l'anima » dei luoghi stessi. Circa cinquanta persone hanno presenziato all'iniziativa, cui hanno dato il loro contributo il direttore dell'area protetta, Margherita Corradi, ripresa anche nel documentario, che ha fatto una sintesi di quanto emerso sul tema del rapporto uomo - animali « chi conosce bene la natura o comunque chi la sente, sa che da ciò deriva un profondo rispetto per ogni forma di vita che in alcuni casi - come il mio - diventa privilegiato proprio con i caprioli » . Vittorio Parisi, già direttore del museo di storia naturale di Parma, ha rilevato l'importanza del rapporto con gli animali a seguito dell'esperienza maturata nell'affrontare tematiche che riguardano il loro comportamento, non solo da un punto di vista metodologico e tecnico, ma anche relazionale tra ricercatore e animale studiato. L'assessore provinciale alle Aree protette ed ai parchi, Gabriella Meo, si è rallegrata per l'interesse suscitato dalla conferenza stampa e dal tema trattato. All'incontro erano presenti anche Antonello Barani, per l'assessorato alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della Provincia, Luigi Raffaini medico psicanalista naturalista e Stefano Zanichelli presidente dell'ordine dei medici veterinari di Parma. L'occasione è stata utile per presentare una serie di iniziative promosse dalla scuola di specializzazione in conservazione delle risorse faunistiche dei Boschi di Carrega che per il 16 aprile ha programmato un seminario dal titolo: « Ungulati selvatici: tecniche e teleanestesia » dalle 9 alle 19 al centro Levati. « Omeopatia e fauna selvatica » è titolo del seminario in programma sabato 30 aprile, sempre al Levati, dalle 9 alle 18. Sabato 14 maggio sarà la volta di: « Tecniche di Reiki e sistema energetico degli animali » dalle 9 alle 18 al Levati. Si chiude venerdí 28 maggio e sabato 29 con il seminario dal titolo: « Metodologie per il monitoraggio della fauna selvatica: la telemetria » , sempre al centro Levati. Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare il Parco al numero: 0521/ 833440 o via posta elettronica: parco. carrega@ libero. it.
Roma Se gli storni si «suicidano» sui lampioni di via Solferino Forse li ha spaventati un rumore forte, o un lampo, chissà. E loro sono scappati disordinatamente, volando a bassa quota in cerca della salvezza. Li hanno bloccati i fili della luce e i pali di via Solferino: ieri mattina i passanti ne hanno trovati morti a decine, tanti storni caduti fino a piazza Indipendenza e piazza dei Cinquecento. Ad uccidere gli uccelli che stazionano sugli alberi dell'area intorno alla stazione Termini non è stato, come si era temuto all'inizio, un avvelenamento: magari di vapori di zolfo, come ancora si usa nelle campagne per tenere lontani gli stormi. L'hanno stabilito i tecnici della Lipu, la Lega nazionale per la protezione degli uccelli che da 10 anni segue per conto del Campidoglio il progetto di allontanamento con metodi incruenti degli storni da alcune zone della città. Perché gli uccelli che spesso incantano con le evoluzioni dei loro grandi stormi che volteggiano sul cielo capitolino, producono anche tanto guano, che li ha resi invisi a più di un automobilista romano. Ieri mattina gli ambientalisti hanno sottoposto a radiografia alcune delle carcasse trovate dai passanti: e i risultati hanno confermato la loro prima ipotesi. Ad uccidere i piccoli uccelli è stato il trauma da impatto, violento e improvviso, contro i lampioni e i pali della luce. La circostanza è stata confermata dai passanti intervistati dai tecnici della Lipu. Hanno detto di avere visto, intorno alle 7 di ieri, un folto stormo imboccare via Solferino, in direzione di piazza Indipendenza, ad una quota insolitamente bassa, quasi «suicida». Anche se non si sa cosa li abbia effettivamente spaventati. O se l'eventuale rumore sia stato provocato apposta. «Non possiamo escludere che qualcuno voglia fare del male a questi uccelli - commenta Monica Cirinnà, delegata comunale per i Diritti degli animali, -. E restiamo vigili perché la ricerca di una convivenza possibile tra uomini e animali non venga sostituita dalla crudeltà e dalla violenza inutile». Ester Palma
Cucina vegana Domani alle 20 alla trattoria Da Romeo ( al Botteghino) si svolgerà il « vegadinner » , incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana proposto dall'associazione culturale Operaprima ( per informazioni, tel. 333/ 7363604).
« Indagine sui bocconi avvelenati » « La strage di animali selvatici e da affezione, in particolare cani e gatti, a causa di bocconi avvelenati in provincia di Parma non si ferma. Bisogna assolutamente attivare serie iniziative per individuare i colpevoli e per fare attività di prevenzione » . E' quello che chiede Luigi Giuseppe Villani, presidente del Gruppo Forza Italia in Consiglio regionale, in un'interrogazione alla Giunta regionale in cui si evidenzia l'urgenza di « porre fine allo stillicidio di decessi di animali a causa della crudeltà o della follia di individui che stanno imperversando sul territorio provinciale senza che si ponga un freno alle loro turpi azioni » . Villani, riferendosi alle cronache quotidiane che da gennaio riportano episodi accaduti in particolare nelle zone di Medesano, della Bassa ( San Secondo), di Uguzzolo, vuole sapere a quali conclusioni sia giunto il « tavolo » che avrebbe predisposto la Provincia di Parma per fronteggiare questa emergenza. « E' indispensabile - dice Villani - individuare cause e colpevoli di simili efferati episodi per ridare tranquillità non solo ai proprietari di animali, ma a tutte le persone che frequentano le aree colpite » .
Gli animali? L'anima della natura COLLECCHIO - Il Parco dei Boschi di Carrega, nell'ambito del coordinamento dei parchi e delle riserve della provincia di Parma e Piacenza, ha presentato nella sala Savani della Provincia di Parma il documentario: « Il giardino segreto » . Il documentario è stato trasmesso di recente da « Geo & Geo » su Rai 3 nel programma di natura, popoli scienza condotto da Sveva Sagramola, per la regia di Anne Wollrath. La produzione si situa all'interno di una rassegna denominata « animalità » che ha tentato di rispondere al quesito: « gli animali hanno l'anima? » , attraverso varie puntate realizzate con persone che vivono quotidianamente in stretto contatto con la fauna selvatica ed in luoghi particolari. La conferenza stampa ha costituito l'occasione per trattare del tema del rapporto uomo - animali alla presenza di esperti e personalità del settore. Il documentario è stato girato interamente al Parco dei Boschi di Carrega ed al Centro recupero animali selvatici - realizzato in collaborazione con il servizio risorse naturali della Provincia - e mostra un'atmosfera di grande empatia tra luoghi, persone ed animali protagonisti, in particolare con i caprioli gli abitanti pi ù conosciuti dei Boschi, affascinanti e misteriosi. Essi connotano con la loro presenza spazi naturali e concorrono a costituire « l'anima » dei luoghi stessi. Circa cinquanta persone hanno presenziato all'iniziativa, cui hanno dato il loro contributo il direttore dell'area protetta, Margherita Corradi, ripresa anche nel documentario, che ha fatto una sintesi di quanto emerso sul tema del rapporto uomo - animali « chi conosce bene la natura o comunque chi la sente, sa che da ciò deriva un profondo rispetto per ogni forma di vita che in alcuni casi - come il mio - diventa privilegiato proprio con i caprioli » . Vittorio Parisi, già direttore del museo di storia naturale di Parma, ha rilevato l'importanza del rapporto con gli animali a seguito dell'esperienza maturata nell'affrontare tematiche che riguardano il loro comportamento, non solo da un punto di vista metodologico e tecnico, ma anche relazionale tra ricercatore e animale studiato. L'assessore provinciale alle Aree protette ed ai parchi, Gabriella Meo, si è rallegrata per l'interesse suscitato dalla conferenza stampa e dal tema trattato. All'incontro erano presenti anche Antonello Barani, per l'assessorato alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della Provincia, Luigi Raffaini medico psicanalista naturalista e Stefano Zanichelli presidente dell'ordine dei medici veterinari di Parma. L'occasione è stata utile per presentare una serie di iniziative promosse dalla scuola di specializzazione in conservazione delle risorse faunistiche dei Boschi di Carrega che per il 16 aprile ha programmato un seminario dal titolo: « Ungulati selvatici: tecniche e teleanestesia » dalle 9 alle 19 al centro Levati. « Omeopatia e fauna selvatica » è titolo del seminario in programma sabato 30 aprile, sempre al Levati, dalle 9 alle 18. Sabato 14 maggio sarà la volta di: « Tecniche di Reiki e sistema energetico degli animali » dalle 9 alle 18 al Levati. Si chiude venerdí 28 maggio e sabato 29 con il seminario dal titolo: « Metodologie per il monitoraggio della fauna selvatica: la telemetria » , sempre al centro Levati. Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare il Parco al numero: 0521/ 833440 o via posta elettronica: parco. carrega@ libero. it.