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#4333 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Mar 23 Nov 2004 6:16 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
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Troppi vitelli tir multato
Sanzione da tremila euro
Imperia Un verbale da oltre tremila euro e l'obbligo di ritornare verso la
Francia. È quanto è accaduto ad un camionista spagnolo, lunedì alle 13.30,
sull'Autofiori, all'altezza del casello di Imperia Ovest. L'uomo, a bordo di
un autoarticolato, era entrato dalla frontiera di Ventimiglia e doveva
consegnare in una città del centro Italia un carico di bovini. Fermato da
una pattuglia della Stradale, il camionista è risultato non essere in regola
con le disposizioni sul carico massimo del suo mezzo. Stava infatti
trasportando una dozzina di capi di bestiame in più rispetto al limite
consentito (precisamente 42 invece che 35).
I poliziotti, avendo notato che gli animali erano particolarmente stipati
dentro al tir, hanno fatto arrivare due medici dell'Ufficio igiene della
Asl, anche per verificare lo stato di salute dei bovini. Il bestiame non era
particolarmente deperito, ma l'eccessivo numero di capi rispetto al carico
massimo ha fatto comunque scattare una salata sanzione amministrativa.
Gli agenti lo hanno quindi multato per circa tremila euro, oltre ad
obbligarlo a tornare nel luogo dove era partito (in Francia) per
regolarizzare il carico. I controlli sulla regolarità del trasporto di
animali vivi sono proseguiti questa notte. Con un'operazione interforze,
polizia stradale e carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni hanno
verificato la regolarità dei carichi dei tir in entrata all'autoporto di
Ventimiglia.
S. Sch.

Il Dna dirà chi è il padre dei cuccioli
Finisce davanti al giudice di pace la storia di Laila, splendido esemplare
di labrador, e del setter Toby
Vado Ligure Toccherà ad una perizia scientifica chiarire una volta per tutte
chi è il padre dei cuccioli di Laila, splendido esemplare di labrador che ha
appena compiuto tre anni e da qualche settimana è in dolce attesa.
I suoi padroni non hanno dubbi: il papà è Toby, setter di sette anni, che
vive a Vado e sovente in passato è sfuggito a qualsiasi controllo, entrando
di straforo nel giardino dove la femmina vive.
Ne sono così convinti che ora hanno chiamato in causa (presentando una
denuncia formale al giudice di pace) i padroni di Toby per chiedere un
appropriato risarcimento dei danni morali e materiali causati dalla
gravidanza indesiderata.
«Perché far partorire una femmina costa denaro e soprattutto sarà un grosso
problema piazzare i cuccioli - afferma Antonella S. - Per carità, non è una
questione di purezza della razza, né di pedigrée. Pure meticci, sono
convinta che saranno esemplari bellissimi. Però darli via con un minimo di
coscienza, sapendo a chi affidarli, comporterà un impegno di tempo e di
energie che non avevamo alcuna voglia di prenderci in questo momento. E poi
quel cane da caccia è sempre libero e nel nostro giardino ha già combinato
un sacco di danni. Siamo certi: è entrato nei giorni in cui Laila era in
calore e non c'è praticamente alcun dubbio che sia lui il responsabile».
I padroni di Toby, però, non ci stanno. Contestano le accuse, anzi
rilanciano e si affidano a un colpo di scena giudiziario.
Nell'udienza davanti al giudice di pace hanno avanzato una proposta choc:
«Se è così, se siete sicuri, facciamo il test del Dna sui nascituri - sono
state le parole dei coniugi Bernasconi, che abitano ad Asti ma che d'inverno
trascorrono lunghi periodi di tempo a Vado Ligure - Così vedremo se sono
figli del nostro Toby oppure no. Se risulterà di sì, faremo fronte alle
spese del parto e della gravidanza. In caso contrario chiederemo noi i danni
morali di questa vicenda e delle precedenti: è la terza volta che questa
famiglia ci contesta presunti danni causati dal nostro cane. Una volta i
vasi rotti, un'altra la biancheria sporcata, adesso la gravidanza
indesiderata. Tutto ciò che succede in quel giardino è colpa del povero
Toby. È vero che è spesso libero, ma anche che non ha mai fatto male a
nessuno».
Per il responsabile del servizio veterinario dell'Asl 2, Salvatore Piacenza,
la verifica del Dna dei cuccioli non sarà comunque facile.
«È un esame complesso e sugli animali si può fare a livello universitario -
spiega il decano dei veterinari savonesi - In ogni caso, sono certo che
sarebbe più costoso questo test che non affrontare le spese della
gravidanza. E poi, per capire di chi sono i cuccioli potrebbero bastare
alcuni esami mirati del sangue o alcuni particolari del corpo».
Dario Freccero

La storia Adottano alcuni "bamby" e scacciano i cacciatori
Stella A loro guai parlare del capriolo come un animale selvatico, da
cacciare. «Se viene di nuovo un cacciatore nel mio terreno non chiamerò la
polizia, prenderò il fucile», dice Giovanni C, proprietario di un terreno
tra Stella Santa Giustina e Pontinvrea dove da qualche mese, con puntualità
impressionante, un gruppetto di caprioli si presenta per lo spuntino del
mattino.
«Vengono da noi presto, praticamente all'alba, si avvicinano alla casa e
piluccano quel che trovano - racconta - per i miei figli è stata una
sorpresa ed un'emozione scoprirli in lontananza le prime volte, oggi sono
mascotte e ci siamo affezionati. Gli facciamo trovare qualcosa, non è vero
che devastano tutto il coltivato. Purtroppo la voce è girata e due domeniche
fa ho trovato i cacciatori appostati poco lontani per attenderli. Allora ho
mandato fuori i cani perché facessero caos e spaventassero i caprioli e poi
sono andato a litigare con quei tre cacciatori che non volevano fare neppure
la fatica di andarsele a cercare nel bosco le prede. Sono stato cacciatore
anch'io, ho il porto d'armi da quand'ero ragazzino, ma quando nel cacciatore
vedo l'insensibilità così marcata mi viene voglia di buttare il fucile nel
fiume».

Troppi caprioli nei boschi: «Sono un vero flagello»
Sul territorio savonese stimata la presenza di oltre quattromila capi. Il 18
per cento in più rispetto allo scorso anno
Aumentano le richieste di risarcimento danni dei contadini. E' fallita la
caccia di selezione
Dieci per cento in meno di cinghiali abbattuti, più o meno la stessa quota
di caprioli. Il bilancio delle prime sedici giornate di caccia segna il
"meno" sul fronte catture. Ma c'è un però: mentre la popolazione di ungulati
è leggermente calata rispetto all'anno scorso, e quindi il calo degli
abbattimenti è in parte fisiologico, quella dei caprioli è in aumento. E
soprattutto sono in aumento i casi di danni proprio dei caprioli denunciati
dagli agricoltori nelle ultime settimane. Un'emergenza che ritorna dopo che
per alcuni mesi la situazione era stata (leggermente) più tranquilla e
sembrava in parte risolta.
«Effettivamente siamo di nuovo stressati dai danni - conferma Luigi
Cameirano, presidente dell'Atc Sav1, l'ambito savonese di caccia che va da
Varazze a Noli - segnalazioni ne arrivano di nuove tante e tanti contadini
rinunciano a tagliare il bosco perché sanno che facendolo rischiano di
trovarselo poi rovinato dai caprioli. È un problema serio che va affrontato
senza strumentalizzazioni né demagogia. Basti pensare che ogni anno, al di
la dei discorsi, non si arriva quasi mai a raggiungere la quota di
abbattimento dei caprioli fissata, e che in certe zone della nostra
provincia, come la Val Bormida, in questa stagione sono stati conteggiati
fino a 70 esemplari per chilometro quadrato, che significa il doppio della
media provinciale, ovvero un numero impressionante che non si registra da
nessun'altra parte, fino a qualche anno fa impensabile».
I caprioli, insomma, sono in aumento. E lo conferma un dato matematico: la
crescita percentuale della specie è del 25 per cento annuo, quella fissata
dai piani d'abbattimento dell'8, quindi significa che anno dopo anno i
boschi savonesi hanno un aumento di circa il 18 per cento nella popolazione
dei "bamby".
Nell'ambito savonese, in particolare, gli ultimi censimenti ne hanno
conteggiati un numero oscillante tra 35 ed i 40 per chilometro quadrato,
quindi tra i 3500 e i 4 mila. E dall'inizio della stagione venatoria ne sono
stati abbattuti appena una sessantina, leggermente meno dello stesso periodo
dell'anno scorso (tra i 70 e gli 80). «Ma c'è da tenere conto che finora si
potevano abbattere solo i maschi adulti mentre con dicembre e gennaio si
potrà estendere anche alle femmine», spiegano all'Atc savonese.
D. Frec.

Lettere
UOMINI E TOPI
Desidererei che le varie Associazioni di Animalisti e le Autorità preposte
mi spiegassero perché i topi vanno eliminati ed i piccioni protetti.
Concordo sul fatto che i grossi topi di fogna debbano essere combattuti, ma
ritengo che i danni provocati dai piccioni, anche perché più numerosi ed in
grado di colpire sia a terra che in volo, siano di gran lunga superiori.
Dermatiti, panni stesi sporcati, abiti rovinati così come i monumenti ed
edifici appena ripuliti, strade indecenti il tutto con costi che poi
ricadono e sui singoli e sulla collettività (sanità/beni culturali).
Franca Cecchetti Genova

IL CAGNOLINO DEL SIGNORE
Facendo riferimento alla lettera "la bimba in chiesa", può essere, a mio
avviso, che il parroco, quel giorno, fosse un tantino nervoso: d'altronde,
anche lui è un uomo. Si dà il caso, però, che da qualche anno a questa parte
la religione è meno sentita per taluni, sia per se stessi, che di rispetto
nei confronti di altri. Allora, succede che in chiesa, qualche volta, specie
nella consacrazione, che il silenzio religioso venga rotto da pianti corse e
grida dei più piccoli, con il beneplacito dei genitori, tanto da sembrare di
essere al mercato. Il padre della signora Forti, evidentemente, era una
persona saggia, se la teneva in braccio pronto a guadagnare il sagrato, per
timore di disturbare.
Io in chiesa ci vado in accompagnamento (mea culpa, mea culpa), solo quando
mi tira per le orecchie mia moglie: ricordo, allora, un aneddoto divertente
avvenuto durante una funzione. Un lieve brusio di fedeli si levava alle
spalle del sacerdote intento nella sua funzione. Girandosi, vide un cane
barboncino che girava in mezzo ai fedeli. Disse allora bonariamente: non
fateci caso, almeno lui alla Santa Messa ci viene. Giovanni Bonanno Arcola
(SP)

L' APPELLO I cinghiali sono un flagello
Cari amici ambientalisti e animalisti, permettetemi di toccare un argomento
grave, che non soltanto intacca l'incolumità dell'ambiente del Monte di
Portofino, ma getta, oltretutto, un'ombra di discredito su quanti si battono
per l'ambiente.
Chi vi scrive è un'appassionata ambientalista, che su questo fronte si batte
tenacemente sin dal 1960, con sacrificio fisico e morale. Penso dunque, cari
amici, di aver le carte in regola per dirvi quanto penso di alcuni vostri
atteggiamenti che pur sembrando esternamente ineccepibili, in realtà ledono
alquanto l'immagine di Verdi seri, animalisti seri e ambientalisti seri.
Mi riferisco alla vostra difesa ad oltranza dei cinghiali, che in certe zone
d'Italia hanno portato all'abbandono dell'agricoltura, abbandono che pesa
gravemente sul nostro ambiente e sulla sua salvaguardia.
I cinghiali a San Fruttuoso sono un disastro. Sistematicamente distruggono i
muretti che con fatica ricostruiamo ogni anno con soldi pubblici ma anche
privati. Ed accanto al problema dei cinghiali si è ora aggiunto quello delle
capre, pare una cinquantina, che brucano i germogli e le pianticelle
seminate con fatica sui preselli dal gruppo dei giovani della Cooperativa
"Giardino del Borgo".
Vorrei inoltre ricordarvi che i cinghiali nel Parco, a memoria d'uomo, non
sono mai esistiti; quelli ora presenti sono semplici porcastri, importati
tempo fa dall'Europa dell'Est, che ogni anno producono numerosissima prole
alterando pesantemente il delicato ecosistema del Monte di Portofino.
Per queste ragioni mi appello a voi affinché, mettendo da parte ogni
eccesso, possiate consapevolmente riportare questo povero Parco a un suo
equilibrio, equilibrio difficile a raggiungersi se, con i vostri continui
ricorsi al Tar, bloccate i provvedimenti amministrativi dell'Ente Monte per
l'abbattimento del numero in eccesso di questi porcastri. Sovente volendo
salvare tutto e tutti si finisce per distruggere tutto!
Mi permetto chiedervi una matura e saggia riflessione in merito, unendovi al
lavoro fatto dal Fai, che ha riportato i preselli, i muretti, gli oliveti di
sua proprietà all'aspetto antico, ma che per mantenerli ha bisogno della
vostra saggia collaborazione.
*presidente del Fai Fondo per l'Ambiente Italiano
GIULIA MARIA CRESPI* 
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Oggetto: il messaggero 17/11

QUATTRO ZAMPE
Telesoccorso e party per furetti: gli animali hanno chi pensa a loro
di MARINA VERDENELLI

TELESOCCORSO anche per gli animali. Pensato sulla linea di quello rivolto
alle persone anziane, il servizio è operativo da questa settimana nel
capoluogo dorico ed è rivolto a cani, gatti, criceti, furetti, uccelli e
tutti gli animali d'affezione che tanto riempiono la vita delle famiglie.
Famiglie sempre più desiderose di compagni tutto pelo al punto di
organizzare, per domenica prossima, un furetto-party aperto a tutti i
possessori del quattro zampe della famiglia dei mustelidi (la stessa della
comunissima puzzola).
Telesoccorso. Il servizio è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno ed
è gestito dalla Croce Blu che opera attraverso una postazione centrale in
piazza Salvo D'Acquisto (utilizzata già per il servizio alle persone) dove è
sempre presente personale qualificato pronto a dare assistenza in caso di
necessita. Per gli animali niente telecomando da attivare ma un numero
telefonico al quale i proprietari potranno rivolgersi e chiedere aiuto senza
bisogno di associarsi. Una novità per la città di Ancona. Ideatore
dell'iniziativa uno dei membri del Telesoccorso operativo già nel capoluogo,
Giuseppe Schiavoni , che insieme alla responsabile del servizio Milica
Bokicevic hanno messo in piedi il tutto. «L'idea - spiega Schiavoni - è nata
pensando al numero sempre crescente di persone che hanno in casa un animale.
Purtroppo non è sempre facile prendersi cura di queste bestiole, soprattutto
per chi è anziano». Diverse le prestazioni garantite dal servizio
accessibile al numero di telefono 071.2900343. Munito di un automezzo
attrezzato al trasporto degli animali (presente anche un'apposita barella)
il personale potrà essere chiamato per il servizio taxi trasportando
l'animale da un luogo all'altro della città, per il servizio veterinario nel
caso in cui la bestiola stia male, o per il servizio di consulenza. La
chiamata è gratuita. Il pagamento è previsto solo per il trasporto (a
partire da 6 euro) che opera in tutta Ancona. Lo stesso numero telefonico
sarà in grado di reperire dog sitter per i padroni di cani che ne avessero
bisogno.
Furetto party. Organizzato dalla sezione marchigiana dell'Associazione
Italiana Furetti inizierà alle ore 15.30, ad Agugliano, in località Borgo
Ruffini, nei locali dell'azienda agraria Pasquale Rosati . Qui sarà
allestito un recinto dove gli animali potranno interagire tra loro mentre ai
proprietari (è invitato anche chi non possiede il furetto) verranno fornite
informazioni sull'animale e sul triste fenomeno dell'abbandono. Info
330.522192.
Cerco casa. Si segnalano un cucciolo di cane meticcio, pelo nero, in cerca
di famiglia (340.2207327, nella foto) e un maltese femmina di un anno e
mezzo, pelo biaco (339.1491770).

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Oggetto: il mattino 17/11

GRUMO NEVANO
Adotti un cane? Il Comune ti dà un contributo
ROSALBA AVITABILE
Grumo Nevano. Adotta un cane per amico: entro 30 giorni a partire da oggi
sarà possibile prendere in affidamento un randagio al momento custodito
presso il canile convenzionato. La famiglia che deciderà di adottare un cane
avrà dal Comune un contributo di un euro al giorno. I primi che decideranno
di aderire all'iniziativa avranno la possibilità di scegliere tra le 50
fototografie dell'album depositati presso il locale comando di polizia
municipale. Il comune corrisponderà a titolo di contributo spese di
mantenimento di 365 euro all'anno proprio «al fine di incentivare le
adozioni», come scrive il sindaco Angelo Di Lorenzo nell'avviso pubblico. La
domanda di adozione va indirizzata proprio al primo cittadino e chi avrà in
affido il cane, dovrà «assoggettarsi alle condizioni di mantenimento
previste nel progetto» approvato dalla giunta che ha stabilito anche alcune
condizioni, a garanzia proprio degli ANIMALI che al momento vivono nel
canile convenzionato. Tra queste lo spazio dove sarà sistemato il cane preso
in affido. Qualora dovessero pervenire un numero di richieste superiori a
quello dei cani da adottare, si procederà seguendo l'ordine cronologico
della presentazione delle domande.

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Oggetto: giornale sardo pro-caccia

----Original Message -----

L'unione Sarda, Martedi' 16 Novembre Pag 45
Caccia Grossa
ESCOVEDU record
Inizio di caccia grossa col boom per la squadra "Esalgosi",nome che testimonia la composizione del gruppo di doppiette formato da quaranta cacciatori dei comuni di Escovedu,Albagiara,Gonnosno' e Sini.
La squdra,diretta dal capocaccia Leandro Demontis di Gonnosno',
ha freddato Domenica ben nove cinghiali nei boschi del monte Arci.
 
Questo e' quanto scrive il giornale.E' disgustoso il tono trionfalistico con cui il giornale da' la notizia, seppure si chiama notizia....la notizia dell'uccisione di 9 poveri animali e' motimo di soddisfazione anche per il giornale.
Se ce la facciamo scriviamo al giornale dicendo che siamo  indignati, e che un giornale non dovrebbe contribuire a diffondere la barbarie e l'incivilta'.
ecco l'indirizzo :unione@...
buona attivita' a tutti.
Nicoletta

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Oggetto: il tempo 18 nov

AVEZZANO - Una splendida lupa di circa due anni è stata rinvenuta morta ieri
mattina nei pressi dell'abitato di Collelongo.
Subito sul posto è giunto il veterinario Asl, nonché ex sindaco Nicola
Pisegna Orlando, che ha potuto constatare di persona che l'animale era stato
ucciso. «Si notano sulla carcassa - ha dichiarato lo stesso Pisegna - un
foro di entrata e uno di uscita, quindi la bestia è stata sicuramente uccisa
da un colpo d'arma da fuoco». Immediatamente il veterinario ha allertato la
Forestale, che, con gli uomini del comando stazione di Collelongo, ha
provveduto agli accertamenti di rito. Un deprecabile atto di bracconaggio ai
danni della fauna protetta, avvenuto nella fascia esterna del Parco
nazionale. Secondo il parere del vice questore aggiunto della Forestale,
Guido Conti, il colpo è stato sparato da una carabina di precisione,
dall'alto di una collinetta.

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Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
Data: Ven 19 Nov 2004 2:29pm
Oggetto: MOSTRA CUCCIOLO: CIRINNA', NECESSARIA MASSIMA VIGILANZA

COMUNE DI ROMA
VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO
UFFICIO DIRITTI ANIMALI
ON. MONICA CIRINNA'

Roma, 19 Novembre 2004

COMUNICATO STAMPA

MOSTRA CUCCIOLO: CIRINNA', NECESSARIA MASSIMA VIGILANZA

"Questa mattina ho ricevuto una comunicazione dal Palalottomatica che ha scelto di ospitare comunque la mostra del Cucciolo, nonostante le forti pressioni ricevute anche dalle associazioni animaliste. L'unica autorizzazione amministrativa che poteva fermare la mostra è quella del servizio veterinario della Asl, che invece è stata rilasciata. Ribadisco che un'Amministrazione comunale come quella di Roma, che da anni si batte per i diritti degli animali e che mantiene nelle sue strutture oltre 2000 cani in cerca di una casa non può certo accettare che imprenditori senza scrupoli promuovano e ospitino mostre nelle quali i cani sono considerati pura e semplice merce". E' quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del Comune di Roma per i Diritti degli Animali.
"Ho sollecitato la Asl veterinaria - prosegue Cirinnà - che ha ritenuto di concedere il nulla osta ai Vigili Urbani e alla Guardia di Finanza, di attivare ogni possibile controllo fuori e dentro il luogo della mostra non solo a tutela degli animali, ma anche dei cittadini che, come è accaduto lo scorso anno, acquistano illecitamente animali spesso malati e di provenienza sconosciuta. E se le associazioni animaliste organizzeranno un presidio di protesta davanti al Palalottomatica sarò certamente con loro".

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Oggetto: il messaggero 19/11

Un calendario con storie da cani
CITTA' DI CASTELLO - Calendario a "4 zampe" 2005: in posa i cani abbandonati
lungo la superstrada, legati al cancello del canile, vittime di
maltrattamenti. Dodici storie commoventi, con foto struggenti. Da "Libero"
bastardino di un anno abbandonato in estate con due fili di ferro sotto
pelle sul collo, a "Brenda", cagnolina di 4 anni, trovata legata in
supestrada, da "Wandy" bastardina scaricata all'ingresso del canile, fino ad
"Arturo" cane senza padrone che odia la catena e il guinzaglio. Il
calendario a "4 zampe" realizzato dall'Enpa (Ente nazionale protezione
animali) in collaborazione con la Comunità Montana Alto Tevere e la Asl n°1,
è in uscita in questi giorni. Nel canile di Mezzavia di Lerchi sono ospitati
125 cani, 118 gatti. L'Enpa assieme riesce a farne adottare circa 90 ogni
anno. «Con una parte del ricavato della vendita dei calendari - ha detto
Mario Casacci, delegato Enpa - acquisteremo delle lampade e coperte per
riscaldare i box del canile nelle giornate invernali più fredde».
G.Gal.

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Oggetto: la repubblica 19/11

La Repubblica 19 Nov
 
Ragusa, 13:58
Anziano deceduto in casa, cane lo veglia fino alla morte

E' stato ritrovato riverso a terra, morto, con accanto il cadavere della sua cagnetta, Giulia. Calogero Gioia, 85 anni, secondo i primi accertamenti, sarebbe morto una settimana fa nel suo appartamento, a Ispica, in piazza Sant'Antonio Abate. L'uomo, operatore ecologico in pensione e padre di sette figli, è stato vegliato fino all'ultimo dalla bastardina marrone che condivideva con lui le giornate, fino a che non è morta anche lei. I vicini, non vedendolo da alcuni giorni, hanno richiesto l'intervento dei carabinieri. Al loro ingresso hanno trovato il cadavere dell'uomo a terra e, poco distante, quello del cane.

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Oggetto: il secolo xix 19/11

cane soccorso dai pompieri
Imperia L'allarme è stato dato da alcuni passanti, intorno alle 18.30 di
martedì. Un cane era rinchiuso in un'autovettura parcheggiata in via
Mazzini, e da diverse ore non smetteva di abbaiare. I suoi continui latrati
hanno così spinto un cittadino ad allertare un poliziotto di quartiere, in
pattuglia a piedi poco distante. L'agente, raccogliendo le prime
testimonianze, ha compreso che l'animale era stato lasciato sull'auto da più
di quattro ore, ed ha deciso di chiamare i Vigili del fuoco per liberarlo.
Con un particolare strumento i pompieri hanno aperto senza romperlo il
finestrino (da uno spiraglio del quale il povero cane riceveva un po'
d'aria). L'intervento è stato notato anche dalla responsabile del ricovero
per animali "La cuccia", che ha riconosciuto il cane come uno di quelli che
la sua struttura aveva da poco tempo affidato ad una donna imperiese. Ora la
polizia sta effettuando le necessarie verifiche per capire come l'animale
sia finito in quella macchina (che non è intestata alla padrona del cane).
Inevitabilmente scatterà la denuncia per maltrattamento di animali e forse
anche l'affidamento del cane ad altro padrone.
S. Sch.

Savona
A spasso con il roditore
Prima si nota la ragazza, poi il sottile guinzaglio rosa, infine il topo. Un
topolino grigio, dalla lunga coda, per nulla spaventato dal rumore di piazza
Sisto IV a Savona.
Ieri mattina Italia, 16 anni, di Pietra Ligure, era lì con il suo topo. «Ce
l'ho da sei mesi, l'ho avuto da un'amica. In Francia, qualche tempo fa erano
di moda. Anche se spero che nessuno mi imiti»
Italia è preoccupata. Ama il suo topo, e teme l'effetto-furetto, o
l'effetto-dalmata. «È necessario sapere che questi animali hanno bisogno di
tante cure. Un mio amico voleva prenderne uno, così mi ha chiesto cosa
comporta accudirlo. Quando lo ha saputo ha cambiato idea».
Il topolino di Italia è socievole, si avvicina ai ragazzi, si lascia
accarezzare. Vive praticamente addosso alla sua padroncina. S'infila sotto
la sua maglietta, si accuccia sotto la sciarpa, passeggia sul suo braccio.
«In realtà lo porto sempre così - avverte - ma ho voluto provare col
guinzaglio».
Il topolino di Italia è ormai una piccola celebrità, in piazza Sisto IV.
Frequenta abitualmente il bar Haiti, scorrazza sulle piattaforme di pietra
che costituiscono il "muretto" dei giovani savonesi.
L'animale di Italia è un ratto campagnolo, un autentico topo rurale. Ma con
tutte le carte in regola, a partire dal vaccino.
Ma non è solo, in città. Stefania Vigorita del centro Fortesan di via
Leopardi lo conferma: «Effettivamente le vendite di ratti sono cresciute,
negli ultimi tempi. Si tratta di animali socievoli e pulitissimi, al
contrario di quanto si crede. Quanto costano? Non più di dieci euro».
E sono, come avvertiva Italia, assai esigenti. «Vogliono vivere in un
ambiente pulito, prima di tutto. Cosa mangiano? Semi, frutta e verdura»
aggiunge Vigorita.
Eccellente il loro rapporto con l'uomo: «In effetti dimostrano una
straordinaria intelligenza. Nascono selvatici eppure si affezionano
rapidamente al proprio padrone, gli vanno addosso, non lo lasciano più».
Ferdinando Molteni

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Oggetto: corsera 18 nov

Lombardia
Adotti un randagio? Bonus di 200 euro dal Comune
GUANZATE (Como) - Non sanno ancora che la buona azion e di ieri mattina,
oltre che una comprensibile soddisfazione e la gioia dei bambini, può
portare anche 200 euro. Spettano, in base alla delibera votata l'altra sera
dal Comune di Guanzate, alla famiglia di Saronno che ha portato a casa Pepe,
cagnolino di razza indefinita ma con qualche antenato tra i volpini, da
agosto ospite dell'allevamento Mirasole, che custodisce i randagi in carico
a diverse amministrazioni della zona. E' stato proprio quel «carico» - spese
per un migliaio di euro all'anno per ciascun quattrozampe - a spingere Ivano
Bernasconi, sindaco di Guanzate, a capo di una giunta «civica» riconfermata
a giugno dopo la sua prima legislatura, a cercare un modo di risparmiare, ma
certo non sulla pelle dei randagi. «Figurarsi - dice il sindaco -. Io stesso
ho in casa Flipper, lupetto di 15 anni». Il punto è un altro: «I nostri
randagi sono una decina, che vuol dire 10 mila euro all'anno. Una voce di
spesa in continuo aumento. E' una situazione anche paradossale: a fine anno,
quando presentano i loro bilanci, sono appena due le associazioni del nostro
paese che ricevono un contributo maggiore».
A Guanzate, insomma, vogliono bene ai quattrozampe: ma spendere per loro più
che per le filodrammatiche, il coro, le associazioni sportive non sembra
molto giusto. «E, insomma, anche alla Caritas non riusciamo a dare più di
1000 euro. Mi viene qualche scrupolo», dice il sindaco.
Ed ecco quella che potrebbe essere una soluzione: che si porta a casa un
randagio di Guanzate, ottiene un bonus di 200 euro dal Comune, il quale, con
l'Asl, in cambio chiede garanzie e si riserva la possibilità di controllare
la buona salute dell'ex randagio. Se tutti i cani trovassero casa, il Comune
sborserebbe 2 mila euro di bonus avendone risparmiato 8 mila sulla spesa di
canile. Tutti contenti, insomma, o almeno ci si prova: con buona pace di chi
ironizza sul bonus promesso dal governo per ogni neonato. 031.35.27.111 è il
numero del Comune di Guanzate; 031.35.20.184 quello dell'allevamento
Mirasole.
Laura Guardini
lguardini@...

Via libera alla caccia ai cervi
SONDRIO -Entro il 15 dicembre, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i
cacciatori sono autorizzati ad abbattere altri 435 cervi, dopo che a 55
avevano già sparato tra il 16 e il 26 ottobre, giorno in cui il Tar di
Bolzano, su richiesta del Wwf che la ritiene illegittima, aveva sospeso
l'autorizzazione all'abbattimento rilasciata dal presidente dello Stelvio
Ferruccio Tomasi. E' stato lo stesso tar di Bolzano, ieri, a non confermare
la decisione che aveva preso poco più di 2 settimane fa. La soppressione
degli animali ha acceso una disputa tra il nuovo presidente dello Stelvio (è
in carica dall'estate scorsa) e gli ambientalisti. Secondo il primo gli
animali sono dannosi per i boschi e, permettendo ai cacciatori di
abbatterli, si previene il bracconaggio. Secondo il Wwf, i danni causati dai
cervi all'abete bianco non sono dimostrati, mentre
la legge nazionale prevede che, eventualmente, ad ucciderli, siano in prima
istanza i guardiacaccia. «Perciò - dice Enzo Venini,
del Wwf - ricorreremo al Consiglio di Stato».

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Oggetto: gazzetta di parma 18/11

« In Valcedra e Valparma trovate tracce di due branchi »
Ezechiele cerca ancora la sua terra, gli uomini hanno già trovato una
verità. « Per la prima volta, si dimostra che è possibilissimo che un lupo
partito dall'Appennino arrivi alle Alpi. In barba a tutte le polemiche di
chi aveva diffuso le voci di ripopolamenti » . Parli di lupi, e al
veterinario Mario Andreani vengono in mente camminate in cerca di tracce,
notti d'estate spese a diffondere ululati registrati, per incontrare almeno
la voce dell'obiettivo dei suoi studi . « Pi ù facile che a rispondere siano
i pi ù piccoli, meno smaliziati: cosí capiamo se ci sono cucciolate » dice
Andreani, uno dei nove esperti che hanno lavorato al progetto regionale
Life, coordinato da Willy Reggioni, del Parco del Gigante, e che ha visto
l'impegno del Servizio risorse naturali della nostra Provincia. Andreani ha
partecipato alle ricerche avviate nel marzo del 2001 e concluse tre anni
dopo ( poco dopo la liberazione di Ezechiele). Ora, il ricercatore può
parlare della presenza di « due branchi nel Parco dei Cento laghi: uno pi ù
nutrito, di cinque o sei esemplari, che si spostano spesso nel Parco del
Gigante. L'altro è formato da una coppia, che sta pi ù a occidente » . Cosí,
della cinquantina ( la cifra è ipotetica) di lupi tra Modena e Parma, si può
dire che almeno sette/ otto esemplari vivano nel Parmense. « Senza contare
quelli di passaggio » . Quelli come Ezechiele, appunto: ancora in cerca di
una zona propria o « di compagnia per formare un branco nuovo: l'ipotesi pi
ù plausibile è questa » . Nel progetto Life, al veterinario di Corniglio
spettava verificare soprattutto Alta Valparma e Alta Valcedra. « Per
stabilire se e quanti lupi ci fossero, facendoli ululare, appunto, e
raccogliendo le loro feci per poi farle analizzare per studiare sia la dieta
che il dna degli esemplari » . Il secondo punto chiave del progetto,
riguardava il mondo delle prede. « Si è lavorato molto, per cercare di
capire quanto pesasse la presenza di lupi sulle popolazioni di ungulati. E
non si tratta di dati preoccupanti: anche perchè i lupi si accontentano
spesso di ripulire carcasse di animali già morti » . Infine, si è cercato di
fare opera di sensibilizzazione tra le popolazioni delle montagne che
forniscono l'habitat a Ezechiele e ai suoi fratelli. « E superare i
pregiudizi non è stato facile » . Anche se, fortunatamente, le frasi
dedicate al « lupo cattivo » sembrano in via d'estinzione. Anche il lupo lo
era, ma forse il peggio è passato.
Nella neve la sua storia
Ezechiele? Bazzica tra Italia e Francia, dopo mille chilometri di
pellegrinaggio in 250 giorni. « Ora - dice il veterinario Mario Andreani -
sul territorio lo seguono altri gruppi di studio. La sua posizione viene
inviata con un sms ogni dodici ore, quando si accende l'apparecchio. Ma non
sempre ci sono i segnali. Ci è anche capitato di andare a cercarlo con la
radio: non si sapeva pi ù niente » . La batteria durerà fino alla prossima
estate. E intanto « con la neve, sarà pi ù facile seguire le tracce e
scoprire se Ezechiele finalmente ha trovato compagnia » .
Il lupo che « saluta » via sms
Tanti saluti da Ezechiele. Lui non lo sa ( e in effetti è troppo impegnato a
macinar chilometri, per « pensare » a chi segue trepidamente il suo
peregrinare), ma manda continui messaggi e informazioni dalle Alpi
Marittime. Esplora le montagne e al tempo stesso ( grazie al radiocollare
satellitare, collegato alla rete gsm, che gli è stato applicato) permette ai
ricercatori di esplorare le zone buie del mondo dei suoi simili, i lupi. E'
il primo caso di ricerca di questo tipo in Europa. Ed è la nostra città la
base di partenza. Il progetto, che ha coinvolto il Corpo forestale, la
Polizia provinciale, il Parco dei Cento laghi, i tecnici del progetto Life,
i Centri recupero animali selvatici provinciali e l'università romana della
Sapienza, è coordinato dalla nostra Provincia. Lui, Ezechiele, esemplare
maschio di un anno e mezzo, è il protagonista di questa lunga marcia.
Liberato dal marzo nelle neve del Parco dei Cento laghi, dapprima ha puntato
verso la Toscana, per poi tornare verso nord. Sopra La Spezia, per quattro
giorni ha viaggiato verso la pianura, ma poi deve essergli tornata in mente
la brutta esperienza invernale. Cosí, ha preso a inseguire l'occidente senza
pi ù ripensarci. L'estate, l'ha passata nell'entroterra della Liguria di
levante. Poi, s'è rimesso in moto. I suoi giorni e le sue notti sono
trascorsi tra i monti e le foreste, cercando come rifugio tane naturali con
ottima visibilità e sempre fornite di vie di fuga. Che Ezechiele fosse un
errante non è mai stato un mistero. La tangenziale ( Nord, per di pi ù ) non
è certo luogo da lupi. Lo era invece il tempo che il nostro selvatico eroe a
quattro zampe aveva « scelto » per presentarsi. C'era proprio un tempo da
lupi - pioveva a dirotto - il pomeriggio del 24 febbraio, quando Ezechiele
fece la sua comparsa. A segnalare la sua presenza fu un automobilista. « Ho
investito un cane in tangenziale. Per favore, aiutatelo » disse al
cellulare. La prima ad avere dei sospetti su quel « cane » fu Patrizia
Pizzorni che, con Timbuct ù , allora gestiva il canile municipale. « Lo
trovai in un campo lungo la tangenziale. Si fingeva morto, ma i suoi occhi
gialli erano vigili. Dopo 700 recuperi era la prima volta che vedevo
qualcosa del genere » . Mancava solo la conferma, che sarebbe poi venuta dai
test genetici: era un lupo, un lupo vero. E quell'incidente - potrà sembrare
assurdo, ma è proprio cosí - fu la sua salvezza. « Era allo stremo delle
forze _ ricorda Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna
selvatica _. A ridurlo cosí non è stato l'incidente. Anzi, bisogna dire che
i principali ematomi li aveva riportati nell'acqua, probabilmente
attraversando dei fiumi. L'animale era in stato di ipotermia, a digiuno da
almeno dieci giorni. Era morto, ma con una grande fortuna: sarebbe tornato a
vivere » . Consulente della Provincia per il parco del Monte Fuso e per il
Servizio risorse naturali di piazza della Pace, Pisani era al primo lupo ( e
ben pochi in questa vicenda possono vantare altri incontri tanto
ravvicinati) della sua carriera. Ma non ebbe difficoltà a trovare la via
giusta per rimetterlo in forze. « Il recupero è stato brillante » . Non solo
dal punto di vista fisico: si trattava, infatti, di tutelare la natura
selvatica dell'animale. Di rispettarlo. Per questo, il lupo venne tenuto per
una ventina di giorni in un luogo segreto, il pi ù possibile alla larga
dall'uomo. « Le manipolazioni su di lui hanno avuto il solo scopo di capire
le sue condizioni _ ricorda il veterinario _. E' un animale fiero, di una
bellezza esagerata. A lui dell'uomo non importa nulla » . Il 13 marzo,
Ezechiele è stato riportato sui « suoi » monti ( non troppo lontani
dall'Appennino modenese dove sembra sia nato). « Ho aspettato di vedere
l'occhio del lupo, per aprire la gabbia - racconta Pisani -. Com'è? E' un
occhio che va oltre la pelle, che ti fa provare certe sensazioni nel midollo
osseo » . Uno sguardo in grado di riportare l'uomo al mondo perduto, che un
tempo fu anche suo. Roberto Longoni

Animalisti in piazza per salvare i beagle
SAN POLO D'ENZA - Gli animalisti sono pronti a una nuova « invasione » del
centro di San Polo d'Enza per manifestare contro la ditta « Stefano Morini
sas » , che alleva cani beagle destinati ai laboratori come cavie. Da tempo
il movimento animalista, che dal 2002 punta alla chiusura dell'allevamento,
ha indetto una manifestazione internazionale per sabato 20 novembre. Alle 14
i gruppi provenienti da tutta Italia ( qualcuno anche dalla Svizzera e altri
Stati) convergeranno in piazza IV novembre, fra la chiesa parrocchiale e la
sede del Comune. Sono previsti pullman da Milano, Varese, Torino, Bologna,
Forlí, Pisa e dalla Liguria, oltre a una staffetta fra il paese della Val
d'Enza e la stazione ferroviaria di Reggio. Lo scenario si preannuncia
simile a quello dell'anno scorso, quando il corteo contro la ditta Morini fu
accolto da una San Polo d'Enza blindata: poliziotti e carabinieri in tenuta
antisommossa, polizia municipale a presidiare i blocchi stradali e le
deviazioni, negozi chiusi e lezioni scolastiche terminate in anticipo.
Intanto il caso Morini continua a movimentare il dibattito politico. Nei
giorni scorsi Alleanza Nazionale, per conto del presidente provinciale
reggiano del partito Marco Eboli, ha chiesto che le autorità vietino per
motivi di ordine pubblico manifestazioni come quella in programma a San
Polo. Martedí scorso, invece, i gruppi Ds, Margherita e Pdci in provincia a
Reggio hanno presentato una mozione che chiede l'impegno della Provincia
affinchè si adoperi « presso le autorità di pubblica sicurezza per riportare
a una situazione di normalità la vita quotidiana nel Comune di San Polo e
perchè cessino le azioni contro l'azienda Morini » . Firmatari della mozione
sono i tre capigruppo Maino Marchi, Luigi Fioroni e William Marastoni. «
Tutti i controlli che dal 2002 sono stati svolti in modo continuo e ripetuto
hanno portato a risultati favorevoli all'azienda - dicono i consiglieri nel
documento - . Dal 2002 ci sono continui presidi davanti ai cancelli
dell'azienda, continue telefonate ( giorno e notte), lettere, fax con
minacce di morte, ingiurie e quant'altro » . Nell'ordine del giorno, i tre
gruppi consiliari ricordano che « l'azienda Morini è sorta a San Polo d'Enza
circa 50 anni fa: con gli anni si è allargata inserendosi nel paese come
realtà importante nell'offerta di posti di lavoro e divenendo una delle
maggiori nel settore dell'allevamento degli animali per la ricerca » .

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Oggetto: il secolo xix 18 nov

Palette per cani in regalo multe a chi non pulisce
COGOLETO Oggi al mercato consegna del kit usa e getta
Cogoleto. Niente scuse, se avete un cane, il Comune vi regala la paletta. Ed
è un simpatico cucciolone anche il testimonial dell'iniziativa "Te la do io
la paletta!", la prima campagna di sensibilizzazione contro le deiezioni
canine promossa a Cogoleto.
Oggi e giovedì 2 dicembre, durante il mercato settimanale, un camioncino
distribuirà, sul lungomare dalle 9 alle 12, oltre tremila palette usa e
getta insieme a volantini informativisui regolamenti comunali in materia e
sull'utilizzo della paletta. L'iniziativa organizzata dal comune di Cogoleto
e la Sater S.p.A., società mista a maggioranza comunale che gestisce la
raccolta della spazzatura nella cittadina. La distribuzione continuerà, nel
pomeriggio, in Piazza Giusti.
Roberto Pansolin, assessore all'ambiente e alla tutela del territorio,
annuncia l'inizio di un'offensiva in nome della città pulita: «Questa è
soltanto la prima di una serie di iniziative che l'assessorato intende
affrontare per migliorare l'immagine di Cogoleto: sappiamo che le deiezioni
riducono il benessere di tutti i cittadini e producono conseguenze
sull'igiene e sulla salute pubblica». L'inizio della campagna segnerà un più
intenso e rigoroso controllo da parte dei vigili cogoletesi. Sono state date
disposizioni precise per un controllo serrato dei giardini, soprattutto
quelli frequentati dai bambini, i parchi, ma anche vie centrali come via
Mazzini e via Recagno. «Noi forniamo ai cittadini i mezzi perché i cani non
lascino tracce nelle strade del nostro comune - aggiunge Pansolin - chi ama
il suo cane deve rispettare anche la città dove vive. A questo punto i
trasgressori saranno puniti con sanzioni di 50 euro. I sacchetti potranno
essere gettati nei cassonetti e nei bidoni sparsi per le vie. Per noi
l'importante che le strade siano pulite, anche perché sembra quasi un
paradosso, ma le vie del centro sono molto più sporche delle zone
periferiche».
Se qualcuno perdesse l'appuntamento con la distribuzione delle palette al
mercato, nessun problema, l'assessorato ha destinato tre punti in città,
dove trovare i kit: in comune, il lunedì dalle 15 alle 17.30 e il giovedì
dalle 9 alle 12.30, negli uffici della polizia municipale di Piazza
Maggetti, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, negli uffici Sater in via
Benefizio il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12.
C. Lu.

Enpa rimborserà padrone multato
La Sezione dell'Enpa di Genova ha deciso di farsi carico del pagamento delle
multe ricevute da due genovesi per avere gettato nei cassonetti le deiezioni
dei loro cani prima dell'orario consentito. Secondo Rosanna Zanardi
dell'Enpa si tratta di una situazione paradossale. «Stiamo facendo sforzi
notevoli per educare i cittadini a trattar bene i propri animali e a
rispettare l'ambiente e i nostri sforzi rischiano di essere annullati».
L'Enpa chiederà al Comune di Genova di rivedere i regolamenti.

La casa di riposo adotta cagnolini per gli anziani
OVADA Per una nuova terapia contro la depressione
Ovada Il problema anziani continua a essere in primo piano. Così la casa di
riposo "Lercaro" ha deciso di adottare cagnolini per combattere la
depresisone. Le diverse strutture pubbliche e private stanno cercando, su
tutto il territorio ovadese, di trovare soluzioni per evitare, soprattutto,
che la solitudine continui ad essere la strada maestra che porta alla
depressione. Così, come per i bambini, è stato accertato che anche gli
anziani vivono momenti felici se in compagnia di un animale. Al "Lercaro",
casa per anziani di Ovada si stanno attrezzando e oltre all'organizzazione
di incontri fuori dalla struttura, hanno deciso di adottare cani da affidare
ai singoli vecchietti. E la "Pet terapy", una formula che già in altri Paesi
ha dato ottimi risultati. «L'idea è del direttore, Vittorio Barretto, che
con la collaborazione del canile comunale sta sperimentando l'azione che il
migliore amico dell'uomo può avere sull'anziano». Maurizio Tammaro, vice
presidente del consiglio di amministrazione della casa di riposo è
soddisfatto e annuncia che l'idea sembra essere vincente tanto da indurre
l'organizzazione sanitaria ad interessarsi utleriormente della terapia per
diffonderla sul territorio.«Proporrò al consiglio altre iniziative -
aggiunge Tammaro - sempre legate a progetti finalizzati, come
"Colmangiando", che prevede la possibilità, per i nostri anziani, di essere
accompagnati a fare colazione al bar e, una volta al mese tutti insieme, in
pizzeria». Il progetto è "Solo non sono", risultato della collaborazione con
il Consorzio Servizi Sociali dell'Ovadese, finanziato dalla Regione,
sinergia che ha permesso la realizzazione all'interno del Lercaro di campi
da bocce, di un'ampia area destinata all'orticoltura e floricoltura,
l'installazione di un maxi schermo Tv, di un grande acquario, di gazebo e
piante ornamentali.
Bruno Mattana

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Oggetto: Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra

IL MESSAGGERO
ABRUZZO
Giovedì 18 Novembre 2004
PROVINCIA/2
Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra
 

I gruppi di minoranza di centro destra alla Provincia hanno presentato una mozione finalizzata alla redazione del Piano Territoriale provinciale per la prevenzione del randagismo. L'ha illustrata il consigliere di An Filippo Andreacola partendo da un dato complessivo nazionale che vede ogni anno in Italia l'abbandono di 200 mila gatti e di 150 mila cani mentre il business dei canili privati fa registrare un giro di 300 milioni di euro. Una dozzina gli interventi ipotizzati nella proposta e tra questi la verifica sullo stato di attuazione della legge 281 del '91 e della legge regionale 15 del '92, la realizzazione di nuovi canili sanitari e nuovi rifugi, la verifica dell'attuazione delle convenzioni stipulate tra Comuni e canili gestiti da ditte private, l'incentivazione di una politica delle adozioni con contributi comunali e la defiscalizzazione sugli acquisti e le spese specifiche per chi adotta un randagio.

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Oggetto: gazzetta di parma 20/11

Corteo degli animalisti: oggi paese blindato
SAN POLO D'ENZA - Pullman e gruppi di animalisti arriveranno oggi a San Polo
d'Enza da tutta Italia ( con rappresentanze di associazioni di altri paesi)
per la manifestazione internazionale contro la vivisezione e l'allevamento «
Stefano Morini Sas » . Sono previsti nel paese della Val d'Enza migliaia di
manifestanti, chiamati a raccolta dal « Coordinamento per chiudere Morini »
. Il raduno è previsto alle ore 14 in piazza 4 Novembre, di fronte alla sede
del Comune. Il corteo si snoderà per il centro del paese, per terminare poi
in via San Giovanni Bosco, sede della ditta contestata. La manifestazione,
che sarà presidiata da polizia e carabinieri, comporterà anche alcune
modifiche alla viabilità. L'ordinanza 116/ 2004 del sindaco Milena Mancini
dispone il divieto di transito e parcheggio nella zona compresa fra il ponte
sull'Enza, via San Giovanni Bosco, la zona della stazione ferroviaria e il
tratto di via Gramsci fra il passaggio a livello e l'incrocio a raso con la
provinciale 513. Dalle 13 alle 20, i veicoli da Traversetolo, Montecchio e
Reggio Emilia diretti verso Canossa saranno deviati su via Matilde di
Canossa ( la provinciale per Grassano) attraverso via Rampognana, che porta
alla rotatoria di Pontenovo. Per chi invece è diretto verso Traversetolo, il
ponte sarà praticabile. Gli uffici comunali oggi saranno aperti fino alle
ore 13, come di consueto. Questi i numeri utili messi a disposizione dal
Comune di San Polo d'Enza per qualsiasi evenienza e per segnalazioni: 0522-
873143 ( carabinieri) e 329- 3191926 ( pattuglia della polizia municipale).

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Oggetto: il secolo xix 20/11

Spara e uccide pastore tedesco per salvare il suo cane da caccia
Condannato a 300 euro di multa nembrotto sessantenne di Bolano

Ha sparato ed ucciso a bruciapelo con il fucile da caccia un pastore tedesco
per "proteggere" il suo cane. Per quel grave episodio, ieri mattina in
Tribunale a Sarzana, L. T. di 63 anni abitante a Ceparana è stato condannato
dal giudice onorario, l'avvocato Giovanni Silvestre, a trecento euro di
multa e al pagamento di altri 2500 euro di spese e risarcimento.
L'episodio che ha portato il cacciatore sul banco degli imputati risale
all'ottobre del 2000. Uno studente di Ceparana aveva deciso di portare il
suo pastore tedesco in un luogo isolato per poterlo lasciare libero e farlo
divertire.
Il caso ha voluto che nella stessa zona si trovasse l'imputato con il suo
cane da caccia. Tra i due animali si è scatenata all'improvviso una feroce
baruffa e L.T. temendo che il suo cane soccombesse è corso alla macchina e
per difenderlo non ha esitato ad imbracciare il fucile. Lo ha quindi puntato
contro il pastore tedesco ed ha premuto il grilletto nonostante che lo
studente avesse tentato di impedirglielo. Il colpo - sparato da due metri di
distanza - è andato a segno ed ha ucciso il pastore tedesco dello studente
che nell'occasione rimase anche leggermente ferito.

Oasi in difesa dei germani
STURLA Accordo tra Comune, Aster, animalisti sulle aree protette
Via ai lavori nel torrente. Ma senza sfrattare la fauna

I germani reali del torrente Sturla e tutti gli altri volatili che popolano
il greto del corso d'acqua non correranno più rischi, per buona pace degli
ambientalisti ed animalisti genovesi. E, al tempo stesso. i lavori di
pulizia dell'alveo, e quelli futuri di definitiva messa in sicurezza
idraulica del fiume, potranno iniziare con tutta tranquillità.
Dopo un sopralluogo condotto pochi giorni fa dai tecnici dell'Aster, dai
responsabili degli uffici che fanno capo all'assessore per le Politiche
ambientali Luca Dallorto e da rappresentanti della Lipu e della Lav, sono
state individuate, lungo il corso dello Sturla, diverse aree protette che
verranno lasciate inalterate per permettere ai germani di conservare parte
del loro habitat. In particolare, ogni cinquanta metri ci sarà una piccola
oasi che non verrà toccata dai lavori, permettendo così agli uccelli di
trovare non solo un rifugio sicuro, ma anche un luogo dove deporre, nel
periodo della nidificazione, le uova senza pericolo di perdere l'intera
covata.
Gli spazi verdi in corrispondenza dei canneti saranno quelli maggiormente
presi in considerazione, in quanto offrono una protezione particolare.
«Avvisato del problema - spiega Dallorto, che è un esponente dei Verdi - ho
preso a cuore la questione, anche perché so che lungo lo Sturla i germani
reali presenti sono parecchie decine. È vero che, in caso di pericolo o
fastidio, sono uccelli in grado di volare e spostarsi, ma era un peccato
disperdere esemplari simili. Meglio preservarli dove sono, anche per
proteggere un'area in via di bonifica dove, in un prossimo futuro, la
sicurezza ambientale potrà unirsi così alla conservazione di una specie
animale. In questo senso, ringrazio anche l'Aster per la collaborazione
offerta».
Come si ricorda, il caso dei germani esplose già prima del Salone Nautico,
quando iniziarono i lavori di pulizia dell'alveo dello Sturla. In previsione
del riordino totale del greto e dei prossimi lavori cantieristici, era
scattato l'allarme per gli uccelli stanziali del fiume. Ora, una soluzione
che ha messo d'accordo esigenze pratiche e diritti degli animali. «Una
soluzione unica che spero sia adottata per altri corsi d'acqua e che
dimostra che il dialogo fra istituzioni ed associazioni funziona benissimo
quando viene realizzato - osserva Daniela Filippi, responsabile della Lav,
presente al sopralluogo insieme ai colleghi della Lipu -. Con questa idea
delle piccole oasi protette sul fiume, si crea un precedente ottimo, che
permette anche agli animali domestici, come le oche, di trovare un futuro
riparo per loro ed i piccoli. Insomma, una specie di progetto-pilota di cui
tutti andiamo orgogliosi».
Giuseppe D'Amico

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Oggetto: il tempo 20/11

Salvata una cavalla appello per un'asina
LANCIANO - Stamane, Marisol una cavalla di 8 anni di razza point, avrebbe
dovuto incontrare il suo carnefice, ma l'amore di Simona e l'interessamento
degli Animalisti Italiani e della Lav, l'hanno sottratta ad un destino
crudele. "La cavalla sta bene, assicura la ragazza - è nel mio recinto e
gioca con i cani". Il costo dell'operazione, servita a riscattare l'animale
destinato al macello, è stato di 1.200 euro. "A Lanciano, mediamente, viene
macellato un cavallo ogni 15 giorni - continua - in altre città c'è più
richiesta di carne equina e il numero aumenta. Purtroppo non c'è una legge
che lo vieti."
Intanto, gli Animalisti si stanno occupando anche di un'altra triste storia
che vede protagonista un'asinella di 30 anni, tenuta in pessime condizioni a
Chieti. Si cerca un posto dove ospitarla e la somma per il trasferimento e
per l'acquisto dal proprietario.
Eli. Gae.

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Oggetto: il messaggero 20/11

Guerra alla caccia con bande chiodate
Bucate le gomme alle auto dei cinghialari. E tre cani avvelenati
di WALTER RONDONI
UMBERTIDE - Boschi come il Bronx tra furti, dispetti e ritorsioni.
Evidentemente, l'affollamento delle ultime settimane (quando si sono
ritrovati gomito a gomito fungaroli, tartufai, cacciatori) ha fatto
schizzare in alto il nervosismo ed alimentato un'atmosfera da tutti contro
tutti in un'area circoscritta e ben evidenziata: da Montacuto, a
Montecorona, fino a Santa Giuliana.
Qui, nei giorni scorsi, qualcuno ha messo a segno un colpo per lo meno
singolare. Ha rubato un canestro di funghi dall'interno di una macchina,
mentre il proprietario si era allontanato per proseguire la ricerca. Oltre
al valore del ghiotto bottino, il danno della rottura di un vetro dell'auto.
Intanto, prosegue senza esclusione di colpi la guerra per il controllo del
territorio. Sempre nella stessa zona avrebbero fatto la propria comparsa
delle bande chiodate che nell'artigianalità della struttura (punte d'acciaio
infilate in una stecca di legno) raggiungono il risultato di bucare le gomme
delle vetture in transito se messe di traverso sul sentiero. In ambienti
venatori si mormora di almeno un paio di fuoristrada danneggiati.
Ma come sempre sono i cani le vittime di questa lotta barbara e senza
quartiere. Nell'ultimo fine settimana una squadra di cinghialari ha
lamentato l'uccisione di tre meticci, di età tra i sei ed i nove anni.
«Uno era un vero campione, abilissimo durante la battuta e nel recupero di
animali eventualmente feriti», lamenta il proprietario. Le bestiole sono
decedute dopo un'atroce agonia lunga giorni per l'ingestione di bocconi
avvelenati, nonostante la corsa fino allo studio di un veterinario che ha
fatto l'impossibile nel tentativo di salvarle. Probabilmente, le polpette
letali erano intrise di una miscela di antilumaca, diserbante ed un qualche
acido. Ed il tam tam che in frangenti del genere fa sentire con maggiore
insistenza la sua voce aggiorna il numero delle morti: almeno venti nelle
ultime settimane, la maggioranza delle quali nelle vicinanze di una riserva
e di alcune abitazioni con intuibile, grave pericolo per chi vi risiede.
Buio pesto, invece, sui protagonisti e sulle cause di quello che appare un
botta e risposta incivile, senza spiegazioni logiche.
«Per scoprire i colpevoli basta pensare a chi giova una situazione del
genere», consiglia una "doppietta" che si chiama fuori, insieme a quelle
come lei, per il semplice motivo di andare a lepre e di non avere alcun
guadagno in quanto accade. Troppo poco per circoscrivere il ventaglio delle
ipotesi, comprendente oggi più di prima, cavatori di tartufi, cacciatori e
cercatori di funghi, ciascuno portatore di interessi, anche economici,
forti.
Intanto sullo sfondo si profilano una possibile lotta contro i nocivi
(volpi, faine) e l'ombra del "maniaco". Un individuo, in apparenza fuori
dalla mischia, insofferente della tanta gente tra i piedi, che reagisce
prendendosela con gli animali, l'anello più debole ed indifeso della catena.

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Oggetto: il mattino 20/11

20/11/04
Il Mattino
Serino, gli opifici dell'orrore

Serino. Cani a pranzo al posto dell'agnello, serpenti a cena in sostituzione
del capitone e lavoro nero anche di notte illuminato solo da flebili
lampadine. Questi ed altri scenari raccapriccianti si sono prospettatati
agli occhi dei carabinieri del comando stazione di Avellino che nella notte
di ieri hanno fatto irruzione in cinque opifici della valle del Sabato
dislocati tra Serino, San Michele, Santa Lucia e Santo Stefano del Sole.
Quindici i cinesi, tutti di giovanissima età compresa tra i 18 ed i 25 anni,
che sono stati fermati ed espulsi dal terrtorio italiano perchè risultati
clandestini. Pietose le condizioni igieniche riscontrate dai militari
dell'Arma che alle tre del mattino hanno prima circondato e poi fatto
irruzione in opifici strutturati tutti allo stesso modo: il piano terra
adibito a laboratorio e quello superiore a dormitorio super affollato. Qui,
tra un letto e l'altro, era collocato un refettorio dove, alla luce delle
tracce riscontrate, sarebbero spesso state consumate anche pietanze a base
di CANI e serpenti. Ma questi sono solo aspetti marginali di una vicenda
che, secondo i militari dell'Arma di Avellino che hanno operato unitamente a
quelli della stazione di Serino, potrebbe condurre a risvolti inquietanti. I
quindici clandestini, infatti, dall'alba al tramonto lavoravano pelli a
conto terzi per concerie solofrane. Ma non solo. In alcuni casi i prodotti
in pelle, con borse e giubotti in prima linea, venivano persino rifiniti.
Sull'intera vicenda grava il sospetto che i quindici clandestini potrebbero
essere stati introdotti in Italia tramite una regia occulta legata alla
mafia cinese. Non a caso tra le persone espulse figura proprio un cinese con
reiterati precedenti legati al traffico clandestino ed al riciclagio.
Indagini, comunque, sono in corso proprio per accertare eventuali
collegamenti con la malavita. Con l'accusa di favoreggiamento sono inoltre
stati denunciati i cinque proprietari degli opifici nei quali hanno fatto
irruzione i carabinieri. Nel frattempo, alla luce delle pessime condizioni
igienico sanitarie riscontrate al momento dell'operazione, i militari
dell'Arma hanno chiesto l'immediato intervento dell'Asl Av2 ed informato i
sindaci dei rispettivi paesi.
Marco Ingino

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Oggetto: BEAGLE:SCONTRI ANIMALISTI-FORZE DELL'ORDINE, DIVERSI CONTUSI

----- Original Message -----
From: "Niseema" <
niseema@t...>



> BEAGLE:SCONTRI ANIMALISTI-FORZE DELL'ORDINE, DIVERSI CONTUSI
> NEL REGGIANO DURANTE PROTESTA CONTRO ALLEVAMENTO MORINI
> (ANSA) - REGGIO EMILIA, 20 NOV - Una ventina di manifestanti
> sono rimasti feriti o contusi durante alcune cariche di
> alleggerimento fatte dalle forze dell'ordine nel tardo
> pomeriggio a San Polo d'Enza, nel reggiano, durante la periodica
> manifestazione internazionale contro l'azienda Morini che alleva
> animali, cani beagle in particolare. Perlopiu' aderenti a gruppi
> estremi di animalisti, alcuni di loro sono stati medicati
> all'ospedale di Montecchio e dimessi.
> Alla manifestazione, che ancora una volta ha paralizzato il
> paese, hanno partecipato circa 1.500 simpatizzanti delle frange
> piu' dure degli animalisti, giunti da diverse regioni e anche
> dall'estero, che sono transitati in corteo dalla piazza del
> Municipio fino all'allevamento di cui e' titolare Giovanna
> Soprani. Diversi commercianti, dopo l'esito di precedenti
> appuntamenti di questo tipo, hanno prudenzialmente abbassato le
> serrande. Il corteo e' sfilato con urla e slogan tra cordoni di
> polizia e carabinieri (circa 300 gli uomini impiegati nel
> servizio d' ordine). Al momento dello scioglimento, un gruppo ha
> inveito lanciando pietre e bottiglie contro le forze
> dell'ordine, che in assetto antisommossa hanno effettuato alcune
> cariche di alleggerimento utilizzando manganelli. In quella
> circostanza alcuni manifestanti sono rimasti feriti. Scritte
> ingiuriose sono state tracciate sui muri con vernice spray, e
> nei confronti dei carabinieri sono stati uditi ancora una volta
> slogan inneggianti a Nassiriya.
> La manifestazione era stata indetta contro l'allevamento che
> e' nel mirino degli animalisti da quando, a fine maggio 2002, 56
> cani beagle inviati dall'allevamento reggiano ad un laboratorio
> tedesco per sperimentazioni furono intercettati su un Tir al
> Brennero. Attualmente l'azienda non alleva per la
> sperimentazione. Durante il corteo di protesta il sindaco di San
> Polo d'Enza, Milena Mancini, e' stato invitato a non rilasciare
> nuove autorizzazioni per commercio e sperimentazione, attivita'
> che potrebbe essere ripresa dopo che la Corte costituzionale ha
> bocciato la legge della Regione Emilia-Romagna (approvata
> all'unanimita') contro l'allevamento a fini di sperimentazione,
> riconoscendo la competenza statale sulla ricerca scientifica.
> I due consiglieri regionali (Antonio Nervegna di Forza Italia
> e Daniela Guerra dei Verdi) che avevano firmato la prima legge
> dell'Emilia-Romagna, l'hanno anche ripresentata tale e quale
> dopo la bocciatura, ma il presidente Vasco Errani ha gia'
> precisato, pur dispiaciuto, che ''non possiamo ripresentare la
> legge cosi' com'e'. Si puo' invece pensare a una iniziativa
> legislativa di cinque Regioni che propongano al Governo una
> legge nazionale, ma in questa legislatura che finisce a
> primavera i tempi non ci sono, perche' le Regioni devono
> approvare prima''. In ogni modo l'impegno assunto dalla Regione
> Emilia-Romagna con quella prima legge ''va portato avanti fino
> in fondo''. (ANSA).
>
> C01-GIO/SCS

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Oggetto: gazzetta di parma 21/11

Beagle, incidenti e feriti
SAN POLO D'ENZA - Sono una trentina le persone sono rimaste ferite ieri
pomeriggio a San Polo d'Enza durante la manifestazione internazionale di
protesta contro la ditta « Stefano Morini sas » , che alleva cani di razza
beagle destinati alle sperimentazioni in laboratorio. Almeno un migliaio di
persone hanno sfilato per le vie del paese gridando slogan contro la ditta,
la vivisezione e le forze dell'ordine. Bersagliati da petardi, pietre e
bottiglie, polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno caricato pi ù
volte il corteo, che si è sciolto entro le 18. La manifestazione è terminata
nella violenza ma nel corso del pomeriggio sembrava che l'esito potesse
essere come nelle precedenti edizioni: confusione in strada e invettive
contro gli « assassini di animali » , ma senza gravi disordini. I gruppi di
manifestanti si arrivati a San Polo con una decina di pullman, oltre a
camper, auto private e attraverso la linea ferroviaria Reggio Emilia- Ciano
d'Enza. Piazza IV novembre inizialmente prevista come punto di partenza del
corteo, è stata chiusa: il ritrovo è stato spostato pochi metri pi ù sotto,
nel parcheggio di fronte alla pizzeria « La Grotta » . Gli animalisti
provenivano da diverse regioni italiane ( Emilia Romagna, Toscana, Piemonte,
Lombardia, Lazio) e dalla Svizzera. L'associazione elvetica Ag Stg- Comunità
« Antivivisezionisti Svizzeri » ha distribuito volantini sulla vivisezione.
Lo stesso ha fatto il Circolo Prometeo di Parma, con materiale contro i
maltrattamenti agli animali. Fra i manifestanti c'erano persone di tutte le
età, anche se perlopi ù si trattava di giovani chiamati in Val d'Enza dal «
Coordinamento Chiudere Morini » . Circolavano anche i volantini per
l'appuntamento di fine giornata: un concerto in un locale in provincia di
Modena. Gli abitanti - divisi fra la condivisione dell'ideale animalista e
la condanna di azioni violente e provocatorie - hanno osservato le colonne
di furgoni di carabinieri e polizia schierati per presidiare il corteo lungo
tutto il percorso per le vie del centro. Diversi negozi che l'anno scorso
erano chiusi hanno deciso di non barricarsi. Qualcuno aveva lanciato l'idea
che i sanpolesi facessero la torta fritta in piazza, « per far capire che
non vogliamo un paese blindato, anzi nonostante le proteste dobbiamo
riappropriarci della normalità » . L'idea è stata bocciata dalla Questura di
Reggio. Fra le 14 e le 16, mentre gli animalisti continuavano il raduno,
c'erano in piazza anche rappresentanti del Comune ( come l'assessore
all'Ambiente Virginia Ferrarini) e il segretario dei Ds di San Polo Lorenzo
Belardinelli. « Il Comune deve ripristinare le condizioni di legalità - ha
detto -. Il problema ora è: come mai queste manifestazioni avvengono solo a
San Polo? L'allevamento di animali per certi scopi viene praticato in
diversi Paesi » . Alcuni manifestanti, effettivamente, mostravano cartelli
con liste di aziende da loro contestate. Il corteo si è messo in marcia alle
16, dopo due ore di preparazione, snodandosi in via Allende e passando di
fronte alla stazione, per poi confluire in via San Giovanni Bosco, sede
della « Stefano Morini sas » . Diversi gruppi dietro quello di testa si
limitavano a fare rumore e ripetere gli slogan dettati dall'altoparlante.
Per circa un'ora gli animalisti hanno gridato contro la titolare Giovanna
Soprani, tra l'altro minacciandola di morte. Sui muri sono comparse scritte
contro l'azienda, con il simbolo degli anarchici, e una frase coniata dal
corteo 2003: « Dieci, cento, mille Nassiriya » . Un'aperta sfida alle forze
dell'ordine che presidiavano il paese. Alle 17,10 il corteo si è fermato di
fronte alla ditta Morini, difesa da un cordone di agenti in tenuta
antisommossa. Agli insulti si sono aggiunti lanci di bottiglie, petardi e
sassi raccolti per strada da qualche manifestante. A quel punto la
situazione è degenerata: la polizia ha compiuto diverse cariche. In via
Gramsci il corteo è stato spezzato in due tronconi, scortati velocemente
verso il piazzale di partenza. Secondo la Cri sono almeno una trentina i
contusi per le manganellate ( fra cui chi scrive, mischiato ai
manifestanti). Sono intervenute tre ambulanze della Croce Rossa di Canossa e
l'automedica dell'ospedale Franchini di Montecchio. Quattro persone sono
state portate al pronto soccorso. Sono rimasti colpiti dalle decine di
persone che arretravano di fronte alla carica anche alcuni abitanti tenutisi
ai margini del corteo per osservare. Fra i manifestanti in fuga, alcuni
hanno schiacciato la rete di un vicino cantiere, mentre altri sono scappati
invadendo i cortili delle case vicine dietro cui passa la ferrovia. Entro le
18 in via San Giovanni Bosco sono rimasti solo cocci di bottiglie e berretti
persi nella ressa, mentre i volontari medicavano gli ultimi contusi. Le
forze dell'ordine hanno continuato a presidiare le strade del paese in
serata.
Andrea Violi

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Oggetto: CACCIA ALLE NUTRIE, MA SOLO DOPO CORSO SPECIALIZZATO

----- Original Message -----
From: "Niseema" <
niseema@t...>



>
> KBXP
> ZCZC0216/SXA
> WPP70145
> R POL S0A QBXB
> ANIMALI:CACCIA ALLE NUTRIE, MA SOLO DOPO CORSO SPECIALIZZATO
> OK COMMISSIONE CAMERA A PROVVEDIMENTO PER CATTURA E ABBATTIMENTO
> (ANSA) - ROMA, 19 NOV - Si' alla caccia alle nutrie ma da
> parte di personale specializzato, con l'ok dell'Istituto
> nazionale per la fauna selvatica, e soltanto in particolari
> condizioni: quando il livello delle nascite supera una certa
> soglia. E' quanto prevede una proposta di legge approvata dalla
> commissione Agricoltura della Camera e che approdera' presto in
> Aula.
> In un primo momento anche i gabbiani e i cormorani facevano
> parte dell'elenco di animali. Nel corso dell'esame in
> commissione sono dapprima scomparsi i gabbiani, poi i cormorani
> perche' la loro sorte e' gia' disciplinata da una direttiva.
> Il progetto di legge e' cosi' teso a combattere soltanto le
> nutrie, roditori particolarmente dannosi non soltanto per
> l'ambiente ma anche per l'uomo e che si caratterizzano per la
> loro incontrollata riproduzione.
> Il provvedimento autorizza le regioni, sentito l'Istituto
> nazionale per la fauna selvatica, a predisporre lo studio e la
> realizzazione di piani di bonifica, nonche' la cattura e
> l'abbattimento delle specie in sovrannumero anche nei parchi
> naturali e nelle aree protette. Il personale addetto deve pero'
> aver seguito un corso specializzato. (ANSA).
>
> TS
> 21-NOV-04 18:05 NNNN
>
>

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Oggetto: gazzetta di parma 22/11

Gazzetta di Parma
«I provocatori non sono stati picchiati»

San Polo d'Enza - Nella guerriglia scoppiata a San Polo d'Enza tra forze di
polizia e ambientalisti, che sabato hanno manifestato davanti
all'allevamento Morini, sono rimasti coinvolti quattro parmigiani. « Eravamo
circa a metà corteo, in via Gramsci - spiega, a nome dei quattro, Manuela -
quando la polizia ha caricato. Nel momento in cui il corteo si è spezzato
noi siamo riusciti a uscire e a metterci in salvo. Cosí altre persone che
hanno rotto la rete di un cantiere o sono entrate nei cortili delle case
vicine. Ci trovavamo dietro il muro di poliziotti che stava caricando: ho
visto passare ragazzi e ragazze con la testa insanguinata, altri che
letteralmente si trascinavano in salvo, gente che gridava e piangeva » . «
Per noi - ricorda Manuela - è stato inevitabile commentare: «ma cosa state
facendo? ». A quel punto un poliziotto che aveva sentito le nostre grida si
è avvicinato e ha sferrato un pugno a Luca ( nome di fantasia) invitandoci a
farci gli affari nostri. Una scena che ha zittito perfino alcuni carabinieri
che stavano presidiando quella zona » . Maria Luisa, la ragazza di Luca,
ricorda: « Abbiamo cercato in tre di fermarlo, mentre Luca era a terra
intontito. Io gli ero praticamente avvinghiata. Dopo essere andato via,
sembrava volesse ritornare, quando un suo collega lo ha strattonato
urlandogli di smetterla » . Per Luca è arrivato l'esito del necessario
ricovero al Pronto Soccorso, dove è stato sottoposto a una radiografia: «
Frattura all'angolo della mandibola, trenta giorni di prognosi: oggi faranno
la Tac - spiega Manuela - e, probabilmente, come ci avevano già anticipato
sabato sera, dovrà essere operato. Non riesce mangiare e parla a monosillabi
» . « Era la prima volta che manifestavamo, credevamo nel significato di
questo corteo: non siamo delle bestieÖ dei delinquenti. Che senso ha
picchiare gente in questo modo? » Maria Luisa si sofferma su un'altra
questione: « Le mele marce ci sono. Sono quelli che insultavano e lanciavano
le bottiglie, ma non erano ambientalisti: non si sa chi fossero e,
soprattutto, non sono stati loro ad essere bastonati » . Sui fatti di sabato
a San Polo d'Enza è intervenuto anche il deputato verde Paolo Cento,
vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, che ha annunciato
la presentazione di una interpellanza al ministro dell'Interno,
sull'intervento delle forze dell'ordine. « Il ministro - ha dichiarato -
deve chiarire in Parlamento le ragioni dello sproporzionato intervento delle
forze dell'ordine al termine della manifestazione animalista » .

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Oggetto: il secolo xix 22/11

L'Enpa contro la pesca facilitata

Critiche dell'Enpa al Comune di Bormida per la costruzione, ormai ultimata,
di un nuovo lago per la pesca facilitata. «Sembra che per molti
amministratori pubblici - scrive la Protezione animali in una nota - non ci
sia niente di meglio da fare, in Valbormida, che uccidere animali per
divertimento».

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Oggetto: calendari... da panorama 22/11

22/11/04
Panorama
Senza veli per amore

Un calendario fatto in casa, anzi in cortile. Il set improvvisato fra il
salotto, il giardino e il laghetto vicono al paese. Dodici scatti per le
volontarie dell'associazione Amici di Gighen di Tempio Pausania (Sassari)
che hanno deciso di posare accanto a cani e gatti randagi accolti nella loro
struttura. "L'idea è nata a ottobre e lo scopo, almeno inizialmente, era
raccogliere i soldi per costruire le recinzioni e comprare le cucce ai cani"
spiega Nietta Secci, responsabile dell'associazione che ha ripreso le
colleghe con la sua fotocamera digitale.
Ora invece le 30 volontarie dell'associazione stanno lottando con un'altra
emergenza: "Nei giorni scorsi sul nostro terreno è stato sparso veleno per
topi e gli animali stanno morendo tutti. Abbiamo anticipato la vendita del
calendario e i soldi che stiamo guadagnando li utilizziamo per comprare le
medicine necessarie per salvare la vita ai 60 cani ospiti del centro".
E la fase della vendita è quella più difficile del progetto. L'Associazione,
riconosciuta ufficialmente come onlus, non può organizzare vendite a scopo
di lucro e così il calendario viene distribuito in cambio di un'offerta
minima di 5 euro. "La nostra presidente ha un'erboristeria e quindi qualche
copia la vende nel suo negozio, ma c'è anche chi organizza banchetti nei
centri commerciali e chi porta qualche copia all'amico edicolante o libraio"
aggiunge Secci. "La fortuna è che abbiamo molta gente che ci sostiene e
crede nel nostro lavoro".
L'associazione, nata nel 1999, non ha una sede ufficiale, solo un piccolo
appezzamento di terreno che un privato ha messo a disposizione a titolo di
cortesia. "Ora, dopo tanti anni, abbiamo bisogno di una struttura stabile,
anche perché i cani continuano a essere abbandonati e lo spazio si riduce
notevolmente".
A fronte dei 200 cani cui ogni anno i volontari riescono a trovare casa, e
quelli che riescono a mantenere grazie alle adozioni a distanza, ce ne sono
tanti altri che giornalmente vengono portati al centro dagli operatori
ecologici del paese: "Abbiamo un accordo informale per cui quando trovano
dei cuccioli dentro i cassonetti li portano da noi" continua la
responsabile. "Alcuni riusciamo a tenerli nel recinto fatiscente ma le cucce
sono davvero poche e così portiamo i più piccoli nelle nostre case e
facciamo i turni per svezzarli".
Un sacrificio, ma l'amore per gli animali supera anche il più alto degli
ostacoli. "La soluzione più semplice sarebbe chiudere i battenti e affidare
tutti i nostri ospiti a un canile, però c'è il rischio che vadano a finire
tra le mani di gente poco raccomandabile e che non ricevano le cure
necessarie".
Una realtà triste che conferma però le segnalazioni dell'Enpa (Ente
nazionale protezione animali): la Sardegna è ai primi posti in Italia per i
maltrattamenti agli animali.
Fabio Fogu

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Oggetto: CIRCHI: IV MUNICIPIO, OFF LIMITS SPETTACOLI CON ANIMALI

> ----- Original Message -----
> From: "Niseema" <
niseema@t...>
>
>
>
> CIRCHI: IV MUNICIPIO, OFF LIMITS SPETTACOLI CON ANIMALI
>
> (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Circhi con animali off limits in IV
> municipio: su iniziativa del capogruppo dei Verdi Antonio Comito
> e dell'assessore all'Ambiente Sefano Proietti, la giunta del IV
> municipio Roma-Montesacro ha deliberato il divieto di far
> svolgere nel proprio territorio Montesacro-Valmelaina-Talenti
> attivita' circensi con limpiego di animali sia domestici sia
> selvaggi.
> In un nota congiunta il deputato Verde Paolo Cento e il
> capogruppo Antonio Comito sottolineano come ''il IV municipio di
> Roma diventa territorio off-limits per lo sfruttamento di
> animali''.
> ''Questa decisione del municipio fortemente voluta dagli
> ecologisti e animalisti della zona, rappresenta un ulteriore
> passo per concretizzare quell'impegno già assunto dall'Ufficio
> Diritti degli Animali di vietare su territorio della città ogni
> attività che prevede l'impiego e lo sfruttamento di animali
> -prosegue la nota- Dalta parte il benessere animale e' ormai un
> obiettivo largamente condiviso dallopinione pubblica che deve
> spingere anche i circhi a convertire i propri spettacoli
> eliminando luso e labuso degli animali''.(ANSA).
>
> TZ
> 22-NOV-04 15:57 NNNN
> OMR0000 4 POL TXT
>
> (Omni) - CIRCHI, CENTO (VERDI): "DIVIETO NEL MUNICIPIO IV"
>
> (OMNIROMA) Roma, 22 nov - "Su iniziativa del capogruppo dei
> Verdi Antonio Comito e dell'assessore all'Ambiente, la giunta
> del IV municipio Roma-Montesacro ha deliberato il divieto di far
> svolgere nel proprio territorio Montesacro-Valmelaina-Talenti
> attività circensi con l'impiego di animali sia domestici sia
> selvaggi".
> In un nota congiunta il deputato Verde Paolo Cento e il
> capogruppo Antonio Comito hanno dichiarato: "Il IV municipio di
> Roma diventa territorio off-limits per lo sfruttamento di
> animali e questa decisione del municipio fortemente voluta dagli
> ecologisti e animalisti della zona, rappresenta un ulteriore
> passo per concretizzare quell'impegno già assunto dall'Ufficio
> Diritti degli Animali di vietare su territorio della città ogni
> attività che prevede l'impiego e lo sfruttamento di animali.
> D'alta parte il benessere animale è ormai un obiettivo
> largamente condiviso dall'opinione pubblica che deve spingere
> anche i circhi a convertire i propri spettacoli eliminando
> l'uso e l'abuso degli animali".
> red
>
>
>
>

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Oggetto: MORSO DA UN MACACO DURANTE UN ESPERIMENTO

----- Original Message -----
> From: "Niseema" <
niseema@t...>
>
>
>
> ANIMALI: MORSO DA UN MACACO, GLI AMPUTANO IL DITO =
> E' SUCCESSO AL NERVIANO MEDICAL CENTER DURANTE UN ESPERIMENTO
>
> Roma, 22 nov (Adnkronos) - Nei giorni scorsi un uomo sordomuto,
> con moglie e una figlia, è stato morsicato alla mano da un macaco
> sotto sperimentazione all'interno del Nerviano Medical Center, ex
> Pharmacia. Pare che all'uomo, addetto alle pulizie dello stabulario,
> fosse stato chiesto dai tecnici di tenere fermo l'animale mentre gli
> veniva praticata un'iniezione senza anestesia. E' quanto denuncia
> l'Organizzazione Internazionale per la protezione degli animali. In
> seguito all'incidente all'uomo è stato amputato un dito. Sono ancora
> poco chiari i rischi di eventuali infezioni o patologie a cui possono
> andare incontro l'uomo e la sua famiglia direttamente derivanti dal
> tipo di esperimenti a cui sono sottoposti i macachi del centro (non si
> conoscono le sostanze iniettate all'animale).
>
> In seguito a questo ''gravissimo incidente'' l'Oipa ha deciso di
> sollecitare un'interrogazione parlamentare per ''far chiarezza sulle
> condizioni in cui lavorano i dipendenti del Nerviano Medical Center e
> per verificare l'idoneità alle mansioni svolte dei lavoratori assunti,
> nonché il rispetto dei diritti sindacali. Si vuole inoltre fare
> chiarezza -precisa l'organizzazione- sul tipo di esperimenti svolti
> all'interno dell'Istituto e sulla loro reale utilità e validità
> scientifica oltre che sulle condizioni di stabulazione degli animali
> utilizzati''. (segue)
> (Sin/Col/Adnkronos)
> 22-NOV-04 14:04
>
> NNNN
> ZCZC
> ADN0512 5 CRO 0 RTX CRO NAZ
>
> ANIMALI: MORSO DA UN MACACO, GLI AMPUTANO IL DITO (2) =
> ESPOSTO ANCHE A PROCURA DI MILANO
>
> (Adnkronos) - L'Oipa presenterà anche un esposto presso la
> Procura della Repubblica al Tribunale di Milano per chiedere che ''in
> seguito a ispezione vengano verificate le autorizzazioni alla
> sperimentazione del Nerviano Medical Center, soprattutto
> l'autorizzazione a svolgere procedure sperimentali in assenza di
> anestesia, e in generale il totale rispetto delle norme sancite dalla
> legge 116/92 in materia di sperimentazione animale''.
>
> La legge, conclude l'Organizzazione per la protezione degli
> animali, ''sancisce fra l'altro l'obbligo di utilizzo degli animali
> solo da parte di personale specializzato ed è deprecabile che un
> addetto alle pulizie sia stato messo in condizione di avvicinarsi ad
> un animale sotto sperimentazione e di conseguenza sottoposto ad un
> rischio così elevato per sé e forse per la sua famiglia''.
> (Sin/Col/Adnkronos)
> 22-NOV-04 14:04
>
>
>

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Oggetto: ENPA,IN MOSTRA CUCCIOLO A ROMA VEDITA ILLEGALE CANI

> ----- Original Message -----
> From: "Niseema" <
niseema@t...>
>
>
>
> > ANIMALI: ENPA,IN MOSTRA CUCCIOLO A ROMA VEDITA ILLEGALE CANI
> > GUARDIA FINANZA IDENTIFICA DECINE DI ACQUIRENTI E VENDITORI
> > (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Domenica sera movimentata, all'ombra
> > del Palalottomatica, durante la mostra del Cucciolo a Roma.
> > Secondo quanto ha reso noto l'Ente Nazionale Protezione
> > Animali (Enpa) nel corso della manifestazione canina, infatti,
> > alcuni commercianti hanno tentato di vendere illegalmente dei
> > cuccioli, prendendo accordi con i visitatori per la cessione dei
> > cani in mostra. Questi venditori sono stati pero' intercettati e
> > allontanati dalle Guardie Zoofile dell'Enpa. I visitatori della
> > mostra, per bloccare la vendita, davano un acconto ai venditori
> > i quali appuntavano i numeri di telefono dei potenziali
> > acquirenti, dando loro appuntamento al termine della
> > manifestazione, all'esterno del Palalottomatica. Il primo
> > episodio - secondo quanto ha fatto sapere l'Enpa - si e'
> > verificato domenica pomeriggio, quando le Guardie Zoofile hanno
> > sorpreso all'esterno del complesso due venditori abusivi e hanno
> > immediatamente chiesto l'intervento del XII Gruppo della Polizia
> > Municipale, i quali hanno sanzionato i venditori per vendita
> > ambulante di animali e sono stati allontanati.
> > Un altro episodio si e' verificato nel corso della serata
> > quando molti visitatori, che avevano preso accordi con i
> > venditori di cuccioli, si sono riuniti all'esterno del
> > Palalottomatica per concretizzare la compravendita degli
> > animali, ma le Guardie Zoofile hanno sventato nuovamente i loro
> > piani. I venditori sono stati costretti cosi' a dare un primo
> > appuntamento all'Eur e poi a Pomezia, cioe' nel territorio di un
> > comune diverso da Roma. A quel punto e' stato chiesto
> > l'intervento della Finanza che ha identificato decine di persone
> > tra acquirenti e venditori.(ANSA).
> >
> >
> >

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Oggetto: PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI SARANNO BRACCONIERI

----- Original Message -----
> From: "Niseema" <
niseema@t...>
>
>
>
> =PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI
> SARANNO BRACCONIERI
>
> Roma, 22 nov. - (Adnkronos) - ''Mai piu' turisti a Ponza fino a
> che durera' l'attivita' venatoria ed il bracconaggio: o i cacciatori o
> i turisti''. Questa la protesta portata avanti dalla campagna ''Caccia
> il cacciatore'' che con l'iniziativa ''Ponza senz'armi'' prosegue la
> sua ttivita' informativa e di boigottaggio turistico verso l'isola di
> Ponza, regno di cacciatori e bracconieri, che ogni anno uccidono un
> numero enorme di animali, inquinano l'isola coi pallini di piombo, e
> mettono in pericolo la tranquillita' e la sicurezza dei tanti turisti.
>
> In un comunicato gli attivisti del 'Caccia il cacciatore' hanno
> riferito che a Peastum, in occasione della Borsa Mediterranea del
> Turismo Archeologico, tenutasi dal 18 al 21 novembre scorso, sono
> stati distribuiti volantini informativi dell'iniziativa 'Ponza
> senz'armi' in tutti gli stand e al pubblico. Ponza, spiegano gli
> attivisti dell'organizzazione, e' una delle zone di sosta piu'
> importanti del Mediterraneo: sull'isola, giungono diverse specie di
> uccelli per riposare, dopo un lungo ritorno dai quartieri di
> svernamento in Africa, diretti verso le aree di nidificazione europee.
> Ed è lì che agiscono numerosi cacciatori e bracconieri: una vera
> "specie infestante" per l'isola. (segue)
> (Giz/Gs/Adnkronos)
> 22-NOV-04 12:44
>
> NNNN
> ZCZC
> ADN0376 5 CRO 0 RTX CRO RCA
>
> PONZA: ASSOCIAZIONE ANTICACCIA, NO A TURISTI FINO A QUANDO CI
> SARANNO BRACCONIERI (2) =
>
> (Adnkronos) - E' recente la notizia della confisca, da parte dei
> carabinieri di Ponza, di fucili utilizzati per il bracconaggio ed è
> stato sequestrato anche altro materiale come le trappole e le reti che
> erano già state sistemate tra i cespugli in attesa di braccare gli
> uccelli durante la migrazione.
>
> "L'iniziativa 'Ponza senz'Armi' - dichiarano i promotori di
> Caccia il Cacciatore - è tesa a bloccare la situazione di estrema
> illegalità e pericolo che oggi esiste sull'isola di Ponza. Lo fa
> informando i tour operator in occasione delle Borse del Turismo agendo
> così sulla risorsa piu' importante dell'isola, che e' appunto
> l'industria del Turismo. Mai piu' turisti a Ponza finche' l'attivita'
> venatoria e di bracconaggio non verra' eradicata. O i cacciatori, o i
> turisti!". E la protesta diventa internazionale con migliaia di
> associazioni, gruppi ambientalisti, animalisti, di difesa dei
> consumatori che saranno informati della campagna e diffinderanno ai
> propri soci l'invito a ''non'' visitare Ponza come turisti e a
> scrivere alla pro-loco e all'Enit per protestare.
> (Giz/Gs/Adnkronos)

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Oggetto: gazzetta di parma 23 nov

Due i fermati per gli scontri
SAN POLO D'ENZA - Due persone, fra cui un giovane parmigiano, sarebbero
state fermate dai carabinieri in seguito agli scontri di San Polo d'Enza
durante la manifestazione di protesta contro l'allevamento « Morini » . Per
altri sette animalisti c'è una denuncia per minacce contro la titolare
Giovanna Soprani: denuncia che si aggiunge ad altre analoghe ricevute tempo
fa. Si tratta di quindi di « volti noti » alle forze dell'ordine. A quanto
emerge da indiscrezioni è questo il primo bilancio delle indagini portate
avanti dagli inquirenti di Reggio Emilia contro i manifestanti coinvolti
negli scontri con la polizia sabato 20 novembre. La Questura reggiana, che
aveva coordinato il massiccio presidio di San Polo da parte di polizia e
carabinieri, non prende una posizione ufficiale. Ma alcune fonti riferiscono
che due dimostranti sono stati fermati già sabato a San Polo d'Enza: fra
loro un giovane residente a Parma. Nella serata di ieri è emerso che si
tratterebbe di un tesserato Lipu. Dalla sede nazionale il portavoce Andrea
Mazza smentisce che si tratti di una persona conosciuta ai vertici o
comunque impegnata attivamente nell'associazione. « Abbiamo un migliaio di
tesserati nel Parmense - dicono i responsabili Lipu - ma sicuramente il
giovane ha partecipato al corteo a titolo personale » . Subito dopo la
manifestazione di sabato e gli scontri con gli animalisti, le forze
dell'ordine hanno esaminato fotografie e filmati fatti a San Polo d'Enza.
Oltre ai due dimostranti fermati sul posto, hanno riscontrato la presenza di
altre sette persone già loro note: sono già stati oggetto di denunce per
minacce contro la titolare della ditta « Stefano Morini sas » ( il processo
presso il giudice di pace di Montecchio sarà celebrato il 15 dicembre). A
tali denunce se ne aggiungono altre per lo stesso capo d'imputazione in
seguito al corteo. Durante la sfilata per le vie del paese infatti, gli
animalisti dai megafoni si erano scagliati violentemente contro l'attività
della ditta Morini, come di consueto. Qualcuno dalla folla aveva urlato, ad
esempio, minacce indirizzate a Giovanna Soprani come « Verremo al tuo
funerale » e aveva tacciato chi è coinvolto nella vivisezione di essere un
assassino. E a Parma stanno meditando di fare una controdenuncia per « il
modo violento con cui è stata gestita la reazione delle forze dell'ordine »
i membri dell'associazione « Assemblea aperta » . Un gruppo con sede a Parma
ma con legami con gruppi animalisti di Nordamerica, Germania, Spagna e
Portogallo. « Assemblea aperta » si batte contro la vivisezione, pur
dissociandosi apertamente dai metodi del « Coordinamento Chiudere Morini » ,
che il corteo l'ha organizzato. I responsabili del gruppo si riuniranno in
questi giorni per decidere se fare un esposto per la reazione della polizia
alle provocazioni, che giudicano eccessiva. Due ragazze associate, dice un
esponente di « Assemblea aperta » , sono rimaste ferite nella fuga dalle
manganellate delle cariche degli agenti.

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Oggetto: il secolo xix 23/11

I cinghiali fanno paura
LERICI Ungulati tra le case della Serra e di Tellaro. Gli abitanti non sono
più tranquilli e chiedono di porre fine alle scorrerie degli animali
Quartieri stasera in assemblea con la Provincia

Scavano, cercano cibo, si spingono sempre più sul mare, fino alle
abitazioni, a picco sulle spiagge e sulle scogliere: dove distruggono tutto,
con le zampe possenti e la mole massiccia. Sono tornati a colpire i
cinghiali, calati sulle spiagge dalla collina del Parco: e le comunità di
Tellaro e della Serra non vivono più sonni tranquilli, tanto da aver
richiesto un incontro urgente alla Provincia, al Parco, al Comune, per
stabilire insieme un nuovo percorso che ponga fine alle scorrerie pericolose
degli ungulati.
Il vertice si terrà questa sera, alla presenza delle due delegazioni dei
quartieri: perché le battute concordate con cacciatori volontari, che hanno
abbattuto soprattutto cuccioli, per convincere le madri a ritornare sulle
colline, non sono purtroppo bastate.
«Io stesso ho un orto, e non posso più piantarci niente - testimonia il
presidente del quartiere di Tellaro, Alberto Varese - faccio il mio esempio,
come potrei citare quello dei mie vicini. I cinghiali non trovano cibo a
monte, calano giù, e distruggono quello che incontrano. E' chiaro che non
hanno alcuna colpa. E' il loro istinto di sopravvivenza, a muoverli.
Oltretutto, qui alla Rocchetta non ci sono nati: sono stati immessi in
passato, e alla luce dei fatti è stato un errore. Non so di chi sia la
colpa, mi limito a osservare l'effetto. Abbiamo porcastri, perché di questo
si tratta, che cercano di sopravvivere disperatamente, e non ce la fanno.
Allora ci vengono sotto casa».
Gli animali, non trovano nella macchia il necessario per alimentarsi. E' un
dato di fatto, che spiega le frequenti incursioni fra i muretti a secco, con
notevoli danni per gli orti e i terrazzamenti: per scoraggiarli, le guarde
della Provincia da mesi attuano battute di caccia, finalizzate a far capire
agli ungulati di non scendere. Ma la fame prevale perfino sull'istinto
materno delle madri, che devono pur nutrire i cuccioli.
«Nonostante gli sforzi fatti dalla Provincia e dall'ente Parco di
Montemarcello Magra, permane una situazione di non tranquillità, sulle
colline di Lerici - conferma il sindaco Emanuele Fresco - c'è piena
disponibilità da parte delle istituzioni, ad aiutare la popolazione:
purtroppo c'è bisogno di un intervento ulteriore a difesa delle abitazioni,
che subiscono danni nelle infrastrutture, e mi riferisco soprattutto ai
terreni, agli orti, alle recinzioni e ai sistemi di muretti a secco. Vedremo
quali proposte ci verranno fatte, e come potremo coadiuvare gli enti
nell'operazione».
Il problema, conferma Fresco, interessa soprattutto le due comunità più
alte, quelle della Serra e di Tellaro, immerse nel Parco: «Come Comune
abbiamo fatto un monitoraggio sul territorio - spiega - è emersa una
situazione di disagio notevole. Le famiglie hanno paura dei danni alle cose,
ma anche alle persone, perché trovarsi un cinghiale davanti di sera, mentre
si rientra a casa, non è cosa da poco. Bisogna riuscire a trovare una
soluzione, perché così non si può più andare avanti».
Sondra Coggio

IL CALENDARIO Gli infermieri del Pronto: «Chiamateci cani»
Chi ha detto che dare del "cane" significa offendere? Al personale del
pronto soccorso di Savona il paragone con gli animali lusinga. E per questo
hanno deciso di usare proprio gli animali (ciascuno il proprio) per stampare
uno splendido calendario - ricavato ad "Emergency" - in cui cani, gatti,
tartarughe, persino un serpente sono ripresi in abiti medici. «Lo
presenteremo il 6 dicembre in Comune - spiegano - lo scopo è fare
beneficenza ma anche sdrammatizzare».

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Oggetto: il mattino 23/11

LA DENUNCIA DELLA LEGA
S. Giorgio, colpi di fucile contro i cani

La storia di Turbo, un cane di grossa taglia bianco e nero, è di quella che
confermano che sicuramente l'uomo non è il miglior amico del cane. Turbo,
giunto circa due anni fa nel comune di S. Nazzaro, adottato da una famiglia,
era abituato ad una vita di coccole e di moine. Poi, cacciato di casa per
difficoltà della famiglia adottiva, legato a catena senza cibo né acqua, è
stato abbandonato al suo destino e salvato dall'intervento di una guardia
cinofila. Da allora Turbo, seguito dalla Lega per la difesa del cane di San
Giorgio del Sannio, ha provato l'amarezza della strada, finchè un giorno non
ha fatto più ritorno alla cuccia procuratagli dalla Lega. Solo pochi giorni
fa alcuni ragazzi hanno trovato Turbo ferito e sanguinante perché colpito al
volto con un fucile caricato a sale o con qualche liquido devastante (acido,
collante). Turbo, ormai cieco, non può più vivere in strada, né in un canile
ma aspetta la carezza di un padrone che possa accoglierlo in casa,
regalandogli affetto. La sezione di San Giorgio della Lega nazionale per la
difesa del cane ha sporto denunzia contro ignoti per l'accecamento di Turbo,
con la richiesta di un sopralluogo dei Carabinieri ed una visita veterinaria
da parte dell'Asl. Inoltre la Lega ha denunziato anche un tentativo di
avvelenamento di cuccioli meticci e di altri CANI con padrone alla frazione
Audisoli. Chi vuole aiutare Turbo può contattare la Lega (tel 0824/49089).

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Oggetto: il mattino 23/11

AMATRICE
Abbattuto gigantesco cinghiale: pesava 220 chili!
Da oltre venti anni non veniva avvistato un esemplare di tale stazza nei
boschi dell'alto Velino
Un cinghiale maschio di enorme peso (220 chili!) è stato abbattuto nei
giorni scorsi nelle foreste dell'Amatriciano, esattamente nella zona
compresa tra le frazioni di Pinaco e Nommici. A memoria, secondo i
componenti della squadra di cacciatori che ha condotto l'operazione e gli
esperti di questo specifico tipo di caccia, un cinghiale di tal fatta non si
vedeva da oltre venti anni. Ma gli anziani del posto assicurano addirittura
che si tratta di un esemplare unico, mai rintracciato non solo nell'alto
Velino, ma in tutta la provincia reatina.
Ma vediamo come si è svolta l'operazione, portata a termine dal team
"Solengo 1" di Amatrice, nel racconto di, Giuseppe Alessandrini, detto
"Peppe Zeppa", colui che ha materialmente abbattuto il mastodontico e
pericoloso suino. «Eravamo sui monti fra Pinaco e Nommici - spiega
Alessandrini - sulle tracce di un folto branco di cinghiali. Sul far del
giorno, era il 13 novembre scorso, ci siamo messi al lavoro seguendo le
indicazioni dei cani. Ma, come tavolta avviene, cercando una cosa ne abbiamo
scoperto una ancora più interessante. Ed è stato il caso di questo
gigantesco cinghiale, avvistato intorno alle 9. Ce n'è voluto di lavoro per
avvicinarlo, circoscrivere la zona d'azione e infine abbatterlo: abbiamo
impiegato almeno un paio d'ore. Il merito? Io ne ho pochi, l'ho soltanto
abbattuto. Se l'operazione è andata a buon fine, il merito è tutto di
Giovanni Aureli, detto "Lupo", che ha coordinato perfettamente la squadra».
A proposito: la "Solengo 1" di Amatrice è formata da 25 cacciatori, ma
nell'occasione della caccia grossa del 13 novembre scorso al lavoro ve ne
erano soltanto 18. «Ma sono stati sufficienti per fare le cose nel modo
giusto - aggiunge Alessandrini - Stanare un simile esemplare è stata una
meraviglia anche per noi, che pure siamo cacciatori di una certa esperienza
e non ci spaventiamo facilmente. Questo cinghiale, in particolare, era il
capo indiscusso del branco di 15 animali (in gran parte femmine), che ha
finito fatalmente per metterci sulle tracce della grossa preda». Chiusura
con una puntualizzazione sui sistemi di controllo del territorio e della
fauna selvatica. «Noi siamo d'accordo - specifica Giuseppe Alessandrini -
con le disposizioni che prevedono le gabbie di cattura (hanno una
circonferenza di 10 metri ndr) per animali particolarmente pericolosi,
purché vengano messe in zone vicine ai centri abitati o comunque vicine ad
abitazioni. Non ha molto senso posizionarle in aree di piena montagna, dove
non c'è rischio alcuno per la popolazione».

ORVIETO
Colture rovinate dai cinghiali grossi danni agli agricoltori
ORVIETO - Danni ingenti alle colture dell'Orvietano causati da animali
selvatici, soprattutto cinghiali. La denuncia arriva dall'Unione Agricoltori
che fa un bilancio della situazione al termine della stagione delle
raccolte. «Gli strumenti posti in essere dagli enti competenti - dice il
presidente, Luigi Barberani - si sono rivelati del tutto fallimentari. Il
risarcimento dei danni non può essere considerato la soluzione del problema
in quanto non consente all'agricoltore di raggiungere i livelli di
produzione abituali».
I rimedi, secondo Barberani potrebbero contenere, per esempio, un'apertura
della caccia al cinghiale da anticipare a settembre. «La soluzione auspicata
da Confagricoltura - continua Barberani - consiste nell'autorizzare gli
agricoltori a cacciare i cinghiali all'interno delle proprie aziende».
G.La.

VELINO SIRENTE
Cinghiali, accuse al Parco: «Pericolo continuo»
Terreni agricoli trasformati in veri e propri... campi di concentramento ed
un comprensorio ridotto a trappola per gli automobilisti. Non si placa la
polemica dei residenti dei Comuni della Valle Subequana, soprattutto di
Fagnano Alto e Fontecchio, sull'annosa questione dei cinghiali.
«Il parco Sirente-Velino - dice Primo Benedetti, assessore al Comune di
Fontecchio - doveva essere per noi una speranza. Invece non ha fatto altro
che peggiorare la situazione, che prima era tenuta sotto controllo dai
cacciatori del posto i quali, in collaborazione con le guardie venatorie,
erano riusciti a mantenere a tutti gli effetti l'equilibrio venatorio».
Nessuno dunque si sarebbe immaginato che la questione precipitasse al punto
da spingere i sindaci del comprensorio a parlare di situazione di pericolo.
«Il Parco non è riuscito a risolvere il problema - ha continuato Benedetti -
nonostante la presenza di normative. In base alla legge quadro sulle aree
protette, la 334 del 1991, l'abbattimento deve essere effettuato dai
cacciatori del posto muniti di regolare porto d'armi. Chi viene in queste
zone trova moltissimi terreni recintati con il filo elettrico che non sempre
si rivela efficace contro gli attacchi dei cinghiali: comunque un vero pugno
nello stomaco anche dal punto di vista paesaggistico. La mia proposta è
quella di rientrare nel modello delle aziende agricole collegate con guardie
forestali e guardacaccia, aziende in cui i residenti volta per volta
comunicano i giorni in cui abbattere i cinghiali».
Intanto sabato sera tra Fontecchio e Pedicciano c'è stato l'ennesimo
incidente stradale in cui una "Mazda" è stata distrutta da una famiglia di
cinghiali, per gli occupanti soltanto molto spavento. «Attendiamo il tavolo
tecnico che è stato convocato per oggi a Pescara - ha detto Dino Rossi,
responsabile del Cospa - prima di stabilire nuove iniziative di protesta.
Prima di agire, vediamo l'efficacia del documento che ci verrà proposto
dall'assessorato regionale all'Agricoltura e dalle 4 Province abruzzesi che
prendono parte all'incontro. Per ora lasciamo che gli addetti ai lavori
operino in tranquillità per la risoluzione di un problema che da anni
andiamo sollevando».
Marcello Ianni

ABRUZZO
LE SANZIONI
Caccia al cinghiale fuori zona, la polizia multa sette persone
Cacciavano il cinghiale in un giorno non consentito e in una zona al di
fuori dei comprensori provinciali. Fermati dalla polizia sono stati
sanzionati con una multa di 160 euro. Protagonisti dell'episodio, avvenuto a
Castel Castagna, sette cacciatori, colpevoli di non rispettare il
regolamento adottato dall'amministrazione provinciale in tema di prelievo
venatorio del cinghiale. La normativa, infatti, prevede la suddivisione del
territorio provinciale in quattro comprensori, l'iscrizione delle squadre di
cacciatori in un apposito registro, l'affidamento a ciascuna di esse di uno
specifico territorio, l'obbligo di adottare sistemi di sicurezza per
l'incolumità pubblica. «E' un fatto increscioso - commenta l'assessore
all'ambiente e all'attività venatoria, Antonio Assogna -. Tuttavia dimostra
l'efficacia del piano sul prelievo venatorio del cinghiale adottato dalla
Provincia». «Il regolamento - conclude Assogna - va rispettato dai
cacciatori e va fatto rispettare dagli organi di vigilanza».

Dottarelli denuncia
«La Provincia dimentica i pescatori del lago di Bolsena»
La pesca professionale sul lago di Bolsena ha un fatturato di diversi
milioni di euro (compreso l'indotto) e impegna 150 unità lavorative. E sono
migliaia gli appassionati di pesca sportiva che scelgono questo specchio
lacustre per le loro performance. Ma per mantenere vitale il settore sono
necessari numerosi interventi (gestione razionale degli ambienti, semina di
avannotti e novellame, interventi di fecondazione artificiale, gestione
diretta dell'incubatoio di Bolsena) che, invece, da qualche anno a questa
parte sono notevolmente ridotti a causa della mancata attuazione del
decentramento da parte della Regione, con personale non trasferito e risorse
semplicemente tagliate.
E la Provincia ci mette anche del suo. «Se si confrontano le risorse
complessive destinate al servizio caccia e pesca nelle acque interne
dell'ultimo triennio - dice il capogruppo Ds di Palazzo Gentili, Luciano
Dottarelli - si vede che per l'acquisto di beni di consumo e di materie
prime si passa da 419 mila euro del 2003 a 363 mila del 2005 (-14 per
cento); per le prestazioni di servizi da 466 mila a 242 mila (-49); per i
trasferimenti da 724 mila a 696 (-4); per le spese di investimento, comunque
minime, si va da 70 mila a 35 mila (-50)> . Non si parla più del nuovo
incubatoio ittico, nonostante l'inadeguatezza di quello attuale, rimane in
stato di abbandono il complesso della Valle del Pesce. «L'inerzia della
Provincia - insiste Dottarelli - ha già fatto perdere due concrete
opportunità di finanziamento: la prima prevista dal protocollo d'intesa tra
la presidenza del consiglio di ministri e le centrali cooperative; la
seconda prevista dal piano d'azione locale del programma leader II dell'Alta
Tuscia per un investimento di un miliardo di lire».
Abi M.

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Oggetto: Chieti - Randagismo, stanziati 40 mila euro

23/11/04
Il Centro Chieti
Randagismo, stanziati 40 mila euro

Chieti. Lady ha otto anni, pelo rossiccio e una storia triste alle spalle ma
oggi è con chi le vuole bene. Sono 105mila 870 i cani che vivono nelle
famiglie abruzzesi, mentre 42mila 710 sono i randagi: 15mila solo nel
Chietino. Così la Provincia ha deciso di prevedere nel bilancio 2005 una
spesa di 40mila euro che andà a finanziare una campagna di sensibilizzazione
contro l'abbandono degli animali e l'istituzione di un servizio provinciale
di tutela degli animali. C'era anche Lady, ieri, alla conferenza stampa di
presentazione del progetto.
"Ho tre cani e una, in particolare, mi è molto affezionata". ha detto il
presidente della provincia Tommaso Coletti, "inseriremo senz'altro nel
bilancio 2005 uno stanziamento di 40mila euro per la realizzazione della
campagna per la tutela degli animali".
Ieri hanno partecipato all'incontro anche l'assessore provinciale
all'ambiente, Nicola Petta, ed esponenti delle associazioni animaliste
teatine come l'Asada, la Lega antivivisezione e la Lega nazionale per la
difesa del cane.
"Realizzeremo", ha continuato Walter Caporale, presidente provinciale dei
Verdi, "un libro con gli indirizzi degli alberghi e degli agriturismi della
provincia che accolgono cani e gatti, oltre a notizie utili suu come
viaggiare con gli animali". Il progetto prevede anche la realizzazione di
uno spot radiofonico e di uno televisivo, oltre alla stampa di manifesti che
verranno affissi in scuole e sedi universitarie oltre che negli uffici
pubblici. L'iniziativa persegue lo scopo, inoltre, di realizzare una prima
indagine conoscitiva del fenomeno randagismo su tutto il territorio
provinciale, attraverso la somministrazione di un questionario in Comuni,
comunità montane e Asl.
"Queste realtà", ha concluso Alex Caporale, presidente della commissione
agricoltura alla Provincia, "verranno coinvolte anche nella
sensibilizzazione per l'adozione consapevole, la sterilizzazione e contro
l'abbandono degli animali".
(s.b.)

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#4403 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Sab 25 Dic 2004 6:11 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
Invia email Invia email
 
Oggetto: gazzetta di parma 20/12

Di razza o no, tutti cani da sfilata
« Madre » di ben venticinque cuccioli e grandissima amante degli amici a
quattro zampe, non poteva che essere Carmen Russo la madrina della sfilata
di cani di razza a favore degli « orfani » del canile municipale di Parma.
La manifestazione si è svolta ieri pomeriggio in piazzale Bodoni,
nell'ambito della terza e ultima domenica ecologica organizzata dal Comune e
dedicata al rapporto uomoanimali. « Questa è un'occasione significativa -
sottolinea l'assessore alla Mobilità e Ambiente Pietro Vignali - per
ricordare che l'amicizia e il rispetto verso questi esseri viventi non sono
meno importanti di quelli che abbiamo nei confronti di una persona. A Parma
lo sappiamo bene, è per questo che colgo l'occasione per confermare
l'ultimazione del nuovo parco canile per questa estate, affinchè gli animali
abbandonati trovino nella loro nuova casa dignità e agio » . Già, perchè
l'affetto, quello, non manca: tanti sono stati i volontari che nella
giornata di ieri si sono preoccupati di adottare per qualche ora un cucciolo
e farlo bello, perchè anche loro potessero fare passerella sul tappeto blu e
farsi vedere davanti al folto numero di parmigiani accorsi, un po' per amore
degli animali e un po' della bella e disponibile Carmen, sperando, magari,
che qualche famiglia li accogliesse. Ad aprire la strada ai protagonisti «
nobili » , nel freddo pomeriggio dicembrino, è stato Energy, il cagnolino
della Russo e di suo marito Enzo Paolo Turchi, che lo ha condotto lungo la
pedana. Via quindi alle presentazioni dell'ex partecipante all' « Isola dei
famosi » : si comincia con i due volpini italiani Vasco e Nelson, due
batuffolini di pelo bianco: compagni fedeli dei carrettieri sono entrati in
seguito nelle grazie delle signore- bene delle grandi città e detti anche «
volpini di Michelangelo o del Quirinale » . E poi la famiglia dei tre
carlini, Pedro, Bessy e Beauty: cagnolini compatti, muscolosi e con la testa
larga; il musetto ricorda la maschera di Arlecchino ed è originario della
Cina, dove erano gli animali prediletti a corte. E ancora un charles
cavalier king, due splendidi siberian husky, una jack russel con figlioletta
al seguito e quattro barboni, acconciati per la festa, « che sono
l'incarnazione dell'intelligenza e della voglia di vivere - spiega il
veterinario dell'Ausl Giorgio Mezzatesta -. Il bar- bone è un ottimo
nuotatore e ha un fiuto finissimo, ma bisogna educarlo, altrimenti diventa
difficile gestire il suo entusiasmo » . Che il barbone ami la vita a tutti i
costi lo ha dimostrato anche Richy, che si è presentato alla sfilata con le
due zampette posteriori posizionate su una carrozzella, senza la quale non
riuscirebbe a camminare, suscitando l'emozione del pubblico e la commozione
della sensibile show girl. E' invece Roberta Tagliati, veterinaria del
settore ambiente del Comune, a introdurre i piccoli ospiti della canile
municipale di via Del Taglio: « I nostri cani sono tutti in attesa di farsi
adottare, sono vaccinati e in buona salute: questa sfilata è l'occasione
giusta per vederli pi ù da vicino e per innamorarvi di loro. Solo una cosa
viene richiesta: il senso di responsabilità, affinchè quello che potrebbe
essere un regalo di Natale non si trasformi in un abbandono estivo » .
All'appello si unisce anche la giornalista Claudia Magnani, che ha
affiancato Carmen Russo nella presentazione. « La dolce Nuvola, il saggio
Gegè, il timido Tommy e tanti altri hanno attraversato la passerella
umilmente, quasi vergognosi di reati che non sono però loro, ma di chi li ha
cacciati via. Non hanno nessuna colpa per essere in un canile, quindi
restituite loro una corsa libera verso la vita » . Questa l'ultima
esortazione con cui l'artista ha salutato Parma.
Antonella Del Gesso

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Oggetto: Uccisa Holly, la delfina attrice

 
Aveva 30 anni, era stata protagonista di molti documentari
La carcassa rinvenuta su una spiaggia con una ferita al ventre
Uccisa Holly, la delfina attrice
L'hanno tradita i sub che amava
Era incuriosita dagli abitanti di Nuweiba, molti sordomuti
di ALESSANDRA RETICO
 
ROMA - Il corpo grigio scuro di Holly sta fermo, fisso sui sassi. Due metri e mezzo di carne lucida sulla battigia. Ad Haifa, sul Mar Rosso, Holly non è una "cosa" morta ma la passionale delfina che per amore degli uomini dieci anni fa abbandonò con sdegno il suo branco per prendere casa nelle acque vicino a Nuweiba Mezeina, piccolo villaggio di beduini sulla costa del Sinai.

Accolta per un decennio con la discrezione che lei chiedeva, i pescatori devono ora rassegnarsi a dirle addio: forse un sub con una ferita al ventre, forse un incidente che solo l'autopsia potrà chiarire, l'hanno uccisa e tolta dalla magica quotidianità del luogo. Fatta di mare e pesca, di nuotatori forti e pelli scure di sole, di gesti al posto di parole. Perché molti degli abitanti di Nuweiba, che da sempre si sposano e mischiano sangue tra parenti, soffrono di una sordità genetica che ha portato a sviluppare una particolare linguaggio a segni.

Quelli che hanno incuriosito "la delfina solitaria che, come arrivando da nessun luogo, entrò nella mia vita nel giugno del '94, arricchendo la scienza" racconta Oz Goffman, uno degli studiosi che hanno preso a cuore il caso di Holly, direttore del "Progetto delfini" dell'Istituto israeliano per la ricerca sui mammiferi marini (Immrac).

Appartenente alla specie Tursiops aduncas, la trentenne (pare) Holly è diventata protagonista di molti documentari. Sul suo corpo gli scienziati avevano attaccato un apparecchio elettronico di alcuni grammi per seguire a distanza i suoi spostamenti e conoscere meglio le sue abitudini. Ma più di tutti la conoscevano Muhammad, completamente sordo, e Abdullah, che sordo è solo da un orecchio.
Erano i suoi uomini, i suo maschi anzi, le piacevano - secondo Goffman - perché parlavano con le mani, e in un senso anche molto letterale: da loro due si faceva toccare, accarezzare, "un'abitudine comune tra delfine mamme e figli, ma con umani no" ha ammesso Goffman. Una forma di condivisione e di vicinanza con i due, che si esprimeva anche con giochi nell'acqua e vigorose nuotate. Se passavano branchi di delfini, lei li ignorava.

Agli umani si adattava, per esempio accompagnando le bracciate più corte o lunghe, forti o lente di colui con il quale si trovava in quel momento in mare. "Avranno nuotato assieme a lei, nel corso degli anni, oltre centomila persone", stima Goffman contando locali, scienziati, turisti. Mentre sul sito dell'Immrac come ogni defunto che si rispetti è stata accesa una candela, al largo di Eilat, sempre nel Mar Rosso, si sente in questi giorni un lamento. Quello della figlia di Holly, Mabsuta, l'unica dei quattro suoi eredi finora sopravvissuti e che lei aveva tentato di allevare tra gli esseri umani. Forse è ferita, anche lei da un sub. Forse ha capito che è successo.
(20 dicembre 2004)

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Oggetto: il secolo 20/12

SOS CANILE Una cuccia calda per Ringo rimasto solo
Ringo non è più giovanissimo e il destino non gli è stato favorevole. Era
abituato ad essere molto coccolato dal suo padrone che si trova ora
ricoverato in un istituto dove il cane non può entrare. Così, Ringo è finito
al canile. Era abituato a dormire al calduccio di una poltrona, deve ora
vivere al freddo in gabbia. Ma, nonostante il suo nome da duro, non ha più
il fisico per sopravvivere a una tale prova. La sua minuscola corporatura
certo non l'aiuta e un inverno passato in canile potrebbe essergli fatale.
C'è bisogno di qualcuno che voglia occuparsi di lui. Chi lo volesse
conoscere può rivolgersi al canile di Sestri, sul monte Gazzo. Telefono
010-8312830 oppure 347-2534147.
Insieme a lui, nel canile di Sestri, come in quello di via Adamoli, ci sono
tanti altri cani che aspettano un padrone che si voglia occupare di loro,
pronti a dare in cambio tanto affetto e compagnia.

La storia Forse ucciso da un sub il delfino amico dei sordomuti
Haifa «Holly è morta». La conferma definitiva è giunta dall'Istituto di
studi marini di Haifa (Immrac) dopo aver esaminato al computer una
fotografia scattata giovedì scorso sulla sponda egiziana del Mar Rosso da un
turista israeliano.
Il suo corpo grigio scuro (240 centimetri) è abbandonato sui sassi a pochi
metri dal mare. Il petto è bianco, con chiazze grigie più chiare. Alla sua
vista Oz Goffman, il direttore del "Progetto delfini" nell'Immrac, ha avuto
un tuffo al cuore. «L'ho studiata per sette anni, - dice - abbiamo nuotato
assieme sott'acqua per 160 giorni». In base a questa esperienza Goffman ha
pubblicato una ricerca scientifica, che ha poi ispirato documentari.
Secondo la radio militare è possibile che Holly sia stata uccisa da un sub
con un colpo al ventre, ma per ora Goffman resta molto scettico. Alcuni suoi
collaboratori sono partiti per il Sinai nella speranza di poter esaminare il
corpo.
«In questa zona - rileva - l'uccisione deliberata di un delfino sarebbe
senza precedenti. Finché non sarà stata effettuato l'esame necroscopico, non
potremo stabilire le cause della sua morte. Forse nemmeno la sapremo mai».
Nel frattempo al largo di Eilat (mar Rosso) è stata avvistata la figlia di
Holly, Mabsuta. «E' ferita, forse è stata attaccata da un pescecane»,
precisa lo studioso.
Nella sua voce si sente il dolore. Per i turisti del Mar Rosso, Holly era da
anni una figura di famiglia. «Era la ambasciatrice dei delfini fra gli
esseri umani», dice Goffman.
Tagliando il dente di un delfino ed esaminando la stratificazione del calcio
è possibile stabilirne la età. A quanto pare, Holly aveva una trentina di
anni, dieci dei quali trascorsi in compagnia di esseri umani: un periodo
record, fra i relativamente pochi "delfini solitari".
Non solo: Holly aveva cercato di allevare i suoi quattro figli (tre dei
quali morti nel frattempo) fra esseri umani. E anche questo, secondo
Goffman, era molto insolito.
Era il 1994 quando attraversando il Mar Rosso Holly notò per la prima volta
il villaggio di pescatori beduini di Nuweiba Mezeina. Per settimane rimase
al largo, diffidente. Quando si sentì piu sicura, cominciò a fare larghi
giri attorno ai pescatori. Ma era ancora timida, e non si lasciava toccare.
Poi prese in simpatia due di loro, Muhammad (totalmente sordo) e Abdullah
(sordo da un orecchio). Forse l'aveva incuriosita il fatto che i due si
parlavano a gesti. Quando entravano in acqua, lei li accoglieva con grandi
balzi di gioia: da loro - e in quel periodo solo da loro - accettava di
farsi toccare, perfino nelle parti intime.
E se per caso nelle vicinanze passavano branchi di delfini, lei ormai li
ignorava. Si era assuefatta agli esseri umani.
Potendo scegliere preferiva gli uomini, alle donne o ai bambini.
Chi l'ha conosciuta dice che aveva molta fantasia nell'inventare giochi
sempre nuovi e che era speciale nell'adattare la propria velocità di nuoto a
quella dei suoi occasionali compagni. «Avranno nuotato assieme a lei, nel
corso degli anni, oltre centomila persone», stima Goffman.
Aldo Baquis

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Oggetto: il tempo 19/12

Predisposto un ufficio per la tutela degli animali
TERAMO - È stato siglato un protocollo d'intesa tra il Comune di Teramo e lo
Zooprofilattico per l'istituzione e la disciplina dell'Ufficio tutela
animali. L'accordo, sottoscritto dal sindaco Chiodi e dal Commissario
dell'Istituto Zooprofilattico Verticelli prevede l'instaurazione di una
corretta convivenza tra esseri umani ed animali che garantisca la tutela
della salute pubblica, dell'ambiente e degli animali stessi. L'Ufficio
offrirà servizi di orientamento rispetto a tematiche riguardanti il
maltrattamento, la prevenzione dei comportamenti aggressivi, la prevenzione
dell'abbandono, la promozione di servizi di adozione. Inoltre, darà vita a
una banca dati rispetto ai cani inseriti nell'anagrafe canina, fornirà
informazioni su microchip e passaporto europeo per animali d'affezione e
provvederà a redigere un elenco di veterinari presenti sul territorio,
strutture di accoglienza, pensioni, aree verdi attrezzate, canili privati e
gattili, cimiteri, oltre a divulgare materiale informativo e didattico
riguardante gli animali domestici e selvatici sul territorio, organizzare
eventi, manifestazioni e corsi di formazione.

PESCARA - Incostituzionale e illegittima: così Verdi, Animalisti italiani e
Lega nazionale per la difesa ...


... del cane definiscono un'ordinanza con cui il sindaco di Penne (Pescara),
Paolo Fornarola, ha vietato a una sua concittadina di custodire più di due
cani in casa. Al sindaco si chiede quindi il ritiro immediato del
provvedimento, pena il ricorso alle vie legali.
«Abbiamo appreso con vivo stupore e grande disappunto - dichiara il
presidente provinciale dei Verdi, Walter Caporale - dell'ordinanza n. 30/04
con la quale il sindaco di Penne ordina a una signora residente nel suo
Comune, di portare a due il numero dei suoi cani, ossia di liberarsi degli
altri due e di delimitare l'area in cui stazionano i quattro cani con idonee
recinzionì, nonostante l'area esterna sia provvista di recinzione e di
cancelli».
Il contenuto dell'ordinanza, secondo il consigliere nazionale della Lega del
cane Lina Bufarale, «viola palesemente i basilari principi costituzionali in
tema di libertà dell'individuo e uguaglianza, posto che non si comprende il
motivo per cui un privato cittadino non possa tenere nella propria
abitazione, o nelle pertinenze di sua esclusiva proprietà, un numero di
animali superiore a due».
L'ordinanza fa riferimento al regolamento comunale di igiene, sanità
pubblica e veterinaria di Penne, adottato con una delibera del Consiglio
comunale il 28 ottobre 2003: l'articolo 130, nello specifico, impedisce ai
cittadini che abitano in un centro abitato di tenere più di due cani.
«La signora in questione - conclude Caporale scrivendo al sindaco - è
proprietaria di quattro cani, tutti regolarmente iscritti all'anagrafe e
sottratti a situazioni di disagio, che avrebbero dovuto al contrario essere
motivo di orgoglio e di plauso da parte della sua amministrazione comunale».
Dalle polemiche alla storia a lieto fine. In Umbria un cagnolino trovatello,
Willie, trascorrerà le festività con la sua famiglia adottiva. Passerà le
feste con la sua nuova famiglia in tutta tranquillità. Willie è un cagnolino
a pelo raso nero di circa 5 mesi, che è stato trovato nei primi giorni di
dicembre, abbandonato nei pressi del percorso verde di Perugia, nei dintorni
della strada che va verso la Facoltà di Ingegneria.
Dormiva in uno scatolone con i suoi giochi, una palla, un pupazzo ed una
cordicella. Ad occuparsi di Willie, subito dopo il suo ritrovamento, è stata
Francesca Zurlini, medico veterinario di San Marco la quale ha provveduto
subito ad inviare foto e notizie del cagnolino allo Sportello a 4 Zampe
della Provincia di Perugia. Pochi giorni dopo Willie è stato adottato e lo
Sportello ha ricevuto una lettera di ringraziamento da parte della
dottoressa Francesca Zurlini la quale ha voluto sottolineare l'opportunità
avuta attraverso lo Sportello di poter «conoscere tantissime persone amanti
degli animali».

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Oggetto: anmvi 20/12

TELETHON, TERAPIA GENICA PER ANIMALI
20-12-2004 09:29
In arrivo la terapia genica per gli animali. Da sempre un aiuto
indispensabile per la sperimentazione clinica, per la prima volta gli
animali potranno dividere con l'uomo i vantaggi di terapie all'avanguardia,
come quelle che utilizzano i geni come farmaci. E' l'obiettivo del progetto
reso possibile grazie al finanziamento di tre milioni di euro annunciato
oggi nella maratona Telethon dal ministro delle Politiche Agricole Gianni
Alemanno. Le nuove strategie per rendere piu' efficace e sicura la terapia
genica saranno messe a punto presso l'Istituto Telethon di Genetica e
Medicina (TIGEM) di Napoli, ha detto il direttore del TIGEM, Andrea
Ballabio, mentre della possibilita' di utilizzarle per la cura degli animali
da allevamento saranno incaricati gli Istituti zootecnici he fanno capo al
ministero delle Politiche Agricole. ''L'obiettivo del Tigem - ha detto
Ballabio - e' arrivare presto alla cura di alcune malattie genetiche umane,
come alcune malattie che colpiscono l'occhio e il metabolismo''. Ma e' anche
vero, ha aggiunto, che ''per la prima volta gli animali non saranno solo un
modello per curare l'uomo, ed e' giusto che anche gli animali possano avere
i benefici della scienza''. ''E' importante trovare metodi piu' efficaci e
sicuri per introdurre nelle cellule i geni sani'', ha osservato Ballabio. Le
particolari navette utilizzate per trasportare i geni, ha aggiunto, sono
virus di tipo diverso a causa della loro eccezionale capacita' di penetrare
nelle cellule. Prima di utilizzarli e' quindi necessario renderli
inoffensivi e nello stesso tempo fare in modo che conservino la capacita' di
entrare nelle cellule. Le navette che il TIGEM si prepara a studiare nel
progetto sono virus parenti di quello del raffreddore (virus
adeno-associati), gia' utilizzati in sperimentazioni cliniche. All'interno
di questa famiglia di virus, i ricercatori del TIGEM selezioneranno quelli
piu' attivi in particolari tessuti e i piu' sicuri, in modo da ottenere il
massimo di efficacia e da azzerare gli effetti collaterali. ''Abbiamo
riflettuto molto sul progetto - ha detto ancora Ballabio - e riteniamo
giusto che anche gli animali debbano essere oggetto dei benefici della
scienza: si possono usare le stesse tecnologie per curare o prevenire le
malattie degli animali''. Il TIGEM, ha rilevato il direttore dell'istituto,
''continuerà a lavorare esclusivamente per le malattie umane, ma tramite il
ministro delle Politiche Agricole avviera' una collaborazione con gli
Istituti zootecnici. Saranno questi ultimi a individuare le malattie animali
sulle quale sperimentare le tecniche di terapia genica messe a punto dal
TIGEM. ''Il ministro Alemanno - ha concluso Ballabio - e' stato fra i primi
ad interessarsi a questa doppia valenza della terapia genica per l'uomo e
gli animali. Adesso auspichiamo la partecipazione al progetto anche da parte
del ministero della Salute e del ministero per l'Istruzione, l'Università e
la Ricerca''. (ANSA)
WWW.TIGEM.IT

"CASO LIBERO", REAZIONI ALL'INCHIESTA
20-12-2004 13:01
L'articolo sulla malasanità veterinaria pubblicata dal quotidiano Libero il
16 dicembre fa discutere i medici veterinari, divisi sui contenuti e sul
significato dell'inchiesta. L'ANMVI ha inviato una lettera al quotidiano di
Feltri a cui è seguita anche una nota ufficiale della FNOVI. Entrambe le
sigle veterinarie stigmatizzano le generalizzazioni ed informazioni errate
contenute nell'articolo, " tali da renderlo- scrive la Federazione-
completamente fuorviante dalla situazione reale della professione
veterinaria nel nostro Paese". "L'autore dell'articolo- prosegue la nota
della FNOVI- ha dimostrato di ignorare tutte le normative che regolamentano
l'esercizio della professione veterinaria, che, al pari di quella medica,
soggiace ad una complessa serie di obblighi di legge. I casi di "malasanità"
denunciati nell'articolo, per quanto riprovevoli qualora ne fosse accertata
la veridicità dagli organi competenti, non possono certo offuscare il
grandissimo ed apprezzato ruolo svolto dalle decine di migliaia di medici
veterinari che ogni giorno nel nostro Paese garantiscono la salute ed il
benessere animale, oltre che a tutelare indirettamente la salute umana". La
lettera dell'ANMVI ha ritenuto di rettificare le conclusioni dell'articolo
che, partendo dalla sola testimonianza raccolta dalla curatrice
dell'inchiesta, arrivavano a definire l'intera professione veterinaria da
"Far West".
Il quotidiano Libero non ha dato corso alla pubblicazione di replica alcuna,
ma ha preso contatti per una intervista con il dottor Stefano Candotti,
responsabile per l'ANMVI delle Buone Pratiche Veterinarie e componente del
gruppo di lavoro europeo (UEVP e FVE) che le ha elaborate.
LA LETTERA DELL'ANMVI A LIBERO:
http://www.anmvi.it/anmvioggi/archivio_pdf/lettera_libero.pdf
LIBERO DENUNCIA MALASANITA' ANIMALE:
16-12-2004 13:51
E' giunta alla quarta puntata l'inchiesta di Libero sul "business a quattro
zampe". Dopo gli alimenti, il farmaco e il commercio di animali, il
quotidiano di Feltri si occupa oggi di malasanità veterinaria: "omissione di
soccorso e negligenza" in "centinaia casi di cani e gatti deceduti per colpa
dei veterinari". L'inchiesta, firmata dalla giornalista Alba Piazza, parte
dalla testimonianza di Daniela Ballestra, una proprietaria animalista che
attribuisce il decesso della sua cagnolina Panna a negligenze veterinarie.
L'inchiesta parla di diagnosi frettolose o superficiali, reperibilità 24 ore
su 24 che di fatto non esiste, ritardi e cure rifiutate: "lei non è mia
cliente, mi spiace non posso far nulla". Si legge nell'articolo che
"l'inquietante scenario" è fatto " di veterinari che godono di enorme
autotutela. Molti addirittura esercitano senza specializzazione nè obblighi
di legge alcuno. Non contempla l'esistenza di pronti soccorso per animali nè
di centri attrezzati a dovere, tantomeno la collaborazione tra veterinari,
una chimera". Daniela Ballestra è fondatrice di Arca 2000, un' associazione
italiana che si occupa di malasanità animale." Mi sono resa conto- spiega
Ballestra- che per omissione e per negligenza troppi veterinari- non si può
fare di tutte le erbe un fascio- non sono all'altezza di molte situazioni.
La maggior parte,una volta fuori dall'università, apre ambulatori come se
fossero negozi: basta una firma del sindaco e un permesso dell'ASL. Il
dramma è che non esistono leggi che li obblighino a stilare referti, a
tenere cartelle cliniche. Per avere indietro le analisi di Panna quelle
ematiche e una radiografia, mi è toccato procedere per vie legali. Ho
persino sporto denuncia all'Ordine dei veterinari. Tutto inutile: quegli
esami non sono più saltati fuori". E' un Far West, scrive Alba Piazza, non
esiste una legge che obblighi gli specialisti a restituirli e il possesso di
documentazione clinica è lasciato alla discrezione personale. Nella sua
testimonianza, pubblicata accanto all'inchiesta odierna, Grazioli difende i
veterinari che " non vogliono finire in quel fascio d'erba", parla di Buone
Pratiche Veterinarie e punta il dito contro le università che laureano
migliaia di laureati " che spalano cacca per anni nelle gabbie di cliniche
affermate, in attesa di un tavolo chirurgico che all'università neanche
hanno visto". ( fonte Libero, 16 dicembre 2004)

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Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
Data: Mer 22 Dic 2004 4:35pm
Oggetto: ORFEI: CIRINNA´, RISPETTATA ORDINANZA SINDACO, MA VIGILANZA PROSEGUE

COMUNE DI ROMA
VICEPRESIDENTE VICARIO DEL CONSIGLIO
UFFICIO DIRITTI ANIMALI
ON. MONICA CIRINNA´

Roma, 22 Dicembre 2004

COMUNICATO STAMPA

ORFEI: CIRINNA´, RISPETTATA ORDINANZA SINDACO, MA VIGILANZA PROSEGUE

"Premesso che la mia non è una guerra contro gli Orfei, ma contro tutti i circi che facciano uso di animali per far divertire gli uomini, dal sopralluogo odierno risulta che il circo attualmente allestito a Roma ha eliminato dallo spettacolo, e quindi dai recinti, sia le antilopi che le zebre, per far più spazio ai cammelli e agli altri animali. E´ stata ampliata anche l´area per le tigri. Il risultato ottenuto, frutto della commissione prefettizia alla quale ha preso parte anche un rappresentante Cites, non può che darmi grande soddisfazione". E´ quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del sindaco per i Diritti degli Animali.
"Non solo gli Orfei, per restare a Roma - prosegue Cirinnà - sono stati costretti ad adeguarsi all´ordinanza del sindaco, grazie all'impegno del Campidoglio e degli altri enti coinvolti, primi fra tutti Corpo forestale dello Stato, Prefettura e i Polizia Municipale. Ma l´auspicio è che il Comune di Roma faccia da volano per indurre tutte le altre amministrazioni locali che ospitino spettacoli viaggianti a esigere il massimo rispetto di queste norme nazionali a tutela della dignità e del benessere degli animali. Noi non abbasseremo mai la guardia e continueremo a controllare la struttura per tutto il tempo che resterà sul nostro territorio di competenza".

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Info: cell. 338/6301121

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#4463 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Dom 16 Gen 2005 5:01 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
Invia email Invia email
 
Oggetto: Maremoto: soppressi in India i cani randagi

06 gen 08:13   Maremoto: soppressi in India i cani randagi

NAGAPATTINAM (India) - Le autorita' indiane hanno comunicato di aver avviato la soppressione dei branchi di cani randagi che assalgono isopravvissuti dello tsunami nell'India meridionale. Almeno trenta cani sono stati uccisi ieri nella citta' costiera di Nagapattinam, nello Stato di Tamil Nadu, dopo che gli animali hanno assalito la gente, soprattutto i bambini, nei rifugi. Lo ha reso noto un responsabile governativo, che ha voluto restare anonimo. (Agr)

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Oggetto: il secolo xix 6 genn

CENGIO
Cane muore avvelenato
Due cani sono stati avvelenati nei giorni scorsi nei pressi del campo
sportivo in località Isola. Uno è morto, l'altro è stato salvato in tempo.
In entrambi i casi gli animali avevano ingerito bocconi con stricnina. I
cani sono stati trasportati allo studio veterinario Pollero-Poggio di
Millesimo.

La Befana degli animali
Si svolge oggi dalle 8 alle 19 all'incrocio tra via Paleocapa e corso Italia
il tradizionale appuntamento con la Befana degli Animali. La manifestazione
dell'Enpa avrà lo scopo di raccogliere cibo e offerte per cani e gatti
randagi. Tutte le persone interessate potranno portare il proprio contributo
sotto forma di pasta, riso, scatolette di carne, crocchette ed altri generi
alimentari oppure consegnare offerte in denaro che saranno impiegate per
l'acquisto di altri alimenti.

«Troppi serpenti in casa»
Accusa dell'Enpa
La storia pur a lieto fine del pitone albino, dimenticato da un domatore di
circo, sulla spiaggia di Albenga, non è piaciuta all'Enpa. Che, dopo aver
accertato che il proprietario lo ha avuto in dietro dai carabinieri e che
sebbene infreddolito, il serpente sta bene, è partita all'attacco.
«I pitoni tenuti in casa dai savonesi sono almeno 50 - ha scritto in un
documento - magari anche coccolati dai proprietari ma prigionieri in una
gabbia e in un ambiente che non è il loro». Per questo l'ente di protezione
degli animali lancia un appello: non acquistare mai esemplari esotici. Il
traffico di questi animali, secondo l'Enpa, è per volumi di affari terzo al
mondo dopo quello di armi e droga. «Per ogni esemplare che arriva nei
negozi, almeno nove sono morti per i traumi della cattura, del trasporto e
della detenzione». Tra le specie esotiche l'ente inserisce anche furetti,
iguana e pappagalli. Ma secondo i dati forniti dal servizio veterinario
dell'Asl e del Corpo forestale dello Stato Savona è terra di approdo di
molte specie protette che finiscono nelle abitazioni. Secondo la Forestale
oltre ad una trentina di pitoni e boa, nelle case dei savonesi ci sono anche
una quindicina di rettili velenosi, quattro scorpioni. Ma l'anno scorso
qualcuno si era portato a casa anche un orso tibetano.
I più numerosi però - perché anche i più facili da accudire e da acquistare
 - sono i pappagalli e le tartarughe. Ad Albissola in estate è arrivato
persino un tucano come ha ricordato il veterinario dell'Asl 2 De Felice che
non smette di mettere in risalto come si possa incorrere in multe, da 80 a
3000 euro, in caso di mancata denuncia dell'acquisto di un animale esotico.
Di problema gravi, anche con i rettili più pericolosi, non ne sono mai stati
segnalati. Per la Forestale e la stessa Asl ciòè dovuto al fatto che chi se
li mette in casa e quasi sempre persona esperta oltre che appassionata.
Unico inconveniente rammentato con un'iguana: nessuna aggressione, ma una
fuga imprevista con generale spavento.
M. Mon.

Gli animalisti: una taglia sul barbone che picchia il suo cane
Chiavari Una taglia per il clochard. Una ricompensa per rintracciare colui
che la notte di San Silvestro ha violentemente colpito con diversi pugni al
capo il proprio cane. Per fare in modo che il povero animale possa essergli
sequestrato. A questo stanno meditando alcuni animalisti attivi nel
Tigullio. È solo un'ipotesi, e il contributi di certo non supererebbe i 100
euro. Ma tutto sarebbe finalizzato a mettere al sicuro il cane indifeso.
«C'è una denuncia ai carabinieri, molti conoscono quell'uomo di origine
tedesca che gira con cane e coniglietto: è incredibile che non si possa
togliergli il cane - afferma una attivista del fronte animalista attivo su
questa vicenda, che comprende anche associazioni di carattere nazionale -
Bisogna sensibilizzare i sindaci affinché vietino ti utilizzare gli animali
per impietosire per raccogliere l'elemosina. A Sestri Levante c'è ad esempio
un clochard ceko con una bassethound incinta. Lo teniamo d'occhio, ma siamo
noi ad occuparci del veterinario».
Argomento scivoloso. Perché una ricompensa anche se promessa in buona fede
può sempre accendere appetiti troppo voraci. E perché la legge che protegge
gli animali dai maltrattamenti presenta comunque lacune tali che se le forze
dell'ordine non assistono alla scena, difficilmente possono agire in assenza
di lesioni esterne. Anche se internamente i danni fossero gravi.
Ma sulla ricerca del clochard a tutti i costi, il fronte animalista non è
compatto: Ayusya si dissocia. «È un episodio che fa riflettere, soprattutto
se l'umano in questione fa una vita da migrante, sia obbligata o meno. Ma
nell'entroterra esistono realtà animali terribili: cani con la catena corta,
costretti in recinzioni anguste e maleodoranti, nutriti con un tozzo di pane
raffermo e pochi avanzi. Cani percossi sistematicamente o uccisi perché
troppo vecchi, feriti, malati. Nei centri urbani gli animali vivono in modo
assurdo, a volte percossi perché non riescono a trattenere i bisogni
corporali nelle ore, a volte fino a 78, nelle quali il padrone è fuori. Ciò
viene accettato perché non sconvolge la sensibilità umana in modo diretto.
Condanniamo qualsiasi azione lesiva degli animali, ma anche l'ipocrisia: non
bisogna rispondere con la vendetta ma con il miglioramento delle
situazioni».
G. Gn.

La storia C'è un presepe dentro un tronco cavo Prima era la casetta di due
ghiri
Cicagna Se visitate il presepe nella canonica di San Bartolomeo, nella
frazione cicagnese di Serra, ricavato nel tronco di un faggio, non potrete
non chiedervi che cosa ci fa un ghiro di peluche vicino ai Re Magi, a pochi
centimetri dal Bambinello. È il "sosia" dell'ultimo inquilino di quel
tronco, che alla Sacra Famiglia ha lasciato la propria tana, costruita con
pazienza per difendersi dal freddo durante il letargo.
La vicenda ha inizio in una mattina fredda del novembre del 2003. Franco
Malatesta, 33 anni, di professione spacchino, esce a fare legna per
l'inverno. Sale fino al passo del Portello e inizia a manovrare la motosega.
Un faggio si taglia con particolare facilità. Dentro è quasi del tutto cavo:
due ghiri stanno dormendo in quella che ha tutto l'aspetto di essere la loro
casetta per la stagione fredda. Infatti non manca nulla: una buca per le
ghiande e una piccola scorta d'acqua. C'è tutto: «Ho tagliato la parte di
sotto, ho tappato con due cuscini le estremità e l'ho portato a casa -
spiega Franco - non me la sentivo di scacciare le due bestiole». Malatesta
sistema il tronco in modo che i ghiri possano proseguire il loro letargo,
qualche noce e altra acqua. Passa l'inverno, i due ghiri ogni tanto, senza
farsi vedere, bevono e consumano qualche noce. «A marzo - prosegue lo
spacchino - ho riportato il tronco nel bosco vicino a casa mia. Dopo qualche
giorno i ghiri non c'erano più».
Malatesta ha la passione per i presepi. Ogni anno elabora quello della
parrocchia di Serra, ogni anno un tema diverso: «Ho pensato di creare un
presepe in quel tronco», racconta. Aveva tenuto caldo ai ghiri, poteva
tenere caldo anche a Gesù, Giuseppe e Maria. E oggi, nella canonica di San
Bartolomeo, assieme alla Famiglia e ai Re Magi, in quel tronco di faggio
largo neanche mezzo metro e alto poco più di uno, c'è anche un gruzzolo di
ghiande e un peluche. «E' quasi un quarto Re Magio». I bambini chiedono di
sapere la storia di quel presepe, i più grandicelli la possono anche leggere
nella favola che ha scritto Carla Soracco, la fidanzata dello stesso Franco
Malatesta, immaginandosi le sensazioni del ghiro. «Ho ricostruito una
piccola carboninna - conclude - il falò ricoperto di terra che si usava un
tempo per fare carbone. Ai bambini piace perché rende vivo il presepe. Anche
i vecchi di qui hanno apprezzato».
Alberto Rigoni

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Oggetto: il messaggero 6/01

Frosinone
VEROLI
Volpi affamate assaltano cassonetti e discariche, strage sulla via Verolana
di SARA CAPOCCITTI
Volpi morte sulla Verolana: tra lunedì e ieri sono state investite sulla
strada principale che conduce al centro di Veroli 4 esemplari di questa
specie che di selvatico mantiene solo l'immagine. Sempre più spesso infatti
questi animali, soprattutto i cuccioli, vengono attirati dai cassonetti
stracolmi di rifiuti e attraversano improvvisamente la strada finendo uccise
sotto le auto. «Anche questa mattina (ieri, ndr) è in giro per il territorio
verolano la Pattuglia Ambientale - ha detto il comandante dei Vigili Urbani
Vincenzo Ruggero Parrino - con l'incarico di individuare le zone di maggior
concentrazione di rifiuti non solo solidi ma anche di risulta e di capire
chi sia il resaposabile delle discariche abusive». A Veroli la raccolta
differenziata e le attrezzature per il compostaggio sono poco diffuse e
quindi i cassonetti sono sempre colmi. E le volpi si "civilizzano" e
diventano parte del sistema urbano. Ma per le volpi si può parlare di
civilizzazione? Sicuramente sì e concorda con questa teoria il dottor Mario
Fiorini medico veterinario della Asl di Frosinone. «Naturalmente. Questi
animali vivono fra noi dalla calata del sole fino all'alba e vengono
investiti in quei particolari momenti dell'anno quando cominciano a passare
sulla strada gli esemplari più giovani e inesperti». Fra le motivazioni
principali, quindi, ci sono l'attrazione verso i cassonetti di immondizia
pieni e i pollai. Tuttavia «questi ultimi si trovano sempre meno, perché pur
andando ad abitare in campagna le persone non si dedicano più
all'allevamento come prima». La campagna e la vegetazione di Veroli hanno
sempre facilitato la riproduzione di questi animali che con gli anni si sono
sempre più avvicinate al centro ed alla strada, in particolare la Verolana,
notoriamente percorsa ad un'alta velocità dai veicoli.

Ancona
Cuccioli abbandonati in cerca di casa Hanno 3 mesi e li ha salvati un
ragazzo
Sono stati trovati l'altro ieri mattina, verso le ore 13, lungo via del
Verziere due cuccioli di cane abbandonati. Di colore nero, razza meticcia e
di circa tre mesi di vita, i due cuccioli vagavano ai bordi della strada
quando un ragazzo, resosi conto del pericolo che stavano correndo per il
passaggio dei veicoli, li ha trattenuti e ha chiamato la polizia municipale.
Una pattuglia dei vigili urbani è intervenuta sul posto, prelevando gli
animali che sono stati portati al canile. I cuccioli erano spaventati,
sporchi e malnutriti, ma in buone condizioni generali. Chi volesse adottarli
può rivolgersi al canile sanitario (tel. 0731.619178) aperto tutti i giorni,
compresi i festivi, dalle 10.30 alle 12.30. Dal canto suo la polizia
municipale sta effettuando indagini per risalire agli autori del deprecabile
gesto. In base alle nuove disposizioni di legge chi abbandona un animali
rischia un processo penale.

Pesaro
Al canile di Pesaro tanti Fido in attesa di qualcuno che li adotti
PESARO - Il calore di una casa quando fuori è freddo. L'affetto di un
abbraccio di chi ci vuole bene. Per molti di noi paiono aspetti scontati e
legati alla quotidianità. Una routine alla quale spesso non facciamo quasi
più caso. Per molti, ma non per tutti.
Per tanti nostri amici a "quattro zampe" ad esempio non è così. Sono infatti
numerosi i cani abbandonati o lasciati sopravvivere nei canili di molte
città. Attenzione per quello che per definizione è il migliore amico
dell'uomo, ce ne dovrebbe essere durante tutto l'anno. Inevitabilmente però
i periodi più difficili sono quello estivo e invernale. Caldo torrido e
freddo pungente, uniti all'incuria, alla necessità di cibo e
all'indifferenza mietono più vittime di quanto si creda. Molti cani cedono a
quello che diventa un inevitabile destino e spesso si lasciano letteralmente
morire. Un padrone amorevole e affettuoso in questi casi può molto più di
ogni altra cosa. Le festività sono ormai arrivate al capolinea, il tempo dei
regali è finito, ma non per chi si sente di voler adottare uno dei tanti
"quattro zampe" ospitati ad esempio nel canile municipale di Pesaro
(0721/282552).
M.D.F.

Ancona
I Verdi: «Noi a fianco degli agricoltori per risolvere l'emergenza
cinghiali»
di CLAUDIO MARI *
Poiché c'è qualche finto tonto che, quando si parla di danni da cinghiali,
cerca di tirare in ballo i Verdi, è opportuno ribadire alcune idee.
Il cinghiale che scorrazza per il nostro territorio è stato introdotto
recentemente dai cacciatori cinghialai incrociando il cinghiale ungherese
con il maiale. La varietà così ottenuta ha una prolificità e una dimensione
tale da distruggere o quasi ogni forma di vita vegetale e animale. Non era
così il cinghialino maremmano, piccolo e poco prolifico, che abitava
l'Appennino prima di essere sterminato dalla pratica venatoria. La nostra
provincia è stata ridotta ad allevamento a cielo aperto di cui ne fanno le
spese gli agricoltori. Noi Verdi, a differenza di tutte le altre forze
politiche che non si schierano, siamo dalla parte degli agricoltori contro i
cinghialai con una serie di proposte:
 - Ruotare nelle varie zone le squadre di cinghialai, affinchè non vi sia più
un interesse diretto ad allevare e nutrire i cinghiali di quella zona.
 - Permettere a tutti gli agricoltori l'uso di trappole sul proprio
territorio per la cattura dell'ungulato.
 - Studiare scientificamente l'eradicazione del cinghiale-maiale ed
eventualmente sostituirlo nelle zone non agricole con il piccolo maremmano.
* Consigliere provinciale Verdi

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Oggetto: il messaggero 07/01

In Abruzzo 105mila famiglie vivono con un cane, ma crescono gli abbandoni
L'allarme degli animalisti: oltre 42mila randagi

LANCIANO - Sono 105.870 le famiglie residenti in Abruzzo che vivono con un
cane. Ma se tanti hanno con sè un amico a quattro zampe, resta altissimo il
numero dei cani randagi: ben 42.710 nel 2004, secondo dati del Ministero
della Salute che pongono l'Abruzzo al sesto posto tra le regioni italiane
per numero di animali abbandonati. Lo hanno annunciato ieri i Verdi, gli
Animalisti Italiani e il Movimento Una nel corso di una particolarissima
festa dell'Epifania tenuta nel canile-rifugio Villa Martelli di Lanciano.
Walter Caporale, presidente provinciale dei Verdi di Chieti e presidente
nazionale degli Animalisti Italiani: «Abbiamo organizzato questa iniziativa
per adeguarci al clima festivo della giornata della Befana. Ma non abbiamo
alcuna intenzione di sminuire il problema del randagismo e della precarietà
di molte delle strutture adibite al ricovero di animali, strutture dove il
lavoro più grande viene svolto dai volontari. E' evidente come sia sempre
più indispensabile la modifica della legge regionale 86/99 sul randagismo,
un progetto al quale stiamo già lavorando insieme a tutte le associazioni
animaliste abruzzesi».
Obiettivo dell'iniziativa di ieri, hanno dichiarato la vice-presidente degli
Animalisti Italiani, Elisabetta Cerrone, e Anna Maddestra, delegata del
Movimento Una, «è anche quello di promuovere l'adozione responsabile degli
animali, ricordando che il canile è un luogo dove il cane dovrebbe rimanere
temporaneamente e non certo a vita».

Cervo adulto ucciso dai bracconieri
PESCASSEROLI - Trovato ieri mattina, nelle prime ore dell'alba, dalle
guardie del Pnalm un cervo adulto, braccato e poi ucciso a colpi d'arma da
fuoco. Il povero animale giaceva ai piedi del fiume Sangro nei pressi della
Camosciara in località "Femmina morta", nel comune di Civitella Alfedena,
sul corpo erano evidenti cinque fori causati dai proiettili. Qualcuno ha
tentato di asportare la parte posteriore, rinvenuta in seguito a pochi passi
dal luogo.
Ci sono indagini in corso da parte dei carabinieri di Castel di Sangro
«molto vicini - come dichiara il direttore Aldo Di Benedetto - ai
responsabili. Stiamo ricostruendo la vicenda, abbiamo indizi utili, si
tratta di trafficanti di carne clandestina destinata a qualche ristoratore
della zona». La carcassa è stata in seguito trasportata a Pescasseroli
presso il centro studi del Pnalm. Recuperati anche due caprioli morti per
cause naturali.
So. Pa.

Lanciano. Animalisti travestiti da befana donano biscotti ai 350 "amici"
ospiti del canile
LANCIANO - Ieri la Befana non è arrivata solo per i bambini ma anche per i
350 cani del canile rifugio municipale di Lanciano. Verdi, Animalisti
Italiani e Movimento UNA hanno regalato ai numerosi Fido 3.000 biscotti
biologici per animali e poi tante coccole. Decine i partecipanti, con i
volontari Acif vestiti da Befana. "La manifestazione, riuscitissima, si è
proposta di lanciare un messaggio a favore dell' adozione dei cani -ha detto
Walter Caporale, presidente nazionale degli Animalisti Italiani e dei Verdi
provinciali-. Diamo una casa a questi cani, senza lasciarli all'abbandono.
Ecco perchè è meglio adottarli che comprarne uno". (W.B.)

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Oggetto: Corriere della Sera 11/01/'05

L'animale, uno yorkshire, fu portato via 5 mesi fa ad Alicante dal camper di una coppia di Lodi
Pedro, cane rapito, ritrovato in Spagna grazie al microchip

SOMAGLIA (Lodi) - In estate avevano perso il loro cagnolino, uno Yorkshire di due anni di nome Pedro, sparito insieme ad abiti e oggetti di valore dal camper parcheggiato su una spiaggia di Alicante, in Spagna. Ma pochi giorni fa, quando ormai Pedro era solo una fotografia su cui versare qualche lacrima nostalgica, un veterinario di Madrid li ha contattati. Pedro era vivo, sano e salvo e li aspettava in un paesino sulla Costa Brava, dove era stato riconosciuto grazie al microchip che i padroni gli avevano fatto applicare in ossequio alla legge sull'anagrafe canina. È una storia a lieto fine quella di Laura Grasso, assistente sanitaria di Somaglia, e di suo marito Antonio, privati per cinque mesi di Pedro che teneva loro compagnia insieme a Susy a casa e in vacanza. «Quest'anno ci siamo diretti in Spagna ma il 12 agosto Pedro è stato rapito - racconta Laura -. Io e mio marito su una spiaggia di Alicante avevamo chiuso il camper, dotato di antifurto, ma quando dopo dieci minuti siamo tornati erano passati i ladri. Con abiti e oggetti preziosi era sparito anche Pedro, vittima di una banda, secondo gli inquirenti, di romeni rom specializzati in commercio di cani di razza. «Abbiamo fatto denuncia - ricorda la padrona - e per quindici giorni abbiamo spedito per tutta la Spagna email , foto e richieste di aiuto, senza ottenere nulla».
Alla fine Antonio ha regalato a sua moglie, che era inconsolabile, un altro cucciolo, che è stato chiamato Pablito. «Di Pedro non abbiamo più parlato fino al 23 dicembre, quando è arrivata da Madrid la telefonata del veterinario. Ci spiegava di averlo ritrovato grazie al suo microchip», racconta Laura. Il cucciolotto Pedro era passato di mano in mano fino ad arrivare ad un anziano signore che vive sulla costa tra Valencia e Taragona. Questi, che intendeva regalarlo ai suoi nipotini, l'ha portato dal veterinario per un controllo e il medico ha scoperto il microchip e la storia del furto e delle strane acquisizioni.
«Arrivare a noi dal chip è stato un gioco da ragazzi e a fine anno siamo partiti, con Susy, Pablito e il solito camper per andare a riprenderlo. Abbiamo fatto Capodanno in Spagna tutti insieme». Senza mai perdere di vista il camper.
Caterina Belloni 

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Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
Data: Ven 14 Gen 2005 2:12pm
Oggetto: LIBERTA' CONDIZIONATA: UN LIBRO CONTRO GLI ABBANDONI

Roma, 14 Gennaio 2005

CONFERENZA STAMPA


Lunedì 17, ore 11, Sala Carroccio, Campidoglio, con Monica Cirinnà e Lucio Dalla

LIBERTA' CONDIZIONATA: UN LIBRO CONTRO GLI ABBANDONI


"Ogni anno, in Italia, vengono abbandonati o si smarriscono circa 150mila cani. Solo il 15 per cento di loro sopravvive e trova ricovero in un canile. Alcuni vengono adottati o ritrovano il padrone, altri vi restano per tutta la vita. Solo nelle strutture del Comune di Roma vi sono oltre 2000 cani alla disperata ricerca di una casa e di una nuova vita". A parlare è la consigliera delegata ai Diritti degli Animali Monica Cirinnà che lunedì 17 gennaio, alle 11.00, in Campidoglio (Palazzo Senatorio, Sala del Carroccio) presenterà il libro fotografico contro gli abbandoni degli animali "Libertà Condizionata", insieme al noto cantautore bolognese Lucio Dalla, il quale nel suo racconto-prefazione cerca di dare una risposta dolce e struggente a cosa pensa un cane smarrito o abbandonato.

Il libro documenta, con foto artistiche e testi, la vita nei canili e, nei casi più fortunati, con il nuovo padrone, in un percorso ideale che va dalla disperazione della solitudine al ricostruito rapporto con l'uomo... in cui è l'uomo a non poter fare a meno del cane. Parte del ricavato servirà ad aiutare con cibo, medicine e attrezzature i cani meno fortunati. L'elenco degli aiuti e relativi importi saranno documentati su www.mondowilly.it per rispetto e trasparenza.

Alla presentazione del libro parteciperanno anche il fotografo Raffaello Raimondi, il giornalista Alvise Sapori, che ha curato i testi e Cristina Bedini, responsabile del canile di Muratella.

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Oggetto: gazzetta di parma 14/01


Salsomaggiore
Gatto torturato, è salvo
Ancora un gesto di crudeltà nei confronti degli animali. Un gatto di
proprietà di una famiglia residente in via Bottego, nel popoloso quartiere
Sant'Antonio, è riuscito a trascinarsi sino a casa, con lacci di acciaio
conficcati nella pancia e in altre parti del corpo. La povera bestia è
rimasta lontano da casa per due giorni e poi, fra atroci sofferenze, è
riuscita a tornare a casa. I suoi padroni quando hanno visto ritornare il
micio in queste condizioni sono rimasti allibiti. « Possibile hanno detto -
che nessuno riesca a fermare questi delinquenti? » .
 
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Oggetto: il secolo xix - 14/01

Non si trova il cane sottratto al clochard
Si complica a colpi di denunce la vicenda di Toxi, l'animale che sarebbe
stato picchiato dal padrone
I due punk "giustizieri" si difendono: «Non abbiamo minacciato nessuno»

Genova. Toxi, il cane nero fantasia del clochard Dieter Roos detto Guitar,
sembra scomparso nel nulla. La vicenda commovente della bestiola che sarebbe
stata picchiata dal padrone, poi rapita da due punk "giustizieri" e portata
a Chiavari, si complica sempre più e prosegue a colpi di denunce. Mentre
attorno al caso, inizialmente affrontato dai carabinieri, si stanno
mobilitando più forze dell'ordine.
Ieri, una pattuglia dei vigili urbani genovesi della sezione Ambiente ha
accertato le condizioni dell'altro compagno di avventura del clochard
"Guitar", un coniglietto nano multicolore, attestando una salute più che
buona, pelo splendente e appetito vorace. In una parola: sembra un coniglio
trattato da amico a quattrozampe, non la vittima di un padrone picchiatore.
Il passaggio successivo avrebbe dovuto essere la visita di un veterinario al
cane Toxi, per accertare se le botte e le violenze ci sono state o no. Ma
Toxi è scomparso. Dieter Roos, davanti ai vigili, non ha potuto fare altro
che ripetere il suo racconto di un'aggressione subita: «Mi hanno puntato il
coltello alla gola e hanno portato via Toxi». Questa volta, però, i cantuné
dell'Ambiente lo hanno ascoltato con attenzione. Poi, accompagnato alla
squadra giudiziaria della polizia municipale, il clochard ha presentato una
denuncia formale.
La spedizione dei giustizieri non sarebbe solo una bravata. «Siamo di fronte
al racconto di una rapina ed è nostro dovere verbalizzarlo e svolgere
indagini su quanto è accaduto», dicono alla polizia municipale. Servono
prima di tutto testimoni di quanto è accaduto, nel pieno del pomeriggio di
mercoledì, in via Cesarea in mezzo alla gente. Poi tutti gli atti saranno
trasmessi alla procura di Chiavari.
Fino a questo punto, le versioni dei fatti sono infatti così divergenti da
disegnare due scenari inconciliabili in cui è difficile distinguere vittime
e colpevoli. «Non abbiamo minacciato nessuno con il coltello, siamo anzi
stati rincorsi con una lama», replicano i due senza fissa dimora chiavaresi
che hanno prelevato a Genova Toxi, ribattezzandolo Topsy, a loro dire senza
ricorrere ad alcuna violenza. Dicono di non sapere ormai più dove si trova
il cane: lo hanno affidato ad una persona fidata affinché gli cercasse un
nuovo padrone. Per salvarlo da chi ritengono lo percuotesse e dai canili
della Asl 4 Chiavarese.
Ma sono inconsapevoli, i due clochard, delle reazioni che ha destato il loro
gesto. L'associazione animalista Ayusya, molto forte in Riviera, sta
meditando di sporgere denuncia per furto nei loro confronti. «E anche altre
associazioni ci stanno pensando, mentre c'è chi è disposto a pagare un
avvocato per sostenere il vagabondo al quale è stato tolto il cane», rincara
Ayusya.
Mentre si moltiplicano i racconti sia delle violenze delle quali si sarebbe
reso colpevole "Guitar", o Dieter, sia di chi lo difende raccontando
dell'affetto che legava padrone e animale. «Conosco quel clochard - dice
Rita Parma, che lavora sul mercato di piazza Mazzini a Chiavari - è una
persona buona, che curava cane e coniglietto. Aveva le ricevute del
veterinario, lo nutriva. A volte beveva e poteva avere scatti di nervosismo,
ma erano legatissimi».
Di tenore opposto, altri racconti di violenze inaudite. Mentre coloro che
avevano promosso un premio a chi avesse "salvato" Topsy insistono: «Non è
possibile doversi fare giustizia da soli, la legge dovrebbe prevedere una
figura simile al difensore civico contro il maltrattamento degli animali. E
i sindaci devono impedire l'accattonaggio con animali». Un argomento
delicato, quest'ultimo, su cui si sono già attivati l'Enpa e la Lega
nazionale per la difesa del cane.
Bruno Viani
Giuliano Gnecco

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Oggetto: il messaggero 14/01

Diario
di MAURIZIO COSTANZO
MI HA commosso ed emozionato la storia di Juna, una femmina meticcia di
quindici anni, e del suo padrone Giovanni di sessantasette. Sempre insieme,
il cane e Giovanni, finché Giovanni si ammala d'asma. Dopo qualche giorno si
ammala anche Juna. Pare che il veterinario le somministrasse le stesse cure
che il dottore dava al padrone. Poi Giovanni va in ospedale e Juna scappa
per andarlo a trovare. Poi Giovanni non mangia più e così Juna. Domenica
Giovanni muore, a distanza di qualche ora muore Juna. Tutto questo a Terni,
mentre nel mondo altre notizie ingolfano le prime pagine. Ho provato a
chiedere: una situazione come quella descritta, è più frequente di quel che
si potrebbe immaginare. Sono contento di amare gli animali.

Atina
Azienda faunistica sotto accusa: fagiani maltrattati?
Otto fagiani sequestrati e un'indagine dei carabinieri e dell'Asl per
stabilire se si configura il reato di maltrattamenti di animali. Nei giorni
scorsi i carabinieri di Atina e quelli di Picinisco, insieme ad alcuni
veterinari dell'Asl, hanno effettuato un blitz all'interno di un'azienda
faunistica sita in comune della Valle di Comino che ricade nella fascia di
protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Secondo
quanto riferito dai militari, sono stati trovati e sequestrati otto fagiani,
destinati a ripopolare l'area dell'azienda all'interno della quale, dietro
permesso, è consentita la caccia. L'indagine riguarda due aspetti: il primo
relativo al ripopolamento delle zone riservate all'attività venatoria
consentito solo fino al 31 agosto, l'altro, invece, relativo al presunto
maltrattamento dei volatili, in quanto appunto custoditi in gabbie strette.
Le indagini per accertare eventuali violazioni amministrative e penali sono
seguite dai carabinieri di Cassino.

Pescara
Carota protesta a nome del quartiere
De Blasio annuncia il canile e ai Colli fioccano polemiche
Il nuovo canile sorgerà in via Prati, alle spalle della vecchia discarica.
Lo prevede il progetto da 1 milione e 200mila euro che sarà presentato a
breve dall'assessore Edoardo De Blasio. Previsti 200 box per ricovero dei
cani con un'area che sarà destinata a cimitero degli animali da affezione; i
lavori, dovrebbero partire a giugno. «Siamo ancora all'oscuro di tutto -
dice il presidente del quartiere Colli, Francesco Carota -. Siamo stati sul
posto con la commissione consiliare ed abbiamo visto che già c'è un'area
recintata con una decina di cani ed un paio di cucce. Nessuno ci ha
comunicato niente». Per il momento il canile sarà realizzato in base ai
primi fondi disponibili. «Dopo il Sert e le case famiglia, ora anche il
canile - aggiunge Carota -. Credo che per questo quartiere sia davvero
troppo, magari potrebbero aprire il parco in via Rigopiano pronto già da sei
mesi ed ancora misteriosamente chiuso». Ma De Blasio smonta ogni polemica.
«Il quartiere è stato coinvolto - dice -. Una volta realizzato il canile,
che andrà in gestione a cooperative ed associazioni, scatteranno i lavori
per il parco dell'ex discarica. Stiamo accelerando i tempi per liberare
l'area dell'ex inceneritore e far partire i lavori di Urban 2». Dei 200 box,
50 saranno a disposizione, pagando un piccolo fitto, dei proprietari che non
possono lasciare il proprio cane solo durante le vacanze. Anche il servizio
cimiteriale per animali produrrà utili e sarà a costo zero per le casse
comunali. Il 2006 sarà invece l'anno della sistemazione del verde. «Altri
600mila euro - aggiunge De Blasio - saranno utilizzati per la piantumazione
di decine di alberi».
L. Tr.

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#4480 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Mer 19 Gen 2005 5:51 pm
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lecuccefelici
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Oggetto: il secolo xix 16/01

Centinaia gli abbandoni nel 2004 della Riviera
Chiavari Trecentocinquantadue i cani abbandonati nel Tigullio per il 2004.
Meno comunque dei gatti, che sono stati cinquecentouno. E poi cinque
canarini, quattro tortore bianche, sette criceti e persino due capre. Questi
i dati registrati dalle associazioni animaliste del Tigullio, per bestiole
passate attraverso le loro strutture. Poi ci sono quelle passate
direttamente da una famiglia all'altra, dopo che il padrone ha deciso di
rinunciare al possesso.
Troppi cani sono stati inviati a Genova, al canile di Monte Gazzo: quelli
rinvenuti attraverso il 118, che non abbiano trovato accoglienza immediata
presso una nuova famiglia. Troppi in ogni caso i cani abbandonati nel
Levante: 93 quelli trovati da Ayusya, 131 dalla Lega Amici del Cane del
Tigullio, 75 dalla Lega Amici degli Animali, 120 dalla Lega Nazionale a
Difesa del Cane. Dati impressionanti, che stridono con l'attenzione carica
d'affetto e apprensione che è stata destata dalla storia delle violenze e
dei maltrattamenti che avrebbe subito Toxi, o Topsy.
Una storia che ha colpito molte persone, colpendo nel profondo il loro
spirito animalista. Eppure nel Tigullio quello degli abbandoni è un flagello
che continua a colpire, anche a dispetto delle recenti norme che puniscono
severamente chi maltratta gli animali. Contrariamente a quanto avviene
altrove, nel Levante il fenomeno non si concentra nei mesi estivi, ma è
costante nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il canile di Genova
non è più in grado di accogliere animali. Per questo il Comune di Rapallo ha
stanziato 200 mila euro per la costruzione di un nuovo canile; i Comuni di
Chiavari e Leivi hanno stretto un patto per allestirne uno comprensoriale
per le località a ponente dell'Entella. Sull'altra sponda, invece, da
Lavagna a Moneglia dovranno studiare soluzioni alternative.
G. Gn.

Elemosine con i randagi gli animalisti si dividono sull'ordinanza di divieto
Perplessi i sindaci del Tigullio
Chiavari  "Guitar"è tornato a Chiavari. Ieri mattina era in stazione con
alcuni altri clochard per cercare i senza tetto che gli hanno sottratto il
cane. Voleva soprattutto recuperare Toxi, o Topsy (così ribattezzato dai
suoi "salvatori" per cancellare ogni possibile riferimento al mondo della
droga). Ma non è riuscito a realizzare nessuno dei due obiettivi: i senza
fissa dimora hanno ormai abbandonato il Tigullio, e il cane è stato lasciato
ad una persona fidata perché trovi una sistemazione sicura per la bestiola.
Fa intanto discutere la proposta di coloro che avevano istituito un premio
per togliere Topsy al suo padrone, di promuovere una raccolta di firme per
chiedere ai sindaci di emanare un'ordinanza per vietare l'accattonaggio con
animali. Una proposta che ha diviso il mondo animalista: sono contrari
Ayusya, A. U. D. A., Lega Amici del Cane Tigullio, la sezione del Tigullio
della Lena Nazionale per la Difesa del Cane, il Wwf Tigullio. Favorevole la
Lega Amici degli Animali di Rapallo, mentre l'Enpa e la sezione di Genova
della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, in contrasto con la sezione del
Tigullio, hanno lanciato un appello ai sindaci dei novanta Comuni della
Provincia di Genova affinché emanino l'ordinanza.
«A livello teorico sono d'accordo, ma bisogna verificare se sarebbe
legittimo - osserva Sergio Poggi, sindaco di Chiavari - C'è qualche
difficoltà, la legge è molto permissiva. In termini di principio, amando gli
animali ed essendo cattolico, sono favorevole, ma ho dubbi sulla
percorribilità di questa strada: rischia di essere l'ennesima raccolta di
firme che non porta a nulla».
È favorevole invece Ezio Capurro, primo cittadino di Rapallo: «È una
proposta che valuteremo, io sono d'accordo. La nostra è una amministrazione
molto sensibile ai problemi degli animali: per la prima volta nella storia
di Rapallo abbiamo finanziato 200 mila euro per un canile. Quando arriverà
la proposta, la porteremo in Giunta, però personalmente sono favorevole».
È al contrario perplesso Andrea Lavarello, sindaco di Sestri Levante: «Non
vedo l'equazione accattone uguale maltrattamento di animali. Ci sono senza
tetto che hanno enorme rispetto degli animali e laureati che li abbandonano
in autostrada. Sarebbe un provvedimento da meditare e soppesare bene. È
inutile generalizzare, e la legge provvede già provvedimenti nei confronti
di coloro che maltrattano gli animali».
Giuliano Gnecco

Pelli di volpe, denunciato
MOLARE Perquisizioni a raffica e quattro persone nei guai in un'operazione
anti bracconaggio condotta dal Noe di Alessandria
Trappole e cartucce incastrano un agricoltore
Molare In cascina c'erano trenta pelli di volpe conciate, oltre a trappole,
gabbie con coppie di lepri, tortore anellate e altri volatili protetti che
possono essere detenuti solo su autorizzazione.
Li hanno scoperti i carabinieri del Noe di Alessandria durante alcune
perquisizioni compiute in collaborazione con i colleghi della stazione di
Molare e agli agenti del Nucleo vigilanza faunistica della Provincia
nell'ambito di un'operazione antibracconaggio. Al proprietario del
cascinale, V. O., un agricoltore di quarant'anni, in passato era già stata
sospesa la licenza di caccia. Ora dovrà rispondere di una serie di
violazioni penali e amministrative, ad iniziare dal reato di furto
"venatorio" o ricettazione. La selvaggina, infatti, fa parte del patrimonio
dello Stato che lo tutela nell'interesse di tutta la comunità.
Una delle trappole per l'uccellagione era posizionata in un campo di
girasole, l'altra riposta in un locale della cascina. Nelle gabbie, una
ventina di animali tra lepri, tortore orientali dal collare, cardellini,
verdoni, lucherini e fringuelli. Per la detenzione di quest'ultima specie di
volatili è scattata la denuncia penale, essendo in numero superiore a
cinque.
Nel controllo i carabinieri hanno trovato anche numerose cartucce che
l'agricoltore non poteva detenere. Per quanto riguarda le pelli di volpe, si
è giustificato dicendo di averle da parecchio tempo. Ma la conciatura è
recente, come hanno accertato i militari. Alcuni selvatici sono stati
catturati con le trappole, altri uccisi a fucilate: sono stati riscontrati i
fori dei pallini.
Durante l'operazione sono state eseguite altre due perquisizioni in case
isolate, sempre del territorio di Molare. In quella di E. P., 54 anni, i
carabinieri hanno trovato quattro trappole per la cattura di corvidi e
mustelidi, oltre ad una carabina di caccia, di proprietà di un amico, A. P.,
di 59 anni. Entrambi sono stati segnalati per violazione alla legge sulle
armi.
È finito nei guai anche F. Z., 79 anni: aveva in casa una carabina non
denunciata e una cinquantina di cartucce di vario calibro. Risponderà di
detenzione abusiva.
Le indagini sono partite da alcune segnalazioni di bracconaggio. Un mese fa
la Forestale di Asti, nella zona a cavallo con l'Acquese, aveva scoperto e
denunciato diversi bracconieri.
Silvana Fossati

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Oggetto: Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia

Il Gazzettino
16 gennaio 2005

TEZZE Contestata iniziativa del comune, che ha promosso due giornate
didattiche per 300 scolari delle elementari: assisteranno alla
trasformazione della carne in insaccati e salsicce
Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia
«Azione nefanda e barbara». Ma il sindaco Lago si difende: «Vogliamo far
conoscere ai bambini le tradizioni di una volta»

Tezze sul Brenta
(L.Lor.)Una valanga di e-mail, che il comune di Tezze non riceve forse
neanche in un anno. In due giorni ne sono arrivate centinaia, tanto che la
casella di posta è bloccata. Tutto merito (o colpa) di due innocenti maiali,
che per ora grugniscono ignari nel loro porcile, che il comune ha deciso di
sacrificare sull'altare della cultura. Il 12 e il 19 febbraio le due scrofe
verranno infatti utilizzate per una lezione dimostrativa destinata a 300
bambini delle scuole elementari: la carne, già divisa e pulita, verrà
lavorata per farne salami, insaccati e salsicce.
Un modo, secondo il sindaco Luciano Lago, per far riscoprire le tradizioni
dei nonni, «che negli anni passati vivevano anche e soprattutto del bestiame
che allevavano». Un intento che nelle sue intenzioni voleva essere educativo
ma che invece sta scatenando un can-can, dalle Alpi alla Sicilia. Centinaia
di lettere di protesta stanno infatti bersagliando la casella di posta del
comune, contro quella che viene definita «un'iniziativa barbara e volgare»,
indegna di una pubblica amministrazione «che dovrebbe impegnarsi per educare
i cittadini al rispetto per la vita di tutti e che invece sostiene
l'uccisione e la trasformazione in salami e salsicce di animali senzienti e
sensibili».
Il sindaco si definisce sbalordito da una reazione che di sicuro non si
aspettava: «Io volevo solo far conoscere ai bambini i mestieri di una
volta - dice - . Più avanti faremo vedere come lavora un ciabattino un
impagliatore di sedie. Stavolta invece abbiamo pensato di recuperare un
vecchio rito della civiltà contadina, cioé l'uccisione di un maiale, che
dava da mangiare a tutta la famiglia. Però ai bambini non facciamo vedere lo
sgozzamento: vedranno solo la trasformazione della carne in insaccati».

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«Graziate quei due condannati a morte»
Bassano
Centinaia di e-mail di protesta, dalla Sicilia al Piemonte ma perfino dalla
Svizzera. Stanno inondando la casella del comune e quella dei giornali.
Eccone alcune.
Eliana Ricci Santhià, Vercelli: «Mi unisco alla protesta per la programmata
macellazione di due maiali dal vivo in presenza dei ragazzi delle scuole. Se
volete far vedere ai ragazzi la realtà, fategli vedere la macellazione, e
fate decidere a loro se è una attività da rispettare».
Marco Bellini: «Graziate quei due poveri condannati a morte».
Maria Rosa Furbelli: «Se avessi un figlio frequentante quella scuola,
sicuramente non lo manderei quei giorni. Nessuno vuole rinnegare il passato
contadino della zona ma questi non sono più tempi di "di grandi ristrettezze
economiche».
J. Veronelli, Lugano: «Anche in Ticino si è sparsa la notizia secondo la
quale siete intenzionati ad ammazzare due maiali e mostrare ai ragazzi delle
elementari ciò che si fa con le loro carni. Perché allora non mostrare loro
come vilmente vengono uccisi due animali innocenti? Le urla che lanciano e
il sangue che cola a fiotti».
Anna Lisa Valdisserri, Pistoia: «Mi congratulo per l'iniziativa della
macellazione dei due maiali col taglio delle varie parti in presenza dei
ragazzi delle scuole. Vorrei però che fosse fatta veder per intera: sono
certa che molti di loro diventerebbero vegetariani».
Matteo Cappellini, Pistoia: «I bambini hanno bisogno di conoscere e imparare
cose ben diverse da queste dal momento che si apprestano ad affrontare il
mondo, non certo tali inutili crudeltà».
Roberto Duria: «Per la rinascita economica dei paesi colpiti dallo tsunami,
invece di mandar loro gli aiuti umanitari mandiamogli i turisti, che sono
molto più proteici, a cominciare da Lago e Tessarollo. Cannibali e maiali
ringraziano».
Marco Fornasiero, Preganziol: «I bimbetti paffutelli immagineranno che il
maiale si concede volontariamente e felicemente al sacrificio, ringraziando
il benefico carnefice e magari benedicendolo?»

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Il Giornale di Vicenza
16 Gennaio 2005

 Tezze . Per il primo cittadino è più dannosa la violenza in tv
Macellazione dei maiali? Il sindaco dopo le proteste «Non ci saranno
uccisioni»

(m. b.) La notizia che l'Amministrazione comunale di Tezze intende far
rivivere il vecchio rito legato alla civiltà contadina del taglio delle
varie parti del maiale, e del procedimento di insaccatura, ha sollevato un
vero e proprio vespaio. Proteste di animalisti e di altre persone sono
giunte, via e-mail nel Comune di Tezze, da Pesaro, Treviso, oltre che dal
Vicentino. Fra l'altro, si chiede che "i due maiali condannati a morte
vengano graziati" e si definisce "barbara la dimostrazione in diretta della
macellazione dei maiali".
«Si è fatto un gran polverone per nulla - risponde il sindaco di Tezze,
Luciano Lago. - Prima di tutto, va detto che i ragazzi non assisteranno alla
scena dell'uccisione, ma solo alla macellazione ed al confezionamento. È la
stessa scena che si presenta in tutte le macellerie. Stando a certe prese di
posizione, bisognerebbe chiudere anche le rivendite di carne sul nostro
territorio. In secondo luogo, la mia generazione ha avuto modo di assistere
in casa alla pratica dell'uccisione e della successiva macellazione del
maiale, che rappresentava un'importante fonte di sopravvivenza nella vita
legata ai campi ed alla civiltà contadina. Non mi risulta che nessuno di noi
sia rimasto sconvolto.
A chi si ostina, poi, a difendere a tutti i costi la vita di animali
allevati proprio a scopo di alimentazione umana, pratica prevista dalla
normativa vigente, vorrei chiedere se ci mettono lo stesso impegno per
ostacolare l'aborto. Anche in questo caso, si tratta di vita e vita umana.
Non credo - aggiunge il primo cittadino di Tezze - che certe scene di
violenza che i ragazzi possono vedere tutti i giorni nel corso di molti
programmi televisivi siano meno dannose della pratica della macellazione in
diretta. L'iniziativa della macellazione e del confezionamento della carne
di maiale in insaccati, alla presenza degli alunni, viene confermata. Si
tratta di un aspetto della nostra tradizione locale che va fatta conoscere
agli alunni delle scuole. Nel rispetto delle idee e delle convinzioni di
tutti, non possiamo condannare chi si alimenta anche con carni. Non c'è
alcuna istigazione alla violenza in questa iniziativa, ma solo la riscoperta
di una tradizione consolidata nel tempo».

Agreen
info@...
http://www.natiliberi.org

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Oggetto: repubblica - 16/01

16/01/05
Repubblica Roma
Addio Giuggiolo cane-istituzione di quartiere

"Questo posto senza di t non sembra più lo stesso..." è scritto
malinconicamente su un foglio appeso lungo via Giovanni Botero, all'Appio
Latino. Steso su quel marciapiede, passava le sue giornate Giuggiolo, un
cagnone che parevva un incrocio tra un maremmano e un sofà, così peloso,
buono e disponibile. Non l'ho conosciuto nelle sue stagioni migliori,
quand'era giovane e scorrazzava fiero per le strade del quartiere, ma l'ho
visto quasi ogni giorno in questi ultimi anni, prima di chiudermi a scrivere
le mie isole in una cameretta vicino a via Botero. Lo vedevo alzarsi a
stento, arrancare fino a un giardinetto lì vicino, e a volte addirittura
fino al parco della Caffarella dove, così racconta la leggenda, venne
trovato cucciolo più di quindici anni fa. Per il quartiere quel cane era
un'istituzione, un riferimento, un amico, la gente gli portava da bere e da
mangiare. e d'inverno una coperta contro il freddo. I bambini lo carezzavano
e lui, grande e grosso, sembrava proteggerli da ogni pericolo. I pensionati
gli parlavano e lui ascoltava paziente tutti i loro guai. Credevo fosse
eterno, così ha detto qualcuno, ma a questo mondo nulla è per sempre e la
morte se l'è portato via la notte del 26 dicembre. Il nostro giornale già
l'ha ricordato, ma mi sembra giusto tornare su quel marciapiede dove ora si
accumulano fiori e poesie che lo ricordano. Noi che spesso pensiamo a quanto
si sia inaridita la vita in città, a come tutti corrano via indifferenti,
restiamo colpiti da questi omaggi affettuosi. Ci sono poesie di Rilke in
francese, disegni, fotografie, saluti, c'è tanta riconoscenza per quel
cagnone gentile, angelo a quattro zampe. E allora, in onore del Grande
Giuggiolo, voglio riportare almeno una di queste poesie: "Dicono che
tornando a passo lento/ a un'ora che doveva essere di festa/ lo sguardo
affaticato si sia spento/ e il leona ha chinato la sua testa./ Dicono - ma è
così? Io non ci credo/ sembra solo una fiaba natalizia,/ un film lacrimoso
che non vedo/ o una storia di Striscia la Notizia./ Giuggiolo invece corre
in Caffarella/ e tacendo ci dice che non muore/ se ci ha lasciato una
memoria bella/ un piccolo segno dentro al cuore...".
Marco Lodoli

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Oggetto: il secolo xix 17/01

Calano i cinghiali abbattuti
Stop alla caccia agli ungulati. Domenica hanno riposto i fucili quasi
duemila persone divise in 66 squadre
Scesi da 2.158 a 1.750 i capi uccisi: il più grosso pesava 149 chili
Stop alla caccia al cinghiale. Con la battuta di domenica scorsa, limitata
al comprensorio di Lerici, Arcola e Ameglia, si è chiusa l'attività
venatoria a squadre che in questa stagione venatoria ha fatto registrare un
calo nel numero di capi abbattuti. Dai 2158 cinghiali dell'anno scorso,
infatti, il contingente è sceso a 1750. Il dato emerge dai dati raccolti
dall'ufficio caccia diretto dall'assessore Milo Campagni con la
collaborazione del centro elaborazione dati della Provincia.
Diciamo subito che il risultato complessivo di capi abbattuti resta comunque
ragguardevole ed è stato conseguito da ben 1965 cacciatori, suddivisi in 66
squadre, che dal 19 ottobre hanno battuto tutti i boschi dello Spezzino. Per
spiegare il calo della presenza di cinghiali è in corso uno studio della
sezione faunistica della Provincia che sta raffrontando i dati biometrici
sui capi abbattuti con quelli dell'anno scorso. Pare certo, comunque, che la
grave siccità del 2003 abbia determinato uno sfasamento sulla riproduzione
degli animali. E' un fatto eccezionale, infatti, come ha fatto osservare
Filippo Pittiglio, funzionario dell'ufficio caccia, che sull'utero delle
femmine catturate a novembre siano stati trovati feti già ben sviluppati.
Dai dati forniti da Dante Bertieri, analista programmatore della Provincia,
il comprensorio dove sono stati uccisi più cinghiali è quello di Varese
Ligure e Maissana con 423 capi seguito dalla Riviera (Levanto, Bonassola,
Framura e Deiva) con 305. Forte pressione venatoria anche a Sesta Godano con
179 catture; 161 tra Riccò e Porto Venere; 149 tra Carrodano, Pignone e
Borghetto e 128 sia a Carro che nel comprensorio di Calice, Bolano e Follo.
Tra le curiosità rilevate dalle segnalazioni dei cacciatori da evidenziare
la cattura di un cinghiale da 149 chili che dall'analisi delle difese
(zanne) si può attribuirgli un'età approssimativa di 10 anni. L'animale è
stato abbattuto tra Torza e Tavarone dalla squadra di Angelo Cerisola e si è
rivelato un cinghiale particolarmente astuto considerato che è riuscito a
sfuggire per lungo tempo alla forte pressione venatoria che si riscontra sul
nostro territorio. La squadra che ha catturato più cinghiali (75) è quella
della riviera di Angelo Taddei, mentre quella di Rinaldo Gotelli ha
catturato un capo in località Lupo Morto, a Varese Ligure, che dalle analisi
successive è risultato con una sessualità ermafrodita.
Dalle schede tecniche raccolte, è risultato che molte femmine abbattute
avevano i capezzoli tirati a testimonianza che nei boschi circola una buona
percentuale di animali giovani. Alcuni capi abbattuti, inoltre, sono stati
trovati con pallettoni ormai cistizzati in organi non vitali, mentre uno
catturato a Montemarcello aveva una freccia da balestra conficcata in una
zampa.
Infine si registra un leggero aumento del numero dei cani uccisi dai
cinghiali nel corso dei combattimenti (una decina circa) e anche quello dei
feriti.
Paolo Ardito

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Oggetto: gazzetta di parma 17/01

Le nostre arche di Noè
Li coccolano, si prendono cura di loro come se fossero membri della
famiglia. Bambini o adulti non importa, non c'è età per amare
incondizionatamente gli amici a quattro zampe, che oggi, giorno di
Sant'Antonio abate patrono degli animali, vivono 24 ore di gloria. Che posto
occupano cani e gatti ma anche pesciolini, tartarughe, cavalli e specie
esotiche nei cuori dei parmigiani? Sara Sanò , 12 anni, ha una cagnolina di
nome Lalla, presa al canile e una tartaruga che si chiama Rita. « Adoro i
miei animali, non saprei come fare a vivere senza di loro. Lalla, un
meticcio di piccola taglia, è «umana». Con lei mi confido, scherzo, rido e
piango. Regala enormi soddisfazioni a me e alla mia famigliaÖ spero che
andrà d'accordo anche con il fratellino o sorellina che è ancora nella
pancia di mamma » . Anche Valentina De Simone adora gli animali domestici: «
Ho un cane di nome Spak, splendido incrocio fra un setter e un rottweiller e
una gatta un po' capricciosa che si chiama Agata. Io e Spak siamo cresciuti
insieme, forse per questo lo adoro. Me ne prendo cura quotidianamente anche
se il papà mi dà una mano quando sono a scuola. Gli animali sono favolosi e
credo che abbiano un'anima. Sono felice che esista un santo tutto per loro »
. Elisabetta Di Pietro , invece, non ha amici a quattro zampe, ma un
acquario colmo di pesciolini di vario tipo: « Macchia, Arancione e Blue sono
solo alcuni dei nomi dei miei pesci. Sono una padroncina un po' sbadata e
qualche volta mi dimentico di dar loro il cibo. Quando succede vengo
assalita dai sensi di colpa e mi rimetto in «regola». Voglio bene ai miei
pesci ma il mio sogno è avere prima o poi un cagnolino » . Paola Bianchedi
adora gli animali, ma ha una venerazione per i cani. « Da quando sono
bambina ho avuto per casa animali. Ho vissuto anche con gatti molto
indipendenti, ma i cani occupano nel mio cuore un posto speciale. Io e il
mio Tobia viviamo un rapporto simbiotico, siamo inseparabili. Gli animali
sanno regalare amore a volontà, non potrei mai stare senza di loro » . Anche
Melissa Pessina ama i cani: « Miki di 9 anni e Igor di 2 hanno caratteri
completamente diversi ma sono adorabili entrambi. Il grande è bisbetico,
mentre il piccolo è dolcissimo e io li apprezzo proprio per queste sfumature
di carattere: non riuscirei a concepire la mia vita senza di loro. Quando
sto male, Miki e Igor capiscono e mi vengono vicino; sembra che vogliano
leccarmi via dal viso le lacrimeÖ riescono a captare il mio umore e si
adeguano di conseguenza. Amo tutti gli animali, ma credo che non riuscirei a
vivere con quelli tropicali: mi fanno un po' senso » . Carlo Caputo ha due
tartarughe, Cip e Ciop: « Ci sono molto affezionato; chi dice che si possono
amare solo cani e gatti sbaglia. Le mie tartarughe sono viziate come bimbe,
mi piace occuparmene e ho comperato tutti gli accessori per costruire loro
un habitat adeguato. Sono simpaticissime e mattacchione: mi aspetto che da
un momento all'altro si mettano a parlare » .
Isabella Spagnoli

Animali buffi nell'obiettivo
Animal House, l'associazione che gestisce il canile municipale, organizza il
concorso fotografico « Buffi a quattro zampe » . L'iscrizione costa sei
euro; in palio, una fotocamera digitale da 3 milioni di pixel con zoom
ottico 3x ( primo premio); secondo premio un buono sconto da 120 euro alla
Carrozzeria Silvano di stradello Rasori; terzo premio, una levigatrice
offerta da ferramenta Giacopelli di via Toscana. Saranno premiate anche le
foto pi ù simpatiche inviate dai pi ù piccoli. Informazioni al 3384266876.

Cani e gatti da adottare
Non è necessario portarsi a casa un animale del canile, per fargli del bene.
Animal House ricorda ai parmigiani la possibilità di un'adozione part time,
« che consente ai bambini e agli amanti degli animali a quattro zampe, che
per vari motivi non possono portarseli a casa, di venire al canile ( negli
orari di apertura al pubblico: tutti i pomeriggi dalle 13,30 alle 17,30,
sabato e domenica dalle 10 alle 17,30, tranne il lunedí che è chiuso tutto
il giorno) per portarli a passeggio, coccolarli e prendersi cura di loro » .
Animal House ricorda inoltre la possibilità dell'adozione a distanza ( a 5
euro al mese) per chi non può andare spesso al canile.

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Oggetto: Dopo 70 anni il lupo torna a Roma

Il maschio di sette mesi trovato nel parco dei Castelli
Lo zoologo: "Un risultato eccezionale per la biodiversità"
Dopo 70 anni il lupo torna a Roma
esemplare morto a Rocca di Papa

Aumenta la sorveglianza, nessun pericolo per le persone
di VALERIO GUALERZI e CRISTINA NADOTTI

 
 
ROMA - Un lupo alle porte di Roma, a 17 chilometri da Anagnina, in carne e ossa, anzi, come spesso succede a questi poveri animali, già carcassa. A distanza di circa 70 anni il canis lupus ricompare alle porte della capitale, a dimostrazione che la campagna per salvare il lupo italiano sta dando dei frutti. A trovare il maschio di circa sette mesi sul ciglio della strada, a Vivaro, una località del comune di Rocca di Papa, è stato il 12 gennaio scorso il personale dell'Ente parco regionale dei Castelli Romani. Ai guardiaparco e al responsabile dell'Ufficio tutela ambientale, lo zoologo Daniele Badaloni, non è sfuggita l'importanza del ritrovamento.

"Gli esami fatti dall'Istituto zooprofilattico d'Abruzzo e Molise a Teramo hanno confermato che è un esemplare di lupo giovane, di circa sette mesi - spiega il dottor Badaloni - purtroppo vittima di un investimento avvenuto presumibilmente durante le prime ore del giorno. Forse si trattava di un animale in fase di dispersione, che si è spinto fino al parco a partire dai vicini Monti Lepini, cercando un nuovo assestamento sociale".

I lupi vivono in famiglie con una gerarchia molto rigida, capita che i giovani maschi si spingano fuori dal branco per cercare di formare nuovi gruppi. Badaloni non esclude però che possa trattarsi del membro di una famiglia già stabilita nel parco dei Castelli. "Nei monti Lepini, sui Prenestini, Lucretili e Simbruini è ormai assodato che il lupo italiano è ritornato in pianta stabile. Trovare un esemplare nella nostra zona è un successo eccezionale delle campagne di conservazione italiane e locali".
I lupi sono una specie strettamente protetta sia a livello nazionale sia regionale, ma questo non evita che molti esemplari vengano uccisi. "L'Ente Parco sta avviando tutte le procedure necessarie per verificare, ed eventualmente quantificare, la presenza di questa specie nel territorio dei Castelli Romani - dice Badaloni - per affrontare il problema anche da un punto di vista più strettamente gestionale, adottando tutte le misure necessarie per evitare possibili conflitti con gli allevatori locali".

Nonostante le campagne di sensibilizzazione il lupo è visto ancora come un nemico. "Capisco che gli allevatori, non più abituati alla presenza dei lupi, possano allarmarsi - ammette lo zoologo - ma in realtà i danni che possono fare sono molto minori di quelli che in realtà fanno i cani randagi molto più spesso di quanto non si immagini".

Del tutto escluso, poi, che i lupi siano pericolosi per l'uomo. "E' stato pubblicato di recente uno studio fatto da un autorevole istituto norvegese - riferisce Badaloni - che ha decisamente ridimensionato il numero di attacchi a esseri umani. Anche in questo caso, come purtroppo dimostra la cronaca, i più pericolosi sono i cani domestici, ai quali si deve in larga misura la diffusione della rabbia".

C'è quindi da preoccuparsi per l'incolumità dei lupi, con occhio attento alle esigenze degli allevatori. "Abbiamo aumentato la sorveglianza nella zona del ritrovamento - informa Badaloni - per accertare se ci sono altri esemplari. L'Amministrazione, con il direttore e il presidente del Parco, hanno già dato la disponibilità ad avviare tutte le iniziative per favorire il ritorno in pianta stabile del lupo, senza dimenticare gli interessi degli allevatori della zona".

(16 gennaio 2005)

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Oggetto: corriere della sera 17/01

CRONACHE
Trovato in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della Tuscolana

Lupo investito e ucciso alle porte di Roma
L'animale, un maschio di sette mesi, travolto da un'auto pirata. E' il primo avvistato nella zona dagli anni '30
Il lupo investito e ucciso alle porte di Roma (Ansa)   

ROMA - Un lupo maschio di 7 mesi, investito e ucciso da un'auto pirata, è stato trovato dai guardaparco del Parco dei Castelli Romani in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della via Tuscolana, alle porte di Roma. La scoperta è stata fatta mercoledì scorso, ma si è appresa solo domenica perché il corpo dell'animale è stato inviato per una serie di esami, che ne hanno accertato età e cause della morte, all' Istituto zooprofilattico di Teramo. Il lupo, ha riferito un guardaparco, Daniele Badaloni, era stato investito da un'auto che non si è fermata, lasciandolo immobile in mezzo alla strada, ma poi era stato spostato sul ciglio della carreggiata da un altro automobilista. Secondo Badaloni è il primo lupo avvistato nella zona, fortemente inurbata, dagli anni 30, e probabilmente proviene dai monti Simbruini, ai confini del Lazio con l'Abruzzo. 16 gennaio 2005

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Oggetto: corriere della sera 17/01

Adottato vicino a Pavia il cane abbandonato e ferito due settimane fa nella sotterranea di Milano      
Una famiglia e un amico labrador per il lupo travolto dal metrò

    MILANO - Metro ha trovato casa. Sono stati numerosi i lombardi che hanno chiesto di adottare il pastore tedesco abbandonato nella metropolitana. L'animale, spaventato, aveva tentato di seguire la carrozza dove si presume fosse salito il suo proprietario e correndo tra i binari era stato urtato da un convoglio. Aveva riportato gravissime ferite e lesioni a una zampa. Soccorso dal dottor Massimo Rocco, veterinario della Asl, il cane era stato operato nella clinica Gran Sasso. Purtroppo si era resa necessaria l'amputazione della zampa anteriore destra. La triste storia di Metro e il suo dolcissimo sguardo hanno commosso centinaia di lettori che in questi giorni si sono rivolti al canile per avere sue notizie. Una lenta ripresa, fino alla guarigione.
    L’altro giorno, a meno di due settimane dall'intervento, gli sono stati tolti gli ultimi punti di sutura. Ora Metro è in buone condizioni. La scelta per l'adozione è caduta su Benigno Cantoni, residente a Zeccone (Pavia).
    «Nel mio grande giardino - spiega Cantoni mentre accarezza Metro - ha trovato Bjron, un labrador di otto anni. Spero che stiano bene insieme. È stata mia figlia Raffaella, dopo aver letto la notizia, a innamorarsi subito di lui. Come restare insensibili e non offrire affetto e coccole a chi, come Metro, ha tanto sofferto? Sono sicuro che i due animali diventeranno ben presto amici e inseparabili compagni di gioco e di vita».

Emilio Nessi
[IMG]
Cronaca di Milano

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Oggetto: "Gli animali non hanno diritti"

LIBERO - 16 GENNAIO 2005
 
Monsignor Caffarra
 
"Gli animali non hanno diritti"
 
Bologna - "L'animale non ha diritti", in virtù della superiorità dell'uomo. Lo ha affermato ieri l'arcivescovo di Bologna mons. Caffara. - Ciò non signifia - ha aggiunto - che il dominio/uso che l'uomo ha sull'animale non abbia limiti obiettivi. I limiti sono fondati sulla natura ragionevole dell'uomo; comportamenti di obiettiva crudeltà, non sono indegni dell'animale (che non ha dignità), ma dell'uomo che li pone in essere.-

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Oggetto: il messaggero 17/01

Roma
TUTTI GLI OSPITI
E nei parchi nutrie e salamandre
Fine del censimento: pronto il primo Atlante dei mammiferi capitolini
di MARIA GRAZIA FILIPPI
Anche loro sono romani. Magari acquisiti dal Sud America o dalla Siberia, o
semplicemente autoctoni. Mangiano, non pagano le tasse, abitano i nostri
parchi e le nostre riserve naturali, figliano come mamma natura insegna e, a
volte, producono con la loro presenza insolita trasformazioni
nell'ecosistema cittadino di cui non sempre ci accorgiamo. Sono gli animali
romani. Per conoscerli meglio ecco in arrivo il primo Atlante dei Mammiferi
di Roma, un gigantesco e certosino lavoro di ricerca e di catalogazione
della fauna romana al quale l'assessorato all'Ambiente del Comune di Roma
sta lavorando già da anni. Uno studio pazzesco, che ha suddiviso la capitale
in 360 quadranti da 1 km quadro e ha sguinzagliato una cinquantina tra
ricercatori e volontari alla ricerca di tutto ciò che ha la forma di
vertebrato terrestre entro il confine del Gra. Tra qualche mese questa
fotografia del territorio sarà pronta. Bruno Cignini, zoologo del Comune di
Roma e gran maestro della fauna concittadina e della sua evoluzione,
anticipa: «Era necessario fare il punto sull'evoluzione della presenza
animale in città. Lo studio al quale stiamo lavorando ha confermato che
nuove specie arrivate negli ultimi decenni hanno ormai consolidato la loro
presenza in città e alcune di queste, è il caso ad esempio della testuggine
d'acqua americana , è destinata a soppiantare la sua sorella italiana, l'
emys , molto meno resistente. A Roma non stanno bene solo gli umani ma anche
gli animali che trovano temperature calde, cibo in abbondanza e soprattutto
aree protette, raddoppiate negli ultimi 10 anni».
E così tra i "clandestini" che non se ne vogliono più andare, oltre alla
testuggine d'acqua americana presente da Villa Borghese all'Eur, si scopre
che anche le nutrie , enormi roditori dai lunghi peli che abitavano in
abbondanza Villa Pamphili fino a qualche tempo fa, arrivarono a Roma negli
anni '30 per l'ansia di avere una pelliccia di castorino condivisa da molte
signore romane e che, passata la moda, si erano diffuse dove potevano
invadendo la villa e proliferando a più non posso fino ad un drastico
intervento di contenimento. «Il principe assoluto di Villa Ada, invece, è il
tamia - continua Cignini - lo scoiattolino siberiano riconoscibile dalla
striatura sul dorso che si ritrova solo sulla via Salaria che ospita però
anche il coniglio selvatico , probabile popolazione relitta del tempo in cui
la villa era riserva di caccia, e la volpe , che da carnivora si è
trasformata in onnivora e che abita anche Monte Mario, Villa Borghese e il
Gianicolo».
Molte le presenze insospettabili, soprattutto tra gli anfibi. Tra queste il
rospo smeraldino , molto più raro di quello comune, con lucenti macchie
verdi sul dorso a caratterizzarlo, che si riproduce nelle zone umide di
Villa Borghese, oltre al parco di Monte Mario, a villa Pamphili e nel Parco
dell'Appia antica, e la raganella , la minuscola rana che si arrampica sulle
foglie grazie alle ventose sotto le zampette e che è diffusissima nel parco
dell'Appia, nell'area della Magliana Vecchia e alla Cervelletta. Ma la vera
star rimane la salamandrina dagli occhiali . E' lei, italianissima al cento
per cento, ma mai trovata prima a Roma, a costituire un unicum con la sua
presenza ormai attestata nel parco dell'Insugherata.

Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita ...
Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita degli istrici, i roditori
famosi per la più legittima forma di autodifesa che esista: drizzare gli
aculei e rendersi inavvicinabili. Eppure è ormai certo che l'aumentare del
loro presenza sia un fenomeno incontrovertibile. Roma e dintorni, poi,
tengono testa al resto della penisola, registrando un sonoro 30% in più
nell'arco degli ultimi 10 anni. «Ricercatori, guardaparchi, responsabili
delle riserve sono tutti d'accordo nel registrare questo aumento - spiega
l'esperto di fauna cittadina, zoologo del Comune di Roma, Bruno Cignini -
l'istrice è un animale di cui si riescono a individuare le tracce con
relativa facilità e quindi ad individuarne la presenza che è molto diffusa,
all'interno del Raccordo Anulare, nelle grandi riserve naturali protette,
nelle aree agricole, e nelle ville storiche della città. Villa Ada, villa
Borghese e villa Pamphili, ad esempio, registrano molto spesso la presenza
di questi roditori». E dalla loro presenza nelle aree agricole della città
che si ha un'ulteriore conferma dell'aumentare degli esemplari. «Infatti
negli ultimi 10 anni è aumentato del 30% circa anche il numero delle
richieste di risarcimenti per danni causati dagli istrici alle colture»
aggiunge Cignini. Ma quello che ci insegna la buona salute degli istrici
sembrerebbe essere soprattutto il buon andazzo della tutela ambientale
cittadina. «Le 19 riserve naturali che circondano la città sono cresciute
negli ultimi 10 anni - conclude Cignini - 40 mila ettari che hanno aumentato
le possibilità di vita di questi animali».
M.G.F.

In provincia di Roma, da ...
di MARCELLA SMOCOVICH

In provincia di Roma, da Artena ad Albano e nei comuni intorno al parco dei
Castelli Romani, è aperta la caccia ai lupi: per salvarli da bracconieri e
pastori. Un cucciolo di Canis Lupo di sette mesi, di 22 chili, è stato
travolto e ucciso da un'auto. Il suo corpo è stato trovato sul ciglio della
strada in località Vivaro a Rocca di Papa da uno stradino e l'autopsia dice
che non mangiava da tre giorni. Ora si cercano i fratelli o il resto del
branco, che come lui sono probabilemente scesi dai vicini Monti Lepini.
«Il Canis Lupus appartiene ad una specie protetta e non deve spaventare,
sono molti più pericolosi i cani domestici inselvatichiti», spiega Daniele
Badaloni del Parco regionale dei Caselli Romani. E il presidente Franco
Magrelli aggiunge: «In questi giorni intensificherò i controlli al Vivaro e
nelle zone limotrofe, per evitare che qualche malintenzionato faccia strage
degli altri lupi. Inoltre i nostri guardiaparchi stanno studiando tutte le
tracce che abbiamo trovato». E sono sei le pattuglie a caccia. Per impedire
che vengano uccisi prima di fare quelle stragi di pecore che un esemplare
affamato è in grado di compiere. Ad Artena l'hanno detto chiaramente: «Se li
troviamo li uccidiamo». Anche se la Regione paga i danni ai pastori, un lupo
affamato è veramente capace di uccide molti animali.
Il lupo è un animale sociale: normalmente vive in piccoli gruppi di sei o
sette individui, in una società gerarchizzata dominata da un capo branco che
ha una compagna, dominante anch'essa. Il lupo non compariva nella zona dei
Colli Albani da 70 anni. Mangia Cappuccetto Rosso è vero, ma è anche un
animale perseguitato e simbolo della natura selvaggia e incontaminata. Ha
salvato Romolo e Remo e un branco di lupi hanno allevato Mowgli secondo il
"Libro della jungla". E piace ai bambini.
Gli animali selvatici tornano nelle città? Sembrerebbe di si se sul lago
Albano hanno preso il volo, l'estate scorsa, due nidiate di falchi
pellegrini. Nel parco dei Castelli sono tornati anche scoiattoli rossi (meno
dannosi e più selvatici dei grigi) e la salamandrina "terdigitata", un
rettile endemico italiano che si credeva estinto. Gli animali selvatici
stanno assediando le aree urbane? Sicuramente trovano cibo in abbondanza
nelle discariche, nei rifiuti e il clima mite contribuisce all'aumento dei
nuovi clandestini. Si va delle vipere alle volpi fino all'istrice, al
coniglio selvatico e perfino di un raro trampoliere, il "cavaliere
d'italia", che ha scelto di vivere vicino all'aeroporto di Firenze. «C'è una
volpe - dicono al Wwf - che tutte le mattine arriva fino alla soglia di un
bar sperando di rimediare i resti di un cornetto». Un gabbiano reale che fa
il bagno in una fontana in centro e 136 tipi di uccelli che hanno scelto di
vivere nella Capitale. Ci sono poi animali che vengono a svernare nel clima
più caldo delle città. A parte gli storni, che con un esercito di 10.000
capi arrivano con i primi freddi sugli alberi cittadini, ci sono le anatre,
gli svassi, le folaghe. Senza parlare di quelli nelle case dei
collezionisti.

Pesaro
UNA CIOTOLA DI SOLIDARIETA'
Colletta alimentare, ma questa volta è per gli animali
L'iniziativa parte dalle Giacche verdi di Fermignano e coinvolge i
supermercati della provincia. I prodotti saranno destinati a canili e
gattili
di SAMUELE SABATINI
FERMIGNANO "Aiuta a vivere anche noi". E' il titolo dell'iniziativa promossa
da Pro Loco e Giacche verdi di Fermignano a favore degli animali meno
"fortunati". Da oggi e per tutta la settimana, nei supermercati Conad,
Eurospin, Sisa e A&O della provincia, verranno raccolti alimenti che
andranno devoluti ai canili e gattili. «Chiunque lo vorrà - spiega Fabio
Vitaletti, presidente Pro Loco Fermignano - potrà lasciare, negli appositi
spazi e contenitori, allestiti nei diversi supermercati della zona che hanno
aderito alla raccolta, alimenti per cani e gatti. Domenica 23 avrà luogo la
consegna di tali prodotti. Prima fra tutti, ad usufruirne, sarà il canile
comprensoriale di Cà Lucio di Urbino, ma anche tutti gli altri presenti in
provincia». Hanno aderito supermercati di Pesaro, Fano, Urbino, Urbania,
Fermignano, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro, Fossombrone, Calcinelli,
Montecchio, Pergola, Mondolfo e Mondavio.
La singolare raccolta a favore degli amici a quattro zampe si sposa con la
manifestazione in programma a Fermignano il 22 e 23 gennaio 2005: la
tradizionale benedizione degli animali in occasione della festa di
Sant'Antonio Abate. Per l'occasione è stato stilato un ricco calendario di
avvenimenti per l'intero week-end. «Una manifestazione giunta alla sua
quinta edizione - precisa Vitaletti - quest'anno abbiamo voluto arricchire
ulteriormente la manifestazione, allungandola a due giorni e inserendo una
serie di eventi di livello come le numerose esibizioni, gare e dimostrazioni
cinofile in piazza da parte delle unità cinofile di Guardia di Finanza,
Polizia di Stato, Croce rossa, Vigili del fuoco e Carabinieri». A Pesaro,
invece, le manifestazioni in occasione della festa di Sant'Antonio Abate si
sono svolte ieri: la benedizione degli animali nella chiesa di San Giacomo e
l'esibizione delle Giacche Verdi a Baia Flaminia.

Umbria
Adozioni a distanza per gli animali apparsi alla trasmissione tv
di GIORGIO GALVANI

Via libera alle adozioni a distanza per i cani senza padrone, dopo
l'apparizione in televisione (nel programma di Raidue, "Mattina in
famiglia", condotto da Adriana Volpe e Livia Azzariti) di due "bastardini"
immortalati nel calendario a "4zampe" realizzato dall'Enpa di Città di
Castello. "Libero" e "Reddy" accompagnati dal delegato Enpa, Mario Casacci,
sono riusciti a far breccia nei cuori di alcuni telespettatori. Una signora
di Brescia, dopo aver visto il programma in Tv, ha telefonato a Casacci per
chiedere di poter adottare a "distanza" il piccolo "Reddy", il simpatico
meticcio abbandonato qualche mese proprio davanti l'ingresso del canile di
Mezzavia di Lerchi. La signora garantirà all'Enpa la cifra necessaria per
mantenere "Reddy", in attesa di poterlo venire a prendere in Alto Tevere.
«Quando ho visto in Tv quel cane, ha confidato la signora di Brescia al
delegato Enpa di Città di Castello, mi è subito balzata in mente l'immagine
del mio cane scomparso di recente e non ho esitato a contattarvi per dare
piena disponibilità all'adozione a distanza». Il calendario a "4zampe" si
sta rivelando un ottimo veicolo di sensibilizzazione per l'adozione e tutela
degli animali. L'iniziativa dell'Enpa serve a tenere sempre alta
l'attenzione su questioni relative al randagismo e maltrattamento di cani e
gatti. «Grazie alla collaborazione di enti e strutture sanitarie abbiamo
organizzato diverse iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica -
ha concluso Casacci - ed anche per il futuro altri progetti interessanti su
questo versante sono in cantiere».

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Oggetto: appello dal Paraguay per i diritti degli Indios Ñu Verâ intossicati

WWW.APERTISVERBIS.ORG
petizioniav@...
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Noi ci preoccupiamo degli animali ma anche di quegli umani che come animali
vengono trattati

Dal Paraguay
Molte colture di soia transgenica utilizzano erbicidi molto tossici che
stanno causando gravi problemi di intossicazioni a bambini giovani e ad
adulti. Le intossicazioni più gravi le hanno avute le famiglie della
comunità indigena di Ñu Verâ (sei persone sono state mandate al centro di
salute di Paso Jova) Le piantagioni violano i limiti stabiliti dalla legge
per le coltivazioni, sostituendo e distruggendo le sostanze alimentari delle
famiglie contadine e dei coltivatori del luogo. Scriviamo alle Autorità
dicendo un chiaro NO al piano di sterminio degli agricoltori che usa
erbicidi nocivi per la loro salute

Scrivere A: 
webmaster@... , webmaster@... ,
astrea@... , fiscalia@... , efensoria@... ,
ddvsec.@... , mspbs@...

Lettera:

Hago un llamado a las autoridades correspondientes solicitando su apoyo
solidario con las comunidades del Departamento de Guairá.
Diciendo no al plan de exterminio de seres humanos progresivamente a través
de los agrotóxicos y herbicidas y otros medios utilizados.
Atentamente,

Nome Cognome Nazione

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Oggetto: corriere della sera 18/01

Roma
Come la trovatella di Monica Cirinnà, delegata per i diritti degli animali,
sono tanti i cani con storie di abbandono
Lilla e i mille senza padrone: vite di cuccioli dagli occhi tristi

   Storia di «Lilla» e di altri fedeli amici dell'uomo. Lilla è un cane che
 - per sua fortuna - hanno abbandonato nel giardino del vicepresidente del
consiglio comunale, nonché delegata del sindaco per i diritti degli animali,
Monica Cirinnà: «Sta con me da un anno - racconta - ma i suoi occhi sono
ancora tristi. Perché probabilmente viveva in una famiglia con dei bambini,
e quando sente dei piccoli giocare si mette a piangere. L'ho trovata a marzo
 - aggiunge - forse era stato un regalo di Natale: è cresciuta, non l'hanno
voluta più». La storia di Lilla è risuonata ieri in Campidoglio per la
presentazione del libro «Libertà condizionata», con la prefazione di Lucio
Dalla, i testi di Alvise Sapori e le fotografie di Raffaello Raimondi. «Il
ricavato - ha spiegato la Cirinnà - sarà destinato ai canili pubblici. E ad
aiutare con cibo, medicine ed attrezzature i cani meno fortunati. Perché -
ha aggiunto - come scrive Lucio Dalla, che non è potuto arrivare a Roma per
lo sciopero dei treni, i cani abbandonati hanno gli occhi diversi, sembrano
specchi rotti». «È un libro di immagini - ha spiegato Alvise Sapori - che
tutti noi avremmo voluto più ottimiste. Anche se i cani che via appaiono
sono in realtà salvati, almeno dall'abbandono totale». Monica Cirinnà ha poi
ricordato che nelle strutture comunali, «oltre a provvedere al nutrimento, è
presente un'équipe di supporto psicologico all'animale». Ma non basta: hanno
tutti bisogno di una famiglia. E proprio grazie alle campagne di
sensibilizzazione, i volontari dei canili ieri hanno sottolineato che è in
aumento il numero delle adozioni. A Roma oggi vivono più animali domestici
che nelle altre città europee: 150 mila cani e 300 mila gatti. I cani
ospitati nelle strutture comunali sono 2.300 ed ognuno di loro costa
all'amministrazione 5 euro al giorno. E sono circa mille i cani che vengono
adottati in un anno. Ma finché sono nel canile, anche se «senza famiglia»
sono curati al top. «È una scelta dell'amministrazione - spiega Monica
Cirinnà - perché il dolore è eguale per tutti. E il principio
dell'accoglienza vale anche per i fedeli amici dell'uomo».
Lilli Garrone

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Oggetto: il secolo xix 18/01

LETTERE
IL CLOCHARD E IL CANE
Il mio intento è quello di sottoporre alla vostra redazione il caso del
clochard cui è stato sottratto il cane, di cui avete ampliamente trattato.
In passato, ho avuto modo, mentre passeggiavo per il centro di Chiavari, di
incontrare questo signore della strada, e non saprei definirlo in altra
maniera se non con l'appellativo signore, perché la sua presenza non mi è
mai parsa ingombrante e il suo atteggiamento è sempre stato anonimo così
come il modo con cui svolgeva il suo "lavoro": con umiltà, al contrario di
altri questuanti talvolta un po' arroganti.
Ricordo ancora con piacere il suo dire gentilmente "grazie" con quello
spiccato accento di origine tedesca e con quella voce resa rauca dal troppo
fumare.
Posso comprendere che abbia sbagliato e con i suoi modi non propriamente
ortodossi di trattare il proprio cane abbia giustamente sensibilizzato
l'attenzione di chi in quel momento lo abbia sorpreso, ma non credo che
questa persona non voglia bene ai propri animali.
Io stesso adoro e rispetto gli animali, non vorrei però che si finisse con
il giudicare duramente chi ha commesso un errore, ma può essere incolpato
più facilmente perché la sua vita è la strada. Inviterei tutti a riflettere
perché credo tutti ne siamo capaci.
Chi guarda l'evidenza e reagisce è naturalmente degno di lode, ma a volte
occorre scavare e andare più a fondo nelle cose. Certo fermarsi alla
superficie è comodo, ma la verità non è lì. Lo sappiamo.
E' facile nascondersi dietro la maschera di perbenisti e condannare chi ha
sbagliato, ma non accorgersi che chi ha sbagliato è una vittima dello stessa
ipocrisia sociale è molto più difficile. Facile fare finta che non sia
successo niente se un cittadino dei nostri fastosi centri brandisce un
giornale arrotolato dinanzi al proprio cane, più facile condannare se chi
commette lo stesso vile gesto non è un cittadino ma un "signore della
strada" e per giunta non ostenta un benessere vero o presunto tale. Facile
essere oggetto di indifferenza se si conduce una vita al margine della
società, ancora più facile divenire oggetto di una sorta di caccia alle
streghe per chi è già in un angolo e commette un errore. Ed è facile,
infine, gettare benzina sul fuoco soprattutto quando a bruciare è qualcuno
che è già stato bruciato quindi non più fertile.
Meno comodo è fermarsi e riflettere.
Andrea
Chiavari (GE)

Alla ricerca del gatto perduto nel rudere volontarie in campo per trasferire
gli ospiti
«Demolire l'ex oleificio Gaslini? Non è possibile. Almeno per ora: dentro ci
sono ancora parecchi gatti, molti dei quali piccoli, appena nati. Se
l'edificio venisse raso al suolo non avrebbero scampo: verrebbero seppelliti
vivi sotto le macerie». L'allarme lo lancia Maria Trocchia, storica gattara
da più di vent'anni impegnata nella salvaguardia e sterilizzazione dei
randagi. «Quattro mesi fa la società Ecoge ipotizzò che prima dell'inizio
dei lavori sarebbero trascorsi almeno un anno o due - prosegue - ora
scopriamo che lunedì prossimo iniziano a demolire. E' da mesi che
perlustriamo in lungo e in largo la fabbrica: ogni piano, ogni anfratto. Ma
scovare le tane dei cuccioli è impresa ardua. Ci vorrà del tempo».
Da agosto ad oggi Maria, insieme ad un agguerrito manipolo di volontarie, è
riuscita a portare in salvo una cinquantina di randagi, trasferiti al
gattile di Quarto. «Ma dentro rimangono almeno altre cinque gatte con i loro
piccoli - avverte - Trovarli non è facile: l'ideale sarebbe portare fuori le
mamme e seguire i miagolii dei piccoli».
In effetti cercare una bestiola di appena una ventina di centimetri in un
gigantesco complesso industriale con centinaia di sale ed ambienti non è
impresa da poco. «Prima di cominciare a demolire faremo un altro giro di
ispezione - assicura Gino Mamone - Io personalmente ho scorto solo altri tre
gatti: ma non escludo possano essercene altri, nascosti chissà dove».
L'abbattimento del complesso non avverrà, come paventato dalle gattare, per
deflagrazione, ma meccanicamente, edificio per edificio. «Così qualunque
bestia avrà modo di scappare - prosegue Mamone - Il polverone e il fracasso
delle ruspe saranno un buon deterrente». Ma le volontarie restano dubbiose.
«In pochi danno veramente retta ai nostri allarmi e alle nostre segnalazioni
 - lamenta Trocchia - Non godiamo di sufficiente considerazione: né da parte
delle autorità, né dei cittadini. Il Comune non ci sovvenziona e la gente se
può ci ostacola: solo perché consideriamo gli animali come cristiani».
Per ottenere più credito e rispetto, soprattutto agli occhi
dell'amministrazione, alcune gattare hanno deciso di costituire
l'associazione "Gattofila genovese". «Stiamo aspettano solo la consegna
dello statuto da parte del notaio - sorride Maria - E' questione di giorni».
All'interno della nuova associazione, solo volontari. Gli obiettivi
principali prefissi dai membri fondatori sono l'istituzione delle oasi
feline in ogni circoscrizione, l'ottenimento di un minimo rimborso spese da
parte del Comune, la collaborazione con altri enti ed associazioni per il
raggiungimento di obiettivi condivisi. «Vogliamo eliminare il randagismo,
creare delle oasi lontane dal traffico, portare avanti una campagna di
sterilizzazione che ci consenta un controllo sulla proliferazione dei
randagi - annuncia Trocchia - Le idee e l'impegno ci sono: speriamo che il
nostro appello non resti inascoltato».
F. Am.

Campomorone Coniglio nello scooter proprietario nei guai
«Quando il coniglio è saltato fuori dal motorino abbiamo pensato: e che
cos'è? Un circo?». Ci scherza su il carabiniere di Campomorone che ieri
pomeriggio ha fermato un ragazzo di 21 anni che abita in zona e che
viaggiava in compagnia di un bel coniglio (bianco, pelo soffice e folto,
circa un chilo e mezzo di peso) incastrato nel sottosella del suo scooter,
posizione non certo delle più comode. «Stavamo controllando i documenti del
giovane quando da sotto il sellino abbiamo sentito grattare. Gli abbiamo
fatto aprire la sella e sotto c'era quel coniglietto sofferente, mezzo
soffocato e tutto rintronato», hanno spiegato i militi dell'Arma. Il ragazzo
si è difeso dicendo che lo stava portando da un amico, ma tenere un coniglio
sotto la sella del proprio scooter non è certo un'idea geniale, perché
rischia di finire "lessato". Certo, sarebbe potuta finire con una ramanzina
ma il carabiniere che ha fermato il giovane è un noto animalista, già
premiato in passato dall'associazione amici del Cane per averne salvato
alcuni e la ramanzina è diventata una denuncia per maltrattamento di
animali. Il coniglio, con l'autorizzazione del magistrato di turno, è stato
invece sequestrato dai militari e ora saltella nella caserma dei carabinieri
di Campomorone, in attesa di essere dato in affidamento.
An. Car.

Addio all'amica dei cani
Cordoglio in provincia per la scomparsa di Mariuccia Balzaretti
Imperia E' morta nei giorni scorsi all'ospedale di Vercelli Mariuccia
Balzaretti, 74 anni, residente a Diano Marina, consigliere nazionale della
Lega per la difesa del cane e sino a due anni fa presidente della sezione
imperiese della stessa associazione. Fondatrice del canile "La Cuccia" di
via Nazionale, Mariuccia Balzaretti si è schierata dalla parte degli "amici
a quattro zampe" sin dagli anni '70 quando l'allora sindaco Pippo Vassallo
inviò le ruspe nel greto del torrente radendo al suolo un ricovero per cani.
«Lascia un vuoto immenso», dice Maria Luisa Novaro Mascarello, che ne ha
raccolto l'eredità alla guida della Lega del Cane. «Una donna
straordinaria», aggiunge Gabriella Badano, il consigliere comunale verde che
con la Balzaretti ha condiviso molte battaglie in favore degli animali.

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Oggetto: Aggiornamento: Canili comunali di Campobasso immersi nell'acqua

Quotidiano del Molise

18 Gennaio 2005

A 5 mesi dal sequestro nessuna soluzione definitiva per le tre strutture di Tappino, Santo Stefano e via Garibaldi.

Canili comunali immersi nell'acqua

Le fogne non spurgano. Anna Mazziotti: "Totale immobilismo sulla questione"

 

di Antonella Iammarino
 Situazione di stallo a cinque mesi dal sequestro dei canili co­munali. Le tre strutture di Tapp­ino, Santo Stefano e dell'ex mattatoio rimangono al centro di una matassa che non si riesce sbrogliare, tra gli interventi non ancora risolutivi dell'amministrazione comunale di Campo­basso e la rabbia della Lega per difesa del cane che ha sporto denuncia per maltrattamenti di animali alla Procura della Repubblica. "La situazione è peg­giorata - afferma la dottoressa Anna Mazziotti, presidente dell’associazione - nessuna soluzione per le fogne che non spur­gano, i cani sono letteralmente immersi nell'acqua. Perché non creano un altro sistema di rete fognante invece di mandare di tanto in tanto qualcuno a spur­gare?  Dal 29 dicembre al 6 gen­naio c’è  stato il completo allagamento perché mancava l'au­tista dell'autospurgatore comunale­". Dal momento del sequestro i cani sono diminuiti, per­­ché in parte sono morti ed in parte, i cuccioli, sono stati dati in adozione. Per i randagi il co­mune ha effettuato una conven­zione con l'accalappiacani, quindi vengono sterilizzati ed immessi sul territorio.

"Quelli nei canili invece ven­gono completamente ignorati - aggiunge la Mazziotti - non c'è la voglia, la sensibilità di affron­tare il problema, nonostante un'inchiesta penale in corso. A Santo Stefano per 8 box c'è un solo allaccio dell'acqua, che ri­stagna perché non ci sono le ade­guate pendenze e in alcuni pun­ti neanche il pozzetto. Inoltre il custode l'ho visto due volte in 5 mesi. Oggi, tra l'altro, non c'è più neanche un interlocutore. Chi ha la delega al momento? I pochi operai si vedono per qual­che ora. Il lavoro più grosso vie­ne portato avanti dai volontari. Se il Comune non trova il modo di gestire questa emergenza, lo faccia fare a noi, ma ci metta in condizione di sostenere le spese necessarie". In effetti il Comu­ne ha fatto una proposta econo­mica all'associazione per la ge­stione delle strutture, ma è stata rifiutata perché ritenuta non suf­ficiente. "Non chiediamo certo soldi per noi - conclude la pre­sidente - ma solo quelli che il Comune avrebbe dovuto spen­dere per dare a queste bestie qualcosa di decente!". Agli in­finiti problemi si aggiunge il fat­to che a marzo la struttura di Tappino andrà svuotata. Dove finiranno tutte quelle bestie?

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Nota: Forse è il caso di dire che non è vero che i cani per strada vengono accalappiati e sterilizzati, piuttosto continuano a diminuire, semplicemente spariscono.

Per il resto, non ho parole per esprimere tutto quello che vorrei dire; mi chiedo solo chi siano le bestie

 

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Oggetto: Animali: Tar Lazio, no a vivisezione - BasilicataNews: LA CORSA DEI CAVALLI...

Animali: Tar Lazio, no a vivisezione
ROMA,17 GEN- Il Tar del Lazio accoglie il ricorso della Lega anti
vivisezione che contesta l'uso di animali vivi per esperimenti nella
chirurgia robotica. 'Non esistono ragioni scientifiche tali da giustificare,
con sufficiente ragionevolezza, l'uso di animali vivi per esperimenti a
scopo didattico su nuove tecnologie in chirurgia mininvasiva robotica'.
Questa la motivazione con cui il TAR ha accolto il ricorso, rivolto contro
l'azienda Asl di Grosseto e il locale Ospedale della Misericordia.
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BasilicataNews
17 gennaio 2005

LA CORSA DEI CAVALLI
A S. Antonio Abate, il santo protettore di tutti gli animali "da fattoria" è
dedicata la celebre corsa dei cavalli.
Pignola

Oggi 17 gennaio ricorre la festa di S. Antonio Abate, il santo protettore di
tutti gli animali "da fattoria" cioè quegli animali di cui l'uomo si è
sempre servito come aiuto nel lavoro e come sostentamento. A questo santo è
dedicata la tradizionale e antichissima manifestazione della corsa dei
cavalli organizzata dal Comitato Festa Sant'Antonio Abate. Si è svolta nella
tarda mattinata a Pignola e vi hanno partecipato 3 asini, 10 cavalli e 15
muli, che hanno gareggiato in diverse categorie,ma sullo stesso percorso
all'interno del paese. Il percorso prevedeva 3 giri per un totale di circa
800 metri. Tra i vincitori Gianluigi Petilli della scuderia Postiglione.
Grande partecipazione del pubblico presente che nonostante il freddo
pungente ha tifato animatamente. Dedicate al Santo anche la Benedizione dei
Falò ,che si è svolta ieri sera, e la benedizione degli animali .
Giovanna Colangelo
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La Gazzetta del Mezzogiorno
17 gennaio 2005

Corse degli asini a Pignola, ferite due ragazze

La corsa degli animali, asini e cavalli, è tradizione in occasione della
festa di Sant'Antonio Abate. Le due giovani, sorelle di 18 e 19 anni,
colpite da un quadrupede che ha rotto uno steccato

PIGNOLA (POTENZA) - Si sono verificati incidenti oggi, fortunatamente senza
gravi conseguenze, durante la tradizionale corsa di cavalli per le vie di
Pignola, alle porte di Potenza. Uno degli animali, durante una fase della
corsa, ha rotto una delle protezioni che separa il pubblico dalla strada ed
è finito tra la folla. Con una testata il cavallo ha colpito al petto una
ragazza di 18 anni che è caduta per terra, riportando una contusione
lombo-sacrale.

Si è quindi creato un fuggi-fuggi con la folla nel panico che scappava da
una parte e dall'altra per allontanarsi dal luogo in cui il cavallo aveva
rotto lo steccato divisorio. La folla ha travolto una ragazza di 19 anni, la
sorella della ragazza precedentemente contusa, che ha riportato una
distorsione alla caviglia. Le due giovani sono state trasportate all'
ospedale San Carlo di Potenza con l'automobile di alcuni conoscenti. Per la
ragazza contusa gli accertamenti neurologici hanno escluso più serie
conseguenze. Per entrambe sono in corso ulteriori accertamenti ma la
prognosi sarà solo di qualche giorno. La paura è stata però molto forte.

A Pignola, piccolo Comune a 9 chilometri da Potenza, era in corso la
tradizionale corsa dei cavalli di Sant'Antonio Abate durante la quale
cavalli, muli ed asini, cavalcati da fantini, percorrono in corsa le vie del
paese. Una tradizione fortemente contestata dagli animalisti che sulla
scorta di questo episodio potranno ribadire la loro contrarietà.

La Lav, alla vigilia della corsa, ne ha chiesto l'annullamento. Per l'
associazione animalista, i cavalli e gli equini vengono lanciati al galoppo
su strade asfaltate dove nessun animale può sopportare le sollecitazioni ai
tendini.

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18 gennaio
NOTIZIE FLASH: 1/A EDIZIONE - LA CRONACA
Roma. Un giovane esemplare di lupo di sette mesi e 22 chili, e' stato
trovato ucciso da un' auto, sul ciglio della strada in localita' Vivaro a
Rocca di Papa, in provincia di Roma. Dall'autopsia e' emerso che non
mangiava da tre giorni ed e' subito scattato l'allarme. Ora si cerca il
resto del branco. Ma Legambiente ridimensiona l'emergenza. ''E' una
forzatura. Un lupo che non mangia da tre giorni, non e' pericoloso. Questi
animali -ha dichiarato all'ADNKRONOS Nino Morabito, responsabile Fauna
dell'Associazione- non mangiano tutti i giorni e puo' anche capitare che una
volta mangino di piu' e un'altra poco o niente''. ''Il problema reale -
spiega Morabito - non sono tanto i lupi quanto i cani randagi o incustoditi,
che sono oltre 1 milione in Italia, mentre i lupi sono soltanto 400 o 500.
Questi cani vagano in cerca di cibo e spesso attaccano i greggi o altri
piccoli animali domestici. Spesso nelle montagne dell'Appennino capita che
quando vengono trovate uccise delle pecore si accusano i lupi, quando magari
e' stato il cane del vicino. La responsabilita' di questi cani lasciati in
balia di loro stessi e' totalmente nostra e su questo bisogna
intervenire''.''Diversi branchi di lupi - continua Morabito - si trovano nei
pressi di Roma per mangiare i rifiuti della citta', come fanno molti altri
animali, attratti dalla facilita' di reperire il cibo e, in certi casi, dal
clima mite. Questo probabilmente era un piccolo branco che ha scelto di
insediarsi in quella zona''. ''In ogni caso - conclude Morabito - le cause
per le quali gli animali si stanno sempre piu' avvicinando alle nostre
citta', dipendono dalla capacita' di alcuni di questi di riuscire a
convivere con gli esseri umani, dalla presenza dei rifiuti, e dal fatto che
le citta' sono in continua espansione, invadendo in un certo senso il loro
territorio''.
(Pab/Opr/Adnkronos)


Agreen
info@...
http://www.natiliberi.org

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Oggetto: Il Tempo - 19/01

19/01/05
Il Tempo Abruzzo
Il caso del signor Raffaele di Lucoli

Il caso del signor Raffaele di Lucoli amico dei cani e dei gatti che aveva in numero elevato nella propria abitazione e che non può più accudire perché malato, lo ha preso a cuore, come sempre, la Lega per la difesa del cane. Dopo che il sindaco di Lucoli ha sposato un atteggiamento da Ponzio Pilato, la sezione aquilana della Lega si è impegnata con la solita volontà per risolvere nel migliore dei modi la situazione di quei cani e gatti ormai senza più padrone, dunque senza cibo, senza affetto.
La Lega, dopo aver fatto un censimento sugli animali presenti e averli accuditi, fornendo mangime e quant’altro per cani e gatti, ha intrapreso una campagna massiccia volta a favorire le adozioni. Molti cani sono stati affidati fuori regione. Per mancanza di fondi non è stato possibile trovare persone disponibili ad accudire gli animali. E allora per dare diritto di vita a cani e gatti rimasti senza cure e padroni, la Lega lancia un appello per un qualsiasi tipo di aiuto e sostegno: chiunque abbia intenzione di aiutare la Lega può chiamare il 329/9064859 o inviare un contributo sul ccp 14046676.

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> ANIMALI: TAR LAZIO, NO VIVISEZIONE PER CHIRURGIA ROBOTICA
> ACCOLTO RICORSO LAV CONTRO MINISTERO SALUTE
>
> (ANSA) - ROMA, 17 GEN - Non esistono ''ragioni scientifiche
> tali da giustificare, con sufficiente ragionevolezza, l'uso
> necessitato di animali vivi per esperimenti a scopo didattico su
> nuove tecnologie in chirurgia mininvasiva robotica''.
> Con questa motivazione il Tar del Lazio ha accolto (ordinanza
> n.6755/2004 della terza sezione) il ricorso della Lega anti
> vivisezione (Lav) contro il decreto del ministero della salute
> del giugno 2004 che autorizzava un professore della Scuola
> Nazionale di Chirurgia Robotica ad eseguire, a scopo didattico,
> un esperimento di valutazione/sperimentazione di nuove
> tecnologie con l'utilizzo di un massimo di trenta suini per ogni
> anno.
> Il ricorso, giudicato in sede di sospensiva e rivolto anche
> contro l'azienda Asl di Grosseto e il locale Ospedale della
> Misericordia, e' stato accolto ''ai fini di un riesame alla luce
> dei motivi e della letteratura scientifica indicati''.(ANSA).

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Oggetto: il secolo xix 19/01

Quando lo zoo è sul pianerottolo
L'Asl intensifica i controlli tra i privati e le rivendite. Il veterinario:
«Troppa gente si dimentica di presentare la denuncia»
Animali esotici e proibiti nelle case dei savonesi Migliaia di esemplari:
serpenti velenosi, orsetti, iguane
Pitoni, iguane, ragni velenosi, maialini vietnamiti, ricci albini, cani
della prateria (marmotte), tartarughe russe, scorpioni, tarantole,
camaleonti, puzzole, persino orsetti tibetani. C'è di tutto nascosto in case
e giardini savonesi. Animali esotici, qualche volta anche di specie quasi in
via di estinzione (ma quando lo sono scattano i divieti assoluti di
commercio), fanno compagnia a cani, gatti, pesci rossi e gli altri animali
cosìddetti domestici, da compagnia.
Che ci sia un vero e proprio boom lo confermano i titolari dei negozi di
animali cui arrivano richieste di ogni genere. «Qualche volta anche di
animali assolutamente proibiti da tenere - spiegano - Spesso gli acquirenti
sono persone normalissime cui piace l'idea di averli in casa perché
affascinanti o che magari li comprano per esorcizzare la paura, come nel
caso dei rettili».
Dire esattamente quanti ce ne sono in provincia di Savona è però difficile
perché non tutti i proprietari li denunciano all'ufficio veterinario
dell'Asl come prevede la regola. Per ignoranza o calcolo, tanti li tengono
in sordina, clandestinamente. E questo fa sì che tra i numeri ufficiali e
quelli reali ci sia una differenza sempre più grande, con i reali molto più
numerosi.
«Per impedire che ciò succeda abbiamo ribadito ai negozi l'importanza di
ricordare a chi li compra il dovere di denunciarli ai nostri uffici - spiega
Bruno De Felice, dell'ufficio veterinario dell'Asl - vale per tutti quelli
esotici, in particolare quando prevedono la "Cites", ovvero l'iscrizione
nelle categorie di quelli più tutelati, non ancora in via di estinzione ma
comunque a rischio. Il perchéè semplice: c'eravamo accorti che tanti li
ospitavano senza denunciarli e così falsando sempre di più i numeri. Ora i
negozi stanno attenti ma è comunque un dovere di chi li compera
denunciarceli».
Dopo la denuncia il personale dell'Asl organizza controlli ad hoc per
verificare le condizioni in cui questi animali vengono tenuti. «E nel caso
di anomalie, prescriviamo gli adeguamenti necessari per non farli vivere in
modo troppo contrario alla loro natura - conclude De Felice - Controlli ne
facciamo tutti i giorni e soprattutto da questi capiamo che tipo di animali
abbiamo nel savonese. La fetta principale degli esotici è rappresentata da
tartarughe anche molto rare, poi volatili, quindi rettili, serpenti ma anche
iguane e camaleonti, infine aracnidi. Per fortuna, a differenza di altre,
siamo una provincia senza grossi mammiferi. Al di la delle voci non ci sono
riscontri ufficiali della loro presenza e onestamente è un bene».
Dario Freccero

La moda «Molti chiedono la pogona drago barbuto e preistorico»
Hanno nomi mai sentiti e spesso illeggibili, provengono da paesi
lontanissimi, a sentirne parlare viene da chiedere come faccia certa gente
che li compera a sapere della loro esistenza.
«Spesso chiedono animali perché ne hanno sentito parlare da altri, o hanno
visto un servizio in televisione o sui giornali - spiega Stefania Vigorita,
titolare del Centro Fortesan di via Leopardi - Per esempio il maialino
vietnamita qualche mese fa andava di gran moda perché si era saputo che
l'aveva comprato anche George Clooney e cosìè diventato un simbolo, uno
status symbol. Lo stesso certi rettili. Per i serpenti l'iter è in genere
questo: la gente ne sente parlare e viene in negozio a chiedere. I profani
prendono per primo il pitone reale, grosso e non troppo impegnativo; i più
esperti si buttano su serpenti meno noti; ma tanti si appassionano anche a
iguane, camaleonti e simili. Sotto Natale per esempio andava di gran moda la
pogona, detto anche drago barbuto, che con la sua corazza a punte sembra
uscita da un cartone animato e ha un aspetto fortemente preistorico. Cresce
poco, massimo 40 centimetri, l'hanno richiesta in diversi».
«Prima andava tantissimo il merlo indiano ma da tre anni ne hanno vietato il
commercio - aggiungono Luigi Pesce e Monica Manunta dell'Uccelleria Savonese
di via Orefici - In questo periodo chiedono pappagallini anche rari e
tartarughe russe che, a differenza delle italiane, sono vendibili. A seconda
dei periodi viene sempre fuori qualche animale nuovo che chiediamo agli
importatori per vedere se ne hanno disponibili. Tempo fa era il momento dei
cani della prateria, simili a marmotte e spesso in piedi sulle zampette
posteriori; poi del riccio albino, che è come il nostro ma bianco e con gli
occhi rossi».
D. Frec.

La storia
«Senza pensione per le finte nozze del mio ex marito»
In tv la chiavarese che dà rifugio a quaranta cani
Chiavari. «Non lo dico io, ma la Cassazione: anche se divorziata, una donna
in stato di necessità ha diritto alla pensione di reversibilità del marito».
Fiorella Ricci parla della vicenda che ieri sera è stata proposta da "Bye
bye baby", il programma in onda a tarda ora su Raidue, adesso condotto -
dopo le dimissioni di Monica Setta - da Giancarlo Magalli. Durante ogni
puntata, un messaggio in sovraimpressione invita il pubblico a segnalare
casi e vicende. Dal suo alloggio di Maxena, dove vive con e "per" i quaranta
cani randagi cui dà rifugio e che ogni giorno riesce a sfamare (talvolta,
saltando lei i pasti), la chiavarese Fiorella Ricci ha preso carta e penna e
ha raccontato un pezzo della sua vita. Che non è stata fortunata. ll
matrimonio - a 17 anni - con un ammiraglio, da cui nacquero tre figli. La
separazione, il divorzio (1975: fu uno dei primi in Italia), una serie di
vicissitudini che in età avanzata l'hanno portata a vivere - lei, un tempo
bellissima e frequentatrice della "buona società" cittadina - con una misera
pensione. E il sostegno di qualche amico che l'aiuta a non far mancare il
vitto agli amati animali. A "Bye bye baby" Fiorella Ricci ha però
raccontato, soprattutto, di un atto di matrimonio del quale contesta la
legittimità. A esibirlo otto anni fa, un paio di mesi dopo la morte dell'ex
marito, fu una signora che rivendicò (e ottenne) la pensione. «Un atto
rilasciato per procura a Chihuahua, in Messico - dice la chiavarese - curato
da un notaio francese e datato 14 luglio, giorno che in Francia è festa
nazionale, con tutti gli uffici chiusi. Ma non basta. Quando il mio ex
marito stava per morire, quella donna chiese di sposarlo in extremis. I
medici si opposero, ma io mi chiedo: se loro erano già sposati, perché
quella richiesta? L'unica vera moglie, sia pure ex, sono io».
Fiorella Ricci provò a far sentire le proprie ragioni, ma non trovò un
legale disposto ad assecondarla. Ora è arrivata Raidue. «Quando ci ha
scritto, abbiamo voluto leggere tutte le carte - spiega Erika Santalucia,
regista dei filmati esterni - . La signora Ricci aveva con sé ampia
documentazione. Così abbiamo deciso di occuparci di lei».

Wolf, quattrozampe con la laurea
ARENZANO I "cagnoni" sono ormai diventati la passione di grandi e piccoli
In arrivo nuovi brevetti per i Terranova, bagnini aggiunti con la coda
L a star del gruppo si chiama Wolf ed è un bel maschio di Terranova che ha
ottenuto il 4 grado operativo insieme a Duilio Cavalli, suo proprietario
oltre che conduttore-bagnino ed ha lavorato, qualche estate fa, in uno
stabilimento balneare di Corso Italia. Duilio è il presidente del Gruppo
Terranova Genova che ogni primo martedì e ogni ultimo lunedì del mese, a
cominciare già da questo gennaio, si incontra per addestrare a terra i
propri giganti buoni in piazza della Vittoria a Genova. Sono 35 gli
appassionati, con oltre 20 "cagnoni", provenienti da tutta la Liguria, che
in più, ogni domenica si incontrano per l'addestramento in mare nella sede
di Marina Grande nella Pineta di Arenzano. La passione per questi cani dalle
caratteristiche peculiari per l'avventura in mare e nei fiumi, come le zampe
rotonde e robuste adatte al nuoto e un doppio pelo resistente all'acqua,
riunisce interi gruppi familiari nella sede arenzanese, che con esemplari di
maschi e femmine, girano l'Italia e l'Europa per partecipare a raduni e
dimostrazioni di nuoto di cani e padroni, che in questa veste diventano
conduttori. Lo scopo di tanta fatica per allenare questi cani, al garrese
alti in media 68 centimetri e che svettano oltre i 70 chili di peso, è
ottenere i vari livelli di brevetto di nuoto, che sono 4 e hanno vari gradi
di difficoltà con differenziazioni europee. Salvatore Timinieri, genovese,
uno degli istruttori nel Gruppo Terrranova, proprietario di Annie, che ha il
1 brevetto italiano, francese e spagnolo, e Airisha, che possiede il 1 grado
italiano, mentre la moglie Simona sta addestrando Vicky, la "piccola" di
casa, un anno e due mesi, per il primo brevetto, spiega entusiasta: «Ho
trasmesso questa passione anche a mia moglie e la mia bambina sogna già un
cane tutto suo da addestrare. Ma avere un Terranova è un'esperienza
assolutamente unica. Nell'ambiente non si dice ho un cane, ma ho un
Terranova. Testimonianza che è un cane con un carattere buono e affidabile
con i bambini, ma in fondo tutto particolare. Ho visto, infatti, molti
conduttori vanificare l'addestramento di mesi nel giorno di brevetto solo
perché lui, o lei, non aveva voglia di tuffarsi. Ma lavorare con il proprio
Terranova che si impegna in acqua è creare con lui un legame unico».
Claudia Lupi

LA STORIA/1 Perdono la tarantola in casa «Non l'hanno mai più trovata»
Ha pensato che una teca aperta, senza "soffitto", bastasse come habitat per
la sua nuova tarantola. Sbagliava. Il pericoloso esemplare di ragno è
infatti riuscito a fuggire e da allora è"uccel di bosco" in un alloggio
dell'Oltreletimbro. Alloggio dove madre e figlio, che l'aveva comprata per
passione, per giorni non hanno potuto dormire tranquillamente a causa di
quella presenza-minaccia. «La madre è addirittura traslocata per alcuni
giorni - racconta la titolare del negozio che quella tarantola l'ha venduta
 - il figlio è rimasto e gli ha dato la caccia ma senza esito. Sono passati
giorni e non l'hanno mai più trovata, neppure morta. Si sarà cacciata in
qualche anfratto o magari è riuscita ad uscire, tutto è possibile. Comunque
non era così pericolosa: sì velenosa, ma l'eventuale morso avrebbe al
massimo procurato qualche mal di pancia. Nnon era abbastanza tossica per
nuocere all'uomo».

Trovati ad Arenzano i resti di un raro grifone
«E rano cinquant'anni che non si vedeva un grifone a Genova», ammette un
agente della guardia forestale. Ne hanno trovato uno ad Arenzano, l'altra
sera. Morto. Proprio così. E la delusione degli addetti ai lavori è grande.
Un esemplare di oltre due metri di apertura alare di avvoltoio grifone senza
vita è stato scoperto in zona Lupara, a monte del campeggio di Vesima.
Non si conoscono le cause della morte dell'uccello predatore, al quale si
richiamano i simboli della città di Genova e della squadra di calcio del
Genoa. Non ci sono segni evidenti di spari, segno che non si tratta di un
abbattimento dovuto alla crudeltà di un cacciatore. Solo nei prossimi
giorni, dopo l'esame della carcassa a opera di un veterinario, si potrà
saperne di più. Di certo gli esperti ritengono questo un fatto
scientificamente eccezionale ma non del tutto sorprendente, essendo Genova
una delle città italiane con più specie di volatili. Specialmente il ponente
genovese è un luogo di approdo privilegiato dagli uccelli migratori.

Il caso Forza Italia sul canile «Fatelo a cava Zanacchi»
Spunta un'ipotesi alternativa per la costruzione del nuovo canile. L'ha
presentata ieri Roberto Garbarino, consigliere comunale di Forza Italia, che
in consiglio comunale ha duramente polemizzato con l'assessore all'ambiente,
Luca Dallorto («Incompetente e arrogante»). La proposta di Garbarino punta
su Cava Zanacchi: «E' chiusa da dieci anni, dotata di strada e servizi, in
passato erano già stata avanzate ipotesi di possibile riconversione».
La soluzione costerebbe meno dell'impianto previsto sulle alture di Sestri,
la cui ultima elaborazione è stata fortemente criticata da Garbarino e
dall'architetto Maurizio Bonamico, autore del progetto preliminare («Ma poi
è diventato un'altra cosa»), per il numero esiguo di gabbie, per la presenza
di barriere architettoniche, perché ha perduto ogni caratteristica di centro
didattico a servizio del parco. Dallorto ha respinto le accuse su tutta la
linea: «I lavori sono stati consegnati all'impresa il 28 dicembre e quindi
stanno per partire. Avanzare una proposta alternativa ora è assolutamente
fuori luogo. L'impianto risponderà a tutti i moderni criteri di bioedilizia
e bioarchitettura, senza barriere». Per finanziare gli interventi di
sistemazione del verde si utilizzeranno i risparmi ottenuti con il ribasso
della gara d'appalto, ha aggiunto Dallorto, che ha ricordato la modifica del
progetto perché il Comune è passato dalla formula del project financing
pagato da privati a quella finanziata da fondi pubblici.
A. Pl.

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Oggetto: corriere della sera 19/01

Pappagalli, scimmie, iguane, tartarughe: 35 piccole vittime nell'oasi del
ricercatore Antonio De Marco
Fiamme all'alba, brucia il paradiso degli animali sulla Salaria

La notte di gelo e poi il caldo, troppo caldo. Il fuoco li ha sorpresi di
primo mattino mentre si stavano godendo il tepore delle lampade messe lì per
assicurare loro la sopravvivenza. Un incendio le cui cause sono da accertare
(l'ipotesi più probabile è quella del corto circuito) ha distrutto la
tranquillità del Parco faunistico dell'Abatino, l'oasi sulla via Salaria a
metà strada tra Roma e Rieti, alla quale Antonio De Marco, ricercatore del
Cnr e studioso dell'evoluzione della specie, ha dedicato la propria vita. In
quell'angolo di paradiso dove gli animali vivono in simbiosi con l'uomo, da
anni vengono ricoverati i rapaci feriti, le specie esotiche sequestrate
negli aeroporti di mezza Italia, gli esemplari più strani bisognosi di cure.
Ne aveva circa trecento De Marco, fino a ieri mattina, alle fiamme che hanno
devastato la zona riservata a quegli animali che non resistono al freddo:
tartarughe di tutti i tipi, iguane, scimmie, bradipi, pappagalli. Delle sei
Saimiri (scimmiette scoiattolo) quattro sono riuscite a scappare indenni, ma
due sono morte di stress nelle braccia del loro protettore, il gruppo dei
venti Ceibi dai cornetti, altro tipo di primati, ha trovato il modo di
fuggire dall'inferno, ma una mamma col piccolo è rimasta immobile per
difendere il cucciolo. Tentativo vano, entrambi sono morti carbonizzati. Non
sono riusciti a mettersi in salvo le cinque iguane, le diciotto tartarughe
di tutte le età e di tutte le dimensioni, i due pappagalli.
   Ieri sera l'abitazione di De Marco era stata trasformata in un ospedale
da campo: scimmie con le flebo, bradipi spalmati di creme antidolorifiche,
pappagalli ricoverati in cucina. Il proprietario dell'oasi non vuole pensare
ad un dispetto, anche se la mente corre a due anni fa quando un bel lama
ospite del rifugio fu ucciso dal piombo dei cacciatori. «Il danno
irreparabile - dice sconsolato De Marco - è per le tartarughe. Erano mesi
che avevo chiesto all'Enel di adeguare la fornitura di energia elettrica
perché avevo notato degli strani sbalzi di tensione. Tanti anni di passione
sono andati in fumo».
Valerio Vecchiarelli

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Oggetto: il tempo 19/01

UNA femmina di tre anni di lupo appenninico è stata trovata morta, ieri
mattina, in prossimità dell'abitato ...
... di Castelnuovo di San Pio delle Camere. A rinvenire il corpo senza vita
dell'animale, che presentava numerose ferite, sono stati gli agenti del
Corpo Foretale dello Stato, su segnalazione dei Carabinieri della Stazione
di Barisciano.
La carcassa dell'animale è stata trovata in prossimità della strada statale
17, circostanza questa che, unita alle numerose ferite riscontrate, lascia
pensare che la morte della lupa sia avvenuta a causa di un investimento da
parte di un'autovettura.
Sul posto è intervenuto anche il personale del Servizio veterinario della
Asl che ha preso in consegna la carcassa del lupo per il successivo
trasporto all'Istituto Zooprofilattico di Teramo per le analisi e gli
accertamenti del caso.
A.Bag.

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Il Corriere di Romagna-S. Marino
16 gennaio 2005

L'Apas contro la vivisezione
SAN MARINO - L'Associazione protezione animali in prima fila contro la
vivisezione, con l'organizzazione di una conferenza pubblica dal titolo
"LD50 - Dose letale che uccide il 50% degli animali", che si terrà giovedì
prossimo, 20 gennaio alle ore 21 presso il teatro Titano di San Marino
Città. In qualità di relatori interverranno Massimo Tettamanti, chimico
ambientale di Milano, e Sara D'Angelo, presidente dell'Associazione
"vitadacani" che si occupa di riscattare i cani beagle dai laboratori di
vivisezione.Durante la serata verranno trattati temi riguardanti la
tossicologia, i metodi sostitutivi, l'aspetto etico e scientifico dell'
antivivisezionismo. L'Apas assicura che durante la conferenza non verranno
proiettate immagini che possono "disturbare la sensibilità degli
intervenuti, ma per coloro che vogliono conoscere la crudele sofferenza
degli animali nei laboratori sarà allestita in una sala attigua dello stesso
teatro una mostra fotografica tematica che riprende alcuni momenti della
sperimentazione".

Agreen
info@...
http://www.natiliberi.org
 
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Oggetto: L'Amministrazione BUSH contrasta l'adozione UE del Regolamento REACH.

L’Amministrazione BUSH pressata dalle lobbie della chimica USA, contrasta l’adozione UE del Regolamento REACH.

L’Amministrazione BUSH pressata dalle lobbie della chimica USA, contrasta l’adozione UE del Regolamento REACH.
Amministrazione BUSH, ispirata dalle lobbie della industria chimica USA, ha sviluppato una iniziativa di contrasto molto robusta contro l'adozione da parte della Unione Europea del Regolamento REACH.
Un documento ricostruisce tutte le azioni e iniziative di pressione contro la UE per impedire la Proposta di Regolamento delle Sostanza Chimiche REACH
Fonte: Diario Prevenzione http://www.diario-prevenzione.it
http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=457
L'Amministrazione BUSH, ispirato dalle lobbie della industria chimica USA, ha sviluppato una iniziativa di contrasto molto robusta contro l'adozione da parte della Unione Europea del Regolamento REACH.
Cosa è REACH ? REACH è la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 ottobre 2003, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'agenzia europea delle sostanze chimiche e modifica la direttiva 1999/45/CE e il regolamento (CE) {sugli inquinanti organici persistenti}
Il regolamento oggetto della proposta introduce il sistema REACH, un sistema integrato unico di registrazione, di valutazione e di autorizzazione dei prodotti chimici, e istituisce un'agenzia europea delle sostanze chimiche. Il sistema REACH impegnerebbe le imprese che fabbricano e importano sostanze chimiche a valutare i rischi derivanti dal loro uso ed a prendere le misure necessarie per gestire qualsiasi rischio venga individuato. L'onere della prova relativo alla sicurezza dei prodotti commercializzati verrebbe rovesciato e trasferito dalle autorità pubbliche all'industria. Le informazioni su REACH sono disponibili IN ITALIANO sul sito EU.INT Proposta di introduzione di un nuovo quadro normativo per le sostanze chimiche (REACH)
Abbiamo già affrontato questo argomento in un recente articolo su questo sito Il Progetto di Regolamento REACH ( Registration, Evaluation, and Authorisation of Chemicals) ha fatto un passo avanti molto importante. In questo articolo è contenuta una ampia documentazione bibliografica.
Ora mettiamo a disposizione dei lettori questo Documento : " US INTERVENTION IN EU CHEMICAL POLICY JOSEPH DIGANGI, PHD, ENVIRONMENTAL HEALTH FUND SEPTEMBER 2003 " Il documento esibisce le prove delle pressioni di varia natura esercitate dalla Amministrazione USA verso le istituzioni europee per affondare la proposta di regolamento REACH.
Un documento da leggere , studiare e diffondere per fare conoscere lo stile elegante e "democratico" della lobbie dei petrolieri che si è impadronita della Amministrazione degli USA.. Molto belle e sentite le prese di posizione di scienziati USA che intervengono per chiedere a Bush di cambiare politica e di non contrastare REACH in Europa , fanno tenerezza ...
Per leggere il documento: http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/doc/USIntervention-reach.pdf


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Oggetto: E' in corso la distruzione delle foreste bosniache.

E’ in corso la distruzione delle foreste bosniache. Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni.

E’ in corso la distruzione delle foreste bosniache. Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni.
Fonte: Osservatorio sui Balcani http://www.osservatoriobalcani.org
La deforestazione illegale sta spogliando il paese di una preziosa risorsa naturale e provoca erosione del suolo, frane, impoverimento del territorio. Il complesso quadro legale della Bosnia di Dayton non sembra favorire la situazione. Chi è responsabile della tutela ambientale? Alcune voci di ecologisti e funzionari locali.
Di Ilda Zornic*, da Kiseljak, per IWPR, 24.12.04
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall’Asta
Nei villaggi intorno alla cittadina di Kiseljak, nella Bosnia centrale, un tempo nulla disturbava la cintura di fitta, accogliente foresta che per secoli aveva dato rifugio ad uccelli, orsi ed innumerevoli altri animali selvatici.
Ma di questi tempi sono in corso dei cambiamenti nei boschi che prima ricoprivano questa terra montagnosa, e pochi porteranno benefici.
Perfino un visitatore casuale, che segua le strade fangose che portano attraverso la foresta vicino Kiseljak, può notare evidenti segni di erosione del suolo.
Proseguendo il cammino, la vista di alberi abbattuti diventa comune, mentre la quiete della campagna è rotta dall’assordante rumore di motoseghe in azione.
Gli alberi scompaiono gradualmente e lasciano il posto ad acri di terra sterile e rocce, segno sicuro che la foresta, la più grande risorsa naturale della Bosnia, sta venendo depredata.
In un villaggio, IWPR si è imbattuto in un barbuto abitante del posto che aveva appena finito di caricare la sua legna su un carro. L’uomo ha fatto un gesto con la mano, a significare che non voleva discutere di quanto stava facendo. Ma il suo carro, carico di alte pile di massicci tronchi d’albero, diceva tutto.
I disboscamenti intorno a Kiseljak sono solo uno dei molti esempi di deforestazione illegale in Bosnia, che sta creando le condizioni per una futura crisi ambientale ed ecologica.
L’ecologista Nijaz Abazdic dice che l’incontrollato sfruttamento delle risorse naturali bosniache potrebbe essere responsabile per molti recenti disastri, come la enorme frana che ha coperto parte dell’autostrada vicino a Kiseljak, o un’altra che ha cambiato il corso del fiume Bosna. “Dobbiamo smetterla di chiudere gli occhi di fronte a questa allarmante situazione,” ha detto a IWPR.
Lo sfruttamento illegale dei boschi è la principale causa di erosione del suolo, anche se gli incendi diffusi e la guerra del 1992-95 hanno avuto anch’essi il loro ruolo, quando gli alberi venivano abbattuti per necessità militari, per servire come combustibile e per l’esportazione illegale.
Con foreste che coprono poco più del 40 per cento del paese, la Bosnia ha la terza riserva forestale d’Europa in ordine di dimensioni.
Eppure, la mancanza di regolamenti governativi uniformi che regolino lo sfruttamento degli alberi, in particolare di querce, pini e faggi, ha reso purtroppo facile depredare per profitto questa preziosa risorsa naturale.
Le foreste non ricadono sotto la competenza del debole governo statale bosniaco, ma sono gestite dalle due entità – la Federazione e la Repubblica Srpska, RS.
La Federazione, a sua volta, ha devoluto il compito a ciascuno dei suoi dieci cantoni, che hanno reso la situazione ancor più complessa rigirando la competenza a società locali.
Gli sfruttatori si avvantaggiano di queste pastoie burocratiche. Secondo Adid Saric, ministro dell’economia e delle foreste del Cantone di Sarajevo, la parte del cantone che confina con la RS ha sofferto il maggior danno.
“È difficile reagire perché non è chiaro quali autorità ne detengano la responsabilità,” ha detto Saric a IWPR.
Ha aggiunto che arrestare gli sfruttatori, anche se presi sul fatto, è difficile. Se le guardie forestali localizzano dei ladri, devono prima riferirlo alle autorità.
Questo dà alla maggior parte dei colpevoli tutto il tempo per fuggire. Inoltre, gli sfruttatori sono spesso armati, ha continuato Saric, ed esperti nel contrabbando.
Smail Karovic, direttore tecnico della società Sarajevo Sume (foreste), cui sono affidati i boschi del Cantone di Sarajevo, ha detto che alla sua ditta mancano le risorse per fornire alle guardie un adeguato equipaggiamento difensivo. “Sul campo, non hanno né armi da fuoco né telefoni cellulari,” ha detto.
Ha aggiunto che la società destina il 15 per cento delle sue entrate annuali alla riforestazione, alla riparazione delle strade che attraversano le foreste e ad altre forme di assistenza, che ammontano solo quest’anno a 22,500 marchi bosniaci (circa 11.000 euro).
Depredare le foreste è un fenomeno diffuso nel relativamente piccolo Cantone di Sarajevo, dove sono state stilate più di 100 denunce.
Karovic ha detto che la buona cooperazione della Sarajevo Sume con le autorità serbo bosniache ha fruttato diversi importanti arresti.
Ma Karovic ha lamentato che pochi degli imputati hanno avuto a soffrire per le sanzioni.
Nel corso di quelli che sono spesso stati lunghi processi, le guardie forestali a volte hanno cambiato le loro deposizioni. Per lo più i colpevoli se la sono cavata con multe relativamente piccole, dai 500 ai 3.000 marchi bosniaci (approssimativamente da 250 a 1.500 euro), mentre le pene detentive sono state rare.
Molti degli sfruttatori possiedono segherie, di solito site nelle periferie delle città o in zone rurali. Alcuni sono assolutamente privi di vergogna riguardo alle loro attività di abbattimento illegale. “Su tutto questo non ci sono tasse,” ha confidato uno di questi proprietari a IWPR, con un largo sorriso.
Un altro uomo d’affari, proprietario di una segheria a Gracanica, nella Bosnia centrale, ha puntualizzato che nessuno ha mai controllato se le forniture di legname provenienti dalla RS alla Federazione fossero state ricavate legalmente. “La sola cosa che importa è che il legname che viene dall’entità serbo bosniaca è più a buon mercato,” ha detto.
La Eko Gorani, una associazione bosniaca per la protezione ambientale, sostiene che benché avessero fatto pressione su tutti e dieci i cantoni della Federazione perché arrestassero la deforestazione incontrollata, i loro avvertimenti non sono stati ascoltati. “Finora non abbiamo ancora ricevuto una risposta”, ha detto Izudin Hadzic, capo dell’associazione.
Il cantone di Sarajevo sostiene di contrastare le attività dei disboscatori illegali ripristinando le foreste danneggiate, spendendo 1,2 milioni di marchi bosniaci solo quest’anno in attività come la riforestazione.
Hadzic ha lodato questi sforzi, ma ha espresso dubbi sul loro beneficio a lungo termine. “Il riforestare da solo non basta a contrastare lo sfruttamento illegale,” ha detto. “Ci vuole molto più tempo perché crescano degli alberi appena piantati, di quanto ci vuole a tagliarli.”
Intanto, le foreste intorno a Kiseljak continuano a scomparire. “Noi siamo povera gente. La nostra sola opportunità di sopravvivere all’inverno è recuperare legname gratuitamente” ha detto a IWPR una donna di un villaggio vicino, che stava ammucchiando legna tagliata contro il muro della propria casa.
“A nessuno importa davvero di questi boschi,” ha aggiunto, “perché se così fosse, se ne prenderebbero cura.”
*Ilda Zornic è una giornalista bosniaca praticante presso IWPR
 

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Oggetto: gazzetta di parma 19/01

Bocconi killer, è allarme

SAN SECONDO- Nella Bassa, ed a San Secondo in particolare, è sempre pi ù
allarme per la presenza di bocconi « killer » sparsi sul territorio. Un
allarme che tutti gli anni, sistematicamente nel periodo compreso fra
gennaio e febbraio, torna a manifestarsi e che in questo 2005 si sta facendo
particolarmente pesante. Le vittime sono già numerose, si tratta di cani in
particolare che, portati a spasso dai loro padroni ingeriscono i bocconi di
carne, apparentemente molto « appetitosi » per poi andare incontro ad una
fine terribile. Non sono soltanto i cani, però, a farne le spese ma anche
gatti e animali selvatici come rapaci, tassi ed altro ancora. E nel
frattempo aumentano anche gli interventi praticati dai veterinari della zona
su cani e gatti in fin di vita e, secondo quanto viene riferito da pi ù
parti, i casi segnalati non sono che una minima parte rispetto a quanti
realmente si verificano. E' pressochè fuori di dubbio, infatti, che numerose
persone che trovano i loro fedeli amici ormai privi di vita non effettuano
segnalazioni limitandosi a seppellire le loro bestiole con tanta rabbia nei
confronti degli incivili che disseminano sul territorio queste sostanze
velenose, ma anche con una comprensibile rassegnazione. Il fenomeno, quanto
mai allarmante, riguarda un po' tutto il territorio della Bassa e San
Secondo al momento sembra essere il centro pi ù interessato da questa
situazione: qui anche una poiana è rimasta vittima dei bocconi « killer » .
Nella borgata rossiana, nell'arco di appena un paio di giorni, le Guardie
ecologiche volontarie hanno trovato circa sessanta bocconi avvelenati,
posizionati in zone ben precise del territorio, in particolare lungo gli
argini del torrente Rovacchia, che segna il confine fra i comuni di San
Secondo e di Soragna. Al fine di prevenire il dilagare del problema,
l'Amministrazione comunale ha emesso in tutto il territorio sansecondino un
volantino a firma dell'assessore all'ambiente Ulderico Mantovani. « Si
avvisano i possessori di cani - si legge nel manifesto - che sono stati
ritrovati, in varie zone della nostra campagna, numerosi bocconi avvelenati.
Pertanto si ricorda la necessità di accompagnare i propri animali durante la
passeggiata con il guinzaglio e la museruola. Qualora si ritrovassero dei
bocconi, si raccomanda di non toccarli e di segnalare subito la loro
presenza al Servizio veterinario Ausl al numero 0521872691 o 3389004040 » .
Ieri, martedí 18 gennaio, si è recata ad effettuare un sopralluogo a San
Secondo anche l'assessore provinciale alla salvaguardia e sviluppo del
patrimonio paesaggistico, aree protette, riserve, parchi e tutela delle
biodiversità Gabriella Meo che oltre a complimentarsi con l'Amministrazione
comunale per gli avvisi esposti sul territorio ha fatto il punto della
situazione ricordando i numerosi bocconi che, soprattutto lungo la
Rovacchia, sono stati trovati dalle Guardie ecologiche volontarie.
L'assessore provinciale ha evidenziato che: « occorre fare, come Provincia,
una campagna di informazione a tappeto perchè la gente non è
sufficientemente a conoscenza del problema. Allo stesso tempo intendo anche
effettuare una precisa raccolta di dati per avere una conoscenza ancora pi ù
concreta del fenomeno. Da parte delle Guardie ecologiche volontarie - ha
proseguito - è già in corso un pattugliamento straordinario del territorio
ed i controlli saranno ulteriormente intensificati già in questi giorni.
Gennaio e febbraio sono sistematicamente i mesi pi ù drammatici per questo
fenomeno, quindi l'appello che si rivolge alla cittadinanza è quello di fare
molta attenzione, accompagnando i cani durante la passeggiata con guinzaglio
e museruola. Almeno i cani - ha detto - si possono controllare ma il resto
della fauna no. Occorre - ha detto ancora - una campagna fondamentale su
questo problema che è illegale sotto tutti i punti di vista oltre che
pericoloso anche per l'uomo essendoci veleni mortali sparsi sul territorio »
. L'assessore Meo, che ha garantito il « pugno di ferro » contro coloro che
dovessero essere ritenuti responsabili di questi fatti, ha già convocato, in
Provincia, per i prossimi giorni un tavolo istituzionale con le forze
dell'ordine, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e venatorie e
le Guardie ecologiche volontarie. Nel frattempo si fa anche appello
all'intera cittadinanza a segnalare con la massima tempestività la presenza
di bocconi sul territorio e, ancora di pi ù , di persone sospette ritenute
probabilmente responsabili di quanto si sta verificando. Nel frattempo
diverse attività investigative sono già state messe in campo ed a giorni
potrebbero esserci importanti e clamorosi sviluppi. Di non poco conto il
fatto che i bocconi ritrovati sono tutti identici fra di loro: il che fa
pensare ad un unico produttore.
Paolo Panni

 

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Oggetto: il messaggero 19/01

Roma
L'ombra del lupo nell'eden dei Castelli
Antiche torri, strani animali e i resti del mito nel parco dove è stato
investito "Wolf"
dal nostro inviato
FABIO ISMAN

ROCCA DI PAPA - Wolf fa riaffiorare un Eden sconosciuto ai più. Fatto di
mitologia e natura; di archeologia e animali che si credevano estinti; di
piante che risalgono a quando l'Urbe, in piena crisi, contava su appena 17
mila anime, e di boschi rimasti com'erano; d'un prato, giustamente detto
"pratone", lungo una dozzina di chilometri, e panorami così lunghi da far
perdere lo sguardo, con scorci parenti delle campagne inglesi, o delle
Prealpi del Nord. «Ma chi sta a Roma, non li conosce; al massimo, li
frequenta per qualche gita "fuori porta": 1 maggio, Pasquetta», spiega il
capo di chi qui fa di tutto perché tutto resti com'era. Wolf non si chiama
così, e chissà anche come si chiamava: è il lupo di sette mesi investito
giorni fa sulla strada, ai Pratoni del Vivaro. Forse, non era solo: da certi
recenti avvistamenti, potevano esserci anche la mamma e un fratello; ma
questo lo vedremo dopo. E l'Eden che Wolf riesuma sono i Castelli romani:
quella campagna tanto cara ai viaggiatori del Sette e Ottocento, da cui la
città oggi compare con una cappa di smog che la sovrasta; qui non c'è
nemmeno il problema delle "polveri sottili". «Da quando esiste il Parco
regionale che raggruppa 15 Comuni, la fauna è aumentata», spiega Daniele
Badaloni, figlio di Piero, 29 anni, biologo del Parco. E racconta della
«salamandrina, un anfibio che esiste solo in Italia, animale remotissimo qui
creduto estinto, e invece è stato ritrovato»; dei cinghiali; della più
grossa colonia laziale di rana dalmatica; di tritoni e falchi pellegrini:
«Li monitoriamo nei nidi con delle telecamere, dei piccoli hanno rifatto il
nido nelle stesse zone dei genitori»; e Carlo Grillo, responsabile del
servizio di vigilanza, si congeda da due guardie a cavallo: si va al
Cerquone, «bosco in buona parte primordiale, con querce antiche di mezzo
millennio, questa è legna di una che aveva 600 anni, morta nel 2000». Sei
secoli: nel '300 l'Urbe, lasciata dai Papi, è al minimo storico; molti
notabili si trasferiscono proprio da queste parti, gli Annibaldi, i
Frangipane, i Borghese, i Savelli, i Borgia, i Colonna, e uno, qui attorno,
darà poi asilo a Caravaggio, assassino in fuga. Resta l'eco dei loro
palazzi, ville o castelli: Savelli a Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Rocca
Priora; Annibaldi a Montecompatri e Rocca di Papa; Orsini a Marino; Colonna
a Nemi e Genzano; e questa quercia che fu: se avesse avuto voce, chissà che
avrebbe saputo raccontare.
Attorno, alcune delle 44 torri che ancora esistono, latrati di cani lontani.
E poco più in là, echi ancor più remoti: a Tuscolo, scavano gli spagnoli;
nell'anfiteatro, piccolo ma delizioso, 12 gradoni, la scorsa estate ha
recitato Giorgio Albertazzi; una lapide ricorda Maria Cristina, la vedova di
Carlo Felice re di Sardegna: v'aveva una villa, dove ospita Gregorio XVI
Cappellari («profuse a pochi quel che tolse a cento», diceva un'antica
"pasquinata"; e Belli lo invitava ad agire: « Svejete da dormì Papa poltrone
»). La mitica Alba Longa, da cui l'Urbe come da tradizione deriva, era forse
Castel Gandolfo: sotto il palazzo dei Papi, c'è la villa di Domiziano;
Labicum, spiega Dionigi d'Alicarnasso, è fondata da Glauco, figlio di
Minosse di Creta; e a Monte Cavo, c'è ancora la Via Sacra, due chilometri di
basolato romano che conduceva al tempio di Giove: «Ma vede, ormai è invasa
solo da antenne»; ci vivevano i Latini, tra i primi sconfitti da Roma, 2.500
anni fa: contro Tarquinio il Superbo, il genero Ottavio Mamilio. Poi, le
ville di Cicerone, Catullo, Silla, Catone, Nerone, Commodo, Tiberio. «Però,
la storia comincia assai prima», dice Badaloni: il vulcano, attivo da
700.000 a 20 mila anni fa, lascia in eredità i laghi e il clima.
In pellegrinaggio, dove è stato trovato Wolf. Vicino, il centro
d'equitazione del Coni (le Olimpiadi del '60, tanti campionati mondiali),
240 box per gli equini, le "vecchie glorie" tenute a pensione per non
abbatterle, i giovani con le loro diete: Maomax, polacco del '94, tre volte
al giorno quattro chili di fieno, e uno e mezzo di mangime. La strada mostra
tutte le pecche del mondo moderno. «Da due anni, è ripreso anche
l'abusivismo». Prostitute dell'Est: «Fenomeno combattuto con le multe ai
clienti; si appartano dove non è consentito l'accesso: ieri, tre
contravvenzioni», dice un guardia-parco. Troppi rifiuti, gettati là. Fanida,
anziana marocchina, ogni giorno stende su teli di plastica 40 dei suoi
tappeti: «Ne vendo tre al mese; d'estate, a Rimini»; è cittadina onesta, e
lo spiega con una litania di tasse, per indicare che le paga: «Iva, Irap,
Invim, Irpef, scontrino». Se Wolf non era solo, «vogliamo trovare chi era
con lui, ad evitargli la stessa fine», dice Badaloni; «ma, per carità,
niente allarmismi: con il lupo si può convivere», aggiunge Grillo. Dieci
anni fa, un esemplare visto ad Artena. Forse Wolf veniva dai Lepini: «Un mio
collega di Parma segue un lupo che ha percorso mille chilometri in tre
mesi», spiega il biologo. Altri 20, e Wolf avrebbe preso la metro. Il tram,
invece no; tra i primi in funzione, nel 1906; nel '20 trasporta quasi cinque
milioni di passeggeri: ora è morto. Come Wolf, non si vede nemmeno più sul
ciglio della strada.

Rieti
Poggio San Lorenzo. Nel Giardino faunistico dei De Marco improvvisato un
pronto soccorso per le tante bestie ferite
Incendio all'alba, strage di animali
Le fiamme uccidono oltre trenta fra scimmie, iguane, tartarughe e
pipistrelli
In passato erano state le carabine o i bocconi avvelenati ad uccidere gli
animali del Giardino faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo.
Ieri mattina l'attacco massiccio è venuto da incendio divampato all'alba
sulle cui cause sono in corso le indagini di carabinieri e pompieri. Le
fiamme hanno causato una strage di animali esotici: almeno trenta (dei
trecento ospitati) quelli morti per il fumo, il fuoco e la paura. Ad avere
la peggio quattro scimmiette, venti tartarughe, quattro iguane e quattro
pipistrelli egiziani. Per molti altri ferite e terrore che non sarà
facilmente cancellato.
Tutto è accaduto ieri mattina poco dopo le sette. I coniugi Antonio e Laura
De Marco, titolari del Giardino faunistico, in un attimo si sono resi conto
della tragedia: è bastato vedere il fumo uscire dal padiglione di legno
accanto alla loro abitazione per capire che là dentro i loro animali erano
in pericolo. Così, senza pensarci due volte, si sono lanciati verso
l'edificio e hanno rotto i vetri delle finestre per aprire agli animali una
via di fuga. Poi, in attesa dei vigili del fuoco, hanno messo mano ai secchi
dell'acqua che purtroppo era gelata nella tubazioni.

IL GIARDINO FAUNISTICO
Antonio e Laura legati dalla stessa passione
Antonio e Laura De Marco, lui primo ricercatore al Cnr e docente
universitario, lei dirigente all'Istituto Superiore di sanità, hanno
trasmesso ai due figli Arianna (una laurea in Scienze naturali con 110 e
lode) e Lorenzo (laureando in Veterinaria) la loro stessa passione per gli
animali. Al momento dell'incendio i coniugi erano soli nella casa di Piano
dell'Abatino, immersa nel verde dei Monti Sabini. Lì, in quell'oasi di
natura incontaminata, vent'anni fa è nato il progetto: costruire un rifugio
per animali in difficoltà, feriti o maltrattati ma soprattutto studiare
alcune specie significative dal punto di vista dell'evoluzione. Il progetto
è cresciuto e attualmente il Giardino faunistico accoglie oltre trecento
esemplari nei dodici ettari di bosco che circondano l'abitazione della
famiglia De Marco e i ricoveri in legno per gli animali. Il Giardino è
spesso meta di visite guidate da parte dei bambini delle scuole.
M.Ger.

L'incendio è divampato all'alba nel grande padiglione di legno
Trenta animali esotici muoiono nel rogo
Poggio San Lorenzo, inchiesta di carabinieri e pompieri sulle cause del
disastro
di MARISA GERVASI

Forse un colpo di coda dell'iguana, forse uno sbalzo di tensione, forse
semplicemente un caso maligno. Sta di fatto che ieri mattina nel Giardino
faunistico di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, in passato preso di
mira dalle carabine dei cacciatori, oltre trenta animali esotici hanno
trovato la morte a causa di un incendio. Una morte vestita probabilmente da
corto circuito che in attimo, come raccontano Antonio e Laura De Marco,
titolari del Centro che raccoglie anche animali feriti o maltrattati, ha
bruciato il padiglione di legno che li proteggeva dal freddo. Nel casotto
era in pieno funzionamento l'impianto di riscaldamento e numerose lampade a
infrarossi. Da quei fili è partito il guizzo mortale che ha decimato i
poveri animali: nell'incendio sono morti quattro scimmie, venti tartarughe,
quattro iguane e quattro pipistrelli egiziani. «Le iguane, abituate a vivere
al caldo, sono le più esposte al freddo di queste notti - spiega Antonio De
Marco, ricercatore al Cnr e docente universitario di ecologia ambientale -
Per questo avevamo aggiunto altre lampade a infrarossi nel tentativo di
scaldare meglio la casetta di legno». Il dottor De Marco tace, ha i capelli
bruciacchiati, sua moglie Laura è ferita alle mani. Entrambi hanno fatto di
tutto per salvare gli animali intrappolati tra le fiamme: quando ieri
mattina poco dopo le sette si sono resi conto della tragedia (nel rogo che
ha ucciso gli animali sono andati in fumo anche anni e anni di lavoro) si
sono precipitati nel padiglione di legno per mettere in salvo scimmie,
iguane e bradipi. Hanno rotto i vetri delle finestre e gran parte delle
povere bestie sono riuscite a fuggire. Qualcuna, in preda al panico, non ha
fatto ancora ritorno alla base preferendo rintanarsi nel bosco. «Ed è
proprio questo che ci preoccupa di più - spiega Antonio De Marco - Perchè
molti dei nostri animali hanno bisogno di cibo, acqua e calore. Con queste
temperature basse e la neve in arrivo non ce la faranno a passare le notti
all'addiaccio».
Entriamo in casa dove vive la famiglia De Marco: nel saloncino è stata
allestita una piccola unità di crisi, una specie di ospedaletto da campo per
curare gli animali feriti e spaventati. Lorenzo, il figlio ormai vicino alla
laurea in Veterinaria, ha provveduto a mettere una flebo all'iguana
sopravvissuta alla fiamme. Due bradipi sono stati spalmati di pomata contro
le ustioni e bendati, forse ce la faranno. Un piccolo coati tremante di
paura sta in braccio ad un giovane volontario accorso per portare aiuto ai
De Marco. Fuori i vigili del fuoco, tra i primi ad accorrere ieri mattina a
Piano dell'Abatino, continuano a spegnere gli ultimi focolai dell'incendio e
cominciano a fare un inventario dei danni. Da una prima stima sommaria per
ricostruire il padiglione di legno occorreranno almeno 40mila euro. Per
questo la famiglia De Marco lancia un appello a chi volesse dare un aiuto:
ecco i numeri di telefono 0765-448872 oppure 349-2360510. Si possono fare
versamenti direttamente sul conto corrente Cariri 100766, intestato
all'Associazione Giardino faunistico Piano dell'Abatino.
Antonio De Marco ha i capelli bruciacchiati e sua moglie Laura le mani
ferite. «Però li abbiamo salvati» dicono guardandosi. Siamo sicuri che
ricominceranno da capo e a primavera il padiglione di legno, bruciato dal
corto circuito, sarà nuovamente al suo posto. Esattamente come prima.
UN ALTRO GIORNO NERO NEL 2000
Il lama Felipe ucciso a fucilate
Vittima dei cacciatori che erano stati invitati ad allontanarsi
«Quando ho cominciato a gridare che gli animali si spaventavano e che nella
stessa zona ci sono molte case abitate tutto l'anno, per tutta risposta mi è
arrivata addosso una pioggia di pallini». Alla fine del 2002 così Antonio De
Marco riviveva un altro giorno di dolore: a colpi di doppietta i cacciatori
gli avevano appena un lama, Felipe, simbolo del Parco faunistico di Piano
dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, l'oasi di pace di circa 12 ettari di
bosco, collinette e ruscelli, dove vivono ben custoditi circa 300 animali.
Quel giorno De Marco, constatato che i cacciatori si erano nuovamente
avvicinati troppo ai suoi animali e alle abitazioni, li aveva invitati ad
allontanarsi: poco dopo la vigliacca rappresaglia. Il lama non venne trovato
subito: era andato a morire lontano dal suo recinto. Le indagini non
portarono a nulla, se non che alla conferma che l'attività di un amante
degli animali come De Marco non era ben vista da alcuni dei cacciatori della
zona.

Pescara
Il volo del cigno da parco d'Avalos al porto
Qualcuno l'ha visto e ha pensato di sognare: un cigno nel Pescara non si è
mai visto. Eppure era proprio un cigno: collo dritto e lungo, testa
allungata e coda immersa nell'acqua, piumaggio bianco, becco nero. Dopo un
primo attimo di sconcerto c'è chi ha chiamato la Capitaneria, chi i
giornali, chi i vigili, chi le guardie zoofile, chi finalmente ha capito che
gli interlocutori giusti erano gli uomini del Corpo Forestale.
E' infatti è andato un veterinario della Forestale, Luca Brugnola, ha visto
che il cigno stava bene e ha deciso allora di aspettare un giorno per vedere
che cosa accadeva. Bisognava capire. Si era fermato sulle acque del fiume
perchè malato o aveva solo bisogno di riposarsi mentre viaggiava verso
qualche lontana destinazione?
Con il trascorrere delle ore è rimasto lì dov'era, monitorato a distanza dal
veterinario e dagli uomini della Capitaneria. A procurarsi il cibo era
capace da solo e in ogni caso ha gradito le attenzioni dei pescatori. E'
stata proprio la fiducia mostrata verso di loro a chiarire che era animale
avvezzo alla presenza degli esseri umani e dunque di origine domestica. E
infatti si è scoperto che veniva dal laghetto di parco d'Avalos. Con le sue
ali ha raggiunto il fiume e deve essersi trovato bene visto che non di è
mosso di lì. Stamattina il veterinario salirà su un gommone e cercherà di
catturarlo per riportarlo nel suo abituale luogo di residenza.
Non deve stupire che il cigno abbia volato: è un uccello, possiede ali che
possono raggiungere i due metri e mezzo, è di natura un eccellente
migratore.
Resta da capire perchè si sia allontanato dal parco: forse la noia, forse la
curiosità, forse la rabbia di vivere in un posto dorato che sempre prigione
è. O forse l'amore: gennaio e febbraio sono i mesi degli accoppiamenti. E'
senz'altro banale ma piace pensare che non abbia saputo o potuto resistere
ai richiami di una femmina che lo invitava a usare le ali per volare sotto
un altro cielo.
R.Cian.

L'Aquila
Denunciato un 42enne di Pianola, ex guardia venatoria. Ha detto che stava
facendo tiro a segno
Spari sui giocatori, giallo risolto
Tra omertà e reticenze la polizia ha scoperto chi ha usato la pistola
di MARCELLO IANNI
Per ben quattro volte aveva premuto il grilletto della sua "Bernardelli"
calibro 9 per 21 in direzione del rettangolo di gioco di Pianola dove, nel
dicembre scorso, si stava svolgendo la partita di terza categoria San
Francesco- Coppito. Aveva ferito lievemente un giocatore e costretto
l'arbitro a sospendere la partita e gli incontri successivi ed i poliziotti
a nascondersi tra la vegetazione temendo che l'episodio potesse verificarsi
di nuovo. Ieri la fine di quello che per gli investigatori è stato un vero e
proprio rompicapo. F.I., 42 anni, di Pianola, ex guardia venatoria e oggi
idraulico, sposato, è stato denunciato dagli agenti della Squadra mobile
della Questura (l'ispettore Antonio Zoccheddu, sovrintendente Bellimpio
Della Costa, e gli assistenti Ruggero Pesce, Rocco Macculi e Michele
Durante) diretti dal vice questore aggiunto, Cesare Ciammaichella, e quelli
del Nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato (Nipaf) coordinati
da Luigi Margarita. Le accuse sono quelle di aver portato fuori casa una
pistola che invece doveva obbligatoriamente detenere in casa; di aver
esploso colpi in un luogo non autorizzato e di aver cagionato delle lesioni;
escluso invece il tentato omicidio. Le indagini, sono state rese
difficoltose dall'omertà di alcuni residenti di Pianola che avrebbero visto
l'uomo sparare e non avrebbero detto nulla agli inquirenti. La macchina
investigativa è andata comunque avanti ed ha dato i suoi frutti. La svolta è
stata data dai sopralluoghi fatti all'interno del rettangolo di gioco (dove
sono state rinvenute 4 ogive, ovvero le parti anteriori dei proiettili) e
dagli agenti della Scientifica di Roma che sono riusciti a risalire al
calibro della pistola e quindi ai relativi possessori. Il cerchio si è
subito ristretto attorno all'idraulico che avrebbe riferito di aver sparato
per fare tiro assegno alle pigne di un albero. L'uomo ha anche cercato di
disfarsi dell'arma e dei proiettili esplosi ad una distanza di 718 e a 600
metri di dislivello rispetto al campo di calcio. Una buona mira che avrebbe
potuto cagionare seri problemi del povero giocatore che è stato sfiorato ad
un fianco.

Avezzano
«Sirente, serve una soluzione per non ridurre i confini»
AVEZZANO - «Aree contigue per il Parco Sirente Velino, occorre trovare una
soluzione per evitare di ridurre i confini della Riserva naturale».
All'indomani delle roventi polemiche che stanno travolgendo la proposta, da
parte della Regione, di riperimetrare il Parco Sirente Velino, proposta poi
bocciata in aula consiliare, scende in campo il vice presidente del Parco
stesso, Gianfranco Tedeschi che, in merito alla questione, chiede appunto la
costituzione di aree contigue per l'area protetta. «In tal modo - scrive
Tedeschi in una nota - le attività di caccia e pesca nelle zone limitrofe al
territorio possono essere pianificate e programmate dalla Regione in accordo
con gli Enti locali interessati sempre con l'obiettivo della tutela
ambientale». Secondo Tedeschi, sindaco peraltro di cerchio , la costituzione
di queste aree dovrà essere definita mediante uno studio scientifico di
esperti e dopo una seria concertazione degli Atc locali. «La proposta -
spiega ancora nella nota Tedeschi - fa parte del programma di sviluppo del
Parco per l'anno 2005 sperando che le Istituzioni regionali, presenti e
future, possano recepire nel miglior modo possibile il progetto
nell'interesse del Parco stesso e dei cacciatori che rappresentano una
risorsa fondamentale per la tutela delle aree protette. I cacciatori -
aggiunge Tedeschi - devono avere in pratica la funzione di sorveglianza e
vigilanza del territorio protetto».
Jo. Ma.

Lanciano
Cani abbandonati
Abbandonati davanti all'ambulatorio di Ugo Di Donato 5 cuccioli di taglia
piccola: appello per adottarli contattando lo stesso veterinario.

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Oggetto: Approvato finanziamento per un'indagine Eurobarometro sul benessere degli animali

18/1/2005
Approvato finanziamento per un'indagine Eurobarometro sul benessere degli
animali
La Commissione approva la realizzazione di uno studio specifico
Eurobarometro finanziato dalla Comunità europea per l'attuazione di una
politica di informazione nel settore della protezione degli animali.
In GU L 389 del 30.12.2004 la Commissione europea ha pubblicato la Decisione
relativa al contributo finanziario che la Comunità europea intende fornire
per la realizzazione di un'indagine Eurobarometro destinata a valutare
l'atteggiamento dei consumatori nei riguardi del benessere degli animali
d'allevamento.

Il contributo finanziario fornito dalla Comunità, fissato fino ad un importo
massimo di 200.000 EUR, è destinato all'attuazione di una politica di
informazione per la realizzazione di studi efficaci necessari per lo
sviluppo della normativa nel settore della protezione degli animali.

Lo studio specifico Eurobarometro attraverso il quale verrà realizzata
l'indagine destinata a valutare l'atteggiamento dei consumatori nei riguardi
del benessere degli animali d'allevamento, verrà condotto nell'ambito del
contratto quadro concluso tra la Comunità Europea, rappresentata dalla
Commissione europea, e TNS Opinion and Survey, un consorzio costituito da
Taylor Nelson Sofres plc e Eos Gallup Europe, rappresentato dal centro di
coordinamento European Omnibus Survey "EOS Gallup Europe".
Ricordiamo che la Decisione in questione è reperibile sul sito Internet
dell'UE
http://europa.eu.int/eur-lex/lex/LexUriServ/site/it/oj/2004/l_389/l_38920041230it00330033.pdf
Fonte: Coopération Bancaire pour l'Europe GEIE

Agreen
info@...
http://www.natiliberi.org

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Oggetto: La Francia cerca di annullare la direttiva sui test animali

La Francia cerca di annullare la direttiva sui test animali

[Data: 2005-01-18]

Il gruppo Eurogroup for Animal Welfare si è detto 'sconvolto' per la sfida francese alla direttiva dell'UE sui cosmetici, che vieta i test su animali.

Nel 2003, i membri del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri avevano adottato il settimo emendamento alla direttiva sui prodotti cosmetici, che bandiva sperimentazione su animali e commercializzazione di cosmetici sperimentati su animali. La direttiva doveva essere recepita nelle legislazioni nazionali entro il mese di settembre 2004.

La Francia si è però rivolta alla Corte europea di giustizia per chiedere l'annullamento dei divieti di sperimentazione e commercializzazione. La causa sarà discussa il 18 gennaio, e la sentenza è attesa entro l'estate.

'In caso di vittoria del governo francese, gli animali continueranno ad essere torturati e uccisi per creare nuovi prodotti cosmetici', afferma una dichiarazione del gruppo.

La direttiva sui cosmetici prevede il bando immediato dei nuovi cosmetici testati su animali quando nell'UE saranno stati validati e adottati metodi alternativi, il divieto di commercializzazione dei cosmetici testati su animali a partire dal 2009, e il bando completo di tutti i test cosmetici nell'UE dal 2009.

Per ulteriori dettagli su Eurogroup for Animal Welfare:
http://www.eurogroupanimalwelfare.org

 

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#4483 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Dom 23 Gen 2005 7:37 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
Invia email Invia email
 
Oggetto: corriere della sera 20/01

Milano
Il gatto salva una famiglia dal fuoco

I miagolii di «Spillo» hanno dato l'allarme e permesso la fuga di padre,
madre e figlia

   Dei gatti, si sa, si dicono tante cose. Che hanno sette vite,
innanzitutto; che attirano le negatività su se stessi, liberando chi vive
con loro. C'è chi li ama e chi non li può sopportare. Ma non è da tutti i
giorni un gatto che si comporti come un cane da guardia, che lanci l'allarme
quando qualcosa in casa non va per il verso giusto. Nel novembre scorso, per
fare un esempio, un gattino salvò un'intera famiglia da una fuga di gas, in
via Pianell 45. Se non ci fosse stato lui sarebbe stata una tragedia. E
l'altra sera un altro giovane gatto ha salvato papà, mamma e figlia da un
incendio lanciando l'allarme con i suoi miagolii. «Spillo» è un siamese dal
muso nero e dal manto color champagne. Ha due splendidi occhi azzurri. È il
coccolo di casa Valenti. Di papà Antonio, 62 anni, della moglie Giuseppa ma
soprattutto di Romina, la figlia disabile. L'altra sera, dopo una serata in
casa davanti alla televisione, tutta la famiglia Valenti è andata a letto.
Alle 2,30, però, è successo qualcosa di strano. Papà Antonio è stato
disturbato nel sonno dagli inusuali miagolii di Spillo. Miagolii tanto
insistenti da convincere l'uomo ad alzarsi e ad andare a controllare cosa
stesse succedendo. La sorpresa di Antonio Valenti è stata grande: la porta
blindata dell'appartamento era avvolta dalle fiamme e il fumo acre e nero
stava invadendo l'appartamento. Immediatamente l'uomo ha svegliato la moglie
e la figlia e approfittando del fatto che le l'incendio era di dimensioni
contenute ha fatto uscire tutti dall'appartamento lanciando l'allarme. Sul
posto sono intervenuti gli equipaggi dei vigili del fuoco e anche gli agenti
della volante. I pompieri hanno subito spento il principio d'incendio e non
hanno trovato tracce che possano far dire con certezza che si sia trattato
di un incendio doloso. Certo è che una porta - da sola - non prende fuoco.
   Antonio Valenti è stato sentito anche dai poliziotti ma ha confermato di
non aver mai ricevuto minacce e di non avere nemici. Sull'episodio
indagheranno gli agenti del commissariato di zona.
Alberto Berticelli

«No alle restrizioni per i cani»
MAGENTA - Da tutta Italia hanno aderito all'azione di protesta
dell'associazione animalista Aidaa contro l'ordinanza firmata dal sindaco di
Magenta Luca Del Gobbo dopo l'aggressione a Maria Cislaghi, 68 anni, uccisa
dal suo dobermann il 23 dicembre. Il provvedimento rende ancora più rigidi i
limiti della normativa nazionale che prevede l'utilizzo o della museruola o
del guinzaglio. A Magenta, invece, i cani di media e grande taglia potranno
girare per strada solo se dotati di entrambi. L'associazione animalista ha
raccolto oltre 320 firme: «Le adesioni alla richiesta di ritirare
l'ordinanza sono state tutte presentate al sindaco», ha spiega Lorenzo
Croce, presidente dell'Aidaa.

Il Ticino «sorvegliato speciale» dalla Ue
Progetto finanziato dall'Europa per monitorare tutte le forme di vita che si
spostano lungo il percorso fluviale dalla Svizzera alla confluenza con il Po
MAGENTA - Dal primo rivolo, che nasce dai nevai sul massiccio del San
Gottardo e scorre fra ciuffi di anemoni e astri alpini, fino al grande fiume
che al ponte della Becca, vicino a Pavia, si getta nelle acque del Po.
Adesso il Ticino è un «sorvegliato speciale». Entro tre anni, infatti, una
ricerca, caldeggiata dall'Unesco e cofinanziata dall'Unione Europea, dovrà
far luce sul ruolo del Fiume Azzurro come «corridoio biologico» fra le Alpi
e il mare. Il Ticino, infatti, grazie alla ricchezza del suo habitat
fluviale, funziona come «autostrada», utilizzata ogni anno da milioni di
animali e forme viventi. Mammiferi e uccelli, insetti, funghi e spore si
spostano in acqua, sulle sponde o nei boschi attorno al fiume, verso le Alpi
o verso il Po e da lì al mare Adriatico, alla ricerca del clima a loro più
favorevole.
   A svolgere l'indagine saranno gli esperti del Parco del Ticino, del
Carrefour Europeo Lombardia, del Parco Riserve Naturali del Lago Maggiore e
dell'associazione «FaunaViva». «La novità - spiega il direttore del Parco
Ticino, Dario Furlanetto - è però il fatto che alla ricerca parteciperanno
anche enti del Canton Ticino. Così, per la prima volta, il fiume e il suo
ecosistema saranno analizzati nella loro interezza, proprio come l'Unesco ci
aveva invitato a fare, dopo averci concesso il titolo di Riserva della
biosfera».
   Il progetto europeo, intitolato «Interreg III A» prevede un investimento
di 500 mila euro: trecentomila dalla Ue, il resto suddiviso tra Parco Ticino
e enti svizzeri.
   La ricerca non servirà solo a valutare il ruolo del fiume come corridoio
per le specie viventi, ma anche a studiare metodi per renderlo ancora più
efficiente. Lungo il fiume si alternano infatti aree incontaminate,
utilizzate dagli animali come aree di sosta durante la migrazione, e zone
degradate, magari per l'utilizzo di tecniche agricole troppo intensive.
Proprio in questi luoghi, in collaborazione con le associazioni degli
agricoltori, il parco e gli altri enti cercheranno di intervenire per
ricreare l'ambiente originario.
   La raccolta e l'analisi dei dati è già partita e si concluderà nel
dicembre del 2006. Diversi esemplari di uccelli e altri animali, infatti,
saranno catturati e dotati di speciali dispositivi, come bracciali o
sensori, per poterne seguire a distanza i movimenti e scoprirne, così, i
luoghi prediletti. Inoltre il Parco del Ticino creerà delle oasi
sperimentali e, per far questo, ha già acquistato alberi da frutta ed altre
essenze per decine di migliaia di euro.
Giovanna Maria Fagnani

Roma
la cittàDEGLI ANIMALI
Lo scricciolo, re di villa Borghese
di FULCO PRATESI

   «Esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine
   gli scriccioli o reattini come spesso
   li citano i poeti... »
   (E. Montale)
   Colui che in questi ultimi giorni di gennaio passeggerà nella Valle dei
Cani a Villa Borghese per godere dell'incredibile fioritura di crochi
selvatici rosa e violetti che si svolge nel settore più prossimo
all'Uccelliera, avrà la possibilità di osservare un re. Non il fantasma di
Umberto I° al quale la villa è dedicata, ma un piccolissimo uccello (il più
piccolo della fauna europea dopo il microscopico regolo). Lo scricciolo
(Troglodytes troglodytes), chiamato anche re di macchia, re d'uccelli o
reattino, frequenta infatti questa zona del parco ove in aprile costruirà il
suo nido, nascosto in un cespuglio o in una siepe, un ambiente questo sempre
più in pericolo nelle campagne (come sottolinea Eugenio Montale nei versi
che aprono questa rubrica).
   Il nido è una formazione sferica - fatta di foglie secche, erba, licheni,
radichette, muschio, con un'apertura rotonda - che il maschio costruisce in
15 giorni di lavoro.
   Vederlo non è facile: sgattaiola quasi sempre indaffarato tra i cespi
d'erba e gli arbusti come un topolino timido ed elusivo dal piumaggio
rossiccio («figlio della ruggine» lo definisce il Premio Nobel del 1975).
   Ma se vederlo è piuttosto difficile, non è assolutamente possibile
ignorare il suo canto (un «canto sorprendentemente potente per un uccello
così piccolo» lo ha definito l'ornitologo Francesco Mezzatesta) fatto di
trilli con un gorgheggio finale inconfondibile.
   Si nutre di ragni, d'insetti e delle loro larve, rendendo un servizio
utile a giardinieri e agricoltori.
   Nella nostra città lo scricciolo nidifica, oltre che a Villa Borghese
anche a Villa Ada e Villa Glori e sicuramente in altre aree verdi che i miei
lettori saranno così cortesi da segnalarmi.
  
f.pratesi@...

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Oggetto: la repubblica 20/01

La sfida della prima associazione italiana per le certificazioni
"E' ora di fare chiarezza e di ridurre i prezzi dei prodotti"
Nasce il negozio a marchio Aiab
Il bio integrale per tutte le tasche
Il presidente Vizioli: "Troppe deroghe, il consumatore è confuso"
di CRISTINA NADOTTI


ROMA - Biologico per tutti, ma soprattutto biologico vero, integrale e
italiano. L'Associazione italiana agricoltura biologica, Aiab, una tra le
prime in Italia ad operare come organismo di controllo delle produzioni
biologiche, mette il dito nella piaga e lancia la sfida. Ci sono ancora
troppi dubbi sui prodotti biologici, c'è troppa confusione su ciò che si
compra davvero quando si sceglie un alimento a marchio bio e, soprattutto,
le tasche risentono della scelta.

L'Aiab propone perciò un marchio che garantisca il "biologico più
biologico", grazie a una rete di negozi che, oltre a vendere prodotti
certificati, espongano il sigillo Aiab. Secondo il presidente
dell'associazione, Vincenzo Vizioli, "i punti vendita che si riconosceranno
nel marchio si impegneranno a rispettare rigidamente tutti i disciplinari
sul biologico e ad informare in modo più approfondito i consumatori".

Un esempio: "Chi compra carne certificata biologica non sa che la legge
consente agli allevatori di utilizzare nell'arco dell'anno il 10 per cento
di mangimi non biologici - spiega Vizioli -, noi dell'Aiab non aderiamo a
questa deroga, perciò i consumatori che sceglieranno il nostro marchio
saranno sicuri di avere prodotti a biologico integrale, provenienti da
aziende che non alternano la coltivazione o l'allevamento con quello
tradizionale, ma sono interamente votate al biologico".

Aiab guarda avanti: "Al momento il marchio bio implica l'assenza di
organismi geneticamente modificati - sottolinea il presidente - ma ci sono
già discussioni su possibili deroghe e si sa che alcuni produttori
utilizzano le stesse macchine per trattare prodotti senza ogm e prodotti con
ogm, il che non garantisce la purezza del lavorato. Noi siamo contro gli
ogm, in modo radicale, il nostro marchio lo garantisce".

L'altro punto fermo della "filosofia Aiab" è quello della tipicità. "Il
marchio indicherà prodotti italiani. Non vogliamo suggerire che il biologico
è fatto bene solo in Italia - osserva Vizioli - però ci sembra più corretto
che il consumatore sappia se, per esempio, l'olio biologico che sta
comprando è fatto con olive che provengono dalla Grecia o dalla Spagna.
Inoltre da tempo sosteniamo che l'agricoltura è uno dei sistemi per la
salvaguardia del territorio, perciò è importante promuovere e sostenere la
produzione italiana".

Il marchio Aiab si proporrà anche come garanzia di comportamento etico. "Ci
interessa il benessere degli animali, ma vogliamo riportare l'accento sul
problema dello sfruttamento dei lavoratori - afferma Vizioli - Il sigillo
Aiab garantirà che le aziende rispettano in modo rigido i contratti di
lavoro, che non impiegano manodopera clandestina o non sfruttano il lavoro
minorile".

Tutto bello, ma uno dei problemi maggiori della diffusione del biologico in
Italia è il costo. "E' vero - ammette il presidente dell'Aiab - il piccolo
negozio del biologico non può competere con i prezzi della grande
distribuzione, più bassi grazie allo stoccaggio di grosse quantità. Per
questo l'affiliazione al marchio Aiab consentirà di aderire a gruppi di
acquisto e di ridurre i passaggi. L'iniziativa ha avuto come primo scopo
quello di accorciare la filiera: i prodotti saranno acquistati come gruppo
direttamente dalle aziende e distribuiti subito ai negozi, diminuiremo i
passaggi e con questi i costi".

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Oggetto: gazzetta di parma 20/01

Salsomaggiore
Trovato un cane

Il 14 gennaio, a Cangelasio, è stato ritrovato un cane di razza setter
maschio, taglia media, pelo lungo, colore bianco con macchie nere, collare
con campanello, con un numero di microchip estero: 968000002718087. Il
proprietario è pregato di contattare Giovanna Uni all'Ufficio tecnico (
0524- 580252) o la Polizia Municipale ( 0524- 570111).

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Oggetto: il secolo xix 20/01

Il caso Tre falchi "archeologi" per proteggere gli scavi di Ercolano dai
piccioni

Ercolano (Napoli)Tre falchi "archeologi" al lavoro per combattere i gravi
danni causati a Ercolano da una nutrita colonia di piccioni. Si chiamano
Airon, Gari e Miura e si sono librati in volo per la prima volta ieri
mattina, guidati da esperti falconieri. E' una operazione che la
Soprintendenza Archeologica di Pompei svolge nell'ambito dell'Herculaneum
Conservation Project, importante progetto in collaborazione con "The Packard
Humanities Institute" e "The British School at Rome" per la salvaguardia e
la valorizzazione dell'antica città di Ercolano.
Nidificando negli angoli più tranquilli del sito, i piccioni creano problemi
molto seri per la conservazione: l'acidità del guano danneggia infatti
gravemente le strutture e le superfici decorate antiche; gli uccelli inoltre
beccano continuamente gli architravi e gli infissi di legno carbonizzato che
rischiano così a poco a poco di scomparire. Maria Paola Guidobaldi,
direttrice degli scavi di Ercolano, ha pensato di combattere il problema dei
piccioni con l'aiuto dei falconieri Gianclaudio Amalfitano e Mario Ciuffi
che hanno portato a Ercolano i tre falchi.
I rapaci, che riescono ad avvistare i piccioni anche da 4.500 metri, per
metterli in fuga seguiranno vari percorsi all'interno del sito. E'
necessario infatti cambiare continuamente l'orario e il percorso dei voli,
perché i volatili tendono ad abituarsi alla situazione di pericolo e
potrebbero nascondersi per uscire solamente quando la situazione è
tranquilla. Secondo gli esperti il lavoro sarà impegnativo e durerà oltre un
anno. L'obiettivo è spaventare i piccioni affinché essi non ritornino più
nel sito e, contestualmente, ripulire le zone in cui essi hanno nidificato,
infine chiudere con reti tutte le aperture attraverso le quali potrebbero
rientrare nelle abitazioni antiche. Previsto in seguito un programma di
"manutenzione" di voli occasionali, per evitare l'insediamento di nuove
comunità di piccioni.
L'operazione di volo si basa sul sottile equilibrio del peso dei falchi e
richiede la massima attenzione da parte del falconiere: se infatti il falco
è molto affamato potrebbe non ubbidire facilmente al richiamo del falconiere
(ma occorre evitare che i falchi mangino un piccione, dal momento che questi
ultimi sono una fonte di infezioni); d'altra parte, se il falco è troppo
sazio, potrebbe non essere molto interessato alla caccia. La conservazione
di Ercolano, con la presenza di case fino ai piani alti e materiali organici
quali il legno, tessuti e papiri è particolarmente difficile. L'Herculaneum
Conservation Project fu concepito nell'estate del 2000, durante una visita a
Pompei ed Ercolano di David W. Packard, Presidente del "Packard Humanities
Institute", un importante ente filantropico con sede in Los Altos,
California. Con il Soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo fu
concordata la possibilità di un progetto di collaborazione per la
conservazione del sito di Ercolano.

Il caso
Ha commosso Fiorella in tv tre legali le offrono assistenza
Chiavari. Ha fatto centro l'appello lanciato dalla chiavarese Fiorella Ricci
nell'ultima puntata di Bye Bye Baby, la trasmissione di Raidue su storie di
divorziati condotta da Giancarlo Magalli.
Tre avvocati si sono fatti avanti nella giornata di ieri con i responsabili
del programma, dichiarandosi disposti a offrire all'anziana di Maxena la
loro consulenza gratuita per assisterla nel tentativo di contestare la
legittimità dell'atto di matrimonio tra l'ex marito (deceduto anni fa) e la
donna con cui conviveva, e alla quale è stato riconosciuto il diritto a
percepire la pensione di reversibilità. «Sin dalla mattinata abbiamo
ricevuto le prime email - spiega Erika Santalucia, la regista che ha curato
i filmati esterni della trasmissione - . La storia di Fiorella Ricci ha
suscitato interesse nel mondo forense. Ora c'è una possibilità che la
signora possa essere aiutata nel tentativo di far sentire le proprie
ragioni». Gli avvocati che hanno offerto il patrocinio gratuito sono
Benedetta Flocchini e Giada Corte del foro di Genova e Vincenzo Toscano del
foro di Milano. La prima ha specificato nell'email di collaborare con
l'associazione (nata a Bologna) degli "avvocati di strada", che fornisce
assistenza a persone in stato di necessità.
Da parte sua, Fiorella Ricci conferma l'intenzione di andare fino in fondo.
Chiede che le sia riconosciuto il diritto a percepire non solo la pensione
di reversibilità dell'ex marito («Varie sentenze della Cassazione hanno
stabilito che, nonostante il divorzio, l'ex coniuge in stato di necessità ne
abbia titolo»), ma anche gli arretrati. La donna, oggi sessantottenne, vive
a Maxena dando rifugio a quaranta cani.

L'ALLARME
Brucia monolocale a Chiavari, morti due tartarughe e un coniglio
Passi per la casa completamente distrutta dalle fiamme partite da un corto
circuito di una ciabatta elettrica. Passi dover tornare a casa dai genitori.
Ma il dolore più grande, per la ragazza poco più che ventenne a cui ieri è
andata a fuoco la casa in via Sambuceti 22, è stato per il coniglietto
domestico e per la coppia di tartarughe d'acqua che sono morte nel rogo
dell'appartamento. I vigili del fuoco sono arrivati intorno alle 17, quando
ormai il fumo proveniente dall'appartamento aveva invaso il palazzo fino
all'ultimo piano. Non essendoci finestre fino al tetto dello stabile, i
vigili del fuoco, oltre a preoccuparsi di spegnere le fiamme, hanno dovuto
areare tutti gli appartamenti facendo uscire parte degli abitanti del
palazzo. Fra cui un padre e suo figlio residenti al primo piano proprio
sotto al monolocale della ragazza, e una signora di ottant'anni residente al
terzo piano con la figlia. Proprio sopra il monolocale bruciato, ha sede
anche l'Unione italiana dei ciechi di Chiavari. L'intervento dei vigili, fra
bonifiche e aereazione, è durato fino alle 19.30, oltre due ore.

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Oggetto: il tempo 20/01

Legge sul randagismo gli animalisti chiedono modifiche
PESCARA - Non piace agli animalisti la legge regionale sul randagismo né
l'intenzione della Giunta regionale di procedere a una sua revisione, ma,
ancora una volta, senza consultare le associazioni che degli animali si
occupano tutti i giorni, come già avvenne nel 1999. Animalisti italiani,
Lega antivivisezione, Lega nazionale per la difesa del cane e Movimento Una
ieri hanno presentato una proposta di modifica della legge regionale
vigente, che - tra l'altro - intende incentivare la sterilizzazione dei
cani, rendere effettiva l'anagrafe canina e l'inoculazione dei microchip,
vietare l'uso degli animali negli spettacoli e promuovere i circhi che non
li usano, ampliare la dimensione minima dei canili. In Abruzzo, secondo
un'indagine del Ministero della Salute, i cani randagi sono 42.710, dato che
pone la regione al sesto posto in Italia. Quelli di proprietà sono 105.870.
La proposta di modifica sarà inviata a Giovanni Pace, a tutti i consiglieri
regionali e ai candidati alle prossime elezioni.

SARÀ anche bellissimo, come tradizione vuole, ma è comunque un "evaso" e
come tale va ricercato e catturato.
Più che mai se lontano da casa rischia di non riuscire a cavarsela. Storia
di uccelli, quelli veri, con becco e piume, quella che vi raccontiamo: il
cigno che molti pescaresi hanno notato da qualche giorno in mare, nella zona
del porto-canale, è uno degli ospiti del laghetto del parco d'Avalos.
Non si sa né come né esattamente quando, ma si è spostato dalle placide
acque del lago (quelle "giuste" per un cigno) a un Adriatico in questi
giorni sin troppo spesso tempestoso.
Rischia di non farcela, anche perché è a tutti gli effetti un animale
domestico, abituato a ricevere cibo dagli inservienti e non certo a darsi da
fare per trovarselo da solo. Capita però che tra i tanti che l'hanno
osservato, qualcuno si è anche preoccupato di chiamare la Forestale. Ed è
scattata lamacchina del soccorso. Il dottor Nevio Savini, funzionario del
servizio Cites, e il veterinario Luca Brugnola, che opera nello stesso
settore, hanno preso a cuore la vicenda ed è iniziata l'operazione recupero.
Se ne occupa direttamente Brugnola, con l'appoggio della Capitaneria di
porto.
Il cigno è confidente e si lascia abbastanza avvicinare, ma serve comunque
un gommone per arrivare dalle sue parti e una certa abilità per prenderlo
senza spaventarlo troppo.
Tornerà a casa, questo è certo: una attrattiva persa per i tanti cittadini
pescaresi incuriositi in questi giorni dall'insolita presenza in mare e
sulla spiaggia, una soluzione indubbiamente migliore per il diretto
interessato.

Bracconaggio operazione dentro il Parco
TERAMO - Seconda operazione antibracconaggio del corpo forestale dello
stato, dall'inizio dell'anno, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso
Monti della Laga. Un bracconiere a caccia di cinghiali è stato infatti
denunciato dopo essere stato sorpreso con un fucile semiautomatico calibro
12 in un bosco all'interno dell'area protetta nel versante teramano.
All'uomo, che è stato denunciato all'autorità giudiziaria per i reati di
esercizio venatorio in un Parco Nazionale e porto abusivo di arma da fuoco,
sono stati sequestrati fucile e cartucce ed è stata elevata anche una
sanzione amministrativa. A condurre l'operazione, gli uomini della Forestale
di Crognaleto, dipendenti dal Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del
Cfs di Assergi.
Come già detto, l'operazione in questione è la seconda dall'inizio
dell'anno. Nei giorni scorsi, infatti, gli agenti del Corpo Forestale di
Isola Del Gran Sasso avevano sorpreso tre uomini a bordo di un pick-up
rimasto impantanato su una stradina di campagna nei pressi di Colle Scarpone
 - Selva degli Abeti, all'interno del Parco. A bordo del mezzo erano stati
trovati una carabina con cartucce, ben nascosta, ed un cane da caccia.
Entrambe le operazioni hanno ricevuto il plauso del Presidente del Parco
Walter Mazzitti che ha sottolineato l'impegno profuso dal Corpo forestale
per la tutela del territorio.

L'AQUILA - L'assessore regionale Francesco Sciarretta, sulla proposta di
costituzione di aree contigue ...
... per il Parco Velino Sirente, avanzata dal vice presidente dell'Ente
Gianfranco Tedeschi, resta sconcertato ma non sorpreso dall'uscita dello
stesso, definendola «come manovra elettoralistica, visto che Tedeschi vuole
candidarsi alla Regione e cerca di tenersi buoni i cacciatori».
«Sconcertano - dice ancora Sciarretta - l'evidente confusione e la
misconoscenza della materia dimostrati da chi è amministratore di un Parco.
La riperimetrazione dei confini, che è prevista dalle leggi dello Stato e
della nostra Regione, e l'istituzione delle aree contigue, non sono in
antitesi, anzi sono complementari e conseguenziali: laddove si riduce il
Parco si istituisce una misura di tutela più attenuata». Sciarretta ricorda
ancora che il Piano di sviluppo 2005 per legge deve riguardare solo e
soltanto l'area protetta. «Va ricordato a Tedeschi che per istituire un'area
contigua ci vuole una legge regionale. Non può istituirsi con un atto
interno dell'Ente Parco. L'improvvisato difensore dei cacciatori si riveda
la legislazione in materia».

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Oggetto: il messaggero 20/01

Rieti
IL ROGO DI POGGIO SAN LORENZO
La storia di Kuta che non è ancora tornata
L'esemplare di macaco femmina è scomparso martedì quando è scoppiato
l'incendio
di MARISA GERVASI

«I piccoli urlavano, le madri hanno perso la testa e sono morte insieme a
loro. Ieri sera Kuta, il giovane macaco femmina che viveva con noi da
quattro anni, non è rientrata e neppure la piccola che lei aveva adottato ha
dato segni di vita. Penso che siano morte nel rogo che ha distrutto il
padiglione dove passavano l'inverno ma i corpicini non li abbiamo ancora
ritrovati». Laura Toti De Marco, biologa e contitolare, con il marito
Antonio, del Giardino Faunistico di Poggio San Lorenzo, non nasconde il
dolore per quanto accaduto martedì mattina ad un passo da casa. Una casa
ospitale, la sua, aperta a colleghi (spesso ricercatori del Cnr o studenti)
e agli amici, una casa dove è facile incontrare giovani laureati
appassionati di natura o personaggi in vista del mondo scientifico romano e
non solo. «Questa mattina presto sono uscita come al solito per accudire gli
animali - prosegue Laura De Marco, nella vita dirigente all'Istituto
Superiore di Sanità - Ho sentito urlare i cebi e ho pensato: è tornata Kuta,
invece ancora niente, chissà dove sarà. Forse è già morta. Ricordo che
quando stava male mi abbracciava e che per non farla sentire sola le avevamo
preso due piccolini senza madre. All'inizio Kuta si è stressata, è caduta in
una specie di depressione ansiosa, poi ha reagito ed ha adottato la femmina,
con la quale è scomparsa da martedì mattina. E' terribile ma è la realtà».
Kuta era stata sequestrata in un mercato di Bali ed era arrivata a Poggio
San Lorenzo quattro anni fa. Era molto affezionata alla dottoressa De Marco
con la quale aveva stabilito un feeling molto speciale. Loro due stavano
sempre insieme. Con Kuta mancano all'appelllo anche due cebi, Pilar e Raya;
Nino, piccola scimmia saimiri; venti tartarughe, un bradipo, cinque iguane e
quattro pipistrelli. Tutti morti nel rogo provocato dal corto circuito.

«Siamo disperati, l'incendio ha distrutto il lavoro di una vita»
di MARISA GERVASI

«Erano mesi che chiedevamo all'Enel di adeguare la fornitura elettrica
perchè avevamo notato troppi sbalzi di tensione. Purtroppo adesso siamo qui
a contare i danni: serviranno almeno 40mila euro per ricostruire il
padiglione, rifare i recinti e sostuire i paletti di legno bruciati
dall'incendio. Ma la spesa maggiore bisognerà affrontarla per ripristinare
l'impianto di riscaldamento centrale, andato completamente distrutto». Il
giorno dopo la tragedia, scatenata con ogni probabilità da un corto
circuito, Antonio De Marco, titolare del Giardino Faunistico di Piano
dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, completa l'inventario dei danni e
soprattutto provvede insieme al figlio Lorenzo, studente di Veterinaria e
ormai vicino alla laurea, a sistemare gli animali superstiti nell'abitazione
dove vive con la sua famiglia. Da martedì la cucina è completamente occupata
dalle bestiole ferite o stressate dal colpo di calore. Così, nonostante il
fluimucil e l'antibiotico, i due bradipi scampati alla strage respirano
male: hanno le zampette fasciate e Lorenzo, prima di bendarli, ha provveduto
a medicare con la pomata antiustioni i piccoli arti bruciati dalle fiamme.
Anche una delle iguane sopravvissute è piuttosto grave «ma forse - dice
Lorenzo - ce la faranno, l'importante è che tutti gli esemplari feriti o
stressati dal rogo di martedì mattina siano stati sistemati al caldo».
Oggi intanto i coniugi De Marco si recheranno alla stazione dei Carabinieri
di Poggio San Lorenzo per sporgere denuncia dell'accaduto, mentre ieri hanno
predisposto l'elenco degli animali morti da recapitare alla Forestale. Ma i
due sono inconsolabili: Pilar e la piccola Raya, due scimmiette appartenenti
ai Cebi dai cornetti, sono morte nel rogo. Kuta e la piccolina di Macaco
femmina sono introvaili. «Pilar era una scimmietta Cebo, aveva vent'anni e
da quattro viveva nel nostro parco - spiega Arianna De Marco, che di Cebi
dai cornetti sa tutto visto che sono stati argomento della sua tesi di
laurea - Pilar è tornata indietro per salvare la piccola Raya, ma il fumo le
ha soffocate entrambe. Nino, il piccolo Saimiri, è morto per stress da
calore in braccio a mia madre. E' troppo brutto, mia madre li ha visti
morire tra le fiamme uno ad uno. Per noi è un dolore grandissimo». Arianna
De Marco, giovane dottoressa in Scienze naturali, ha vinto una borsa di
studio ed è in partenza per Strasburgo dove resterà per un anno ad
approfondire i suoi studi sugli amatissimi Cebi dai cornetti. Di Pilar e
Raya conosceva ogni segreto perchè le ha seguite per mesi e disegnate a mano
libera per le tavole allegate alla tesi: adesso le restano solo i disegni,
bellissimi e già pubblicati su varie riviste, e i ricordi delle due
scimmiette scomparse. Di Kuta, il giovane esemplare di macaco femmina, non
si hanno tracce da martedì. Idem per la piccolina che aveva adottato
(proprio come fanno gli umani) né sono stati ritrovati i due corpicini.
«Kuta era talmente affezionata a noi e al posto dove viveva da anni che
sarebbe già tornata - dice sconsolata Laura De Marco - Purtroppo credo che
sia morta nell'incendio insieme alla piccola che non aveva ancora un nome.
Quando stava male mi abbracciava e si accoccolava per cercare calore e
affetto, aveva avuto una brutta depressione ma l'aveva superata benissimo
insieme alla sua piccolina. Sento che non le rivedremo però, chissà». Già la
speranza è l'ultima a morire e i macachi sono anche vegetariani. Kuta
potrebbe essere fuggita nel bosco dove ci sono bacche e radici, potrebbe
essere terrorizzata e magari, una volta passata la grande paura, potrebbe
anche tornare a casa. Lassù, tra i boschi di Piano dell'Abatino dove i
bambini delle scuole, in visita didattica, avevano imparato a giocare con
lei.

Umbria
UN PROBLEMA ... RISOLTO
Piccioni, la metà è scomparsa
Almeno quattromila volatili non vivono più nel centro storico
di RENZO BERTI

Da un paio d'anni a questa parte ne sono stati "sfrattati" almeno
quattromila. Tanto che il numero dei piccioni selvatici si è più che
dimezzato passando dalla cifra record di novemila esemplari che venne
stimata dieci anni fa dalla prima indagine fatta eseguire dal Comune ai poco
più che tremila di oggi. Insomma, gli "inquilini" indesiderati hanno
abbandonato il centro storico. La conferma arriva da una stima effettuata
dall'ufficio veterinario della Asl, che ha tenuto sotto controllo la
riproduzione dei volatili negli ultimi tre anni per conto dell'ufficio
ambiente del Comune. Qualche esempio? In Piazza Duomo continuano a
nidificare solo tra le fessure della torre campanaria. Prima, i pertugi
preferiti erano quelli ricavati nel sottotetto del Caio Melisso o sui muri
della chiesa della Manna d'oro. Ma da quando sui davanzali del Teatro sono
stati installati i dissuasori, i volatili hanno sloggiato. E lo stesso
sembrano aver fatto anche quelli che avevano trovato una comoda sistemazione
nella zona di Piazza del Mercato, dove i residenti lamentavano una
convivenza impossibile.
Gli unici esemplari continuano a stazionare sopra la fontana dell'orologio,
ma si possono contare davvero sulla punta delle dita. E la presenza del
cantiere, seppur bloccato da tre mesi, ha fatto cambiare aria anche a quelli
che si erano rifugiati nel sottotetto di Palazzo Comunale. Cosa è accaduto?
«Semplice - dicono gli esperti della Asl . - La chiusura delle fessure dei
muri o quelle dei finestroni, dove i colombi torraioli solitamente
nidificano, ha portato alla distruzione delle uova che erano in fase di cova
e privato gli animali di luoghi riparati dove poter crescere i loro
cuccioli. In questo modo, i colombi si sono spostati di qualche chilometro
dalla cinta urbana». Ma la loro probabilità di sopravvivenza è stata
dimezzata dall'attività venatoria. Insomma, a tre anni di distanza
dall'ordinanza emanata dalla precedente amministrazione comunale che
consentiva anche l'abbattimento venatorio, i risultati concreti si sono
visti. «La situazione - sostiene la dottoressa Maria Teresa Ferretti - è
migliorata notevolmente anche dal punto di vista igienico-sanitario».

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Oggetto: corriere della sera magazine 20/01

Toh, il cinghiale vale più dell'uomo

Nelle scuole di giornalismo continuano a insegnare una vecchia norma, che è
questa: un cane che morde un uomo non è una notizia, un uomo che morde un
cane lo è. Forse andrebbe aggiornata così: un cinghiale cheuccide un uomo
non fa notizia, il contrario sì. Settimane fa a Ceva, in provincia di Cuneo,
una macchina ha fatto un frontale contro un cinghiale e due ragazze sono
morte nello scontro. Una si chiamava Nicoletta e aveva 21 anni, l'altra
Barbara e ne avena 19. La loro morte è finita nelle pagine regionali,
racchiusa in due smilze colonnine. Come se due vite spezzate nel fiore degli
anni non meritassero qualcosa di più, come se l'incidente non avesse
qualcosa di intollerabile. E invece, con un po' di ricerca negli archivi,
scopriamo che questi incidenti provocati dai cinghiali sono frequenti,
troppo frequenti. E' successo che la proliferazione dei cinghiali è
diventata un problema drammatico che non si può più affrontare come una
rissa fra "buoni" (ambientalisti) e "cattivi" (cacciatori). Per uno di
quegli scarti che la natura riserva a chi si prende troppa confidenza, il
ripopolamento dei cinghiali è sfuggito di mano all'uomo. Anni fa sono state
inserite razze provenienti dai Balcani che hanno una maggiore capacità
riproduttiva rispetto a quelle locali e adesso la popolazione è fuori
controllo: passi per i danni alle colture, pur incalcolabili, passi per lo
squilibrio ecologico, pur devastante per altre specie, ma Nicoletta e
Barbara cosa c'entrano? In un primo tempo si pensava che i foraggiamenti
artificiali nei boschi fossero espedienti sufficienti per allontanare i
cinghiali dalle aree coltivate. Così non è stato. In un secondo tempo si è
persino ricorso a impianti di recinzione elettrificati da utilizzare solo
nel corso delle stagioni di maturazione delle colture. Ma sono serviti a
poco. I cinghiali hanno continuato a moltiplicarsi, a invadere il
territorio, ad attraversare le strade. Due povere ragazze morte per un
cinghiale non fanno più notizia ma se qualcuno osasse uccidere un cinghiale
verrebbe impallinato dai media e da quanti, giustamente, si prendono cura
degli animali. Ma se si vuole evitare altre stragi bisogna uscire da questa
logica dettata da sensibilità oltremodo esasperate.
Aldo Grasso.

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Oggetto: RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO

----- Original Message -----
From: "Niseema" <niseema@...>

RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO

(OMNIROMA) Rieti, 20 gen - "E' ancora poco chiara la situazione
del canile di Castelfranco". A dichiararlo è il responsabile
reatino di Codici che ha presentato in merito un esposto alla
Procura della Repubblica di Rieti per chiedere l'accesso agli
atti. "La semplice denuncia delle indigenti condizioni del
canile di Castelfranco - spiega Claudio Infussi di Codici - non
sembra aver sortito effetti. L'inconcludenza
dell'amministrazione comunale di Rieti e della Asl, nonché la
facile tendenza al lassismo nelle modalità di tenuta e cura
degli animali, dovrebbe forse permettere di asserire che le
aberranti condizioni igienico-sanitarie del canile in questione
siano elementi non sufficienti per gridare al bisogno e
all'urgenza dell'intervento? Quanto ancora dovrà peggiorare la
situazione - prosegue il segretario provinciale di Codici -
prima che s'intuisca che tollerarla significa violare dei
diritti? Perché negare ai cani, essere viventi come noi, la
sussistenza e le condizioni minime di decenza?". "Il Codici non
ha mai conosciuto rassegnazione - continua Ivano Giacomelli,
segretario nazionale dello stesso Comitato - di fronte a
situazioni evidentemente lesive della dignità umana, e per
questo procederemo con tutti i mezzi a nostra disposizione per
portare la vicenda a debite conclusioni, ci impegneremo affinché
il canile di Castelfranco divenga una struttura valida e,
soprattutto, a norma di legge per garantire una decorosa
accoglienza ai cani".

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Oggetto: corriere della sera 21/01

Lombardia
Lav e Carroccio uniti: animali maltrattati. Il sindaco (FI): tutto secondo
le disposizioni
«No alla macellazione islamica»
Varese, esposti in Procura per le uccisioni rituali della festa del
Sacrificio

LUINO (Varese) - Gli scontri e le tensioni di piazza - diversamente dal 2004
 - non ci sono stati, ma il rito della macellazione islamica, per la festa
musulmana del Sacrificio, rischia di finire davanti alla magistratura.
Animalisti ed esponenti della Lega Nord annunciano esposti alla Procura
contro chi ha autorizzato ieri al macello civico di Luino l'uccisione di una
quarantina di pecore secondo il metodo previsto dal Corano: colpo secco di
coltello alla gola e morte della bestia per dissanguamento. «Pur
comprendendo i motivi religiosi non capiamo perché ai musulmani debba essere
concesso ciò che ai cittadini italiani è vietato dalla legge», sostengono
tanto gli esponenti della Lav quanto quelli del Carroccio. Per il sindaco
Ercole Mentasti (FI), invece, è tutto in regola: «Abbiamo agito sulla base
di precise indicazioni del servizio veterinario regionale».
   Ieri mattina davanti al macello si temeva il bis di quanto accadde un
anno fa, quando gli attivisti della Lav cercarono con ogni mezzo, compresi
blocchi stradali, di fermare i camion che conducevano gli ovini al loro
destino. Volarono insulti e si arrivò a un passo dallo scontro fisico. Fin
dalla notte tra mercoledì e ieri il macello luinese è stato presidiato dalle
forze dell'ordine, in mattinata si sono mobilitati decine di poliziotti e
carabinieri ma per fortuna la giornata è trascorsa senza incidenti. Primo
perché il furgone che trasportava gli animali è stato fatto entrare
nell'edificio già alle 5 del mattino; secondo perché gli animalisti hanno
alla fine disertato l'appuntamento. «Abbiamo detto ai nostri di rimanere a
casa - spiega Mauro Bottigelli della Lav - perché rischiavano di passare per
provocatori. Ma non rinunciamo alla battaglia: chiediamo alla magistratura
di indagare sul reato di maltrattamento degli animali e di accertare se la
struttura di Luino ha i requisiti per le macellazioni rituali». Sulla stessa
linea Alessandro Vedani, della segreteria provinciale della Lega Nord.
   L'uccisione di agnelli e montoni per la festa del Sacrificio si è potuta
svolgere a Luino e in un centinaio di altri centri lombardi, grazie a una
deroga firmata dal servizio sanitario della Regione Lombardia e recepita dai
sindaci.
C. Del.

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Oggetto: il secolo xix 21/01

Lo Sportello dei diritti degli animali «I più maltrattati? Gatti e...
gattare»
Sanremo Sono soprattutto i gatti a dover subire l'intolleranza dei
cittadini, che spesso non esitano a ricorrere alla violenza o, nei casi più
estremi, al veleno. E a rimetterci sono anche le "gattare", insultate,
minacciate e, è accaduto alla Foce, anche picchiate.
E' un quadro sconcertante quello che emerge dal bilancio dei primi tre mesi
di attività dello Sportello per i diritti degli animali, istituito
dall'amministrazione comunale a Palazzo Bellevue per raccogliere le
segnalazioni di maltrattamenti, abbandoni e altre problematiche che
riguardano cani, gatti e così via. Lo sportello, creato su spinta del
consigliere Dario Daniele, in collaborazione con l'assessore all'Ambiente
Gianni Salesi, si avvale dell'opera di tre assistenti, Davide Daniele,
Romano Ferri e Annamaria Fontò. Gli episodi più frequenti, come detto,
riguardano l'intolleranza verso le colonie feline presenti sul territorio
cittadino. Che, va ricordato, sono tutelate da una legge regionale.
Purtroppo molte persone si dimostrano incivili o addirittura crudeli,
ricorrendo ad ogni metodo per allontanare i mici o contrastare l'opera delle
gattare.
Non se la passano meglio i cani. Una decina i "migliori amici dell'uomo"
legati a catene non adatte o troppo corte. In un caso particolarmente grave
il personale dello sportello si è trovato davanti ad un cane anziano che
aveva passato la maggior parte della sua vita alla catena: con le zampe, a
furia di andare avanti e indietro nello stesso posto, aveva scavato una
sorta di trincea attorno alla cuccia.
Altri interventi hanno coinvolto volatili: sono stati soccorsi un gabbiano e
un cormorano rimasti impigliati in reti da pesca abbandonate sul lungomare
Calvino, uno sparviero intossicato da un'esca avvelenata e una tortorella
appena nata e caduta dal nido, finita sulla strada e sottratta alle ruote
delle auto.
Il lavoro dello Sportello è destinato ad aumentare. Nelle prossime settimane
dovrebbe essere varato un nuovo regolamento comunale relativo alle norme di
custodia degli animali d'affezione, che consentiranno agli operatori di
effettuare controlli più puntuali e, in caso di violazione, emettere multe
salate.
P.I.

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Oggetto: il tempo 21/01

L'Anffas punta sulla pet theraphy
Un appuntamento destinato a figure professionali sanitarie
Comincia lunedì presso il Centro servizi volontariato un seminario
TERAMO - Si svolgerà nei giorni di lunedì 24 e martedì 25 gennaio, presso il
Centro Servizi per il Volontariato di Teramo, a Piano d'Accio, la prima
edizione del seminario su "Attività e terapie assistite dagli animali",
organizzato dal Centro Studi e Ricerche Metodiche Riabilitative della
Disabilità dell'Anffas in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico
Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale".
Il seminario, gratuito, è rivolto a medici-chirurghi, fisioterapisti,
educatori professionali, logopedisti, psicologi e prevede la partecipazione
di 27 medici ed operatori. L'obiettivo dell'evento formativo è quello di
esaminare in maniera approfondita la "Pet therapy" (la terapia assistita
dagli animali) e, quindi, i principali disturbi trattabili con tale metodo e
gli strumenti di interazione con i pazienti. Il seminario, la cui seconda
edizione è prevista il 28 febbraio ed il 1° marzo 2005, è una delle attività
previste nell'ambito del Progetto Obiettivo promosso dalla ASL di Teramo e
attuato dall'Anffas di Teramo in collaborazione con l'Università degli Studi
"D'Annunzio", che ha come finalità la ricerca, lo studio e la
sperimentazione di nuove metodiche riabilitative. Si tratta del secondo
appuntamento con gli eventi formativi del Centro Studi e Ricerche
dell'Anffas, avviati nel mese di dicembre del 2004 con il corso
sull'innovativa terapia della riabilitazione in acqua.

Dalla Provincia un programma di interventi contro il randagismo
IL RANDAGISMO non è solo una piaga delle città, ma si sta rivelando
un'emergenza anche nelle zone di ripopolamento per la fauna selvatica, dove
i cani vaganti fanno strage della selvaggina pronta da trasferire nelle aree
di caccia. Senza contare le problematiche ecologiche e sanitarie legate alla
circolazione incontrollata di cani abbandonati e non padronali, come gli
attacchi alle persone, gli incidenti stradali, le trasmissioni di zoonosi
all'uomo e ad altri animali e i danni agli allevamenti. Prima che la
situazione diventi irrecuperabile, l'assessorato provinciale alla Sanità e
il Servizio Tutela e Valorizzazione del Territorio hanno messo a punto un
programma di interventi mirati per la lotta al randagismo nei tre Istituti
di protezione faunistica del Pescarese (Penne, Loreto, Brittoli-Pietranico)
e nel centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica di Torre de'
Passeri, tutti gestiti dalla Provincia. Il piano, la cui redazione è
prevista nel protocollo d'intesa sottoscritto il 15 marzo 2001
dall'amministrazione provinciale e dall'Ufficio di Sanità Animale della Ausl
di Pescara, è stato elaborato su iniziativa del presidente De Dominicis, che
detiene la delega alla Caccia, e prevede da febbraio a luglio la
sperimentazione di una serie di azioni di prevenzione e controllo del
fenomeno, attuate con la collaborazione della Polizia Provinciale e
dell'Enpa di Pescara. La Provincia tenterà di coinvolgere nel progetto anche
i sindaci dei Comuni interessati, ai quali invierà copia del programma per
incentivare l'attivazione di iniziative analoghe. Per quanto riguarda i cani
padronali non controllati, un veterinario convenzionato, Marcello Palombo, e
un tecnico faunistico della Provincia, Antonello Zanghi, si recheranno casa
per casa per effettuare gratuitamente la registrazione (obbligatoria) del
cane all'anagrafe regionale, dotandolo di microchip e consegnando al padrone
la carta d'identità canina. La Provincia ha anche stanziato 6 mila euro per
sterilizzare gratis le cagne di proprietà. In una seconda fase entrerà in
azione la Polizia Provinciale, che effettuerà controlli a tappeto, mentre
l'Enpa sarà d'appoggio per i randagi, che una volta catturati e
sterilizzati, verranno dati in adozione o mantenuti sul territorio con
l'aiuto dei residenti.

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Oggetto: Cani aggressivi. Cosa pensare degli uomini?

 
 
 

Cani aggressivi. Cosa pensare degli uomini?
Tra le emozioni di questa estate occorre annoverare gli episodi di aggressione da parte dei cani. La domanda è inevitabile. Perché una persona acquista un cane di grosse dimensioni, perché lo addestra al combattimento, perché lo abbandona? Solo insicurezza compensatoria, aggressività trasferita, irresponsabilità?

No. Non è così. Non si può negare quanto sia positivo l’atteggiamento assunto dalla nostra cultura verso gli animali. Nella società della fatica e della penuria, quando anche la vita dell’uomo si presentava incerta, il rispetto per l’animale era quasi inesistente. Uno scrittore della prima metà del secolo descriveva scandalizzato l’accanimento con cui i membri della famiglia si gettavano sul maiale per immobilizzarlo di fronte alla lama del macellatore, dopo averlo per mesi allevato con cura.
Oggi, un comportamento del genere produrrebbe disagio, disapprovazione. I maltrattamenti contro cani e gatti fanno cronaca. Le foto della vivisezione creano turbamento e sdegno. Un numero sempre maggiore di persone non comprerebbe una pelliccia o una borsa di pelle. Si tratta di una crescita di sensibilità, di un autentico elevamento valoriale.
Ma c’è chi sostiene, e probabilmente non sbaglia, che l’uomo, al contrario dell’animale, sta perdendo terreno nella mappa della considerazione. Lasciar libero un cane che potrebbe rivelarsi pericoloso tradisce un sottile disprezzo verso la persona, una caduta di stima nei riguardi dell’uomo.
E allora, è cresciuto l’amore per gli animali? Forse sarebbe più appropriato parlare di fuga emozionale dell’uomo verso i livelli inferiori della scala biologica.
La cultura del nostro tempo, come testimoniano molteplici trasmissioni televisive, propone l’animale quale oggetto mentale privilegiato, addirittura ne fa un modello di saggezza. Il comportamento animale, mai tanto attentamente studiato, è divenuto il parametro della bontà naturale. E dal momento che ci avvertiamo sempre più come porzione di un’unica linea ascendente, tale modello non ci lascia indifferenti. Nella visione evoluzionista l’uomo tende a smontare dal podio. Colui che un tempo era considerato dai filosofi centro e fine del cosmo, il demarcatore fra natura e spirito, oggi è guardato come uno fra i tanti ospiti del pianeta.
Dov’è finito l’abisso invalicabile che la cultura del passato, con la sua forte convergenza antropocentrica, poneva fra l’uomo e l’animale? Cosa cerca l’uomo di oggi nell’animale?
Forse la semplicità di un essere stabilmente ancorato all’istinto, più rassicurante dell’uomo, il quale si rivela spesso imprevedibile e sconcertante, capace sia di evoluzione che di atrocità. Forse, negli animali cerchiamo la relazione scontata e senza rischi, dei compagni che si sottomettono e non contraddicono. E’ stato osservato che un cane dimena sempre la coda al suo padrone, si tratti di Napoleone o di un deficiente. “Gli animali sono amici così simpatici; – osserva Eliot – non fanno domande, non muovono critiche”.
Oppure, guardiamo al di sotto di noi perché ci manca il coraggio di fissare lo sguardo oltre l’uomo? Forse è la stessa logica dell’evoluzione ad incuterci il timore di poter incontrare qualcuno a noi superiore, dotato unicamente di pensiero e privo di animalità.

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Oggetto: [OT] Corsi online di diploma per la cooperazione e lo sviluppo

 

Corsi online

Corsi online di diploma per la cooperazione e lo sviluppo
Corsi di diploma online per specializzarsi in Sviluppo, Cooperazione e Diritti umani.

Il Centro di Formazione Online allo Sviluppo, promosso dal VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) organizza per l'anno 2004 - 2005 l’ottava edizione dei corsi di specializzazione online in cooperazione internazionale e sviluppo, con la finalità di diffondere una cultura della cooperazione e della solidarietà verso il Sud del mondo e di fornire competenza professionale a chi si occupa di tematiche internazionali.

I corsi di diploma attivati nella presente edizione sono:

  • CORSO DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

  • CORSO DI ECONOMIA DELLO SVILUPPO

  • CORSO IN DIRITTI UMANI E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

  • CORSO DI GLOBALIZZAZIONE E INTERCULTURA

Sono stati inoltre attivati moduli avanzati sulle seguenti materie:

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE, EDUCARE AI DIRITTI UMANI, CONSUMO CRITICO, EDUCAZIONE ALLA PACE, IMMIGRAZIONE, PROGETTAZIONE PER LO SVILUPPO

I corsi proposti dal Centro di Formazione Online allo Sviluppo adottano la metodologia innovativa della formazione online, che consente agli studenti di seguire i corsi in qualsiasi luogo (è sufficiente l'accesso a Internet) e in qualsiasi momento (con scadenze temporali fissate dal docente), utilizzando Internet e la posta elettronica.

Per informazioni si prega di consultare il sito www.volint.it

Per iscriversi inviare alla Segreteria del Centro (corsionline@...) curriculum vitae e lettera di motivazioni.

Per ulteriori informazioni: 06 51.629.312

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Oggetto: il messaggero 21/01

La strage di animali a Poggio San Lorenzo: veterinari pronti a partire per
aiutare i coniugi De Marco
Rogo, arrivano volontari da tutta Italia
Mobilitata anche la Rai: Licia Colò e Geo&Geo inviano troupe
di MARISA GERVASI

La strage di animali esotici nel Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo,
dopo la tappa in Parlamento con l'interrogazione della deputata Carla
Rocchi, approda in Tv nel programma "Animali, animali" condotto da Licia
Colò ( nella foto ) su Rai Tre alle 9.55. Questa mattina una troupe
sbarcherà in mezzo ai boschi di Piano dell'Abatino per girare le riprese
mentre martedì prossimo lo stesso dottor Antonio De Marco, titolare del
parco dove all'alba di martedì si è sviluppato un violento incendio, sarà
ospite della popolare conduttrice, storica sostenitrice della causa
animalista.
«C'è stata una mobilitazione generale - spiega De Marco - che denota una
sensibilità notevole verso il mondo animale. Ci hanno chiamati da tante
città, Milano, Firenze, Modena, Bologna per sapere come possono aiutarci a
ricostruire il padiglione distrutto dalle fiamme. Ci hanno telefonato anche
vari gruppi di veterinari di numerose regioni italiane offrendo gratis il
loro lavoro per curare gli animali sopravvissuti all'incendio. Eppoi tante
associazioni animaliste e ambientaliste e tanti privati cittadini che
vogliono partecipare alla raccolta di denaro. Senza dimenticare che a
distanza di poche ore dal disastro, decine di volontari sono arrivati nel
nostro Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo per dare una mano».
Ma la mobilitazione scattata intorno alla strage di animali esotici vede
schierate anche le istituzioni. A cominciare dal consigliere provinciale
Vincenzo Lodovisi (Margherita) che ha presentato un ordine del giorno per
impegnare la giunta Melilli nell'opera di ricostruzione del centro
faunistico di Poggio San Lorenzo.

Licia Colò in aiuto agli animali feriti
La strage a Poggio S. Lorenzo mobilita pure le troupe della Rai
Per aiutare la ricostruzione del Giardino faunistico di Poggio San Lorenzo,
danneggiato pesantemente da un incendio scoppiato martedì all'alba
probabilmente per un corto circuito, oltre ai mezzi di informazione scritta
e televisiva, scendono in campo le istituzioni. Dopo l'interrogazione
parlamentare della deputata Carla Rocchi ( Margherita ) che due giorni fa ha
parlato di danno enorme per tutta la comunità e annunciato che denuncerà
l'Enel qualora venisse accertato che gli sbalzi di tensione sono alla base
del disastro, adesso è la Provincia a schierarsi a fianco della famiglia De
Marco, che gestisce il centro faunistico di Piano dell'Abatino.
«L'incendio di Piano dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, oltre alla strage di
animali - scrive il consigliere Vincenzo Lodovisi ( Margherita ) nell'ordine
del giorno presentato al Consiglio provinciale - ha causato gravi danni alla
struttura, quantificati sommariamente in circa 40 mila euro e messo a
rischio la permanenza in vita del centro faunistico che vive grazie
all'impegno gratuito dei coniugi De Marco, convinti naturalisti. La
struttura rappresenta un singolare esempio di iniziativa no profit che è
stata in grado, da sola, di caratterizzare l'intero comprensorio crescendo
di anno in anno grazie alla credibilità ed all'autorevolezza dei conduttori.
Da parte nostra è doveroso intervenire con un sostegno economico per il
ripristino delle strutture andate distrutte».
Lodovisi sollecita dunque la giunta Melilli ad avviare un'opera di
sensibilizzazione nei confronti di Regione e Ministero per l'ambiente
affinchè siano disposte a favore del centro misure idonee a consentire un
ricovero adeguato alla molteplici specie animali che vengono continuamente
assegnate alle cure del dottor De Marco. Perchè a Poggio San Lorenzo, oltre
alla funzione didattica incentrata sui temi della selezione naturale e degli
adattamenti, si cerca pure di curare e rimettere in piedi animali
sequestrati negli aeroporti o feriti da cacciatori senza scrupoli che
sparano a qualsiasi oggetto animato. Per questo negli anni il Giardino
faunistico dei De Marco è diventato un importante punto di riferimento anche
per la Forestale che indirizza in quell'oasi tra i boschi bestiole ferite o
in difficoltà. E tutte, a casa De Marco, sono state sempre accolte e curate
amorevolmente, senza badare alle inevitabili spese per l'ospitalità.
Marisa Gervasi

Canile di Castelfranco: "Codici" invia un esposto alla Procura
Un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare le condizioni
igienico-sanitarie del canile di Castelfranco. A presentarlo l'associazione
"Codici" che denuncia «l'inconcludenza dell'amministrazione comunale e
dell'Asl Rieti nonché la tendenza al lassismo nella cura degli animali».
«Quanto dovrà peggiorare la situazione - dichiara Claudio Infussi,
segretario provinciale di "Codici" - prima che s'intuisca che tollerarla
significa violare i diritti degli animali? Perché negare ai cani, essere
viventi come noi, la sussistenza e le condizioni minime di decenza?» «La
nostra associazione non ha mai conosciuto rassegnazione - continua Ivano
Giacomelli, segretario nazionale del Codici - Per questo ci impegneremo
affinchè il canile di Castelfranco divenga una struttura efficente e,
soprattutto, a norma di legge». "Codici" ha chiesto al sindaco di Rieti
l'accesso agli atti, con l'intento di avere la documentazione necessaria per
far luce su alcuni punti come autorizzazione, affidamento e gestione del
canile. Nonchè sui relativi controlli amministrativi e sanitari e su
eventuali provvedimenti adottati.

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Oggetto: Traffico di rifiuti pericolosi, cinque arresti

Avrebbero gestito un traffico illecito di rifiuti liquidi pericolosi
(prevalentemente emulsioni oleose, oli minerali esausti e percolato di
discarica, che avrebbero miscelato, contravvenendo alle disposizioni di
legge), stoccandoli in maniera abusiva e addirittura inquinando la falda
acquifera. Queste le accuse con le quali gli investigatori del Nucleo
operativo ecologico del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente,
insieme ai colleghi del Comando provinciale di Bari, hanno arrestato
cinque persone. Si tratta di Italo Forina, 63 anni, di Canosa di Puglia, e
Felice Rosito, 38 anni, di Corato, rispettivamente legale rappresentante e
responsabile tecnico della società di smaltimento di rifiuti «Solvic», che
ha sede a Canosa, Nicola Veronico, 55 anni, di Bari, titolare della ditta
di trasporti «Veronico» e due chimici, Cosimo Marino, 60 anni, di
Giovinazzo e Pietro Abbaticchio, 64, di Bitonto.

http://www.vigilanzambientale.it/news/cinquearresti.shtml



Vigilanza Ambientale - http://www.vigilanzambientale.it

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Oggetto: Il veterinario, amico del giaguaro

 

Il veterinario, amico del giaguaro
I medici degli animali si misurano con tradizioni produttive consolidate che "cosificano" gli animali ma anche con nuove norme e con l'aumento di consapevolezza da parte dell'opinione pubblica
 
Mesi fa, sul New York Times varie associazioni animaliste e l'Associazione statunitense dei veterinari per i diritti animali accusavano: «Nessuno ha tradito più animali dell'Associazione medica veterinaria di questo paese». Si riferivano al sostegno offerto dalla categoria professionale a pratiche di allevamento decisamente produttivistiche e contrarie al benessere degli allevati, anche se pienamente legali.

Poco tempo dopo, la American veterinary medical association ha deciso di non sostenere più alcune delle modalità incriminate. La vicenda illustra un concetto: non è scontato che i veterinari tutelino i diritti dei loro assistiti a non soffrire e a soddisfare le proprie esigenze etologiche. Quasi tutti gli animali non selvatici hanno rilevanza economica e così i loro diritti di esseri viventi passano attraversano strettoie obbligate: allevamenti intensivi, trasporti, macelli, stabulari. Molti veterinari vivono un ruolo ambivalente: tutelano più che altro la salute pubblica (timbrando la carne nei macelli e controllando gli allevamenti) o - bene che vada - le esigenze spesso un po' egoistiche di proprietari di cani e gatti. Lo stesso codice deontologico della categoria, in Italia non accenna al benessere degli animali, e anzi pone fra gli obiettivi, per esempio, l'incremento della produzione.

Insomma, «prevalgono altri interessi, ed ecco perché anche in Italia abbiamo dato vita all'Avda, Associazione veterinari per i diritti degli animali, che si rivolge a quei professionisti i quali non vogliono solamente applicare le norme esistenti ma stimolare un quadro normativo più attento e offrire le proprie competenze al volontariato animalista, ai singoli, agli organi di polizia e giudiziari», spiega il veterinario torinese Enrico Moriconi che della neonata associazione http://www.avda.it/ è presidente.

I medici degli animali si misurano con tradizioni produttive consolidate che cosificano gli animali ma anche con nuove norme (le direttive europee sul benessere animale e la legge 189 sui maltrattamenti approvata lo scorso luglio) e con l'aumento di consapevolezza da parte dell'opinione pubblica: a seguire la nuova sensibilità popolare, la caccia sarebbe abolita da tempo in tanti paesi; invece, parlamenti e lobby contribuiscono a tenerla in vita. (Intervenendo ieri a un convegno dell'Avda, il presidente dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio si è impegnato a far inserire «l'abolizione della caccia e della vivisezione» fra le proposte elettorali della Gad). A seconda delle aree geografiche i veterinari si trovano di fronte a sfide diverse. In Giordania, come in Pakistan o in India o in Egitto, veterinari «animalisti» si impegnano a rendere meno dura la vita degli animali da soma sensibilizzando i proprietari e offrendo cure gratis o a basso prezzo agli equini.

Nei paesi musulmani si fanno timidamente avanti le prime associazioni - non solo di veterinari - che sostengono la compatibilità fra i dettami del Corano e lo stordimento degli animali prima dello sgozzamento rituale, affinché non soffrano. E' un problema approdato in Europa fra le polemiche: il rito islamico e quello ebraico della macellazione è esentato dall'obbligo normativo dello stordimento in tutti i paesi Ue (in Svizzera invece no). A Trento hanno risolto la cosa in modo consensuale: l'anno scorso, un veterinario del macello aveva fatto obiezione, rifiutandosi di controllare una macellazione di agnelli fatta senza stordimento. Alla fine, scegliendo il dialogo e il rispetto reciproci, si è creato un felice precedente dal possibile impatto «internazionale»: l'imam ha accettato lo stordimento.

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Oggetto: gazzetta di parma 22/01

Beethoven si è smarrito nel Nocetano
NOCETO - « Beethoven » , un cagnolino di sette mesi, incrocio fra pincher e
chiuaua, si è smarrito in località Bardiana di Noceto, in aperta campagna.
Il cagnetto ha il mantello di colore bianco e marrone chiaro. Chiunque
avesse notizie può mettersi in contatto con Nicole, ai numeri 349- 3405200 o
0524- 523389.

Ritrovato un « cocker » a Polesine

POLESINE - Uno splendido esemplare di cocker è stato ritrovato giovedí
mentre vagava nel centro di Santa Croce di Polesine. Si tratta di un cocker
di pura razza, dell'età di circa due anni, che indossa un collare verde ed è
privo di microchip. Chi lo avesse smarrito può mettersi in contatto con il
numero 3334141174 per provvedere quindi a riprenderselo.

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Oggetto: Così torturano gli animali per far contento Allah

Anmvi - LiberOscar
Così torturano gli animali per far contento Allah

(dal quotidiano Libero del 21 Gennaio 2005) - "Ci sarà anche la deroga, ci
saranno anche norme particolari, ma non si può continuare a vedere
spettacoli simili. Si deve fare qualcosa". Così si esprime, ad un certo
punto del filmato messo in onda da TeleColor, Gianni Leani, che è andato a
riprendere quello che è successo ieri in uno dei tanti macelli che hanno
prestato le loro camere della morte alla "festa del sacrificio" onorata dai
musulmani.
Leani era chiaramente sconcertato dalle risposte che il veterinario addetto
all'ispezione degli alimenti nel macello di Manerbio (Brescia) gli aveva
appena fornito.
"Una volta l'anno - ha dichiarato il sanitario - viene concessa, per motivi
religiosi, la macellazione senza stordimento degli animali. Non solo, ma le
deroghe alla macellazione usuale comprendono anche la possibilità di
trasportare gli animali in modi inconsueti".
Altro che inconsueti, caro dottore. Abbiamo visto decine di pecore e montoni
dentro bauli di macchine sgangherate, legati per le zampe e tirati giù,
senza tanti complimenti, per le orecchie. Sbattuti per terra aspettavano,
impediti ad alzarsi da corde e fil di ferro, che arrivasse il loro turno a
liberarli da un'agonia che durava ore.
"Modi inconsueti". Già, come è inconsueto che un animale, prima di essere
macellato, debba aspettare , con le zampe legate con il filo di ferro, ore e
ore sulla terra.
Alla faccia del benessere e delle norme comunitarie!
Come è inconsueto che venga trasportato al macello nel baule di una macchina
e non in un automezzo autorizzato. Come è inconsueto che, alla fine della
mattanza, i fedeli entrino con il carrello del supermercato ed escano con
una mezza pecora ancora fumante di sangue che spunta da un sacchetto giallo.
Ma era un macello o la giostra degli orrori al Luna Park?
"Metodi inconsueti". Più che inconsueti, illegali. E bene ha fatto
l'emittente cremonese a presentare un esposto alla magistratura per
maltrattamento. Possibile che nel 2005, in un Paese che pretende di essere
considerato civile, si debbano vedere decine di animali che scalciano sul
terreno gelato in attesa di finire appesi per i piedi, dopo essere stati
sgozzati senza stordimento? E tutto questo per festeggiare un Dio buono che
ha sottratto Ismaele al coltello di Abramo, sostituendolo con il montone? E
tutto questo perché i peccati risiedono nel sangue che deve sgorgare
dall'animale vivo affinché siano espiati?
Dobbiamo far assistere i nostri bambini alle immagini delle pecore che
sbavano nel gelo, tenute ferme con il filo di ferro per ore? Dobbiamo fargli
vedere il sangue che fuma mentre esce copioso, pompato da un cuore che batte
in un animale appeso per le zampe ancora vivo? Poi, cosa andiamo a
raccontargli e a menargliela di benessere animale, di pet theraphy e di non
tirare la coda a Fufi che ha i suoi diritti e una sua dignità? Ma
smettiamola, proprio per quel Dio buono, di permettere questi riti tribali,
altro che religiosi.
Anche a questo portano gli insegnamenti di chi sentenzia, come monsignor
Caffarra, che gli animali non siano degni di alcun diritto. Chissà come la
pensa sul taglio delle mani per i ladri e l'infibulazione.
La Rai e i principali network non hanno neanche avuto il coraggio di farle
vedere, queste scene trasmesse da TeleColor e messe a loro disposizione.
"Troppo forti, troppo dure". I bambini vanno protetti. Concordo. Allora
fatele vedere in orari protetti e con le consuete avvertenze. Che almeno gli
adulti sappiano, vedano, giudichino. Hanno visto lo scannatoio di Bagdad.
Avete paura di fargli vedere un montone legato con il filo di ferro scannato
e appeso al gancio mentre piange? Sì, avete paura. Siete dei codardi, perché
sapete che, se la gente vedesse questo spettacolo, le deroghe per le
macellazioni religiose tornerebbero in discussione, e si riaprirebbe un
vulnus con le comunità islamiche ed ebraiche. E allora, meglio che il vulnus
si apra nella gola del montone, perché lui difficilmente potrà entrare in
una cabina elettorale.
Oscar Grazioli

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Oggetto: Protezionisti del Veneto in corsa per le prossime elezioni regionali

Comunicato di sabato 22 gennaio 2005

AMBIENTALISTI ED ANIMALISTI DEL VENETO CORRERANNO COME INDIPENDENTI NELLE
LISTE DEI VERDI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO.
INIZIATIVA E CANDIDATI VERRANNO PRESENTATI DALL'ETOLOGO GIORGIO CELLI E DAL
PROSINDACO DI VENEZIA GIANFRANCO BETTIN MERCOLEDI' 26 GENNAIO A TREVISO ALLE
11.30 IN UNA CONFERENZA STAMPA.

Il Consiglio regionale e la Giunta regionale del Veneto negli ultimi dieci
anni hanno approvato una serie interminabile di leggi, leggine e delibere
che hanno aggredito pesantemente la fauna selvatica e penalizzato gli
ambienti naturali della nostra regione portando il Veneto ad avere anche il
primato di regione d'Europa con il maggior numero di specie di uccelli
cacciabili per legge.
Recentemente sono state approvate delle norme che hanno consentito la caccia
a specie protette, il condono edilizio anche in aree vincolate e protette,
gravi deroghe sul divieto generale di effettuare nuovi pozzi d'acqua per le
sole aziende che la imbottigliano a scopo di lucro, la destinazione di
milioni di metri quadrati a nuove cave di ghiaia e di pietra che aprono
ferite non rimarginabili, la distruzione d'intere campagne, l'esecuzione di
lavori che hanno comportato degli scempi ambientali in territori di pregio
tutelati anche dalla Comunità Europea.
Stanchi di tutto questo, alcuni militanti di varie associazioni di
volontariato del Veneto, forti delle loro esperienze e lotte decennali,
legali e sul campo, in difesa dell'ambiente e degli animali, hanno deciso di
mettersi attivamente in gioco per le prossime elezioni di rinnovo del
Consiglio regionale e Presidente della Giunta del Veneto del 3 e 4 aprile
2005.
Ogni cittadino di ciascuna delle sette province del Veneto potrà votare un
candidato, di chiara ed indiscussa matrice ambientalista, in qualità di
candidato indipendente nella lista dei Verdi per un impegno comune nella
difesa dell'ambiente, della salute e della qualità della vita.
In una conferenza che si terrà a Treviso presso la sala stampa (piano terra)
della palazzina delle associazioni di volontariato di via Isonzo 10,
mercoledì 26 gennaio 2005 alle ore 11.30, tale  iniziativa, che non annovera
precedenti nella nostra regione, verrà illustrata dal noto etologo Giorgio
Celli, dal prosindaco di Venezia Gianfranco Bettin e dal musicista Bepi De
Marzi dei Crodaioli, occasione nel corso della quale saranno presenti i
sette candidati ambientalisti (uno per provincia).
Renzo Rizzi del Coordinamento Protezionista ha dichiarato: "Auguriamo a
questi nostri amici che da anni combattono a spada tratta per una migliore
qualità della vita, la difesa dell'ambiente, degli animali e quindi
dell'uomo, di raggiungere l'obiettivo di entrare nelle stanze dei bottoni
dove da troppo tempo vengono prese decisioni a danno della salute di noi
tutti, dell'ambiente e degli animali"

Coordinamento regionale dei candidati protezionisti.

Consulta
www.lacveneto.it - Scrivi a lacveneto@... e
cooranticaccia@... e telefona a Renzo Rizzi 329/4703160

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Oggetto: gazzetta di parma 23/01

Festa musulmana, arrivano i Nas

BRESCELLO - Intervento in forze di carabinieri e polizia municipale in via
Molino Caselle, a Brescello, dove si sono ritrovati diversi nuclei familiari
di religione musulmana per celebrare la festa del sacrificio di Abramo che
prevede l'uccisione rituale di un caprone, la cui carne viene poi mangiata
per un terzo dai componenti della famiglia, per un terzo viene donata ad
amici e vicini di casa, mentre l'ultimo terzo viene offerta ai pi ù poveri.
La strada che da Coenzo conduce a Brescello l'altra mattina risultava
completamente bloccata da auto e famiglie, con circa 500 persone che, alla
presenza degli Imam della moschea di Reggio Emilia, celebravano la
macellazione rituale legata alla festa religiosa; diversi anche i parmigiani
di religione musulmana che si erano uniti alla macellazione celebrativa. Ad
ospitare il rito, tre allevamenti di proprietà di pastori di origine
siciliana, i quali avevano preparato per la vendita qualcosa come 320
caproni. L'intervento di una decina di carabinieri del nucleso
antisofisticazioni alimentari, i Nas di Parma, una quindicina di carabinieri
delle stazioni reggiane, tutti gli operatori della polizia municipale
brescellese e 4 veterinari dell'Ausl reggiana ha bloccato la festa, in
quanto di fatto era in corso una macellazione clandestina, priva di
qualsiasi tipo di autorizzazione sanitaria. Le forze dell'ordine hanno
provveduto a identificare almeno un centinaio di persone, con una
cinquantina di verbali che sono stati redatti ad altrettanti cittadini
trovati in possesso di parti di animali già macellati; per loro è scattata
una sanzione amministrativa che potrebbe arrivare a costare loro 6mila euro
a testa. Colpiti dal provvedimento amministrativo anche i pastori, che
avevano provveduto a mettere a disposizione il luogo per la macellazione.
Tutto è iniziato intorno alle 9: sulle rive dell'Enza le famiglie arrivavano
seguendo una cartina predisposta dalla moschea di Reggio Emilia.
L'itinerario terminava direttamente nei cortili degli allevamenti
individuati dagli Iman reggiani. Qui il pastore offriva, per cifre pare
comprese tra i 200 ed i 250 euro, gli animali ai fedeli; dopo aver ottenuto
il capo ovino, gli uomini della famiglia raggiungevano il luogo dove tre
religiosi vestiti di bianco sgozzavano i capi secondo i dettami del rito
musulmano. Alcuni invece si allontanavano con il capo vivo, per raggiungere
i centri di macellazione che sono rimasti aperti tutto il giorno per
permettere la celebrazione del rito. Tre i macelli in provincia di Reggio
disponibili ad operare nel pieno rispetto della legge. Il sindaco di
Brescello, Giuseppe Vezzani, ha dovuto sottoscrivere un'ordinanza per
permettere alle forze dell'ordine di distruggere i capi già macellati; 13 le
carcasse ancora intere poste sotto sequestro, con un'altra ventina di capi
che erano già stati macellati. « Abbiamo dovuto agire per far rispettare le
normative sulla macellazione, che tra l'altro avveniva in precarie
condizioni igienico e sanitarie - spiega il sindaco brescellese - ma da
parte nostra vogliamo ribadire il massimo rispetto per la ricorrenza
religiosa musulmana che si stava celebrando. Certamente si doveva pensare di
effettuare tutte le operazioni nel pieno rispetto delle regole; purtroppo
cosí non è stato » . Le carcasse poste sotto sequestro sono state caricate
su un automezzo arrivato appositamente a Brescello e inviate ad un centro di
distruzione.

Bocconi avvelenati nel cortile di casa

SORAGNA- Ancora bocconi avvelenati sul territorio di Soragna. Già nei mesi
scorsi erano stati rinvenuti avanzi di carne intrisi di veleni e di
anticrittogamici nella zona di Carzeto, verso San Secondo, e questo aveva
non poco allarmato i possessori di cani delle campagne circostanti.
Ugualmente, da pochi giorni, è stata la volta della zona vicina agli argini
del torrente Rovacchia, sia verso Soragna che verso Fontanellato, dove
sembrerebbe che un animale sia anche morto avvelenato, mentre altri
sarebbero riusciti a sopravvivere con un'energica lavanda gastrica. Ieri è
stata la volta di Asa, un bellissimo esemplare femminile di pastore tedesco,
tre anni d'età, di proprietà del soragnese Luciano Ajolfi. Una mano ignota
ha gettato nel cortile della villetta, posta a due passi dall'edificio
scolastico, un grosso involucro di carne, preparato come un sandwich legato
con filo di spago, contenente all'interno uno strato di sostanza pesticida.
Già Asa ne stava addentando la parte esterna, quando il provvidenziale
intervento della sua proprietaria ha posto fine a questo pasto che avrebbe
potuto avere anche conseguenze letali per l'animale, al quale già in passato
erano già stati gettati bocconi contenenti frammenti di vetri taglienti.
Dell'accaduto sono stati informati i carabinieri e il servizio veterinario
Ausl.

Emilio Nessi, le signore degli animali

Dieci donne coraggiose, dieci angeli che senza tanto clamore, giorno dopo
giorno, svolgono la « missione » che si sono prefisse. La giovane
guatemalteca che ha scelto il deserto del Sinai per prendersi cura delle
cicogne; la signora inglese che dal nulla ha creato un ospedale per i ricci;
la donna tedesca che negli anni Settanta ha lasciato tutto per stabilirsi
nella foresta amazzonica - una povera palafitta per abitazione - per vivere
una straordinaria amicizia con i bradipi; la biondissima ragazza sudafricana
che ha fatto della tutela e dello studio dei pinguini di Halifax il suo
lavoro; l'italiana che correndo pesanti rischi personali combatte
quotidianamente la sua battaglia contro i bracconieri cercando di proteggere
i falchi migratori nei loro « passaggi » sullo stretto di Messina. E poi
ancora la signora dei cigni ( inglese), la signora delle tartarughe (
greca), la signora degli oranghi ( canadese), la signora delle foche (
olandese), la signora dei randagi ( italiana). Precise scelte di vita.
Storie, di vita. Le racconta Emilio Nessi, giornalista e scrittore da sempre
amico della natura e degli animali, in un volume, « L'Arca di Nessi » (
Panorama Editore), i cui proventi saranno devoluti alla Lipu ( a sostegno
delle campagne antibracconaggio). « Le ho cercate, inseguite, conosciute in
ogni angolo della Terra. Su spiagge deserte, nelle foreste, in montagna, nel
ventre di un fiume o di un lago. Per incontrarle ho viaggiato a ogni
latitudine e con ogni mezzo, in aereo e in canoa, in compagnia e in
solitudine » , dice l'autore nella presentazione, dove con pochi tratti
disegna davvero mirabilmente le sue protagoniste: « Personaggi che non sono
personaggi. Donne semplici, ma tenaci. Dure, ma tenerissime. Sole. Motivate.
Lontane anni luce dalle sirene della carta stampata, delle foto patinate,
insensibili al fascino della tv. Un unico pensiero. Una missione: aiutare
gli animali, piccoli e grandi. Del cielo e del mare, delle foreste e dei
deserti. Pronte a tutto, anche a pagare lo scotto delle loro scelte:
delusioni, sacrifici, sofferenze, lacrime » . Un bel libro davvero. Perchè
nei suoi dieci ritratti, delineati girando mezzo mondo e incontrando
ripetutamente queste « donne meravigliose » , l'autore sa far emergere tutta
la loro forza: la forza di una scelta straordinaria - in senso etimologico -
dettata dall'amore prima ancora che dall'interesse scientifico. Quelli di
Nessi sono « profili » vivi, vitali, belli ( su tutti quello di Heidi
Mosbacher, la « signora dei bradipi » vissuta per decenni - prima che il
cancro la portasse via - in una casa- baracca nella foresta amazzonica):
sono profili capaci di parlare. Di raccontare la meraviglia della natura ma
anche quanto ( parecchio, è bene ribadirlo) gli uomini stiano facendo per
distruggerla: dalle interminabili e « infernali » discariche a cielo aperto
del Sinai, dove s'ammassano i rifiuti dei turisti del Mar Rosso e dove
Annalise Castello Garrido va a « raccogliere » le sue cicogne ( lí in cerca
di cibo), agli incendi tutt'altro che casuali delle foreste del Borneo e
dell'Indonesia. Di fronte a tutto ciò, contro tutto ciò, queste figurine di
donne vere ( non di plastica) e coraggiose, splendidamente tenaci, offrono
una lezione di vita non comune. Chapeau.

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Oggetto: Strage di cani, tutti avvelenati

Nuovo oggi Molise Isernia-provincia
23 gennaio 2005

Morti anche molti randagi. Denuncia ai carabinieri e una raccolta di firme
per il comune
Strage di cani, tutti avvelenati
Nel giro di due giorni a Pozzilli ne sono stati uccisi quindici
I padroni disperati: «Usato cibo mischiato a qualche pesticida»

POZZILLI - Una strage di cani. Quindici morti nel giro di due giorni.
Avvele­nati senza motivo apparen­te, con l'inganno di qualche succulento
boccone. I loro padroni disperati ed incre­duli, ora cercano i respon­sabili
e vogliono giustizia dopo essersi già rivolti ai carabinieri e aver spedito
una raccolta di firme alle autorità.
E' accaduto tra venerdì e sabato, in diverse zone di Pozzilli. A contattare
Nuo­vo Molise è stata ieri sera Donatella Berlingieri, una della padrone
delle povere bestiole eliminate senza pietà. Antonella ieri ha vi­sto la
propria Sissy, una pechinese di cinque anni, morirle tra le braccia, sen­za
poter fare nulla. «Ci. sia­mo rivolti ai carabinieri e abbiamo già preparato
una raccolta di firme da inviare innanzitutto al comune per  protestare
contro il fenome­no del randagismo - ci rac­conta tra le lacrime -. Non
abbiamo idea di chi sia sta­to. Il veterinario ha detto che probabilmente
per av­velenare i cani gli autori si sono serviti di una qualche sostanza
pesticida usata in agricoltura mischiata a de­gli alimenti. Sono dispera­ta.
Sissy l'avevamo trovata mia figlia ed io e allevata con tanto amore».
Una macabra e inquie­tante vicenda che ha origi­ne già dalla scorsa estate
quando si verificò il primo caso di avvelenamento di ben cinque cani, sempre
a Pozzilli. Ad essere eliminati anche molti randagi, proba­bilmente da
qualcuno che è assurdamente convinto che il problema dei cani senza un
padrone possa essere ri­solto con lo sterminio. Nei prossimi giorni i
proprietari dei 'fido' rimasti vittime dell'avvelenamento - cui fra l'altro
verrà effettuata l'au­topsia - si rivolgeranno all'istituto zooprofilattico
di Isernia per avere risposte certe sulla morte assurda dei loro amici a 4
zampe.


Nuovo oggi Molise Campobasso
12 gennaio 2005

E' accaduto nelle campagne di Guardialfiera
Uccisi cani «segugio»
 Il killer colpisce ancora
Avvelenati durante una battuta

ANCORA cani avvelenati con bocconi killer. Un fat­to che assume proporzioni
sempre più grandi e preoc­cupanti.
Dopo la morte per avve­lenamento di circa dieci segugi avvenuta durante una
battuta di caccia nelle campagne tra Campolieto e Morrone, domenica scor­sa
si è verificato un nuovo episodio. Dopo una battu­ta di caccia al cinghiale
tra Guardialfera e Castel­mauro, un cacciatore ha fatto rientro a casa con i
suoi due esemplari.
Che la mattina successiva ha tro­vato morti nella loro cuc­cia.
Presumibilmente mor­te da avvelenamento. I due cani avrebbero man­giato
durante la battuta alcuni bocconi di carne in­trinsechi di sostanze noci­ve.
Il proprietario dei due esemplari oltre ad aver chiesto un'analisi accura­ta
sulle carcasse dei due cani da parte dei tecnici del settore affinchè
accer­tino la morte per avvele­namento e chiariscano quale sostanza letale
ne ha provocato il decesso, ha anche fatto formale de­nuncia dell'accaduto
alle autorità competenti.
Episodi di questo gene­re, tuttavia, stanno diven­tando un vero e proprio
fe­nomeno nella realtà delle campagne molisane. Gli amanti degli animali e i
proprietari degli stessi non escludono pesanti for­me di protesta per
chiede­re interventi che tutelino le bestiole. Inoltre non sono escluse
proposte per ottenere il rinforzo dei controlli nelle campagne finora
oggetto degli attac­chi verso gli amici «a quattro zampe». Riscontri
potranno rivelarsi nei prossimi giorni.
redeb

Agreen
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Oggetto: il secolo xix 23/01

Savona
No agli animali esotici adottate un randagio
Invitiamo tutti coloro che desiderano un animale ad adottare un cane (o un
gatto) randagio e non acquistare mai soggetti esotici, ricordando che il
traffico di questi animali è, per volume d'affari, terzo al mondo dopo
quello di armi e droga. E per ogni esemplare che arriva nei negozi di
animali europei, almeno nove sono morti per i traumi della cattura, del
trasporto e della detenzione. Il discorso vale anche per le specie esotiche
allevate per scopi commerciali, come le iguana, o i furetti (che vengono
mutilati delle maleodoranti ghiandole paranali, malgrado si tratti di
un'operazione che li indebolisce e ne riduce il periodo di vita). Passata la
moda o la voglia, l'animale finisce nei boschi, a morire per le condizioni
climatiche sfavorevoli (come il pitone di sei metri abbandonato due anni fa
a Cadibona) o a riprodursi e a diventare un problema (come lo scoiattolo
americano e la tartaruga acquatica).
Abbiamo recentemente proposto ai sindaci savonesi un regolamento organico
sulla tutela degli animali, in cui viene decisamente scoraggiato il
commercio e l'acquisto di questi animali.
Enpa Savona

La curiosità Nel parco i cinghiali mettono l'"orecchino"

Lerma La vita del guardiaparco sembra tranquilla. Lunghe passeggiate e
splendidi panorami. Invece c'è chi si cerca le grane. «Abbiamo "marcato" il
primo cinghiale a luglio dello scorso anno e proseguiremo fino al 2006.
L'obiettivo è identificare almeno un centinaio di esemplari all'anno, per
fotografare con precisione la popolazione presente nell'area protetta». A
raccontarlo è Gabriele Panizza, guardiaparco alle Capanne di Marcarolo,
responsabile di un programma di studio che nei prossimi anni potrà far luce
su un animale ancora misterioso. Un progetto pilota, che conta sull'avallo
dell'autorevole Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. «Abbiamo un'idea
molto vaga circa abitudini, consistenza numerica e grado di mobilità di
questi ungulati - spiega Panizza - In caso di ricattura la "marca" ci
fornirà informazioni precise circa lo sviluppo dell'animale». Un accordo con
i cacciatori della zona prevede che gli esemplari abbattti e dotati
dell'apposita borchia vengano tempestivamente segnalati all'Ente Parco.
Questo potrà dare agli uomini delle Capanne un'idea chiara degli
spostamenti. L'operazione di marcatura consiste nell'apporre sull'orecchio
di ogni animale una borchia di plastica. Particolarissima e indolore per gli
animali la tecnica di cattura. Vengono posizionate gabbie contenenti mais in
luoghi "strategici". Il cinghiale ne va ghiotto e, attirato dal cibo, entra
nella gabbia restando automaticamente intrappolato. «Il bello viene da
questo momento in poi - spiega Panizza - perché per apporre la marca il
cinghiale deve essere immobilizzato». Una bella iniezione di sonnifero?
Sarebbe troppo facile: la soluzione proposta è un'altra. «L'anestetico
potrebbe creargli problemi - dettaglia Panizza - Una volta in gabbia il suo
tasso di adrenalina è altissimo. Si rischia di sbagliare il dosaggio». Così
si deve farne a meno. Alle Capanne si sono inventati una gabbia speciale,
dotata di parete mobile, che viene posizionata di fronte a quella in cui è
rimasto intrappolato il cinghiale. All'apertura di questa, l'animale si
slancia nella seconda. Facendo leva sulla parete mobile gli uomini del parco
riescono poi a spingere il cinghiale contro la parete opposta,
immobilizzandolo. In quella posizione, finalmente, può essere marcato. «Una
bella esperienza, se ti trovi a dover affrontare un bestione di 142 chili,
come è capitato qualche mese fa - conclude il guardiaparco - Una vera tigre.
Un animale splendido, ma decisamente un po' troppo vivace».
Raffaella Romagnolo

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Oggetto: La Provincia di Como:Festa islamica-Il sindaco annuncia una lettera di protesta ai parlamentari

----- Original Message -----
From: Agreen
 

21/01/2005

la festa islamica
Il sindaco annuncia una lettera di protesta ai parlamentari
Sacrificati al macello una trentina di agnelli

(c. cat.) Una trentina di capi sacrificati ieri, e almeno altrettanti che lo saranno oggi. E' questo il bilancio della festa del sacrificio - ossia una delle più importanti festività islamiche - nel macello della città del mobile. Ieri, infatti, come vuole la tradizione islamica, e come regolano le nostre leggi - visto che chi si è recato al macello comunale lo ha fatto nel rispetto di tutte le normative - sono stati macellati una trentina di agnelloni (animali di circa un anno di vita) grazie al lavoro di cinque macellai «esperti», come spiegano gli operatori del macello, che dalla mattinata sino alle 16 di ieri si sono alternati nella macellazione rituale degli animali. Una macellazione che però non ha mancato di sollevare polemiche, in città, in provincia e nel resto d'Italia, visto che il metodo che i fedeli dell'islam utilizzano per il sacrificio rituale è un taglio netto, con un coltello ben affilato, alla gola dell'animale: una procedura diversa da quella utilizzata nelle nostre macellerie, che prevede lo stordimento prima dell'uccisione vera e propria. Così nei giorni scorsi le associazioni animaliste si sono rivolte ai musulmani per chiedere, come spiegava il presidente provinciale dell'Enpa, Marco Marelli, «di dare prova di lungimiranza e apertura, stordendo gli animali prima della macellazione per ridurre le loro sofferenze, tanto più che il farlo non contrasta con i principi della macellazione rituale». Da parte sua il sindaco Tiziana Sala, dopo aver accertato che non può negare l'uso del macello canturino, ha annunciato che nella giornata di oggi si rivolgerà con una lettera ad alcuni parlamentari per chiedere che si vieti per legge questo tipo di macellazione.

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Oggetto: cani, gatti & co. I nostri amici torturati per testare uno shampoo

----- Original Message -----

ricevo e giro

LA PROVINCIA - 23/1/2005
 
 
cani, gatti & co. I nostri amici torturati per testare uno shampoo
 
di Michela V. Brambilla
 
Quello sull'opportunità e i limiti della sperimentazione animale è uno dei dibattiti più accesi e intramontabili della bioetica. Tradizionalmente alimentato dalla contrapposizione tra gli argomenti razionali degli scienziati da un lato e le rivendicazioni morali degli animalisti dall'altro, si è da qualche tempo spostato su un piano diverso. Così, anche in seno alla comunità scientifica dei ricercatori, c'è chi sta cominciando a sollevare qualche perplessità sul ricorso alla vivisezione e si comincia a sentire parlare del diritto degli animali alla vita e al benessere. Recentemente, persino dalle pagine del «British Medical Journal» è arrivata una valutazione di merito sulla sperimentazione animale che lancia una sfida alla fiducia della sua attendibilità e utilità tout court e offre una conferma alle perplessità sollevate dalle ormai numerose associazioni, nazionali e internazionali, di medici e ricercatori scettici. Le conclusioni sono molto chiare: il modello sperimentale animale è troppo diverso da quello umano e, pertanto, utilizzare come assoluti i risultati della vivisezione potrebbe addirittura essere fuorviante per la ricerca. Intanto, sono oltre un milione gli animali che vengono torturati ogni anno dall'industria dei cosmetici e da quella farmaceutica. Lo ha reso noto, nei giorni scorsi, il ministero della Salute in un rapporto sulle bestiole che in Italia vengono utilizzati per fini scientifici o sperimentali. Sorpresi e indignati, gli animalisti hanno invano lanciato accuse e proteste contro quella che hanno definito essere «una barbarie legalizzata». In particolare i dati resi noti dal ministero della Salute, parlano di 923.594 animali utilizzati nel 2001, 924.889 nel 2002 e 886.559 nel 2003. Diverse le specie adoperate, tra cui soprattutto topi, ratti e porcellini d'India ma non mancano cani, gatti, conigli, cavalli, asini, suini e persino uccelli, rettili, anfibi e pesci. Il decreto legislativo che regola gli esperimenti sugli animali è quasi una farsa: al controllo sono possibili troppe deroghe. E' sufficiente che i cosiddetti stabilimenti utilizzatori, una volta ottenuta l'autorizzazione generica, inviino una semplice comunicazione al Ministero per evitare il successivo controllo. Risulta poi anacronistico il fatto che sia proprio agli utilizzatori stessi la responsabilità dei controlli, in un ambito delicato come quello della vivisezione e della sofferenza animale, quando è logico ritenere che essi dovrebbero essere compiuti da un'autorità superiore ed estranea. Ma come vengono utilizzati gli animali cavia? Dai dati forniti dal Ministero risulta che 167.287 animali sono stati adoperati per testare prodotti o apparecchi per medicina umana, odontoiatria e veterinaria; 9.577 testati per sostanze utilizzate nell'industria e 4.372 per prodotti d'uso domestico; 18.619 per testare additivi alimentari. I numeri sono impressionanti e non tengono conto dei numerosi esperimenti che vengono condotti senza essere opportunamente dichiarati, al contrario di quanto prevede la normativa. Quello che sorprende e amareggia amanti degli animali e non solo, è anche l'alto numero di bestiole torturate non certo in nome della scienza ma di uno shampoo o di un detersivo. In tutti questi casi risulta davvero impossibile tollerare la sperimentazione. Anche in Italia, intanto, si lavora allo studio di metodi alternativi alla vivisezione, ambiti dai ricercatori anche perché implicherebbero una riduzione di costi. All'Università «La Sapienza» di Roma, ad esempio, si lavora da tempo su un brevetto mirato a sostituire la sperimentazione animale con test in provetta su colture di cellule rese immortali. La tecnica permetterebbe di valutare la nocività delle sostanze chimiche utilizzando solo cellule epatiche modificate geneticamente che, una volta giunte a maturazione, non muoiono.
SCRIVETE A "CANI, GATTI & CO." LA PROVINCIA DI LECCO - VIA RAFFAELLO 21, 23900, LECCO

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Oggetto: Salviamo il cane Mosè

----- Original Message -----
 

ricevo e giro

Sent: Sunday, January 23, 2005 7:36 PM
Subject: Salviamo il cane Mosè

LIBERO - 23 GENNAIO 2005
 
La denuncia
 
Salviamo il cane Mosè
 
di Oscr Grazioli
 
Ogni volta mi dico che deve esistere un limite all'umana cattiveria nei confronti degli animali e ogni volta il limite si sposta, sempre più in basso. La storia di Mosè, il pastore maremmano così chiamato per essere stato salvato dai pompieri  nelle acque del Redefossi a Milano, fa gridare allo scandolo, alla vergogna, all'obbrobrio dell'arroganza di chi si sente forte con i deboli solo perchè ha i galloni. Era divenuto da otto anni non solo la mascotte della caserma milanese di piazzale Cuoco, ma un vero e proprio collega che faceva la guardia quando la squadra usciva per un'emergenza. Ligio al dovere si prendeva un'unica licenza. Durante la ricreazione del confinante asilo si lasciava accarezzare dai bambini che si mettevano in fila tutte le mattine. Poi tornava il pompiere Mosè, rispettato e amato dai suoi 48 "colleghi". Fino a quella maledetta notte, quando Mosè ha osato annusare un intruso che non aveva mai fiutato e tentava di entrare in caserma. Vista l'insistenza Mosè l'ha anche tirato per una manica. Non poteva sapere, il povero testone peloso, che il forestiero era in nuovo comandante e non poteva immaginare che fosse talmente perfido da spolverare i regolamenti e trasferirlo in un canile della provincia. Perchè non sentiva più "la squilla"? Perchè doveva fare la guardia a gabbie piene di cani da guardia abbandonati? E dov'erano gli amici pompieri, dove i bambini con le loro manine? Disorientato e depresso Mosè è stato portato presso un privato ma continua a non capire. Ringrazia chi lo ospita ma non capisce. Tutti i suoi "colleghi" lo vogliono un caserma ma il comandante no. Sappia, signor comandante, che i pastori maremmani vivono mediamente 8-9 anni. Mosè è vecchio e soffre di artrosi come tutti i bravi vecchi. La sua vita volge al confine. Se la sente proprio di negare al pompiere Mosè di dormire al calduccio e di salire gli ultimi rapidi gradini della vita, in mezzo al conforto di amici grandi e piccini? Nella vana ricerca di parlare di persona, ci è parso ieri che la risposta potrebbe essere - Sì, me la sento. Mosè alla caserma non ci torna. Il suo posto è al canile..- Se è così noi non abbiamo l'autorità di "reinserire" questo vecchio pompiere peloso nei suoi ranghi, ma abbiamo la libertà di dedicare, ogni giorno uno spazio sul giornale interpellando il sindaco, il prefetto, l'assessore la giunta e se non basta il ministero della Difesa, fino al Premier e al Presidente della repubblica. Chiameremo a raccolta tutti gli animalisti per un bel girotondo attorno alla caserma. Se ne fanno per ogni menata in Italia. Per un caso come quello di Mosè facciamone cento. Ne vale la pena, signor comandante, perchè quello che lei sta offrendo è un vero pezzo di perfidia e scelleratezza offerto con il piglio di chi vuole ostentare palle e stivali. E' una piccola carognata insomma, nei confronti di un vecchio e buon cane e dei suoi "commilitoni". Quella caserma  non sarà la Terra Promessa da Javeh a Mosè e il nostro Mosè non è capace di fare miracoli nè di inviare le piaghe contro il faraone. Quella caserma è la sua casa da quando è nato e lì deve poter vivere quanto gli rimane della sua vita in pace. Lei mostri regolamenti e galloni. Noi faremo la nostra parte. Ne stia certo.

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Oggetto: Panorama: Ma è una tigre o un codice a barre?

Ma è una tigre o un codice a barre?
di  Roberto Verrastro
21/1/2005

Su un numero di specie viventi stimato fra 10 e 100 milioni, solo 1 milione
700 mila sono state formalmente descritte. Un ricercatore svedese ha avuto
perciò un'idea. Copiandola dal supermercato, con l'aiuto di internet.

Si fa presto a dire tigre, o sogliola. Una tale approssimazione nel definire
le specie animali non farebbe felice Paul Hebert, ricercatore presso il
dipartimento di zoologia dell'Università canadese di Guelph, nell'Ontario.
Come avrebbe indisposto Linneo, il naturalista svedese che circa due secoli
e mezzo fa pose le basi della moderna classificazione delle specie viventi.
C'è però una differenza tra i due: Hebert sa cos'è un supermercato e, in
particolare, il bip che risuona alla cassa accompagnando lo scorrere dei
prodotti acquistati. Il codice a barre che li identifica ha suggerito a
Hebert che un analogo sistema di riconoscimento possa esistere in natura per
classificare le specie animali, compito tutt'altro che semplice, se si
considera che su un numero di specie viventi sul nostro pianeta stimato fra
10 e 100 milioni fino a oggi solo 1 milione 700 mila sono state formalmente
descritte (comunque troppe per la nostra mente, che è ritenuta in grado di
riconoscerne non più di mille).

CARTA DI IDENTITÀ NELLE CELLULE
La tecnica proposta da Hebert si chiama Dna Barcoding, o codice a barre
genetico, la carta di identità dell'animale rintracciabile nei mitocondri.
Questi ultimi, composti da due membrane concentriche, sono il serbatoio di
energia delle cellule, perché in essi hanno luogo le reazioni della catena
respiratoria. Più precisamente, il codice a barre genetico si trova nel gene
mitocondriale COI (Citocromo C Ossidasi I), caratterizzato da una sequenza
di basi chimiche (adenina, timina, guanina e citosina) che è identica negli
esemplari di una stessa specie, proprio come avviene al supermercato per il
codice a barre stampato sulle diverse confezioni dello stesso prodotto.

FARFALLA IN COSTA RICA
Il codice a barre genetico serve soprattutto a classificare nuove specie
animali: insieme ad alcuni colleghi statunitensi, Hebert ha per esempio
condotto uno studio su 484 esemplari di Astraptes fulgerator della Costa
Rica, una farfalla descritta per la prima volta nel 1775, scoprendo grazie a
questa tecnica che in realtà ne esistono dieci specie diverse, a cui sono
state attribuite nomi come trigo, loncho, fabov, sennov e byttner, che di
certo non faciliteranno il loro riconoscimento a vista.
Poco male, visto che l'obiettivo di Paul Hebert è ipertecnologico, e lo
persegue con determinazione, incurante dei dubbi sollevati da altri
scienziati, non del tutto convinti che la sequenza identificativa di una
specie si trovi proprio nel gene mitocondriale COI, o comunque scettici sul
fatto che la stessa sequenza, pur all'interno della stessa specie, non
ammetta mai variazioni individuali.

TOCCO DI MODERNITÀ
Per dare al nuovo sistema di classificazione un tocco di modernità in più,
Hebert è infatti convinto che non si possa fare a meno di internet e ritiene
che entro vent'anni potrebbero essere raccolti e messi a disposizione in
rete i codici a barre genetici di circa 10 milioni di specie, assecondando
così il desiderio dei biologi di disporre di una classificazione completa
degli esseri viventi.
Nel frattempo Hebert ritiene realizzabile un obiettivo di medio periodo, in
un arco di tempo ipotizzabile tra cinque e dieci anni: la creazione di un
pratico apparecchio delle dimensioni di un telefonino che, collegato a un
database contenente tutti i codici a barre genetici conosciuti,
permetterebbe di eseguire in pochi minuti il riconoscimento della specie
animale a cui appartiene l'esemplare che ci si trova di fronte.

PRESTIGIOSA CORNICE
Su queste e altre interessanti prospettive del Dna Barcoding, come le sue
possibili applicazioni in agricoltura e nella tutela dell'ambiente, farà il
punto il primo convegno internazionale dedicato a questa tecnica, che si
terrà a Londra dal 7 al 9 febbraio prossimi, nella prestigiosa cornice del
Museo di storia naturale.

Agreen
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Oggetto: La Giara, un parco per non morire

21/01/2005
La Giara, un parco per non morire

Niente fondi: a rischio la sorte di oltre settecento cavallini
Dal nostro inviato Lucio Salis TuiliL'uomo che sussurra ai cavallini vuole
un parco. Mentre mezza Sardegna contesta quelle che definisce riserve
indiane, Raffaele Sanna, presidente della Comunità montana Sa Giara, è
convinto che il parco rappresenti per i cavallini l'unica possibilità di
salvezza: «Abbiamo già tutti i vincoli, ci possono arrivare solo vantaggi,
ma in Regione neppure ci ascoltano». La Comunità montana, formata da tre
paesi, Gesturi, Setzu e Tuili, ha una superficie di 7209 ettari e una
popolazione di 2781abitanti. Sarebbe addirittura la più piccola se a questa
gara al contrario non partecipasse la Comunità del Mulargia Flumendosa, con
due soli centri abitati: Mandas e Siurgus Donigala. Sa Jiara annovera anche
uno dei villaggi meno popolati della Sardegna: Setzu, appena 166 abitanti,
rivendica tuttavia il merito storico di aver ospitato, una ventina di anni
fa, la prima assemblea delle Comunità montane delle Sardegna. E scusate se è
poco. Medaglie a parte, Sanna non si preoccupa delle dimensioni del suo
ente, perché possiede una ricchezza assolutamente unica, i cavallini, cui
dedica buona parte delle risorse del bilancio. Tutto questo però, non basta
ad assicurare sonni tranquilli a lui e ai suoi colleghi di giunta: Antonina
Marongiu, Vanduccio Mura e Marco Mura (Gesturi), (Giovanni Cotza (Setzu) e
Pietro Cera (Tuili). Perché è vero che i cavallini sono una sorta di reperto
archeologico vivente, unica speranza di sviluppo per la zona, ma custodirli
e curarli costa troppo. Soprattutto in un ambiente umano vivace come quello
della Giara. In soldoni, Sanna e compagni si trovano nella scomoda posizione
di quei nobili decaduti, titolari di un castello, senza le risorse per
mantenerlo. «Ormai siamo allo stremo, se la Regione non ci aiuta, saremo
costretti a cedere i cavallini a qualche associazione ambientalista». Su una
situazione già abbastanza grave, incombe ora la Legge Finanziaria della
Regione, che ridurrà drasticamente il numero delle Comunità montane,
cancellando soprattutto i presunti paesi montani fronte mare. «Sotto questo
profilo, Sa Giara non ha da preoccuparsi, perché abbiamo ben 4500 ettari a
600 metri sul livello del mare, cioè oltre i 400 metri previsti dalla
Regione. Il vero problema è la popolazione, che nei nostri paesi non
raggiunge i 5000 abitanti, come prevedono le nuove norme». Pazienza, il
presidente non ne fa un dramma «vuol dire che la nostra comunità sarà
assorbita da quella di Isili, che sembra avere tutte le carte in regola».
Anche perché sarà vero che piccolo è bello, ma è anche scomodo. L'ente, tra
contributi statali (75 per cento) e regionali (25), vivacchia infatti con
circa 360 mila euro all'anno. Il 60 per cento se ne va per le spese correnti
(4 impiegati, uffici ecc.) il 40 per le attività istituzionali. Il
presidente incide per 1100 euro al mese, gli assessori 130 ciascuno. Con
queste cifre è dura tirare avanti. Soprattutto quando bisogna badare a un
numero sempre maggiore di cavalli. In seguito al crescente disimpegno dei
proprietari, nel '97 la Comunità ne ha acquistato 180. Tre anni fa altri
300, con 400 milioni stanziati dalla Regione. Da allora, le mandrie sono
cresciute sino a contare gli attuali 700 capi. «Un risultato raggiunto
grazie al nostro impegno, ma non è stato facile assicurare l'acqua con le
autobotti d'estate e le cure veterinarie. Gli animali vengono seguiti dalla
Asl di Sanluri, che li ha catalogati tramite microchip, operazione
abbastanza onerosa che ha sostituito la marchiatura». La custodia è
assicurata dalla passione di quattro soci della cooperativa "La Sughereta"
che si accontentano di uno stipendio di 500 euro al mese «ma grossi problemi
nascono dalla convivenza con bovini e ovini che i proprietari lasciano a
pascolo brado. Nei casi di violazione dei vincoli, i sindaci devono
intervenire, e non è facile». Non è facile perché devono trasformarsi in
sceriffi, scatenando tensioni che a volte sfociano in rappresaglie contro i
cavallini. Quando proprio va bene, devono lottare contro la burocrazia:
«L'anno scorso la Regione ci aveva concesso un contributo di 50 milioni. Ma
non siamo riusciti a riscuoterlo perché, alla fine, gli uffici hanno
scoperto che i nostri cavallini non potevano essere considerati fauna
selvatica. Così non si può andare avanti». Ha voglia di alzare bandiera
bianca, Sanna, e oggi conta di distribuire in Consiglio regionale una sorta
di dichiarazione di resa, «eppure non siamo rimasti con le mani in mano:
oltre a curare i cavalli, abbiamo collaborato col Comune per portare l'acqua
sulla Giara, sostenuto la Compagnia barracellare, realizzato una fototeca
con le immagini storiche del territorio e pubblicato alcuni libri. Perché è
importante il futuro, ma non bisogna trascurare la memoria».



Agreen
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#4495 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Gio 27 Gen 2005 11:23 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
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Oggetto: corriere della sera 24/01

Caserta, l'area destinata al bracconaggio diventerà oasi ecologica. Indagava
il carabiniere che catturò Riina
«Ultimo» contro la camorra: sequestrata la riserva di caccia dei boss

NAPOLI - Si chiama operazione «Volo libero» l'indagine sul bracconaggio
condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e
affidata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) che ha portato
ieri al sequestro in territorio casertano di 20 ettari di terreno sui quali
erano stati formati dei laghi artificiali, e di una cinquantina di bunker
costruiti abusivamente per favorire l'illecita attività dei cacciatori,
oltre alla denuncia di 11 persone accusate di disastro ambientale, furto di
acqua, e violazione delle norme sulla caccia. Al lavoro di indagine, durato
4 anni e ancora non del tutto concluso, ha preso parte con un ruolo
rilevante anche l'ufficiale dei carabinieri divenuto famoso con il
soprannome di Ultimo, il militare che con i gradi di capitano guidava la
squadra che catturò a Palermo Salvatore Riina. Oggi Ultimo è un ufficiale
superiore dei carabinieri in servizio al Noe, e in questa indagine, sia pure
indirettamente, si è trovato a indagare sulla criminalità organizzata.
Perché la zona in cui sono stati scoperti bunker e laghetti abusivi, a
ridosso della statale Domiziana, è fortemente controllata dalla camorra, e
quindi gli investigatori sono portati a ritenere che in gioco ci siano gli
interessi dei clan.
Il giro d'affari che ruotava intorno al bracconaggio era ingente. I bunker
venivano affittati a cifre oscillanti tra i 7.500 e i quindicimila euro al
mese. Le specie di uccelli rimaste vittime dei bracconieri sono molto rare e
preziose: aironi, fenicotteri, falchi di palude e cavalieri d'Italia. Un
solo esemplare di questi uccelli, tra i collezionisti di animali
imbalsamati, vale migliaia di euro.
Molte migliaia sarebbero i volatili uccisi in questi anni nell'entroterra
casertano. Al massacro avrebbero preso parte insospettabili professionisti,
che secondo i magistrati, affittavano i bunker sapendo di agire in
violazione delle leggi sulla caccia. A far partire le indagini furono le
denunce delle associazioni di ambientalisti. In quattro anni i militari
hanno controllato quasi metro per metro la boscaglia sopravvissuta alla
speculazione edilizia nel territorio domiziano, scoprendo, oltre ai bunker,
i laghi e gli acquitrini artificiali, creati deviando corsi d'acqua, che
potrebbero essere serviti come discariche per i traffici della camorra.
«Oggi restituiamo allo Stato una fetta di territorio», ha detto il pm Donato
Ceglie, che ha coordinato l'inchiesta. Mentre il procuratore capo di Santa
Maria Capua Vetere, Marino Maffei, ha sottolineato che per troppo tempo in
quella zona «sono mancati i necessari controlli».
Entusiasta il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: «Hanno vinto la
legalità e l'ambiente» ha detto annunciando il recupero delle aree
sequestrate. «Là dove la camorra esercitava attività che hanno degradato il
territorio e messo in pericolo specie protette, sarà istituita una riserva
naturale. Simbolo della recuperata legalità».
F. B.

Roma
Quando il gattino diventa un cavallo di Troia
di MARGHERITA D'AMICO

Ogni Natale un dentista romano porta in vacanza a Cortina la moglie
Annamaria, la figlia Ilaria e le nipotine Margherita e Maria Cristina.
Cinque inverni fa la prima ha quattro anni e mezzo, la seconda tre. È una
giornata incantevole e la famiglia ha prenotato un giro nel bosco a bordo di
una carrozza-slitta trainata da un grande cavallo. Ilaria decide di godersi
da terra il quadro rimanendo a prendere il sole, mentre nonni e bambine
salgono a bordo. Il postiglione chiacchiera giù accanto alla vettura, quando
due cani s'infilano fra le gambe dell'equino e lo mordono. L'uomo non fa in
tempo a trattenere le briglie che il cavallo, spaventato, parte al galoppo
in mezzo agli alberi. La carrozza con i passeggeri abbandonati e sbalzati da
tutte le parti urta fra i tronchi, caracolla e sbanda senza direzione.
Ilaria guarda pietrificata senza nemmeno riuscire a urlare, l'idillio muta
in tragedia. L'unico a non perdersi d'animo è il dottore. Acciuffa la nipote
più piccola, poco più di un fagottino imbacuccato che vola da un sedile
all'altro, e la lancia all'indietro dentro un cumulo di neve. Quindi si
appresta a fare altrettanto con la maggiore quando la carrozza s'inclina di
lato e sua moglie viene sbalzata fuori, rimanendo incastrata con un piede e
trascinata. Al momento del ribaltamento, quando il cavallo frena di fronte a
una staccionata, egli riesce solo a far scudo alla bimba con il proprio
corpo. Riemergendo trova Annamaria in una pozza di sangue e Ilaria che
finalmente grida. La signora si rianima, anche se ha tagli e muscoli
lacerati, mentre Margherita viene ripresa in fuga nel bosco. Da allora, se
in vicinanza di Ilaria la parola «cane» non è gradita, «cavallo» è proprio
al bando. Margherita e Maria Cristina, innamorate di tutti gli animali,
protestano. C'erano loro, in definitiva, su quella slitta! Ma hanno di
recente conquistato un compromesso; almeno l'ingresso in casa di una gatta:
Lisa.

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Oggetto: gazzetta di parma 24/01

Guendy, l'oca « sopravvissuta »

FIDENZA - Doveva allietare la mensa del pranzo natalizio e invece l'oca
Guendalina adesso vive felice e contenta all'Oasi Angels di Ponte Taro. Due
coniugi della zona l'avevano acquistata per mangiarla a Natale, ma il figlio
si è perdutamente innamorato di questa bella oca bianca e quando è stato il
momento di tirarle il collo, l'ha rapita e nascosta. Finite le feste con la
sua Guendy si è recato all'Oasi chiedendo ai volontari se potevano
ospitarla. E cosí l'oca è stata accolta in questo piccolo angolo di paradiso
per gli amici a quattro e due zampe. Subito ha familiarizzato con altre due
oche maschio, « Ginger » e « Fred » e i tre sono diventati indivisibili. Ma
anche la maialina « Claretta » è scampata a morte sicura, dopo che due
ragazze, due anni fa, l'avevano trovata piccola che vagava in un campo nel
genovese. L'avevano portata a casa e allevata insieme ai loro cani.
Macresciuta, la maialina, era diventata ingestibile. Cosí trovata su
Internet l'Oasi di Ponte Taro, le ragazze avevano noleggiato un furgone per
portare Claretta al sicuro. Da allora vive lí con tutti gli altri animali. E
che dire del montone « Spartaco » scampato al rito della pasqua islamica.
Semi sgozzato il povero animale era riuscito a scappare e grazie alla
segnalazione di alcuni volontari era stato messo al sicuro all'Oasi. «
Spartaco » vive praticamente in simbiosi con la dolce cavallina « Milly » ,
già prenotata per la macellazione dopo vent'anni di inferno. Storie
malinconiche e struggenti che si intrecciano e che sembrano favole a lieto
fine. Come quella di un altro coraggioso ospite, il pastore belga Wolf, che
durante una paurosa alluvione aveva portato in salvo tutti i micetti
cuccioli.

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Oggetto: Da "Il Golfo" del 23/01: Strage di felini

----- Original Message -----
 

Sono intervenuti anche le forze dell'ordine
 
Strage di felini al Fango 

A distanze di un mese dalla morte di due pastori tedeschi, sabato anche una decina di gatti sono stati trovati uccisi da un veleno mortale in numerose proprietà private nelle zone alte del comune lacchese

Genni Ferrandino | Forio - Pare si tratti di una cattiva azione compiuta di proposito da un vicino di casa. Questo il primo punto accertato dai carabinieri a seguito delle testimonianze e le indagini del caso. Per gli amanti degli animali di sicuro è stato un colpo, soprattutto per i più piccoli. La notte fra venerdì e sabato nel terreno di proprietà di Mario Buono, 48 anni, residente nei pressi del Fango, sono stati trovati una decina di gatti di razza, con tanto di pedigree e collare, uccisi. I felini erano sistemati in un capannone non molto distante dall'abitazione del Buono. La scoperta è stata fatta dalla nipotina del signor Mario che ogni giorno, quando esce da scuola, la prima cosa che desidera fare è quella di andare a salutare quei gattini. Una terribile scoperta per una bambina di nove anni che ha trovato davanti a se una scena che difficilmente scorderà. I felini erano distesi al suolo con un liquido schiumoso che fuoriusciva dalla bocca: erano stati barbaramente uccisi con un veleno mortale. La storia inizia un pò di tempo fa, quando il vicino di casa del Buono aveva più volte urlato dalla finestra della sua abitazione che i quei gatti lo infastidivano ed entravano continuamente nella sua proprietà, danneggiando le colture. Una baggianata bella e buona, perché i felini, secondo quanto ci ha raccontato la nostra interlocutrice, non si spostano mai dal loro territor
io, anche perché, essendo di razza, sono abituati a non allontanarsi. E dopo le accuse, ecco che si aggiungevano anche le minacce, del tipo "se non te ne vai con questi gatti schifosi te li ammazzo". Solo un mese fa al Buono furono uccisi anche due bei esemplari di pastori tedeschi e sempre con il veleno. Chissà per mano di chi! una questione questa ancora da scoprire. A questo punto il Buono senza pensarci su due volte, ha denunciato i fatti ai carabinieri e tutelarsi dalle manie di chiunque.

IL GOLFO Quotidiano di Ischia e Procida

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Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
Data: Mar 25 Gen 2005 10:48am
Oggetto: BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA

COMUNE DI ROMA
VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO
UFFICIO DIRITTI ANIMALI
ON. MONICA CIRINNA'

Roma, 25 Gennaio 2005

COMUNICATO STAMPA

BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA

"Con l'approvazione del bilancio comunale durante la scorsa notte sono stati assegnati anche 165mila euro per cani e gatti: nello specifico 100mila euro sul piano investimenti per le strutture di accoglienza (ristrutturazioni di manufatti adibiti a ricovero di cani e gatti) e altri 65mila euro di spesa corrente per le oasi feline comunali". E' quanto precisa la consigliera delegata ai Diritti degli Animali del Campidoglio Monica Cirinnà, che ricorda anche le misure anti-freddo già adottate dal Comune: "Abbiamo spostato i cani anziani e a pelo raso nel canile di Muratella che ha una parte di gabbie riscaldate e abbiamo attrezzato con lampade infrarossi l'oasi felina di Porta Portese che ospita circa 80 gatti vittime di incidenti d'auto. L'Alitalia, infine, ci ha donato le coperte utilizzate in aereo e poi dimesse, che sono già state distribuite nelle strutture di Muratella, Porta Portese, Casa Luca e il Poverello".

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Oggetto: corriere della sera 25/01

I vigili di piazzale Cuoco: il pastore maremmano è il nostro portafortuna,
non potevamo perderlo
Mosè, la mascotte dei pompieri, è tornato in caserma
Otto anni «di servizio», poi la «condanna» Gara di solidarietà tra i
milanesi per salvarlo L'abbraccio dei «colleghi»: resterà sempre con noi

   E alla fine Mosè è stato salvato di nuovo. Il pastore maremmano che un
regolamento di ferro aveva cacciato dalla caserma dei pompieri di Piazzale
Cuoco, destinandolo al canile, alla fine è tornato a casa. L'avventura di
Mosè ha inizio ben otto anni fa, quando, ancora cucciolotto era stato
strappato dalle acque del canale Redefossi. Un salvataggio vero e proprio.
Nonostante la brutta stagione, un paio di pompieri si erano buttati per
strapparlo alla corrente. Bagnato e tremante, il piccolo «palla di neve»,
questo il primo nome affibbiatogli per via della sua pelliccia, era stato
portato in caserma. E qui, immediatamente, ribattezzato Mosè: eletto seduta
stante dai suoi salvatori come la mascotte di Piazzale Cuoco.
   Per otto anni il quattrozampe ha fatto la guardia alla sede di servizio.
Coccolato con affetto. Anche i bambini di una vicina scuola elementare si
fermavano spesso a giocare con lui. Mosè li aspettava al cancello e, quando
li vedeva arrivare, cominciava a scodinzolare. Mai uno scatto d'ira, mai una
palese insofferenza. Con gioia amava ricevere le carezze dei suoi piccoli
fan.
   Tutto bene sino ad una decina di giorni or sono, quando nella sede di
servizio si era recato per un sopralluogo il nuovo vicecomandante dei vigili
del fuoco di Milano Giuseppe Maria Mancini.
   Per Mosè è un estraneo. E dopo aver ringhiato strattona la manica della
sua giacca.
   Immediata scatta la sua condanna. Il cane - ordina con fare perentorio lo
stesso vice comandante - non può stare in caserma. «Il suo posto è al
canile», dice. A nulla valgono gli appelli degli stessi pompieri. Così una
mattina, con una campagnola, il maremmano viene portato via.
   Mosè non la prende bene, smette di mangiare. Dopo tre giorni di digiuno
viene soccorso e trasferito presso un maneggio di cavalli. E qui, a contatto
con i suoi amici pompieri che trascorrono il tempo libero con lui,
ricomincia almeno a spizzicare qualcosa.
   Ma la notizia del suo allontanamento, nel frattempo, fa scattare una gara
di solidarietà da parte dei cittadini milanesi che di persona, ma anche con
fax e telefonate, sollecitano il comando a riprendere l'animale.
   Finché ieri è arrivata la svolta. E verso le tre del pomeriggio Mosé, su
un mezzo simile a quello che l'aveva portato via, ha fatto ritorno in
caserma: accolto non solo dai vigli del fuoco di turno ma anche da diversi
loro colleghi fuori servizio, venuti apposta, e da una piccola folla dei
cittadini che in questi giorni avevano tifato per lui.
   È lo stesso comandante Leonardo Denaro, in conclusione, a buttare...acqua
sul fuoco: «È stato tutto un equivoco, noi gli animali siamo abituati a
salvarli, figuriamoci se ci faceva piacere mandarne uno al canile... No, la
mascotte di piazzale Cuoco resterà con i vigili».
   Mosè si guarda intorno, ispeziona il grande cortile. Alcuni pompieri, nel
frattempo stanno lavorando per costruire una nuova cuccia.
Emilio Nessi

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Oggetto: la repubblica 25.01

Scelti due "trovatelli" per il musical "Chitty Chitty Bang Bang"
Dopo i provini sono stati "promossi" un segugio e un collie
Broadway, attori a 4 zampe
Un casting per cani randagi
E dopo il palcoscenico, vivranno in una fattoria nel Connecticut
di MATTEO TONELLI

NEW YORK - Mai come questa volta la frase "recita da cani" può essere
azzeccata. Sul palco di Broadway sono nate due 'stelle': Fred e Argyle. Il
primo è un bastardino di otto mesi con tratti da segugio, l'altro un collie
di dieci mesi con un muso lungo e appuntito. Sono loro ad aver vinto
l'audizione per partecipare al musical tratto dal film "Chitty Chitty Bang
Bang". E, cosa ancora più importante, un futuro non più da randagi o in un
canile ma in una confortevole e accogliente fattoria del Connecticut. Il cui
proprietario è quel Bill Berloni che si è occupato dell'insolito casting a
quattro zampe.
Berloni si è trovato davanti una ventina di cani, tutti rigorosamente
provenienti da canili. Doveva selezionarne un paio adatti a calcare le scene
del musical. L'audizione, aperta a cani di ogni razza e non, si è svolta
venerdì a New York. Sul palco, tra gli altri, sono sfilati Winks, un pastore
tedesco di 18 mesi; Aida, un terrier di sette anni; Tasha, un mastino di 18
mesi color crema. Berloni però li ha scartati: "Sentivo che non gli avrebbe
fatto bene partecipare allo show".
Chi invece ha colpito la fantasia del selezionatore sono stati Fred e
Argyle. Con loro Berloni ha giocato, ha dato loro biscottti, saggiato
reazioni e comportamenti. Li ha studiati mentre interagivano con Bart,
Harriet, Patches, Barney e Lady Guinevere, gli altri componenti del cast a
quattro zampe. E, alla fine, li ha scelti.
"I randagi sono più veloci nell'apprendimento e più generosi nei confronti
del padrone, a causa del loro sfortunato passato - spiega Berloni che lavora
con i trovatelli da anni - Ho 15 cani che hanno recitato in tv e al cinema,
e tutti vengono da canili".
L'anteprima di "Chitty Chitty Bang Bang" è prevista il 27 marzo a Broadway.
Ma, più che la celebrità, per Fred e Argyle, si sono aperte le porte di una
vita lontana dai canili e dai disagi.

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Oggetto: il secolo xix 25/01

PIETRA
Due pitbull in adozione
Potrebbero avere presto nuovi padroni i due cuccioli di pitbull che dieci
giorni fa avevano "spaventato" gli inquilini di un condominio di via Sauro a
Pietra. I due animali sono tutt'ora custoditi nel canile di Franco Brunelli
a Tovo San Giacomo dopo l'intervento di Asl e polizia municipale. Si tratta
di animali di circa cinque mesi, molto impauriti e tutt'altro che
aggressivi. Si erano allontanati dalla casa in cui erano custoditi finendo
in un altro condominio. I cani sono affidati al Comune che a giorni potrebbe
far scattare l'adozione.

Addio pesciolino rosso del luna park
Il Comune di Genova sta per varare il nuovo regolamento sugli spettacoli
itineranti
Nessun animale potrà più essere usato come premio o attrazione
Genova Non si vinceranno più i pesciolini rossi, né altri animali al luna
park: lo stabilisce il nuovo regolamento del Comune per l'occupazione di
spazi pubblici riservati alle attività dello spettacolo viaggiante, che oggi
verrà esaminato dal consiglio comunale. Gli animali, specifica l'articolo
22, non potranno essere utilizzati né come attrazione né come premio. «Si
chiude un'epoca, ma già ci eravamo incamminati su questa strada», commenta
Ferdinando Uga, amministratore del luna park genovese. Il Comune lo vuole
portare da 150 a 120 attrazioni, riducendone la concentrazione, ma ci
vorranno anni.
Plebe e un commento
di Rosa Matteucci a pagina 22
Luna park, addio al pesce rosso
LA NOVITA' Lo stabilisce il regolamento comunale: unica eccezione il circo.
Nasce l'idea di trasferire il parco divertimenti alla Fiera
Gli animali non potranno più essere usati come premi e attrazioni
Il pesciolino vinto ai baracconi, lanciando una pallina da ping pong tra le
bocce di vetro e portato a casa nel sacchetto di plastica trasparente pieno
d'acqua, viene consegnato definitivamente ai ricordi di chi è stato bambino.
Quelli di oggi non avranno più la possibilità di aggiudicarsi un animale -
pesciolino, cagnolino o uccellino che sia - come premio di un gioco. Lo
sancisce il nuovo regolamento per l'occupazione di aree pubbliche da parte
di attività di spettacolo viaggiante, che il consiglio comunale discuterà
oggi. Recita infatti l'articolo 22, quarto comma: "Gli animali non possono
essere utilizzati come attrazione e/o premio".
Commenta Ferdinando Uga, amministratore del Luna Park genovese: «Negli
ultimi anni ci eravamo già avviati lungo questa strada, quindi immagino che
non ci saranno grossi problemi. Si chiude un'epoca». I tempi cambiano, la
sensibilità verso gli animali aumenta. Nessuna restrizione ulteriore,
invece, per i circhi, anche se Comune e Asl vigileranno sul rispetto delle
varie norme in vigore. Continua inoltre ad essere possibile vendere gli
animali, secondo le leggi statali e in spazi idonei per ogni singola specie:
le disposizioni in materia di commercio su aree pubbliche infatti lo
consentono, spiegano in Comunei, e se un venditore ambulante con regolare
autorizzazione dovesse presentare domanda, non potrebbe essere escluso.
Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi, annuncia così la prossima battaglia:
«Anche Genova dovrà adeguarsi, modificando il suo regolamento per la tutela
degli animali, alle città che sono all'avanguardia in questo campo, su
questo e altri punti: Modena ha di fatto impedito la presenza di animali nei
circhi che ospita».
Il nuovo regolamento ridisegna anche il futuro del Luna Park, puntando alla
riduzione del numerodi attrazioni di piazzale Kennedy: la composizione dovrà
infatti «tendere» ad un "parco ottimale" composto da 120 attrazioni (più
dieci banchi dolci e gastronomici) in inverno e 67 attrazioni (più tre
complementari) in estate. Come arrivarci? Pur convinta che l'organizzazione
funzionerebbe meglio, per gli operatori e per il pubblico, con una minore
concentrazione, l'amministrazione comunale non ha voluto assumere
provvedimenti drastici, che avrebbero sollevato la rivolta dei titolari
delle attività. Così si è stabilito di escludere chi non si presenta per due
anni consecutivi, senza giustificazione. In ogni caso, tempi molto lunghi.
«Il Luna Park di Genova resterà il più grande d'Europa», assicura Uga, che
si dice invece favorevole all'eliminazione delle attrazioni doppie o triple,
per rinnovare e modernizzare il parco divertimenti. Piazzale Kennedy potrà
essere utilizzato in due periodi: tra dicembre e gennaio l'edizione
invernale, da fine maggio ai primi di luglio quella estiva, quest'ultima
subordinata però allla classificazione acustica approvata tempo addietro dal
consiglio comunale, che limita a 60 giorni la presenza complessiva di
attrazioni rumorose: dunque un circo all'anno (è prossimo l'arrivo di Embell
Riva dei fratelli Bellucci, dal 3 al 20 febbraio) e un Luna Park invernale,
più eventuali altre manifestazioni.
Per il Luna Park si ipotizza in futuro la possibilità di trasferimento
nell'area fieristica, prospettiva che entusiasma Uga («Si potrebbe creare un
"Happy Village" sfruttando anche le strutture della Fiera»), ma, dice,
«siamo ai primi approcci».
In tutta Genova, solo piazzale Kennedy può ospitare grandi circhi (80
dipendenti, tendone di 44 metri di diametro). Gli spettacoli viaggianti
minori, giostre e autoscontri potranno trovare altri spazi al parco
dell'Acquasola, ai giardini Baltimora (sotto la Regione), Villa Gruber (solo
primavera-estate), ai giardini Calcagno (parco del Peralto), Villa Scassi,
Giardini Pavanello, piazza Martinez, piazza Ferraris, Giardini Falco a
Molassana, Giardini Doria e Chiappella a Struppa, piazza Livraghi, piazza
Partigiani caduti per la libertà, via Linneo (anche piccoli circhi),
piazzale Guerra, Piazza Petrella, piazza Tazzoli, Villa Rossi, Giardini
Melis, piazza Odicini, via ai cantieri di Voltri (anche piccoli circhi),
piazza Bignami, giardini Dapelo, Fascia di rispetto di Pra', giardini Govi,
piazza Palermo, piazzale Rusca.
Andrea Plebe

LA SENTENZA Prato è stata la prima città nel 2001
A fare da battistrada nel vietare l'uso di animali come premi al Luna Park è
stato il Comune di Prato. La disposizione è stata confermata con una recente
sentenza dal Consiglio di Stato, che ha così offertoad altri Comuni la
possibilità di adottare analoghi provvedimenti. La sentenza 6317 ha infatti
dato definitivamente torto alla titolare di uno spettacolo viaggiante, che
aveva impugnato la delibera del Comune di Prato. La donna si era già vista
respingere il ricorso dal Tar della Toscana.

Groenlandia: caccia all'orso anche per turisti
CopenaghenLa Groenlandia, isola autonoma nell'ambito della monarchia danese,
ha deciso di aprire a settembre, per turisti in cerca di trofei, la caccia
all'orso polare. In tempi in cui la protezione verso gli animali sta
diventando coscienza comune, l'iniziativa è stata accolta con poco
entusiasmo. Prima di tutti la regina danese Marghrete II, insieme a Brigitte
Bardot, avevano già lanciato un appello per fermare "il massacro di questo
mitico simbolo delle terre ghiacciate". Ma le autorità della gigantesca
isola le hanno ignorate.

Polli vietati, nuovi sequestri
EMERGENZA Sono 62 le tonnellate di prodotti entrati in Italia violando
l'embargo sanitario per il Sud Est asiatico
La Finanza blocca al Vte altri due carichi dalla Thailandia
Due nuovi container sono finiti nella rete della dogana e della guardia di
finanza. Altri due carichi di polli thailandesi di contrabbando sono stati
intercettati e sequestrati nei giorni scorsi. Non era un caso isolato quello
emerso due settimane fa al terminal Vte di Voltri e rivelato dal Secolo XIX.
A quelle ventidue tonnellate, risultate contaminate dal batterio della
salmonella, se ne sono aggiunte altre quaranta.
Un'enormità se si considera che da mesi in tutta Europa vige l'embargo
sanitario per il pollame proveniente da dieci paesi del sud est asiatico:
Thailandia, Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Pakistan, Cina, Corea del
Sud, Vietnam e Malesia. Uno stop alle importazioni, non solo di carni di
pollo, ma anche di uova, piume non trattate, oltre che uccelli da voliera.
L'obiettivo è di porre un freno alla diffusione dell'influenza aviaria,
virus responsabile di numerose morti in tutto il mondo, al centro
dell'emergenza seguita a quella della Sars.
Esiste un mercato clandestino e sotterraneo che movimenta decine e decine di
tonnellate di prodotti alimentari in barba ai controlli alle dogane. Le
oltre sessanta tonnellate sequestrate dalla seconda sezione del primo nucleo
operativo del Gruppo Genova della finanza lo dimostrano. Anche i due ultimi
stock di contrabbando avevano carichi di copertura: in un caso nuovamente
fave di soia, nell'altro spinaci. Si tratta sempre di prodotti congelati che
hanno bisogno di container refrigerati. Contenitori che, in base alla
documentazione di accompagnamento non avrebbero dovuto subire ispezioni: n.
c., nessun controllo, è il codice assegnato a questi carichi.
Solo l'attività investigativa della finanza ha permesso di individuare i
contenitori sospetti e andare oltre l'apparenza. È bastato superare la
barriera di tre strati di scatoloni per arrivare al carico di contrabbando:
tonnellate e tonnellate di pollo proveniente dalla Thailandia. Anche questi
polli saranno sottoposti ad analisi dai tecnici della Sanità marittima. Solo
nei prossimi giorni si saprà se sono infetti.
Sul caso il sostituto procuratore Biagio Mazzeo ha aperto un'inchiesta, per
ora contro ignoti. Lo scopo degli inquirenti è quello di individuare a chi
esattamente fossero destinati i tre container. Per ora è stato accertato che
le oltre sessanta tonnellate sequestrate provenivano dallo stesso porto ma
non è chiaro se l'azienda che li aspettava fosse la stessa. Per ora,
ovviamente, nessuno si è fatto avanti per rivendicare i carichi e gli
investigatori stanno lavorando a pieno ritmo per stabilire ai responsabili.
L'ipotesi di reato che potrebbe scattare nelle prossime ore è quella di
attentato alla salute pubblica. Il destino dei polli thailandesi è segnato:
una volta completate le analisi di laboratorio saranno distrutti.
Graziano Cetara

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Oggetto: gazzetta di parma 25/01

La strage di cani non si ferma

MEDESANO - Alla strage di cani avvelenati dai bocconi si aggiunge,
purtroppo, un nuovo caso. Toby, un segugio maschio di due anni, è morto ieri
sera dopo aver lottato in clinica per alcune ore contro un micidiale
cocktail di veleni. Il grave fatto è accaduto ieri in strada Rettori 25,
nella pianura del Taro, a un chilometro dal capoluogo. Nando Terenzini,
pensionato, verso mezzogiorno ha preso dall'abitazione il pasto per il suo
cane Toby e si è portato nel recinto adiacente alla fattoria. Il cane, com'è
solito, gli ha fatto festa e mentre Nando gli sistemava il cibo nella
ciotola, è uscito dal recinto scappando. Sono bastati pochi minuti e Toby è
sparito dietro casa. Nando lo ha richiamato ma vedendolo correre nell'aia lo
ha lasciato stare. Dopo dieci minuti lo ha visto ritornare nel recinto
barcollante e stramazzare al suolo con bava alla bocca e tremori per tutto
il corpo. Si è immediatamente reso conto che il suo cane era stato
avvelenato e lo ha caricato sull'automobile e portato velocemente in una
vicina clinica. Vista la gravità di Toby i veterinari gli hanno praticato
alcune iniezioni e lo hanno sottoposto a fleboclisi. Nonostante le premurose
cure dei veterinari, però, ieri sera poco dopo le diciotto il cane è
deceduto. « E' una vergogna uccidere cosí gli animali - ci dice amareggiato
Nando Terenzini - il boccone è stato sicuramente raccolto nel cortile di
casa dove noi viviamo. Ora abbiamo paura a mangiare le verdure dell'orto.
Chi è stato è un delinquente. Già altre volte mi sono morti dei gatti
trovando attorno a casa delle strane crocchette che penso siano state la
causa. Tempo fa in un portico, nella campagna vicino alla mia abitazione,
fra i balloni di fieno ho trovato bocconi avvelenati. Bastava che una mucca
mangiasse quel fieno e moriva con gravi danni all'agricoltore » . Un anno fa
un altro cane di Terenzini, Kira, si è salvata dall'avvelenamento per aver
rimesso e per essere stata curata tempestivamente mentre altri quattro gatti
sono morti avvelenati. Cani avvelenati ci sono stati nell'ultimo anno anche
nelle aziende agricole limitrofe.
I PRECEDENTI
MEDESANO - La strage di cani e gatti uccisi dai bocconi avvelenati continua
da tempo: nel febbraio del 2003 a Miano muore « Winni » , un bastardino di
tre anni. In giugno, a morire avvelenati a Case Baratta, alle spalle di
Medesan, sono « Birba » e « Lea » , due cani da caccia. In settembre il
veleno si porta via in strada Ghiaie nel capoluogo « Lea » e « Regina » ,
due cani da caccia e nelle aziende limitrofe della bassa del Taro ne muoiono
un'altra decina. Sempre nelle Ghiaie alla famiglia di Primo Tanzi nel giro
di un anno sono deceduti sette cani da guardia e alcuni gatti, l'ultimo
dieci giorni fa. Nel maggio del 2004 a Varano Marchesi è « Pluto » a morire
dopo una passeggiata verso Ca' Colombara e Ca' Castelli. Alla fine di agosto
nelle Ghiaie sono Banana, « Jepò » e alcuni gatti a lasciarci la vita. Nella
lunga lista c'è anche una mucca, morta per sospetto avvelemento da un
boccone mescolato al fieno.

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Oggetto: il messaggero 25/01

Qualcuno ne ha avvelenati almeno sei
Nuova strage di gatti a Blera L'Enpa: «Intervenga la procura»

Fare del male agli animali porta jella. E' il motto dell'Ente protezione
animali e la presidente della sezione di Viterbo, Elvia Viglino, lo ripete
con convinzione. «E' vero, io ne sono certa. Anche se in questa provincia,
dove non esiste una vera cultura di rispetto degli animali, ci sono tante
persone che fanno del male alle bestie e la passano liscia, almeno con la
giustizia».
Questa volta la denuncia - che arriverà entro breve, non appena ci sarà la
risposta dell'esame autoptico richiesto dall'azienda sanitaria viterbese
all'istituto zooprofilattico di Roma - riguarda la strage di sei gatti di
Blera che la "gattara" della situazione ha trovato stecchiti nelle vicinanze
del suo negozio in piazza Papa Giovanni. Già un altro felino della stessa
colonia (che dovrebbe essere guardata come una vera salvaguardia dalle
invasioni di ratti che privilegiano le aree più vecchie degli insediamenti
urbani) era stato avvelenato a dicembre.
«Non sappiamo se vengano usati diserbanti o stricnina per preparare i
bocconi - continua la Viglino - ma la cosa grave è che un avvelenamento di
massa di questo genere avviene nel centro storico di un paese. E se un
bambino schiaccia una di queste polpette avvelenate, poi magari si tocca la
scarpa e dopo si mette le mani in bocca, perché non sempre una madre può
prevenire atteggiamenti poco igienici, davvero scoppia una tragedia. Sembra
però che questo gravissimo rischio non venga mai nemmeno considerato. Come
Enpa, comunque, ci riserviamo di presentare un esposto alla procura e di
chiedere l'apertura di un'inchiesta. Per quello che può valere, visto il
risultato delle precedenti denunce».
Abi M.

OSIMO
Spara a due cani, denunciato quattro volte
I carabinieri: porto illegale d'arma, esplosioni in luogo pubblico, pericolo
per la gente e maltrattamenti
di MARIA PAOLA CANCELLIERI

SI poteva resistere a tutto salvo che ai due cani della vicina che
continuavano ad abbaiare mentre lui voleva schiacciare il solito pisolino
pomeridiano. Così, esasperato e arrabbiato, ha imbracciato la doppietta,
l'ha caricata, è uscito dalla sua casa di Campocavallo, ha preso la mira e
si è fatto giustizia da solo. Ha impallinato gli animali rompiscatole,
innocui per qualcuno, non certo per lui. Uno dei due è rimasto ferito
davanti all'abitazione della proprietaria, l'altro è andato a morire
lontano. La vendetta dell'agricoltore osimano, 61 anni, si è spenta sotto la
pioggia ghiacciata di quattro denunce presentate dai carabinieri della
caserma di via Saffi. La padrona delle bestiole, sconcertata dal gesto, ha
chiesto aiuto ai militari dell'Arma tratteggiando l'identikit del
cacciatore. I carabinieri hanno suonato ad una delle porte che costellano
quest'angolino di città chiedendo all'uomo di esibire la licenza di caccia e
detenzione di armi. Il 61enne, con i documenti, ha mostrato due fucili
regolarmente denunciati e mai usati. I carabinieri, però, non hanno mangiato
la foglia e poco dopo si sono visti consegnare dal coltivatore mortificato
il "corpo del reato", la doppietta calibro 16 ancora fumante. Fucile
detenuto illegalmente perché non denunciato e quindi sequestrato insieme
agli altri due a titolo cautelativo.
Nonostante il rimorso e il pentimento per gli spari ai bastardini, l'uomo
disarmato è stato anche denunciato all'autorità giudiziaria per aver portato
in luogo pubblico un'arma da sparo e per avervi esploso colpi da fuoco, per
aver maltrattato animali e per aver omesso di denunciare all'autorità di
Pubblica sicurezza la stessa arma.

Perugia
La denuncia dei commercianti dell'acropoli: centro storico insozzato ogni
giorno e la paletta rimane un arnese sconosciuto
Quando i cani sporcano sono i padroni sotto accusa
di BRUNO DI PILLA

«Siamo stanchi di disinfettare energicamente ogni sera i locali dei nostri
negozi. Candeggina ed altri solventi speciali spesso non bastano per
rimuovere le incrostazioni lasciate dagli escrementi dei cani, i cui padroni
più sfacciati entrano con i loro inseparabili amici senza neanche chiedere
il permesso».
Parla senza remore, tra l'altro rendendosi interprete del pensiero degli
esercenti di Corso Vannucci e dintorni, la dottoressa Laura Lemmi, figlia
del dottor Guido, titolare dell'omonima farmacia in Piazza della Repubblica.
A darle manforte accorrono Alberto Bianchi, per gli amici Bertino, da
decenni proprietario di un'agenzia immobiliare e Mario Ceccucci, storico
personaggio dell'acropoli, il cui traumatico addio al commercio ed alla
bottega d'arte più frequentata dai perugini doc ha creato non pochi malumori
e rimpianti, ancor oggi duri a morire fra i residenti.
Dice Alberto Bianchi: «Nessuno di noi riesce a capire perché i vigili
urbani, con severe ammende, non facciano rispettare la legge. Tutti sanno
che i cani vanno tenuti al guinzaglio, con la museruola e con palette
raccoglitrici di cui ogni proprietario dovrebbe far uso, subito dopo le
evacuazioni. Quando i quadrupedi (alcuni dei quali, tra l'altro, sono
considerati dalla legge aggressivi e pericolosi per l'incolumità del
prossimo) lasciano in strada "souvenir", sa cosa succede? Adulti e
soprattutto bambini li pestano senza neanche accorgersene, poi entrano nei
nostri locali e vi lasciano tracce maleodoranti, nonché microbi e scorie di
varia natura. Si può andare avanti così?».
Furibondo è anche Mario Ceccucci: «Sotto questo profilo - dice - mi
considero fortunato di non avere più bottega in Corso Vannucci. Come
commerciante, infatti, anch'io ero stufo di mettermi ogni sera a pulire il
pavimento con solventi e ramazza, tanto che m'è venuto un tremendo mal di
schiena a forza di strofinare a... quattro zampe, proprio come un cane, per
ripristinare ordine e pulizia. E pensare che io stesso, come del resto
l'amico Alberto Bianchi, a casa ho un paio di cani cui voglio un gran bene
ma che non mi sognerei neanche di portare a spasso quassù, senza il rispetto
delle norme. Qui si viene per dialogare con gli amici, per respirare aria
buona, ammirare monumenti ed immergersi nella magica atmosfera dell'augusta
città. Che c'entrano i cani?».
Eppure, alcuni ragazzi di oggi sembrano infischiarsene delle tradizioni dei
padri. Tra schiamazzi a voce alta con i cellulari ed ostentazione di pitbull
ed alani (già, poiché i docili cagnolini sono passati di moda), non hanno
più la sana abitudine di farsi qualche "vasca" chiacchierando e scherzando
fra loro.
Però, se è vero che i tempi sono decisamente cambiati, la legge è sempre la
stessa e sarebbe auspicabile che il Comune pretendesse più adeguati
comportamenti dai suoi cittadini: guinzagli, museruole e palette (o buste di
plastica, fa lo stesso), atte alla raccolta dei rifiuti disseminati per
strada.
Altrimenti, multe salate, sulla falsariga di quanto è stato disposto, ad
esempio, per chi fuma dove non può.
E gli esercenti di Corso Vannucci, in molti casi preoccupatissimi per il
rischio di subire multe per colpa dio qualche distratto fumatore, invocano
l'intervento severo dei vigili urbani, per difendersi da pittbull e alani.
Dura lex, sed lex.

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Oggetto: Cagliari -Testo antisemita all'università

Cagliari/Protesta il rabbino
Testo antisemita all'università
Il preside si scusa

ROMA - «Il cosiddetto tempio ebraico era in realtà un grande mattatoio, dove
i cosiddetti sacerdoti cospargevano continuamente l'altare del sangue di
animali ancora vivi. In considerazione di ciò è giusto dichiararsi
antisemiti nei riguardi degli ebrei credenti, né ci si può dolere del fatto
che questi siano finiti nelle camere a gas naziste». A pensarla così non è
un fanatico naziskin. Ma è Pietro Melis, professore universitario
dell'Ateneo di Cagliari, facoltà di Scienze della Formazione, docente di
Storia della Filosofia. Il passo è tratto dal suo saggio «Scontro fra
culture e metacultura scientifica. L'occidente e il diritto naturale»,
(pag.13) adottato per il corso di quest'anno. A denunciare il caso è il
rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, a una
settimana dalla "Giornata della Memoria". «Qualche giorno fa - spiega - ho
ricevuto un plico anonimo nel quale era contenuto il testo del professor
Melis accompagnato da una lettera, anch'essa anonima, che iniziava con "
Maledetti ebrei..." e citava "le righe incriminate" accompagnate da insulti
antisemiti». «Sono saltato sulla sedia - continua Di Segni - quando ho letto
quelle offese e quelle assurdità. Ho scritto immediatamente una lettera di
protesta al Rettore dell'università di Cagliari dove esprimevo stupore
drammatico, per il fatto che l'apologia delle camere a gas venisse
pubblicata sul testo di una facoltà, screditando clamorosamente il prestigio
dell'università, e chiedendo al rettore di intervenire. Aspetto una sua
risposta».
Nel frattempo la vicenda è approdata in parlamento con un'interrogazione del
senatore di An, Gianfranco Anedda. E il rettore dell'ateneo cagliaritano,
Pasquale Mistretta, eprime «il rammarico e il dispiacere fortissimo per aver
creato ed arrecato dei danni alla comunità ebraica, che, vede l'Università
di Cagliari da parecchi anni in prima linea tra le università italiane nel
percorrere un filo didattico e formativo sulla Shoah nel condannare le
persecuzioni, i rastrellamenti, e quant'altro ha sopportato il popolo
ebraico. Tra le migliaia di pubblicazioni in un università di 39 mila
studenti, 10 facoltà, 1200 docenti, seguire riga per riga le vaste estese
produzioni editoriali è impossibile». Comunque è già pronta una lettera di
scuse del preside Alberto Granese.

Agreen
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http://www.natiliberi.org

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Oggetto: Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a Venezia

L'«allevamento» è di Emidio Ferretti
Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a
Venezia

Formiche ascolane superstar. Grazie all'«allevatore» Emidio Ferretti una
nutrita pattuglia della specie "Componoto sciupalegno" è stata utilizzata
per le riprese del film "I giorni dell'Abbandono" girato in gran parte a
Venezia e che uscirà nelle sale cinematografiche tra breve. Un noto
fornitore di animali per l'azienda Rai al quale era giunta la singolare
richiesta da parte del regista interessato ad una partita di formiche, si è
rivolto a Emidio Ferretti che è l'unico al mondo ad avere un allevamento del
genere. Le formiche sono state consegnate e utilizzate come da...copione. E
a quanto pare avrebbero anche fatto una gran bella figura. Ora per Ferretti
che nel 2003 partecipò anche ad una trasmissione nello studio Rai Uno
Mattina con le sue formiche, rimane un solo problema: insegnare alle sue
formiche a firmare autografi, dato che sono diventate delle vere ...star.

Agreen
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Oggetto: la nuova provincia di biella 22/01

Da “la nuova Provincia di Biella “ 
sabato 22-1

 

 

Gatti:ecco la tessera x accudire i randagi

BIELLA - Si terrà giovedì~ 3 febbraio, alle 17.30, all'as­sessorato comunale all'Am­biente di via Tripoli, l'incon­tro con i responsabili delle í colonie feline cittadine, con le associazioni animaliste Ab­da, Lav, Leal e Lipu e con i medici veterinari. Ai "gattari" e alle "gattare"individuati sul­la base della loro disponibilità a occuparsi dei gatti randagi verrà rilasciato l'apposito tes­serino, contemplato dal Re­golamento comunale per la tutela e il benessere degli ani­mali in città: un piccolo ri­conoscimento di collabora­zione aperta con le istituzio­ni. Si ricorda peraltro che all'assessorato Ambiente pos­sono essere rivolte ulteriori ri­chieste di rilascio del docu­mento da parte delle perso­ne interessate, essendo ap­punto sempre possibile che si creino nuove colonie di gat­ti. Il loro censimento e la te­nuta sotto controllo della fer­tilità dovrebbero arginare il fenomeno del randagismo.

 

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Oggetto: corriere della sera 26/01

Sì alle colture ogm. Ma la data non c'è

Approvata la legge, nessun termine alla moratoria delle Regioni. Alemanno:
evitato il caos

   ROMA - Nelle campagne italiane si potranno coltivare semi biotec. Ma con
molti limiti, pesanti sanzioni anche penali per gli agricoltori che non
rispettano le regole e non prima che le singole Regioni abbiano approvato i
rispettivi piani locali. Col voto del Senato, il Parlamento ha licenziato
ieri sera il decreto sulla coesistenza tra coltivazioni tradizionali,
transgeniche e biologiche. Si parla di piante per la produzione, non di
alimenti già confezionati o finiti (ad esempio le farine di soia), già in
commercio.


   PRIMA LEGGE - Il provvedimento conquista così sul filo di lana la
sofferta conversione in legge dello Stato. La prima in materia. Ma passerà
del tempo, forse anni, prima che le piante della discordia possano davvero
germogliare sui terreni della Penisola. Il testo infatti è passato tale e
quale lo aveva modificato la settimana scorsa la Camera ed è molto rigoroso.
Non è previsto un termine per la moratoria anti Ogm (il voto dei deputati
aveva fatto saltare quello del 31 dicembre 2005) che in teoria potrebbe
continuare ad oltranza. L'unico vincolo è un ordine del giorno proposto da
Maurizio Ronconi, Udc, presidente commissione Agricoltura del Senato, che
impegna il governo a sostituirsi alle Regioni se entro quest'anno non
prepareranno piani tecnici.


   REGIONI OGM FREE - Sono scontate altre battaglie. Basti pensare che ben
14 governi regionali si sono dichiarati «Ogm free», sia pur in
contraddizione con la normativa Ue, che non prevede l'esistenza di isole
all'interno di uno stesso Paese. La via si allunga dal Piemonte alla
Sicilia. Appare illogico aspettarsi un accordo in tempi brevi. Per il
momento dunque le varietà di soia e mais modificato restano fuori dalla
porta.


   ALEMANNO - La legge si ispira a principi di prudenza sempre rivendicati
dal ministro dell'Agricoltura, Gianni Alemanno, che anche ieri, nella
dichiarazione di voto, ha lanciato l'allarme: «Non votare il provvedimento
sarebbe come gettare le campagne italiane nel caos perché non verrebbero
garantite la libertà di scelta degli imprenditori e la netta separazione tra
i diversi tipi di semina». E poi: «Sarà il mercato a decidere il futuro dei
prodotti agricoli transgenici, ma il governo garantirà la separazione delle
filiere a tutela dell'agricoltura tradizionale».


   COESISTENZA - Gli Ogm non potranno essere utilizzati se le Regioni non si
saranno dotate dei piani di coesistenza, con separazione netta tra i tre
tipi di semina: transgeniche, tradizionali e biologiche. La Camera, rispetto
al testo originario varato dal governo due mesi e mezzo fa, ha inasprito le
sanzioni a carico degli agricoltori che non rispettano le norme. Raddoppiata
la pena pecuniaria da 2.500-25.000 euro a 5.000-50.000. Si rischia di finire
in carcere uno o due anni.


   COMMENTI - «C'è amarezza e dispiacere perché non abbiamo avuto tempo per
il dibattito», commenta Ronconi. Dall'opposizione si alza la voce di
Loredana De Petris, dei Verdi, che hanno dichiarato voto contrario: «Non
interrompiamo la battaglia per difendere le ragioni di tanti consumatori e
agricoltori che pretendono un'Italia libera da Ogm. La coesistenza sarebbe
un danno irreparabile». Profonda insoddisfazione in Assobiotec,
l'associazione delle aziende biotecnologiche: «Legge oscurantista. Introduce
una moratoria a tempo indeterminato per prodotti sicuri e autorizzati al
commercio in tutta Europa da anni», critica il presidente Roberto Gradnik.
   Favore dal mondo agricolo. Per Giuseppe Politi, presidente della
confederazione Cia, «finalmente si chiude la prima partita. Mi auguro che le
Regioni rispettino gli adempimenti. La libertà degli imprenditori che
scelgono la tradizione e la qualità va tutelata». Paolo Bedoni, leader di
Coldiretti, è sulla stessa linea: «Un atto di responsabilità del Parlamento
nei confronti di imprese e cittadini».
Margherita De Bac

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Oggetto: il secolo xix 26/01

Appello dell'Enpa per il freddo «Date da mangiare agli animali»
I selvatici rischiano la vita: ecco alcuni consigli per aiutarli
«D ate da mangiare agli animali randagi e ai selvatici: questo freddo mette
a rischio i più deboli...».
È un appello drammatico quello che i volontari dell'Ente protezione animali
di Savona hanno lanciato ieri con un comunicato stampa alla cittadinanza.
«Di fronte all'eccezionale maltempo di queste ore - c'è scritto - è
indispensabile che tutti gli animalisti e le persone sensibili si attivino
per creare nidi artificiali e mangiatoie per soccorrere le specie in
difficoltà. La nostra associazione ne mette eventualmente a disposizione per
gli interessati».
In particolare per aiutare gli animali (volatili) dei boschi l'Enpa propone
ai cittadini di distribuire cibo sui davanzali delle finestre e nei giardini
privati e condominiali in modo che uccellini e altri animali in cerca di
cibo possano sfamarsi. «Ma ai più arditi e intrepidi chiediamo di recarsi
fin dentro i boschi per depositare ortaggi e sale, prodotti fondamentali per
il sostentamento di cinghiali, daini e caprioli».
E perché l'impegno non sia inutile sempre la protezione animali ha elencato
un vero e proprio "menù" consigliato per le varie specie di volatili, un
modo per orientare i cittadini desiderosi di attivarsi ma privi di nozioni e
incerti sui prodotti da offrire.
«Ogni uccellino mangia cose diverse - chiariscono gli animalisti - le
cinciallegre le arachidi, i picchi la carna cruda, passeri e merli il pane
secco e le piccole granaglie, merli e pettirossi le croste di formaggio,
torni e storni la frutta fresca, fringuelli e capineri i semi di girasole e
fiocchi di cereali, colombe e tortore granaglie e riso».

Tre teste mozzate di uccelli su una rete
Ayusya: «Oltraggio all'Oasi dell'Entella»
La Polizia provinciale respinge la denuncia: sono specie cacciabili ed è
periodo di caccia. Gli animalisti: bravata o avvertimento
Lavagna. Le teste di tre uccelli appese sulla recinzione di un orto lungo la
riva est del Fiume Entella. Li hanno trovati, e segnalati alla Polizia
provinciale, i volontari dell'associazione Ayusya Onluss. «La bravata di
qualcuno, un avvertimento per il padrone dell'orto, un rito propiziatorio? E
ancora un trofeo dello stesso padrone della recinzione?» si arrovella
sull'origine dello spettacolo Eugenia Rebecchi, anima dell'associazione
avvisata da un istruttore cinofilo di Lavagna della presenza delle tre teste
mozzate sull'Entella, all'altezza del ponte della Maddalena, poco più a
monte. «Il fatto è particolarmente grave perchè ci troviamo in un'oasi
avifaunistica», dice la Rebecchi. Ma la Polizia provinciale, a cui
l'associazione ha denunciato il fatto, risponde: «Sono tutti resti di specie
cacciabili (due beccacce un fagiano maschio) in periodo di caccia. Se
qualcuno ha messo le teste lì, non è mica un reato».
«Una signora che ha transitato per la pista ciclabile lato Lavagna alla
vista dei tre capi mozzati si è anche sentita male alla vista dello
spettacolo decisamente truce - continua la Rebecchi -. Dalla testa di
ciascun animale pendeva una porzione di collo che con il vento assumeva
posizioni varie. La visione non era sicuramente tra le più appaganti. È
difficile stabilire da quanto tempo fossero presenti i tre "trofei" e da
quanto fossero morti gli animali. Certo è che tre teste mozzate appese sul
culmine della recinzione di un orto non danno un'immagine particolarmente
attraente al paesaggio. In considerazione del fatto che il fatto è
all'interno di un'Oasi faunistica provinciale abbiamo provveduto ad
informare anche l'area 11, gli ambiti di caccia e pesca della Provincia di
Genova. Abbiamo ribadito loro che l'immagine di un'Oasi potenzialmente così
ricca ma in concreto così alla mercé di tutti non arricchisce la zona.
Un'Oasi in cui sono presenti quintali di rifiuti urbani, dove sovente la
fogna finisce direttamente in alveo, dove i cani vengono lasciati liberi di
scorrazzare ed "allenarsi" tra gli anatidi selvatici e domestici che l'alveo
ospita, e dove sovente i pescatori dimenticano gli ami».

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Oggetto: «Clonerò dei super bovini immuni da mucca pazza»

Lombardia
«Clonerò dei super bovini immuni da mucca pazza»

Il nuovo progetto di Cesare Galli, «papà» del toro Galileo

   CREMONA - Al numero 7 di una polverosa strada di campagna c'è una porta
che dà sul futuro. E' in legno, non blindata, che introduce un breve
corridoio dove sono esposte foto di animali e formule incomprensibili a chi
non è uno specialista del settore. Qui, poco fuori Cremona, c'è il
laboratorio del professor Cesare Galli, uno dei maggiori esperti a livello
mondiale di genetica e di clonazione. Il «Laboratorio di tecnologie della
riproduzione» è nato solo 14 anni fa, ma già nel 1999 è diventato un punto
di riferimento mondiale con la nascita di Galileo, primo clone di un toro.
Cesare Galli è impegnato su molti fronti, ma tre sono quelli che
probabilmente rivoluzioneranno la biomedicina nei prossimi anni.
Innanzitutto - in collaborazione con l'Istituto neurologico Besta e con il
finanziamento dalla Fondazione Cariplo - si sta cercando di far nascere il
primo bovino al mondo immune dal morbo della mucca pazza. «L'animale verrà
creato senza il gene del prione - spiega Galli - Dunque rischio zero di
contatti con altri prioni e di sviluppare la malattia». L'eccezionalità
della ricerca non è solo nel progetto, ma nelle sue innumerevoli
applicazioni in campo biomedico. «Oggi per i trapianti di tessuto da animale
a uomo si utilizzano capi di bestiame provenienti dalla Nuova Zelanda,
perché si pensa che non abbiano la malattia - continua il direttore del
Laboratorio - Con questo progetto si avrà la certezza che il bovino sia
immune». Una grande speranza per la medicina.
   Il secondo progetto, sempre con applicazione biomedica, è finanziato
dall'Istituto superiore di sanità. Galli sta creando un suino sul quale
verrà verificata l'efficacia del trapianto di cellule staminali.
«Introdurremo nell'animale delle lesioni artificiali - precisa il
veterinario cremonese - e poi eseguiremo dei trapianti di cellule neurali e
del miocardio». Si dovrà in particolare verificare l'eventuale efficacia
delle cellule staminali, che nel nostro Paese sono al centro del dibattito
sull'etica della scienza.
   Il terzo settore ha un'applicazione esclusivamente scientifica ed è stato
promosso grazie ai finanziamenti dell'Unione europea. E' il lavoro più
vicino alla conclusione. «Perchè continuare a usare gli animali come cavie
da laboratorio? - si chiede il professor Galli -. Tra breve tempo potremo
verificare l'efficacia dei farmaci direttamente su embrioni e gameti creati
in vitro, senza uccidere inutilmente dei poveri animali».
   Nel Laboratorio di tecnologie della riproduzione lavorano dodici persone,
tra ricercatori e tecnici, e proprio la ricerca è sempre stato il settore
nel quale si sono investiti tempo e fondi. Tuttavia, è ancora un centro
privato (di proprietà dell'Associazione italiana allevatori, un ente morale)
e vive dei fondi, pubblici e privati, offerti da chi decide di finanziare un
determinato progetto. Il procedimento, denominato fund raising , ha però un
grosso handicap: deve essere lo stesso Galli a proporre di continuo
progetti, per ricevere finanziamenti ad hoc. Negli ambienti scientifici si
considera un'anomalia che un Centro di fama mondiale come questo non sia
statale.
   Sulla base di questa esigenza è nata l'iniziativa del presidente della
Provincia, Giuseppe Torchio: «Nei prossimi giorni chiederemo al ministero
dell'Agricoltura di realizzare un progetto per coinvolgere il Laboratorio in
una più ampia sperimentazione e ricerca italiana. Il polo di Cesare Galli
potrebbe così diventare uno dei più grandi centri italiani per la ricerca
sulla zootecnia».
   Nel 1999 il toro Galileo, nel 2003 Prometea, la prima cavalla clonata al
mondo. Pochi mesi fa è nato un vitellino, figlio di un clone. E' il primo
caso in Italia. Questi gli ultimi successi di Cesare Galli e del suo staff.
E i progetti in corso di realizzazione sono ancora più ambiziosi, a
cominciare dal primo bovino immune alla Bse.
   La biomedicina aspetta con impazienza, gli specialisti internazionali
includono Cesare Galli tra i massimi esperti di clonazione del pianeta.
Dalla riproduzione della pecora Dolly di strada se ne è percorsa parecchia.
Un percorso difficile, cominciato in Scozia nel 1996, ma che passa senza
dubbio per quella porta in legno al numero 7. Là dove inizia il futuro.
Andrea Silla
GLI ESPERIMENTI
Nella cascina laboratorio di Cesare Galli i lavori in corso riguardano,
oltre alle ricerche sulla clonazione (qualche settimana fa è nato il primo
vitellino figlio di clone), l'ambito della genetica applicata alla medicina
e l'ambito della sperimentazione scientifica
1- Trapianto di staminali su un suino «fotocopia»
Il laboratorio di Cesare Galli sta clonando un suino sul quale verrà
verificata l'efficacia del trapianto di cellule staminali. Nell'animale
verranno create lesioni artificiali, per eseguire, in un secondo momento,
dei trapianti di cellule neurali e del miocardio. Con questo progetto si
cercherà di verificare l'efficacia delle cellule staminali
2- Bovini immuni dal morbo della mucca pazza
Un'altra ricerca è legata ai trapianti di tessuti bovini sull'uomo.
L'operazione è adesso troppo rischiosa, in quanto gli animali possono essere
infetti dal morbo di mucca pazza. Galli sta creando in laboratorio un bovino
che non possiede il gene del prione, dunque non ha il rischio di contrarre
la malattia. Il trapianto su esseri umani sarebbe sicuro al cento per cento
3- Sperimentazione dei farmaci su embrioni e gameti in vitro
L'Unione Europea ha finanziato un progetto di Galli che mira a testare
l'efficacia dei medicinali su embrioni e gameti prodotti in vitro, rendendo
inutile la sperimentazione su cavie animali. E' il progetto più a breve
termine, che potrà essere utilizzato in tutti i laboratori, portando
vantaggi alla sperimentazione scientifica, rimuovendo le obiezioni degli
animalisti sull'utilizzo di cavie
4- La gravidanza di 3 mucche e una cavalla clonate
Dopo la nascita di Galileo, primo toro clonato al mondo, e di Prometea, la
prima cavalla, l'équipe continuerà la ricerca sulla clonazione. Quello di
Galli è ancora l'unico centro in Italia nel quale un equino clonato è
sopravvissuto. Qualche settimana fa è nato il primo vitellino figlio di
clone; nella stalla ci sono altre tre mucche e una cavalla clonate gravide

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Oggetto: repubblica 27/01

Uno studio rivela che tra i primati esiste il senso di giustizia
membri dello stesso gruppo tollerano disparità di trattamento
Lo scimpanzè sfruttato sopporta
se la paga migliore va all'amico
Una scoperta importante per studiare la nascita
della cooperazione sociale tra esseri umani
di CRISTINA NADOTTI
ROMA - Gli scimpanzè sopportano le ingiustizie, ma solo se ad essere
trattato meglio è qualcuno con il quale hanno stretti rapporti sociali. Lo
studio di un gruppo di scienziati americani ha dimostrato, per la prima
volta, che anche al di fuori della razza umana ci sono comportamenti che
presuppongono un senso della giustizia.
La scoperta è fondamentale per l'osservazione della struttura sociale dei
primati, ma è importante anche per fare ipotesi sul modo in cui potrebbero
essersi sviluppati nella società umana concetti quali "ingiustizia" e
"cooperazione". "In strutture sociali basate sull'aiuto reciproco, quali
quella umana e quella degli scimpanzè - osserva Frans de Waal, uno dei
responsabili della scoperta - gli individui devono calibrare i propri sforzi
e le ricompense che ottengono paragonandoli con quelli degli altri, per
evitare di essere sfruttati".
E' proprio quel che hanno fatto i ricercatori, mettere gli animali di fronte
a palesi differenze nelle ricompense per piccoli compiti loro assegnati.
Sarah Brosnman e Frans de Waal, primatologi dell'Università Emory ad
Atlanta, hanno compiuto le loro ricerche dando agli scimpanzè dei pezzi di
plastica e premiandoli quando li restituivano. Se a una delle scimmie veniva
data una ricompensa di poco conto, come una fettina di cetriolo o un
pezzetto di sedano, e vedeva premiare un'altra con un grappolo d'uva, la
vittima dell'ingiustizia smetteva di collaborare.
Gli scienziati hanno però osservato che le reazioni all'evidente ingiustizia
dipendevano dalla relazione sociale tra lo scimpanzè "sottopagato" e quello
privilegiato. Le scimmie che avevano una storia di coabitazione e
interazione sociale di oltre 30 anni ignoravano le differenze di trattamento
tra membri del gruppo. Al contrario, in gruppi o coppie formati da meno di
otto anni, le reazioni erano evidenti e determinate.
Secondo la ricerca, che è stata pubblicata sui "Proceedings of the Royal
Society", gli scimpanzè si comportano insomma proprio come gli esseri umani.
"Le persone che hanno relazioni sociali molto strette, come per esempio i
coniugi - osserva de Waal - collaborano sulla base della fiducia reciproca,
non tengono un resoconto di ogni piccolo favore che fanno l'uno all'altro,
mentre questo succede tra individui che non hanno rapporti stretti".

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Oggetto: il secolo xix 27/01

L'odissea dei germani scomparsi dall'alveo
Una vera e propria odissea. Così si potrebbero riassumere gli ultimi mesi
dei germani che vivono lungo lo Sturla, la cui tranquillità ha incominciato
a essere un ricordo sin da quando, in pieno autunno, i lavori di pulizia
dell'alveo del torrente arrivarono, per poi fermarsi, nella zona sottostante
via Torricelli a Borgoratti. Sin dall'inizio, infatti, si pose all'Aster il
problema di come lavorare senza infastidire troppo o compromettere in modo
grave la vita degli uccelli, che sono un vero e proprio patrimonio
faunistico dell'area. Sia l'assessore comunale alle Politiche delle Acque
Valter Seggi, sia i tecnici dell'Aster, anche in rispetto di un protocollo
regionale riguardante la tutela della fauna, decisero di preservare alcune
aree verdi per permettere ai germani di continuare a rimanere sul greto,
garantendo anche la futura nidificazione.
In seguito a molteplici segnalazioni dei residenti, riguardanti lo stato di
precarietà e di rischio in cui vivevano i germani, intervenne l'assessore
comunale alle Politiche Ambientali, Luca Dallorto. Contattò Aster e le varie
associazioni animaliste, il progetto delle oasi faunistiche lungo lo Sturla
divenne operativo, sotto la supervisione dell'assessorato. Secondo alcuni
residenti, però, la situazione è precipitata negli ultimi tempi, in
concomitanza con il termine degli interventi di pulizia dell'alveo. Molti
abitanti di Sturla hanno segnalato la scomparsa di diversi esemplari, tra
cui due aironi, descrivendo scene di germani in fuga da ruspe e falciatrici.
«In effetti - racconta Claudio Porcini, pensionato di Sturla - da quando
sono finiti i lavori, i germani, che prima erano decine, sono ridotti a
poche unità, mentre dei nidi non c'è più traccia, come non c'è più l'ombra
di un pesce».
A tranquillizzare gli animi, è intervenuto lo stesso assessore Dallorto.
«Sino a oggi - dice Dallorto - non mi risultano segnalazioni di animali
morti o maltrattati. Anzi, sono a conoscenza del fatto che le oasi
faunistiche sono state create in tratti precisi del corso d'acqua. Comunque,
vigilerò sulla situazione». Stesse rassicurazioni vengono da Daniela
Filippi, responsabile della Lav Liguria. «Anche io - spiega - non sono a
conoscenza di decessi di animali e so che le oasi sono operative. La
mancanza di alcuni esemplari, direi che possa essere imputata al fatto che,
spaventati dal rumore, sono migrati in altri siti. Niente di cui
preoccuparsi».
G. D'A.

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Oggetto: il tempo 27/01

Pescara
Un canile tuffato nel verde
Grande area parco collegata con piste pedonali e ciclabili
Nuova filosofia dei servizi al cittadino: al via il progetto per Fosso
Grande
di PATRIZIA PENNELLA
LO CHIAMANO già il «parco canile» e, tra poco più di due anni, se
l'amministrazione comunale riuscirà a mantenere la promessa, sarà uno dei
gioielli della città di Pescara. Una struttura di grande valenza urbanistica
e sociale, visto che va a recuperare l'ex-discarica di Fosso Grande, fino ad
oggi angolo reietto della periferia, creando una struttura multimodulare, un
canile concettualmente inteso più come un piccolo hotel inserito nel verde
che come un luogo di raccolta di animali da tenere nelle gabbie a tempo
indeterminato. «La nostra scelta - spiega l'assessore Edoardo De Blasio -
punta proprio in direzione di un cambiamento radicale nell'approccio con
l'animale. Intanto i cani saranno alloggiati in spazi di 22 metri quadrati a
coppia, accanto ad ogni box ci sarà una pianta, intorno spazio per la
sgambatura, perché i pani possano essere fatti uscire avere, prudentemente,
contatti anche con i visitatori». Perché la matrice informativa del progetto
è proprio quella di creare, contatto tra famiglie e animali, per facilitare
le adozioni: «Oggi al canile di via Raiale non va nessuno, per le condizioni
in cui è ridotto, l'idea di inserire i box in un parco vuole proprio
arrivare a cambiare questa abitudine. Intorno ci sarà una struttura verde
dotata di percorsi olfattivi, che attraverso un percorso ciclabile e
pedionale che arriverà fino al parco fluviale. Mentre in un'area riservata
sarà collocato un piccolo cimitero, dove i cittadini potranno seppellire i
loro animali. Un'area accoglienza e servizi faciliterà accesso e
informazione, ma sarà anche utilizzabile per mostre e attività. Perché
proprio contando sull'offerta di servizi (dog distting, dog beauty) il
canile potrà autofinanziarsi. Attualmente la struttura di via Raiale viene
faticosamente gestita dalla Lega del Cane, associazione alla quale si deve
anche l'idea informativa del parco canile. La speranza, naturalmente, è che
possano essere loro a continuare in questa attività. I lavori di
realizzazione dovrebbero partire nella prossima estate: il progetto sarà
finanziato con due annualità da seicentomila euro, ed è già stato inserito
nel piano triennale delle opere pubbliche. Insomma, entro l'anno,
prevdibilmente, Pescara avrà il canile. Per il parco ci vorrà più tempo:
sarà realizzato con la seconda tranche di finanziamenti e le opere
partiranno prevedibilmente a metà 2006. «Anche per il verde ci sono grandi
idee - spiega l'assessore Rudy D'Amico - stiamo pensando anche ad un centro
di ippoterapia da inserire nel parco».

L'Aquila
Sfamate cani e gatti Il sindaco Biagio Tempesta rivolge un invito a tutti
gli ...
... aquilani affinché, in questo periodo di freddo intenso, aiutino i cani
ed i gatti randagi, dando loro da mangiare. Il gesto di solidarietà sarebbe,
dice il primo cittadino, anche un modo concreto di dare un contributo agli
sforzi compiuti dalle associazioni animaliste che si prendono cura dei
randagi.

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Oggetto: il messaggero 27/01

L'appello di Tempesta: «Date cibo agli animali»
L'AQUILA - «Date da mangiare a cani e gatti randagi». E' l'appello del
sindaco Biagio Tempesta ai cittadini dell'Aquila dove in questi giorni anche
le temperature massime non sono salite mai sopra lo zero. In tal modo, ha
detto il sindaco, è possibile «alleviare le sofferenze di questi nostri
piccoli amici, già provati dall'esecrabile comportamento di chi continua ad
abbandonarli». Per il primo cittadino sfamare cani e gatti senza padrone è
«un modo concreto di dare un contributo al lodevole sforzo delle
associazioni animaliste, che, con tanti sacrifici, si adoperano per curare
questi animali, sia quelli ospitati nei rifugi sia cani e gatti di
quartiere, e che devono spesso scontrarsi con difficoltà di vario genere».
Se da una parte la neve ha dato ieri una tregua le temperature nell'Aquilano
sono state molto rigide. Nella notte di ieri l'altro, la minima registrata
all'Aquila è stata di -2 gradi ed anche in mattinata la temperatura si è
mantenuta costantemente sotto lo zero. Sul Gran Sasso il termometro nella
notte è sceso a -15 gradi e nella mattinata la temperatura era di -10 gradi.
Gli impianti scioviari sono rimasti chiusi a causa di una bufera di vento e
neve. Il vento superava i 100 chilometri orari. Per quanto riguarda la
circolazione stradale non sono stati segnalati particolari disagi.
M.I.

AMICI A QUATTROZAMPE
Un "grand hotel" per cani nel parco di Fosso Grande





Da discarica a grand hotel per gli amici a quattrozampe. L'assessore Edoardo
De Blasio ha illustrato ieri il canile municipale che sorgerà a Fosso
Grande. I lavori in due tranche iniziano l'estate prossima per un importo
totale di un milione e 200 mila euro. «Il primo lotto è già finanziato in
bilancio per 600mila euro e identico importo è previsto per il 2006» ha
detto il dirigente dei lavori pubblici Giampiero Leombroni. Per De Blasio è
una scommessa da vincere: «Ci auguriamo che andrà tutto secondo le
previsioni, anzi ne sono certo: il canile si farà». E che canile: la
struttura di Fosso Grande è stata progettata dagli architetti D'Alonzo,
Troilo e Taricani su una decina di ettari a ridosso della collina verde che
si affaccia su Fosso Grande. «Una zona fino a ieri degradata che
restituiremo alla collettività, dal momento che oltre al canile ospiterà un
bellissimo parco aperto a tutti, soprattutto ai bambini - ha precisato
l'assessore all'Ambiente Rudy D'Amico -. E pensare che la precedente
amministrazione aveva previsto là palazzoni con alto rischio di
smottamento».
De Blasio ha presentato nel dettaglio il futuro canile dotato di box per 230
ospiti più 50 riservati al servizio di dog sitter; con ingresso visitatori e
ingresso di servizio. «Ci sarà anche un ambulatorio veterinario e, più a
monte, anche il cimitero per gli animali domestici nei presi del quale sarà
anche realizzato un gattile» ha detto De Blasio, assicurando una adeguata
"distanza di sicurezza" tra cani e gatti. Per il Comune di Pescara è un
segnale di civiltà importante, perché fondamentale è l'educazione al
rispetto per gli animali e questa struttura guarda, tra le altre cose, anche
a questo obiettivo. «Con D'Alfonso sindaco il Comune ha mostrato una
sensibilità e un'attenzione maggiore rispetto agli anni passati - ha
commentato con soddisfazione Sandra Santavenere, volontaria della Lega per
la difesa del cane e prima sostenitrice del progetto del nuovo canile.
L'importante è assegnarne la gestione a una squadra di esperti e i volontari
della Lega del cane, dopo i tanti sacrifici affrontati finora, non possono
restare alla finestra.

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Oggetto: il mattino 27/01

Ecco i danni da smaltimento senza regole


Duecentosei comuni monitorati negli anni tra il 1994 e il 2001. Trattamento
dei rifiuti e impatto sulla salute umana in Campania, un'incognita che
scotta. Ma ora uno studio ufficiale c'è. E la zona rossa è risultata essere
quella sud-orientale della provincia di Caserta insieme a quella
nord-occidentale della provincia di Napoli, dove si registrano aumenti
inquietanti di alcuni tumori e di malformazioni congenite. Proprio le aree,
insomma, dove più il ciclo dei rifiuti è inquinato da tanti fattori, primo
fra tutti quello dell'illegalità degli sversatoi, ma anche delle fabbriche
non a norma e del lavoro in nero che costringe tante persone al contatto con
sostanze nocive e fuori controllo persino in casa propria. «È come se
avessimo fotografato gli ultimi dodici anni dello smaltimento dei rifiuti,
nelle province di Napoli e Caserta, quando la gestione dei rifiuti non era
corretta. Questo serve a impostare un'attività più sicura, più trasparente,
più pulita. Vogliamo andare avanti su questa strada», ha dichiarato Guido
Bertolaso. È la sintesi dello studio commissionato dal dipartimento della
Protezione Civile, sull'impatto sanitario, appunto, del trattamento dei
rifiuti in Campania. «Emerge l'indicazione di un'area critica, che
corrisponde ad alcune zone della provincia di Caserta e di Napoli - ha
spiegato Pietro Comba, direttore del reparto di epidemiologia ambientale
dell'Istituto superiore della Sanità - dov'è stata riscontrata un'incidenza
superiore di patologie tumorali e malformazioni congenite, proprio dove in
passato sono state impiantate delle discariche che non erano controllate. Ma
un nesso ancora non è stato confermato. C'è una grande probabilità, la
prudenza è d'obbligo». «Uno scenario, però, preoccupante», ha osservato Anna
Savarese, di Legambiente. Uno studio, quello presentato ieri a Napoli,
elaborato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, dall'Istituto Superiore
di Sanità, dal Cnr e dall'assessorato alla Sanità della Regione Campania. La
zona che scotta comprende i comuni di Aversa, Casagiove, Casal di Principe,
Caserta, Castel Volturno, Marcianise, Santa Maria Capua Vetere e Villa
Literno. Più colpita, però, risulta la parte "napoletana", con i comuni di
Afragola, Arzano, Acerra, Caivano, Casoria, Frattamaggiore, Giugliano,
Marano, Marigliano, Melito, Mugnano, Pomigliano D'Arco e Volla. La mortalità
è risultata in eccesso, per gli uomini, del 19% nei comuni casertani e del
43% nei comuni della provincia di Napoli. Per le donne del 23% in provincia
di Caserta e del 47% in quella di Napoli. «È la prima volta - ha continuato
Cambi - che si rende disponibile agli addetti ai lavori un'analisi del
genere. C'è una correlazione tra siti inquinati e le zone in cui sono state
riscontrate le maggiori mortalità per tumori e malformazioni, ma a monte
esiste una multifattorialità, tra cui anche la deprivazione socio-economica,
infezioni diffuse per epatiti B e C, l'alimentazione sbagliata, e
soprattutto un'industria fuori delle regole». «Si può parlare solo di una
correlazione geografica, attenzione - confermano sia Massimo Menegozzo,
docente di medicina del lavoro alla Federico II di Napoli, che il
responsabile dell'Osservatorio epidemiologico regionale della Campania,
Renato Pizzuti, che hanno partecipato allo studio - Intanto affronteremo la
questione rifiuti nella sua globalità e con scientificità. L'incenerimento
dei rifiuti finora è avvenuto in modo incontrollato, e questo ha contato. La
strada è quella della bonifica, anche delle industrie e dei siti di lavoro
in genere delle aree in osservazione». Intanto lo studio scientifico sulle
aree dell'emergenza rifiuti continuerà: prossimamente verranno monitorati i
livelli di diossina nel latte delle donne primipare e degli animali da
allevamento. Verrà seguita tutta la "filiera della diossina.
c.d.n.

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Oggetto: Abruzzo Oggi 27/01

"Giornate di freddo e gelo: aiutate cani e gatti abbandonati"
L'appello ai cittadini del sindaco Biagio Tempesta

L'Aquila - Il primo cittadino, Biagio Tempesta, evidenziando ancora una
volta la sua lodevole vena animalista, esorta i cittadini del capoluogo e
delle frazioni, in queste giornate di freddo intenso, a non dimenticarsi
delle esigenze dei piccoli amici a quattro zampe, in special modo di quelli
che non hanno la fortuna di avere il calore di un tetto e di una famiglia.
"Come lo scorso anno - scrive Tempesta - esorto tutti, in questo periodo dii
freddo intenso, a compiere un gesto di solidarietà nei confronti dei cani e
dei gatti abbandonati nel territorio, dando loro da mangiare. Alleviare in
tale modo le sofferenze di questi nostri piccoli amici, già provati
dall'esecrabile comportamento di chi continua ad abbandonarli, sarebbe
davvero molto bello. Sarebbe un modo concreto di dare un contributo allo
sforzo delle associazioni animaliste che si adoperano per curare questi
animali, sia quelli ospitati nei rifugi che i cani e i gatti "di quartiere",
e che devono spesso scontrarsi con difficoltà di vario genere".
S. F.

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Oggetto: L'Espresso - Veronesi vegetariano

L'Espresso  N. 3 27 gennaio 2005

La mia dieta anti-cancro

Ne uccide più la gola che la spada: questo antichissimo proverbio mi viene
quasi automaticamente alla memoria quando si affronta il problema di come ci
troviamo a vivere. Perché tutti siamo convinti che la minaccia maggiore alla
nostra salute arrivi da ciò che respiriamo, ma questo è vero solo in minima
parte. Siamo tutti in psicosi da smog e da effetto-serra (due situazioni che
non sono certo da sottovalutare), ma pochi sanno che è l'alimentazione il
più grande determinante della salute. La salute dipende molto più da ciò che
mangiamo che da ciò che respiriamo. E questo vale soprattutto in campo
oncologico.
Se fumiamo, la nicotina, il catrame e le altre sostanze nocive sviluppate
dalla combustione del tabacco possono procurarci il carcinoma del polmone e
altri tumori, ma anche un'alimentazione non sana può essere cancerogena.
Basta ricordare che i tumori dello stomaco sono diventati sempre più rari da
quando è stato inventato il frigorifero, e io sono convintissimo di un
ragionamento che ripeto spesso: si sarebbe dovuto conferire un premio a chi
ha inventato il frigorifero e la lavatrice. Sono due strumenti che hanno
accompagnato lo sviluppo di oltre la metà del mondo, e che hanno migliorato
la salute. Il frigorifero ha portato praticamente a zero le intossicazioni
alimentari e ha ridotto al minimo i tumori dello stomaco; la lavatrice ha
liberato le donne dal peso del bucato ( risparmiandone le forze, e quindi la
salute) e ha permesso di arrivare a un'igiene del vestire che i secoli
precedenti non avevano mai conosciuto.
Il cibo è necessario per vivere, come a tutti gli esseri viventi, ma la
quantità, la qualità e la natura di questo cibo sono come l'antiva statua di
Giano bifronte, che aveva un volto per la guerra e un altro per la pace.
L'alimentazione ci può aiutare a conservare la salute, oppure al contrario
può comprometterla, perché il cibo può diventare un veicolo di sostanze
nocive, tossiche per l'apparato cardiocircolatorio e per il sistema
digerente, e talvolta potenzialmente in grado di provocare tumori. Il
filosofo Ludwig Feuerbach, che criticò la filosofia hegeliana, aveva
postulato che l'uomo dovesse avere l'obiettivo di passare dalla religione
(l'uomo che pone al di là di sé l'amore, il senso d'infinito e la
perfezione) all'antropologia, riconoscendo l'origine naturale della
religione nelle aspirazioni dell'uomo stesso.. Nello sviluppare questa
filosofia che correla strettamente gli uomini fra di loro, nel 1850
Feuerbach recensì favorevolemte uno scritto del fisiologo Jakob Moleschott
sull'alimentazione, interpretata come la base che rende possibile il
costituirsi e perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare
migliorando l'alimentazione. Nel 1862, Feuerbach scrisse il saggio: "Il
mistero del sacrificio o l'omo è ciò che mangia". Il filosofo tedesco
sosteneva che esiste un'identificazione dell'anima con la psiche, e che per
pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio. Ora, io credo che una buona
alimentazione faccia una buona salute, ivi compreso il buon funzionamento
del cervello.
Nella buona aliemntazione, caposaldo della prevenzione, devono entrare molti
vegetali e poca o nulla carne. Io sono un vegetariano convinto per ragioni
etiche (Non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di
altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni
scientifiche più che accertate. Noi siamo circondati da sostanze inquinanti,
che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita.
Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le
ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione,
perché dall'atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi
sull'erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi
adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne. Una
sostanza tossica è più pericolosa se viene ingerita piuttosto che se viene
respirata. Io porto sempre l'esempio del gatto, che è l'animale più colpito
dal cancro. I ricercatori che hanno indagato su questo fatto, hanno scoperto
una ragione che ci deve trovare molto attenti: il gatto infatti ha per sua
abitudine quella di lavarsi leccandosi il pelo, che è impregnato di sostanze
tossiche e cancerogene cadute sul terreno. Con il suo continuo leccarsi, il
povero micio introduce queste sostanze nel suo organismo, rimanendone
vittima. L'inquinamento ambientale è un rischio soprattutto per le sue
conseguenze sulla catena alimentare, e ogni tanto ci sono notizie alle quali
bisognerebbe prestare molta più attenzione. Una recentissima, viene dal
Dipartimento di alimentazione umana dell'Università di Pavia: in una ricerca
su 230 puerpere, è stato trovato che nell'80 per cento dei casi il latte
conteneva l'ochratoxina A, che è un possibile agente tossico, e che nel
latte di una di queste mamme, intenzionata ad allattare la sua creatura,
c'era addirittura l'aflatossina, la potentissima sostanza cancerogena che si
trova a volte anche nel mais. Non posso qui non ricordare che il mais
geneticamente modificato riesce a difendersi dal parassita piralide e dalle
microtossine prodotte dalle muffe che si insediano dove la piralide scava i
suoi buchi, e una delle quali è la temibile aflatossina.
A novembre 2004, quando ho presentato il "Manifesto biotech", 18 società
scientifiche l'hanno sottoscritto, affermando: "Non ci sono prove di danni
in chi consuma prodotti derivati da coltivazioni geneticamente modificate".
Si sono levate molte contestazioni, e tuttavia io sono convinto che
l'agricoltura tecnologica contribuirà a risolvere il problema della fame nel
mondo, che riguarda 800 milioni di persone. Siamo già sei miliardi di
individui, nel 2020 saremo otto miliardi. Procediamo con cautela, ma
procediamo. Non penso che sia utile, umano e intelligente opporsi alla
ricerca. Le grandi questioni dell'umanità e del nostro futuro non si
risolveranno con meno ricerca, ma con più ricerca, più conoscenza e cultura.
Inun mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco economico
enorme, e l'ascoltato economista e sociologo Jeremy Rifkin ne ha dato una
dimostrazione in cifre: se nel mondo ci sono 800 milioni di persone che
soffrono la fame è perché gran parte del terreno coltivabile viene dedicato
a farvi nascere foraggio e cibo per animali da carne. Ogni anno sono
destinati a bovini, suini e polli circa 150 milioni di tonnellate di
cereali. Con uno spreco finale enorme, perché se facciamo un bilancio tra
quanto nutrimento s'impiega per allevare un animale da carne e quanta resa
se ne ha ai fini dell'alimentazione umana, vediamo che il conto non torna.
E' molto più conveniente impiegare direttamente nell'alimentazione umana un
chilo di cereali (può nutrire più persone in un giorno, e non ha sprechi)
che impiegarne la stessa quantità per nutrire un animale da macello.
Non è vero che la carne è necessaria al nostro sostentamento. Non solo i
vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita, ma in
essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quanto la gente crede.
Del resto, in termini evoluzionistici l'uomo discende dalla scimmia, è un
primate. Proprio la recentissima mappatura del genoma ci ha permesso la
prova scientifica dell'intuizione di Darwin. Il 99 per cento del nostro Dna
è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi siamo uguali a lui
per le nostre funzioni di ogni tipo. Abbiamo in più il gene del linguaggio,
e questo ci differenzia. Senza linguaggio non c'è civiltà, come senza la
scrittura non ci sarebbe la storia del genere umano. Per il resto, il nostro
metabolismo è quello dei primati, che non sono carnivori e che si nutrono di
bacche, cereali, legumi , frutti.
Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il
consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci
indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E
pensiamo al neonato, che nei primi mesi di vita quadruplica il suo peso
nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe
ben, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. Solo tre anni fa,
il Rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanità sulla salute nel mondo
attribuiva a un insufficiente consumo di frutta e legumi quasi tre milioni
di decessi.
Umberto Veronesi

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Oggetto: Panorama - www.cercopitecodisperatamente.it

Panorama 27.1.05

www.cercopitecodisperatamente.it
È internet la nuova frontiera del commercio illegale. Per ogni specie
esotica, spesso in via di estinzione, si trova una chat room dove
trafficanti e clienti si contattano. Il giro d'affari di questo mercato
mondiale ha intanto raggiunto dimensioni record: tra i 5 e gli 8 miliardi di
dollari l'anno.

L'annuncio su un mercatino online sudamericano segnala semplicemente una
vendita «de animales exoticos» e un indirizzo email da contattare. Basta un
messaggio, qualche giorno di attesa e, in risposta, arriva la lista. In
questo caso si tratta di scimmie (l'interlocutore si dichiara «amante de
estos animales»): il pezzo forte è un saimiri, la scimmia scoiattolo, fra i
primati a più alto rischio di estinzione del Centro America. Prezzo: 4.500
euro.
Con la stessa cifra ci si può far spedire un kinkajou, mammifero della
famiglia dei procioni, anch'esso a rischio. Oppure, per 2 mila euro, un
tamarino di Edipo, piccola e minacciata scimmietta. Nei successivi scambi di
email si riesce a sapere che il pagamento avviene tramite bonifico, ma non
c'è risposta sulla nazione di provenienza degli animali. Il venditore
informa però che sarebbero nati in cattività, mentre sui dettagli del
trasporto mette le mani avanti: «Hombre, ya seria mas dificil».
È sul web il nuovo paradiso del commercio illecito di animali. Siti pirata,
mercatini online, chat e forum hanno moltiplicato le occasioni di scambio.
«Difficile fare stime, ma negli ultimi anni si è assistito a un
moltiplicarsi di annunci sul web. Un vero boom del traffico illegale online,
confermato anche dall'aumento dell'uso del canale postale per la spedizione
degli animali stessi, segno di una trattativa che è avvenuta per via
diretta, proprio su internet» sostiene Massimiliano Rocco, responsabile per
il Wwf Italia della Traffic, rete di monitoraggio internazionale di questo
fenomeno finanziata da Wwf e Iucn, Unione mondiale per la conservazione. E
John Webb, alto funzionario del dipartimento di Giustizia americano,
aggiunge: «Si può trovare una chat praticamente per qualunque specie animale
o vegetale. Sono spazi virtuali dove le persone si incontrano, per
trasferirsi altrove online e accordarsi su attività illegali».
Un traffico illecito con un giro d'affari fra i 5 e gli 8 miliardi di
dollari l'anno secondo stime Traffic (secondo solo a quello di droga), che
impoverisce l'ambiente e mette in pericolo decine di specie: temi di cui si
parlerà durante la conferenza internazionale sulla biodiversità, che
l'Unesco ha organizzato a Parigi dal 24 al 28 gennaio. «Su internet domanda
e offerta viaggiano velocemente. Spesso gli animali vengono presentati, ma è
falso, come nati in cattività» afferma Rocco. «Basta poco e ti arrivano per
email proposte di animali in estinzione. Centinaia di euro per i pappagalli
grigi o per un'amazzone dalla fronte azzurra, decine di migliaia di euro per
i più rari cacatua delle palme o per amazzoni dalle isole caraibiche o,
ancora, per la rarissima ara di Lear».
Il listino prezzi è lungo. E in questo mercato nero si può trovare veramente
di tutto, vivo o morto: delfini a 40 mila euro, cistifellee di orso per la
medicina tradizionale cinese a 2.500, il protetto girifalco a 15 mila, un
boa del Madagascar a 1.500. Anche le specie vegetali sono interessate: rari
e protetti cactus sono scambiati illegalmente a centinaia di euro.
Per l'importazione di animali dal Nord Africa (soprattutto testuggini e
altri rettili) canali e rotte sono spesso gli stessi dell'immigrazione
clandestina. Ma una porta per l'Europa si è spalancata a est, con
l'allargamento dell'Unione. Scimmie, pappagalli, rettili e anfibi entrano
dalle frontiere polacche, ceche, slovacche o ungheresi, dove le autorità
doganali non sono attrezzate a farvi fronte. Qui un tir che trasporti
animali illegali può passare con relativa facilità e raggiungere
indisturbato gli altri paesi Ue. I clandestini viaggiano in doppi fondi di
casse che contengono animali regolari, oppure nascosti tra altre merci.
«Talvolta» racconta Rocco «gli animali protetti vengono mescolati insieme a
quelli importati legalmente. Spesso nessuno si prende la briga di andare a
contare e verificare». Il mezzo che questo traffico usa sempre di più è però
la posta, dove i controlli sono minori. Animali a basso metabolismo, rettili
e anfibi in particolare, che sporcano poco o fanno poco rumore, vengono
impacchettati e spediti in scatole di cartone o plastica.
Creando non pochi rischi a chi maneggia questi pacchi. «Tempo fa fummo
chiamati a Firenze da polizia e vigili del fuoco perché al terminal delle
poste c'era un container "con strani rettili". A Padova ne era uscita una
temibile vipera di Russell e nessuno aveva il coraggio di aprirlo» racconta
Gilberto Tozzi, direttore del Centro di scienze naturali di Galceti, Prato,
specializzato nel recupero della fauna selvatica. «In una notte abbiamo
aperto i pacchi uno per uno, 45 quintali di posta, finché non abbiamo
trovato una scatola che tintinnava. Dentro c'erano quattro crotali e
altrettanti cobra: il pacco era schiacciato e alcuni animali erano morti. A
casa del destinatario, a Livorno, la polizia trovò decine di questi
rettili».
A volte il viaggio avviene in condizioni ancora peggiori. È il caso degli
animali che escono dal Brasile, tra i maggiori esportatori illegali.
Uccelli, scimmie, serpenti: 38 milioni di animali lasciano ogni anno il
paese sudamericano. Passano da porti o aeroporti, o raggiungono via terra
Argentina, Paraguay o Bolivia. Qui ricevono documenti falsi e vengono
esportati come «nati in cattività». In pochi, forse soltanto 1 su 10,
sopravvivono alla cattura e al trasporto.
«Gli animali soffrono ogni tipo di maltrattamento durante questo processo»
assicura Dener Giovanini, coordinatore della Renctas, rete brasiliana contro
i traffici di specie. «Vengono sedati, nascosti in valigie e passano ore
senza acqua o cibo. Se viaggiano in nave la situazione è ancora peggiore».
Nella spedizione, tanto per fare un esempio, i pappagalli, narcotizzati, ali
e becco chiusi con nastro isolante, sono inseriti nei tubi da disegno.
Giovanini indica nell'Italia uno dei paesi che importano di più: «Abbiamo
ricevuto molte segnalazioni di animali brasiliani di origine non regolare
venduti in negozi italiani».
A livello internazionale il commercio di animali e piante è regolato dalla
convenzione Cites, siglata a Washington nel 1973. Le specie a rischio, oltre
30 mila, sono state divise in più liste. Nella prima si trovano quelle
minacciate di estinzione, dal leopardo delle nevi al rinoceronte, all'orso
in certi paesi il cui commercio è vietato. Nella seconda le specie la cui
vendita deve sottostare a severe regole. Gli ultimi ingressi in questa
categoria, come stabilito dalla recente conferenza Cites a Bangkok, sono lo
squalo bianco, il pesce napoleone e il dattero di mare.
In Italia l'applicazione della convenzione è affidata al Corpo forestale
dello Stato che solo lo scorso anno ha effettuato più di 6 mila sequestri,
1.800 di animali vivi, il resto di prodotti derivati da animali e piante.
«Oltre ai collezionisti bisogna tener presente il problema della medicina
cinese, del traffico di avorio o di caviale» sottolinea Elisabetta Morgante,
commissario capo dell'ufficio centrale Cites diretto da Ugo Mereu. «In
Italia rispetto a una ventina di anni fa c'è una maggiore organizzazione
nella repressione. Abbiamo 19 nuclei operativi nelle principali dogane e
altri 25 uffici che svolgono attività di controllo».
Per chi importa animali proibiti per uso personale c'è una sanzione da mille
a 9 mila euro. In caso di trafficanti veri e propri si va nel penale con
l'arresto da tre mesi a un anno o un'ammenda da 10 mila a 100 mila euro. In
futuro la lotta potrebbe essere intensificata con controlli con i cani o con
raggi X anche su pacchi postali.
«Qui si vedono le cose più incredibili» racconta Domenico Tedesco,
comandante del nucleo Cites dell'aeroporto di Fiumicino. «Come le decine di
farfalle indonesiane che abbiamo sequestrato a gennaio; o come il
diplomatico che arrivava dal Congo con una ventina di aquile e falchi non in
regola con le certificazioni». Suona il telefono. «Mi scusi, devo andare al
terminal 9. Hanno trovato tre iguane sotto la scaletta di un Boeing arrivato
dagli Usa. È sempre così. E ormai le iguane non le vuole più nemmeno lo
zoo».
Damiano Fedeli
UN PO' DI COSE DA SAPERE
Cifre, multe, sequestri. E consigli per fare viaggi rispettosi della natura
Nel 2003 i Nuclei operativi Cites (corpo forestale dello Stato) hanno
effettuato oltre 6 mila sequestri di animali esotici e selvatici (1.800
vivi) soprattutto negli aeroporti di Fiumicino (1.700 esemplari) e Malpensa
(379) e nel porto di Genova (982).
Per il 2004 i dati non sono ancora definitivi, ma secondo le stime il numero
di sequestri sembra raddoppiato rispetto al 2003.
Chi esporta illegalmente fauna o flora in pericolo di estinzione rischia
l'arresto da tre mesi a un anno, con multe da 10 mila a 100 mila euro.
Ogni anno in Brasile sono catturati 38 milioni di animali selvatici per
l'esportazione.
Souvenir da evitare nei paesi esotici: prodotti di alligatore o coccodrillo,
valigie, cinture, scarpe in serpente o lucertola, prodotti ricavati da zanne
e pelle di elefante, sciarpe di shahtoosh, pelli di leopardo, articoli in
tartaruga.
L'ARCA DI NOÈ? CERCATE IN MAREMMA
Qui vengono ospitati e poi rimessi in libertà gli esemplari sequestrati alle
dogane
Dal Perù, dalla Bolivia, dalle Molucche: sono pappagalli rari che ora vivono
a Semproniano, provincia di Grosseto. È qui che si trova il Crase, centro di
recupero del Wwf, che dal 2000 accoglie animali sequestrati: sottratti al
contrabbando, in via d'estinzione e tutelati dal Cites. «In Italia non
esistevano strutture adatte a riceverli» ricorda Massimiliano Rocco
dell'ufficio Traffic del Wwf. «Così abbiamo creato programmi di
conservazione, riproduzione e reinserimento nei loro habitat».
Il Crase si è specializzato negli psittaciformi (nome scientifico dei
pappagalli), raccogliendone oltre 400: un grande patrimonio biologico ed
economico, visto che molti valgono migliaia di euro. Insieme a essi vivono
piccoli primati, orsetti lavatori e presto anche grandi felini.
Il prossimo passo è aprire il centro ai visitatori per sensibilizzarli.
Molti pappagalli appartengono a specie bandiera delle campagne di
conservazione: la bianca cacatua delle Molucche, in via d'estinzione in
Indonesia; l'azzurra ara glaucogularis, la cui popolazione è scesa a poche
centinaia di esemplari a causa della deforestazione in Bolivia; la verde
amazona brasiliensis, simbolo delle foreste atlantiche brasiliane.
Gli uccelli più rari facevano parte della collezione privata del farmacista
e ornitologo Sergio Martinat, una delle maggiori d'Europa; gli altri sono
stati sequestrati nelle case abitazioni di impiegati, commercianti, piccoli
imprenditori, operai. «Alcune persone hanno la mania dei pappagalli» dice il
veterinario Marco Aloisi del Crase. C'è chi è disposto a infrangere la
legge, a pagare migliaia di dollari per un cacatua, un'ara glaucogularis,
un'ara giacinto.
Significative le storie degli animali di Semproniano. Simba, leone in arrivo
dallo zoo di Napoli, è stato trovato nel giardino della villa di Raffaele
Brancaccio, esponente di punta del clan Contini. «I camorristi amano
allevare animali feroci» sostiene Ciro Troiano, responsabile
dell'Osservatorio zoomafia della Lav. «Vincenzo Mazzarella, in guerra con i
Contini, aveva un leopardo femmina. Come il grifone delle antiche casate, le
fiere rappresentano l'araldica del potere».
Una calytrix, scimmietta piccola quanto una mano, è stata ritrovata sulla
Cassia, mentre si nascondeva tra i pini. Un turista l'aveva comprata in
Brasile. Alla dogana l'ha nascosta in valigia e quando si è stufato l'ha
abbandonata. Per fortuna, a Semproniano, le calytrix sono parecchie e si
fanno compagnia: tutte abbandonate o sequestrate nelle tasche del turista di
turno.
Angelo Sica
NATURA MESSA IN MOSTRA
A Roma un'esposizione su animali e piante sequestrati
Animali e piante illegali sequestrati, oggetti in avorio, medicinali
ottenuti da specie a rischio. Il mondo sommerso del traffico di animali è in
mostra al Bioparco di Roma fino a ottobre 2005.
L'esposizione Furti di natura ricostruisce gli habitat delle specie
sequestrate dalle autorità italiane negli ultimi 20 anni (iguane,
coccodrilli, serpenti, tartarughe, pappagalli). C'è anche una farmacia
tradizionale orientale (dove i prodotti sono ottenuti da derivati di specie
protette).
Si finisce nella Casa del turista inconsapevole che con il suo comportamento
mette a rischio l'ambiente.

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#4510 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Mer 9 Feb 2005 7:33 pm
Oggetto: stampa
lecuccefelici
Invia email Invia email
 
Oggetto: Il Secolo XIX 28.1.05

Iguana caduta da furgone salvata in piazza Giusti
«L'ho visto cadere da un'Ape Piaggio, che stava percorrendo piazza Giusti».
A parlare è Sergio G., giovane manovale che l'altra sera ha salvato
un'iguana in piazza Giusti. Fortunatamente (per l'iguana) Sergio è anche un
esperto di animali esotici. Sa bene che l'animale, appartenente all'ordine
dei Sauri, è tanto spaventoso alla vista quanto innocuo. «Il nostro amico è
stato molto abile nel prenderlo e, con tranquillità, riporlo in una coperta
 - racconta Rosanna Zanardi, responsabile dell'Enpa genovese (ente nazionale
protezione animali) - stava quasi morendo di freddo, con la temperatura di
questi giorni. Adesso è qui da noi, nella nuova sede di via Bernardo
Castello (tel. 010/5531696); ci appelliamo alla persona che l'ha perduto,
affinché venga a riprendere l'animale». L'episodio è già stato segnalato al
Cites, l'organismo del corpo forestale che si occupa di animali esotici e
protetti, come appunto è l'iguana.

Cinghiali? Ok alle adozioni
ANIMALI Un tecnico Asl vince la querelle giudiziaria contro la Provincia. «A
Bavari stanno bene»
Trovò nove cuccioli al San Martino: potrà tenerli
Bavari Wiwi e Damon, Pippo e Tommasino, non sanno di essere stati al centro
di una querelle giudiziaria durata sei mesi. E nemmeno della sentenza che li
ha visti vincitori in una causa quanto meno originale: quella tra Marco
Napoli, il tecnico della Asl 3 che l'estate scorsa ha letteralmente adottato
nove cuccioli di cinghiale rimasti orfani e trovati all'interno dei giardini
dell'ospedale San Martino, e la Provincia, che avrebbe voluto la consegna
degli animali, in quanto selvatici.
Wiwi, Damon, Pippo e Tommasino sono quattro di quei piccoli, che oggi i
realtà sono bestioni da settanta chili. Il giudice ha stabilito che, essendo
passati più di sette mesi dalla loro adozione e dal loro mantenimento in
cattività, non sono più"animali selvatici" e, in quanto tali, ne ha
sottratto la competenza all'ente pubblico. La decisione, che verrà chiarita
meglio quando si conosceranno le motivazioni, non è la prima nel suo genere.
Un altro caso simile si era verificato in Toscana.
«Sono ovviamente soddisfatto, ma solamente perché i cinghiali possono
restare a Bavari, dove ho allestito un ricovero per loro e dove sono
diventati le mascotte dei bambini del paese - racconta Marco Napoli - con la
Provincia non avevo alcun senso di rivalsa; anzi, in attesa che vengano rese
note le motivazioni della sentenza, spero che proprio dalla Provincia possa
arrivare la collaborazione che mi serve, per mantenere gli animali e dare
seguito al mio progetto di creare una struttura per ospitare gli animali con
scopo didattico. Vorrei far venire qua le scuole genovesi, per visite
guidate. Vorrei avere altri animali da mantenere, oltre i cinghiali». Un
sogno nel cassetto, dunque. Al di là della soddisfazione di aver salvato
dalla probabile soppressione i nove cinghialini. «E' molto probabile che,
senza la sentenza a mio favore, gli animali sarebbero stati soppressi e
macellati, o al massimo utilizzati per i centri addestramenti dei cani da
caccia».
Le bestiole erano state trovate, in diversi momenti, all'interno dei viali
ospedalieri, alle spalle del padiglione Maragliano e del pronto soccorso. I
cuccioli erano rimasti soli, dopo che la madre era morta, dopo essere
rimasta stritolata in un laccio. Per qualche settimana erano stati sfamati
dai dipendenti del San Martino, poi, quando erano arrivate le prime proteste
per la presenza inconsueta degli ungulati, Napoli li aveva caricati sulla
jeep e portati a Bavari. Il caso del tecnico animalista non è, comunque,
l'unico di questo genere. Altri piccoli di cinghiale sono sfamati sulle
alture del promontorio di Portofino e un altro dalle parti di Polanesi, a
Recco.
Edoardo Meoli

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Oggetto: Anmvi - LiberOscar 28/01

28/01/05
Anmvi - LiberOscar
Nuova legge sulla caccia: stagione più lunga e reati depenalizzati

(dal quotidiano Libero del 27 gennaio 2005)Leggo sul sito dell'AIDDA
(Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente) un grido di
aiuto da parte degli animalisti. Pur essendo contrario all'attività
venatoria, per motivi etici, confesso che, con il passare dei sacri furori
giovanili, sono diventato un po' più malleabile. Sia chiaro. Facessero mille
referendum contro la caccia li andrei a votare tutti, ma devo ammettere che
una cosa è andare a cercare una beccaccia che s'invola rapida e zigzagante
nel folto del bosco, e tutt'altra è mettersi seduti in un capanno a
sparacchiare, attirandoli con mezzi odiosi, ad anatre, trampolieri o piccoli
uccelli migratori che hanno volato per migliaia di chilometri e si posano
davanti al fucile fiduciosi di alleviare la fatica. Torniamo al grido
"Fermiamo la nuova proposta di legge sulla caccia". Mentre scrivo mi arriva
la comunicazione che l'On. Giulio Schmidt, vecchia e ben voluta conoscenza
per le sue meritorie iniziative a favore degli animali, proprio ieri ha
promosso nella Sala di Montecitorio una conferenza stampa intitolata
"Caccia: e ora si spara anche sulla legge". Schmidt peraltro è affiancato da
diversi altri parlamentari di quasi tutti i partiti, come è tradizione per
questa materia trasversale. Vado a leggere con attenzione cosa sta
succedendo. Ebbene il succo è che, dalla Commissione Agricoltura della
Camera, sta per passare in aula un testo unificato che vorrebbe apportare
cambiamenti assurdi alla legge attuale. Prima di tutto allungare la stagione
di caccia: da agosto a febbraio, anziché da settembre a gennaio. Due mesi in
più non sono, come sul dirsi, "una paglia". Poi, estendere le specie
cacciabili, quasi non fossero già abbastanza. Ancora, depenalizzare buona
parte dei reati venatori attualmente previsti, come la caccia di frodo in
aree protette, l'uccellagione, l'abbattimento di specie protette e la loro
detenzione illegale, l'impiego di richiami vivi, lo sparo da
autoveicoli/natanti/aeromobili, il commercio di fauna protetta e la caccia
nei giorni di silenzio venatorio. Infine dare un potere sempre maggiori alle
regioni in materia di caccia, potere che verrebbe usato per compiacere
ulteriormente i cacciatori. Se effettivamente le richieste della lobby
filovenatoria sono queste (e guarda caso siamo alla vigilia delle regionali)
mi associo al grido di aiuto. Oggi c'è la riunione dei capigruppo con il
Presidente della Camera per calendarizzare la nuova proposta. Onorevole
Casini, si ricordi che i cacciatori in Italia sono più o meno l'1%. Gli
altri sono contro. Faccia un po' lei.
Oscar Grazioli

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Oggetto: gazzetta di parma 28/01

Via Martinella: abbandonati nove cuccioli in un cartone

Nove dolci, piccoli, vivaci, batuffoli di pelo sono arrivati ieri mattina al
canile di via Martinella. « Questa mattina - racconta il signor Giuseppe,
volontario per passione dal 1996 - quando sono arrivato, ho trovato davanti
al cancello un cartone dal quale spuntava un musino bianco. Ho aperto e
dentro ho trovato nove infreddoliti cuccioli. E ho trovato un posto adatto a
loro » . La contessa Del Bono, da diciannove anni presidentessa della Lega
Nazionale per la Difesa del cane, non appena appresa la notizia, si è
precipitata al canile per verificare le condizioni dei cuccioli, che per
fortuna godono di ottima salute. Ma non esita a definire incivile il
comportamento di chi, ancora oggi, abbandona gli animali: « Abbandonare dei
cuccioli in un cartone è veramente crudele. L'articolo 672 del codice penale
prevede sanzioni amministrative severe per chi non custodisce i propri cani.
Il nostro canile è aperto tutti i giorni compreso il week- end. Se qualcuno
vuole portarci dei cani può suonare e lasciarli ai nostri volontari, che
sapranno di certo prendersi cura di loro. Accogliamo tutti i cani che
arrivano e non facciamo mancare loro niente. Cibo, acqua, cure e coccole da
noi sono garantite. Anche lo spazio per fortuna non ci manca: abbiamo
recinti di 45 metri quadrati occupati al massimo da tre cani. Attualmente
nella nostra struttura sono presenti 473 cani. Inutile dire che il costo del
vitto per pi ù di quattrocento esemplari è molto costoso. Se qualcuno vorrà
sostenerci con offerte o pacchi di crocchette avrà la nostra pi ù viva
riconoscenza. Per fortuna, grazie alle campagne contro il randagismo gli
abbandoni sono diminuiti ma da continuano ad arrivare tanti cani » . I nove
cuccioli, meticci di taglia medio piccola, stanno bene. Rimarranno al canile
qualche settimana, il tempo necessario per la sverminatura, le vaccinazioni
e le operazioni di microcippatura; poi saranno disponibili par l'adozione: «
L'anno scorso abbiamo dato in adozione 150 cani. Ovviamente siamo molto
lieti che i nostri amici possano trovare una casa, tuttavia cerchiamo di
accertarci che la famiglia richiedente sia consapevole della responsabilità
a cui va incontro e abbia la volontà di accogliere nel migliore dei modi il
nuovo membro della famiglia. Poi, a distanza di un mese, effettuiamo a
sorpresa dei controlli per verificare la buona salute dell'animale.
Purtroppo, spesso, chi prende un cane non si rende conto dell'impegno
affettivo e materiale che comporta. Tyson, per esempio, un bellissimo
dobermann di 14 mesi ci è stato lasciato dai proprietari perchè faceva
troppa confusione. In realtà è un cane buonissimo, evidentemente era
disturbato dalla situazione familiare in cui si trovava. Gli animali sono
una ricchezza, una risorsa infinita. Anche i bambini possono imparare tanto
dall'amicizia con un animale » .
Raffaella Agresti

Un ospedale per gli animali
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C'era una gran nuvola di gente, ieri mattina, in fondo alla strada
principale di quella articolata cittadella che è la facoltà di Veterinaria
di via del Taglio. Studenti, professori e autorità varie: tutti lí
all'ingresso del nuovissimo ospedale degli animali, ad aspettare che il
rettore Gino Ferretti impugnasse le forbici e finalmente tagliasse quel
nastro, con un gesto atteso da anni annorum. « Una gioia che è proporzionale
alla lunga attesa » , chiosa non a caso il preside di Veterinaria, Cesidio
Filippo Flammini. I motivi delle lungaggini, sempre gli stessi:
finanziamenti sospirati, burocrazia tiranna. Comunque il nuovo ospedale
veterinario universitario didattico adesso c'è, ed è una realtà di cui è pi
ù che legittimo andar fieri. Struttura spaziosa e avveniristica che
rappresenta un salto di qualità a favore dei frequentatori di Veterinaria (
studenti, tirocinanti, laureati e dottorandi), che potranno assistere e
prendere parte alle attività diagnostiche e terapeutiche. Non solo:
l'ospedale - che è operativo dal 3 gennaio tutte le mattine dalle 8,30 alle
12,30 - vuole aprirsi alla città, offrire un servizio clinico assistenziale
di alta qualità al pubblico. La nuova struttura è fondamentale anche per un
altro obiettivo: far sí che la Veterinaria parmigiana - che ammucchia ben
160 anni di « anzianità » - ottenga il riconoscimento di « facoltà
rispondente agli standard europei » . Anche di questo ha parlato il preside
Flammini, primo a prendere la parola nell'affollata cerimonia inaugurale: a
fianco dell'orgoglio e della soddisfazione ha messo gli sforzi che la nuova
struttura richiederà ai camici bianchi di Veterinaria, anche perchè « la
Commissione europea chiede che l'ospedale sia attivo 24 ore su 24 e che sia
anche presente un pronto soccorso per le sole emergenze. Vogliamo diventare
un centro altamente qualificato anche per l'utenza cittadina » . La gestione
dell'ospedale spetterà al Dipartimento di salute animale, come ha spiegato
il suo direttore, Paolo Martinelli, che poi ha fatto da cicerone nella
visita guidata tra ambulatori e sale operatorie. Gli sforzi che sta
compiendo l'Ateneo in questi anni per Veterinaria li ha ricordati il
rettore, insistendo sul fatto che l'ospedale degli animali non è un unicum
ma si inserisce in un processo di interventi. Ospedale che è costato 2
milioni e 502mila euro, « ed ha avuto una gestazione molto lunga. Quando
divenni rettore nel Duemila erano stati accantonati circa 750mila euro » .
Di lí in poi, l'accelerazione con la progettazione e gli investimenti: « Per
il plesso del Cornocchio sono stati investiti 4 milioni e 510mila euro pi ù
500mila di attrezzature » . La strada non è stata priva di curve, in qualche
caso veri e propri tornanti: Ferretti ha ricordato l'anno pi ù amaro, sempre
il Duemila, quando in via Del Taglio arrivarono i Nas a chiudere chirurgia e
radiologia perchè inadeguati. Una bella tegola, lui era rettore da pochi
mesi. « Per continuare l'attività didattica acquistarono strutture gommate
tipo quelle che utilizza la protezione civile e siamo andati avanti per un
po' cosí » . Un momento critico superato alla grande, se è vero che « quello
di oggi è il miglior reparto operatorio e la radiologia è di assoluto
rilievo » . L'ottima salute di cui gode Veterinaria è dimostrata non solo
dal trend positivo delle iscrizioni, ma anche dal fatto che negli ultimi tre
anni di blocco di assunzioni di personale tecnico e amministrativo, «
Veterinaria è l'unica ad avere avuto un incremento di personale: nove unità
negli ultimi tre anni » . Anche sull'accreditamento europeo a cui aspira la
facoltà, Ferretti parla chiaro: « Dobbiamo essere certi di essere in
condizione di poterlo avere: non è accettabile che non si ottenga a fronte
di investimenti cosí alti » . Per non fallire l'obiettivo, è in arrivo in
via del Taglio un pool di docenti esperti di accreditamento che offriranno
attività di consulenza dando le indicazioni giuste su quali investimenti
necessari per ottenere la sospirata « patente » europea. Ci sono tre anni
per prepararsi all'esame di ammissione: nel 2008 arriverà una commissione
cui spetterà il verdetto.
l. f.
Aperto al pubblico tutte le mattine
Ma come funziona l'ospedale degli animali? Innanzitutto è bene specificare
che è aperto al pubblico tutte le mattine. Esempio pratico: se ho un cane
che sta male posso portarlo in via del Taglio? La risposta è senz'altro sí,
« ma non vogliamo fare concorrenza agli ambulatori veterinari, bensí porci
in un'ottica di collaborazione per offrire un servizio pi ù specialistico in
collaborazione con i colleghi » , tiene a precisare il professor Martelli. I
pazienti che entrano nell'ospedale vengono registrati alla reception ed
indirizzati alle Unità operative specialistiche ( Chirurgia, Malattie
infettive, Medicina, Morfopatologia, Ostetricia e ginecologia, Radiologia e
diagnostica per immagini) in funzione del caso clinico. A questo punto i
docenti della facoltà, attraverso un lavoro in team con altri medici
veterinari collaboratori inquadrati nell'organico ( dottorandi, borsisti e
laureati frequentatori) e gli studenti tirocinanti, svolgono attività
didattica pratica sui pazienti che convergono sulla struttura per trovare
risposte a una domanda di assistenza veterinaria sempre pi ù diversificata,
qualificata e specialistica, rivolta soprattutto agli animali da compagnia,
senza escludere le esigenze dei grandi animali utilizzati sia a scopo di
sport e svago ma anche come fornitori di alimenti destinati al consumo
umano. Una mappa del servizio ospedaliero si compone di 9 sale per la visita
di animali d'affezione, 3 per la visita di grandi animali, 3 sale
chirurgiche per piccoli animali e una sala per grandi animali dotata di una
apposita area di risveglio con guide telescopiche per la loro movimentazione
quando anestetizzati, locali per la preparazione del paziente e suo
risveglio post- anestesia, per la preparazione dei chirurghi oltre ai locali
di servizio dedicati. Sono presenti anche tre sale radiologiche per piccoli
e grandi animali, laboratori specialistici di anatomia patologica, malattie
infettive e medicina. Per i privati che si rivolgono all'ospedale
veterinario, tutte le prestazioni sono a pagamento e si attengono a un
tariffario interno, approvato dal consiglio d'amministrazione dell'ateneo.

Convenzione per catturare i randagi

COLLECCHIO - Fra comune di Collecchio e la Federazione Italiana della Caccia
è stata stipulata una convenzione per la cattura dei cani randagi. Inoltre
la stessa Fidc assicura mediante operatori la vigilanza sul territorio
comunale al fine di prevenire e segnalare i casi di abbandono o mancata
custodia dei cani, i casi di maltrattamento degli animali o comunque di
mancato rispetto del loro benessere, le situazioni nelle quali la presenza
dei cani randagi o vaganti è di rischio per l'incolumità dell'uomo, della
fauna selvatica e per l'igiene pubblica. L'espletamento di tale servizio al
comune di Collecchio, cui verrà anche fornito il riepilogo annuale dei cani
provenienti dal territorio comunale, verrà a costare 1.239,48 euro l'anno.

Bocconi « killer » , è emergenza

SAN SECONDO - Nel territorio della Bassa, ed a San Secondo in particolare,
continua l'allarme per la presenza di bocconi « killer » sparsi sul
territorio. Le vittime, purtroppo, sono già parecchie; si tratta di cani ma
anche gatti e parecchi animali selvatici ( fra cui, lo ricordiamo, nei
giorni scorsi anche una poiana) e sono anche in aumento gli interventi
praticati dai veterinari della zona su bestiole in fin di vita. Allo stesso
tempo, non pochi commercianti hanno fatto sapere che è sensibilmente
aumentata la vendita di museruole e guinzagli, vale a dire i pochi mezzi che
le persone hanno a disposizione per salvare i loro fedeli amici da una fine
assurda. Alcuni giorni fa le Guardie ecologiche volontarie hanno trovato
circa sessanta bocconi avvelenati, posizionati in zone ben precise del
territorio, in particolare lungo gli argini del torrente Rovacchia, che
segna il confine fra i comuni di San Secondo e di Soragna. Inoltre, come già
segnalato, l'amministrazione comunale ha emesso in tutto il territorio
sansecondino un volantino a firma dell'assessore all'ambiente, Ulderico
Mantovani, con il quale si avvisano i possessori di cani « che sono stati
ritrovati, in varie zone della nostra campagna, numerosi bocconi avvelenati.
Pertanto si ricorda la necessità di accompagnare i propri animali durante la
passeggiata con il guinzaglio e la museruola » . Qualora si ritrovassero dei
bocconi, si raccomanda di non toccarli e di segnalare subito la loro
presenza al Servizio veterinario Ausl al numero 0521/ 872691 o 338/ 9004040
. Nel frattempo, proseguono a ritmo serrato, da parte dei carabinieri e di
tutti gli organi preposti, le indagini volte a smascherare gli autori di
questi fatti inqualificabili, persone prive di qualsiasi forma di civiltà e
che agiscono nella pi ù totale illegalità. Al momento, sull'attività
investigativa in corso non trapela alcuna indiscrezione; sembra tuttavia che
le indagini si siano concentrate in particolare su un ristrettissimo numero
di persone. Per cui, da un momento all'altro, potrebbero arrivare
significativi sviluppi. Un particolare che può essere utile, al fine di
arrivare a scoprire gli autori di questi gesti, è dato dal contenuto dei
bocconi. In molti di questi è stato infatti rinvenuto metamedofos, un
vecchio antiparassitario che un tempo si usava sul mais. In altri sono stati
ritrovati generi diversi di antiparassitari oppure liquido antigelo per
auto. Altro aspetto interessante è dato dal fatto che molti bocconi,
ritrovati in varie zone della provincia, per dimensioni e forma sono
identici fra loro e questo fa indubbiamente pensare ad un unico produttore
di questi veleni che, a sua volta, potrebbe avere un buon giro di « clienti
» .
Paolo Panni

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Oggetto: il messaggero 28/01

Roma
Calchi e fotografie sulla neve per trovare la "famigliola"
di LUIGI JOVINO
Nella tormenta che da tre giorni imperversa nei Castelli, dieci guardiaparco
vanno alla ricerca delle orme dei lupi. La neve che ha portato un carico
enorme di disagi per migliaia di automobilisti e di cittadini castellani, ha
avuto il merito di mettere a nudo le impronte dei lupi, ormai di casa nei
boschi del Vivaro del Tuscolo e del monte Artemisio. I guardiaparco del
Parco regionale dei Castelli Romani, guidati dal comandante Carlo Grillo e
dal biologo Daniele Badaloni, non hanno trascurato il minimo particolare.
Sulla neve fresca hanno fatto calchi, scattato centinaia di fotografie e
seguito, passo passo, anche il segno più insignificante. Tanto lavoro non è
stato vano: sul manto imbiancato del Vivaro è stata identificata l'impronta
di un lupacchiotto anche se c'è bisogno di altri elementi per avere certezze
assolute. «La sicurezza - ha affermato Carlo Grillo - l'avremo solo quando
riusciremo ad avvistare il branco, individuandone la provenienza». I
guardiaparco si sono subito mobilitati dopo la scoperta del lupacchiotto
morto sotto le ruote di un'auto proprio al Vivaro, per cercare di salvare il
resto del branco. Intanto, l'autopsia sul lupo investito avrebbe rivelato
che era forse un po' più grande dei sette mesi che gli erano stati
attribuiti e che le unghie erano poco consumate. Forse, e questo
complicherebbe la storia, era stato tenuto in cattività. E poi? Era riuscito
a fuggire? O era stato abbandonato?
In attesa di risposte, la ricognizione dei guardiaparco alla ricerca delle
orme del lupo ha riservato altre sorprese. «La coltre imbiancata - ha
aggiunto Grillo - ci ha rivelato la presenza di lepri, conigli selvatici e
cinghiali: segno di una comunità faunistica attiva che nonostante tutto si
riproduce». Nei prossimi giorni la task-force naturalistica tornerà al
lavoro, sperando magari in condizioni metereologiche più favorevoli. Gli
uomini del parco regionale dei Castelli, comunque, in questi giorni di
"passione" per i cittadini bloccati dal ghiaccio si sono occupati anche di
loro. «Va bene il lupo - ha concluso Carlo Grillo - ma in piena emergenza ci
siamo dati da fare per distribuire il sale ai Comuni sprovvisti e per
aiutare decine di automobilisti rimasti in panne».

Rischiano l'esodo i cani di Casa Luca
«Alcuni comuni minacciano di riprendersi i cani di loro competenza e di
trasferirli fuori città, in altre strutture private. Un imprenditore
proprietario di un canile fatiscente anche se in via di ristrutturazione si
reca a Casa Luca con l'intento di prendersi i cani dei comuni che hanno
stipulato la convenzione. Per i 340 cani ancora ospiti di Casa Luca non c'è
ancora pace. Sono ancora sotto minaccia».
L'allarme viene da un comunicato diffuso dall'Associazione volontari del
canile di Porta Portese . «A tre mesi dal successo del Comuneche, a
conclusione del sequestro giudiziario, è riuscito il 28 ottobre a farsi
nominare affidatario di tutti i cani, non è stato raggiunto accordo con il
proprietario della struttura per l'affitto delle gabbie e con i comuni
proprietari degli animali per il passaggio della convenzione.

Abruzzo
Fido sporcaccione Sassate e pugni al padrone distratto
Porta a spasso il cane e rimedia botte e sassi. E' accaduto ad un signore
che, con il suo pastore abruzzese, il 25 giugno dello scorso anno ebbe la
malaugurata idea di andare a passeggiare vicino al terreno di proprietà di
M.P., 45 anni di Canosa Sannita. Quest'ultimo, vedendo il cane entrare nel
suo terreno e "depositare" escrementi vari, iniziò, anche giustamente, ad
inveire contro il proprietario. Ma andò troppo oltre e dalle parole passò ai
fatti prendendo a sassate tutti e due per poi sferrare un pugno all'uomo.
Davanti al Gup l'imputato, accusato di lesioni personali, ha patteggiato un
mese e 10 giorni di reclusione convertiti in una multa di 1.500 euro.

La guerra ai veleni. Continuano le analisi sugli scarichi del sansificio di
Scafa. Già inflitte multe per 50mila euro, ed è solo l'inizio
L'elicottero a caccia dei pirati dell'ambiente
La maxi inchiesta del corpo forestale. Altre due imprese denunciate per
inquinamento
di BRUNELLA FRATINI
Un bomba ecologica sulle sponde del fiume: polveri di marmo, fanghi ed olii
pericolosi, rottami di auto nascosti dietro un capannone o sotto uno strato
di terra, chiazze d'olio lunghe qualche chilometro di provenienza
misteriosa. Sono le immagini delle due sponde del fiume Pescara. Due lembi
di terra fotografati dagli uomini del corpo forestale di Pescara nei quali
trovano posto tutti quegli oggetti ingombranti che le piccole e grandi
industrie della zona non sanno dove buttare.
Così appaiono il fiume e la città visti dagli elicotteri impiegati dalla
forestale, che da due settimane effettua delle ricognizioni su tutta l'area
industriale di Pescara a caccia di chi scarica rifiuti pericolosi. Con
l'operazione Falco verde, quindici giorni fa, è iniziata la caccia ai
depositi di rifiuti inquinanti e pericolosi di cui l'interland pescarese
sembra essere pieno: «Si tratta di un fenomeno esteso che coinvolge sia
grandi imprese sia piccoli artigiani che privati, i quali scaricano rifiuti
pericolosi lungo le sponde del fiume spesso senza rendersi conto dell'enorme
danno all'ambiente », spiega il comandante Guido Conti.
Fino ad ora sono 40 i blitz fatti dagli uomini della forestale e 40 i siti
controllati zona Villaraspa, nelle campagne o lungo le sponde del fiume
Pescara, ma anche Spoltore, Villanova e Cerratina. Per qualcuno sono
scattate anche delle sanzioni amministrative, cinque e diecimila euro per
due imprese nei pressi del cementificio che smaltivano abusivamente
materiale ferroso. Controlli anche al sansificio di Scafa nel quale sono
intervenuti anche i tecnici dell'Arta per esaminare la presenza di liquami
nel fiume. Conti: «Nel caso di Scafa abbiamo accertato la presenza di una
sostanza oleosa e schiumogena proveniente dal sansificio e riteniamo che
questo provochi un danno notevole all'ambiente, basta pensare che per
diluire un litro di olio è necessario un milione di litri d'acqua. Otre a
questa abbiamo rilevato alcune situazioni molto serie che riguardano olii,
bruciati metalli pesanti, e i residui dei prodotti che utilizzano le
lavanderie industriali, dispersi liberamente nell'ambiente. Tutte sostanze
che potrebbero andare a finire direttamente nei nostri rubinetti». Quello
dello smaltimento illegale di materiale inquinante è un fenomeno diffuso
perché smaltire i rifiuti costa. Serve una ditta specializzata e autorizzata
al rilascio delle certificazioni previste dalla legge, un business che visto
dal di fuori sembra un far west: «Ci sono ditte che si spacciano per
autorizzate ma non lo sono e quindi raccolgono e poi scaricano un qualche
sito abusivo. Ci sono poi i rifiuti che passano da una ditta all'altra e poi
spariscono», sottolinea Conti.

BLUE TONGUE
Il Ministero blocca il vaccino
Tenuto conto delle problematiche riscontrate a seguito dell'impiego del
vaccino sulla Blue Tongue, il ministero della Salute ha disposto il non
utilizzo del sierotipo 16. Secondo Dino Rossi, coordinatore regionale del
Cospa, il Ministero vuole correre ai ripari quando ormai i «buoi sono
scappati e quelli vaccinati li si lascia liberi di circolare e trasportare
l'infezione ovunque».

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Oggetto: il venerdì 28/01

La pesca selvaggia che mette i paesi poveri in un mare di guai

La denuncia più feroce è in una vecchia campagna del Wwf. Un pesciolino
microscopico smarrito su un piatto enorme e lo slogan: "Probabilmente i
politici vi diranno che i piatti sono diventati più grandi". Invece,
argomentano gli ambientalisti, sono i pesci sulla nostra tavola a diventare
sempre più piccoli. E soprattutto, sempre più rari. Dopo che gli allarmi
delle organizzazioni naturalistiche sono rimasti inascoltati, adesso tocca
alla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione,
segnalare il pericolo che il mare diventi ogni giorno più vuoto.
Il primo colpevole, dicono gli esperti, è il supersfruttamento da parte
delle flotte industriali. Ora, poi, si è aggiunto l'effetto dello tsunami,
che ha devastato interi ecosistemi lungo le coste del Sudest asiatico, per
non parlare della distruzione arrecata in quell'area alle flotte pescherecce
più "povere", e quindi più rispettose dell'ambiente. Secondo la Fao, nello
Sri Lanka l'ottanta per cento delle barche è andato distrutto, in Indonesia
quasi altrettanto. In Thailandia i danni al settore della pesca sono già
stati stimati 16,6 milioni di dollari, più altri 33 per le attrezzature di
acquacoltura, tutte fuori uso.
Ma al di là dell'evento eccezionale rappresentato dal maremoto di un mese
fa, il patrimonio ittico del Pianeta è in continuo declino dappertutto. A
rischio di svuotamento sono soprattutto le acque internazionali, che le
flotte pescherecce, dopo aver utilizzato quelle costiere, stanno sfruttando
sempre più a fondo. Già nel 2002, al Vertice sullo sviluppo sostenibile di
Johannesburg, 188 nazioni avevano firmato un accordo per creare riserve
sottomarine a partire dal 2012. In gioco c'è un patrimonio di biodiversità
ineguagliabile, come ricordava qualche settimana fa la rivista Nature: "Un
solo bicchiere di acqua del Mar dei Sargassi, vicino a Bermuda, ha svelato
1.800 specie di microbi mai classificate, con oltre un milione di geni
sconosciuti".
I danni maggiori vengono dalla pesca a strascico, che usa reti gigantesche,
lunghe fino a due chilometri e capaci di cancellare ogni forma di vita-
Proprio per risparmiare alcuni "santuari" naturalistici da queste
"spazzatutto" dei fondali c'è chi ha proposto la creazione, entro il 2008,
dei primi parchi delle profondità marine. Inoltre, si è costituita la
Coalizione per la protezione del mare profondo, un cartello di associazioni
ambientaliste che sta facendo pressioni sull'Onu per la messa la bando delle
reti a strascico.
La misura, naturalmente, è avversata con forza dall'industria della pesca.
Questa attività è la risorsa fondamentale per 200 milioni di persone,
soprattutto nei Paesi poveri. Secondo la Fao, nel mondo una persona su
cinque dipendeper la sua alimentazione dalle proteine del pesce. Ma ormai
gli oceani, metafora dell'immensità, sono diventati troppo piccoli rispetto
all'avidità dei pescherecci industriali supertecnologici. Per l'agenzia
dell'Onu lo sfruttamento eccessivo (overfishing) cirrisponde a quel livello
di prelievo che impedisce il ricambio e - già nel medio termine - porta a
una riduzione del patrimonio complessivo. In altre parole, si parla di
sovrasfruttamento quando di una specie rimangono troppo pochi individui per
garantire una riproduzione regolare.
Al prelievo eccessivo, dicono alla Fao, si aggiunge la pesca illegale, che
finisce di impoverire il patrimonio ittico mondiale e rischia addirittura di
ridurre alla fame intere popolazioni dell'Africa. Più del 70 per cento delle
specie sono ipersfruttate o addirittura in rapida diminuzione.
La prima introduzione di "quote" per il pescato risale al 1995, quando
l'Organizzazione per la pesca nel Nord Atlantico cercò di imporre dei limiti
di prelievo dell'halibut nelle acque della Groenlandia. Ma per l'allora
Comunità economica europea la "fetta" prevista per i suoi Paesi era troppo
piccola: la Cee fece ricorso e in attesa dell'appello fissò per i propri
pescatori quote sei volte maggiori, scatenando un'interminabile controversia
internazionale.
Adesso però l'allarme è globale, perché i segni di un progressivo
impoverimento dei banchi arrivano dappertutto, mei mari chiusi come negli
oceani. Nella primavera scorsa una commissione federale Usa ha chiesto al
presidente Bush misure urgenti per evitare il declino delle acque costiere
americane, definite "in seria difficoltà". I segnali peggiori sono arrivati
dalla zona Asia-Pacifico, la più ricca del mondo, dove pescano cinque fra i
dieci Paesi più "produttivi". Secondo la Fao, da queste acque viene il 48
per cento del pesce di tutto il pianeta (quasi 45 milioni di tonnllate nel
2002). Ma i dati degli ultimi anni dimostrano che anche questa miniera sta
per esaurirsi. In certe aree, secondo uno studio del Wordfish Centre, i
banchi sono diminuiti di un terzo. E le reti dei pescherecci cinesi,
indonesiani, taiwanesi sono sempre più piene di pesci d'alto mare, di bassa
qualità, mentre le specie che abitano vicino alla costa, di qualità
superiore, sono in forte diminuzione. Nelle celle frigorifere della navi,
insomma, finisce soltanto quello che gli esperti chiamano trash fish, cioè
pesce di scarto.
L'ultima notizia, preoccupante, viene dalle pagine di Science: i pescatori
che tornano con le reti vuote, scrive la rivista, spesso cercano prede
altrove. Per esempio, andando a caccia di specie protette. E' quello che
succede alle popolazioni delle coste del Ghana, segnala Justin Brashares,
dell'Università di Berkeley: "Se il pesce è poco, i prezzi salgono. E chi
non può ricavare le proteine dal pesce, troppo caro, per sopravvivere si
rivolge alla caccia di frodo sulla terraferma. Ma un prelievo del genere è
insostenibile per molte specie minacciate, che stanno già sparendo nelle
riserve naturali".
Visto che nei mari dell'Africa occidentale il pesce è diminuito del 76 per
cento, il rischio è che a finire sulle tavole dei più poveri sarà sempre più
spesso la cosiddetta bushmeat, cioè "carne di selva": scimmie, cervi,
persino grandi carnivori. Ancora una volta la colpa, dice la Fao, è delle
flotte pescherecce europee, che sfruttano accordi fin troppo favorevoli per
la pesca nelle acque africane, stipulati da posizioni di forza con Paesi
poveri. Ma soprattutto, le flotte europee godono di enormi sussidi
finanziari. Se nel 1981 i contributi arrivavano appena all'equivalente di 4
milioni di euro, nel 2001 hanno sfiorato i 300 milioni. Insomma, è come se
le famiglie europee pagassero il pesce due volte, ottenendo anche il
risultato collaterale di affamare i popoli delle coste africane.
Giampaolo Cadalanu

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Oggetto: gazzetta di parma 30/01

Bracconieri, ladri di natura
Il reato verrà considerato come un furto ai danni dello Stato

CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Bracconieri ladri di natura. Uno dei sogni
degli animalisti è diventato realtà: il comandante del Corpo forestale dello
Stato ha inviato ieri una circolare a tutti i comandi territoriali in cui si
invita a considerare il bracconaggio come furto ai danni dello Stato, con
conseguente aumento delle pene per i trasgressori. Lo ha annunciato il
vicequestore del Corpo forestale, Isidoro Furlan, tra i responsabili del
Nucleo operativo antibracconaggio (Noa). La circolare richiama una recente
sentenza della Cassazione. Da bracconieri un furto ai danni dello Stato -
«La direttiva _ ha spiegato Furlan _ è un risultato molto importante, che
soddisfa chi, come noi, agisce sul territorio contro il bracconaggio, finora
considerato una violazione minore». «Per il bracconiere colto sul fatto
scattava _ ricorda Nisticò _, nel 90% dei casi, una denuncia a piede libero
per caccia con mezzi non consentiti: la pena prevista è di tre mesi,
condonabile dietro pagamento di una sanzione di circa 520 euro. Ma ora _ ha
sottolineato _ la pena aumenta fino a sei mesi e non è condonabile dietro
pagamento di una sanzione; è invece previsto il ricorso al patteggiamento».
Italia: terra di svernamento uccelli - A contribuire allo sviluppo
dell'attività di bracconaggio, ha proseguito l'esponente del Corpo
forestale, «anche il mutamento climatico, che ha fatto diventare l'Italia,
da territorio di transizione per gli uccelli migratori che dal Nord Europa
scendevano a svernare in Africa, in terra di svernamento per molte specie.
L'innalzamento della temperatura ha portato diverse specie a fermarsi in
Italia invece di scendere fino in Africa: ciò ha moltiplicato le possibilità
per i bracconieri». Le grandi migrazioni europei di uccelli verso terre più
calde hanno tre corridoi: lo stretto di Gibilterra, lo stretto di Messina e
il Bosforo. L'Italia si trova quindi su una delle direttrici principali. Le
valli bresciane e lo Stretto di Messina tra le aree più critiche - Per
questo motivo, ha osservato Furlan, «uno dei punti più critici per
l'attività antibracconaggio si trova nelle valli bresciane (Val Trompia e
Val Sabbia), dove cacciatori di frodo puntano ai piccoli passeriformi, che
arrivano spesso sui men ù dei ristoranti locali sotto forma del tipico
piatto di "polenta e osei"». Proprio per salvaguardare quest'area, da 14
anni il Cfs attua tra ottobre e novembre l'«Operazione pettirosso», con un
apposito contingente di forestali dedicato giorno e notte al contrasto dei
bracconieri: in questi anni sono stati sequestrati nelle valli bresciane ben
85 mila tra archetti, trappole e lacci per la cattura degli uccelli, 1.200
reti, 655 fucili, 138 richiami acustici elettronici, quasi 12 mila volatili.
Altra zona calda del bracconaggio è quella dello Stretto di Messina, uno dei
principali punti di concentrazione per numerose specie di rapaci. Nel mirino
dei bracconieri soprattutto il falco pecchiaiolo, specie protetta. Da 16
anni anche in quest'area una taskforce di forestali scende periodicamente in
Calabria per contrastare il fenomeno.

Rottweiler « rapito » dal canile municipale
Sulle pagine del giornale aveva già « debuttato » il 4 giugno scorso quando
aveva aggredito due bambini al parco Ducale. « Quel rottweiler senza
museruola e senza guinzaglio ha morsicato i miei bambini e solo a fatica
sono riuscita a strapparla alle sue fauci » , aveva raccontato con terrore
la madre che era anche stata minacciata dal padrone del cane, fuggito prima
dell'arrivo della polizia Poi, 15 giorni dopo, l'animale, taglia grossa e
aria feroce, era stato avvistato dagli agenti della polizia municipale al
parco Pellegrini mentre gironzolava ancora libero e senza museruola. Anche
in quel caso il padrone, un giovane nordafricano molto alto e magro, era
riuscito a scomparire con il cane grazie all'aiuto di un gruppo di giovani
che lo avevano spalleggiato aggredendo i vigili. Poi era stato uno
stillicidio di denunce e avvistamenti e, in alcuni casi, morsicature,
fortunatamente non gravi, fino ad una decina di giorni fa quando, infine, la
« latitanza » del cane si è interrotta. L'animale era infatti stato
pizzicato nell'ennesimo parco cittadino, il padrone vista la mala parata lo
aveva lasciato, e una siringa di anestetico sparata dai responsabili del
servizio veterinario del Comune aveva placato la furia dell'animale. Che,
forse un po' per indole di razza e probabilmente anche per il tipo di
addestramento subito, di farsi prendere non ne voleva proprio sapere. Il
rottweiler era cosí finito in una gabbia singola del canile municipale dove
i tecnici del canile lo avevano rinchiuso e dove era stato sottoposto a
controlli. Visite che avevano evidenziato, oltre alla proverbiale « sana e
robusta costituzione » , anche una completa seria di vaccinazioni da cui i
responsabili del canile, che nel frattempo avevano anche inserito un
microchip sotto la pelle del molosso, contavano di risalire al padrone. Di
cui però non si sono trovate tracce visto che il cane, ormai entrato nella
parte della « primula rossa a quattro zampe » , è scomparso. « Rapito » da
qualcuno che è entrato in azione con il buio, aprendo a colpo sicuro la
gabbia in cui era rinchiuso il cane e scomparendo poi con un balzo oltre la
recinzione. « Al mattino arrivando al canile abbiamo trovato la gabbia
aperta » , hanno dichiarato i volontari del canile che hanno rinvenuto le
tracce del passaggio del misterioso visitatore notturno. Un rapitore che
sembrerebbe facile identificare con il padrone del rottweiler che
difficilmente, visti i precedenti, avrebbe accettato, senza usare i denti,
di seguire un perfetto sconosciuto. « Stiamo proseguendo le indagini -
spiegano alla polizia municipale - per risalire dai registri delle
vaccinazioni e da altri riscontri al proprietario dell'animale » . Che
ancora una volta sembra scomparso. Come quel cane dal morso facile sempre pi
ù simile ad un personaggio da film.

Le macellerie islamiche e la legge occidentale

Signor direttore, nel servizio, fatto a pagina 23 della Gazzetta di martedí
18 gennaio, che riguardava la comunità islamica e le macellerie islamiche di
Fidenza, viene segnalato il fatto che questa carne macellata con questo rito
religioso viene venduta anche a borghigiani. Desidero modestamente far
notare che la vendita di carne macellata con rito religioso islamico a
persone non di tale religione è contraria alla legge. Infatti, è palese che,
pur essendo gli abbattimenti rituali consentiti grazie a una deroga della
legislazione vigente basata sulla tutela delle minoranze, questi
abbattimenti avvengono in violazione della vigente normativa quando il
prodotto finale della macellazione viene destinato ad un pubblico
indistinto, che acquista la carne degli animali macellati con questi riti,
per motivi diversi da quelli che hanno giustificato la deroga citata. La
macellazione rituale nel nostro paese avviene in base al DM 11/ 06/ 80 che,
nelle premesse, pone come motivazione la necessità delle comunità ebraiche e
mussulmane di poter consumare carne proveniente da animali macellati secondo
la rispettiva religione e per poter dar corso ad esportazione della stessa
verso paesi di confessione islamica che non sarebbero dotati di impianti
idonei. All'articolo 1 delDMcitato viene indicato che, in deroga quindi alla
normativa vigente che prevede il preventivo stordimento degli animali, è
consentito eseguire la macellazione senza preventivo stordimento eseguita
secondo i riti ebraico ed islamico da parte delle rispettive comunità.
Questo significa che il legislatore ha inteso porre una deroga solo e
soltanto per gli aderenti alle citate confessioni religiose e non certamente
liberalizzare una forma di macellazione assolutamente irrispettosa dei
diritti degli animali. E' evidente quindi che la deroga alla legislazione
vigente, che permette a persone facenti parte di queste comunità religiose
di uccidere senza preventivo stordimento mammiferi indifesi, nonostante l?
immaginabile aumento del grado di sofferenza di questi animali, intende
unicamente permettere a queste comunità di poter rispettare alcune loro
tradizioni religiose anche se oscurantiste e crudeli, quindi il prodotto
ottenuto da queste macellazioni deve essere destinato solo ai componenti di
queste comunità. A parte che le sofferenze inflitte a questi animali durante
la macellazione per sgozzamento sono inaccettabili nel XXI secolo da
qualsiasi società civile, se si volesse intendere questa legge in modo
diverso da quello di voler concedere una deroga soltanto per gli adepti
delle due confessioni religiose, si verrebbe a creare una situazione di
violazione della libera concorrenza commerciale, visto che chi non
appartiene alle citate comunità non può effettuare macellazioni usufruendo
della deroga e, conseguentemente, se volesse procedere alla mattazione di
animali senza stordimento, incorrerebbe nella violazione dell'articolo 727
C. P. e delle normative in merito alla protezione degli animali durante la
macellazione ( D. L. 333 del 01/ 09/ 98).
Fernando Rastelli Noceto, 26 gennaio

A Varano Melegari maiale protagonista
VARANO MELEGARI - ( V. Stra.) L'antico rito della « maialatura » , fulcro
dell'economia che contornava la vita rurale di un tempo, torna a rivivere
questa mattina a Varano Melegari nella rassegna « Sua maestà il maiale » .
Dopo l'uccisione dell'animale, la carne sarà trasformata nel giro di poche
ore, grazie ad abili esperti, in pietanze. La rassegna, promossa dalla Pro
loco diVarano, coniuga spettacoli musicali, riscoperta del folclore,
iniziative enogastronomiche e valorizzazione dei prodotti tipici. Nonostante
le contestazioni avanzate alla vigilia della rassegna dalla Lega
antivivisezione, che ne ha chiesto l'annullamento perchè ritenuta
un'iniziativa cruenta e diseducativa, gli organizzatori si sono preparati a
far fronte al « tutto esaurito » . La Pro loco, in collaborazione con
l'Associazione per la tutela delle antiche razze suine parmensi, oggi
proporrà anche la lavorazione delle carni del maiale nero, una razza
recentemente reintrodotta in Valceno. Ma ecco il programma di oggi. Nel
parco Cordani, dalle 6 del mattino, Porky's amarcord, una rievocazione
dell'antico rito della maialatura, mentre dalle 14 i prodotti confezionati
saranno venduti al pubblico. Faranno da cornice alla manifestazione
l'iniziativa Valceno in Tavola e una mostra mercato dei prodotti tipici
della Valceno. La giornata sarà allietata dal gruppo Millelitri.

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Oggetto: il secolo xix 30/01

Parto record: tredici cuccioli a Cavi Per allattarli mamma Lilly non basta

Lavagna Lei Lilly, un incrocio fra un collie e uno schitzu. Lui Leo, un
mezzo segugio bianco e nero di taglia media. Loro, di Leo e di Lilly: 12
cuccioli nati lo scorso 26 gennaio che nel giro di alcune settimane avranno
bisogno di una casa. Il tredicesimo cucciolo, putroppo se ne andato nei
primi giorni, come spesso accade in natura alle cucciolate così numerose.
«Tredici cuccioli in una volta sono un fatto davvero fuori della norma -
spiega l'animalista Eugenia Rebecchi dell'associazione Ayusya -, e la mamma,
che normalmente ha soltanto 9 o 11 mammelle da latte, deve essere aiutata in
questi casi a dare da mangiare ai cuccioli altrimenti rischia di vederne
morire qualcuno».
È stato così, putroppo, per Lilly che ha perso il tredicesimo cagnolino nei
primi giorni di vita, nonostante sia stata (e sia ancora) aiutata ad
allattare da tutti i componenti della famiglia di Cavi benedetta
dall'eccezionale parto canino: Tea Fontana, suo marito e i suoi due figli,
un maschio e una femmina di 16 e 14 anni.
«Il primo giorno dopo il parto, che è avvenuto nella notte fra il 25 e il
26, non ho mandato i miei figli a scuola tanta era la confusione in casa per
la nascita dei cuccioli, e poi bisognava stare sempre attenti che tutti
riuscissero a prendere il latte dalla mamma», racconta la donna. «Ora i
cuccioli devono restare con la mamma ancora trenta o quaranta giorni dopo di
che saranno pronti per essere adottati. Li regalo - chiude Tea - ma solo a
persone che amano gli animali, meglio se referenziate». Per tutti gli
interessati il numero da chiamare è il 338.2667881.

Dalla vasca spuntano le tartarughe

La maggior parte delle tartarughe lacustri del laghetto dei Parchi di Nervi
è già"in vacanza" in Sardegna, protetta e tutelata in apposite strutture. Le
altre, forse sei, rimaste ancora a Nervi, non viste perché in letargo tra il
fango del fondale, verranno prese e riunite alle loro compagne. Senza
traumi. Infatti, in occasione di un intervento di manutenzione straordinaria
da effettuarsi sulle tubature del parco, la vasca delle ninfee verrà
svuotata. Il che permetterà, senza troppi problemi, di prelevare i rettili e
di portarli dove, senza dubbio, fa più caldo. Bellezza del luogo a parte,
infatti, per chi ha il sangue freddo come le tartarughe, gli zero gradi di
questo periodo non sono certo l'ideale. Di sicuro, in questi giorni di
pulizie, le tartarughe sono diventate le beniamine assolute. Alcuni membri
dell'Associazione amici dei parchi, nell'opera di pulizia del laghetto, si
sono premurati di prelevare le tartarughe dall'acqua, tenendole in mano. E
ci è scappato anche un tête-à-tête tra Giuseppe Mannino, pensionato alle
prese con le foglie cadute nell'acqua, ed un piccolo esemplare, che dal suo
guscio ha fatto capolino verso il viso del divertito lavoratore. La più in
apprensione, Cristina Morelli capogruppo dei Verdi in Comune, presente anche
lei ieri mattina e subito preoccupata per lo stato di salute dei piccoli
animali. «Ma so che l'assessore Dallorto mi aiuterà nel trasferimento degli
esemplari», ha detto Morelli.
G. D'A.

imperia
Smarrita cagnetta a Borgo d'Oneglia
È stata smarrita nei giorni scorsi una cagnetta lupa di colore nero e stazza
abbondante nella zona di Borgo d'Oneglia. L'animale risponde al nome di Susy
ed è tatuata. Chi la trovasse è pregato di chiamare il numero 347 8535442. È
stato invece trovato un altro cane, un dobermann non vedente, che è stato
preso in consegna dalla pensione Ulivi di Chiusavecchia. Il padrone
dell'animale può mettersi in contatto con la pensione.

Lupo Ezechiele ha trovato una compagna

Chiusa Pesio (Cuneo)Ezechiele, il lupo giramondo investito sulla tangenziale
di Parma il 24 febbraio dell'anno scorso, curato e rimesso in libertà con un
radiocollare che informa gli studiosi della sua posizione, ha trovato
compagnia. Dopo aver attraversato tutto l'Appennino ligure si è stabilito in
valle Pesio, nelle Alpi Marittime, diventato terreno di caccia di un branco
ormai da sei anni. I ricercatori hanno trovato sue tracce insieme a quelle
di una femmina.

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Oggetto: il messaggero 30/01

GATTI SALVATI
I vigili del fuoco del distaccamento di Gradoli, ieri pomeriggio, hanno
salvato sette gatti rimasti isolati a causa della neve in un casolare in
località Montione, nel comune di Latera. A chiedere il loro intervento è
stato un anziano pensionato che da alcuni giorni non riusciva a portare cibo
ai suoi gatti. L'uomo, dopo aver chiamato il 115, ha consegnato un grosso
pacco di crocchette ai vigili del fuoco dicendo loro di essere molto
preoccupato per la sorte dei gatti che custodisce nel suo podere. Gli stessi
vigili del fuoco hanno avuto grosse difficoltà a raggiungere la località ma,
appena arrivati, sono stati circondati dai gatti affamati che si sono
tuffati sul cibo. I vigili del fuoco, prima di rientrare, hanno lasciato
un'abbondante scorta di crocchette a loro disposizione, anche perchè nella
zona, in serta è ripreso anche a nevicare.
Questi gattini sono stati fortunati, ma il grande gelo di questi giorni si è
rivelato fatale per altre bestiole che non hanno avuto la fortuna di
ricevere il soccorso di qualcuno. Quegli animali che sono riusciti a trovare
un riparo hanno dovuto combattere con la fame, molti persone hanno lasciato
qua e là del cibo soprattutto in campagna per poter aiutare gli animali
soli.

Cani seviziati tolti al padrone per ordine della Procura
Sei meticci tenuti a catena, senza acqua e alle intemperie. La denuncia
dell'Enpa che fa intervenire la Magistratura
di ANNA BELLA MORELLI
Il sostituto procuratore Renzo Petroselli ha disposto - su segnalazione di
Elvia Viglino, presidente dell'Enpa di Viterbo - il sequestro di sei cani
meticci tenuti dal proprietario, T.P., pastore di Tuscania, in località
Poggio della Ginestra, in condizioni di vere e proprie sevizie. Erano
infatti legati a catena corta, senza un riparo sia pure minimo, sotto la
tempesta di neve che ha martellato il Viterbese in questi giorni. Il
sequestro è stato effettuato giovedì con la collaborazione del maresciallo
Tabacchi dei carabinieri di Tuscania. E per T.P. scatteranno tutti i
meccanismi previsti dalla legge contro chi maltratta gli animali. Da tempo
quei cani legati a un muretto di recinzione con una catena di qualche
decimetro erano stati notati. In piena estate sotto il sole cocente non
avevano nemmeno una ciotola d'acqua per lenire la loro sete e tante volte le
giovani collaboratrici del fiduciariato Enpa di Tuscania erano andate, su
segnalazione di alcuni vicini mossi a compassione dalla visibile sofferenza
delle bestie, a portargliela con le taniche. E si erano domandate chi fosse
il proprietario di quelle bestie così maltrattate, ma non potevano
intervenire direttamente non avendone l'autorità. Hanno chiesto quindi
l'intervento del veterinario dell'Azienda sanitaria di Tarquinia ma non ci
sono stati grossi risultati se è vero che il pastore ha continuato ad
infierire sugli animali, tanto che anche nei giorni scorsi quando ha piovuto
moltissimo le bestie, bloccate dalla catena, stavano immerse nell'acqua e
poi sotto la tempesta di neve, ridotte quasi a blocchi di ghiaccio. Ma hanno
cominciato a ululare, come a chiedere aiuto, e alla fine non è stato più
possibile fingere di non vedere e sentire. Così il capogruppo delle guardie
zoofile ha chiesto all'Enpa di sollecitare con urgenza l'intervento della
magistratura. «Grazie al sostituto procuratore Petroselli - dice Elvia
Viglino - siamo arrivati alla conclusione di questa storia che andava avanti
da troppo tempo».

Canile, generosa risposta all'appello dei volontari
La situazione dell'impianto è migliorata, ma mancano sempre un veterinario e
il laboratorio
«Grazie, grazie a tutti». A circa un mese dall'appello lanciato ai
civitavecchiesi, le volontarie del canile delle Molacce (sono sei)
ringraziano i tanti concittadini che hanno raggiunto la struttura per
portare coperte, ciotole, medicinale, prodotti alimentari.
«Mai avremmo pensato di ricevere una risposta così tempestiva, estesa e
generosa - affermano -. Il sindaco in primo luogo, alcuni imprenditori e
tantissima gente hanno dimostrasto una straordinaria sensibilità verso il
problema, sensibilità che è propria di un grande cuore. Netta è stata la
sensazione che la nostra opera di volontariato, assolutamente insufficiente
se non supportata adeguatamente, finalmente non fosse più sola. Decine e
decine sono stati i cittadini che si sono fatti avanti con aiuti concreti di
ogni genere, mentre le istitutzioni hanno assicurato l'effettuazione di
quegli interventi strutturali che sicuramente renderanno il canile più
accogliente e vivibile».
«Ci auguriamo - concludono - che continui l'opera di sostegno di chi ha
dimostrato la sua disponibilità e che, anche passate le feste, ci siano
interventi per offrire momenti migliori a questi piccoli amici dell'uomo
soli e abbandonati».
Se le volontarie del canile sono contente e grate a tutti per gli aiuti
ricevuti nelle ultime settimane, sono molte le cose che mancano per rendere
adeguata la struttura e per poter assicurare la necessaria assistenza ai 150
cani. L'amministrazione comunale ha assicurato che a breve verrà realizzata
la strada, sarà portata l'acqua potabile e incrementata l'illuminazione. Ma
alle Molacce c'è anche un disperaro bisogno di un veterinario e di un
laboratorio veterinario. Attualmente i cani malati vengono presi dalle
volontarie e portati negli studi priovati, e spesso sono loro a pagare le
visite. I cani malati sono circa cinquanta, cioè un terzo della popolazione
presente.
Poi servono altri volontari. Le sei, sette persone che dedicano il loro
tempo ai cani abbandonati sono divise su due turni, ma capita che per
malattie od altro ci sia soltanto una persona ad accudire ai bisogni
giornalieri degli animali ospiti: un lavoro impossibile se si pensa che solo
la distrubuzione delle medicine ai 50 malati richiede un paio d'ore.
Intanto, il tentativo, da parte dell'amministrazione, di agevolare la
situazione cercando di ridurre il numero dei cani ospiti sembra destinato al
fallimento. L'incentivo di 200 euro a chi adotta un cane, nonostante sia
stato ben pubblicizzato, non ha dato risultati e nessuno si è presentato per
adottare un animale. Tra i tanti problemi c'è dunque anche quello del numero
degli ospiti delle Molacce che, secondo diversi parametri, non dovrebbero
essere più di centotrenta.

Don, abbandonato il beniamimo dei bambini
L'odissea del meticcio passato da un padrone all'altro prima di essere
adottato da una giovane coppia
di PIETRO BIZZONI
Cosa accade a un cane che ha perso grinta da cacciatore e lucidità da
perfetto animale da compagnia? Di solito, il destino gli riserva tre
possibilità: al macello per farne bistecche da dare in pasto ai cavalli, una
potente iniziezione di anestetico per una morte veloce e sbrigativa o, al
più, abbandonato per finire i suoi giorni lungo la strada o nei recinti dei
canili. Una storia di questo genere, per alcuni versi triste, ma con un bel
lieto fine, ha per protagonista Don, un meticcio, mezzo cane lupo e mezzo
cane pastore dal pelo color rosso-marrone, con una grande affinità ed amore
verso i bambini, verso le scorribande in giro per i boschi, le lunghe
passeggiate a fianco degli anziani, gli ossi di manzo belli grossi come pure
per le processioni, le messe della domenica mattina e la banda musicale!
Proprio così: Don, per circa dieci anni è stato la mascotte, fiera e
scodinzolante, della città di Amatrice e di tutte le manifestazioni e i
festeggiamenti possibili svolti nella località montana. Un brutto giorno di
qualche anno fa, Don viene accalappiato e liberato per il buon cuore di
qualche cittadino amatriciano. Una seconda cattura un mese fa, a fine
dicembre. Portato prima in un canile-lager nel Reatino e poi in uno nel
Ternano, Don nostro eroe, ha finito per intenerire con la sua grande
simpatia e fame di carezze una coppia di giovani fidanzati che gestisce a
proprie spese un rifugio di nuova concezione nelle campagne della Toscana,
tra boschi e prati a perdita d'occhio, tanto cibo e tenere cure. Proprio
questi giovani cinofili, visitando accuratamente il nostro Don, si sono
accorti della presenza di un regolamentare tatuaggio di riconoscimento che
lo fa appartenere ad un prete, residente nell'Amatriciano. «Ci siamo stupiti
dell'ignavia dimostrata dal padrone - conferma la ragazza che ha raccolto
Don nel canile - per giorni interi abbiamo lasciato messaggi sulla sua
segreteria telefonica e tentato di parlare del ritorno di Don a casa sua;
tutto inutile, l'argomento non sembra interessare il prelato. Così -
prosegue la ragazza - Natalino (questo il nuovo nome dato a Don nel rifugio
ndr), rimane con noi, con gli altri amici cani, a smaltire la delusione per
l'abbandono da parte del suo padrone e l'affronto di aver subito una cattura
senza che nessun compaesano abbia alzato un dito per lui». Quanti volessero
avere notizie del nostro eroe-cane, possono trovarle sul sito
www.ulmino.it,
curato dall'associazione onlus "Rifugio del Prick e dell'Ulmo".
Intanto, il Comune di Amatrice prova a dire stop al randagismo. Con un
avviso ai cittadini, l'Amministrazione detta l'obbligo di iscrizione al
registro regionale allevatori per i possessori di un numero di cani, in età
da riproduzione, uguale o superiore alle cinque unità. Il termine massimo
entro il quale sarà obbligatoria la segnalazione tramite la Asl provinciale
è il 9 maggio prossimo, scaduto il quale scatteranno su tutto il territorio
comunale amatriciano i controlli da parte dei Vigili urbani con relative
multe salate ai trasgressori. Un tentativo lodevole, portato avanti ad
Amatrice dalla vecchia Giunta, guidata da Antonio Fontanella, fu quello di
elargire un contributo di 800 euro in due anni per i residenti nel comune
montano che avessero scelto di adottare uno dei cani raccolti nel territorio
di Amatrice ed ospiti del canile "Bamby" di Rieti. L'iniziativa, vantaggiosa
anche dal punto di vista economico per le casse comunali, portò
apprezzamenti fra gli appassionati di animali, ma causò un enorme abbandono
nel corso dell'estate successiva (era il 2002). I padroni dei cani, stanchi
di avere il proprio quattrozampe fra i piedi, con l'iniziativa promossa dal
sindaco si sentirono autorizzati a mollare a cuor leggero i loro "amici" in
un comune che ne avrebbe preso sicuramente poi cura!

CANTALICE
Sultano, il paziente Maremmano
Sultano, storia di un salvataggio riuscito. «Maremmano dal manto di neve e
dagli occhi d'esistenza», lo definisce Laura Fabbri, la volontaria che ha
scovato Sultano nel canile di Castelfranco, abbandonato e soprattutto
malato. La Fabbri ha chiesto e ottenuto di portare via il pastore maremmano
per farlo curare. «Sultano ha un tumore alle ossa, le cure sono tuttora in
corso - racconta la donna - e devo dire che il cane sta reagendo bene, anche
se i veterinari della struttura reatina che se ne stanno occupando non gli
danno più che pochi mesi di vita. Ma questa - conclude Laura Fabbri - è
comunque una storia positiva tra le tante di segno opposto, maltrattamenti
su tutte, che la cronaca quotidiana ci propina. Spero davvero che Sultano
possa avere ancora vita lunga».

Canile, raccolta di viveri e coperte
Freddo terribile e condizioni igieniche precarie al canile di Cantalice. Un
assist arriva dal Centro giovanile del Comune di Rieti che ha organizzato
una raccolta di coperte usate per dare un po' di conforto agli oltre mille
cani ospitati. Insieme alle coperte, la raccolta riguarda anche prodotti
alimentari per la sussistenza dei cani. «Un'iniziativa doverosa - spiegano
dal Centro giovanile - viste le condizioni di assoluta precarietà in cui si
trova il canile». Per aderire alla raccolta ci si può rivolgere alla sede di
piazzarel Angelucci 5 o a quella di viale Maraini (ex Piaggio), tel.
0746/297828-293276.

Cani e gatti sporcano il centro storico: cittadini in rivolta
di ANDREA MARINANGELI
Circa venti tra cani e gatti sotto casa: i cittadini di Forano, residenti
nelle vicinanze dell'anello di via Goito, sono esasperati. Da più o meno un
anno è sorto in un terreno privato adiacente alle abitazioni un vero e
proprio ricovero per animali domestici. La struttura, realizzata alla buona
con legno e lamiera, si trova a non più di dieci metri di distanza dalle
case e crea non pochi disagi alle persone che vi abitano. «D'estate - dicono
alcuni cittadini - la situazione raggiunge il limite della sopportabilità,
non è possibile convivere con il cattivo odore proveniente dalla gabbia.
Abbiamo chiesto sia ai proprietari del terreno sia al Comune di prendere
provvedimenti, che risolvano in maniera definitiva questa faccenda, ma le
nostre proteste finora sono rimaste inascoltate». Oltre al cattivo odore, la
presenza degli animali in pieno centro ha ripercussioni negative sull'igiene
ed il decoro urbano della zona. Cani e gatti randagi, infatti, sono attirati
nei pressi del gabbiotto dall'abbondanza di cibo. Le piccole vie e le
numerose scalette, caratteristiche di questa parte del paese, ne risultano
costantemente imbrattate e di conseguenza invivibili per la popolazione.
«Non ne possiamo più - continuano i cittadini di Forano - non è possibile
uscire di casa senza imbattersi lungo la strada in escrementi e residui di
cibo. L'Amministrazione comunale non fa nulla per mantenere quest'area
pulita. Qui gli operatori ecologici non vengono mai». Con ogni probabilità,
chi ha realizzato la gabbia, lo ha fatto per prendersi cura degli animali. I
cittadini di via Goito, però, hanno il diritto di vivere in un ambiente
decoroso. Urge, quindi, che gli enti competenti prendano dei provvedimenti:
magari trovando una nuova sistemazione a questi cani e gatti, lontano dalle
abitazioni.
Intanto a Fara Sabina scattano nuove norme per chi possiede un cane. Con
un'ordinanza ad effetto immediato del sindaco Tersilio Leggio, il Comune ha
emanato le regole cui dovranno attenersi chi possiede un cane, pena multe
salate. L'ordinanza prevede che i proprietari debbano evitare che gli
animali creino condizioni pregiudizievoli per l'igiene pubblica e li
obbligati a dotarsi di un'attrezzatura idonea alla pulizia degli escrementi,
che dovranno essere immessi in appositi contenitori e gettati nei cassonetti
per la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Paletta e raccoglitore, inoltre,
devono essere in dotazione a chi conduce un animale già al momento
dell'uscita dall'abitazione. Il provvedimento del Comune concerne anche la
sicurezza per le persone esposte alla presenza di un cane: nei luoghi
pubblici, infatti, è vietato portare un quattrozampe senza guinzaglio e
munito di museruola. Chi verrà meno a queste regole sarà punito con una
sanzione pecuniaria, che va da un minimo di 25 ad un massimo di 154 euro. Al
controllo per il rispetto delle nuove norme sono stati incaricati i Vigili
urbani e gli agenti della Forze dell'ordine.

Con i soldi del calendario lampade per riscaldare i cani
di GIORGIO GALVANI
CITTA' DI CASTELLO. Canile "hi-tech" per sopravvivere ai rigori
dell'inverno. Il freddo pungente, le temperature polari di questi ultimi
giorni mettono a dura prova anche gli animali ed in particolare i cani dal
pelo corto. Via libera dunque all'utilizzo di lampade e coperte per
riscaldare i box del canile comprensoriale a Mezzavia di Lerchi.
In ogni dimora a "quattrozampe" il gestore della struttura, Mario Casacci,
ha infatti posizionato speciali impianti per rendere piu' vivibile
l'ambiente, soprattutto nelle ore in cui la colonnina di mercurio scende
anche ben al di sotto dello zero.
Gli oltre 130 ospiti del canile comprensoriale (dove Comunita' Montana, Asl
numero 1 e otto comuni dell'altotevere, da tempo operano in sinergia) hanno
a disposizione anche diverse coperte utilizzate all'occorrenza per garantire
il tepore necsarrio a superare questa fase, a dir poco difficile, della
stagione invernale.
Sia le lampade, che le coperte sono state acquistate grazie alla generosita'
di quanti hanno contribuito, in particolare durante le festivita' natalizie,
alla diffusione del calendario a "quattrozampe" realizzato dall'Enpa
altotiberino.
"Come sempre gli Umbri e le persone che hanno a cuore la sorte degli
animali, ha detto Casacci, hanno dimostrato una straordinaria generosita',
oltre all'acquisto del calendario qualcuno e' venuto direttamente al canile
a portare le coperte ed altri generi di prima necessita' per la
sopravvivenza degli animali".
"Intere famiglie, spinte soprattutto dall'amore dei bambini per cani e gatti
hanno deciso di devolvere qualche euro per una nobile causa". "Tulipano",
"Libero", "Lillo" e gli altri colleghi a "4 zampe" che hanno posato per il
calendario sono dunque diventati dei veri e propri testimonial della lotta
contro l'abbandono e il maltrattamento degli animali.
"Il canile sta diventando sempre di piu' un luogo di incontro ed un vero e
proprio laboratorio dei diritti degli animali", ha concluso con un pizzico
d'orgoglio, il delegato Enpa, Mario Casacci.
E si allunga così il già lungo elenco delle iniziative dell'Enpa altoberina
che si è segnalata per cercare di dare una svolta al rapporto con gli
animali, troppo spesso maltrattati, anche da persone e da famiglie che
all'inizio tirano su cuccioli, amorevolmente, ma poi finiscono per
stanacarsi.

Chiude la caccia animalisti in festa
LANCIANO - Manifestazione-spettacolo degli animalisti italiani mascherati da
cacciatori e animali alle ore 11.30 in piazza Plebiscito. In collaborazione
con la lega per il cane, l'associazione di Walter Caporale intende così
festeggiare la chiusura della stagione venatoria e la salvezza degli
animali.

Paura per due pittbul feroci
Cerveteri: fuggiti da una villa, hanno dilaniato altri due cani
di GIANNI PALMIERI
Pit bull ancora protagonisti della cronaca nera sul litorale: momenti di
vero terrore nella frazione delle Due Casette, nelle campagne di Cerveteri.
Due pit bull, usciti da una villa sfuggendo alla sorveglianza del
proprietario, che aveva lasciato il cancello del giardino aperto, hanno
seminato lo scompiglio, sbranando un cane e riducendone in fin di vita un
altro.
La movimentata vicenda è iniziata attorno alle 20,30 quando i due cani si
sono lanciati come forsennati fuori della villa. Prima hanno iniziato a
girovagare nella strada, in quel momento deserta vista l'ora tarda e il
maltempo, poi hanno trovato un cancello aperto e sono entrati nel giardino
di una casa rurale confinante. Una meticcia di sei mesi, scodinzolando, è
andata incontro ai pit pull. Dopo pochi istanti, sotto gli occhi sgomenti
dei padroni richiamati alla finestra dai guati di dolore della cucciola, i
pit bull hanno assalito e tempestato di morsi la cagnolina, tentando di
sbranarla viva. Con la forza della disperazione i due figli dei proprietari
si sono lanciati contro i cani, riuscendo a colpi di bastone a salvare la
bestiola dalla loro furiosa aggressione.
Sono stati momenti di grande paura: i due grossi cani hanno iniziato infatti
a ringhiare minacciosamente contro i giovani, come se si preparassero ad
aggredirli. Poi sono fuggiti fuori dalla villa. Ma l'incubo alle Due Casette
non era ancora finito. I pit bull, dopo pochi minuti, si sono introdotti nel
sentiero che conduce ad una vicina struttura agrituristica. Qui hanno
aggredito un bastardino di appena un anno, azzannandolo alla gola in pochi
istanti. Prima che accadessero conseguenze ancora peggiori, il proprietario
dei cani è riuscito a bloccarli proprio mentre minacciavano di assalire
alcuni clienti della struttura. La meticcia, operata a tarda notte in uno
studio veterinario di Cerveteri, versa ora in gravi condizioni. Nulla da
fare, invece, per l'altro cagnolino a causa delle gravi lesioni provocate
dai morsi. Il padrone dei cani si è dichiarato pronto a risarcire tutti i
danni provocati dai suoi animali.
Nella zona delle Due Casette non è la prima volta che i pit bull fuggiti
dalle abitazioni provocano seri guai. Nei giorni scorsi un altro esemplare
di questa feroce razza aveva aggredito e sbranato due cani dopo essere
fuggito da una casa rurale. Più volte gli abitanti della frazione hanno
invitato i proprietari dei pit bull ad avere maggiore attenzione, ma le
aggressioni sembrano essere senza soluzione di continuità.

INDAGINE DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO
Nato ai Castelli il lupo del Vivaro
E' la conferma che nel Parco vive un piccolo branco autoctono
di LUIGI JOVINO
Non ci sono tracce di cattività. Il lupo morto sotto le ruote di
un'automobile ai pratoni del Vivaro potrebbe essere addirittura nato nei
Castelli Romani. La conferma arriva dall'Istituto zooprofilattico di Teramo
che ha eseguito l'esame autoptico dell'animale selvatico. Nei giorni scorsi
si erano diffuse notizie secondo cui l'animale trovato al Vivaro presentava
una stazza più consistente dell'età e le unghie poco consumate. Queste
caratteristiche avevano fatto presupporre che il lupo potesse essere stato
tenuto in cattività e poi liberato. «Invece - afferma Ercole Di Girolamo, il
pastore veterinario proprietario di un prezioso gregge di pecore
sopravvissane - il dotto Fico dello Zooprofilattico di Teramo mi ha
confermato che l'animale non è stato tenuto in cattività. Infatti è stato
ben nutrito dalla madre e conservava ancora integre le unghie perché
probabilmente nato in zona, e quindi costretto a nessuna migrazione
forzata». Il lupacchiotto analizzato, comunque, risulta molto simile agli
animali trovati morti lungo i binari della strada ferrata in Abruzzo.
Intanto è singolare che a preoccuparsi delle conseguenze della presenza di
un branco di lupi nei Castelli Romani sia un allevatore, impegnato sul
fronte scientifico. Di Girolamo, infatti, possiede l'ultimo gregge di pecore
autoctone del centro Italia ed è giustamente preoccupato delle notizie
dell'arrivo dei lupi anche perché dalle autorità del Parco dei Castelli
Romani non ha ricevuto nessuna rassicurazioni nel merito. La vicenda
dell'allevatore castellano che conserva uno straordinario pool genetico,
rimettendoci di tasca propria, è stata ripresa dai maggiori network
nazionali ed ha interessato moltissimi cittadini ed esperti del settore, ma
dai dirigenti del Parco neanche una telefonata. E' pur vero, però, che i
guardiaparco stanno mettendo tutto l'impegno possibile per individuare il
branco e per proteggere adeguatamente gli eventuali esemplari selvatici
presenti. La presenza di un lupo in un parco regionale, minacciato dal
cemento e soggetto ad attacchi di ogni tipo darebbe un nuovo impulso a
quelle forze che richiedono a gran voce di salvare un patrimonio
naturalistico di indubbio valore.

Dal Comune un decalogo per salvare gli animali: «Non fate gelare le cucce e
date briciole agli uccellini»
JESI È emergenza neve anche per gli animali. Non si preoccupa solo dei suoi
cittadini l'amministrazione comunale di Jesi e, dopo quattro giorni di
nevicate scese implacabilmente sulla città di Federico e dintorni, il suo
pensiero va alle specie di animali messe più in difficoltà dal freddo. Per
aiutarle a sopravvivere, l'amministrazione jesina ha creato una sorta di
unità operativa e si è rivolta ai cittadini, stilando un decalogo di aiuti
immediati. Il nuovo piano di intervento pratico-teorico è scattato ieri
mattina dopo un summit tra le guardie zoofile volontarie di Legambiente e la
polizia municipale. Destinatari dei soccorsi saranno soprattutto i volatili,
ma anche gli animali domestici, in primo luogo cani. E ai proprietari di
questi ultimi si raccomanda di lasciare all'animale «sufficienti scorte di
cibo, di controllare che la ciotola dell'acqua non sia gelata e che la
cuccia sia isolata dalla neve e dal gelo previsto per le prossime ore».
Poi, un pensiero alla collettività ricordando che «con la neve i cani vanno
tenuti rigorosamente al guinzaglio in quanto possono essere più facilmente
causa di incidenti stradali, visto che le corsie sono più ristrette, senza
contare che - aggiungono gli esperti dell'amministrazione - se dovessero
sfuggire al controllo, avrebbero maggiori difficoltà a ritrovare la propria
abitazione in quanto la neve riduce le capacità olfattive e di
orientamento».
Ma veniamo ai volatili. Già ieri le guardie zoofile hanno iniziato a
posizionare delle mangiatoie per uccelli nei parchi urbani e in altri punti
della città. Fin qui Legambiente. Ma anche i cittadini possono fare qualcosa
e a questo scopo l'amministrazione si fa dispensatrice di consigli,
invitando «a deporre sulle aree più riparate di terrazze, balconi,
davanzali, giardini privati un contenitore per l'acqua e sementi vari». Per
informazioni e segnalazioni è possibile contattare le guardie zoofile al
numero 3476491767.
L.Rom.

EMERGENZA ANIMALI
PESARO E' emergenza anche per gli animali selvatici. Il Servizio
conservazione, tutela e gestione della fauna selvatica della Provincia ha
intensificato il controllo su tutto il territorio, anche attraverso gli
operatori dell'Osservatorio epidemiologico per la fauna selvatica, dei
veterinari dell'Asur e del Cras, Centro per il recupero degli aninali
selvatici. Martedì alle 12 al Centro di Protezione civile di Villa Fastiggi
ci sarà un incontro per organizzare la distribuzione di mangine per la fauna
selvatica. La Provincia inoltre invita a segnalare casi di animali in
difficoltà ai seguenti numeri: 0721/359265, 0721/301926, 0721/5369850 e
0721/283501.

«Aiutateci o liberiamo le nostre tigri siberiane» E i soccorsi arrivano
anche al Circo Ringland
PERGOLA Ruggiti di ringraziamento. Barriti e nitriti di gioia. Così le tigri
siberiane, gli elefanti, i cavalli e pure l'ippopotamo - a suo modo - del
circo Ringland hanno accolto gli uomini del Comune di Pergola e i vigili del
fuoco di Cagli prontamente accorsi per strapparli ad una gelida morte. Non
altrettanto grato il signor Polacchini, titolare del circo, che dai suoi
simili si è invece sentito abbandonato.
Sorpreso dalla copiosa nevicata che ha messo in crisi, tra le altre cose,
anche il circo, il titolare racconta di essersi trovato in serie difficoltà
per ottenere aiuto. Anche perchè, evidentemente, tutti i mezzi e gli uomini
disponibili erano dirottati su altre emergenze. Ma lui, abituato a trattare
con le belve, non si è certo intimorito. Anzi, ha minacciato di liberare le
tigri siberiane - tra l'altro ben felici del clima glaciale - per ricevere
aiuto.
Una volta giunti sul posto, i soccorritori, su esempio del buon Noè, si sono
premurati solo dello stato di salute degli animali. Poi hanno traslocato
tendoni, gabbie e umani, cioè Polacchini e famiglia, nella zona industriale
di Pergola, non di certo sgombra da neve, nella quale ancora si trovano. E
da lì, intrappolato con i suoi animali, lancia il suo appello alle autorità
pergolesi che gli consentano di fare almeno uno spettacolo per le scuole.
Ribadendo la propria dignità di uomo nomade, che ha diritto di essere
rispettato dai suoi simili in quanto uomo, o come minimo alla stregua dei
suoi animali.
E.R.

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Oggetto: corriere della sera 31/01

Milano
Cagnolino trovato morto dopo il bagno in un negozio
Un cagnolino è morto sabato durante una toelettatura nel negozio «Atlantide»
di via Procaccini. Il cane, un volpino di nome Ariel, sarebbe stato
sottoposto a un normale lavaggio: messo in una vasca, era poi stato legato
con una catenella. L'addetta, vista l'insofferenza del cane, si è
allontanata per prendere un asciugamani, quando è tornata il volpino era già
morto. La proprietaria del cane potrebbe presentare denuncia per
maltrattamento di animali.

Roma
Sulla spiaggia d'inverno, il coraggio di una dog-sitter
di MARGHERITA D'AMICO
Dog-sitter esperta, a Capodanno Marta ha alcuni cani in custodia fra cui
Lulù - che ha la padrona in viaggio a Londra - e il barboncino Tancredi nel
quale i petardi generano panico assoluto. Su raccomandazione del
proprietario, a lui la notte del 31 viene anche somministrato un
tranquillante omeopatico. Un paio di giorni dopo Marta va a trovare i
parenti a Ladispoli e passeggia sulla spiaggia. I cani corrono e giocano,
lei riflette in positivo sul futuro, quando una cricca di ragazzini spara un
botto tardivo. Lulù scappa verso il parcheggio, Tancredi si tuffa in mare.
Marta calma lo richiama, pensando sia solo un impulso del momento. Il
barboncino invece non l'ascolta e punta verso il largo. Nel frattempo
squilla il cellulare; è la padrona di Lulù da Londra, dice che la cagnolina
si è persa. Ma no, obietta Marta: Lulù è con lei. Non è vero, la contraddice
la signora, giacché è stata ritrovata a Ladispoli e hanno chiamato subito il
suo numero, evinto dalla medaglietta. Marta tralascia di spiegarle che
intanto Tancredi sta oltrepassando le boe. Accantonata Lulù che attende in
buone mani, per un po' Marta omette di rispondere al telefono che insiste
dall'Inghilterra, e corre lungo la battigia in cerca di un'imbarcazione. La
testa del barboncino è un puntino tra i flutti. Naturale che gli
stabilimenti siano chiusi, però in lontananza la dog-sitter scorge un pedalò
in secco con un bambino seduto sopra. Questi risponde all'appello
dell'avventura e non solo l'aiuta a spingere in acqua il natante, ma le
pedala accanto con vigore. «Resisti, Tancredi!» grida Marta risalendo la
costa. Quando miracolosamente lo trovano, il barboncino è allo stremo e gira
sfinito su se stesso. Recuperati Lulù e gli altri, in auto Marta accende al
massimo il riscaldamento e si precipita a casa a lavare e asciugare il
nuotatore. I botti di Capodanno sono finiti, nei giorni a seguire Tancredi
non darà nemmeno un colpo di tosse.

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Oggetto: il secolo xix 31/01

SOS CANILE Lo scatenato Gorky cerca un padrone
Gorky, che ha circa un anno, ha vissuto una bruttissima avventura:
girovagando nei boschi è incappato in una trappola. E' riuscito a liberarsi
ma è rimasto con una zampa ferita in modo grave. Quando è stato trasportato
in canile si temeva di dovergliela amputare, ma con le cure, la zampa è
stata salvata e ora lui sta benone, talmente bene che ha tanta voglia di
correre e di scatenare così la sua esuberanza. Cose che in gabbia non può
proprio fare. Gorky ha bisogno di un padrone che ami le passeggiate e
possibilmente che abbia una casa con giardino. Chi lo volesse conoscere può
rivolgersi al canile di Sestri, sul Monte Gazzo ecco i numeri di telefono:
010-831.2830, oppure 347.253.4147. Insieme a Gorky, nel canile di Monte
Gazzo come in quello comunale di via Adamoli, ci sono tanti cani che
aspettano di essere adottati: di tutte le taglie e di tutte le razze o
"simil-razze".

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Oggetto: gazzetta di parma 31/01

Ezechiele nella « valle promessa »

Non è più solitario, non è più giramondo. Alla fine, anche il lupo Ezechiele
ha trovato la propria valle: ai pro e ai contro della libertà assoluta
sembra che ora preferisca la « tranquillità familiare » . Insomma, fatti i
debiti rapporti con la vita umana, il lupo investito da un'auto sulla
tangenziale di Parma quasi un anno fa ha deciso di « mettere su casa » . Da
tempo i suoi segnali arrivano dalla stessa zona, dalla valle Pesio, sulle
Alpi Marittime cuneesi, al confine con Liguria e Francia. E' da quando è
stato liberato nel Parco dei Cento Laghi, che Ezechiele ( il primo lupo
europeo a essere dotato di radiocollare satellitare collegato alla rete Gsm)
che invia « messaggi » sui computer dei docenti universitari Luigi Boitani (
un' « autorità » accademica, in fatto di lupi) e Paolo Ciucci, della
Sapienza. Messaggi che, hanno segnato le tappe di una lunga marcia iniziata
il 13 marzo, nella neve del nostro crinale, dopo una ventina di giorni di
cure a Parma, dove aveva fatto la sua sfortunata comparsa il 24 febbraio.
Quella sera, stremato da un lungo digiuno, infreddolito e travolto da
un'auto, il nostro lupo rischiò di morire. A salvarlo, la telefonata
dell'automobilista - che se l'era trovato davanti all'improvviso, senza
potere far nulla per evitarlo - e l'intervento di Patrizia Pizzorni di
Timbuct ù , che allora gestiva il canile municipale. Ben presto si scoprí
che quel « cane » in realtà era un lupo. Chi lo soccorse lo chiamò
Ezechiele. Poi, a Roma, gli diedero il nome scientifico M15 e - facendo un
po' di confusione tra Parma e Reggio - il nomignolo Ligabue, reggiano sia
come pittore che come cantante. Intanto, prima della liberazione nella neve
delle nostre montagne, per una ventina di giorni si prese cura di lui la
Provincia, con Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna
selvatica e consulente di piazza della Pace per il parco del Monte Fuso e
per il Servizio risorse naturali. Poco dopo che Pisani aprí la gabbia,
Ezechiele puntò verso la Toscana, poi sopra La Spezia e verso la pianura. Ma
a questo punto, dev'essere entrata in scena la memoria. In qualche modo, a
Ezechiele sarà tornata in mente la disavventura del 24 febbraio. Cosí, da
qui in avanti ha fatto rotta verso occidente, lungo l'alta via dei monti
liguri. Dopo l'estate nell'entroterra del Levante, ha ripreso il suo cammino
( attraversando strade e autostrade) per la Francia. Intanto, a Roma,
continuavano ad arrivare i suoi messaggi. Negli ultimi tempi, sempre
dall'alto Cuneese. A questo punto, le informazioni sono state girate ai
ricercatori piemontesi guidati da Francesca Marucco, 30 anni, una
naturalista torinese che undici anni fa andò a vivere in Montana, negli
Stati Uniti, per consacrare la propria vita allo studio dei lupi. Con il suo
braccio destro Luca Orlando ( 25enne veterinario di Agliè, vicino a Ivrea),
Francesca Marucco ha guidato la « caccia » sul terreno. Una ricerca basata
sullo studio degli escrementi e delle orme ( « La falcata di un lupo è pi ù
ampia di quella di un cane » spiega ad esempio Orlando). E presto si è
scoperto che Ezechiele non solo ha smesso di essere un errante, ma ha anche
trovato un gruppo, forse anche una compagna . « Pi ù volte era con una
femmina » . Come lo si è capito? Le femmine hanno un diverso modo di
urinare. Dopo tanto peregrinare, il lupo ripartito da Parma ( dopo essere
nato con ogni probabilità sull'Appennino modenese) ha cosí trovato la
propria terra promessa: poco popolata dall'uomo e ricca di prede. Ezechiele
s'è unito a un branco che, spiega Orlando, « si muove tra le valli Pesio,
Vermegna ed Ellero. In inverno preda soprattutto caprioli e cinghiali, meno
abili dei camosci sulla neve, mentre d'estate nella dieta sale l'importanza
del camoscio e di pecore e capre » . Il paradiso dei lupi. Se l'uomo non ci
mette lo zampino.

Varano, il salame nasce nel Parco Riuscita la festa
VARANO MELEGARI - Nella famiglia contadina, l'uccisione tradizionale del
maiale e la lavorazione delle carni era un vero e proprio rito, che
mischiava festa, fatica e convivio, in un momento collettivo in cui ciascuno
aveva il suo ruolo e i suoi compiti. Quello che è rimasto radicato nel
territorio è un diffuso modello culturale che, se ha perso la valenza
rituale e utilitaristica ne ha seguito la rapida trasformazione per
approdare ad una moderna e vitale realtà industriale. Questa realtà, un
tempo cosí comune per le campagne, è stata rievocata ieri a Varano Melegari
nell'undicesima edizione di « Sua maestà il maiale » , organizzata dalla Pro
Loco di Varano, nell'ambito della rassegna di Valceno in Tavola. L'edizione
di ieri è stata caratterizzata dalle proteste della Lega Antivivisezione
che, pochi giorni fa, ha chiesto l'annullamento della festa, perchè ritenuta
cruenta e diseducativa, anticipando l'istanza al Commissario Prefettizio di
Varano, al Servizio Veterinario dell'Asl di Borgotaro e all'Assessorato
regionale alla Sanità dell'Emilia Romagna. Davvero notevole, nonostante le
temperature polari, il flusso di visitatori, che hanno seguito la
lavorazione delle carni sin dalle prime ore della mattina e gremito gli
stand dei prodotti tipici dell'Appennino tosco- emiliano. Nella bella
cornice del Parco Cordani, con gli intermezzi musicali del Gruppo
Millelitri, la Pro Loco, in collaborazione con l'Associazione per la tutela
delle antiche razze suine parmensi, ha proposto la lavorazione delle carni
del maiale nero, ucciso, poco prima, in un altro luogo. Questa razza suina è
stata reintrodotta nella Valceno, su progetto proposto dall'assessorato
provinciale alle attività Produttive della Provincia di Parma, per sostenere
le zone « svantaggiate » del nostro territorio e creare nuovi stimoli per
l'agricoltura di Parma.
V. Stra.

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Oggetto: Conto alla rovescia per una catastrofe mondiale

 


Conto alla rovescia per una catastrofe mondiale
Mutamento climatico: un rapporto mette in guardia sul pericolo per il mondo di raggiungere il punto di non ritorno in 10 anni, con conseguenze catastrofiche quali siccità, crisi dell'agricoltura e scarsità d'acqua!

Un rapporto internazionale pubblicato il 25 gennaio mette in luce chiaramente per la prima volta il punto di non ritorno del riscaldamento globale, e la cattiva notizia è che il mondo ha quasi già raggiunto questa soglia di pericolo.

Una task force internazionale di politici, business leaders e ricercatori spiega molto dettagliatamente che il conto alla rovescia prima di arrivare ad una catastrofe mondiale dovuta al cambiamento climatico è notevolmente breve. La loro relazione indica che il punto di non ritorno del riscaldamento globale potrà essere raggiunto in soli 10 anni, o persino meno.

Il rapporto, dal titolo Meeting The Climate Challenge ("Affrontare la sfida del clima", NdT), è rivolto a policymakers di tutti i paesi, a cominciare dai leaders nazionali, ed è stato calcolato in modo da coincidere con le promesse del primo ministro britannico Tony Blair, il quale, in qualità di presidente di turno del G8 e dell'Unione Europea, dovrà impegnarsi ad avviare, nel corso del 2005, azioni efficaci per far fronte al problema del cambiamento climatico.

È la prima volta che in un documento di così alto livello vengono analizzate importanti scoperte sul pericolo di questo punto di non ritorno del riscaldamento globale, ossia l'aumento della temperatura oltre la quale i danni per il mondo sarebbero irreparabilmente disastrosi. Questi potrebbero comprendere: danni di vaste proporzioni all'agricoltura, scarsità d'acqua e gravi siccità, aumento di malattie, innalzamento del livello del mare e scomparsa delle foreste, con l'ulteriore possibilità di bruschi eventi catastrofici, come per esempio, riscaldamento globale "incontrollato", scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, o blocco della corrente del Golfo.

Il rapporto afferma che questo punto di non ritorno si trova a 2°C sopra la temperatura media prevalente nel 1750, prima della Rivoluzione Industriale, quando, cioè, le attività umane per prime cominciarono ad avere effetti sul clima, in particolar modo la produzione di gas a effetto serra, come il biossido di carbonio (CO2), il quale trattiene il calore del sole nell'atmosfera. Tuttavia, lo studio mette in evidenza che da allora la temperatura globale media è già aumentata di 0.8 gradi, con aumenti maggiori in corso: quindi, il pianeta ha poco più che un singolo grado di temperatura prima di raggiungere il punto cruciale.

La relazione, inoltre, stima che la concentrazione di biossido di carbonio nell'atmosfera, oltrepassata la quale l'aumento di 2°C diventerebbe inevitabile, è di 400 ppm (parti per milione) di volume. 
Il livello attuale di CO2 nell'atmosfera è di 379 ppm, ma tale valore aumenta al ritmo di più di 2 ppm all'anno, quindi, è probabile che la soglia di 400 ppm venga oltrepassata in soli 10 anni, o persino meno (sebbene l'aumento di 2°C della temperatura possa richiedere più tempo).

"Per l'ecologia si tratta di una bomba ad orologeria che sta per scoppiare", ha detto Stephen Byers, l'ex ministro dei trasporti britannico, il quale è stato co-direttore della task force che ha elaborato il rapporto assieme al senatore repubblicano degli Stati Uniti Olympia Snowe. Lo studio è stato condotto dall'Institute for Public Policy Research britannico, dal Centre for American Progress americano e dal The Australian Institute.  Consulente scientifico del gruppo di lavoro è il Dr. Rajendra K. Pachauri, presidente dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite.

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Oggetto: Amazzonia: Ogni anno vanno perduti 20 mila chilometri di foresta

 
 

Amazzonia: Ogni anno vanno perduti 20 mila chilometri di foresta
È un enorme filtro per l'atmosfera, è l'ecosistema più ricco del pianeta, è un manto verde di 5 milioni di chilometri quadrati. Ed è, fin dai tempi dei conquistadores, una fonte inesauribile di ricchezze da rubare. La storia della foresta amazzonica sembra continuare come era iniziata
 
È un enorme filtro per l'atmosfera, è l'ecosistema più ricco del pianeta, è un manto verde di 5 milioni di chilometri quadrati. Ed è, fin dai tempi dei conquistadores, una fonte inesauribile di ricchezze da rubare. La storia della foresta amazzonica sembra continuare come era iniziata. Le immagini satellitari diffuse annualmente dall'Istituto di Ricerca Spaziale del governo brasiliano ("nazionalità" del 70% della foresta), confermano che gli alberi scompaiono a una velocità allarmante. Tra il 2002 e il 2003 sono spariti 24 mila chilometri quadrati di giungla, superficie pari alla Sardegna. Il disboscamento annuo è ormai costantemente sopra i 20 mila, e tende a salire. A dicembre sono state diffuse le cifre preliminari ufficiose - quelle ufficiali si avranno a marzo - sulla deforestazione tra l'agosto 2003 e quello del 2004. Anche stavolta, l'area coinvolta sarà tra i 23.100 e i 24.400 chilometri quadrati. Presto giungeranno anche i risultati -che si annunciano clamorosi - di una ricerca dell'Istituto Brasiliano dell'Ambiente e dell'Uomo dell'Amazzonia (Imazon). Mostrerebbero come quasi metà della foresta sia invasa dall'uomo e dalle strade, considerate l'elemento di maggior rischio per l'ecosistema. Non basta ancora: "L'hamburger connection alimenta la distruzione dell'Amazzonia" è l'allerta lanciata da un altro studio, diffuso qualche mese fa dal Centre for International Forestry Research (Cifor). Il testo individua gli allevamenti di bovini tra i fattori responsabili della perdita di zone di giungla. La superficie del suolo è sottile e fragile; dopo pochi anni il pascolo diventa sterile, rendendo necessario il passaggio altrove. «Abbiamo raccolto e analizzato dati per cinque anni», spiega da Belém, città sull'estuario del Rio, Sven Wunder, economista danese. Il suo team di scienziati ha esteso anche all'Amazzonia la definizione coniata nei primi anni '80 da Norman Myers, analista ambientale e tra i massimi esperti di biodiversità: hamburger connection. Due parole per indicare, nell'accrescimento rapidissimo delle esportazioni di carne dal Centro America agli Usa, una delle cause della deforestazione. «Ai tempi di Myers, l'espressione hamburger connection non era applicabile al Brasile», continua Wunder, «ma oggi abbiamo rilevato un legame tra la massiccia crescita della popolazione bovina e la sparizione sempre più accelerata di aree verdi». In tutto il Brasile, il numero di capi presenta un incremento altissimo, e si stima che il Paese sia il primo esportatore mondiale di carne bovina, con un fatturato triplicato dal 1995. La crescita più ragguardevole - dai 26 milioni di animali del 1990 ai 57 del 2002 - è nell'Amazônia Legal, territorio composto da nove Stati, che abbraccia la più vasta porzione di biodiversità della Terra. Molti capi pascolano nel Mato Grosso, in Parà e in Rondonia, dove le foto satellitari indicano la maggiore emorragia di alberi.

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Oggetto: il messagero 31/01

CHIUSURA DI STAGIONE
Bilancio tragico per la caccia: quaranta morti e 82 feriti

ROMA - La fine della stagione della caccia, che si chiuderà ufficialmente
oggi, può essere accolta con festeggiamenti ma anche con molta tristezza. È
quanto sottolineano in una nota gli Animalisti italiani ed il movimento
"Una", secondo i quali oggi saranno in molti che festeggeranno la salvezza
di milioni di animali portando semi, biscotti e pane agli uccelli stremati
dalla caccia e dalla neve.
Tuttavia, afferma il presidente degli Animalisti Italiani Walter Caporale, è
anche vero che oggi «si conclude finalmente la lunga stagione 2004-2005,
iniziata a settembre e ancora una volta con un tragico bilancio: 40 morti e
82 feriti tra le persone e circa 150 milioni tra gli animali».
Del resto, aggiunge Caporale, «come non ricordare il cacciatore che ha
ucciso per errore e poi si è suicidato, il sedicenne che ha ucciso la madre
mentre giocava col fucile da caccia del padre o il trentenne colpito dai
pallini durante una gita tra i boschi?».
«La maggioranza degli italiani - afferma da par suo il presidente del
movimento "Una", Ebe Dalle Fabbriche - chiede l'abolizione totale della
caccia, attività che fattura 3 miliardi di euro e che provoca anche la
dispersione nell'ambiente di 700 milioni di cartucce per 25 mila tonnellate
di piombo che si disperdono nell'ambiente, inquinando e provocando la morte
di altre migliaia di animali».
E il presidente nazionale dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio commenta: «Altro
che aumentare le specie cacciabili e allungare la stagione venatoria come
vorrebbero alcuni estremisti in Parlamento con l'appoggio del Governo.
Servirebbero al contrario regole più rigide». È venuto per lui il momento di
«accelerare per l'abolizione definitiva della caccia».

Cucciolo cerca un padrone
«Sono una cucciola di due mesi e mezzo. La mia mamma è un boxer, il mio papà
probabilmente uno spinone tutto bianco. Sono molto buona e abituata a stare
con i bambini, i mei fratellini hanno già trovato una nuova casa, io sono
ancora in cerca di un padrone. Certo diventerò abbastanza grande, ma
sicuramente sarò buona. Spero tanto di trovare qualcuno amante degli animali
che mi accolga e mi tratti bene». Se ci fosse qualcuno interessato a questa
cucciolina nata il 12 dicembre può chiamare il 339/2116638.

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Oggetto: corriere della sera 31/01

Politici e attori: 65 veleni nel sangue

Piombo, ddt e altre sostanze tossiche nelle vene di star, parlamentari,
giornalisti

   ROMA - La politica avvelena il sangue? Certo. E lo fa in modo massiccio.
Tanto che nelle arterie dei parlamentari sono stati trovati fiumi di
sostanze tossiche: fino a 65. Questo almeno secondo i dati delle analisi
condotte dal Wwf che, per la prima volta in Italia, ha realizzato la massima
prova di trasparenza: controllare persino il sangue dei nostri parlamentari.
Molti hanno offerto il braccio alla siringa, seguendo regole degne della par
condicio: destra e sinistra ugualmente rappresentate in laboratorio. In coda
per il test si sono messi Antonio Guidi, Willer Bordon, Enrico Gasbarra,
Giulio Schmidt, Paolo Russo, Fabrizio Vigni, Giovanna Melandri, Anna Donati,
Valerio Calzolaio, Vittorio Sgarbi. Nessuno si sarebbe dimostrato immune da
veleni. Inutile domandare dati specifici, invocare classifiche per partito o
per schieramento: la privacy sui dati medici ha tutelato maggioranza e
opposizione. Anche se pare che quanto a sangue amaro tra i due poli non ci
siano poi grandi differenze. E così nelle vene dei nostri parlamentari si
scoprono tracce di pesticidi, incluso il Ddt vietato da un paio di decenni.
Ci sono quindi i metalli pesanti: dal piombo al cadmio, al mercurio. Infine,
quasi per contrappasso, i ftalati: gli ammorbidenti chimici che circondano
la nostra vita sin dalle tettarelle dei biberon.

   LO STUDIO - Ci sarebbe di che sorridere e alimentare ironie parlamentari.
Ma la realtà della ricerca condotta dal Wwf e dall'Università di Siena
invece è altamente drammatica. Fotografa il bombardamento di sostanze
dannose che colpisce tutti gli italiani, ogni giorno, e penetra nella vita
di ognuno fino a inquinarne il sangue. Perché i risultati sui politici sono
simili a quelli riscontrati sui giornalisti, sugli attori, sui registi:
nessuno sfugge alla grande contaminazione. Massimo Wertmuller, Serena Rossi,
Margot Sikaboni, protagonista di un «Medico in famiglia», sono entrati
assieme agli esponenti dei partiti nel camper piazzato davanti alla sede Rai
per i prelievi. Con loro anche una coppia di giornalisti, Donatella Bianchi
e Giovanni Anversa. E hanno rivelato condizioni simili. Tutti presentavano
tracce di metalli pesanti, specie il piombo, il 94,4% il Pcb
(policlorobifenili, classificati come probabili cancerogeni), il 91% tracce
di pesticidi clorurati, il 72% idrocarburi policiclici aromatici, il 66%
diossine. Ognuno di loro ha ricevuto la risposta, coperta da segreto, come
vuole la legge sulla privacy.


   IL CONFRONTO - «Non vogliamo fare terrorismo - premette Silvano Focardi,
preside della facoltà di scienze fisiche, matematiche e naturali all'ateneo
senese -. Il campione è modesto e i dati non possono avere un valore
scientifico. Questo però conferma che le indagini vanno approfondite con
studi più ampi per valutare se e in che misura queste sostanze sono dannose
per la salute». Anche Bordon non ha nessuna voglia di scherzare: «I
risultati del test non mi stupiscono affatto sia da ex ministro
dell'Ambiente, ma soprattutto da privato cittadino. Di recente mi sono
sottoposto ad una sofisticata serie di esami clinici che mi hanno confermato
quello che già sapevo: nessuna persona è immune da questi inquinanti; non ci
sono luoghi senza fonti di inquinamento, compreso il mio posto di lavoro, il
Senato». In Italia, poi, potremmo stare peggio della media europea. Un anno
fa i test su 14 ministri Ue a Bruxelles aveva scoperto solo 55 sostanze
pericolose, mentre a Roma ne sono spuntate dieci di più.


   L'ASSORBIMENTO - Come arrivano i veleni nel sangue? Soprattutto
attraverso il cibo: mangiamo piatti con particelle tossiche. Poi c'è il
respiro e persino la pelle. Con effetti che si sospettano micidiali. Secondo
Donatella Caserta, del centro di riproduzione medicalmente assistita
dell'Aquila, alcuni di questi componenti chimici potrebbero avere una
responsabilità nell'origine di problemi legati, in primo luogo, alla
sterilità maschile e femminile. «I dati appaiono incontrovertibili -
commenta Alberto Mantovani, dell'Istituto superiore di Sanità -. All'aumento
dei livelli di inquinanti corrisponde un maggiore rischio di patologie.
Manca, però, il nesso causale e occorre chiarire quali altri fattori
concorrano». Il Wwf non intende fermarsi ai risultati choc di questa
inchiesta. Vuole partire con una campagna in tutta Italia, sostenuta
dall'azienda Aboca. Il Wwf infatti - spiega Mariagrazia Midulla - fa notare
come i volontari fossero persone che non appartengono a «categorie a
rischio» di avvelenamento. Per questo il Wwf avvisa gli italiani: «Tutti
sono esposti alla contaminazione». «Occorre affrontare con serietà e
velocemente il problema - conclude Willer Bordon -. Per fare un esempio:
forse non tutti sanno che la presenza di piombo nell'organismo è provocato
anche dalle vecchie otturazioni dei denti. Basterebbe questo elemento per
comprendere la gravità della situazione».
Margherita De Bac

Norme sulla caccia Centotrenta denunce
Sono 130 le persone denunciate in Lombardia per violazioni, nell'ultimo
anno, delle norme sulla caccia.
Il dato emerge dal rapporto delle Guardie Venatorie del Wwf. In particolare
sono state elevate contravvenzioni per 30 mila euro e sequestrati, a
cacciatori e negozianti, 250 animali vivi, destinati ad essere messi in
commercio illegalmente, mentre altri 450 sono stati abbattuti
clandestinamente.

Roma
Freddo, coperte e maglioni cercasi per gli ospiti del canile
Il grande freddo colpisce duro: e a soffrirne sono anche gli ospiti del
canile dell'ex Cinodromo. I volontari che li seguono rivolgono perciò un
appello ai cinofili. C'è bisogno di coperte, vecchi maglioni, stracci di
lana «e in generale tutto ciò che può servire a tenere al caldo i nostri
amici», spiega la nota dell'Associazione. Il materiale va lasciato alla sede
del canile (l.gotevere Dante 500) oppure chiamando il 347.7980572 si può
chiedere ai volontari di passarlo a ritirare.

Tra Burano e Orbetello per vedere l'ibis che non migra
Da domani a domenica le oasi naturalistiche della Toscana del sud sono in
festa per la Giornata mondiale delle zone umide. Sono previste aperture
straordinarie, visite nelle oasi gestite dal Wwf a Burano e Orbetello, nello
splendido scenario della Diaccia Botrona di Castiglione della Pescaia e
infine, più a Nord, nel polmone verde di Bolgheri, non lontano dal viale di
cipressi caro al Carducci. A Orbetello, davanti allo scenario della laguna,
suggestivo nelle giornate fredde perché il mare ha colori unici, si può
visitare la riserva naturale statale (9.30-13.30). E informarsi sul progetto
Ibis Eremita , dedicato a questi straordinari uccelli migratori a rischio
estinzione. Il progetto, firmato da un'équipe di ricercatori del Konrad
Lorenz Institute di Vienna, cerca di far tornare la specie alle antiche
abitudini: le migrazioni dall'Austria alla Maremma, purtroppo interrotte per
motivi climatici e biologici. Domenica alle 10.30 nel Casale Wwf della
Giannella presentazione e gita per vedere gli ibis.
( Marco Gasperetti )

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Oggetto: il secolo xix 01/02

Troppi piccioni nel centro abitato Busalla lancia le oasi sullo Scrivia

Un'oasi lungo lo Scrivia per distogliere le colonie dei piccioni dal centro
di Busalla, controllando le nascite con la distribuzione di mangime
contenente sostanze anticoncezionali. Il comune formula la proposta e corre
ai ripari per arginare il boom demografico dei volatili che nel giro di un
biennio hanno triplicato la popolazione residente nella cittadina
dell'entroterra e adesso rischiano di costituire un pesante elemento di
disagio.
Ma si preparano anche novità per il ricovero di cani e gatti randagi, in
un'altra area fluviale è già individuata una struttura per ospitare un
centro di accoglienza. Inoltri i piccoli animali spariranno dalle lotterie e
dalle sagre che ne fanno oggetto premio. Ora l'amministrazione va a caccia
di volontari e di consensi a sostegno delle varie iniziative che stanno per
concretizzarsi e convergere nell'approvazione del regolamento di tutela
degli animali che convivono nel centro urbano.
Il documento sta per essere approvato dalla giunta e poi resterà esposto
quindici giorni all'albo pretorio per ricevere le osservazioni degli
abitanti. «Ci aspettiamo risposte ed eventuali suggerimenti - dice Maria
Lina Repetto, assessore comunale - perché sotto diversi aspetti la
convivenza urbana con gli animali sta creando problemi simili alle grandi
città. In particolare le colonie dei piccioni hanno assunto dimensioni
preoccupanti e quindi intendiamo limitare le nascite e allontanarli dal
centro». Secondo l'ultimo censimento che risale al 2001 si stimava una
presenza di seicento volatili sul territorio comunale. «Oggi - prosegue
Repetto - stimiamo che la popolazione dei piccioni sia salita almeno a
duemila unità. A questo punto si crea un problema di contenimento
demografico e controllo delle nascite».
Lungo il corso del torrente Seminella, affluente della Scrivia, è
individuata invece un'area di protezione per animali randagi, soprattutto
per i gatti, che attualmente sono presenti in diverse colonie feline ai
margini dell'abitato di Sarissola e area industriale. Anche la presenza dei
gatti randagi sta suscitando le solite polemiche. «Penso che questi
interventi - conclude Maria Lina Repetto - possano contibuire ad abbattere
proteste ed elementi di disagio per la presenza degli animali. Ma in una
cittadina delle nostre dimensioni è indispensabile il ricorso al
volontariato per concretizzarli, perché non possiamo costituire un organico
di dipendenti specializzati. Quindi intendiamo avviare anche una campagna
per sensibilizzare chi ama gli animali alla partecipazione». Le norme per il
trattamento, la detenzione e la commercializzazione, determineranno anche la
scomparsa dalle varie fiere dei giochi e delle lotterie dei piccoli animali,
come deciso anche a Genova.
Lodovico Prati

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Oggetto: Anmvi - LiberOscar 01/02

Ma quanto ha bevuto il veterinario Proietti?
01-02-2005

(dal quotidiano Libero del 01 Febbraio 2005) - Per fortuna il progetto,
dello stesso Gigi Proietti, di fare una lunga serie televisiva su un
veterinario è andata a finire da un'altra parte, come racconta il famoso ex
maresciallo. "L'idea di partenza è mia. Avevo voglia di raccontare qualcosa
legato al mondo degli animali", spiega l'attore, "e avevo pensato alla lunga
serialità per questo tema, volevo fare vedere che esistono animali come
mucche, galline. alcuni bambini non li hanno mai visti, ma il progetto ha
preso poi una piega diversa". Dopo averne discusso con gli autori, Salvatore
Basile, Paolo Lanzillotto e Andrea Oliva, la lunga serie è diventata una
miniserie. Peccato non ne abbiamo discusso un po' più a lungo. Magari
decidevano di lasciar perdere con grande beneficio per tutti, ma soprattutto
per i veterinari che un destino cinico e bieco sembra volere relegare
obbligatoriamente in un quadretto agiografico che ricorda S. Francesco
mentre parla agli uccellini. Ma cosa avranno mai fatto i veterinari per
meritarsi gli spot di un noto amaro in cui smiracolavano cavalli mezzi morti
ricevendo come parcella una pacca sulla spalla e un bicchierino di liquore?
Quale peccato originale li perseguita, se nel 2005 gli tocca vedere in TV un
veterinario che passa dall'ispezione degli alimenti di origine animale alla
cura di cani, gatti, scimpanzé, conigli nani, scoiattoli che non riescono a
partorire, in una sorta di baraccone che non starebbe in piedi neanche al
luna park di paese? D'accordo che si tratta di una fiction, come oggi si usa
dire, ma questa del veterinario Proietti potremmo meglio definirla
science-fiction (fantascienza), aggiungendoci un bel "trash" (spazzatura),
aggettivo che va molto di moda e mai tanto azzeccato come in questo caso.
Sia chiaro, nulla da dire su Gigi Proietti attore, che ho ragione di credere
sia molto amato dagli spettatori, tanto più che mi risulta possedere
numerosi animali nel suo casale, ma mi permetterà di criticare duramente il
Proietti ideatore e sceneggiatore di figure professionali già fin troppo
deformate nell'immaginario collettivo. Fare il veterinario (chi scrive lo fa
da 30 anni ormai) è un lavoro duro, pieno di sacrifici a cui oggi è sempre
più difficile accostarsi, vuoi per il lungo e accidentato percorso di studi,
vuoi perché una scriteriata politica di sistemazione dei docenti ha permesso
la crescita di 14 facoltà (contro una media europea di 3) che sfornano, ogni
anno, centinaia di laureati con il miraggio del camice bianco che si
trasforma spesso in una più concreta divisa da cameriere. Questo pamphlet in
video è un orgia di banalità, di cliché lontani anni luce dalla realtà che
comunque, anche in una commedia, andrebbe un minimo rispettata, per non
cadere nel grottesco. Ma come hanno fatto ad immaginare che un giornalista,
venuta a sapere della morte di qualche gatto per tossinfezione, spari in
prima pagina contro una ditta che produrrebbe bocconcini mortali? Provate a
sfiorare una di queste ditte, ad insinuare qualcosa che non sia più che
provato e vi mangiano la rotativa, i computer e le gambe della seggiola dove
poggia le chiappe il direttore. E che dire dei carabinieri? Sulla scorta del
monumentale lavoro giornalistico effettuato dalla Galliena si precipitano,
giubbotto antiproiettile e mitraglietta, ad arrestare l'ignaro
professionista. Ma va là.
Dove dà il peggio di sé, questa storia scombinata, è nella figura
professionale del veterinario, esattamente l'opposto di quanto accade nella
realtà. Bastava che Proietti perdesse una giornata in un ambulatorio dei
veri veterinari. Avrebbe visto altro. Altro che il gatto mezzo morto nel
giardino. Portato dalla dottoressa esce dalla sale visite, miracolato in
pochi minuti. E passi. La dottoressa oltre a essere carina evidentemente è
anche brava. Tanto brava da ricoverare un gatto, appena scampato ad un
gravissimo stato di shock tossiemico, senza neanche un agocannula in vena
attaccato ad una sacca da flebo, strumenti che oggi non sono presenti solo
nell'ospedale volante dell'Air Force One di Bush, ma figurano nel quotidiano
di qualunque veterinario si dedichi alla cura degli animali d'affezione. E
che dire della coda di clochards che attendono di entrare nell'ospedale
roulotte del Dr. Kildare, chi con un cane, chi con un montone, chi con un
pappagallo, neanche il veterinario fosse Mandrake? Naturalmente l'onorario
viene saldato con una scatoletta di tonno da dividere con i compagni
barboni, uno dei quali ha un amico che dal retro del ristorante gli fornisce
il menu del giorno: mazzancolle, pollo alla diavola o astice? Andatelo a
chiedere ai barboni che crepano di freddo coperti di cartone vicino alle
stazioni.
Caro Proietti, fare il veterinario non è science-fiction. È dura realtà,
fatta di sacrifici, aggiornamento costante, notti insonni in sala
operatoria, una burocrazia che ti massacra, continui investimenti e onorari
magri, non dico da barbone, ma neanche paragonabili alla qualità del lavoro
che svolgiamo. E se ci capita il padrone di un animale che non ha i soldi
per pagare le cure, ma ha l'ultimo modello di cellulare-video e il Rolex al
polso, non abbiamo il fegato di sbattere in strada chi sta male, ma non ha
voce per difendere i propri diritti. Ma non confondiamo la nostra onestà
morale con il già troppo inflazionato veterinario che, nell'immaginario
collettivo, deve curare gli animaletti che stanno tanto male gratis et amore
dei. Teniamo famiglia anche noi e non abbiamo camerieri che ci passano le
mazzancolle dal retro dei ristoranti. A meno che non siano veterinari.
OSCAR GRAZIOLI

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Oggetto: il messaggero 01/02

LA CURIOSITA'
LONDRA - Ha la forma di un osso ed è fissato sul collare il nuovo cellulare
per cani, un dispositivo che consente ai padroni più ansiosi di comunicare
in ogni istante con i propri amati animali. Lo ha scritto ieri il tabloid
The Sun. Secondo l'inventore dell'apparecchio, PetsCell non solo è pensato
per sicurezza per gli stessi quadrupedi, ma consente alle forze dell'ordine
e alle squadre di soccorso di guidare gli animali con maggior tempismo nelle
operazioni più delicate, visto che possono ascoltare gli ordini dei padroni
attraverso il PetsCell.
Il cellulare, che risponde al primo squillo, una cui versione sofisticata
monta anche una microtelecamera, sarà messo in commercio dalla prossima
estate negli Stati Uniti, ma presto arriverà anche in Europa. I padroni
potranno sentire il proprio cane abbaiare, mugolare, ringhiare, capendo così
se l'animale si trova in pericolo, o se ha bisogno di qualcosa. «Uno dei
primi prototipi è stato dato ad un gruppo di cacciatori che utilizzano i
terrier nella caccia alla volpe» ha spiegato Robb. «Volevano non solo
sentire il cane abbaiare, ma anche vedere dove si trovava».

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Oggetto: RAPINATORE DROGA PIT-BULL CON COCA ED EROINA

----- Original Message -----
> From: "Niseema" <niseema@...>
>
>
>
> Omniroma-PRENESTINO, RAPINATORE DROGA PIT-BULL CON COCA ED EROINA
>
>
> (OMNIROMA) Roma, 01 feb - Rapinatore incallito esce di carcere e
> riprende immediatamente a delinquere fin quando la polizia non
> riesce ad ottenere un'ordinanza di custodia cautelare dal
> giudice che dovrebbe farlo rientrare in prigione. E' la storia
> di Gino P., 32 anni, arrestato dagli agenti del Commissariato
> Prenestino in quanto ritenuto responsabile di almeno due rapine
> e fortemente sospettato per altri episodi analoghi ai danni di
> farmacie del Tuscolano. Il pregiudicato è uscito di carcere ad
> ottobre, quindi all'inizio di dicembre prima rapina del
> cellulare un minore a bordo di un autobus puntandogli contro
> l'addome un coltello; pochi giorni dopo, teatro questa volta un
> parco pubblico di Viale Togliatti, minaccia sempre con un'arma
> da taglio un giovane impossessandosi del cellulare e di un
> pit-bull di un anno. La squadra investigativa del Commissariato
> Prenestino lo segue molto attentamente, raccoglie elementi di
> prova e ottiene il provvedimento restrittivo: il 32enne viene
> sorpreso e ammanettato per rapina aggravata mentre esce dal
> palazzo in cui vive in via Morandi a Tor Sapienza con il cane al
> guinzaglio. Quest'ultimo viene portato dal veterinario: è stato
> drogato con un mix di coca ed eroina sentenzia lo specialista.
> Intanto il cellulare rapinato al minore viene ritrovato a Parma:
> l'ignaro possessore lo aveva acquistato in un negozio della
> capitale.
> anp
>

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Oggetto: corriere della sera 02/02

Milano
Linate, lepri in pista catturate da 30 agenti
Con le loro scorribande sulle piste, disturbavano l'aeroporto di Linate,
mandando in tilt il sistema di controllo. Così è scattata la caccia alla
lepre. La Polizia provinciale è intervenuta su richiesta della Sea, la
società che gestisce gli scali milanesi. In tre notti, circa trenta agenti
hanno catturato diversi esemplari ma, soprattutto, li hanno subito
rilasciati nelle zone di ripopolamento e nelle oasi di rifugio per la
selvaggina della Provincia di Milano.

LEGGE
Vivian Lamarque e i diritti degli animali
In Italia è in vigore la legge 189, che per la prima volta tutela gli
animali, punendo anche con il carcere, chi li maltratta. Animali, non bestie
(Ambiente ed.) è il titolo del libro, a cura di Gianluca Felicetti, con il
quale la Lav spiega la legge e offre gli strumenti per farla applicare. Lo
presenta alle 18 alla Feltrinelli di c.so Buenos Aires 33 la poetessa Vivian
Lamarque.

RIETI
Duecento quintali di trote per ripopolare i fiumi
Duecento quintali di trote, da domani fino al 10 febbraio, saranno immessi
per ripopolare la fauna ittica nei fiumi della provincia di Rieti: 18
quintali di pesce saranno riservati alle gare. Lo ha deciso ieri l'assessore
provinciale alla Pesca, Giacomo Marchioni. Prevista a breve anche
l'immissione di 5 mila temoli nel Velino. La Provincia di Rieti ha invitato
gli appassionati ad assistere alle operazioni delle guardie provinciali.
Appuntamento domani davanti alla sede dell'ente locale in via Sacchetti
Sassetti (informazioni
www.provincia.rieti.it)

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Oggetto: gazzetta di parma 02/02

ShoppinDog
GIOVANNI Giovanni è un maschio tipo collie di circa due anni. Ritrovato
presso Baganzola il 10 gennaio, è un cagnone molto buono... anche se appena
vede un varco tenta di fuggire! CORCO Corco è stato ritrovato a Corcagnano.
E' un bracco italiano vivacissimo, un po' pauroso ma molto affettuoso.
Ideale per chi vuole un compagno inseparabile. Comune di Parma - Recupero
cani vaganti 24 ore su 24 tutto l'anno TEL. 338- 4266876 LUCKY Lukcy è un
meticcio maschio, di circa tre anni, ritrovato il 4 gennaio in via Emilia
Ovest, zona Fraore. E' un cane molto affettuoso e socievole con tutti gli
altri cani. Bill è un meticcio maschio dolcissimo che ha bisogno urgente di
una famiglia che lo coccoli. Non è più giovanissimo, perciò è adatto a
padroni di tutte le età desiderosi di un compagno fedele. PAZ Paz è stato
trovato in via Burla, in un fosso, lasciato lí dopo essere stato investito,
probabilmente da un'automobile. E' stato operato ed ora sta bene. Nonostante
ciò che ha passato ha completa fiducia nell'uomo e gli dimostra una dolcezza
sconvolgente. E' un meticcio tipo pastore di pochi anni. BILL SUPERMERCATI
PER ANIMALI A PARMA in VIA E. LEPIDO 45/ A TEL. 0521.462624 e in VIA
ZANARDELLI, 4 TEL. 0521.942656 ANIMAL HOUSE Via del Taglio - Parma Tel.
338.4266876

La « strage » non si ferma
SAN SECONDO - A San Secondo si è rischiata una vera e propria strage di
cani, tutti di razza. Uno è morto ed altri sette sono stati male: quattro di
loro sono particolarmente gravi. Questo è, in ordine cronologico, l'ultimo
dei drammatici effetti provocati dai soliti bocconi « killer » che,
soprattutto nel centro della Bassa, già da diverse settimane sono stati
disseminati nelle campagne e lungo i corsi d'acqua. Una « piaga » che
quest'anno sta assumendo, pi ù ancora delle annate precedenti, proporzioni
tanto vaste quanto preoccupanti. Questa volta a fare le spese degli effetti
provocati dalle sostanze velenose contenute nei bocconi incriminati sono
stati i cani di Gabriella Allegri, operaia alle dipendenze di un noto
salumificio, da tempo caratterizzata da una straordinaria passione per i
cani. Ne possiede in tutto 26 di cui la gran parte da allevamento ed altri
da gara. Per la maggior parte si tratta di barboncini, ma ci sono anche un
pastore tedesco e un barbone. Tutti vivono all'interno dei recinti o nella
casa in cui la donna vive con la sua famiglia, lungo la strada provinciale
che conduce a Carzeto di Soragna. Lunedí mattina ha fatto uscire, per una
breve passeggiata, otto cani che tiene abitualmente fra le mura della sua
abitazione e dopo circa 30 minuti è iniziato il « calvario » : il pastore
tedesco, un magnifico esemplare di femmina, è rientrato in condizioni
preoccupanti. A quel punto la donna lo ha affidato alle cure del marito che
si è subito precipitato alla volta della pi ù vicina clinica veterinaria.
L'uomo però, mentre era ancora in strada, è stato richiamato dalla moglie
che lo avvertiva di altri due cani che presentavano sintomi allarmanti e che
a loro volta sono finiti dal veterinario. Pochi minuti pi ù tardi la stessa
sorte è toccata ad altre cinque bestiole; tutte presentavano nausea, vomito
e tremolio. Alle 13.30 un barboncino è di colore nero purtroppo è spirato
mentre per gli altri sette il veterinario ha fatto l'impossibile al fine di
salvarli. Quattro di loro ieri stavano ancora molto male ed uno è stato
sottoposto ad intervento chirurgico. Stando a quanto riferito dal
veterinario che in questa occasione ha fatto veramente gli straordinari,
quattro cani avranno danni neurologici permanenti. Per gli altri il destino,
invece, dovrebbe essere meno pesante. Dalle analisi di laboratorio
effettuate sui bocconi avvelenati, del tutto simili a salamini, trovati
nelle vicinanze dell'abitazione della signora Allegri, è emerso che gli
stessi erano imbottiti di sostanze tossiche e velenose. Un cocktail
pesantissimo, dagli effetti mortali. Il responso definitivo delle analisi,
che permetterà di stabilire l'esatta composizione della sostanza velenosa,
comunque, arriverà nei prossimi giorni. Gabriella Allegri, comprensibilmente
addolorata per quanto accaduto, ha ricordato che uno dei barboncini
avvelenati non molto tempo fa ha vinto un titolo italiano ed anche gli altri
che hanno avuto gravi conseguenze si erano guadagnati premi importanti in
occasione di gare di rilievo. Inoltre del barboncino che purtroppo non ce
l'ha fatta si è perso anche il patrimonio genetico dato che non ha avuto
figli maschi e che il padre dello stesso è morto da alcuni anni. Gabriella
Allegri, per quanto accaduto, ha subito presentato denuncia ai carabinieri
ed ha anche segnalato l'accaduto all'Amministrazione comunale. Intanto
proseguono le indagini, già iniziate da qualche settimana, al fine di
individuare i delinquenti responsabili di questi inqualificabili gesti.
Diversi indizi sono già nelle mani delle forze dell'ordine e, benchè non
trapeli nulla, sembra che i sospetti stiano ricadendo su un ben ristretto e
preciso drappello di persone. Da un momento all'altro potrebbero giungere
significativi sviluppi grazie anche alle testimonianze della gente invitata
con forza a segnalare con la massima tempestività qualsiasi movimento o
persona sospetta.
Paolo Panni

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Oggetto: il messaggero 02/02

Juna e il suo padrone

Caro Signor Gervaso, ha letto e sentito di quel cane morto con il padrone?
Lei, una meticcia di quindici anni, Juna, se ne è andata alle otto e
quindici del mattino, lui, il padrone, alle 10, nemmeno due ore dopo. La
cosa mi ha commosso, ma la circostanza che la cagnolina e il suo padrone
siano morti entrambi di una vecchia asma, mi ha fatto piangere. «Qualche
anno fa - leggo su un giornale - il padrone, gestore di un bar a Terni, fu
ricoverato all'ospedale della sua città. Quando arrivava l'orario delle
visite Juna si metteva fuori dalla porta e aspettava che il padrone uscisse.
A volte riusciva a eludere i controlli e si accucciava sotto il letto.
Prendeva, su prescrizione del veterinario, le stesse medicine del padrone».
Non ho parole, solo lacrime.
Assunta Ferro - Napoli
Non ha parole lei, e non le ho io. Ha solo lacrime lei, e non ho che lacrime
io. Sì, anch'io ho pianto, assieme a mia moglie Vittoria, quando al Tg5 ho
visto il "servizio" su Juna e il suo padrone.
Se lei mi legge, saprà che ho un cane, il burino Poldo, un palinsesto di
razze, con quella setter dominante. Lo raccogliemmo con Vittoria una mezza
dozzina di anni fa a Reggio Calabria, vicino a una discarica. Ne avevamo un
altro, di gran razza e di aspetto regale, il dogo Vaniglia, che a tredici
anni, nell'ottobre del 2003, ci ha lasciato per sempre. Non immagina, o
immagina benissimo, il nostro dolore. Quella perdita, per noi, è stata un
lutto nazionale.
La storia di Juna, l'amore per il padrone, il bisogno di stargli vicino
ovunque, anche in ospedale, cosa dimostra? Dimostra (non me ne vogliano i
gesuiti) che anche gli animali hanno un'anima, come, del resto, denuncia
l'etimo della parola. Un'anima, se vuole collettiva, non individuale, ma che
importa? Siamo tutti parti, particelle infinitesimali di un cosmo di cui
ignoriamo gli arcani, non so se più affascinanti o più inquietanti.
Il cane è il più domestico degli animali e questo spiega perché nelle loro
case gli italiani, quelli che li amano, e li amano davvero, ne ospitano
sette milioni. Io ne avevo due, ma ho amici che ne hanno tre, quattro e, se
vivono in campagna, anche dieci.
Quale amico è più amico di un cane? Quale donna, o quale uomo, più fedele?
Quando, cinque anni fa, fui operato di un tumore alla prostata, durante la
lunga convalescenza nella mia casa romana, Poldo e Vaniglia mi stavano
sempre vicino. Se mi alzavo, si alzavano con me. Se andavo in cucina o in
bagno, mi seguivano. Li ho sempre amati, Poldo e Vaniglia, ma mai come in
quei mesi capii quanto anche loro mi amassero.
Poldo è ormai vecchietto, avrà dodici-tredici anni e parecchi acciacchi. Si
regge male sulle zampe posteriori, respira a fatica, ci sente poco e anche
la vista gli fa difetto. Dorme molte ore al giorno, e russa, ma dorme e
russa sulla sua cuccia accanto alla mia scrivania (ho messo la sordina al
telefono per attutirne lo squillo e non svegliarlo). Vorrei che lo vedesse,
lei, il mio burino, con quegli occhi miopi e un po' cisposi che,
intercettando con un sesto senso un mio stato d'animo, anticipando un mio
sguardo, volge il suo verso di me quasi volesse confermare, con quel gesto,
il suo grande affetto e la sua totale dedizione.
Come non si possono amare gli animali? Come li si può maltrattare,
sfruttare? Come si può offenderne la dignità (sì, la dignità, ché anche loro
hanno una dignità)? Come si può? E come si possono abbandonare lungo le
autostrade in aperta campagna, dimenticando gli anni passati con loro, le
lunghe passeggiate fatte insieme, le visite dal veterinario quando stavano
male? Come si può? Con che animo? Con che cuore?
Nel solo 2004 più di duecentomila italiani si sono sbarazzati dei loro cani.
Tutti, temo, l'hanno fatta franca, e questo rende ancora più caparbia la
nostra rabbia, più focoso il nostro sdegno, più profondo il nostro
disprezzo. Le leggi si sono fatte più dure, ma noi, e con noi milioni
d'italiani, quelli che amano le umanissime bestie e le amano davvero,
vorremmo vedere questi criminali (ché di criminali si tratta) braccati,
arrestati, processati, condannati, incarcerati. E non per un giorno, e
neppure per un mese. Per gli anni dei loro cani al momento dell'abbandono.
Nessuna pietà per chi sbaglia? Per chi sbaglia, sì. Ma non per chi fa
scendere con la forza dall'auto il proprio quattrozampe, lo trascina verso
il guard-rail, lo lega con uno spago alla ringhierina e lì lo lascia, senza
una carezza o un saluto, senza nemmeno voltarsi indietro, mentre la bestiola
guaiola disperata.
Io, questi criminali (ché di criminali si tratta), li vorrei vedere, prima
che in galera, in una pubblica piazza, alla pubblica gogna. Non meritano
altro.
atupertu@...

Roma
CANI/1
Contro i trasgressori un corpo di vigilanza
Premesso che sono proprietario di un cane, vorrei proporre al Comune di Roma
di istituire un corpo di vigilanza, sulla falsariga degli "ausiliari del
traffico", che si occupasse di controllare che le norme sulla raccolta delle
deiezioni canine da parte dei proprietari sia effettuata regolarmente. Abito
alla Balduina, tra via Massimi e via Festo Avieno, e già più di una volta ho
dovuto discutere con persone tanto arroganti quanto ignoranti che, pur
girando armate di paletta e bustine, non si curano di raccogliere le feci
dei loro cani. Le strade di questo "elegante" quartiere sono disseminate di
escrementi canini e nessuno fa nulla per evitarlo. Se esistono delle leggi,
sarebbe opportuno rispettarle e se i vigili urbani (che tra l'altro qui non
si vedono mai) non si vogliono dedicare a questo umile incarico, che
organizzi un gruppo apposito (magarim ingaggiando pensionati o disoccupati)
autorizzato a multare i trasgressori.
Marco Mastarna
CANI/2
Fido nel cassonetto salvato dall'Ama
Sono amante degli animali e vorrei urlare tutta la mia rabbia non solo a chi
abbandona i cani d'estate, ma anche a chi li getta via in un cassonetto,
vivi, come se fossero spazzatura. Sabato 29 gennaio, alle 7.30, a Tivole
Terme ho assistito al salvataggio di un bellissimo cagnolino, dentro un
cassonetto. Vorrei congratularmi con l'addetto del camion dell'Ama che,
fortunatamente, ha visto in tempo quell'adorabile creatura.
Ivana Di Muri

L'Aquila
Trovato per strada e salvato un istrice
Un istrice maschio è stato rinvenuto ferito ed infreddolito ieri da alcuni
agenti del Corpo forestale dello Stato lungo la provinciale 615 che collega
Pianola a Roio. L'animale è stato affidato al responsabile del servizio
veterinario igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, Massimo
Ciuffetelli, per le cure del caso.

Teramo
Sul sito web aziendale informazioni sulla macellazione
La Asl informa che sul sito web aziendale
www.aslteramo.it, tra le news
della home page, ci sono notizie utili per gli allevatori e gli esercenti
degli impianti di macellazione. E' pubblicata, infatti, la procedura
operativa standard predisposta ed approvata dal direttore del servizio
veterinario di igiene degli alimenti di origine animale, Leonardo Ricotti,
per la corretta ed uniforme applicazione della legge regionale. La procedura
relativa alla macellazione di animali per uso privato è entrata in vigore
ieri.

PARCO NAZIONALE
Liberati quattro orsi con il "collare"
«Così li proteggeremo». Cambio al vertice della task force antibracconaggio
di STEFANO DE ANGELIS
Sulle montagne del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise scatta
l'operazione "Salva-orso". Quattro orsi bruni sono stati messi in libertà
muniti di collare elettronico, grazie al quale gli esperti possono seguire
gli spostamenti dei plantigradi, comprendere meglio le loro abitudini di
vita nelle varie stagioni e conoscere gli habitat ideali preferiti
dall'animale. In più, un uomo della Forestale, l'ingegner Cavaioli, guiderà
la task-force messa in piedi per prevenire atti di bracconaggio contro la
fauna protetta. E' quanto ha annunciato il direttore dell'Ente, Aldo Di
Benedetto, che ha sottolineato come la priorità sia quella di "contrastare
il pericolo di estinzione dell'orso».
«Bisogna seguire da vicino gli orsi - spiega - per mettere a punto adeguate
strategie tese a far sì che l'animale resti sulle nostre montagne". "L'aver
dotato di collare elettronico quattro orsi, ci consentirà di capire anche da
cosa sono spaventati e perché preferiscono alcune zone ad altre. Importante
 - prosegue - sarà anche una continua azione antibracconaggio: da quando il
controllo sull'area protetta è aumentato, non si sono più registrate
uccisioni di animali». Intanto il geologo nonché esperto e studioso
dell'orso bruno, Giorgio Boscagli, intervenuto alla presentazione del libro
di Ciro Castellucci "Tata-Urze", ha spiegato che "nel Parco si è ancora in
tempo per evitare l'estinzione dell'orso, ma non si può più attendere. Non
sarà facile, ci vorrà un piano a lungo termine. In primo luogo è necessario
restituire tranquillità agli animali, riducendo e meglio canalizzando il
flusso turistico, e non permettere la collocazione di impianti di disturbo,
ad esempio quelli eolici».

QUATTROZAMPE Torna l'Enpa, un'ondata di speranza per gli animali vittime
delle crudeltà
di MARINA VERDENELLI
Ancona DOPO anni di assenza torna l'Enpa, l'associazione nazionale
protezione animali, che a fine mese vedrà ricostituire il direttivo e un
servizio attivo per Ancona e provincia. Una ondata di speranza in più per
gli amici a quattro zampe, sempre più vittime della crudeltà umana. E' di
queste settimane il ritrovamento, ad Abbadia di Osimo, di decine e decine di
gatti di una colonia felina morti avvelenati per mano di un anziano che
continua ad agire indisturbato inserendo esche topicida tra i bocconcini di
carne che volontari della zona preparano amorevolmente. Ma andiamo per
ordine. L'ENPA. In via di costituzione l'associazione locale che ha già
individuato una sede nuova in via del Commercio n°10. Per decisione del
presidente nazionale, Paolo Manzi, l'Enpa territoriale è stata commissariata
nominando Aldo Violet, comportamentista cinofilo, come primo referente e
prossimo alla presidenza locale. Già pronto un primo programma di intervento
che l'ente vorrà subito realizzare. ««Cercheremo - anticipa Violet - di
intervenire presso le istituzioni affinché le leggi che tutelano gli animali
siano rispettate. Visiteremo i canili e i gattili della zona per testare la
situazione e ci spenderemo per risolvere i problemi di maltrattamento e
degli abbandoni. Al momento cerchiamo volontari che possano contribuire ad
aiutare l'ente. E' nostra intenzione indire anche dei corsi per formare
guardie zoofile abilitate ai controlli per il rispetto degli animali »». In
programma anche un censimento, il primo se verrà realizzato, che possa
stabilire l'esatto numero di cani e gatti presenti nel territorio
provinciale e la disponibilità a contribuire al problema delle
sterilizzazioni. Due, al momento, i numeri di telefono (aperta la sede ci
sarà anche un numero fisso, ndr) ai quali rivolgersi per informazioni e
collaborazioni con l'ente che ha già aperto anche le iscrizioni: 338/5757356
347/8552250. GATTI AVVELENATI. A denunciare il fatto l'associazione "Amici
Animali" di Osimo che sta tappezzando la frazione di volantini per avvertire
la cittadinanza. ««Premesso che avvelenare i gatti è un reato - spiega
Manuela Pallotta, membro dell'associazione - è bene precisare che le esche
topicida sono un rischio anche per cani e gatti che hanno un padrone e
passeggiano nella zona. Il pericolo si estende fino ai bambini che
potrebbero venirne a contatto. Per tanto preghiamo tutti coloro che sono a
conoscenza di notizie utili a smascherare l'autore dei gesti di mettersi in
contatto con noi, anche anonimamente, al numero 340/4765548».

Scatta il piano ...
di STEFANO MASCIONI
PESARO - Scatta il piano di aiuti per la fauna selvatica. La straordinaria
ondata di gelo infatti, ha messo in difficoltà anche gli animali, alle prese
con una impenetrabile coltre di ghiaccio e neve che ne rende particolarmente
difficile l'alimentazione. Così, la Provincia di Pesaro ha deciso di
rispondere anche a questa emergenza coinvolgendo cacciatori, pescatori,
tartufai e fungai, volontari che conoscono bene sia il territorio sia le
abitudini degli animali che popolano i nostri boschi e le nostre aree verdi.
«La protezione degli animali - spiega il presidente Ucchielli - rientra tra
i compiti di questa amministrazione provinciale e abbiamo pensato di
coinvolgere i volontari per completare meglio e più in fretta la
distribuzione del mangime. Inoltre, un'operazione del genere aiuta a
coinvolgere tutti nella tutela ambientale del nostro territorio». E ieri
mattina, hanno risposto in più di 100 all'appello di Ucchielli, formando una
lunga fila di jeep, camion e pick-up nel piazzale della Protezione Civile di
Villa Fastiggi. In poco tempo, sono stati distribuiti 80 quintali di fieno,
110 quintali di granturco e 50 quintali di orzo messi a disposizione da
viale Gramsci. Una vera manna per cinghiali, caprioli e lepri ormai stremati
dal freddo. E in questo modo, oltre a salvare l'equilibrio ambientale e
faunistico della zona, viene messa al sicuro ... anche la prossima stagione
di caccia.

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Oggetto: corriere della sera 03/02

Roma
la cittàDEGLI ANIMALI
Avvistare dall'aereo rari aironi bianchi
di FULCO PRATESI
Atterravo, il 28 gennaio scorso, a Fiumicino venendo da Milano. Ero seduto
vicino al finestrino per controllare dal cielo le Oasi WWF lungo la costa.
E, come faccio sempre, soprattutto quando l'aereo è in decollo o in
atterraggio, scrutavo i prati circostanti in cerca di uccelli. Spesso ne
vedo. Oltre alle solite cornacchie e agli onnipresenti gabbiani, questi
verdi e intatti prati ospitano infatti gheppi, poiane, allodole e d'inverno,
quando la pioggia forma delle pozze nelle bassure, anche uccelli acquatici
come pavoncelle, pivieri dorati, garzette. Il tempo era buono e i prati
splendevano al sole. E, tra le piste, ho visto numerose macchie bianche. I
soliti sacchetti di plastica, ho pensato. Poi però, tirato fuori il
binocolo, ho scoperto che si trattava di aironi. Non dei soliti e ormai
comunissimi aironi cenerini presenti anche in piena città.
   Ma dei grandi e bellissimi aironi bianchi maggiori (Egretta alba),
ardeidi un tempo assai rari in Italia e oggi in fase di espansione grazie
alla riduzione del periodo di caccia e del numero dei cacciatori. Ed è stato
un piacere, oltre che una sorpresa, vedere come uccelli di questa rarità e
questa bellezza potessero sostare - forse durante un lungo viaggio di
migrazione verso le aree dell'Europa orientale e settentrionale ove in
genere nidificano - tra le piste percorse da immensi volatili di alluminio e
cherosene. E così, dopo il pellicano bianco, sorpreso sul Tevere ai primi di
gennaio di cui ho parlato su queste pagine, ecco un altro inaspettato
"clandestino" che entra a far parte di diritto della fauna romana.
  
f.pratesi@...

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Oggetto: la repubblica 03/02

La scrittrice miliardaria grazie alla saga del mago con gli occhiali
raccoglie l'invito degli esperti e combatte la mania dei suoi fan
Tutti vogliono la civetta di Potter
L'autrice si schiera: "E' sbagliato"
di CRISTINA NADOTTI

ROMA - Troppe civette tenute in gabbia per emulare Harry Potter, la
creatrice del maghetto con gli occhiali scende in campo per difendere gli
animali. Joanne Rowling ha diffuso un comunicato stampa sul suo sito, per
chiedere ai fan del personaggio culto di milioni di ragazzi in tutto il
mondo di non copiare le sue gesta e non tenere in gabbia le civette.

Da qualche tempo, infatti, nel Regno Unito si registra un deciso incremento
di vendite di gufi e civette, animali che nei gusti dei bambini hanno
sostituito, grazie al ruolo che ricoprono nella serie di Harry Potter, i più
comuni canarini, porcellini d'India e simili animali da compagnia.

Tutti vogliono una Edvige, la civetta che fa da messaggero (e compagna)
nelle avventure di Harry Potter. Peccato che l'animale che ha reso
miliardaria Joanne Rowling, grazie alla sua parte nelle gesta di Harry,
Ronnie ed Ermione, sia magico, mentre le civette che i ragazzini inglesi
chiudono in gabbia sono povere bestiole costrette in spazi angusti,
difficilmente alimentate come si deve.

"Se qualcuno, dopo aver letto i miei libri, ha pensato che un animale può
essere felice se lo si chiude in una piccola gabbia e lo si tiene in casa,
voglio allora approfittare della mia popolarità per dire a chiare lettere
che è sbagliato!" ha dichiarato con decisione Joanne Rowling.

"Le civette e i gufi di cui si legge nei libri di Harry Potter - continua
l'autrice - non rispecchiano i reali comportamenti e le preferenze degli
animali in carne e ossa. Se davvero si vuole dare espressione al proprio
gradimento per questi animali, allora molto meglio sostenere gufi e civette
facendo donazioni alle oasi protette in cui vivono. Solo andando a vederli
nel loro ambiente si può essere sicuri di assicurare loro una vita felice e
sana".

Joanne Rowlings ha pubblicato il comunicato sul suo sito, dopo che esperti
di conservazione animale le hanno chiesto aiuto, vista la crescente
richiesta di civette che proveniva dai negozi di animali. Nel Regno Unito
bastano poco più di 20 euro per portarsi a casa legalmente una civetta, ma
sullo sfondo di questo mercato ci sono il bracconaggio, la caccia di frodo e
la morte di altre specie di uccelli.

"Alcuni gufi vivono per oltre 30 anni in libertà - ha osservato Gay
Christie, del centro di recupero animali selvatici di Beith, nell' Ayrshire
 - un periodo molto più lungo di quello che di solito serve a un bambino per
stancarsi di loro. Non sono adatti come animali da compagnia, per una
civetta o un gufo una vita in gabbia è terribile e prendersi cura di loro in
modo adeguato è quasi impossibile per un ragazzino".

Non è la prima volta che un film scatena la mania degli animali da
compagnia: è accaduto con i dalmata dopo "La carica dei 101" e con i pesci
tropicali dopo "Nemo". Ora tocca alle civette, ma la Rowling non ha perso
tempo. Questa volta la "Owl mail" , la "posta della civetta", che ha una
sezione speciale sul sito dell'autrice, ha recapitato il messaggio più
importante per Edvige, quello per la sua stessa sopravvivenza.

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Oggetto: CACCIA: DUE DENUNCE DEL CORPO FORESTALE IN CALABRIA

CATANZARO - Durante un servizio di controllo del territorio gli uomini del
comando stazione forestale di Cropalati hanno denunciato all'autorita'
competente due uomini che esercitavano illegalmente l'attivita' venatoria.
In particolare in occasione della chiusura dell'annata venatoria, il
Comando Stazione Forestale di Cropalati, ha bloccato due persone. Le due
persone denunciate N.L., che si dava alla fuga alla vista degli agenti
forestali, e F.G, entrambi residenti a Longobucco, dovranno rispondere del
reato di porto abusivo e concorso nel porto abusivo di fucile. Infatti
l'arma ritrovata ai due cacciatori era detenuta illegalmente
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PROCURA BLOCCA IMPIANTI CDR CAMPANIA DAL 22 FEBBRAIO
NAPOLI - La procura della repubblica di Napoli ha disposto il sequestro
dei sette impianti di cdr (combustibile da rifiuti) della Campania a
partire dal 22 febbraio. Secondo indiscrezioni il provvedimento sarebbe
stato emesso a seguito dell'accertamento di mancati adeguamenti delle
strutture alle norme di tutela dell'ambiente.
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Riattivato il nuovissimo forum
http://www.vigilanzambientale.it/forum/
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Vigilanza Ambientale -
http://www.vigilanzambientale.it

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Oggetto: corriere della sera 04/02

Nell'oasi naturale, seguendo un progetto dell'Università di Vienna
In volo col popolo migratore
Con il deltaplano sopra Orbetello: per seguire gli ibis

Uomini e ibis, sopra la laguna, nel silenzio del volo naturale e di quello a
vela. Sembra di ripercorrere le sequenze magiche de «Il popolo migratore»,
il film documentario di Jacques Perrin, nel quale operatori cinematografici
e scienziati seguono in volo stormi di migratori. Uno spettacolo da ammirare
dal vivo, stavolta, durante questo fine settimana, a Orbetello e a due passi
dall'Argentario nelle oasi naturali, in festa e aperte alle visite, guidate
e non. Gli ibis eremita sono trampolieri dal lungo becco rosso, animali
orgogliosi, solitari e in via di estinzione. Stanno scomparendo, gli ibis,
perché hanno perso l'orientamento e la bussola biologica della migrazione.
Partono per svernare, ma non raggiungono più il Sud, si perdono e muoiono.
Così un gruppo di scienziati del Konrad Lorenz Research Istitute di Vienna,
si sono trasformati in uccelli-guida: hanno imparato a volare con i
deltaplani e hanno accompagnato i trampolieri dall'Austria alla Maremma,
guidandoli come fanno i capi storno. Adesso gli ibis e i loro amici umani,
vivono nelle oasi maremmane, in osmosi.
«Gli ibis sono una ventina, resteranno qui sino a marzo - spiega
Massimiliano Rocco, responsabile programma specie del Wwf Italia - poi
torneranno in Austria. E si spera che il prossimo anno sapranno migrare da
soli e non perderanno più la strada».
Ogni giorno ricercatori e ambientalisti austriaci e italiani addestrano gli
ibis a volare nella direzione giusta e ad acquisire quelle conoscenza
«nautiche» e «cartografiche» che la genetica imprime nei migratori, ma che
qualche genio postmoderno ha improvvisamente cancellato in questa specie. I
ricercatori si alzano con i deltaplani e i trampolieri li seguono, come i
pulcini seguono una chioccia. Lo spettacolo è unico: scienza, natura e
poesia si uniscono in un mix unico, indimenticabile.
Visitando la laguna di Orbetello, ma anche l'oasi di Burano del Wwf, quasi
ogni giorno è possibile vedere i trampolieri volare accanto a uomini su
aerei minileggeri o deltaplani. Durante questo fine settimana, poi, lo
spettacolo è doppio. C'è la festa delle zone umide e il programma è ricco di
appuntamenti: visite guidate a Burano, Orbetello, alla Diaccia Botrona di
Castiglione della Pescaia e infine, un po' più a nord, nel polmone verde di
Bolgheri, non lontano dal viale dei cipressi del Carducci.
A Orbetello, davanti allo scenario della laguna, suggestivo nelle giornata
fredde perché il mare ha una colorazione particolare, si può visitare la
riserva naturale statale (dalle 9.30 alle 13.30). E domenica, alle 10.30,
assistere nella sala conferenze del Casale Wwf della Giannella
all'illustrazione del progetto. Unico al mondo.
Oltre agli ibis, le oasi sono uno scrigno per il birdwatching, soprattutto
davanti al lago di Burano (comune di Capalbio) o a Bosco Rocconi (sulle
colline dell'Albegna, tra i comuni di Roccalbegna e Semprioniano): entrambe
ospitano specie molto rare, come il falco lanario, un uccello che si
riproduce sugli orridi di pietra. (prenotazioni e info: Wwf Italia, Unità
Oasi, 06.84497394). Da ammirare anche la Diaccia Botrona, zona umida gestita
dalla provincia di Grosseto a due passi da Castiglione della Pescaia, l'oasi
di Vulci, sul fiume Fiora (comune di Manciano) e il Parco Naturale dell'
Uccellina (0564.407111).
Marco Gasperetti

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Oggetto: il messaggero 04/02

Morbo vescicolare
Russia: stop alla carne suina proveniente dall'Abruzzo
TERAMO - La Russia non vuole più i maiali che arrivano dall'Abruzzo. Il
servizio veterinario federale russo presso il ministero della Sanità ha
sospeso l'arrivo di carne suina e di maiali vivi dall'Abruzzo dopo la
rilevazione di alcuni casi di capi infetti. Lo riferisce l'agenzia Itar
Tass. Il provvedimento ha natura "temporanea" e non riguarda la carne
prodotta in Abruzzo sottoposta a "trattamento termico". Le autorità
sanitarie russe ricordano che i casi di infezione registrati in Abruzzo
riguardano il morbo vescicolare, patologia che colpisce i maiali e che
l'Ufficio epizootico internazionale ha inserito nella lista delle infezioni
animali pericolose. «La nostra regione -afferma il direttore dell'istituto
Zooprofilattico di Teramo, Vincenzo Caporale- non può "esportare" maiali in
altre regioni o in altre nazioni sin da giugno. E' in "buona" compagnia, con
Calabria, Sicilia e Campania». Perchè? «I servizi veterinari abruzzesi non
funzionano». Un'accusa dura e diretta...«Il problema delle malattie
infettive è vecchio. L'Abruzzo ha sempre avuto problemi, anche se ha
continuato a dichiararsi "libero". Quando, invece, ha dovuto arrendersi di
fronte alla realtà di situazioni precarie sotto il punto di vista igienico,
ha notificato all'Unione europea la decisione di bloccare l'esportazione di
maiali vivi». C'è una zona in particolare in cui la situazione è precaria?
«Nel Vastese c'è un commerciante che continua a contravvenire alle norme».
La presenza dell'eventuale infezione è rischiosa per l'uomo? «Assolutamente
no». Il responsabile del servizio Veterinario della Regione, Giuseppe
Bucciarelli: «Sì, sono Vastese e Lancianese le aree interessate, ma il
fenomeno è circoscritto e non nocivo per l'uomo».
C.Faz.

Chieti
Riapre lunedì il canile sanitario ma Franco Di Pasquale contesta
Sarà riaperto lunedì e l'Asl metterà in atto tutte le misure possibili
(funzionali, operative, tecniche e giuridiche), per continuare ad utilizzare
pienamente il canile sanitario di Bucchianico, chiuso il 23 novembre su
disposizione del Tribunale di Chieti, per inquinamento acustico, sentenza
sospesa ora dalla Corte d'Appello. È quanto emerso dall'incontro tra
associazioni animaliste e direzione sanitaria della Asl svoltosi ieri. I
fondi a disposizione della Asl per l'adeguamento della struttura (secondo il
bilancio di previsione, 50.000 euro per l'anno 2005 e 160.000 euro per il
2006) saranno utilizzati non appena il bilancio preventivo sarà approvato
dalla Regione. Le associazioni animaliste si sono dette soddisfatte, ma
hanno ribadito l'intenzione di seguire la vicenda per monitorare
l'attuazione degli impegni assunti. Aperto nel 1998, il canile di
Bucchianico durante il 2004 ha sterilizzato 443 cani, su una massa
circolante di 777. La gestione del cani le è stata duramente contestata
dall'ex delegato comunale Franco Di Pasquale, che ha denunciato la mancanza
di attrezzature per interventi su animali feriti.

Civitavecchia
Canile, fallita la campagna adozioni
Soltanto dieci i cuccioli affidati, però ne sono arrivati altrettanti
di VALENTINA CERRONE
A quanto pare poco o niente è cambiato al canile municipale delle Molacce.
Nonostante la campagna adozioni promossa dal Comune e l'incentivo dei 200
euro offerti a tutti i residenti al fine di smaltire il numero elevato delle
bestiole ospitate dalla struttura, tutto, stando ai numeri, rimane come
prima. E' vero che il cuore di qualcuno si è mosso e almeno una decina di
cani ha avuto la fortuna di trovare un nuovo padrone che lo ha accolto, ma è
pur vero che altri dieci cuccioli sono stati lasciati davanti all'impianto,
andando subito a rimpiazzare le uscite. «Sono stati affidati una decina di
cani da ottobre - conferma Simona Chiesa, volontaria del canile da più di
dieci anni - ma in novanta giorni circa abbiamo accolto altrettanti cuccioli
abbandonati».
Non è proprio cambiato nulla dunque da tre mesi a questa parte, da quando
cioè è partita l'opera di sensibilizzazione dell'ufficio adozioni di Villa
Albani attraverso locandine e slogan. Anzi, forse un piccolo spiraglio di
luce c'è: se è vero che il numero dei cani rimane sempre alto, circa 140, è
pur vero che in questi mesi tante persone si sono recate nella struttura e
hanno beneficiato gli ospiti con poderosi sacconi di crocchette, cibo in
scatola, coperte e ciotole. Segnale questo che lascia intendere che un
occhio di riguardo in più per gli sfortunati animali c'è stato, qualcosa
nelle coscienze si è cominciato a muovere. Ed è importane che i cani abbiano
ricevuto questo gradito e opportuno regalo in un inverno con un freddo da
record come quello di quest'anno. Per fortuna sembra che nessun cane sia
morto di freddo e che l'unico problema sia stata l'acqua gelata della
piccola cisterna. Neanche i topi che continuano ad uscire dal bagno della
nuova struttura chiusa hanno avuto problemi di freddo ed esuberanti e
indisturbati continuano a prosperare.
C'è anche da dire che l'ennesima donazione elargita da Mafalda Molinari ha
portato alla copertura di tutto quello che c'era di "copribile" nel canile,
fattore non trascurabile visto che così facendo tutti i "fido" hanno avuto
un ambiente più raccolto e meno esposto ai venti rigidi dei giorni passati.
Sembra che l'altro obiettivo della senatrice sia la ricompattazione del
terreno antistante le gabbie (tramite una gettata di breccola e lapino) reso
un pantano dopo i recenti lavori finanziati dalla Provincia.
Grazie anche al lavoro incessante delle volontarie - sono otto - i cani
continuano a fare una vita se non altro dignitosa; sarebbe un trionfo se chi
decide di avere un quadrupede in casa pensasse di andare a prenderlo al
canile. La procedura è sempre la stessa; dopo aver scelto il proprio cane
basta recarsi all'ufficio ambiente di Villa Albani, compilare un modulo, e
specificare il nome dell'animale prescelto, per poi tornare nella struttura
municipale e prelevare definitivamente il nuovo amico.

Umbria
DIBATTITO
L'associazione Uomo Natura Animali propone l'alimentazione vegetariana
Sabato alle 16.30 presso la Sala della Corte del Palazzo Comunale, in Piazza
della Repubblica, si terrà una conferenza dibattito dal tema: "Benefici e
vantaggi della alimentazione vegetariana". Promotrice dell´iniziativa è
l´associazione Uomo -Natura -Animali, in collaborazione con l´Associazione
vegetariana animalista. Relatori della conferenza saranno il professor Bruno
Fedi, primario patologo dell´ospedale di Terni e docente di Chirurgia
urologica presso l´Università La Sapienza di Roma; il dottor Franco Libero
Manco, studioso di antropologia morale e presidente della Associazione
vegetariana animalista; la dottoressa Leila Nicoletti, biologa. Moderatore,
il dottor Ulisse Di Gilio, sociologo. Oggetto della conferenza è un
approfondimento dei modelli alimentari, con particolare attenzione al
vegetarianesimo e ai danni prodotti dall´eccessivo consumo di carni.Al
termine dell'incontro, è previsto un cocktail, con degustazione di prodotti
biologici.

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Oggetto: ANMVI - LiberOscar 03/02

Tequila, un segugio malato da aiutare

(dal quotidiano Libero del 03 Febbraio 2005) - Volentieri riprendo uno dei
tanti "aiuto, aiuto" che compaiono sui siti animalisti, in questo caso
animalieanimali.it.
Valentina Raffa ci racconta la storia di Tequila, conosciuta sul lungo mare
di Marina di Modica, piccola località balneare vicino a Modica (Ragusa). La
cagnetta, una segugina con un lungo muso furbo e un comportamento
affettuoso, si muove a fatica, è pelle e ossa e, nonostante questo, segue
Valentina nelle sue peregrinazioni alla ricerca di un veterinario. Trovato
il medico Tequila si rimette in pochi giorni e Valentina comincia la sua
odissea alla ricerca di un padrone che la voglia adottare.
La fortuna è dalla sua e un bravo signore con una bella villetta è disposto
ad accoglierla. Prima, però deve finire le cure cui il veterinario la sta
sottoponendo. La fortuna è una strana dea, molto volubile, e decide di
voltare la faccia a Valentina e Tequila. Infatti la cagnetta finisce sotto
una macchina e Valentina si precipita a Marina. Vedendo il cane a terra
sospetta subito quello che poi il veterinario confermerà.
Rottura della spina dorsale e paralisi delle zampe posteriori. Nonostante
tutto Tequila si riprende benissimo, pur rimanendo paralizzata e
incontinente. La menomazione non le impedisce di vivere felice. È
meravigliosa, simpatica, molto affettuosa e Valentina non se la sente di
farla sopprimere. Lei vive contenta anche così, e una come Valentina, che da
anni si occupa di cani randagi, lo sa. Le trova una stanza in un piccolo
appartamento e mette la plastica sul pavimento per evitare escoriazioni alle
zampette. È un ricovero di fortuna. Non c'è la luce, né il riscaldamento e
Valentina va avanti e indietro, rubando tutti quel che può al tempo di chi
studia e lavora contemporaneamente. Ora è disperata. Non ce la fa più e
chiede aiuto. "Per favore" chiede con dignità e fermezza "aiutate la mia
amica Tequila, piccolo angelo peloso". Allora, popolo di Libero, lettori
miei cari, forza, diamoci da fare tutti (io stesso). Vediamo di trovare una
degna sistemazione per questa segugina di circa tre anni cui la dea fortuna
sembra avere voltato le spalle. Dimostriamo alla dea volubile che stavolta
la freghiamo e a quell'altra, con in mano la forbice per tagliare il filo
della vita, che con Tequila dovrà aspettare anni. Se non sarà molto lontana,
io ci metto le cure veterinarie possibili e un tentativo di riabilitazione
fisioterapica. Qualcuno ci mette una cuccia? La e mail di Valentina è
valentina.raffa@.... Il suo numero di telefono 333.34.777.63.
OSCAR GRAZIOLI

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Oggetto: corriere della sera 05/02

Simone, il bimbo salvato dai suoi cani «Mi hanno scaldato per tutta la
notte»
DAL NOSTRO INVIATO
MARINA DI CAMEROTA (Salerno) - E' una notte che gli resterà incollata
addosso per sempre. Come un brutto ricordo. O come un'avventura di quelle
che si leggono sui libri. Perché la storia di Simone, che a quattro anni si
perde nel bosco e viene salvato dai suoi cani, sembra davvero una fiaba con
il lieto fine. Lui adesso ci sorride sopra e al massimo confessa d'aver
sentito la mancanza di mamma e papà prima d'addormentarsi. Ma per i suoi
genitori è stata una notte d'inferno. Lo spettro della tragedia è balenato
quando i soccorritori hanno ritrovato il maglioncino di Simone impigliato
nel filo spinato, a pochi metri dal casolare di zia Rosalba, dove il bimbo
era stato visto per l'ultima volta. Un paio d'ore dopo, però, l'epilogo da
favola: il piccolo è spuntato fuori dal bosco, in compagnia dei tre cani che
con i loro corpi l'avevano tenuto al riparo dal gelo della notte.
   Adesso la gente di Marina di Camerota, il piccolo paese della costa
cilentana teatro di questa vicenda, può finalmente tirare un sospiro di
sollievo. In questo borgo che d'estate si trasforma in luogo di vacanza per
migliaia e migliaia di persone, in tanti hanno partecipato alle ricerche con
i vigili del fuoco e i carabinieri.
   La sequenza dei fatti comincia alle quattro del pomeriggio, quando le
tracce di Simone e dei tre cani si perdono al limitare della boscaglia che
copre il vallone accanto all'abitazione di Rosalba Orazzo, la zia del
piccolo, una signora che della passione per gli animali ha fatto la sua
ragione di vita. Nina, Paloma e Lolita sono soltanto tre dei sei
«bastardini» che la donna ospita (assieme a gatti, serpenti e scorpioni). Ma
è a quei tre meticci che Simone è molto affezionato: appena può, corre a
giocare con loro. Lo fa pure giovedì. Ed è inseguendo i tre cani che
s'inoltra nel bosco. «Ho provato a tornare indietro - racconta adesso con la
faccia e le braccia segnate dai graffi dei rovi -, ma più camminavo e più mi
allontanavo. Quando mi sono addormentato, i cani si sono accucciati intorno
a me per tenermi al caldo. Poi, al mattino, mi hanno risvegliato con le
zampe: li ho seguiti».
E. d'Er.

Milano
Blitz animalista in banca americana
Protesta animalista nel cortile di una banca statunitense, ritenuta dai
manifestanti finanziatrice della Huntingdon Life Science, società inglese
che si occupa di sperimentazione animale. L'episodio è avvenuto giovedì
pomeriggio: secondo la polizia un gruppo di una dozzina di animalisti si è
introdotto nel cortile della State Street Bank, in via Turati 16,
distribuendo volantini e esponendo uno striscione di contestazione. La
protesta si è comunque conclusa senza incidenti.

Lombardia
Uccelli con le ali tarpate nelle oasi naturali
Wwf licenzia consulente
Gli animali venivano usati per attirare nelle aree protette altri esemplari
di passaggio
MILANO - Uccelli con le ali tagliate nelle oasi del Wwf del Nord Italia per
richiamarvi altri esemplari di passaggio e farne dei «rifugi» sempre più
frequentati. Li avrebbe introdotti grazie a un importatore non in regola
S.P., un operatore che sino al 2003 collaborava alla gestione delle oasi
della Lombardi. L'uomo, in seguito, era diventato consulente del Wwf
ricerche e progetti. Una vicenda delicata per un'associazione che fa della
difesa della natura la sua bandiera. «In questi giorni è stato risolto il
rapporto di consulenza e disposto l'allontanamento di questo collaboratore»
conferma Michele Candotti, segretario generale Wwf.
   Le indagini dovranno appurare se e da quanto tempo fosse in vigore questo
«rito» della tarpatura. L'operatore, da oltre 20 anni in servizio nel Wwf,
in passato era già stato sanzionato, con richiamo scritto.
   Gli uccelli menomati sarebbero serviti per attirare nelle oasi altri
esemplari. Per assicurare la presenza costante di determinate specie nel
Nord Italia, S.P. avrebbe acquistato morette, fischioni, alzavole con le ali
tagliate per poter dimostrare che le zone a lui affidate si trasformavano in
centri di sosta per migliaia di uccelli migratori. E così far crescere le
oasi.
   «I progetti di conservazione della fauna - si giustifica l'ex consulente
del Wwf - un tempo prevedevano l'acquisto anche di animali con le ali
tagliate. Ma sono anni che non comperiamo più uccelli con queste
caratteristiche». Eppure, è solo di alcuni giorni fa l'ultimo acquisto da un
grosso importatore di uccelli: morette, fischioni, alzavole con ali tarpate,
a 30 euro l'uno, pagamento in contanti, nessun riscontro fiscale.
   Dove erano destinati ad essere mandati gli uccelli con le ali tarpate?
«Non certo alle nostre oasi - spiegano dal Wwf -. Non acquistiamo mai in
contanti ma con regolari fatture. E, poi, uccelli con tali menomazioni non
rientrano in alcuno dei nostri progetti di conservazione delle specie».
Emilio Nessi

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Oggetto: repubblica 05/02

La struttura è nata per iniziativa dell'università di Liverpool "L'obesità è
causa di molte malattie degli animali domestici"
Cani e felini troppo grassi
Ecco la clinica dietetica
di DAVIDE VARI'
Se credete di vedere il vostro cane o il vostro gatto un po' più appesantito
del solito, pigro o semplicemente fuori forma, non disperate, è nata la
prima clinica dietetica per animali: la Royal Canin Weight Management
Clinic. Il gatto Clarence è il primo paziente della clinica inaugurata ieri
all'Università di Liverpool (
http://www.liv.ac.uk) Clarence avrà un rigido
piano dietetico da seguire ed un programma di attività motorie fatto su
misura.
Il primario della clinica, il dottor Alex German, non ha dubbi: "l'obesità è
una fonte di preoccupazione e di possibili problemi di salute per le persone
come per gli animali". In effetti i rischi legati allo stile di vita
sedentario cui sono sottoposti cani e gatti di casa, la superalimentazione e
la mancanza quasi assoluta di stimoli esterni ha portato a problemi di
salute del tutto nuovi per il mondo animale domestico: il diabete,
l'artrite, fino ad arrivare alla depressione, sarebbero dirette conseguenze
dello stile di vita sedentario e del conseguente ingrassamento dell'animale.
Per questo motivo, secondo i medici-veterinari inglesi, è importante agire
con accuratezza e tempestività.
Pima di procedere a qualsiasi tipo di trattamento le bestioline domestiche
saranno sottoposte ad una serie di esami volti a determinare in modo
scientifico il grado di obesità e di tessuto adiposo in eccedenza grazie ad
uno strumento a raggi X ad altissima tecnologia. Una volta effettuati gli
esami si passerà al programma di dimagrimento.
Il dottor German non dubita dell'utilità della nuova clinica
medica-veterinaria: "Come veterinari, contrariamente ai nostri colleghi
medici che si occupano di esseri umani, noi abbiamo poche informazioni circa
la vastità del problema dell'obesità nei gatti e nei cani. Per questo non
sappiamo bene quali trattamenti adottare. La nuova clinica darà un
contributo fondamentale per la comprensione ed il trattamento di molte
malattie di molti animali domestici".
I ricercatori di scienze cliniche veterinarie che seguono il progetto
potranno inoltre avvalersi del contributo degli endocrinologi
dell'Università di Liverpool guidati dal professor Paul Trayhurn. Sarà
compito di quest'ultimi esaminare i "segnali chimici" prodotti dal tessuto
adiposo e la loro capacità di determinare le malattie legate all'obesità dei
migliori amici dell'uomo
D'altra parte i dati parlano chiaro: circa il 40% dei cani e dei gatti di
Sua maestà la regina d'Inghilterra sarebbero ben oltre i limiti stabiliti
dalle tabelle peso-forma.
Nel frattempo Clarence, il primo felino ospite fa grandi progressi: dagli
otto chili che aveva all'entrata in clinica è passato a 6 chili e 200
grammi. "Clarence - ha affermato la sua padroncina - aveva sempre molto
appetito e non faceva mai nessun tipo di attività fisica. Negli ultimi tempi
era diventato triste e apatico. Ora sta molto meglio". In effetti le ultime
analisi del sangue del felino domestico vanno sono molto rassicuranti ed il
tessuto adiposo in eccedenza è in netta diminuzione.
Gli è tornato l'appetito e presto potrà tornare a dominare il divano,
guardare la televisione, mangiare e, perché no, fare un po' di Jogging.

Meticci e trovatelli allevati dalla zia del piccolo Simone
Così hanno salvato il bambino perduto nei boschi
Storie di Nina, Lolita e Paloma
tre bastardini diventati eroi
Lo hanno protetto dal freddo e lo hanno riportato a casa
MARINA DI CAMEROTA (SALERNO) - "Mi hanno aiutato i cani, ho dormito
abbracciato a loro", ha detto il piccolo Simone appena ritrovato. Si
chiamano Nina, Lolita e Paloma, i nuovi eroi di Marina di Camerota e sono i
tre meticci che hanno trascorso la notte assieme al bambino, riparandolo dal
freddo nelle ore in cui la temperatura era più rigida, per poi guidarlo
verso la salvezza con il loro fiuto.
Sono i cani della zia del piccolo, che ieri pomeriggio per prima ha
denunciato la scomparsa del nipotino di 5 anni, quando da poco erano
trascorse le 18. Alle spalle dei tre cani, storie da raccontare.
"Nina e Lolita sono due trovatelli - dice la zia del piccolo Simone - li ho
raccolti per strada che non avevano più pelo addosso. Li ho curati e ed ora
vivono con me, da quando mi sono preso cura di loro. Paloma invece è una
bastardina che mi è stata regalata da una famiglia tedesca".
Nina è la più anziana. Di età imprecisata, è stata trovata dalla signora
Rosalba in un cassonetto della spazzatura due anni fa. Da allora vive nel
giardino di casa della zia di Simone "con il permesso di entrare in casa
quando vuole" - sottolinea la zia del bambino, da anni presidente di
un'associazione, l'Adda (Associazione dei diritti degli animali) nata per la
difesa dei diritti degli animali e in prima linea contro il fenomeno del
randagismo.
Lolita, al contrario di Nina, non ama gli umani ma solo perchè in passato ne
è stata traumatizzata, e così quando li vede scappa. "E' stata maltrattata
prima di essere abbandonata davanti alla mia abitazione - continua la zia di
Simone - In paese tutti sanno che mi occupo attivamente di animali
abbandonati. E la storia di Lolita deve essere stata particolarmente
crudele, visto la diffidenza che riserva a noi umani".
Poi c'è Paloma, una femmina di grossa taglia, del trio quella che incute più
soggezione. "Paloma è l'unica a non essere una trovatella - dice ancora la
donna - Mi è stata regalata da una famiglia tedesca che, dopo aver trascorso
le vacanze qui a Marina di Camerota, è tornata in Germania lasciandomela in
regalo. E' una cagna meravigliosa, il vero leader del gruppo: cerca
continuamente il contatto con gli uomini e si fa rispettare da tutti".
La zia di Simone è certa che proprio Paloma abbia vegliato sul bambino
durante la notte trascorsa all'addiaccio. "E' lei che si è presa cura di
Simone, guidandolo attraverso il bosco e proteggendolo". E coprendolo con il
suo mantello bianco quando la temperatura era scesa ben sotto lo zero.
"Ho parlato con mio nipote e mi ha spiegato che i cani lo hanno protetto dal
freddo accucciandosi attorno al suo corpicino". All'alba, poi, i tre meticci
si sono rimessi in marcia e Simone li ha seguiti, camminando tra rovi e
cespugli, ferendosi ripetutamente al volto, alle braccia e alle gambe, ma
correndo spedito verso la salvezza.
"Quando è stato ritrovato - conclude la donna - era in compagnia dei miei
cani, in località Sinna. Grazie a Dio tutto è finito bene, ma senza il loro
aiuto sarebbe potuta finire diversamente".
E Simone ha ereditato dalla zia la stessa passione per gli animali: il
piccolo, infatti, non perde occasione per recarsi dalla zia per vivere
alcune ore in campagna a diretto contatto con la natura.
Proprio l'attrazione per gli animali, incomparabili compagni di gioco,
sembra abbia spinto ieri Simone a recarsi dalla zia per trascorrere alcune
ore all'aria aperta: una gita spensierata che si è trasformata in una
movimentata avventura, per fortuna a lieto fine.

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Oggetto: gazzetta di parma 05/02

Cani avvelenati, emergenza
Bocconi avvelenati. L'ultimo caso si è registrato ieri mattina a Ugozzolo.
La vittima è un affettuoso meticcio di taglia medio- piccola. Si chiama
Giulio, e ieri notte era ancora in prognosi riservata nell'ambulatorio della
veterinaria Paola Faccini. « Gli altri miei due cani - racconta Salvatore
Pizzuti, 52 anni, artigiano - mi guardavano abbaiando con insistenza come
per dirmi di seguirli. Cosí ho fatto. Dietro una siepe vicina ai campi c'era
il mio cagnolino, agonizzante a causa di una polpetta o altro cibo letale.
Chi ha commesso un simile atto è una persona ripugnante. Spero che il
colpevole venga individuato e severamente punito. Ma soprattutto spero che
il mio Giulio sopravviva » . La strage di cani prosegue sia in città sia in
provincia, e l'emergenza non accenna a rientrare. « Anzi, come sempre, il
fenomeno si intensifica proprio nel periodo che va da gennaio alla fine di
aprile - dice l'ex presidente dell'Enpa Giorgio Mezzatesta, veterinario -.
Sarà un caso che nel primo quadrimestre dell'anno le aziende venatorie
vengano ripopolate di fagiani, starne e altre specie cacciabili, che
ovviamente volpi e altri animali selvatici potrebbero insidiare? Sarà un
caso che anche questo cane sia stato avvelenato nelle vicinanze di una zona
di ripopolamento e cattura? » . Mezzatesta, però, non vuole accusare i
caccciatori: « Quelli corretti, che sicuramente sono la stragrande
maggioranza, non commettono simili reati. Tutto fa pensare, però, a persone
legate al mondo venatorio, che, pericolosamente anche per i bambini,
disseminano polpette impastate con antigelo o pesticidi allo scopo di
sopprimere, come dicevo, le volpi, i rapaci e gli altri animali che si
nutrono di piccola selvaggina » . L'ex presidente dell'Enpa ha giustamente
parlato di reati: « Non dimentichiamo che la nuova legge sul divieto di
uccisione di animali prevede il carcere per chi ammazza un cane o un altro
animale da affezione: la pena va dai tre ai diciotto mesi. Chi li maltratta
o li ferisce rischia invece da tre mesi a un anno o una multa da 3mila a
15mila euro » . Ma, nonostante il sacrosanto inasprimento delle pene, il
fenomeno, nel nostro territorio come nelle altre regioni, sembra non
conoscere ridimensionamenti. Nel gennaio di quest'anno, tra i Comuni di
Parma e della provincia si sono registrati numerosissimi episodi a danno di
cani ( 42), gatti ( 14 casi), poiane ( 4), aironi ( 1), ricci ( 1).
L'assessore provinciale ai Parchi Gabriella Meo è perciò sceso sul piede di
guerra, dando vita a un tavolo per gestire l'emergenza dal quale è emerso
che « il maltrattamento e l'uccisione di cani sono reati penali e come tali
vanno perseguiti » . Il tavolo è composto da associazioni venatorie,
agricole, di protezione ambientale, di protezione animale, dalle guardie
ecologiche volontarie di Legambiente, dal Corpo guardie ecologiche giurate
volontarie, dal Corpo forestale dello Stato, dalla Polizia provinciale, dai
Nas, dai servizi veterinari Ausl di Parma e Fidenza, dall'Ordine dei medici
veterinari, dall'Enci, dall'Ente produttori di selvaggina, dagli Ambiti
territoriali di caccia, dal Servizio parchi e tutela biodiversità della
Provincia, dal servizio Risorse naturali, fauna selvatica ed ittica della
Provincia. La Meo ha parlato di « situazione a rischio, che nel caso non
venisse affrontata e risolta nel breve periodo, costituirebbe un grave
pericolo anche sul fronte della salute pubblica e della sicurezza sociale »
. La Provincia lancerà presto una campagna di informazione sul tema con un
sito web ( oltre al telefono verde 800305662) per chi intenda fornire
segnalazioni. Verrà inoltre definito un protocollo di intesa con Comuni,
Ausl, Università, Ordine dei medici veterinari, Veterinaria, Istituto
zooprofilattico, organi di vigilanza istituzionali e volontari. Obiettivo: «
riportare la legalità » , ha concluso la Meo. Sul problema dei bocconi
avvelenati è intervenuta anche la presidente dell'Enpa Lella Gialdi, la
quale ha dichiarato: « A maggio abbiamo scritto ai sindaci dei territori
infestati dai bocconi avvelenati, richiamandoli alle loro responsabilità,
perchè il sindaco è la prima autorità sanitaria di un comune. Non avendo
ottenuto risposta da nessuno di loro, abbiamo chiesto alla Procura della
Repubblica se da parte dei primi cittadini ci sia stata omissione di atti di
ufficio. Inoltre il nostro legale sta studiando se i Comuni dove cani e
gatti sono stati avvelenati possano risarcire economicamente i proprietari
degli stessi per le spese veterinarie sostenute nonchè per i danni morali ».

« Chiudiamo le zone infestate »
Sul tema dei bocconi avvelenati a danno di cani, gatti e qualsiasi altro
animale sono intervenuti anche i cacciatori dell'Atc Pr2, inviando una
lettera alla Gazzetta nella quale viene riferito che « l'assemblea dei
cacciatori dell'Atc Pr2 tenutasi il 29 gennaio, all'unanimità, ha condannato
l'opera di quelle persone che seminano bocconi avvelenati, considerandoli
dei veri e propri atti commessi da squilibrati. Le località in cui sono
sparse queste esche sono le pi ù svariate, ma prevalentemente vicino a
strade, case od addirittura dentro a recinti dove sono custoditi i cani. E'
evidente - prosegue la lettera - che queste persone agiscono non per fini di
protezione della fauna ma per odio verso gli animali, i cani in particolare,
che sono gli amici pi ù fedeli dell'uomo. I soci dell'Atc Pr2 si dichiarano
pi ù che disponibili a collaborare con le autorità per la vigilanza,
affinchè questi atti non abbiano pi ù a ripetersi. A dimostrazione della
volontà di salvaguardare la vita degli animali domestici i cacciatori hanno
deliberato di chiudere le Zone di ripopolamento oggetto degli avvelenamenti
ad ogni forma di attività faunistica, quali ripopolamento e catture di ogni
tipo di fauna selvatica, trasformando queste zone in vere e proprie oasi » .
« Il perdurare in modi cosí eclatanti e clamorosi di questi fatti -
concludono i cacciatori - lascia presupporre che ci sia la volontà di
qualcuno di infangare l'immagine dei cacciatori dell'Atc Pr2, il cui operato
ha avuto per altro ampi riconoscimenti anche a livello nazionale » .

Nutrie, « rimedi pi ù efficaci »
COLORNO - Ritorna d'attualità l'emergenza nutrie in molti comuni della Bassa
Parmense. Per tentare un rimedio gli assessori all'ambiente dei comuni di
Colorno, Mezzani, Sissa, Torrile e Trecasali si sono rivolti all'assessore
alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della Provincia. « Il
sistema di cattura predisposto negli anni passati - scrivono in una lettera
i responsabili dell'ambiente dei cinque comuni - che prevede la presenza di
volontari abilitati alla cattura degli animali con il sistema predisposto
dalla normativa regionale e dalle direttive della giunta provinciale, non ha
prodotto risultati significativi. L'intervento dei volontari, infatti, è
stato sporadico e saltuario, e neppure l'integrazione della cifra messa a
disposizione dalla Provincia ha offerto lo stimolo per attivare interventi
sistematici e duraturi » . « I buchi che questi animali provocano negli
argini dei corsi d'acqua minori, mettendone a rischio la stabilità, i danni
alle coltivazioni segnalati dagli imprenditori agricoli, la presenza di
nutrie anche nei quartieri residenziali all'interno degli orti delle case pi
ù vicine al centro del paese - scrivono gli assessori - sono elementi di
grande preoccupazione, che ci spingono a ricercare altre modalità
d'intervento, tali da integrare il sistema delle gabbiette finora seguito
per catturare questi animali » . In settembre gli assessori all'ambiente dei
cinque comuni, confrontando le modalità operative e i risultati ottenuti
finora, hanno convenuto che « affidarsi esclusivamente all'azione dei
volontari, benchè inseriti in un apposito sistema operativo, significa non
affrontare in modo adeguato la complessità del problema » . In previsione
della stesura della nuova convenzione fra la Provincia e i comuni, per
ottenere un effettivo contenimento del numero di questi animali, hanno
ritenuto opportuno chiedere all'assessore provinciale di « individuare e
coordinare nuove modalità operative di cattura delle nutrie, da sperimentare
su un ampio territorio, che possano portare al raggiungimento degli
obiettivi previsti dalla delibera della Giunta Provinciale » . Ma cosa sono
le nutrie? Il loro nome scientifico è « Myocastor coypus » , ma in realtà
tutti le conoscono come nutrie, o anche come castorino. Le famigerate
divoratrici degli argini sono numerosissime anche nel territorio del comune
di Colorno, particolarmente ricco di canali. Ma facciamo un passo indietro.
Tutto comincia una ventina d'anni fa, quando questo roditore era
praticamente sconosciuto nelle nostre zone. Sembra siano stati alcuni
allevatori a importarne una grossa quantità dal centro e dal sud America,
per trasformarle in pellicce, e che successivamente le abbiano liberate, o
comunque siano state loro a fuggire dagli allevamenti, trovando lungo i
torrenti italiani un habitat favorevole. Da alcuni anni le nutrie sono un
vero problema, manifestatosi in particolare durante la piena del fiume,
quando si è scoperto che i lunghi cunicoli scavati dalle nutrie per
costruire le loro tane avevano indebolito gli argini, aumentando il pericolo
dei « fontanazzi » , pericolosissime infiltrazioni d'acqua che, se non
arginate, possono portare alla rottura dell'argine stesso. Cosi enti e
amministrazioni locali hanno dovuto fare i conti anche con questi temibili
castorini, che non hanno predatori, inserendoli tra gli animali nocivi.
Superate le polemiche tra i cacciatori, che vorrebbero contenerle, e gli
animalisti, che vogliono garantire la loro salvezza, si sono adottati piani
di abbattimento con il fucile e piani di cattura e uccisione. Piani che
però, secondo quanto sostenuto dagli stessi amministratori locali, non
avrebbero finora prodotto risultati apprezzabili.

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Oggetto: il secolo xix 05/02

Lettere
CANI RANDAGI E DENUNCE
I veterinari Asl e la Forestale si stanno specializzando nell'accanirsi, è
il caso di dirlo, contro chi salva e cura i cani randagi ? L'anno scorso è
toccato al rifugio di Leca d'Albenga ed oggi a quello di Castelsantagata.
Orbene, chiediamo pubblicamente:
1) I nomi e cognomi dei valorosi funzionari pubblici che hanno firmato gli
atti.
2) Se in quindici anni di vigore delle leggi sul randagismo, essi hanno mai
avviato come devono, indagini e denunzie a carico dei numerosi sindaci della
provincia inadempienti in materia.
3) Se hanno usato lo stesso rigore nei controlli di allevamenti e pensioni
private per animali, che ricevono parecchi euro al giorno dai comuni per
ricoverare cani randagi.
4) Se hanno accertato se, in tali strutture, i cani siano portati a spasso o
abbiano la possibilità di sgranchirsi ogni giorno fuori dai recinti; e se
sia consentito l'accesso al pubblico per eventualmente adottare uno dei cani
presenti, ovvero quanti di essi siano stati collocati, con conseguente
risparmio per le casse comunali.
Attendiamo dal direttore Asl una esauriente e sollecita risposta.
Moana Rivoli

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Oggetto: il tempo abruzzo 05/02

Caro direttore, vince la lobby biotech... e la Regione Abruzzo si allinea. È
una brutta giornata. Le cose sono andate male, come prevedevamo. La
Conferenza Stato Regioni ha ceduto alle pressioni del Governo. Il Governo ha
ottenuto il ripristino di una data improrogabile entro la quale le Regioni
dovranno approvare i piani di coesistenza tra culture Ogm, biologiche e
convenzionali. Questo obbligo era stato cancellato dal Parlamento.
Ricordiamo che l'articolo 4 del decreto legge n. 279 del 2004 prevedeva che
le Regioni adottassero, con proprio provvedimento entro il 31 dicembre 2005,
il piano di coesistenza tra culture transgeniche, biologiche e convenzionali
in coerenza con il decreto di cui all'art. 3 del predetto decreto legge. La
Camera dei Deputati aveva emendato l'art. 4 sopprimendo il termine del 31
dicembre 2005. Quindi fino ad oggi le Regioni non erano obbligate a
consentire il proliferare dell'agricoltura Ogm. Rifondazione Comunista aveva
invitato pubblicamente il Presidente della Regione a non stipulare alcuna
intesa con il Governo che aggirasse la decisione del Parlamento che
sostanziava una moratoria di fatto al dilagare degli Ogm. Purtroppo ci tocca
comunicare ai cittadini, alle organizzazioni del mondo agricolo e alle
associazioni ambientaliste che la Regione Abruzzo si è allineata alla
volontà del Governo. Giovanni Pace e la sua giunta non sono stati capaci di
difendere l'agricoltura tipica della regione verde d'Europa.
Maurizio Acerbo segretario regionale Prc

AVEZZANO - Uno splendido esemplare di lupo di circa un anno è stato trovato
morto ieri a Pescasseroli. I rilievi della Forestale hanno accertato che
l'animale è stato ucciso da una fucilata. Indagini in corso.
Giovane lupo ucciso da una fucilata nel Pna
CLAUDIA SETTE PESCASSEROLI - Un altro efferato episodio ha colpito uno degli
esemplari più rappresentativi della fauna del Parco nazionale d'Abruzzo. Un
giovane lupo di circa un anno è stato infatti trovato morto da un passante
ieri mattina a Pescasseroli lungo una strada che collega il paese con gli
impianti di risalita. Dopo l'allarme alle forze dell'ordine, sul posto sono
intervenuti gli agenti della Forestale del Cta e le guardie del Parco che
hanno potuto rilevare come il giovane lupo sia morto in seguito ad un colpo
di arma da fuoco, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, che ha
dilaniato il corpo dell'animale. La carcassa, dopo i primi rilievi, è stata
trasferita presso l'Istituto Zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti
del caso. In base alla prima ricostruzione, sembra che alcuni bracconieri
stessero seguendo le tracce di alcuni cinghiali e, dopo aver aperto il
fuoco, hanno provocato la morte del lupo che probabilmente non apparteneva
ad alcun branco, ma si era spinto in prossimità della periferia del paese in
cerca di cibo, viste anche le abbondanti nevicate degli ultimi giorni.
Sempre nella giornata di ieri dalla Forestale sono state ascoltate alcune
persone per cercare di ricavare indizi utili all'individuazione dei
responsabili; in base alle notizie raccolte sembra ci siano elementi
sufficienti per poter arrivare in tempi rapidi agli autori del gesto. Non è
la prima volta che un evento simile si verifica a Pescasseroli; lo scorso
anno, infatti, un esemplare di lupo era stato trovato morto per
avvelenamento causato da un boccone contaminato con pesticidi.

Cavalli nutriti via elicottero
Non riescono a tornare a casa, soccorsi dai Vigili del Fuoco che lanciano
fieno
di ANGELA PIZZI SCAPPATI durante la bufera di neve hanno trovato rifugio
vicino le sponde del fiume. Ma poi, circondati da oltre un metro e mezzo di
neve, non hanno saputo come tornare a casa né come cibarsi. In loro aiuto
sono arrivati allora i vigili del fuoco che da un elicottero hanno lanciato
loro viveri e fieno. Protagonisti della singolare vicenda sono circa trenta
cavalli di proprietà allontanatisi dalle scuderie dei rispettivi padroni
residenti tra Caramanico e Sant'Eufemia e ora non sanno più come tornare a
casa. Probabilmente il maltempo della scorsa settimana deve averli
spaventati a tal punto da farli scappare dalla stalla alla ricerca di un
posto più sicuro. In realtà il loro viaggio si è fermato lungo le sponde del
fiume che costeggia le campagne e adesso da lì non sanno più far ritorno. I
rispettivi proprietari, dopo aver cercato a lungo di ritrovare i propri
cavalli, si sono rivolti ai vigili del fuoco: questi dall'alto di un
elicottero sono riusciti a individuarli, ma la zona impervia e ancora
sepolta sotto la neve non rende possibile il raggiungere da terra gli
animali. Allora l'unica soluzione per aiutarli e portar loro del cibo è
quella di lanciarglielo dall'alto. Così per tutta la giornata di ieri un
elicottero del Comando provinciale dei vigili del fuoco ha sorvolato la zona
del fiume e, una volta avvistati i cavalli, ha gettato verso di loro cinque
balle da quattro quintali l'una di fieno affinché potessero alimentarsi. E
non appena la neve si sarà sciolta sarà necessario andare a recuperare gli
animali prima che l'eccessivo freddo abbia la meglio su di loro. Nonostante
sia passata già quasi una settimana dall'improvvisa nevicata che ha messo in
ginocchio tutta la regione, sono ancora tante le zone che lamentano disagi
dovuti alla viabilità, a cornicioni pericolanti, alla mancanza di corrente
elettrica e alberi che ostruiscono qualche passaggio. Insomma, persone,
animali e cose sono stati in questi ultimi giorni accomunati da un medesimo
destino di... ghiaccio.

NELLA lotta al randagismo, "promossa" Francavilla al Mare e "bocciata"
Fossacesia: è il giudizio dei Verdi della provincia di Chieti, che rilevano
come il nuovo regolamento del Comune di Fossacesia (appena approvato) vieti
l'ingresso dei cani in parchi, aree verdi, bar e ristoranti, mentre a
Francavilla sono state individuate anche aree per le famiglie che vogliono
recarsi al mare con il loro quattrozampe. Per risolvere il problema del
randagismo, scrive il presidente provinciale dei Verdi, Walter Caporale,
«occorrono scelte e politiche che promuovano l'adozione di animali, le
sterilizzazioni, l'utilizzo del microchip, l'anagrafe canina, ma anche
l'individuazione di aree per cani in città e al mare. Purtroppo il Comune di
Fossacesia ha fatto una scelta opposta». I divieti, secondo i Verdi, sono
«un ottimo modo per incentivare l'abbandono degli animali, che
stigmatizziamo e condanniamo decisamente». Si tratta di un danno alla
collettività, non solo per gli animali, «che ci auguriamo - prosegue - possa
essere rivisto dall'Amministrazione comunale e che sia stato solo frutto di
una "svista" e non di una scelta ponderata». La scelta dell'altro Comune
rivierasco, Francavilla al Mare, è definita coraggiosa in quanto
«piccolo-grande gesto che aiuterà concretamente a combattere il fenomeno del
randagismo e dell'abbandono di animali e che contribuirà anche ad aumentare
il numero di turisti nella città balneare». La città di Francavilla,
annuncia Caporale, avrà quindi una menzione speciale nel Libro-Vademecum che
i Verdi si apprestano a realizzare con la Provincia di Chieti, per
promuovere e segnalare Comuni, ristoranti, alberghi e agriturismo che
accolgono animali.

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Oggetto: il mattino 05/02

Nina ricorda Lessie fedele e amorevole

DALL'INVIATO «Nina» come Lassie. «Nina» come Rex, come il cane di un film di
avventura. «Nina», invece, stavolta è nella realtà di un salvataggio,
insieme ad altri due cani fuggiti dopo aver riportato a casa, sano e salvo,
Simone, cinque anni. «Nina», il bastardino che ha fatto compagnia a Simone
per tutta la notte, sembra voler salire sull'Alfa dei carabinieri dove
prende posto il suo padroncino appena salvo. Simone va a Vallo, nel reparto
di pediatria per una serie di controlli dopo la notte all'adiaccio. L'auto
dei carabinieri si allontana e «Nina» abbaia, quasi in senso di
disapprovazione. A mezzogiorno, sulla sabbia del cantiere per la nuova
caserma dei carabinieri di Camerota, sembra che «Nina» aspetti Simone per
festeggiarlo. Quel bastardino a macchie beige e marrone è accucciato,
tranquillo. Scodinzolerà, come fanno i cani quando vogliono esprimere
felicità, non appena intravede Simone uscire dalla caserma in braccio al
papà Catello. Guaisce, per attirare la sua attenzione. E Simone, stretto tra
l'affetto dei genitori e la protezione dei carabinieri, raggiunge «Nina».
L'accarezza, la stringe a sé e poi la bacia. E lei, riconoscente, alza le
zampe quasi come se volesse ricambiare con un gesto di affettuosità. «Nina»
è uno dei tre cani che hanno fatto compagnia a Simone nella lunga notte del
dramma. Lo hanno protetto, lo hanno riscaldato sotto il masso quando lui
esausto si è messo a dormire. «Nina», «Balena» un maremmano bianco e
«Lolita», un meticcio di pelo bianco, tre cani quasi in scala per la loro
grandezza, hanno salvato Simone. Gli hanno fatto compagnia, hanno scansato e
attraversato macchie di rovi, probabilmente gli hanno perfino indicato una
strada che non avesse pericoli di improvvisi dirupi. E se a Simone i tre
cani hanno fatto apparire la brutta avventura come un fantastico gioco, per
i genitori sono stati gli angeli custodi di un bambino di appena cinque
anni, solo in una notte gelida. I tre fantastici ANIMALI appartengono alla
zia del bambino, Rosalba Orazzo, 60 anni, dalla cui abitazione il piccolo si
è allontanato giovedì pomeriggio. «Nina» a tarda sera è ancora nei dintorni
della caserma dei carabinieri, di «Balena» e «Lolita», non si hanno notizie.
Sono scappati quando i due carpentieri hanno ritrovato Simone e lo hanno
accompagnato a casa. Tutti e tre i cani, in mattinata, erano stati descritti
ai carabinieri. Di loro non si avevano più tracce, altro elemento di
preoccupazione per gli investigatori. Ma i tre ANIMALI erano a proteggere
Simone. «E ora andiamo a trovare Balena e Lolita, riportiamoli a casa di zia
Rosalba» dice Simone poco prima di entrare nell'Alfa dei carabinieri. Lui è
pronto per iniziare una nuova, fantastica avventura.
a. m.

Guardie zoofile contro il randagismo
CARLO TARALLO Portici. Dal primo febbraio è operativo l'ufficio per i
diritti degli ANIMALI presso il canile municipale e gestito da personale
dell'ente nazionale protezione animali. L'ufficio è aperto tutti i giorni
dalle 8 alle 12 escluso il sabato, ma per le emergenze c'è a disposizione un
fax sempre attivo allo 081.7862334 per segnalare eventuali episodi di
maltrattamenti. L'iniziativa rientra in una convenzione più ampia, stipulata
dall'amministrazione comunale e dall'Enpa, promossa dall'assessore
all'ambiente Aldo Agnello. Perno dell'accordo: l'istituzione del nucleo
delle guardie zoofile. I volontari del nucleo provinciale della Protezione
ANIMALI svolgeranno a titolo gratuito un servizio di prevenzione e
repressione delle infrazioni delle leggi relative alla protezione e al
trasporto degli ANIMALI con particolare attenzione al controllo del
randagismo. «Il compito delle guardie zoofile - commenta il responsabile
territoriale dell'Enpa, Pasquale Valentino - come si è già verificato in
altri comuni vesuviani è soprattutto quello di sensibilizzare i cittadini
sul rapporto uomo-animale. Ancora oggi sono infatti molti i detentori di
ANIMALI che non conoscono le norme previste, non dichiarano il proprio cane
all'anagrafe cosa che è del resto totalmente gratuita, e più in generale non
rispettano le leggi incorrendo così in eventuali sanzioni sia di carattere
amministrativo che penale». Soddisfatto dell'avvio delle attività il
portavoce cittadino dei Verdi Franco Santomartino. «L'ufficio salute e
benessere ANIMALI - sottolinea - opera a tutto campo in un settore delicato.
I volontari si occuperanno quindi di sensibilizzare la cittadinanza e
interverranno sul territorio per quel che riguarda ad esempio il randagismo.
Raccoglieranno denunce sui maltrattamenti, forniranno informazioni di
qualsiasi genere e promuoveranno l'adozione degli animali». Dunque,
un'azione a tutto campo: in prospettiva, però, ci potrebbe essere una novità
intrigante. Si pensa infatti a un bonus di 500 euro all'anno per chi adotta
un cane randagio: calcolati i costi per la collettività del randagismo,
l'idea potrebbe essere vantaggiosa per l'intera comunità anche dal punto di
vista economico.

Meglio di una favola che dona la speranza

Paolo Apolito Questa è una storia vera, anche se comincia e finisce come se
fosse una favola. Il suo inizio ci porta a Cappuccetto Rosso, che va a
trovare la nonna, lì nel bosco, e incontra il lupo. Ma la cattiveria del
lupo di Cappuccetto Rosso è quella profonda che noi esseri umani ci portiamo
«dentro» (come ci ha insegnato la psicanalisi) e che impariamo a tenere
sotto controllo, proprio grazie alle favole, ai racconti, all'arte, alla
fantasia. Il lupo di questa storia vera invece non è cattivo. E' un lupo
rappresentato dai due CANI che salutano Simone, il Cappuccetto Rosso della
nostra storia, appena lo vedono, mentre sta arrivando alla casa della zia,
nel bosco. I due CANI hanno nel sangue, da millenni (cioè da quando uomini
preistorici chiesero loro di diventare amici) il piacere del benvenuto e la
tristezza dell'addio agli esseri umani. E quando stanno con bambini ancora
di più. Così, quando Simone li incontra (forse, segretamente, è andato dalla
zia proprio per loro), subito apre un dialogo stretto con loro, fatto di
mani, di zampe, di lingue, di odori, di pelle, di urla e guaiti.
E di corpi che cadono al suolo e si rialzano per saggiare il miracolo della
vita. E della terra, del verde, della gioia, dello stare insieme. Che con
una parola impegnativa potremmo chiamare amore. I bambini come Simone, hanno
da millenni (cioè da quando i CANI preistorici accettarono la proposta degli
uomini) il piacere del riconoscimento di una natura che non si limita a
quella umana e che abbraccia l'intero esistente (che i credenti se vogliono
possono chiamare "creato"). E hanno la tristezza della separazione, quando
le regole sociali impongono che il cane torni (quanto presto!) nella cuccia,
dopo aver partecipato al corpo di festa con il bambino. Che nel gioco
ripeteva l'estasi del suo corpo fuso in quello della mamma, prima che le
regole imponessero a lui di tornare nella culla, alla mamma alle sue
faccende. Il bimbo, Simone, incontrando festoso i due CANI richiama senza
saperlo un atto felice della storia dell'umanità. E al tempo stesso gioca,
reinventandola, con la sua storia profonda. Non c'è da stupirsi se il tempo
si ferma per lui ed i suoi amici. Se non è preso dall'ansia di prendere
riparo nella casa della zia. Se il loro gioco continua, continua, continua.
In una spirale che attraversa le ore del pomeriggio e del crepuscolo e della
sera. Ed entra nel tempo della notte. E poi, il bosco è così accogliente e
sereno e odoroso e soffice e pieno di spiriti leggeri dei sogni felici delle
persone che sono liete di vivere. E i bambini sono lieti di vivere quando
sono con i cani. Che per parte loro sono lieti della gioia degli uomini.
Com'è facile distrarsi e perdersi, nel tempo del bosco, del verde, del sogno
di un mondo che respira l'aria pulita che il buon Dio ha messo a cerchio
intorno alla Terra. Ma poi, non sapete? Ogni salto di un cane è seguito da
quello dell'altro cane, e questa gara è infinita, è fuori del tempo. Come lo
è ogni ripresa del gioco di Simone. Non sapete? Tutti i bambini all'infinito
riprendono il gioco e vorrebbero che all'infinito andasse avanti. Ma il
tempo della notte è un tempo spietato. Nel buio vengono fuori i lupi. Da
"dentro". E comincia la paura e l'assenza del corpo caldo della mamma e il
sospetto di essere colpevoli del suo abbandono. E il freddo, intenso,
totale, che non risparmia un millimetro di pelle del corpo che prima pulsava
caldo nella festa del gioco. Allora i cani. Non parlano ma dicono. E a
Simone dicono che non c'è da aver paura. Che loro sono il sostituto del
corpo caldo della mamma. Che loro son caldi da sempre e da sempre sono amici
degli uomini e dei papà e delle mamme. E di Simone. Che loro si farebbero
ammazzare per Simone, semmai Simone fosse attaccato da lupi esterni. E che
allora lui deve governare solo i lupi interni, quelli più subdoli. Quella è
faccenda sua. Faccenda degli esseri umani. (Che se vogliono possono usare
anche i CANI per imparare a farlo. La chiamano "pet-therapy".) E così la
notte passa, al caldo della mangiatoia provvisoria provvista dal buon Dio
della natura quando essa è buona. Con Simone che dorme, ormai stanco,
riscaldato dal bue e dall'asinello del presepe e nella luce di un prodigio.
Quello di una storia vera, lasciata raccontare da un bambino e dai suoi due
cani, che hanno vinto la nostra paura del lupo cattivo. Quella che temevano
stesse tornando, quella cioè di un adulto che per il suo "dentro", rovinato
da un'infanzia senza favole e corpo caldo della mamma e CANI che la
sostituissero, andasse a sporcare per sempre un altro "dentro", di un
bambino incantato dal bosco e dal gioco e dalla gioia di stare al mondo con
i suoi due cani. Questa è una storia vera. E per noi è come una favola. E'
meglio di una favola, ci mette in contatto con l'assoluto della speranza.
Paolo Apolito

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Oggetto: il messaggero 05/02

Salvato dai suoi cani
Sembra quasi un favola dei fratelli Grimm, di un bambino sperduto nel bosco,
ma per fortuna la favola è a lieto fine. Una storia curiosa, dove, se un
bambino è il protagonista, due cani sono stati gli equivalenti degli angeli
ausiliatori e l'hanno salvato. E pensare che negli ultimi anni il
tradizionale amico dell'uomo è stato accusato di infanticidio più volte:
valga questa storia alla sua riabilitazione! Ma vengo ai fatti: un bambino
di Marina di Camerota, Simone, è in visita alla zia e gioca con due cani
sull'aia. Durante le peripezie dell'inseguimento, il terzetto si allontana
un po' troppo e il bimbo, entrato nel folto del bosco con i cani, non riesce
più a ritrovare la via di casa. Nel frattempo, scende la notte e fa un gran
freddo, mentre, vista la scomparsa, si sta cercando affannosamente in giro
e, quando si trova il pullover del bambino impigliato a un cespuglio, si
teme il peggio. Invece, il giorno dopo, dall'altra parte del bosco, sbuca
bel bello il terzetto, con il bambino infreddolito, ma incolume.
Due operai, che lo incontrano, lo riportano felicemente a casa. Che cosa è
successo? Nella notte, Simone, come si può supporre accadesse per Romolo e
Remo con la lupa, si è addormentato della grossa tra i due cani che l'hanno
protetto dal freddo con il calore del loro corpo. In un certo senso, quei
due animali dovevano averlo adottato, perché non siamo solo noi che
proiettiamo l'uomo nel cane, ma, viceversa, il cane proietta se stesso
nell'uomo, e quel bambino sperduto era per loro semplicemente un cucciolo.
Tanto più che, come si sa, i lupi, da cui il cane deriva, sono molto
protettivi nei riguardi dei piccoli. Ci si stupisce che i cani non abbiano
ricondotto Simone a casa? Chissà che non avessero deciso, come molti cani
rinselvatichiti, di scegliere la libertà... con un bambino come mascotte!
Giorgio Celli

«I cani mi hanno scaldato , ma mi mancava la mamma»
Salerno - Come Mowgli nel "Libro della giungla". «Mi hanno aiutato i cani,
sono stati sempre con me e quando è diventato buio li ho abbracciati»,
Simone ha ancora freddo dopo la notte trascorsa nei boschi, lontano da casa,
lui solo con i cani. Non fosse stato per quei tre bastardini, che non
l'hanno abbandonato un istante e si sono accucciati accanto a lui per
riscaldarlo, forse il bambino di 5 anni non ce l'avrebbe fatta a passare
tutte quelle ore fredde sulle colline, «non ho mai avuto paura, anche se mi
mancavano mamma e papà». E' finito iei mattina alle 10 l'incubo di Marina di
Camerota, centro turistico del Salento. Il bambino scomparso giovedì
pomeriggio è stato ritrovato da due operai della vicina Centola di Palinuro
sulla collina "Sinna", di fronte al promontorio Marco, un chilometro dalla
villa della zia, animalista convinta che ospita in giardino decine di
animali domestici. E che era stata l'ultima a vederlo, alle 15,30 di
giovedì.
Simone, dopo una notte all'addiaccio nei boschi di Marina di Camerota, è
ricoverato all'ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove i sanitari
stanno effettuando una serie di accertamenti di rito. Le sue condizioni sono
buone. «Non so come ho fatto a perdermi - dice Simone - a un certo punto mi
sono ritrovato in mezzo alla boscaglia. Ho provato a ritornare a casa di
zia, ma più camminavo più mi allontanavo. Quando mi sono addormentato -
ricorda lucido - i cani si sono accucciati intorno a me e così ho sentito
più caldo. Avevo i piedi che mi facevano male e durante la notte ho fatto
anche un brutto sogno, ma non me lo ricordo». Ma non dimentica invece
l'aiuto ricevuto dai suoi amati cani, «mi hanno svegliato loro con le zampe
e poi ci siamo rimessi in marcia, i cani davanti ed io dietro fino alla
Sinna, dove due signori mi hanno trovato e mi hanno riportato a casa».
Una famiglia benestante, quella di Simone. Il padre, Catello Scarpato, è un
noto ristoratore della cittadina balneare. Il bambino giovedì è a casa della
zia, che è andato a prenderlo a scuola, e gioca con i cani. «Sono uscita sul
cortile - racconta Rosalba Orazzo, la zia di Simone - e non c'erano più nè
Simone, nè Nina, Lolita e Paloma, le mie tre cagnette. Non ho mai pensato a
un rapimento, conosco i miei cani e so che non avrebbero fatto avvicinare
nessuno al bambino». E per un pomeriggio e una notte si è temuto che Simone
potesse aver condiviso il destino della piccola Angela Celentano,
inghiottita otto anni dai sentieri del monte Faito e mai più ritrovata.
Simone viene ritrovato al termine di una lunga notte di ricerche che vede
impegnate forze dell'ordine, vigili del fuoco, volontari della protezione
civile. Pochi minuti prima, su un filo spinato a pochi metri da casa della
zia, era stato ritrovato il maglioncino. Tutt'altro che preoccupanti, le
condizioni del bambino. Appena il tempo di qualche battuta con il
procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, e viene
trasportato per accertamenti al vicino ospedale di Vallo della Lucania, ma
soltanto per motivi precauzionali. I graffi sul viso sono il solo ricordo di
una notte da brividi. Marina di Camerota e Palinuro tirano un sospiro di
sollievo.
E per i tre cagnolini sono anche le prime parole di Catello Scarpato:
«Questi cani, io non li abbandonerò mai. Rimarranno sempre con la mia
famiglia. E' grazie a loro se ho potuto riabbracciare mio figlio. Per noi, è
una gioia immensa. E' come se fossimo venuti al mondo un'altra volta». «I
cani non hanno salvato solo lui, ma anche me - dice la zia - non avrei
sopravvissuto senza Simone».
Simone si è allontanato da casa della zia insieme con i tre bastardini, Nina
e Lolita sono due trovatelle e Paloma, «la leader del gruppo - dice la zia -
una cagna meravigliosa», apparteneva a una famiglia tedesca. Sorpreso dal
buio lungo il sentiero dove si è incamminato, perde l'orientamento. Sono i
genitori i primi ad avviare le ricerche. Denunciano la scomparsa al 118 e al
centralino dei carabinieri di Sapri. Torce elettriche in pugno, un esercito
di oltre duecento volontari s'inerpica sulle collina di Marina di Camerota.
Tutto sembra però inutile. Alle 10 del mattino, la fine dell'incubo. La
mamma di Simone: «Adesso so cosa è la felicità».
Roberto Gianfreda
(ha collaborato Maurizio Troccoli)

«I mammiferi per istinto salvano i piccoli»
Roma - «Un comportamento forse non proprio comunissimo, ma comunque neanche
raro. I mammiferi adulti in fin dei conti sono programmati per proteggere i
piccoli, a qualsiasi specie appartengano». A parlare così è Enrico Alleva,
etologo dell'Istituto superiore di Sanità di Roma, che non si mostra
sorpreso dalla storia del piccolo Simone, perdutosi in un bosco e riscaldato
e protetto da due cani della zia.
Professor Alleva, perché i mammiferi adulti tendono a proteggere i piccoli
anche di altra specie?
«E' una sorta di programmazione naturale, che riguarda comunque anche gli
uccelli e non solo i mammiferi. Di fronte a un piccolo in difficoltà,
l'istinto è di proteggerlo e magari nutrirlo».
Come si innesca questo istinto?
«Anzitutto, i piccoli di ogni specie hanno delle caratteristiche che possono
essere facilmente individuate dagli adulti e che li differenziano da animali
di età superiore. Queste caratteristiche sono la testa tonda, molto grande
rispetto al corpo e particolarmente morbida, direi serica. Poi gli adulti si
accorgono se il piccolo è in difficoltà. Capiscono se ha freddo e quindi si
stringono a lui cercando di scaldarlo, oppure se ha fame. Gli uccelli se
vedono un piccolo di una specie di dimensioni simili con la bocca spalancata
lo nutrono. Ancora cercano di tenere le vie respiratorie pervie».
Che cosa significa?
«E' un termine tecnico che vuol dire che cercano di fare in modo che
respiri. Un delfino cercherà di far tenere la testa di un bambino fuori
dall'acqua. O un cane vedendo un piccolo disteso a pancia in giù su un prato
cercherà di ribaltarlo per farlo respirare meglio».
Sono fenomeni comuni?
«Di storie di cani che hanno salvato qualcuno ne è piena la cronaca. A
Marina di Massa tre cani hanno salvato qualche tempo fa due bambini tedeschi
che stavano facendo il bagno. Anche i casi dei delfini sono piuttosto noti.
Solo qualche mese fa è successo in Nuova Zelanda, dove alcuni delfini hanno
protetto dei bagnanti dagli squali. Non dimenticherei poi il caso per
eccellenza e cioè l'adozione di Mowgli, il personaggio del Libro della
Giungla di Rudyard Kipling, da parte di una lupa nella foresta. Senza
dimenticare la lupa di Romolo e Remo. E casi reali di adozioni simili sono
stati segnalati in India o in Africa. Ed è abbastanza comune che un gatto
adulto adotti un cucciolo di cane o viceversa. Qualche tempo fa ha fatto
scalpore il caso di una leonessa in Africa che aveva adottato un cucciolo di
antilope. Generalmente si tratta di femmine che non hanno prole e che
sentono quindi un istinto di maternità».
I cani in questo caso si distinguono in modo particolare?
«Dipende dalla storia dell'animale. Se un cane ha un'esperienza di vita in
famiglia è normale che si affezioni ai membri umani della famiglia che li
aiuti quando sono in difficoltà. Diventa più difficile quando si tratta di
animali selvatici, come i lupi. Anche se non è impossibile».
Federico Ungaro

IL BLITZ
Il personale della sezione investigativa "Cites" del Corpo Forestale dello
Stato che vigila sul traffico internazionale di specie animali e vegetali
protette, al termine di una lunga serie di indagini partite nel 1998, ha
confiscato oltre 4.000 oggetti in avorio, a un importatore e commerciante di
antichità, preziosi e avorio, un cinese di 77 anni, operante a Roma.
I pezzi, tutti di pregevole fattura, che vanno da piccole statuine
portafortuna, a grandi velieri ottenuti lavorando finemente zanne intere,
hanno un valore commerciale complessivo stimato intorno ai 2 milioni di
euro. Tra gli oggetti confiscati, spiccano gruppi di sculture di medie e
grandi dimensioni e 8 velieri (intorno al metro di lunghezza per 50
centimetri di larghezza) del valore di circa 30.000 euro l'uno.
Il grossista che riforniva antiquari e negozianti in tutta Italia con
oggetti provenienti dall'Oriente, in particolare dalla Cina, è stato
denunciato all'autorità giudiziaria per la violazione della legge 150/92 che
punisce severamente l'importazione e la vendita illegali di oggetti
appartenenti all'appendice 1 della Convenzione internazionale di Washington,
che regola il commercio di specie animali e vegetali in via di estinzione.
Tra le confische condotte dal servizio Cites, questa S la più rilevante
degli ultimi dieci anni.

PESCASSEROLI
Lupo ucciso a pallettoni da un bracconiere
Vicini all'identificazione dell'autore del terribile gesto: forse era a
caccia di cinghiali
di SONIA PAGLIA
PESCASSEROLI - E'stato un cittadino di Pescasseroli ad avvisare nelle prime
ore dell'alba di ieri, il servizio sorveglianza dell'Ente Parco Nazionale
d'Abruzzo del ritrovamento di una carcassa di lupo appenninico. Il giovane
esemplare, un maschio di circa un anno, ormai privo di vita era adagiato sul
manto nevoso al bordo della strada che conduce agli impianti di risalita
monte Coste delle Vitelle. Un colpo di fucile calibro 12, caricato a
pallettoni lo ha ucciso raggiungendolo all'altezza del petto in prossimità
della zampa anteriore destra. Il giovane carnivoro è stato trasportato
immediatamente presso l'Isituto Zooprofilatico di Teramo per gli esami
autoptici del caso. Ci sono delle indagini in corso da parte delle guardie
del parco e forestale del CTA coordinate dall'ingegner Cavaioli. Nel
pomeriggio alcune persone informate sui fatti sono state ascoltate dagli
agenti di polizia giudiziaria, ed è emerso che esistono elementi a
sufficienza che permetterebbero l'identificazione dell'autore del gesto.
Secondo alcune indiscrezioni l'uomo che ha compiuto il crudele atto si
trovava in piena attività di bracconaggio, a caccia di cinghiali. Il lupo
ucciso, non faceva parte di nessun branco, è stato spinto in prossimità del
centro abitato alla ricerca di cibo a causa delle abbondanti nevicate
occorse negli ultimi giorni. Un duro colpo per l'ente pnalm. Il direttore
Aldo di Benedetto replica l'importanza del lupo nell'ecosistema attestando
che "un ambiente capace di produrre un lupo è un ambiente sano, perfetto,
quindi va tutelato". Tuttavia considera l'episodio " un atto sconsiderato
inserito in una logica perversa. Credo che il delinquente che ha ucciso
l'aniamle sia incapace di distinguere un lupo da un cinghiale".

Caramanico. Un elicottero dei vigili del fuoco salva dal gelo e dalla fame
sessanta cavalli
CARAMANICO - Erano immersi nella neve alta due metri, non lontano dalla
frazione di San Vittorino, e senza cibo da giorni. Quando l'elicottero dei
vigili del fuoco li ha raggiunti per depositare grosse balle di fieno, i
sessanta cavalli erano ormai allo stremo delle forze. L'operazione
salvataggio, organizzata dai vigili del fuoco del distaccamento di Alanno
era scattata dopo la segnalazione del proprietario che non riusciva a
raggiungerli da giorni. «I cavalli erano impantanati nella neve e circondati
da cinghiali - riferisce il caposquadra Eugenio Di Pasquale. Abbiamo
trasportato diversi quintali di fieno e oggi effettueremo un altro
intervento».

I voti dei Verdi
Randagismo: Fossacesia ko, promossa Francavilla
Nella lotta al randagismo, promossa Francavilla al Mare e bocciata
Fossacesia: i Verdi della provincia di Chieti rilevano come il nuovo
regolamento del Comune di Fossacesia vieti l'ingresso dei cani in parchi,
aree verdi, bar e ristoranti, mentre a Francavilla sono state individuate
anche aree per le famiglie che vogliono recarsi al mare con il loro
quattrozampe. Per risolvere il problema del randagismo, sostiene il
presidente provinciale dei Verdi Walter Caporale, «occorrono scelte e
politiche che promuovano l'adozione di animali, le sterilizzazioni,
l'utilizzo del microchip, l'anagrafe canina, ma anche l'individuazione di
aree per cani in città e al mare. Purtroppo il Comune di Fossacesia ha fatto
una scelta opposta». I divieti, secondo i Verdi, sono un ottimo modo per
incentivare l'abbandono degli animali. Si tratta di un danno alla
collettività, non solo per gli animali. La scelta di Francavilla è definita
coraggiosa in quanto «piccolo-grande gesto che aiuterà concretamente a
combattere il fenomeno del randagismo e dell'abbandono di animali e che
contribuirà anche ad aumentare il numero di turisti nella città balneare».
La città di Francavilla, annuncia Caporale, avrà quindi una menzione
speciale nel Libro-Vademecum che i Verdi si apprestano a realizzare con la
Provincia di Chieti, per promuovere e segnalare Comuni, ristoranti, alberghi
e agriturismo che accolgono animali.

«Orsi, lupi, camosci: così rinascerà la Valcomino»
«Credo che in passato il Parco abbia sbagliato laddove ha attuato una
politica di difesa della natura e considerato l'uomo solo come elemento di
disturbo da emarginare. Ma credo che abbia altrettanto sbagliato chi si è
contrapposto al Parco in nome di uno sviluppo improponibile che si traduceva
nella tutela degli interessi e dei profitti di pochi a danno di un
patrimonio che è di tutti». Con queste parole il direttore del Parco
Nazionale, Aldo Di Benedetto, ieri ad Alvito ha aperto l'incontro di
presentazione del piano di rilancio del versante ciociaro dell'area
protetta. Di Benedetto ha chiesto ai comuni del comprensorio (Alvito,
Campoli, Picinisco, San Biagio, San Donato, Settefrati, Pescosolido e
Vallerotonda) di «costruire insieme il futuro del Parco».
Di Benedetto ha poi sottolineato la necessità di allestire un «sistema
integrato che coinvolga tutti gli enti del versante laziale, ma anche la
Regione, al fine di potenziare la competitività sul mercato turistico della
qualità». Il tutto compatibilmente con la salvaguardia della fauna.
All'incontro era presente anche il senatore Oreste Tofani: «Ora, dopo aver
risanato il bilancio del Parco - ha commentato - e scongiurato il
licenziamento di parte del personale, ci si attende un vero rilancio
dell'area laziale del Parco. Non si può sbagliare, servono progetti e
risultati concreti».
Ieri Di Benedetto ha illustrato una proposta programmatica che prevede un
investimento complessivo di 12 milioni di euro. Alcuni progetti sono già
stati finanziati, per altri è stato richiesto il contributo. Tra gli
obiettivi figura la realizzazione di una nuova segnaletica, di nuove guide
del Parco e carte turistiche dei sentieri e di un marchio del Parco. In più
sono stati attivati progetti tesi alla riqualificazione delle risorse
alimentari per l'orso e alla promozione di una campagna alimentare a favore
degli agricoltori proprietari di coltivi e frutteti frequentati dai
plantigradi. Per ciascun comune si intende riqualificare tutti i sentieri
montani e in più sono previsti altri interventi.
Ecco quali sono i progetti più importanti per il rilancio dell'area: ad
Alvito un museo della flora appenninica, un centro informazione e
promozione, punti di avvistamento di animali, un rifugio in "Valle Lattara";
a Campoli un "centro orso" e annessa area faunistica, un centro servizi del
Parco; a Picinisco un'area polifunzionale, un'area attrezzata con annesso
parco faunistico; a San Biagio un centro servizi del Parco e un'area
faunistica del camoscio; a San Donato un centro naturalistico con area
faunistica del lupo appenninico, una stazione da sci di fondo; a Settefrati
un centro rapaci e annessa area faunistica, un invaso artificiale destinato
alla zootecnica e alla fauna selvatica; a Vallerotonda un centro servizi e
percorsi escursionistici e altri integrati.

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Oggetto: il secolo xix 06/02

Bacino del Congo: stop al disastro
I leader africani si incontrano per definire un piano di conservazione.
Allarme per la deforestazione indiscriminata
Lotta ai cacciatori di frodo, sotto controllo l'industria del legno Appello
al presidente Chirac: servono fondi dall'Occidente
Djembe (Camerun) Mentre continuano a perlustrare, a bordo di una barca di
legno, le sponde dalla vegetazione fitta e intricata dell'ampio fiume
Sangha, le quattro guardie ecologiche hanno qualcosa da mostrare a
dimostrazione dei loro sforzi nell'affrontare i cacciatori di frodo in
questa fetta di Africa centrale.
Una guardia regge la pelliccia nera e marrone di un sitatunga, un tipo di
antilope, confiscata in un campo di cacciatori di frodo. Ma Alfred Voumia,
un'altra delle guardie in uniforme verde, afferma che la caccia di frodo è
meno comune di questi tempi. «E' diminuita per via della nostra presenza»,
sostiene.
Le guardie della foresta del Camerun e del Congo iniziarono controlli
congiunti in quest'area di confine nel Duemila nell'ambito di un ampio
spettro di direttive promosse dai leader regionali per proteggere il Bacino
del Congo, la seconda più vasta foresta tropicale dopo quella
dell'Amazzonia.
I capi di Stato dell'Africa centrale si sono incontrati nel weekend a
Brazzaville, la capitale della repubblica del Congo, per valutare i
progressi dopo il loro ultimo incontro in Camerun nel 1999 e per impegnarsi
in azioni per salvare le loro foreste. Gli ambientalisti si aspettano che i
leader africani si impegnino ad intensificare i loro sforzi e, vista la
presenza del presidente francese Jacques Chirac, sperano anche che
l'occidente fornisca parte dei finanziamenti necessari.
Allungandosi attraverso 190 milioni di ettari e sei Stati, il bacino
forestale del Congo ospita la metà degli animali selvaggi del continente,
compresi gorilla, scimpanzé ed elefanti della foresta, oltre a più di
diecimila specie di piante. Ma la deforestazione procede e, di questo passo,
circa il 70 per cento della foresta potrebbe essere sparita entro il 2040,
almeno così sostiene il gruppo di conservazione globale del Wwf.
«I tentativi di salvare la foresta del Bacino del Congo riusciranno solo se
saranno sostenuti da finanziamenti adeguati», afferma il direttore generale
del Wwf, Claude Martin.
Un pezzo del Camerun sudorientale, con strade accidentate di terra rossa
tagliate attarverso le foreste, è stato territorio di prova per molte
iniziative sin da quando i leader africani, nel 1999, si impegnarono per la
prima volta a proteggere il Bacino del Congo ed è stato un punto di partenza
per progetti futuri.
Il progetto del Wwf battezzato "Jengi" dal nome che i pigmei attribuiscono
allo spirito della foresta, ha suddiviso l'area in zone che comprendono tre
parchi nazionali. La gente locale e gli altri possono esercitare il loro
limitato diritto di caccia in altre zone. I giudici hanno usato la mano
sempre più dura con i cacciatori di frodo, il Wwf ha lavorato con le ditte
di taglio e trasporto del legname su un progetto di conservazione della
foresta e gli amministratori pubblici hanno incoraggiato gli abitanti del
posto a modificare la loro alimentazione utilizzando frutta e pesce al posto
della carne di selvaggina.
I controlli incrociati lungo il Sangha, il maestoso fiume che delimita
Camerun, Africa centrale e Repubblica del Congo, sono riusciti a limitare la
caccia di frodo ad animali quali le entilopi e le piccole scimmie, ma le
guardie dicono di aver bisogno di maggiori attrezzature. «Abbiamo solo un
motore e talvolta si rompe», dice Voumia, 26 anni una delle guardie. Mentre
i congolesi sono dotati di fucili, le guardie del Camerun hanno solo pistole
a gas lacrimogeno da usare contro i cacciatori di frodo. «Loro sono armati e
noi siamo così come ci vedete», aggiunge Voumia mostrando le mani vuote.
(traduzione Isabella Villa)
Andrew Gray

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Oggetto: gazzetta di parma 06/02

Bocconi avvelenati anche a Vicofertile
Dai tre ai 18 mesi di carcere rischia chi ha messo il boccone avvelenato a
Ugozzolo. Perchè se Giulio non dovesse farcela, sarebbero guai per il
responsabile della sua morte. Giulio, un affettuoso meticcio, è stato
trovato l'altro ieri agonizzante dal suo padrone, che fortunatamente lo ha
subito portato dal veterinario. E ieri, il piccolo amico a quattro zampe,
stava meglio ma ancora non era fuori pericolo: « Le sue condizioni sono
migliorate - ha spiegato l'ex presidente dell'Enpa, il veterinario Giorgio
Mezzatesta -, ma il veleno ha danneggiato gli organi interni e quindi non
mangia e non si regge in piedi. E' molto debilitato e beve tanto. Per cui,
non possiamo dire che sia fuori pericolo » . Quello dei cani avvelenati è
diventata davvero un'emergenza nel nostro territorio: « Si tratta di
criminali autentici contro i quali combattiamo da anni e anni - ha
continuato Mezzatesta -. Usano cocktail di pesticidi che sono fatali anche
per l'uomo: quello che capita a una cane può capitare anche a un bambino.
Ecco perchè serve con urgenza una mappa di questi casi di avvelenamento e
una battaglia sempre pi ù concreta » . Un fenomeno molto sviluppato in
provincia, ma anche nella periferia della città. Oltre a Ugozzolo, diversi
bocconi avvelenati sono stati trovati in questi giorni a Vicofertile. La
signora Anna Codelluppi è molto preoccupata per il suo meticcio femmina. «
Ho tanta paura per lei e sto pensando di metterle la museruola - ha
confessato la signora Codeluppi -. Soffrirà un po' ma sarà per il suo bene »
. A Vicofertile, il primo caso è accaduto nel giugno scorso: « Mia figlia ha
visto che il suo cane stava masticando qualcosa - ha proseguito la signora
Codeluppi -: era un pezzo di pancetta. E per terra, nascosti dalle foglie
c'erano altri bocconi con la pancetta. Addirittura, nel cortile di casa sua.
Per cui, è stata fatta una denuncia contro ignoti » . A novembre dell'anno
scorso il secondo caso. E sempre in un cortile privato. Ma fortunatamente il
cane lupo non ha ingoiato il boccone e non è successo niente: « Poi tre
giorni fa in una carraia, stradello Villani, che sbuca sulla strada di
Madregolo, hanno trovato tre gazze morte. Dopodichè venerdí, un altro cane
ha mangiato il boccone: ha iniziato a vomitare e a stare male. L'hanno
portato dal veterinario: se avessero aspettato mezz'ora non ci sarebbe stato
pi ù niente da fare ».

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Oggetto: Anmiv - LiberOscar 07/02

Anmvioggi
Una guerra va fermata: quella delle arance
07-02-2005

(dal quotidiano Libero del 06 Febbraio 2005) - "A l'è torna carlevè", dicono
a Ivrea. In questi giorni, ogni rione della cittadina piemontese rivive
l'atmosfera di un carnevale vecchio di due secoli. Il suono dei pifferi si
mescola al romantico calpestio degli zoccoli che tirano i carri. Una marcia
diversa per ogni rione, una colonna sonora diversa per immagine che passa
davanti agli occhi. Uno squarcio di poesia, vissuto tra giovani cavalieri e
pudiche castellane. Oggi si raggiunge uno dei momenti più esaltanti e
coinvolgenti, almeno per il Consorzio del Carnevale di Ivrea. Uno dei più
inquietanti di cui mi sia pervenuta contezza. State bene a sentire che
succede.
Lasciamo perdere i dettagli storici dell'evento. Servirebbero solo ad
illuminarci, una volta di più, su quanto a lungo può durare l'umana
stoltaggine.
Dunque, poco dopo le 14, nelle piazze del centro urbano si scatena lo
scontro tra pariglie, quadriglie e le squadre degli aranceti a piedi,
costituite da centinaia di tiratori. L'amore dei cittadini per questa
tradizione fa sopportare il costo di 3600 quintali di agrumi. Chiedo venia,
forse non mi sono spiegato bene. Cittadini e forestieri ( che nei giorni di
battaglia diventano eporediesi per adozione) si scagliano addosso quintali
di arance, questo per ricordare la liberazione da un marchese prepotente che
il popolo aveva preso a sassate.
Duecento anni fa provarono la rievocazione con le toste mele valdostane.
Bilancio, tremila feriti. Sono passati alle arance, più morbide. Eravamo
rimasti al fatto che migliaia di aranceri a piedi scagliano a cavalieri su
pariglie e quadriglie succose arance e viceversa. Qualcuno sta pensando che
ricevere una bella Tarocco o una Washington in piena faccia può far male?
Già, era la mia stessa preoccupazione, specie se c'è qualcuno che fa il
furbo e ne mette una dozzina nel congelatore. È garantito che se centrano
bene l'orbita fanno tremare la retina. Scherzo? Un par di balle.
Leggo su un quotidiano locale che, nel febbraio del 2001, sono finite in
ospedale 175 persone di cui 30 con lesioni gravi agli occhi e 20, ancora più
furbe, per avere fatto indigestione d'arance. Avevano capito che si faceva a
gara nel mangiarle e non nel tirarle. Verrebbe da sganasciarsi se solo non
si leggesse il comunicato serio del Consorzio che, nel 2003, esulta perché i
feriti sono stati solo 550, meno dell'anno prima. Il comunicato sprezzante
era indirizzato al Codacons che aveva inviato un esposto alla magistratura
sottolineando che questi atti violenti e diseducativi potevano configurare
il reato d'istigazione a delinquere. Poveri ignoranti anche loro. Non sanno,
come sostiene il Consorzio, quali profonde motivazioni storico-didattiche
sottende questa battaglia.
Adesso ci si sono messi anche gli animalisti a rompere le . arance. Voci di
corridoio parlano di un cavallo imbizzarrito che, nei giorni scorsi, ci
avrebbe lasciato le penne. Non so. Certo è noto che i cavalli sono
terrorizzati dai movimenti rapidi e lo scatenarsi di soggetti esaltati
tutt'attorno, accompagnato dal continuo bersagliamento di arance, provoca
nei cavalli un autentico stato di terrore. Questo sostiene a ragione la LAV
che chiede al sindaco di ritirare i cavalli e sostituirli con trattori e
figuranti. Se uno vuole andare a farsi spappolare un occhio se la sceglie. I
cavalli no. Sarà che in questi giorni vado a fare la spesa perché mia moglie
ha la febbre, sarà che ho pagato 4 arance e 8 clementine 16.000 delle
vecchie lire, ma io m'incazzo e non poco a vederne sprecate migliaia di
quintali, assieme a tende da campo, militari, infermieri, ospedali pieni di
orbi bendati e l'elicottero dei carabinieri che sorvola la piazza per
analizzare i punti più critici della battaglia. Ma sem matt?
OSCAR GRAZIOLI

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Oggetto: Il Secolo xix 07/02

Ticket per sterilizzare i cani a prezzi accessibili per tutti
Savona. Proposta degli animalisti dopo l'abbandono di cucciolate nei
cassonetti
Savona «Un ticket per consentire la sterilizzazione dei cani a prezzi
economici».
È quanto chiede la Lega per la difesa del cane di Savona e Valbormida per
far fronte alla preoccupante esplosione di abbandoni di cucciolate
registrata nel savonese negli ultimi giorni. Ben dodici cuccioli sono stati
infatti ritrovati la settimana scorsa in due episodi: otto erano in un
cassonetto dei rifiuti di piazzale Moroni a Savona, quattro in una scatola
di cartone lasciata ad Altare, in Val Bormida. Miracolosamente tutti i cani
sono stati salvati e poi accolti nei canili di Savona e Cairo (gli otto
"savonesi", tra l'altro, sono già stati tutti adottati grazie ad una prova
di sensibilità che ha visto protagoniste tante famiglie toccate dalla loro
storia triste). Ma l'emergenza abbandoni resta altissima. E il motivo
dell'escalation, secondo la Lega del cane, riguarda gravidanze e cucciolate
indesiderate frutto dei costi troppo elevati che si devono sostenere per
sterilizzare le femmine dai veterinari privati. Da qui la proposta: una
campagna di sterilizzazione affidata ai servizi veterinari dell'Asl dietro
il pagamento di un ticket.
«Ormai la situazione abbandoni ha passato il limite - hanno scritto le
portavoci savonesi della Lega per la difesa del cane, Loretta Moretti e
Simonetta Sarcinella - è chiaro che avanti così non si può andare per un
problema di numeri e di costi. I canili sono sempre più colmi di cuccioli e
mantenere loro più tutti gli altri cani costa migliaia di euro ogni anno. Il
problema a nostro avviso riguarda il fatto che tanti proprietari non hanno
la possibilità di sostenere i costi della sterilizzazione e quindi manca un
serio controllo delle nascite. Sterilizzare un cane da un veterinario
privato costa centinaia di euro perché significa sottoporlo ad un'operazione
chirurgica. Non tutti hanno la possibilità di spendere questi soldi. Secondo
noi potrebbero provvedere le Asl: visto che il loro servizio veterinario
dispone di un nucleo preposto alla prevenzione del randagismo con veterinari
stipendiati con soldi pubblici, e visto che per prevenzione non si può
intendere solo il recupero dei randagi per strada che si fa oggi ma anche
controllo del territorio e soprattutto sterilizzazione delle femmine, quello
che noi proponiamo è di introdurre un ticket simbolico per mettere tutti i
padroni in condizione di far sterilizzare gli animali domestici spendendo
poco e presentandosi all'Asl».
«Il vantaggio sarebbe generale - conclude la Lega del cane - perché più cani
ci sono nei canili più deve spendere soldi pubblici un Comune per
mantenerli. Ed avere canili sempre pieni di cuccioli, tra l'altro, equivale
a condannare ad invecchiare in gabbia tutti quei randagi che cuccioli non
sono e che quindi hanno sempre meno possibilità di essere adottati da una
famiglia. Perchéè chiaro che quando vengono per prendere un cane tra un
cucciolo di pochi mesi e un adulto anche solo di uno, due anni, praticamente
tutti preferiscono il cucciolo».
Dario Freccero

SOS CANILE Gli occhi d'oro di Forino il supertimido
E' un cane giovane, dal mantello maculato e dagli splendidi occhi chiari
pieni di pagliuzze dorate. Forino è stato un regalo di Natale: la notte del
21 dicembre scorso è stato legato al cancello del canile di via Adamoli.
Forse i suoi padroni dovevano partire per le vacanze e hanno deciso di
liberarsi di lui. Evidentemente era abituato alla sua casa, al suo ambiente,
alla sua famiglia: l'abbandono lo ha choccato. Per parecchi giorni è rimasto
spaventato e tremante in un angolo della gabbia. Poi piano piano ha iniziato
a socializzare con le persone che lo avvicinavano, soprattutto volontari, e
con gli altri cani. E' stato allora messo in una cella più grande con altri
compagni di sventura dal carattere docile come il suo. Così piano piano sta
vincendo la sua timidezza. Forino ha però tanto bisogno di muoversi, di
correre. Aspetta un nuovo padrone al quale saprà dare tanto affetto in
cambio di qualche bella passeggiata nel verde. Chi lo volesse conoscere si
può rivolgere al canile di via Adamoli, telefono 010-8380.012.

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Oggetto: il messaggero 07/02

Denunciato per bracconaggio
di ANTONIO MANCINI
SULMONA - Gli uomini della Guardia Forestale di Goriano hanno individuato un
bracconiere che aveva ucciso due cinghiali a confine con il Parco Sirente
Velino.
A mettere in allarme i Forestali è stato il ritrovamento di due pelli e
altri resti, come le interiora, di due cinghiali sotto un ponte nei pressi
della strada. Fatti i rilievi di legge è stato inviato un campione di sangue
all'Istituto Zooprofilattico di Teramo pere la individuazione del DNA
dell'animale. E questo è stato più che sufficiente per avere un'idea più
precisa di come indirizzare le indagini. I Forestali, evidentemente, avevano
in programma di ricercare qualche auto con tracce di sangue e confrontare i
due per chiudere il cerchio degli accertamenti.
In paese le indagini si sono indirizzate verso personaggi che in passato
avevano qualche precedente specifico. Gente che, a quanto sembra, quando si
presentava l'occasione non si facevano scrupolo di cacciare di frodo. Le
loro ricerche non sono durate tanto: l'auto di A.D.B. aveva evidenti tracce
di sangue, tanto che per Forestali non è stato difficile ottenere
l'ammissione di responsabilità da parte di A.D.B., tanto che l'uomo sarà
denunciato alla Magistratura.
E' certamente la prima volta che esami sofisticati come quella del DNA viene
espletata per reati attinenti animali; d'altro canto non si vede perché con
la diffusione di mezzi diagnostici, attendibili, facilmente eseguibili e
poco costosi, non si debba ricorrere a loro per ottenere dati certi per
scoprire responsabili anche di reati minori e soprattutto per scoraggiare
nuovi episodi di bracconaggio.

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Oggetto: corriere della sera 08/02

Milano
BILANCIO 2004
Enpa, un anno di lavoro: quasi 1.500 animali salvati
Quasi 1.500 animali salvati nel 2004, di cui 695 selvatici, 47 cani randagi
e 470 gatti: è questo il bilancio dell'Enpa di Milano, che anche l'anno
scorso ha proseguito il suo impegno per la tutela degli animali. In totale
sono stati 40 gli operatori volontari in servizio, suddivisi in tre turni
per coprire l'intera giornata, mentre 818 sono stati gli interventi di
soccorso. Tra le operazioni principali del 2004 va ricordato il blitz in
dicembre in alcuni negozi di Milano e provincia per il sequestro dei collari
elettrici (usati per l'addestramento dei cani) che emettono scariche
automatiche o con comando a distanza.

Roma
Singolare iniziativa di due professioniste: in studio o a casa le migliori
pose di cani e gatti
Un'agenzia fotografica per gli amici a quattro zampe
Chi non vorrebbe avere una foto artistica di Fufi accoccolata sulla sua
poltrona preferita o uno scatto in still life di Pussie Pussie, sdraiata sui
cuscini a fiori di mammà? Oggi è possibile avere un book fotografico degli
amici a quattro zampe, da mostrare con orgoglio agli ospiti. Cani e gatti
possono trasformarsi in attori per un giorno, diventare vere star per farsi
immortalare tra flash e luci diffuse, in scatti d'autore. È la proposta di
due fotografe, Franca Zacchei fotoreporter e Marina Di Marco artista dello
still life . Neanche a dirlo, due proprietarie affezionatissime di cani che
passeggiando insieme sulla spiaggia con Etzy e Soia hanno deciso di mettere
le loro diverse esperienze professionali a servizio di chi vorrebbe
immortalare in un click gli occhi furbetti del compagno più fedele che c'è.
Da una semplice idea, è nato un vero studio fotografico che ha realizzato in
sede un set con fondali colorati e illuminazione appropriata per ritrarre
animali domestici e padroni. (
www.bauclickstudios.com) Chi vuole, può
apparire a fianco del proprio beniamino. Si tratta, di un vero book con 15
scatti 18x24 più un poster 50x50. Costo: 300 euro.
   A volte però cani e gatti sono restii a lasciare le mura domestiche, non
sono disinvolti e soprattutto rifanno davanti all'obiettivo quegli sguardi
amati che squagliano il cuore dei loro padroni. Così Franca e Marina vanno
anche a casa delle «star» e allestiscono sul posto un set completo di tutto,
cercando di caratterizzare la foto con gli oggetti preferiti del cane/gatto.
   Per chi ha visto il film «Calendary Girl», l'idea è quella non solo di
fotografare, ma di fermare sulla carta l'espressione più tipica,
l'atteggiamento più birbante o affettuoso che assumono gli animali quando
sono a completo agio nell'intimità.
   Credenze, fiori, cuscini e stoviglie fanno da sfondo al ritratto. Le
fotografie possono venire anche stampate su magliette, felpe, coperte e
cuscini. Oppure cani e gatti possono essere dipinti su tazze e stoffe, da
Ilse Picard, ottantenne artista del pennello.
Silvia Testa

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Oggetto: ENPA:NO ALLA CACCIA

Silenziosamente sta per essere autorizzata una strage senza precedenti.
Con tempi velocissimi, il Parlamento sta affrontando la riforma
dell'attuale legge sulla caccia.

Dodici le proposte di legge di riforma della caccia (dieci presentate
dalla maggioranza di centrodestra, due dal centrosinistra), tutte
unificate in un unico testo, i cui contenuti rappresentano un attacco
terribile alla natura e alla fauna selvatica. Il testo unificato riporta
indietro l'Italia di oltre dieci anni e, con il falso pretesto di
allineare la legislazione italiana a quella europea, dà il via libera alla
doppietta selvaggia.

La proposta di legge di riforma del settore venatorio, in sostanza,
allunga i tempi della stagione di caccia portandola fino alla fine di
febbraio, quando molte specie di volatili sono nella fase della
riproduzione. Oltre ai fucili, se dovesse essere approvata la nuova legge,
i cacciatori potranno usare come strumenti di caccia anche l'arco e il
falco.

Aumenta inoltre il numero degli uccelli utilizzati come richiami vivi:
poveri uccelli detenuti in gabbia con la funzione di trappola. Ma lo
scandalo maggiore - oltre all'estensione del calendario venatorio - è
rappresentato dall'ampliamento delle specie cacciabili. Entrano nella
lista degli animali che si possono uccidere durante le battute di caccia,
anche numerose specie di uccelli che l'Unione Europea considera protette o
a forte declino.

Contemporaneamente, in molte Regioni sono in discussione leggi regionali
che vanno nella stessa direzione. Eppure i cacciatori sono una minoranza
della popolazione: rappresentano solo l'1,3% della popolazione italiana e
il loro numero negli ultimi dieci anni si è dimezzato. La maggioranza
degli italiani, invece, è contro la caccia: lo dimostrano tutti i sondaggi
realizzati negli ultimi anni.

NO ALLA CACCIA NO AL PIOMBO

Aiutaci a bloccare questa terribile proposta di legge. Firma la petizione
ai banchetti Enpa, sostieni la nostra campagna contro il piombo. Invia le
cartoline che l'Enpa sta distribuendo in tutto il Paese oppure invia una
cartolina elettronica. Dirai no alla caccia, darai una speranza di vita a
centinaia di specie animali, ci supporterai in questa dura battaglia. Le
cartoline, al termine della campagna, saranno consegnate al leader della
maggioranza di Governo, Silvio Berlusconi.
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Vigilanza Ambientale -
http://www.vigilanzambientale.it

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Oggetto: il secolo xix 08/02

VENTIRIGHE
Divieto di lifting
Sembra ormai evidente che la chirurgia plastica ha sempre meno a che fare
con la salute e sempre più con un un mito dell'eterna giovinezza che si
impone in ogni strato sociale. Trionfa l'idea di un corpo-macchina, dotato
di pezzi di ricambio e meccanici pronti ad adattarlo al canone prevalente
Gioventù-Bellezza. Sul tema sono stati anche realizzati diversi reality
show, ambientati in studi medici e sale chirurgiche.
Los Angeles, e in particolare Hollywood, è naturalmente il laboratorio di
questo fenomemo sociale ed è proprio lì che ci si interroga su tutte le sue
possibili conseguenze, anche etiche, senza escludere forme di
regolamentazione.
Il comune di West Hollywood ha così deciso di mettere al bando qualsiasi
tipo di chirurgia estetica: almeno per gli animali. Il divieto riguarda una
lunga lista di interventi effettuati su cani e gatti: il taglio delle
orecchie e della coda, la rimozione delle unghie, la soppressione della
voce, il lifting. L'assessore John Duran ha così difeso l'impopolare
decisione: «Gli esseri umani possono decidere da soli gli animali non hanno
questo potere».
ventirighe@...

Convenzione per il canile
Novi Ligure Sono trenta le amministrazioni comunali della zona aderiscono
alla convenzione con il Comune di Novi per la gestione del canile sanitario
e dell'annesso rifugio. Ogni municipalità corrisponde una quota annua
calcolata sul numero degli abitanti.

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#4521 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Gio 10 Feb 2005 11:25 am
Oggetto: stampa
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Oggetto: SCHMIDT: FALSE E STRUMENTALI LE DICHIARAZIONI DI FACE ITALIA

"Considero le dichiarazioni rilasciate dalla sezione italiana della
Associazione FACE un atto gravissimo che avvalora i sospetti che dietro
questa riforma della legge 157 ci sia un disegno politico ben più ampio".
Così si è espresso l'on. Giulio Schmidt intervenendo in Commissione
agricoltura denunciando la falsità e la strumentalizzazione delle
dichiarazioni di Face Italia sull'accordo siglato a Bruxelles tra Birdlife
international e la stessa Face sulla Direttiva uccelli.

"L'accordo di Bruxelles  parla di fermare il declino  delle biodiversità
entro il 2010, di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di controllo,
della dismissione dell'uso  dei pallini di piombo per la caccia nelle zone
umide in tutta la UE non oltre il 2009",  ammonisce l'on. Scmhidt agitando
il testo dell'accordo.

"Si mente sapendo di  mentire. Non si può affrontare la riforma di una
legge così importante a colpi di menzogne. Mi auguro che qualcuno
finalmente comprenda quale  grave errore sia di mandare il  testo Onnis in
Aula e se  sia stato tenuto in conto il rischio che si corre di riaprire
un grande scontro sociale".

"E' veramente deludente", conclude l'on. Schmidt, "vedere come alcune
associazioni si prestino a questo gioco per convenienza mettendo a rischio
l'accordo stesso pensando di ottenerne qualche beneficio.  Adesso qualcuno
dovrà prendersi la responsabilità di queste dichiarazioni".
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Oggetto: ARCICACCIA: FERMATE QUEL DISEGNO DI LEGGE!

Audizione dell'Arcicaccia in Commissione Agricoltura della Camera

Fermate quel disegno di legge, è improponibile: così si è spressa l'ARCI
CACCIA nel corso dell'Audizione svolta quest'oggi davanti alla Commissione
Agricoltura della Camera in ordine alla proposta di controriforma della
legge sulla caccia, il cui testo base è stato acquisito nei giorni scorsi,
solo con il voto del centrodestra, dalla stessa Commissione.

Per l'ARCI CACCIA l'impianto della proposta appare inemendabile poiché le
norme in essa contenute confliggono con la previsione costituzionale della
tutela dell'ecosistema e della fauna che ne è elemento costitutivo
essenziale.
Di fatto le proposte avanzate - azzeramento della programmazione
faunistico-venatoria, svuotamento dei poteri degli Ambiti Territoriali di
Caccia e dei Comprensori Alpini, introduzione del nomadismo venatorio,
depotenziamento del ruolo dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica,
allungamento dei tempi e delle specie cacciabili in contrasto con le
indicazioni della scienza e dell'Unione Europea, depenalizzazione del
bracconaggio - producono il capovolgimento della "ratio" legislativa che
presiede la normativa in vigore finalizzata a stabilire l'appartenenza
della fauna selvatica al patrimonio indisponibile dello Stato e la
priorità della tutela faunistica e delle produzioni agricole.
Le nuove norme, sostenute dal centrodestra ma avversate dalla maggioranza
dell'opinione pubblica, tendono ad annullare un sistema venatorio
compatibile per introdurre tipologie di caccia imperniate su un prelievo
consumistico e senza regole.
Inoltre, in forza della violazione delle Direttive comunitarie, qualora il
disegno di legge fosse approvato dal Parlamento, si profilerebbe un
procedimento di infrazione dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia.
Queste considerazioni di ordine generale contenute in una Memoria che
l'ARCI CACCIA ha consegnato alla Presidenza della Commissione Agricoltura
hanno prodotto il giudizio negativo dell'Associazione sul disegno di legge
tale da giustificare la richiesta del suo ritiro anche alla luce di una
linea di politica legislativa rivolta alla tutela dei temi naturali, degli
animali e della biodiversità che il Parlamento ha avviato in questi ultimi
tempi ben diversa da quella che, oggi, si propone sul tema caccia.
Una tutela che l'ARCI CACCIA ritiene valida come precondizione per
l'esercizio di una caccia responsabile, unica via per la salvaguardia di
una tradizione e di un uso razionale delle risorse naturali di cui i
cacciatori dell'Associazione si considerano anzitutto custodi e principali
difensori.

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Oggetto: il secolo xix 09/02

«Liberate la Rocchetta dai cinghiali»
LERICI Denunciato nel corso di un'assemblea il fallimento delle operazioni
di "scaccio" degli ungulati
Gli abitanti sono in prima linea nel chiedere la deportazione degli animali
«L o scaccio non funziona: portate via i cinghiali dalla Rocchetta. Non ci
sono nati, non riescono a viverci, e fanno danno pesanti su parecchi fronti.
Sono un errore compiuto dall'uomo, che adesso deve rimediare, a buona pace
dei cacciatori».
Gli abitanti della Serra sono compatti in proposito: le scorrerie dei
porcastri, immessi anni fa con una scelta miope e incomprensibile, sono
diventati un tormento per tutta la comunità. Una presenza ingombrante di cui
disfarsi al più presto. Per questo, riuniti in assemblea, i cittadini hanno
chiesto al Comune di spingere presso la Provincia, per una soluzione che sia
drastica:
«Questi animali non appartengono al nostro tessuto - è l'accusa - sono stati
immessi, per favorire la caccia. Si stanno mangiando tutto quello che
trovano: con gli zoccoli devastano i terreni, per fame ingoiano tutto quel
che trovano. E' una follia».
Il presidente della maggioranza consigliare di Lerici, Brunello Bertella, ha
promesso che porterà la richiesta che sta venendo avanti da più parti in
consiglio comunale: «Francamente condivido le richieste degli abitanti -
ammette - ho il massimo rispetto per i cacciatori, ma se il cinghiale alla
Rocchetta non c'è nato, una ragione c'è. Non so come si possa fare, a
prendere tutti i cinghiali e portarli altrove, ma dovremo arrivare a farlo:
lo scaccio, ormai è noto a tutti non funziona.
Le battute per spaventare gli ungulati creano solo terrore nelle cucciolate,
cacciate da Ameglia verso Lerici, e poi da Tellaro verso Ameglia. Questo è
il territorio: non è grande, è sempre lo stesso. Il cinghiale scappa di qua,
è respinto di là. E il problema resta inalterato. Oltretutto ci rimettono le
specie vegetale e animale autoctone, costrette a perire nella disperata
ricerca di cibo dei cinghiali...».
Una grande retata è quindi strada da intraprendere. Secondo i residenti
della Serra, che sulla questione sono ovviamente mobilitati, sarebbe l'unica
soluzione possibile: acchiappare i cinghiali, e portarli altrove, in parchi
pubblici o privati in cui ci sia lo spazio per accoglierli.
Come? Con battute organizzate, per spostare i cinghiali da una parte, e
catturarli: meglio se vivi, spiegano, magari trovando il modo di
addormentarli...
«I cacciatori che non intendano rinunciare alla caccia, potranno dedicarsi
ad altri tipi di selvaggina, qui, e spostarsi altrove per cacciare il
cinghiale - spiega Bertella - i serresi non hanno niente di personale nei
confronti di chi ama la caccia: solo, la gente è stanca di trovare i muretti
a secco divelti, gli orti devastati, e di convivere con la paura. E' tutta
colpa dell'uomo, se ora vivono male sia i cinghiali che gli uomini. Certi
errori si pagano: perché la natura ha le sue regole e fa le cose per bene,
ma queste regole non bisogna tradirle e forzarle».

Parte la campagna anti piccioni
AMBIENTE Il Comune vara, in collaborazione con l'Enpa, un piano dI
sterilizzazione per ridurre la presenza dei volatili in città
Si comincia alla Foce, poi Staglieno e Carignano
Alla Foce i piccioni hanno le ore contate. Subito dopo toccherà a quelli di
Staglieno, quindi alle colonie di Carignano. L'amministrazione comunale
dichiara guerra all'esplosione demografica dei colombi in città. Non sarà
un'operazione cruenta. Tursi ha pianificato una serie di interventi mirati,
da un lato, a contenere la proliferazione selvaggia dei piccioni e,
dall'altro, a sensibilizzare la popolazione sul perché sia giusto
ridimensionare il fenomeno, in primo luogo smettendo di dare loro da
mangiare cibo improprio, dannoso cioé per il sistema sanitario cittadino e
per gli stessi volatili.
Il piano d'azione è stato redatto dall'assessorato all'Edilizia privata, con
il supporto di un esperto in materia, Paolo Albonetti, in collaborazione con
l'Enpa Liguria, l'ente nazionale per la protezione animale. Prevede il
controllo farmacologico della fertilità attraverso la somministrazione di
grano medicato, interventi tesi a controllare i luoghi di nidificazione e la
distruzione di quelli esistenti che portano i maggiori problemi,
l'installazione di sistemi di allontanamento fisico come reti e dissuasori
ad aghi nelle zone di maggiore pregio artistico e turistico.
L'effetto dei mangimi medicati dura sei/otto mesi e quindi la loro
somministrazione va ripetuta più volte. Reti e dissuasori ad aghi vengono
installati da Amiu Bonifiche, sulla falsa riga di quelli già presenti in
Galleria Mazzini e Sottoripa.
Il budget stanziato per l'anno in corso è di 50 mila euro.
Uno studio del 1998 stimava in città la presenza (per difetto) di
quindicimila colombi. Negli ultimi tempi si è balzati a quota ventimila.
Colpa dell'assenza di animali predataori e degli edifici fatiscenti che
favoriscono lo stanziamento delle colonie. Ma anche, a sorpresa, dei ritmi
frenetici della città.
«La presenza di luce ventiquattrore al giorno - rivela Albonetti - eccita
gli animali e fa sì che si nutrano e si riproducano più di frequente».
Nell'anno una coppia genera dieci piccoli nati e viventi.
Quest'anno le stime parlano di ventimila colombi. I denari stanziati dal
Comune serviranno a fronteggiare solo l'emergenza. Cioé le colonie che
creano scompiglio alla Foce, a Carignano e a Staglieno. «Ci sono persone -
spiega Roberta Morgano, assessore all'Edilizia privata - che ai piccioni
danno da mangiare pensando di sfamare esseri bisognosi. Ma così facendo
favoriscono il proliferare di animali malsani e incapaci di procacciarsi
cibo». Pane e pasta favoriscono l'esplosione demografica, ma compromettono
la salute dell'animale. «In condizioni naturali - spiega Rosanna Zanardi,
responsabile di Enpa Liguria - un colombo vive anche oltre i vent'anni.
Quelli di città, che nascono e vivono in cattività, vivono due o tre anni al
massimo».
La tabella di marcia del Comune elenca quattro fasi. Quella iniziale, di
overview, monitoraggio della popolazione colombacea su diverse aree urbane.
Quindi si procederà con il controllo sanitario degli individui. L'adozione
di sistemi di contenimento numerico incruenti e compatibili tra loro sarà la
terza fase, da concordare con l'Enpa e con istituti di ricerca. Alla luce
dei risultati delle analisi epidemiologiche seguirà infine una diffusa
informazione della cittadinanza.
Con l'Enpa il Comune attiverà anche il Columbus day, progetto curato a
titolo gratuito dall'ente che prevede la somministrazione di mangimi
medicati, la cattura di esemplari vivi da sottoporre alle analisi
dell'Istituto zooprofilattico sperimentale e reinserire nelle zone di
provenienza. Sarà preso in considerazione l'inserimento in ambiente di
predatori naturali come rapaci diurni e notturni. Insomma, un'azione a 360
gradi. Perché i colombi comportano rischi sanitari (trasmissioni infezioni,
infestazioni e allergie), danni (disgregazione lapidea e inquinamento
fecale) e fastidi (incidenti automobilistici, rumore e degrado), che alla
collettività costano.
Pulizia strade, piazze, edifici? Dai 7,75 e i 10,50 euro l'anno a colombo.
Restauro monumenti? Tra i 16 e i 29 euro l'anno a colombo. Senza contare i
275 euro a paziente affetto da salmonella.
Meno di cinquemila piccioni concentrati in un chilometro quadrato del centro
storico costano all'amministrazione (cioé ai cittadini) tra i 70 mila e i
103 mila euro l'anno.
Gilda Ferrari

L' iniziativa Animali, questi sconosciuti corso per bimbi in 14 scuole
Riscoprire e valorizzare l'importanza del rapporto tra bambino e animale e
attraverso questo rieducare i bambini al rapporto interpersonale. Non è un
complicato percorso pedagogico, ma un corso di zooantropologia (studio della
relazione tra l'uomo e l'animale) applicata alla didattica nelle scuole di
Genova che l'assessorato alle Politiche ambientali ha voluto promuovere
insieme ad altri enti e associazioni per portare all'attenzione dei bambini
l'importanza e l'assoluta necessità di instaurare un corretto ed equilibrato
rapporto con gli animali. Roberto Marchesini, docente di Etologia e
Zooantropologia all'Università di Milano, ha tenuto ieri pomeriggio
all'auditorium della Buonarroti Firpo di via Canevari a Marassi un seminario
per gli insegnanti delle quattordici scuole, dalle materne alle medie, che
hanno voluto partecipare a questo progetto.
«Il rapporto tra uomo e animale - ha introdotto Luca DallOrto, assessore
alle Politiche ambientali - ha un ruolo essenziale nella nostra società, che
deve essere riscoperto e valorizzato proprio partendo dalle scuole». Dalla
fine di febbraio, negli istituti che hanno aderito al progetto, si terranno
cinque incontri bisettimanali, a ognuno dei quali presenzierà un operatore
zooantropologico che insegnerà ai bambini il corretto rapporto da instaurare
con gli amici animali. «Oggigiorno i bambini conoscono poco il mondo animale
 - spiega Marchesini - se si chiede loro di elencare qualche animale,
cominciano a snocciolare razze inesistenti, tipo i Pokemon, o estinte da
qualche tempo, come i velociraptor. Del classico cane e gatto se ne parla
ormai poco. E quei pochi che magari vogliono un cuccioletto in carne e ossa
adottano cani di cui conoscono poco o nulla. Ad esempio il celebre cane di
una nota marca telefonica è un tipico cane da branco, abituato per centinaia
di anni a mietere chilometri e a radunare pecore. A causa di quello spot, ne
sono stati adottati molti, ma pochi padroni hanno saputo allevarli: non si
può pensare di chiudere una razza simile in un appartamento senza
conseguenze».
Marchesini prende spunto da questa posizione per introdurre l'importanza
dell'educazione dei bambini al rapporto con gli animali, e attraverso il
rapporto con gli animali. Un metodo che può sembrar centrare poco con
l'educazione dei bambini, ma che in realtà ha prodotto grandi risultati: «In
passato ho avuto a che fare con classi elementari difficili - continua
l'esperto - dove l'interazione tra i bambini era difficoltosa e a volte
nulla. Venivano spesso alle mani, o si chiudevano in se stessi. Attraverso
l'insegnamento di zooantropologia, con giochi ma anche con cure vere e
proprie verso gli animali, molti si aprivano, altri rispettavano di più il
compagno, o semplicemente se stessi». La paura di essere giudicati, o il
senso di superiorità che tanti bambini provano sui propri coetanei, possono
essere superati attraverso il rapporto con l'animale: «Questa relazione
diventa il filtro essenziale che trasforma e migliora la capacità e la
qualità di interrelazione tra i bambini». Durante questi corsi, oltre alla
prova della cura dell'animale, si può tentare con le drammatizzazioni:
scenette teatrali dove si simula un approccio tra uno sconosciuto e un cane.
«È importante che i bambini sappiano che il cane non conosce il loro
linguaggio: un bimbo appena vede un cane gli va incontro e lo abbraccia,
pensando di fare una cosa gradita. Ma il cane interpreta questo gesto, se
non lo ha mai sperimentato prima, come un'aggressione. L'uomo e l'animale
devono imparare a comunicare, a conoscere i codici l'uno dell'altro». E
allora durante le lezioni si spiegherà il famoso "codice canino": se le
orecchie sono rilassate il cane è sereno, se la coda ondeggia vuol dire che
si sta interessando a qualcosa, se abbassa la testa vuol dire che si sta
annoiando o che è triste, e così via. Sono piccoli ma fondamentali segnali
che aiutano a instaurare un rapporto, segnali che sono sempre esistiti, ma
che vanno riscoperti. Attraverso il mutuo rispetto di questi codici i
bambini vivono sereni col proprio animaletto, e migliorano le relazioni con
gli altri. È un invito sussurrato, quello di Marchesini, al ritorno alla
mentalità rurale, quando gli animali non erano un lusso o un passatempo, ma
fedeli e insostituibili compagni di vita.
Angelica Giambelluca

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Oggetto: WWF: ANIMALI MERCE DI SCAMBIO POLITICO

Nuova legge sulla caccia a tappe forzate con Forza Italia ostaggio
elettorale di AN e Lega

Sorda a tutti gli appelli di ricondurre il dibattito sulla nuova legge
venatoria ad elementi di ordine giuridico (soprattutto relativi all'
ordinamento dell'Unione Europea) e scientifico, la maggioranza procede a
tappe forzate coi lavori di Commissione per portare in Aula già la
prossima settimana la modifica della normativa sulla caccia che nel '92
aveva visto una sorta di patto storico tra ambientalisti, agricoltori e
cacciatori. Il tentativo chiaro è quello di presentarsi alla campagna
elettorale sulle elezioni amministrative con la nuova legge sulla caccia
approvata da almeno un ramo del Parlamento. AN e Lega intendono in questo
modo rispettare gli impegni assunti con il mondo venatorio che, come noto,
da tempo chiede una la stagione di caccia più estesa, più specie
cacciabili, più libertà di movimento sul territorio nazionale per cacciare
anche al di fuori dell'ambito venatorio assegnato a ciascun cacciatore.
Nel frattempo si è aperto un importante dibattito all'interno di Forza
Italia che è consapevole di quanto il tema riguardi un'estrema minoranza
di elettori e che, nei termini in cui è posto, rischia di riaprire una
serie infinita di contenziosi e di accuse di scarsa sensibilità
ambientale. Ciò nonostante Forza Italia è stretta dai propri alleati di
governo AN e Lega che esplicitamente hanno chiesto un voto del Polo
proprio in funzione elettoralistica.

Il WWF auspica che ancora una volta prevalga il buon senso e che Forza
Italia, su una questione quale la caccia, già regolamentata con equilibrio
dal legislatore, non ceda al ricatto di chi esprime interessi contrapposti
alla conservazione della natura e al sentimento generale degli italiani
che certamente non è filovenatorio. L'appello è rivolto in particolar modo
al Presidente del Gruppo di Forza Italia, on. Elio Vito al quale non
mancano nè gli elementi nè gli argomenti per non portare il voto in aula.

"Niente di più falso -dichiara Gaetano Benedetto, vicesegretario aggiunto
del WWF- che con gli ambientalisti non si possa parlare. A prova di questo
è la legge 157/92 basata su un ampio accordo e su una condivisione di
obiettivi e di metodi. Il fatto è che una parte del mondo venatorio ha
giocato al rilancio, avanzando richieste di modifica che travalicano ogni
evidenza scientifica e ogni considerazione giuridica. Per un mero
interesse elettorale una parte del mondo politico ha ascoltato questa
minoranza e si sta preparando ad una forzatura  non indifferente.
Gli ambientalisti stanno ancora aspettando la presentazione di un
documento che dimostri scientificamente la necessità della riforma
auspicata mentre, nel frattempo, siamo sicuri che ogni immissione in
natura di specie bersaglio viene fatta ancora oggi senza una valutazione
scientifica e in assenza di dati certi sull'attività venatoria in Italia."


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Oggetto: corsera 09/02

Roma
SULL'APPIA ANTICA
Il rifugio degli animali
Iguane, macachi, pappagalli salvati dal contrabbando o dai circhi
Gigantesche iguane sudamericane, felini asiatici e gufi africani d'ora in
poi sapranno dove andare. Per la fauna esotica sequestrata e confiscata
appartenente a specie protette, il Wwf Italia ha realizzato con i
finanziamenti della Provincia di Roma il Centro di Recupero Animali
Selvatici ed Esotici «Appia Antica» (wwf 06.844971). E' un'oasi di 7 ettari
con una clinica veterinaria attrezzata per ospitare qualsiasi tipo di
animale, anche in isolamento sanitario. Qui si accoglie anche la fauna
selvatica ferita accidentalmente nei parchi o colpita dai bracconieri come
daini, istrici e volpi. Di centri così in Italia ce n'è solo un altro, a
Semproniano. Nei grandi recinti all'aperto vivono Cip e Ciop, due bertucce
africane sequestrate all'aeroporto di Fiumicino. «Sono arrivate sotto shock,
sottratte ancora lattanti alla madre - racconta Umberto Cara direttore
sanitario del Crase - Avevano il guinzaglietto al collo, pronte per essere
vendute. Hanno trascorso intere giornate abbracciate per farsi coraggio. Per
ricreare il loro habitat, gli abbiamo messo vicino un maschio e una femmina
adulti. Ora Cip e Ciop possono sentire anche il richiamo delle aquile come
accade in Africa e in più avvertono la presenza del serval, un felino che
loro percepiscono come un pericolo e che li spinge a dormire sugli alberi,
un comportamento corretto».
   Molto più difficile invece rieducare un macaco asiatico, Pucho, che è
stato troppo tempo a contatto con l'uomo da cui ha assorbito le abitudini,
soffrendo nel rinunciare alla regole sociali della sua specie. Anche per
Ciro, la bertuccia che proviene dallo zoo di Napoli posto sotto sequestro,
la strada è tutta in salita. «La lunga vicinanza con l'uomo e l'assenza di
un branco in cui inserirsi lo ha reso aggressivo - spiega il direttore
sanitario - Ha atteggiamenti autolesionisti e tic nervosi che tentiamo di
curare evitando finché si può, il ricorso ai tranquillanti». Il serval
invece è un felino sequestrato in una casa di due tedeschi dove viveva in
cattività. Ora si cerca di evitare contatti umani e gli si dà carne animale
che risveglia in lui sensazioni e atteggiamenti tipiche del predatore. A
centro ci sono anche aquile pescatrici, nibbi e avvoltoi sequestrati. Sono
arrivati con le ali spezzate ed i cappucci calati sul capo, due stratagemmi
di chi voleva venderli illegalmente, per impedire loro di fuggire. Qui hanno
curato i graffi che si erano fatti attaccandosi l'un l'altro.
   Al centro in una grande gabbia ci sono anche diversi esemplari di
ara-ararauna, i colorati e giganteschi pappagalli sudamericani. «Sono
animali intelligentissimi che interagiscono continuamente tra loro - spiega
Umberto Cara - quando sono costretti alla solitudine osservano l'uomo e lo
imitano per compiacerlo, imparando anche a parlare. Ma è una costrizione che
li fa soffrire». Tra gli ospiti del Crase c'è anche un orsetto lavatore
nordamericano, anche lui proviene dallo zoo di Napoli. «E' stato costretto
alla solitudine in una gabbia ed ora deve apprendere i comportamenti
corretti del branco. Solo allora potremo inserirlo tra i suoi simili».
Silvia Testa

Corriere.it
C'è la volpe domestica: è amica dell'uomo
Si comporta come un cane: si fa accarezzare e lecca affettuosamente le mani
del padrone
ROMA - La volpe è cambiata: scodinzola, cerca un contatto visivo con l'uomo
per capire come comportarsi, si fa accarezzare e lecca affettuosamente le
mani, spesso del primo che incontra.
Si comporta come un cane ma è la volpe domestica, ottenuta da una selezione
genetica durata 45 anni e quasi altrettante generazioni. La notizia è
pubblicata sul quotidiano britannico The Independent che annuncia un lavoro
pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.
NATA IN SIBERIA - La volpe domestica è nata in un allevamento in Siberia
che, dal 1959, seleziona geneticamente volpi dal carattere particolarmente
mite. Il progetto era stato inizialmente concepito dal genetista russo
Dmitri Belyaev per ottenere esemplari non aggressivi destinati ad essere
allevati per la pelliccia. Ma i tempi sono cambiati e, come suggeriscono
anche gli autori dello studio, Brian Hare di Harvard e Lyudmilla Trut
dell'Accademia russa delle scienze, ora la docile disposizione delle volpi
domestiche potrebbe spingere a una richiesta diversa: non volpi da
allevamento, bensì da compagnia. La selezione di quella che sembra destinata
a diventare la migliore amica dell'uomo, ha portato a un differenziamento
non solo nel carattere, ma anche dell'aspetto. La volpe domestica ha infatti
un muso meno pronunciato rispetto alla cugina selvatica e che la fa
somigliare a un cucciolo. In alcuni esemplari le orecchie sono afflosciate e
la coda arrotolata.

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Il Secolo XIX 10/02

«Mutazioni nei pesci di Sestri»
INQUINAMENTO Carabinieri e tecnici del ministero dell'Ambiente alla foce del
Chiaravagna. Ordinanza per deviare i liquami di Scarpino
Analisi dell'Icram: cefali avvelenati dal percolato
«Questi pesci sono malati, veri e propri mutanti e non c'è bisogno di uno
scienziato per capire che qui c'è un evidente caso di inquinamento
ambientale». Parole, per quanto informali, di scienziato. Parole che
tradotte dal linguaggio degli specialisti dell'Icram, l'Istituto centrale
per la ricerca scientifica ambientale applicata al mare, incaricato di
eseguire i rilievi lì dove sfociano i liquami prodotti dalla discarica di
Scarpino, suonano più o meno così: il porticciolo di Sestri è una vera fogna
a cielo aperto ed è pericoloso per la cittadinanza, visto che i pesci alla
fine, in un modo o nell'altro, finiscono in tavola.
L'inchiesta sulle presunte irregolarità commesse da Genova Acque (due avvisi
di garanzia ai suoi uomini di vertice) e dall'amministrazione comunale (il
sindaco Giuseppe Pericu è stato denunciato dal nucleo ecologico dei
carabinieri) avanza molto velocemente. L'oggetto delle indagini è lo
smaltimento del percolato prodotto dai rifiuti, che oggi viene gettato in
mare dopo un inutile passaggio nel depuratore di Sestri. Inutile perché come
tutti gli altri impianti presenti a Genova, anche quello sestrse non è in
grado di depurare il percolato, ricco di ammoniaca.
Ieri mattina, in contemporanea, gli specialisti coordinati dal maggiore dei
carabinieri Francesco Schilardi, dal maresciallo Gian Antonio Chiella e dal
maresciallo del Noe Antonio Sgrò, "padri" dell'inchiesta, hanno lavorato
tutta la mattina sia nel tratto di mare dove sfocia il percolato sia nella
discarica di Scarpino, dove sono stati effettuati diversi campionamenti. I
risultati verranno poi comunicati a breve al sostituto procuratore Sergio
Merlo, che si sta occupando del filone ambientale di una vicenda che sta
facendo tremare le fondamenta di palazzo Tursi che si è difeso in passato
sostenendo di «avere agito per limitare i danni».
I tecnici dell'Icram, almeno una dozzina, giunti da Roma, hanno iniziato a
lavorare due notti fa, buttando in mare con l'aiuto di alcuni pescatori le
reti, con lo scopo di catturare esemplari di pesci che frequentano l'area
così da poterli studiare e analizzare il giorno successivo.
Ieri mattina, appena passate le nove, sembrava di essere sul set di Csi, o
dell'italiano Ris: c'erano la motovedetta dei carabinieri e i sommozzatori
dell'Arma, che si orientavano nella acque melmosa grazie a fotografie
scattate da un satellite, che hanno evidenziato la presenza sul fondale di
una vera e propria montagna di sedimenti. E poi c'era uno stuolo di uomini e
donne in camice bianco impegnato febbrilmente in autopsie, rilievi ed esami
del sangue. I loro "pazienti" erano pesci di ogni tipo, dai saraghi ai
branzini, passando dalle meno nobili sarpe ai cefali, che affollano l'area
antistante alla foce del Chiaravagna.
Gli specialisti dell'Icram, la cui opera è stata richiesta come condizione
essenziale per la salvaguardia dell'inchiesta da parte dei carabinieri che
hanno ritenuto opportuno escludere gli enti locali che normalmente si
occupano di inquinamento ambientale, hanno creato un vero e proprio
laboratorio a cielo aperto: una serie di tavoli su cui operare, bisturi,
siringhe e provette in abbondanza e decine di pesci da analizzare. «Sono
malati, sono proprio malati e non c'è bisogno di aspettare l'esito degli
esami per capirlo», ha sospirato tra i denti una delle biologhe marine
impegnate a sezionare l'intestino di un branzino che esalava un ordore
nauseabondo.
Alcuni pesci sono stati lasciati in vita: «Certi enzimi che dobbiamo
controllare possono essere individuati solo se l'animale è ancora vivo. Poi
dobbiamo prelevare il sangue ed esaminarlo. Solo alla fine eseguiamo una
vera e propria autopsia».
Intanto il sindaco Giuseppe Pericu ( denunciato dal Noe perché avrebbe
autorizzato a convogliare il percolato nel depuratore di Sestri nonostante
il depuratore non fosse adatto) ha firmato un'ordinanza che entro alcuni
giorni avrà l'effetto di deviare i liquami nel torrente Rio Secco, che
sfocia a poche centinaia di metri dal depuratore di Sestri, in attesa che il
depuratore di Cornigliano sia attrezzato per smaltire la pericolosa
sostanza. Una misura temporanea e certamente insufficiente, che però secondo
il Comune allontanerà il pericolo dalla foce del Chiaravagna.
Prima che le analisi dell'Icram siano consegnate ci vorranno almeno due
settimane. Ma già lo scorso gennaio erano stati depositati alcuni esami
"sonda" dai quali era emersa una presenza spropositata di sostanze nocive
nei pesci: «Così elevate - si leggeva nel rapporto giunto alla magistratura
 - da risultare non valutabili con precisione». Esami che evidenziavano anche
le mutazioni dei cefali definite come "gravissime alterazioni della
struttura e della morfologia dei loro organi". Vabbé dira qualcuno, tanto i
cefali non li mangia nessuno. Magari i cefali no, ma i branzini e le
ricciole, che di cefali sono ghiotti, sono tra le pietanze più vendute dai
ristoratori e dalle pescherie genovesi. Due più due: et voilà, il percolato
è servito, attraverso la catena alimentare.
Andrea Carugati

 

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#4559 Da: "Francesca" <fra@...>
Data: Mer 2 Mar 2005 7:31 pm
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Oggetto: corsera 15/02

Il protocollo di Kyoto diventa legge Italia in ritardo, manca il sì al piano
Pronta la «Borsa dello smog»: chi inquina può acquistare quote di energia
pulita

Negli Stati Uniti se ne parla come di un dead man walking , un condannato
che si avvia a morte sicura. In Europa, invece, come di un neonato scampato
all'aborto e ora destinato a una lunga vita. Le metafore sono entrambe
riferite al protocollo di Kyoto, il trattato climatico che George Bush,
all'indomani della sua prima elezione (2001), definì «assolutamente costoso
e inefficace», tanto da ritirare l'adesione data dal suo predecessore Bill
Clinton. E che l'Unione Europea indica, invece, come il miglior rimedio per
curare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici. I PERICOLI
   Ebbene, questo protocollo dato per spacciato innumerevoli volte, a
partire dal quel 1997 in cui fu concepito a Kyoto, e ogni volta risorto, fra
poche ore darà il suo primo segno di vitalità. A partire da questa sera a
mezzanotte, con un contorno di festeggiamenti in varie città del mondo,
entrerà ufficialmente in vigore nei Paesi che l'hanno sottoscritto: 141
finora, di cui 39 industrializzati. Con la sua rinascita prenderanno l'avvio
i complessi meccanismi finalizzati alla riduzione dei 6 gas prodotti
dall'uomo che surriscaldano l'atmosfera e alterano il clima, rischiando di
provocare uragani e inondazioni: anidride carbonica, metano, protossido
d'azoto, fluoroclorocarburi, perfluorocarburi e esafluoruro di zolfo. Di
questi gas serra, sparsi nell'aria da ciminiere e tubi di scappamento, da
terreni agricoli e da allevamenti zootecnici, si cita prevalentemente
l'anidride carbonica (CO2) in quanto relativamente più abbondante; ma anche
perché è invalso l'uso di esprimere tutti gli altri cinque in termini di CO2
equivalente.
   LO SVILUPPO AMICO
   «L'entrata in vigore del protocollo comporta obblighi e offre efficaci
strumenti per far fronte alla riduzione dei gas - spiega Joke Waller Hunter,
segretaria generale della Convenzione sui cambiamenti climatici delle
Nazioni Unite -. Governi, aziende e consumatori hanno finalmente la
possibilità di costruire uno sviluppo economico compatibile col clima».
Quali sono, in pratica, gli obblighi e gli strumenti operativi previsti dal
protocollo? Innanzitutto i 39 Paesi industrializzati dovranno abbassare le
emissioni dei gas serra entro il 2012, sotto i livelli del 1990, di quote
percentuali variabili la cui media è il 5,2%. I Paesi non industrializzati
sono esentati, per ora, da obblighi di riduzione, pur potendo partecipare
agli altri meccanismi del protocollo. Alle riduzioni si arriva attraverso
«azioni domestiche strutturali»: miglioramento dell'efficienza delle
centrali elettriche e dei motori, risparmio energetico, sostituzione di
idrocarburi con fonti rinnovabili, incremento delle superfici forestali che
assorbono CO2. Per dare una mano a chi si trovasse in difficoltà, il
protocollo offre delle alternative che, sulle prime, furono bollate dagli
ecologisti come scappatoie, e che ora vengono accettate purché il sistema
delle riduzioni si metta finalmente in moto. Con i clean development
mechanism si realizzano opere in campo energetico e ambientale presso Paesi
in via di sviluppo, ottenendo sconti sulle proprie quote di riduzione. Così
i generici «aiuti allo sviluppo» possono prendere la più sicura strada della
sostenibilità ambientale. Analoghi meriti si acquisiscono mettendosi in
compartecipazione con altri Paesi industrializzati per realizzare progetti
di comune vantaggio, come previsto dal capitolo joint implementation .
   Male che vada si ricorre alla borsa delle emissioni. Entro il 2012, alla
resa dei conti, chi non ha raggiunto gli obiettivi di riduzione concordati e
si presenta quindi con un debito di CO2, può comprare quote di questo gas da
chi è stato tanto bravo da accumulare crediti. Si apre così quella che
qualcuno ha scherzosamente chiamato la «borsa dell'aria calda». Ma c'è poco
da scherzare dato che oggi, all'apertura del mercato, una tonnellata di CO2
è quotata 10-12 euro; e si prevede che già fra tre o quattro anni il valore
triplicherà. Risanare il bilancio acquistando crediti costerà molto caro.
   In questa specie di Monopoli della CO2, l'Italia ha perso qualche giro.
Si era impegnata a ridurre del 6,5% e oggi, avendo aumentato di altrettanto
le sue emissioni, si ritrova a dover tagliare di circa il 13%. «Secondo il
piano nazionale per la riduzione delle emissioni approvato dal Cipe, dovremo
tagliare oltre 100 milioni di tonnellate di CO2», specifica il ministro
dell'Ambiente Altero Matteoli.
   LA SFIDA DA VINCERE
   In che modo? «Con l'ammodernamento del parco veicolare, eliminando entro
il 2009 le auto immatricolate prima del 1996 che emettono più di 160 grammi
di CO2 per chilometro; con la diffusione delle minicentrali a cogenerazione
di elettricità e calore; con la produzione di energia dai rifiuti; con
l'incremento di efficienza degli impianti e con l'aumento delle superfici
forestali». Non basterà: ci dovremo impegnare anche con progetti nei Paesi
in via di sviluppo, in gran parte già iniziati e programmati. Altrimenti
dovremo sborsare svariati milioni di euro in multe o riscatto di crediti.
«La sfida è molto impegnativa, ma è possibile vincerla», incoraggia
Matteoli.
   Siamo anche partiti col piede sbagliato: il piano nazionale che assegna
un tetto di emissioni a ciascuno dei nostri 1.300 impianti soggetti alla
normativa non è piaciuto ai severi commissari europei e ci è stato rimandato
indietro. «Non potevamo scendere nei dettagli richiesti per gli impianti
elettrici dato che molti di essi sono in fase di ristrutturazione e modifica
 - precisa il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini
 -. Ma entro questo mese completeremo la revisione e, con un ritardo di
qualche giorno, anche noi potremo entrare nei meccanismi del protocollo».
   UN FUTURO INCERTO
   I festeggiamenti per il via ufficiale al trattato climatico non fanno
dimenticare però le preoccupazioni che gravano sul suo futuro e che sono
state evidenziate all'ultimo vertice di Buenos Aires. Cosa succederà dopo il
2012 se gli Stati Uniti continueranno a restare fuori dal sistema dei
vincoli e i grandi Paesi in via di sviluppo come Cina e India ci staranno
dentro solo come spettatori non paganti?
Franco Foresta Martin

«Sviluppo? Meno petrolio e carbone
L'aria pura può rivelarsi un affare»
I controlli
a Favore
ROMA - «Il protocollo di Kyoto interferisce con l'economia mondiale, ma solo
in senso positivo. Infatti promuove scelte energetiche innovative che si
riveleranno un affare, un ottimo investimento per governi e aziende».
Vincenzo Ferrara, responsabile del Clima Globale all'Enea e rappresentante
italiano dell'Ipcc (il gruppo di esperti Onu sui cambiamenti climatici),
scommette sul successo del discusso trattato climatico. Costoso e
inefficace, come dice Bush?
   «Costoso sì. Una stima effettuata da alcuni istituti economici valuta che
costerà 150 miliardi di dollari l'anno, cioè qualche percento del Pil dei
Paesi industrializzati. E tutto questo per ottenere solo 0,15 gradi di
riduzione della temperatura. Ma, a dispetto di queste cifre, inefficace
assolutamente no».
   E in cosa consiste allora la sua utilità?
   «Lo vediamo anche dall'emergenza ormai quotidiana dello smog nelle città:
è urgente che lo sviluppo possa svincolarsi dalla dipendenza del petrolio e
dei combustibili fossili. Bisogna impegnarsi nella ricerca per rendere
disponibili nuovi modi di produrre energia. E a questo non si arriva senza
uno choc come il protocollo di Kyoto che impone una svolta, costringe a
cambiamenti strutturali».
   Se il protocollo sarà rispettato, risulterà davvero così infimo il calo
delle temperature?
   «Sì, saranno circa quindici centesimi di grado, almeno in questa prima
fase di riduzioni dei gas serra. Ma non è detto che questo rappresenti un
valore irrisorio perché molti processi climatici potrebbero non essere
lineari ma a soglia, come la Corrente del Golfo, e quindi reagire anche a
piccole variazioni della temperatura».
   Come si potrà evitare che i costi del protocollo si abbattano sui
consumatori?
   «I meccanismi del protocollo diventeranno un peso per l'economia solo se
si vorrà difendere a oltranza l'attuale modello di sviluppo socio-economico
basato sui combustibili fossili. Ma se si avrà il coraggio di investire in
tecnologie e ricerca di alternative energetiche che ci affranchino a poco a
poco dall'economia del petrolio, allora il protocollo si trasformerà in
un'opportunità di nuovo benessere per tutti: governi, società e ambiente».
   I Paesi in via di sviluppo dovranno aggregarsi al più presto?
   «Sì, ma quelli industrializzati devono dare il buon esempio. Grandi Paesi
come gli Stati Uniti e l'Australia non possono restare fuori, bisogna
convincerli a rientrare nell'accordo».
NEL MONDO Un sistema di controlli verrà definito solo a fine 2005, nel
vertice canadese
IN EUROPA
Nei Paesi Ue i governi comunicano alle imprese i limiti per le emissioni di
Co2.
I controlli  sono affidati a ispettori europei
F. F. M.


«Senza gli Usa è già un fallimento,puntiamo su tecnologie anti-sprechi»
Contro
ROMA - «Quell'accordo è fallito miseramente nel momento in cui gli Stati
Uniti lo hanno rifiutato. A questo punto il meccanismo non potrà più
funzionare e si ridurrà a un cumulo di oneri e di vincoli insostenibili per
le nostre economie». Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di
geofisica e vulcanologia (Ingv), mostra il pollice verso nei confronti del
trattato climatico. Sta anche lei dalla parte di coloro che negano il
surriscaldamento globale?
   «Niente affatto. Dagli anni '80 a questa parte abbiamo raccolto
indiscutibili segnali di cambiamento climatico. E ci sono pure forti indizi
che le emissioni dei gas serra prodotti dall'uomo abbiano la loro
responsabilità. Anche se non è ancora chiaro quanta parte di questi
cambiamenti sia ascrivibile a oscillazioni naturali e quanta alla civiltà
industrializzata».
   Allora ce l'ha col protocollo per come è concepito.
   «Diciamo che per come è stato concepito non si può permettere di lasciare
fuori dagli obblighi di riduzione dei gas serra un Paese come gli Stati
Uniti che oggi rappresenta oltre il 35% delle emissioni mondiali e Paesi
come la Cina e l'India le cui emissioni sono in veloce ascesa e fra pochi
anni raggiungeranno anche esse percentuali altrettanto rilevanti».
   L'avvio del protocollo potrebbe convincere gli indecisi ad accettare la
strada delle riduzioni concordate.
   «Ne dubito. Anzi, temo che di qui alla scadenza del 2012 molti dei Paesi
industrializzati che sono entrati nel sistema degli obblighi si renderanno
conto degli enormi costi necessari per raggiungere i tagli e della
situazione di vantaggio degli Stati Uniti. E tutto questo per arrivare a una
percentuale di riduzione minima, assolutamente insufficiente a garantire un
qualche effetto positivo sul sistema climatico. Insomma, un protocollo
davvero inutile, costoso e sotto certi aspetti immorale».
   In che senso immorale?
   «Le sembra giusto che un Paese può permettersi di continuare a inquinare
e a sprecare e poi comprarsi a suon di euro i crediti per risultare
formalmente a posto? Questo permettono i commerci di anidride carbonica».
   Ha delle alternative da proporre?
   «Penso che si potrebbe ottenere lo stesso ordine di grandezza di
riduzione di gas serra semplicemente eliminando gli enormi, inaccettabili
sprechi energetici oggi esistenti in tutti i settori: elettricità,
condizionamento dell'aria, trasporti, eccetera. Dovremmo più efficacemente
lanciare un progetto culturale e tecnologico contro gli sprechi energetici».
F. F. M.

Milano
Monza, parte la conta delle colonie feline. Agevolazioni per chi gestisce
«gattare»
Nasce la città dei gatti: festa e censimento
«Vogliamo sensibilizzare la cittadinanza sui mici in libertà per una
corretta convivenza»
MONZA - Quanti sono i gatti del sindaco di Monza Michele Faglia? Secondo le
stime della sezione cittadina dell'Enpa, almeno ottocento. Sono tutti «amici
coi baffi» che vivono nelle colonie feline della città e che per legge sono
sotto la tutela del primo cittadino. «Ammetto di preferire i cani - scherza
Faglia - ma sono curioso comunque di sapere quanti mici sono sotto la mia
tutela». La risposta arriverà presto, visto che l'Enpa, in collaborazione
con l'assessorato all'Ambiente, farà partire da giovedì, festa nazionale del
gatto, il primo censimento cittadino delle colonie feline. In serata, alle
21, la nuova sede dell'Enpa di via Lecco 164 ospiterà l'incontro sul tema
«Tutti matti per i gatti». «Vogliamo informare e sensibilizzare la
cittadinanza sull'esistenza delle colonie di gatti che vivono in libertà -
spiega il presidente dell'Enpa Giorgio Riva - sulla loro salvaguardia per
una corretta e serena convivenza urbana. Il primo compito che ci siamo dati
è una mappatura delle colonie feline». Già da giovedì saranno distribuiti
appositi moduli che dovranno essere compilati dai «gattari» e dalle
«gattare» di Monza: si dovranno indicare i luoghi dove si ritrovano le
colonie e il numero di gatti di ogni colonia, divisi tra maschi e femmine.
   «I moduli saranno inviati anche ai cittadini con il prossimo numero
dell'informatore comunale - spiega Anna Ida Riboldi, referente per i diritti
degli animali all'assessorato all'Ambiente - dovranno essere compilati e
consegnati alla sede dell'Enpa, il nostro assessorato o il canile di via
Buonarroti».
   Una volta terminato il lavoro, il Comune avrà a disposizione una vera
banca dati che sarà informatizzata e continuamente aggiornata. Le novità non
sono tutte qui: le aree di ritrovo delle colonie feline saranno segnalate da
appositi cartelli con tanto di gatti stilizzati e ogni gattaro riceverà un
tesserino di riconoscimento per poter operare in tranquillità, ma anche per
rivolgersi alle mense scolastiche per recuperare gli avanzi di cibo.
   Una novità che piace a Sergio Banfi, 43 anni, gattaro da dieci: «Ogni
giorno mi occupo di accudire cinque colonie - spiega -. Lo faccio con
passione come tutti i gattari e non ho mai chiesto nulla, ma un
riconoscimento del nostro lavoro non può che fare piacere. Ho ereditato
cinque colonie di gatti nel centro storico da un'anziana gattara. Si
concentrano in zona San Gerardo, lungo il Lambro e dietro il tribunale».
   La festa dei gatti proseguirà anche sabato con uno stand dell'Enpa in via
Italia per la raccolta di cibo in scatola da portare in canile, mentre
alcune volontarie, abili truccatrici, trasformeranno i bambini in «gatti per
un giorno».
Rosella Redaelli

L'INIZIATIVA
Elio e le scimmie di Kafka al «Darwin Day»
Il naturalista inglese Charles Robert Darwin pubblica nel 1871 «La
discendenza dell'uomo» in cui affronta l'origine umana proveniente da specie
inferiori, e l'Inghilterra conservatrice gli si scaglia contro. Vero è che
già nella «Origine della specie», 1859, lo scienziato si era «permesso» di
ribaltare la teoria della fissità della specie. Insomma, recidivo. Ma il
tempo gli ha dato ragione se oggi, a meno di quattro anni dal bicentenario
della nascita, l'intero mondo accademico gli tributa il «Darwin Day». Così
il Museo di Storia naturale (corso Venezia 55) , che oggi e domani ospita il
convegno «L'evoluzione umana», cui partecipano paleoantropologi, genetisti,
biologi e filosofi della scienza. Ma c'è anche un pizzico di humour: oltre
alle conferenze - oggi, dalle 15 alle 21 - di Richard Dawkins, Giorgio Manzi
e Telmo Pievani, moderate da Giulio Giorello, c'è spazio - domani alle 21 -
per Elio delle Storie Tese che legge «Relazione sulla mia vita di scimmia»
da Kafka. Per informazioni, tel. 02.88.46.33.17.
(Peppe Aquaro)

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Oggetto: il secolo xix 15/02

ANIMALI La polizia provinciale fa lezione ai ragazzi
Daini che giocano con le volpi, cornacchie più inventive di un Archimede
Pitagorico, pipistrelli assolutamente innocui ma che riescono comunque a
seminare il panico, cinghiali che danno un po' troppa confidenza. Sono
alcuni dei racconti, ispirati ad episodi realmente accaduti durante il
lavoro, che la Polizia Provinciale di Genova ha scritto e pubblicato nel
volumetto "Il cinghiale volante" che verrà presentato agli studenti delle
scuole elementari e medie dei distretti scolastici compresi nel territorio
dei Parchi regionali del Beigua, dell'Antola, dell'Aveto e di Portofino.
La pubblicazione raccoglie alcune delle storie più significative, realmente
accadute, che riguardano gli animali selvatici «fonte inesauribile di
sorprese - dicono alla Polizia Provinciale - come si può leggere e come
spesso è difficile immaginare per chi vive e lavora in città».
Tra le pagine del "Cinghiale Volante", che nelle presentazioni sarà
accompagnato da un audiovisivo preparato sempre dalla Polizia Provinciale,
accanto ai racconti vissuti, alle fotografie, alle schede sulle specie
faunistiche, ci sono anche leggende riscoperte e riaffiorate dal territorio
su animali fantastici.
«L'incontro tra la Polizia Provinciale e i ragazzi - dice l'assessore Marina
Dondero - vuol essere un modo nuovo, diretto e vivace per presentare e far
conoscere la ricchezza naturalistica e ambientale del nostro territorio e
far capire l'importanza di rispettare e tutelare gli animali, le piante e i
loro habitat».
Il primo appuntamento il 17 febbraio alle 9.30 nel Teatro di Masone per le
scuole del Parco del Beigua. Seguiranno gli incontri per le scuole del Parco
di Portofino (18 febbraio, a Santa Margherita), per quelle del Parco
dell'Aveto (24 febbraio, a Borzonasca) e del Parco dell'Antola (5 marzo, a
Torriglia). "Il Cinghiale Volante" sarà poi presentato anche alle
biblioteche della provincia.

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Oggetto: Anmvi - LiberOscar 10/02

Difendiamo i diritti delle sogliole
10-02-2005

(dal quotidiano Libero del 10 Febbraio 2005) - Quando si parla di
vegetarismo molti pensano essenzialmente alla carne, ben pochi ai pesci e
quasi nessuno ai vari crostacei, dall'ostrica al gamberetto. Poi, viene
tutta una serie di gradazioni, talvolta anche discutibili. C'è chi si
rifiuti di mangiare la carne di cavallo, ma non esita davanti a polli,
maiali e caprioli. C'è chi non mangia carne di coniglio perché in casa ha un
coniglietto nano, mentre mangia il filetto di cavallo che fa buon sangue
(tutte balle!).
Ho un'amica vegetariana che si concede a malapena latte e uova, però di
fronte a un rombo con le patate o ai gamberoni alla catalana cede dolcemente
alla tentazione. Io stesso, quando ero in Norvegia, mi rimpinzavo di salmone
e halibut e rifiutavo categoricamente, carpacci di balene e affini. Ho un
amico che mangia carne e pesce, ma non il tonno. Ha visto il macello di una
tonnara e gli è bastato per escluderlo dalla propria alimentazione. Altri
amici non vogliono vedere il cameriere che mostra i pesci più freschi da
scegliere, nemmeno defunti, figuriamoci se vivi e sgambettanti, come è
comune per astici e aragoste nei loro provvisori acquari. È evidente che più
scendiamo nella cosiddetta "gerarchia" zoologica, più diventa difficile
farsi cogliere da forti sentimenti. Il cucciolo di un capriolo o di un
cinghiale suscita emozioni diverse, rispetto ad un pesce nato da poco o ad
un lombrico.
Ora è uscito un manuale, a cura della Società Britannica di Conservazione
Ittica, che restituisce al pesce tutta la sua dignità di organismo vivente.
L'opuscolo infatti invita i consumatori a fare scelte ben precise quando si
recano nelle pescherie per acquisti. Il pesce va mangiato secondo principi
ecologici che sottendono implicazioni etiche di non poco conto. Tralasciando
il pesce che può essere allevato come il pollame, non basta più conoscere le
antiche regole dei mesi con e senza la "R". Secondo la società britannica
non si dovrebbe mangiare pesce che misuri meno di una spanna, meglio se è
stato catturato con la lenza. Assolutamente vietato farsi un pagello arrosto
in marzo e aprile o mangiarsi certi molluschi bivalvi da maggio ad agosto. È
la loro stagione produttiva. Non vorrete cacciarli in padella mentre i loro
fratelli, insidiati da mille pericoli, esauriscono le loro residue energie
accoppiandosi e partorendo migliaia di uova? Vi sono poi i pesci talmente
gettonati dai buongustai da subire un'eccessiva pressione da parte dei
pescatori. I merluzzi, l'halibut, l'eglefino, la passera di mare, il rombo e
il nobile branzino sono banditi dalle tavole del corretto mangiatore di
pesce. Molto meglio indirizzarsi verso pesci come la gallinella o la
platessa. Meglio ancora l'hoki e il mahi, mahi che abbondano e non rischiano
la depauperazione. Anche certi molluschi come le cozze o le ostriche si
possono mangiare, a patto che non siano stati pescati con sistemi draganti.
Fin qui nulla da dire. Anche i pesci hanno i loro diritti. Il problema più
grosso nasce quando ci si reca in pescheria a cercare un mahi mahi, o a
cercare di capire se quello è un halibut o un eglefino o magari se si compra
un pesce "ecologico" ma che fa schifo e finisce dritto nella ciotola del
gatto, snobbato anche da quello. Non so gli inglesi, ma temo che gli
italiani (e non solo), pur di farsi un rombo fresco con le patate,
potrebbero seriamente diventare l'ultima generazione a mangiare pesce fresco
marino.
OSCAR GRAZIOLI

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Oggetto: repubblica 15/02

Femmine per i pinguini gay: bufera su uno zoo tedesco

Berlino - La libertà sessuale in Germania è una cosa seria. Più che mai è
preso sul serio il diritto a vivere la sessualità come si vuole. La storia
che narriamo è cominciata a Bremerhaven, la prospera, civilissima
città-porto a nord di Brema. O meglio nel suo zoo. E poi è continuata in
rete, nel mondo virtuale internettiano dove proteste e mobilitazione non
hanno frontiere.
La contestatrice involontaria della "political correctness" è la signora
Heike Kueck, direttrice dello zoo. Affrontava un problema grave. Lo zoo
possedeva dieci rari pinguini di Humboldt, di cui solo quattro femmine e sei
maschi. Vuoi per non litigarsi le poche femmine, vuoi per propensione
naturale, i sei pinguini maschi si sono scoperti gay. Hanno formato tre
coppie, si coccolano affettuosamente tubando, covano pietre come surrogato
delle uova che non possono deporre. Risultato: la sopravvivenza della specie
protetta è minacciata. Frau Kueck si è rivolta ai colleghi di Stoccolma: per
vedere se i sei sono davvero gay o solo delusi dalle compagne, ha pensato di
"importare" a Bremerhaven sei seducenti "svedesine". Splendide pinguine di
Humboldt in possesso degli zoo del regno delle tre corone.
"Non lo avessi mai fatto", dice ora la povera Frau Kueck sconsolata. Le
organizzazioni gay tedesche, austriache, australiane, di tutto il mondo
tempestano da giorni lo zoo di telefonate, fax e e-mail di protesta.
"Vergognatevi, violate i diritti di soggetti giuridicamente incapaci di
difendersi da soli", denuncia un attivista austriaco. "Vergogna", tuonano le
influenti associazioni gay tedesche, "volete turbare la quiete ormonale e
l'autodeterminazione sessuale dei poveri sei, facendoli adescare a forza da
sei femmine affittate". Il tentativo di far procreare le rare bestie diventa
un Gulag erotico per animali gay. In Germania i gay sono forti: uno di loro
è sindaco di Berlino, un altro guida Amburgo, un terzo diverrebbe
vicecancelliere in caso di svolta a destra. E Internet veicola la
solidarietà internazionale. Morale: niente svedesine. Almeno fino alla
prossima stagione degli amori i sei pinguini omosex di Bremerhaven verranno
lasciati in pace. Di eventuali incontri con le bionde si parlerà l'anno
prossimo, proteste permettendo.
Andrea Tarquini

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Oggetto: corriere della sera 16/02

TOTEM E TABU' DELL'AMBIENTE
di GIANNI RIOTTA

   Nel 1913 Sigmund Freud diede alle stampe un saggio già apparso sulla
rivista «Imago»: «Totem e tabù». Il totem, spiegava il padre della
psicoanalisi, rappresenta la virtù assoluta di una comunità, il tabù il suo
male assoluto. I nostri antenati primitivi celebravano il totem ed
esorcizzavano il tabù. E poca strada sembriamo avere fatto noi eredi se,
anche davanti alle scelte più drammatiche, ci scattano identici riflessi
ancestrali. Il Protocollo di Kyoto, che debutta oggi a tutela dell'ambiente
e contro le emissioni nocive, è celebrato dai 140 Paesi che lo hanno
sottoscritto, dall'Unione Europea alla Russia, come un totem capace di
fermare l'effetto serra, che ha surriscaldato l'atmosfera di 0,8 gradi
Celsius (fonte Thomas Lovejoy, Heinz Center for Science ). Per gli Stati
Uniti del presidente Bush, che non l'hanno invece ratificato, come per i
detrattori del Trattato, si tratta di un tabù malefico, che costerebbe
cinque milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari. Lo studioso Bjorn
Lomborg, «ecologista scettico», urla al tabù: «Se tutto il mondo applicasse
alla lettera il Protocollo per l'intero XXI secolo, gli effetti sarebbero
insignificanti». Difende il totem, smentendo la Casa Bianca, l'Epa, agenzia
ufficiale del governo Usa per l'ambiente: «Il surriscaldamento
dell'atmosfera può distruggere foreste, diffondere deserti, innalzare il
livello del mare, rovinare raccolti e falde acquifere». Chi ha ragione? I
paladini di Kyoto o gli scettici? Vale più un totem o un tabù? Chi ha
davvero a cuore la difesa della Terra deve uscire, subito, da questa logica
primitiva e provare a superare l'impasse che oppone gli Usa all'Europa. Il
Protocollo è uno strumento imperfetto, non prende in considerazione
l'inquinamento prodotto dalla Cina e dai Paesi in via di sviluppo, ignora la
voce degli scienziati che ancora non vedono prova dell'effetto serra. E
quanto sia duro seguire la dieta di Kyoto, lo provano i Paesi firmatari ma
inadempienti, prima fra tutti l'Italia che ancora non ha ricevuto da
Bruxelles l'approvazione per i tagli allo smog, garantiti dalla «borsa
dell'anidride carbonica». La Gran Bretagna del premier Blair, sponsor del
Protocollo, potrebbe essere denunciata dalla Commissione europea perché non
riduce lo smog come promesso e il Canada, che aveva giurato di cancellare
dal cielo il 6% di gas inquinanti, li vede aumentare dell'1,5. Washington
deve però riconoscere che se non c'è consenso tra gli esperti, la
maggioranza degli scienziati, inclusa la storica National Academy of
Sciences Usa, concorda sull'effetto serra, e del resto un quarto dei gas
nocivi del mondo (23,5%) sono made in Usa .
   Avvelenati dalla rissa tra «Totem verde» e «Tabù grigio» si fa però poca
pulizia e l'aria, non solo la discussione, si riscalda. Meglio quindi per
tutti, a partire dal G8 di luglio a Gleneagles in Scozia, lavorare sulla
mediazione dei senatori repubblicani americani McCain e Hagel che, pur senza
firmare Kyoto, propongono un piano ecologico comune, come quello che dal
2002 limita i gas nocivi in California, promuovendo anche le auto a motore
ibrido. Kyoto non è panacea contro l'inquinamento, ma è un cartello che
indica la strada giusta, la ricchezza può crescere senza sfigurare il
pianeta, non c'è contraddizione tra sviluppo e ambiente. Basta non farne un
nuovo caso per dividersi e ragionare insieme su come accogliere la critiche
al Protocollo. Salvare cieli azzurri, boschi verdi e acque limpide è impegno
sacro.
griotta@...

Milano
ANIMALI
Festa del gatto in libreria
La libreria Mursia, via Galvani 24, t. 02.67.37.85.30 celebra la festa
nazionale del gatto (domani) con l'iniziativa «Tutti matti per i gatti». Si
comincia oggi alle 18 con un incontro dal titolo «La città dei gatti e la
città degli uomini». Con l'etologo Giorgio Celli, l'assessore Pietro Mezzi e
il responsabile dei diritti degli animali Edgar Meyer. Domani è la volta di
letture gattofile sul «Sofà delle fusa». Venerdì «Miaomerenda» per i bimbi.

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Oggetto: il secolo xix 16/02

Pallare
Caccia ai cani randagi
Si è scatenata la caccia ai randagi in paese. Il Comune con la polizia
municipale, il servizio veterinario dell'Asl e la sezione valbormidese della
Lega nazionale per la protezione del cane si sono mobilitati, unendo le
forze, per catturare in particolare due maremmani, femmine di grossa taglia,
che terrorizzano i ciclisti di passaggio. Numerose le segnalazioni di
protesta arrivate in merito alla polizia muncipale che ha subito allertato
le associazioni animaliste.

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Oggetto: gazzetta di parma 16/02

« Rimedi estremi contro i bocconi »

La presidente della sezione provinciale Enpa di Parma, Angela Pia Mori
Gialdi, interviene sul problema dei cosiddetti bocconi avvelenati e risponde
alle recenti dichiarazioni dei rappresentanti degli Atc. Egregio direttore,
desidero innanzitutto ringraziare la « Gazzetta » per il risalto dato al
tragico fenomeno dei bocconi avvelenati, crimine, pi ù che fenomeno, che
oggi assume carattere di assoluta emergenza, con implicazioni tali da farne
un problema sociale, oltre che di tutela animale e ambientale. Mai come
quest'anno si è assistito ad una recrudescenza di tale portata, quasi una
sfida a quanti da anni si battono contro di esso, in primis le associazioni
protezioniste. Precisando che l'Enpa ha dato mandato al proprio avvocato
affinchè ricorra a tutte le strategie legali possibili al fine di denunciare
eventuali omissioni, oltre che colpe, mi sia concesso esprimere doverose
precisazioni, rispondendo ad alcune affermazioni del signor Bardini,
presidente dell'Atc 2, e del signor Galvani, presidente dell'Atc 4.
Personalmente non credo molto all'autobeatificazione delle Atc,
ciononostante ritengo che l'input d'arresto debba partire proprio da queste
sedi. Non si illude infatti nessuno affermando la presenza, al loro interno,
di qualche isolata « mela marcia » : la dimensione del fenomeno è troppo
vasta per far credere a una tale ipotesi. La realtà è ben altra ed è ormai
da tutti intuita: siamo da sempre in presenza di un piano programmato e ben
organizzato, realizzato a tappeto, in un periodo determinato che ogni anno
si ripropone, guarda caso, nel periodo del ripopolamento e della cattura. E,
altra « singolare » determinazione, la maggior parte dei bocconi viene
ritrovato proprio nelle zone a ciò destinate. Una strage che se con
difficoltà si può calcolare per difetto per gli animali domestici,
costituisce una vera ecatombe per la fauna selvatica già ridotta ai minimi
storici anche per una serie di altri fattori che in questa sede non è il
caso di esaminare. Ma veniamo alle richieste espresse dai due presidenti
delle Atc: affidare loro il recupero dei cani vaganti ( le Atc a mio avviso
risultano poco affidabili nella gestione del territorio, se è vero che non
riescono a isolare al loro interno quelle che loro stessi definiscono « mele
marce » ) , ossia un servizio che la Regione Emilia Romagna nella legge
regionale 27/ 2000 demanda, per competenza, ai comuni, che possono
organizzarlo in modo autonomo o convenzionandosi con associazioni zoofile o
animaliste, categorie nelle quali non si possono identificare le
organizzazione o associazione a carattere venatorio. E a chiarire ogni
eventuale fallace interpretazione, a precisa richiesta dell'Enpa, la Regione
Emilia Romagna ha emesso un parere scritto incontestabile, definendo queste
categorie, proprio in virt ù del loro statuto, non rientranti in quelle
definite zoofile o animaliste, avallando cosí quello che già la logica
porterebbe a considerare. Per questo l'Enpa diffida i comuni cui è stata
formulata tale richiesta dal porla in atto, perchè si porrebbero in aperto
contrasto con quanto prescritto dalla normativa. In quanto poi al quadro da
terzo, anzi, da quarto mondo presentato dal signor Galvani relativamente
alla presenza di cani vaganti, non vale nemmeno la pena di rispondere:
saremmo, secondo lui, accerchiati da branchi di cani pericolosi come leoni,
che mettono a repentaglio l'incolumità di chi si avventuri in una «
scampagnata » . Ritengo invece che sia ben pi ù pericoloso per tutti
passeggiare nelle nostre campagne con o senza cani ( pensiamo ai cercatori
di funghi o tartufi o semplicemente ai raccoglitori di asprelle o alle
famiglie che fanno picnic con bimbi in tenera età) con il rischio di
incappare in qualche famigerata polpetta. Al di là delle polemiche, ritengo
che allo stato attuale si debba identificare questa emergenza come calamità,
per il cui superamento occorre avere il coraggio di predisporre azioni
forti, quali il divieto sui territori coinvolti, per un periodo di almeno un
anno, di ogni attività venatoria o ad essa collegata. A mali estremi,
estremi rimedi. Decisioni da assumere come forma di salvaguardia e perchè
contro chi è stato colpito negli affetti e nel portafoglio non debba
ritorcersi la definizione di colpevolezza per non avere adeguatamente
custodito i propri animali.

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Oggetto: animali trasportati in germania

>
>
>BRESCIAOGGI
>
> Giovedì 10 Febbraio 2005
>
>
> PALAZZOLO. L?appello lanciato dai volontari
>
> «L?illegalità si vince con un nuovo canile»
>
> Prosegue l?inchiesta sugli animali trasportati in Germania
>
> Palazzolo (BS)
>
> Un ricovero per animali da gestire a Palazzolo. Lo chiede l?associazione
>«Gli amici dell?arca». Un appello che giunge nel pieno dell?indagine su
un
>presunto traffico di animali ospitati in canili del bresciano e venduti
come
>cavie a laboratori tedeschi. Un inchiesta che ha gettato pesanti ombre
su
>alcune strutture di Garda, Franciacorta e Bassa. canile da gestire direttamente.
>Il sodalizio di Palazzolo che si occupa di animali abbandonati è nato nel
>febbraio del 2004: a un anno di distanza conta già 317 soci. Nel primo
anno
>di attività, l?associazione si è occupata del sostegno di 14 colonie feline
>del paese accudendo 254 gatti, dieci cani, quattro conigli nani ed alcuni
>volatili. I suoi volontari si sono curati di mantenere in salute gli animali
>fornendo un?alimentazione giornaliera pulendo periodicamente i rifugi,
controllando
>le condizioni di salute dei felini. L?associazione ha fatto eseguire 127
>sterilizzazioni, 24 curate dall?Asl, il resto fatte eseguire a proprie
spese
>da veterinari privati. L?associazione ha curato 30 gatti abbandonati, riuscendo
>per molti a trovare un?adozione, ma purtroppo ha dovuto anche denunciare
>otto casi di avvelenamento. I casi più gravi si sono verificate nelle colonia
>di via Matteotti sterminata da esche avvelenate sparse a fine anno anche
>in via Galignani. Impegnati contro i casi di maltrattamento «Gli amici
dell?arca»
>hanno recentemente organizzato nella sede del Wwf un?affollata assemblea
>per chiedere chiarezza sull?ambiguo fenomeno delle adozioni internazionali
>dei cani che - è il sospetto dei volontari ma anche della Procura di Brescia
>- sembrano in alcuni casi essere utilizzate per fornire animali alle aziende
>tedesche che praticano la vivisezione, consentita in quel Paese solo per
>animali provenienti dall?estero.
> La presidente Mina Tagli e la segreataria Maria Lancini hanno denunciato:
>«C?è un commercio di cani e gatti che dall?Italia raggiungono altri paesi
>europei. Purtroppo la piaga ha coinvolto anche la nostra provincia». Emblematiche
>a questo proposito le testimonianze raccolte dall?associazione: «A Adro
esisteva
>un rifugio per cani, tollerato e mantenuto in vario modo dai residenti
che
>fornivano cibo e contributi - ha raccontato una volontaria -. A ottobre
la
>responsabile ha presentato il risultato di un viaggio di sei volontari
che
>avevano seguito i cani portati ad un canile tedesco».
> Ma proprio mentre la manifestazione era in corso una pattuglia dei
>Nas fermava due furgoni con a bordo trenta cani in pessime condizioni,
privi
>della documentazione di accompagnamento. La vettura che faceva da staffetta
>ai due furgoni riusciva a fuggire ma i carabinieri avrebbero già identificato
>la conducente una donna conosciuta nel mondo dei canili. La documentazione
>irregolare ha fatto aprire un?inchiesta per capire come si sviluppasse
il
>commercio verso la Germania ammesso dai conducenti dei due furgoni sequestrati.
>«Quei cani - hanno spiegato i volontari di Palazzolo -, che provenivano
dal
>rifugio di Orzinuovi, sono poi stati portati a Brescia. A questo punto
non
>ci fidiamo più nemmeno delle strutture istituzionali» hanno proseguito
gli
>Amici dell?Arca che hanno chiesto chiarimenti alla Asl. «Ci hanno risposto
>che, pur comprendendo la nostra preoccupazione, non possono dir nulla fino
>al termine del procedimento penale». Che a quanto pare potrebbe portare
a
>sviluppi clamorosi nelle prossime settimane.
> «Chiediamo maggiori garanzie - spiegano i dirigenti dell?associazione
>-, anche perché l?Asl non ci ha ancora comunicato gli esiti dell?autopsia
>sui gatti avvelenati. Per noi è urgente l?istituzione di un canile che
si
>possa controllare a Palazzolo: svolgiamo un servizio utile alla città occupandoci
>gratuitamente di animali abbandonati ma le istituzioni cui risolviamo questo
>problema non ci hanno ancora fornito una stanza per la nostra sede».
> Giancarlo Chiari

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Oggetto: messaggero 16/02

Abruzzo
Lupa di due anni uccisa con una corda di acciaio
di MANLIO BIANCONE
CARSOLI- Una lupa di circa due anni è stata trovata morta nei boschi di
Rocca di Botte, una frazione di Carsoli. L'animale è stato ucciso da un
laccio preparato da bracconieri. E' stata rinvenuta, ieri mattina, dagli
uomini del corpo forestale, ma era morta da almeno quattro giorni per una
emorragia interna provocata dal laccio che l'ha stritolata a metè del
tronco.
«La corda di acciaio- ha precisato Luigi De Propis, responsabile del
distretto forestale di Avezzano- aveva una spessore di mezzo centimetro.Il
laccio che ha ucciso l'esemplare di giovane lupo era destinato, nell'intento
dei bracconieri, alla cattura dei cinghiali. La carcassa recuperata è stata
depositata per adesso ad Avezzano , ma sarà subito inviata all'Istituto
Zooprofilattico di Teramo dove sarannoo eseguiti gli esami necessari per
appurare le cause della morte». La forestale è anche convinta che chi ha
sistemato la trappola potrebbe essere tonato sul posto per impadronirsi
della preda e aver trovato l'animale in agonia, per poi lasciarlo morire.
Il giovane lupo si trovava in quei boschi del Carsolano, località Colle
castagno, per caso. Infatti non è il suo habitat naturale. Si sospetta che
sia arrivato dal Parco Regionale dei Monti Siombruini del Lazio, le montagne
abzuzzesi confinano proprio con l'area protetta. Non si esclude però che
l'annimale possa essere arrivato dall'area protetta del Parco Nazionale
d'Abruzzo.

Viterbo
Si è lasciato morire il pitbull aggressivo: disposta l'autopsia
di ANNABELLA MORELLI
E' morto il pitbull mordace salito agli onori della cronaca agli inizi di
gennaio. Ma non è stato soppresso dalla Asl, come avrebbe voluto il
proprietario preoccupato dall'aggressività del cane: è stato trovato morto
nel box della pensione Fontana dove, dopo il sequestro e i dieci giorni di
osservazione, era stato ricoverato proprio su ordine dell'azienda sanitaria.
A un primo esame i veterinari hanno rilevato delle escoriazioni alle zampe
che hanno fatto pensare a un caso di autolesionismo, ma per essere più
sicuri delle cause del decesso bisogna aspettare le analisi dell'istituto
zooprofilattico che però non ha ancora fornito le risultanze degli
accertamenti.
«Era un cane aggressivo - dice il dirigente del servizio randigismo della
Asl, dottor Delocu - che ultimamente rifiutava il cibo e si gettava con
violenza contro la rete del box. Quando lo abbiamo trovato morto s'è pensato
a una forma di autolesionismo, ma dobbiamo aspettare gli esiti della
necroscopia: può essersi ammalato di solitudine e morso o avere avuto un
tumore al cervello. Di certo non aveva la rabbia e il proprietario più volte
contattato ha rifiutato non ha voluto di riprenderlo e nemmeno saldare il
conto della pensione Fontana».
Un conto in sospeso e tanta amarezza e rabbia da parte di chi quel cane
avrebbe voluto salvarlo. «Per noi - dice Nicola Carosi, proprietario della
pensione per cani La Quercia Rossa, che s'era proposto di prendersi cura
della bestia - il pitbull era recuperabile. E bastava solo che il
proprietario ci avesse coadiuvato nelle spese». La presidente dell'Enpa,
Elvia Viglino, ricorda che quasi due anni fa, lo stesso cane fu trovato in
giro come un randagio, accalappiato e portato al rifugio di Bagnaia e lì non
aveva dato segni di tanta aggressività. Ritrovarono il padrone dopo due mesi
di annunci e tante foto attaccate in giro da una volontaria. «Quando il
proprietario venne a riprenderselo, un nostro volontario prese in braccio il
cane e lo mise in macchina dove c'era un manganello di ferro». Ma
l'aggressivo non era il cane?

Ancona
QUATTRO ZAMPE
di MARINA VERDENELLI
IN FESTA il mondo felino. Domani si celebrerà la giornata mondiale del
gatto, un appuntamento con i baffi che si ripete da 15 anni sempre nello
stesso mese. Febbraio è stato infatti scelto perché è posto sotto il segno
dell'Acquario e dominato da Urano, pianeta degli spiriti liberi, intuitivi e
anticonformisti come i gatti sanno esserlo. In occasione della celebrazione
dell'orgoglio felino anche il capoluogo dorico, con la collaborazione del
Coordinamento Animalista e dell'assessorato alla sanità, ha organizzato la
sua festa posticipandola al prossimo sabato. In piazza Roma per l'occasione,
dalle ore 9 alle ore 14, verranno allestiti stand informativi e spazi di
ascolto per saperne di più sull'amico gatto. Chi vorrà potrà portare con sé
e consegnare agli organizzatori la foto del proprio amico tutto pelo. Tutte
le foto concorreranno all'estrazione di simpatici premi messi a disposizione
dai negozi di animali della città. Un veterinario comportamentista sarà a
disposizione per consigli e curiosità. Verrà allestito anche un punto di
raccolta cibo per i gatti meno fortunati. Presenzierà all'evento l'assessore
comunale alla sanità Paolo Pascucci, da sempre "gattofilo" convinto. La
giornata dedicata al gatto sarà utile anche per venire a conoscenza di
storie incredibili come quella raccontata al Messaggero dalla signora
Mariella Frullini, 65 anni, di Chiaravalle. «Quattro anni fa - rivela
Mariella - ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e crisi d'ansia che
mi hanno costretta a cure mediche. Nonostante la terapia la malattia non è
mai passata. Poi, due anni e mezzo fa, nella mia vita è entrato Tom, un
gatto bianco con gli occhi celesti in cerca di famiglia. Un angelo grazie al
quale sono guarita completamente. Tom mi ha dato pace, serenità e restituito
il sorriso. Lo accarezzo e sono felice». E infine una buona notizia.
Tequila, la cagnolina Husky dal pelo rossiccio, smarrita ad Agugliano, è
stata ritrovata a Camerano dai proprietari avvisati da alcuni residenti.

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Oggetto: corsera 17/02

Uccisa come Chico Mendes la religiosa che si opponeva ai mercanti di legname
e ai poteri forti
Sei spari a Dorothy, la suora che difendeva l'Amazzonia
RIO DE JANEIRO - Aveva 74 anni e in Amazzonia si batteva per la difesa della
foresta e dei poveri. Due sicari l'hanno uccisa. Così, nello Stato del Pará,
è morta Dorothy Stang, suora che aveva messo in conto di poter essere
eliminata da coloro ai quali la sua opera dava fastidio: i mercanti di
legname, elemento chiave di una catena di poteri forti. Per il Brasile è il
delitto più grave da quello di Chico Mendes, il simbolo della lotta per la
preservazione dell'Amazzonia, nel 1988. In imbarazzo il presidente Lula.

Dorothy, americana, aveva creato una zona protetta nella foresta vergine
contro i taglialegna e gli speculatori

   RIO DE JANEIRO - Sei colpi al petto e in faccia, sparati da due metri
contro una suora di 74 anni. La morte di una missionaria americana, arrivata
dall'Ohio in Amazzonia trent'anni fa per difendere i poveri e la foresta,
sta scuotendo il Brasile come non avveniva da tempo. C'è tutto nel
sacrificio di Dorothy Stang, che ha accolto i suoi assassini sabato scorso
leggendo loro brani della Bibbia: il sangue versato dai più deboli,
l'impunità, lo strapotere dei fazendeiros , la devastazione della foresta
amazzonica, l'incapacità del governo Lula di modificare rapporti di potere
fermi all'epoca del colonialismo. E c'è la miseria e l'ignoranza, che porta
due uomini, subito identificati, ad uccidere su commissione, forse senza
nemmeno sapere perché, per quattro soldi. Anapu, una cittadina di 7.000
anime ricavata nella foresta, stato del Parà. La nostra striscia di Gaza,
l'hanno definita i commentatori brasiliani, per i livelli di violenza e la
guerra infinita attorno alla terra, ambita da tutti. Una foto del satellite
mostra questo angolo di Amazzonia come una macchia verde scura pettinata da
strisce più chiare, giallognole. È dove le motoseghe e il fuoco hanno già
colpito. Ad ogni nuova strada che si apre nella foresta, la situazione
peggiora. Non lontano da Anapu, a Tucuruì, lavora la cooperazione italiana,
in un progetto per combattere gli incendi. «La violenza scaturisce dal
meccanismo economico e dagli appetiti su queste terre - spiega il
responsabile del progetto, Franco Perlotto -. Mani forti si impossessano di
grandi aree falsificando documenti, poi arrivano gli incendi e la
sottrazione di legname pregiato, in seguito la terra disboscata diventa
pascolo e, alla fine del ciclo, viene rivenduta ai coltivatori di soia». La
soia, in questo momento, è il maggior business del Brasile, di tutta
l'America Latina. Il fatto che, in ultima analisi, diventi causa di morti a
catena fa venire in mente l'altra ricchezza del continente, quella della
coca. Secondo uno studio della Pastorale della Terra, un'entità della Chiesa
brasiliana, lo Stato del Parà è in testa con 521 morti in 18 anni alla
classifica degli omicidi per questioni legate al possesso di terra. Solo una
manciata i casi risolti.
   Suor Dorothy sapeva bene che il suo lavoro dava fastidio a tanti, in
questa catena di interessi forti. Nel «Progetto di sviluppo sostenibile
Esperança», che aveva messo in piedi dieci anni fa ad Anapu, l'obiettivo era
l'armonia tra la foresta vergine e le necessità economiche della
popolazione. Solo 400 famiglie, in un'area gigantesca di 1.400 chilometri
quadrati, vivevano di agricoltura a bassa intensità e prodotti della
foresta. Una piccola utopia. Estranea, lontana dalle direttive guida della
politica nazionale, che punta sul grande agrobusiness indirizzato alle
esportazioni di cereali e di carne ed è favorevole all'apertura di nuove
strade. E soprattutto in netto contrasto con gli appetiti locali. Le terre
custodite da suor Dorothy erano difficilmente accessibili alle squadre di
taglialegna e alle chiatte che trasportano a valle i preziosi tronchi di
mogano, il più pregiato legname dell'Amazzonia. Pochi giorni fa, il governo
Lula ha dovuto cedere alle violente proteste dei madereiros , i commercianti
di legname, che minacciavano di bruciare tutto e inquinare i fiumi con
sostanze chimiche se non fosse stato ritirato un decreto di forte
limitazione dell'uso della terra.
   In una intervista, tre anni fa, la missionaria aveva parlato per la prima
volta di minacce di morte e puntato l'indice sulle grandi imprese del
legname. «Se riceverò una pallottola, già sapete da dove è partita», aveva
detto. Poi aveva denunciato la non collaborazione della polizia locale, che
anzi la vedeva come una pericolosa agitprop. Pochi giorni prima di morire,
infine, aveva incontrato Nilmario Miranda, il sottosegretario ai diritti
umani del governo.
   Da Brasilia, si fa notare oggi che alla religiosa era stato proposto uno
schema di protezione, che lei ha rifiutato.
   Nel 1988, l'assassinio di Chico Mendes, il simbolo della preservazione
dell'Amazzonia e dei raccoglitori di caucciù, aveva scosso il mondo e aperto
una nuova era in Brasile nella questione ambientale. Oggi al ministero
dell'Ambiente c'è Marina Silva, che di Mendes è considerata la pupilla e
l'erede. La Silva, che poco ha potuto in questi due anni di governo contro
l'ala dominante del governo Lula, ha riconosciuto che l'omicidio di suor
Dorothy è l'episodio più grave da allora. Per Lula non sono giornate facili.
Raggiunto dalla notizia mentre era impegnato nell'ennesimo viaggio
all'estero, ha spedito nel Parà due ministri e duemila soldati e chiesto una
indagine rigorosa e severa. Ma è stato criticato per non aver partecipato ai
funerali dell'ultima vittima dei poteri forti del Brasile, sulla lotta ai
quali ha costruito la sua fortuna politica.
Rocco Cotroneo

Roma
la cittàDEGLI ANIMALI
Vacanza in Maremma per il pellicano bianco
di FULCO PRATESI
Anche gli uccelli esotici sanno che la miglior maniera di passare il fine
settimana è quella di fare una scappata in Maremma, all'Argentario o ad
Ansedonia. Il pellicano bianco che l'11 gennaio scorso e nelle giornate
successive ha fatto bella mostra di sé sulle rive del Tevere, poco a monte
della confluenza con l'Aniene, e che si è offerto docilmente all'obiettivo
di Stefano Foschi, che con Eugenio Martuscelli remava su una barca del Reale
Circolo Canottieri Tevere Remo, ha pensato che trascorrere il fine settimana
fuori città, lontano dal traffico e dall'inquinamento ormai quotidiani,
fosse una buona idea.
   E così si è messo sulle sue grandi ali bianche orlate di nero e, con un
volo di più di centotrenta chilometri, è andato a passare il sabato 22 e la
domenica 23 gennaio nelle calme e pescose acque dell'Oasi Wwf del Lago di
Burano, che si trova nel territorio di Capalbio. E Fabio Cianchi, la guardia
della riserva, ha potuto scattare stupende foto di questo grande uccello
acquatico posato e in volo.
   Con la ripresa del lavoro, il lunedì successivo, il pellicano ha fatto
ritorno a casa, sul Tevere entro Roma, dove continua a soggiornare
tranquillo.
   Come il pellicano - che in Europa vive soltanto sul Delta del Danubio e
nei laghi di Mikri Prespa in Grecia - sia arrivato a stabilirsi nella
Capitale, ancora non è chiaro. Anche se segnalazioni nelle paludi costiere
del Tirreno e dell'Adriatico non sono infrequenti, pure la docilità e
fiducia mostrate da questo splendido esemplare (la cui foto è stata
pubblicata su queste pagine il 12 gennaio scorso) fa pensare che si tratti
di un esemplare sfuggito alla cattività e desideroso di tornare in natura.
   Attendiamo conferma dall'eventuale proprietario.

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Oggetto: il secolo xix 17/02

CERIALE Allevamento in una discarica, scatta la denuncia
Ceriale Allevava capre, maiali e cani in mezzo a rottami e rifiuti di ogni
genere accatastati in un vasto appezzamento di terreno lungo la strada
panoramica di Peagna, peraltro in una zona di pregio sottoposta a vincolo
ambientalistico. Così ieri mattina si è presentato ai cancelli della sua
discarica-fattoria (messa precedentemente sotto sequestro) un vasto
schieramento di vigili del fuoco, agenti della polizia municipale,
funzionari dell'Asl, del servizio veterinario e dell'ufficio tecnico del
Comune (nella foto), e si è addirittura alzato l'elicottero dei carabinieri
per un sopralluogo dall'alto. F. M., pensionato invalido che aveva ottenuto
il terreno in comodato gratuito da un conoscente ormai molti anni fa, ne
aveva fatto una discarica di ogni genere di rottame o rifiuto, ma negli anni
aveva anche cominciato a far sorgere qua e là diverse baracche, tanto in
lamiera quanto in muratura, adibite a ricovero per i suoi animali (tra cui
due gigantesche scrofe del peso di diversi quintali). Fabbricati piccoli, ma
ovviamente tutti fuori norma e senza le necessarie autorizzazioni. La cosa
sembrerebbe avere indispettito dapprima il proprietario del terreno che da
quattro anni ha intrapreso una vera e propria battaglia per
riappropriarsene, poi ha suscitato l'interesse delle forze dell'ordine e
della Procura. L'area è finita e rimane sotto sequestro, e al pensionato
cerialese è stato ordinato di abbattere i fabbricati abusivi, di rimuovere i
rifiuti e i rottami accatastati e soprattutto di spostare gli animali
altrove dove possano trovare condizioni di vita più adeguate. E per giunta
sarà denunciato per diverse bombole del gas conservate senza precauzione e
pericolosamente esposte alle intemperie.
L. R.

Fagiano su un tetto mobilita Rapallo e poi fugge
Rapallo. Un fagiano ieri mattina è arrivato - decisamente sperduto - in via
Marsala a Rapallo. Prima su un tetto, poi proprio in strada, fra la
preoccupazione dei passanti di fronte a una creatura tanto fuori dal suo
habitat naturale. A dare l'allarme ai vigili del fuoco prima, poi alle
associazioni animaliste e persino alle pubbliche assistenze, sono stati
alcuni dipendenti del ristorante Miramare di Rapallo. Che prima hanno
tentato di far intervenire i pompieri, per far scendere il fagiano dal
tetto. I vigili di Rapallo, però, ieri mattina erano impegnati negli
interventi a San Quirico, oltre al fatto che il recupero dei fagiani non
rientra esattamente nelle loro competenze. E così, dopo varie accorate
telefonate agli enti di protezione degli animali, Villa e compagni che si
erano inteneriti per il volatile, sono riusciti a fare arrivare alcuni
tecnici del Comune. Ma proprio quando gli operai, pure con fare esperto, si
sono avvicinati al pennuto, lo stesso ha spiccato nuovamente il volo. E
probabilmente è tornato da dove se ne era venuto. Racconta Villa, cuoco del
Miramare: «Sulle prime non riuscivamo a farlo scendere dal tetto perchè era
molto spaventato, non capivamo nemmeno perchè non volasse, ma non era
ferito, probabilmente sotto choc per l'incendio. Poi non trovavamo chi lo
venisse a prendere. Simpatico lui, che quando abbiamo trovato chi se ne
prendesse cura, se n'è volato via».
F. For.

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Oggetto: gazzetta di parma 17/02

La caccia alla volpe finisce fuori legge
NOSTRO SERVIZIO LONDRA - Ormai per gli appassionati della caccia alla volpe
non c'è pi ù speranza. La Corte d'Appello inglese, alla quale la loro
associazione, la Countryside Alliance, aveva presentato ricorso, ha respinto
anche l'ultimo tentativo di opporsi all'ineluttabile. Da domani è bandita,
sia in Inghilterra sia nel Galles, gli ultimi due baluardi del Regno Unito
dove essa si esercitava. Non è bastato il favore a questo antico ma crudele
sport del principe Carlo e della sua fidanzata, Camilla. Non è bastato che
la House of Lords si sia opposta alla sua abolizione. La legge, voluta dai
laburisti ed appoggiata da Tony Blair, era rimbalzata pi ù volte tra i due
rami del parlamento, con i Comuni che approvavano e i Lord, dove forte è la
presenza della nobiltà di campagna, che respingevano. Alla fine il governo è
ricorso ad una legge del 1949 che gli consentiva di fare entrare comunque in
vigore il provvedimento. Invano il difensore della Countryside Alliance, Sir
Sydney Kentridge, ha opposto che quella legge non poteva essere applicata in
questo caso. I tre giudici dell'Alta Corte, il Master of Rolls, Lord
Phillips, e il Lord Justice May, sotto la guida del Lord Chief Justice, Lord
Woolf, pur ammettendo che il provvedimento « non era consueto » , oltre che
alquanto datato ( il « 1949 Act » si richiama ad un precedente del 1911 e
serve a tagliare i tempi a disposizione della camera Alta per bloccare
l'approvazione di una legge), hanno ritenuto che fosse comunque valido. Si
sta studiando tuttavia una soluzione che eviterebbe la disoccupazione di
allevatori e stallieri: fare correre cavalli, cavalieri e cani dietro ad una
volpe finta. L'esperimento è stato fatto ieri, nella contea di Duram. Con
soddisfazione degli amici degli animali. E delle volpi.
Neri Paoloni

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Oggetto: il messaggero 17/02

Roma
Buon compleanno gatti! Per loro oggi tour, mostre d'arte e premi
di MARIA SERENA PATRIARCA
I nostri piccoli felini domestici (e non) si preparano a fare le fusa: si
festeggia oggi, puntuale come da tradizione, la Giornata Mondiale del Gatto,
ed è un po' come un compleanno. In città è tutto un pullulare di iniziative
mirate a valorizzare i mici. Si inizia questo pomeriggio con il Gattotour ,
organizzato dall'Ufficio Diritti Animali del Comune, che permetterà di
visitare le colonie feline di Porta Portese e Villa Flora. A seguire
appuntamento al circolo "Follyk" in vicolo della Fontana, per
l'inaugurazione della mostra dedicata ai gatti in tutte le loro
sfaccettature. Fra gli artisti che espongono? Alessandra Giovannoni, Rossana
Bartolozzi, Monica Meyer, Francesco Ferlisi, Massimo Franchi, Carla
Papandrea . Durante la serata sarà assegnato anche il "Premio Felis" che il
Club del Gatto quest'anno ha conferito a Giuliana Montagnoli , per aver
introdotto la Festa del Gatto a Perugia, con tutte le manifestazioni
connesse.

Rieti
CASTELFRANCO
Cani uccisi a fucilate nella notte
di STEFANO MARIANTONI
Spari nella notte. Un fucile vigliacco e decine di cani colpiti, dentro e
fuori il canile. A Castelfranco, dove sono ospitati circa 700 cani, è
successo anche questo. A testimoniarlo sono i volontari che prestano la loro
opera nella struttura privata al confine con il comune di Cantalice.
L'ultima "esecuzione" risale ad una quindicina di giorni fa: ad accorgersene
sono stati gli operai addetti alla pulizia dei box, che hanno nuovamente
ritrovato i cani uccisi: evidenti le ferite causate da armi da fuoco, per lo
più doppiette e carabine.
Una catena di atrocità sempre più frequente negli ultimi mesi: episodi di
spari a cui - precisano i volontari - sono seguite una serie di denunce
della proprietà che a quanto pare non hanno portato alcun effetto. Qualcuno
continua a sparare ai cani liberi ed ultimamente è riuscito ad entrare anche
in canile, mietendo vittime anche dentro alle gabbie.
Così, se da un lato si tira un sospiro di sollievo per l'esito dei lavori di
ristrutturazione - ancora parziale - che garantiscono un miglioramento delle
condizioni di vita a buona parte degli animali ospitati, resta alta
l'attenzione degli animalisti nei confronti del ricovero a due passi dal
santuario di San Felice. Sotto accusa resta «la sistemazione inadeguata di
circa 150 esemplari, rimasti nei vecchi box ed in qualche caso costretti a
delle pericolose convivenze per mancanza di spazi». Questo - ricordano i
volontari - è causa di frequenti sbranamenti senza dimenticare che, accanto
ai già citati ritrovamenti di esemplari fucilati, si aggiungono i cani
annegati tra i liquami. Gli stessi volontari continuano ad auspicare un
potenziamento della manodopera, considerando del tutto insufficienti i due
operai che attualmente accudiscono i 700 animali presenti. I 60 giorni di
tempo concessi dal comune di Rieti per ultimare la ristrutturazione,
divenuti poi 85 grazie ad una proroga motivata dal maltempo, sono quindi
giudicati insufficienti per sanare del tutto una condizione di grave
arretratezza. Per i volontari, nonostante i passi in avanti, siamo ancora
nel bel mezzo di un'emergenza.

Pescara
Un "carlino" cerca casa
L'ha trovato in piazza Unione che litigava con un rivale molto più grosso e
l'ha portato al Consiglio provinciale, salvandolo certo da una brutta
situazione. Carmelita Bellini, guardia zoofila dell'Enpa, cerca ora il
padrone del bell'esemplare di "carlino", cagnolino di razza purtroppo privo
di microchip. «Il cane ha una tracheite e va curato, ma è bellissimo».

Chieti
Tra i multati chi coltivava "per finta" o usava diserbanti
Agricoltura biologica nel mirino del Corpo Forestale. Su 39 aziende agricole
ecocompatibili ispezionate nel corso del 2004 ben 25 imprese non erano in
regola con le norme comunitarie: avevano cioè ottenuto gli aiuti Feoga
(Fondo europeo di orientamento e garanzia) per milioni di euro, ma in realtà
non avevano eseguito alla lettera le disposizioni in materia di agricoltura
biologica. In particolare uno dei 25 agricoltori è stato anche denunciato
alla magistratura e sanzionato di oltre 7 mila euro per aver usato concimi
non ammessi. Per gli altri i reati individuati sono vari: c'è chi aveva
denunciato più terreni ad agricoltura biologica di quanti realmente ne
possedeva o chi aveva indicato come aree biologiche laghi o foreste per
nulla adatte alle coltivazioni ecocompatibili. A tutti complessivamente sono
state elevate oltre 53 mila euro di multa.
Dicono al Corpo Forestale: «Il dato è allarmante: il campione è
limitatissimo in quanto sono quasi un migliaio le aziende che hanno ottenuto
gli aiuti nel corso del 2003 per la produzione biologica. Gli agricoltori si
erano impegnati ad applicare per 5 anni metodi di produzione agricola
ecocompatibile, codificati in diverse misure, tra le quali l'agricoltura
biologica ed i pascoli e/o prati- pascoli. Ebbene ne abbiano controlllate
solo 39, e su queste addirittura 25 non erano in regola. E la situazione è
peggiorata: nel precedente controllo effettuato nell'anno passato non erano
in regola in 15». I beneficiari contravvenzionati dovranno ora restituire i
soldi avuti al Feoga facendole pervenire all'Agenzia per le Erogazioni in
Agricoltura - Agea di Roma.
Dice il comandante Provinciale: «A breve ripartiranno i controlli del 2005
che riguarderanno gli aiuti percepiti negli anni 2004 e precedenti».

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Oggetto: il mattino 17/02

Festa. La giornata del gatto tra gadget e libri
Napoli gattara, ma in silenzio. Nella placida quanto genetica indifferenza
dei più diretti interessati, si festeggia oggi la giornata mondiale del
gatto. La ricorrenza a Napoli non vedrà celebrazioni pubbliche come invece
capita a Roma, dove le colonie feline sono parte integrante del paesaggio
urbano, ma ciò nonostante la città dimostra nelle cifre d'essere altrettanto
gattofila. Intanto alla libreria Colonnese di San Pietro a Majella, per
l'occasione (e fino a sabato) saranno in vetrina duecento libri e gadget
legati al mondo dei felini. Irresistibile richiamo per gli indagatori del
mistero gatto, della sua componente magica alla quale la scelta del
diciassette febbraio come giornata dedicatagli si richiama di proposito.
L'anagramma del diciassette in cifre romane si legge infatti «VIXI», ovvero,
«vissi», che è come dire che solo il gatto che ha vissuto sette vite può
affermare d'aver già vissuto. Gattofili in festa dunque, quelli senza nome e
i tanti nomi noti che perpetuano così la storia che vuole anche tra gli
umani illustri innumerevoli gattari. Lo era Hemingway, che nella sua villa
di Cuba viveva assieme a 57 bestiole pelose. Anche Eduardo amava i felini, e
si racconta che scrivesse con la gatta accoccolata sulla pagina sinistra.
Tre mici, oggi, bazzicano lo studio di Gianni Pisani, si tratta di mamma
Quasi Quasi e dei pasciuti pargoli Singo e Sisto, soriani tendenti all'obeso
che sono soliti assistere al lavoro del pittore: «Singo è un gatto artista -
confessa il maestro - è lui che ho coinvolto innumerevoli volte nei miei
racconti di pittore e che ho ritratto appeso alle vesti della Madonna della
Sanità nell'atto di salire verso le stelle». Anche i gatti vanno in
paradiso? «Tutti gli animali ci vanno - prosegue - anche se Singo ha davvero
un brutto vizio, è pazzo per i gamberoni, così quando li mangio crede che la
metà gli spetti di diritto». All'architetto Paola Pozzi, meriti letterari le
hanno conquistato fama di grande esperta di gatti. La storia è cominciata
nel 1987, con la pubblicazione del suo libro «Gatti, amore e astrologia», è
proseguita poi dalle pagine di un mensile specializzato, dove la
professionista teneva una rubrica di astrologia felina: «A quel punto la
nomea di esperta non mi si è più staccata di dosso. Ci sono persone che mi
telefonano addirittura per chiedermi consigli veterinari. Sono rassegnata».
Una casa, la sua, dove fino a qualche tempo fa era ingombra da tremila
immagini e statuine di ogni genere. Mici inanimati, dunque mai in
competizione con le due soriane che dividono l'abitazione con l'architetto
«però il mio amore per i gatti non è di tipo maniacale - precisa - non sono
di quelle persone che ne parlano come figli. Li amo perché con loro vivo
praticamente da sempre». Il vomerese Domenico Colliani è il presidente
dell'Anfi Campania, l'associazione nazionale che riunisce gli amanti dei
gatti da esposizione (ma non solo). È proprietario di due giganti, due
esemplari di Maine coon, tra le razze più grandi in assoluto: «Perché si
diventa gattofili? Perché il rapporto col gatto è una conquista, sono
animali che non si vendono per una ciotola di cibo, ma che una volta
conquistati sanno dimostrare un affetto vero».
ANTONELLA DURAZZO

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Oggetto: corsera 18/02

La volpe è salva, la caccia è finita Ma i ribelli sfidano già il divieto
La Gran Bretagna ha detto addio (tra le polemiche) a una tradizione che
durava da 4 secoli
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA - Quando leggerete queste righe, sarà già tutto finito. Non
stupiscano parole così gravi, perché in Inghilterra si chiude un'epoca
storica. Dalla mezzanotte, la caccia alla volpe con i cani è vietata. Un
rito che risale ai Seicento, una necessità umana come vivere e respirare per
i cacciatori in giacca rossa, una crudeltà per i deputati ai Comuni che a
maggioranza votarono il bando, un'anacronismo che Oscar Wilde definì
«l'indicibile all'inseguimento dell'immangiabile», cioè l'aristocrazia
equestre che fa sbranare una bestiola neppure commestibile, da oggi è
illegale. Il dibattito è aperto sulle ragioni del bando: finalmente nella
lunga lotta di classe in Inghilterra (e in Galles) i sudditi a piedi battono
quelli in sella, oppure per una volta Tony Blair s'è ricordato d'essere
socialista.
   L'ironia, cioè lo humour degli inglesi che tempera la rabbia, oggi è
vitale. Basti questo: la caccia alla volpe è bandita, ora comincia la caccia
al cacciatore fuorilegge.
   Non bisognerebbe mai sorridere degli usi altrui, siano la corrida
spagnola o il burqa afghano. Ma la passione con cui l'Inghilterra ha vissuto
la fine della caccia alla volpe, dal voto ai Comuni all'estremo ricorso
della Countryside Alliance all'Alta Corte, alle minacce di trasgredire la
legge nel nome di principi superiori, ha incuriosito persino gli inglesi,
stupiti della propria originalità. Roger Scruton, un filosofo affermato, ha
osato invocare la disobbedienza civile del Mahatma Gandhi per giustificare
il rifiuto di una legge che, dice, è «arbitraria». La Bbc stessa s'interroga
su tanta animosità, che nasce nelle scuderie e nei canili di campagna, ma
s'imbeve di mitica dei ceti urbani: forse il vero senso, come per la corrida
e il burqa, sfugge a chi non è di casa.
   Prendiamo, tra il serio e il faceto, una delle ultime cacce legali che si
sono tenute prima di mezzanotte, a Sedgefield, collegio elettorale del
premier. Ottanta cacciatori hanno battuto in lungo e in largo un bosco alle
spalle del villaggio alla ricerca d'una immaginaria «volpe di Tony Blair».
Ne hanno uccisa una, già zoppa per l'investimento di un'auto, ma non si sono
accontentati: «Stavolta l'inseguiamo fino alla fine. Chiudiamo tutte le
uscite, perché non scappi», ha detto Mark Shotton, capo della missione, un
ex laburista diventato «d'estrema destra» quando il premier ha permesso il
voto contro la caccia. Contro Blair, a Sedgefield, ironia e rabbia si sono
alleate per creare un caso politico.
   L'entrata in vigore del divieto, così, non conclude la battaglia. Per
domani, sabato, 268 battute sono previste da sud a nord, dalla Cornovaglia
al Nurthumberland. Non saranno vere cacce, naturalmente, ma serviranno a
sgranchire le gambe ai cavalli e a far correre i cani, dicono gli
organizzatori. E se poi i segugi troveranno una traccia di volpe, chi potrà
fermarli? «A tutti coloro che saranno in campagna, le battute sembreranno
vere battute di caccia, suoni e odori compresi», dice allusivo Tim Bonner,
della Countryside Alliance. La legge, quindi, entra in vigore con un margine
di ambiguità. Se le cifre sono attendibili, almeno cinquantamila persone a
cavallo sfideranno il divieto. Chi potrà fermarle? Le diverse polizie
inglesi, in quella che sembra una politica nazionale, non hanno voglia di
raccogliere una sfida altamente impopolare: «I miei agenti saranno pronti a
raccogliere prove d'ogni violazione, ma non distrarrò risorse da altre
priorità, come i furti, i crimini violenti e i comportamenti asociali,
secondo le indicazioni del governo», dice Paul Kerneghan, capo della polizia
dello Hampshire. Così le prove potranno essere portate direttamente alla
magistratura dai militanti dei gruppi che hanno combattuto la caccia alla
volpe. La Lega contro gli Sport Crudeli promette di mandare i suoi attivisti
nelle campagne, armati di videocamere e macchine fotografiche, per
registrare i comportamenti dei cacciatori illegali. Se poi scopriranno che
Roger Scruton, solo per fare un esempio, ha mandato i cani all'inseguimento
di una volpe, dovranno fidarsi della sua parola: «Credevo che fosse un
topo», dirà il filosofo al giudice. Disobbedienza civile, alla Gandhi, nel
nome dell'immangiabile volpe? Indicibile, alla Wilde.
Alessio Altichieri

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Oggetto: il secolo xix 18/02

Caccia alla volpe addio a rischio migliaia di cani
Cavalieri scatenati nei boschi della Gran Bretagna. Anche Carlo, Camilla,
Harry e Anna partecipano all'ultima battuta, vietata da mezzanotte

Londra Carlo, Camilla, la principessa Anna e il principino Harry hanno
partecipato a quella che doveva essere ieri l'ultima battuta di caccia alla
volpe. In sella c'erano alcune decine di migliaia di personaggi di tutte le
categorie sociali che vestivano la tradizionale giacca rossa con berretto
nero. E' stata una vera e propria sfida al governo di Tony Blair,
responsabile di avere reso illegale uno dei più antichi e tradizionali sport
della Gran Bretagna.
Sono molti i cavalieri e le cavallerizze che sembrano decisi a continuare a
impegnarsi nelle loro attività di campagna inglese. Parlamento e tribunali
hanno dato loro torto, ma pensano di poter rendere impossibile
l'applicazione della nuova legge che impedirà di inseguire le volpi dietro
ai velocissimi cani. Il loro allevamento era diventato leggendario. Gli
whipper e gli hounds sono specialisti nell'essere impegnati in questa tanto
disputata attività. Molti degli whippers e degli hounds si salveranno perché
saranno trasferiti all'estero. Soprattutto in Francia e in America, dove la
caccia alla volpe continuerà. Lo stilista Henry Origny di Hermess ha
definito "fascista" il provvedimento del capo del governo laburista e ha
invitato i "migliori inglesi" a venire ad esercitare nel suo Paese i loro
sport. Ma migliaia e migliaia di cani rischiano di dover essere eliminati.
Gli animalisti sono divisi al proposito. Si rendono conto che ambedue queste
razze non possono essere convertite in cani da compagnia. La loro natura che
si è andata sviluppando in decine e decine di anni è quella che li porta non
soltanto alla corsa più veloce, ma anche ad alternare la preda. Al tempo
stesso la guerra alla caccia alla volpe aveva impegnato per anni buona parte
dei personaggi che si autodefiniscono "protettori degli animali".
Blair si rende perfettamente conto dell'ira che surriscalda le campagne
inglesi. In teoria, il numero degli addetti alla caccia alla volpe è di
poche migliaia, ma a questi si devono aggiungere coloro che lavorano negli
alberghi, nei ristoranti, gli allevatori di cavalli e di cani e una serie di
altre categorie che indirettamente beneficiano da questo sport nelle loro
zone. Secondo la Country Side Alliance, il numero delle persone che
potrebbero risentire dell'abolizione di questo sport salirebbe a quasi un
milione. Per questa ragione le norme del ministero degli Interni per far
applicare il provvedimento sono ancora vaghe. Persino il giudice Lord Scott
di Foscote si rifiuta di occuparsi di casi relativi alla caccia alla volpe.
Ma lo sport è stato definito "illegale" e sono migliaia i casi in Scozia di
arresti contro i cavalieri della caccia alla volpe, che sono stati però
rilasciati perché il "correre dietro agli astuti animali" non costituisce di
per sé reato. Devono essere sorpresi mentre tagliano la coda alla volpe o
quanto meno quando questa è assalita dai cani. E' un'impresa particolarmente
difficile. In questo sport si saltano le siepi e ogni tipo di ostacolo. I
poliziotti non possono correre dietro ai cavalieri in bicicletta o in
automobile. Blair se ne rende conto. Per questa ragione si prevede un
atteggiamento benevolo da parte delle forze dell'ordine. Ma c'è il pericolo
che, con l'impegno di tanti personaggi ricchi e famosi, la pubblicità
finisca con il danneggiare l'immagine di fermezza degli uomini di Blair. E'
infatti impensabile che la polizia possa arrestare Camilla o uno qualsiasi
dei suoi parenti acquisiti perché vanno a caccia alla volpe. Ma la futura
consorte di Carlo non fa mistero del fatto che non ha nessuna intenzione di
rinunciare al suo sport favorito con il quale è cresciuta da quattro decadi.
Paolo Filo della Torre

LA DENUNCIA L'Enpa:«Migliaia gli animali morti»
Genova «Il fuoco che ha distrutto 1700 ettari di vegetazione in tutta la
Liguria ha anche ucciso moltissimi insetti, rettili, uccelli, mammiferi;
animali morti asfissiati o ancora peggio bruciati vivi». Lo denuncia l'Enpa,
l'Ente nazionale della protezione animali della provincia di Savona che ha
seguito l'evolversi della situazione degli incendi boschivi che hanno
devastato i boschi di Genova, Savona e Imperia. L'Enpa invita le persone che
frequentano i boschi a depositarvi cibo per gli animali sopravvissuti e
sollecita alla vigilanza tutti coloro che li amano: «Un incendio non
minaccia soltanto la vita umana ma è anche e sempre un'autentica mattanza di
animali».

Un dog-sitter al supermercato
Il nuovo servizio sperimentato con successo ad Alassio. I cani vengono
rifocillati e fatti passeggiare
Clienti entusiasti: «Fido non dovrà più restare a casa»
Alassio Vai al supermercato e prima di fare la spesa trovi il dog-sitter che
si occupa del tuo cane: si prende cura di lui dandogli una ciotola d'acqua o
di cibo e, all'occorrenza, lo porta anche a spasso durante l'ora di
shopping.
In alcuni centri commerciali tedeschi e inglesi è un servizio molto diffuso,
in provincia di Savona lo sta sperimentando con successo Giuseppe Vullo,
direttore dell'Ok Market di via Neghelli ad Alassio.
E' un servizio nel servizio, compreso nel prezzo della spesa, che si ottiene
senza sborsare un centesimo in più. Le massaie possono lasciare il loro cane
all'ingresso per poi riprenderlo alla fine dello shopping. All'amico fido
viene fornita una ciotola d'acqua e di cibo o anche una mini passeggiata
nella zona per tutta la durata dello shopping e l'idea sta avendo molto
successo. Il dog sitter al supermercato è davvero una bella trovata a detta
delle stesse clienti dell'Ok Market.
«Effettivamente per chi non può lasciare il cane a casa da solo e preferisce
portarlo con sé tutto il giorno, anche a far la spesa come in questo caso,
lasciarlo in custodia ad un "guardiano temporaneo" può essere davvero
d'aiuto - dice Vincenzina Galli - Il dog sitter è anche molto gentile perché
si preoccupa di dare da bere o da mangiare al cane e all'occorrenza gli fa
fare anche pipì, mentre spingi il carrello della spesa tra uno scaffale e
l'altro. In questo modo puoi fare la spesa senza tanti pensieri e
soprattutto con tutta calma».
Anche Roberta Gennaro è abituata a portare a spasso il suo cane «sempre e
ovunque - dice - anche se molti commercianti, quando ti avvicini solo alla
vetrina, ti costringono a lasciarlo fuori dalla porta. Al supermercato di
Giuseppe, che conosco da anni, almeno vieni accolta in un altro modo. Tutti,
anche gli altri dipendenti sono davvero molto gentili e nessuno ti fa pesare
il fatto che vai a fare la spesa con il tuo cagnolino. Così dovrebbe essere
ovunque e non solo in questo centro commerciale».
Giò Barbera

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Oggetto: gazzetta di parma 18/02

Commedia dialettale per Animal house
Domenica 27 febbraio alle 21 alla polisportiva Il castelletto di via Zarotto
si terrà una commedia dialettale della compagnia « I pramzan arios » .
L'incasso sarà devoluto ad Animal house attuale gestore del canile comunale
( il biglietto costa 5 euro e la prevendita è nella struttura di via del
taglio 7/ a).

Multata per eccesso di velocità mentre trasportava un cane ferito: il
giudice di pace accoglie il ricorso
BORGOTARO - Non può essere multata per eccesso di velocità una guardia
zoofila nell'esercizio delle sue funzioni. Il giudice di pace di Parma,
Simonetta Mazza, ha accolto il ricorso presentato da Annalisa De Bei,
guardia zoofila dell'Enpa di Borgotaro. La guardia, lo scorsa estate, mentre
era in servizio, aveva notato, ai margini della strada, un cane ferito.
Annalisa De Bei si è immediatamente fermata, ha prestato le prime cure
all'animale ma il cane, probabilmente vittima di un investimento, doveva
necessariamente essere curato da un veterinario: era in corso una pericolosa
emorragia interna. Cosí la guardia zoofila ha caricato a bordo della sua
vettura il cane e nel frattempo ha allertato una veterinaria. Ma nel
tragitto, Annalisa De Bei ha superato i limiti di velocità: l'autovelox ha
riscontrato una velocità di 72 chilometri orari in un tratto in cui il
limite è di 50. Multata, ha presentato un ricorso all'Ufficio territoriale
del Governo di Parma, ma la Prefettura ha rigettato l'istanza. Cosí Annalisa
De Bei, assistita dall'avvocato Daniele Carra, ha presentato un ricorso al
Giudice di pace. E Simonetta Mazza ha accolto il ricorso: « La signora De
Bei - ha scritto il giudice nella sentenza - ha fornito prova di avere
superato i limiti di velocità al fine di adempiere al proprio dovere di
guardia zoofila. Nell'esercizio dei propri compiti, le guardie zoofile sono
da considerarsi a tutti gli effetti agenti di polizia giudiziaria. La ratio
della scriminante di cui all'articolo 51 del Codice penale va individuata,
nel caso di specie, nel fatto che la signora De Bei abbia agito in
adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica, in quanto i compiti
assegnati alle guardie zoofile derivano da disposizione normativa, il dpr
31/ 3/ 1979 e il d. lgs 532/ 92. Inoltre, come è stato documentato dalla
ricorrente, il comportamento della signora De Bei è ricollegabile alla
necessità di sottoporre il cane sofferente alla cure del caso, non potendo
operare altrimenti. Nessun rimprovero può essere mosso alla ricorrente e,
pertanto, l'ordinanza- ingiunzione emessa dalla Prefettura di Parma merita
di essere annullata poichè il fatto è stato commesso nell'adempimento di un
dovere » . La soddisfazione maggiore per la guardia zoofila dell'Enpa di
Borgotaro sta nel fatto che, oltre ad essere riuscita a riaffermare un
principio importante, il cane, grazie alle tempestive cure, si è salvato.

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Oggetto: il messaggero 18/02

«Venite da noi, in Italia non è vietata»
ROMA - La caccia alla volpe? In Italia non esiste. «Non è regolamentata, non
c'è nessuna norma che la contempli», spiega Gianserio Sanfelice di
Monteforte, presidente della società romana caccia alla volpe che conta 110
iscritti. Fino a una quindicina di anni fa la caccia alla volpe era
autorizzata, «oggi c'è un buco legislativo, nel calendario venatorio non si
fa alcun riferimento a noi. Si può dare la caccia alla volpe con fucile, ma
non è esplicitamente detto che è consentito inseguirla con i cavalli e i
cani». Nell'incertezza, comunque, gli appassionati italiani praticano questa
attività.
C'è la possilità che i cavalieri inglesi si riversino nelle nostre campagne
per cacciare le volpi? «Già avviene - risponde il presidente - sono sempre
venuti, alla spicciolata, e trovano bellissima la campagna romana. Una volta
chiarito l'aspetto normativo, sì, potrebbero venire a cacciare da noi. Ma è
impensabile che il business che in Inghilterra ruota intorno a questo sport
si trasferisca in Italia. Qui non ci sono le strutture, non c'è quella
cultura e quella tradizione. Potremmo ospitare un piccolo gruppo di
cavalieri per volta, ma già se si presentassero in venti non avremmo cavalli
per loro».
In Inghilterra si contano ben 16mila cavalli allenati a inseguire le volpi,
20mila cani addestrati e 250 società di caccia. «L'impatto economico e
sociale del divieto sulle campagne inglesi sarà enorme. E sinceramente è un
divieto che non condividiamo, dai risvolti politico e sociali più che
ambientalistici, una sorta di rivincita nei confronti della classe che
pratica questo sport. Si considera un'attività per ricchi e invece non è
così, tutti possono partecipare alle battute. Ma quello che non riusciamo a
capire è come mai si continua a consentire la caccia alla volpe col fucile,
mentre si vieta quella con i cani e i cavalli pensando erroneamente che sia
più cruenta per l'animale. Allora, tanto vale, abolire del tutto la caccia».
S.I.

Roma
Atac: bus "felini"per festeggiare i mici romani
Gatti in giro per la città: nella seconda edizione del Gatto Tour, su due
autobus messi a disposizione da Trambus, con tappa al gattile comunale di
Porta Portese, inaugurato ieri, che ospita, in casette riscaldate, 87 gatti
e a villa Flora. Durante il Gatto Tour, nella giornata mondiale del felino,
è stato premiato l'attore Gigi Proietti: «Un gattaro romano doc», ha detto
Monica Cirinnà, delegata del sindaco Walter veltroni ai diritti degli
animali, il giornalista Jean-Jacques Bozonnet di "Le Monde", i carabinieri
di Trastevere, che hanno salvato il gatto Pupone, l'emittente "Romauno" e i
due vigili del fuoco che circa un mese fa hanno salvato dall'alluvione due
gattini rifugiatisi sul tetto di una baracca.

Pescara
UN PONY NEL FURGONE
Dentro il furgone c'era un pony, per fortuna in buona salute anche se
infreddolito e sicuramente affamato. Lo hanno ritrovato gli agenti della
Volante, ieri pomeriggio intorno alle 18, impegnati in un servizio di
vigilanza nella zona di Rancitelli.
Il furgone era privo di targa, privo di assicurazione, ed era fermo lì
davanti alla sede della "Gtm", in via Aterno, da diverse ore.
Constatato che il veicolo era in stato di abbandono, constatato che mancava
di tutti i contrassegni di legge, gli agenti hanno avviato la pratica di
sequestro amministrativo. Grande e ovvia è stata la sorpresa quando si sono
accorti che nel furgone c'era un cavallino pony, per fortuna l'animale era
in buone condizioni anche se evidentemente aveva sofferto per la fame e il
freddo. Il pony è stato affidato al centro ippico di Pianella.
Continuano le indagini per sapere se è stato rubato o comunque chi sia il
suo proprietario.

Bracconiere sorpreso nel Parco
di SONIA PAGLIA
BARREA - Bracconiere sorpreso in tarda serata mentre abbatteva due cinghiali
nel Parco nazionale d'Abruzzo. L'uomo, già noto all'autorità giudiziaria, si
trovava in atteggiamento di caccia in località Valle Salice nel comune di
Barrea, area ad alto valore naturalistico chiamata comunemente zona delle
stalle. D.B.R. di 29 anni, originario del Molise e residente a Barrea, è
stato denunciato per porto abusivo di armi e per caccia in area protetta. Al
giovane è stato sequestrato un fucile da caccia, cartucce e coltelli. I due
cinghiali abbattutti, anch'essi sequestrati, sono stati inviati all'Istituto
zooprofilatico di Teramo per gli esami autoptici del caso. D.B.R.
precedentemente era già stato denunciato da Guardie forestali e Guardie
Parco per fatti analoghi e per aver effettuato attività di pesca di frodo.
Il direttore dell'ente Pnalm Aldo Di Benedetto si ritiene soddisfatto della
brillante operazione antibracconaggio, tuttavia ha posto l'attenzione
«sull'importanza di perseguire intensamente lo spregevole fenomeno, in un
territorio particolarmente pregiato dal punto di vista faunistico, dove la
piena sinergia tra Carabinieri, Servizio di sorveglianza dell'Ente e Corpo
forestale dello Stato può garantire grande efficacia nelle azioni di
repressione di simili atti criminosi, al fine di salvaguardare le importanti
entità faunistiche del nostro territorio che sempre più spesso vengono
minacciate dai trafficanti di carne clandestina per poi destinarla a qualche
ristoratore della zona».

Sette volpini appena nati gettati in un cassonetto
Li hanno sentiti guaire alcuni operai e li hanno salvati. Sono nel canile di
Cortaccione, in attesa di essere adottati
di RENZO BERTI
SPOLETO - Erano sette: quattro femmine e tre maschi. Sette cuccioli di razza
volpino gettati come rifiuti dentro un cassonetto della spazzatura. A
trovarli, proprio di fronte allo stabilimento della Minerva a Santo Chiodo,
sono stati alcuni operai che stavano effettuando alcuni lavori lungo la sede
stradale. Uno di loro ha udito distintamente i guaiti provenire dal
contenitore della spazzatura e lo ha aperto trovando le povere bestiole
chiuse dentro un sacco di plastica. Soffrivano perchè non riuscivano a
respirare bene e i loro occhi si sono illuminati quando hanno notato la
presenza degli operai. Insomma, era la salvezza per quelle povere
bestioline. Anche se, come succede in queti casi, per loro sarebbe
cominciata una vita di stenti alla ricerca di una casa e di un padrone come
tanti altri cani.
Gli operai, dopo averli tratte in salvo, hanno avvertito la polizia
veterinaria della Asl, che li ha consegnati alla Lega nazionale per la
difesa del cane. Ora i sette volpini, nati presumibilmente una quarantina di
giorni fa, sono ospiti del canile-rifugio dell'associazione a Cortaccione.
Per ora sono allegri e felici, circondati da attenzioni e da tanti altri
cani con i quali cercano di giocare dalla mattina alla sera. «Purtroppo la
crudeltà umana non conosce limiti. Se non fosse stata la casuale presenza
degli operai nelle vicinanze del cassonetto, i cuccioli sarebbero rimasti
stritolati dentro il compattatore del Csa - dice la responsabile della Lega,
Anna Lisa Armeni - Ora i cani stanno bene e sono pronti per essere adottati:
li abbiamo fatti vaccinare e "sverminare"».
Un appello per l'adozione degli animali che la Lega rinnova anche stavolta
insieme a quello di non disfarsi dei cuccioli in modo barbaro. «Chi non può
o non vuole allevare una cucciolata - porsegue Anna Lisa Armeni - può
chiamarci prima della nascita o subito dopo (388- 7414944 è il numero della
Lega ndr). Poi penseremo noi a prelevare gli animali e ad ospitarli nel
nostro canile sino al momento dell'affido».
Purtroppo, però, nonostante gli sforzi della Lega, c'è chi continua a
rimanere sordo ed insensibile al messaggio animalista.

Giostra dopata, altri 7 nei guai
I Nas denunciano un veterinario ed i responsabili delle scuderie
SAN GEMINI - Altre sette persone sono stete denunciate Perugia per le
sostanze ritenute dopanti che erano state somministrate a cinque degli otto
cavalli che il 10 ottobre scorso avevano disputato la storica Giostra
dell'arme di San Gemini.
Sono stati segnalati alla procura della repubblica presso il tribunale di
Terni anche un veterinario e sei responsabili della manifestazione e delle
scuderie. Nel dicembre scorso erano già stati denunciati due priori ed altri
due proprietari delle scuderie. Sono tutti accusati di avere, in concorso
tra loro, prescritto e somministrato ai cavalli sostanze dopanti, tali da
alterare lo svolgimento della competizione ippica.
Il sangue prelevato ai cavalli era stato sottoposto alle analisi
tossicologiche nel laboratorio Unire di Settimo Milanese ed i campioni di
cinque animali erano risultati positivi al fenilbutazone ed all'
ossifenilbutazone. Si tratta di farmaci usati nel trattamento di contusioni,
ematomi, stiramenti, dolori muscolari e delle articolazioni. Farmaci che
alleviano il dolore e che quindi - secondo il Nas - permetterebbero ai
cavalli di sottoporsi a sforzi superiori al normale, alterando quindi i
risultati della gara.

«Assistenza per gli animali»
Oltre 300 firme e centinaia di telefonate: è il bilancio della prima
settimana di attività dell'iniziativa avviata a Casalpalocco da
un'appassionata di animali, Diana Martino, decisa a chiedere l'istituzione
dell'assistenza sanitaria pubblica anche per i cani. L'idea, promossa per la
prima volta domenica scorsa al centro commerciale "Le terrazze", scaturisce
dall'esigenza di aiutare chi possiede cani o gatti.

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Oggetto: corsera 19/02

Il sacrificio di suor Dorothy spinge Lula a fare i parchi
Svolta in Amazzonia dopo 2 anni di sostegno ai coltivatori
RIO DE JANEIRO - Il governo brasiliano ha deciso di delimitare vaste aree
dell'Amazzonia, nella speranza di sottrarle all'attacco della deforestazione
selvaggia e ridurre la violenza nella regione. La decisione del presidente
Lula arriva in risposta all'ondata di sdegno per l'assassinio della
missionaria americana Dorothy Stang, avvenuto la scorsa settimana, che ha
avuto ampia risonanza internazionale. È un pacchetto «verde» anticrisi,
approvato dal consiglio dei ministri, al cui centro c'è la creazione di 5
aree protette in Amazzonia. Le due più importanti si trovano nel Parà, lo
Stato più esplosivo della regione (oltre alla suora, ci sono stati altri 4
assassinii negli ultimi giorni): sono il Parco Nazionale Serra do Pardo e la
stazione ecologica Terra do Meio, riserve di svariati milioni di ettari già
funestate da incendi, una porzione modesta della maggior foresta della
Terra, ma comunque di dimensioni superiori a intere regioni italiane. Oltre
alle aree intoccabili per l'eternità, il governo ha fissato divieti
temporanei (6 mesi) per l'abbattimento di alberi in aree del Parà limitrofe
alla Transamazzonica Br-163, la strada che è la chiave di volta della
questione. Inoltre, Lula ha deciso di creare una task force per investigare
sugli omicidi, fermare la corsa all'occupazione abusiva di terre e
raffreddare i conflitti tra fazendeiros e contadini senza terra.
L'intervento in Amazzonia del governo Lula (accusato di scarsa incisività su
questioni che sono state battaglie prioritarie della sinistra) è visto da
più parti come un segno di svolta. Sulla questione ambientale, il bilancio
di due anni di governo non è esaltante. La distruzione della foresta è
proceduta ai ritmi di sempre, anzi, con una tendenza all'accelerazione.
L'illegalità dilaga e gli appetiti economici hanno preso il sopravvento. A
suscitare polemiche è soprattutto il progetto di asfaltare la Br-163, che
unisce le città di Cuiabà e Santarem, tagliando in due l'Amazzonia da Sud a
Nord. È un percorso di quasi duemila chilometri, aperto negli anni Settanta,
oggi per più di metà solo un sentiero di fango e buche. Il boom economico
nelle regioni del Mato Grosso e del Parà ha spinto Lula ad approvare il
rifacimento della strada, tra l'entusiasmo degli imprenditori e
l'indignazione degli ambientalisti. I primi vedono realizzato il sogno di
imbarcare soia, grano e carne su camion, per arrivare rapidamente ai
terminal fluviali nel Rio delle Amazzoni; i secondi ricordano che la
distruzione della foresta arriva sempre dopo le colate di asfalto e che la
163 può rappresentare il colpo di grazia. A poco sono servite finora le
rassicurazioni del ministro dell'Ambiente Marina Silva, prima contraria e
poi piegatasi alla ragion di Stato. La stessa Silva ha precisato che il
pacchetto anticrisi «è frutto di una lunga gestazione e oggi lo dedichiamo
alla memoria di suor Dorothy».
Mai come in questa vicenda, le diverse anime del governo Lula rischiano di
entrare in conflitto. Il buon andamento dell'economia deve molto alla grande
agricoltura, esplosa in aree che un tempo erano foresta e oggi si spingono
sempre di più verso il cuore dell'Amazzonia. È grazie al sacrificio di
milioni di ettari di foresta che il Brasile è diventato il primo esportatore
mondiale di soia e carne bovina. Tra i protagonisti del boom, imprenditori
come il governatore del Mato Grosso Blairo Maggi, tre i maggiori coltivatori
di soia del mondo, ovviamente favorevole a nuove strade. In una intervista
al Corriere , un anno fa, Maggi sostenne che «l'Amazzonia dovrebbe ridursi
ad un unico parco nazionale, delle dimensioni ridotte rispetto a quelle
attuali», per dar spazio alle ambizioni dell'economia. E ribadì la storica
diffidenza dei brasiliani per la pressante attenzione internazionale sulla
grande foresta.
Da quando è arrivato al governo, Lula non ha mai negato di vedere al centro
del suo modello di sviluppo il grande agrobusiness. Una revisione rispetto
al passato, che gli è costato il distacco da alleati storici, come il
movimento dei senza terra e molti gruppi ambientalisti. I sem ter ra ,
proprio come suor Dorothy, difendono la piccola agricoltura familiare e
rispettosa dell'ambiente come soluzione alla miseria e si oppongono alle
multinazionali. Lula sostiene che non esiste incompatibilità tra grandi e
piccoli e che anche il rispetto dell'ambiente può convivere con il
progresso. Ieri ha sostenuto anzi che l'omicidio della missionaria è stato
una risposta ai programmi del governo contro l'occupazione abusiva di terre
e a favore della preservazione dell'ambiente.
Rocco Cotroneo

Milano
VIA OLGETTINA
Rubate le caprette del San Raffaele
Sequestrate e probabilmente ferite. O addirittura uccise. È mistero sulla
sorte delle due capre dell'«Oasi San Raffaele», un piccolo zoo allestito nei
giardini dell'ospedale di via Olgettina. Ieri mattina il custode, Francesco
C., 45 anni, mentre stava portando del cibo ha trovato la gabbia vuota.
All'interno c'erano solo tracce di sangue: con ogni probabilità i due
animali sono stati aggrediti per procacciarsi del cibo. Le caprette erano la
mascotte dei piccoli pazienti, ai quali tenevano compagnia durante la
degenza.

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Oggetto: gazzetta di parma 19/02

Cinghiali, revocata l'ordinanza « Troppi bocconi, cani in pericolo »
MEDESANO - ( r. c.) L'ordinanza numero 5 del 2 febbraio emanata dal sindaco
di Medesano Roberto Bianchi, avente come oggetto « Interventi straordinari
per la gestione dei cinghiali sul territorio comunale » , è stata sospesa
dal sindaco per la presenza di bocconi avvelenati. A decretare lo stato di
emergenza per la situazione dei cinghiali, il sindaco era giunto dopo aver
sentito le numerose lamentele e le motivate proteste pervenute dai singoli
cittadini, nonchè dagli agricoltori del comune per i danni subiti. Con
l'ordinanza, il sindaco aveva stabilito che sul territorio comunale
venissero attuati interventi straordinari per limitare i disagi provocati
dagli ungulati. Per motivi organizzativi e di sicurezza, tali interventi
straordinari dovevano avvenire secondo le modalità previste dalle normative
vigenti in materia faunistico- venatoria e dall'ultimo calendario venatorio
provinciale, con l'utilizzo delle squadre organizzate per la caccia al
cinghiale autorizzate dalla Provincia, operanti nelle aree di battuta loro
assegnate, per un periodo di 30 giorni dalla data del 2 febbraio. Nei giorni
successivi all'uscita dell'ordinanza, i cacciatori, attraverso le loro
associazioni venatorie, avevano fatto presente al primo cittadino che per
effettuare fruttuose battute occorreva affiancare ai cacciatori anche
diversi cani e che loro non li avrebbero utilizzati in quanto in grave
pericolo per la presenza di bocconi avvelenati. Nelle campagne medesanesi,
dalla bassa alle colline, negli ultimi mesi si sono verificati diversi casi
di avvelenamenti di cani, gatti e animali selvatici. Gli ultimi casi sono di
una decina di giorni fa. Il pi ù grave è accaduto quando Giacomo Consigli,
un artigiano di Medesano, nel portare il suo cane avvelenato in auto, è
rimasto intossicato. Alla luce di questi fatti, per il momento non vi
saranno battute per ridimensionare la popolazione dei cinghiali e tutto sarà
rimandato a quando la campagna medesanese sarà ritenuta indenne dai bocconi
avvelenati.

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Oggetto: il messaggero 19/02

Abruzzo
Trovato lupo morto investito sulla statale
Tornimparte Un esemplare femmina di lupo appenninico di due anni è stato
trovato morto ieri dagli agenti del Corpo forzatele dello Stato della
stazione di Tornimparte. L'animale si trovava sul ciglio della statale 17
nei pressi del bivio del ristorante "Casale Signorini". Stando ad una prima
valutazione del veterinario della Asl Massimo Ciuffetelli, il lupo sarebbe
stato investito da un'auto. La carcassa dell'animale è stata inviata
all'Istituto Zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti.
Con l'episodio di ieri, salgono a tre dall'inizio dell'anno i casi di lupi
travolti da macchine o treni. A spingerli fino ad arrivare a due passi dai
centri abitati è con molta probabilità la neve, che rende loro difficile il
procurarsi il cibo.

A caccia nel Parco altri due bracconieri
di SONIA PAGLIA
OPI - Sorpresi due bracconieri mentre scuoiavano un cinghiale di grosse
dimensioni. Le guardie del Pnalm insieme ai carabinieri di Pescasseroli
guidati dal comandante Patriarca hanno fatto irruzione in un casolare in
località "La Pagliara" nel comune di Opi. Due uomini, F.D. di 45 anni,
operaio, e B.D. di 50 anni, dipendente delle Ferrovie dello Stato, residente
a Tivoli, erano intenti a scuoiare un cinghiale femmina di circa 40
chilogrammi, appena abbattuto. L'animale riportava una ferita causata da un
colpo esploso da una carabina calibro 30x0.6 che, entrato dalla spalla
destra, è fuoriuscito dal petto, in zona ascellare sinistra. La carabina
risultava regolarmente denunciata e detenuta da F.D. ed è stata consegnata
spontaneamente dallo stesso alle Forze dell'ordine. I due sono stati
deferiti all'Autorità giudiziaria. Sequestrati e repertati sia la carabina,
munita di un potente cannocchiale, che i coltelli utilizzati per pulire le
carni. L'animale, anch'esso sequestrato, verrà inviato all'Istituto
zooprofilatico di Teramo.
Anche questa volta le guardie del Pnalm hanno dimostrato di essere agenti di
Pg insostituibili vista la vigilanza costante del territorio; infatti sono
stati loro ad allertare le autorità competenti invitandole ad intervenire
per cogliere in flagrante i due bracconieri.

Frosinone
Trovato un altro cagnolino morto, era in una busta in un cassonetto
di CLAUDIA IORIO
Ancora un ignobile caso di maltrattamento di animali a Frosinone. È stato
intorno alle 19 di venerdì che due signore, che lavorano nella zona di
Piazza Paleario, hanno sentito dei lamenti provenire dalla strada. Si sono
avvicinate e si sono rese conto che i lamenti provenivano da una busta della
spazzatura, appoggiata su una scala di cemento all'angolo della piazza,
contenente il corpo di un cagnolino di piccola taglia, che poco dopo è
morto. Inutile l'intervento dei carabinieri, che hanno potuto solo
contattare il servizio animale dell'Asl per lo smaltimento della carcassa.
Dopo l'avvelenamento dei sei cuccioli nel quartiere di Corso Lazio dunque,
avvenuto nella notte fra il 9 e il 10 febbraio scorso all'interno di un
condominio della zona, un altro cagnolino è stato lasciato barbaramente
morire dentro una busta di plastica. Ma una buona notizia arriva proprio da
quel cucciolo sopravvissuto all'avvelenamento. Il cagnolino è stato adottato
da una signora di Veroli, consegnatogli dall'Enpa, che del cucciolo si era
presa cura durante questa settimana. Inoltre, grazie sempre alla
mobilitazione dell'Enpa, le due cagne madri dei cuccioli avvelenati, per le
quali si temeva la sorte dopo il tragico fatto, sono state dichiarate "cani
di quartiere", e quindi legittime e intoccabili abitanti della zona di Corso
Lazio. L'invito dell'Enpa è di adottare i tanti altri cani in cerca di
padrone, contattando la loro associazione al numero 3398963305. «Fino ad ora
- spiega Nives Campanelli, presidente dell'Enpa - siamo riusciti a dare una
famiglia a circa 400 cani. Invito tutti coloro che desiderano adottarne uno
di contattarci».

Marche
Operativo il nucleo che tutela gli animali
FALCONARA Inaugurata ieri al "Raffaello Sanzio" la nuova sede del Cites,
nucleo operativo del Corpo Forestale dello Stato, impegnato dal 1995 nel
controllo di importazioni ed esportazioni di animali e vegetali a rischio di
estinzione e dei prodotti realizzati con tali specie. Attività che si
aggiunge ai controlli effettuati sul turismo venatorio e su conchiglie,
coralli e altri souvenir realizzati con specie protette, a volte acquistati
incautamente dal turista all'estero. «Con questa struttura - spiega il vice
questore aggiunto Fabrizio Mari, responsabile Cfs e Cites per le Marche -
abbiamo voluto rispondere alle crescenti richieste degli operatori
commerciali». Nell'ultimo quadriennio il lavoro del nucleo è passato dai 476
controlli effettuati nel 2001 ai 2.423 del 2004.
Le.La.

CARPEGNA
Operazione salvataggio starne nel Parco
CARPEGNA - L'Ente Parco del Sasso Simone e Simoncello si mobilita per
salvare le starne. Le abbondanti precipitazioni delle settimane scorse e il
ritorno della neve in questi ultimi giorni, hanno fatto scattare il piano
"salva starne" all'interno dell'area protetta situata nel cuore del
Montefeltro. «Le guardie Parco -spiega il presidente dell'Ente, Mauro
Baldacci- sono intervenute per nutrire la specie animale con mangiatoie e
granaglie. La distribuzione è avvenuta in zone precise all'interno del
Parco, dove sappiamo dell'esistenza delle starne». L'animale è al centro, da
alcuni anni, di un ambizioso progetto di reinserimento della specie
all'interno del Parco. Negli ultimi decenni è stata notata una forte
diminuzione delle presenze di starne, così un progetto ad hoc ha favorito,
soprattutto in alcune aree del Parco, il ritorno e ripopolamento del
"pennuto". «Le abbondanti nevicate di questi mesi -prosegue Baldacci- non
hanno permesso agli animali di reperire il necessario sostentamento in
alimenti per sopravvivere. Per questo, con il rischio di vedere vanificati
gli sforzi e iniziative a favore del reinserimento della starna, siamo
intervenuti al fine di limitare i danni e salvare questa specie animale
ritornata a vivere nel Parco».

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Oggetto: il mattino 19/02

Le nuove regole per gli zoo
DANIELA LIMONCELLI Roma. Check up contro lo stress, recinti ben arredati con
rami intrecciati o piante, sale parto per le femmine in attesa, e la dieta?
Equilibrata, a misura di specie. Cambiano look gli zoo italiani nel segno
del benessere degli ANIMALI selvatici che vi risiedono. Il consiglio dei
ministri ha, infatti, approvato il decreto legislativo del ministero
dell'Ambiente sulla custodia degli ANIMALI selvatici nei giardini zoologici
che prevede norme rigorose e requisiti severi per garantire la tutela della
fauna e la salvaguardia della biodiversità. Addio a quei lager indecorosi in
cui esporre animali, specie in via estinzione comprese, a scopi commerciali,
largo a eco-zoo di lusso a misura di animali. «Il grado di civiltà di un
paese si misura anche con l'attenzione che viene posta nei confronti degli
ANIMALI - sottolinea il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli -. Da oggi
abbiamo una disciplina organica in materia di giardini zoologici. Il
provvedimento tiene conto da una parte di una corretta gestione degli zoo e
dall'altra fissa standard e regole che assicurino la cura degli animali, il
loro benessere, la loro salute. Al ministero spetterà controllare che
standard e regole siano rispettate». A iniziare dalla licenza. Per poter
gestire gli zoo, stando al decreto, occorrerà avere una licenza che sarà o
meno concessa dal ministero dell'Ambiente in base al riconoscimento che le
strutture siano in possesso di qualificanti requisiti che assicurino il
benessere degli animali. Ma per evitare che in caso di chiusura dello zoo,
gli ANIMALI ospitati siano poi abbandonati, il provvedimento prevede
l'obbligo per il titolare della licenza di avere una convenzione che
assicuri il mantenimento degli ANIMALI o il loro trasferimento ad altra
struttura adeguata. Presso il ministero dell'Ambiente, poi, il registro dei
giardini zoologici titolari della licenza. Il decreto prende quindi in esame
tutte le esigenze degli animali, fissa regole e standard obbligatori con
l'obiettivo di innalzare il comfort abitativo. Sarà, per esempio,
obbligatorio per ogni animale un check-up veterinario per accertare le
situazioni di stress mentre sarà rigorosamente vietato far assumere agli
ANIMALI quegli atteggiamenti innaturali a totale beneficio del pubblico. E
non solo. Vietato fumare allo staff dello zoo in prossimità degli ANIMALI o
mentre prepara il cibo. Recinti e vasche, stando al provvedimento, dovranno
essere ampi, ben areati, puliti e arredati in modo da realizzare un habitat
quanto più gradevole possibile con rami intrecciati, tane, nidi o piante e
garantire a ogni esemplare un adeguato movimento, un adeguato esercizio
fisico. Dovranno essere allestiti, poi, vasche e recinti ad hoc per le
femmine in attesa, sale parto e nursery per allevare i piccoli evitando ogni
situazione di stress o di sofferenza. Sarà poi obbligatorio prevedere una
dieta equilibrata per ogni singola specie con cibi e bevande ad hoc sia dal
punto di vista nutritivo che quantitativo. Le norme tengono conto anche
della sicurezza degli ANIMALI che di chi li visita stabilendo regole per
barriere e recinzioni. «Speriamo non sia un'occasione persa per porre fine
all'indecorosa prigionia degli ANIMALI negli zoo a fini espositivi e
commerciali» commenta Giovanna Guadagna, responsabile Lav del settore zoo.
«Ci vogliono - dice la Lav - dai tempi certi di chiusura delle istruttorie
per l'autorizzazione delle strutture altrimenti illimitate al vincolo di
contributo concreto alla salvaguardia delle specie in estinzione al posto
dell'attuale alibi usato per meri fini commerciali».

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Oggetto: il secolo xix 19/02

In trappola finisce il gatto
Bracconiere denunciato a Castellaro per maltrattamenti agli animali
Castellaro I suoi miagolii disperati sono stati avvertiti a un centinaio di
metri di distanza, e alla fine per un gatto di circa 3 anni è arrivata la
salvezza: una guardia zoofila lo ha liberato dalla gabbia per selvaggina
nella quale era rimasto intrappolato, nei giorni scorsi. E' avvenuto a
Castellaro, in una campagna nei pressi del torrente.
Il soccorso si deve a Daniela Novella, una delle guardie zoofile in forza
alla Provincia di Imperia. La donna è stata avvisata intorno alle 15.30 da
una residente della zona, che aveva appunto avvertito i lamenti del felino.
Per liberarlo sono intervenuti i carabinieri di Sanremo, intorno alle 16.
Quindi, alle 18.30, è arrivata una pattuglia della Forestale, che ha stilato
un verbale. L'uomo che ha posizionato la trappola è stato denunciato a piede
libero - oltretutto la gabbia, in acciaio, si trovava in un terreno
demaniale - mentre la guardia zoofila ha interessato della vicenda la Lega
del Gatto, che a sua volta denuncerà il proprietario della trappola per i
maltrattamenti inflitti all'animale. Non è stato chiarito a che cosa
servisse la trappola. Forse a catturare una volpe. Per attirare la preda
erano stati messi all'interno dei bocconi di carne: una volta entrato
l'animale, avrebbe fatto scattare un meccanismo e la trappola si sarebbe
richiusa dietro di lui. Ma è stato catturato solo il povero gatto.
P.I.

PALLARE Mobilitato anche il sindaco per catturare i randagi
Pallare Hanno mobilitato anche il sindaco per riuscire a catturare i cani
randagi che da settimane seminano il terrore per il paese inseguendo i
ciclisti e tagliando la strada all'improvviso alle auto. Nei giorni scorsi i
volontari animalisti, dopo aver allertato anche il sindaco Sergio Colombo
insieme al servizio veterinario dell'Asl e alla polizia municipale di
Pallare, sono riusciti a catturare uno dei tre cani, tipo maremmani di
grossa taglia (una mamma con due figli). E' stata chiusa una via centrale
del paese e uno dei tre è stato "colpito" da un anestetico. "Leone", cosìè
stato chiamato dai volontari animalisti, è stato portato al canile di Cairo,
in località Camponuovo, gestito dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane.
«Ha solo 9 mesi, è pronto per essere adottato»è l'appello partito dai
volontari. Per gli altri due esemplari la caccia è ancora aperta. L'ultimo
avvistamento arrivato alla Lega del Cane risale a ieri mattina. «Non sono
cani aggressivi ma solo un po' selvatici, che magari possono anche far paura
per via della loro mole - spiega Simonetta Sarcinella, responsabile
valbormidese dell'associazione - una signora ci ha chiamato dicendoci che
sono ritornati a scorazzare per Pallare soprattutto di sera e al mattino
presto».

Camogli, tutti mobilitati per salvare lo squalo volpe
Un esemplare di circa due metri è stato notato da alcuni abitanti nelle
acque vicino alla scogliera
Raggiunto da un gommone della Capitaneria è stato legato per la coda e
trainato al largo
Camogli I primi ad avvistarlo nella tarda mattinata di ieri dal poggio di
Lazza, a picco sull'avamporto, sono stati alcuni passanti.
Affacciandosi alla ringhiera sopra il cantiere navale hanno notato vicino
agli scogli, nei pressi del distributore di carburante, il grosso pesce in
difficoltà, in acque profonde soltanto pochi metri. Il capannello di gente
si è fatto sempre più numeroso, curioso e preoccupato.
«Girava, girava rasente gli scogli, ogni tanto emergeva la pinna dorsale -
riferiscono coloro che hanno assistito alla scena e al successivo
salvataggio -. Perciò, appena abbiamo visto una barca uscire dal porto
abbiamo richiamato l'attenzione della persona che era a bordo. Ci ha
sentito, ha capito ed è andato a vedere, poi è rientrato in porto per
avvisare il personale del Locamare».
L'allarme-squalo ha subito attirato l'attenzione di chi in quel momento si
trovava sui moli del porticciolo. Molti sono accorsi per cercare di vedere
l'esemplare in difficoltà nelle acque antistanti la scogliera. Nel
frattempo, però, gli uomini della delegazione della capitaneria si erano già
allertati e sono usciti col il mezzo navale. Le condizioni del grosso pesce,
presumibilmente uno squalo volpe d'una lunghezza di poco inferiore ai due
metri, corpo tozzo color nocciola, coda piuttosto lunga, erano sempre più
precarie, si muoveva poco, sembrava aver perso completamente il senso
dell'orientamento e dell'equilibrio. Qualcuno ipotizzava che fosse morto. I
marinai accostatisi con il gommone sono riusciti, dopo alcuni tentativi, a
legarlo per la coda e l'hanno trascinato al largo, a circa un miglio fuori
dal molo, dove la profonditàè già notevole e l'hanno liberato.
Lo squalo si è inabissato, sparendo. Per tutto il pomeriggio c'è stato chi
ha guardato il mare temendo un nuovo ritorno verso la scogliera, o un suo
affioramento in superficie, ma lo squalo non si è più rivisto. Il mezzo
della Guardia costiera dopo essere rimasto per qualche tempo a perlustrare
la zona, ha fatto ritorno in porto.
La presenza dello squalo volpe non è rara lungo la costa del Mar Ligure. Più
volte nella tonnara, che viene calata nei pressi di Punta Chiappa da aprile
a settembre ne sono finiti alcuni esemplari della stessa grandezza ed anche
di maggiori dimensioni rispetto a quello avvistato ieri mattina a Camogli.
In genere però gli avvistamenti e le catture sono tipici dei mesi
primaverili. Probabilmente l'esemplare di ieri aveva perso l'orientamento
finendo nelle acque vicino alla scogliera all'esterno del porticciolo.
Tina Leali Rizzi

IL SOCCORSO Otto cavalli salvati da una squadra di operai
Luceto Sette cavalli e un pony se la sono vista bruttissima. Il loro
maneggio è infatti in località Buraxe proprio ai piedi del monte che ha
preso fuoco ieri. La titolare Michela Camboni ha ricevuto la telefonata
dell'allarme poco prima delle 11. È corsa sul posto e una volta a Luceto ha
cercato aiuto per mettere in salvo le bestie. «Nel maneggio c'era solo la
ragazza, ovviamente molto spaventata - racconta - grazie al cielo ci hanno
dato una mano in tanti compresi gli operai che stavano lavorando nella
piscina in costruzione a Luceto e sono intervenuti. Proprio nel loro
cantiere abbiamo portato i cavalli e il piccolo pony. I soccorritori ci
hanno consigliato di lasciarli qui anche di notte per evitare rischi in caso
di ripresa del fuoco ma vedremo un po' il da farsi: di notte la temperatura
scende molto, preferisco farli tornare nella stalle al caldo e restare a
vigilare sulla situazione».

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Oggetto: corsera 20/02

Divieto di caccia alla volpe Nel primo giorno 4 arresti
LONDRA - Quattro persone arrestate e poi rilasciate su cauzione: è il
bilancio del primo giorno di divieto della caccia alla volpe ( foto ) con i
cani in Inghilterra e Galles. Una prima giornata caratterizzata dalla prova
di forza dei migliaia di cacciatori - fino a 250.000, secondo Countryside
Alliance - che hanno preso parte alle 250 battute organizzate in aperta
sfida al bando alla «fox hunting» approvata dai Comuni a novembre. Le volpi
uccise sono state 91. Gli arresti sono stati effettuati nella Contea del
Wiltshire, in Inghilterra occidentale: i quattro, tutti uomini, sono stati
sorpresi con quattro cani e la carcassa di una lepre.

Solo 3000 orsi polari nel mare di Barents
Non sono 5000, come si pensava, ma solo 3000 gli orsi polari che vivono
nella regione del mare di Barents. Si tratta del più grande censimento mai
condotto sugli orsi bianchi polari dell'Artico europeo, effettuato dagli
studiosi dell'Università scozzese di St. Andrew e dell' Istituto polare
norvegese. Inquinanti organici e cambiamenti climatici sembrano essere
all'origine del problema.

Farfalle monarche in calo nel Messico
Meno 75%. E' il decremento di presenza di farfalle monarche osservato
quest'anno in alcune aree del Messico centrale, dove gli insetti passano
solitamente l'inverno. Secondo il governo del Paese, la marcata diminuzione
di questi insetti sarebbe dovuta alle fredde temperature e alle pratiche di
agricoltura intensiva, compreso l'utilizzo di Ogm, verificatesi negli Usa e
in Canada.

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Oggetto: il messaggero 20/02

Roma
Lettere
Sos per i cuccioli usati per la questua
Voglio sottoporre alla vostra attenzione un fenomeno che purtroppo a Roma
sta diventando dilagante, in centro come in periferia: quello
dell'accattonaggio con cuccioli di cane. Sui marciapiedi della nostra città
sostano tra l'assoluta indifferenza di tutti e sempre più in questi ultimi
tempi, uomini, donne a volte bambini, che sovente utilizzano cuccioli di
cane (tenuti a terra senza acqua né cibo per ore ed ore, a volte anche con
le zampette legate da un fil di ferro per evitare che scappino) per smuovere
la pietà e la compassione dei passanti e racimolare così qualche euro in
più. I cani sono sempre diversi, quando iniziano a crescere si sa non son
più buoni per la questua, sicché vengono periodicamente rimpiazzati con
nuovi piccoli esserini. Venuta a sapere circa la delibera comunale del
luglio '97 n° 372 che vieta l'accattonaggio con cani ho iniziato a
contattare diversi uffici: Ufficio diritti animali del Comune di Roma,
vigili urbani, varie associazioni animaliste, ma nessuno si è mosso. La
risposta sovente era: i canili son pieni noi non possiamo far nulla. Mi
domando: ma togliere dei cuccioli così piccoli dalla propria mamma, tenerli
per strada al freddo e al caldo senza vaccinazioni, senza cibo al solo scopo
di lucro, disfarsene una volta che sono cresciuti aumentando così il
doloroso fenomeno del randagismo, non rientra forse nella sfera dei
maltrattamenti e degli abusi sugli animali? Ed è giusto che una legge,
quella in materia di maltrattamenti su animali, approvata e divulgata con
grande enfasi quest'estate e salutata come grande segno di civiltà rimanga
così lettera morta? "Il grado di civiltà di una nazione ed il suo progresso
morale si misurano anche dal modo in cui vengono trattati gli animali", sono
parole mutuate da Gandhi che mi auguro qualcuno preposto a far rispettare le
leggi faccia proprie.
Carla De Matteis

Una critica al mondo antropocentrico
di FABIANA MENDIA
Una critica al mondo antropocentrico, che assegna all'uomo il ruolo
privilegiato di unico protagonista si leva da una mostra "Canum Orbis", alla
galleria Abraxas, in cui i soggetti ritratti sono dei cani. Le razze scelte
sono: buldog, dalmata, levriero russo, weimaraner , coker spaniel, dalmata,
yorkshire terrier.
Attraverso una ventina di tavole Tomsa desidera raccontare le storie di
incontri tra la coppia uomo-cane e alla loro vita in comune in un tempo
sospeso. La relazione uomo-cane fa emergere alcuni tratti dell'essere umano
che richiamano la storia evolutiva della nostra specie. Nell'indagine
psicologica e nella sua trasposizione sulla tavola, l'artista romeno, da
molti anni attivo a Roma, fa emergere uno degli aspetti più analizzati dagli
studiosi della storia della scienza, l'opera di reciproco modellamento
naturalculturale. Nella sua galleria di ritratti di cani non al guinzaglio,
emerge chiaramente la volontà di volere affermare che in questa esposizione
l'uomo nel "mondo dei cani" (sarebbe riduttivo chiamarli in altro modo:
amico dell'uomo, "quattro zampe", "fido", eccetera) non può controllare e
assoggettare la natura.
Nelle immagini proposte nella cultura popolare e nella cronaca emergono
numerosi stereotipi che trasformano il cane in assassino, eroe, figlio,
giullare, lottatore clandestino, attore o, il più delle volte è
semplicemente la vittima delle nostre nevrosi. Nei soggetti mitologici è
attributo di Diana, nelle allegorie della "Fedeltà" e compare accanto ai
santi Domenico con la torcia in bocca, a Margherita da Cortona e a Rocco,
santo pellegrino al quale porta il pane nel deserto. Nelle opere di Tomsa i
cani sono convincenti interpreti del corazziere in "Canum presidentum",
dell'ammiraglio Nelson in divisa e decorazioni in "Trafalgar", del giocatore
di scacchi in "The strategist", del pensatore con scialle a scacchiera in
"L'ombrello in prestito", del pescatore in maglietta a righe che esibisce
due trote in "Lybra", del giornalista in "The pink world", del cavaliere in
"Caccia al tesoro". Le sue interpreti sono, invece, la sognatrice di "Side
car lady", la chiromante di "Up side down world", la principessa, la sposa
di "Con-tratto", la giocatrice di poker in "La puntualità è la virtù anche
degli annoiati"(esposti anche una decina di acquerelli della collezione del
Principe Paolo Boncompagni Ludovisi).
Metamorfosi e simbiosi fra cani e uomini, più individui che animali i
protagonisti delle opere di Tomsa, descritti con i loro malumori, attese e
grattacapi. Perfetti compagni di viaggio per chi sceglie la loro compagnia,
solitari e dignitosi osservatori del mondo degli umani quando qualcuno li
abbandona.
(via di Tor Margana 17,tutti i giorni dalle 16.00 alle 21.00)

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Oggetto: il messaggero 21/02

Volpi, zebre e cappellini: "cafon-chic" con ironia
dal nostro inviato
PAOLA PISA
MILANO - Una torta per cappello e borse a forma di coni gelato per il
gourmet-trend. Giacche-copertone, sottane flambè, scarpe con pom pon di
volpe rosa, oro e diamanti a miniere per le overdressed. Il poltrona-style
eccede in passamanerie e broccati da tende ma è la pelliccia verde e o viola
mammola a trasformare tutte in neo Crudelie. La sobrietà pare non essere di
casa a Milano Collezioni dove impazzano le stranezze. Di normale abbiamo già
fatto tutto, sembrano dire certi stilisti, ora sbizzarritevi. Giocate con
l'ironia, gettatevi in questo creativissimo cafon-chic, osate le
barocco-mise. Ma, per le eccezioni che confermano la regola, ecco Ballantyne
e allora vorresti essere una neo Jackie col pull-charms decorato da rombi,
bassotti e teiere. O una dandy-girl in gonne di taffetas e cappottini tipo
bebè ad Hyde Park. Le Cucinelli-fans già inseguono i sublimi cardigan in
cashmere dall'aria folk peruviana, però li abbinano a cinture-ciondolo da
cui pendono berretto e sciarpa.
Il visone fuoco e fiamme, a vampate rossastre, pare disegnato da Belzebù. E'
per una diavolessa in vena di ostentazione, e quando esce sulla passerella
di Angelo Marani, tra soffioni e vapori dell'Ade, è un boato di
approvazioni. Sarà che lei è perfida, vive tra pece e bollori infernali, ma
secondo lo stilista porterà tanta pelliccia fantasiosa, bicolore,
arricciolata, anche di sapientissima lavorazione. «La mia donna è angelo e
mefisto, passando per il purgatorio», dichiara Marani autore di una moda per
ragazze che amano darsi in pasto ai fotografi come quelle in prima fila.
Aida Jespica, Vanessa Kelly e Manuela Arcuri, porteranno bustier di pizzo,
guepiere maculate, cappe di piume di quaglia, sottane fiammate, stole di
volpe. Dovranno avere pazienza gli animalisti, in scena è un crescendo di
bestie diventate colli, polsi, giacche, stole, boleri. Ci prova Frankie
Morello, griffe prodotta da Gerani e formata da due fratelli spiritosissimi,
a fare la stola di volpe in tweed con testa che morde la coda, ma poi eccoli
a sfornare cappe di visone bordeaux rasatissimo da portare su minigonne a
frange. Ma lo sai che questi due sono proprio bravissimi nelle mise
tappezzeria, nel vestito di broccato con frange da tenda di quelle a cui si
attaccava Theda Bara e cinture fatte con cordoni di seta. Gli Anni 20
illanguidiscono, mettono in testa velette, addosso montoni a ruota, giacche
con schiena nuda, divini pantaloni Greta Garbo tutti plissè. Neo magra, il
bebè Achille ha già quattro mesi, Martina Colombari sfila da Clips
inguainata in nero con scollo generoso alla fine di una sfilata ricca di
gonne godet. Thes&Thes incanta con zibellini da zarina, volpi colorate,
stole, pelliccia irresistibile. Agatha Ruiz de la Prada inneggia al Messico,
al colore, alla sartorialità. Un fotografo sviene, subito dopo tocca a De
Benedetti che sforna ragazze-Corto Maltese con pantaloncioni dai
mega-fiocchi. Simonetta Ravizza promette pellicce vintage stinte-ritinte,
mentre Monica Rindi ricama su astrakan e cincillà.

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Oggetto: il mattino 21/02

Caserta
Trina cerca casa. E un nuovo padrone


VINCENZO AMMALIATO Castelvolturno. È alta poco più di venti centimetri, è
molto vispa, allegra e con occhioni dolci e profondi. Adesso sta in piena
salute, ma la piccola Trina (nella foto) poco più di un mese fa se l'è vista
davvero brutta. La cagnolina fu portata alla Lega Pro ANIMALI il giorno di
San Silvestro (da qui la scelta, con diminutivo, del nome), da un gruppo di
operai di una fabbrica della provincia di Benevento. La bestiolina a quattro
zampe con una buffa barba era una randagia che viveva nei pressi del loro
stabilimento da quasi un anno. Ogni giorno gli operai le portavano da
mangiare e proprio il 31 dicembre notarono che stava molto male. Trina era
in pieno travaglio: era necessario cercare subito per lei un veterinario nei
paraggi. Purtroppo, a causa delle festività del periodo, gli ambulatori
erano tutti chiusi. Prima di essere presi dallo sconforto, per fortuna, a
uno di loro venne in mente della Lega Pro ANIMALI di Castelvolturno. Iniziò
così la corsa in auto verso il litorale domiziano. Quando giunsero alla
clinica specialistica diretta da Dorotea Friz, i medici del centro operarono
(in maniera gratuita, come fanno per tutti i randagi) la cagnolina e le
salvarono la vita. E ha impiegato circa un mese Trina per ricominciare a
camminare: adesso ha recuperato completamente lo stato di salute. È in
perfetta forma, dicono i veterinari, e non aspetta altro che una famiglia
che l'adotti. «Trina sta bene nel nostro centro - sottolinea la direttrice
della Lega - ma per una casa calda andrebbe volentieri via. Sono convinta -
ha continuato Dorotea Friz - che sarebbe disposta anche a farsi cambiare
nome dai nuovi padroni; in cambio ha un bagaglio enorme d'affetto da
offrire».

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Oggetto: corsera 21/01

Rapporto Ue: le emissioni fuori controllo vanificano lo sforzo europeo.
Accuse anche a Spagna, Portogallo e Danimarca
«Kyoto, obiettivi a rischio per colpa dell'Italia»
ROMA - Italia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono stati individuati come il
fianco debole dell'Europa sul fronte della battaglia contro l'intossicazione
dell'atmosfera. Mentre tutti gli altri Paesi dell'Unione si stanno dando da
fare per ridurre le famigerate emissioni di gas serra, in linea con gli
impegni del Protocollo di Kyoto, i quattro sotto accusa si stanno
comportando da cicale e, finora, spargono fumi a pieno ritmo, facendo
correre a tutto il continente il rischio di sforare l'obiettivo comune
dell'8% di riduzione media entro il 2012 (prendendo come base le emissioni
del 1990). Il giudizio negativo è contenuto nell'ultimo rapporto «Emissioni
di gas serra in Europa, tendenze e proiezioni» reso noto dall'Agenzia
ambientale europea, con sede a Copenhagen. Fra tanti dati soddisfacenti
evidenziati graficamente da «faccine» che ridono, l'unica smorfia di dolore
è riservata ai quattro stati «fuori controllo» di cui si dice testualmente:
«Danimarca, Italia, Portogallo e Spagna non erano sulla buona strada nel
2002 (ultimo anno di cui si hanno le stime, ndr ) e non sono proiettati a
raggiungere i loro obiettivi con una combinazione di interventi domestici e
di meccanismi aggiuntivi».
   In parole semplici, stando così le cose, non basteranno né le misure di
risparmio, di efficienza energetica e di promozione delle energie
rinnovabili previste in campo nazionale, né gli investimenti ecologici a
favore dei Paesi in via sviluppo. Il divario, infatti, sta diventando troppo
grande. All'Italia, in particolare, era stato assegnato un obiettivo di
riduzione del 6,5%; ma oggi, secondo il rapporto, c'è un aumento del 13%.
Sommando i due dati dovremmo tagliare, nei prossimi sette anni, il 19,5% di
gas serra, una quota che appare irraggiungibile, a meno di miracoli.
   C'è chi sta peggio: la Danimarca ha un obiettivo di riduzione del 21% e
già oggi si trova a »12%. Spagna e Portogallo, invece, a causa della loro
particolare situazione economica, hanno ottenuto il permesso di inquinare,
cioè di far crescere le emissioni rispettivamente del 15% e del 27%, ma
hanno già consumato il loro vantaggio e si trovano con aumenti del 30% e del
25%. Le cause? La richiesta di energia cresce, i trasporti pure, e tutto
continua «business as usual», con i soliti sprechi e senza le innovazioni
tecnologiche che dovrebbero limitare l'uso degli idrocarburi e quindi le
emissioni.
   Così non è per i Paesi che hanno affrontato di petto la ristrutturazione
del proprio sistema energetico, sostituendo gli impianti più vecchi ed
energivori, come Germania, Inghilterra, Svezia e Francia, tutti già molto
vicini agli obiettivi di Kyoto.
   Se continuerà questa deriva, non basterà che gli altri Paesi più virtuosi
facciano del loro meglio per compensare gli inadempienti: l'Europa potrebbe
arrivare alla scadenza del 2012 con riduzioni di uno o due punti meno del
previsto. Una scappatoia potrebbe consistere nel più massiccio ricorso ai
meccanismi flessibili del protocollo, cioè commerci di emissioni e foreste
come aspiratori di gas serra (anidride carbonica). Ma sarebbe un segnale di
resa rispetto al più impegnativo processo di rinnovamento dei processi
produttivi.
   Questa settimana l'Italia affronta un altro difficile passo lungo la
strada di Kyoto: gli «esami di riparazione» per il suo piano di attribuzione
dei limiti di emissione relativi a circa 1.300 impianti, davanti alla
Commissione europea. Alla prima sessione di esami, lo scorso dicembre, il
giudizio è stato decisamente negativo.
Franco Foresta Marti

Roma
Luna e Sole, se l'amor canino bussa alla porta
di MARGHERITA D'AMICO
A venti giorni di vita Luna viene abbandonata, quindi raccolta da Sonia in
un campo vicino Fiumicino. La meticcia entra così a far parte del nucleo
domestico della signora, di cui è peraltro l'unico rappresentante canino;
gli altri occupanti della casa sono tre gatti. Luna cresce serena, ha ottimo
carattere, ma a un anno e mezzo non ha ancora mai abbaiato, né dato segno di
voler tentare la guardia. Poco male, si dice Sonia, che ogni pomeriggio
rientrando dal lavoro dedica un'ora a una passeggiata sportiva in compagnia
della quadrupede senza guinzaglio. La zona in cui abita ha grandi spazi
verdi. Pur silenziosa, Luna socializza con i cani dei vicini e sulla via del
rientro precede la padrona con una gran corsa, facendosi trovare
scodinzolante sulla porta di casa. Una volta Sonia arriva all'ingresso e
Luna non è lì. Un po' preoccupata si guarda intorno, la chiama, finché non
la vede giungere al galoppo separandosi da un cagnolino mai incontrato
prima, il quale si mantiene a distanza. L'indomani durante la consueta
escursione Luna è irrequieta, evidentemente alla ricerca di qualcosa, tant'è
che a un certo punto si allontana di fretta e ogni fischio o grido è
inutile. Sonia allora torna rapida sui suoi passi, indietro al proprio
ingresso. Luna in effetti è lì sullo zerbino; accanto a lei siede compito
l'amico del giorno prima. È maschio, alto quanto un cocker ma non
altrettanto identificabile, non ha collare né tatuaggio. Sonia lo accoglie e
tenta in un primo momento la ricerca di un proprietario, vana. Quindi
telefona agli amici per trovare al randagio adeguata sistemazione. È appunto
intenta in una conversazione finalizzata allo scopo, quando suona il
campanello e Luna, imitata dall'ospite, si slancia verso la porta abbaiando
in orgogliosa difesa del territorio. Sole è stato vaccinato, ha il microchip
ed è amabile con i gatti, benché abbia chiarito a Luna le differenze della
specie.

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Oggetto: gazzetta di parma 22/02

Cucina vegana
Domani alle 20 alla trattoria Da Romeo ( al Botteghino) si svolgerà il «
vegadinner » , incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana proposto
dall'associazione culturale Operaprima ( per informazioni, tel. 333/
7363604).

« Indagine sui bocconi avvelenati »
« La strage di animali selvatici e da affezione, in particolare cani e
gatti, a causa di bocconi avvelenati in provincia di Parma non si ferma.
Bisogna assolutamente attivare serie iniziative per individuare i colpevoli
e per fare attività di prevenzione » . E' quello che chiede Luigi Giuseppe
Villani, presidente del Gruppo Forza Italia in Consiglio regionale, in
un'interrogazione alla Giunta regionale in cui si evidenzia l'urgenza di «
porre fine allo stillicidio di decessi di animali a causa della crudeltà o
della follia di individui che stanno imperversando sul territorio
provinciale senza che si ponga un freno alle loro turpi azioni » . Villani,
riferendosi alle cronache quotidiane che da gennaio riportano episodi
accaduti in particolare nelle zone di Medesano, della Bassa ( San Secondo),
di Uguzzolo, vuole sapere a quali conclusioni sia giunto il « tavolo » che
avrebbe predisposto la Provincia di Parma per fronteggiare questa emergenza.
« E' indispensabile - dice Villani - individuare cause e colpevoli di simili
efferati episodi per ridare tranquillità non solo ai proprietari di animali,
ma a tutte le persone che frequentano le aree colpite » .

Gli animali? L'anima della natura
COLLECCHIO - Il Parco dei Boschi di Carrega, nell'ambito del coordinamento
dei parchi e delle riserve della provincia di Parma e Piacenza, ha
presentato nella sala Savani della Provincia di Parma il documentario: « Il
giardino segreto » . Il documentario è stato trasmesso di recente da « Geo &
Geo » su Rai 3 nel programma di natura, popoli scienza condotto da Sveva
Sagramola, per la regia di Anne Wollrath. La produzione si situa all'interno
di una rassegna denominata « animalità » che ha tentato di rispondere al
quesito: « gli animali hanno l'anima? » , attraverso varie puntate
realizzate con persone che vivono quotidianamente in stretto contatto con la
fauna selvatica ed in luoghi particolari. La conferenza stampa ha costituito
l'occasione per trattare del tema del rapporto uomo - animali alla presenza
di esperti e personalità del settore. Il documentario è stato girato
interamente al Parco dei Boschi di Carrega ed al Centro recupero animali
selvatici - realizzato in collaborazione con il servizio risorse naturali
della Provincia - e mostra un'atmosfera di grande empatia tra luoghi,
persone ed animali protagonisti, in particolare con i caprioli gli abitanti
pi ù conosciuti dei Boschi, affascinanti e misteriosi. Essi connotano con la
loro presenza spazi naturali e concorrono a costituire « l'anima » dei
luoghi stessi. Circa cinquanta persone hanno presenziato all'iniziativa, cui
hanno dato il loro contributo il direttore dell'area protetta, Margherita
Corradi, ripresa anche nel documentario, che ha fatto una sintesi di quanto
emerso sul tema del rapporto uomo - animali « chi conosce bene la natura o
comunque chi la sente, sa che da ciò deriva un profondo rispetto per ogni
forma di vita che in alcuni casi - come il mio - diventa privilegiato
proprio con i caprioli » . Vittorio Parisi, già direttore del museo di
storia naturale di Parma, ha rilevato l'importanza del rapporto con gli
animali a seguito dell'esperienza maturata nell'affrontare tematiche che
riguardano il loro comportamento, non solo da un punto di vista metodologico
e tecnico, ma anche relazionale tra ricercatore e animale studiato.
L'assessore provinciale alle Aree protette ed ai parchi, Gabriella Meo, si è
rallegrata per l'interesse suscitato dalla conferenza stampa e dal tema
trattato. All'incontro erano presenti anche Antonello Barani, per
l'assessorato alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della
Provincia, Luigi Raffaini medico psicanalista naturalista e Stefano
Zanichelli presidente dell'ordine dei medici veterinari di Parma.
L'occasione è stata utile per presentare una serie di iniziative promosse
dalla scuola di specializzazione in conservazione delle risorse faunistiche
dei Boschi di Carrega che per il 16 aprile ha programmato un seminario dal
titolo: « Ungulati selvatici: tecniche e teleanestesia » dalle 9 alle 19 al
centro Levati. « Omeopatia e fauna selvatica » è titolo del seminario in
programma sabato 30 aprile, sempre al Levati, dalle 9 alle 18. Sabato 14
maggio sarà la volta di: « Tecniche di Reiki e sistema energetico degli
animali » dalle 9 alle 18 al Levati. Si chiude venerdí 28 maggio e sabato 29
con il seminario dal titolo: « Metodologie per il monitoraggio della fauna
selvatica: la telemetria » , sempre al centro Levati. Per informazioni ed
iscrizioni è possibile contattare il Parco al numero: 0521/ 833440 o via
posta elettronica: parco. carrega@ libero. it.

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Oggetto: corsera 22/02

Roma
Se gli storni si «suicidano» sui lampioni di via Solferino
Forse li ha spaventati un rumore forte, o un lampo, chissà. E loro sono
scappati disordinatamente, volando a bassa quota in cerca della salvezza. Li
hanno bloccati i fili della luce e i pali di via Solferino: ieri mattina i
passanti ne hanno trovati morti a decine, tanti storni caduti fino a piazza
Indipendenza e piazza dei Cinquecento. Ad uccidere gli uccelli che
stazionano sugli alberi dell'area intorno alla stazione Termini non è stato,
come si era temuto all'inizio, un avvelenamento: magari di vapori di zolfo,
come ancora si usa nelle campagne per tenere lontani gli stormi.
   L'hanno stabilito i tecnici della Lipu, la Lega nazionale per la
protezione degli uccelli che da 10 anni segue per conto del Campidoglio il
progetto di allontanamento con metodi incruenti degli storni da alcune zone
della città. Perché gli uccelli che spesso incantano con le evoluzioni dei
loro grandi stormi che volteggiano sul cielo capitolino, producono anche
tanto guano, che li ha resi invisi a più di un automobilista romano.
   Ieri mattina gli ambientalisti hanno sottoposto a radiografia alcune
delle carcasse trovate dai passanti: e i risultati hanno confermato la loro
prima ipotesi. Ad uccidere i piccoli uccelli è stato il trauma da impatto,
violento e improvviso, contro i lampioni e i pali della luce. La circostanza
è stata confermata dai passanti intervistati dai tecnici della Lipu. Hanno
detto di avere visto, intorno alle 7 di ieri, un folto stormo imboccare via
Solferino, in direzione di piazza Indipendenza, ad una quota insolitamente
bassa, quasi «suicida». Anche se non si sa cosa li abbia effettivamente
spaventati. O se l'eventuale rumore sia stato provocato apposta.
   «Non possiamo escludere che qualcuno voglia fare del male a questi
uccelli - commenta Monica Cirinnà, delegata comunale per i Diritti degli
animali, -. E restiamo vigili perché la ricerca di una convivenza possibile
tra uomini e animali non venga sostituita dalla crudeltà e dalla violenza
inutile».
Ester Palma

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Oggetto: il secolo xix 22/05

Cucina vegana
Domani alle 20 alla trattoria Da Romeo ( al Botteghino) si svolgerà il «
vegadinner » , incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana proposto
dall'associazione culturale Operaprima ( per informazioni, tel. 333/
7363604).

« Indagine sui bocconi avvelenati »
« La strage di animali selvatici e da affezione, in particolare cani e
gatti, a causa di bocconi avvelenati in provincia di Parma non si ferma.
Bisogna assolutamente attivare serie iniziative per individuare i colpevoli
e per fare attività di prevenzione » . E' quello che chiede Luigi Giuseppe
Villani, presidente del Gruppo Forza Italia in Consiglio regionale, in
un'interrogazione alla Giunta regionale in cui si evidenzia l'urgenza di «
porre fine allo stillicidio di decessi di animali a causa della crudeltà o
della follia di individui che stanno imperversando sul territorio
provinciale senza che si ponga un freno alle loro turpi azioni » . Villani,
riferendosi alle cronache quotidiane che da gennaio riportano episodi
accaduti in particolare nelle zone di Medesano, della Bassa ( San Secondo),
di Uguzzolo, vuole sapere a quali conclusioni sia giunto il « tavolo » che
avrebbe predisposto la Provincia di Parma per fronteggiare questa emergenza.
« E' indispensabile - dice Villani - individuare cause e colpevoli di simili
efferati episodi per ridare tranquillità non solo ai proprietari di animali,
ma a tutte le persone che frequentano le aree colpite » .

Gli animali? L'anima della natura
COLLECCHIO - Il Parco dei Boschi di Carrega, nell'ambito del coordinamento
dei parchi e delle riserve della provincia di Parma e Piacenza, ha
presentato nella sala Savani della Provincia di Parma il documentario: « Il
giardino segreto » . Il documentario è stato trasmesso di recente da « Geo &
Geo » su Rai 3 nel programma di natura, popoli scienza condotto da Sveva
Sagramola, per la regia di Anne Wollrath. La produzione si situa all'interno
di una rassegna denominata « animalità » che ha tentato di rispondere al
quesito: « gli animali hanno l'anima? » , attraverso varie puntate
realizzate con persone che vivono quotidianamente in stretto contatto con la
fauna selvatica ed in luoghi particolari. La conferenza stampa ha costituito
l'occasione per trattare del tema del rapporto uomo - animali alla presenza
di esperti e personalità del settore. Il documentario è stato girato
interamente al Parco dei Boschi di Carrega ed al Centro recupero animali
selvatici - realizzato in collaborazione con il servizio risorse naturali
della Provincia - e mostra un'atmosfera di grande empatia tra luoghi,
persone ed animali protagonisti, in particolare con i caprioli gli abitanti
pi ù conosciuti dei Boschi, affascinanti e misteriosi. Essi connotano con la
loro presenza spazi naturali e concorrono a costituire « l'anima » dei
luoghi stessi. Circa cinquanta persone hanno presenziato all'iniziativa, cui
hanno dato il loro contributo il direttore dell'area protetta, Margherita
Corradi, ripresa anche nel documentario, che ha fatto una sintesi di quanto
emerso sul tema del rapporto uomo - animali « chi conosce bene la natura o
comunque chi la sente, sa che da ciò deriva un profondo rispetto per ogni
forma di vita che in alcuni casi - come il mio - diventa privilegiato
proprio con i caprioli » . Vittorio Parisi, già direttore del museo di
storia naturale di Parma, ha rilevato l'importanza del rapporto con gli
animali a seguito dell'esperienza maturata nell'affrontare tematiche che
riguardano il loro comportamento, non solo da un punto di vista metodologico
e tecnico, ma anche relazionale tra ricercatore e animale studiato.
L'assessore provinciale alle Aree protette ed ai parchi, Gabriella Meo, si è
rallegrata per l'interesse suscitato dalla conferenza stampa e dal tema
trattato. All'incontro erano presenti anche Antonello Barani, per
l'assessorato alle Risorse naturali, fauna selvatica e ittica della
Provincia, Luigi Raffaini medico psicanalista naturalista e Stefano
Zanichelli presidente dell'ordine dei medici veterinari di Parma.
L'occasione è stata utile per presentare una serie di iniziative promosse
dalla scuola di specializzazione in conservazione delle risorse faunistiche
dei Boschi di Carrega che per il 16 aprile ha programmato un seminario dal
titolo: « Ungulati selvatici: tecniche e teleanestesia » dalle 9 alle 19 al
centro Levati. « Omeopatia e fauna selvatica » è titolo del seminario in
programma sabato 30 aprile, sempre al Levati, dalle 9 alle 18. Sabato 14
maggio sarà la volta di: « Tecniche di Reiki e sistema energetico degli
animali » dalle 9 alle 18 al Levati. Si chiude venerdí 28 maggio e sabato 29
con il seminario dal titolo: « Metodologie per il monitoraggio della fauna
selvatica: la telemetria » , sempre al centro Levati. Per informazioni ed
iscrizioni è possibile contattare il Parco al numero: 0521/ 833440 o via
posta elettronica: parco. carrega@ libero. it.

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Oggetto: il secolo xix 23/02

Cani, i padroni a lezione
SARZANA Un viaggio di tre giorni nella mente dell'animale a quattr