da www.redattoresociale.it del 17/01/06:
NOMADI 11.1117/01/2006
Terreni e non campi: sarebbero ormai 5000, soprattutto nel nord Italia, le aree
private ad uso agricolo acquistate da famiglie sinte e rom per viverci con le
proprie roulotte. Ma per lo Stato si tratta di abusi edilizi
Il campo nomadi di Guastalla
GUASTALLA (RE) – Sarebbero ormai 5000 i terreni privati agricoli acquistati,
prevalentemente nel nord Italia, da famiglie sinte e rom, per viverci con le
proprie roulotte. La stima è dell’Associazione Sucar Drom – Opera Nomadi di
Mantova secondo cui sceglierebbero questa soluzione soprattutto i sinti italiani
- sinti piemontesi, lombardi, veneti, Teich, Gackane, emiliani e marchigiani,
Rom Harvati, Lovara e abruzzesi - decisi ad uscire ad ogni costo dalla logica
assistenziale del campo. Una tendenza iniziata negli anni ’80 ed esplosa in un
decennio, perché poco onerosa a livello finanziario - più difficile sarebbe
l’acquisto di una casa o di un terreno edificabile - e non straniante
culturalmente. Più cauta nei numeri la valutazione di Nicola Solimano della
Fondazione Michelucci di Firenze, realtà all’avanguardia nella progettazione e
nella ricerca urbanistica e della architettura moderna e contemporanea, con
particolare riferimento ai problemi delle strutture sociali. “E’ una tendenza in
crescita, soprattutto tra i sinti. In Toscana nel 1992 erano uno o due i casi ed
oggi sono almeno una ventina”. La Fondazione ha progettato e realizzato due
aree, una a Prato per i Sinti ed una a Firenze per i Rom macedoni, oltre ad aver
appaltato i lavori di un micro-area a Pisa ed aver esteso la propria consulenza
a Trento e Bolzano. L’intervento dipende molto dalle caratteristiche dei
destinatari, spiega la Fondazione; i Rom ad esempio hanno una tradizione
abitativa e sono quindi pensabili soluzioni più vicine ad un modello di casa
tradizionale, anche individuale, mentre per i sinti che mantengono una mobilità
accentuata e sono legati ad un sistema di famiglia allargata (25-40 persone)
vengono forniti più coerentemente servizi di supporto alla loro vita in
roulotte. Importante adottare le diverse soluzioni insieme alle famiglie
destinatarie del progetto: “E’ importante dimostrare che si sta lavorando alla
loro casa e non per uno spazio di nessuno, questo mantiene un senso di
identificazione e fa si che, ad esempio, non si verificano cattivi utilizzi
delle strutture”.
Il problema è che per la legge italiana queste roulotte sono e restano un abuso
edilizio. Secondo Sucar Drom questo non solo mette in crisi le famiglie che
attualmente vivono in terreni agricoli di proprietà, ma investe le
amministrazioni comunali costrette a trovare anche soluzione alternative. “Il
rischio evidente è il ritorno al campo nomadi”, paventa l’associazione Sucar
Drom che chiede la possibilità di sanare le situazioni esistenti e creare le
condizioni perché questa tipologia abitativa venga estesa, attraverso il lavoro
di confronto in un tavolo interistituzionale con Ministeri e Regioni.
Obiettivo: arrivare ad una soluzione uniforme su tutto il territorio nazionale.
“Sono molte le famiglie che stanno facendo questa scelta – commenta Solimano
della Fondazione Micheletti, secondo cui questa “è una strada da percorrere”.
“Il discrimine è quello del rapporto con la legge sugli abusi edilizi – aggiunge
- Occorre trovare un soluzione di equilibrio, in genere non si tratta di aree di
pregio. Basterebbe consentire gli allacci alla rete idrica e fognaria, sanare
piccoli abusi. Si tratta di interventi limitati”.