maggio 2003 Fonte:CIPSI
trtto da
http://www.beati.org/documenti/2003/0016.htm
Il manifesto dell’acqua
Il presente Manifesto è stato redatto a Lisbona (Valencia) Spagna ,
nel corso del 1998 da un Comitato internazionale per il Contratto
Mondiale sull’Acqua, composto da persone che provenienti da diversi
continenti si sono preoccupati del fatto che un 1 miliardo e 400
milioni di persone del piante non hanno accesso all’acqua potabile.
Il documento è stato redatto su iniziativa del Gruppo di Lisbona,
grazie al contributo finanziario della Fondazione C. Gulbenkian,
della Generalitat Valenciana, dello istituto da Agua e el Gruppo IPE-
Agua do Portogallo.
a cura del Comitato internazionale per il Contratto Mondiale
sull’Acqua
Il diritto alla vita
Veniamo dall’Africa, dall’America Latina, dal Nord America,
dall’Asia
e dall’Europa. Ci siamo riuniti nel 1998¹ con nessun’altra
legittimità o rappresentatività se non quella di essere cittadini
preoccupati dal fatto che 1 miliardo e 400 milioni di persone del
pianeta su 5 miliardi e 800 milioni di abitanti non hanno accesso
all’acqua potabile.
Questo è intollerabile.
Ora il rischio è grande che nell’anno 2020, quando la popolazione
mondiale sarà di circa 8 miliardi di esseri umani, il numero delle
persone senza accesso all’acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi.
Questo è inaccettabile.
Possiamo e dobbiamo impedire che l’inaccettabile diventi possibile.
Come? E’ nostra convinzione che sia possibile raggiungere un tale
obiettivo se si seguono i principi e le regole qui descritti.
L’acqua « fonte di vita » è un bene comune che appartiene a tutti gli
abitanti della Terra
In quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è
un
bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune.
A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di
appropriarsene a titolo di proprietà privata.
L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e
collettiva
dipende da essa.
L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente
legate ad essa. Il suo carattere « insostituibile » significa che
l’insieme di una comunità umana – ed ogni suo membro – deve
avere il
diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile,
nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle
attività economiche.
Non ci può essere produzione di ricchezza senza accesso all’acqua.
L’acqua non è paragonabile a nessun’altra risorsa: non può essere
oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile individuale e
collettivo
L’acqua appartiene più all’economia dei beni comuni e della
distribuzione della ricchezza che all’economia privata
dell’accumulazione individuale ed altre forme di espropriazione della
ricchezza.
Mentre nel passato la condivisione dell’acqua è stata spesso una
delle maggiori cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione
di oggi riconosce l’accesso all’acqua come un diritto fondamentale,
inalienabile, individuale e collettivo.
Il diritto all’acqua è una parte dell’etica di base di una buona
società e di una buona economia.
E’ compito della società, nel suo complesso e ai diversi livelli di
organizzazione sociale, garantire il diritto di accesso, secondo il
doppio principio di corresponsabilità e sussidiarietà, senza
discriminazioni di razza, sesso, religione, reddito o classe sociale.
L’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i
popoli, le comunità, i paesi, i generi, le generazioni
Le risorse d’acqua sono distribuite in modo ineguale.
Anche i redditi lo sono. Questo non significa che deve esserci anche
ineguaglianza nell’accesso all’acqua fra le persone, le comunità e
le
regioni. Inoltre, l’ineguaglianza nella distribuzione dell’acqua e
della ricchezza finanziaria non significa che le persone ricche
d’acqua e ricche economicamente possano farne l’uso che vogliono,
anche venderla (o comprarla) all’esterno per derivarne il massimo
profitto (o piacere).
In numerose regioni del mondo l’acqua rimane una fonte di
ineguaglianze fra uomini e donne, in quanto queste ultime portano
tutto il peso dei lavori di casa che dipendono dall’acqua.
Queste ineguaglianze devono essere rimosse.
Sul nostro pianeta ci sono ancore troppe guerre legate all’acqua
perché molti stati continuano a usare l’acqua come strumento a
supporto dei loro interessi strategici di tipo geo-economico, al fine
di acquisire un potere egemonico sulla regione circonstante. E’
necessario e possibile liberare l’acqua dall’influenza degli stati
orientati egemonicamente. L’acqua è « res publica ».
L’accesso all’acqua necessariamente avviene tramite partnership.
E’ ora di andare oltre la logica dei « signori della guerra » e dei
conflitti economici per il dominio e la conquista dei mercati
La cittadinanza e la democrazia si basano sulla cooperazione e il
rispetto reciproco. Una “partnership” per l’acqua è il
principio
ispiratore che sta dietro a tutti i progetti (esempio “il contratto
di fiume”) che ha permesso la risoluzione di conflitti che in certe
regioni del mondo hanno tradizionalmente avvelenato le relazioni fra
paesi appartenenti allo stesso bacino idrografico. Noi sosteniamo una
vera partnership pubblica/privata a livello
locale/nazionale/mondiale.
Una gestione dell’acqua sostenibile nell’interesse generale non solo
può, ma deve essere fondata sul rispetto delle diversità culturali e
sul pluralismo socio-economico. Una partnership prevalentemente
sottomessa, come accade attualmente, alla logica e agli interessi
degli attori privati in continua competizione reciproca per
conquistare il mercato non può che danneggiare l’obiettivo di
assicurare l’accesso all’acqua conformemente alle regole di
una “sostenibilità” globale integrata.
Crediamo che la responsabilità finanziaria per l’acqua debba essere
collettiva e individuale secondo i principi di responsabilità e di
utilità
Assicurare l’accesso all’acqua per i bisogni vitali e fondamentali
di
ogni persona e di ogni comunità umana è un obbligo per l’intera
società. E’ la società che deve assumere collettivamente i costi
relativi alla raccolta, produzione, deposito, distribuzione, uso,
conservazione e riciclo dell’acqua, in vista della fornitura e della
garanzia di accesso all’acqua nella quantità e nella qualità minime
indispensabili. I costi (inclusi gli effetti esterni negativi che non
sono considerati nei prezzi di mercato) sono costi sociali comuni che
devono essere sostenuti dall’intera collettività.
Questo principio assume un valore ancor più rilevante e significativo
a livello di un paese, del continente e della società mondiale. Il
finanziamento deve essere assicurato mediante una ridistribuzione
collettiva.
I meccanismi di fissazione dei prezzi individuali, secondo un sistema
di progressività, intervengono a partire da un livello di
utilizzazione dell’acqua oltre il minimo vitale indispensabile.
Oltre questo minimo vitale, è infatti corretto che i prezzi siano in
funzione della quantità usata. Vi è però un limite all''uso: ogni
eccesso deve essere considerato illegale. Non è perché uno può
permettersi di pagare prezzi elevati che ha diritto ad utilizzare
l’acqua in quantità illimitata ed irragionevole.
L’acqua è “l’affare” dei Cittadini
Creare le condizioni necessarie per assicurare l’accesso all’acqua,
effettivo e sostenibile, è un problema che concerne tutti i membri
della società. E’ anche un tema inter-generazionale.
E'' compito infatti delle generazioni attuali di usare, valorizzare,
proteggere e conservare le risorse d’acqua in modo tale che le
generazioni future possano godere della stessa libertà di azione e di
scelta che per noi stessi oggi auspichiamo. I cittadini devono essere
al centro del processo decisionale.
La gestione dell’acqua integrata e sostenibile appartiene alla sfera
della democrazia. Non è l’affare delle competenze e del know-how dei
tecnici, degli ingegneri, dei banchieri. Gli utenti possono e devono
giocare un ruolo chiave mediante scelte e modi di vita più
ragionevoli, equi e responsabili necessari per assicurare la
sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La politica dell’acqua implica un alto grado di democrazia a livello
locale, nazionale, continentale e mondiale
Per definizione l’acqua richiede una gestione decentralizzata e
trasparente. Le istituzioni esistenti di democrazia rappresentativa
devono essere rafforzate. Nuove forme di governo democratico devono
essere create.
La democrazia partecipativa è inevitabile.
Questo è possibile, con o senza le nuove tecnologie informatiche e
comunicative, a livello di comunità locali, città, bacini, regioni.
Nuove e coerenti cornici regolative a livello internazionale e
globale devono essere disegnate e attuate accrescendo la visibilità
di una politica dell’acqua sostenibile a livello globale, ad opera
della comunità globale.
I parlamenti sono il luogo e gli attori naturali a questo riguardo.
Questo è il motivo per cui crediamo che sia urgente ed essenziale (ri)
valorizzare le pratiche tradizionali locali di gestione dell’acqua.
Un’importante eredità di conoscenze, competenze e pratiche delle
comunità, molto efficienti e sostenibili, è stata dilapidata e si è
persa.
C’è il rischio che venga ulteriormente distrutta negli anni futuri.
Proposte
Allo scopo di far diventare i principi elencati una realtà nei
prossimi 20-25 anni, nel corso dei quali 2 miliardi di persone si
aggiungeranno alla popolazione attuale, proponiamo che vengano prese
e realizzate le seguenti misure, parti integranti di un « World Water
Contract » da realizzarsi lungo due assi principali
la creazione di una « rete di parlamenti per l’acqua »
la promozione di campagne informative, accrescimento della
consapevolezza e della mobilitazione sul tema «acqua per tutti».
Proponiamo inoltre la costituzione di un Osservatorio mondiale per i
diritti dell’acqua
La creazione di una rete di parlamenti per l’acqua
E’ nei parlamenti, principali organi della rappresentanza politica
nelle società occidentalizzate, e in simili istituzioni in altre
civiltà, che cade la responsabilità di modificare l’esistente
legislazione attraverso l’applicazione dei principi sopra delineati.
Definire una nuova cornice legislativa a livello locale e nazionale
ma anche a livello internazionale e mondiale è uno dei principali
compiti dei parlamenti per riempire il vuoto che esiste in questo
campo a livello mondiale.
La priorità è quella di definire un « trattato mondiale sull’acqua »
che legalizzi l’acqua come bene patrimoniale vitale, comune a tutta
l’umanità. Questo, per esempio, escluderebbe l’acqua da tutti gli
accordi commerciali internazionali (come quelli esistenti nell’ambito
dell''Organizzazione Mondiale del Commercio - WTO), come già accade
nel campo culturale.
Promozione di campagne d''informazione, di sensibilizzazione e di
mobilitazione
Sviluppo (o modernizzazione) dei sistemi di distribuzione e
sanitarizzazione dell’acqua per le 600 città della Russia, Africa,
Asia, America Latina e paesi europei che avranno più di un milione di
abitanti nell’anno 2020 e i cui acquedotti (sistemi) sono già oggi
obsoleti, inadeguati o inesistenti;
La lotta contro nuove fonti di inquinamento dell’acqua nelle città
del Nord America, Europa occidentale e Giappone, dove la
contaminazione del terreno, sia in superficie che in profondità, sta
diventando sempre più preoccupante, seria e in alcuni casi
irreversibile.
Queste azioni rispondono all’obiettivo di "3 miliardi di rubinetti”.
ONG, sindacati e scienziati hanno a questo proposito un ruolo
essenziale e determinante.
A questi scopi, deve essere data priorità a :
La riforma strutturale dei sistemi di irrigazione nell’agricoltura
industriale intensiva. La soluzione esiste già come, per esempio, «
l’irrigazione a goccia». La moderna agricoltura esistente è il
principale consumatore delle risorse di acqua fresca del pianeta
(pari al 70% dell’estrazione totale mondiale, di cui la maggior parte
è per l’irrigazione). Ancora il 40% dell’acqua per irrigazione si
perde lungo la strada dalla fonte al serbatoio. Inoltre,
l’agricoltura industriale è fonte dei maggiori danni e minacce
all’ambiente (in particolare la salinità del suolo e
l’idromorfismo.)
Una moratoria di 10-15 anni per la costruzione di nuove grandi dighe
che hanno finora creato problemi considerevoli di breve e lungo
periodo all’ambiente, alle popolazioni locali e alla possibilità di
una gestione dell’acqua integrata e sostenibile
La costituzione di un Osservatorio Mondiale per i diritti dell’acqua
Il principale obbiettivo di questo osservatorio sarà di raccogliere,
produrre, distribuire e diffondere le informazioni il più possibile
rigorose ed affidabili in merito all''accesso all''acqua dal punto di
vista dei diritti individuali e collettivi, alla produzione
dell’acqua, all’uso, alla sua conservazione/protezione e allo
sviluppo democratico sostenibile. L’osservatorio deve diventare uno
dei punti di riferimento mondiali per le informazioni sui diritti
dell’acqua, a supporto delle più efficienti forme di partnership e
solidarietà per l’acqua.
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Il Comitato Internazionale è presieduto da Mario Soares e coordinato
da Riccardo Petrella ( Segretario Generale) Indirizzo c/o Gruppo di
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