Il test del papilloma virus
a cura dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele
Oltre 640 tra ginecologi, oncologi, medici di base e ricercatori
hanno aderito alla 2° edizione del convegno organizzato sabato 7
febbraio all'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele per fare
il punto su una grave e diffusa patologia, il cancro del collo
dell'utero, che colpisce ancora un numero troppo elevato di donne, ma
che, se identificato nelle primissime fasi del suo sviluppo, è
l'unico tipo di tumore curabile al 99%.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati 3.500 nuovi casi di tumore
della cervice uterina che, dopo il tumore al seno, è la seconda causa
che più incide sulla mortalità femminile (1.800 decessi all'anno).
Oggi sappiamo che questo tipo di tumore ha per il 99,7% dei casi
un'origine virale: recenti studi hanno dimostrato che il DNA del
papillomavirus umano (HPV) è presente, infatti, in tutti i carcinomi
del collo dell'utero e nelle lesioni che lo precedono. Questa
scoperta ha portato alla realizzazione di un nuovo test, l'HPV test,
che rileva la presenza del papilloma virus umano e di conseguenza è
in grado di individuare le donne con un alto rischio di sviluppare il
tumore del collo dell'utero.
"L'introduzione negli anni '60 di programmi di screening citologico
(Pap test) nella popolazione femminile ha permesso di ridurre del 50-
70% l'incidenza del carcinoma della cervice uterina e la mortalità ad
esso associata.", spiega Flavia Lillo ricercatrice del Laboratorio di
Virologia dell'Istituto Scientifico Universitario San
Raffaele, "Tuttavia, il beneficio di questi programmi dipende in gran
parte dalla capillarità con cui vengono effettuati, dalla frequenza
con cui vengono eseguiti e dalla qualità ed efficacia della lettura
dei preparati. Nella migliore delle ipotesi, la sensibilità del Pap
test nel diagnosticare una lesione cervicale non eccede l'80%…"
"Senza quindi nulla togliere all'utilità e al valore del Pap test
quale strumento di screening, lo sforzo della comunità scientifica
internazionale", continua Flavia Lillo, "è volto allo sviluppo di
tecnologie che possano ottimizzare ed affiancare le procedure
convenzionali di prevenzione." Il nuovo test HPV, semplice ed
indolore, si esegue in ambulatorio con un tampone vaginale che
permette di prelevare un piccolo campione di cellule del collo
dell'utero. Il test HPV associato al Pap test dà, quindi, una elevata
garanzia di sicurezza diagnostica e preventiva del tumore del collo
dell'utero.
IL TUMORE DEL COLLO DELL'UTERO
È l'unica forma di tumore di cui sia dimostrata una origine virale e
la seconda causa di morte nella popolazione femminile mondiale. Oggi
in Europa i decessi provocati dal cancro del collo dell'utero
superano quelli dovuti all'AIDS e all'epatite B. In Italia si stima
che ogni anno si verifichino 3500 nuovi casi di cervico-carcinoma e
che siano oltre 1800 i decessi dovuti a questa forma tumorale che è
identificabile e guaribile al 99% se diagnosticata nelle primissime
fasi del suo sviluppo. È stato ormai chiaramente dimostrato che il
DNA del virus del papilloma umano (HPV) è presente in tutti i
carcinomi del collo dellutero e nelle lesioni che lo precedono.
I PAPILLOMA VIRUS
Sono una famiglia di virus molto comuni, alcuni dei quali infettano
gli epiteli genitali con elevata frequenza. All'interno di questa
famiglia, alcuni tipi definiti `ad alto rischio oncogeno', hanno una
elevata relazione causale con lo sviluppo di forme tumorali.
L'infezione si contrae in genere all'esordio dell'attività sessuale,
è quindi molto frequente nelle giovani donne. Il sistema immunitario
è normalmente in grado di controllare l'infezione nell'arco di pochi
mesi. Tuttavia, una piccola percentuale di donne (circa il 10-15%)
non elimina il virus e rappresenta quindi il gruppo a maggior rischio
di sviluppare anomalie del collo dell'utero. Un'infezione da HPV
persistente può provocare alterazioni cellulari che, se non curate,
possono, nell'arco di alcuni anni, evolvere in un tumore invasivo
della cervice uterina.
IL PAP TEST
Dagli anni '50 il Pap-test, utilizzato come strumento di prevenzione
oncologica, ha permesso di identificare le lesioni della cervice
uterina che rappresentano i precursori del tumore e di diagnosticare
precocemente lesioni del collo dell'utero. L'applicazione dei
programmi di screening di popolazione, ha permesso di ridurre la
mortalità per cancro della cervice uterina di circa l'80% e ha
rappresentato uno dei maggiori successi raggiunti nella prevenzione
oncologica. Questo tipo di screening è quindi efficace, ma una certa
percentuale (20-25%) di risultati falsi-positivi e falsi-negativi
possono essere dovuti a:
· errori di campionamento: un campionamento insufficiente o raccolto
in maniera scorretta può condizionare la validità del risultato;
· errore umano: la corretta lettura dei preparati citologici è
condizionata dalla capacità del tecnico di riconoscere la patologia
in esame. La tecnica non è standardizzata.
· intervallo tra un Pap-test e l'altro: l'esecuzione sporadica dei
controlli o intervalli troppo prolungati tra un PAP test e il
successivo, possono esporre al rischio di sviluppare forme tumorali a
rapida evoluzione;
· metodo non prognostico: fornisce solo un dato sulla situazione
attuale del collo dell'utero.
IL TEST HPV
Il Pap-test non rileva la presenza del virus HPV, ma identifica
anomalie cellulari associate alla presenza del virus e eventualmente
la presenza di cellule trasformate. Un nuovo esame, il test dell'HPV,
identifica invece la presenza dei virus che promuovono lo sviluppo
del tumore prima che queste alterazioni cellulari si generino. Questo
test identifica sia le donne affette dalla malattia sia quelle con un
alto rischio di svilupparla.
Un test positivo all'HPV non significa che la donna svilupperà un
cancro della cervice uterina, ma fornisce informazioni supplementari
su potenziali rischi e consente al medico di effettuare controlli più
accurati. Associando al tradizionale Pap-test il test dell'HPV si
garantisce alla donna maggior sicurezza ed efficacia nella
prevenzione dei tumori del collo dell'utero.
È stato dimostrato che la combinazione dei due test consente di
rilevare circa il 97% delle lesioni di grado elevato del collo
dell'utero. L'esito negativo di entrambi i test significa avere il
99% di probabilità di non sviluppare un tumore del collo dell'utero
nei successivi 5 anni. Il test è molto semplice e richiede il solo
prelievo con un tampone vaginale di un piccolo campione di cellule
del collo dell'utero esattamente nello stesso modo del pap-test.
L'esame HPV è previsto dal SSN dietro presentazione della
prescrizione del medico di famiglia.