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Rispondi | Inoltra Messaggio #63 di 1140 |
Esseni
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Tra i gruppi ebraici di età ellenistico-romana, conosciuti e
documentati anche da autori greci e latini, quello degli Esseni è
forse oggi il più noto, a causa della scoperta, effettuata a Qumran
nel 1947, dei manoscritti del Mar Morto, appartenenti a una comunità
di questo tipo. Già nell'antichità avevano scritto su di essi, per
ricordare i più rilevanti, Filone Alessandrino (Quod omnis probus
liber sit), Giuseppe Flavio (Guerra Giudaica), che ci attesta di
esserne stato discepolo, e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia).
Sulla loro origine e sul significato del nome (puri, bagnanti,
silenziosi, pii) non c'è accordo tra gli studiosi. Molto
probabilmente ebbero inizio dalla metà circa del II secolo AC in
epoca maccabea, e di essi non si fa mai menzione prima degli
Asmonei. Di vita appartata e solitaria, si erano organizzati, fuori
dal contesto sociale, in comunità isolate di tipo monastico e
cenobitico; protette da Erode il Grande, furono perseguitate dai
romani negli anni della guerra che si concluse con il crollo di
Gerusalemme.

Abolita ogni proprietà personale, praticavano la comunanza dei beni,
si contentavano del necessario e, di quanto producevano o
possedevano in comune, facevano baratto. Dediti ai lavori di
agricoltura, di allevamento, di apicultura e di artigianato,
alternavano ore di attività con momenti di preghiera. Contrari alla
violenza e attenti al rispetto degli animali, che non sacrificavano,
rifiutavano di essere arruolati e di fabbricare armi, professando
l'uguaglianza di tutti gli uomini e dichiarandosi "artigiani di
pace".

Dediti al servizio di Dio nel celibato, gli Esseni coltivavano la
pietà e la coerenza etica, come prescriveva la Torah che leggevano
di continuo, specialmente di sabato, giornata che trascorrevano
nell'osservanza più rigorosa. In questo giorno si svolgeva la
lettura solenne, commentata da uno dei più colti fra loro, secondo
l'esegesi allegorica. Iniziavano la giornata con la preghiera
davanti al sole, lavoravano in silenzio fino alle undici quando
insieme, cinti di un panno di lino, facevano abluzioni di acqua
fredda; solo dopo questo bagno entravano nel refettorio loro
riservato per il pasto frugale, consumato soltanto dopo una previa
preghiera di benedizione da parte di un sacerdote. Terminato il
pasto, elevavano una preghiera di ringraziamento, si toglievano la
veste bianca comune e riprendevano il lavoro in silenzio fino a
sera, quando insieme si riunivano per un altro pasto comunitario.

L'ammissione alla comunità, avveniva tramite l'adozione di figli
altrui, o l'accesso di nuovi giovani adepti. L'ammissione era
peraltro selettiva e solo dopo tre anni di iniziazione, costituita
da prove, si entrava a far parte del gruppo con un pasto comune e un
giuramento solenne davanti alla comunità: con questo atto i neofiti
assumevano l'impegno di essere totalmente leali e di non rivelare
nulla ai profani, neppure se torturati a morte. Gli iniziati
dovevano tacere soprattutto sulle dottrine esoteriche dei libri
antichi e sui nomi degli angeli, oggetto di speculazione mistico-
teologica. La struttura del gruppo esseno era gerarchica e
comprendeva i gradi di postulante, di novizio e di iniziato. Sotto
il profilo dottrinale gli Esseni sostenevano l'immortalità
dell'anima e professavano un'escatologia di retribuzione per buoni e
malvagi. Ammettevano pure la resurrezione, il giudizio finale e la
fine del mondo. Tra loro, dice Giuseppe Flavio, vi furono veggenti e
profeti.

Il gruppo degli Esseni subì influssi esterni all'ebraismo: la
sottolineatura del dualismo bene-male, l'atteggiamento di
venerazione di fronte al sole, la dottrina sugli angeli, la presenza
di bagni rituali si collegano a tradizioni iraniche o parsi. Così
come il celibato, il cenobitismo, la riprovazione dei sacrifici
cruenti e dell'olio, rinvierebbero a tradizioni buddhiste, se
avessimo comprovati documenti di contatti culturali tra India e
Palestina nel periodo ellenistico-romano. Quanto al silenzio
comunitario, agli anni di noviziato, alle vesti bianche, alle
prescrizioni della dieta, all'esoterismo della dottrina garantita
dal giuramento, all'escatologia, il collegamento con le scuole
filosofiche greche viene quasi spontaneo, specie con la tradizione
pitagorica.

I numerosi paralleli esistenti tra gli scritti di Qumran e i vangeli
canonici, hanno convinto alcuni studiosi del fatto che le dottrine e
le tradizioni delle comunità essene abbiano costituito la base
fondamentale sulla quale si è successivamente sviluppato il
cristianesimo.

Tra i reperti di Qumran si ritrovano tracce che collegano la
comunità essena di ai rivoltosi zeloti, come ad esempio il Rotolo
della guerra.

Ci dice Ippolito Romano nella sua Refutatio (IX, 26):

...Sono divisi (gli esseni) fin dall'antichità e non seguono le
pratiche nella stessa maniera, essendo ripartiti in quattro
categorie. Alcuni spingono le regole fino all'estremo: si rifiutano
di prendere in mano una moneta (non ebraica) asserendo che non è
lecito portare, guardare e fabbricare alcuna effigie; nessuno di
costoro osa perciò entrare in una città per tema di attraversare una
porta sormontata da statue, essendo sacrilego passare sotto le
statue. Altri udendo qualcuno discorrere di Dio e delle sue leggi,
si accertano se è incirconciso, attendono che sia solo e poi lo
minacciano di morte se non si lascia circoncidere; qualora non
acconsenta essi non lo risparmiano, lo assassinano: è appunto da
questo che hanno preso il nome di zeloti, e da altri quello di
sicari. Altri ancora si rifiutano di dare il nome di padrone a
qualsiasi persona, eccetto che a Dio solo, anche se fossero
minacciati di maltrattamenti e di morte.
[modifica]
Usi e Costumi esseni
Le usanze essene erano molto simili a quelle cristiane dei primi
secoli.

I testi detti "Regola della comunità" e "Regola dell'assemblea"
regolavano ogni aspetto della vita comunitaria degli esseni.

Era previsto che in un gruppo di 10 uomini vi fosse almeno un
sacerdote, che quando questi si riuniscono a cena per discutere e
chiedere chiarimenti al sacerdote si disponessero a tavola secondo
la scala gerarchica e che questi avessero a tavola sia del pane che
del vino; il primo a toccare pane e vino doveva essere il sacerdote
(definito in quest'indicazione "messia d'Israele") che li benediva,
quindi tutti gli altri commensali, che benedivano anche loro il
pane "ciascuno secondo la propria dignità".







Sab 12 Nov 2005 12:11 pm

janabella77
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janabella77
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