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MED.ALTERNATIVA:La nutriterapia naturale e i tumori   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #67 di 1146 |

Dr. Stefano Scoglio, Ph.D.



Il caso Di Bella, è stato l'ultimo e più eclatante
sintomo della grave situazione in cui versa l'approccio ufficiale
alla terapia dei tumori. Della terapia Di Bella si possono avere
opinioni diverse, ma quello che non si può disconoscere è che il
professore siciliano, di fronte alla inutile e distruttiva violenza
della chemioterapia, ha gridato forte e in maniera
irreversibile: "il re è nudo"!

Il caso Di Bella ha modificato radicalmente la
percezione pubblica del problema tumori soprattutto perché, ancora
prima della sua messa in discussione dei principi teorici che
sottostanno all'approccio chemioterapico, ha mostrato alla vasta
audience di giornali e televisione come migliaia di malati di
cancro, stanchi di fungere da agnelli sacrificali sull'altare degli
interessi farmaceutici multinazionali, abbiano finalmente trovato il
coraggio di dire basta, e di cercare strade meno distruttive e più
efficaci.



L'esplosione del caso Di Bella, che l'anziano professore ha dovuto
pagare subendo attacchi indecorosi ed evidenti manipolazioni della
sperimentazione clinica, ha avuto il merito di porre alla coscienza
pubblica il seguente quesito: come mai tante persone sono disposte a
scendere in piazza per questo "stregone" (così è stato trattato,
nonostante una vita dedicata alla scienza e all'accademia
ufficiali), se è vero che ormai oltre il 50% dei tumori sono curati
dalla chemioterapia, e addirittura, come sostengono gli oncologi
ufficiali, si arriva quasi all'80% di guarigioni se il tumore viene
preso in tempo? Davvero queste migliaia di malati di cancro che si
rivolgono a Di Bella o ad altre terapie alternative sono tutti pazzi
o stupidi?

C'è qualcosa di marcio in Danimarca.

Da un lato siamo bombardati tutti i giorni da messaggi mediatici sui
trionfi dell'oncologia chemioterapia, e sulle "magnifiche sorti e
progressive" della lotta chimica ai tumori.

Dall'altro, chissà perché, tutti gli ammalati di tumore che
conosciamo, famigliari, amici e conoscenti, che si sono curati con
la chemioterapia soltanto (a meno che, di nascosto dai medici, non
abbiano svolto in parallelo cure alternative) quasi mai si salvano,
e quasi sempre, anche quando sono dichiarati guariti, finiscono per
morire qualche anno dopo di un altro tipo di tumore.



Uno dei segreti sta in un piccolo trucco che viene utilizzato nel
confezionare le statistiche sulle guarigioni da tumore: le
statistiche ufficiali vengono limitate al breve periodo, o
addirittura al momento della dismissione del paziente dall'ospedale.
In questo modo, una chemioterapia che abbia distrutto, ad esempio,
un tumore al seno, viene inclusa tra i successi se al momento della
cessazione della chemioterapia il tumore al seno è stato eliminato,
anche se magari il paziente muore l'anno successivo di un tumore
all'utero, o sempre di tumore al seno ma in un centro oncologico
diverso da quello di origine.

Il tragico paradosso delle statistiche ufficiali sui tumori viene
spiegato molto bene dallo stesso Di Bella:

"Se una persona viene dimessa dall'ospedale si dice che è in
remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra
volta. Se ogni dimissione viene considerata un dato positivo, i
conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un
individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una sola volta si avrà
il 90% di guarigioni e il 10% di mortalità."[1]

Ci sono altri trucchi statistici che vengono utilizzati per
sostenere la balla dei trionfi della chemioterapia: ad esempio, la
cifra del 50% di guarigioni si ottiene facendo la media tra l'87% di
guarigioni del tumore al testicolo, e il 10-12% di guarigioni del
tumore ai polmoni; il trucco sta nel nascondere il fatto che i
malati in un anno di tumore al testicolo sono 2.000, mentre quelli
del tumore ai polmoni sono oltre 40.000!

Il normale (ed economicamente conveniente) modo di pensare della
dominante medicina chemiotossica[2] è per compartimenti stagni. Un
paio di anni fa ci fu molto rumore su tutti i giornali per un nuovo
farmaco, il tamoxifen, capace di bloccare l'insorgenza del tumore al
seno; i ricercatori che lo realizzarono, entusiasti del loro
ritrovato, dichiaravano candidamente che l'unico effetto collaterale
era che aumentava significativamente il rischio di tumore all'utero!

Sembra una barzelletta, ma è la verità!

Certo, la gran parte delle persone si fidano ancora delle promesse e
statistiche ufficiali.

In fondo, molti pensano, aumentare anche solo di pochi anni la
sopravvivenza di una persona è già qualcosa. Ma a parte il prezzo di
sofferenza che i pazienti della chemioterapia devono pagare, non
esiste controprova a tale argomento, dato che non è possibile
verificare se il malato di tumore sottoposto a chemioterapia non
avesse potuto sopravvivere anche più a lungo senza la chemioterapia.

Di fatto, quando questa valutazione è stata fatta, si è visto che
sopravvivono più a lungo i pazienti che non si sottopongono a
chemioterapia né ad alcun altro trattamento.[3]

Inoltre, l'argomento vale solo per chi non sappia o non voglia
sapere che ci sono mezzi molto più efficaci e meno invasivi di
combattere il tumore; e per chi si ostini a non capire che il prezzo
della chemioterapia è quello di rendere assai più difficile curare
il tumore la seconda volta che si manifesti nella stessa o in altre
forme.

Già, perché al di là delle varie forme che assume, il tumore è uno,
e la sua frammentazione in tanti specifici tumori differenti non fa
che oscurare il fondamento sottostante tutti i tumori, e che ha a
che fare con lo squilibrio dell'individuo nella sua interezza di
psiche ed energia metabolico/immunitaria.



La crescente schiera di chi cerca alternative all'approccio
chemiotossico comincia a imparare che le terapie fitoterapiche e
nutriterapiche funzionano, e che molte erbe o super-alimenti
particolari (alghe, funghi, germogli, etc.) contengono numerosi e
potenti principi antitumorali.

Quello che accomuna tutte le forme di terapie naturali, è l'idea che
nessuna terapia che vada contro il fondamento vitale dell'uomo,
contro l'innata capacità immunitaria e autoregolatrice del nostro
organismo, può veramente funzionare.

Ci sarebbe anche da parlare del ruolo che la psiche svolge nella
prevenzione e guarigione del tumore, sicuramente essenziale, e su
cui si può lavorare sia attraverso strumenti psicoterapici sia
attraverso veri e propri interventi di "psichiatria ortomolecolare"
(o nutrizionale).

Non possiamo dilungarci qui su questo tema, ma anche qui quel che è
certo è che l'insensibilità di molti oncologi, che sparano sui
malati condanne a morte con estrema facilità, deriva anche dalla
sottovalutazione che la mente gioca nello sviluppo della malattia.
Il seguito di questo interessante articolo si trova in
www.movimentoconsensus.org




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[1] Intervista al dr. Di Bella, gennaio 1998, Speciale "Di Bella –
La sua cura contro il cancro" (allegato a Il resto del Carlino).

[2] Questa è la qualifica più corretta per la medicina oggi
dominante, basata sull'uso di molecole tossiche destinate a
distruggere i fattori patologici e che finiscono sempre per
danneggiare anche le molecole sane. Medicina allopatica è termine
inadeguato, dato che lo stesso Ippocrate, padre di una medicina
nutriterapica e naturale, parlava di medicina allopatica, e
allopatici sono almeno in parte gli effetti della fitoterapia.

[3] Nello studio, su 188 malati affetti da carcinoma bronchiale non
operabile, il periodo di sopravvivenza dei pazienti sottoposti a
chemioterapia fu di 75 giorni, mentre i pazienti che non si
sottoposero ad alcun trattamento sopravvissero per 225 giorni. The
Lancet, 13 Dec. 1975.







Gio 17 Nov 2005 4:34 pm

janabella77
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Inoltra Messaggio #67 di 1146 |
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Dr. Stefano Scoglio, Ph.D. Il caso Di Bella, è stato l'ultimo e più eclatante sintomo della grave situazione in cui versa l'approccio ufficiale alla terapia...
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janabella77
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17 Nov 2005
4:34 pm
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