Come si fa la pece?
come si fa la pece: intendo il combustibile che si usava nel medioevo per fare torcie, frecce incendiare etcc.?
La pece è una sostanza che trova larghissimi impieghi, anche se forse il suo utilizzo era più diffuso in passato.
Ancora oggi alcuni ricordano di aver osservato l’uso che
ne facevano i calzolai, i quali erano soliti incatramare
con la pece lo spago di cui si servivano.
Chi suona il contrabbasso usa un apposito arco, non
prima di aver distribuito sullo stesso un po’ di pece
per meglio mettere in vibrazione le corde.
La pece evoca il ricordo del biblico racconto sulla costruzione dell’Arca, nel corso della quale Mosè utilizzò
la pece per "calafatare" questo specialissimo natante;
in effetti per lungo tempo questa operazione, ovvero la chiusura delle fessure del fasciame delle navi, è stata eseguita con la pece.
Ed è davvero fin da tempi remoti che veniva utilizzata
questa sostanza, se già l’Uomo del Similaun e
l’eccezionale corredo di oggetti e strumenti venuti
alla luce con lui ne dimostrano l’impiego: le sue frecce avevano le punte di selce, fissate al manico con uno
stretto giro di filo e pece. Anche nell’ascia la lama
era fissata al manico con la pece.
Se l’antica arte della navigazione comportava l’impiego
della pece, anche gli oggetti che sulle navi venivano trasportati avevano in qualche modo a che fare con
questa sostanza: i prodotti alimentari venivano contenuti
in anfore, e soprattutto quando si trattava di liquidi,
la superficie interna era impermeabilizzata con
prodotti di natura resinosa.
Le navi romane riportate alla luce a San Rossore
avevano a bordo il loro carico di anfore, che sono
state analizzate, rivelando che erano state
impermeabilizzate con pece derivante da legno di pinacee.
Il verde e il nero: la pece si ricava dalle piante.
Da piante appartenenti alla famiglia delle pinacee,
nel caso delle anfore romane, dalla betulla la pece
usata dall’Uomo del Similaun.
Un tipo di pece, nota come pece di Borgogna, è la
resina che si ottiene dall’abete rosso (Picea excelsa)
per incisione della corteccia; Picea significa infatti
pianta che dà la pece.
Abete rosso.
Già Plinio scriveva che dall’abete si ricavava "la pece
liquida, che serve per tener stagne le costruzioni navali
e per molti impieghi, e che in Europa si ottiene per
cottura: il legno, fatto a pezzi, si mette a scaldare
in fornaci con il fuoco acceso tutt’intorno, all’esterno;
un primo liquido cola come acqua da un canale e
ha proprietà così efficaci che in Egitto ne cospargono
le salme per imbalsamarle. Il liquido che cola dopo
questo è più denso e fornisce la pece liquida che,
versata in caldaie di bronzo, viene fatta addensare,
usando l’aceto come coagulante, e prende il nome
di pece bruzia, adatta solo per sigillare le botti ed altri recipienti del genere; differisce dall’altra pece sia per l
a sua viscosità, sia per il colore rossiccio, sia per il
grasso che contiene in misura superiore agli altri tipi.
Questi ultimi si ottengono dalla resina della picea che
viene raccolta per mezzo di pietre roventi, in contenitori
di rovere resistente, oppure, in mancanza di recipienti, facendo una catasta di rami, come per la preparazione
del carbone. Questa è la resina che si aggiunge al vino
dopo averla ridotta in polvere, è di colore scuro; se si
fa bollire piano e si passa al setaccio, si ammorbidisce, prende un colore rosso e viene detta resina in gocce; generalmente per questa preparazione si mettono
da parte gli scarti della resina e la scorza".
Ancora oggi alcuni ricordano di aver osservato l’uso che
ne facevano i calzolai, i quali erano soliti incatramare
con la pece lo spago di cui si servivano.
Chi suona il contrabbasso usa un apposito arco, non
prima di aver distribuito sullo stesso un po’ di pece
per meglio mettere in vibrazione le corde.
La pece evoca il ricordo del biblico racconto sulla costruzione dell’Arca, nel corso della quale Mosè utilizzò
la pece per "calafatare" questo specialissimo natante;
in effetti per lungo tempo questa operazione, ovvero la chiusura delle fessure del fasciame delle navi, è stata eseguita con la pece.
Ed è davvero fin da tempi remoti che veniva utilizzata
questa sostanza, se già l’Uomo del Similaun e
l’eccezionale corredo di oggetti e strumenti venuti
alla luce con lui ne dimostrano l’impiego: le sue frecce avevano le punte di selce, fissate al manico con uno
stretto giro di filo e pece. Anche nell’ascia la lama
era fissata al manico con la pece.
Se l’antica arte della navigazione comportava l’impiego
della pece, anche gli oggetti che sulle navi venivano trasportati avevano in qualche modo a che fare con
questa sostanza: i prodotti alimentari venivano contenuti
in anfore, e soprattutto quando si trattava di liquidi,
la superficie interna era impermeabilizzata con
prodotti di natura resinosa.
Le navi romane riportate alla luce a San Rossore
avevano a bordo il loro carico di anfore, che sono
state analizzate, rivelando che erano state
impermeabilizzate con pece derivante da legno di pinacee.
Il verde e il nero: la pece si ricava dalle piante.
Da piante appartenenti alla famiglia delle pinacee,
nel caso delle anfore romane, dalla betulla la pece
usata dall’Uomo del Similaun.
Un tipo di pece, nota come pece di Borgogna, è la
resina che si ottiene dall’abete rosso (Picea excelsa)
per incisione della corteccia; Picea significa infatti
pianta che dà la pece.
Abete rosso.
Già Plinio scriveva che dall’abete si ricavava "la pece
liquida, che serve per tener stagne le costruzioni navali
e per molti impieghi, e che in Europa si ottiene per
cottura: il legno, fatto a pezzi, si mette a scaldare
in fornaci con il fuoco acceso tutt’intorno, all’esterno;
un primo liquido cola come acqua da un canale e
ha proprietà così efficaci che in Egitto ne cospargono
le salme per imbalsamarle. Il liquido che cola dopo
questo è più denso e fornisce la pece liquida che,
versata in caldaie di bronzo, viene fatta addensare,
usando l’aceto come coagulante, e prende il nome
di pece bruzia, adatta solo per sigillare le botti ed altri recipienti del genere; differisce dall’altra pece sia per l
a sua viscosità, sia per il colore rossiccio, sia per il
grasso che contiene in misura superiore agli altri tipi.
Questi ultimi si ottengono dalla resina della picea che
viene raccolta per mezzo di pietre roventi, in contenitori
di rovere resistente, oppure, in mancanza di recipienti, facendo una catasta di rami, come per la preparazione
del carbone. Questa è la resina che si aggiunge al vino
dopo averla ridotta in polvere, è di colore scuro; se si
fa bollire piano e si passa al setaccio, si ammorbidisce, prende un colore rosso e viene detta resina in gocce; generalmente per questa preparazione si mettono
da parte gli scarti della resina e la scorza".
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