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| 12/05/2006 |
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| «Il termovalorizzatore a Napoli? No, grazie» |
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PAOLA PEREZ Un termovalorizzatore a Napoli? No, grazie. E non tanto per il temuto impatto sulla salute pubblica quanto perché rappresenterebbe una soluzione «falsa» per il vero problema, che è lormai cronica emergenza rifiuti. Rifondazione e Verdi, così come le associazioni ambientaliste, respingono al mittente la proposta lanciata dal sindaco Rosa Iervolino durante un incontro con gli industriali. «Bisogna anteporre la realtà alle ideologie - aveva detto il primo cittadino - capire che i rifiuti trattati non sono nocivi ma possono diventare una risorsa. Napoli deve dotarsi di un termovalorizzatore come tutte le grandi capitali dEuropa». Ma il fronte dei contrari torna a insistere sui ritardi accumulati in materia di raccolta differenziata e sullesigenza di far partire un ciclo di smaltimento efficiente. Un ciclo del quale linceneritore sarebbe solo lultimo ingranaggio, e nemmeno il più funzionale. «Nel programma non cè scritto nulla sul termovalorizzatore - precisa Gennaro Migliore, capogruppo di Prc alla Camera - sosteniamo la Iervolino nella candidatura a sindaco e non vogliamo far polemica con lei, ma non si comprende perché in campagna elettorale abbia formulato una proposta che non consente di uscire dallemergenza rifiuti. Linceneritore non serve. Bisogna incentivare la raccolta differenziata, intervenire sulla quantità di immondizia prodotta, attivare le isole ecologiche per il deposito dei materiali ingombranti. Su questi versanti, finora, ci sono state molte deficienze. Dobbiamo recuperare il terreno perso». «Fui proprio io, in consiglio comunale, a lanciare la provocazione dellinceneritore a Napoli - ricorda Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi - perché in ultima analisi la ritenevo una soluzione preferibile a quella di Acerra. Il termovalorizzatore consuma più energia di quanta ne riesca a produrre. In materia di rifiuti oggi esistono soluzioni più moderne e avanzate: penso agli impianti che trasformano gli scarti in biogas. Percorrendo strade come questa, il nuovo governo accompagnerà Napoli e la Campania verso una definitiva via duscita dallemergenza». «Non abbiamo nulla contro linceneritore - interviene Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente - se viene progettato a dovere. Meglio a Napoli che in provincia, perché nel capoluogo ci sarebbe una forma di controllo maggiore. Ma come possiamo ragionare di termovalorizzatori se non riusciamo a far partire la raccolta differenziata? Siamo al di sotto del 10 per cento e dovremmo arrivare a quota 35. Dal sindaco mi aspettavo un segnale diverso: non limpianto miracoloso ma la promessa di raggiungere il 25 per cento della differenziata nel primo anno del nuovo mandato». «I punti deboli di Napoli sono leccessiva produzione di rifiuti e il fatto che si ricicla pochissimo - sottolinea Ornella Capezzuto, presidente regionale del Wwf - bisogna lavorare sugli imballaggi, sul recupero dei materiali, sulla raccolta dellumido nei mercati e nei ristoranti. Linceneritore è lultimo anello del sistema, non può essere costruito senza chiudere il ciclo». Lino Bonsignore, amministrazione delegato dellAsìa (Azienda speciale igiene ambientale), si schiera con la Iervolino: «Il suo discorso non fa una piega, e lo dico da tecnico. Napoli deve conquistare autonomia nella gestione dei rifiuti. Lobiettivo si raggiunge con tre passaggi. Servono impianti per lo smaltimento dellumido: e qui siamo a buon punto, perché il Comune ha approvato i progetti esecutivi per due strutture di compostaggio e una anaerobica e ha già richiesto i fondi europei per realizzarli. Servono discariche per gli scarti, che sul territorio si possono trovare. Serve il termovalorizzatore, che non necessariamente va sistemato in città ma deve essere ad uso esclusivo della città. A questo proposito, vorrei ricordare che lAsìa fa parte del pool di aziende specializzate ammesse alla gara per la gestione dei Cdr e dei futuri inceneritori». |
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