<http://www.facebook.com/photo.php?pid=30796803&op=1&view=all&subj=174846588067&\
aid=-1&auser=0&oid=174846588067&id=1342523796>
Iran. *"Studenti lanciati dalle finestre, dopo essere stati sorpresi nel
sonno dalla polizia..."*
*Il presidente della Commissione Diritti Umani, Pietro Marcenaro (Pd), a
CNR.
E racconta di studenti lanciati dalle finestre, dopo essere stati sorpresi
nel sonno dalla polizia*.
*
15 Novembre 2009* -- L'ambasciatore italiano in Iran, *Alberto
Bradanini*davanti la Commissione Diritti Umani ha raccontato cosa
succede nel paese.
*
CNR* ha raggiunto il presidente della Commissione, *Pietro Marcenaro*:
“*L’ambasciata italiana a Teheran è diventata un importante punto di
riferimento.
Ha concesso molti più visti di quanto ha fatto qualsiasi altra struttura
diplomatica europea, e anche di qui paesi che fanno della difesa dei diritti
umani un punto d’orgoglio.
Il riconoscimento del lavoro dei nostri diplomatici è diffuso tra i
dissidenti iraniani che continuano a soffrire una pesantissima repressione.*
"
"*Calcoliamo che gli arresti nei confronti degli oppositori del regime siano
stati almeno diecimila.
E abbiamo notizie accertate di violenze, stupri, torture. Tanti nomi di
studenti sorpresi nel sonno e lanciati dalle finestre...*”.
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
*Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.*
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
20 novembre: Giornata per i diritti dei bambini
25 novembre: Giornata contro la violenza sulle donne
10 dicembre: Giornata mondiale per i diritti umani
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--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
articolo di Piero Ignazi (
http://didattica.spbo.unibo.it/bologna/dipartim/dist/persone/ignazi.htm)
che sul settimanale "L'espresso" tiene una sua rubrica intitolata
"POTERE&POTERI".
E' pubblicato sul numero 46 che trovate già in edicola (anche se porta la
data del 19 novembre 2009).
POTERE&POTERI
Piero Ignazi
*Una questione di potere*
Il crocefisso nelle scuole è catalogato al pari della lavagna e dei
gessetti.
Perché tra politica e fede la Chiesa ha scelto la politica
Principi e consuetudini a volte coincidono, a volte divergono.
La sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo – che
non ha nulla a che fare con l’Unione europea e la sua Corte di Giustizia -
sulla presenza del crocefisso nelle sedi pubbliche li mette in rotta di
collisione.
Quanto ai principi, non c’è quasi nessuno che non renda omaggio formale alla
separazione tra Stato e Chiesa e non riconosca che lo Stato deve essere
laico.
Anche le gerarchie ecclesiastiche sembrano sostenere queste linee guida, ma
le infiorettano di argomenti così capziosi e di specificazioni così
peculiari da giungere poi a conclusioni paradossali: come quando venne
sostenuto che l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche non ledeva
alcun diritto o sensibilità religiosa perché era una espressione della
laicità dello Stato. Un ragionamento degno delle dotte e finissime
discussioni bizantine sul sesso degli angeli.
Di fronte alla virulenza delle polemiche sulla sentenza della Corte europea
si rafforza il sospetto che laicità dello Stato e separazione tra Stato e
Chiesa non vengano prese sul serio e che si tributi loro solo un
riconoscimento superficiale. Se invece questi fondamenti dello Stato moderno
venissero tenuti in conto per ciò che essi significano, il richiamo ad
evitare la commistione tra spazio pubblico e simboli religiosi non
susciterebbe alcuno scandalo. Sarebbe una semplice, tranquilla e serena
deduzione logica.
Per quale motivo il simbolo di una specifica religione, benché di gran lunga
maggioritaria, dovrebbe "occupare" gli spazi pubblici che per definizione
sono di tutti e che perciò non devono essere "segnati" da alcun elemento che
connoti una religione piuttosto che un’altra? Apparentemente non se ne
vedono. A meno di negare i principi della laicità e della separazione. Ma
così, per ora, non è. La Chiesa si limita a qualificare e delimitare lo
spazio della laicità, non a negarla in toto. E si appiglia alle consuetudini
derubricando il crocefisso a simbolo culturale. Non vi è dubbio alcuno che
la presenza del crocefisso costituisca una "abitudine", un elemento del
paesaggio e dell’arredo. Tant’è che nelle scuole è catalogato come
suppellettile al pari della lavagna e dei gessetti. La consuetudine della
sua presenza si scontra con l’affermazione di un principio. Ma è un caso
degno di una così corale levata di scudi? Perché questa astiosa
mobilitazione contro la Corte europea dei Diritti dell’Uomo i cui giudici
sono stati descritti, seguendo la moda lanciata da Silvio Berlusconi (tanto
per non dimenticare quanto profondo sia il solco che il Cavaliere lascia
nella cultura politica italiana), come degli incompetenti e degli ignoranti?
Innanzitutto perché dei principi non ci si cura: come in tante altre sfere
della vita pubblica nazionale, le norme generali diventano sempre à la carte
quando premono forti interessi e forti gruppi di interesse. La Chiesa
italiana, gruppo d’interesse quant’altri forte, conduce da tempo una
offensiva tambureggiante contro la laicità dello Stato e tenta di tappare la
bocca ai suoi critici tacciandoli di "laicismo", neologismo inventato ad hoc
proprio per stigmatizzare. In questo caso la generale sensibilità affettiva
per il crocefisso è servita per mettere ancora più nell’angolo laici e non
credenti. Tacitando anche quei cattolici che dei simboli – spesso abusati e
sfregiati - non sanno che farsene per esprimere la loro fede.
Tra la politica e la fede, la Chiesa ha scelto la politica potendo contare
su una autorità pubblica compiacente e servizievole. Grazie a tale appoggio
la Chiesa potrà imporre la sua presenza anche alla minoranza di non credenti
e di altri perché, come è stato scritto senza suscitare reazione alcuna, la
sentenza della Corte europea esprime "una concezione estrema del rapporto
tra i diritti dei pochi e la sensibilità dei molti". A seguire questo
ragionamento ne discende che i diritti dei pochi devono essere "affievoliti"
o magari anche dimenticati se offendono la sensibilità della maggioranza.
Aspettiamo solo che ai laici rimasti ancora in circolazione - anzi, ai
laicisti, ovviamente - sia appiccicata una bella stella gialla. Intanto,
giusto per far capire come ci si deve comportare, i cattolicissimi e
caritatevoli compagni di classe hanno già provveduto a riempire di botte il
ragazzo in nome del quale è stato fatto il ricorso alla Corte europea. Dei
Diritti dell’Uomo, apparentemente.
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
I cristianisti ortodossi greci approfittano della sentenza di Strasburgo sul
crocifisso per una rivincita contro i socialisti, vincitori delle ultime
elezioni, che vogliono far pagare le tasse alla chiesa ortodossa. Per la difesa
del malloppo il crocifisso è sempre l'arma vincente, in Grecia come in Italia.
Commento di Tiziana Ficacci.
LEGGI http://www.nessundio.net/tiziana2009.htm
15 /11/09 - Chi difende il crocefisso?
L'ultima volta che ha pianto? Mi viene sempre da piangere quando alla fine della
messa cantiamo il Salve Regina. La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Mi vengono in mente solo persone vive che manderei a morte (Io donna intervista
Camillo Langone)
La ragionevole sentenza di Strasburgo ha gettato nel panico i cattolici
fanatici italiani. Ma anche i vertici ortodossi greci hanno accusato il colpo.
L'arcivescovo di Atene ha convocato un sinodo ad hoc per dare una risposta forte
a quello che viene erroneamente considerato un attacco ai simboli cristiani, e
per avere più forza sta tentando un accordo con la Chiesa di Roma. Come è noto
tra ortodossi e cattolici c'è una dialogo che dura da decenni con alti e bassi,
ma non è escluso che la difesa di simboli comuni possa funzionare da
propellente. I vertici della chiesa ortodossa greca temono, oltre alle sempre
crescente secolarizzazione, il nuovo governo guidato dai socialisti che durante
la recente campagna elettorale hanno preso l'impegno con gli elettori di tassare
il ricco patrimonio ecclesiale.
La chiamata alla mobilitazione dei cristiani europei da parte della Grecia al
momento non sembra aver raccolto sostenitori nel resto dell'Europa. I
protestanti europei, in sintonia con quelli italiani, respingono decisamente che
il crocefisso sia un simbolo identitario e/o culturale, ma riconoscendone la
valenza religiosa ritengono che la sua collocazione naturale sia nella coscienza
e nel cuore di chi crede. Presto sapremo se la Santa Sede preferirà aprire alla
chiesa ortodossa greca (e moscovita) o se guarderà al resto d'Europa.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Su questo argomento anche
5/11/09 La fine della religione
9/11/09 Ogni giorno ha la sua croce
14/11/09 Guerra asimmetrica
Giulio C.Vallocchia
"Né Giove né Geova, né Cristo né Allah.
Tutti gli dei sono invenzioni degli uomini."
www.nogod.it
www.nessundio.net
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Letta su altra lista:
Pero' non ha tutti i torti, Eco.
A lui fa proprio eco un mio conoscente, anzi mio inquilino per la
precisione, di origine mussulmana da parte di padre, ma laico, non credente
o almeno super menefreghista, evita sempre discorsi impegnativi sulla
religione, e celebra solo il Bairam (assolutamente non iscritto all'UAAR e
non politicizzato) dopo tutta questa cagnara ha deciso di sostituire il
semplice manico dello spazzolino del cesso di casa sua con un una croce.
Dice che e' d'accordo coi vescovi, e' laicissima, non interferisce mai, non
mette mai bocca a differenza del nostro pretume.
Sostiene addirittura che abbia effetti blandamente lassativi.
Mah se e' cosi' laico, che dire non c'e' piu' da scandalizzarsi di niente,
ne' per noi ne' per nessuno, o no?
Bum Bum
M. Prometheus:
ROTFL
Ma sara' vero?
Il giorno 13 novembre 2009 15.40, antoniadess <antoniadess@...> ha
scritto:
>
>
> ci mancava pure lui :-(
> ho trovato per caso questo suo commento:
>
>
>
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-crocefisso-simbolo-quasi-laico/211464\
2/18
>
> Il crocefisso, simbolo quasi laico
> di Umberto Eco
> Eliminare le immagini religiose dalle scuole non incide sulla forza della
> fede. Nelle nostre università non c'è il crocefisso nelle aule, ma tanti
> studenti aderiscono a Comunione e liberazione
>
>
>
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Scrive sul Venerdì di Repubblica, oggi, Curzio Maltese,
"La sottomissione dello Stato alla Chiesa è la madre di tutte le anomalie e
anche
la ragione per cui non vedremo mai le famose riforme promesse da tutti.
La ribellione quasi unanime dei partiti all'ovvia sentenza europea sul
crocefisso
nelle scuole illustra bene la totale assenza di un barlume di riformismo nel
nostro quadro politico .
La corte dei diritti dell'uomo ha semplicemente ribadito un concetto
scontato.
In Europa , in genere nelle democrazie occidentali, il simbolo di una
religione nnei luoghi dello Stato è inconcepibile.
Così come è inconcepibile l'insegnamento scolastico di una sola religione,
per giunta con docenti scelti dai vescovi e non attraverso un regolare
concorso.
L'Italia fa eccezione. Perchè siamo più cristiani degli altri? dei polacchi
o degli spagnoli, per esempio? Si può sorridere.
Perchè la cultura cattolica è un elemento di identità della nazione , come
hanno ripetuto tutti , dal cardinal Bertone ai leader del centrosinistra?
Qui si può ridere apertamente. La nazione italiana nasce "contro" la Chiesa
Cattolica. Infatti dall'Unità d'Italia fino al regime fascista i
crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro
edificio pubblico . Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione,
ma del fascismo. Il cinico risultato di un patto di potere fra un ex ateo
,Mussolini, e un papa acquiescente con Hitler.
Qualcosa per cui un democratico,
ma anche un autentico cristiano , dovrebbe solo vergognarsi" Purtroppo
queste testimonianze le leggiamo solo noi che già le conosciamo ,
così come i compiti scolastici delle vacanze li fanno solo quelli bravi ,gli
altri se ne fregano convinti d'essere saggi abbastanza.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
OGNI RELIGIONE QUALCHE PERVERSIONE
|
Marco Bertinatti
Le recenti esternazioni della Santanchè nei confronti dei comportamenti
priva...
13.38 (2 ore fa)
Marco BertinattiCaricamento in corso...
13.38 (2 ore fa)
Le recenti esternazioni della Santanchè nei confronti dei
comportamenti privati di Maometto appaiono assolutamente sorprendenti.
Stupisce infatti che la parlamentare si scandalizzi per la moglie di
nove anni del profeta dimenticando l'amante della medesima età
frequentata da Agostino da Ippona, noto padre della Chiesa Cattolica,
mentre era sposato con un'altra donna. L'elenco degli eccessi sessuali
del Santo sarebbe però troppo lungo e comunque meno grave della sua
giustificazione della tortura nei confronti degli infedeli. Del resto
non occorre molta fatica per trovare ogni tipo di perversione nel
grembo della Chiesa della quale lei si fa abitualmente paladina. Credo
che ancor oggi tutti i romani ricordino che in quella stessa piazza,
Campo dei Fiori, dove fu messo al rogo Giordano Bruno risiedevano le
cortigiane abitualmente frequentate dai cardinali. Per quanto riguarda
la percentuale, decisamente superiore alla media, di pedofili tra i
ministri del clero cattolici rimando ad uno studio effettuato in
Germania, poco noto nel nostro paese. Di pubblico dominio sono invece
le cifre da capogiro sborsate dalla Chiesa negli Stati Uniti per
risarcire le svariate centinaia di vittime di abusi sessuali commessi
da sacerdoti cattolici.
In effetti la questione che ci poniamo noi atei non riguarda certo
l'esistenza di Dio (o meglio di uno tra i tanti prodotti dalla nostra
specie) ma quella dei “credenti in Dio”. E' infatti difficilmente
comprensibile come possano soggetti adulti, apparentemente
ragionevoli, prestare fede a leggende assolutamente inverosimili
trasmesse da una casta sacerdotale sulla cui reputazione sarebbe bene
calare un velo pietoso (la bibliografia disponibile è sterminata, ma
sarebbe sufficiente consultare l'opera in dieci volumi “Storia
Criminale del Cristianesimo” di Karlheinz Deschner).
Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@...
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Assurda pretesa della Conferenza Episcopale Italiana nei confronti delle
Istituzioni Europee.
Il Cardinale Angelo Bagnasco, Capo del Governo Ombra dei vescovi che controllano
e guidano il Governo apparente del nostro Paese, nonché Vicerè d' Italia su
nomina del Papa Re, si rivolge alle istituzioni Europee perchè contrastino la
decisione dei giudici della Corte di Strasburgo a proposito del crocifisso
appeso negli edifici statali: scuole, tribunali, ministeri, ecc. Però il
cardinale sa bene che le Istituzioni a cui si rivolge non hanno nessun potere di
intervento sulla Corte di Strasburgo, anche perchè in Europa il potere politico
non può influire o determinare il corso della giustizia ; ma sa anche bene che è
comunque vantaggioso promuovere queste pretestuose lamentele. Infatti dietro
l'apparente difesa di una identità cattolica dell'Italia (che esiste soprattutto
nella scaramanzia applicata al simbolo apotropaico del crocifisso più che nella
fede concretamente praticata e coerentemente vissuta), si possono ottenere
compensazioni di ben altra natura che, conoscendo la bramosia di privilegi,
soldi e potere della SS Vaticana, possiamo ben immaginare. Da notare infine che
il Vicerè, a differenza dei politicanti cristianisti, si guarda attentamente
dall'auspicare una Legge che obblighi l'esposizione dei crocifissi, sapendo bene
che anche se gli zuavi pontifici l'approvassero a maggioranza grandissima in
Parlamento, non potrebbe mai passare al vaglio della Corte Costituzionale.
Almeno fino a quando quest'ultima non sia scelta e nominata da un nuovo Duce del
fascio-clericalismo che faccia strame del supremo principio di laicità della
nostra Costituzione.
LEGGI http://www.nessundio.net/blog/2009/11/13/2957/
Giulio C.Vallocchia
"Né Giove né Geova, né Cristo né Allah.
Tutti gli dei sono invenzioni degli uomini."
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Crocifisso a scuola: un non problema
Caro BSev,
vorrei intervenire nella discussione sul crocifisso a scuola. Premessa: io
credo che sia un non-problema. Per me che sono ateo non è una
preoccupazione, e non lo sarebbe neanche se avessi dei figli, ai quali
spiegherei che ha la stessa funzione dell'appendice nell'organismo umano.
Trovo superflua e inopportuna un'azione legale per rimuoverlo, così come
troverei inopportuno fare un'appendicectomia a tutti. Ciò detto, mi pare che
quasi sempre si manchi di capire che cosa sia uno stato laico; proverò
quindi a usare delle metafore, interpretabili in modo piuttosto letterale.
Uno stato laico è quello che ha deciso che a casa sua ognuno dipinge le
pareti del colore che crede, ma che tutti gli edifici pubblici devono essere
dipinti di bianco. Innanzitutto, la prima considerazione che dovrebbe essere
evidente: finché parliamo di "edifici pubblici" non esiste laicismo, se
inteso come eccesso di laicità. La laicità è appunto come il bianco: non ha
gradazioni, perché è assenza di "colore". Quindi, quando qualcuno critica il
"laicismo" in realtà sta esponendo una tesi confessionale, e parla a favore
di un "colore". Non cadiamo in questa trappola. Secondo: la laicità non ha
niente a che vedere con maggioranze o minoranze. Se anche tutti i cittadini
avessero la casa dipinta di azzurro, è una tutela della indipendenza delle
istituzioni e della libertà di tutti avere gli edifici pubblici dipinti di
bianco; la maggioranza non ha nessun diritto di "colorare" di sé le
istituzioni, ma "solo" l'amministrazione, altrimenti si cade in uno stato
confessionale. Chi invoca il principio di laicità non invoca la tutela di
una minoranza, ma la tutela di tutti e di ciascuno. Infine, la cosa più
assurda, di fronte a chi si appella alla laicità dello stato, è confondere
questa istanza con l'idea di pluralismo delle religioni. Mescolando più
colori, alla fine si ottiene il nero, non il bianco. Insomma: la causa era
evitabile, la sentenza inevitabile. Cordiali saluti.
*Stefano Machera*, machera@...
Da rubrica sul sito del Corriere della Sera ITALIANS di Beppe Severgnini
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-11-06/02.spm
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
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Ucoii: portiamo Santanchè in tribunale 12/11/2009 15:19
Lo scontro televisivo si trasferisce nelle aule dei tribunali. Da una parte
l’Ucoii che querela Daniela Santanchè per aver «bestemmiato contro
Maometto». dall’altra il leader del Movimento per l’Italia che si dichiara
pronta a spiegare davanti ai giudici i motivi di quelle dichiarazioni. Nel
mezzo di questa disputa mediatica, c’è la sicurezza della Santanchè, ora più
che mai a rischio. E anche lei ammette di avere paura. «Vivo con la grande
voglia di continuare una battaglia giusta. E mi rendo conto che per portare
avanti certi diritti bisogna a volte essere politicamente scorretti. Però mi
sento sempre più esposta e meno sicura». La vicenda è un botta e risposta
televisivo. L’oggetto della discussione, la difesa del nostro crocifisso,
che la Corte europea vorrebbe che sparisse dalle aule dei nostri figli, a
scuola. Una decisione che brucia di fronte a una tolleranza verso odiosi
comportamenti islamici. È a quelli che la Santanchè si rifà a sua difesa.
«Io ho detto che Manometto era pedofilo perché la sua ultima moglie aveva 9
anni ed era poligamo perché aveva nove mogli. Questa era una realtà del 500
che oggi è stata bandita. Ma a volte solo sulla carta. Molti islamici
imitano ancora oggi i comportamenti del Profeta».
Gli esempi delle donne-bambine, infatti, non si contano. E nessuno denuncia
il loro dramma. Come quello di Samira, 13 anni, del Bangladesh, salvata dal
tribunale di Treviso, oppure di Nojoud, violentata a otto anni da suo
marito, o quello di un’altra piccola vittima morta di parto a dieci anni. Ma
per un caso che emerge chissà quante bambine subiscono il proprio destino
senza fiatare. «Diecine di migliaia di musulmani oggi - denuncia Santanchè -
imitano il profeta senza capire che i tempi sono sbagliati. Molti mi odiano
per le mie battaglie ma io mi batto per la parte dell’Islam moderato,
combatto il burqa, il velo. Io sono per una vera integrazione che deve
forzatamente passare dalla difesa dei diritti universali dell’uomo».
Insomma, il leader del Movimento per l’Italia non vaneggia quando denuncia
certe atrocità. Ma lei viene accusata per quella battuta un po’ forte, ma
sintetica e tutta a sfondo politico. «Io non volevo offendere Maometto, il
mio non era un attacco al Profeta – chiarisce Santanchè - era una
provocazione in risposta a una provocazione. Nel dibattito televisivo è una
questione di minuti ed è facile che si dicano delle cose senza
contestualizzarle. La tv è uno slogan. E comunque vorrei reciprocità. Sul
Papa gli islamici possono dire qualsiasi cosa e non succede niente. Inoltre
non mi risulta che qualcuno abbia fatto una denuncia, quando gli islamici
sono andati a pregare sul sagrato del Duomo. E quella non era un’offesa alla
nostra religione? Non era una provocazione?». Ma il presidente dell’Unione
delle Comunità islamiche in Italia, Nour Dachan, rappresentante dell’Ucoii,
non indietreggia di una virgola nonostante la fondatezza di certe obiezioni.
E picchia durissimo. «Questo è l’ennesimo allarmante segnale di
un’escalation di violenza morale maturata in un clima di calunnia e
diffamazione contro il Profeta dell’Islam e contro oltre un miliardo e mezzo
di musulmani nel mondo». Ma Santanchè non è impaurita dalla mossa
giudiziaria. «Non vedo niente di nuovo sotto il sole, sono in compagnia di
persone per bene a loro volta già denunciate, da Magdi Allam a Souad Sbai,
Maria Giovanna Maglie, Valentina Colombo, Andrea Morigi e tanti altri.
Quindi - aggiunge la leader del Movimento per l’Italia - ancora una volta
dimostrano il loro modo di essere. Ma io ho fiducia nella magistratura e
risponderò sul caso in tribunale».
Enza Cusmai
http://www.ilgiornale.it/interni/lintolleranza_dellucoii_adesso_querela_santanch\
e/12-11-2009/
articolo-id=398360-page=0-comments=1<http://www.ilgiornale.it/interni/lintollera\
nza_dellucoii_adesso_querela_santanche/12-11-2009/articolo-id=398360-page=0-comm\
ents=1>
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Appena visto al Telegiornale francese TV5MONDE, il Presidente della laica
repubblica francese lancia un appello appassionato a
* non lasciare all'estrema destra il tema della IDENTITA' NAZIONALE Francese
dice che se ne deve parlare ed e' un tema per tutti.*
Ovviamente non menziona neanche cose che non c'entrano niente come croci o
radici cristiane.
*Sarkozy sostiene che l'identita' nazionale e' incompatibile con i Burqa
eccetera*
ed anche con il considerare la sicurezza sociale solo come mucca da
mungere.
(Dovere morale di chi percepisce indennita' di disoccupazione e puo' trovare
un lavoro e' il cercare di occuparsi al piu' presto, senza pretendere di
campare alle spalle dei concittadini, ma contribuendo a sua volta alle
necessita' degli altri che lo hanno gia' sostenuto).
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islamisti.
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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*Gherush92
**Committee for Human Rights
**ECOSOC Organization*
*
MEGLIO LA ZUCCA DEL CROCIFISSO
**
La recente sentenza della corte Europea di Strasburgo ha stabilito che
l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche rappresenta “una
violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro
convinzioni e della libertà di religione degli alunni”, lamentando che
l’esposizione del crocefisso in classe violasse l’art. 9 della Convenzione
Europea dei Diritti dell’Uomo, relativo alla libertà di pensiero, di
coscienza e di religione, e l’art. 2 del Protocollo n. 1, relativo al
diritto all’istruzione, che obbliga lo Stato a rispettare il diritto dei
genitori a provvedere all’educazione e all’insegnamento secondo le loro
convinzioni religiose e filosofiche. L’esposizione del crocifisso viola
anche la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia ed,
eventualmente, la IV Convenzione di Ginevra e protocolli aggiuntivi, firmate
anche dall’Italia.
La sentenza è sacrosanta, andrebbe solo applicata. Invece, levate di scudi
oscurantiste a difesa del crocifisso! Esponenti del Vaticano, leader
politici e intellettuali ci obbligano a sorbire una brodaglia di
argomentazioni, giunta ai massimi livelli di revisionismo e falsificazione
storica.
Il Segretario di Stato del Vaticano ha affermato, con tono stizzito,
che “Questa
Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche della festa recentemente
celebrata, e ci toglie i simboli cari come il crocifisso”.
Al Cardinal Bertone rispondiamo, intanto, che la zucca è buona da mangiare e
che ricorda, nonostante una serie di manipolazioni cristiane, la vecchia
ricorrenza celtica di Samhain di fine estate. La festa, nel 1048, divenne
“All Hallows Eve” la vigilia di tutti i santi, con un inglobamento
dell’evento indigeno nella festività cristiana fatto apposta per sovrapporsi
ai tanti eventi che si svolgevano tra settembre e novembre, legati
prevalentemente al raccolto.
Va rilevato come la zucca (all’epoca dei Celti una rapa) venga ad assumere,
a causa dell’ incistamento cristiano, non più il significato di strumento
per allontanare i morti ma di feticcio per scacciare le “streghe”, ovvero le
migliaia di donne mandate al rogo dall’Inquisizione solo a causa delle
conoscenze in materia medica, proibite dalla Chiesa.
In tutta Europa è rimasto, purtroppo, quasi solo un moncone metamorfico di
festa indigena, mentre non esistono più gli infiniti popoli e tradizioni
distrutti dalla furia devastatrice del cristianesimo.
Il florilegio di affermazioni fatte dai politici a difesa del crocefisso ci
fa pensare che viviamo in un mondo capovolto.
Pensiamo, infatti, all’affermazione fatta da alcuni politici: “L’Europa è
tappezzata da Cattedrali e da crocifissi …è un simbolo di identità culturale
che deve essere tenuto nei luoghi pubblici”.
L’Europa è sì tappezzata di cattedrali, ma costruite soprattutto radendo al
suolo templi e strutture di culti diversi. Il simbolo della croce si è
affermato con la forza e non c’è da rallegrarsene. Si vada a visitare la
Basilica di San Clemente a Roma, costruita sopra un antico Mitreo, o la
Sinagoga di “Santa Maria La Blanca” a Toledo, diventata Chiesa dopo la
cacciata degli Ebrei dalla Spagna ad opera della cattolicissima Isabella di
Pastiglia; il Duomo di Siracusa costruito sopra ad un tempio greco, la
cattedrale di città del Messico costruita sopra il Templo Mayor atzeco di
Tenochtitlan.
Questi sono alcuni esempi tra migliaia di casi. Invitiamo, comunque, i
lettori a chiedersi e chiedere cosa sorgeva sotto la cattedrale delle loro
città. In molti casi, la conferma sarà che, per erigere un campanile con un
crocefisso, si è distrutto un patrimonio immenso di templi e quindi di
tradizioni di popoli indigeni che hanno alimentato quell’Europa che ha
radici nella diversità culturale, e non radici cristiane né, tanto meno,
giudaico-cristiane. Termine, quest’ultimo, inventato alla bisogna.
Qualche cristiano ha detto che, per coerenza, la statua della dea Athena che
sorge davanti all’ateneo romano dovrebbe essere rimossa ma non si ricorda
che questo è già stato fatto. I cristiani, infatti, una volta al potere, a
causa della loro pruderie sessuofobica, hanno tagliato o coperto peni, seni
e quanto altro dalle statue greche e romane, deturpandole irrimediabilmente.
Che il crocifisso possa essere considerato, come dicono alcuni, un simbolo
culturale ci induce a precisare che non ha portato, nell’Europa
cristianizzata, né amore, né fratellanza. La storia europea è fatta invece
di stermini, massacri, espulsioni, pogrom, ghetti, schiavitù, leggi
razziali, shoah. E’ la storia di Giordano Bruno arso vivo.
E’ la storia di una continua omologazione verso l’uniformità cristiana. Una
storia di missioni evangelizzatrici che hanno eliminato migliaia di popoli
dell’America Latina dall’umanità e che hanno devastato l’Africa.
Tutto ciò è avvenuto per mezzo di bolle ed editti papali, tribunali
religiosi e brandendo quel crocifisso che insistiamo a voler tenere nei
luoghi pubblici con un’ ostinazione che lo stato Italiano dovrebbe destinare
a miglior sorte.
Il premio per la sciocchezza più macroscopica è da assegnarsi al leader del
Partito Democratico con l’affermazione “Penso che su questioni delicate come
questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io
penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva
per nessuno”.
Ma quale buon senso? Al leader del PD che sembra, per dirla con Carducci, “un
manzoniano che tiri quattro paghe per il lesso” - cioè disposto a qualunque
compromesso per tre voti - rispondiamo che dovrebbe sapere che il diritto
non ha niente a che fare con il buon senso e poi il crocifisso arreca offesa
e sofferenza non solo alle migliaia di popoli sterminati o discriminati in
suo nome, ma anche a tanti omosessuali e alle migliaia di bambini vittime
della pedofilia nelle chiese, come sta attualmente emergendo dall’indagine
governativa in Irlanda e negli Stati Uniti.
Spiace, quindi, che la classe politica e intellettuale, invece di accettare
senza tante storie la sentenza, difenda in modo maldestro il crocifisso con
il pericolo di far riemergere l’ipotesi della primazia “temporale” del
cristianesimo su tutte le altre spiritualità e tradizioni. In questo filone
si è cimentato il filosofo Cacciari, novello aedo e rapsodo cristiano. A
questo rispondiamo che non solo dovrebbe essere eliminato il crocefisso
dalle aule scolastiche ma anche dovrebbe essere abolita definitivamente
l’ora di religione.
Ci chiediamo, in conclusione, se le scomposte reazioni del Vaticano, dei
politici e dei maîtres à penser non possano indurre una riflessione
sull’opportunità di annullare [ = rifiutare] la visita del Papa al Tempio
Maggiore [israelitico] di Roma e, in caso contrario, di invitare il Papa a
rispettare la sentenza della corte Europea di Strasburgo e quindi a non
esporre il crocifisso nella Scola Tempio.
*
* Gherush92
Comitato per i Diritti Umani
UN - ECOSOC
gherush92@...*
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*
* ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
* Contrabbando clandestino d'armi, bloccato in base a risoluzione ONU 1701
*
*Caso Francop - *Israele ritiene di avere prove materiali schiaccianti
sulla provenienza iraniana del mastodontico carico di armi sequestrato il 4
novembre in alto mare dai reparti speciali della marina israeliana a bordo
del mercantile Francop, in navigazione verso Libano e Siria. Lo si legge in
una nota ufficiale diffusa dallo stato maggiore di Tsahal (le forze armate
dello Stato ebraico) a corredo di foto e documenti resi oggi di dominio
pubblico a sostegno dell'accusa secondo cui Teheran ha provveduto a mettere
insieme il carico per destinarlo agli sciiti libanesi di Hezbollah.
I documenti pubblicati contengono informazioni finora inedite sull'arsenale
confiscato. Vi si legge che l'armamento (oltre 500 tonnellate di ordigni)
era stato stivato in 36 container sigillati, disseminati a bordo fra merci
non militari. La lista delle armi comprende oltre 9000 proiettili da
mortaio, 3000 missili di tipo katiusha (usati frequentemente in passato da
Hezbollah contro il nord d'Israele), 3000 pezzi di artiglieria, 20.000
granate e mezzo milione di munizioni per armi automatiche. Non solo: vi
figurano anche - debitamente fotografati - 3124 razzi da 107 millimetri di
fabbricazione iraniana e migliaia di detonatori AZ111-A2 che, sottolinea lo
stato maggiore israeliano, sono prodotti «solo in Iran».
Secondo un portavoce militare, l'armamentario in questione sarebbe stato
sufficiente da solo a consentire alle milizie sciite di sostenere «un mese
di guerra» in campo aperto. Hezbollah ha negato qualsiasi legame con la
vicenda, mentre i ministri degli Esteri di Teheran e Damasco hanno smentito
addirittura l'esistenza di armi a bordo della nave, nonostante il carico
fosse stato mostrato dal governo israeliano a rappresentanti di tutto il
corpo diplomatico presente a Tel Aviv. Siria e Iran hanno inoltre accusato
lo Stato ebraico di aver compiuto «un atto di pirateria» abbordando la
Francop - un cargo tedesco battente bandiera di Antigua, poi rilasciato col
suo equipaggio polacco, ritenuto all'oscuro della natura del carico - in
acque internazionali. Accuse cui Israele aveva peraltro risposto
preventivamente, annunciando il giorno stesso del raid di aver fatto
intervenire le sue forze speciali sulla base della risoluzione Onu 1701:
varata dopo la fine della guerra del 2006 condotta da Tsahal contro
Hezbollah e che dispone misure contro il traffico d'armi verso il Libano.
*(Shippingonline.it, 12 novembre 2009)
* ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
* *
*Nessuno leggerà Anne Frank in arabo
**Hezbollah bandisce il Diario e lo aggiunge alla lista dei libri proibiti
*Beirut è la "capitale mondiale del libro" designata per il 2009
dall'Unesco. Ma vi si potrà leggere il Diario di Anne Frank soltanto in
francese (per i cristiani) o in inglese. Nessuno stamperà il diario in farsi
o in arabo, per gli sciiti e i sunniti. E tantomeno lo porterà nelle scuole.
La traduzione e l'adozione nelle scuole libanesi del celebre Diario di Anne
Frank avrebbe rappresentato un passo epocale nel paese dei cedri, che si
vanta di essere uno dei paesi arabi "moderati". In Libano sono a oggi
banditi "La scelta di Sophie" di William Styron, "Schindler's List" di
Thomas Keneally, "From Beirut to Jerusalem" di Thomas Friedman, e poi Philip
Roth, Saul Bellow e Isaac Singer. In pratica, tutto ciò che parla di ebrei e
d'Israele. Così come i film di Jane Fonda, in quanto nel 1982 fece visita a
Israele; "Exodus" con Paul Newman e la serie televisiva "The Nanny", a causa
della presenza dell'attrice newyorchese Fran Drescher....
<http://www.ilfoglio.it/soloqui/3825>
*(Il Foglio, 12 novembre 2009)
**
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*Pensare alla pace e non alla guerra
*di Costantino Pistilli*
* L'uomo del futuro? Avrà un grosso debito con le medicina israeliana.
Basta dare una veloce scorsa alle ultime scoperte medico-scientifiche
realizzate in Israele. I risultati ottenuti attraverso la ricerca sono
all'avanguardia e garantiscono concreti risultati alla lotta contro cancro,
SLA, epatite, diabete, Aids, infarti, rughe, allergie, tumori.
In occasione del 60esimo anniversario dell'indipendenza del governo di
Gerusalemme, l'Associazione "Italia-Israele" ha ricordato alcune delle
scoperte più significative che lo Stato di Davide ha donato al mondo:
dall'amniocentesi al disegno di enzimi artificiali in grado di evolversi,
passando tra le cure per l'Alzheimer, la cardiopatia, la leucemia, le
patologie neurologiche e cardiovascolari.
È in Israele che si è riusciti a rattoppare un cuore infartuato e a
realizzare un computer biologico (composto interamente di molecole di DNA ed
enzimi, costruiti su di un chip ricoperto d'oro, in grado di identificare e
diagnosticare cellule cancerose e rilasciare farmaci per distruggerle); è
israeliano anche "il missile" anti-cancro (una tecnica basata sull'uso di
linfociti che vengono trasformati in "cellule cancro-distruttrici"), oltre a
un sistema ad ultrasuoni per rimuovere tumori maligni con una procedura non
invasiva.
Sempre in Israele si è arrivati ad osservare "in tempo reale" lo sviluppo
delle cellule cerebrali, a trovare una nuova cura per l'epilessia, a
inventarne un'altra per combattere le allergie, e per sviluppare la
tecnologia necessaria a stimolare la memoria dei pazienti affetti da
Alzheimer; mentre si studia come controllare i batteri senza uso di
antibiotici. E poi la scoperta di una vaccino-terapia per esaminare il
sistema immunitario colpito da AIDS, quella di un gel capace di incollare le
ossa fratturate (stimolando anche lo sviluppo dei tessuti), nuovi farmaci
contro le malattie neurodegenerative e terapie contro il cancro della pelle
(ma anche gli antiossidanti che ritarda le rughe).
Sono solo alcune espressioni della avanzata di Israele in campo biomedico.
Scoperte che possiamo approfondire su *Nature* o *Proceedings of the
National Academy of Sciences*. Di certo non tra le sulfuree pagine di
qualche rapporto onusiano.
*(l'Occidentale, 11 novembre 2009)*
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*Nirenstein mette in guardia contro la cultura dell'odio
*La tv è la nuova arma dei nemici di Israele nel mondo arabo. Non solo
sassi, uomini bomba e missili, ma anche telefilm e cartoni animati
antisemiti. A lanciare questo allarme, raccontando ai rotariani genovesi le
proprie esperienze in Medio Oriente, è Fiamma Nirenstein, vice presidente
della commissione affari esteri della Camera dei Deputati e editorialista
del Giornale, grande conoscitrice della storia e dei problemi della regione
più «calda» del mondo.
«Negli ultimi tempi - spiega- ho assistito a programmi televisivi costruiti
apposta per alimentare l'antisemitismo: un serial nel quale si vede un
soldato israeliano che spara a una bambina araba che gli sorride, un altro
in cui gli israeliani sono predatori di organi, un cartone animato nel quale
un orsacchiotto incita i bambini a massacrare gli ebrei».
Fiamma Nirenstein durante la sua relazione intitolata «Mito e realtà del
Medio Oriente» ha cercato il confronto e il dialogo con i soci dei Rotary
club Golfo Paradiso e Golfo di Genova, e con i loro ospiti fra i quali
figuravano anche il rabbino Giuseppe Momigliano e il generale dei
carabinieri Pietro Pistolese, già comandante provinciale di Genova
comandante di numerose missioni di pace in quell'area geografica.
La vice presidente della commissione affari esteri difende poi
appassionatamente le posizioni di Israele e traccia un cupo quadro della
situazione attuale: dal suo punto di vista il momento è difficile perché
l'Occidente non ha compreso a fondo che a partire dalla sconfitta dell'Urss
in Afganistan in poi c'è una parte del mondo islamico, quella estremista,
che non vuole affatto la pace e continua a credere nella possibilità di
abbattere anche l'altra superpotenza, cioè gli Stati Uniti: «Una delle
priorità dell'Onu e delle organizzazioni internazionali - conclude -
dovrebbe essere quello di porre un freno non solo alla violenza e ai
missili, ma anche alla diffusione della cultura dell'odio».
*(il Giornale, 11 novembre 2009)
* Video<http://www.ilvangelo-israele.it/news/immagini/incitazione_odio.html>
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*Gaza. La scelta dei palestinesi
*Quando, nel 2005, gli ebrei se ne andarono da Gaza senza alcuna
contropartita sperando di avere in cambio solo pace, lasciarono, in quella
terra, 42 centri assistenziali *"day-care"*, 36 asili, 7 scuole elementari,
3 scuole superiori, 38 sinagoghe e 166 aziende agricole (fortunatamente le
48 sepolture del cimitero ebraico di Gush Katif furono riesumate e
trasferite in Israele temendo profanazioni).
Dal giorno in cui i palestinesi si appropriarono di tutto questo devastarono
e distrussero tutto ciò che gli ebrei gli avevano lasciato. In un solo
giorno tutto fu cancellato.
I palestinesi di Gaza, rappresentati in maniera più o meno legittima da
Hamas, da quel giorno hanno speso tutte le loro risorse (è un dato
inconfutabile che nessun popolo nella storia dell'umanità ha ricevuto tante
risorse finanziarie e aiuti di ogni tipo come il popolo palestinese; il
record è sia pro-capite sia in termini assoluti) per lanciare missili sul
territorio israeliano invece di curarsi di realizzare il benessere economico
e la prospettiva di una vita in pace con i loro vicini.
Questo è un dato di fatto.
*(Abruzzo Liberale, 11 novembre 2009) *
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*Parlare con Hamas? Ci prova il "falco" Mofaz
*Parlare con Hamas? Fino a ieri la domanda non poteva neppure essere posta,
in Israele. Tabù.
Adesso a prospettarne la possibilità e, forse, l'ineluttabilità, è un noto
falco dell'establishment israeliano, Shaul Mofaz. L'ex-ministro della difesa
e attuale numero due di Kadima, il partito di opposizione al governo di
coalizione guidato da Bibi Netanyahu, ha presentato domenica scorsa un piano
da negoziare con Hamas per la creazione e la proclamazione di uno stato
palestinese provvisorio, indipendente e disarmato sul 60 per cento della
Cisgiordania entro un anno.
«Se Hamas sarà eletta [alle elezioni di gennaio] e sceglierà di negoziare -
sostiene il vice e arcirivale di Tzipi Livni - Israele deve condurre un
dialogo con qualsiasi gruppo se cambia il suo comportamento».
Del piano ha parlato lunedì all'ambasciatore americano a Tel Aviv, James
Cunninngham, su sua richiesta, e martedì prossimo lo esporrà a Washington,
ai funzionari dell'amministrazione Obama, agli esperti mediorientali dei
principali think tank e a rappresentanti dei paesi europei. Nel frattempo
vedrà gli ambasciatori di Turchia, Giordania, Egitto e Russia.
E Hamas? Un portavoce ha reagito secondo il consueto copione: nessun
negoziato con «l'occupante sionista». Più aperta e articolata la posizione
del parlamentare Mushir al Masri: «È un passo molto importante, ma siamo
interessati al passaggio dalle parole ai fatti».
Nessuna offerta sarà lasciata cadere «purché basata sul riconoscimento dei
diritti fondamentali del popolo palestinese e del suo diritto a liberarsi
dell'occupazione».
*(europaquotidiano.it, 12 novembre 2009) *
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*Palestina, agenzia stampa chiude i battenti per protestare contro Hamas
*Ramattan da tempo è vittima di perquisizioni illegali da parte delle forze
dell'ordine - L'agenzia di stampa palestinese "Ramattan", con sede a Gaza,
ha chiuso i propri uffici e interrotto l'attività giornalistica. Con un
comunicato stampa, Ramattan ha dichiarato di aver optato per la chiusura, in
seguito "ad azioni illegali effettuate a suo danno che minano la libertà di
stampa ed espressione".Nel comunicato si legge che la scelta della
momentanea chiusura è stata presa in particolare dopo l'irruzione illegale
di martedì sera da parte delle forze dell'ordine locali e in seguito al
divieto di organizzare una conferenza stampa. L'agenzia Ramattan accusa
Hamas di attuare una politica volta a reprimere e sfidare una stampa libera
e indipendente a Gaza."La decisione di interrompere la nostra attività -
conclude il comunicato - non è conseguenza soltanto dell'irruzione di
martedì, ma è il risultato di una serie di problemi e restrizioni, oltre che
della crisi finanziaria dell'agenzia".
*(PeaceReporter, 12 novembre 2009)
*
*
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*Iran a Russia: rispettare l’accordo sulla vendita dei missili
*
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ble",%20-20,%2020)>
Lancio di uno Shahab 3
TEHERAN - La Russia dovrebbe rispettare il contratto per la vendita
all'Iran di un sistema missilistico di difesa senza subire pressioni
esterne, secondo quanto messo in chiaro oggi dal ministro della Difesa della
Repubblica Islamica.
La Russia, che sta subendo le pressioni dell'Occidente affinché prenda le
distanze dall'Iran, non ha dato corso alle proposte di fornire missili per
la difesa S-300.
Il mese scorso, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha elogiato la
Russia per non aver venduto armi all'Iran, al centro di forti tensioni con
l'Occidente per il suo programma nucleare e missilistico.
Israele ha detto che i sistemi S-300 potrebbero essere impiegati per
difendere gli impianti nucleari iraniani da eventuali attacchi aerei.
Il ministro della Difesa Ahmad Vahidi ha spiegato che l'Iran ha un contratto
con la Russia per la vendita di un sistema missilistico.
"In relazione all'acquisto di S-300, abbiamo un contratto con la Russia e
non credo che possa essere utile per la Russia essere considerato un partner
poco affidabile nel mondo", ha puntualizzato Vahidi in alcune dichiarazioni
diffuse oggi sul quotidiano Siyasat-e Rouz.
Mosca "dovrebbe rispettare il contratto e non essere influenzata dai
Sionisti... naturalmente speriamo che la vicenda si risolva il prima
possibile", ha detto Vahidi. L'Iran di solito si riferisce a Israele
definendolo "il regime sionista".
Il sistema S-300PMU1, noto in Occidente come SA-20, può sparare missili
cruise e raggiunge obiettivi posti a 150 chilometri di distanza a una
velocità di due chilometri al secondo.
*(Reuters, 12 novembre 2009)
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
"Io, in fuga dai mullah, vi racconto il vero
Iran"<http://icarodelleidee.blogspot.com/2009/09/io-in-fuga-dai-mullah-vi-raccon\
to-il.html>
di Marta Allevato -
Trent’anni, grandi ideali e soprattutto non musulmano. Bastano questi pochi
requisiti in Iran per diventare vittima di discriminazioni sociali e della
persecuzione del regime. Ne sa qualcosa Mahmoud Keyvannia. Ieri, agnostico
ingegnere elettronico a Teheran. Oggi, lavapiatti a Milano e «fedele di una
sola religione, quella della libertà».
Un anno fa, con un visto di studio, Mahmoud lascia il suo Paese. Presto,
però, ne sente la mancanza. I problemi di salute della madre sono il
pretesto, lo scorso gennaio, per tornare a casa. Decide di trattenersi fino
alle elezioni presidenziali di giugno, quando viene rieletto al potere
Ahmadinejad. A Teheran la gente si riversa per le strade. Mai se ne era
vista tanta dai tempi della rivolta contro lo scià. «Sentivo che era un
momento storico, sono sceso in piazza Vali Asr con i miei amici di sempre,
gli stessi con cui avevo fatto attività politica, denunciando i crimini del
regime con volantini scritti a mano e distribuiti di nascosto
all’università». Ad un tratto Mahmoud vede un basiji avvicinarsi minaccioso,
getta via la sua macchina fotografica e cerca di mettersi in salvo.
Impossibile. Dietro di lui ne arrivano altri sette: «Mi hanno picchiato con
bastoni e manganelli e portato in un posto sconosciuto. Eravamo decine in
una stanza, ma nessuno osava parlare. Hanno continuato a picchiarmi e
insultarmi per un giorno intero; dopo il rilascio ho avuto il braccio destro
paralizzato per due settimane. All’ospedale, però, non potevo andare:
sapevamo tutti che la polizia compiva arresti anche tra i feriti
ricoverati».
Mahmoud decide, allora, di fuggire definitivamente. Ottiene un reingresso in
Italia e ora vive ospite della Fondazione Fratelli San Francesco d’Assisi in
attesa di avere risposta alla sua richiesta di asilo politico: «Se tornassi
in Iran oggi, mi aspetterebbe quanto meno la tortura». Violenze e
frustrazioni non riescono però a farlo desistere dal portare avanti la sua
battaglia personale contro il regime islamico. «Ho contatti frequenti con
gli amici rimasti a Teheran, ma solo per e-mail o via chat, perché al
telefono è troppo pericoloso: vogliono continuare la protesta, stanno
organizzando una grande manifestazione per i prossimi giorni. Nessuno vuole
Moussavi al potere, semplicemente in questo momento rappresenta il male
minore». Allora qual è l’obiettivo dell’Onda verde che da tre mesi dilaga a
Teheran? «Abbattere Ahmadinejad, poi Khamenei e tutto l’intero sistema
dell’islam di Stato». Dall’Italia, il contributo di Mahmoud a «realizzare il
sogno della democrazia» è tutto nei post sul suo blog in farsi (
hamhame.blogfa.com) - «oscurato in Iran» - e che un giorno vorrebbe tradurre
in italiano «per far conoscere anche qui la verità».
L’Iran di Mahmoud è quello della generazione nata agli albori della
Rivoluzione islamica, cresciuta durante il sanguinoso conflitto Iran-Irak,
delusa dalle promesse riformiste di Khatami e poi maturata negli anni
dell’ascesa al potere del fanatismo di Ahmadinejad. «Siamo una generazione
bruciata: essere giovane in Iran è una colpa, perché chiedi libertà,
divertimento e cultura. I film che puoi vedere nei cinema di Teheran sono
vecchi e tutti censurati. Per una commedia di Hollywood devi rivolgerti al
mercato nero. L’assurdità è che è più pericoloso comprare un dvd americano o
una birra, che del crack o della cocaina». A riprova dell’ipocrisia che
regge l’ideologia religiosa. «Hashish e oppio si trovano facilmente nei
parchi della città e con tranquillità se ne fa uso in ogni festa privata, ma
il governo non combatte il fenomeno. È come se gli facesse comodo per
ucciderci tutti senza sporcarsi le mani».
Per tentare di sopravvivere al sistema repressivo dei mullah - dalla
politica, alla religione, al costume sociale - «devi sdoppiare la tua
personalità in una pubblica e una privata». Mahmoud lo dice per esperienza:
«Ho visto amici convertiti dall’islam al cristianesimo, che per evitare
l’impiccagione, nascondevano la croce sotto i vestiti o facevano finta di
andare in chiesa solo per interesse culturale, come a un museo. Se passeggi
con la tua fidanzata e ti ferma la polizia del buon costume, devi dire che
la ragazza è tua cugina, pena il carcere. Se vuoi cercare lavoro in un
ufficio pubblico, iscriverti all’università o ottenere un passaporto devi
professarti musulmano, altrimenti per loro sei un nulla da eliminare».
Mahmoud rischia molto, ma parla a volto scoperto: «Ho scelto di non vivere
più sotto la menzogna e la paura e ora non voglio tornare indietro».
http://hamhame.blogfa.com/post-201.aspx
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
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Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 11/11/2009, a pag. 15, l'articolo di Gian
Antonio Orighi dal titolo "
*
*Spagna, nasce il partito dell’islam ".*
Spagna sempre più islamicamente corretta. Dopo la più grande moschea
d’Europa (inaugurata nel 1992 a Madrid dal re Juan Carlos), e l’ora di
religione musulmana (facoltativa) dal 2005 in 4 delle 17 regioni, ora è nato
il primo partito politico maomettano su scala nazionale, il Prune (Partido
Renacimiento y Unión de España). La sua ideologia si fonda sui principi del
Corano. I suoi obbiettivi sono chiarissimi: presentarsi alle amministrative
del 2011 e fare il pieno di voti.
Il bacino elettorale potenziale è notevole: i fedeli di Allah, nell’unica
nazione d’Europa che è stata quasi 8 secoli (dal 711 al 1492) sotto
occupazione araba, sono 1,3 milioni su una popolazione di 43 milioni; 500
mila sono spagnoli. In realtà, di partiti musulmani ce ne sono già due,
nelle colonie spagnole sulla costa marocchina, Melilla e Ceuta, in cui la
metà degli abitanti sono fedeli del Corano (Coalición por Melilla ha
ottenuto il 21,7% dell’elettorato nelle ultime comunali). Ma è la prima
volta, in un Paese ove il terrorismo islamico di Al Qaeda ha causato finora
la più grave strage d’Europa (191 morti alle stazioni ferroviarie di Madrid
l’11 marzo 2004), che i maomettani aspirano a entrare nell’arena della
competizione nazionale.
Il fondatore del Prune, presentato a Granada, l’ultima città musulmana a
cadere nella Reconquista del re cattolici, è un notissimo giornalista e
professore universitario marocchino, Mustafá Bakkach, docente di arabo nella
città andalusa, da 15 anni residente in Spagna. Il leader islamico ha
cercato di mettere le mani avanti, in una Spagna che ha arrestato 373
jihadisti dalla mattanza di Madrid, ricordando che «il Prune accetta la
Costituzione, condanna il terrorismo ed è aperto a tutti gli emarginati,
come gli immigranti».
Il partito di Allah dichiara apertamente di avere vocazione nazionale e che
«terrà conto dell’Islam nel suo agire politico, considerandolo come fattore
determinante nella rigenerazione morale ed etica della società spagnola».
Dopo aver inaugurato una sede a Granada e nelle settentrionali Asturie, la
novella forza politica conta di estendersi nelle zone dove i musulmani (sono
ottocento le moschee su tutto il territorio nazionale) sono molto radicati:
Madrid, Valencia, la Catalogna.
Bakkach sa che il suo potenziale elettorato è composto in maggioranza da
connazionali (700 mila, i più religiosi d’Europa, secondo uno studio
commissionato da Mohamed VI al Consiglio delle comunità marocchine
all’estero) che non possono votare. Ma solo per ora. Il giornale cattolico
«Abc» ricorda che il premier socialista Zapatero sta trattando per
conseguire un patto di reciprocità col Marocco che permetterebbe ai
cittadini dei due Paesi di votare alle comunali. Se il trattato va in porto,
l’Islam potrebbe far volare il Prune: la terza forza politica, il cartello
comunista Sinistra unita, ha 962 mila voti.
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Sono le elezioni amministrative in programma per il 2011 il primo obiettivo
del Partito Rinascimento e Unione di Spagna (Prune), il primo partito
islamico della monarchia iberica. Fondato da Mustaf Barrach, noto
giornalista marocchino e professore di arabo a Granada, il partito, secondo
il quotidiano conservatore ABC, mira a raccogliere non solo i voti dei quasi
1.300.000 musulmani residenti in Spagna, ma anche quelli degli immigrati,
che complessivamente rappresentano il 10 per cento della popolazione
spagnola.
A prescindere dalle immediate ambizioni locali per il voto del 2011, il
Prune si propone con una vocazione nazionale e considera l'Islam come base
della sua attività politica, in quanto fattore determinante per la rinascita
morale ed etica della società spagnola. Altro principio cardine, per tenere
a bada le critiche dei più scettici, è il suo rispetto per la Costituzione e
il rifiuto del terrorismo.
La formazione ha la sua sede principale a Granada, ma ne ha inaugurata una
nuova nelle Asturie, nel nord-ovest della Spagna. Andalusia, Madrid,
Catalogna, Estremadura, Valenzia e Murcia sono le comunità dove spera di
radicarsi, vista la maggiore presenza di immigrati musulmani, ma anche di
spagnoli convertiti all'Islam. Il Prune non aspira realisticamente alla
conquista di Comuni, ma ad ottenere una discreta rappresentanza di
consiglieri. Secondo ABC, l'establishment politico spagnolo non nasconde una
certa preoccupazione, visto il crescente numero di musulmani residenti nel
paese.
http://www.loccidentale.it/articolo/islam.%20spagna,%20ad%20amministrative%20deb\
utto%20primo%20partito%20musulmano.0081478
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islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Rivelazioni sulla fine del filosofo Cartesio: l'avrebbe ucciso un sacerdote
con un'ostia avvelenata
Cartesio non morì di polmonite ma fu avvelenato con un'ostia della
comunione all'arsenico da un padre agostiniano, Francois Vioguè. La
sorprendente rivelazione che ribalta la teoria ufficiale sulla morte del
grande filosofo francese è contenuta nel libro di uno studioso
dell'università di Erlangen, Theodor Ebert, i cui risultati sono ritenuti
molto attendibili da numerosi colleghi.
Secondo il testo, anticipato dallo «Spiegel», l'assassino era un frate
francese inviato dal Papa a Stoccolma come «missionario
apostolico» per convertire al cattolicesimo la regina Cristina di Svezia,
conversione poi avvenuta nel 1654. Il settimanale tedesco pubblica numerosi
elementi riguardanti la macchinazione messa in atto da Vioguè, il cui odio
per Cartesio era così profondo da rifiutargli in punto di morte l'estrema
unzione, poichè secondo il professor Ebert «voleva spedirlo all'inferno».
Lo studioso tedesco ha frugato per tre anni negli archivi di Stoccolma e
Parigi e ha scoperto un rapporto del medico personale del filosofo, che
all'ottavo giorno di malattia diagnosticò «perdurante singhiozzo,
espettorazione di colore nero, respirazione irregolare», tutti sintomi
riconducibili a un avvelenamento da arsenico. A sostegno della tesi
dell'avvelenamento c'è anche il
fatto che i sintomi della malattia, che dopo dieci giorni portò all'altro
mondo il filosofo francese, vennero avvertiti poco dopo essersi comunicato,
durante una messa officiata nella piccola cappella dell'ambasciata francese
a Stoccolma dallo stesso padre agostiniano.
«Sarebbe stato un gioco da ragazzi mettere un pò di arsenico nell'ostia
destinata alla vittima, con una dose letale di 0,1 grammi», sostiene
l'autore del volume «La misteriosa morte di Renè Descartes», pubblicato
dall'editore Alibri. Il motivo dell'assassinio del filosofo viene visto nel
fatto che «a causa del suo insegnamento illuminato, l'incipiente conversione
della regina poteva essere messa in pericolo». In un dispaccio segreto
inviato a Roma, Vioguè aveva scritto della fondata speranza di ricondurre la
regina di
Svezia dalla religione protestante nel seno della Chiesa cattolica.
La tesi dell'assassinio di Cartesio, esposta dal professor Ebert, viene
giudicata «estremamente probabile» dallo studioso tedesco Manfred Baum,
editore della rivista «Kant-Studien», studi kantiani, mentre uno dei massimi
studiosi tedeschi di Cartesio, Rolf Puster, attesta che Ebert gode di
«un'ottima reputazione» in campo scientifico. Puster dichiara al settimanale
di Amburgo che nell'intrigo che avrebbe portato alla tomba Cartesio potrebbe
aver giocato un ruolo determinante «il notevole grado di fanatismo di alcuni
ecclesiastici».
Nel volume sulla morte misteriosa di Descartes si mette anche l'accento sul
fatto che potrebbe essere stato proprio il presunto avvelenatore Vioguè a
favorire la decisione del Papa di vietare gli scritti del filosofo nel 1663.
A sostegno della tesi dell'assassinio con l'arsenico il professor Ebert
enumera una serie di indizi inquietanti sulla familiarità di importanti
esponenti della Chiesa cattolica con le pratiche del terribile veleno. È con
questo mezzo, infatti, che Papa Alessandro VI e suo figlio Cesare Borgia
hanno spedito parecchi loro nemici nell'aldilà, mentre anche Urbano XIII
sarebbe stato avvelenato con un'ostia all'arsenico.
Il gesuita spagnolo Juan Mariana, morto nel 1624, aveva invece considerato
l'arsenico un mezzo lecito per eliminare gli infedeli. Nel volume è anche
rivelato che all'ottavo giorno della sua malattia, Descartes chiese che gli
venisse somministrato del vino con dentro del tabacco, un miscuglio
solitamente praticato per riuscire a vomitare. «La cosa ha senso solo
pensando che a quel punto Cartesio deve aver sospettato di essere stato
avvelenato», scrive l'autore del volume.
La versione storica sulla morte del filosofo attribuisce invece il decesso
ad un'infreddatura che colpì Descartes a causa del fatto che dal gennaio
1649 doveva recare in carrozza alle 5 del mattino nella reggia di Cristina
di Svezia, per darle lezioni di filosofia,
fino a quando il 2 febbraio avvertì i primi sintomi della sua malattia che
si sarebbe rivelata fatale.
Da l"Unita' "Culture", senza firma 10 Novembre 2009.
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*
*
La crocifissione del
buonsenso<http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13434>
Felice Besostri, 09 novembre 2009, 13:18
[image: La crocifissione del buonsenso] Dibattito Sulla sentenza della
Corte Europea dei Diritti dell'Uomo se ne sono sentite -e lette- di cotte e
di crude: purtroppo anche da settori dell'opposizione. Si capisce che i
partiti di governo si appiattiscano sule gerarchie cattoliche, ma il PD non
dovrebbe
Le sentenze si commentano e, se del caso, si criticano, per le
argomentazioni poste a suffragio della decisione: da alcuni commenti si può
dubitare che la decisione sia stata letta nella sua integrità.
Persino il *Corriere della Sera* ha pubblicato un fondo del prof. Lepri, che
attacca la decisione emessa da 47 giudici, cioè dal Plenum della Corte,
quando è stata emessa da una Camera della Corte, cioè da un collegio
ristretto. Per questa ragione la decisione non è definitiva, perché si può
ricorrere alla Gran Camera, come il Governo italiano ha deciso di fare.
I giudici di Strasburgo non dovevano dare un giudizio sulle tradizioni del
popolo italiano e del loro nesso, pur essendo in popolo di peccatori, a
cominciare dai vertici istituzionali nazionali e regionali, con il
cristianesimo e, quindi con il crocifisso. I giudici avevano un compito più
limitato, cioè stabilire se l'esposizione del crocifisso in un'aula di una
scuola pubblica fosse o meno rispettosa della Convenzione europea dei
Diritti e Libertà fondamentali. La Convenzione è stata adottata dal
Consiglio d'Europa e ratificata con legge della Repubblica Italiana e quindi
è vincolante per tutti, Pubbliche Autorità e cittadini. Già si tratta di
intendersi tra i critici della sentenza, perché per alcuni (Gelmini in
testa) è un simbolo dei valori e delle tradizioni del popolo italiano,
mentre per la Chiesa Cattolica il crocifisso è un simbolo universale
dell'umanità sofferente: simbolo nazionale o universale? Non è la stessa
cosa.
Tra le corbellerie si è letto che per coerenza un cattolico dovrebbe far
rimuovere la statua della dea pagana Athena, che sorge davanti ad
un'Università romana ovvero che si dovrebbe far togliere la croce dalle
bandiere nazionali di molti stati, tra cui la Finlandia (croce azzurra in
campo bianco), patria di origine della, ora italianissima, ricorrente, madre
di due studenti. Prima di giungere a Strasburgo aveva chiesto, invano, che
fosse tolto il crocifisso dalle aule frequentate dai propri figli.
Questo era l'oggetto del giudizio, non quello di rimuovere i crocifissi da
tutte le scuole ovvero la rimozione dei crocefissi agli incroci o le Vie
Crucis dai nostri Sacri Monti.
Si può accedere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, soltanto dopo aver
esaurito i rimedi giurisdizionali nazionali. Questo, semmai, è lo scandalo,
aver costretto una cittadina ad andare a Strasburgo, perché nessun giudice
italiano ha avuto il coraggio di applicare in Italia la Costituzione
italiana. Il crocifisso od il solo Cristo esposto in pubblico non viola il
principio di laicità, ma la sua esposizione nelle aule di giustizia e
scolastiche pubbliche sì.
Il buon senso doveva essere esercitato dalle autorità scolastiche di fronte
ad una richiesta motivata ed individuale. Si è preferito reagire con
arroganza e in nome del principio della maggioranza, che no si applica al
godimento dei diritti individuali.
Pende innanzi alla Corte di Strasburgo un'altra questione importante per
l'Italia, cioè che in Italia, in violazione degli artt. 6 e 13 della
Convenzione europea non c'è un giudice competente ad esaminare, prima delle
elezioni, i ricorsi volti contro le leggi elettorali incostituzionali.
Giudici amministrativi ed ordinari ritengono, infatti, che la
costituzionalità di una legge elettorale debba essere esaminata dalle Giunte
delle Elezioni delle Camere elette con la legge di sospetta
costituzionalità. Se l'Italia fosse condannata cosa si dirà? Che i giudici
di Strasburgo vogliono rovesciare le maggioranze decise dal popolo italiano?
Quindi che sono giudici nemici della democrazia e delle libertà della
maggioranza dei cittadini?
Povera Italia? Quando si cade così in basso non si riesce più a vedere
l'orizzonte della Civiltà e dello Stato di Diritto.
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*Fiocco nero, campagna delle donne saudite*.
Il 9 novembre del 1990, 47 coraggiose donne saudite al volante delle loro
auto, alla luce del sole, sono andate a Ryadh, capitale dell’Arabia Saudita,
per chiedere il diritto alla patente. Hanno ottenuto la confisca del
passaporto e il licenziamento dal lavoro. Nel 19simo anniversario di
questo evento, le attiviste saudite guidate da Wajeha al Huwaider, lanciano
la campagna “fiocchi neri” chiedendo che: - le donne saudite
vengano trattate come normali cittadini esattamente come gli uomini, -
alle donne saudite venga garantito il libero diritto a contrarre matrimonio,
divorziare, ereditare, ottenere la custodia dei propri figli, viaggiare,
lavorare, studiare e guidare auto, condividendo eguali diritti con gli
uomini. - le donne saudite ottengano il diritto legale di
rappresentare se stesse nelle agenzie governative e statali senza il bisogno
di un tutore maschile. *Noi, attiviste saudite chiediamo a tutti quelli
che appoggiano la lotta per i diritti delle donne saudite, all’interno o al
di fuori del Regno, di partecipare alla campagna portando un fiocco nero al
polso come simbolo pacifico del loro appoggio ai diritti delle donne
saudite. * Il motto di questa campagna è: “non scioglieremo il nostro
fiocco fino a quando le donne saudite non godranno dei loro diritti di
cittadini”. *Tradotto da Emanuela Borgnino fondazione camis de fonseca*
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
Nel giorno in cui ricorre il 526o anniversario della nascita di Martin
Lutero, può essere utile riflettere sul rapporto che il riformatore tedesco
ha avuto con gli ebrei e sulla funesta influenza che la sua posizione ha
avuto sui tedeschi al tempo di Hitler.
1. NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI LUTERO
*Hitler e Lutero, un accostamento sgradevole
*a cura di Marcello Cicchese .
GERMANIA 1933. Hitler è al potere da qualche mese, ma il suo governo deve
ancora ottenere stabilità all'interno e riconoscimento internazionale. Lo
storico Joachim Fest, nel suo libro *"Hitler. Una biografia", *presenta un
quadro dei rapporti della Germania con le altre nazioni in quel momento.
«Di fronte a tale situazione, Hitler optò dapprima per una politica di
gesti concilianti, e fece di tutto per sottolineare la continuità con la
moderata politica di revisione della repubblica di Weimar. [...] Per almeno
sei anni, affermò in presenza di uno dei suoi intimi, con le potenze europee
doveva mantenere una sorta di "buon vicinato", soggiungendo che le grida
guerresche dei circoli nazionalistici erano quindi fuori posto. Culmine
della sua politica di sincere offerte di intesa fu il grande *
"Friedensrede"*, il "discorso della pace" del 17 maggio 1933, ancorché
Hitler non rinunciasse certo all'occasione di protestare contro l'illimitato
mantenimento di una discriminazione tra vinti e vincitori, minacciando
perfino di ritirarsi dalla conferenza per il disarmo e addirittura dalla
Lega delle Nazioni, qualora alla Germania si continuasse a negare la
effettiva parità di diritti. [...]
Il successo più evidente di tale politica fu la proposta, avanzata
già nell'estate 1933, di un patto a quattro tra Inghilterra, Francia,
Germania e Italia, proposta che, ancorché mai realizzata, costituiva pur
sempre una sorta di accettazione morale della Germania nella società delle
grandi potenze.
Il primo riconoscimento internazionale fu tuttavia, com'è ovvio,
quello dell'Unione Sovietica, la quale ora finalmente si dichiarò disposta a
prolungare il trattato di Berlino, scaduto già nel 1931, esempio prontamente
seguito dal Vaticano, che nel luglio. concluse le trattative per il
Concordato con il Reich. Ma, nonostante tutti questi successi, nell'autunno
Hitler all'improvviso compì una brusca sterzata, quasi obbedisse a un
incontrollabile impulso, e con poche mosse imprevedibili, si assicurò un
decisivo miglioramento di posizioni.
Il campo di manovra fu costituito dalla Conferenza per il disarmo,
che si riuniva a Ginevra già dagli inizi del 1932 e nell'ambito della quale
al Reich, proprio in ragione della sua debolezza militare, ineriva un ruolo
morale particolarmente autorevole. Il principio dell'equiparazione
costringeva le altre potenze, o a disarmare a loro volta, oppure ad
ammettere il riarmo della Germania; e, in tutta una serie di discorsi e
dichiarazioni, Hitler poté ripetutamente sottolineare la disposizione del
suo paese al disarmo e sostenere tali sue asserzioni con argomenti che
suonavano tanto più sinceri, quanto più evidenti si facevano le
preoccupazioni in merito soprattutto da parte della Francia. [...]
L'equiparazione, concessa in via di principio alla Germania, venne fatta
dipendere da un periodo di prova di quattro anni, nel corso del quale
avrebbe dovuto risultare incontrovertibilmente che il Reich era pronto
all'intesa, e che aveva definitivamente rinunciato a tutti i propositi
revisionistici.
Hitler reagì con clamorosa immediatezza. Il 14 ottobre, poco dopo che
il ministro degli esteri britannico, Sir John Simon, gli aveva reso note le
nuove posizioni degli alleati, ed era ormai evidente la loro decisione di
imporre alla Germania, ove fosse necessario, il quadriennio di prova al
tavolo stesso delle trattative, Hitler rese noto il proprio proposito di
abbandonare la Conferenza per il disarmo, in pari tempo annunciando il
ritiro della Germania dalla Lega delle Nazioni. [...]
Significativamente, Hitler collegò subito l'uscita dalla Lega delle
Nazioni con una nuova iniziativa, mediante la quale si spinse ben oltre i
moventi iniziali: sottopose la propria decisione al primo plebiscito
plenario, inscenato tra grandi rumori propagandistici, facendone dipendere
anche la rielezione del Reichstag, costituito il 5 marzo e che in parte era
ancora anacronisticamente determinato dalla struttura partitica dell'epoca
di Weimar.
Sui risultati delle votazioni non potevano esservi dubbi. Il
sentimento dell'umiliazione, per anni rinfocolato, il fastidio,
profondamente radicato, per le innumerevoli diatribe in forza delle quali la
Germania era stata discriminata e mantenuta nelle condizioni del vinto,
vennero finalmente a galla, e persino persone dotate di senso critico, e
destinate ben presto a passare alla resistenza attiva, non poterono non
lodare la calcolata mossa di Hitler: una mossa, come riferì a Londra
l'ambasciatore britannico, che era perfettamente adeguata al bisogno di
trarre vendetta della Lega delle Nazioni per le sue reiterate ripulse. E
poiché Hitler aveva saputo inserire il problema di Ginevra nel contesto
complessivo della sua politica, rivolgendo agli elettori una domanda di
carattere generale, non esisteva la possibilità di convalidare la decisione
di ritirarsi dalla Lega delle Nazioni, in pari tempo condannando la politica
interna nazionalsocialista; sicché il plebiscito fu una delle mosse più
efficaci nel quadro della conquista del potere.
Hitler in persona inaugurò la campagna il 24 ottobre, con un grande
discorso al Palazzo dello Sport di Berlino; le votazioni erano fissate per
il 12 novembre, giorno successivo al quindicesimo anniversario
dell'annistizio del 1918. Ora che aveva di nuovo, finalmente, la possibilità
di fare plebiscitariamente appello al popolo, Hitler si abbandonò a un
parossismo che era quasi uno stato di trance, e gridò alle masse: « Per
quanto riguarda me personalmente, io dichiaro che preferirei in ogni momento
morire, piuttosto che sottoscrivere qualcosa che, secondo le mie più sacre
convinzioni, sarebbe intollerabile per il popolo tedesco»; e implorò la
nazione, « qualora io dovessi commettere un errore o il popolo dovesse
giungere a persuadersi di non poter convalidare le mie iniziative ... , di
mettermi a morte: affronterò tranquillamente il patibolo! ». Come sempre
quando aveva modo di assumersi la parte dell'umiliato e dell'offeso, sguazzò
demagogicamente nel torto che gli era stato fatto. Di fronte agli operai
delle fabbriche Siemens-Schyckert proclamò, in piedi su un'enorme macchina,
vestito con stivali, calzoni militari e giacca borghese scura: «Noi siamo
più che disposti a collaborare all'elaborazione di un trattato
internazionale, a patto però che questo sia tra uguali. Personalmente, non
ho mai cercato di impormi a un gruppo di persone ammodo che non volessero
saperne di me o che non mi considerassero loro uguale. Di gente del genere
io non ho bisogno, il popolo tedesco ha tanta forza d'animo da comportarsi
allo stesso modo. Noi non vogliamo fare la figura dei leccapiedi, degli
inferiori. No: o ci concedono uguali diritti, oppure il mondo non ci vedrà
più ad alcuna conferenza! ».
Anche questa volta, come l'anno prima, venne scatenata una furiosa
"guerra dei manifesti" sotto la parola d'ordine "vogliamo onore e uguali
diritti!" A Berlino, a Monaco, a Francoforte, furono fatti sfilare, sulle
loro carrozzelle, mutilati di guerra recanti cartelli che dicevano: "I
caduti della Germania vogliono il tuo voto!" Ampia diffusione in Germania
trovavano anche, significativamente, frasi pronunciate dal ministro della
difesa britannico Lloyd George: «Il diritto è dalla parte della Germania» e
«per quanto tempo l'Inghilterra tollererebbe una simile umiliazione?».
Un'ondata di enormi sfilate e dimostrazioni di massa con accompagnamento di
bande musicali investì nuovamente il paese da un capo all'altro. Pochi
giorni prima che gli elettori si recassero alle urne, l'intera Germania
dovette osservare due minuti di silenzio in memoria dei suoi eroi. E Hitler
affermò a chiare lettere che, se la vita nel suo paese aveva assunto
un'impronta così militaresca, non era in segno di minaccia contro la
Francia, «bensì per rivelare e documentare quella decisa volontà politica
che è necessaria all'abbattimento del comunismo... Se il resto del mondo si
arrocca in inespugnabili fortezze, se costruisce enormi flotte aeree, se
fabbrica carri armati colossali, se fonde giganteschi cannoni, non può certo
parlare di minaccia, dal momento che i nazionalsocialisti tedeschi marciano,
assolutamente disarmati, in fila per quattro, in tal modo dando visibile
espressione alla comunità popolare tedesca e assicurando a questa valida
protezione... La Germania non ha meno diritti delle altre nazioni di
provvedere alla propria sicurezza». Nel risultato della votazione trovarono
riflesso non solo i risentimenti del popolo tedesco, che a lungo si era
sentito declassato, ma anche l'accentuata repressione nei confronti dei
potenziali avversari: il 95% dei votanti approvarono la decisione del
governo, e, pur ammettendo che il risultato fosse manipolato e ottenuto
mediante il ricorso a misure terroristiche, non si può negare che desse voce
in maniera abbastanza esatta allo stato d'animo del pubblico. Nelle
concomitanti elezioni per il Reichstag, dei quarantacinque milioni di
cittadini aventi diritto di voto, trentanove milioni lo diedero alla lista
unica nazionalsocialista.»1
In data 29 ottobre 1933, cioè dopo l'uscita della Germania dalla Lega delle
Nazioni e prima dell'annunciato plebiscito, compare un commento a questi
avvenimenti su "Zeitspiegel" (Specchio dei tempi), allegato di un
settimanale evangelico dal titolo "Heilig dem Herrn" (Santo al Signore). Il
responsabile dell'allegato, Wilhelm Goebel, è un anziano cristiano
evangelico (63 anni), con buone conoscenze di storia e letteratura e ben
informato sui fatti politici in corso. E' uno dei tanti evangelici di quel
tempo che, pur avendo buone conoscenze bibliche, non soltanto non intuì che
nella persona e nel movimento di Hitler ci poteva essere qualcosa che non
andava, ma anzi rimase catturato e addirittura affascinato dalla figura del
Führer, individuando in lui un autentico salvatore della Germania donato
dalla misericordia di Dio al popolo tedesco. E, cosa degna di riflessione,
il fascino per Hitler e la repulsione per gli ebrei sono elementi che nei
suoi pensieri si sostengono e si confermano a vicenda. Riportiamo qualche
estratto dai suoi commenti.
«L'uscita dalla Conferenza del disarmo e dalla Società delle Nazioni non
è stata fatta in modo affrettato, avventato e arrogante, ma soltanto dopo
aver usato tutta la pazienza necessaria. Hitler e i suoi consiglieri sono
certamente ben consapevoli delle conseguenze che ci possono essere anche nel
caso peggiore.
Di quello che adesso è avvenuto dobbiamo ringraziare soprattutto gli
ebrei e gli amici degli ebrei. Io intendo gli ebrei che dalla loro cattiva
coscienza sono fuggiti per paura all'estero quando la Germania si è
risvegliata. Adesso siedono all'estero, pieni di veleno e di bile e aizzano
con la satanica abilità e mancanza di scrupoli che appartiene alla parte
degenerata di questo popolo. Naturalmente dispongono anche di ricchi mezzi
finanziari e di ottime relazioni. I loro compagni di popolo e di sentimenti
occupano all'estero le posizioni più influenti. Una cosa ci deve essere ben
chiara: che questi ebrei vogliono aizzare il mondo in una guerra di
sterminio contro la Germania. Per gli ebrei la vittoria del
nazionalsocialismo in Germania è un terribile colpo che deve essere
neutralizzato. Nel suo discorso Hitler ha detto giustamente:
"Decine di migliaia di americani, inglesi e francesi sono stati in questi
mesi in Germania e hanno potuto constatare con i loro occhi che
non esiste
paese al mondo in cui c'è più calma e ordine che nell'odierna
Germania, che
in nessun paese al mondo la persona e la proprietà vengono più rispettate
che in Germania, e inoltre che forse in nessun altro paese al mondo viene
condotta una lotta più accanita contro quegli elementi criminali
che credono
di poter lasciare libero sfogo ai loro più bassi istinti a danno dei loro
simili. Sono queste persone, e i loro aiutanti e amici degli aiutanti
comunisti, che oggi come emigranti (profughi) fanno di tutto per
aizzare uno
contro l'altro gli onesti e rispettabili popoli. Il popolo tedesco non ha
alcun motivo di invidiare il resto del mondo per questo
guadagno. Noi siamo
convinti che pochi anni basteranno per aprire bene gli occhi agli onesti
membri degli altri popoli sul vero valore di quegli onorati elementi che
sotto la bandiera dei profughi politici hanno ripulito le zone della loro
più o meno grande mancanza di scrupoli economica."
Nel frattempo ho ascoltato già due volte il grande discorso di
Hitler. Una volta dalla sua bocca, una volta dal disco e se potessi
ascoltarlo una terza volta, non sarebbe certo tempo perso. Questo discorso
rimarrà di imperituta importanza storica, comunque andranno a finire le
cose. Questo discorso al mondo stabilisce fondamenti del tutto nuovi per i
rapporti dei popoli fra di loro. Non sarà più l'intrigante e totalmente
falsa diplomazia, i cui fili sono sempre tirati da persone cattive, false ed
egoiste, a decidere su guerra e pace, ma sarà il proprio popolo e i popoli
della terra che dovranno essere appellati. E questo oggi è possibile
attraverso il miracolo tecnico della radio. Il nostro Führer e Cancelliere
del popolo ha fatto quello che poteva e continuerà a fare quello che può. Il
discorso mi ha toccato fin nel mio più intimo, anche se non conteneva niente
che non sapessi già e che non mi fossi già detto più volte. E come a me,
questo sarà accaduto a molti, molti altri. Ma il modo in cui è stato
espresso ha toccato l'anima tedesca nel più profondo. Quando Hitler ha
finito, abbiamo fatto quello che certamente anche molti altri hanno fatto
nella stessa ora: abbiamo pregato e lodato Dio. *Quale meravigliosa forza
di schiettezza, di verità, di assennatezza, di riconoscimento e giustizia
nei confronti di altri popoli, di disponibilità alla pace e nello stesso
tempo di irremovibile volontà di non lasciarsi sospingere mai e da nessuno
oltre il limite sopportabile per l'onore e il bene del popolo tedesco! *[
*risalto nell'originale*]
In cuor mio l'ho lodato ancora una volta, ma adesso voglio farlo
anche qui, pubblicamente, davanti alle decine di migliaia che leggono questo
articolo:
*A favore di quest'uomo [**Hitler**] inviatoci da Dio io mi pongo in
modo fermo e irremovibile. A lui va la mia incondizionata fiducia e niente
mi potrà confondere, nessuna paurosa, meschina o perfino maligna critica, ma
anche nessuna umana imperfezione, nessun errore o avventatezza, sì neppure
evidenti peccati come si trovano nel grande movimento nazionalsocialista.
Fino a quando Hitler camminerà sulla via su cui finora ha camminato, io
camminerò con lui con la più profonda e intima convinzione, e parteggerò per
lui ovunque e come io potrò. E facendo questo sono convinto di compiere un
servizio secondo la volontà di Dio e nel senso migliore per il bene del mio
popolo e della mia patria. Ma so anche che su questa via Dio sarà con lui,
anche se la via dovesse passare attraverso gravi difficoltà *[*risalto
nell'originale*]*.*
Questo è il mio voto [*Gelöbnis*], e non m'importa se alcuni diranno
che è "cieca soggezione".»
Segue un invito accorato a votare Hitler nel prossimo plebiscito del 12
novembre e a sostenerlo in preghiera:
* «Ma ora invito tutti i miei lettori e lettrici a fare la stessa
cosa. Basta adesso con tutte le perplessità! Basta con tutte le paure! Basta
con tutto questo meschino rimaner attaccati a piccolezze e a singoli fatti
accaduti! Basta con questo star a sentire critici e disfattisti che
affossano la fiducia di cui adesso il Cancelliere del popolo ha più che mai
bisogno e che procurano sconforto al cuore del popolo! *[*risalto
nell'originale*]
E se non fosse presente un istinto più elevato, almeno l'istinto di
conservazione dovrebbe indurre ciascuno a mettersi dietro a Hitler in modo
fermo e deciso. La Germania adesso in effetti è legata a lui nella buona e
nella cattiva sorte. Ricordo la frase del Kaiser Guglielmo II: «Adolf Hitler
è l'unico uomo che può salvare la Germania.» E hanno anche riferito che quel
monarca così duramente provato prega ogni giorno per colui che adesso
istituzionalmente occupa il suo posto. E questo non significa una
svalutazione del grande, venerando Hindenburg. Anche il Kaiser appartiene
dunque alle "SA oranti", e io invito coloro che appartengono alla schiera
dei nostri lettori a fare altrettanto: *insistete nella preghiera!*
[*risalto
nell'originale*]. Adesso si deve formare una catena di preghiera per il
Cancelliere. Che immane peso di responsabilità grava su di lui, che alla fin
dei conti è soltanto un uomo! Di quale incalcolabile portata è ogni sua
parola, ogni sua decisione! Pregate anche per i suoi collaboratori e
consiglieri. Un loro intervento sbagliato, una precipitazione, un ritardo
occasionale, un'errata valutazione della situazione può provocare un danno
che forse neanche Hitler potrebbe rimediare. Pregate anche per la sua
guardia del corpo! Avete pensato a quanti piani di omicidio contro di lui
saranno già stati preparati? Quel tipo di persone che hanno incendiato il
Reichstag non indietreggia certo davanti a simili progetti diabolici. Anche
la migliore protezione non può bastare se Dio non tiene la mano sulla sua
vita. E ancora una volta invito a fare qualcosa di totalmente naturale!
*Il 12 novembre ciascuno deve sostenere Hitler davanti al mondo con
il suo voto SI! Ciascuno deve anche fare pressioni affinché tutte le persone
a lui accessibili facciano la stessa cosa. Perché se c'è una cosa che può
fare ancora fare impressione sui popoli intorno a noi è la ferma compattezza
del popolo tedesco *[*risalto nell'originale*].»2
Il 10 novembre 1933, giorno in cui la Germania celebrava il 450esimo
anniversario dalla nascita di Martin Lutero, il direttore di Zeitspiegel
ascolta un discorso propagandistisco fatto da Hitler alle maestranze
tedesche e in un successivo numero del suo settimanale ne riporta
l'impressione ricevuta:
Tutti i membri di famiglia e i collaboratori che non avevano la
possibilità di ascoltare a casa il discorso ci siamo seduti intorno alla
scatola delle meraviglie marrone [la radio]. Ancora una volta, che discorso
è stato! Quel fervido lottare con l'impiego di tutta la forza dell'anima per
la conquista dell'anima dei lavoratori e di tutto il popolo! Tutti li vuole
conquistare, il Führer, per la Germania, per la grande comunità di popolo
tedesca. Così si dovrebbe lottare dai pulpiti, dalle cattedre e nella cura
pastorale per la conquista delle anime per il Regno celeste! E' stata una
lotta per la verità, per il diritto, per la libertà e per l'onore. Ciascuno,
anche se udiva soltanto la voce dell'oratore, si rendeva conto di quanto
[l'oratore] prendesse la cosa sul serio. Veramente, è stato un lottare
dell'anima per una grande cosa che Dio ha messo su di lei e in lei.
Quest'uomo non può agire diversamente. Andrebbe a fondo, non solo
internamente ma anche esternamente, se non facesse quello che gli è stato
comandato. Un tale uomo si trova sotto una sacra interna costrizione contro
la quale non è possibile alcuna ribellione (Geremia 20:8-9, 1 Corinzi 9:16).
Questo è stato ciò che ha spinto Gesù quando ha gridato a Zaccheo: «Oggi
devo entrare in casa tua», Gesù, che qui poteva dire: «O Dio, compio
volentieri la tua volontà». Questo sacro imperativo dell'ubbidienza l'ha
portato nel Getsemani in un'ora tremenda. Così fu costretto Paolo, così fu
costretto Lutero, di cui oggi, mentre scrivo queste righe, si celebra il
450esimo anniversario dalla nascita. Anche se potrei essere frainteso, dico
questo: il discorso di Hitler è stato per me un discorso di Lutero, anche se
il nome di questo grande non è stato nominato e neppure poteva esserlo in
questa occasione. Non ci posso fare niente: se ascolto Hitler o leggo
qualcosa di lui, senza volerlo si presenta davanti a me Lutero, e se leggo
qualcosa di Lutero, automaticamente devo pensare a Hitler. Sono così
diversi, questi due grandi tedeschi, così diversi nel loro essere, nei loro
compiti, e tuttavia così uguali, così simili. Tutto ciò che è veramente
grande è sempre simile a se stesso, anche se a una superficiale osservazione
può apparire molto diverso. Lo stesso ardore dell'anima. In entrambi brucia
come un fuoco che non si può spegnere, che li consuma e che tuttavia li
rende così forti e così felici anche in mezzo a pene e dolori.»3
Riportiamo un piccolo saggio di questo "memorabile" discorso:
«La lotta tra i popoli e l'odio fra di loro sono alimentati da precise
parti interessate. E' una piccola, sradicata clique internazionale che aizza
l'uno contro l'altro i popoli e non vuole che arrivino alla pace. Sono gente
che sono a casa dappertutto e in nessun luogo, che non hanno un suolo su cui
sono cresciuti ma oggi vivono a Berlino, domani a Bruxelles e il giorno dopo
a Parigi, e dappertutto si sentono a casa [una voce dal fondo grida:
ebrei!]. Loro sono i soli a cui internazionalmente ci si può rivolgere,
perché in ogni posto possono fare i loro affari, ma il popolo non può
seguirli.» (
*audio*<http://www.ilvangelo-israele.it/news/musica/Suoni/Hitler-10nov1933.mp3>
)
L'"anima tedesca" fu conquistata e nel plebiscito del 12 novembre il governo
nazista ottenne il 95% dei voti.
Due uomini come Lutero e Hitler sono stati avvicinati. Riportiamo allora
qualche stralcio dei loro scritti da cui si potrà riconoscere come "in
entrambi brucia come un fuoco che non si può spegnere, che li consuma e che
tuttavia li rende così forti e così felici."
*Quello che ha detto Adolf Hitler*
«Il fatto che egli [l'ebreo] ogni tanto abbandoni il suo territorio non
dipende dalla sua volontà, ma è la conseguenza di sfratti che di tempo in
tempo lo cacciano via per avere abusato degli ospiti. E quel suo dilagare è
un tipico fenomeno parassitario; egli cerca sempre nuove possibilità di
nutrimento per la sua razza.
Ciò naturalmente non ha niente a che vedere col nomadismo, dato che
l'ebreo non pensa affatto di abbandonare il territorio che ha occupato, ma
rimane dove si è stanziato, e così saldamente che non lo si può più cacciar
via se non per mezzo della violenza. Il suo diffondersi in nuovi Paesi
avviene soltanto se e in quanto vi possa trovare migliori condizioni per
l'esistenza, senza le quali egli, come il nomade, non muterebbe la sua
attuale residenza. Egli è e rimane il tipico parassita, uno scroccone, che
si spande alla maniera di bacilli dannosi, purché trovi un terreno
favorevole. E anche gli effetti del suo sopraggiungere somigliano a quelli
degli scrocconi: dove penetra, dopo un tempo più o meno breve, l'indigeno
muore ...
In questo modo l'ebreo visse negli Stati altrui e vi formò il suo
proprio, mascherato per lungo tempo col nome di "comunità religiosa", fino a
quando le circostanze esteriori non gli consigliarono di svelare la sua vera
natura. Non appena si credette tanto forte da non avere più bisogno di tale
velo, egli lo lasciò cadere e si manifestò proprio quello che gli altri non
avevano voluto o potuto vedere: l'ebreo.
Nell'esistenza dell'ebreo quale parassita del corpo di altri popoli, si
fonda una caratteristica che indusse Schopenhauer a pronunciare la sua
famosa frase: l'ebreo è un gran maestro di menzogne. È il suo genere di
esistenza che spinge l'ebreo alla menzogna; e proprio a una menzogna eterna,
come gli abitanti del nord sono obbligati a indossare sempre un vestito
pesante. La sua esistenza in mezzo agli altri popoli può durare a lungo
soltanto se gli riesce di far nascere l'opinione che non si tratti già di un
popolo speciale, ma di una collettività religiosa - questa è la prima grande
bugia.
Infatti, per poter continuare la sua vita di parassita dei popoli,
gli tocca rinnegare la sua profonda natura. Quanto più intelligente è il
singolo ebreo, tanto più facile gli riuscirà tale imbroglio. [...]
Il popolo ebreo fu sempre dotato di caratteristiche razziali e mai di
una confessione religiosa; ma le necessità vitali l'obbligarono presto a
cercare un mezzo che potesse distogliere l'attenzione da lui e dai suoi
aderenti. Il mezzo più adatto e inoffensivo apparve subito l'introduzione
del concetto di "comunità religiosa". Ma anche qui tutto è preso a prestito,
o meglio rubato - infatti dalla sua natura fondamentale l'ebreo non poteva
trarre istituzioni religiose, ché gli manca completamente ogni forma di
idealismo, e perciò ogni fede nell'aldilà. E dal punto di vista ariano, noi
non riusciamo a raffigurarci una religione che sia priva di qualsiasi fede
in una immortalità dopo la morte. Neanche il *Talmud* è un libro che
prepari all'aldilà, ma soltanto a una pratica e redditizia vita quaggiù.
La dottrina religiosa ebraica è in primo luogo un metodo per
mantenere puro il sangue del giudaismo, e un codice che regola i rapporti
degli ebrei fra di loro e ancor più colresto del mondo, cioè coi non ebrei.
Ma anche qui non si tratta affatto di problemi etici, bensì solo di precisi
problemi economici. Sul valore morale dell'insegnamento religioso ebraico,
ci sono molti studi penetranti (non certo da parte ebraica, ché le
interpretazioni degli ebrei sono naturalmente rivolte a uno scopo preciso),
i quali ci fanno apparire un simile tipo di religione assolutamente assurdo,
secondo i nostri concetti ariani. Ma la miglior dimostrazione di ciò è il
prodotto di tale educazione semita, cioè l'ebreo stesso. La sua vita è
talmente lontana dal nostro mondo, e il suo spirito dal cristianesimo, come
lo era duemila anni fa nei confronti del fondatore della nuova dottrina.
Anche costui non nascose la sua opinione al popolo ebraico, e afferrò
perfino la frusta per cacciare dal tempio del Signore questi negatori
dell'umanità, i quali già allora vedevano nella religione un mezzo per fare
ottimi commerci. Perciò Cristo venne inchiodato alla croce, mentre il nostro
cristianesimo politico si abbassa oggi a elemosinare i voti dagli ebrei, e
cerca di accordarsi coi partiti ebraici per sconclusionate avventure
politiche, magari contro il proprio popolo.»4
Il 30 gennaio 1939, in un discorso tenuto al Reichstag in occasione del
sesto anniversario della sua ascesa al potere, Hitler manifestò la sua
coerente determinazione nei confronti degli ebrei con una "profezia" che in
seguito ripeterà più volte:
In vita mia molto spesso sono stato profeta, e il più delle volte mi
hanno riso in faccia. Quando lottavo per ascendere al potere, e predicevo
che prima o poi avrei afferrato le redini dello stato e dell'intero popolo
tedesco e quindi, tra le altre cose, avrei anche risolto il problema
giudaico, erano proprio gli ebrei i primi a ridere delle mie parole. Ho
motivo di credere che nel frattempo questa vuota risata del giudaismo
tedesco gli sia morta in gola. Oggi voglio essere profeta ancora una volta:
se il capitale giudaico internazionale dentro e fuori l'Europa riuscirà
nuovamente a precipitare le nazioni in una guerra mondiale, il risultato non
sarà la bolscevizzazione della terra e dunque la vittoria del giudeo, ma
l'annientamento (*Vernichtung*) della razza ebraica in Europa!» (
*audio*<http://www.ilvangelo-israele.it/news/musica/Suoni/Hitler-30gen1939.mp3>)
*Quello che ha detto Martin Lutero*
«A Gerusalemme, sotto Davide e Salomone, essi [gli ebrei] non avrebbero
potuto godere di giorni tanto felici nelle loro proprietà, come ora nelle
nostre, che ogni giorno derubano e rapinano; e tuttavia si lamentano che noi
li teniamo prigionieri! Ebbene sì: li abbiamo presi e li teniamo
prigionieri, come io tengo prigioniero il mio calcolo, le mie ulcere, e
tutte le altre malattie e malanni, dei quali devo prendermi cura, come un
povero servo, con denaro e beni e con tutto ciò che posseggo. Oh, vorrei
tanto che quelli fossero a Gerusalemme, con gli ebrei, e con chiunque altro
volessero!
E visto che ora è certo che noi non li teniamo prigionieri, come mai,
allora, questi nobili, grandi santi, ci sono tanto ostili? [...]
E invece, malgrado i loro assassini, maledizioni, ingiurie, menzogne,
infamie, li lasciamo vivere liberi presso di noi; proteggiamo e difendiamo
le loro sinagoghe, le loro case, le loro persone e i loro beni, e cosi li
rendiamo pigri e sicuri, e li aiutiamo a succhiarci, tranquilli, il nostro
denaro e i nostri beni, mentre - per di più - ci maledicono e ci sputano
addosso, e chissà che alla fine non potranno sopraffarci, e per questo
grande peccato ammazzarci tutti, prendersi tutti i nostri averi, come ogni
giorno si augurano nelle loro preghiere e sperano. Dimmi tu, ora, se non
hanno tutte le ragioni per essere ostili a noi, dannati *goijm *[non
ebrei, ndr], per maledirci e cercare la nostra ultima, radicale ed eterna
rovina!
Da tutto questo noi cristiani vediamo (perché gli ebrei non possono
vedere) quale terribile ira di Dio si sia abbattuta su questo popolo e
continui ad abbattersi su di esso senza sosta; quale fuoco e quale vampa
bruci lì, e cosa ottengano quelli nel maledire Cristo e i suoi cristiani e
nell'essere loro nemici. [...]
Cosa vogliamo fare ora noi cristiani con questo abietto, dannato
popolo degli ebrei? Dal momento che essi vivono presso di noi, e conosciamo
queste loro menzogne, ingiurie e maledizioni, noi non possiamo più
tollerarli, per non essere partecipi di tutte le loro menzogne, maledizioni
e ingiurie.5
Io voglio dare il mio sincero consiglio.
In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò
che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che
nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. [...]
Secondo: bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le
loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro
sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli
zingari, perché sappiano che non sono signori del nostro Paese, come invece
si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono
incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi. [...]
Terzo: bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i
testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne,
maledizioni e bestemmie. [...]
Quarto: bisogna proibire ai loro rabbini - pena la morte - di
continuare a insegnare, perché essi hanno perduto il diritto di esercitare
questo ufficio. [...]
Quinto: bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto
per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che
non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili. [...]
Sesto: bisogna proibire loro l'usura, confiscare tutto ciò che
possiedono in contante e i gioielli d'argento e d'oro, e tenerlo da parte in
custodia. E il motivo è questo: tutto quello che hanno (come sopra si è
detto), lo hanno rubato e rapinato a noi attraverso l'usura, perché,
diversamente, non hanno altri mezzi di sostentamento. [...]
Settimo: a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia,
ascia, zappa, vanga, conocchia, fuso, in modo che guadagnino il loro pane
col sudore della fronte, come fu imposto ai figli di Adamo, al terzo
capitolo della Genesi. Poiché non è giusto che essi vogliano far lavorare
noi, maledetti *goijm* nel sudore della nostra fronte, e che essi, la
santa gente, vogliano consumare pigre giornate dietro la stufa, a ingrassare
e scorreggiare, vantandosi in questo modo blasfemo di essere signori dei
cristiani, grazie al nostro sudore. A loro bisognerebbe invece scacciare
l'osso marcio da furfanti dalla schiena!6
[...]
Insomma, cari principi e signori, che avete ebrei sotto di voi, se il
mio consiglio non vi aggrada, allora trovatene uno migliore, cosicché voi e
noi tutti, possiamo essere liberati dall'insopportabile, diabolico peso
degli ebrei e non ci rendìamo colpevoIi davanti a Dio di essere complici di
tutte le menzogne, bestemmie, calunnie, maledizioni, che i furiosi ebrei
scagliano tanto liberamente e gratuitamente contro la persona del nostro
Signore Gesù Cristo, della Sua cara madre, di tutti i cristiani, delle
autorità e di noi stessi. Fate si che non abbiano alcuna protezione né
difesa, alcun salvacondotto, né vita comune con noi, e che il denaro e i
beni, vostri e dei vostri sudditi, ottenuti attraverso l'usura, non servano
loro a questo e non siano loro di alcuna utilità. Noi abbiamo comunque già
abbastanza peccati su di noi, ancora dai tempi del Papato, e ogni giorno ne
aggiungiamo molti altri per la nostra ingratitudine e il nostro disprezzo
della Sua parola e di tutta la Sua grazia, e dunque non è necessario che
prendiamo su di noi anche di questi estranei e turpi vizi degli ebrei e che,
per di piti, diamo loro denaro e averi. Dobbiamo considerare che noi ora
combattiamo ogni giorno contro i turchi, e per questo abbiamo bisogno di
alleggerire i nostri peccati e condurre una vita migliore. lo voglio avere
la coscienza pulita e libera dalla colpa, dal momento che vi ho sinceramente
ammoniti e messi in guardia. [...]
E voi, miei cari signori e amici, che siete pastori e predicatori: io
voglio avervi qui ricordato, del tutto sinceramente, il vostro compito
cosicché anche voi mettiate in guardia - come sapete fare bene - i vostri
parrocchiani dalla loro eterna rovina: che cioè si guardino dagli ebrei, e
li evitino quando possono. [...]
Si lasci che l'autorità agisca nei loro confronti, come ho appena
indicato. Ma che l'autorità lo faccia o no, quanto meno ciascuno si comporti
secondo coscienza, e si faccia una tale idea o immagine di un ebreo.»7
Il libello di Lutero contro gli ebrei, *Degli ebrei e delle loro menzogne*,
da cui sono tratte queste citazioni, naturalmente è ben noto agli storici,
ma non al grande pubblico. Qualche cristiano poco informato, una volta
venuto a conoscenza di simili scritti potrebbe rimanere scandalizzato e
chiedersi come mai non siano stati sufficientemente divulgati e
adeguatamente discussi dagli storici protestanti. La domanda è pertinente e
la risposta potrebbe essere molto semplice: perché l'antisemitismo palese e
sanguigno di Lutero è sostanzialmente condiviso, anche se in forma
dissimulata e teologicamente fredda, da molti cristiani, teologi e non.
Anche il direttore di Zeitspiegel, persona di una certa cultura, conosceva e
aveva letto il libello di Lutero, ma non ne era rimasto scandalizzato. Anzi,
gli sembrò di riconoscere nelle parole veementi e appassionate del suo
ammirato Führer la sanguigna focosità del Riformatore.
Qualche anno fa è stata tradotta in italiano una poderosa opera di un
profondo studioso della Riforma protestante8. Nell'ultima pagina di
copertina si dice tra l'altro:
«Lutero non ha inteso insegnare dottrine nuove ma - come Giosuè - ha
guidato il popolo di Dio alla scoperta del nuovo mondo della teologia
biblica, dopo averlo liberato dalla schiavitù della scolastica. E' un
teologo troppo grande per poter essere rinchiuso nei limiti confessionali;
in realtà egli appartiene a tutta l'ecumene cristiana: egli addita Cristo e
l'Evangelo.»
Nel libro dunque Lutero viene presentato come qualcuno che "addita Cristo e
l'Evangelo", e poiché nella Bibbia sta scritto che l'Evangelo è *"potenza di
Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del
Greco"*(Romani 1.16), da un libro di oltre 400 pagine sulla figura di
questo
personaggio ci si sarebbe aspettati che l'autore avvertisse l'obbligo di
affrontare con impegno lo scandalo della presentazione di un Evangelo che
invece di provocare *"gelosia"* (Romani 11.14) negli ebrei al fine di
attirarli alla salvezza, provoca in loro un senso di disgusto che li
respinge. L'autore invece sbriga la cosa con una mezza paginetta che può
essere riportata per intero:
«In questo stesso periodo si evidenzia anche un'altra ombra nel pensiero
di Lutero: le sue polemiche contro gli ebrei. Lutero viveva in una società
fortemente antisemita, periodicamente agitata da ondate d'odio antiebraico e
da spettacolari cacciate di ebrei con distruzioni di sinagoghe ecc.; egli
non riuscì mai a liberarsi completamente dai pregiudizi antiebraici correnti
al suo tempo. Aveva sperato che, all'ascolto del vero Evangelo, si sarebbero
convertiti; fu quindi molto deluso dalla loro «durezza di cuore». Gli venne
riferito che, in certe zone, particolarmente in Moravia, gli ebrei stavano
tramando per attirare i cristiani dall'Evangelo al giudaismo, e che
avrebbero pronunciato sanguinosi insulti e bestemmie contro Cristo.
Quest'ultima accusa sconvolse profondamente Lutero: il mondo intero avrebbe
potuto dire tutto quel che voleva contro di lui senza riuscire a provocare
una sua reazione, ma attaccare la sua teologia, criticare l'Evangelo o
denigrare il suo Signore e Maestro Gesù Cristo, significava provocar tutte
le invettive della sua fierissima penna. Si lasciò così trascinare a fare
alcune osservazioni spiacevoli sugli ebrei, che egli vedeva sempre implicati
nell'usura, e dichiarò esplicitamente che, se non avessero compiuto un
onesto e duro lavoro quotidiano come qualsiasi altro tedesco, sarebbero
stati cacciati dal paese.
È vero che l'attacco di Lutero fu essenzialmente teologico - per lui
l'«ebreo» era innanzitutto un concetto teologico (il difensore ad oltranza
della «Legge») più che razziale - ma su questo punto non è certo esente da
critiche pienamente giustificate. Nel suo libro sugli ebrei e le loro
menzogne si impegnò in particolare a dimostrare la follia della superbia
razziale e religiosa ebraica e l'assurdità della loro attesa messianica.»
9
Tutto qui. L'antisemitismo di Lutero sarebbe dunque poco più che un
antiestetico neo, una nota leggermente stonata in una sublime sinfonia. Ma
forse per l'autore non si tratta neppure di antisemitismo, perché per Lutero
l'ebreo era innanzitutto un "concetto teologico". Un concetto teologico?
Riportiamo allora un'altra frase del libello luterano:
«… questa melma torbida, questa rancida feccia, questa schiuma secca,
questo fondo ammuffito, questa limacciosa palude dell'ebraismo, dovrebbe
meritare, in virtù della sua penitenza e della sua giustizia, il regno del
mondo intero, cioè il Messia e il compimento delle profezie, ora che non
hanno niente delle suddette cose, e non sono altro che la putrida,
maleodorante, abietta feccia della stirpe dei loro padri?»10
Non sembra dunque che l'unico aspetto degli ebrei colpito sia quello
teologico.
La teologia comunque c'entra, perché Lutero nel suo discorso fa
intervenire anche il Diavolo:
«Perciò sappi, caro cristiano, e non avere dubbi a riguardo, che, subito
dopo il diavolo, tu non hai nemico più acre, più velenoso, più acceso, di un
vero ebreo, il quale voglia seriamente essere un ebreo. Tra loro ci possono
forse essere anche quelli che credono in ciò in cui crede una mucca, o
un'oca, tuttavia la stirpe e la circoncisione gravano su tutti loro. Perciò
nelle storie si dà spesso a loro la colpa, di aver avvelenato i pozzi, di
aver rapito e seviziato bambini […]. Essi negano decisamente. Però - che sia
vero o no - io so bene che, se potessero realmente farlo, di nascosto o
apertamente, a loro non ne mancherebbe la completa, piena e pronta volontà"»
11
Con questa frase Lutero si assume la tremenda responsabilità di avallare con
la sua autorità le più maligne dicerie popolari sulle presunte atrocità
commesse dai giudei, e lo fa nel modo più ambiguo e nocivo che ci possa
essere: non si interessa della veridicità delle voci che riportano quelle
efferatezze, ma afferma apoditticamente che se gli ebrei potessero,
certamente le commetterebbero. Un atteggiamento simile tenne secoli dopo
anche Adolf Hitler, che davanti al falso storico *"I Protocolli dei Savi
anziani di Sion"*, secondo cui gli ebrei complottano per arrivare a dominare
il mondo, sostenne appunto che non era importante accertare se i fatti
riportati fossero veri, perché certamente erano verosimili, cioè era certo
il fatto che gli ebrei avevano quelle intenzioni e tramavano per metterle in
pratica.
«Tutta l'esistenza di questo popolo poggia su una continua menzogna, come
appare nei famosi *Protocolli dei Savi anziani di Sion*. Essi si fondano
su una falsificazione, lamenta piagnucolando la "Frankfurter Allgemeine", e
in questo sta la miglior prova che sono veri. Ciò che molti ebrei vorrebbero
inconsciamente fare, qui è consapevolmente dichiarato. Ed è quello che
conta. Non importa invece sapere da quale cranio giudaico siano uscite tali
rivelazioni; è essenziale però il fatto che essi rivelino con orrenda
sicurrezza la natura e l'attività del popolo ebraico, e li espongano nei
loro rapporti interni e nei loro scopi finali.»12
A ragione quindi Hitler avrebbe potuto dire che lui aveva imparato da
Lutero, l'ammirato eroe religioso della nazione germanica che aveva saputo
mettere in guardia i suoi connazionali dagli ebrei con parole come queste:
«Certo, se potessero fare a noi ciò che noi possiamo fare a loro, non
rimarremmo in vita neanche un'ora. Infatti, pur non potendolo fare
apertamente, essi rimangono nei loro cuori i nostri quotidiani assassini e
sanguinari nemici. Lo provano le loro preghiere e maledizioni e le tante
storie di bambini uccisi da loro, e di malefatte di ogni genere da loro
commesse e le tante storie di bambini uccisi, per le quali spesso furono
bruciati e cacciati. Perciò io sono fermamente convinto che in segreto essi
dicano e facciano cose ben peggiori di quelle che le storie e altri scritti
attribuiscono loro, e che però facciano affidamento sul loro diniego e sul
loro denaro. [...] Solo le maledizioni possono convincerli, cosicché bisogna
credere a tutte le cose cattive che si scrivono sugli ebrei: essi fanno
sicuramente di più e di peggio di quanto noi non sappiamo e non veniamo a
sapere!»13
Qualunque malvagità si dica sugli ebrei deve dunque essere creduta, perché
in ogni caso loro sono certamente peggiori di quel che si dice. Questo è
l'insegnamento luterano, il quale trova il suo culmine in queste parole:
«Noi non accoltelliamo i loro bambini, non avveleniamo le loro acque, non
siamo assetati del loro sangue, perché dunque, ci attiriamo una tanto atroce
ira, invidia e odio, da parte di questi grandi e santi figli di Dio? Non c'è
altra spiegazione, se non ciò che abbiamo detto prima citando Mosè: cioè che
Dio li ha colpiti con la follia, la cecità, il delirio del cuore. E così
anche noi siamo colpevoli: per non aver vendicato il sangue innocente del
nostro Signore e dei cristiani, che essi hanno versato per trecento anni
dopo la distruzione di Gerusalemme, e il sangue dei bambini versato fino a
ora (come appare ancora dai loro occhi e dalla loro pelle). Siamo colpevoli
di non averli uccisi.»14
Ci penserà Hitler, quattrocento anni dopo, a tentare di rimediare a questa
"colpa" dei cristiani con la costruzione delle camere a gas. Non c'è da
sorprendersi se i più feroci antisemiti del regime nazista abbiano
considerato Lutero uno dei più grandi tedeschi della storia mondiale.
Ma peggiore ancora dell'ammirazione degli antisemiti per Lutero è il
tentativo di certi studiosi cristiani di attenuare il suo antisemitismo
proponendone una contestualizzazione storica e teologica:
«Come la storiografia più recente ha sottolineato, l'antigiudaismo di
Lutero deve sempre essere collocato nel contesto storico e culturale del XVI
secolo e in una prospettiva che è, e rimane, essenzialmente teologica anche
quando le conseguenze delle posizioni del riformatore assumono una valenza
più propriamente politica, come nel caso di questa terza parte del trattato.
Da qui la necessità di leggere l'elenco delle durissime misure che Lutero
suggerisce ai governanti e ai pastori, sempre in relazione alle parti del
trattato nelle quali egli espone le proprie posizioni su basi
teologico-scritturali.»15
Si pensa evidentemente che attribuendo il truculento linguaggio antisemita
di Lutero alla sua impostazione teologica se ne attenui la gravità. E' vero
il contrario: il fatto di essere un antisemitismo teologico ne accentua la
gravità perché introduce il bacillo dell'odio antiebraico nella spiritualità
cristiana legittimandolo con argomenti dottrinali. E se i suoi ammiratori
non se ne accorgono molto probabilmente è perché anche loro sono infettati
senza accorgersene dallo stesso bacillo.
Gli ebrei invece se ne accorgono, anche e soprattutto quelli che
arrivano alla fede in Gesù come Messia d'Israele e Figlio di Dio. Un
periodico che da alcuni anni viene pubblicato in Germania da "ebrei
messianici", ha affrontato sulle sue pagine anche il tema di Lutero in un
articolo che ha come titolo "Teologo dell'Olocausto". Di seguito alcuni
estratti.
«Lutero odiava gli ebrei della Bibbia come gli ebrei del suo tempo. La
sua teologia ha legittimato e addirittura provocato l'Olocausto. "Teologo
dell'Olocausto" è una qualifica che Lutero si è assolutamente meritata.
Nell'ultima parte dell'undicesimo capitolo della lettera ai Romani Paolo
afferma che la cecità di una parte di Israele per la buona notizia è
soltanto temporanea. E' un mezzo per aprire la porta della salvezza anche ai
gentili. Dio porrà una fine a questa cecità, perché "Per quanto concerne il
vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne
l'elezione, sono amati a causa dei loro padri" (v.28). Lutero commenta
dicendo che la parola "nemici" si deve intendere qui in modo passivo, nel
senso cioè che essi meritano di essere odiati. Dio li disprezza, e loro
vengono odiati anche dagli apostoli e da tutti quelli che appartengono a
Dio. »
Segue nello stesso articolo un giudizio complessivo molto duro su Lutero e
la sua teologia:
«Se dagli scritti di Lutero si elimina la deformazione fatta del testo
biblico, la sua ripugnanza e il suo odio per gli ebrei, la sua teologia
crolla. La teologia di Lutero è indissolubilmente intrecciata con il suo
antisemitismo. Alcuni ammiratori di Lutero minimizzano il suo antisemitismo
come un errore su cui si può chiudere un occhio. Stimano che il suo ruolo
nella Riforma e le sue prestazioni teologiche siano più importanti dei suoi
peccati.»
Anche se si può non condividere una stroncatura così radicale del
riformatore tedesco, resta il fatto che il suo antisemitismo può essere
minimizzato soltanto da chi in sostanza lo condivide, anche se prende le
distanze dalle sue espressioni più pesanti e volgari.
Tre volte, in quella lettera ai Romani il cui commentario ha contribuito
alla fama di Lutero, l'ebreo Paolo fa riferimento alla superbia rivolgendosi
al generico cristiano non ebreo: *"... non insuperbirti contro i rami; ma,
se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice
che porta te... non insuperbirti, ma temi"* (Romani 11:18-20). Ed invece è
proprio questo il peccato in cui Lutero è caduto, e con lui cadono anche
oggi molti cristiani gentili che rifiutano di considerarsi antisemiti: la
superbia di fronte agli ebrei. Una superbia che si manifesta anche nella
sussiegosa condiscendenza con cui vengono osservati. *"Non insuperbirti, ma
temi"*, ammonisce la Scrittura. Temi, perché la superbia è un atteggiamento
diabolico e non una semplice debolezza umana. E il Diavolo, quando si vede
imitato nella sua originaria superbia entra in azione e soffia sul fuoco.
Soffia fino ad ottenere risultati che all'inizio non erano previsti e forse
non si volevano, ma che poi avvengono. E quando sono avvenuti appaiono
mostruosi e inspiegabili.
Qualcosa del genere deve essere avvenuto con Lutero. Il collegamento
Lutero-Hitler non può quindi essere lasciato cadere con un'alzata di spalle:
soprattutto gli evangelici, tra cui anche il curatore di queste note si
pone, devono farne oggetto di riflessione e umiliazione. Come mostra in modo
agghiacciante l'esempio del direttore di "Zeitspiegel", la superbia di cui
parla l'apostolo Paolo è quasi sempre irriconoscibile. E l'antisemitismo,
soprattutto fra coloro che dicendosi cristiani vorrebbero sentirsi ed essere
riconosciuti come "buoni", assume forme insidiose e nomi sempre diversi. Ma
il nome biblico più adatto è sempre lo stesso: superbia.
NOTE
1. Joachim Fest, *Hitler. Una biografia*, Garzanti, 2005, pp. 533-538.
2. Zeitspiegel n. 44, 29 ottobre 1933.
3. Zeitspiegel n. 48, 29 novembre 1933.
4. A cura di Giorgio Galli , *Il Mein Kampf di Adolf Hitler. Le radici
della barbarie nazista,* Kaos, 2002, pp. 277-278.
5. Martin Lutero, *Degli ebrei e delle loro menzogne*, Einaudi, 2000,
pp.185-187.
6. Martin Lutero, *ivi*, pp.188-195.
7. Martin Lutero, *ivi*, pp.197-199.
8. James Atkinson, *Lutero, la parola scatenata*, Claudiana, 1983.
9. James Atkinson, *ivi*, p.385.
10. Martin Lutero, *ivi*, p.149.
11. Martin Lutero, *ivi*, p.115.
12. A cura di Giorgio Galli, *Il Mein Kampf di Adolf Hitler. Le radici
della barbarie nazista, *p. 279.
13. Martin Lutero, *ivi*, p.216.
14. Martin Lutero, *ivi*, p.186.
15. Martin Lutero, *ivi*, p.189 (nota del curatore del libro).
In formato pdf <http://www.ilvangelo-israele.it/news/Hitler-Lutero.pdf>
Un moderato, equilibrato, "evangelico"
antisemitism<http://www.ilvangelo-israele.it/altri_articoli/antisemitismo_evange\
lico.pdf>
--
Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
*Ma qualcuno lo sapeva anche prima del crollo.*
Noi eravamo ben consapevoli di cosa fosse il comunismo molto prima del
crollo del Muro di Berlino il 9/11/89.
Ad esempio, lo eravamo dal 13/08/1961 quando il Muro della vergogna venne
eretto.
Ad esempio, lo eravamo nel 1956 perchè eravamo dalla parte dell'Ungheria
oppressa, repressa, insorta ed invasa
lo eravamo nel 1969 a Praga idealmente al fianco di Jan Palach.
Per non parlare dello stalinismo, dei gulag, del supino servilismo a Mosca
dei comunisti italiani guidati da Togliatti e stipendiati dalla Russia. Non
siamo diventati anticomunisti dopo la caduta del Muro.
Noi avevamo letto Croce e Popper, avevamo letto Silone, avevamo letto "Il
mondo" di Pannunzio.
Sapevamo che la libertà è il bene più prezioso e che l'egualitarismo
violento del comunismo sovietico era un rullo compressore che annientava la
persona umana e la sua dignità.
Noi siamo stati idealmente a fianco di Andrei Sacharov, il grande scienziato
e dissidente russo che i convertiti del dopo Muro non ricordano ed a suo
tempo non difesero.
Sakharov morì vent'anni fa il 14/12/89 un mese dopo la caduta del muro.
Ricordiamo anche lui che molto fece per sgretolare quel muro.
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Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus Prometheus.
Accogliere solo i profughi laici dall'Islamismo Espellere tutti gli
islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta', antidemocrazia.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]