Pereperepepeeeeeeee!!!
Squillino le trombe e rullino i tamburi!
Ecco la mia prima recensione!!!
E siccome è da un pò che non vado al cinema, recensisco un film non
recentissimo (1999), ma che ho da poco visto a casa in ehm... DivX :)
Me ne aveva parlato un amico tessendone le lodi, e devo dire che un pò mi ha
deluso, in quanto l'ho trovato parecchio sulla falsariga di American Beauty.
Anche qui il dramma di una, anzi due, anzi cinque adolescenti americane
sullo sfondo di una società borghese e perbenista degli anni '80, vittime di
genitori eccessivamente rigidi e stupidamente legati alla forma. Ecco quindi
che all'insofferenza di una 13enne troppo matura per la sua età e per il
contesto in cui vive, forse unico personaggio "normale" del film, troppo
normale per riuscire a sopportare la vacuità e l'ipocrisia che la
circondano, fa seguito la storia delle sorelle, di cui i quattro ragazzi
loro vicini di casa ci aiutano a definire pian piano i profili psicologici,
in base a "indizi" raccolti nei modi più diversi, a cominciare dal diario
della giovane Cecile, rinvenuto in modo fortuito, per finire con gli
appostamenti alla finestra con un telescopio puntato sulla casa delle
fanciulle.
Ma nessun intervento esterno riesce a mutare il destino delle ragazze,
segnato fin dall'inizio del film, e questo ritengo che contribuisca ad
aumentare la sensazione di angoscia che pervade ogni scena.
La regista, Sofia Coppola, ultima di una famiglia di registi, debutta in
modo abbastanza convincente quindi con questo film, la cui sceneggiatura è
tratta da un romanzo di Jeffrey Eugenides.
Alla fine "IL giardino delle vergini suicide" regala delle emozioni, e
questo è quello che conta più di tutto per rendere un film degno di essere
visto, pur non elevandosi certo al livello di capolavoro.
Emanuele Tumminia