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Protesta ricercatori: I presidi dovranno riferire in sede di Senato   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #172 di 564 |
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)


Domani il Senato accademico si riunisce per fare il punto
"Ricercatori unite le forze con gli studenti nella protesta"
I presidi dovranno riferire in sede di Senato accademico sulla situazione di
copertura dei corsi dei laurea delle rispettive facoltà. Scadono questa
settimana i bandi di concorso nelle varie facoltà dell'Ateneo.
Preoccupazione del rettore Silvestri per il ritardato inizio delle lezioni

Un autunno caldo nell’Ateneo palermitano per la protesta portata avanti dai
ricercatori e dai docenti di tutte le fasce contro il disegno di legge della
riforma Moratti. Il rettore dell'università di Palermo, Giuseppe Silvestri,
sabato scorso nel corso di un'assemblea dei ricercatori ha espesso la sua
preoccupazione sul distacco nella protesta tra gli studenti e i docenti.
"Temo che ciò possa portare in futuro a un disagio degli studenti e delle
famiglie, che potrebbero fare ricorso nei confronti dell’Ateneo per il
mancato inizio delle lezioni. Domani - ha precisato Silvestri - in Senato
accademico i presidi dovranno riferire sulla copertura dei corsi dei laurea
delle rispettive facoltà".
Il ministro Moratti in una delle ultime dichiarazioni, che ha fatto scalpore
tra i ricercatori, ha ribadito che “il ddl non si tocca e le sembra strano
che ci siano tutti questi movimenti nell’Ateneo”.
Il rettore ha ribadito di essere 'favorevole alla costituzione della terza
fascia docente, costituita dai ricercatori'. "Penso, inoltre, che sia
necessario il concorso propositivo forte dai gruppi sindacali e da altri
gruppi di rappresentanza. L’autonomia porta la conseguenza che ciascun
ateneo si deve prendere le sue responsabilità nei confronti dell’utenza,– ha
continuato il rettore. Fino a qualche anno fa il rapporto tra il soggetto
docente e l’istituzione aveva come unico interlocutore il ministro adesso il
nostro interlocutore è l’utente. L’Ateneo, in quanto azienda, ha stipulato
un contratto con gli studenti – sottolinea Silvestri – poiché ha promesso
nei suoi bandi una determinata offerta formativa. Purtroppo al momento
attuale in molti casi l’Ateneo non può far fronte alle sue promesse nei
confronti dell’utenza. Mi auguro che si faccia leva in Parlamento sulla
mancata copertura finanziaria del provvedimento di legge - conclude
Silvestri – per parlare d’innovazione dello status giuridico della docenza
universitaria si deve riflettere sugli investimenti che il Parlamento è
disposto a finanziare. Senza fondi non si può parlare di rinnovamento in
nessun senso”.
La docente Valeria Militello, leader dei ricercatori che hanno finora
disertato i bandi per la copertura delle supplenze ha sottolineato che “noi
veramente dovremmo chiedere di bloccare temporaneamente l’iter parlamentare.
Nel frattempo, i presidenti dei corsi di laurea dovrebbero fare una sorta di
censimento in cui si dica quali corsi possono partire e quali ‘no’. La
prossima settimana, inoltre, scandono molti bandi di supplenza e si potrà
fare il punto sull’attuale situazione”. “In alcuni atenei che hanno aderito
alla protesta – ha precisato Militello - hanno avuto delle forti difficoltà
ad iniziare le lezioni. Alcune lezioni erano iniziate, ma poi sono state
bloccate. In altri atenei si stanno facendo delle assemblee con gli studenti
(al posto delle lezioni) per parlare del disegno di legge. C’è l’ateneo di
Lecce e quello della Basilicata hanno bloccato le lezioni dall’11 ottobre
sine die fino a quando non verrà ritirato il disegno di legge in
Parlamento”.
In un documento unitario di tutte le sigle sindacali dell’Università si
legge che “viene indetta una settimana nazionale di agitazione nei giorni
che vanno dall’8 al 13 novembre con assemblee e incontri istituzionali, una
settimana in cui l’università si dedicherà completamente per decidere il
proprio futuro”.
Nel documento redatto la scorsa settimana dal coordinamento nazionale dei
ricercatori a Roma viene ribadita “la prosecuzione della protesta dei
ricercatori che continueranno a mantenere la loro indisponibilità per
ricoprire incarichi didattici per affidamento o supplenza”. In questo
documento i ricercatori si rivolgono, inoltre, agli studenti e alle famiglie
e l’opinione pubblica perché si uniscano alla protesta in difesa del sistema
pubblico della ricerca e della formazione universitaria e invita tutte le
componenti universitarie ad unirsi alla protesta dei ricercatori.
Silvia Iacono
(11 ottobre 2004)

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Mar 12 Ott 2004 7:20 am

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