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Estratto del programme del rettore Silvestri

Tratto da:

http://www.dicpm.unipa.it/silvestri/candidatura

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Giuseppe Silvestri

PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA ALL'UFFICIO DI RETTORE

DELL'UNIVERSITÀ' DI PALERMO

PER IL TRIENNIO 2005 - 2008




[…]

2.         Inquadramento politico del programma.

In linea generale, ripropongo quello che è stato il tema dei miei programmi precedenti: da un lato stimolare e guidare il cambiamento in senso moderno della nostra Università, dall'altro essere vigili custodi dei principi fondanti e delle basi sociali e culturali dell'Università di Stato. Ribadisco con chiarezza il mio dissenso rispetto alla diffusione del concetto di competitivita tra università, enunciato ufficialmente in una serie di documenti ministeriali più di un decennio addietro, che sta pericolosamente diffondendosi nel Paese, e sta facendo scadere la virtuosa emulazione tra istituzioni culturali a modi consoni ad una gara podistica, e la capacità di attrazione dei contenuti e delle idee a modelli reclamistici consoni alla pubblicità di una agenzia di vacanze. Ribadisco anche che, come Università di Stato, dobbiamo porre in essere gli strumenti operativi che consentano a tutti i giovani che si rivolgono al nostro Ateneo di esservi accolti, per misurarsi con l'apprendimento universitario. La politica dei numeri chiusi, quando non è imposta dalla normativa nazionale o europea, è talvolta imposta dalle costrizioni logistiche. A queste costrizioni deve essere opposta una strategia basata da un lato sull'informazione delle reali possibilità lavorative offerte da determinate lauree, dall'altro su di una solidale ripartizione di risorse tra i diversi ambiti dell'Ateneo. Propongo di ottimizzare le risorse disponibili, investire nuove risorse sui settori sui quali si concentrano le immatricolazioni, avviare, in campo nazionale, una iniziativa forte per indurre le università statali a far sentire la propria voce contro la diffusione della pratica del numero chiuso.

Intendo fare il possibile per evitare l'errore di importare dall'estero modelli che, impiantati nel nostro contesto culturale, lo stravolgerebbero: alludo in particolare alla prospettiva, anche questa risalente ad almeno un decennio addietro, della differenziazione delle università italiane in università che fanno ricerca e didattica ed università che fanno solo didattica, dequalificando il concetto stesso di università.
Alcuni segnali confermano pericolosamente questa tendenza: si sono istituite le università telematiche, strutture con pochissimi docenti e poderosi mezzi informatici, che possono rilasciare diplomi di laurea con una forma interattiva di apprendimento a distanza non supportata da attività di ricerca che garantiscano la crescita culturale dei docenti coinvolti. Si continuano ad istituire nuove Università, avendo come riferimento quasi esclusivamente l'apparato didattico che sono in grado di mettere a disposizione dell'utenza, senza tener conto della potenzialità di ricerca che saranno in grado di esprimere. Su questi punti, ritengo di poter dare un contributo alla elaborazione della politica della CRUI, difendendo la linea dell'implementazione dell'intero sistema universitario, senza venir meno alla necessità di rendere conto del modo in cui si utilizzano le risorse, ma chiedendo parità di trattamento e assoluta trasparenza nei meccanismi di valutazione e di ripartizione dei finanziamenti.
Riaffermo la necessità di porre la centralità dello studente come elemento caratterizzante la peculiarità dell'università, rispetto a qualunque altra struttura organizzata, sia didattica che scientifica. Gli studenti universitari come soggetti attivi, non come passivi assorbitori di nozioni e schemi, portatori di ricchezza intellettuale, insieme ai quali progredire culturalmente e scientificamente. Direttamente associata alla qualità della nostra offerta didattica, è la qualità della ricerca scientifica. Essa deve mantenersi al più alto livello, e la scarsezza delle risorse deve spingerci, come struttura più che come singoli ricercatori, ad attingere nella misura più ampia possibile alle risorse messe a disposizione da enti esterni, regionali, nazionali o europei.
Ritengo indispensabile rinforzare il nostro sistema di relazioni internazionali, incentivando ulteriormente la mobilità di studenti e docenti, stipulando accordi e elaborando programmi in comune con istituzioni di altri Paesi, proponendo percorsi didattici in collaborazione con Università straniere. Ritengo infine altrettanto indispensabile potenziare la nostra collaborazione con le Istituzioni regionali, sia con gli Enti pubblici che con le organizzazioni e le rappresentanze delle imprese, delle organizzazioni dei lavoratori, della società.
Propongo che la nostra Università prosegua nel percorso evolutivo di questi ultimi anni, con e per la cultura e la società della Regione e del Paese: con i responsabili delle istituzioni politiche ed amministrative regionali e nazionali, seguendo, e contribuendo a guidare e governare, i cambiamenti epocali della nostra società, contribuendo al progredire delle conoscenze culturali e scientifiche, alla definizione delle loro implicazioni interdisciplinari, cogliendone e valorizzandone gli aspetti più promettenti e socialmente virtuosi; per fornire ai nostri laureati modelli etici, adeguati strumenti intellettuali e professionali, offrire ai soggetti istituzionali esterni capacità interpretative e propositive, rappresentare un modello evolutivo di collettività organizzata capace di riflettere su sé stessa, di rivedere criticamente i suoi obiettivi in funzione delle sue analisi e delle sue verifiche, dare a noi stessi, operatori dell'Ateneo, condizioni tali da consentire a ciascuno di lavorare, studiare, insegnare, ricercare assecondando le sue potenzialità, le sue inclinazioni, le sue attitudini e le sue curiosità.
L'Università di Palermo deve mantenere il suo carattere fortemente interdisciplinare, e deve porre in essere tutte le azioni e mettere a disposizione tutte le sue risorse perché tutti i settori possano svilupparsi condividendo giudiziosamente le
risorse disponibili, perché possano germogliare nuove idee, accendersi nuove attenzioni, attivarsi nuove linee di ricerca che ci tengano al passo con l'evolversi dell'universo scientifico. Sottolineo che non intendo favorire, né prefiguro, distribuzioni "a pioggia", che considero gravemente lesive dell'impianto morale dell'Ateneo.
Ribadisco, facendo mio con assoluta convinzione, quanto più volte deliberato all'unanimità dagli Organi Accademici di Governo: l'unità culturale, ancora prima che strutturale, dell'Ateneo non può e non deve essere messa in discussione. Lo richiede la sempre crescente interdipendenza dei diversi ambiti, nel momento in cui occorre dare risposte ad ampio spettro a richieste di intervento di valenza socialmente e/o culturalmente ampia. Solo dalla interdipendenza solidale può derivare quella massa critica di risorse che consentirà di proseguire un processo di riequilibrio tra mezzi, infrastrutture e dotazioni di personale, che è già in atto e di cui si percepiscono i primi risultati.
La posizione dell'Ateneo nel contesto culturale e sociale dell'Isola e del Paese dipenderà dalla posizione che ciascuno di noi operatori permanenti o temporanei assumerà nei confronti della nostra Università e nei rapporti singoli e collettivi con l'esterno.
Siamo un grande Ateneo "generalista", che vede cioè al suo interno coltivate aree scientifiche assai diverse tra loro, estese a vasti ambiti della conoscenza, e sarebbe dissennato chiedere indistintamente a tutti gli operatori, senza tener conto delle rispettive aree di interesse, di forzare la loro direzione di indagine verso settori applicativi "locali", ma sarebbe altrettanto errato escludere a priori di misurarci con problemi concreti, la cui soluzione può costituire la validazione dell'approccio scientifico e metodologico seguito. Ove possibile, ritengo indispensabile che ciascuno di noi si senta investito della responsabilità di favorire il rapporto con "il mondo esterno" all'Università, con le realtà locali o nazionali, che come universitari siamo in grado di inserire in contesti più ampi e di esaminare con ottiche aggiornate e approfondite. Sono inoltre convinto che abbiamo ancora molto da esplorare, per quanto riguarda il nostro rapporto con la società, nel contatto con i nostri studenti: ad oggi sessantacinquemila "interfacce sensibili" con la società siciliana, sessantacinquemila soggetti attivi che chiedono formazione, cultura, aggiornamento scientifico e tecnologico. I docenti sono i loro interlocutori privilegiati, ai quali possono fornire, in un dialogo che deve essere meglio sviluppato e reso funzionale all'evoluzione dell'Ateneo, informazioni, competenze, conoscenze di tutto ciò che la nostra società percepisce come problema, e che dall'Ateneo stesso può essere vissuto come sfida intellettuale, scientifica e umana.

3. Il progetto per i prossimi tre anni.

Nei paragrafi che seguono presento una breve rassegna dei settori sui quali si è già sviluppata l'attività dell'amministrazione, per i quali ritengo necessario proseguire gli investimenti in termini sia di risorse che di attenzione e lavoro. Per ognuno di questi settori l'amministrazione attiva ha lavorato insieme ai Colleghi delegati. Esprimo a tutti la gratitudine dell'Ateneo e mia, per la capacità di innovazione che hanno dimostrato, e per la cultura del risultato che hanno introdotto nelle nostre attività.

3.1 Attuare il DM 270/04. La didattica.

La riforma degli studi universitari, avviata dal D.M. 509/99, si consolida con il D.M. 270/04, che introduce ulteriori innovazioni: in particolare evidenzia l'obbligo, all'interno dei corsi di laurea della stessa classe, di creare percorsi comuni per almeno

un terzo del percorso didattico delle lauree, ed impone una separazione del percorso biennale della laurea specialistica da quello della laurea (triennale). La riforma entrerà compiutamente in vigore solo dopo la pubblicazione del decreto ministeriale sulle nuove classi di laurea, un evento che ormai da tempo viene definito come imminente in quanto è stato raggiunto un sostanziale accordo tra le Conferenze dei Presidi di tutte le facoltà. Dando per acquisite le novità contenute nel citato D.M., analogamente a quando si dovette attuare il D.M. 509/99, ho invitato i Colleghi Presidi a nominare un rappresentante di facoltà per una Commissione istruttoria preliminare. La Commissione ha concluso la prima parte dei suoi lavori, riguardante possibili modifiche del regolamento didattico. Attenderà che si pubblichino le nuove classi per effettuare un'ultima verifica di "compatibilita" interfacoltà. La mano passerà quindi al Senato Accademico che dovrà, tenendo conto dell'istruttoria, apportare le necessarie modifiche sia al regolamento che agli ordinamenti didattici, e poi alle facoltà, per l'adeguamento della loro offerta didattica al nuovo dettato normativo. Un iter che muove adesso i primi passi, ma che potrà essere completato entro l'autunno, per potere procedere alla definizione dell'offerta didattica per l'A.A. 2006-07 secondo le nuove regole.

I Colleghi del Senato Accademico hanno già preso visione della documentazione relativa alla distribuzione dei posti di ruolo per fascia, per settore s.d. e per facoltà, nonché di tutte le rilevazioni di possesso o meno dei requisiti minimi di singoli corsi di laurea e di facoltà nel loro insieme. Ho infine portato alla attenzione del Senato Accademico le rilevazioni dedotte dalle tabelle ministeriali per quanto riguarda le numerosità dei corsi differenziate per classi, ed il confronto tra i dati di Ateneo ed i dati medi su scala nazionale per quanto riguarda la distribuzione della docenza tra le diverse fasce. Sul piano generale ritengo che l'azione di controllo del sistema universitario nazionale che sta svolgendo il MIUR, purché svolta in leale contraddittorio con i singoli atenei, possa essere incanalata all'interno di un processo virtuoso. Anche se ogni intervento ministeriale che incide sulla gestione degli atenei può ledere l'autonomia universitaria, non si può ignorare che le università statali spendono quasi esclusivamente denaro pubblico, e di conseguenza un controllo dell'Ente erogatore delle stesse risorse può ben difficilmente essere contestato. Ritengo che gli interventi del Ministero sui requisiti minimi, sulla numerosità delle classi, sul rapporto numerico tra studenti e docenti, così come le proposte sulla ripartizione numerica tra docenti afferenti alle tre fasce, e tra questi ed il personale tecnico amministrativo, avrebbero dovuto avere un periodo di adattamento senza retroattività; ma che, a regime, rappresentino un utile sistema di riferimento per le scelte operative, ed una garanzia, innanzi tutto per gli studenti, della copertura della docenza e della disponibilità di strutture ed infrastrutture.

Si è concluso, con un bilancio decisamente positivo, il progetto CampusOne, organizzato dalla CRUI, al quale abbiamo partecipato attivamente. Rinvio alla appendice 3 per una rilettura a tutto campo degli esiti del progetto. Cito qui, tra i risultati più interessanti, l'istituzione, purtroppo per un tempo limitato, della figura del manager didattico, come gestore esperto delle attività dei corsi di laurea, e del manager di Ateneo, responsabile del coordinamento delle attività dell'intero sistema. I manager didattici hanno proposto ai corsi di laurea metodi e tecniche, ma soprattutto concetti e cultura della valutazione, che hanno certamente arricchito i colleghi che hanno partecipato all'esperimento. Con la loro esperienza e la loro collaborazione è stato possibile mettere a punto la Carta dei servizi di Ateneo che potrà essere attivata

pienamente a partire dal prossimo Anno Accademico. Sarebbe utile inserire queste figure nell'organico stabile dell'Ateneo.

3.2 La politica dell'Ateneo nei confronti degli studenti.

Se siamo una università, e non un centro polivalente di ricerca, lo dobbiamo ai nostri studenti, che confermano, con le loro scelte, la loro fiducia nei confronti delle nostre capacità didattiche. Ho già manifestato le mie valutazioni a proposito della opportunità di rendere ancora più intenso e fruttuoso, per l'Ateneo e per gli studenti, il rapporto già esistente.

Tra gli interventi che ritengo indispensabili nel settore della didattica, occupa un posto preminente la predisposizione di misure atte a ridurre il numero di fuori corso: propongo di attuare interventi premiali nei confronti delle facoltà che organizzino corsi di recupero e percorsi alternativi, che agevolino il raggiungimento della laurea per molti dei loro studenti fuori corso o ripetenti.

Ritengo infine che sia giunto il momento di effettuare un ulteriore passo avanti nella modernizzazione dei servizi. Entro l'estate del 2005 dobbiamo completare le strutture informatiche necessarie al rilascio del supplemento al diploma (il diploma supplement europeo, che fornisce il curriculum di ciascuno) ai nostri laureati. Una serie di disguidi e complicazioni tecniche ha ritardato la messa a punto della procedura di rilascio di questo documento ormai indispensabile per la mobilità europea. Ricordo che il D.M. 270/04 ribadisce la necessità che le università italiane si adeguino alle prescrizioni europee sul supplemento al diploma, e ritengo che la nostra debba essere al passo con le altre.

Raggiungere direttamente i fruitori dei servizi, mettendo a loro disposizione procedure di accesso informatizzate, è uno degli obiettivi che l'amministrazione si è posta già da alcuni anni, e che sta progressivamente consolidando. Il Centro Linguistico di Ateneo, già attivo nella certificazione linguistica e nella certificazione informatica, sta mettendo a punto un sistema si apprendimento interattivo a distanza per le lingue europee più diffuse. Le 38 segreterie remote dell'Ateneo, dislocate nei centri della Sicilia Centro occidentale, dovranno essere ulteriormente potenziate, e saranno collegate al Sistema Bibliotecario ed al Centro Linguistico di Ateneo. Al più presto sarà operativo il sistema di iscrizione direttamente in rete, ed è ormai pronta la carta elettronica (UniPaCard) grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto cassiere e il Centro Universitario di Calcolo.

-L'orientamento ed il tutorato.

Il passaggio dalla scuola media superiore all'università può comportare un disorientamento responsabile di molti casi di abbandono e di ritardo nel compimento degli studi. Intervenire su queste situazioni di disagio è stato uno degli obiettivi di maggiore impegno del Centro di Orientamento e Tutorato di Ateneo, istituito nel 2001, e da allora impegnato, con fondi di Ateneo o con fondi europei relativi al finanziamento di specifici progetti, su obiettivi volti a rendere più facile e più redditizio in termini sia emozionali che intellettuali, il rapporto degli studenti con la struttura universitaria, dalla fase finale degli studi scolastici al termine di quelli universitari. Una ulteriore parte dell'attività è dedicata alla fase di uscita verso il mondo del lavoro, in collaborazione con l'ufficio Liaison Office, che cura l'inserimento degli studenti nei programmi di tirocinio con enti convenzionati. Per le sue finalità il COT opera in stretta collaborazione con l'Ente Regionale per il Diritto allo Studio - Università.

La guida cartacea relativa a lauree e lauree specialistiche è diventata un documento così voluminoso da suggerire, per i prossimi anni, un approccio diverso, che si appoggi di più alla consultazione in linea, e che fornisca in forma cartacea solo una guida sintetica degli indirizzi da consultare per avere maggiori informazioni su determinati ambiti didattici.

Il progetto più recente del COT riguarda la apertura di un dialogo con le famiglie dei giovani ancora iscritti all'ultimo anno della scuola media superiore, per creare, con chi accompagna e supporta economicamente le scelte dei giovani, un rapporto di dialogo e di fiducia reciproca. Confido nella riuscita dell'esperimento, che dovrebbe consolidarsi in una prassi innovativa e di rilievo sociale.
Propongo, individuando mediante apposite convenzioni alcuni Istituti scolastici con i quali avviare il progetto a livello sperimentale, di studiare la possibilità di fare acquisire agli studenti delle ultime classi alcuni crediti concordati con determinati ambiti didattici (v. per esempio curricoli linguistici, o informatici, per corsi di laurea non centrati specificamente su questi ambiti).

- L'Ateneo nei confronti dei disabili.

Il Centro Universitario per le disabilità (CUD) venne istituito nel 1999 dal Rettore Gullotti, in applicazione della L.  17/99, per coordinare, monitorare e supportare

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attraverso una Commissione di Ateneo interfacoltà, tutte le attività in favore dell'integrazione degli studenti con disabilità. Da allora il CUD è impegnato nella ricerca di soluzioni tecniche, e soprattutto di approcci professionalmente competenti ed umanamente solidali, che rendano ai nostri studenti disabili agevole l'inserimento nel contesto dei corsi di laurea, e familiare l'ambiente universitario. L'Ateneo vede un costante aumento di circa il 15% all'anno del numero di giovani affetti da diverse tipologie di disabilità che frequentano i corsi di laurea e laurea specialistica, segno del clima di fiducia e di confidenza che il CUD è riuscito a trasmettere ai giovani ed alle loro famiglie. La progettazione degli interventi avviene tramite uno stretto coordinamento tra delegato di Ateneo e Delegati di facoltà, e la loro riuscita viene verificata tramite il "Servizio Osservatorio Monitoraggio delle Attività di Tutoring", che ha consentito la mappatura delle domande, dei percorsi, degli esiti del rapporto tra tutor e tutee. Da tempo il CUD si è posto come obiettivo l'individuazione delle necessità nascoste, di quella parte dei nostri studenti che non fa richiesta di assistenza, ma che vive in situazioni di disagio fisico e/o psichico che potrebbe trovare sollievo da una interazione con le nostre strutture specializzate.

Occorrerà procedere nella formazione non solo del personale addetto al CUD, ma anche nella diffusione, tra tutti gli addetti al rapporto con gli studenti, di concetti, di approcci dialogici, di modalità interpretative della disabilità come condizione soggettiva che predispone all'isolamento, per creare un clima di ovvietà alla presenza del disabile, di suo inserimento nei contesti quotidiani della vita universitaria.

E' stata messa a punto e viene utilizzata intensamente l'aula "Gianfranco Cupidi", dotata di postazioni ottimizzate per varie situazioni di disabilità. Non dobbiamo rinunciare alla prospettiva di mettere a disposizione dei nostri studenti meno fortunati postazioni attrezzate mobili, che li seguano negli spostamenti da una lezione all'altra, e che li facciano sentire in pieno partecipi delle attività di tutti i loro colleghi. L'opera di sensibilizzazione della nostra collettività comprende l'istituzione di un premio per la migliore tesi di laurea sul tema della disabilità, intendendo il problema nelle sue più diverse sfaccettature, da quella tecnologica (strumenti innovativi e soluzioni avanzate) a quella sociale (l'inserimento, il rapporto con la classe e con i docenti) a quella soggettiva (definizione dei condizionamenti psicologici e strumenti per il loro superamento). E' stato ristrutturato il servizio di tutoring, con l'immissione di nuove figure professionali: un supervisore esterno, supervisori dei tutor, esperti nella conduzione di gruppo, interpreti per studenti non udenti. E' inoltre in fase di avvio una biblioteca centrata sul tema della disabilità, che sta trasformando il CUD in un centro di studio e di aggregazione, dove chiunque possa apprendere, comprendere e far meglio nel rapporto con questo complesso problema.

Ritengo necessario sostenere ed implementare ulteriormente le attività del CUD, innanzi tutto mediante l'apertura di una sede in Viale delle Scienze, per dare la sensazione immediata della centralità del servizio, attualmente collocato in Via Argento.

- Gli studenti per gli studenti.

Come in tutti gli Atenei del mondo, anche nel nostro gli studenti sono interessati a partecipare, per una quota limitata del loro tempo, ad attività remunerate da svolgere all'interno delle strutture universitarie.

Potremo migliorare notevolmente la nostra capacità di accoglienza, dando seguito ad una proposta, avanzata dai rappresentanti degli studenti negli Organi Collegiali, di tenere aperte le sale di lettura e le biblioteche dell'Ateneo fino a tarda sera, impiegando

sistematicamente il lavoro part time degli stessi studenti, cui potremo aggiungere alcune unità di personale di ruolo che assumano la responsabilità della gestione delle strutture. Ho chiesto di avviare l'istruttoria in Consiglio di Amministrazione, e conto, fin dall'inizio del prossimo anno accademico, di rendere la procedura pienamente operativa almeno per alcune delle strutture di maggiore capienza dell'Ateneo.
Propongo infine di rendere ancora più efficace la diffusione del servizio di "tutorato tra pari" durante la fase delle immatricolazioni. Si potrebbe ipotizzare l'utilizzazione di sistemi di comunicazione consueti per i giovanissimi, ma ancora non entrati nella consuetudine della comunicazione accademica, come le chat line e l'uso più intenso degli SMS per lo sviluppo del dialogo tra matricola ed anziano. Inutile sottolineare come questi ultimi approcci debbano essere preceduti ed accompagnati da una adeguata formazione degli studenti anziani, che ritengo debbano comunque essere reperiti all'interno delle stesse facoltà.

3.3 II potenziamento del nostro apparato di ricerca.

Destinare, come facciamo attualmente, poco più del 10% del Fondo di Funzionamento Ordinario a spese specifiche per la ricerca è certamente insufficiente a soddisfare le esigenze di una platea di circa duemila addetti. La situazione strutturale ed infrastrutturale dell'apparato di ricerca che utilizziamo è indubbiamente carente, ed è oggettivamente difficile decidere come utilizzare le scarse risorse di cui disponiamo. Non credo alla possibilità di effettuare decisivi spostamenti di somme nel nostro attuale bilancio che deve tener conto di innumerevoli esigenze sia imposte dalla legge (prima tra tutte le retribuzioni ed i loro aumenti) sia rispondenti ad inderogabili necessità di funzionamento e di erogazione di servizi. Tra questi, occupa un posto preminente il servizio bibliotecario, potenziato in questi anni per la parte informatica, ma appesantito dall'aumento dei costi degli abbonamenti alle riviste scientifiche. Chiederò al Senato Accademico ed al Consiglio di Amministrazione di elaborare una strategia di spesa che tra gli investimenti per la ricerca tenga in particolare conto questo fondamentale strumento di aggiornamento e di confronto scientifico.
Ribadisco ancora una volta quanto già affermato in più occasioni: la distanza tra le necessità e le disponibilità è abissale, e serve a poco una guerra interna per contendersi poche migliaia di euro, quando la ricerca in molti settori avrebbe bisogno di investimenti di almeno un ordine di grandezza, quando non due, in più. L'unica via che vedo percorribile, al di là di specifici finanziamenti che alcuni settori possono ottenere dal Governo regionale, riguarda i programmi ministeriali e comunitari.
Faccio comunque presente che in questi ultimi anni le assegnazioni al capitolo "ex 60%" sono aumentate di circa il 5% all'anno; non sono pregiudizialmente contrario ad una ulteriore revisione dei criteri di assegnazione, purché ogni cambiamento sia preceduto da una adeguata informazione e si dia ai colleghi il tempo ed il modo di adeguarsi alle nuove regole. Ricordo a questo proposito che non tutti gli Atenei riescono ancora, considerate le ristrettezze finanziarie in cui si trova l'intero sistema universitario statale, a destinare somme specifiche per finanziamenti di questo tipo.
Le attività di ricerca in questi anni hanno avuto comunque un incremento notevole, che trova riscontro particolarmente evidente nell'accesso ai finanziamenti PRIN, aumentati sia nel numero di ricercatori coinvolti, sia nell'ammontare dei finanziamenti (+ 40%), coinvolgendo tutti gli ambiti di ricerca presenti nell'Ateneo. E' cresciuto molto il rapporto con Assindustria Palermo, e con Confindustria Sicilia, sia per una costante azione di consultazione reciproca, sia per la formulazione di progetti e la partecipazione congiunta a bandi relativi a misure di PIA e L. 297. Ritengo
importante, sia come dato in sé sia come dimostrazione che obiettivi di collaborazione con il nostro apparato industriale sono possibili e danno risultati di grande rilievo, che negli ultimi due anni si siano presentati progetti di ricerca industriale con aziende siciliane per oltre 80 m€, dei quali alcuni sono stati già finanziati, e quasi tutti sono stati valutati positivamente. E' sempre più presente, e dovrà diventare una parte consueta delle attività nel settore tecnologico, l'attenzione verso gli aspetti brevettuali degli esiti delle ricerche. E' stato costituito un Ufficio Brevetti, che ha già esitato numerosi pareri su proposte di Colleghi, e sono stati depositati i primi brevetti Sempre sul piano applicativo, è stato approvato il regolamento per lo spin off (lo svolgimento delle procedure per la trasformazione dei risultati di una ricerca di laboratorio in un processo industriale pilota), ed è stata esitata la prima procedura relativa.

La Commissione europea, sui programmi quadro (PQ, siamo al sesto, è in preparazione il settimo), e su una serie di temi specifici rivolti a tutte le aree, eroga rilevanti quantità di risorse economiche, che lasciano generalmente l'Italia in difetto nella bilancia del dare/avere rispetto all'Europa. Per la prima volta nella storia delle relazioni tra il Governo italiano e la stessa Commissione, l'Italia presenta un proprio contributo di merito alla elaborazione del settimo PQ grazie ad un intenso ed approfondito lavoro istruttorio svolto dalla CRUI, nel quale, come delegato alla ricerca del Consiglio di Presidenza, mi sono inserito, e del quale ho curato la conclusione. Il "position paper" proposto dalla CRUI, che il nostro Governo ha sostanzialmente fatto suo, costituisce di per sé un punto di partenza per una riflessione interna al sistema di ricerca nazionale sul nostro contributo allo sviluppo di temi di grande attualità e di vivace confronto internazionale. Accedere ai finanziamenti dei programmi comunitari è un problema generale del nostro Paese, alla soluzione del quale la CRUI sta dando un positivo contributo. Mi impegno a fare ogni sforzo per coinvolgere in questo tema cruciale anche il nostro Ateneo, puntando al miglioramento del nostro "tasso di successo", ricorrendo a società di consulenza di adeguata professionalità, eventualmente stipulando un accordo con la Regione per appoggiare alla sua sede di Bruxelles un nostro addetto, che possa seguire da vicino l'evolversi delle pratiche di nostro interesse. Per accedere ai programmi comunitari è cruciale la possibilità di disporre di adeguati cofinanziamenti, la cui incidenza percentuale può essere determinante per risultare ai primi posti nelle graduatorie finali. Chiederò agli Organi di Governo dell'Ateneo di avviare una revisione dei criteri di distribuzione delle risorse assegnate al capitolo della ricerca, proponendo che si dia maggiore spazio a misure di incentivazione volte ad incoraggiare la partecipazione a questi progetti.

Annetto molta importanza alla creazione di poli tematici e di poli decentrati, per la elaborazione e la gestione di politiche della ricerca calibrate da un lato sulle competenze esistenti nella nostra Università, dall'altro sulla richiesta di formazione e ricerca scientifica e tecnologica di alto profilo proveniente dall'intera regione. Una politica della ricerca elaborata sul piano regionale, che utilizzi in una sinergia virtuosa le risorse intellettuali e le disponibilità strutturali ed infrastnitturali delle università che insistono sul territorio regionale, non potrà che produrre buoni risultati. La sottoaggregazione per aree tematiche delle università siciliane (riguardante le aree scientifico- tecnologica oggi, quelle per esempio umanistica o giuridico economica o biologico medica domani) deve essere lo strumento per rendere più agevole l'elaborazione di progetti di interesse dell'intera area mediterranea.

La proposta, che ho avanzato qualche tempo fa, di avviare ove possibile scuole di dottorato, seguendo le indicazioni di una circolare ministeriale, ha incontrato molto interesse e mi auguro dia anche risultati sul piano propositivo. In ogni caso, ritengo si debba dare tutto il possibile appoggio alle iniziative volte a mantenere alta la qualità della produzione scientifica dei giovani che frequentano i corsi di dottorato. E' cambiato l'iter decisionale relativo ai dottorati di ricerca: non sarà più il Nucleo di Valutazione ma lo stesso Senato, con regole sue, che sono state già comunicate all'Ateneo, ad effettuare la prima valutazione sulla ammissibilità al finanziamento. Il Nucleo interverrà successivamente, ed effettuerà le sue valutazioni sull'intera procedura e sull'andamento dei dottorati sulla base di relazioni annuali.
Anche i criteri per la distribuzione degli assegni di ricerca sono destinati a cambiare. L'accumularsi di un grave ritardo nella attivazione della procedura ha spinto il Senato Accademico a forzare i tempi, e sono sorte alcune contestazioni sul metodo e sul merito delle decisioni adottate. E' stato già chiesto in Senato che, in occasione delle prossime assegnazioni, si tenga conto di eventuali errori commessi in questa ultima occasione, e che, se le contestazioni dovessero essere condivise, si attuino opportuni interventi compensativi.

3.4 Le relazioni internazionali. La cooperazione internazionale.

Gli ultimi anni hanno visto un notevole aumento di atti convenzionali stipulati dall'Ateneo con enti ed organismi stranieri, prevalentemente universitari. Siamo vicini al centinaio di iniziative, finanziate in parte dall'Ateneo, ed in parte dal MIUR, dal MAE, dall'Unione europea. Considero questi dati importanti, ma ancora insufficienti, se confrontati con il grande numero di docenti dell'Ateneo. Come del resto avviene in tutta Italia, non siamo dei buoni utilizzatoli delle opportunità offerte dall'Unione europea, che mette a disposizione risorse ingenti per la mobilità dei ricercatori, per lo sviluppo di iniziative di ricerca in collaborazione, per la creazione di opportunità di collegamento tra aziende e università di tutta Europa, e, recentemente, di tutto il bacino del Mediterraneo. Anche per le relazioni internazionali vale quanto detto per la ricerca: dovremo potenziare la nostra capacità di accesso, e migliorare il nostro "tasso di successo" nei confronti dei programmi comunitari, mediante opportuni interventi organizzativi e funzionali.

Trova sempre maggiore condivisione la nostra proposta di istituire una Università italo libica, con sedi amministrative a Palermo e Tripoli, ed il coinvolgimento delle Università di Catania, Messina e Reggio Calabria per la parte italiana, e delle Università libiche per il tramite dell'Accademia libica in Italia. La proposta, che ha ricevuto l'approvazione del Governo Libico, della segreteria della Presidenza della Repubblica, della Presidenza dell'Assemblea regionale e della Giunta di Governo della Regione, ha appena ricevuto una prima valutazione positiva dal Ministero. Conto quindi di passare in tempi brevi alla fase istitutiva, per avviare subito dopo le iniziative di cui i Colleghi della nostra e delle altre tre Università vorranno farsi carico. Ritengo ci si possa attendere, dalla realizzazione di questo importante progetto, un ritorno in termini non solo di forte incremento della nostra apertura verso i Paesi della costa sud del Mediterraneo, ma anche di prestigio in sede nazionale ed internazionale.

Siamo entrati nel settore della Cooperazione ai Paesi in via di sviluppo ed a quelli le cui coste sono state danneggiate dallo tsunami del dicembre scorso. Si tratta di interventi ai quali il MAE dedica notevole attenzione, come ho potuto direttamente constatare durante una missione nello Sri Lanka che ho effettuato nello scorso Marzo.

Ritengo necessario seguire e potenziare la nostra partecipazione a queste attività, sia come contributo alla soluzione di alcune gravi emergenze, sia per mettere i nostri docenti ed i nostri studenti a contatto con problemi e con difficoltà tragicamente attuali, ma lontane dal nostro orizzonte di Paese ben strutturato e ben più ricco.

Ritengo necessario potenziare e rendere più capillare la diffusione della cultura della internazionalizzazione nell'Ateneo. Proporrò la ripartizione delle responsabilità del delegato alle relazioni internazionali su un gruppo di Colleghi, possibilmente i delegati alla ricerca già designati dai Presidi di ciascuna facoltà, in modo da rendere più pervasiva la diffusione delle informazioni relative ad opportunità offerte dai bandi europei, più facile la partecipazione ai progetti e più alto il nostro "tasso di successo" nell'accesso ai finanziamenti.

3.5 Un Ateneo più comodo ed accogliente.

Stiamo attuando alcuni interventi per migliorare l'ambiente in cui vivono gli operatori dell'Ateneo. L'area più affollata, quella del parco d'Orléans, vedrà nel corso del prossimo anno l'avvio di molti progetti di risistemazione urbanistica e di fruizione complessiva; cito, tra i più rilevanti, la costruzione di un raccordo tra l'ingresso al Viale delle Scienze più vicino alla circonvallazione e l'area di parcheggio adiacente i dipartimenti di Fisica, Chimica e Biologia. Si realizzerà così un ulteriore miglioramento dell'accesso ai parcheggi e della circolazione di veicoli all'interno dell'intera area. E' inoltre già in corso una trattativa con i competenti uffici del Comune, e con l'AMAT, per aumentare le linee che percorrono la Via Basile. Si può ragionevolmente ritenere che l'allestimento del grande parcheggio comunale, che sarà anche stazione di interscambio tra linee urbane ed extraurbane, ed il completamento del nostro parcheggio, confinante con il primo, nonché della citata strada di collegamento tra l'ingresso "alto" al parco con il prolungamento del Viale delle Scienze, possano avere un effetto positivo sui problemi del traffico e dei parcheggi. Queste iniziative si integrano con la recente attivazione del bus navetta e col citato potenziamento delle linee urbane: quando riusciremo a combinare tutti questi interventi potremo chiedere alla collettività che frequenta il Parco un uso meno intenso dei veicoli privati. Sono certo che tutti gli utenti daranno il loro contributo ad un uso ragionevole e civile degli spazi.

L'intera zona, nel suo complesso, subirà nei prossimi mesi una trasformazione radicale, a seguito della realizzazione, da parte dell'amministrazione comunale, di un parco pubblico attrezzato tra la facoltà di Scienze della Formazione da un lato ed i nostri impianti sportivi dall'altro. Occorrerà seguire l'evolversi dei lavori e prevedere una rete di passaggi pedonali che colleghino tra loro le diverse aree. Sempre per agevolare la mobilità pedonale, conto di intervenire sugli Uffici comunali per la realizzazione di uno o più passaggi tra Corso Pisani ed il Parco.

Ulteriori interventi sulla vivibilità del Parco, legati alla pulizia ed al decoro dell'ambiente, richiederanno appositi incrementi delle corrispondenti voci, da tenere presenti nella redazione dei prossimi bilanci di previsione. Ritengo necessario avviare un pieno recupero ambientale, della fossa della Garofala, la vasta depressione che si stende tra gli edifici delle facoltà di Agraria e di Ingegneria da un lato, e la cortina di palazzi che fiancheggiano Corso Pisani dall'altro, per quanto riguarda sia gli aspetti botanici, sia la parte archeologica.

3.6 Le relazioni con le aziende e gli Enti pubblici e privati.
Il D.M. 509/99, ed il D.M. 270/04, impongono il raccordo delle attività didattiche degli Atenei con il mondo delle professioni, delle aziende e degli enti esterni ed ogni facoltà, all'atto della elaborazione della sua proposta formativa, ha tenuto questi contatti. Per una più approfondita conoscenza dei problemi dei nostri interlocutori esterni pubblici e privati, l'Ateneo, nell'ambito delle attività del Progetto CampusOne, ha commissionato una indagine sui fabbisogni formativi espressi dal nostro contesto regionale, con particolare riguardo alla Sicilia centro- occidentale. Da questa indagine emerge molta attenzione verso le attività universitarie, ed una forte aspettativa nei confronti dei nostri laureati. Ritengo che tra un anno sarà interessante ripetere l'indagine, per verificare se le attese manifestate siano state soddisfatte, ed in che misura. Ho già fatto un breve accenno nel paragrafo dedicato alla ricerca sulle strette relazioni in corso tra l'Ateneo e le aziende siciliane e nazionali. Per rendere queste relazioni più efficaci ed inserite strutturalmente nelle nostre attività di ricerca, sono stati istituiti i tre servizi brevemente descritti di seguito.

-V Ufficio di Collegamento Università - Impresa (Liaison Office).

L'Ufficio ha il compito di raccordare le attività di ricerca, formazione e promozione dell'Ateneo con le esigenze manifestate dalle aziende e dagli Enti nazionali e regionali. All'interno di una fitta rete di contatti con soggetti portatori di interesse esterni all'Ateneo, organizza e gestisce la stipula di accordi, di convenzioni e di protocolli di intesa, che costituiscono la premessa per collaborazioni scientifiche, di stage e tirocini per i laureandi ed i neo laureati, di progetti comunitari. Il Liaison Office ha in corso alcune centinaia di collaborazioni, e sta avviando un progetto di costituzione di un Liaison Office regionale che renda più efficace il raccordo con le organizzazioni imprenditoriali e con gli Enti pubblici e privati dell'Isola.

-L'Incubatore di Impresa.

L'Ateneo ha avviato, sin dalla costituzione nel 2003 dell'Incubatore, una proficua collaborazione con altri soggetti pubblici e privati per dare vita ad un consorzio (ARCA), risultato assegnatario di un finanziamento europeo per l'incubazione di processi industriali nel settore dell'informatica. Il consorzio sta svolgendo una attività di promozione delle potenzialità inventive dei docenti dell'Ateneo, e sta raccogliendo numerosi progetti, ed idee pre progettuali. Prevedo il completamento di una sede per lo svolgimento delle attività dell'incubatore entro pochi mesi, e l'ulteriore potenziamento delle attività, con possibilità di fornire attrezzature per l'incubazione di attività produttive che necessitino di attrezzature più complesse.

-L'Ufficio Agenda 2000.

Istituito nel 2001 per consentire ai docenti dell'Ateneo di partecipare alle attività promosse dal progetto Agenda 2000, l'Ufficio ha sviluppato le sue attività sia sul fronte dell'assistenza ai docenti per la partecipazione ai bandi relativi alle misure del PON e del POR, sia nell'effettuare un costante monitoraggio delle possibilità offerte nell'ambito degli stessi programmi, avviando trattative congiunte con gli altri Atenei siciliani per la stipula di accordi di programma che assegnino specifiche risorse per lo svolgimento di attività scientifiche e tecnologiche di loro competenza.

Occorre, nei tempi più brevi, attrezzare spazi adeguati per la collocazione di importanti apparecchiature in corso di acquisto nell'ambito di alcune misure POR, che

metteranno  l'Ateneo  in  condizioni  di  fornire, alle  imprese  della  Sicilia  Centro occidentale, assistenza tecnica e supporto per l'innovazione.

Ritengo necessario potenziare i tre Uffici appena elencati, fornendo loro una idonea dotazione di personale esperto, un adeguato supporto informatico, un ulteriore potenziamento dell'apparato amministrativo e di segreteria. Ritengo necessario porre in essere tutte le iniziative che consentano inoltre di partecipare al bando nazionale, di imminente pubblicazione, volto al potenziamento di sistemi integrati di collegamento con le imprese.

Sono appena entrate in vigore le modifiche di Statuto relative alla costituzione di poli decentrati - connessi a rete tra loro e con l'Università di Palermo - presso le sedi dei quattro Consorzi Provinciali Universitari (Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani) con i quali abbiamo in corso convenzioni e collaborazioni. Occorre dare seguito alle previsioni statutarie predisponendo tutto l'apparato di regolamenti e provvedimenti amministrativi ed avviando immediatamente la necessaria interlocuzione sia con gli Enti Locali, sia con il Ministero, il cui supporto finanziario è premessa necessaria ed indispensabile alla realizzazione del progetto.

Non può più essere rinviata la decisione definitiva sulla adesione dell'Ateneo palermitano al progetto del Politecnico del Mediterraneo. Ad una delibera di approvazione preliminare, presa dal Senato Accademico nel lontano 2003, avrebbe dovuto seguire un ulteriore approfondimento istruttorio ed in particolare la correzione di alcune ipotesi regolamentari che, a giudizio del Senato, costituivano una minaccia all'unità amministrativa e patrimoniale dell'Ateneo. L'ultima, recentissima delibera del Senato Accademico ha introdotto nell'atto costitutivo della fondazione Politecnico del Mediterraneo opportune misure di garanzia volte a superare costruttivamente le perplessità cui accennavo. Adesso il testo, approvato con una premessa che esclude ogni ipotesi di frazionamento, viene sottoposto agli Organi Collegiali delle altre Università siciliane.

I due interventi appena citati, quando saranno realizzati, permetteranno di interagire in modo più funzionale con il tessuto culturale, scientifico e produttivo della Regione e del Paese. E' infatti evidente che l'organizzazione in poli sotto la diretta responsabilità degli Organi di Governo dell'Ateneo permetterà l'elaborazione e la realizzazione di una strategia integrata di interventi didattici, scientifici e tecnologici sull'intero territorio della Sicilia centro-occidentale, mentre la adesione alla costituzione del Politecnico del Mediterraneo, che, è bene ricordarlo, è una struttura integrata a livello della Regione, funzionale allo svolgimento di attività didattiche e scientifico-tecnologiche rivolte all'intero bacino del Mediterraneo, proietterà l'Ateneo nel contesto delle azioni internazionali che, nei prossimi anni, costituiranno la base per la apertura al libero scambio dell'intera area.

3.7 Lo sviluppo edilizio.

I dati elencati nell'Appendice 2 illustrano i risultati di un eccezionale sforzo organizzativo progettuale ed esecutivo che in pochi anni ha portato l'Ateneo a concludere quanto già era in cantiere, e ad avviare, in qualche caso portandoli già a completamento, nuovi importanti interventi. Lo si deve ad una coraggiosa e lungimirante attività del Consiglio di Amministrazione, che, chiuso favorevolmente il difficile contenzioso (per circa 60 m€) con l'Assessorato alla Sanità, rimessi a posto i conti, ha strutturato il Bilancio dell'Ateneo in modo da assicurargli una accettabile

capacità di indebitamento, manifestatasi con l'accensione di un mutuo per interventi nell'edilizia. Il prossimo triennio si presenta ricco di stimoli e di prospettive: l'erogazione di un cospicuo finanziamento regionale, pari a circa metà dell'ammontare dell'intero progetto, permetterà di avviare in tempi brevi il restauro e la funzionalizzazione dell'ex Convento di S.Antonino, che ospiterà laboratori di ricerca e l'area delle lingue straniere. Si avvierà l'iter per l'assegnazione, con un bando europeo, dell'appalto integrato per l'esecuzione dei lavori di ammodernamento e ristrutturazione del Policlinico, si completeranno gli interventi urbanistici e gli impianti sportivi a Parco d'Orléans. E' peraltro imminente la conclusione dei lavori dei corpi C e D del complesso didattico di Viale delle Scienze. Si può pertanto prevedere, a partire dalla metà del prossimo anno accademico, che le facoltà di Economia, Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione, potranno fruire delle dodici aule ad anfiteatro del complesso.

Numerose analisi urbanistiche sull'evoluzione della presenza dell'Ateneo nella città di Palermo hanno evidenziato la necessità di una revisione della collocazione dei nostri insediamenti nel contesto urbano. Opportunità colte per sanare emergenze drammatiche rivelano, con il passare degli anni, i limiti di una eccessiva distanza tra i luoghi della ricerca e dell'insegnamento, e tra i luoghi di insegnamento anche di un'unica facoltà o di un unico Corso di Laurea. La linea di tendenza, che enunciai all'atto della mia prima candidatura, di accentrare nella zona sud-est della città (da Corso Vittorio Emanuele/Calatafimi al Policlinico) i nostri insediamenti, sta procedendo con coerenza, se si esclude l'affitto, in via di assoluta e prioritaria emergenza, di alcuni locali nell'area di Via Marchese di Villabianca per ospitarvi la facoltà di Scienze Motorie. E' ormai quasi completamente svuotato il complesso di Piazza Ignazio Florio, e con la locazione di un ampio immobile in Corso Calatafimi potremo spostare verso Parco d'Orléans una quota consistente delle attività didattiche della facoltà di Scienze della Formazione che attualmente si svolgono nella lontana Via Aquileia.

L'Ateneo contribuisce attivamente al decoro della Città, ed alla rivitalizzazione dei suoi quartieri. E' stato così per Piazza Marina, che sarà tra poco ulteriormente arricchita dal completamento del restauro dell'ex Hotel de France e dalla ripulitura della facciata dello Steri; per Piazza Colajanni, stimolata dalla ripresa delle attività deH'auditorium Bernardo Albanese (l'ex Astra Cine degli anni '50, poi Cinema Edison), per il centro storico, per Via Archirafi; sarà così per Piazza Giulio Cesare e Corso Tukory quando l'ex Convento di S.Antonino vedrà l'avvio delle attività scientifiche e didattiche.

Il patrimonio edilizio dell'Ateneo dovrà espandersi ancora: la qualità dei servizi è direttamente proporzionale alla disponibilità di spazi per organizzare e gestire lezioni, seminari, esercitazioni, attività singole e collettive. Occorrono altre aule, tradizionali e multimediali, laboratori, biblioteche, sale di riunione, luoghi di aggregazione, di studio e di svago, mense. Siamo una "città nella città", e dobbiamo prevedere il nostro sviluppo in stretta collaborazione con la collettività più ampia che ci sta intorno e che ci guarda con amicizia e rispetto. Per quanto riguarda l'ampliamento della nostra offerta museale, si prospettano importanti passi avanti, uno relativo a S. Antonino, l'altro, di peso e portata culturale ancora maggiore, relativo all'area di Via Archirafi. Come è noto, all'interno del plesso di S. Antonino si trovano, in buono stato di conservazione, le imponenti strutture lignee di un mulino risalente ai primi del '900. E' un importante elemento di archeologia industriale che deve essere valorizzato e reso fruibile. Ho già avviato contatti con l'Amministrazione Comunale per un intervento congiunto, nell'ambito di un progetto comunitario, per l'arricchimento dell'offerta museale cittadina.

Sono da tempo in svolgimento trattative con la AMG, proprietaria dello stabilimento di Via Tiro a Segno, contiguo all'Orto Botanico, per la concessione di una parte cospicua dell'area all'Università, in vista della utilizzazione delle strutture e degli impianti a fini museali. In particolare due delle palazzine del complesso industriale potrebbero essere utilizzate per la definitiva sistemazione di una parte importante delle nostre collezioni, e dei collegati laboratori di conservazione e ricerca. Ritengo infine di grande interesse la trasformazione di uno o due dei gasometri, in disuso da molti anni, in grandi serre per piante tropicali, palme in particolare. Ho constatato con piacere l'interesse dei vertici dell'Azienda nei confronti di questo progetto, e sono quindi molto ottimista sulla sua rapida attuazione. Ricordo inoltre che siamo in trattative per l'acquisizione di un campo oltre la Via Tiro a Segno, da destinare ad area di servizio per l'Orto Botanico, e, in collaborazione con la Fondazione "Pro Herbario Mediterraneo", la acquisizione di alcuni magazzini storici di Via Lincoln, da destinare alle collezioni dello stesso Orto.
Concludo questo breve riassunto delle attività e delle strategie del settore dell'edilizia citando un altro importante obiettivo che l'Amministrazione si è data, e che sta progressivamente raggiungendo: la chiusura del contenzioso, che ci vede impegnati in numerosi procedimenti davanti al Tribunale Amministrativo Regionale e davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Grazie ad un gruppo di colleghi che offrono generosamente la loro competenza e la loro disponibilità, stiamo dimostrando la correttezza delle nostre impostazioni procedurali e la validità delle scelte operative, e stiamo riuscendo a chiudere molti procedimenti con esiti favorevoli, o con accordi consensuali vantaggiosi.


[…]


3.10 I rapporti con l'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico.

Lo Statuto definisce l'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "Paolo Giaccone" un ente strumentale dell'Ateneo. Prefigura quindi una stretta relazione funzionale ed organizzativa, da strutturare tenendo conto delle finalità istituzionali dei due soggetti interessati, l'Ateneo, e per esso in misura maggioritaria la facoltà di Medicina e Chirurgia ed i dipartimenti di area medica, e l'Azienda, che, essendo inserita nel piano sanitario regionale, deve assicurare lo svolgimento di attività assistenziali sottoposte a logiche non sempre coincidenti con quelle di studio e di insegnamento.
Occorre proseguire nella elaborazione di criteri di convergenza nell'ambito delle diverse specificità valorizzando tutti gli elementi strutturali ed operativi che portano alla elaborazione di strategie comuni. A questo fine, per darsi una immediata linea di azione, ritengo si debba porre mano senza ulteriore indugio alla messa a punto ed all'approvazione dell'atto aziendale, riavviando un iter che ha avuto una battuta d'arresto per l'insorgere di incertezze nella applicazione dei protocolli di intesa Regione- Università a loro volta originate dai dubbi esposti in un parere della Avvocatura dello Stato e recentemente in una nota dell'Ufficio legale dell'Assessorato alla Sanità. Considero comunque la redazione dell'atto materia non più rinviabile, e propongo di procedere, eventualmente riservandosi di apportare le necessarie modifiche, quando questa situazione di incertezza si sarà chiarita.
Sul piano didattico, occorre mantenere una stretta collaborazione con gli operatori dell'Azienda per lo svolgimento dei corsi di laurea per le professioni sanitarie, al cui interno la facoltà medica svolge un ruolo centrale ed insostituibile. Occorrerà porre in essere ogni iniziativa, sia a livello di facoltà che di Ateneo, per la valorizzazione delle professionalità formate con le nuove lauree nel contesto più ampio della sanità regionale. Anche con questo obiettivo, occorrerà riprendere in modo stretto i rapporti con l'Assessore alla Sanità, e con lo staff amministrativo dell'Assessorato, in vista della elaborazione del prossimo piano sanitario regionale, e più in generale per l'elaborazione di progetti di interesse comune.
Non sfugge a nessuno degli operatori del settore che l'attuazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, per la parte che riguarda i rapporti tra Aziende
Ospedaliere ed Università di riferimento, comporta una serie di problemi complessi e di difficile soluzione. Non c'è da stupirsi dunque se il taglio interpretativo dato dall'amministrazione dell'Azienda non collima con quello assunto dall'amministrazione centrale, e c'è da esprimere un positivo apprezzamento per la disponibilità dimostrata dai vertici delle due amministrazioni a lavorare insieme per definire un percorso condiviso su cui avviarsi solo dopo aver disegnato compiutamente gli scenari complessivi che ne deriverebbero sul piano attuativo.
Ritengo necessario ed urgente l'approfondimento del tema relativo alla costituzione dei dipartimenti integrati, previsti dal DM 517/99, ed attuati solo in pochi casi in tutto il Paese, che costituiscono il punto nodale intorno al quale ruota tutta la riforma dell'assetto dei Policlinici universitari. Ho già chiesto all'amministrazione di sviluppare una adeguata istruttoria per individuare e selezionare le migliori pratiche seguite in Italia, e proporre uno schema operativo sul quale confrontarsi con la facoltà medica e con l'amministrazione del Policlinico.
Concludo questo paragrafo ricordando che si avvicina la fase della stesura e della pubblicazione del bando per l'appalto integrato per lo svolgimento di lavori all'interno del Policlinico per un ammontare complessivo che supera i 50 m€. Si tratta di un rilevantissimo impegno organizzativo e gestionale, che richiederà a tutti i Colleghi grande disponibilità alla collaborazione, e che comporterà inevitabilmente qualche disagio. Malgrado queste preoccupazioni, penso che l'obiettivo che ci siamo dati, di portare la struttura del Policlinico ad un maggiore grado di efficienza, per offrire all'utenza strutture sanitarie moderne, ed agli operatori condizioni di lavoro, ricerca e studio più confortevoli, vada perseguito nell'interesse della collettività.

3.11 Qualità e valutazione.

Al di là delle enunciazioni di principio, il tema della valutazione della qualità dei servizi erogati e delle performance didattiche e di ricerca non trova ancora, nelle strutture universitarie dell'intero Paese, una sua equilibrata e razionale collocazione. In parte per una eredità della nostra cultura, che predispone chi valuta a porsi nella condizione di controllore/giustiziere, e che induce in chi viene valutato l'opposta "sindrome della vittima". Giocano a favore del permanere di questa concezione antiquata elementi che definirei di disturbo del sistema universitario nazionale, che di riflesso vanno ad incidere sulla gestione delle singole università, come per esempio le graduatorie che reperiamo sui mezzi di informazione, quasi sempre basate, come è stato più volte rilevato, su valutazioni soggettive, senza una base di dati, talvolta lasciando intravedere in trasparenza il desiderio di confermare con presunte oggettività pregiudizi che conviene mantenere in vita.
Sono eredità di cui dobbiamo al più presto disfarci una volta per tutte, confermando a noi stessi, ed a chi ci valuta, la validità della accezione moderna della valutazione come strumento indispensabile per la crescita, per l'ammodernamento, per il superamento di criticità vecchie e nuove.
D'altra parte dobbiamo constatare che tutta la amministrazione pubblica, nel nostro Paese, viene richiamata, da precise norme di legge, alla attuazione di processi valutativi. Nata dopo la crisi petrolifera degli anni 70, sotto la spinta della necessità di razionalizzare ed ottimizzare l'uso delle risorse pubbliche, la "valutazione di Stato" è rimasta nella pubblica amministrazione come elemento forte di verifica interna e di miglioramento costante.
L'esperienza di CampusOne, già citata e presentata in modo più organico in appendice, è stata ricca di spunti importanti per la diffusione della cultura della qualità
del servizio erogato, come riferimento costante al mantenimento degli impegni reciproci assunti dagli attori del processo formativo, docenti, studenti, personale tecnico ed amministrativo, e con l'utenza esterna. Nell'ambito di CampusOne si sono attuati processi di autovalutazione, svolti all'interno delle strutture didattiche, e di valutazioni da parte di soggetti esterni. Tranne poche eccezioni, ho potuto constatare l'instaurarsi, all'interno dei diversi ambiti coinvolti, di un clima di attenzione e disponibilità al miglioramento qualitativo ed alla revisione dei punti di debolezza, ed alla messa a punto di opportune misure di intervento. Si sono individuate, e diffuse ai possibili interessati, quelle che oggi si definiscono "buone pratiche", procedure che hanno dato buoni risultati, in vista di una loro estesa applicazione.
Cito, come strumento importante di verifica interna e di stimolo al miglioramento, la redazione della carta dei servizi di Ateneo, ormai giunta alle sue fasi finali di messa a punto, che darà a tutti gli operatori la possibilità di conoscere a priori il piano dei servizi garantiti dall'Ateneo nelle loro diverse articolazioni, e di fare notare le eventuali difformità tra quanto annunciato e quanto effettivamente posto in essere.
Riscontro con favore il positivo rapporto che da tempo si è instaurato tra l'Ateneo ed i suoi organismi di valutazione interna, previsti dalla legge: il Nucleo di Valutazione ed il Collegio dei Revisori dei Conti. Dando per scontate diversità di opinione, l'impostazione generale che stiamo dando alla valutazione come base per la collaborazione costruttiva ed il continuo miglioramento sta consolidandosi e sta dando risultati importanti.

3.12 II miglioramento del nostro sistema di regole.

Per quanto riguarda il fitto elenco di interventi, della più diversa natura, effettuati o avviati nel tessuto normativo dell'Ateneo (v. Appendice 1), in alcun casi trovandoci costretti a ritornare su regole appena enunciate, si deve tenere presente che al progressivo, e talvolta imprevedibile, mutare del quadro normativo di riferimento nazionale, si è accompagnato il "rodaggio" delle norme introdotte, e la verifica del loro impatto su una collettività complessa, con assetti regolamentari settoriali diversificati dei quali ancora non è stata verificata la piena compatibilita con le norme generali. Penso si possa affermare che, dal punto di vista delle regole interne, e dell'adeguamento alla normativa nazionale, l'Ateneo abbia superato la fase dell'emergenza, che abbia raggiunto un assetto regolamentare sufficientemente chiaro e comprensibile senza il pericolo di incorrere, ad ogni passo, in destabilizzanti inciampi interpretativi.

Entro il 2006 dovrà essere completato il regolamento generale di Ateneo. Su questo punto l'Ateneo è ancora carente, innanzi tutto sul piano della organizzazione dei luoghi dove sono enunciate le regole. Infatti buona parte delle nostre regole generali è contenuta nello Statuto, attualmente miscellanea di aspetti generali, di norme quadro, e di norme secondarie che richiedono periodiche verifiche ed adeguamenti. Queste ultime troveranno corretta collocazione nel regolamento, strumento più snello nella redazione e soprattutto meno farraginoso nelle modifiche. Il regolamento di Ateneo permetterà infine la redazione di un "testo unico" che riveda, ed armonizzi tra loro, le delibere adottate di volta in volta su specifici aspetti.

Ribadisco la mia disponibilità ad un confronto senza pregiudizi sul nostro sistema di governo, ad una revisione delle ripartizioni di poteri e competenze tra gli attuali Organi di governo, ed alla eventuale creazione, se ritenuto utile e non pregiudizievole ad una efficiente ed efficace azione amministrativa, di strutture consultive di natura politica, che agiscano da interfaccia tra gli stessi Organi e tutti gli operatori dell'Ateneo.

[…]


Giuseppe Silvestri Palermo, maggio 2005




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Ven 10 Giu 2005 4:38 pm

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10 Giu 2005
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