25 aprile 2008
V2-day
La riconquista dell'informazione
[Giocoso W., "V2-day : La riconquista dell'informazione", in: Minimo7 : Opinioni ed informazioni per la facoltà di ingegneria, p.5, marzo 2008]
Un paio di anni fa ho assistito allo spettacolo di Beppe Grillo, a Palermo; una persona di oltre 50 anni che come molti suoi coetanei ha mostrato inizialmente disinteresse e diffidenza nei confronti del computer ed ha compreso solo dopo anni, le potenzialità della rete quale mezzo d’informazione. Ha aperto un blog, www.beppegrillo.it e in meno di un anno si è piazzato fra i siti d’informazione più consultati al mondo, dietro soltanto i grossi network americani, che servono una popolazione molto più vasta della nostra. Quando ha chiesto il perché del suo successo, una ragazza dal pubblico ha risposto: “perché sei l’unico che scrive cose interessanti”, al che lui ha ribattuto: “non è vero, c’è roba molto più interessante in rete… è perché io ho ancora un po’ di reputazione”.
Internet è il più potente mezzo di comunicazione di cui oggi disponiamo, che consente a chiunque, [tranne che al popolo cinese] di raccontare le proprie esperienze ed opinioni; ma proprio questa libertà, fa si che le notizie non siano verificate, ed ogni lettore deve imparare a valutarne l’attendibilità. In contrapposizione, vi sono i mezzi d’informazione tradizionali, dietro cui c’è la figura del giornalista che ricerca, seleziona, filtra e verifica per noi l’informazione.Disegno di William Giocoso
Beppe ha poi mostrato un grafico sulla libertà di stampa nei vari paesi, e l’Italia era relegata fra quelli del terzo mondo. È vero, lui stesso era l’esempio di chi era stato precluso dal mondo televisivo, ma se l’era presa un po’ troppo con la pubblicità e con gli sponsor… è normale che alle televisioni non apparisse molto simpatico. Anche giornalisti quali Santoro e Biagi erano stati cacciati, grazie all’influenza di una persona meschina al governo, tuttavia affermare che in Italia la stampa non era libera, mi era sembrato un po’ eccessivo; stime e sondaggi possono restituire risultati molto diversi, in base ai campioni scelti ed ai metodi di valutazione adottati, quindi non ho dato molto peso a quel grafico.
Negli anni seguenti, qualcosa avrebbe cambiato la mia opinione. Scomparse persone quali Montanelli, epurata la televisione da giornalisti del calibro di Biagi e Santoro, confinata la Gabanelli, conduttrice di “Report”, in orari serali sempre più indecenti, costretta a conquistarsi un po’d’ascolto fra chi ha sonno, e chi attende l’orario per gustare gli spettacoli di Selen sulla pay per view, i telegiornali, ossia i servizi d’informazione per eccellenza, si sono trasformati in scatole vuote: teatrini in cui recitare uno spettacolo, sempre uguale, di politici che si criticano a vicenda e chiedono le dimissioni del governo; nelle cosiddette “serate d’approfondimento”, alla Bruno Vespa, per intenderci, dopo ore di discussioni non riuscivo a capire cosa avessero realmente proposto… oltre al fatto che spesso approfondivano eventi di cronaca del tutto irrilevanti rispetto alle vere notizie della giornata.
Arriva l’
8 settembre 2007
, il giorno del
V-Day
, del Vaffanculo ai politici corrotti. Gruppi di volontari sparsi nelle grandi città italiane, si apprestano nel difficile compito di raccogliere 50.000 firme per una legge d’iniziativa popolare che vuole cacciare dal parlamento i 23 condannati in via definitiva per reati gravissimi quali tangenti, associazione a delinquere (prescritto), omicidio (prescritto), concorso esterno per associazione mafiosa (prescritto), falsa testimonianza in processi, riciclaggio di denaro sporco, discriminazione razziale, fabbricazione detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, lesioni personali gravi, banda armata e concorso in omicidio, progettazione di assalti armati a carceri...
Succede un fatto impensabile in qualsiasi paese civile: radio, stampa, mezzi televisivi, che attraverso l’autorevolezza dell’ordine dei giornalisti avrebbero dovuto garantire un’informazione libera ed imparziale, tacciono; e non perché disattenti rispetto al verificarsi dell’evento, cosa inverosimile e inaccettabile per dei giornalisti, ma perché avevano deliberatamente deciso di farlo. Anche nelle trasmissioni in diretta, viene censurato e messo subito a tacere, qualsiasi tentativo di promozione. I giornali, che grazie al benestare dei politici ricevono milioni di euro di finanziamenti pubblici, al pari delle squadrette di calcio di serie C hanno concordato la loro sconfitta per non rischiare la promozione che avrebbe loro sottratto gli incentivi dello stato. Un evento citato da molte testate straniere, d’importanza tale da meritare la prima pagina di tutti i giornali italiani, viene intenzionalmente oscurato; ma il popolo della rete se ne accorge lo stesso, ed in una sola giornata 350.000 persone affollano le piazze e fanno ore di coda per firmare la legge: una piccola rappresentanza degli italiani, coloro che usano internet ed abitano nelle grandi città; ma se si fosse votato in ogni comune, ed i mezzi d’informazione avessero svolto il loro dovere, quanti milioni di firme sarebbero state raccolte?
Allora comincio a dare un senso alle parole di Luttazzi, che denuncia tagli e manipolazioni dell’audio non autorizzati nelle sue ultime apparizioni televisive; alle parole di Marco Travaglio, nel suo libro “La scomparsa dei fatti : si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni”; noto pericolose analogie con il passato:
«Il giornale deve servire la causa, far conoscere ciò che è utile, valorizzare ciò che è nato sano, buono, bello ed eroico; ignorare il resto, seppellirlo nel buio e nell’indifferenza assoluta»(Benito Mussolini, 14 ott. 1933).
Capisco allora, che c’è qualcosa di marcio nel giornalismo italiano.
Costretti dal successo della manifestazione a dover scrivere qualcosa sul V-
Day, i giornalisti intervistano Grillo, il suo promotore, che il giorno stesso della manifestazione ammonisce: “Il prossimo V-Day sarà su di voi, per riappropriarci di un’informazione libera”.
Il V2-Day sarà il 25 aprile, il giorno della liberazione, per togliere i finanziamenti ai giornali, pieni di inserti che non ci interessano e gettiamo senza guardare, che paghiamo tre volte: con i soldi pubblici, con il prezzo di acquisto e con il sovrapprezzo dei prodotti pubblicizzati; per abolire l’ordine dei giornalisti, che è una figura obsoleta incapace di garantire un’informazione libera.
Ha ragione il presidente Napolitano: “L’Italia non è il paese di Beppe Grillo”; infatti lui è spiritoso e fa’ divertire la gente... noi invece siamo incazzati neri, e non vi faremo divertire molto!
Il 25 Aprile, io ci sarò.
Walter Giocoso
disegno di William Giocoso
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