Ciao a tutti,
Giuseppe diceva, a proposito del mio editoriale su Gea 3: <Bastava dire
"Esistono nel mondo persone come questi due. Li ho
voluti mettere nel fumetto. Io decido cosa mettere o non mettere nel mio
fumetto."> Non mi sembra molto rispettoso nei confronti di persone che mi
chiedono spiegazioni o mi muovono critiche circostanziate. Come dire: "Io
faccio quello che voglio e non mi rompete!". Allora perchè rispondere? Con
un atteggiamento simile avrei potuto tranquillamente lasciar correre e
proseguire per la mia strada senza batter ciglio. L'accusa di buonismo di
cui parlo in II di copertina l'ho sentita non tanto come un'offesa quanto
come una profonda incomprensione del mio lavoro (scelte narrative, scelte
dei personaggi e via così) e ho voluto chiarire quali sono le motivazioni
che mi muovono. Non so come lavorino gli altri autori, ma io ho sempre
inserito nelle mie storie cose che mi appassionano e cose che detesto (dai
fatti di cronaca ai semplici atteggiamenti nelle relazioni interpersonali).
Con esiti alterni, ovvio. Dipende dall'abilità di sceneggiare e
dall'esperienza. Le cose che più mi danno fastidio sono le discriminazioni;
e più esse sono dirette verso gli elementi "deboli" della società, più mi
indignano. Non si tratta quindi di prendere posizione dal momento che: "è
giusto perchè a quelli 'cattivi' non piace", ma proprio perchè è alla
stragrande delle persone "normali", buone come il pane, che "non piace". Qui
non ci sono barricate; non siamo noi i "buoni", tolleranti e democratici, da
una parte e dall'altra loro, i "cattivi", omofobi e reazionari. Quelli che
parcheggiano la macchina contro il muro o fanno cagare gli alani da
appartamento sul marciapiede non sono mica agenti del Male (anche se ricordo
un vecchio film inglese dove il Diavolo che strappava le pagine finali dei
romanzi gialli per far smadonnare le persone:-). In questo senso è sbagliato
leggere l'editoriale come "un manifesto politico contro Fini" (per due righe
su 45!). Il Grande Centro è pieno di gente che la pensa così e lo dice
sottovoce. Fini le ha dette queste cose? Sì. Stringi stringi di che si
tratta? Di una discriminazione in piena regola: un cittadino onesto e
incensurato non potrebbe insegnare nelle scuole o giocare in una squadra di
calcio per i suoi orientamenti sessuali. Qui sta la gravità delle
affermazioni, fatte poi da uno dei maggiori politici italiani. Quanto a fare
nomi e cognomi, non vedo il problema; l'importante è che tutti capiscano a
chi mi riferisco, dal momento che parlo di "atteggiamenti universali".
Questa comunque è una newsletter sui fumetti, quindi non vado oltre sui
giudizi politici.
E stacco, per ora.
Ciao a tutti, Luca.
"Crebbi incrostato di grafite e arcobalenato di pastelli"
Chaim Potok
(Il Mio Nome è Asher Lev)