Dal convegno di Firenze .... Ciao...Franco
"DIRITTI NEGATI E CULTURA DELL'ACCESSIBILITA'"
...non sempre gli amministratori pubblici si sono resi conto del fatto
che l'esistenza di barriere aggredisce i fondamenti del vivere civile
e pone nel nulla le garanzie costituzionali dei diritti inviolabili
delle persone. Deidda sostiene che occorre riflettere sul fatto che la
legislazione sulle barriere architettoniche è una spia sensibile del
grado di evoluzione sociale e giuridica, sulla scorta di quanto
stabilisce la Carta dei diritti dell'uomo dell'ONU, secondo cui i
diritti sociali si pongono sullo stesso piano dei diritti di libertà.
I diritti sociali liberano il singolo da ciò che impedisce la
partecipazione; ma, d'altra parte, può esserci vera libertà solo se
tutti hanno pari opportunità di goderne realmente.
Nell'ultima parte dell'intervento, il procuratore confuta la tesi di
chi afferma che anche l'attuazione dei diritti sociali, previsti e
garantiti dalla costituzione, sarebbe soggetta ad una sorta di
realizzazione progressiva, nel senso che le posizioni soggettive dei
singoli sarebbero destinate ad essere esigibili solo se il legislatore
ordinario le preveda espressamente e stanzi i fondi per la loro
realizzazione.
In base a tale discutibile tesi, il livello delle prestazioni per i
disabili dipenderebbe di volta in volta dai concreti stanziamenti che
la legge prevede e potrebbe variare a seconda della situazione econo
mica generale. Ebbene, conclude Deidda, questa opinione contrasta in
modo diretto con l'orientamento espresso più volte dalla Corte Costitu
zionale. La Corte ha stabilito che, in materia dei diritti inviolabili
riconducibili all'art. 2 della Costituzione, una volta che il
legislatore ordinario abbia individuato i bisogni o le necessità, è il
bilancio che va adeguato ad essi non essendo consentito al
legislatore, e meno che mai alla Pubblica Amministrazione, di
vanificare i diritti di rango costituzionale che la legge ordinaria ha
provveduto ad individuare come realizzabili. E' stato rilevato che, ad
esempio, a una persona maggiorenne e normodotata non può essere
impedito di uscire di casa, di impostare una lettera, di fare una
passeggiata o di partecipare ad una riunione.
Per le persone con disabilità, invece, questi diritti inviolabili
possono essere esercitati solo se esse hanno gli opportuni ausili
tecnici o di assistenza e se sono stati eliminati gli ostacoli fisici
che li impediscono.
Evidentemente l'esercizio concreto dei diritti è condizionato
dall'intervento fattivo del legislatore o della Pubblica
Amministrazione, che consente ai disabili di avvalersi delle
facilitazioni necessarie.
Dunque, se in materia di diritti inviolabili non si vogliono adottare
due pesi e due misure, bisogna concludere che anche le persone con
disabilità hanno diritto di vivere la loro vita e di sviluppare
appieno la propria personalità, anche se questo costa molto in termini
economici.