


Il signore qua di fianco, ovviamente ... non ha visto ne sentito nulla.
Fiutato il pericolo (il numero legale era mancato tre volte), lo stato maggiore della Cdl, si è subito attrezzato, per correre ai ripari, organizzando il "concerto per piano", che ha permesso di portare al traguardo l'ultima, in ordine di tempo, delle leggi-vergogna di questa maggioranza e di questo governo.
E' impressionante, oltre che scandaloso, vedere questi senatori della Repubblica che allungano mani e braccia da un seggio all'altro, per far scattare la lucetta della presenza, che nascondono la frode sotto un giornale, dietro un telefonino, uno stampato, un portafogli, che compiono giochi d'equilibrio per schiacciare il proprio pulsante e, insieme, quello del vicino.
Il video non perdona, il fermo-immagine inchioda il gesto, fino ad inquadrare un parlamentare che alza il giornale-schermo per accertarsi che la luce si sia accesa sul serio.
Ci sono senatori, come il citato Malan che vengono colti, non una, ma più volte con il sorcio in bocca; c'è il senatore questore dell'Udc, Mauro Cutrufo, che dovrebbe svolgere compiti di vigilanza; c'è la bionda signora Laura Bianconi di Fi che riesce a farlo con femminile eleganza.
26 stacchi televisivi che sono diventati un poster a colori di 26 immagini, che restano a futura memoria del modo, con il quale la Cdl, pur di portare a casa la legge salva-Previti, ha calpestato, in un colpo, regolamento e Costituzione. Certo, anche la Costituzione, come ha segnalato Bordon, ricordando che l'art. 64 della Carta fondamentale stabilisce che una delibera del Parlamento (una legge, quindi) è valida solo se è presente la maggioranza dei suoi componenti, il famoso numero legale. Giovedi, hanno sostenuto i senatori della Margherita, molte volte questa condizione non esisteva ed è stata raggiunta solo in modo truffaldino.
E' valida, si sono chiesti, l'approvazione di una legge, ottenuta in questo modo? Molti restano, i dubbi. Non è la prima volta, hanno ricordato. Già il "triste" fenomeno era stato denunciato, un anno fa, con una lettera di Bordon al Presidente del Senato, Marcello Pera, in occasione delle votazioni sulle rogatorie, senza però che venisse assunta alcuna misura per eliminarlo.
Con la Cirami, ha assunto, punte di sfacciataggine e di cinismo tali che la denuncia del malcostume non poteva più essere tenuta all'interno dei rapporti tra gruppi e presidenza. "La misura è colma -ha esclamato il capogruppo della Margherita- anzi siamo già oltre".
Necessaria la denuncia pubblica. Per questo, tutta la documentazione è stata trasmessa al presidente Pera, affinché "colui che dovrebbe essere -ha detto Bordon- il magistrato garante di tutti, faccia qualcosa".
La Margherita non arriva alla richiesta di invalidare il voto, ma i senatori ricordano che, nel passato, sollecitata da due deputati dell'allora Msi, la Corte Costituzionale avviò un'indagine ed emanò, nel 1996, una sentenza nella quale, pur accettando il parere della Camera della non possibilità della Magistratura di intromettersi nella legislazione interna del Parlamento, invitava caldamente le Camere a risolvere il problema, di cui riconosceva la fondatezza.
Ergo, potrebbe essere all'orizzonte un ricorso alla Consulta. I giornalisti hanno proprio insistito sui futuri passi del gruppo.
"La Margherita -ha risposto Toia- non vuole provocare uno scandalo; vuole però il rispetto delle istituzioni, l'applicazione del Regolamento, al di là di ogni dubbio, di ogni sospetto, di ogni opacità". "Il sen. Schifani ripete sempre -ironizza Guido Calvi, ds- che la Cdl, avendo vinto le elezioni, può fare ciò che vuole: dopo aver visto il video e le foto dei pianisti di giovedi, posso confermare che i parlamentari di centrodestra fanno proprio tutto ciò che vogliono, anche a dispetto delle regole". "Invito Schifani -ha aggiunto- a riflettere: ci sono sempre dei limiti invalicabili, se non altro quello della decenza".
A proposito di Schifani, ha tentato una goffa replica, sostenendo che si è trattato del caso di un senatore (al singolare) che ha votato per qualcuno che era nei dintorni ma non proprio seduto allo scranno.
Perché non lo racconta al suo vice Malan che si vede votare, sempre per tre, una prima volta seduto, una seconda in piedi ed una terza ancora seduto? Un senatore? Ci sono 26 fotogrammi che immortalano forzisti, come Scotti, Archiutti, Marano, Fasolino; udicini come Danzi, Tunis, Forte; esponenti di An, come Bevilacqua, Florino, Pace. Al tempo della prima lettura della Cirami, Schifani, dopo una votazione, se ne uscì con un poco elegante. "Li abbiamo fregati" disse. In piccolo, allora, Giovedi, in grande, con uno sprezzo di regole e regolamenti che può solo recare disdoro al Parlamento della Repubblica.