Oggi una cosa insolita. Invece di una breve barzelletta un lungo racconto, ma con una storia antica che ho provveduto a modificare in minima parte. Si tratta di un brano di Boccaccio, che a me ha fatto ridere, una cosa che ha più di 700 anni ma che è ancora godibile. Io ho sostituito Bruno e Buffalmacco, i due che giocano lo scherzo, con Previti e Dell'Utri, e Calandrino, la vittima, con l'amato Silvio.
Secondo me, se avete tempo, merita i cinque minuti di lettura che richiede. In allegato l'originale.
Buon divertimento.
Giovanni Sboccaccio
Decameron attualizzato
Ottava giornata
Novella sesta
Dell’Utri e Cesare Previti rubano un porco a Berlusconi; fannogli fare la sperienzia magica da ritrovarlo con galle di gengiovo e con vernaccia, e a lui ne danno due, l'una dopo l'altra, di farcite con cacche di cane confettate; si fanno poi ricompensare, se egli non vuole che alla Veronica sua moglie il dicano.
Non ebbe prima la novella di Filostrato fine, della quale molto si rise, che la reina a Filomena impose che seguitando dicesse; la quale incominciò:
Graziose donne chi Berlusconi, Dell’Utri e Cesare Previti fossero, non bisogna che io vi mostri, ché assai l'avete di sopra udito; e per ciò, più avanti faccendomi, dico che Berlusconi aveva un suo poderetto non lontano da Arcore, che in dote aveva avuto dalla moglie, del quale tra l'altre cose che su vi ricoglieva, ci allevava ogn'anno un maiale, che lui il nomava “il porco comunista”, ed era sua usanza sempre colà di dicembre d'andarsene la moglie ed egli in villa, e ucciderlo e quivi farlo salare.
Ora avvenne una volta tra l'altre che, non essendo la Veronica sua moglie ben sana, Berlusconi andò egli solo ad uccidere il porco comunista; la qual cosa sentendo Dell’Utri e Cesare Previti, e sappiendo che la moglie di lui non v'andava, se n'andarono ad un prete loro grandissimo amico, vicino di Berlusconi, a starsi con lui alcun dì. Aveva Berlusconi, la mattina che costor giunsero, ucciso quel maiale comunista, e vedendogli col prete, gli chiamò e disse:
- Voi siate i ben venuti. Io voglio che voi veggiate che massaio io sono - e menatigli in casa, mostrò loro questo porco, quel maiale comunista, pronto per farne salcicce.
Videro costoro il maiale esser bellissimo. Allora Dell’Utri disse:
- Deh! come tu se'grosso o bel maiale! Vendilo, e godiamocene i denari; e a mogliata dì che ti sia stato imbolato, cioè rubato, da altri comunisti.
Berlusconi disse:
- No, ella nol crederrebbe, e caccerebbemi fuor di casa; non v'impicciate, ché io nol farei mai.
Le parole furono assai, ma niente montarono, sì che costoro non vi vollon cenare, e partirsi da lui.
Disse Dell’Utri a Cesare Previti: - Vogliangli noi stanotte imbolare, rubare, sottrarre, come da articolo 654 Codice penale che tu ben conosci, quel porco?
Disse Previti: - O come potremmo noi?
Disse Dell’Utri: - Il come ho io ben veduto, se egli non lo sposta di là ove era testé.
- Adunque - disse Cesare - facciamolo; e poscia cel goderemo qui insieme col sacerdote.
Il prete disse che per lui andava bene. Disse allora Dell’Utri:
- Qui si deve usare un poco d'arte: tu sai, Cesare, come Berlusconi è avaro e come egli beve volentieri quando altri paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete faccia vista di pagare tutto per onorarci e non lasci pagare a lui nulla; egli si ciurmerà, finirà sbronzo fradicio e verracci troppo ben fatto poi far quel che vogliamo, per ciò che egli è solo in casa.
Come Dell’Utri disse, così fecero.
Berlusconi, veggendo che il prete nol lasciava pagare, si diede in sul bere, e benché non ne gli bisognasse troppo, pur si caricò bene; ed essendo già buona ora di notte quando dalla taverna si partì, senza volere altramenti cenare, se n'entrò in casa, e credendosi aver serrato l'uscio, il lasciò aperto e andossi al letto. Previti e Dell’Utri se n'andarono a cenare col prete, e, come cenato ebbero, presi loro argomenti per entrare in casa Berlusconi là onde Dell’Utri aveva divisato, là chetamente n'andarono; ma, trovando aperto l'uscio, entrarono dentro, e ispiccato il porco, a casa del prete nel portarono, e ripostolo, se n'andarono a dormire.
Berlusconi, essendogli il vino uscito del capo, si levò la mattina, e, come scese giù, guardò e non vide il porco suo, e vide l'uscio aperto; per che, domandato questo e quell'altro se sapessero chi il maiale s'avesse avuto, e non trovandolo, incominciò a fare il romore grande:
- Ohimé, dolente mé, che il porco mi è stato imbolato!!!
Dell’Utri e Cesare Previti levatisi, se n'andarono verso Berlusconi, per udir ciò che egli del maiale dicesse. Il qual, come gli vide, quasi piagnendo chiamatigli, disse:
- Ohimè, compagni miei, che il porco mio m'è stato imbolato.
Dell’Utri, accostatoglisi, pianamente gli disse:
- Maraviglia, che se'stato savio una volta. Tu menti!
- Ohimè- disse Berlusconi - ché io dico da dovero.
- Così di',- diceva Dell’Utri - grida forte sì, che paia bene che sia stato così.
Berlusconi gridava allora più forte e diceva: - Al corpo di Dio, che io dico da dovero che egli m'è stato imbolato.
E Dell’Utri diceva: - Ben dì, ben dì: e' si vuol ben dir così, grida forte fatti ben sentire, sì che egli paia vero.
Disse Berlusconi: - Tu mi faresti dar l'anima al nimico. Io dico che tu non mi credi, se io non sia impiccato per la gola, che egli m'è stato imbolato.
Disse allora Dell’Utri: - Deh! come dee potere esser questo? Io il vidi pure ieri costì. Credimi tu far credere che egli sia volato?
Disse Berlusconi: - Egli è come io ti dico.
- Deh! - disse Dell’Utri - può egli essere?
- Per certo,- disse Berlusconi - egli è così, di che io son diserto e non so come io mi torni a casa: mogliema nol mi crederà, e se ella il mi pur crede, io non avrò uguanno pace con lei.
Disse allora Dell’Utri: - Se Dio mi salvi, questo è mal fatto, se vero è; ma tu sai, Berlusconi, che ieri io t'insegnai dir così: io non vorrei che tu ad un'ora ti facessi beffe di moglieta e di noi.
Berlusconi incominciò a gridare e a dire: - Deh perché mi farete disperare e bestemmiare Iddio e'santi e ciò che v'è? Io vi dico che il porco m'è stato stanotte imbolato.
Disse allora Cesare Previti: - Se egli è pur così, vuolsi veder via, se noi sappiamo, di riaverlo.
- E che via - disse Berlusconi - potrem noi trovare?
Disse allora Cesare Previti:
- Per certo egli non c'è venuto d'India niuno a torti il porco; alcuno di questi tuoi vicini dee essere stato; e per ciò, se tu gli potessi ragunare, io so fare la esperienza del pane e del formaggio, una magia a base di un cibo che scostringe a dir la verità, e vederemmo di botto chi l'ha avuto.
- Sì,- disse Dell’Utri - ben farai con pane e con formaggio o con altri mezzi una magia a certi gentilotti, tutti i tuoi vicini di Arcore che ci ha dattorno, ché son certo che alcun di loro l'ha avuto, e avvederebbesi del fatto, e non ci vorrebber venire.
- Come è dunque da fare? - disse Cesare Previti.
Rispose Dell’Utri: - Vorrebbesi fare con belle galle di gengiovo, dei pasticcini dolci, e con bella vernaccia, e invitargli a bere. Essi non sel penserebbono e verrebbono; e così si possono benedire le galle del gengiovo, come il pane e 'l cacio, e i pasticcini ci diranno magicamente chi è il ladro.
Disse Cesare Previti: - Per certo tu di' il vero; e tu, Berlusconi, che di'? Vogliallo fare?
Disse Berlusconi: - Anzi ve ne priego io per l'amor di Dio; ché, se io sapessi pur chi l'ha avuto, sì mi parrebbe esser mezzo consolato.
- Or via, - disse Dell’Utri - io sono acconcio d'andare infino a Arcore per quelle cose in tuo servigio, se tu mi dai i denari.
Aveva Berlusconi forse quaranta soldi, li quali egli gli diede. Dell’Utri, andatosene a Arcore ad un suo amico speziale, comperò una libbra di belle galle di gengiovo, e avuti i pasticcini, a un paio cambiò il ripieno. Ne fece riempire due con cacche di cani; poscia fece dar loro le coverte del zucchero, come avevan l'altre, e per non ismarrirle o scambiarle, fece lor fare un certo segnaluzzo per lo quale egli molto bene le conoscea, e comperato un fiasco d'una buona vernaccia, se ne tornò in villa a Berlusconi e dissegli:
- Farai che tu inviti domattina a ber con teco tutti coloro di cui tu hai sospetto; è festa, ciascun verrà volentieri, e io farò stanotte insieme con Cesare Previti la 'ncantagione sopra le galle, e recherolleti domattina a casa, e per tuo amore io stesso le darò, e farò e dirò ciò che fia da dire e da fare.
Berlusconi così fece. Ragunata adunque una buona brigata tra di giovani di Milano 2, che vicino la villa erano, e di lavoratori Mediaset che frequentavano la villa di Arcore, la mattina vegnente, Dell’Utri e Previti vennono con una scatola di galle e col fiasco del vino, e fatti stare costoro in cerchio, disse Dell’Utri:
- Signori, mi convien dirvi la cagione per che voi siete qui, acciò che, se altro avvenisse che non vi piacesse, voi non v'abbiate a ramaricar di me. A Berlusconi, che qui è, fu ier notte tolto un suo bel porco, né sa trovare chi avuto se l'abbia; e per ciò che altri che alcun di noi che qui siamo non gliele dee potere aver tolto, esso, per ritrovar chi avuto l'ha, vi dà a mangiar queste galle una per uno, e bere.
E infino da ora sappiate che chi avrà rubato il maiale, non potrà mandar giù la galla, anzi gli parrà più amara che veleno, e sputeralla; e per ciò, anzi che questa vergogna gli sia fatta in presenza di tanti, è forse il meglio che quel cotale che avuto l'avesse, in penitenzia il dica, e io rinuncerò a questa magia.
Ciascun che v'era disse che ne voleva volentier mangiare; per che Dell’Utri, ordinatigli e messo Berlusconi tra loro, cominciatosi all'un de'capi, cominciò a dare a ciascun la sua, e, come fu il turno di Berlusconi, presa una delle ripiene con feci canine, gliele pose in mano. Berlusconi prestamente la si gittò in bocca e cominciò a masticare; ma sì tosto come la lingua sentì il saporaccio, così Berlusconi, non potendo l'amaritudine sostenere, la sputò fuori.
Quivi ciascun guatava nel viso l'uno all'altro, per veder chi la sua sputasse; e non avendo Dell’Utri ancora compiuto di darle, non faccendo sembianti d'intendere a ciò, s'udì dir dietro:
- Eja, Berlusconi, che vuol dir questo? - Per che prestamente rivolto, e veduto che Berlusconi la sua aveva sputata, disse:
- Aspettati, forse che alcuna altra cosa gliele fece sputare: tenne un'altra - ; e presa la seconda, gliele mise in bocca, e fornì di dare l'altre che a dare aveva.
Berlusconi, se la prima gli era paruta amara, questa gli parve amarissima; ma pur vergognandosi di sputarla, alquanto masticandola la tenne in bocca, e tenendola cominciò a gittar le lagrime che parevan nocciuole, sì eran grosse; e ultimamente, non potendo più, la gittò fuori come la prima aveva fatto.
Cesare Previti, che intanto bere alla brigata, e Dell’Utri, li quali, insieme con gli altri, questo vedendo, tutti dissero che per certo Berlusconi se l'aveva imbolato egli stesso; e furonvene di quegli tra i presenti che aspramente il ripresero.
Ma pur, poi che partiti si furono, rimasi Dell’Utri e Cesare Previti con Berlusconi, gl'incominciò Previti a dire:
- Io l'aveva per lo certo tuttavia che tu te l'avevi rubato da solo, e a noi volevi mostrare che ti fosse stato imbolato, per non darci una volta bere de' denari che tu n'avesti.
Berlusconi, il quale ancora non aveva sputata l'amaritudine della cacca canica, incominciò a giurare che egli avuto non l'avea.
A lui Dell’Utri disse:
- Intendi sanamente, Berlusconi, che egli fu tale nella brigata che con noi mangiò e bevve, che mi disse che tu avevi quinci su una giovinetta che tu tenevi a tua posta, una tua lussuriosa amante, e davile ciò che tu potevi rimediare, e che egli aveva per certo che tu l'avevi mandato questo maiale.
Tu sì hai apparato ad esser beffardo! Tu ti credi co' tuoi giuramenti far credere altressì che il porco che tu hai donato o venduto, ti sia stato imbolato. Noi sì siamo usi delle tue beffe e conoscialle; tu non ce ne potresti far più; e per ciò, a dirti il vero, noi ci abbiamo durata fatica in far l'arte, per che noi intendiamo che tu ci doni due paia di capponi, se non che noi diremo a monna Veronica tua moglie ogni cosa.
Berlusconi, vedendo che creduto non gli era, parendogli avere assai dolore, non volendo anche il riscaldamento e l’ira della moglie, diede a costoro due paia di capponi. Li quali, avendo essi già salato il porco, quel povero ex-maiale comunista, portatisene a Firenze, lasciaron Berlusconi col danno e con le beffe.