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un libro sui Bush   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #224 di 553 |
Da Barbara, che ringraziamo, 3 cose:

Una sua riflessione:

"America. Un presidente proclamato da un ufficio presieduto
da suo fratello, votato da meno di meta' degli elettori, in un'elezione
a cui ha partecipato meno di meta' dei cittadini, fra poco verra' a
bombardare qualcuno per insegnargli la democrazia" (l'ho scritta a
dicembre del duemila, e questa e' gia' la terza volta che mi viene
buona).


Una notizia:

"E' un dovere disobbedire alle leggi nazionali se a rispettarle si commette
un crimine contro l'umanita'". Tre suore
rischiano trent'anni di carcere per aver "violato la sicurezza nazionale"
introducendosi in un'area militare (con forbici da giardino per tagliare le
recinzioni) e prendendo a martellate un silos contenente armi.


Una segnalazione:

"La famiglia dei presidenti d'America", ovvero i Bush di Michael Landsbury
È uscito il 14 di novembre in Francia "Bin Laden, la vérité interdite" (Bin
Laden, la verità vietata), di Jean-Charles Brisard e Guillaume Dasquié, un
libro scandalo che denuncia i rapporti dell'amministrazione Bush (e delle
precedenti) con il regime dei talebani, tenuti fino a pochissimi mesi fa.
Gli Stati Uniti hanno da tempo individuato nelle ex repubbliche sovietiche
dell'Asia centrale giacimenti ricchissimi di greggio e gas naturale e,
contemporaneamente, hanno sempre manifestato la loro preoccupazione per
l'instabilità politica dell'area.
L'Afghanistan, si sa, non ha giacimenti petroliferi ma è geograficamente
strategico per far arrivare quelle risorse naturali nei porti dell'Oceano
indiano e, da lì, in tutto il mondo.
Deve essere un vizio di famiglia quello di fare affari in segreto con i
regimi dittatoriali.
Chissà se anche il nonno dell'attuale presidente americano, Prescott Bush,
senatore del Connecticut per due volte, avrebbe usato ai suoi tempi la frase
«O con me o con Bin Laden».
Certo, lui, più solennemente, avrebbe dovuto dire «O con me o con Hitler».
Non lo disse mai, anzi non lo fece mai.
Sì, perché il vecchio Bush era direttore e azionista della Union Banking
Corporation (UBC).
La banca, secondo l'attenta ricostruzione di Webster G.Tarpley e Anton
Chaitkin,
autori del libro sull'ex presidente George Bush "George Bush: The
Unauthorized Biography", era stata fondata per finanziare la
riorganizzazione dell'industria tedesca durante il periodo nazista.
Il principale partner tedesco della UBC era l'industriale Fritz Thyssen,
famoso per aver scritto in un libro: «Io ho pagato Hitler».
Tra le aziende tedesche che la UBC finanzò c'era la Silesian-American
Corporation,
diretta dallo stesso Prescott Bush, che fu vitale fino al 1942 per fornire
carbone
all'industria bellica nazista. Un'altra delle aziende finanziate era la
German Steel Company che produsse quasi la metà dell'acciaio e degli
esplosivi che armavano l'esercito di Hitler.
Il bisnonno dell'attuale presidente americano, Bert Walker, era stato uno
dei soci fondatori della Compagnia di navigazione Hamburg-America Line di
cui Prescott Bush fu, per un periodo, anche direttore. La Compagnia dava
frequentemente passaggi gratis e in prima classe a membri del partito
nazista. Nei primi anni trenta le sue navi portarono alle squadracce di
Hitler armi e munizioni dall'America alla Germania.
La passione per la guerra e le armi non è nuova nella famiglia Bush.
Samuel Bush, padre di Prescott fu direttore della War Industries Board che
fece affari d'oro con la prima guerra mondiale.
L'ipocrisia puritana domina la politica americana: apparentemente tutti i
membri delle Amministrazioni e gli stessi presidenti, una volta ricevuto
un incarico pubblico, si sono sempre spogliati dei loro interessi in
aziende, banche e compagnie. In realtà hanno continuato a favorire le
lobbies da
cui provenivano o che li avevano finanziati durante la campagna elettorale.
Alcuni membri dell'Amministrazione Bush, è noto, provengono dal mondo
delle multinazionali petrolifere.
Tra questi i più potenti sono: Condoleeza Rice (direttrice del Consiglio
nazionale di sicurezza) e il vicepresidente Dick Cheney (secondo molti il
vero presidente ombra).
È palese l'interesse americano, in questa fase, nel guidare, soprattutto
militarmente, il nuovo e confuso ordine mondiale scaturito dal crollo
dell'Unione Sovietica. Le fonti di energia vanno controllate non più, come
una volta, attraverso regimi amici ma sostanzialmente inaffidabili.
Occorre una presenza diretta delle truppe Usa che garantisca la stabilità di
paesi produttori di greggio. Ne è stato un esempio eloquente il dopo Guerra
del
golfo. I soldati americani presidiano da allora l'Arabia Saudita e
sorvegliano perennemente l'intera area con i loro aerei (i caccia inglesi e
americani volano ogni giorno sulle no-flying zones dell'Irak).
La tesi di fondo del libro "Bin Laden, la verità vietata", di Jean-Charles
Brisard e Guillaume Dasquié, è che il vero scopo della strana Guerra afgana
non sia la lotta al terrorismo ma i grandi interessi petroliferi, chiari
alle multinazionali americane ben prima dell'11 settembre.





Ven 11 Apr 2003 12:35 pm

c3050277
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Inoltra Messaggio #224 di 553 |
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Da Barbara, che ringraziamo, 3 cose: Una sua riflessione: "America. Un presidente proclamato da un ufficio presieduto da suo fratello, votato da meno di meta'...
Francesco Cascioli
member; u=69...
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11 Apr 2003
12:35 pm
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