Oggi vi mando un sacco di roba. Iniziamo con due foto (Grazie a Agostino Falconetti per la bottiglia e a Pedorra per il Saddam).
Vi segnalo inoltre che è in libreria “Barzellette su George W. Bush”, a cura di Cascioli, Malatempora, 7 euro (ampie anticipazioni del libro, insieme alle migliori barzellette e vignette, sono visionabili su www.ilpalo.com/bush/index.htm ).
Il libro è stato realizzato mettendo insieme il materiale migliore tra quello inviato a questa nostra lista, più altre barzellette, vignette e immagini buffe cercate su giornali di tutto il mondo e tradotte poi in italiano.
Un grazie quindi a tutti gli iscritti alla lista: senza il loro contributo questo libro non sarebbe nato. In fondo trovate l’elenco degli iscritti (fino a settembre, quando il volume è andato in tipografia) che ho anche pubblicato sul libro, per ringraziarvi anche sulla carta oltre che via email. Per la privacy ho levato il nome del provider e abbreviato alcuni nomi, in maniera che sia impossibile mandarvi SPAM. Spero che la cosa vi faccia piacere.
Bush – come si sa – non è tanto preparato ed efficiente nel suo lavoro da presidente. Dice bugie e si impappina, emettendo “papere” spaventose e demenziali. Per definire le scempiaggini di George W., Jacob Weisberg ha addirittura coniato una nuova parola: “bushismo”. Presentiamo alcune delle citazioni commentate, molte altre sono nel libro, altre ancora sono impossibili da raccontare a parole. Come quando, durante un concerto, Bush fece ciao con la mano a Stevie Wonder.
Un “bushismo” visivo: per apprezzarlo bisognava vederlo.
Buon divertimento!
Ecco alcune citazioni riprese dal libro:
“… ogni tanto, anzi: piuttosto spesso, la vera psiche di George W. gli prende la mano, scavalca “il presidente al lavoro”, prende il possesso della lingua, e lascia uscire uno strafalcione. Alle volte è ignoranza pura, altre è un grido di dolore che esce dal cuore di questo povero e insieme illustre impiegato statale. Viene alla luce la sua vera anima, e il lapsus libera l’inconscio, come nella frase seguente:
Washington, DC, 4 ottobre 2001
Nel migliore dei casi ne vengono fuori alcuni esempi di autoreferenzialità, da cui si deduce che gli Stati Uniti stimano solo se stessi:
Dopo un incontro con Jean Chrétien, Washington, DC, 5 febbraio 2001
Di certo lo staff avrà sentito un brivido nell’ascoltare quest’altro delizioso lapsus freudiano commesso parlando degli irakeni:
Washington, DC, 13 aprile 2003
Eppure il “pover’uomo”, la facciata pubblica dell’America, sbagliando si rivela profeta. Dopo le notizie sull’occupazione dell’Irak che procede nel disordine più completo, non sembra che il povero George abbia previsto tutto?
Per di più il giovane Bush non possiede una vasta cultura ecologista:
“Non è l’inquinamento che sta rovinando l’ambiente, ma le impurità nell’aria e nell’acqua”
Ma non è finita. Ecco un altro caso strepitoso di lapsus freudiano:
«La legge che firmo oggi dirige nuovi fondi e maggiore attenzione verso l’obiettivo di raccogliere informazioni essenziali sulla minaccia terroristica e sulle armi di produzione di massa.»
Washington, Dc, 27 Novembre 2002
Grazie George! Se non ci fossi tu a fare chiarezza…
Il vero problema su cui fare attenzione non sono gli arsenali di Saddam, ma le “armi di produzione di massa” che l’Occidente fabbricava “in massa” e poi vendeva all’Irak.
George W. Bush, 20 Dicembre 2000
I no global rischiano la pelle, Carlo Giuliani ce l’ha lasciata mentre - a suo modo - aiutava il mondo a capire le ingiuste regole del commercio internazionale, e Georgino sentenzia:
Quebec City, Canada, 21 aprile 2001
Quando George affronta le metafore “lancia in resta”, più si impegna e più produce gaffe:
La Crosse, Wisconsin, 18 ottobre 2000
E ancora:
«New York Daily News», 19 febbraio 2000
Alle volte la metafora gli finisce direttamente in un “non senso”:
Arlington Heights, Illinois, 24 ottobre 2000
Oscure segrete? Roba da Grande Inquisitore.
Come gli vengono certe idee all’Imperatore del Mondo?
Bush junior ha difficoltà non solo con le metafore, ma con tutte le figure retoriche. Non è abile con nessuno strumento linguistico. Genera “neologismi” e invece di nuove parole vengono fuori dei MOSTRI semantici.
«Porterò avanti una politica estera esterodiretta.»
Redwood, California, 27 settembre 2000
Lui per contratto deve “parlare a tutta la nazione”, apre bocca e gli escono frasette come:
«Gli attentati suicidi sono aumentati. Ce ne sono troppi.»
Albuquerque, New Mexico, 15 agosto 2001
«60 Minutes lI», 5 dicembre 2000
Il suo blaterare lambisce uno dei fenomeni meno conosciuti in natura: l’invenzione delle barzellette. George con le sue sciempiaggini ci va molto vicino:
Philadelphia, Pennsylvania, 14 maggio 2001
Come commentare perle di questo tipo:
“Ho avuto buoni pensieri nel passato. Ho avuto buoni pensieri nel futuro”.
Non è più un uomo, è solo un Presidente. Per lui valgono comandamenti diversi da quelli a cui obbediscono i comuni mortali. Anche il Vangelo viene lievemente modificato:
«Financial Times», 14 gennaio 2000
Bush – è più forte di lui! – “non ama se stesso”, ma “ama essere amato”. Non “porge l’altra guancia”, attende che gliela porgano gli altri. Non è un cammello o un ricco petroliere che “non passerà mai per la cruna di un ago”, lui – più semplicemente – fa sparare a tutti i cammelli.
L’universo è troppo complicato per l’Imperatore del mondo. Prendiamo il nome dei secoli: perché quello composto da tutti i 19.. (1900, 1901, 1902, ecc.) viene chiamato ventesimo e non diciannovesimo?
Perché il Congresso non ha ancora fatto una legge in proposito?
Perché il mondo intero complotta a tendere trappole verbali ad un povero studente texano?
A proposito dello scandalo Lewinsky, Arlington Heights, Illinois, 24 ottobre 2000
15 settembre 1995
George è tutto in frasi come questa:
«È chiaramente un bilancio. Ci sono un sacco di numeri.»
Reuters, 5 maggio 2000
Perspicace, acuto nelle osservazioni, implacabile nelle analisi. Ci tranquillizza sapere che il mondo è affidato in mani sicure.
È diventato presidente barando sui risultati elettorali, ma il bravo George ha già rimosso tutto. Quando accenna alla sua campagna elettorale e all’elezione, sentenzia:
«Ma la domanda davvero importante è: quante mani ho stretto?»
«The New York Times», 23 ottobre 1999
Diciamolo francamente: il paese di Buffalo Bill meritava un presidente migliore:
«È ovvio che il nostro paese fa molto affidamento sul petrolio straniero.
Una quantità sempre maggiore delle nostre importazioni proviene dall’estero.»
Beaverton, Oregon, 25 settembre 2000
Le importazioni da dove dovrebbero venire? Ma che scuole ha fatto?
George trova il suo lavoro stressante. Tanti memorandum scritti fitti fitti, niente immagini, pochi colori. Fortuna ci sono i libri:
«Una delle cose favolose dei libri è che a volte ci sono delle immagini bellissime.»
«U.S. News & World Report», 3 gennaio 2000
Lui non legge: guarda le figure.
Produce strafalcioni quando parla dell’eccesso di armi da fuoco che affligge l’America:
«Penso che dovremmo alzare il limite d’età oltre il quale i minorenni possono possedere armi da fuoco.»
St. Louis, Missouri, 17 ottobre 2000
In confronto “Io speriamo che me la cavo” è profondo come un Trattato di semiotica.
Sa molto poco del Messico. Attenzione: parliamo del Messico, non della Lituania, cioè di un paese che confina con gli Usa, in particolare con il Texas, di cui George è stato governatore.
«Né in francese, né in inglese, né in messicano.»
Rifiutandosi di rispondere alle domande dei giornalisti durante il Summit delle Americhe. Quebec City, Canada, 21 aprile 2001
Che Dio salvi l’America (e pure tutti noi)!
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Ampie anticipazioni del libro di Francesco Cascioli, “Barzellette su Bush”, edizioni Malatempora, 7 Euro, insieme alle migliori barzellette e vignette, sono visionabili su www.ilpalo.com/bush/index.htm .