REPUBBLICA on-line 17-6
CARTA CANTA
di Marco Travaglio
Di bene in meglio
"Il 13 giugno non ci sarà alcun terremoto. Ma non attribuirei tutta questa importanza a queste elezioni. Io credo che andranno bene per noi. Sono tranquillo. Il voto a Forza Italia ci permetterà di continuare a governare nei prossimi due anni con prestigio e senza subire gli attacchi della sinistra."
(Silvio Berlusconi, Time, 6-6-2004)
"Le elezioni le vedo bene. Ho gli ultimi sondaggi, Forza Italia è sopra il 25 per cento, meglio che alle precedenti Europee. La verità è che i sondaggi bisogna saperli leggere. Ci sono tanti indecisi: il 60 per cento è comunque orientato a votare Forza Italia."
(Silvio Berlusconi, Corriere della sera, 7-6-2004)
"Le preferenze a me varranno come riconoscimento di quello che ho realizzato in politica estera."
(Silvio Berlusconi, congresso di Assago, 29-5-2004)
"E' necessario che gli elettori non disperdano il loro voto sui piccoli partiti."
(Silvio Berlusconi, congresso di Assago, 29-5-2004)
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2004, fuga dal Cavaliere
Famigli e sicofanti si fregano fra loro
di BARBARA JERKOV
ROMA - Un dossier che fa male, quello sui risultati elettorali di Forza Italia. Fa male al cuore del Cavaliere, "ché lei non se la immagina nemmeno la sua umanità", sospira un amareggiato collaboratore. Perché i numeri, eccoli nero su bianco, mettono ora sotto accusa proprio i suoi affetti più cari.
Bondi no, ché il suo ruolo a capo del partito non è mai stato organizzativo quanto di garante dell'ortodossia berlusconiana. Del numero due Cicchitto s'è detto abbastanza, in queste ore: le accuse vanno dall'incapacità di intercettare il voto dei suoi ex compagni socialisti ad aver messo in lista candidati troppo deboli, scelti solo per garantire l'elezione ad altri, l'uso sistematico dei bloccaggi per blindare gli amici, i ritardi, le inefficienze. Ma non è un problema solo di vertice questa sconfitta, e soprattutto non da affrontare ora, prima dei ballottaggi, come di fatto conferma la nota con cui ieri Berlusconi ha ribadito ai due, "fino al 2006", la sua fiducia. Il disastro è generalizzato, e chiama in causa personaggi assai vicini appunto al Capo.
Scapagnini, per dire. Sindaco di Catania e proconsole del leader nella città etnea, ma soprattutto medico di fiducia, l'inventore della dieta tibetana che a dicembre fece perdere al premier dieci chili in due settimane.
Ecco, a Catania città, Forza Italia è crollata dal 41% delle politiche al 21. Era primo partito, precipita al terzo posto dopo Listone e An. Idem a Siracusa: Forza Italia perde più di 20 punti, dal 37 al 16%.
Micciché, che della Sicilia è coordinatore, parla ora di un "disastro annunciato", e denuncia che non gli hanno permesso di candidarsi pur di recuperare Musotto e non irritare Dell'Utri. Risultato: la Sicilia perde 15 punti rispetto al 2001. Ma è solo la punta di un iceberg. Al Sud Forza Italia ha messo in lista solo un calabrese, Covello. Un brav'uomo, dicono ora di lui i colleghi, un ex dc, qualche guaio (superato) con la giustizia. "Dinamico, creativo, instancabile", si definisce sulla sua pagina web. Ha portato 26 mila preferenze. Cioè niente. Del resto An e Udc hanno schierato in Calabria i loro massimi calibri, ministri come Alemanno (280 mila preferenze), Gasparri (203 mila) o "macchine da guerra" come il centrista Cesa (103 mila) che infatti hanno fatto il pieno. Mentre in Calabria Forza Italia passa dal 25,7 al 13,3%.
In Puglia finisce nel mirino un altro ex enfant prodige caro a Berlusconi, il giovane governatore Fitto. Si era incaponito per candidare Vernola, presidente della giunta provinciale di sinistra. Un po' come se a Roma Forza Italia avesse candidato Gasbarra. "In pratica", si sfoga un avvilito esponente forzista, "ci è toccato andare dai nostri amministratori a spiegare loro che dovevano raccogliere voti per questo signore che fino al giorno prima li attaccava dai banchi della maggioranza. Giustamente ci hanno mandato a quel paese". Risultato, Vernola è arrivato quarto e lo hanno ripescato per il rotto della cuffia. In compenso a Maglie, la città di Fitto, il partito ha perso 20 punti: dal 47 al 28%.
In Campania Forza Italia ha perso tutti i comuni. Tutti. Adesso se la prendono con il coordinatore Martusciello, ma la realtà è che a Napoli in casa forzista è guerra aperta. Hanno fatto perfino due chiusure separate della campagna elettorale. Stesso giorno, stessa ora: una con Martusciello e Schifani, l'altra con Scajola, Russo e Ventre. E il partito cala dal 34 al 19%.
A Roma, nei giorni prima del voto, è andato in scena lo psicodramma dei manifesti senza il nome di Berlusconi. La capitale era stata tappezzata di poster con quelli di Tajani, Antoniozzi e Zappalà, e sì che il Cavaliere ci teneva tanto a vincere la sfida delle preferenze con Lilli Gruber. E' andata com'è andata. Forza Italia ha preso 1.190.661 voti, Berlusconi 432.413 preferenze, Lilli la rossa 795.288. Tajani, Antoniozzi e Zappalà sono riusciti a farsi eleggere tutti e tre. Gli altri candidati, salta fuori adesso, erano tutti davvero troppo deboli. Fazzi, sindaco di Lucca: per averlo in lista si è speso, pare, lo stesso presidente del Senato Pera. Tanto impegno ha fruttato però solo 16 mila preferenze. Ancora meno, 5.100, ne ha prese Francesca Scopelliti, vivamente sponsorizzata da Adornato. "Con questi pensatori ci fai i libri", sibilano ora i colleghi, "non le elezioni".
La lista in assoluto più debole è stata alla fine quella del nordovest, Milano per capirsi, dove Forza Italia ha sempre avuto il suo core business. Loiaconi: 650 preferenze. Costanzia: 789. Creperio: 982. "Ma come li hanno scelti? Nemmeno fossero elezioni di condominio..." accusa un altro alto esponente forzista.
Comunione e Liberazione, molto vicina all'attuale vertice del partito grazie agli ottimi rapporti fra Formigoni e Cicchitto, aveva imposto tre nomi: Mario Mauro nel nordovest, Bartolozzi al centro e Lisi nel nordest. Il patto era blindare insieme Mauro e Cinzia Bonfrisco in Lombardia. E' finita che i socialisti hanno mantenuto la parola, i ciellini no: Mauro è passato, la Bonfrisco resta a casa. Al pari di Bartolozzi e Lisi, peraltro, visto che il primo, al centro, è stato fregato dai bloccaggi dei romani. E i forzisti del nordest hanno a loro volta ignorato l'ordine di scuderia e Lisi è arrivato solo settimo. Con questa logica è finita male perfino Simona Fede, la figlia di Emilio. Candidandola, Berlusconi ha fatto felice il babbo, ma si è preso appena 9 mila preferenze. Elezioni, come si diceva, che fanno male agli affetti.
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