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ho girato una bufala!   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #466 di 553 |
Ringrazio i primi due lettori che me l'hanno segnalata: Francesco E. e Daniela F.
tutti i particolari sul sito di attivissimo:
 
da:
 
 

Perché è una bufala

Tralasciando l'italiano decisamente sconnesso, la premessa di base dell'appello è che boicottando una delle case produttrici si possano ottenere sostanziali ribassi del prezzo della benzina.

Purtroppo la premessa è sbagliata. Gran parte del prezzo alla pompa, infatti, non dipende dai produttori, ma dal Fisco. Dell'euro circa che paghiamo per un litro di benzina, al produttore vanno una trentina di eurocent: il resto è costituito da tasse (accisa e IVA). Queste, perlomeno, sono le cifre che ho trovato online, e che sarebbero “dati forniti dal Ministero dell'Industria” a novembre 2002. I prezzi elencati qui sono in euro.

Prodotto Petrolifero

Prezzo
alla
pompa

Accisa

IVA

Totale
imposte

Prezzo al
netto delle
imposte

Benzina senza piombo

1,056

0,542

0,176

0,718

0,338

Gasolio per auto

0,866

0,403

0,144

0.547

0,319

GPL

0,545

0,157

0,091

0,248

0,297

Al massimo, quindi, il boicottaggio potrebbe incidere su quei trenta eurocent circa di prezzo al netto delle imposte. Quand'anche benzinai e società petrolifere decidessero improvvisamente di lavorare a metà prezzo, il costo alla pompa scenderebbe a 85 eurocent, cifra ben lontana dai 55 prospettati dall'appello come risultato ottenuto in USA.

Risultato che è fra l'altro inventato di sana pianta. Infatti il prezzo medio nazionale USA riferito a novembre 2002 (grosso modo l'epoca in cui ha iniziato a circolare l'appello) era $1,44 al gallone (un gallone vale circa 3,78 litri), pari a 0,38 euro al litro, non 0,55.

Anche l'affermazione che è stata “abbassata a questi livelli con questo metodo” è falsa, perché la variazione dei prezzi non è dovuta a boicottaggi selettivi, ma all'andamento del mercato petrolifero. Un documento della Exxon taglia la testa al toro: presenta due grafici, quello del prezzo del greggio e quello del prezzo alla pompa in USA, che sono sostanzialmente sovrapponibili, soprattutto dagli anni Settanta in poi. Quando sale il prezzo del greggio, sale il prezzo alla pompa. Idem in caso di discesa.

grafico prezzi benzina

Andamento dei prezzi alla pompa, in dollari costanti (corretti per l'inflazione)

grafico prezzi greggio

Andamento dei prezzi del greggio, in dollari costanti (corretti per l'inflazione)

Quindi di calo dei prezzi USA derivanti da boicottaggi proprio non c'è alcuna traccia.

Che cosa c'è dietro

Appurato che il contenuto dell'appello è totalmente infondato, resta da chiedersi che cosa abbia spinto l'autore dell'appello a diffonderlo. La spiegazione più istintiva è l'intenzione di sabotare la IP (l'unica compagnia petrolifera citata), che fra l'altro non è assolutamente detto che pratichi sistematicamente i prezzi più alti: controllate i distributori della vostra zona e ve ne accorgerete.

Tuttavia la ricerca in Google Groups indica che il messaggio è arrivato improvvisamente nei newsgroup fra il 30 e il 31 luglio 2002, ha sempre come mittente una "Sonia", il cui indirizzo advad@... punta a un nome di dominio inesistente, riporta sempre gli stessi due indirizzi altrettanto inesistenti (From: lucagmb82@..., To: lauraroeftto70@..., che ho verificato entrambi ottenendo “user unknown”), ed è stato inviato ripetutamente ai newsgroup più disparati e fuori tema, come it.annunci.usato, it.annunci.commerciali, free.it.auto.lancia-delta, free.it.cultura.fotografica e it.lavoro.consulenti.

La presenza di diversi errori veramente macroscopici di italiano, che di primo acchito parrebbe una semplice indicazione di scarsa cultura linguistica, se combinata con questi indizi, fa invece pensare a un “pallone-sonda” di quelli lanciati occasionalmente dagli spammer: gli errori servono per creare sequenze di parole univoche, che consentono di seguire la diffusione del messaggio tramite i motori di ricerca, proprio come ho fatto io. Tuttavia, in mancanza di conferme, non posso esserne del tutto certo.

Sia come sia, l'appello è una bufala e ne sconsiglio vivamente la diffusione.

Aggiornamento (14 marzo 2003): coinvolto un professore dell'Università di Pisa

Come al solito, anche stavolta la distribuzione incontrollata degli appelli più squinternati fa "vittime" innocenti. Ricevo infatti da un professore dell'Università di Pisa la richiesta di segnalare che la bufala circola anche in una versione accompagnata in calce dal suo nome, cognome, indirizzo del luogo di lavoro, numeri di telefono, ed indirizzo e-mail, in maniera tale che ne sembra l'autore, cosa assolutamente falsa.

Non è un fenomeno nuovo: per esempio, l'appello-bufala per la povera Rachel che riceverebbe 32 cent per ogni copia dell'appello che mandate, ha visto coinvolti l'Istituto Superiore di Sanità e altri enti pubblici di prestigio, che si sono trovati ad essere involontari "firmatari" dell'appello, facendolo sembrare autentico.

In questo caso, il professore smentisce in maniera categorica di essere l'autore dell'invito al boicottaggio.

Il caso del professore è tipico delle conseguenze nefaste di chi, per varie ragioni, si ritrova ad avere il proprio nome associato a una bufala. Come mi racconta il professore stesso,

"da diverse settimane mi arrivano ogni giorno decine di e-mail e telefonate con richieste di chiarimento, commenti di tutti i tipi, ed anche insulti. Ho quindi cercato di rispondere a tutti i messaggi che mi sono arrivati con delle smentite e richieste di interrompere la catena. Tuttavia, negli ultimi giorni la divulgazione di questo messaggio sembra invece aumentare esponenzialmente (forse anche grazie a questa firma, ritenuta da qualcuno "autorevole")."

Ma come sempre le sue risposte individuali e le sue smentite non bastano, per cui si è rivolto al Servizio Antibufala nella speranza che questo possa dare più visibilità alla reale situazione. Riporto pertanto integralmente il testo della sua smentita, e mantengo riservato il suo nome per non esporlo ulteriormente alla persecuzione  derivante da questa bufala:

Oggetto: Bufala boicottaggio benzina

Da diverso tempo gira nella rete un messaggio a catena con una proposta di boicottaggio per ridurre il prezzo della benzina. Si tratta di una "bufala" in giro dal luglio 2002, come si puo' vedere, ad esempio, nel sito web http://www.attivissimo.net/antibufala/caro_benzina/caro_benzina.htm

Ultimamente (cioè da circa fine gennaio) è stata immessa in rete una versione del messaggio originale con aggiunti in calce il nome, cognome, luogo di lavoro, recapiti telefonici ed e-mail di un professore dell'Università di Pisa, in maniera tale che ne sembrasse l'autore, cosa, ovviamente, del tutto falsa.

Qualora riceveste (o abbiate già ricevuto) tale messaggio, siete quindi vivamente pregati non solo di non continuare la catena ma anche, se possibile, di far pervenire questa smentita a più persone possibile che pensiate possano aver ricevuto il messaggio stesso. Grazie.

Speriamo serva a qualcosa.

 

Comunque ed in ogni caso,

 

da :

http://www.attivissimo.net/antibufala/stopesso_greenpeace/stopesso_greenpeace.htm

 

Avvertenza:

 

C'è boicottaggio e boicottaggio :

campagna di Greenpeace che invita a boicottare la Esso.

(L'appello circola almeno da fine febbraio 2003).

 

In questo caso non c'è un vero e proprio testo specifico: c'è semplicemente il passaparola degli utenti, che segnalano la campagna di Greenpeace che invita a boicottare la Esso per via del suo coinvolgimento nelle operazioni militari in Iraq e per la sua politica antiecologica.

La campagna di Greenpeace esiste, ed è reperibile nel sito di Greenpeace all'indirizzo indicato spesso nell'appello, ossia http://www.greenpeace.it/stopesso. Oltretutto funziona.


Questo appello non va confuso con un'altra iniziativa di boicottaggio riguardante la benzina, quella promossa da Greenpeace contro Esso (Exxon), che assolutamente non è una bufala ed ha tutt'altro significato e spessore. Non vorrei che qualcuno, leggendo una riga sì e una no della mia indagine antibufala, pensasse che tutte le forme di boicottaggio che girano intorno al petrolio siano bufale (e magari che io sono al soldo delle compagnie petrolifere; capita anche questo).

La differenza fondamentale e abissale fra l'appello di Greenpeace e la campagna "boicotta Esso e Shell per dimezzare il prezzo della benzina" sta nelle motivazioni e nell'efficacia: mentre la seconda ha un obiettivo egoista e oltretutto impossibile per motivi fiscali (si vuole pagare meno la benzina soltanto per essere liberi di rombare con il macchinone, ed è il Fisco il principale responsabile del prezzo del carburante), l'invito al boicottaggio della Esso fatto da Greenpeace ha una motivazione etica ed ha ottime possibilità di riuscita. E' una forma pacifica di protesta, presente in numerosi paesi, come trovate descritto sul
sito italiano di Greenpeace.

La differenza fondamentale e abissale tra questa campagna di Greenpeace e quelle descritte in altre mie indagini antibufala, sta nelle motivazioni e nell'efficacia.

Mentre gli appelli-bufala hanno un obiettivo egoista (si vuole pagare meno la benzina soltanto per essere liberi di rombare con il macchinone) e oltretutto impossibile per motivi fiscali (è il Fisco, non la società petrolifera, il principale responsabile del prezzo del carburante), l'invito al boicottaggio della Esso fatto da Greenpeace e presente in numerosi paesi ha una motivazione profondamente etica ed ha ottime possibilità di riuscita. E' una forma pacifica di protesta e di esprimere la propria opinione.

Come trovate descritto sul sito italiano di Greenpeace citato sopra, l'invito a boicottare la Esso (e la sua casa madre, Exxon) ha varie motivazioni.

  • contro l'intervento militare in Iraq: si tratta di una "azione responsabile e nonviolenta... un gesto concreto contro la guerra - non finanziare chi le dà energia". Secondo Greenpeace, infatti, Exxon sarebbe, fra le compagnie petrolifere, la maggiore beneficiaria dell'intera operazione militare in Iraq. Un'ipotesi assai plausibile, dato che Exxon è la maggiore compagnia petrolifera del mondo;
  • contro la politica commerciale antiecologica della Exxon. Infatti, secondo Greenpeace, "tra le prime decisioni di Bush, così come esplicitamente richiesto dalla Exxon, ci sono state il rifiuto di ratificare il Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, l’avvio all’estrazione petrolifera anche in aree protette e la rimozione del presidente dell’IPCC (International Panel on Climate Change) che sin dal 1995 aveva indicato nell’uso di combustibili fossili la principale causa dei cambiamenti climatici."

Trovate la documentazione molto accurata di queste affermazioni nei documenti scaricabili dal sito di Greenpeace.

Oltre ad avere un contenuto moralmente assai più difendibile, questa forma di boicottaggio è efficace, diversamente da quella mirata soltanto a far calare il prezzo alla pompa. Infatti come spiegato presso Clarence.com (http://www.clarence.com/staff/mao/archives/001050.html) "secondo un recente sondaggio dell'agenzia Mori, nell'arco di un anno, il numero degli inglesi che hanno dichiarato di rifornirsi periodicamente nelle stazioni Esso è sceso di un quarto e circa un milione di guidatori hanno deciso di boicottare la compagnia per la sua politica in merito ai cambiamenti climatici. Dalla ricerca emerge che, alla domanda su dove si riforniscono regolarmente di carburanti, nel 2001 il 26% aveva risposto Esso contro il 19% dell'ultimo sondaggio."

In altre parole, questo tipo di iniziativa funziona: il consumatore accorto può davvero influenzare il modo di operare delle società petrolifere, punendo quelle eticamente scorrette e premiando quelle che prestano ascolto alle campagne contro l'inquinamento, per esempio. Cito sempre da Clarence: "Che una politica più attenta alle esigenze di tutela ambientale sia oramai una strategia anche per il mercato, è dimostrato dal dato, rilevato dalla stessa agenzia, che la British Petroleum, che al contrario ha deciso di non disconoscere le proprie responsabilità sui cambiamenti climatici e sta investendo molte risorse nella ricerca su fonti rinnovabili, è passata da 18% al 21% nelle preferenze dei guidatori."

I risultati della campagna di boicottaggio contro Exxon sembrano essere significativi: come riferisce sempre Clarence.com, "che la strategia di azione diretta sul mercato iniziasse ad affaticare le politiche irresponsabili della compagnia statunitense lo si era capito già nel corso dell'ultima riunione degli azionisti, allorquando, su suggerimento di accreditate agenzia di consulenza finanziaria, circa il 20% dei proprietari di azioni della Exxon aveva richiesto formalmente che l'azienda fosse più presente sul mercato delle energie alternative e la smettesse di spendere soldi in pubbliche relazioni dirette a convincere la pubblica opinione dell'inesistenza dell'effetto serra e del suo legame con i combustibili fossili."

Per farla breve: la campagna promossa da Greenpeace non ha niente a che vedere con le altre bufale , e non è assolutamente una perdita di tempo.

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Francesco Cascioli
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