L’invito a firmare la petizione sulla laicità, ha provocato reazioni contrastanti: c’è chi è d’accordo e chi no.
Come moderatore ho il dovere di riportarle. Ecco una lettrice favorevole:
« Ciao Francesco: ho firmato.
Aggiungerei un paio di riflessioni, per la personale battaglia che sto combattendo contro la "scomparsa dei fatti" (oramai soffro di Travaglite).
Gli appelli seri, di studenti e professori seri, contestavano il fatto che l'invito di Guarini era stato fatto senza consultare corpo docente e studenti, e contestavano l'opportunità che il Papa tenesse la "letio magistralis" che sicuramente non gli compete.
A queste obiezioni il rettore aveva risposto affermando che il Papa non avrebbe tenuto la "letio", bensì un intervento, dopo sindaco e ministro dell'università, su quello che avrebbe dovuto essere il tema della giornata: la pena di morte.
Ho ascoltato (per un'ora e un quarto!) la lettura del discorso che il Papa avrebbe dovuto leggere alla Sapienza.
Inizia con un ringraziamento per l'invito a tenere "una lezione" (?), prosegue parlando dell'università, della sua storia, delle caratteristiche specifiche delle facoltà che la compongono, tratta di fede e di ricerca della verità, ma neppure una volta nomina la
pena di morte.
Come mai?
Sarebbe bello se ce lo spiegasse il buon "inquisito" Guarini?
Sbaglierò, ma mi è tornato in mente Fazio (ex governatore di Banca d’Italia) che quando
tutti gridavano: "Mettetelo in galera!" si presentava in Piazza S. Pietro per assistere all'udienza del Papa.
Mi sa che tutto preso dai suoi problemi giudiziari e alla disperata ricerca di una patente di moralità, che sperava gli arrivasse dal Papa per "proprietà transitiva", il rettore non è riuscito a spiegarsi neppure con l'illustre invitato!
Come spiegare altrimenti un discorso così "fuori tema"?
Anna D. »
Ecco invece una lettera di un contrario, che mi ha allegato un documento che riporto in coda all’email.
« Francesco,
sono anni che sono iscritto alla tua newsletter che trovo divertente e sagace.
Ti chiedo però, per favore, di non utilizzarla per fini diversi da quelli per cui la gente si è iscritta (satira su Berlusconi) e di utilizzarla a fini propagandistici su temi di assoluta rilevanza come quello da te citato. Alla luce di ciò, spero tu voglia capire il mio disappunto nei confronti del tuo gesto e ti chiedo, qualora tu volessi continuare ad utilizzare la mail a tali fini, di cancellarmi da essa.
Mi permetto di allegare, sul tema, il testo di un volantino che ho letto e che ben sintetizza il mio pensiero a tal proposito, nella speranza che tu possa riflettere (come io ho fatto sulla tua petizione) e, che ne so, magari pubblicarlo.
Grazie
Giorgio G.»
Ecco il documento allegato:
« I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L’unico posto dove il Papa non può parlare è
Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:
1) l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone.
Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;
2) la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come
Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore – in forza della sua fede – della ragione e della libertà. »
Francesco Cascioli