vi giro una lettera di lilliput ai disobbedienti riguardo STOP ESSO WAR
mata
----- Original Message -----
From: <emivic@...>
To: "disobbedienti.roma" <disobbedienti.roma@...>
Sent: Monday, March 24, 2003 3:28 PM
Subject: [disobbedienti.roma] lettera aperta ai disobbedienti da lilliput
da www.carta.org
Lettera aperta ai Disobbedienti
Questa lettera di Enrico Euli, della Rete Lilliput, ci è sembrata
particolarmente utile ad aprire una discussione sulla disobbedienza civile,
di fronte alla guerra, dopo il taglio delle pompe di benzina Esso, a Roma,
che ha provocato la presa di distanza del Comitato
StopEssoWar, promotore del boicottaggio della compagnia petrolifera che
rifornisce l'esercito statunitense.
Vi scrivo questa lettera aperta dopo qualche giorno dall'azione notturna in
cui avete scelto di tagliare le pompe di benzina in vari
distributori, a Roma. In primo luogo vorrei dirvi che non considero il
vostro un atto "vandalico" [come invece riporta il comunicato di
StopEssoWar, che per altri versi condivido]. Lo considero un atto di
sabotaggio, politicamente motivato e valutato, deliberatamente
assunto da voi come scelta di disobbedienza. Proprio per questo voglio
continuare a dialogare con voi e tra noi, come sta accadendo da
qualche tempo: perché penso che questa ricerca e sperimentazione, distinta e
comune, abbia un senso ed un valore che può andare
oltre le singole fasi di difficoltà e di allontanamento. Vi scrivo per
spiegarvi tutti i motivi per cui NON sono d'accordo con la vostra azione,
e mi piacerebbe avere con voi dei confronti pubblici su questo.
1. Sul contentuo dell'azione
So quanta intelligenza e sensibilità avete verso l'uso di linguaggi
simbolici. Tagliare le pompe di benzina e portarle per strada come
trofei di guerra non si riduce a ciò che compiamo verso un oggetto, ma crea
immediatamente una relazione simbolica tra parola e
azione e chi vi assiste. La violenza non sta dunque tanto nell'atto di
distruggere cose [anche se, vi chiedo, perché potenziare
ulteriormente un'estetica necrofila che dite di rifiutare?], ma nel suo
essere metafora di altro. D'altra parte, se non fosse così, non lo
fareste. Quindi, è a questo livello che sono disposto a parlare e non ad
altri, troppo semplificatori e ipocriti [del tipo: distruggere un
oggetto non è violenza contro esseri viventi, quindi.]. Mi pare che questa
vostra azione, a differenza di altre che mi hanno incuriosito e
rallegrato, si muova purtroppo ancora dentro una vecchia cultura che vive
sulla falsa equazione: più illegalità e aggressività = più
radicalità ed efficacia. La storia dimostra, dolorosamente e tragicamente,
il contrario. Peraltro, in questo, apparite veramente succubi e
complici della cultura conformista dei mass-media, sempre assetati di
sangue, esibizione e morte. So che non è così, ma in alcune
situazioni, mi vengono forti dubbi [e se vengono a me, figuratevi ad
altri!].
2. Sulle relazioni implicate nell'azione
Un'azione nonviolenta non può esimersi da una prospettiva di tipo
etico-politico, non può cioè non riguardare una lettura delle relazioni.
Rispetto all'azione del taglio delle pompe vorrei domandarvi questo: non
pensate che si tratti di un atto intimidatorio che percorre la
logica violenta del "punirne uno per educarne cento"? Non pensate che
colpevolizzare un benzinaio sia un buon modo per liberarci dei
nostri sensi di colpa e delle nostre complicità e corresponsabilità rispetto
all'uso di benzina che, impunemente, voi e noi continuiamo a
fare nel distributore di fronte, chissà perché inopinatamente risparmiato?
Vi sentireste pronti a creare un fondo di solidarietà per i
benzinai a cui avete distrutto le pompe? Perché essi dovrebbero essere
valutati diversamente rispetto ai portuali di Livorno [Solo a
partire dalla logica delle alleanze e della affinità di obiettivi, immagino,
ma questo per la nonviolenza non basta, visto che siamo tutti,
dico tutti, in primo luogo, esseri umani]?
3. Sui contesti implicati nell'azione
L'azione nonviolenta si pone necessariamente anche domande che riguardano i
contesti spazio-temporali in cui essa ha luogo. Pensate
che la vostra azione sia praticabile a livello di massa, ampli la
partecipazione delle persone o, invece, non aumenti la paura, il desiderio
di starsene a casa con la propria bandiera in una situazione di stress come
è già quella attuale? Pensate che essa aumenti o depotenzi
il rischio di una repressione e criminalizzazione del movimento? Le
richieste "securitarie" scendono o si accrescono, tra la popolazione?
Non pensate che questo tipo di azioni vadano a "boicottare chi boicotta", ad
ostacolare e rallentare l'adesione ad altri tipi d'azione contro
i prodotti petroliferi già in corso? Non pensate che le azioni clandestine e
notturne siano lette, nel contesto in cui siamo, troppo vicine a
quelle di chi trama nell'ombra, colpisce, terrorizza, distrugge e fugge via
[caratteristica tipica di Bush, bin Laden e di qualunque apparato
militare]?
Spero di essere stato abbastanza chiaro e che si possa riprendere la nostra
conversazione, anche su queste basi.
Attendo fiducioso, con affetto e speranza
Enrico Euli
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