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REFERENDUM ARTICOLO 18   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #200 di 204 |
Domenica 15 e Lunedì 16 Giugno siamo chiamati a votare per il Referendum sull'estensione dell'Articolo 18.
Credo che sia importante la vittoria del SI, e, poichè la maggioranza delle persone con cui ho parlato ha dubbi riguardo al fatto che la vittoria del SI potrebbe indebolire le piccole aziende, vi posto questo articolo di Alessandro Sabiucciu pubblicato sul settimanale Carta. Sabiucciu fa un'analisi abbastanza approfondita del mondo delle piccole aziende in Veneto, svelando l'inganno (ambientale, fiscale, retributivo) dietro il quale si reggono. E si propone di rimettere al centro la figura del lavoratore, in tutta la sua dignità e umanità. Non un lavoratore come una cosa che oggi mi serve e domani non più. Un lavoratore come una persona. Giusto ieri un collega mi riferiva di 5 lavoratori che sono stati licenziati in una piccola azienda di Carini (in provincia di Palermo, vicino a dove lavoro io) circa un mesetto dopo essersi iscritti al sindacato. Questo deve continuare? Non credo sia accettabile. D'altra parte, adesso che il referendum c'è... bisogna pure porsi il problema di cosa succederebbe se non si raggiungesse il quorum, se non vincesse il SI. Si darebbe titolo alla maggioranza di mettere mani all'articolo 18, di iniziare la progressiva e a quel punto inesorabile distruzione di quel che resta del sistema dei diritti, in quanto la gente si è espressa e... dell'articolo 18 non gliene frega un bel niente! Un bel regalo a Berlusconi e Confindustria. Quindi meditate, gente, meditate... e votate bene!
 
 
 
ALESSANDRO SABIUCCIU
 
"Il segreto del nord est è un trucco", dice Alessandro Sabiucciu, assessore al lavoro della Provincia ed ex segretario della Camera del lavoro di Venezia: "Il traino del tumultuoso sviluppo in Veneto non è l'innovazione del prodotto, ma solo quella del metodo produttivo". Il metodo è quello, ben noto, della polverizzazione del ciclo: produzione a basso costo, sparsa sul territorio, per vendere a basso prezzo. Solo che la riduzione dei costi ha ridotto tutto il resto: l'attenzione all'ambiente, il rispetto delle regole fiscali, i sistemi di welfare, la sicurezza del lavoro, i diritti di tutti e in particolare dei migranti.
 
Vediamo di capire, con Sabiucciu, come funziona: "Il poeta Andrea Zanzotto, scrivendo del suo Veneto, ha usato la parola 'spaesamento'. Dovuto al lavoro che invade, occupa e soffoca, costantemente, il territorio e la società. Dal punto di vista ambientale, questo metodo si scarica soprattutto sulle strade: l'intasamento è costante, gli spostamenti dei camion sono continui, i capannoni occupano ogni spazio libero, le zone industriali stringono d'assedio anche paesi abitati da poche anime. E' un disastro che non viene regolato e razionalizzato in nessun modo. Dal punto di vista fiscale, il ricorso al lavoro irregolare e nero è costante: le leggi berlusconiane sul falso in bilancio e sui capitali all'estero servono proprio a questo, perchè gli imprenditori si trovano a non poter giustificare consistenti surplus di produzione e di guadagno. Dal punto di vista del welfare, il legame è evidente: un sistema basato sul lavoro ha visto in questi anni un costante calo dei contributi. Per non parlare della sicurezza: il numero degli infortuni sul lavoro è altissimo".
 
E arriviamo ai diritti: "La precarietà diffusa rende tutti ricattabili e fragili: e la legge ad hoc è la Bossi-Fini. In una società attrattiva per i migranti come questa, quella legge svolge il 'gioco di sponda' per ridurre i diritti di tutti."
 
Le piccole aziende disseminate sul territorio, qui, sono le cosidette 'contoterziste': quelle che lavorano per conto terzi, per esempio per Benetton. Ormai in crisi, perchè il gruppo Benetton ha trovato nell'est europeo manodopera a un costo inferiore, e leggi fiscali ancora più comode. I contoterzisti si occupano di un solo particolare della produzione, della tessitura, o della confezione, o della stireria. E' a queste aziende, che spesso non sono neanche aziende, ma primitivi laboratori nascosti nei sottoscala, che si rivolge in Veneto il referendum per l'allargamento dell'articolo 18. Perchè sono tantissime, un numero più alto che in tutto il resto del paese. Sabiucciu: "Trent'anni fa, quando è nato lo Statuto dei lavoratori, le aziende con meno di quindici dipendenti erano laboratori artigiani. Oggi i contoterzisti sono pienamente inseriti nella filiera delle grandi aziende. Benetton si sposterà in Ungheria o in altri paesi dell'est perchè gli conviene, e i contoterzisti che non sapranno trovare via d'uscita chiuderanno, indipendentemente dall'articolo 18".
 
Ma cos'è che rende così importante il modello veneto? Per Sabiucciu, "la deregolazione del lavoro e la cancellazione dei diritti sono stati due degli elementi anticipatori che rendono il nord est interessante e significativo, ai nostri occhi e a quelli del mercato: qui si è sperimentato il 'job on call' (lavoro a chiamata) già tre anni fa. L'azienda era la Zanussi, che decise questa sorta di ruolo 'squillo' del lavoratore grazie ad un accordo separato con Fim e Uilm, che però venne cancellato dal referendum tra i lavoratori voluto dalla Fiom. Ora il lavoro a chiamata è diventato legge. Se precarizzi il lavoro precarizzi la società stessa; e una società precaria è incerta del futuro. Diventa centrale il 'collante autoritario', razzismo, paura, xenofobia. Anche di questo arretramento culturale il nord est è un modello".
 
E che senso ha, qui, il referendum per l'allargamento dell'articolo 18? "Affronta il problema della necessità di una nuova 'piattaforma sociale', a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro: se prendi la Zanussi, oggi ci trovi dai quattro ai quindici contratti collettivi diversi, ma lo stesso vale per un ospedale, o per qualsiasi altro luogo di lavoro. Il contratto è un 'collante identitario' comune, capace di portare un elemento di unità tra i dispersi del lavoro; e di recuperare 'massa critica', potere contrattuale, coesione sociale. Capace poi di ricostruire la relazione tra lavoro e territoriio. E' anche da quella relazione che è nato lo Statuto dei lavoratori alla fine degli anni '60: la fabbrica parlava alla società e la società alla fabbrica. Su quella relazione ora è caduto il silenzio, e senza quella relazione il lavoro rimane solo una merce come un'altra. Il referendum ripropone la dignità e i diritti come elemento unificante. Ho una piccola speranza, che mi scava dentro come un tarlo: questa volta non si parla solo del lavoro salariato, come è accaduto per il referendum sulla scala mobile che abbiamo perso alla metà degli anni '80: si parla della dignità di un uomo o di una donna. Perciò, mi ricorda altri referendum, che ugualmente parlavano di dignità e di diritti: quello sull'aborto e quello sul divorzio. Vorrei che scattasse, come allora, quella trasversalità che ci ha permesso di vincere grandi battaglie di civiltà".


Sab 7 Giu 2003 10:48 am

danielelentini1@...
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Domenica 15 e Lunedì 16 Giugno siamo chiamati a votare per il Referendum sull'estensione dell'Articolo 18. Credo che sia importante la vittoria del SI, e,...
Daniele Lentini
danielelentini1@...
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7 Giu 2003
10:48 am
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