Ma quello sull'articolo 18 non è l'unico referendum a cui saremo chiamati a rispondere il 15/16 Giugno. Se ne parla poco, ma in ballo c'è anche la questione dell'elettrodotto coattivo. Anche in questo caso, sarebbe bene votare si per cancellare un decreto del 1933 che aveva un senso quando la diffusione degli elettrodotti su tutto il territorio era realmente un interesse collettivo, ma non ha più nessun senso oggi che il settore dell'energia è stato completamente liberalizzato e serve gli interessi di pochi e non della collettività. Anche in questo caso allego un articolo sull'argomento. Ciao a tutti, e buon voto.
BELLUNO
Per non essere schiavi dell'elettrosmog
C'è una strana congiura del silenzio, perciò moltissimi ancora non sanno che il 15 giugno 2003, oltre che sulla questione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, saremo chiamati a votare su un altro Referendum, per l'abrogazione della "servitù di elettrodotto", su cui abbiamo raccolto quasi 600.000 firme durante la scorsa estate.
Per non essere schiavi dell'elettrosmog
C'è una strana congiura del silenzio, perciò moltissimi ancora non sanno che il 15 giugno 2003, oltre che sulla questione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, saremo chiamati a votare su un altro Referendum, per l'abrogazione della "servitù di elettrodotto", su cui abbiamo raccolto quasi 600.000 firme durante la scorsa estate.
Si tratta di cancellare una norma del 1933 che obbliga ogni cittadino a concedere il passaggio delle linee dell'alta tensione sul proprio terreno. Questa servitù era giustificabile un secolo fa, quando l'interesse collettivo era quello di portare l'energia elettrica in tutto il territorio. Oggi l'Italia è percorsa da una ragnatela di 7.000 Km di elettrodotti, utilizzati al 25% della loro potenza, quindi assolutamente sovrabbondanti.
Mantenere questa legge significa prevaricare il diritto del cittadino e il potere dei Comuni a pianificare il territorio, a favore degli interessi economici delle Società elettriche; infatti, a seguito della liberalizzazione dell'energia elettrica, che porterà alla costruzione di centinaia di nuove centrali, senza la vittoria del Sì al referendum, assisteremo ad una ulteriore proliferare di elettrodotti.
Il potere di imporre il passaggio dell'elettrodotto ha permesso alle Società di costruire prevalentemente linee elettriche aeree (assai meno costose di quelle interrate), ovunque (deturpando il paesaggio) e spesso in condizioni di evidente insalubrità ambientale; basta pensare a quante tratte attraversano i nostri paesi, addirittura in prossimità di scuole e case.
Senza il potere di servitù coattiva i gestori dovranno concordare e ponderare i nuovi tracciati di elettrodotti con i proprietari dei terreni e con gli Enti Locali, nell'ottica di una più attenta pianificazione urbanistica, che privilegerà certo l'interramente delle linee elettriche con una riduzione dell'impatto ambientale e sanitario. Solo così si potrà attuare concretamente il principio di precauzione (enunciato nell'art. 174 del Trattato costitutivo dell'Unione Europea), quale garanzia del diritto alla salute, inalienabile e prioritario: il principio di precauzione afferma che, al fine di garnatire la protezione di beni fondamentali come la salute o l'ambiente, è necessaria l'adozione di misure di cautela anche in situazioni di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situaizone di rischio, e non è invece dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel caso dei campi elettromagnetici "c'è evidenza sufficiente per invocare il principio di precauzione", e secondo l'Istituto Superiore di Sanità l'imposizione al campo magnetico generato dagli elettrodotti aumenta il rischio di insorgenza di leucemia infantile.
L'abrogazione della Servitù di elettrodotto porterebbe ad un riequilibrio del marcato, tale da favorire le energie rinnovabili prodotte e usate localmente, l'interramento e miglior utilizzo delle tratte esistenti e la localizzazione più idonea di eventuali nuove linee.
L'abrogazione della Servitù di elettrodotto porterebbe ad un riequilibrio del marcato, tale da favorire le energie rinnovabili prodotte e usate localmente, l'interramento e miglior utilizzo delle tratte esistenti e la localizzazione più idonea di eventuali nuove linee.
Sono anche altri i motivi per votare sì a questo Referendum; in particolare: accelerare il risanamento degli elettrodotti che oggi attraversano i centri abitati, promuovendone lo spostamento (o, meglio, l'interramento) e chiedere - vista l'analogia - una rigida regolamentazione per le antenne di telefonia mobile.
Michele Boato direttore Ecoistituto del Veneto
articolo tratto da:
Il Corriere delle Alpi ( quotidiano indipendente bellunese)
Michele Boato direttore Ecoistituto del Veneto
articolo tratto da:
Il Corriere delle Alpi ( quotidiano indipendente bellunese)
Alto Adige - Trentino
[4 Giugno 2003]
[4 Giugno 2003]