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#204 Da: "Angelo Proto" <angpro@...>
Data: Lun 15 Nov 2004 2:54 pm
Oggetto: dal Guatemala l'orrore.......
angelo_proto
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16.04.2004
Guatemala, la strage a riflettori spenti
di Maurizio Chierici

Rubo spazio alla guerra dell'Iraq per una non notizia, perché ormai non fanno notizia le stragi dove i riflettori restano spenti. Nessuno perde tempo a pubblicarle. 747 ragazzi con meno di 23 anni sono stati uccisi in Guatemala nel 2003. Quasi sempre uno per volta. Corpi lasciati in bella vista sui marciapiedi o davanti ai negozi: proibito rimuoverli. Esibizione per impaurire. Poi arriva il carro delle immondizie e li porta via. Nessuno chiede chi sono. Guerra segreta delle squadre della morte, scarpe e armi della polizia, ed è il motivo che spiega come mai la polizia non abbia mai aperto un'inchiesta. Di tanto in tanto qualche comunicato assicura il rafforzamento della «pulizia sociale». Casa Alianza, organizzazione legata alla chiesa cattolica, prova a farlo sapere a chi difende i diritti umani, eppure giornali e Tv mantengono la distrazione. Bisogna capirli. Alla guerra si aggiunge il problema delle foche massacrate in Canada. Certi dolori hanno la precedenza. Se ne riparlerà fra dieci anni, come per il Ruanda. Il Guatemala deve restare un posto per vacanze e affari, ma anche corridoio della droga che dalla Colombia risale verso Nord. Piccoli aeroporti per niente segreti gestiti direttamente dai militari; scali tecnici immersi nella foresta.
L'intero Centroamerica democratizzato dalle democrazie formali imposte dall'amministrazione Reagan-Bush padre, anni Ottanta, è attraversato dalla stessa violenza con radici sempre più robuste nella disgregazione sociale. In Honduras i ragazzi stesi dalla polizia sono 2190 negli ultimi sei anni. 600 all'anno in Salvador; quasi mille in Nicaragua. Sfogliando i giornali delle capitali «dove finalmente sono tornate pace e convivenza civile» di quei corpi nessuna traccia. Solo qualche immagine raccapricciante o lo sdegno di una madre raccolto da El Diario de Hoy, in Salvador: «Davanti alla scuola di mio figlio c'è un piccolo giardino. Al mattino i ragazzi che lo attraversano scoprono altri ragazzi distesi sull'erba, insanguinati e senza vita. Il municipio di Santa Ana dovrebbe raccogliere i cadaveri all'alba per non turbare la sensibilità dei nostri figli. È anche questione di igiene… ». Ricardo Maduro, presidente dell'Honduras, il 3 aprile è stato svegliato dalla telefonata di un giornale. La redazione aveva trovato un biglietto che minacciava il presidente, e per dare consistenza all'avvertimento, dentro un sacco di plastica, la testa di uno sconosciuto. È la decima testa senza corpo che il presidente riceve dopo aver scartato la «riconquista sociale ed umana delle bande che spadroneggiano nella città», militarizzando la repressione con le squadre senza divisa. Tra i primi «messaggi», la testa del figlio. Orrore costruito un po' alla volta dalla dottrina la cui fede annunciava l'esportazione della democrazia con la minaccia delle armi. Nemico da abbattere negli ultimi anni della guerra fredda restava il comunismo. All'improvviso diventavano comunisti vescovi e preti che stavano dalla parte dei senza niente. Le squadre della morte hanno cominciato così.
Nel Guatemala indigeno la Chiesa cercava di rafforzare la cultura della sopravvivenza senza sconvolgere la cultura che gli indios trascinano nei secoli: la proprietà dei terreni attorno ai villaggi restava comune, raccolti divisi con saggezza contadina in contrasto con la programmazione dei neoliberisti e l'ingordigia di latifondo, multinazionali e militari. Espropri, privatizzazioni, profughi. I militari guatemaltechi sono forza economica di rispetto: due banche, terreni, fabbriche. E la dottrina della Sicurezza Nazionale inventata per l' America Latina dalle amministrazioni Johnson, Nixon e Reagan, li ha trasformati in protagonisti messianici. Il problema era sminuire l'influenza della Chiesa di Roma che il Concilio Vaticano II impegnava dalla parte dei poveri: più o meno l'ottanta per cento della popolazione delle cinque repubbliche delle banane. La dottrina Rockfeller pianifica l'esportazione delle chiese protestanti, esportazione che la destra religiosa americana estremizza con sette pentecostali. Proprio in Guatemala un colpo di stato consacra presidente il generale RiosMontt, primo capo di stato non cattolico nella storia dell'America Latina. Un flusso costante di denaro ne rafforza la dittatura feroce e la conquista delle sette: oggi i protestanti del Guatemala sfiorano il 40 per cento. Legami stretti con i militari che ne assorbono l'enfasi biblica. Le chiese sparse nelle campagne diventano «cappelle del comandante» e i teologi in divisa del «cristianesimo rinato» parlano dell'esercito come di «un padre e madre nello stesso tempo». Cultura talmente radicata da condizionare anche i pochi presidenti democratici, come Cerezo, socialcristiano, il quale distingueva i militari in «intransigenti» e «meno intransigenti» non osando giudicare massacri «a volte necessari». La non intransigenza prevedeva un pentimento postumo. Così in 20 anni sono stati uccisi 210 mila contadini.
La nuova violenza non insegue l'utopia o le ideologie delle guerriglie di vent'anni fa. È il caos che sintetizza lo sradicamento, dramma di una povertà senza uscita, disordine senza ambizioni sociali. Le bande dei ragazzi proclamano «l'autodifesa della controcultura delle minoranze», battaglia per la Raza, memoria Amerinda che l'ammutinamento fortunato degli indios boliviani ha rinvigorito. Ma la copertura é fragile. Si tratta di una violenza importata dagli Stati Uniti.
Due milioni e mezzo di salvadoregni, due di nicaraguensi, quasi due milioni di guatemaltechi sono dispersi più o meno clandestinamente tra California e Florida. Poche scuole, vita da strada e la strada è impregnata dalla disperazione dei cicanos messicani in eterna lotta con gli emarginati di colore. Ogni etnia segna il proprio territorio, strade o quartieri. E le guerre urbane riempiono le carceri. I ragazzi della terza America finiti nei riformatori o nelle prigioni vengono espulsi appena scontata la pena. E al ritorno a casa, nelle province dove sono cresciuti, rifondano le organizzazioni Usa nelle quali avevano militato come soldati semplici; adesso ne diventano i capi. Il nome ricopia i cattivi maestri messicani: maras. Maras Salvatrucha (salva trota) in Honduras, M-18 in Salvador: 36 mila e 29 mila miliziani, armati con le mitragliette di ogni guerriglia. Non solo nessuno ha mai pensato di aprire un dialogo quando il fenomeno era solo un abbozzo; al contrario, le dottrine liberiste rincaravano l'emarginazione. Scuole private che lo stato finanzia, mentre il disastro degli istituti pubblici (aule e ospedali) precipita nella catasrofe. In Honduras il 65 per cento delle scuole manca di energia elettrica, il 38 non ha quasi banchi, e i ragazzi si accoccolano per terra. Al 18 per cento manca il tetto. In Guatemala dove la medicina delle erbe, tradizione maya, ha più o meno guarito per secoli la maggioranza indigena questa medicina è proibita. Così come non possono figurare nelle farmacie i così detti prodotti salva vita di fabbricazione nazionale. Il ministero della sanità autorizza solo i farmaci prodotti con tecnologie straniere. Insomma, multinazionali. Gran parte della popolazione non può permetterselo. Si cura di nascosto, come un secolo fa.
Il Nicaragua liberista, e non più sandinista, è stato taiwanizzato. «Envio», bollettino mensile centroamericano (in Italia lo diffonde Marco Cantarelli), pubblica il diario di una ricercatrice universitaria dell'Uca. Si finge operaia, viene assunta in una maquilladora, fabbrica di capitale straniero dove manovalanza locale mette assieme i prefabbricati che arrivano da fuori. Questa volta i padroni sono cinesi. Cuce, lava e stira camice per 15 ore al giorno: 12 per contratto, 3 per un cottimo obbligatorio quando serve. Permesso per andare in bagno, punita se mastica un biscotto, caldo da svenire, polveri e solventi micidiali: 1300 donne chiuse fra i reticolati di ciò che definisce «un campo di concentramento». 60 euro al mese, meno le multe che è impossibile non prendere. Perquisite con insolenza sotto le sottane mentre, sfinite, escono nella notte. In Salvador una di loro ha scoperto durante il campionato mondiale di Calcio giocato a Parigi che la maglietta di Ronaldo offerta al mercato dei souvenir, si vendeva 186 volte più cara di quanto aveva guadagnato a cucirla.
Tanti ragazzi che tornano, tanti ragazzi che non si sono mai mossi cominciano a ribellarsi nel nome di una «Raza» che vuol dire vita decente e un minimo di dignità.
Ma la striscia della terza America per il momento non inquieta. Tv e giornali del mondo libero devono difendersi dall'Islam che non ha pietà. E le bande si moltiplicano, dominano le prigioni, rendono insicuro ogni passo. Un taxista del Salvador al quale, due anni fa, ho chiesto di portarmi a Santa Ana, pochi chilometri dalla capitale, ha voluto sapere l'ora del ritorno. Ma la guerra è finita, nessuno è in agguato: provo a dire. «Con la guerra si era più sicuri. Bastava cambiare bandiera ad ogni posto di blocco. Adesso si muore per niente».



   
 

#203 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Ven 5 Set 2003 11:32 am
Oggetto: 10 settembre contromanifestazione a Roma
noctua_noctua
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Per il concerto organizzato da Mtv e CocaCola.
L'appuntemeno è a piazza san Giovanni intorno alle 18.

La coca cola è accusata di essere il mandante di assassini di
sindacalisti in Colombia.

Per aderire alla rete italiana di Boicottaggio alla coca cola
http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/

no_cocacola_it @ yahoo.it
noctua @ libero.it

#202 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Lun 21 Lu 2003 1:30 pm
Oggetto: CAMPAGNA COCA COLA
noctua_noctua
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Da parte del COCS - Coordinamento Cambia lo Sponsor - aderente al
Comitato promotore per la costruzione della Rete Italiana di
Boicottaggio della Coca Cola


CON PREGHIERA DI MASSIMA DIFFUSIONE E ADESIONE

COCA COLA -CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO 2003 - 2004


Il 22 LUGLIO 2003 inizierà ufficialmente la campagna di boicottaggio
della Coca Cola promossa dal Sindacato Colombiano SINALTRAINAL (Sind.
Lavoratori Industrie Alimentari che organizza i lavoratori delle
imprese imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana e quelli della
Nestlè).

Coca Cola è accusata di crimini di lesa umanità per essere la
mandante delle politiche repressive nei confronti del sindacato e dei
lavoratori - che hanno aderito alle lotte sindacali per difendere
diritti e posti di lavoro - che in tutti questi anni hanno prodotto
dieci morti, decine di sindacalisti rapiti e torturati.

Il SINDACATO SINALTRAINAL ha depositato lo scorso hanno presso il
Tribunale di Atlanta - USA la richiesta per l'incriminazione
Ufficiale della Coca Cola sulla base di una vecchia legge del
congresso Americano (denominata A.C.T.A).

In data 31 Marzo 2003 il giudice della Corte Federale di Atlanta,
Josè E. Martinez, ha deciso che il procedimento penale pIn data 31
Marzo 2003 il giudice della Corte Federale di Atlanta, Josè E.
Martinez, ha deciso che il procedimento penale per violazione dei
diritti umani - commessi da Forze paramilitari a nome delle Imprese
Imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana, Panamerican Beverages
Inc - PUO'ANDARE AVANTI.
La corte ha infatti deciso che la documentazione presentata dal
sindacato SINALTRAINAL è sufficiente per procedere penalmente.


Ugualmente la Corte ha deciso di mandare avanti il procedimento
penale presentato sulla base di un'altra legge Statunitense che
tutela le vittime della Tortura (T.V.P.A.)

Insieme alle iniziative di tipo legale, Il sindacato SINALTRAINAL ha
lanciato la Proposta di un Boicottaggio internazionale che inizierà
il 22 LUGLIO 2003 l'iniziativa si inserisce nel quadro della Campagna
Internazionale  Contro l'impunità Colombia Esige Giustizia.

In Italia l'obiettivo è quello di sostenere questa campagna
attraverso la costituzione di una rete che metta insieme le tante
realtà cIn Italia l'obiettivo è quello di sostenere questa campagna
attraverso la costituzione di una rete che metta insieme le tante
realtà che in questi anni hanno denunciato le politiche delle
multinazionali, dai centri sociali alle associazioni per un consumo
critico.

Apriremo questa campagna il 22 Luglio 2003 con una iniziativa
pubblica a
ROMA  PIAZZA BARBERINI a partire dalle ore 17,30
iniziando la diffusione di materiale di denuncia e sottoscrivendo
lettere di protesta da inviare direttamente alle sedi Coca Cola
Italia e negli Stati Uniti.

Comitato Promotore per la costruzione della Rete Italiana
Boicottaggio Coca Cola
(hanno già aderito: confederazione cobas, comitato carlos fonseca -
roma, centro sociale occuparo "ricomincio dal faro" - roma, centro
sociale ex-snia viscosa - roma, Cooordinamento Lombardo Nord-Sud del
Mondo, Coordinamento Cambia lo Sponsor - COCS, centro sociale
autogestito La Torre - roma, Movimento Antagonista Toscano, centro
sociale autogestito Intifada - Empoli, Il Manifesto, Redazione Terre
Libere)


Per maggiori info sulla campagna e per scaricare i moduli delle
lettere da inviare a Coca Cola:
http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/

#201 Da: "Daniele Lentini" <danielelentini1@...>
Data: Sab 7 Giu 2003 10:59 am
Oggetto: REFERENDUM ELETTROSMOG
danielelentini1@...
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Ma quello sull'articolo 18 non è l'unico referendum a cui saremo chiamati a rispondere il 15/16 Giugno. Se ne parla poco, ma in ballo c'è anche la questione dell'elettrodotto coattivo. Anche in questo caso, sarebbe bene votare si per cancellare un decreto del 1933 che aveva un senso quando la diffusione degli elettrodotti su tutto il territorio era realmente un interesse collettivo, ma non ha più nessun senso oggi che il settore dell'energia è stato completamente liberalizzato e serve gli interessi di pochi e non della collettività. Anche in questo caso allego un articolo sull'argomento. Ciao a tutti, e buon voto.
 
BELLUNO
Per non essere schiavi dell'elettrosmog


C'è una strana congiura del silenzio, perciò moltissimi ancora non sanno che il 15 giugno 2003, oltre che sulla questione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, saremo chiamati a votare su un altro Referendum, per l'abrogazione della "servitù di elettrodotto", su cui abbiamo raccolto quasi 600.000 firme durante la scorsa estate.
Si tratta di cancellare una norma del 1933 che obbliga ogni cittadino a concedere il passaggio delle linee dell'alta tensione sul proprio terreno. Questa servitù era giustificabile un secolo fa, quando l'interesse collettivo era quello di portare l'energia elettrica in tutto il territorio. Oggi l'Italia è percorsa da una ragnatela di 7.000 Km di elettrodotti, utilizzati al 25% della loro potenza, quindi assolutamente sovrabbondanti.
Mantenere questa legge significa prevaricare il diritto del cittadino e il potere dei Comuni a pianificare il territorio, a favore degli interessi economici delle Società elettriche; infatti, a seguito della liberalizzazione dell'energia elettrica, che porterà alla costruzione di centinaia di nuove centrali, senza la vittoria del Sì al referendum, assisteremo ad una ulteriore proliferare di elettrodotti.

Il potere di imporre il passaggio dell'elettrodotto ha permesso alle Società di costruire prevalentemente linee elettriche aeree (assai meno costose di quelle interrate), ovunque (deturpando il paesaggio) e spesso in condizioni di evidente insalubrità ambientale; basta pensare a quante tratte attraversano i nostri paesi, addirittura in prossimità di scuole e case.

Senza il potere di servitù coattiva i gestori dovranno concordare e ponderare i nuovi tracciati di elettrodotti con i proprietari dei terreni e con gli Enti Locali, nell'ottica di una più attenta pianificazione urbanistica, che privilegerà certo l'interramente delle linee elettriche con una riduzione dell'impatto ambientale e sanitario. Solo così si potrà attuare concretamente il principio di precauzione (enunciato nell'art. 174 del Trattato costitutivo dell'Unione Europea), quale garanzia del diritto alla salute, inalienabile e prioritario: il principio di precauzione afferma che, al fine di garnatire la protezione di beni fondamentali come la salute o l'ambiente, è necessaria l'adozione di misure di cautela anche in situazioni di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situaizone di rischio, e non è invece dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel caso dei campi elettromagnetici "c'è evidenza sufficiente per invocare il principio di precauzione", e secondo l'Istituto Superiore di Sanità l'imposizione al campo magnetico generato dagli elettrodotti aumenta il rischio di insorgenza di leucemia infantile.
L'abrogazione della Servitù di elettrodotto porterebbe ad un riequilibrio del marcato, tale da favorire le energie rinnovabili prodotte e usate localmente, l'interramento e miglior utilizzo delle tratte esistenti e la localizzazione più idonea di eventuali nuove linee.
Sono anche altri i motivi per votare sì a questo Referendum; in particolare: accelerare il risanamento degli elettrodotti che oggi attraversano i centri abitati, promuovendone lo spostamento (o, meglio, l'interramento) e chiedere - vista l'analogia - una rigida regolamentazione per le antenne di telefonia mobile.

Michele Boato direttore Ecoistituto del Veneto
 
articolo tratto da:
Il Corriere delle Alpi ( quotidiano indipendente bellunese)
Alto Adige - Trentino
[4 Giugno 2003]

#200 Da: "Daniele Lentini" <danielelentini1@...>
Data: Sab 7 Giu 2003 10:48 am
Oggetto: REFERENDUM ARTICOLO 18
danielelentini1@...
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Domenica 15 e Lunedì 16 Giugno siamo chiamati a votare per il Referendum sull'estensione dell'Articolo 18.
Credo che sia importante la vittoria del SI, e, poichè la maggioranza delle persone con cui ho parlato ha dubbi riguardo al fatto che la vittoria del SI potrebbe indebolire le piccole aziende, vi posto questo articolo di Alessandro Sabiucciu pubblicato sul settimanale Carta. Sabiucciu fa un'analisi abbastanza approfondita del mondo delle piccole aziende in Veneto, svelando l'inganno (ambientale, fiscale, retributivo) dietro il quale si reggono. E si propone di rimettere al centro la figura del lavoratore, in tutta la sua dignità e umanità. Non un lavoratore come una cosa che oggi mi serve e domani non più. Un lavoratore come una persona. Giusto ieri un collega mi riferiva di 5 lavoratori che sono stati licenziati in una piccola azienda di Carini (in provincia di Palermo, vicino a dove lavoro io) circa un mesetto dopo essersi iscritti al sindacato. Questo deve continuare? Non credo sia accettabile. D'altra parte, adesso che il referendum c'è... bisogna pure porsi il problema di cosa succederebbe se non si raggiungesse il quorum, se non vincesse il SI. Si darebbe titolo alla maggioranza di mettere mani all'articolo 18, di iniziare la progressiva e a quel punto inesorabile distruzione di quel che resta del sistema dei diritti, in quanto la gente si è espressa e... dell'articolo 18 non gliene frega un bel niente! Un bel regalo a Berlusconi e Confindustria. Quindi meditate, gente, meditate... e votate bene!
 
 
 
ALESSANDRO SABIUCCIU
 
"Il segreto del nord est è un trucco", dice Alessandro Sabiucciu, assessore al lavoro della Provincia ed ex segretario della Camera del lavoro di Venezia: "Il traino del tumultuoso sviluppo in Veneto non è l'innovazione del prodotto, ma solo quella del metodo produttivo". Il metodo è quello, ben noto, della polverizzazione del ciclo: produzione a basso costo, sparsa sul territorio, per vendere a basso prezzo. Solo che la riduzione dei costi ha ridotto tutto il resto: l'attenzione all'ambiente, il rispetto delle regole fiscali, i sistemi di welfare, la sicurezza del lavoro, i diritti di tutti e in particolare dei migranti.
 
Vediamo di capire, con Sabiucciu, come funziona: "Il poeta Andrea Zanzotto, scrivendo del suo Veneto, ha usato la parola 'spaesamento'. Dovuto al lavoro che invade, occupa e soffoca, costantemente, il territorio e la società. Dal punto di vista ambientale, questo metodo si scarica soprattutto sulle strade: l'intasamento è costante, gli spostamenti dei camion sono continui, i capannoni occupano ogni spazio libero, le zone industriali stringono d'assedio anche paesi abitati da poche anime. E' un disastro che non viene regolato e razionalizzato in nessun modo. Dal punto di vista fiscale, il ricorso al lavoro irregolare e nero è costante: le leggi berlusconiane sul falso in bilancio e sui capitali all'estero servono proprio a questo, perchè gli imprenditori si trovano a non poter giustificare consistenti surplus di produzione e di guadagno. Dal punto di vista del welfare, il legame è evidente: un sistema basato sul lavoro ha visto in questi anni un costante calo dei contributi. Per non parlare della sicurezza: il numero degli infortuni sul lavoro è altissimo".
 
E arriviamo ai diritti: "La precarietà diffusa rende tutti ricattabili e fragili: e la legge ad hoc è la Bossi-Fini. In una società attrattiva per i migranti come questa, quella legge svolge il 'gioco di sponda' per ridurre i diritti di tutti."
 
Le piccole aziende disseminate sul territorio, qui, sono le cosidette 'contoterziste': quelle che lavorano per conto terzi, per esempio per Benetton. Ormai in crisi, perchè il gruppo Benetton ha trovato nell'est europeo manodopera a un costo inferiore, e leggi fiscali ancora più comode. I contoterzisti si occupano di un solo particolare della produzione, della tessitura, o della confezione, o della stireria. E' a queste aziende, che spesso non sono neanche aziende, ma primitivi laboratori nascosti nei sottoscala, che si rivolge in Veneto il referendum per l'allargamento dell'articolo 18. Perchè sono tantissime, un numero più alto che in tutto il resto del paese. Sabiucciu: "Trent'anni fa, quando è nato lo Statuto dei lavoratori, le aziende con meno di quindici dipendenti erano laboratori artigiani. Oggi i contoterzisti sono pienamente inseriti nella filiera delle grandi aziende. Benetton si sposterà in Ungheria o in altri paesi dell'est perchè gli conviene, e i contoterzisti che non sapranno trovare via d'uscita chiuderanno, indipendentemente dall'articolo 18".
 
Ma cos'è che rende così importante il modello veneto? Per Sabiucciu, "la deregolazione del lavoro e la cancellazione dei diritti sono stati due degli elementi anticipatori che rendono il nord est interessante e significativo, ai nostri occhi e a quelli del mercato: qui si è sperimentato il 'job on call' (lavoro a chiamata) già tre anni fa. L'azienda era la Zanussi, che decise questa sorta di ruolo 'squillo' del lavoratore grazie ad un accordo separato con Fim e Uilm, che però venne cancellato dal referendum tra i lavoratori voluto dalla Fiom. Ora il lavoro a chiamata è diventato legge. Se precarizzi il lavoro precarizzi la società stessa; e una società precaria è incerta del futuro. Diventa centrale il 'collante autoritario', razzismo, paura, xenofobia. Anche di questo arretramento culturale il nord est è un modello".
 
E che senso ha, qui, il referendum per l'allargamento dell'articolo 18? "Affronta il problema della necessità di una nuova 'piattaforma sociale', a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro: se prendi la Zanussi, oggi ci trovi dai quattro ai quindici contratti collettivi diversi, ma lo stesso vale per un ospedale, o per qualsiasi altro luogo di lavoro. Il contratto è un 'collante identitario' comune, capace di portare un elemento di unità tra i dispersi del lavoro; e di recuperare 'massa critica', potere contrattuale, coesione sociale. Capace poi di ricostruire la relazione tra lavoro e territoriio. E' anche da quella relazione che è nato lo Statuto dei lavoratori alla fine degli anni '60: la fabbrica parlava alla società e la società alla fabbrica. Su quella relazione ora è caduto il silenzio, e senza quella relazione il lavoro rimane solo una merce come un'altra. Il referendum ripropone la dignità e i diritti come elemento unificante. Ho una piccola speranza, che mi scava dentro come un tarlo: questa volta non si parla solo del lavoro salariato, come è accaduto per il referendum sulla scala mobile che abbiamo perso alla metà degli anni '80: si parla della dignità di un uomo o di una donna. Perciò, mi ricorda altri referendum, che ugualmente parlavano di dignità e di diritti: quello sull'aborto e quello sul divorzio. Vorrei che scattasse, come allora, quella trasversalità che ci ha permesso di vincere grandi battaglie di civiltà".

#199 Da: "Giorgia <noctua@...>" <noctua@...>
Data: Ven 16 Mag 2003 12:56 pm
Oggetto: SINALTRAINAL a ROMA il 16 maggio
noctua_noctua
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-----INOLTRATE AGLI INTERESSATI PLIZ-----

VENERDI' 16 MAGGIO
AL CASALE PODERE ROSA

a roma in via diego fabbri snc



  Il Comitato Carlos Fonseca e il COCS - Coordinamento Cambia lo
Sponsor

invitano centri sociali, associazioni e individui già attivi o
interessati

alla pratica del boicottaggio ad una serata per saperne di più e
organizzarsi



  Colombia insanguinata, le responsabilità di Nestlé e Coca Cola.

Boicottarle a Roma: come e perchè...







ORE 19 INCONTRO con

Ermelina Mosquera Jaramillo [SIN.AL.TRA.IN.AL.] sindacato colombiano
delle industrie agro-alimentari che organizza i lavoratori e le
lavoratrici della COCA COLA e della NESTLE'





ORE 22 VIDEO SULLA REALTA' COLOMBIANA a cura del
Comitato Carlos Fonseca






alle ore 21 CENA a cura della BIO-OSTERIA del CASALE PODERE ROSA<<<






>>> IL CONTESTO


Il SINALTRAINAL, insieme a tantissime altre realtà, ha dato vita in
Colombia ad una CAMPAGNA PERMANENTE denominata «CONTRO L'IMPUNITA' -
COLOMBIA ESIGE GIUSTIZIA». Un progetto nato per denunciare i 40 anni
di sterminio contro qualsiasi forma di opposizione politica, sociale,
civile nel Paese.



Una politica di sterminio portata avanti dai gruppi paramilitari, in
collaborazione con l'esercito colombiano e la copertura del Governo
nazionale, da sempre espresione dell'oligarchia.



Tale politica di sterminio è sempre stata funzionale alla
penetrazione delle multinazionali in colombia le quali per potersi
impossessare delle immense ricchezze del territorio hanno bisogno
dell'azzeramento di qualsisi forma di organizzazion popolare,
contadina, sindacale, civile e umanitaria.



L'intervento diretto degli USA col il PLAN COLOMBIA rappresenta alla
luce anche dei nuovi scenari di conflitto internazionali lo STRUMENTO
DI SUPPORTO necessario per il consolidamento di questa politica che
oltretutto sta portando alla progressiva fascistizzazione di tutta la
società civile.





>>> APPROFONDIMENTI



la persecuzione nei confronti del SINALTRAINAL



aggiornamento dell'8 aprile 2003 dalla campagna di boicottaggio della
COCA COLA



la campagna di boicottaggio della NESTLE'

#198 Da: <phauly@...>
Data: Mar 29 Apr 2003 9:41 am
Oggetto: Fwd: [Fwd: ISFTN: Boicottaggi nei consumi]
phauly@...
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inoltro


>
> Cari amici,
>
> ho selezionato per voi alcuni brani tratti da due articoli apparsi nella
> sezione marketing del quotidiano economico-finaziario ItaliaOggi del 24
> aprile 2003.
> Personalmente credo molto nei boicottaggi nei consumi come strumento di
> lotta
> politica, specialmente quelli che colpiscono comportamenti scorretti di
> multinazionali, gruppi finanziari e banche. Non a caso viene definito
> POTERE
> D'ACQUISTO... Devo percio` rallegrarmi dei risultati ottenuti in Francia,
> Germania e Inghilterra, di cui si parla negli articoli. Purtroppo da questi
> ultimi emerge anche che l'Italia e` ancora molto indietro. Vorrei, con
> questa
> mia, incentivare questa forma di lotta. Vi prego, altresi`, di
> diffondere, se
> lo volete, questo messaggio.
>
> Saluti boicottanti,
> xxxxx
>
> Una ricerca di KRC per Weber Shandwick lancia lallarme ai marketing
> manager:
> affari a rischio in Europa.
>
> Iraq, effetto boomerang sui brand Usa
>
> In Germania e Francia un consumatore su dieci boicottera` i prodotti
> anglosassoni
>
> Stati Uniti e Gran Bretagna rischiano di perdere affari per miliardi di
> dollari in Europa a causa dell'antipatia suscitata dalla guerra allIraq. Il
> 17% dei consumatori francesi, per esempio, si e` dichiarato meno
> disposto ad
> acquistare prodotti americani, mentre il 10%  si e` detto pronto a
> evitare i
> prodotti inglesi.
>
> Situazione analoga in Germania, dove il 13% degli intervistati ha
> affermato di
> essere meno propenso allacquisto di prodotti made in Usa, mentre il 10% si
> prepara a chiudere la porta in faccia ai prodotti inglesi.
>
> Anche i consumatori inglesi, comunque, condividono sentimenti
> anti-americani:
> l'11% dei britannici, per esempio, e` favorevole al boicottaggio dei
> prodotti
> a stelle e strisce. Dal sondaggio emerge, inoltre, che, rispetto a cinque
> anni fa, la Gran Bretagna e` il paese in cui si e` verificato il piu` forte
> aumento  al boicottaggio dei prodotti per porre l'accento su questioni
> ritenute importanti, come la guerra in Iraq, il lavoro minorile o i
> problemi
> ambientali. Gli inglesi, insomma, sembrano pronti piu` di prima a sfruttare
> il loro potere d'acquisto per creare un caso politico o etico.
>
> ITALIA:
> Le multinazionali americane e inglesi possono dormire sonni tranquilli in
> Italia: non corrono nella penisola alcun rischio di boicottaggio dei propri
> prodotti. La guerra in Iraq, spiega per esempio Giuseppe Minoia, presidente
> dell'istituto di ricerca Eurisko, non ha provocato alcun cambiamento
> significativo nelle abitudini di consumo degli italiani, che continuano ad
> acquistare prodotti made in Usa e made in England spesso anche
> incosciamente,
> senza identificarne immediatamente provenienza e produzione.
>
> Certo, continua il sociologo Enrico Finzi, presidente di
> Astra-Demoskopea, se
> gli Stati Uniti dovessero attaccare, dopo l'Iraq, anche la Siria, l'immagine
> del paese a stelle e strisce potrebbe peggiorare bruscamente, e in quel caso
> potrebbero anche essere avviate ritorsioni verso le merci Usa.
>
> Ma si tratterebbe comunque di azioni sporadiche, episodiche, isolate. Manca
> infatti, al momento, un forte sostegno politico per operazioni di questo
> genere. E poi gli italiani, si sa, si emozionano facilmente ma dimenticano
> altrettanto in fretta.
>

#197 Da: Cosimo <cosimo.demusso@...>
Data: Mer 16 Apr 2003 6:58 am
Oggetto: non sono solo loro...
cosimo.demusso@...
Invia email Invia email
 
Ciao Ragazzi
per chi è libero venerdì, alle 14.30 su RaiUno c'è uno speciale di "a Sua
Immagine" sulle guerre dimenticate di Asia Africa America Latina...
Buona Visione
COSIMO

--
Ogni vita va rispetada  / che la vegna da na regia, che la vegna da na strada
Ogni guera va subito fermada / la vita se un dirito,
no la va strassada.
            Pitura Freska - Le sorti de un pianeta

#196 Da: anna0977@...
Data: Mar 15 Apr 2003 10:36 am
Oggetto: Re: grazie
anna0977@...
Invia email Invia email
 
Ciao mi chiamo Annalisa e volevo ringraziare per la preziosissma informazione 
che è stata nviatasul nuovo canale satellitare: NOWAR  TV.
Esprimo cosi la mia gioia nel vedere i pochi peronaggi in cui ancora credo fare
qualcosa a livello mediatico. Ancora grazie          Annalisa
>Per chi ha la parabola...e non solo:
>
>** NOWAR TV **
>Un canale satellitare contro la guerra.
>[Pubblicato su www.zeusnews.it il 26-03-2003]
> >> di Pier Luigi Tolardo
>http://www.zeusnews.it/news.php?cod=1997
> 
>Sono partite le trasmissioni di Nowar, una Tv che da voce alla
>gente sulla guerra e cerca di andare aldilà delle "verità
>ufficiali".
> 
>La nuova Tv si può vedere attraverso il canale satellitare
>Planete, inserito nel pacchetto Tele+, e in chiaro sul canale
>498, sempre via satellite. Tra qualche giorno inoltre, alcune
>ore di programmazione saranno inserite nei palinsesti delle Tv
>locali.
> 
>Nowar Tv sarà il nome che la l'emittente porterà per tutto il
>periodo bellico. Emittente che è nata come cooperativa di
>operatori dell'informazione e della televisione e che si avvarrà
>del contributo del network delle Telestreet Orfeo Tv di Bologna,
>del contributo dei navigatori di Internet e di volontari
>disposti a dare informazioni, immagini, approfondimenti,
>soprattutto dalle zone della guerra ma anche da ogni parte del
>mondo.
> 
>Il giornalista Giulietto Chiesa guiderà il progetto editoriale,
>Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi) sarà l'amministratore
>delegato. La Tv sarà sostenuta da un gruppo di sindaci,
>dall'Arci e dalla Banca Etica.
> 
>Tra i testimonial della Tv: Sergio Cofferati, Michele Santoro,
>Gino Strada, Jovanotti, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, Marco
>Paolini, Don Ciotti.
> 
>Secondo Giulietto Chiesa "si tratta di non cadere, ad esempio,
>nella trappola di seguire i carri armati nel deserto. Questa
>guerra riguarda tutto il mondo ed io non vorrei vedere solo
>l'informazione militare che il Pentagono organizza, ma come il
>mondo vive questa guerra".
> 
>Nowar Tv parte con una prima fase sperimentale di due ore al
>giorno, dalle 21 alle 23, ma in un secondo tempo le ore
>saliranno a quattro; tra circa tre mesi dovrebbe partire una
>programmazione sull'intero arco delle 24 ore, con moduli
>riservati alle Tv locali e alle Telestreet.
>
>Ciao COSIMO
>
>--  Ogni vita va rispetada  / che la vegna da na regia, che la vegna da na
>strada Ogni guera va subito fermada / la vita se un dirito,
>no la va strassada.
>           Pitura Freska - Le sorti de un pianeta
>
>Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo:
>boicotta-unsubscribe@yahoogroups.com
>
> L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
>http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html
>

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#195 Da: Cosimo <cosimo.demusso@...>
Data: Mar 15 Apr 2003 9:41 am
Oggetto: canale TV molto interessante
cosimo.demusso@...
Invia email Invia email
 
Per chi ha la parabola...e non solo:

** NOWAR TV **
Un canale satellitare contro la guerra.
[Pubblicato su www.zeusnews.it il 26-03-2003]
  >> di Pier Luigi Tolardo
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=1997
 
Sono partite le trasmissioni di Nowar, una Tv che da voce alla
gente sulla guerra e cerca di andare aldilà delle "verità
ufficiali".
 
La nuova Tv si può vedere attraverso il canale satellitare
Planete, inserito nel pacchetto Tele+, e in chiaro sul canale
498, sempre via satellite. Tra qualche giorno inoltre, alcune
ore di programmazione saranno inserite nei palinsesti delle Tv
locali.
 
Nowar Tv sarà il nome che la l'emittente porterà per tutto il
periodo bellico. Emittente che è nata come cooperativa di
operatori dell'informazione e della televisione e che si avvarrà
del contributo del network delle Telestreet Orfeo Tv di Bologna,
del contributo dei navigatori di Internet e di volontari
disposti a dare informazioni, immagini, approfondimenti,
soprattutto dalle zone della guerra ma anche da ogni parte del
mondo.
 
Il giornalista Giulietto Chiesa guiderà il progetto editoriale,
Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi) sarà l'amministratore
delegato. La Tv sarà sostenuta da un gruppo di sindaci,
dall'Arci e dalla Banca Etica.
 
Tra i testimonial della Tv: Sergio Cofferati, Michele Santoro,
Gino Strada, Jovanotti, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, Marco
Paolini, Don Ciotti.
 
Secondo Giulietto Chiesa "si tratta di non cadere, ad esempio,
nella trappola di seguire i carri armati nel deserto. Questa
guerra riguarda tutto il mondo ed io non vorrei vedere solo
l'informazione militare che il Pentagono organizza, ma come il
mondo vive questa guerra".
 
Nowar Tv parte con una prima fase sperimentale di due ore al
giorno, dalle 21 alle 23, ma in un secondo tempo le ore
saliranno a quattro; tra circa tre mesi dovrebbe partire una
programmazione sull'intero arco delle 24 ore, con moduli
riservati alle Tv locali e alle Telestreet.

Ciao COSIMO

--
Ogni vita va rispetada  / che la vegna da na regia, che la vegna da na strada
Ogni guera va subito fermada / la vita se un dirito,
no la va strassada.
            Pitura Freska - Le sorti de un pianeta

#194 Da: <phauly@...>
Data: Mar 15 Apr 2003 8:50 am
Oggetto: Re: Fw: Dario Fo e Franca Rame News - Il C@C@O della domenica
phauly@...
Invia email Invia email
 
http://lists.peacelink.it/pace/msg05131.html


Comunicato stampa - 15 Aprile 2003, Giornata Internazionale delBoicottaggio
per la Pace

     * Subject: Comunicato stampa - 15 Aprile 2003, Giornata Internazionale
delBoicottaggio per la Pace
     * From: "Do the right thing" <fe16719@...>
     * Date: Fri, 11 Apr 2003 10:41:42 +0200

Giovedì, 15 Aprile 2003
Giornata Internazionale del Boicottaggio per la Pace

Il Global Boycott for Peace Network organizza la prima Giornata
internazionale del Boicottaggio per la Pace.

"La pace non nascerà da uno scontro armato ma dalla giustizia vissuta e
attuata da nazioni non armate, nonostante le difficoltà. La non-cooperazione
con il male è un dovere sacro".
(Mahatma Ghandi)

L'amministrazione Bush non ha ascoltato né l'opinione pubblica né l'ONU, ma
è noto quanto sia attenta ai desideri delle corporations USA. Il GBP invita
ognuno a scegliere l'azione diretta non-violenta e rifiutare di dare i soldi
in modo irriflessivo a coloro che compiono atti a cui si è contrari.
Il nostro appello al consumatore:
- Boicotta le merci USA e spiega alle aziende perché lo fai
- Diffondi il boicottaggio
- Organizza una protesta per il 15 Aprile
- Esprimiti contro la Guerra Infinita - non tacere mai!
- Non perdere la speranza!

La base di questo boicottaggio come tattica antiguerra ha aspetti etici e
pratici. Le azioni del Boicottaggio Globale non sono dirette contro i
cittadini degli Stati Uniti o le loro truppe, ma contro l'amministrazione
Bush e la sua politica.

Molti analisti politici credono che il boicottaggio sia l'unica forma di
azione non-violenta che potrebbe fermare l'aggressività degli U.S.A.. Se le
decine di milioni di persone che hanno protestato contro la guerra
"votassero con i loro portafogli" usando il boicottaggio, l'impatto sulle
corporations USA sarebbe significativo. Oltre a questo impatto economico
diretto, un boicottaggio di successo influenzerà i leader politici
influenzando le corporation che li sponsorizzano.

Notizie sulle azioni di boicottaggio delle corporation U.S.A. in corso, e
sull'adesione data all'iniziativa da numerosi parlamentari europei, tra cui
Lucio Manisco e Luigi Vinci:
http://www.motherearth.org/USboycott/global_en.php
Altre notizie sulle azioni di boicottaggio delle corporation U.S.A. in corso
nel mondo:
http://www.consumers-against-war.de/gpb.htm

Queste le organizzazioni, i gruppi e i siti internet che stanno già ora
promuovendo
la giornata del 15 aprile, o che stanno diffondendo informazioni a riguardo
sui loro siti,
in ordine alfabetico:

http://boicott.webcindario.com/
Lang: Es
http://www.consumers-against-war.de/gpb.htm
Lang: En
http://www.dotherightthing.it/
Lang: En, It
http://www.motherearth.org/USboycott/index_en.php
lang: En, Nl
http://peace-action.inbyron.com/
Lang: En
www.peacelink.it
Lang: It
http://www.stopspending.org/boycottday.htm
Lang: En
http://www.stopusa.org/
Lang: En, Rm



Questi i siti facenti parte del GBP (Global Boycott for Peace) network:

www.adbusters.org
Lang: En
www.bethecause.org
Lang: En
www.boycottamerica.org
Lang: En
www.boycottbush.net
Lang: En
www.boycottbush.org
Lang:En, Es, Fr, Nl
www.boycotttheusa.com
Lang:En
www.boycottus.net
Lang:En
www.boycottusa.org
Lang: Af, Ar, Bg, En, Es, Fr, Jp, Ur
www.boycottwar.net
Lang: De, En, Es, Fr, It, Po, Sv
www.dotherightthing.it
Lang: Ar, De, En, Es, Fr, It, Ru
www.motherearth.org
Lang: En, Fr, Nl
http://peace-action.inbyron.com
Lang: En, Fr, Nl
www.quitusa.com
Lang: En
www.spendforpeace.co.nz
Lang: En
www.stopshopping.org
Lang: En
www.stopusa.be
Lang: Fr, Nl
www.stopusa.org
Lang: En
www.usaboycott.com
Lang: De
http://users.skynet.be/plusdepetroleus/tracts.htm
Lang: Fr



Questo l'elenco più ampio dei siti e delle organizzazioni che portano avanti
il boicottaggio per la pace:

www.adbusters.org
Lang: En
http://www.amerikaos.com/boycottwar.html
Lang: En
www.bethecause.org
Lang: En
www.boicot-us.com
Lang: En, Es, Nl, No
http://boicott.webcindario.com
Lang: Es
http://boycotamerika.nl
Lang: Nl
http://www.boycott.hpg.ig.com.br/index.html
Lang: Po
http://www.boycott-made-in-usa.com/
Lang: En, Fr, It, Po
www.boycott-the-usa.uklinux.net
Lang: En
http://boycott-usa.ifrance.com
Lang: En, Fr
www.boycottamerica.org
Lang: En
www.boycottbush.net
Lang: En
www.boycottbush.org
Lang:En, Es, Fr, Nl
www.boycotttheusa.com
Lang:En
www.boycottus.net
Lang:En
www.boycottusa.org
Lang: Af, Ar, Bg, En, Es, Fr, Jp, Ur
www.boycottwar.net
Lang: De, En, Es, Fr, It, Po, Sv
www.consumers-against-war.de/gpb.htm
Lang: En
www.dotherightthing.it
Lang: Ar, De, En, Es, Fr, It, Ru
www.geocities.com/boycottamerica
Lang: En
http://www.klaus-krusche.de/index.htm
Lang: De
http://members.fortunecity.com/britonsvbush
Lang: En
www.motherearth.org
Lang: En, Fr, Nl
http://www.noalaguerra.cl/boicot/
Lang: Es
www.nuestroturno.com
Lang: Es
http://www2.odn.ne.jp/~cfb46710/
Lang: Jp
http://peace-action.inbyron.com
Lang: En, Fr, Nl
http://www.peace-choice.net/index_eng.html
Lang: En, Jp, Kr
www.peacelink.it
Lang: It
www.penseeactive.org
Lang: Fr
www.quitusa.com
Lang: En
http://www.rebelion.org/economia/030325boicot.htm
Lang: Es
www.spendforpeace.co.nz
Lang: En
www.stopshopping.org
Lang: En
www.stopusa.be
Lang: Fr, Nl
www.stopusa.org
Lang: En
www.usaboycott.com
Lang: De
http://users.skynet.be/plusdepetroleus/tracts.htm
Lang: Fr
http://usgohome.free.fr
Lang: En, Fr

#193 Da: "alpisio03" <alpisio03@...>
Data: Lun 31 Mar 2003 8:19 pm
Oggetto: Fw: Dario Fo e Franca Rame News - Il C@C@O della domenica
alpisio03@...
Invia email Invia email
 
 
----- Original Message -----
Sent: Sunday, March 30, 2003 3:10 AM
Subject: Dario Fo e Franca Rame News - Il C@C@O della domenica

 

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Dario Fo & Franca Rame News
Il C@C@O della domenica
 
30 marzo 2003
 
In coda all'articolo di questa settimana, due denunce sulle astuzie di Bruno Vespa e sulla vigilanza al Tribunale di Milano.
 
La vuoi la tv?
(L'articolo piu' noioso che tu abbia mai letto. Ma ci sono alcune questioni molto noiose da affrontare se vogliamo costruire una tv libera. Noi speriamo proprio che non vorrai lasciare ad altri tutte le decisioni. E poi magari lamentarti se le cose non vanno come desideravi.)
 
Moltissimi ci stanno scrivendo chiedendoci cosa potrebbero fare per far nascere questa tv diversa che tutti sogniamo.
Ci abbiamo pensato a lungo ma il problema non e' semplice.
La prima questione e' proprio questa. Il movimento adora le risposte semplici.
Andare in corteo e' semplice. Fare una tv non e' solo difficile e rischioso, ma anche complicato.
Uno dei complimenti che ci sono arrivati per e-mail che ci ha fatto piu' piacere era quello di un amico che si diceva entusiasta per il "professionismo" con il quale abbiamo lavorato.
Professionismo e' una parola poco usata a sinistra. Invece noi crediamo sia un valore fondamentale. Il disprezzo per il professionismo, per la cultura delle capacita' artigianali e' uno dei vizi ideologici che tolgono forza al movimento.
Se vogliamo combinare qualche cosa dobbiamo innanzi tutto entrare nei dettagli, analizzare le questioni tecniche... Non basta avere delle belle idee, bisogna anche saperle raccontare, riprendere, montare e poi bisogna segnalarle...
Berlusconi ha dalla sua migliaia di professionisti, potete disprezzarli quanto volete ma sanno fare il loro lavoro e lo fanno 12 ore al giorno.
Dall'altra parte abbiamo migliaia di compagni straordinari, che realizzano iniziative meravigliose e poi buttano dalla finestra decine di milioni perche' non sanno fare lo storno dell'Iva che e' una cosa orrenda e capitalista ma se fai una festa e incassi 100 milioni e' un po' stupido buttarne via 20 perche' non conosci le leggi fiscali.
Stai certo che Berlusconi sull'Iva non si sbaglia mai.
Allora io credo che la prima cosa da imparare se vogliamo realmente realizzare una tv (e tanto altro) e' di vedere se siamo d'accordo su alcune questioni tecniche.
 
Da dove potrebbero arrivare i soldi?
Nessuno ci dara' mai soldi in pubblicita'. E comunque non possiamo contarci. Preparando questa puntata abbiamo contattato un centinaio di aziende e cooperative "progressiste" chiedendo di inserire uno spot pubblicitario che coprisse almeno le spese tecniche. Visto il successo della trasmissione offrivamo la pubblicita' a un decimo del costo Rai, 5 mila euro per un minuto di spot. Nessuno ha accettato.
L'unica possibilita' che vediamo in questo momento per mettere in piedi una televisione e' quella della consociazione dei consumi.
Se 100 mila persone consociassero i loro contratti telefonici, assicurativi, bancari, l'acquisto di computer, elettrodomestici, vestiario, potremmo fare molto.
Per favore non chiudete il vostro cervello. Appena uno inizia a parlare di numeri molti precipitano nell'incubo delle interrogazioni di matematica. Ma e' proprio per questo che a scuola insegnano in modo cosi' noioso a affrontare le questioni numeriche. Loro preferiscono che la gente non sappia fare i conti.
Ma se non vuoi farti fregare DEVI capire come funziona. E' una questione di ragionamento non di numeri.
Se andiamo da un'azienda che vende patate e compriamo tutti insieme centomila patate ci fanno uno sconto. Uno sconto mostruoso perche' e' molto piu' difficile e costoso vendere che produrre e tutti hanno i magazzini pieni.
Noi abbiamo fatto un piccolo test con il contratto del telefono. Sono 7 mesi che lo sperimentiamo e funziona tutto, addirittura ci hanno scritto dicendoci che offriamo una connessione internet migliore della media.
In pratica tu, consumatore, firmi una delega che autorizza Alcatraz a contrattare per te il miglior contratto telefonico presente sul mercato. A nostra volta noi abbiamo fatto un contratto con Tlc Consult che e' un'azienda specializzata in consulenze sulla spesa telefonica per le aziende. Loro hanno creduto in questa idea (che poi e' di Federico Ceratti) e oltre a una proposta per le aziende hanno creato una proposta per le famiglie. Attualmente abbiamo stipulato 220 contratti che offrono un risparmio del 20% sulle tariffe di Tele2, cioe' il contratto piu' vantaggioso presente oggi sul mercato. Inoltre il consumatore che si consocia con noi ottiene che se l'azienda che oggi ci fornisce questo contratto (Cliktel) dovesse cambiare la sua politica dei prezzi o fosse comprata da Berlusconi noi nel giro di un'ora disdiciamo il contratto e (trascorsi i tempi tecnici) passiamo a un'altra azienda tutti insieme (infatti firmando il contratto con Alcatraz il consumatore ci delega proprio a questo).
Oltre al risparmio e a un servizio di controllo continuo della convenienza e eticita' del contratto telefonico, il consociato ottiene che a noi arrivi il 7,5% di quanto lui paga di telefono. C'e' un costo di gestione che e' circa del 2,5%. Resta un 5% pulito, mediamente 20 euro a contratto all'anno. Per ottenere tutto questo e' sufficiente scaricare il contratto (http://www.commercioetico.it/telefonia/index.htm) firmarlo, allegare l'ultima bolletta telefonica e spedirci tutto via posta cartacea. Con questo denaro finanziamo il quotidiano delle buone notizie.
Lo stesso tipo di operazione l'abbiamo realizzata con l'assicurazione, una ditta che vende materassi in lattice vero, altre che vendono mobili ecologici, pannelli solari, riduttori del flusso dell'acqua (risparmi il 50% dell'acqua al costo di 2 euro a rubinetto), e altri 200 prodotti alimentari biologici, vestiario, biodiesel, computer, caldaie ad alto risparmio, impianti di compostaggio, fitodepurazione, consulenza aziendale (vedi il link "ecologia subito" su www.alcatraz.it ).
Abbiamo lavorato 2 anni e mezzo per verificare se tutto questo poteva stare in piedi.
E abbiamo trovato anche due situazioni dove gruppi di compagni che sono riusciti a coinvolgere un intero paese.
A Monsano, ridente localita' vicino ad Ancona, siamo partiti formando professionalmente un gruppo di "consulenti economici famigliari" che sono riusciti a coinvolgere con grande successo le famiglie, organizzando l'acquisto di 140 computer (in un paese di 900 famiglie), grembiuli per la scuola, cancelleria, cibi e ora anche pannelli solari, riduttori di flusso e telefonia.
A Colorno, in provincia di Parma, un gruppo di ragazzi e' riuscito a convincere il comune a contribuire con un euro su ogni riduttore di flusso d'acqua comprato dai cittadini. Sono poi riusciti a convincere la provincia di Parma ad appoggiare ufficialmente il progetto e ora stanno incontrando tutti i comuni della zona.
Insomma abbiamo verificato che questa ipotesi di lavoro non e' campata in aria.
Allora la prima cosa che chiediamo a chi sogna l'altra tv (e tante altre cose) e' quella di aprire un dibattito. Vorremmo  che il movimento rispondesse ad alcune precise domande:
Crediamo veramente che tramite la consociazione dei consumi si possa (con mille difficolta' e errori) ottenere un reale risparmio, un servizio migliore, compiere un atto politico (smettere di consumare i prodotti di chi arma gli eserciti) e contemporaneamente finanziare la controcultura?
Perche' per ora sono pochissime le persone del movimento che sostengono questa idea.
Allora quello che vi chiediamo e' di ragionarci veramente su. Valutare rischi e pericoli. Mettere in conto i casini nei quali certamente ci cacceremo cercando di organizzare un'operazione cosi' complessa. E poi decidere. E poi dirlo.
Questo tipo di ragionamento e' proprio complicato, ogni volta che cerchiamo di spiegarlo vediamo gli occhi di chi ci ascolta spegnersi nel vuoto. Bisogna provare tutti i modi per raccontarlo, spiegarlo, discuterne. Forse noi lo spieghiamo in modo sbagliato. Ma siamo convinti che se qualche centinaio di persone si mettesse li a scrivere lettere ai giornali e ai forum del movimento e a spiegarlo con altre parole alla fine riusciremo a far capire che esiste una proposta, complessa, ma veramente praticabile, per cambiare le cose.
Ma non e' facile. Per spiegarlo a certi compagni sara' necessario fare cose turche. Certa gente riesci a parlargli di percentuali di sconto solo se sei una donna, sei nuda e loro sono molto eccitati.
Ci sono voluti vent'anni perche' l'idea del boicottaggio degli acquisti iniziasse a essere presa in considerazione dal movimento. Quanto ci vorra' per spiegare il concetto della consociazione?
Invece Bush questo concetto l'ha capito benissimo. Appena i francesi si sono dichiarati contro la guerra e' stato subito organizzato il boicottaggio dei loro prodotti e patatine fritte, le Frence Frittes, adesso le chiamano Freedom Frittes.
 

La seconda domanda alla quale bisognerebbe rispondere e': chi comanda? Chi sceglie i programmi?
Noi vogliamo una televisione che sia l'insieme delle proposte di veri professionisti (non importa se poi di mestiere fanno i salumieri, il professionismo e' una questione di amore per quello che fai).
E vogliamo che sia il pubblico a scegliere, votando. Molti ci hanno contestato su questo punto dicendo che se si lascia scegliere al pubblico alla fine anche noi trasmetteremo "Il Grande Fratello".
Noi invece crediamo nell'intelligenza degli spettatori.
 
Terza domanda.
Come li paghiamo quelli che fanno la tv?
La nostra idea e' che le persone percepiscano una percentuale che si basi sugli ascolti che riescono a realizzare.
E vorremmo una tv in mano a piccoli azionisti e ai professionisti che la creano.
 
Ultima questione: vorremmo una televisione che oltre a controinformare e divertire sapesse anche sollecitare e coinvolgere gruppi locali offrendo dei veri e propri percorsi formativi, sia con trasmissioni apposite che con laboratori.
Una televisione che non e' capace di creare un movimento artistico di massa si troverebbe presto a corto di idee.
 
Questi ci sembrano i punti essenziali sui quali iniziare a discutere.
Come fa un movimento a affrontare un simile dibattito?
Questo non lo sappiamo.
Ma siamo sicuri che, se esiste una vera volonta' di cambiare il modo di affrontare il problema, si inventera' anche come parlarle.
Pero' sarebbe meglio fare presto.
La nostra capacita' di informare, di rivoluzionare il linguaggio e cambiare il modo di produrre e proporre beni materiali e' l'unica a incidere direttamente sul numero dei morti.
Le bombe non sono intelligenti ma non esplodono mai dove ci rimettono dei soldi.
 
Dario Fo, Franca Rame e Jacopo Fo
 
Oltre all'incredibile dato di piu' di un milione  di ascoltatori mediamente (5 milioni di contatti nell'arco delle 2 ore) abbiamo realizzato un piccolo record sul piano di internet: su http://spettacolo.virgilio.it/extra/026 e www.francarame.it/tv.html hanno visto il programma 50
mila persone in 24 ore. E il programma e' ancora disponibile e lo sara' in futuro per chi l'avesse perso.
Nota: in rete manca il pezzo della tv tedesca sulla CIA a causa di problemi di licenze di trasmissione. Forse le otterremo prossimamente (le leggi sul diritto d'autore distinguono tra i diversi media utilizzati e i tedeschi hanno solo la licenza video sui filmati americani).
 
Dio abbia pieta' di Bruno Vespa
Incredibile. Mercoledi' 26 marzo, Porta a Porta. Sui megaschermi scorrono le immagini del massacro del mercato a Bagdad. Una in particolare viene rimandata parecchie volte: quella dell'enorme buca che ha aperto uno dei due missili. Anche un ceco vedrebbe che e' molto grande almeno 5-7 metri di diametro. Su un'altra rete un inviato ha detto che era piu' grande di un'automobile. Ed e' pure molto profonda, almeno 3 metri. Bruno Vespa in collegamento con Lilli Gruber che sta a Bagdad chiede se lei abbia visto la buca. La Gruber risponde di si'. Lui incalza: sapresti dire quanto e' grande? Vespa ce l'ha davanti agli occhi la buca, sul megaschermo.
Ma lui non e' pagato per guardare.
La Gruber, probabilmente fusa dopo 7 giorni sotto le bombe risponde: 1-2 metri.
Il generale al fianco di Vespa allora spiega che un missile avrebbe scavato un buco piu' grande. Percio' sicuramente si tratta di un proiettile della contraerea Irachena. Anche lui e' un non vedente di professione.
Sul megaschermo mostrano di nuovo la buca enorme. Evidentemente in regia c'e' un terrorista di Al Queda. Ma nessuno in studio dice una parola. Vespa e' felice e ripete il concetto espresso dal generale italiano. Non puo' essere un missile americano, sara' "probabilmente" un proiettile della contraerea irachena.
Domanda: ammettendo che il buco fosse piccolo si dovrebbe intuire che il proiettile che l'ha provocato fosse piccolo... due piccoli proiettili di contraerea come avrebbero potuto a fare tanti morti e tanti feriti?
Il generale che affianca Vespa ha fatto esperienza militare giocando a Risiko?
I generali italiani sparano solo scoregge?
 
Vigilanza inefficiente al Palazzo di Giustizia di Milano
Per la gioia dei terroristi di tutte le tendenze e' stata smobilitata ogni vigilanza al tribunale di Milano. Dire che le procedure di sicurezza sono una presa per il culo e' un vezzeggiativo. Praticamente ci sono eccezionali misure di sicurezza all'ingresso principale con metal detector e corridoio blindato.
Ma all'ingresso laterale c'e' solo un metal detector e al lato della porta vigilata da un solo agente ce n'e' un'altra riservata teoricamente a avvocati e giudici: e' presidiata da un foglio di carta che dice "Ingresso riservato ad avvocati e giudici esibire il tesserino".
Gia' questa e' un'assurdita' perche' un terrorista potrebbe procurarsi facilmente un tesserino falso oppure costringere un avvocato a trasportare armi... Comunque non ne avrebbe bisogno: di guardia c'e' un solo agente adibito al controllo e centinaia di persone che passano senza esibire un bel niente. Provo a entrare facendo la faccia da giudice, sono vestito come un teppista con giaccone e barba di tre giorni e nessuno mi chiede niente. Non ci posso credere.
Riprovo il giorno dopo a entrare con una sporta della spesa con dentro una telecamera e varie attrezzature metalliche ma potrebbero essere bombe e pistole. Nessuno mi ferma. Inizio a riprendere l'ingresso libero con la telecamera. Solo dopo pochi minuti vengo fermato: non si puo' riprendere all'interno del tribunale senza autorizzazione. Mi chiedono come abbia fatto a entrare con la telecamera. Gli spiego che sono passato dall'ingresso per gli avvocati. Mi guardano perplessi.
A questo punto parlo con uno dei due poliziotti e chiedo come mai le misure di sicurezza siano cosi' tenui. Mi spiegano sconsolati che e' stata dimezzata la vigilanza.
Due agenti per due porte sono insufficienti. Incredibile. Poi mi ricordo che li' c'e' il processo a Previti...
 
Jacopo Fo
 

Le buone notizie (comiche) della settimana
(tratte da C@C@O Il quotidiano delle buone notizie)
 
Conversioni miracolose
"Sono un aziendalista pentito, sostenitore di una concezione della gestione sanitaria che non ha funzionato." A parlare e' il ministro della Sanita' Girolamo Sirchia, che dopo aver visto in sogno la Madonna, Padre Pio e tutti i santi del Paradiso dargli delle bastonate sulla schiena, si e' accorto che un ospedale e' fatto per curare i pazienti e non per far quadrare i bilanci.
Il miracoloso ravvedimento e' avvenuto qualche giorno fa durante il forum "Sanita' Futura 2003" a Cernobbio, in quel ramo del lago di Como.
 
Storie di ladri... ecologisti
Rapinano una banca di Marzocca (Ancona) senza armi e fuggono in bicicletta. 20mila euro il bottino. I soldi sono di carta riciclata.
 
Conversioni miracolose 2
Santuario della Bozzola di Garlasco, Pavia: Sembrava un fedele qualunque, invece al termine della confessione ha consegnato al parroco 2 bombe a mano, 2 pistole e 18 proiettili calibro 6.
Cosa si siano detti i due nel confessionale rimane un segreto ma, ha spiegato padre Gregorio: "Siamo contenti che abbia voluto cambiare vita e che, per essere aiutato a farlo, si sia rivolto alla Chiesa".
Le armi sono state consegnate alle autorita'.
 
Discariche... abusive?
I carabinieri hanno sequestrato una discarica abusiva di circa 90.000 mq nel comune di Custonaci (Trapani) in un terreno di proprieta'... dell'Assessore all'Ecologia!.
Fonte: TGS (telegiornale di Sicilia)
Segnalata da Rossella La Fata e Babis Tsolakis
 
Sport estremi
A Bochum, in Germania, un uomo di 40 anni e' stato ricoverato in ospedale con il pene bloccato nel tubo dell'aspirapolvere. Fortunatamente l'uomo ha riportato solo qualche lesione superficiale. Per l'aspirapolvere non c'e' stato invece niente da fare.
Alle autorita' ha dichiarato che l'incidente "e' avvenuto per cause a lui sconosciute".
 
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Corso di Yoga Demenziale con Jacopo Fo, Gabriella Canova e Eleonora Albanese presso il Centro di Turismo Equestre "Il Mulino" di Mattie, Torino. Il corso è gratuito.
Per visualizzare il volantino dell'iniziativa
http://www.alcatraz.it/spettacoli/pieg.%20Vivere%20F.%20pdf.pdf
 
 
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#192 Da: Paolo Nocchi <paolo.nocchi@...>
Data: Gio 27 Mar 2003 8:56 am
Oggetto: Fw: Chi era Rachel Corrie
paolo.nocchi@...
Invia email Invia email
 
Anche lei era la solita antiamericana?

----- Original Message -----
From: Sent: Wednesday, March 26, 2003 3:02 PM
Subject: Fw: Chi era Rachel Corrie







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#191 Da: "conversazioni" <conversazioni@...>
Data: Lun 24 Mar 2003 4:46 pm
Oggetto: Fw: [disobbedienti.roma] lettera aperta ai disobbedienti da lilliput
conversazioni
Offline Offline
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vi giro una lettera di lilliput ai disobbedienti riguardo STOP ESSO WAR
mata
----- Original Message -----
From: <emivic@...>
To: "disobbedienti.roma" <disobbedienti.roma@...>
Sent: Monday, March 24, 2003 3:28 PM
Subject: [disobbedienti.roma] lettera aperta ai disobbedienti da lilliput


da www.carta.org

Lettera aperta ai Disobbedienti

Questa lettera di Enrico Euli, della Rete Lilliput, ci è sembrata
particolarmente utile ad aprire una discussione sulla disobbedienza civile,
di fronte alla guerra, dopo il taglio delle pompe di benzina Esso, a Roma,
che ha provocato la presa di distanza del Comitato
StopEssoWar, promotore del boicottaggio della compagnia petrolifera che
rifornisce l'esercito statunitense.

Vi scrivo questa lettera aperta dopo qualche giorno dall'azione notturna in
cui avete scelto di tagliare le pompe di benzina in vari
distributori, a Roma. In primo luogo vorrei dirvi che non considero il
vostro un atto "vandalico" [come invece riporta il comunicato di
StopEssoWar, che per altri versi condivido]. Lo considero un atto di
sabotaggio, politicamente motivato e valutato, deliberatamente
assunto da voi come scelta di disobbedienza. Proprio per questo voglio
continuare a dialogare con voi e tra noi, come sta accadendo da
qualche tempo: perché penso che questa ricerca e sperimentazione, distinta e
comune, abbia un senso ed un valore che può andare
oltre le singole fasi di difficoltà e di allontanamento. Vi scrivo per
spiegarvi tutti i motivi per cui NON sono d'accordo con la vostra azione,
e mi piacerebbe avere con voi dei confronti pubblici su questo.


1. Sul contentuo dell'azione

So quanta intelligenza e sensibilità avete verso l'uso di linguaggi
simbolici. Tagliare le pompe di benzina e portarle per strada come
trofei di guerra non si riduce a ciò che compiamo verso un oggetto, ma crea
immediatamente una relazione simbolica tra parola e
azione e chi vi assiste. La violenza non sta dunque tanto nell'atto di
distruggere cose [anche se, vi chiedo, perché potenziare
ulteriormente un'estetica necrofila che dite di rifiutare?], ma nel suo
essere metafora di altro. D'altra parte, se non fosse così, non lo
fareste. Quindi, è a questo livello che sono disposto a parlare e non ad
altri, troppo semplificatori e ipocriti [del tipo: distruggere un
oggetto non è violenza contro esseri viventi, quindi.]. Mi pare che questa
vostra azione, a differenza di altre che mi hanno incuriosito e
rallegrato, si muova purtroppo ancora dentro una vecchia cultura che vive
sulla falsa equazione: più illegalità e aggressività = più
radicalità ed efficacia. La storia dimostra, dolorosamente e tragicamente,
il contrario. Peraltro, in questo, apparite veramente succubi e
complici della cultura conformista dei mass-media, sempre assetati di
sangue, esibizione e morte. So che non è così, ma in alcune
situazioni, mi vengono forti dubbi [e se vengono a me, figuratevi ad
altri!].


2. Sulle relazioni implicate nell'azione

Un'azione nonviolenta non può esimersi da una prospettiva di tipo
etico-politico, non può cioè non riguardare una lettura delle relazioni.
Rispetto all'azione del taglio delle pompe vorrei domandarvi questo: non
pensate che si tratti di un atto intimidatorio che percorre la
logica violenta del "punirne uno per educarne cento"? Non pensate che
colpevolizzare un benzinaio sia un buon modo per liberarci dei
nostri sensi di colpa e delle nostre complicità e corresponsabilità rispetto
all'uso di benzina che, impunemente, voi e noi continuiamo a
fare nel distributore di fronte, chissà perché inopinatamente risparmiato?
Vi sentireste pronti a creare un fondo di solidarietà per i
benzinai a cui avete distrutto le pompe? Perché essi dovrebbero essere
valutati diversamente rispetto ai portuali di Livorno [Solo a
partire dalla logica delle alleanze e della affinità di obiettivi, immagino,
ma questo per la nonviolenza non basta, visto che siamo tutti,
dico tutti, in primo luogo, esseri umani]?


3. Sui contesti implicati nell'azione

L'azione nonviolenta si pone necessariamente anche domande che riguardano i
contesti spazio-temporali in cui essa ha luogo. Pensate
che la vostra azione sia praticabile a livello di massa, ampli la
partecipazione delle persone o, invece, non aumenti la paura, il desiderio
di starsene a casa con la propria bandiera in una situazione di stress come
è già quella attuale? Pensate che essa aumenti o depotenzi
il rischio di una repressione e criminalizzazione del movimento? Le
richieste "securitarie" scendono o si accrescono, tra la popolazione?
Non pensate che questo tipo di azioni vadano a "boicottare chi boicotta", ad
ostacolare e rallentare l'adesione ad altri tipi d'azione contro
i prodotti petroliferi già in corso? Non pensate che le azioni clandestine e
notturne siano lette, nel contesto in cui siamo, troppo vicine a
quelle di chi trama nell'ombra, colpisce, terrorizza, distrugge e fugge via
[caratteristica tipica di Bush, bin Laden e di qualunque apparato
militare]?

Spero di essere stato abbastanza chiaro e che si possa riprendere la nostra
conversazione, anche su queste basi.

Attendo fiducioso, con affetto e speranza

Enrico Euli


_______________________________________________
disobbedienti.roma mailing list
disobbedienti.roma@...
http://www.inventati.org/mailman/listinfo/disobbedienti.roma

#190 Da: <phauly@...>
Data: Lun 24 Mar 2003 1:46 pm
Oggetto: FUORILAGUERRADALLATUASPESA
phauly@...
Invia email Invia email
 
una lista utile (a livello personale)

Lista delle imprese americane da boicottare perchè sostengono il partito di
Bush e/o sono fornitori dell'esercito americano (**)

http://www.peacelink.it/campagne/boycott_imprese.html

http://www.peacelink.it/campagne/boycott_alfa.html
http://www.peacelink.it/campagne/boycott_categoria.html


a livello globale credo che stopE$$0War sia l'unica campagna che ha speranza
ad oggi di sfondare (una delle idee e' stampare degli A5 con le ragioni della
campagna e metterle su ogni macchina)
http://www.peacelink.it/campagne/boycott_categoria.html


P.

#189 Da: "conversazioni" <conversazioni@...>
Data: Lun 10 Mar 2003 11:06 am
Oggetto: Re: [PROPOSTA] Boicotta e Coibo
conversazioni
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Credo sia una buona idea.
Ti do le istruzioni per l'iscrizione. ci sono 2 modi, via web e via email
*** via web ***
- o direttamente dalla ns. pagina web
http://www.boicotta.org/mailing.html

- oppure copiando questo codice nel vostro sito web:
<form method=get
action="http://it.groups.yahoo.com/subscribe/boicotta?cache=no">

<input type=text size=13 name=user value="la tua e-mail"
onFocus="if(this.value=='la tua e-mail')this.value='';"
onBlur="if(this.value=='')this.value='la tua e-mail';" CLASS="colore">

<input type=submit name="submit_email" value="Invia">

</form>

*** Via mail ***

Per iscriversi alla mailing list  scrivi una mail a:
boicotta-subscribe@yahoogroups.com
Nel messaggio scrivi solamente:
boicotta-subscribe@yahoogroups.com



E' tutto. Per eventuali chiarimenti siamo qui.

baci

conversazioni







----- Original Message -----
From: "Giorgia" <noctua@...>
To: <boicotta@yahoogroups.com>
Sent: Friday, March 07, 2003 10:39 AM
Subject: [boicotta] [PROPOSTA] Boicotta e Coibo


Nel costruire il sito del coordinamento italiano boicottaggi stavo
pensando alla differenza tra questa mailing list e la nostra: qui ci
sono persone per lo più singole che dibattono mentre nella nostra ci
sono portavoce delle associazioni che tentano di organizzarsi. Sono
due cose diverse

Allora pensavo: nel sito del coibò sarebbe bene dare la possibilità
di dibattere, e visto che voi siete già attivi, invece di costruire
un nuovo forum vorrei (con il vostro permesso) fare confluire qui i
nostri visitatori e quelli che in generale hanno volgia di farsi
delle domande intorno al boicottaggio.

Per contro se qualcuno di voi se la sente di fare da referente per
qualche realtà italiana di Boiocottaggio è benvenuto nella nostra ml
organizzativa basta segnarlarmi il vostro indirizzo scrivendo a
noctua @ libero . it


Giorgia



Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo:
boicotta-unsubscribe@yahoogroups.com



L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html


______________________________________________________________________
Yahoo! Cellulari: loghi, suonerie, picture message per il tuo telefonino
http://it.yahoo.com/mail_it/foot/?http://it.mobile.yahoo.com/index2002.html

#188 Da: "Angelo Spinosa" <a.spinosa@...>
Data: Dom 9 Mar 2003 5:55 pm
Oggetto: Re: [BOYCOTTEGA] come promesso
a.spinosa@...
Invia email Invia email
 
GRAZIE ASSAI CERKERò DI FARNE BUON USO
----- Original Message -----
From: noctua
Sent: Thursday, March 06, 2003 3:44 PM
Subject: [boicotta] [BOYCOTTEGA] come promesso

Nello zip tuto ciò che serve per la BOYCOTTEGA
mi raccomando se trovate un modo per migliorarla (graficamente, nei contenuti)
avvisateci
 

Giorgia noctua @ libero . it
Coordinamento cambia lo sponsor Roma


Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo:
boicotta-unsubscribe@yahoogroups.com



L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle Condizioni di Utilizzo del Servizio Yahoo!

#187 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Ven 7 Mar 2003 9:39 am
Oggetto: [PROPOSTA] Boicotta e Coibo
noctua_noctua
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Invia email Invia email
 
Nel costruire il sito del coordinamento italiano boicottaggi stavo
pensando alla differenza tra questa mailing list e la nostra: qui ci
sono persone per lo più singole che dibattono mentre nella nostra ci
sono portavoce delle associazioni che tentano di organizzarsi. Sono
due cose diverse

Allora pensavo: nel sito del coibò sarebbe bene dare la possibilità
di dibattere, e visto che voi siete già attivi, invece di costruire
un nuovo forum vorrei (con il vostro permesso) fare confluire qui i
nostri visitatori e quelli che in generale hanno volgia di farsi
delle domande intorno al boicottaggio.

Per contro se qualcuno di voi se la sente di fare da referente per
qualche realtà italiana di Boiocottaggio è benvenuto nella nostra ml
organizzativa basta segnarlarmi il vostro indirizzo scrivendo a
noctua @ libero . it


Giorgia

#186 Da: "noctua" <noctua@...>
Data: Gio 6 Mar 2003 2:44 pm
Oggetto: [BOYCOTTEGA] come promesso
noctua_noctua
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Invia email Invia email
 
Nello zip tuto ciò che serve per la BOYCOTTEGA
mi raccomando se trovate un modo per migliorarla (graficamente, nei contenuti)
avvisateci
 

Giorgia noctua @ libero . it
Coordinamento cambia lo sponsor Roma

#185 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 4:05 pm
Oggetto: [ESSO] I$$o E$$o e o Malamente (2) per chi mastica l'inglese
noctua_noctua
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Invia email Invia email
 
Per chi mastica l'inglese (io non molto, mi fido del fatto che chi me
li ha inviati li ha selezionati)un paio di artivoli di cui uno sulla
campagna esso

Volevo chiedervi se qui usate le funzioni del Gruppi di Yahoo
(sondaggi, calendario, documenti) o se la usate come una semplice
mailng list.

Ah, mi pare che non usiate i Tag (i prefissi da mettere davanti
all'oggetto della mail per distinguere gli argomenti) però io li uso
lo stesso per deformazione professionale

a presto su questi schermi
e per oggi basta, che sfioro lo spamming
Giorgia









A little bit of coverage in Todays Business Observer

http://www.observer.co.uk/business/ethics/story/0,12651,905590,00.html

http://www.observer.co.uk/business/ethics/story/0,12651,906071,00.html

Let's hear it for the boycott

Direct consumer action is more effective than ever, writes Faisal
Islam. But big business is hitting back


Sunday March 2, 2003

The Observer

Boycotts are back. The Stop Esso campaign reached new heights last
week when Greenpeace activists abseiled onto the roof of the
company's UK headquarters in Surrey, shutting it down in protest
against the firm's environmental policies. About 100 Esso garages
were closed for a few hours as activists dressed as tigers chained
themselves to the pumps.

It is not just left-wing students who are now involved in consumer
activism now. Everybody is boycotting something, or threatening to do
so. Greenpeace's action sought to plug into the global wave of anti-
war protests that brought a record 1.5 million people onto the
streets.

In the United States, patriotic support for the government has led to
boycotts of French wine and attempted legislation to rename French
fries 'freedom fries'.

The English cricket team is suffering after boycotting Zimbabwe at
the Cricket World Cup.

Iraq and North Korea are boycotting the American dollar.

More amusingly, Italian and Greek consumer associations have been
attempting to boycott the euro after suggestions that retailers used
the changeover from the lira and drachma to raise prices.

Anti-fur campaigners are back invading the catwalks.

Minnesotan pensioners are boycotting GlaxoSmithKline as it attempts
to stop its drugs being sold at the cheaper prices in charges in
Canada.

In the Arab world, Coca-Cola and McDonald's are suffering boycotts
protesting at US support for Israeli actions in the West Bank and
Gaza Strip.

The US even boycotts this boycott: American taxpayers fund a federal
department called the Office of Anti-Boycott Compliance which can
fine companies proved to have participated in any boycott of Israel.

So do these boycotts bite? Esso, the subject of the most high profile
of them, says not. 'The Stop Esso campaign has waged a campaign of
misinformation against our company in the UK for almost two years.
While it has not affected our fuel sales, we are not complacent
because we owe it to employees, customers and all those with whom we
interact to set the record straight,' says a company spokesman.

Greenpeace accuses Esso's American parent company, Exxon Mobil, of
being a driving force behind President Bush's push to invade Iraq by
fostering American dependence on oil, a claim vigorously denied by
Esso. This has prompted a solid response from Esso, which offers a
series of leaflets on its forecourts explaining its line on climate
change. The Stop Esso campaign, however, claims there was a 7 per
cent drop in regular petrol buyers by June 2002.

Greenpeace's 1995 campaign against Shell over its plans to dispose of
the Brent Spar oil platform in the Atlantic, triggered a slide in
sales of up to 70 per cent in some countries. It led to a complete
ban on the dumping of all oil rigs in the North-east Atlantic. In the
Eighties, Barclays, which traded in South Africa, lost 10 per cent of
its student customers because of the anti-apartheid campaign.

Today, Ethical Consumer magazine lists 50 active boycotts of
countries, companies, presidents - and even the singer Janet Jackson.
Recent successes include shutting down the John Lewis staff hunting
club and stopping Focus DIY's sale of birds and small mammals.

Most do not change much, however, apart from making participants feel
better about themselves. A drop in Coke sales is unlikely to lead
radical change in Bush's Middle East policy. What really changes
things is when negative publicity arises from a boycott.

Last December, Nestlé caved in to international pressure following
bad publicity about its attempt to recover a £6 million debt from
Ethiopia. Just a threat of consumer activism made the Swiss company
backtrack.

'Boycotts go in and out of fashion, but they are just about the only
thing that corporations are frightened of,' says Patti Rundall from
Baby Milk Action, which has conducted a 24-year campaign against
Nestlé's marketing of powdered milk in developing countries. 'They
are an instantly understandable signal that something is seriously
wrong with a company. That's why corporations spend so much time
learning the language of NGOs [non-governmental organisations] and
luring them into partnerships. In partnerships everything is behind
closed doors.'

The threat of a boycott and its attendant publicity is probably far
more important than the boycott itself. Activists can now deploy an
armoury of extra weapons to act as hard and soft levers on corporate
behaviour, however. Shareholder power is a growing force.

'The worst examples of companies holding their customers in contempt
have perhaps been UK professional football clubs. This has provoked
supporters to form trusts to gain at least the same rights as
shareholders. In some cases this has led to supporter representation
on boards. And even the outright control of clubs,' says Jonathan
Michie of Birkbeck College, London. The scuppering of BSkyB's bid to
take over Manchester United by a small group of shareholder
supporters is the starkest example of what is possible.

The growing ethical-shareholder industry is also affecting corporate
behaviour. Esso has seen how the bad publicity from being a campaign
target can collide with investors' interests. Cindy Baxter of the
Stop Esso campaign says: 'We saw this at last year's Exxon Mobil AGM
where 20 per cent of shareholders ($55 billion - £35m - worth of
shares) supported a resolution against the company on renewable
energy. Major investors supporting the resolution said Exxon's
policies, highlighted by the campaign, had affected the company's
reputation.'

Organisations such as Oxfam have engaged with major investors in
Glaxo SmithKline (GSK) over developing countries' access to Aids
drugs. 'Instead of just publishing a report on their views of GSK's
activities in this area, Oxfam met with a number of responsible
investors prior to publication,' says Jo Johnston, a senior ethical
analyst at Morley Asset Management. 'This led to a series of meetings
attended by pharmaceutical companies, SRI investors, mainstream
brokers and NGOs contributing to high-level and ongoing investor
engagement.'

The carrot-and-stick campaigning route yields dialogue. Governments
are chipping in too. The Overseas Development Secretary Clare Short
used the prospect of Brent Spar-style boycotts to persuade oil
companies to join a global drive against corruption by disclosing
their own payments to governments.

Corporations are hitting back by hiring former campaigners and
targeting opinion formers by funding think-tanks and advocacy groups
modelled on the campaigns against them.

Boycotts have to compete with one another for attention. Driving
becomes difficult if both Esso and Shell are to be avoided. The
popular campus campaigns against Nike led people to Adidas, but the
German company is itself being boycotted by campaigners for usingh
kangaroo skins. And it's hard to boycott both Unilever and Procter &
Gamble, which are both on Ethical Consumer 's list, without
sacrificing at least some conventional standards of hygiene.

'Many boycotts don't work because otherwise sympathetic consumers
believe that "all companies are at it",' said one campaigner.

The internet has changed everything, enabling disparate concerns to
coalesce into a campaigning forces in hours. It is also a tool for
corporations to get their message across more directly. Ultimately,
their biggest weapons are not being the worst offender and a dose of
activism fatigue.


Observer special

Corporate Accountability: Observer special
The globalisation debate: Observer special

The future of protest

02.03.2003: Faisal Islam: Let's hear it for the boycott
02.03.2003: When does protest work?
19.01.2003: Geraldine Bedell: The changing face of the brand
14.07.2002: Mike Bygrave: Where did all the protesters go?

Have your say

Talk: Do boycotts work?
Email us at business@...

Special issue: Who's winning - business or society?

02.02.2003: Views: Caring business or a PR smokescreen?
02.02.2003: Burhan Wazir: Fight the good fight against fat
02.02.2003: Faisal Islam: Oil giants get slick with bid for new image
02.02.2003: Sarah Ryle: Abandoned in the e-waste land
02.02.2003: Sarah Ryle: Big business cleans up in South Pole
02.02.2003: Marc Lopatin: More than a box-ticking exercise?
02.02.2003: Simon Caulkin: Can't say fairer than that
02.02.2003: Nick Mathiason: Inmates learn a trade from the inside out
02.02.2003: Roger Cowe: Sustainable, responsibility... but not
puritanical
02.02.2003: Conal Walsh: The greens who took the corporate shilling
02.02.2003: Roger Cowe: When outrageous optimism meets business
blindness
02.02.2003: David Bergman: Work deaths soar as Labour dithers

Comment highlights

24.11.2002: Will Hutton: Capitalism must put its house in order
Comment highlights: best of Will Hutton
22.12.2002: Nick Cohen: Life in a bubble bath
15.12.2002: Jonathon Porritt: Stop passing the buck to business
01.12.2002: Ella Joseph: We can't just leave it to business to be good
24.11.2002: Ian Willmore: Slick business?

Guardian Unlimited © Guardian Newspapers Limited 2003

Online pieces


Observer Comment Extra
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--
When does protest work?

Leading campaigners and experts told The Observer what made
campaigning effective - and how companies needed to ensure that
corporate accountability was not simply a PR exercise if they wanted
to protect their brands and reputations.

Lola Okolosie
Sunday March 2, 2003

"One of the most effective campaigns I've seen was the Brent Spar
campaign against Shell, which led to a complete ban on the dumping of
all oil rigs in the North East Atlantic and shook industry. Also the
No to War campaign - the mass mobilisation of 13 million people
across the world on one day has been truly inspiring.

Companies claim to be getting better at corporate social
responsiblity. But the first question to ask of a company is who is
running the CSR campaign - the PR department or the environment
department? Most of them don't get that CSR is not for brand image
(we call that "greenwash"), but rather what the company does to
improve the way it operates. The internet has made an immense
difference to campaigning. It is the ideal tool for campaigning and
mobilising support. Downloadable campaign materials, action alerts,
games and email updates are perfect for keyboard campaigners, and for
motivating people to protest. This can raise the profile of
shareholder action. We saw this at last year's ExxonMobil AGM where
20% of shareholders supported a resolution against the company on
renewable energy. Major investors supporting the resolution said
Exxon's policies, highlighted by the StopEsso campaign, had affected
the company's reputation."
- Cindy Baxter, Co-ordinator of the StopEsso coalition

"I am not really interested in short term successes. Real changes in
corporate policies and practices can take decades. The global
network , IBFAN, that runs the baby food campaign and the Nestle
boycott been 'successful' because it is prepared to do whatever is
necessary for as long as needed - we just want 'to get the job done'.
The baby food issue has also had a huge advantage of the backing from
regularly updated international UN Resolutions. Although the giant
Nestle has not cleaned up - and may never do so voluntarily - the
many laws we have helped bring in are now halting commercial
exploitation on a permanent basis, protecting the health and lives of
millions of children.

The key things about IBFAN are its independence, its clear
objectives , its willingness to speak out publicly and its regular
systematic independent monitoring. IBFAN has learned that corporate
promises mean absolutely nothing unless verified. Words are cheap and
easy.

Boycotts go in and out of fashion, but they are just about the only
thing that corporations are frightened of. They are an instantly
understandable signal that something is seriously wrong with a
company . That's why Corporations spend so much time learning the
language of NGOs and luring them into partnerships. In partnerships
everything is behind closed doors.

Anyone wanting to understand the nature of corporate PR would be well
advised to study the baby food issue".
- Patti Rundall, Policy Director, Baby Milk Action

"As various stakeholders - customers, employees, local communities -
have become frustrated in their attempts to hold corporations to
account, one interesting development has been for them to become
shareholders. By then exercising their rights as shareholders - at
company AGMs, submitting resolutions and so forth - they have at
least made their voices heard. The worst examples of companies
holding their customers in contempt have perhaps been UK professional
football clubs. This has provoked supporters to form trusts in order
to at least gain the same rights as shareholders. In some cases this
has led to supporter representation on the Board. And even the
outright control of Clubs.

The Government is also encouraging employees to become shareholders
in their companies. It might not make much economic sense to put your
savings in the same firm as you rely on for your job. But at least it
gives you certain rights to be heard. At least if the shares can be
pooled to create a collective voice. This is the purpose of the
Employees Direct initiative currently underway with backing from
Birkbeck College, Mutuo, the Work Foundation, the TUC, Unity Trust
Bank, the Co-operative Bank, Cobbetts solicitors and others.. Their
interim report was welcomed by Government. This could lead to a
dramatic improvement in workplace practices and performance.
- Professor Jonathan Michie, Birkbeck, University of London

"Campaigning has been crucial in creating the pressure for business
to take social and environmental issues seriously. While most
companies have reacted through greenwash, using public relations to
defend their corporate reputations, there are a small number of
companies who have substantially changed their business practices.
Inevitably, the crunch comes when it impacts on the bottom line. Few
companies have been willing to sacrifice their competitive position
for an ethical stance. This highlights the need for governments to
regulate, in order to create the incentives for companies to do the
right thing and to sanction those who breach acceptable standards,
especially when their activities destroy communities and their
environments in the developing world. It is the rules that must
change, not just the practices of a few companies. A strong system of
international rules on business is urgently needed.

A few business leaders are waking up to the fact that sound
regulation is in their interests, protecting them from unfair
competition and a massive public backlash. But industry lobbyists,
particularly the industry associations, are continuing to advocate
liberalisation and deregulation at every opportunity. Campaigners are
now targeting the companies such as Enron and Exxon, and the lobby
groups such as the European Services Forum that have excessive
influence over governments and international institutions,
politically and financially. They must be called to account."
- Barry Coates, Director, World Development Movement

"The manner in which responsible investors engage with companies on
areas of risk has evolved significantly over the last 5 years. During
this time, the UK Socially Responsible Investor community has become
involved in several innovative joint engagement projects on issues as
diverse as company's involvement in Burma, Access to Essential
Medicines, Climate Change risk and the need for greater transparency
on payments made to foreign governments by the extractive industries.
Quite often, such group's of investors represent upwards of £400
billion in assets.

Several NGOs, including Amnesty, Oxfam Friends of the Earth, WWF and
GreenPeace have also sharpened up their corporate engagement teams in
recent years- often working closely with companies on contentious
issues. NGOs are recognised by many companies as a vital early
warning radar screen for issues that may affect their brands or
operations management. There is also a growing recognition that such
issues should be tabled for discussions in the board room. I think a
catalyst for these developments has been the significant numbers of
senior NGO and corporate personnel that have jumped ship in recent
years to work on the "other side", each with invaluable insights.

One example of how investors and the NGOs have coincided is on the
issues of promoting Access to Essential Medicines. Instead of just
publishing a report on their views of GSK's activities in this area,
Oxfam met with a number of responsible investors prior to
publication. This led to a series of roundtable meetings attended by
pharmaceutical companies, SRI investors, mainstream brokers and other
NGO's such as Medicine Sans Frontiers, VSO and Save the Children.
This approach has contributed to high level and ongoing investor
engagement with the pharmaceutical industry- a level of attention
warranted by such a complex issue.

I think one of the key differences between responsible investor
engagement in the US and the UK can be found in the approach to
shareholder resolutions on issues of corporate social responsibility.
These are often used as a first resort in the States which can often
lead to an antagonistic relationship with company management. In
contrast, in the UK there is much more in the way of behind the
scenes dialogue with companies and other stakeholders. This approach
may not generate the publicity, but it can often be a more effective
way to achieve meaningful and respectful dialogue with companies."
- Jo Johnston, Senior Analyst, Morley Sustainable Futures Team

Rio Tinto regards it as vital to engage with shareholders, employees,
governments, non government organisations, international
organisations and others interested in our business. The expectations
these entities hold of corporate behaviour have changed over time. We
seek through dialogue to understand these changing expectations. This
change in expectations requires Rio Tinto to be willing to listen and
learn and be committed to respond. We need to try to understand the
issues the group faces, build that understanding into how we manage
our business and provide information on our activities to all those
who are interested. In doing so we seek to be much more open and
transparent than in the past. These partnerships improve our
understanding of the social and environmental issues at both global
and local levels.

One such strategic issue for Rio Tinto is that of biodiversity. We
have formed a number of partnerships with international environmental
NGOs which have helped us to define the company's biodiversity
strategy, and to raise awareness within the Group about biodiversity.
Two current examples of our partnership programmes are:

· a global partnership with Earthwatch, which offers employees the
opportunity to join Earthwatch projects working on biodiversity
projects around the world

· a partnership with BirdLife International, which has involved over
30 Rio Tinto business units in bird monitoring events, and has led to
a range of local initiatives between BirdLife's own NGO partners and
our business units around the world.
- Philippa Roberts, External Affairs, Rio Tinto



Guardian Unlimited © Guardian Newspapers Limited 2003



Patti Rundall, Policy Director
Baby Milk Action, 23 St Andrew's St, Cambridge, CB2 3AX
Work Tel: 01223 464420, Mobile: 07786 523493, Fax: 01223 464417
email: prundall@..., Websites:
www.babymilkaction.org    www.ibfan.org

Baby Milk Action is the UK member of:
The International Nestlé Boycott Committee
INTERNATIONAL BABY FOOD ACTION NETWORK
- 1998 RIGHT LIVELIHOOD AWARD RECIPIENT-

The information in this e-mail is intended solely for the use of the
addressee(s) named. Any unauthorised use of the email or its contents
is prohibited. Kindly advise me if you have received the email in
error. If so, please delete it; if printed, destroy the document; if
forwarded, kindly advise the recipient of action to be taken.

#184 Da: "Angelo Spinosa" <a.spinosa@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 2:57 pm
Oggetto: Re: Qualcosa funziona ogni tanto (2)
a.spinosa@...
Invia email Invia email
 
l'idea della BOYCOTTEGA è davvero grande e molto simpatica bè quindi posso
contare su di te appunto la prossima settimana si svolgerà un movimento di
"festa di paese" e..si parteciparvi cosi sarebbe il massimo per
noi"altrnativi" e per chi fà fint dinon sentire!!!grazie
----- Original Message -----
From: "Giorgia" <noctua@...>
To: <boicotta@yahoogroups.com>
Sent: Wednesday, March 05, 2003 9:55 AM
Subject: [boicotta] Qualcosa funziona ogni tanto (2)


Inizio dunque a proporre qualcosa che "ha funzionato"
e pure benone: La BOYCOTTEGA

si tratta di uno scaffale (tanto più grande quanto maggiori sono le
energie a vostra disposizione) che fa da "supermercato"

in ogni ripiano sono riposti 5 o 6 profotti della stessa categoria

il gioco consiste nel "fare la spesa"
tanto per cominciare quando il partecipante allunga la manina sul
prodotto si accorge che sul retro ci sono felle informazioni
sull'azienda che lo produce e le porcate che fa.
In ogni caso riempie il suo carrello (o segna la spesa su un foglio)
e a seconda dei prodotti scelti ottiene un punteggio come consumatore
critico gli viene rilasciato un attestato (noi l'abbiamo messa sul
ridere dividendo i consumatori in "maniaco", "sensuale", "romantico"
ecc ecc) e soprattuto gli viene donato un riassuntino della guida al
nuovo modello di sviluppo che abbiamo chiamato "vademecum del
consumatore critico" omagio graditissimo anche dai più freddi
passanti.

Se volete realizzare questa BOYCOTTEGA nella prossima occasione
(festa di parrocchia o giornata del non so che che sia) scrivetemi a
noctua @ libero . it e saremo felici di mandarvi il vedemecum, i
profili dei prodotti ed i responsi in formato digitale


Giorgia



Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo:
boicotta-unsubscribe@yahoogroups.com



L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html

#183 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 10:03 am
Oggetto: Appuntamenti a Roma
noctua_noctua
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> Per questo ti esorto a postare gli appuntamenti, le riunioni di
>Coibo in questa mailing list in modo tale da poter partecipare.


Allora, il Coibo non si riunirà a breve (E' complicato radunarsi da
tutta italia) A Roma però abbiamo in programma come Cocs
un appuntamento domani e uno la settimana prossima

Giovedì 6 Marzo: Iniziativa sul Cacao al Casale podere Rosa
Giovedì 13 Marzo: Riunione del Coordinamento cambia lo sponsor
(contattatemi noctua @ libero.it per sapere dove e a che ora)



CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

In concomitanza con il primo Eurochocolate senza la Nestlé, il
Coordinamento Cambia lo Sponsor invita le associazioni e i cittadini
romani ad approfondire le ragioni dell'esclusione della
multinazionale elvetica e la realtà di sfruttamento riconducibile al
mercato del cacao e del latte in polvere.
Nel corso della serata verrà presentato al pubblico l'ultimo rapporto
UNICEF sulle condizioni dell'infanzia e verrà approfondita la
problematica realtà africana, grazie all'aiuto di esperti dell'UNICEF
e dei missionari comboniani.


GIOVEDI' 6 MARZO, ORE 20.30

INCONTRO-DIBATTITO

PRESSO IL CASALE PODERE ROSA IN VIA DIEGO FABBRI snc



"Sfruttamento minorile e mortalità infantile nei paesi del sud del
mondo: le responsabilità delle multinazionali del cacao e del latte
in polvere"

intervengono:

-         Christoph BAKER (UNICEF ITALIA): i risultati del RAPPORTO
UNICEF 2003 sulla condizione dell'infanzia;

-         Gino BARSELLA (NIGRIZIA - resp. CAMPAGNA SDEBITARSI):
povertà e debito estero in Africa: il  ruolo dei governi e delle
multinazionali;

-         Walter VIDORI (MISSIONARI COMBONIANI): Uganda terreno di
sfruttamento delle multinazionali.



Nel corso della serata saranno proiettati video e distribuiti
materiali di approfondimento. AL TERMINE DELL'INCONTRO DEGUSTAZIONE
DI PRODOTTI E PIATTI A BASE DI CACAO DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE.





Coordinamento Cambia lo Sponsor

sito: www.romanordestsocialforum.org/cocs/home.htm

e-mail: cocs@...

tel/fax: 06/8271545

#182 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 9:57 am
Oggetto: I$$o E$$o e o Malamente
noctua_noctua
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> "phauly2" <phauly2@h...> ha scritto:

> io continuo a credere che il boicottaggio e$$0 possa funzionare
(fatto da
> tutte le persone "normali")
>

Credo che la tua idea di fare un sondaggio sulle motivazioni al
boiottaggio è ottima.

(Se vi serve manovalanza asp e vbscript contattatemi)

Vengono fuori anche diversi modi di intendere il boicottaggio... il
cocs lo vede come "cambia lo sponsor" tu lo vedi come "azione diretta
di non acquisto di un prodotto" io addirittura lo osteggio...

..ebbene sì mi trovo di fatto a gestire il sito del Coibo e sono in
disaccordo su molti punti del boicottaggio  (non so se è il caso qui
di parlarne magari per chi è interessato e vuole annoiarsi in
privato...)

Quanto alla E$$o un abuona notizia: ho preso contatti con i referenti
di greenpeace e Lilliput per la campagna (Enrico e Ascanio)


Giorgia

#181 Da: "phauly2" <phauly2@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 8:59 am
Oggetto: Re: Qualcosa funziona ogni tanto
phauly2@...
Invia email Invia email
 
cio' che ha funzionato non e' boicottaggio ma azione politica, attivismo,
lobbying

il boicottaggio e' il non-acquisto di un prodotto

manifestare contro la nestle', la del monte o la nike e' attivismo (e non e'
pensabile che tutta la popolazione italiana divenga attivista, mentre e'
pensabile che tutti attuino un consumo critico e quindi un boicottaggio
intelligente)

inoltre credo che anche senza il logo nike sul campetto, tutti i genitori
dei bambini che ci giocano continueranno a comprare le nike

e' bellissimo che abbia funzionato ma non e' boicottaggio,
almeno non come e' inteso nella guida:

tratto dal manuale http://boicotta.org/versioni/ultima/0.html
  Il boicottaggio che proponiamo invece implica un'adesione leggera ma
pienamente consapevole, diffusa, reticolare, magmatica che può, per assurdo,
trasformare in militante anche "la casalinga consapevole" di un piccolo
paesino appenninico, perché ad essa si chiede di far parte di un progetto
collettivo, non di fare azione di resistenza passiva, di occupare stabili e
sfilare in corteo, ma semplicemente di fare in modo diverso le cose che fa
quotidianamente come andare a fare la spesa o sintonizzarsi su un canale
televisivo.


non vorrei essere preso come disfattista, anzi!
volevo solo sottolineare che il boicottaggio viene attuata da chiunque
durante le sue normali attivita' giornaliere (fare/non fare la spesa)
ed ha un potere potenziale enormemente maggiore rispetto all'attivita' di
(ahime' pochi) attivisti

io continuo a credere che il boicottaggio e$$0 possa funzionare (fatto da
tutte le persone "normali")

P.


----- Original Message -----
From: "Giorgia" <noctua@...>
To: <boicotta@yahoogroups.com>
Sent: Wednesday, March 05, 2003 9:47 AM
Subject: [boicotta] Qualcosa funziona ogni tanto


Ciao "Conversazioni", ciao tutti

Tra le cose che mi hanno colpita ad una prima lettura del vostro
manuale è  la frase

> Quello che ci ha spinti è la costatazione che nessun boicottaggio
>fin'ora a funzionato.

Aggiungo: senza l'intervento di grandi attori...la campagna contro la
del monte è andata in porto solo perchè è scesa in campo la coop.

E' indubbio che il boicottaggio sui singoli prodotti ha un'efficacia
molto ridotta... ma quella sulle sponsorizzazioni funziona.

La Nike ha dovuto rinunciare al logo sui campetti da  calcio che ha
donato alle scuole romane

La Nestlè ha dovuto capitolare e non partecipare all'equochocolate
ed è stata estromessa di fatto dal museo per bambini "Explora"

sono risultati di rilievo ottenuti grazie al lavoro di pochi (e
ammenttiamolo, all'appoggio dell'assessorato alle periferie che da
voce alle associazioni come la nostra)

Se questo modo di agire si diffonde è possibile ottenere qualcosa,
anche più di qualcosa.

altro esempo: a Firenze sono stati tolti i conti della tesoreria alle
banche con "problemini eticie" e affidate alla banca Etica (scusate
se è poco)

Coraggio! Qualcosa funziona! Prendiamo esempio dai modelli vincenti e
cerchiamo di applicarli alle nostre realtà!

#180 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 8:55 am
Oggetto: Qualcosa funziona ogni tanto (2)
noctua_noctua
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Inizio dunque a proporre qualcosa che "ha funzionato"
e pure benone: La BOYCOTTEGA

si tratta di uno scaffale (tanto più grande quanto maggiori sono le
energie a vostra disposizione) che fa da "supermercato"

in ogni ripiano sono riposti 5 o 6 profotti della stessa categoria

il gioco consiste nel "fare la spesa"
tanto per cominciare quando il partecipante allunga la manina sul
prodotto si accorge che sul retro ci sono felle informazioni
sull'azienda che lo produce e le porcate che fa.
In ogni caso riempie il suo carrello (o segna la spesa su un foglio)
e a seconda dei prodotti scelti ottiene un punteggio come consumatore
critico gli viene rilasciato un attestato (noi l'abbiamo messa sul
ridere dividendo i consumatori in "maniaco", "sensuale", "romantico"
ecc ecc) e soprattuto gli viene donato un riassuntino della guida al
nuovo modello di sviluppo che abbiamo chiamato "vademecum del
consumatore critico" omagio graditissimo anche dai più freddi
passanti.

Se volete realizzare questa BOYCOTTEGA nella prossima occasione
(festa di parrocchia o giornata del non so che che sia) scrivetemi a
noctua @ libero . it e saremo felici di mandarvi il vedemecum, i
profili dei prodotti ed i responsi in formato digitale


Giorgia

#179 Da: "phauly2" <phauly2@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 8:50 am
Oggetto: La PACE dipende anche da Noi
phauly2@...
Invia email Invia email
 
e' l'ennesima catena di sant'antonio (mail sotto)
e non sto suggerendo di inoltrarla.

volevo solo rendere noto a tutti che sta girando
e che l'ho gia' ricevuta un po' di volte.

questo significa che c'e' un grande numero di persone
che abbraccerebbe il boicottaggio

questo significa solo che dobbiamo trovare i mezzi per convogliare in
maniera "scientifica" questa grande energia (basterebbe che tutte le persone
che sono scese a roma per la pace boicottassero in maniera saggia e
otterremmo risultati immediati in pochissimo tempo)

dobbiamo quindi fare in fretta ...

[personalmente io ho un approccio abbastanza pragmatico al boicottaggio che
si puo' sintetizzare con "grande e' male":
piu' una corporation e' grande (coca-cola, nestle', microsoft, ...) e piu'
e' in odore di monopolio globale mondiale, piu' io la boicotto.

...come mai la prima lezione di economia all'universita' insegna che il
libero mercato garantisce la migliore allocazione delle risorse perche'
chiunque puo' entrare nel mercato mentre a livello mondiale assistiamo solo
a fusioni tra grandi imprese? come faccio io a entrare nel mercato
(concorrenziale?!?) dei cibi impacchettati? delle bevande in lattina? dei
sistemi operativi?)
ovvio che mi informo anche con la guida al consumo critico!]

buon boicottaggio a tutti

P.


p.s.:
sarebbe interessante capire (sondaggio?) chi attua il boicottaggio, perche'
lo fa? quale e' stata la molla che ha fatto scattare la necessita' di questa
(inusuale) pratica?
personalmente e' stata la frase (Detta da una amica di mia mamma) "VOTI OGNI
VOLTA CHE FAI LA SPESA ".
Sarebbe sensato mettere sul sito www.boicotta.org un tal sondaggio? in modo
da capire quale e' il discorso che piu' facilmente tocca la coscienza?

> >
> >
> > La PACE dipende anche da Noi
> >
> > Mi pare il minimo....
> >
> > Cerchiamo insieme tutti i modi per fermare la Guerra
> >
> > Dopo il petrolio Iracheno, toccherà alla riserva dell'Amazzonia,
> > all'acqua potabile, ai prodotti minerari?
> >
> > Negli anni '50 i neri degli Stati Uniti del Sud, come Alabama, Georgia,
> > Mississippi, ecc, potevano sedersi soltanto sui sedili posteriori degli
> > autobus
> >
> > Un giorno una signora nera si sedette su un sedile davanti e fu
> > aggredita ed espulsa dell'autobus. La domenica successiva il Reverendo
> > Martin
> > Luther King iniziò un movimento di boicottaggio agli autobus, questa
> > protesta
> > ottenne una totale adesione dei neri, anche di quelli degli altri Stati
> > del sud.
> >
> > Undici mesi dopo l'inizio della protesta, durante la quale i neri non
> > avevano preso gli autobus, i politici, pressati dai proprietari delle
> > imprese degli autobus votarono una legge che proibiva la
> > discriminazione razziale sui mezzi di trasporto.
> >
> > Questo è il linguaggio che politici americani capiscono. Il linguaggio
> > del "business".
> >
> > Adesso, Bush e il suo impiegato Toni Blair, dell'Inghilterra,
> > pretendono  di invadere l'Iraq per appropriarsi delle sue riserve
> > petrolifere.
> >
> > Allo stesso modo interferiscono nella politica del Venezuela e di tutti
> > gli altri paesi, come se fossero i padroni di tutto.
> >
> > Questo è il momento di uscire dal nostro letargo, dalla nostra
> > indifferenza, e di cominciare ad agire. Perciò proponiamo un
boicottaggio
> ai
> > prodotto
> > americani.
> >
> > Lanciare pietre e distruggere le vetrine dei Mac Donald's, è fare il
> > gioco alla violenza, che è il loro gioco. Basta smettere di andarci.
Basta
> > insegnare ai nostri figli che posso mangiare bene in altri posti.
> >
> > Allo stesso modo, quando avremo sete, non è necessario bere Coca-Cola.
> > Beviamo un bicchiere di vino italiano o altre bevande che siano
> > prodotte  qui.
> >
> > Quando compriamo una macchina, compriamo una macchina italiana,
> >   francese, giapponese, coreana, o qualsiasi altra, tranne Ford, GM o
> > Crysler.
> >
> > Mettere benzina: Q8 o Shell (che é olandese). Esso: no.
> >
> > Conto in banca: City Bank o Boston starne lontani.
> >
> > Medicine, computer, dentifricio, biglietti aerei, qualsiasi cosa:
> > americana, no!
> >
> > Ricordate, questa protesta è stata già esperimentata nei confronti
> > degli inglesi, in India. Lì Gandhi guidò la "resistenza pacifica" e,
senza
> > violenza, ottenne l'indipendenza del suo paese,
> >
> > Dettaglio: se non andiamo ai Mac Donald's, o non beviamo Coca-Cola non
> > stiamo creando disoccupazione; bensì, stiamo generando occupazione a
> > favore dei loro prodotti concorrenti. L'unico effetto è che i profitti o
> le
> > royalties non vanno negli Stati Uniti.
> >
> >
> > Ricevo e volentieri inoltro:
> >
> > La comunicazione è la base prima della libertà degli uomini, oggi
> > grazie a questo strumento "INTERNET", è possibile raggiungere in un solo
> > istante
> > di persone sparse nel mondo con un solo click, è possibile fare
> > cronaca reale e obbiettiva di ciò che sta accadendo nel mondo, è
> > possibile testimoniare il nostro dissenso per delegittimare chi se pur
> > eletto
> > democraticamente intendesse utilizzare il consenso ricevuto in modo
> > assoluto e imperialista.
> >
> >
> >
> >
>
****************************************************************************
> >
> > E' ora di iniziare:
> >
> > Primo: gira questo messaggio a tutti i tuoi conoscenti;
> >
> > Secondo: mantieniti allerta quando compri qualcosa, anche al
> > supermercato, attento a non comperare niente di origine americana;
> >
> > Terzo: devi avere pazienza, ogni due settimane ti ricorderemo questo
> > impegno;
> >
> > Quarto: Fidati. In meno tempo di quello che immagini modificheremo la
> > belligeranza di Bush;
> >
> > Quinto: Se hai amici in altri paesi, invia questo messaggio in modo che
> > loro lo possano tradurre e divulgare.
> >
> > Infine, ricorda: individualmente, non siamo nessuno, però, come popolo
> >   e come consumatori, abbiamo il potere nelle nostre mani.
> >
> >
> >
> >
>

#178 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mer 5 Mar 2003 8:47 am
Oggetto: Qualcosa funziona ogni tanto
noctua_noctua
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Ciao "Conversazioni", ciao tutti

Tra le cose che mi hanno colpita ad una prima lettura del vostro
manuale è  la frase

> Quello che ci ha spinti è la costatazione che nessun boicottaggio
>fin'ora a funzionato.

Aggiungo: senza l'intervento di grandi attori...la campagna contro la
del monte è andata in porto solo perchè è scesa in campo la coop.

E' indubbio che il boicottaggio sui singoli prodotti ha un'efficacia
molto ridotta... ma quella sulle sponsorizzazioni funziona.

La Nike ha dovuto rinunciare al logo sui campetti da  calcio che ha
donato alle scuole romane

La Nestlè ha dovuto capitolare e non partecipare all'equochocolate
ed è stata estromessa di fatto dal museo per bambini "Explora"

sono risultati di rilievo ottenuti grazie al lavoro di pochi (e
ammenttiamolo, all'appoggio dell'assessorato alle periferie che da
voce alle associazioni come la nostra)

Se questo modo di agire si diffonde è possibile ottenere qualcosa,
anche più di qualcosa.

altro esempo: a Firenze sono stati tolti i conti della tesoreria alle
banche con "problemini eticie" e affidate alla banca Etica (scusate
se è poco)

Coraggio! Qualcosa funziona! Prendiamo esempio dai modelli vincenti e
cerchiamo di applicarli alle nostre realtà!

#177 Da: "conversazioni" <conversazioni@...>
Data: Mar 4 Mar 2003 5:53 pm
Oggetto: Re: Coibo
conversazioni
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Ciao a tutti, ciao Giorgia
come avrai modo di leggere il ns. è nato come gruppo di lavoro virtuale sui boicottaggi.
Gli iscritti alla mailing list non si conoscono ma ogni tanto discutono dell'argomento.
La virtualità della cosa pone limiti, come ovvio, all'organizzazione pratica delle campagne.
Il sito, il manuale e questa mailing list vogliono quindi essere uno strumento di supporto teorico e pratico per far in modo che il boicottaggio diventi un *agire politico*, un'arma potente nelle mani delle moltitudini.
Noterai che il manuale è nella versione 0.3.5 ovvero una prima fase ancora tutta da sviluppare. A questo devono contribuire tutti gli interessati, gli iscritti a questa mailing list per primi.
Un boicottaggio è:
Quello che ci ha spinti è la costatazione che nessun boicottaggio fin'ora a funzionato:
Ci siamo chiesti quindi qual'è la metodologia per organizzarne di efficaci:
 
Quindi nessuna concorrenza, anzi speriamo che le ns., da oggi anche tue, riflessioni possano essere di aiuto nell'impostare le campagne. Per questo ti esorto a postare gli appuntamenti, le riunioni di Coibo in questa mailing list in modo tale da poter partecipare. Personalmente, vivendo a Roma, sono molto interessato.
Fai girare in Coibo il manuale, diffondilo, contribuisci alle versioni successive.
Facci sapere,
 
*** testimoniare non serve, danneggiare si ***
 
 
 
----- Original Message -----
From: Giorgia
Sent: Tuesday, March 04, 2003 10:38 AM
Subject: [boicotta] Coibo

Ciao, mi chiamo giorgia e faccio parte di quel coordinamento di
boicottaggio nazionale che si è riunito a Roma a dicembre e che ora
sta cercando di mettersi in piedi e lavorare.

Non siamo i primi nè (spero!) gli ultimi ad occuparci di boicottaggio
e di costruire siti, nè volgiamo creare l'ennesima sovrastruttura
inutile...ciò che ci interessa è  scambierci informazioni e "fare
rete"...

Cercherò di mettermi in pari leggendo i messaggi di questa ML e il
vostro manuale, mi piacerebbe che i due gruppi (il nostro è appena
nato) potessero collaborare e casomai fondersi

Vi spiego in due parole lo spirito del coibò (coordinamento nazionale
boicottaggi) che raccoglie diverse associazioni (tatavasco, cocs,
lilliput, gas, abiti puliti, ribn, crbm, core... spero di non
dimenticare qualcuno di importante..) impegnate in campagne di
boicottaggio.

Il primo passo da fare è mettere in comunicazione queste persone, far
passare documentazione e materiale (traduzione di rapporti, idee
grafiche ecc) ed avere il polso della situazione nazionale: quante
campagne sono in atto in italia contro le multinazionali? Che dicono?
che fanno? Chi c'è dietro?


E' inutile ogni volta partire da zero! passiamoci le informazioni,
facciamo rete...

Io faccio parte della rete lilliput del nodo di roma, e del cocs
(coordinamento cambia lo sponsor) e vi devo dire che ciò che abbiamo
ottenuto in questi mesi (la vertenza sui campetti della nike alle
scuole romane, la nestlè fuori dall'equochocolate, il progetto di una
consulta etica per le sponosorizzazioni del comune o più
semplicemente il successone della boycottega di cui presto vi
parlerò) rincuora.

Stiamo registrando il dominio www.boicottaggi.it
che presto (spero) sarà in rete.... non vogliamo essere concorrenti,
io ho tutta l'intenzione di collaborare, spero di trovare in voi
degli interlocutori.


Giorgia
noctua @ libero . it









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#176 Da: "Giorgia" <noctua@...>
Data: Mar 4 Mar 2003 10:47 am
Oggetto: LISTA
noctua_noctua
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> Hai una lista? Se si la mandi sarebbe come giustamente dici molto
utile.

Provo a rispondere io con una lista di cose che avevo trovato in rete
(depenno voi e le associazioni che fanno parte del coibo)


anarkids@...
http://www.inventati.org/anarkids/boycott.html

boycott@...
http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm

nai@...
http://www.geocities.com/CapitolHill/1534/boicottaggio.htm

theinvisible@...
http://www.unpodisinistra.it/invisible/boycot.html


C' da aggiungere a questa lista l'impareggiabile lavoro di

www.transnationale.org
(noi del cocs staimo per fare l'abbonamento, chi è interessato me lo
dica tra l'altro io faccio parte del gruppo di traduzione delle info
così quando passano degli articoli interessanti lo so direttamente se
vi interessa contattatami)

www.sottocontrollo.org
del grande Giovanni Familiari che si è smazzato quel popò di lavoro
da solo

http://www.citinv.it/associazioni/CNMS/
Del centro nuovo modello di sviluppo del Gesualdi, quello che
pubblica la guida del consumo critico

Giorgia
noctua @ libero . it

#175 Da: "conversazioni" <conversazioni@...>
Data: Mar 4 Mar 2003 10:34 am
Oggetto: Re: boycott
conversazioni
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Hai una lista? Se si la mandi sarebbe come giustamente dici molto utile.
ciao
conversazioni
----- Original Message -----
Sent: Monday, March 03, 2003 4:26 PM
Subject: [boicotta] boycott

 
mmhhh....ma quanti siti sul boicottaggio e mailing list (boicotta@yahoogroups.com) ci sono in giro ?? non avrebbe senso unire le nostre forze e agire tutti insieme in modo coordinato ?
 
P.s:
interessante il manuale che trovate sul questo sito
 
ciao Davide
 

 

 

 

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