Dal soffitto del refettorio pendeva un pappagallo finto che
teneva nel becco dorato un biglietto su cui c'era scritto:
"Stiamo imparando a non essere speciali". Io me lo ripetevo
spesso, mentre lavoravo al mio bisogno d'arrivare e d'essere
riconosciuta e sullo scontento che ne puo' derivare. "Sto
imparando a non essere speciale". Ripetendomi mentalmente queste
parole m'accorgevo che la mia disposizione si spostava da una certa
seduttiva competitivita', accompagnata da eccitazione e disagio, a un
ancoraggio piu' stabile: "Dimentica cio' che gli altri pensano di
te, dimentica ogni conseguimento futuro, calati, invece, in questo
corpo-mente, dedicandoti al momento presente. La pratica e' tutta
qui".
(Sandy Boucher,
"Primavera Nascosta")