http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Cassin
Riccardo
Cassin nasce in una famiglia umile: il padre Valentino, costretto ad emigrare
in Canada, trova
la morte a soli 29 anni in un incidente in miniera nel novembre 1913. Rimasto
orfano e senza il fondamentale sostegno finanziario del padre, Cassin trascorre
la sua infanzia con la madre vedova e la sorella minore nella casa del nonno
materno di Savorgnano
nei pressi del fiume Tagliamento, proprio nei luoghi dove imperversa la prima guerra mondiale.
Dal
1926 vive a Lecco e, dopo una
iniziale esperienza come pugile, si forma come alpinista intorno al 1930 sulle guglie
delle Grigne.
Fu
certamente una delle figure più importanti dell'alpinismo dell'epoca del sesto grado, prima della Seconda Guerra Mondiale. Probabilmente la
lista delle sue prime ascensioni non ha eguali, avendo risolto, grazie alla sua
tenacità e decisione, i maggiori problemi alpinistici dell'epoca, sia sulle Dolomiti sia
sulle Alpi Occidentali. Il 1934 e il 1935 sono gli anni
del grande alpinismo
dolomitico di Cassin. Nel 1934 compie la prima ascensione delle Piccolissima delle Cime di Lavaredo. Nel 1935, dopo aver
ripetuto la grande via di Emilio Comici sulla parete nord-ovest della Civetta,
scala il fantastico spigolo sud-est della torre Trieste e, con Vittorio Ratti, apre una via di
estremo ardimento sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo,
impresa ambitissima dopo che nel 1933 i cortinesi Angelo e Giuseppe Dimai e il
triestino Emilio Comici avevano salito la Nord della Grande.
Nel
1937 Cassin sposta
la sua attenzione al granito delle Alpi
Centrali. In tre giorni, funestati dal maltempo, compie la prima salita
dell'enorme parete nord-est del Pizzo
Badile assieme a Ratti ed Esposito ed alla cordata dei comaschi Molteni e
Valsecchi, che moriranno di sfinimento lungo la discesa. Anche questa via oggi
è famosissima e frequentemente percorsa. Per tale impresa il C.O.N.I.
assegnò a Cassin nel 1938
la medaglia d'oro al valore atletico.[1]
Probabilmente
la sua impresa più importante, e pietra miliare dell'alpinismo, avviene tra il
4 e il 6 agosto 1938
nel massiccio del Monte Bianco. Con Tizzoni
ed Esposito, compie la prima salita dello sperone Walker della parete nord
delle Grandes Jorasses. Per Cassin, prima della guerra,
vi sarà ancora il tempo per aprire un altro importante itinerario nell'area del
Monte Bianco, nel 1939
sulla parete settentrionale dell'Aiguille de Leschaux.
Il
dopoguerra vede Cassin impegnato soprattutto come organizzatore e
capo-spedizione. Dopo l'inspiegabile esclusione dalla spedizione nazionale al K2 capitanata da Ardito
Desio (« Cassin in realtà fu lasciato a casa in seguito a discussi
esami medici, favorendo così la maggior gloria del professor Desio »)[2],
nel 1958 guida la
spedizione che porta sulla vetta del Gasherbrum
IV Walter Bonatti e Carlo Mauri.
Nel 1961 capeggia
una spedizione al monte McKinley che porta alla apertura dell'immensa parete sud
della montagna e all'arrivo in vetta di tutti i membri della spedizione. Nel 1975 guida la
spedizione alla parete sud del Lhotse, a cui partecipa anche Reinhold
Messner e che viene respinta dal maltempo.
Nel
1987, a 78 anni di
età, Cassin ripeté la salita al Pizzo
Badile di mezzo secolo prima, impresa che lo aveva consacrato tra i più
forti alpinisti del Novecento.[3]
Riccardo
Cassin è anche stato imprenditore nel campo della produzione di chiodi da
scalata.
È
autore dei libri Dove la parete strapiomba (1958), e Capocordata, la
mia vita di alpinista (2001).
E'
scomparso il 6
agosto 2009
nella sua casa ai Piani Resinelli, nei pressi di Lecco dove, per il
raggiungimento del centesimo anno di età, la città gli aveva dedicato
all'inizio dell'anno una serie di iniziative in suo onore.[4]