Mi piace aggiungere anche
questo:
http://www.montagna.tv/?q=node/10804
“LECCO -- E' morto questa mattina nella sua casa ai Piani
dei Resinelli, sopra Lecco, il leggendario alpinista italiano Riccardo Cassin.
Cassin, friulano di nascita e lecchese d'adozione, aveva compiuto all'inizio
del 2009 cento anni. Un secolo di vita fatto di grandi imprese che hanno
letteralmente scritto la storia dell'alpinismo mondiale.
Sono i numeri e le onorificienze a raccontare la straordinaria carriera
alpinistica di quest'uomo: 2500 scalate con 100 prime assolute, medaglia d'oro
al valore atletico, Cavaliere della Repubblica, decorato con la croce al valore
militare. E poi le vette, innumerevoli, e impossibili da elencare tutte.
Il "Grande vecchio" dell'alpinismo mondiale,
d'altronde, era una leggenda vivente, uno dei più grandi alpinisti di tutti i
tempi. Cassin era nato il 2 gennaio 1909 a San Vito al Tagliamento, in Friuli
Venezia Giulia. Giovanissimo si trasferì per lavoro a Lecco, all'ombra della
Grigna, dove scoprì la sua incredibile vocazione per la montagna.
Fin dagli anni Trenta, l'alpinista rivoluzionò il modo di
salire sulle vette. In un mondo alpinistico a quel tempo appannaggio
dell'aristocrazia, Cassin fu capofila di una generazione di
"alpinisti-operai" che cambiarono la faccia di questo sport. Tanto
che, a distanza di anni e nonostante gli attuali materiali permettano salite
più veloci e sicure, molti degli itinerari da lui tracciati durante quel
periodo sono ancora oggi duro banco di prova per i praticanti di questa
disciplina. Determinazione, spirito di sacrificio, forza e coraggio. Erano
questi gli ingredienti che fecero di Cassin uno dei "grandi" della
sua epoca.
Negli anni Trenta risolse gran parte dei "problemi
alpinistici" delle Alpi suscitando entusiasmi e appassionando l'Europa
intera. Nel 1934, in compagnia di Vitali e Pozzi salì per un nuovo itinerario
la parete sud-est della Piccolissima di Lavaredo. L'anno dopo toccò allo
spigolo sud-est della Torre Trieste. Poi, con Vittorio Ratti, aprì una via
sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo.
Ma le sue straordinarie avventure sulle montagne sono solo
all'inizio. Nel 1937 sale sulla parete nord-est del Pizzo Badile: un'impresa
che gli vale la medaglia d'oro al valore atletico. Tra il 4 e il 6 agosto 1938
compie la sua impresa più importante nel massiccio del Monte Bianco: scala lo
sperone Walker della parete nord delle Grandes Jorasses.
Nel dopoguerra Cassin si dedica all'organizzazione e fa da
capo-spedizione. Dopo essere stato escluso, tra le polemiche, dalla spedizione
nazionale al K2, nel 1958 guida la spedizione che porta sulla vetta del
Gasherbrum IV Walter Bonatti e Carlo Mauri.
Nel 1967, dopo l'assalto di 27 tentativi internazionali,
Cassin conquista il Mckinley in Alaska e finisce su tutti i giornali del mondo.
Diviene così famoso che persino John Kennedy lo chiama alla Casa Bianca per
congratularsi con lui.
Nel 1975, guida la spedizione alla parete sud del Lhotse, a
cui partecipa anche Reinhold Messner. Nel 1987, a 78 anni, torna a scalare e
ripete la salita al Pizzo Badile di mezzo secolo prima, facendo venire le
lacrime agli occhi agli appassionati di questo sport.
Intere generazioni non solo di alpinisti ma anche di gente
comune hanno seguito negli anni le sue gesta, in trepidazione. Scalate epiche,
imprese sportive memorabili che hanno fatto di Cassin il simbolo vivente
dell'alpinismo e impresso questo sport nell'immaginario collettivo.
"Spero di arrivare a festeggiare anche i 120 anni"
aveva scherzato Cassin il giorno del suo centesimo compleanno in quella Lecco
che per il Centenario in suo onore aveva organizzato festeggiamenti, eventi e
iniziative per rendere omaggio al suo più illustre cittadino.
Ora, non resta che l'estremo saluto. La famiglia fa sapere
che fino a domani alle 13 resterà aperta la camera ardente a Pian
dei Resinelli.”