Di
solito non faccio forwards e spezzo catene di sant’Antonio, ma questa
mail secondo me deve girare…
Paolo
Addio Bruno...
MW condanna la scelta delle
autorità bavaresi di
abbattere il giovane orso
bruno partito dal Trentino:
è una violenta dimostrazione
di ignoranza.
E’ con sincero dolore
che scriviamo queste righe per esprimere la nostra più dura condanna verso
l'operato di chi ha
autorizzato e materialmente eseguito l'uccisione del giovane orso bruno nato
in Trentino nel parco
Adamello-Brenta e spostatosi, alla ricerca di nuovi spazi, sino alla Baviera.
JJ1, questo il suo nome all’anagrafe,
ma da tutti affettuosamente chiamato "Bruno", era ancora
un cucciolo e la sua barbara
eliminazione non è in alcun modo giustificabile. Al contrario, è da
considerarsi come una
drammatica dimostrazione d’ignoranza ed incredibile leggerezza da parte
delle autorità bavaresi.
Di fronte allo status di
protezione di cui gode la specie e dell'importanza di ogni singolo
esemplare per il successo del
Progetto di reinsediamento dell’orso nelle Alpi, questo gesto
appare come un’incomprensibile
e violenta reazione ad un processo naturale che invece
andrebbe incoraggiato e
protetto.
E’ doloroso dover
constatare come i Bavaresi ed i Tirolesi, invece di festeggiare il ritorno
dell'orso dopo 170 anni di
assenza dalle loro terre, abbiano voluto trasformare il normale
comportamento di esplorazione
del territorio da parte di un giovane in un "comportamento
criminale" da punire con
la più severa delle pene: la morte!
Non conoscendo bene le zone in
cui si muove e la distribuzione delle risorse naturali, è
assolutamente normale che un
giovane orso si avvicini agli insediamenti urbani e cerchi di
approfittare delle risorse
maggiormente disponibili ed accessibili, quindi anche animali
domestici ed apiari.
Non è strano e non è da
considerarsi una minaccia, ne sono piene le cronache di secoli di
testimonianze bibliografiche,
altro che "reati" o "istinto omicida" di cui autorevoli
personaggi si
sono riempiti
gestibile con una semplice
politica di informazione, rimborso e prevenzione dei danni, con
vantaggi collettivi generali
sicuramente maggiori del senso di disgusto e vergogna che da oggi
abbraccerà chi avrà ancora
voglia di recarsi in Baviera.
Morto "Bruno" il
problema resta: fino a quando si accetterà il fatto che alla minima turbativa
dell'ordine costituito si
debba intervenire con la forza e non con la comprensione del fenomeno
non ci saranno spazi liberi
per il ritorno dei signori della foresta nelle Alpi e non ci sarà spazio
per l’uomo per ritrovare
un po’ di umiltà e rispetto.
L'approccio verso il lupo in
Francia, verso il lupo e la lince in Svizzera e verso l'orso in Baviera e
Tirolo sta conducendo alla
sistematica eliminazione degli esemplari che colonizzano nuovi
territori. In modo non
dissimile si tende ad agire nei Pirenei.
Mountain Wilderness continuerà
ad impegnarsi affinché l'orso e le altre specie che costituiscono
il simbolo della resistenza
della naturalità, all'interno di un paesaggio sempre più alterato e
sconvolto, possano ancora
riuscire ad insediarsi nell'arco Alpino, nonostante tutta l'ignoranza e la
cattiveria di cui l'uomo si
dimostra ancora capace. Continuerà ad impegnarsi affinché tutte le
nazioni che hanno firmato la
Convenzione delle Alpi si attivino da subito per introdurre serie
politiche di comunicazione con
le categorie potenzialmente a rischio ed adeguati, ma anche
innovativi, sistemi di
prevenzione e rifusione degli eventuali danni causati da queste specie.
Non vogliamo più assistere a
morti e fucilazioni annunciate ma sentire il brivido avvolgente della
foresta dove si aggira l'orso,
perché un po’ di rispettoso timore serve anche a noi per tornare con
i piedi per terra e ragionare
sul nostro futuro... ciao caro Bruno, calpesteremo i sentieri montani
anche per te…
Stefano Mayr, vicepresidente di Mountain Wilderness Italia