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le teste di cuoio dei carabinieri da Il Tempo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1577 di 1725 |
Gli occhi che spuntano dalla fessura del mefisto sono freddi, gelidi.
Non fanno trapelare alcuna emozione. «Sono cattivi. Brutti. Quando
entrano in azione fanno paura. Non tanto perchè sono armati ma per la
loro determinazione».

Così li descrive il colonnello Salvatore De Montis, il comandante del
Gis. Uomini duri insomma ma appena tolgono il passamontagna e quei
cinquanta chili di bardatura fatta di giubbotto anti proiettile,
maschera antigas, bombe flash, ganci e moschettoni tornano uomini
normali. Carabinieri dentro ma con qualcosa in più. E non è solo
spirito di reparto. Il qualcosa in più si sente, si vede stando con
loro. Seguendoli durante la giornata addestrativa.

«Siamo uomini normali» insistono nell'anonimato dovuto ai loro
compiti di sicurezza. Tutti però, senza quel passamontagna hanno uno
sguardo sereno.Gli occhi sorridono. A parte qualcuno più taciturno
sono tutti molto cordiali, scherzano. Battute cameratesche tra loro
ma scherzano anche con gli estranei appena il rapporto si fa più
cordiale. Pieni di simpatia e generosità. E questo è il quid in più.
Quando scatta un allarme , come è accaduto pochi giorni fa per i
turisti italiani ostaggio in Egitto, il Gis si carica. Sono stati in
stand by per tutta una notte, pronti a partire per il deserto, pronti
a rischiare la loro vita per salvare quegli italiani. Gli stessi
sentimenti che li hanno agitati quando a essere rapiti in zone del
mondo a limite dell'ignoto, sono stati altri italiani. «Siamo
carabinieri e serviamo lo Stato ma dentro di noi sentiamo la passione
per la patria e per tutti coloro sono nostri connazionali. E non è
solo dovere. Andare in soccorso di persone in mano ai cattivi è una
missione che sentiamo sacra al punto da mettere in conto che ci
possiamo lasciare la pelle». E quando pronunciano queste parole il
loro volto si trasforma e li vedi già in azione. Con quella faccia
inespressiva e lo sguardo che fulmina come quando imbracciano la
mitraglietta Mp5 e sfondano la porta dietro la quale sono tenuti gli
ostaggi.


Terribili, «i migliori in assoluto» come si considerano ma sono
mariti e papà premurosi. Giovani senza grilli per la testa. Sposati
in molti e senza misteri da mitologia filmica sulle forze
speciali. «Mia moglie sa benissimo quello che faccio. Senza misteri»,
spiega un veterano. E i bambini? «Quelli pensano a studiare e a
giocare con la playstation o al corso di danza. L'importante e che il
papà ci sia».


Cinque anni per diventare operatore Gis, gruppo di intervento
speciale, pronto per agire in Italia e all'estero quando il Comando
generale dei carabinieri dà il via libera. Paracadutisti prima di
tutto con la loro splendida pazzia che li fa lanciare nel vuoto
appesi a quel pezzo di seta. E poi anni di addestramento presso la 2
Brigata di Livorno dove ha sede il Gis. Tutti i giorni uguali a
mettere a punto nuove tecniche fino a muoversi a memoria al buio e
con la sincronia di orologi di precisione.


Un gladio romano e due ali il loro simbolo che primo lo ideò quel
Francesco Cossiga ministro dell'Interno e padre fondatore dei reparti
speciali italiani. Antonio è uno dei «soci fondatori» come vengono
chiamati i veterani quelli che risposero alla chiamata in quell'anno
tragico 1978. Superati i 50, Antonio sis ente un ragazzo in piena
forma ma gli standard gli impediscono di essere operativo. A parole
però. Lui operativo lo è sempre. Per proteggere l'Italia e la
pace. «Siamo il non plus ultra - dice con orgoglio e guai a
contraddirlo - Noi eravamo pochi e con pochi mezzi ma lo spirito che
ci animava ci trasformava in grandi uomini». E a Trani lo
dimostrarono quando i brigatisti rinchiusi in quel carcere tentarono
di sollevare i detenuti comuni. Oggi tanto è diverso. Migliorato
l'addestramento, i mezzi sono i migliori a disposizioni. E lui
Antonio, il socio fondatore, trasmette ai «nuovi» l'esperienza ma
soprattutto quel sentimento profondo, inspiegabile che è l'anima del
Gis. Lui ora fa l'istruttore non solo ai nuovi operatori del Gis.
E'appena tornato da Baghdad dove ha addestrato le guardie del corpo
di Al Maliki. In Afghanistan ha preparato la scorta di Karzai. Ogni
anno il Gis addestra oltre 1500 operatori della protezione
ravvicinata di personalità istituzionali e non solo.


Inguainati nelle tute blu notte pronti a agire quando il comando
chiama in Italia in ambito Un.I.S. o all'estero nelle missioni Cofs
delle forze speciali. I carabinieri del Gis partecipano alle
operazioni delle forze speciali nella provincia di Herat. Si battono
contro talebani e «insorgenti» afgani con la stessa detrminazione,
coraggio e professionalistà di qunato fanno in patria con la
criminalità organizzata. Stare accanto a loro si sente l'adrenalina
che sublima dai loro copri. Diventa palbabile. Tutti diventa come
irreale. Si muovono come un solo uomo. Boom. L'esplosione arriva
improvvisa e loro via dentro la killing-house a provare e riprovare a
salvare ostaggi. Come ci sono riusciti in molte occasioni senza
esitare. Perchè loro, i Gis, carabinieri e sono pronti a morire
tacendo. Ma a salvare deboli al prezzo della loro vita. Ovunque. In
Italia o all'estero.





Mer 15 Ott 2008 4:07 pm

tuscania_1
Offline Offline

Inoltra Messaggio #1577 di 1725 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Gli occhi che spuntano dalla fessura del mefisto sono freddi, gelidi. Non fanno trapelare alcuna emozione. «Sono cattivi. Brutti. Quando entrano in azione...
tuscania_1
Offline
15 Ott 2008
4:09 pm

Davide Ceriani Ciao Ciao To: carabinieriparacadutisti@...: no_reply@...: Wed, 15 Oct 2008 16:07:44 +0000Subject: [Carabinieri...
davide ceriani
tenccpar
Offline Invia email
16 Ott 2008
5:15 pm
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