E' sempre difficile porre domande ad un amico, in questo caso la cosa
è ancora più complessa in quanto il Comandante del GIS, tenente
colonnello Salvatore De Montis ed io siamo legati da un'amicizia
lunga e consolidata.
Colonnello, che cosa significa essere il Comandante del GIS?
Prima di tutto è un grande privilegio e una grande responsabilità.
Il mio compito è quello di addestrare, organizzare e pianificare
attività di uomini altamente specializzati che devono far fronte ad
emergenze che solo la loro professionalità può risolvere. Il GIS è
uno strumento particolarmente delicato dell'Arma dei Carabinieri che
ne ricorre solo in casi davvero speciali. Gli uomini che compongono
il mio reparto sono operatori che condividono comuni valori e che mi
rendono fiero quotidianamente di essere il loro Comandante anche per
come vivono la normalità di essere "speciali".
Trent'anni di GIS, in trent'anni una Nazione cambia dagli anni di
Piombo alla Milano da Bere sino ad arrivare ai giorni nostri. Cambia
un Paese, ma insieme a lui cambiano anche le persone. Come sono
cambiati i Carabinieri del GIS?
Dai soci fondatori alle nuove leve esiste un filo conduttore comune
che è l'amor di patria. Gli anziani, o forse sarebbe meglio definirli
pionieri, si arrangiavano con quelle poche risorse che allora erano
disponibili e l'inventiva e l'italica arte di riuscire comunque anche
con pochi mezzi a risolvere una situazione, testimonia le grandi
capacità umane ed operative del personale di quegli anni. Gli
operatori del GIS di oggi vivono una realtà di altissima tecnologia.
Parlano le lingue, sono dotati di equipaggiamenti dell'ultima
generazione spesso assai complicati e ne padroneggiano l'uso. Alcuni
dei miei operatori sono anche in grado di coordinare da terra
l'impiego di forze aeree in ambienti ostili. Insomma, un reparto a
tutto tondo. Dalle operazioni in territorio nazionale per il
contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata oggi il GIS
opera anche in ambiti multinazionali in missioni di stabilità
all'estero e anche in questo caso al fianco dei colleghi dell'Arma.
Amo ricordare che i GIS sono volontari tre volte: volontari
nell'Arma, nei paracadutisti del Primo Reggimento Carabinieri
Tuscania ed infine del GIS al quale accedono dopo un iter difficile e
che mette a dura prova soprattutto la forza di volontà.
Per vivere questa scelta l'aspetto familiare è determinante. Quanto
peso si caricano le famiglie?
Occorre a questo proposito sfatare un mito: le nostre famiglie sanno
benissimo qual'è il mestiere che svolgiamo. Sono loro la vera arma
segreta degli operatori del GIS. Avere accanto una compagna che ti
rende sereno e che con tutte le naturali preoccupazioni condivide un
percorso di vita che non è solo professionale ma anzitutto umano è
fondamentale. Credo non sia un caso che la percentuale di divorzi
all'interno del mio reparto sia sensibilmente più bassa che in altri
contesti.
Nel mondo della cooperazione internazionale il GIS è stato un
pioniere. Sin dagli esordi il reparto si è aperto ai colleghi
stranieri. Quanto ha pesato ora che il GIS è impegnato in missioni
all'estero?
Dal 1978 abbiamo avviato un processo di strettissima collaborazione
con i principali reparti stranieri dal SAS inglese al GSG9 tedesco,
per citarne due. Noi partecipiamo attualmente al progetto ATLAS,
insieme ai reparti di antiterrorismo di tutte le polizie dell'UE. La
condivisione delle esperienze, delle informazioni e del determinante
studio sui materiali operativi ha permesso al GIS di essere sempre in
prima linea per qualità di equipaggiamento e capacità cognitive degli
operatori. In ultimo vorrei ricordare l'attività insieme alle altre
forze speciali italiane nella Task Force 45 in Afghanistan. Per
quanto non sia possibile descrivere, per ovvie ragioni di
riservatezza, le modalità operative, posso però con grande
soddisfazione affermare che è una straordinaria esperienza di
cooperazione con gli altri colleghi delle altre forze armate.
Un'esperienza che sta dando ottimi frutti sotto il profilo della
sicurezza di tutto il contingente nazionale in Afghanistan.
Nel 1978 il GIS nasce come risposta ad una minaccia interna. Qual'è
l'evoluzione del reparto?
Un reparto come il GIS si caratterizza per flessibilità. I nuovi
obiettivi che ci sono stati assegnati fanno sì che il reparto
affronti ancora una volta la sfida di migliorare le proprie
potenzialità, a fronte di questo siamo certi che non potranno non
mancare le importanti risorse necessarie a mantenere il nostro ben
noto standard di qualità.
Un ultimo commento da dei Carabinieri considerati "super" verso gli
altri Carabinieri...
Come sottolineato noi siamo e ci sentiamo pienamente Carabinieri. La
nostra ragion d'essere non è diversa da quella dei tanti colleghi
dell'Arma territoriale e delle specialità. Noi rappresentiamo uno
strumento in grado di risolvere situazioni critiche, sempre pronti a
collaborare con i nostri colleghi in ambiti ove elevati rischi
debbano essere affrontati con addestramenti mirati ed equipaggiamenti
specifici.
*Presidente Ce.S.
Il Tempo
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Livorno(PaginediDifesa) - A partire dagli anni Sessanta, i Paesi
occidentali maggiormente sviluppati, contestualmente alla loro
crescita economica e sociale, furono investiti da diversi fenomeni
terroristici di matrice nazionale e internazionale. Una delle azioni
più eclatanti fu il sequestro della delegazione israeliana alle
Olimpiadi di Monaco in Germania nel 1972, operata dal gruppo
terroristico Settembre Nero, che si concluse in modo drammatico e
cruento. Numerose furono le vittime, compresi tutti gli ostaggi, a
causa del fallito intervento delle forze di polizia locali. Anche in
Italia, a partire dagli anni Settanta, le formazioni terroristiche
divennero sempre più agguerrite e pericolose, in particolare le
Brigate Rosse, che in Europa risultarono le più organizzate sotto il
profilo politico e militare. Le loro cellule, agendo in
clandestinità, portarono a termine attentati, sequestri, ferimenti e
omicidi, mirati al sovvertimento delle istituzioni democratiche e
alla destabilizzazione dell'ordine pubblico interno, con il chiaro
intento di innescare un processo rivoluzionario.
L'attività terroristica delle BR culminò con il sequestro del
presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, eseguito uccidendo
i cinque membri della scorta e dando seguito all'esecuzione
dell'esponente politico. I vertici istituzionali dei vari Paesi
europei, compresero che per fronteggiare l'emergenza del terrorismo
diventava indispensabile disporre di unità speciali addestrate e
dedicate allo scopo. Alcune vennero formate con personale delle forze
armate. In Gran Bretagna, il 22° reggimento Special Air Service
(SAS), aveva già acquisito una specifica esperienza in Irlanda del
Nord e si distinse nel 1980 con un efficace intervento operativo
finalizzato alla liberazione di ostaggi nell'ambasciata iraniana a
Londra.
Altre unità vennero costituite con personale delle forze di polizia
come nel caso della Germania, dove fu creato il Grenzschutzgruppe 9
(GSG 9), che portò a termine con successo l'operazione Magic Fire in
Somalia nel 1977, liberando i passeggeri di un velivolo della
Lufthansa dirottato dai terroristi. In Italia, su richiesta
dell'allora ministro dell'Interno Francesco Cossiga, furono resi
disponibili dal ministero della Difesa, alcuni reparti di forze
speciali dell'Esercito e della Marina, in particolare il 9°
battaglione d'assalto paracadutisti Col Moschin (oggi reggimento) e
il Comsubin (Comando subacquei e incursori) con il GOI (Gruppo
operativo incursori). Contestualmente l'Arma dei Carabinieri assicurò
la disponibilità del Gruppo d'intervento speciale, tratto dal 1°
battaglione carabinieri paracadutisti, oggi 1° reggimento Tuscania.
Gli incursori dell'Esercito e della Marina si alternarono fino al
1984 nell'assicurare, assieme al GIS dei Carabinieri, le Unità
d'intervento speciale Unis Da quell'anno in poi, a seguito del
decreto del ministero dell'Interno, l'unica Unis in ambito nazionale
rimase il GIS.
Il battesimo del fuoco
Il 6 febbraio 1978 veniva costituito il Gruppo d'intervento speciale
dei carabinieri. Il reparto fu conosciuto dall'opinione pubblica
soltanto due anni dopo, il 29 dicembre 1980, quando fece irruzione
nel carcere di Trani (Puglia), dove era in corso la rivolta di 98
detenuti appartenenti alle Brigate Rosse e ad altre organizzazioni
terroristiche di sinistra. I criminali avevano preso in ostaggio 18
agenti di custodia e questo rendeva inattuabile qualsiasi tipo di
intervento. Non ci volle molto a comprendere che la situazione stava
peggiorando e richiedeva l'impiego di specialisti.
Il GIS era pronto. Dopo un vertice tenuto a Palazzo Chigi, il
ministro Sarti diede l'ordine di intervenire. Un blitz in piena
regola: in poco più di un'ora il reparto speciale dell'Arma aveva
liberato gli ostaggi, catturato i sequestratori e ripreso il
controllo della struttura, il tutto senza spargimento di sangue. Alle
16.15 alcune aliquote del gruppo si erano calate sul tetto del
carcere da due elicotteri con la tecnica del fast rope (discesa
veloce). Altri team a terra avevano fatto saltare le cancellate con
sette cariche esplosive. Un terzo elicottero coordinava le
operazioni. Alle 17, la sirena decretò la fine dell'emergenza.
Il mattino successivo, un noto quotidiano romano, così riportò la
notizia ai suoi lettori. "Tre elicotteri sono arrivati
all'improvviso, verso le 16.15: uno controllava dall'alto mentre gli
altri si posavano sui `coperchi' della prigione. Portavano ordigni
paralizzanti e cariche esplosive al plastico. Pochi minuti più tardi,
a trenta secondi l'uno dall'altro, scoppiavano i primi ordigni: tonfi
sordi, terribili. Si doveva far breccia sui muri e scardinare le
cancellate, aprire varchi. Altre deflagrazioni si succedevano a una
distanza di tempo impressionante, poiché lasciavano prevedere
resistenze ed ostacoli…e tra uno scoppio e l'altro, i rimbombi delle
sventagliate di mitra e ogni tanto singoli spari di revolver. La
battaglia è stata furibonda. Il raid di Trani ha rivelato,
all'improvviso, l'esistenza di un reparto speciale dei Carabinieri,
efficientissimo e moderno. La cosa che ha suscitato il più grande
stupore non è stata tanto la condotta di tutta l'operazione, peraltro
esemplare, quanto che nessuno sapeva dell'esistenza di questi uomini,
né chi fossero né quanti fossero".
Cofs e Atlas
Il gruppo è un'unità specializzata per la condotta di operazioni
militari e di polizia ad alto rischio, rapide e risolutive, di norma
in presenza di ostaggi. Il reparto è inquadrato nella 2^ brigata
mobile dei carabinieri, per l'impiego quale Unis nazionale o forza
speciale, dipende direttamente dal comando generale dell'Arma. I suoi
principali compiti sono di tipo strategico: liberazione ostaggi,
arresto di pericolosi terroristi, risoluzione di dirottamenti aerei,
di crisi in ambasciate e con minacce Nbcr (nucleare, biologico,
chimico, radiologico), salvataggio di connazionali all'estero.
Tra i compiti tattici, rientrano la liberazione di soggetti
sequestrati da criminali comuni, l'arresto di pericolosi malviventi e
protezione Vip In ogni caso, l'obiettivo principale del GIS è la
salvaguardia di vite umane e questo principio sia etico che
deontologico costituisce una delle maggiori peculiarità del Gruppo.
Oggi il reparto, con sede a Livorno, conta tra le sue fila circa un
centinaio di operatori altamente qualificati ed è articolato in un
nucleo comando, una sezione amministrativa, una sezione OA
(operazioni, addestramento), una sezione Tsr (tiratori scelti
ricognitori), le sezioni operative, il nucleo tecnico e un nucleo
negoziazione. Al suo interno è inserita una cellula di negoziatori
per la risoluzione delle situazioni di crisi soprattutto in presenza
di ostaggi. Ogni sezione, in funzione delle proprie caratteristiche,
è articolata in varie squadre di operatori, organizzate in base a
specifiche esigenze.
Il personale si alterna giornalmente in aliquote, la prima delle
quali è sempre pronta a partire immediatamente per ogni destinazione
sia in territorio nazionale che in aree ostili, interdette o
politicamente sensibili. Il secondo distaccamento è pronto a entrare
in azione nel giro di tre ore e il terzo entro le ventiquattr'ore
successive. Gli operatori possono agire in acqua, aria e terra senza
alcuna difficoltà. Il primo team di intervento è quasi sempre
preceduto da un nucleo avanzato che ha lo scopo di raccogliere il
maggior numero di informazioni utili per stilare il piano
d'intervento. Diversi sono i mezzi a loro disposizione per effettuare
i rischieramenti sul territorio nazionale: autovetture veloci,
elicotteri AB-212 in dotazione all'Arma, velivoli C 130J resi
disponibili dalla 46^ brigata aerea di Pisa dell'Aeronautica
militare. Precisione, rapidità, sicurezza e discriminazione devono
caratterizzare l'intervento. In questa fase riveste una particolare
importanza l'uso di esplosivi, impiegati con precisione chirurgica
per la realizzazione di varchi negli ostacoli che li separano dagli
obiettivi.
Da quella prima operazione nel carcere di Trani, il gruppo ha
dimostrato una grande flessibilità, compattezza e intuizione,
riuscendo a ricalibrare le proprie peculiarità in funzione dei nuovi
contesti operativi nei quali attualmente è chiamato a intervenire sia
in ambito joint (interforze) che combined (multinazionale). Oggi il
GIS è configurato a livello Difesa all'interno del Cofs (comando
interforze per le operazioni delle forze speciali), un'organizzazione
nata nel dicembre 2004 con lo scopo di riunire specifici assetti
provenienti dalle quattro forze armate e operare in simmetria con
altre realtà paritetiche internazionali. Il Cofs fa parte di un
raggruppamento di comandi joint dipendenti dal COI (comando operativo
di vertice interforze).
Il Gruppo d'intervento speciale dedica molte delle proprie risorse al
perfezionamento dell'attività di ricerca e collaborazione con altri
reparti similari del circuito Nato, aderendo anche a un progetto
della Commissione europea denominato Atlas. Questo programma si fonda
sulla sinergia di 30 unità speciali dei Paesi della UE, a cui
partecipa anche la Norvegia. Si tratta di un vero e proprio
consorzio, che si concretizza in un ufficio con sede a Bruxelles,
articolato in una serie di working group multinazionali: explode
(settore esplosivi), naval (settore navale), building (edifici in
varie configurazioni), aircraft (settore aereo), sniper e il forum
sulla negoziazione.
I progetti sono sovvenzionati dalla UE e questo consente di
promuovere pianificazioni di più ampia portata a vantaggio di tutti
gli aderenti. Non è tutto, il consorzio offre alle forze speciali
dotate di una strutturazione minore, la possibilità di potersi
aggiornare e studiare attingendo all'esperienza dei colleghi. Più in
generale, l'obiettivo di questo ufficio è quello di perfezionare
l'elaborazione di nuovi lineamenti di dottrina e nozioni a carattere
pratico, spaziando attraverso tecniche, procedure e armamenti, che
vengono poi diffuse tramite una piattaforma informatica a uso dei
reparti speciali consorziati. L'attività del gruppo si estende
ulteriormente in ambito combined con l'impiego di dispositivi
rischierati in diverse aree, come quella afghana, dove il reparto è
presente con specifici assetti nell'ambito della task force 45
(operazione Sarissa) di Isaf, unitamente ai colleghi di forze
paritetiche, tutti inquadrati all'interno del Cofs.
Araldica
Lo stemma araldico del Gruppo d'intervento speciale è costituito da
ali spiegate di color oro, con paracadute sul quale, in posizione
centrale, è sovrimposto un gladio con la punta rivolta verso il
basso, il tutto su sfondo nero. Sopra campeggia la fiamma dell'Arma
dei carabinieri che oltre all'istituzione di appartenenza,
rappresenta la continuità delle sue tradizioni. Le ali spiegate fanno
riferimento anche all'estrema mobilità e rapidità d'intervento
dell'unità. Il paracadute indica l'appartenenza del GIS alle
aviotruppe e il gladio romano a doppia lama ne richiama quella alle
forze speciali italiane.
Le principali operazioni
28 dicembre 1980, carcere di Trani (Bari), intervento all'interno del
supercarcere e liberazione di ostaggi; 25 agosto 1987 carcere di
Porto Azzurro (Isola d'Elba), intervento finalizzato al contrasto
della rivolta dei detenuti; giugno 1988, Oria (Brindisi), arresto di
Roberto Di Giovanni, uno squilibrato che si era barricato in casa
dopo aver ucciso un passante e ferito alcuni carabinieri; dicembre
1989, San Luca (Reggio Calabria), sequestro Cesare Casella, cattura
del criminale Giuseppe Strangio; 17 aprile 1990 Santa Margherita
Ligure (Genova), liberazione della piccola Patrizia Tacchella; luglio
1992 Salerno, cattura di malviventi ricercati per l'omicidio di due
Carabinieri; 16 gennaio 1995, Segrate (Milano), liberazione di
Raffaele Alessi; febbraio 1995 Grosseto, cattura del latitante
Sebastiano Murreddu; 1996 Barletta (Bari), cattura di quattro
malviventi ricercati per l'omicidio di un maresciallo dell'Arma;
maggio 1997 Venezia, irruzione nel campanile di San Marco e cattura
del gruppo separatista che lo aveva occupato; aprile 1999, traduzione
di terroristi libici autori della strage di Lockerbie; novembre 1999
Largo isola Alicudi (Sicilia) operazione antidroga, presa di un
mercantile carico di 12 tonnellate di stupefacenti; 7 giugno 2000
Torino, liberazione della minorenne Rosa Laura Spadafora, sequestrata
da una banda di italo-albanesi; 10 giugno 2000, Torre Annunziata
(Napoli), cattura del latitante camorrista Ferdinando Cesarano; 30
novembre 2002, Ostia (Roma), cattura del latitante tunisino Faid Isa
Kamalfa, asserragliato in un'abitazione; marzo 2005 Bari, cattura di
una banda di criminali autori di assalti armati a furgoni portavalori
tra Calabria, Campania e Puglia; Calabria, Campania e Sicilia,
arresto di pericolosi latitanti appartenenti a organizzazioni
criminali di stampo mafioso (Cesarano, Barbaro, Iona, Bellocco); 28
giugno 2005, Bogogno (Novara), blitz notturno finalizzato alla
cattura di Angelo Sacco, che nella giornata precedente aveva ucciso a
colpi di fucile tre persone e ne aveva ferite otto; febbraio 2006,
sicurezza durante le Olimpiadi invernali di Torino; giugno 2006,
cattura del terrorista Gaith Pharaon; 22 agosto 2008, Poggiomarino
(Napoli), operazione antidroga contro i narcotrafficanti della
camorra, sequestrati cento chili di cocaina purissima.
Missioni all'estero
1997 Albania operazione Alba; 1998-1999 Bosnia-Erzegovina Sfor,
aggregato alla Msu (Multinational specialized unit, Unità
multinazionale specializzata) dell'Arma dei carabinieri; 1999-2000
Kosovo Kfor, aggregato alla Msu; 2003-2004 Iraq, operazione Antica
Babilonia; marzo 2002 Kabul, operazione Corona, rientro in
Afghanistan del Re Zahir Shah; 2008 Afghanistan, operazione Sarissa
Unifil.
GIS, quando suggerii l'esempio del SAS al ministro Cossiga
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Luigi Caligaris, 14 ottobre 2008
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Ho letto l'interessante intervista al presidente Cossiga in merito al
GIS e poiché lo scopo di Pagine di Difesa è quello di raccontare la
storia di questo prestigioso reparto, vorrei completarla con qualche
modesto elemento in più. E vengo al punto. Non possedendo la
prodigiosa memoria del Presidente non sarò altrettanto preciso, ma
posso garantire l'assoluta veridicità di quanto sto per scrivere.
Nel 1975, mentre prestavo servizio a Londra come addetto militare,
avevo stabilito un rapporto particolarmente amichevole con alcuni ex
sottufficiali del SAS che, congedatisi, gestivano una scuola di
paracadutismo privata sul mare nel sud dell'Inghilterra, dove fui
ospitato per alcuni fine settimana. Grazie al direttore della scuola,
che godeva ancora di notevole prestigio per il suo passato militare e
aveva mantenuto eccellenti rapporti con la 16^ brigata paracadutisti
che era allora la forza d'intervento, riuscii a stabilire un rapporto
altrettanto buono con la brigata e in quel contesto fui invitato a
visitare un loro esclusivo centro con relativo poligono, dove si
teneva l'addestramento antiterrorismo.
In quella occasione mi convinsi che la loro esperienza, maturata
soprattutto ma non solo in nord Irlanda, avrebbe potuto essere utile
in Italia. Non ritenendo opportuno - data la sensibilità del
problema - seguire la prassi regolare che avrebbe coinvolto troppi
canali, chiamai direttamente il capo di stato maggiore dell'Esercito,
generale Andrea Cucino, sotto il quale avevo prestato servizio e di
cui conoscevo bene l'efficiente pragmatismo e la capacità
decisionale.
Dopo che gli ebbi proposto di chiedere agli inglesi di contribuire
all'addestramento di nostre forze speciali, mi rispose che conveniva
sulla sua opportunità e che mi avrebbe fatto sapere quanto prima cosa
avrei dovuto fare. Dopo breve tempo mi chiamò per dirmi che la
proposta era stata considerata interessante in più alto loco.
Sempre in tempi sorprendentemente brevi, una mattina fui invitato dal
mio ambasciatore, Roberto Ducci, alla sua residenza al n.5 di
Grosvenor Square per incontrare una personalità giunta da Roma.
Ricordo l'incontro con l'allora ministro Francesco Cossiga che in
camicia e bretelle con tratto informale e simpatico mi invitò a
esporgli la questione in un'ora. Dopo che ebbi concluso, mi disse che
avrei presto ricevuto istruzioni direttamente dal generale Cucino.
In attesa di ordini, per predisporre favorevolmente il terreno a una
richiesta quantomeno insolita, presi contatto con vari settori della
Difesa britannica, prospettando la possibilità che una delegazione
italiana prendesse visione del loro addestramento antiterrorismo in
relazione a possibili collaborazioni.
Fu così che, quando fu preannunciato l'invio di una nostra
delegazione (composta da un ufficiale dello stato maggiore
dell'Esercito, un ufficiale dei carabinieri, divenuto poi generale di
corpo d'armata in servizio, e un ufficiale di polizia) fu rapido l'Ok
britannico. Giunta la delegazione a Londra, l'accompagnai alle
strutture addestrative, dove gli ufficiali ebbero modo di prendere
visione delle tecniche e dei mezzi allora all'avanguardia usati sia
dalle forze speciali sia dai reparti in avvicendamento in nord
Irlanda. Con quella visita si concluse, per ordini superiori, la mia
partecipazione al programma e passai a fare altre cose.
Pagine di Difesa
FU ISTITUITO DA COSSIGA - DOMANI CERIMONIA CON LA RUSSA E SIAZZU
Roma, 15 ott. - (di Marco Mazzu') - Protagonista di decine di
operazioni ad alto rischio, impegnato dal 1978 nella caccia ai
latitanti e ai sequestratori, il Gis, Gruppo di Intervento Speciale
dei carabinieri, festeggia domani il proprio trentennale. Alle 11 a
San Piero a Grado (Pisa) presso la sede del Centro Interforze Studi
Applicazioni Militari (Cisam), e' in programma una cerimonia alla
presenza del Ministro della Difesa Ignazio La Russa e del Comandante
Generale dell'Arma, Gianfrancesco Siazzu. Nel corso della cerimonia,
fra l'altro, saranno consegnati gli attestati di 'Cavaliere
dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana' ai cinque soci
fondatori del reparto ancora in servizio al Gis. In programma anche
un'esercitazione che prevede un'irruzione con liberazione di un
ostaggio in un edificio adibito all'addestramento. Il Gruppo di
Intervento Speciale dell'Arma e' stato istituito il 6 febbraio 1978
per idea, impulso e direttiva dell'allora Ministro dell'Interno
Francesco Cossiga, che aveva visitato numerosi Paesi europei allo
scopo di acquisire un'approfondita conoscenza dei rispettivi reparti
speciali. L'emergenza terroristica di quegli anni porto' alla
costituzione di un'apposita unita' per l'impiego in operazioni
speciali anti-terrorismo e anti-guerriglia, con carabinieri tratti
dall'allora Battaglione Carabinieri Paracadutisti 'Tuscania',
particolarmente addestrati ad intervenire nelle situazioni piu'
rischiose anche in presenza d'ostaggi.
BATTESIMO OPERATIVO NEL 1980 PER SEDARE LA RIVOLTA NEL SUPERCARCERE
DI TRANI
Il reparto, considerato di solito come 'ultima ratio' nelle
situazioni piu' delicate, ebbe il proprio battesimo operativo il 29
dicembre 1980, quando fece irruzione nel supercarcere di Trani
(Bari), sgominando in modo rapido e incruento una rivolta di detenuti
che avevano preso in ostaggio 18 agenti di custodia. Il 16 maggio
1984 il ministero dell'Interno, previo parere conforme del Presidente
del Consiglio e di intesa con il Ministro della Difesa, determino' lo
scioglimento delle Un.I.S. (Unita' di Intervento Speciale)
dell'Esercito e della Marina e il mantenimento in vita del solo Gis
dei carabinieri. Di stanza a Livorno il Gis, che ha dimensioni di
livello compagnia, e' inquadrato nella 2° Brigata Mobile. Per
l'impiego come Unita' di Intervento Speciale nazionale o forza
speciale, il reparto dipende direttamente dal Comando Generale
dell'Arma dei Carabinieri, che puo' ricevere attivazioni dal
ministero dell'Interno (per l'impiego come Unita' di Intervento
Speciale nazionale) o dal Comando interforze per le Operazioni delle
Forze Speciali, che dipende direttamente dal Capo di Stato Maggiore
della Difesa, per l'impiego come forza speciale nei 'teatri
operativi' all'estero. Attualmente il Gis fornisce anche un supporto
altamente qualificato ai reparti territoriali in occasione di
importanti operazioni di polizia. Tutti gli operatori del reparto
provengono dal I Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania. Sono
volontari, con ottimi precedenti disciplinari ed esperienze
specifiche. Le prove selettive per accedere al Gis sono molto
impegnative e comprendono anche visite mediche e valutazioni
psicoattitudinali finalizzate ad accertare la capacita' operativa in
situazioni ad elevato stress fisico e psicologico.
CORSI SPECIFICI DI TIRO, ALPINISMO, TECNICHE DI IRRUZIONE,
ANTISABOTAGGIO
Chi supera le selezioni accede al Corso Basico per operatore del Gis,
durante il quale si studiano varie discipline tra cui tecniche di
disarmo personale, tiro rapido discriminato con armi corte e lunghe,
impiego esplosivi, alpinismo, tecnica di discesa rapida da pareti ed
elicotteri, tecniche d'irruzione in edifici, impiego materiali
speciali, tecniche di guardia del corpo, tecniche d'intervento su
obiettivi particolari (autobus, aerei, treni). Superato il corso,
l'operatore Gis partecipa ad ulteriori corsi di specializzazione, fra
i quali quelli di operatore subacqueo, paracadutista con tecnica
della caduta libera, tiratore scelto, artificiere antisabotaggio,
tecnica di guida veloce di autovetture e battelli operativi.
L'obiettivo perseguito con un training intensivo di questo genere e'
l'impiego di un elemento particolarmente selezionato, profondamente
motivato e capace di distinguersi per tecnica, lucidita' ed
equilibrio, specie in attivita' coordinate per operazioni speciali.
Per affinare ed aggiornare continuamente gli operatori sulle tecniche
e sui materiali, mantenendo i livelli d'avanguardia raggiunti,
vengono organizzati frequenti scambi con le migliori unita' speciali
esistenti nel mondo, fra le quali 22° Rgt. Sas britannico, Gsg9
tedesco, Gign francese, Hrt americano, Geo e Uei spagnoli e numerosi
altri reparti in attivita' anche nell'est europeo.
LE SEI FASI DELL'ATTIVITA' DEL GIS - LE OPERAZIONI PIU' IMPORTANTI
L'attivita' del Gis puo' essere suddivisa in sei fasi distinte:
l'allarme, l'approntamento del personale, il trasferimento, lo
schieramento del dispositivo, l'intervento, l'evacuazione. Dopo
l'allarme, ordinato dalla Sala Operativa del Comando Generale
dell'Arma dei Carabinieri, l'approntamento del personale e'
strutturato su un sistema modulare: una prima aliquota di operatori
e' ad approntamento immediato, una seconda e' operativa entro 3 ore,
mentre l'intero reparto e' attivabile entro 24 ore. Il trasferimento
in zona d'impiego puo' essere effettuato con autovetture veloci e
speciali, con elicotteri Ab 412 dell'Elinucleo Carabinieri di Pisa,
oppure con velivoli della 46° brigata aerea, di stanza a Pisa. Dopo
il battesimo operativo nel 1980 con l'intervento per sedare la
rivolta nel supercarcere di Trani, negli anni il Gis si e' reso
protagonista di molti altri interventi risolutivi nell'ambito di
attivita' di contrasto alla criminalita' comune e organizzata. Tra
gli altri, di particolare rilievo l'intervento per sedare la rivolta
nel Carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro (1987), la
liberazione di ostaggi nelle mani dell'anonima sequestri (Patrizia
Tacchella nel 1990, Raffaele Alessi nel 1995, Rosa Laura Spadafora
nel 2000), la cattura di latitanti (il camorrista Ferdinando Cesarano
nel 2000, Giuseppe Barbaro capo dell'omonima cosca di Plati' nel
2001, il tunisino Faid Isa Kamalfa, asserragliato in una villetta,
nel 2003). Per quanto riguarda le operazioni antidroga, da ricordare
la cattura di una nave in movimento nel 1999 al largo di Alicudi,
l'intervento a bordo della nave Tiride, nel 2000 a Crotone, che
trasportava tre tonnellate di hashish. In quella circostanza,
l'equipaggio della nave venne arrestato dai reparti speciali
dell'Arma intervenuti.
IMPEGNI ALL'ESTERO IN AFGHANISTAN E IN IRAQ - GLI EQUIPAGGIAMENTI
SPECIALI
Il Gis e' stato spesso impegnato anche all'estero. Furono i reparti
speciali dei carabinieri ad assicurare nel 2002, con l'operazione
Corona, la scorta al re afghano che rientrava in patria. Sempre in
Afghanistan, nei mesi scorsi, il Gis e' stato impegnato
nell'operazione Sarissa. In Iraq, nel 2003, l'aliquota del Gis
inquadrata nel Reggimento Msu ha compiuto numerose operazioni
antiterrorismo, che hanno portato alla cattura di due criminali di
guerra, al fermo di numerosi sospettati di atti terroristici ed al
sequestro di ingenti quantitativi di armi, munizioni ed esplosivi.
Per rispondere al meglio a qualsiasi esigenza operativa, il Gis
dispone di mezzi speciali, equipaggiamenti ed armi all'avanguardia.
Tra i mezzi speciali spiccano Ford Patriot e Toyota Land Cruiser,
attrezzate in occasione di operazioni con appositi sistemi di
piattaforme posizionate anteriormente e sul tetto, pedane e ganci per
il trasporto di scale manovrabili nella parte superiore. Vi sono poi
automezzi appositamente attrezzati come posti comando e centro di
trasmissioni mobili. Per le operazioni anfibie il Gis dispone di
battelli operativi Zodiac Hurricane con motori fuoribordo che
consentono di raggiungere elevate velocita'. L'equipaggiamento
individuale e' costituito da una tuta operativa ignifuga di colore
blu scuro, con guanti e passamontagna (tipo mephisto). Vengono
inoltre utilizzate diverse tipologie di calzature, rinforzi
(ginocchiere e gomitiere), tipi di elmetti in kevlar con visiera e
giubbotti antiproiettile, maschera antigas ed altri dispositivi di
protezione individuale dal rischio chimico, nucleare o
batteriologico, che consentono di operare anche in ambiente
contaminato da questo tipo di agenti.
AMPIA DOTAZIONE DI ARMI PER FRONTEGGIARE TUTTE LE SITUAZIONI
Tra gli equipaggiamenti speciali, il Gis dispone di paracadute ad
ala, attrezzature per le immersioni ed assalti anfibi, materiali per
le discese operative da elicotteri, pareti rocciose ed edifici,
visori notturni e telecamere termiche, utilizzati in condizioni di
scarsa visibilita', trapani silenziosi, fibre ottiche, svariati tipi
di scale, scudi antiproiettile di diverse dimensioni e
caratteristiche balistiche. Le comunicazioni radio sono assicurate da
apparati ricetrasmittenti criptati e da una maglia radio interna,
oltre che da apparati satellitari per la trasmissione di dati ed
immagini. Ampia e' anche la dotazione di armi per fronteggiare le
diverse situazioni: le pistole Beretta 92FS e Glock 17 e 23; la
pistola mitragliatrice HK MP7 e HK MP5 nelle versioni A5, KA5, SD-3;
i fucili semi-automatici HK 53, G 36 C, Steyer Aug; i fucili a pompa
Benelli M3 e M4 Super 90; i fucili di precisione HK PSG-1, Accuracy
International AWP 308 e AWS silenziata, SAKO TRG 42 in calibro 338;
Il reparto speciale dell'Arma dispone poi anche dei lanciagranate
M203 e multiplo MK1 e delle mitragliatrici Minimi. Estremamente
ampio, infine, e' il ricorso agli esplosivi, di tutti i tipi a
secondo dell'esigenza, che vengono utilizzati dagli specialisti del
Gis per aprire varchi e demolire ostacoli, muri, porte blindate,
finestre e tetti. (Adnkronos)