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Intervista al presidente Francesco Cossiga   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1579 di 1725 |
Roma(PaginediDifesa) - Di schivo e flemmatico questo speciale uomo
del GIS sembra non avere proprio nulla, anzi il tono cordiale induce
piacevolmente all'ascolto, mentre ci accoglie nello studio della sua
casa romana. `Operatore ad honorem' e vice brigadiere dei Carabinieri
a titolo onorifico, all'epoca della fondazione del reparto nel 1978,
ricopriva la carica di ministro dell'Interno. E' l'ex presidente
della Repubblica Francesco Cossiga. In un excursus storico breve e
ricco di aneddoti, il senatore a vita ricorda le tappe fondamentali
dell'iter che 30 anni fa portò alla nascita Gruppo d'intervento
speciale dell'Arma.
Signor presidente, ci vuole raccontare come si arrivò nel 1978 alla
costituzione del GIS?
Nel lontano 1976, fu convocata dall'allora `Home Secretary', cioè
ministro dell'Interno del Regno Unito Roy Jenkins, mio amico, una
riunione segreta dei ministri dell'Interno o aventi analoga
responsabilità dell'allora Comunità Europea, eravamo in 11.
L'incontro si tenne in un bellissimo castello e fu presieduto da
Jenkins, che diede l'allarme terrorismo. Quello che allora si temeva
era il cosiddetto terrorismo di massa, poi invece ci fu sia il
terrorismo di massa che quello individuale, la gambizzazione. Io
rientrai in Italia, feci una riunione e decisi di vedere cosa ci
fosse in giro. Andai a visitare lo Special Air Service (SAS) in Gran
Bretagna, il GSG 9 a Monaco di Baviera e poi il reparto
antiterrorismo del Royal Marines. Scelsi come modello l'Inghilterra,
il SAS. Tornai qui e feci venire gli ufficiali dello Special Air
Service, i quali mi dissero che ci sarebbe voluto perlomeno un anno e
mezzo o due per la formazione del nostro personale. Gli chiesi di
individuare i reparti dell'Esercito e della Marina che fossero in
grado, con un certo addestramento, di fare unità di antiterrorismo e
loro segnalarono in primo luogo il GOI, Gruppo Operativo del
Comsubin, a seguire il Col Moschin e li prepararono. Mi recai in
visita ai due reparti; nel medesimo periodo si costituì il GIS. Il
giorno stesso feci due direttive distinte e inventai il nome, perché
il GIS nella direttiva `gruppo intervento speciale', era scritto in
minuscolo.
Lei è intervenuto anche per il nome?
Sì, il nome l'ho realizzato io, sia per il NOCS che per il GIS.
Questi reparti venivano impiegati in funzione del terrorista e per
operazioni d'ordine pubblico speciali o di polizia giudiziaria a
gravissimo rischio. Ho seguito tutto passo dopo passo, tant'è vero
che sono Operatore onorario del GIS, alla cerimonia vollero
omaggiarmi del loro berretto e scherzando dicono che io sono il loro
padrino e tutti gli Operatori i miei figliocci. A proposito del
copricapo, c'è da precisare che gli incursori vorrebbero il berretto
verde, che è di tutti i reparti speciali salvo il SAS, che è color
sabbia, perché l'origine dei SAS Special Air Service, era dei `topi
del deserto'. Pensi che il loro capo si convertì al cattolicesimo e
si fece prete. Il GIS viene impiegato anche per le scorte ad alto
rischio, ad esempio in occasione di visite come quella del presidente
degli Stati Uniti. Non so se lo facciano più, ma quando avevo qualche
ospite particolare, loro disponevano un reparto acquartierato a
Palazzo San Andrea. Tra le cose che si possono dire: hanno la pianta
della mia casa nel computer in modo tale che se ci fosse bisogno
intervengono. Adesso vengono mandati come gli altri reparti speciali
in Afghanistan e anche in Iraq, dove i loro istruttori svolgono
attività addestrativa al personale del posto. La mia prima scorta
quando sono stato eletto presidente della Repubblica, ma non avevo
ancora giurato, era composto da una squadra del GIS.
Chi dà l'attivazione al reparto?
L'Arma dei Carabinieri ha una doppia dipendenza: dal ministro della
Difesa e dal ministro dell'Interno. Il GIS dipende dal ministero
della Difesa come Forza speciale. Come forza di ordine pubblico, di
pubblica sicurezza, dipende dal ministro dell'Interno. Infatti, chi
può dare il `La' all'impiego del GIS (e anche con o senza
l'autorizzazione del magistrato nell'operazioni di ordine pubblico) è
il ministro dell'Interno, che si assume la responsabilità. Il più
delle volte hanno fatto interventi senza spargimento di sangue, ma
sono addestrati per questo.
Adesso abbiamo anche il 17° stormo incursori dell'Aeronautica.
Esatto. Ho sollecitato lo stato maggiore della Difesa perché si
risolva la questione del berretto verde e tutti i nostri reparti
speciali possano indossarlo, non soltanto il Comsubin della Marina.
Ritengo auspicabile una risoluzione della faccenda in tempi
brevissimi.
E' stato complesso in quegli anni proporre una novità come il GIS
alle istituzioni e all'opinione pubblica senza ingenerare
perplessità, o peggio, il timore di una certa `instabilità' nel
Paese?
Le prime perplessità le ho ingenerate nel capo della polizia e nel
comandante generale dell'Arma. Io avevo solo 46 anni. Non erano
favorevoli a una cosa del genere perché loro erano abituati al
servizio territoriale, alle investigazioni, all'ordine pubblico, ma
non a queste cose. Poi naturalmente quando io, richiamando le leggi,
ho dato la direttiva agli uni e agli altri, si sono adoperati. Le
sorti di questi due reparti dipendono da come la prendono il capo
della polizia e più che il comandante generale dell'Arma dei
Carabinieri, il capo di stato maggiore dell'Arma. Ci sono quelle
persone che ci credono, altre meno e quindi le sorti - più mezzi,
meno mezzi, più uomini, meno uomini - dipendono da come la pensano il
capo della polizia per i NOCS e per il GIS il capo di stato maggiore
dell'Arma dei Carabinieri. Gli Operatori hanno dei sistemi d'arma
avanzatissimi. Dovrebbero avere, a mio avviso, una zona
d'addestramento migliore di quelle attualmente a disposizione. Tanto
è vero che io avevo consigliato, quando c'era il precedente
comandante generale, che si facessero dare i fondi per l'acquisto
degli ATR, per avere sempre una capacità fissa.
C'è un momento particolarmente bello o significativo che lei porta
nel cuore?
La prima volta che ho visto il GIS in manovra e poi quando sono
diventato presidente della Repubblica. Sono venuti due volte a Castel
Porziano a fare l'esercitazione. Devono essere uomini di coraggio, ma
non temerari, perché se sono temerari portano alla morte se stessi e
gli altri. Quindi devono avere in sé doti di pacatezza e
determinazione. I nostri sono giustamente stretti da vincoli molto
più che non il SAS.
In un'intervista di dieci anni fa lei prospettava una
ristrutturazione e un ampliamento del GIS nell'ottica di un impegno
internazionale sempre più complesso. Oggi il Gruppo opera nell'ambito
joint, attraverso l'inquadramento nel COFS (Comando interforze delle
forze per operazioni speciali), è inserito nel progetto di
cooperazione europea denominato ATLAS e in ambiti NATO. Qual è il suo
parere a proposito?
Rispetto alle Forze speciali generali, il GIS è una specialità nella
specialità e non va snaturato, perché il GIS è nato come forza
antiterroristica. Il Gruppo dovrebbe avere una doppia vocazione, che
si specializzi, ma se il GIS si amplia è fondamentale che rimanga
sempre un nucleo per le operazioni di carattere interno, interno
internazionale, come un tempo io creai l'Un.I.S. (Unità d'Intervento
Speciale). Per esempio, il SAS britannico aveva un team che si
chiamava `Pagoda', una capacità da impiegare per interventi speciali,
dove facevano ruotare il personale in modo che tutti apprendessero
questo mestiere. Loro intervenivano in borghese e avevano gli
elicotteri e le macchine con la targa civile.
Tra le ultime novità del GIS c'è il Centro nazionale di formazione
per l'addestramento degli `Addetti alla sicurezza e alle scorte'.
Ritiene che sia un bel riconoscimento per il reparto e per l'Italia?
Sì. Teniamo presente questo: la scorta è una cosa delicatissima, una
specialità. Per esempio, nelle mie macchine io ho lo sportello che
non posso aprire, lo apre il conducente o il caposcorta e dopo che -
all'americana - il primo che è sceso ha dato un pugno sul vetro.
Ricordo la prima scuola per le scorte, in una base della polizia che
adesso è diventata una struttura interforze. Il personale della CIA e
dell'FBI venne ad addestrare gli istruttori delle scorte e siccome
gli americani sono molto realisti, vollero fare una simulazione a
Oristano, in un supermercato, senza avvertire né il prefetto, né il
questore, né il comando dei Carabinieri. C'era uno di loro che faceva
il `boss', come lo chiamano loro, cioè lo scortato, con la scorta e
il tentativo di rapimento. Fatto sta che furono costretti a pagare i
danni perché sfasciarono tutto il supermercato e ci fu l'intervento
di polizia e Carabinieri perché credevano che fosse un rapimento.
In USA i cittadini nutrono molto affetto per i propri soldati. Lei
ritiene che noi italiani riusciamo a garantire ai nostri militari lo
stesso conforto?
No. Da noi c'è stata la rottura del fascismo. Poi c'è stata la
rottura del Paese in due, e metà del Paese è stata abituata a vedere
le Forze armate - adesso si sta superando - come uno strumento al
servizio dell'imperialismo americano. Bisogna recuperare. Tenga
presente che gridare viva l'Italia o sventolare il Tricolore veniva
considerato fascista.
Oltre a migliorare i piani addestrativi, non sarebbe opportuno dare
più valore alla centralità dell'uomo e ai valori umani, magari
puntando sul supporto alle famiglie dei militari, come fanno negli
Stati Uniti ormai da decenni?
Tenga presente che non ci sono buoni eserciti se non ci sono buoni
soldati e non ci sono buoni soldati se non sono tranquilli. E'
inutile tenere un militare se ha guai di famiglia perché lontano dai
propri congiunti, non rende. In Francia hanno grosse basi e la Spagna
ha dei villaggi della Guardia Civil e National. In Italia non è la
mentalità, però si potrebbe fare un esperimento, almeno cominciando
dai corpi speciali. In questo villaggio che io ho visitato in Spagna
c'erano gli uffici, la caserma della Guardia Civil, tutte le
famiglie, la cappella comune e poi c'erano piscine diverse, una per
addestramento e una per bambini, così come le palestre, diverse. I
militari potevano andare nella palestra dei civili solo per
accompagnare i propri familiari.
Lei ha trascorso le vacanze estive in Vallunga a Selva di Val
Gardena, dov'è stato accolto presso il Centro addestramento alpino
dell'Arma. E' stato sul ghiacciaio con i nostri Carabinieri?
Sì, ma portato in elicottero. Il rocciatore di ghiaccio non l'ho mai
fatto, il rocciatore di montagna sì, per passione, però adesso non si
può più fare. Si erano offerti di tirarmi su imbracato, ma non era il
caso.
Lei è stato nominato Operatore `ad honorem' e vice brigadiere a
titolo onorifico. In che cosa si sente più vicino a questi uomini?
Mi sento molto legato a loro, ai miei `inferiori e superiori', anche
perché si tratta di reparti che in Italia ho inventato io, copiandoli
da modelli esteri, naturalmente gli italiani hanno portato le loro
caratteristiche. Dicono che sono il loro padrino e questo mi fa molto
piacere.
_________________





Mer 15 Ott 2008 4:17 pm

tuscania_1
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Inoltra Messaggio #1579 di 1725 |
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Roma(PaginediDifesa) - Di schivo e flemmatico questo speciale uomo del GIS sembra non avere proprio nulla, anzi il tono cordiale induce piacevolmente...
tuscania_1
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15 Ott 2008
4:18 pm
Avanzata

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