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le teste di cuoio dei carabinieri da Il Tempo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1581 di 1725 |
FW: [Carabinieri Paracadutisti] le teste di cuoio dei carabinieri da Il Tempo




Davide Ceriani Ciao Ciao

To: carabinieriparacadutisti@...: no_reply@...:
Wed, 15 Oct 2008 16:07:44 +0000Subject: [Carabinieri Paracadutisti] le teste di
cuoio dei carabinieri da Il Tempo


Gli occhi che spuntano dalla fessura del mefisto sono freddi, gelidi. Non fanno
trapelare alcuna emozione. «Sono cattivi. Brutti. Quando entrano in azione fanno
paura. Non tanto perchè sono armati ma per la loro determinazione». Così li
descrive il colonnello Salvatore De Montis, il comandante del Gis. Uomini duri
insomma ma appena tolgono il passamontagna e quei cinquanta chili di bardatura
fatta di giubbotto anti proiettile, maschera antigas, bombe flash, ganci e
moschettoni tornano uomini normali. Carabinieri dentro ma con qualcosa in più. E
non è solo spirito di reparto. Il qualcosa in più si sente, si vede stando con
loro. Seguendoli durante la giornata addestrativa. «Siamo uomini normali»
insistono nell'anonimato dovuto ai loro compiti di sicurezza. Tutti però, senza
quel passamontagna hanno uno sguardo sereno.Gli occhi sorridono. A parte
qualcuno più taciturno sono tutti molto cordiali, scherzano. Battute
cameratesche tra loro ma scherzano anche con gli estranei appena il rapporto si
fa più cordiale. Pieni di simpatia e generosità. E questo è il quid in più.
Quando scatta un allarme , come è accaduto pochi giorni fa per i turisti
italiani ostaggio in Egitto, il Gis si carica. Sono stati in stand by per tutta
una notte, pronti a partire per il deserto, pronti a rischiare la loro vita per
salvare quegli italiani. Gli stessi sentimenti che li hanno agitati quando a
essere rapiti in zone del mondo a limite dell'ignoto, sono stati altri italiani.
«Siamo carabinieri e serviamo lo Stato ma dentro di noi sentiamo la passione per
la patria e per tutti coloro sono nostri connazionali. E non è solo dovere.
Andare in soccorso di persone in mano ai cattivi è una missione che sentiamo
sacra al punto da mettere in conto che ci possiamo lasciare la pelle». E quando
pronunciano queste parole il loro volto si trasforma e li vedi già in azione.
Con quella faccia inespressiva e lo sguardo che fulmina come quando imbracciano
la mitraglietta Mp5 e sfondano la porta dietro la quale sono tenuti gli ostaggi.
Terribili, «i migliori in assoluto» come si considerano ma sono mariti e papà
premurosi. Giovani senza grilli per la testa. Sposati in molti e senza misteri
da mitologia filmica sulle forze speciali. «Mia moglie sa benissimo quello che
faccio. Senza misteri», spiega un veterano. E i bambini? «Quelli pensano a
studiare e a giocare con la playstation o al corso di danza. L'importante e che
il papà ci sia». Cinque anni per diventare operatore Gis, gruppo di intervento
speciale, pronto per agire in Italia e all'estero quando il Comando generale dei
carabinieri dà il via libera. Paracadutisti prima di tutto con la loro splendida
pazzia che li fa lanciare nel vuoto appesi a quel pezzo di seta. E poi anni di
addestramento presso la 2 Brigata di Livorno dove ha sede il Gis. Tutti i giorni
uguali a mettere a punto nuove tecniche fino a muoversi a memoria al buio e con
la sincronia di orologi di precisione. Un gladio romano e due ali il loro
simbolo che primo lo ideò quel Francesco Cossiga ministro dell'Interno e padre
fondatore dei reparti speciali italiani. Antonio è uno dei «soci fondatori» come
vengono chiamati i veterani quelli che risposero alla chiamata in quell'anno
tragico 1978. Superati i 50, Antonio sis ente un ragazzo in piena forma ma gli
standard gli impediscono di essere operativo. A parole però. Lui operativo lo è
sempre. Per proteggere l'Italia e la pace. «Siamo il non plus ultra - dice con
orgoglio e guai a contraddirlo - Noi eravamo pochi e con pochi mezzi ma lo
spirito che ci animava ci trasformava in grandi uomini». E a Trani lo
dimostrarono quando i brigatisti rinchiusi in quel carcere tentarono di
sollevare i detenuti comuni. Oggi tanto è diverso. Migliorato l'addestramento, i
mezzi sono i migliori a disposizioni. E lui Antonio, il socio fondatore,
trasmette ai «nuovi» l'esperienza ma soprattutto quel sentimento profondo,
inspiegabile che è l'anima del Gis. Lui ora fa l'istruttore non solo ai nuovi
operatori del Gis. E'appena tornato da Baghdad dove ha addestrato le guardie del
corpo di Al Maliki. In Afghanistan ha preparato la scorta di Karzai. Ogni anno
il Gis addestra oltre 1500 operatori della protezione ravvicinata di personalità
istituzionali e non solo. Inguainati nelle tute blu notte pronti a agire quando
il comando chiama in Italia in ambito Un.I.S. o all'estero nelle missioni Cofs
delle forze speciali. I carabinieri del Gis partecipano alle operazioni delle
forze speciali nella provincia di Herat. Si battono contro talebani e
«insorgenti» afgani con la stessa detrminazione, coraggio e professionalistà di
qunato fanno in patria con la criminalità organizzata. Stare accanto a loro si
sente l'adrenalina che sublima dai loro copri. Diventa palbabile. Tutti diventa
come irreale. Si muovono come un solo uomo. Boom. L'esplosione arriva improvvisa
e loro via dentro la killing-house a provare e riprovare a salvare ostaggi. Come
ci sono riusciti in molte occasioni senza esitare. Perchè loro, i Gis,
carabinieri e sono pronti a morire tacendo. Ma a salvare deboli al prezzo della
loro vita. Ovunque. In Italia o all'estero.







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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Gio 16 Ott 2008 3:21 pm

tenccpar
Offline Offline
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Inoltra Messaggio #1581 di 1725 |
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Gli occhi che spuntano dalla fessura del mefisto sono freddi, gelidi. Non fanno trapelare alcuna emozione. «Sono cattivi. Brutti. Quando entrano in azione...
tuscania_1
Offline
15 Ott 2008
4:09 pm

Davide Ceriani Ciao Ciao To: carabinieriparacadutisti@...: no_reply@...: Wed, 15 Oct 2008 16:07:44 +0000Subject: [Carabinieri...
davide ceriani
tenccpar
Offline Invia email
16 Ott 2008
5:15 pm
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