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ENDURING FREEDOM
UN “BATTLE GROUP” ITALIANO PER COMBATTERE AL QAEDA
La presenza militare italiana in Afghanistan sembra destinata a
rafforzarsi presto stando alle indiscrezioni trapelate da fonti
statunitensi e confermate dallo stesso premier, Silvio Berlusconi,
relative all’invio, alla fine di settembre, di un Battle Group
composto da un migliaio di militari di Esercito e Carabinieri per
sostituire parzialmente i “royal marines” britannici recentemen=
te
ritirati dall’Afghanistan dove Londra mantiene ancora un gruppo
elicotteri e circa 150 commandos dello Special Air Service. Gli Stati
Uniti, che si preparano a restare in Afghanistan per almeno dieci
anni, hanno chiesto agli alleati truppe da montagna e il contingente
dell’Esercito Italiano potrebbe includere un distaccamento di
incursori del 9° Reggimento Col Moschin”, una compagnia di “ran=
ger”
del battaglione alpini-paracadutisti “Monte Cervino” (una compa=
gnia
del quale è già presente a Kabul assegnata all’ISAF) e il Gruppo
Tattico Susa della Brigata Taurinense, unità che fa parte della forza
mobile della NATO ed è addestrata a rischierarsi rapidamente e
compiere operazioni “combat”. Al contingente verranno probabilm=
ente
assegnati pochi mezzi blindati dal momento che la gran parte delle
operazioni vengono condotte con truppe elitrasportate ma al momento è
difficile ipotizzare un rischieramento a Bagram della Cavalleria
dell’Aria dell’Esercito mentre è più probabile che l’aero=
mobilità
venga fornita da velivoli anglo-americani.
Sempre restando nel campo delle supposizioni proprio questo aspetto
delle operazioni potrebbe rendere indicata la presenza del 66°
Reggimento di Fanteria della Brigata Aeromobile “Friuli” (attua=
lmente
una compagnia è schierata in Macedonia con la Task Force Fox della
NATO) mentre ai reparti citati si aggiungeranno prevedibilmente gli
osservatori avanzati del 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi con
il compito di localizzare le forze nemiche, una compagnia di
carabinieri del Tuscania, unità d’intelligence, logistiche e di
supporto. Anche l’Aeronautica sarà presumibilmente chiamata ad
aumentare la sua presenza nell’Area di Operazioni per gestire il
ponte aereo necessario a trasferire ed alimentare il contingente
basato a Bagram e che richiederà probabilmente l’impiego di grandi
vettori AN 124 (già noleggiati in Ucraina per dispiegare l’ISAF e il =
4° ROA) e la presenza di uomini e mezzi dell’AMI anche nello scalo
kirghizo di Manas. Dopo dieci anni di peacekeeping e Operazioni di
Supporto alla Pace (anche se la missione in Somalia fu anche
un’operazione di vera guerra) l’Italia si appresta quindi a
partecipare ad un’operazione puramente di combattimento con compiti
ben precisi e regole d’ingaggio presumibilmente “libere”.=
Un impegno
importante e delicato per il quale il governo ha saggiamente previsto
un dibattito parlamentare. I militari italiani avranno il compito,
non certo privo di rischi, di affiancare gli alleati in
operazioni “ricerca e distruggi” delle residue forze di Al Qaed=
a
soprattutto nelle aree più calde della frontiera con il Pakistan.
Si ringrazia Gianandrea Gaiani per le preziose informazioni.
Cristiano
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