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Missione Italiana in Iraq   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #246 di 1725 |
Ciao ragazzi,
vi inoltro un interessantissimo articolo dell'amico Gianandrea
Gaiani,tratto dal suo bellissimo sito http://www.analisidifesa.it
che consiglio a tutti di visitare...alla prossima...FOLGORE !!!
Cristiano

SPECIALE
TRE OPZIONI PER L’INTERVENTO MILITARE ITALIANO IN IRAK
di Gianandrea Gaiani


In attesa dei dettagli che emergeranno dalle decisioni del Consiglio
dei Ministri e dal relativo dibattito parlamentare l’invio di un
contingente militare italiano in Irak diventa sempre più probabile.
Dopo le dichiarazioni del premier Berlusconi, che già nell’autunno
scorso aveva espresso (insieme al tedesco Schroeder) ampia
disponibilità a partecipare con contingenti nazionali ad una forza di
pace internazionale nell’Irak post-.bellico, la Difesa ha cominciato =

a studiare le diverse possibilità di impiego delle Forze Armate
tenendo conto dei possibili scenari e della limitata disponibilità di
uomini e mezzi dovuta ai molteplici impegni oltremare che già
assorbono oltre 9.000 soldati. L’attuale situazione operativa in Irak=

rende possibili tre opzioni d’impiego per le nostre forze, nessuna
alternativa all’altra ed anzi tutte e tre modulabili in un ambito
temporale a breve e medio termine. L’emergenza immediata riguarda la =

necessità di far affluire in tutte le regioni dell’Irak gli aiuti
umanitari curandone la distribuzione in sicurezza. Si tratterebbe
quindi di costituire scorte capaci di proteggere i convogli e gestire
le aree di stoccaggio e distribuzione scongiurando violenze,
saccheggi e attentati. Per questa operazione il personale più
indicato è rappresentato dai carabinieri che dispongono già di una
grande unità per le operazioni all’estero, la 2a Brigata Mobile
recentemente costituita con il 1° Reggimento Carabinieri
Paracadutisti “Tuscania”, le forze speciali del Gruppo d’=
Intervento
Speciale (GIS) e i reggimenti 7° e 13° Carabinieri.

Unità ben addestrate ed equipaggiate e soprattutto dotate di una
rande esperienza all’estero in contesti difficili quali Somalia,
Bosnia e Kosovo. Sul versante logistico e umanitario è possibile
l’utilizzo dei due cargo C-130J che l’Aeronautica schiera ormai=
da un
anno nella base di Al Batin (Abu Dhabi) per il supporto delle
operazioni in Afghanistan ed è possibile anche l’impiego di una nave =

da trasporto e sbarco classe “San Giorgio” per portare al porto=
di
Umm Qasr ingenti quantità di aiuti umanitari che potrebbero venire
scortati dai “marines” del Reggimento San Marco. La seconda opz=
ione
potrebbe vedere i carabinieri ricoprire un ruolo ancora più
importante. La difficile situazione sociale irakena ha indotto gli
anglo-americani a considerare la necessità di istituire una forza di
polizia internazionale che gestisca l’ordine pubblico e soprattutto
la sicurezza urbana impiegando personale internazionale coadiuvato da
poliziotti irakeni non compromessi con il regime. Statunitensi e
britannici hanno sempre espresso una grande stima per i carabinieri
che nei Balcani hanno saputo gestire situazioni delicate ed esplosive
grazie alle unità MSU (Multinational Specialized Unit). Secondo
indiscrezioni un’ipotesi che sta emergendo in queste ore potrebbe
prevedere la costituzione di un comando di polizia internazionale
alle dirette dipendenze dell’ex generale Jay Garner, il “govern=
atore”
dell’Irak.

Questo comando, con sede a Baghdad, potrebbe essere assegnato alla 2a
Brigata Mobile Carabinieri che impiegherebbe reparti non solo
italiani distribuiti in tutte le città irakene con compiti anche di
inquadramento e addestramento dei poliziotti locali. Il ruolo di
rilievo che potrà esser assegnato ai carabinieri, più volte citati da
ministro degli Esteri Frattini, non esclude però la terza opzione
concernente un intervento militare per presidiare un settore
territoriale dell’Irak in una prossima operazione di peacekeeping e
stabilizzazione. I tempi necessariamente lunghi della ricostruzione
materiale e istituzionale dell’Irak richiederanno un impegno militare=

piuttosto ampio, ben superiore a quello attualmente dispiegato in
Afghanistan (16.000 effettivi per metà americani). Per questa
operazione il territorio verrà probabilmente diviso in settori da
assegnare a comandi di Brigata alleati: se l’Italia riuscirà ad
inviare una forza sufficiente (almeno 2.000 uomini) sarà possibile
vedersi assegnato un settore impiegando sotto il nostro comando anche
qualche contingente minore alleato. A questo proposito si parla della
Brigata “Garibaldi”, unità meccanizzata già impiegata in Bosnia=
,
Kosovo e Albania, ma non si può escludere un impiego anche della
Brigata Paracadutisti “Folgore” che già operò nel Kurdistan ira=
keno
nel 1991. Sul piano politico l’aspetto più delicato riguarda
il “cappello” internazionale sotto il quale si costituirà la fo=
rza di
stabilizzazione internazionale che, in alternativa all’ONU, potrebbe =

essere gestita da una “coalition of the willing” simile a quell=
a che
riunisce oggi 72 paesi che sostengono “Enduring Freedom”.








Mar 15 Apr 2003 12:38 pm

tuscania_1
Offline Offline

Inoltra Messaggio #246 di 1725 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Ciao ragazzi, vi inoltro un interessantissimo articolo dell'amico Gianandrea Gaiani,tratto dal suo bellissimo sito http://www.analisidifesa.it che consiglio...
tuscania_1
Offline
15 Apr 2003
12:42 pm
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