Nassiryah, 11 Agosto - Che non sarebbe stata la consueta
manifestazione di protesta per il pagamento degli stipendi ai
dipendenti pubblici o per i problemi di distribuzione di acqua,
energia elettrica o carburante si era capito fin dalla serata di
domenica, quando intere colonne di cingolati VCC-1 avevano lasciato
la base “White Horse” per trasportare tre compagnie di bersagli=
eri
nel centro città. L’intelligence italiano aveva raccolto informazioni=
circa il rischio che la manifestazione organizzata da Hassan al
Nasiri, uno dei tre imam di Nasirya, degenerasse in violenza aperta.
Del resto, oltre alle segnalazioni circa la presenza di provocatori
armati vi erano anche le notizie degli scontri a Baghdad e Bassora
degli ultimi giorni ad innalzare la tensione. Un migliaio di
manifestanti si sono radunati davanti all’ex Palazzo
dell’Agricoltura, (trasformato in caserma dagli americani e
presidiato dai “marines” italiani del Reggimento San Marco) per=
chiedere le dimissioni del City Council, l’amministrazione
provvisoria della città di Nassiryah i cui membri vennero nominati
dopo la guerra dagli americani. Al Nasiri non ha certo molto seguito
in città e del resto mille manifestanti su una popolazione urbana di
oltre 300.000 persone non può certo definirsi una rivolta ma il
rischio che gruppi di provocatori potessero scatenare scontri con le
forze italiane era alto con conseguenze sulla stabilità dell’intero
settore affidato alle nostre truppe facilmente intuibili.
Per questa ragione il dispositivo di sicurezza
dell’Operazione “Agorà”, guidato dal colonnello Luciano P=
ortolano è
stato fin dal mattino imponente: cingolati e compagnie di
bersaglieri, “Lagunari” e fanti di Marina, una unità specializz=
ata
antisommossa del reggimento carabinieri guidato dal colonnello Georg
de Paoli, due gruppi del Genio con ruspe per demolire eventuali
barricate gli incursori del Reggimento “Col Moschin” e nuclei d=
i
tiratori scelti dell’esercito e del Gruppo Intervento Speciale dei
carabinieri.
Gli elicotteri HH-3F dell’Aeronautica hanno sorvolato incessantemente=
la città tenendo sotto controllo ogni movimento sospetto, altre due
compagnie erano mantenute di riserva in città mentre a “White Horse&#=
8221;,
pochi chilometri a sud della città, restava pronto ad intervenire in
caso di ostilità uno squadrone di blindo pesanti Centauro. Un
dispositivo pronto a tutto, sia a gestire problemi di ordine pubblico
sia di combattimento urbano. Anche la polizia irachena è stata messa
in campo fin dal primo mattino, schierata tra le truppe italiane e i
manifestanti, ma entro mezzogiorno gli agenti si sono tutti defilati
(tranne tre ufficiali) dimostrando ancora una volta l’inefficienza di=
una struttura locale che i carabinieri cercano da alcune settimane di
addestrare. Il corteo, che inizialmente comprendeva numerosi bambini,
ha iniziato a muovere verso la sede del City Council che ospita anche
il reparto italiano addetto alla cooperazione civile-militare. Al
centro della folla composta da un migliaio di uomini si trovavano
alcuni veicoli muniti di altoparlanti che scandivano slogan ma che
potevano anche nascondere armi.
Ad aumentare la tensione dei militari, schierati in assetto da
combattimento sotto un sole infuocato che ha portato la temperatura
ad oltre 60 gradi, contribuivano inoltre le segnalazioni di alcuni
osservatori militari che riferivano la presenza di uomini armati di
fucile ai margini della manifestazione mentre la folla, movendosi ad
ondate, è riuscita a demolire uno sbarramento di filo spinato che
impediva il contatto con i militari italiani. Nel pomeriggio
l’intervento del generale Vincenzo Lops e del rappresentante locale
della Coalition Provisional Authority (il governo provvisorio
alleato), il britannico Legrys, hanno consentito l’avvio di una
mediazione che si è conclusa con le dimissioni del solo presidente
del City Council, Said Nasser, e con lo scioglimento della
manifestazione.
-“ E’ stata una giornata estenuante per tutti “- commenta=
il generale
Vincenzo Lops elogiando il comportamento dei suoi soldati –“ ma=
ora
su apre un’altra fase delicata nella quale le diverse fazioni della
città dovranno trovare un accordo per nominare un nuovo presidente
dell’amministrazione locale in attesa delle elezioni “- . ER=
17; ormai il
tramonto quando i reparti rientrano alla base. Negli occhi arrossati
e sui volti sudati dei soldati si legge tutta la stanchezza e la
tensione accumulate nella giornata più difficile vissuta finora dal
nostro contingente. L’ultimo a superare, a piedi, l’ingresso de=
lla
base è il colonnello Portolano che alle domande dei cronisti risponde
solo –“E andata bene…è andata bene ….”-
Ringrazio l'Amico Gianandrea Gaiani,autore del sopracitato
articolo,tratto da http://www.analisidifesa.it/
Cristiano