Nassiryah - -“Hanno segnalato la presenza di quattro ricercati in un =
edificio nel quartiere orientale della città… tutti pronti a muovere =
in cinque minuti”-. Dopo un “briefing” in sala operativa,=
una stanza
spoglia e maleodorante al comando della “Iraqi Police”, il
maggiore dei carabinieri che coordina le attività di supporto alla
polizia irachena comunica le ultime disposizioni agli agenti locali e
ai militari italiani incaricati di accompagnarli nelle strade di
Nassiryah. Più che poliziotti gli agenti iracheni sembrano una
milizia irregolare: i veicoli sono pick-up di diverse marche e
colorazioni in gran parte requisiti a bande criminali, le uniformi le
hanno in pochi e sono spesso diverse tra loro mentre l’unico standard=
sembra riguardare le armi, molti kalashnikov e alcune pistole
provenienti dai depositi catturati durante la guerra o dalle armi che
vengono requisite ogni giorno in tutta la provincia del Dhiqar.
Attraversiamo la città con la colonna italo-irachena fino a
raggiungere una strada piuttosto larga con al centro un ampio
spartitraffico pedonale. Gli agenti iracheni si avvicinano a un
edificio mentre i carabinieri costituiscono una cintura protettiva
esterna e tengono d’occhio gli edifici circostanti. I poliziotti
entrano nella casa ma in pochi minuti appare chiaro che dei latitanti
non v’è nessuna traccia…. l’informazione era falsa oppure=
qualcuno li
ha avvertiti.
-“Al di là dei risultati, per ora è importante che i
poliziotti iracheni acquisiscano la conoscenza delle procedure
d’intervento, di gestione e organizzazione e delle tecniche
investigative”- precisa il maggiore che punta sulla formazione
diretta nelle attività, il cosiddetto “on the job training” per=
garantire un minimo di credibilità alla polizia locale che grazie al
supporto italiano ha comunque già messo a segno alcuni successi
recuperando refurtiva e arrestando criminali. I 1.800 poliziotti
della provincia di Dhiqar, come del resto in tutto l’Iraq (dove sono =
già stati arruolati 30.000 agenti sui 60.000 previsti), non brillano
certo per efficienza e professionalità: Abituati ad aprire il fuoco
all’impazzata, spesso corrotti o legati ai diversi clan di
appartenenza, a digiuno di ogni norma di diritto, gli agenti
della “nuova polizia” post-Saddam dovranno essere guidati da
personale straniero ancora per molto tempo così come l’intero sistema=
giudiziario in fase da ristrutturazione e democratizzazione da parte
dell’Autorità Provvisoria della Coalizione. La riorganizzazione delle=
cinque polizie irachene è stata avviata dagli americani che si sono
concentrati soprattutto a radiare il personale compromesso con il
regime e che hanno ceduto a metà luglio il controllo di questo
settore al contingente italiano del quale fa parte un reggimento
carabinieri guidato dal colonnello Georg de Paoli, un veterano con
alle spalle numerose missioni all’estero incluso il comando, in
Kosovo, della Unità Specializzata Multinazionale (MSU), un reparto
costituito per le operazioni antisommossa e investigative che include
anche reparti di polizia militare di altri paesi.
Il ruolo dei carabinieri nelle operazioni oltremare è cresciuto in
modo esponenziale negli ultimi anni con la costituzione delle MSU che
sotto il comando NATO hanno affrontato molte situazioni difficili nei
teatri balcanici, gestendo manifestazioni di piazza anche violente
per le quali i normali reparti militari non sono né addestrati né
equipaggiati. I 400 carabinieri schierati a Nassiryah appartengono
per lo più alla Seconda Brigata Mobile di Livorno, l’unità che l̵=
7;Arma
ha costituito per le operazioni all’estero, e includono anche un
reparto antiterrorismo del Gruppo Intervento Speciale (GIS). -“Ai
nostri uomini si è affiancata in questi giorni anche una compagnia di
polizia militare rumena – precisa il colonnello De Paoli – R=
20; e stiamo
attendendo un ulteriore supporto da un contingente della gendarmeria
portoghese”-. Finora la situazione nel settore italiano è
relativamente calma e le numerose manifestazioni popolari che
chiedono maggiori aiuti, una migliore distribuzione di luce, acqua e
carburanti o le dimissioni del “City Council” nominato direttam=
ente
dagli statunitensi si sono svolte in modo pacifico.
Tratto da AnalisiDifesa
..Folgore!!!
Cristiano