da Ufficio Pubblica Informazione Stato Maggiore Difesa
15 Settembre - L'ultimo GAC (Ground Assault Convoy) di 30 mezzi
pesantemente armati ha oltrepassato il passo di Gardez, teatro negli
ultimi decenni di furiosi combattimenti tra mujhaiddeen e sovietici
prima e tra mujhaiddeen e talebani piu' di recente, raggiungendo
l'aeroporto di Bagram a nord di Kabul. Attraversando quest'area
pericolosissima, nella quale i paracadutisti della "Folgore" hanno
dovuto fronteggiare duri momenti di tensione, come quelli delle
imboscate subite (20 luglio e 2 agosto) e dei numerosi sequestri e
distruzioni di depositi di armi delle milizie ostili alla Coalizione,
nonché del lancio di razzi che due giorni fà hanno colpito l'area
perimetrale della base, la Task Force Nibbio ha così lasciato
definitivamente la "Conca di Khowst", nella quale i militari italiani
hanno operato per oltre sei mesi.
Quest'ultima attività di elevato profilo operativo per i rischi che
comportava a causa delle numerose RCIED (bombe interrate e radio
comandate a distanza) segnalate nell'area, ha concluso con
un'ulteriore dimostrazione di coraggio e di preparazione tecnica la
parte piu' impegnativa della missione, che prevede ora le sole
attività logistiche connesse con il complesso rientro in Patria.In
questo impegnativo periodo, i paracadutisti italiani hanno condotto
oltre 150 pattugliamenti a largo raggio, integrati da 50 raids
condotti dalle Forze Speciali del "Col Moschin" e del COMSUBIN.
A queste attività hanno partecipato anche gli alpini paracadutisti
del "Monte Cervino" ed i carabinieri paracadutisti del "Tuscania",
soprattutto per fornire sicurezza agli specialisti impegnati nelle
pericolose attività umanitarie sul territorio.
Gli uomini del Colonnello Federico D'Apuzzo, Comandante della Task
Force, hanno inoltre condotto oltre 15 operazioni di varia tipologia.
Tra le più complesse ricordiamo l'Haven Denial, che ha visto
l'impiego continuativo sul terreno di circa 300 paracadutisti
italiani per quasi un mese, e la Warrior Sweep. Solo durante
quest'ultima, finalizzata ad ostacolare il movimento di milizie anti-
coalizione ed interdire l'uso da parte loro della rotabile Khowst-
Gardez, sono stati smantellati 7 depositi illegali di armi e
munizioni, controllati piu' di un migliaio di veicoli e circa 1500
persone tra cui 300 donne grazie all'impiego di paracadutiste nei
check point.L'ultimo impegno in ordine di tempo è stato l'operazione
di sensibilizzazione della popolazione, che ha portato da sola al
rinvenimento e distruzione di ingenti quantitativi di armi e
munizioni tra cui oltre 1200 tra bombe da mortaio e granate di vario
calibro, 250 mine, vari chilogrammi di tritolo, quasi 300 razzi ed
oltre 390 bombe a mano.
A favore della popolazione sono state svolte decine attività a
carattere umanitario in ospedali, orfanotrofi ed istituti di
istruzione.
In più occasioni, si è rivelata utile la componente femminile del
Contingente per stabilire un clima di fiducia e di rispetto reciproco
soprattutto a contatto con la popolazione femminile. Il Contingente
ha garantito almeno 20 scorte a favore della GO "Cooperazione
Italiana" che opera permanentemente nella zona di Khowst, mentre i
nostri medici e veterinari hanno partecipato a 50 team village
(visita ad un villaggio specifico con donazione di aiuti umanitari e
prestazioni sanitarie a favore della popolazione) e circa una ventina
di Team Role 1 presso gli ospedali di Khowst. In tal caso si trattava
di consulenza al personale medico civile e la condotta diretta di
interventi di macro e micro chirurgia, ortopedia e di varia natura
traumatologica. A fronte di episodici atti ostili, i paracadutisti
del 187° Reggimento Folgore hanno saputo reagire con determinazione e
misura. Non c'è alcun dubbio che questa esperienza ha costituito un
serio banco di prova per il Contingente Italiano, imponendo i nostri
militari all'ammirazione generale. In tutto il periodo non è mai
avvenuto neppure un gesto di intolleranza nei confronti degli
italiani da parte della popolazione civile, mentre è evidente la
soddisfazione dei vertici militari della Coalizione, per l'elevata
professionalità da loro dimostrata in operazioni oltre che nella
quotidiana gestione di situazioni alquanto rischiose
In sintesi, il bilancio è certamente positivo, a conferma delle
aspettative riposte dal Ministro Martino e dal Governo nei
contingenti che hanno operato nella missione "Nibbio". Ad essi ed
alle loro quotidiane attività, certamente non prive di rischi, è
sempre stata assicurata la più ampia attenzione, il massimo sostegno
e l'incoraggiamento da parte del Ministro della Difesa, nella
convinzione che il complesso cammino per aiutare l'Afghanistan ad
uscire dalla spirale di violenza verso un futuro di pace e di
stabilità non è percorribile senza il contributo militare, sul doppio
binario di "Enduring Freedom", in cui si è inquadrata la
missione "Nibbio", e di ISAF.In questa difficile missione in
Afghanistan le truppe italiane, alle quali mai è mancato il pieno
appoggio morale dei cittadini italiani, hanno ancora una volta saputo
dare ottima prova delle proprie capacità operative, alle quali si
accompagna il profondo rispetto della cultura e delle tradizioni
delle popolazioni locali.
Ulteriore ed inatteso apprezzamento è pervenuto in ambito ONU sia dal
Sottosegretario Generale e Direttore Esecutivo dell'Agenzia per la
lotta alla droga ed alla criminalità, Dott. Antonio Maria COSTA, sia
dai rappresentanti dell'UNAMA ( Missione delle Nazioni Unite a
sostegno dell'Afghanistan) che hanno definito il modus operandi della
Task Force Nibbio 2 una vera conquista delle menti e dei cuori.
La presenza militare italiana in Afghanistan non si conclude con la
prossima partenza del contingente "Nibbio", la cui permanenza era
prevista, come è stato, per una durata di sei mesi, sulla base di un
programma, fin dall'inizio prefissato, di rotazione delle forze dei
Paesi che aderiscono alla coalizione internazionale contro il
terrorismo.L'Italia resta presente in Afghanistan con i circa 500
militari inquadrati nell'operazione "ISAF" e con il personale
dell'Aeronautica di base a Manas, a testimonianza della continuità
dell'impegno italiano in favore della riedificazione della Nazione
afghana
Da analisidifesa
Cristiano