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A caccia di terroristi. Con l'angoscia nel cuore   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #481 di 1725 |
Carmelo Burgio, comandante dei carabinieri in Iraq, ha invitato i
giornalisti a trascorrere una notte per le strade di Nassiriya

Una pattuglia di soldati italiani (Ansa)
NASSIRIYA – Ma non è pericoloso? Così, a piedi, di notte? Scivolare
tra le case, vestiti di scuro come ladri, con i cani che abbaiano a
un chilometro di distanza? E senza giubbotto anti proiettile poi?
Nassiriya non è piena di armi? Non c'è un kalashnikov in ogni casa? E
la polizia irachena così poco addestrata non rischia di spararvi
addosso? Perché andate a infilarvi a piedi in questo dedalo di
viuzze? Il maggiore Claudio ha lasciato i paracadutisti del Tuscania
otto anni fa. Nei corpi speciali si resta sino a che si ha il fisico
per farlo, poi si fa «carriera». Ora però a Nassiriya c'è bisogno di
lui anche con il mitra in mano, a fare scatti e corsette da un angolo
all'altro delle strade.

Claudio sbuffa, ha il fiatone e vuole risparmiare le parole anche
perché in pattuglia c'è la consegna del silenzio. Si comunica a
gesti, al limite con fischi che sembrano quelli dei gatti, ma il
gruppo deve rimanere muto. «Sì, certo, è pericoloso – bisbiglia -. Ma
che cosa dovremmo fare? Starcene in caserma ad aspettare un altro
attacco? Anche stare fermi è pericoloso. Guarda che cosa fanno agli
americani di Bagdad. Tutte le sere gli sparano razzi e colpi di
mortaio all'interno delle basi. Se qualcuno ha deciso di allargare
gli attacchi terroristici qui al sud, questi pattugliamenti sono
l'unica risposta. Non bastano ad assicurare la vita, ma non abbiamo
alternative migliori».

Il comandante in capo dei carabinieri in Iraq, colonnello Carmelo
Burgio (anche lui un ex Tuscania che ha fatto carriera) ha invitato
per una notte un gruppo di giornalisti ad unirsi a due delle sue
pattuglie. E, come il maggiore Claudio, si è rimesso la tuta da
combattimento per fare da angelo custode ai reporter. Le istruzioni
sono chiare: «Ogni giornalista deve attaccarsi come un'ombra a un
carabiniere. Fare tutto quello che fa lui e obbedire senza discutere
a qualunque ordine». E' come sentire un altoparlante che
dice: «Attenzione, questa non è un'esercitazione». I parà non
recitano. E in effetti, in due ore di perlustrazione da mezzanotte in
avanti, è successo un po' di tutto.

Con iniezioni di adrenalina a ripetizione. Un tale si è affacciato da
una villetta con il mitra in mano, allarmato dal movimento che
sentiva sotto le finestre. «Questa è la mia casa, quella la mia
automobile, andatevene», ha minacciato in inglese. Due auto sono
state perquisite dalla pattuglia cui era aggregato il cronista del
Corriere e poi un autista è andato a lamentarsi nella sede del
partito islamico Al Dawa. Come risultato, un pick up pieno di civili
armati si è messo a caccia dei presunti disturbatori della quiete
cittadina: i carabinieri.

Il caso si è risolto senza drammi. Ma solo dopo che sei pallini
rossi, quelli dei puntatori laser montati sui fucili dei carabinieri,
sono finiti sul pick up convincendolo a fermarsi. Ci sono stati
almeno 10, 12 spari vicino alla pattuglia. Non contro, ma vicino.
Forse era la polizia, in cerca di un ladro d'auto. Forse il ladro.
Dulcis in fundo, un allarme auto bomba all'albergo dei giornalisti. E
almeno in quell'occasione è stato meglio essere in strada piuttosto
che in camera. «Ecco, vedi che cominci a capire», ne ha approfittato
il maggiore Claudio. Il giro completo è stato più o meno di 7
chilometri, iniziato e finito sul ponte che unisce le due basi dei
carabinieri, quella attiva e quella distrutta.

Nessuna traccia, questa volta, dell'obiettivo primo della passeggiata
notturna: postazioni di mortaio e malintenzionati con lanciarazzi in
spalla. Al ritorno la pattuglia passa davanti alle macerie della
base. I parà sono ormai rilassati, protetti dai cecchini con i visori
notturni appostati dall'altra parte dell'Eufrate. «Di giorno lavori,
ti tieni occupato – si lascia andare il maggiore -, ma la sera ti
viene tutto in mente. Abbiamo sbagliato? E' andata così e basta.
Forse avremmo potuto rendere loro le cose più difficili, ma quando
hai a che fare con kamikaze saltano le regole. Avrebbero trovato un
altro modo per ammazzarci. E' questione di destino, credo. Sessanta
secondi prima o dopo e sarei morto. Invece ero appena entrato in
bagno, l'unica stanza rimasta intatta, e infatto io sono l'unico
uscito dalla palazzina senza un graffio. Adesso proviamo a non
aspettarli dentro. Non è che cambi gran chè, in fondo. Forse aiuta
solo a pensarci di meno, ma già per questo sarebbe un bel successo».
Il maggiore Claudio era il comandante della base distrutta.

...Folgore !!!
Cristiano






Mer 10 Mar 2004 5:37 pm

tuscania_1
Offline Offline

Inoltra Messaggio #481 di 1725 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Carmelo Burgio, comandante dei carabinieri in Iraq, ha invitato i giornalisti a trascorrere una notte per le strade di Nassiriya Una pattuglia di soldati...
tuscania_1
Offline
10 Mar 2004
5:46 pm
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