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Vi inoltro questo articolo tratto da Fiamme d'Argento,organo
Ufficiale dell'ANC.
Cristiano
I G.I.S.? RAGAZZI NORMALI
Un reparto «speciale» dell'Arma per azioni «speciali»
Febbraio 1978. La lunga stagione degli anni di piombo vive uno dei
suoi inverni più freddi. Da li a poco, esattamente il 16 marzo, alle
ore 9.15, in Via Mario Fani a Roma, i brigatisti rossi rapiranno il
presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Nell'agguato saranno
trucidati i carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi e i tre
agenti di pubblica sicurezza Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e
Francesco Zizzi. L'anno precedente, il 24 gennaio, il terrorista
Mario Tuti uccide due carabinieri, Leonardo Falco e Giovanni
Ceravolo, giunti ad arrestarlo nella sua abitazione.
Il 5 giugno, a sole 24 ore dal rapimento dell'industriale Vittorio
Gallarino Gancia, i carabinieri circondano il casolare di Arzello
dove è tenuto prigioniero. Nel conflitto a fuoco muoiono il
carabiniere Giovanni D'Alfonso e la brigatista Margherita Cagol,
rimane gravemente ferito Umberto Rocca. Questa lunga serie di
delitti, conflitti a fuoco, irruzioni, convincono il Ministero
dell'Interno a dare il via alla creazione di unità speciali
antiterrorismo. Il Comando Generale dei Carabinieri è già pronto:
nascono i Gis, il Gruppo d'Intervento Speciale.
Di questo manipolo di uomini, tutti provenienti dall'allora
Battaglione Carabinieri Paracadutisti «Tuscania» l'opinione pubblica
non seppe nulla fino al 29 dicembre del 1980. «Tre elicotteri sono
arrivati all'improvviso, verso le 16.15: uno controllava dall'alto
mentre gli altri si posavano sui "coperchi" della prigione. Portavano
ordigni paralizzanti e cariche esplosive al plastico. La battaglia è
stata furibonda. Il raid di Trani ha rivelato, all'improvviso,
l'esistenza di un reparto speciale dei Carabinieri, efficientissimo e
moderno. La cosa che ha suscitato il più grande stupore non è stata
tanto la condotta di tutta l'operazione, peraltro esemplare, quanto
che nessuno sapeva dell'esistenza di questi uomini, né chi fossero né
quanti fossero».
Le parole sono quelle di un giornalista che raccontava, sulle pagine
di un quotidiano romano, ?la drammatica sequenza del blitz per sedare
la rivolta scoppiata nel carcere di Trani. Il Gis da quei lontani
anni di piombo, di missioni e interventi al limite, ne ha portati a
termine decine. Crescendo di numero in operatori, ma anche in termini
di tecnologia, tanto da essere, oggi, uno dei reparti speciali più
ammirati in tutto il mondo. «Spesso il rischio più grosso lo corriamo
durante le esercitazioni, sempre più estreme e sempre più vicine alla
realtà», racconta un militare del Gis. Super-eroi allora? «No sono
persone normali» - spiega un ufficiale della II brigata mobile, il
reparto dell'Arma dal quale oggi dipendono i Gis - «devono essere
persone normali. Gli operatori del gruppo d'intervento speciale non
sono dei Rambo, devono avere paura altrimenti non hanno coscienza di
quello che stanno facendo».
Con la crescente necessità di operazioni di peace enforcing, di
imposizione o mantenimento della pace, il Gis è stato chiamato negli
ultimi anni anche a operazione fuori i confini dello Stato. Dalla
Bosnia al Kosovo, dall'Afghanistan all'Iraq, gli operatori del Gruppo
d'Intervento Speciale si sono distinti anche al di là delle notizie
trapelate sui media.
Paolo Poggio
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