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Resistere. Considerazioni sulla vicenda dal Molin


Da poche ore il Presidente del Consiglio Romano Prodi
ha dichiarato l'assenso del governo italiano al
raddoppio della base militare americana di Vicenza.

Lo ha fatto, credo, nel peggiore dei modi e cioè
dichiarando che si tratta semplicemente di un
"problema urbanistico".

Lo ha fatto dopo alcuni giorni in cui si sono
succeduti sterili e strumentali dibattiti sui tassi di
americanismo ed antiamericanismo e in cui la politica
italiana ha dimostrato ancora una volta un grado di
superficialità e subalternità imbarazzante.

Lo ha fatto dopo una mobilitazione senza precedenti
che ha coinvolto nell'opposizione al progetto una
importante, ampia, consapevole fetta dell'opinione
pubblica vicentina e nazionale.

Il problema originato dalla base Dal Molin riguarda
certamente Vicenza e i comuni limitrofi, riguarda
certamente i lavoratori italiani e non occupati nella
base, ma pone un orizzonte di prospettiva ben più
ampio.

Faccio mie questa recente dichiarazione di Savino
Pezzotta: "mentre parliamo della produzione e del
commercio delle armi non possiamo non ampliare la
nostra riflessione e chiederci se è possibile e come è
possibile costruire un impegno che porti verso la pace
e l'abbandono della violenza. Mi domando se siamo in
grado oggi di costruire delle piste di vita che siano
quotidianamente in resistenza verso l'aggressività,
l'affermazione di sé, la conquista del miglior posto,
la voglia di potere, l'attivismo frenetico, il
consumismo e il predominio di genere."

Ma soprattutto aggiungo che siamo tutti chiamati a
non separare le scelte ideali dall’agire quotidiano.

Le guerre e il terrorismo, la logica di potenza e la
retorica militarista spingono in alto le spese
militari e il commercio internazionale di armi e in
questo senso non si può, non si deve dimenticare il
ruolo e la funzione della caserma Ederle nel tempo
dell'amministrazione Bush.

Nè va dimenticato l'aumento dell'11 per cento delle
spese militari della prima finanziaria del governo di
centrosinistra.

Ciò che occorre oggi è il recupero globale di una
coscienza collettiva di luogo e di una promozione
autentica e continuativa di una democrazia reale.

La vicenda Ederle-Dal Molin è infatti una grande
occasione per un impegno serio e deciso di resistenza
nonviolenta in cui la riconversione delle basi
militari verso il civile non è una battaglia
ideologica, ma una scelta di campo.

Costruire la pace ha dei costi e questi costi
incrociano le nostre responsabilità verso le nostre
comunità, l'intera umanità ed il pianeta.

Per questo non ci si può che opporre e resistere
pacificamente al via libera ad un raddoppio di una
base militare strumento della guerra preventiva e
permanente; scelta tutt'altro che urbanistica e
meramente amministrativa.

Francesco Lauria
Presidente Associazione Europa Plurale
http://www.europaplurale.org








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Mar 16 Gen 2007 11:45 pm

adlbalcani
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Francesco Lauria
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