Io nel frattempo il romanzo l'ho già finito: non ci resistevo!!
Cmq metto un altro commento fino alla parte prima della mostra, il
resto arriverà in seguito.
N.B. SPOILER PER CHI NON HA GIA' LETTO IL LIBRO (PROSEGUIRE SE AVETE
GIA' LETTO FINO A PAG. 447)
Non sarà proprio uno Spoiler pesante, ma è meglio aver già letto,
prima di continuare.
Beh, sì! I disegni sono davvero buoni, ma anche inquietanti. Qual'è il
rapporto tra ciò che è rappresentato nei disegni e la realtà? (non è
proprio uno spoiler: questo fatto ce lo spiattella la Sperling nel
risvolto di copertina.
Edgar è bravo, molto bravo. Come Dalì? Bravo e maledetto. E perchè
Wireman, ex avvocato, si trova in questo posto dimenticato da Dio?
King, come ci ha abituato nei suoi migliori romanzi, ci prende per
manina, diciamo con la destra di Edgar, e ci conduce pian pianino con
Edgar, nella sua discesa agli inferi.
Trovo molto bello il rapporto con Wireman, la scoperta dei
"tradimenti" della moglie e quello che Edgar decide di fare. Il
passaggio da romanzo "mainstream" (con brividi, però) a "horror" è
graduale e non è male tutta quella parte in cui si riflette sul
significato dell'arte. La prolissità di King è solo apparente o,
forse, più legata alla trama. Quello che intendo dire è che leggendo
le singole frasi non le trovo affatto prolisse, anzi per certi versi
sono dense, dato che tutto quello che racconta lo ritrae e analizza
fin nel minimo dettaglio. In questo modo i personaggi sono più vivi,
le motivazioni più chiare. Poi c'è il fatto che tutto è raccontato in
prima persona: se è vero che i dialoghi non sono poi tanti è anche
vero che, in un certo senso, tutto il libro diventa una sorta di
monologo. E' per questo che il tema di base è assolutamente personale:
l'incidente, la famiglia, il fatto che Freemantle sia ricco, e
artista, tutto è basato sull'esperienza "diretta" di King. Chissà se
Tabitha è stata fedele! :-)))
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Capitan Golia (Piero)
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"Le nuove opinioni sono sempre sospette e vengono di solito
contrastate per l'unica ragione che non sono ancora diventate comuni."
(John Locke)